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di Marie-Lucile Kubacki
Honolulu (Agenzia Fides) «L’arrivo dei primi missionari cattolici alle Hawaii nel 1827 non è stato l’inizio del viaggio. In un senso molto reale, anche se il popolo hawaiano non sapeva quasi nulla, in anticipo, sull’arrivo dei missionari, Dio aveva già preparato i cuori a ricevere il Vangelo di Gesù Cristo».
Con queste parole il vescovo di Honolulu, Clarence Richard ‘Larry’ Silva, ha aperto il 9 luglio 2026 l’anno giubilare che celebra i duecento anni dall’arrivo dei primi missionari cattolici alle Hawaii.
«Questo popolo – ha spiegato il Vescovo - era già religioso, con molti racconti simili alle storie della Bibbia. Era un popolo che valorizzava la comunità e il cui cuore era ospitale verso l’azione dello Spirito Santo. Così, la loro apertura alla fede cattolica non è iniziata con l’arrivo dei primi missionari. Dio aveva già preparato il terreno perché fosse piantato quel grande seme della Parola del Dio vero e vivente. E così è sempre stato».
La celebrazione eucaristica inaugurale dell’anno giubilare, presieduta dal Vescovo Silva nella Cattedrale di Nostra Signora della Pace, segna l’inizio di un cammino di memoria e di conversione che porterà la Chiesa locale, nel luglio 2027, a commemorare i 200 anni dall’arrivo del padre Alexis Bachelot, religioso dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria e primo Prefetto apostolico delle isole Sandwich. Richiamando il fatto che «Dio aveva già preparato il terreno» nel cuore di un popolo profondamente religioso, il vescovo ha invitato i fedeli a rileggere la storia dell’evangelizzazione come un’opera paziente dello Spirito, iniziata molto prima dell’arrivo visibile dei missionari.
Uno sguardo al passato
All’inizio del XIX secolo il regno delle Hawaii attraversa una fase di profonda trasformazione religiosa e politica: l’antico sistema dei tabù (kapu), che fino ad allora aveva strutturato la vita sociale, politica e spirituale, viene abolito dai sovrani nel 1819, un anno prima dell’arrivo dei primi missionari protestanti. Il popolo hawaiano rimane comunque profondamente religioso, portatore di una cosmologia e di racconti che strutturano la sua visione del mondo, ma i riferimenti tradizionali vengono scossi da questa decisione e dai contatti sempre più intensi con “l’esterno”, attraverso marinai e commercianti occidentali. È in questo contesto di svolta culturale profonda che il cristianesimo fa il suo ingresso.
Nel 1820, i missionari protestanti statunitensi dell’American Board of Commissioners for Foreign Missions sbarcano a Oʻahu, poco dopo l’abolizione del kapu. Aprono scuole, formano catechisti, traducono le Scritture e accompagnano la conversione progressiva della monarchia e delle élite, spesso in collegamento con polinesiani già evangelizzati in altre isole del Pacifico. In un articolo apparso su Christianity Today, «Tahitians First Came to Hawaiʻi in Power. They Later Returned with the Gospel»,
Christopher Cook, studioso dell’era monarchica missionaria nella storia delle Hawaii e autore di una biografia di Opus kahaia‑Henry Obookiah, primo cristiano hawaiano indigeno battezzato, sottolinea che questa dinamica non è soltanto opera dei missionari anglosassoni: coppie tahitiane già cristiane hanno svolto un ruolo decisivo riguardo ai primi passi nella fede cristiana di una regina hawaiana, una conversione che ha avuto un impatto determinante sulla storia del cristianesimo nelle isole.
Su questo sfondo, già trasformato dall’arrivo dei primi missionari protestanti, nel 1827 si apre una nuova tappa con l’ingresso del cattolicesimo nell’Arcipelago.
In quell’anno, il sacerdote francese Alexis Jean‑Augustin Bachelot, che ha ricevuto da papa Leone XII la missione di evangelizzare l’arcipelago hawaiano, giunge a Honolulu. Animato dalla tradizione missionaria della sua comunità, egli viene per radicare una presenza cattolica stabile e per servire la popolazione locale.
Insieme ad alcuni confratelli, Alexis Bachelot celebra le prime messe in terra hawaiana e comincia a strutturare una piccola comunità attorno ai sacramenti, alla catechesi e alla vita di preghiera. Scrive anche diversi testi in lingua hawaiana – una grammatica, catechismi e un libro di preghiere – che testimoniano la sua passione per la cultura locale. Pur se il suo soggiorno è segnato da difficoltà che lo costringono a lasciare le isole nel 1831, egli getta le basi della missione dei Sacri Cuori e del futuro Vicariato apostolico, lasciando un segno duraturo nella memoria della Chiesa locale.
I semi di Prosopis e il seme del Vangelo
Come in una parabola biblica, il missionario ha contribuito anche a modificare concretamente il paesaggio dell’isola. Aveva portato con sé semi di Prosopis, un arbusto sempreverde diffuso in Sudamerica, provenienti dal Jardin du Roi di Parigi, oggi Jardin des Plantes, frutto delle vaste reti di raccolta botanica del XIX secolo. Alexis Jean‑Augustin Bachelot li piantò a Honolulu e la specie si diffuse poi ampiamente nell’arcipelago.
Sviluppando proprio la metafora del seme, il Vescovo Larry Silva ha ricordato che padre Bachelot desiderava seminarli «in questo nuovo campo di missione, affinché, come quell’albero avrebbe messo radici e si sarebbe diffuso nelle isole, allo stesso modo si propagasse la fede cattolica». Oggi il territorio della diocesi di Honolulu è ricoperto di Prosopis e conta 66 parrocchie e 23 chiese al servizio dei cattolici distribuiti su sei isole abitate dell’arcipelago.
Il Vescovo ha inoltre collegato il bicentenario a una prospettiva più ampia, ricordando che la Chiesa universale si prepara a celebrare nel 2033 i 2000 anni della morte e risurrezione di Cristo. Nella Bibbia - ha commentato - è Dio stesso a preparare questo evento, «scegliendo dal popolo d’Israele suoi messaggeri particolari, inviando profeti e compiendo segni potenti per toccare nuovamente il cuore del suo popolo amato». Ecco perché la vita missionaria si radica sempre nella preghiera, intesa come ricerca della volontà di Dio, senza la quale l’azione umana rischia di rimanere sterile.
Alla luce di questa storia della salvezza, il Vescovo Silva ha invitato i cattolici delle Hawaii a vivere il bicentenario come un appello rinnovato alla missione: «In che maniera il nostro modo di vivere oggi la fede farà sì che essa continui a fiorire e a crescere in queste isole e nel mondo? Come sarà piantata la Parola di Dio nei cuori che non conoscono Gesù, se non diventiamo noi stessi seminatori?» Poi ha incoraggiato la comunità a non concentrarsi anzitutto su strutture e programmi, ma a guardare a Cristo stesso, e a camminare sulle orme dei missionari di ieri per offrire, oggi e domani, «un terreno in cui possa sbocciare la Parola del Dio vivente, Gesù Cristo, nostro Signore».
Il Vescovo Larry Silva ha guidato la diocesi delle Hawaii per un ventennio. Lo scorso 6 maggio Papa Leone XIV ha accolto le sue dimissioni, e ha nominato nuovo Vescovo di Honolulu il gesuita Michael T. Castori. L’ordinazione episcopale e l’istallazione del sesto Vescovo di Honolulu avrà luogo martedì 28 luglio presso la concattedrale di Santa Teresa di Gesù Bambino.
(Agenzia Fides 14/7/2026)