Fides News - Italianhttp://fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.ASIA/SRI LANKA - I funerali “con lacrime e dolore” di quanti hanno perso la vita negli attentati di Pasquahttp://fides.org/it/news/65924-ASIA_SRI_LANKA_I_funerali_con_lacrime_e_dolore_di_quanti_hanno_perso_la_vita_negli_attentati_di_Pasquahttp://fides.org/it/news/65924-ASIA_SRI_LANKA_I_funerali_con_lacrime_e_dolore_di_quanti_hanno_perso_la_vita_negli_attentati_di_PasquaColombo - Leader della Chiesa, famiglie cattoliche e persone di varie religioni hanno salutato i loro cari uccisi negli attentati del 21 aprile, che sono stati seppelliti ieri, 23 aprile. L'Arcivescovo di Colombo, il Cardinale Albert Malcolm Ranjith, ha presieduto una messa di suffragio per questi defunti nella chiesa di San Sebastiano a Negombo, a nord di Colombo, che è stato uno dei luoghi bersaglio delle esplosioni della domenica di Pasqua. <br />"Con lacrime e dolore, seppelliamo i nostri fratelli e sorelle che hanno perso la vita nel tragico incidente" ha detto il Cardinale Ranjith durante i funerali comunitari, e ha esortato tutti a non perdere la speranza in Dio e a pregare per la pace e la sicurezza nel Paese. Migliaia di persone, non solo cattolici, hanno espresso la loro solidarietà alle famiglie delle vittime e dei sopravvissuti.<br />Jude Fernando, che ha perso sua madre e un nipote di otto anni nella tragedia, ha detto a Fides: "Siamo arrabbiati che questa tragedia sia capitata a tutti noi. Non lo meritiamo. Il nostro dolore è indescrivibile". “Non abbiamo altra scelta che accettare questa tragedia con dolore e grande pena" ha detto a Fides Danthika Ramari De Silva, 67 anni, aiutante e addetta alle pulizie nella chiesa di San Sebastiano. "Stiamo facendo di tutto per consolare e sostenere le famiglie in lutto".<br />Nel frattempo il presidente Maithripala Sirisena ha annunciato che intende riorganizzare al più presto le forze di sicurezza e la polizia, sotto il suo controllo. Il primo ministro Ranil Wickremesing ha ammesso che la polizia aveva informazioni sugli attacchi suicidi contro chiese e alberghi di lusso prima di domenica, ma non ha agito in merito. Più di 321 persone sono state uccise e più di 500 sono rimaste ferite.<br />Lo Stato Islamico ha rivendicato la responsabilità della serie di attentati dinamitardi a tre chiese cattoliche e a tre hotel di lusso. Lo Sri Lanka è una nazione insulare con circa 23 milioni di abitanti, in maggfioranza buddisti , e comprende ampie minoranze indù , musulmane e cristiane . <br />Wed, 24 Apr 2019 12:00:31 +0200AFRICA/CENTRAFRICA - Il Cardinale Nzapalainga ha celebrato la Pasqua con 500 detenuti del carcere di Ngaragbahttp://fides.org/it/news/65923-AFRICA_CENTRAFRICA_Il_Cardinale_Nzapalainga_ha_celebrato_la_Pasqua_con_500_detenuti_del_carcere_di_Ngaragbahttp://fides.org/it/news/65923-AFRICA_CENTRAFRICA_Il_Cardinale_Nzapalainga_ha_celebrato_la_Pasqua_con_500_detenuti_del_carcere_di_NgaragbaBangui – “È nostro dovere mostrare loro tenerezza e amore” ha detto il Cardinale Dieudonné Nzapalainga, Arcivescovo di Bangui, che ha celebrato la Pasqua con circa cinquecento detenuti nel carcere di Ngaragba, nella capitale della Repubblica Centrafricana.<br />“I fedeli si sono mobilitati per preparare cibo e doni per portare gioia ai nostri fratelli che sono incarcerati qui. Abbiamo approfittato di questo momento per battezzare alcuni di loro che volontariamente hanno accettato di cambiare il loro modo di vivere. Chiedo ai responsabili della prigione di Ngaragba di prendersi cura dei prigionieri, di non opprimerli, ma di trattarli con piena dignità in quanto esseri umani” ha detto il Cardinale Nzapalainga.<br />In questa occasione il rappresentante dei detenuti di Ngaragba ha deplorato le pessime condizioni di vita dei carcerati, e in particolare "le condizioni precarie nelle quali alcuni di loro scontano la pena. Quando piove, alcuni sono costretti a stare sotto la pioggia perché nelle celle non c’è spazio. Vogliamo che l'edificio sia ristrutturato” ha chiesto.<br />Dopo l’omelia, il Card. Dieudonné Nzapalainga ha proceduto al battesimo di venticinque detenuti. Costruita nel 1947 con un capienza iniziale di 400 detenuti, la prigione di Ngaragba, ne accoglie attualmente più del doppio. La metà della popolazione carceraria del Centrafrica è detenuta a di Ngaragba. <br />Wed, 24 Apr 2019 11:23:35 +0200AMERICA/REP.DOMINICANA - I politici che non sanno essere padri di famiglia non possono essere padri della Patriahttp://fides.org/it/news/65922-AMERICA_REP_DOMINICANA_I_politici_che_non_sanno_essere_padri_di_famiglia_non_possono_essere_padri_della_Patriahttp://fides.org/it/news/65922-AMERICA_REP_DOMINICANA_I_politici_che_non_sanno_essere_padri_di_famiglia_non_possono_essere_padri_della_PatriaSantiago – L'Arcivescovo di Santiago de los Caballeros, nella Repubblica Dominicana, Mons Freddy Antonio de Jesús Bretón Martínez, ha pronunciato una dura critica nei confronti della classe politica durante la Veglia Pasquale, affermando che "nel Paese ci sono politici che non sanno essere padri di famiglia e tuttavia vogliono essere padri della Patria". <br />Secondo le informazioni pervenute a Fides, l'Arcivescovo ha detto che è sempre più necessario che le persone seguano Cristo, cercando di essere coerenti con le parole e con i fatti. Inoltre Mons. Breton ha evidenziato che un sacerdote o un qualsiasi servo del Signore che non si lascia riempire dallo Spirito Santo, è un pericolo per la società.<br />Nel corso della sua omelia, durante la Veglia celebrata nella sede della Pontificia Universidad Católica Madre y Maestra , centro di riferimento per la pastorale giovanile diocesana, l’Arcivescovo ha ribadito che non tutti possono aspirare a essere guida o a essere autorità, perché in molti casi manca l’onestà. Solo coloro che hanno una condotta morale irreprensibile, e sono degni esempi per la società, dovrebbero far parte della classe dirigente. Mons. Freddy Bretón ha messo anche in risalto il grande lavoro che i genitori devono fare con i loro figli, e come cittadini, perchè la società riesca ad andare nella giusta direzione.<br />La celebrazione della Pasqua nel Centro universitario ha concluso un lungo periodo di lavoro della pastorale giovanile, che sotto la guida di padre Javier Báez, parroco di San Lorenzo e coordinatore della Pastorale giovanile, ha impegnato un grande gruppo di giovani della capitale.<br />Nella circostanza della Pasqua, padre Báez ha presentato le riflessioni dei giovani, che criticano le azioni dei politici, i quali promuovono l'impunità che è origine di ogni corruzione. Il sacerdote ha rilevato che quanti commettono dei crimini sfuggono alla giustizia, quindi è necessario un cambiamento di comportamento e di vita. "Ci sono quelli a cui conviene l'ignoranza della maggioranza, anche se presumono di promuovere un progresso che esiste solo nella loro mente e non nelle tasche dei poveri" ha detto il sacerdote.<br />La Repubblica Dominicana ha visto negli ultimi mesi diversi episodi di corruzione e di impunità fra i politici, che hanno fatto reagire l’opposizione, i gruppi sociali e la Chiesa cattolica, in modo particolare dinanzi ai problemi della difesa della vita.<br /> <br />Wed, 24 Apr 2019 11:22:53 +0200AMERICA/MESSICO - La Chiesa per la difesa dei diritti umani: il Segretario della CEM alla Camera dei deputatihttp://fides.org/it/news/65921-AMERICA_MESSICO_La_Chiesa_per_la_difesa_dei_diritti_umani_il_Segretario_della_CEM_alla_Camera_dei_deputatihttp://fides.org/it/news/65921-AMERICA_MESSICO_La_Chiesa_per_la_difesa_dei_diritti_umani_il_Segretario_della_CEM_alla_Camera_dei_deputatiCittà del Messico - “Cosa fa oggi la Chiesa cattolica in Messico a favore della dignità della persona umana e dei diritti che ne derivano?” A questo e ad altri interrogativi sull’argomento ha risposto ieri Mons. Alfonso Miranda Guardiola, Vescovo ausiliare di Monterrey, Segretario generale della Conferenza Episcopale Messicana , nella sua presentazione alla Camera dei Deputati messicani, dell’agenda dei diritti umani della Chiesa in Messico. <br />Accogliendo l’invito della Commissione dei Diritti Umani, il Vescovo nella sua relazione, pervenuta a Fides, ha individuato prima di tutto gli elementi fondamentali per comprendere la relazione tra la Chiesa cattolica e l’impegno per la difesa dei diritti umani, quindi ha indicato le sfide attuali, attingendo al magistero pontificio. Passando quindi alla realtà messicana, ha ricordato che, secondo l'Osservatorio nazionale della CEM, sono 20 i Centri per i diritti umani che operano negli Stati di Mexico, Coahuila, Chiapas, Chihuahua, Oaxaca, Sonora, Tamaulipas, Tabasco, Tlaxcala e Quintana Roo.<br />Questi Centri per la promozione e la difesa dei diritti umani fanno parte delle 2.466 opere sociali della Chiesa cattolica in Messico, che includono tra l'altro: 35 centri di ascolto e accoglienza per le vittime della violenza, 119 case per migranti, 34 centri per bambini e donne che vivono in situazioni di strada, 8 centri di attenzione ai parenti delle persone scomparse, 97 gruppi di impegno verso i detenuti e le carceri, ecc. “Migliaia di laici, religiosi, religiose e sacerdoti collaborano quotidianamente affinché questa grande opera sociale della Chiesa diventi Amore e giustizia in azione” ha sottolineato il Vescovo.<br />Il Segretario della CEM ha quindi ricordato che, come espresso nel Progetto pastorale globale, tra le opzioni individuate dai Vescovi messicani, emergono diversi impegni pastorali che mostrano una trasversalità della priorità che la difesa e la promozione dei diritti umani significano per la Chiesa. Questi impegni sono: 1. Creare spazi di incontro, dialogo e lavoro con altri protagonisti della società, per collaborare alla ricostruzione della dignità delle persone e del tessuto sociale del paese.<br />2. Discutere e collaborare con la società civile e le organizzazioni nazionali e internazionali per costruire la pace. 3. Sostenere la fondazione di centri per i diritti umani nelle comunità cristiane, al fine di rafforzare lo stato di diritto. 4. Accogliere con carità, accompagnare, difendere i diritti e integrare i migranti che transitano o desiderano rimanere in Messico. 5. Promuovere la leadership femminile e una più ampia partecipazione delle donne alla vita della Chiesa secondo un genuino rispetto della loro dignità. 6. Identificare e accompagnare i gruppi vulnerabili della società. 7. Creare centri di supporto per lo sviluppo integrale delle persone, dando impulso alla promozione economica attraverso il lavoro comunitario e solidale.<br />“Questi impegni pastorali che sono operativi nelle 95 diocesi del nostro paese, rappresentano l’impegno a rafforzare, diversificare e far crescere il lavoro sociale della Chiesa che promuove e difende la dignità umana – ha concluso il Vescovo -. Non è un compito facile e ancor meno immediato. Richiede motivazione costante, leadership, follow-up e sinergia con le diverse istituzioni, poiché molti, da altre trincee, lavorano per la persona, la sua dignità e i suoi diritti”. Infine Mons. Miranda Guardiola ha ribadito: “La Chiesa cattolica sarà fedele a Gesù Cristo e al suo Vangelo se, e solo se, si impegna ogni giorno di più nella difesa della dignità e dei diritti di ogni essere umano”. <br />Wed, 24 Apr 2019 10:56:36 +0200AFRICA/CONGO R.D. - Dimissioni del Vescovo di Goma e nomina del successorehttp://fides.org/it/news/65920-AFRICA_CONGO_R_D_Dimissioni_del_Vescovo_di_Goma_e_nomina_del_successorehttp://fides.org/it/news/65920-AFRICA_CONGO_R_D_Dimissioni_del_Vescovo_di_Goma_e_nomina_del_successoreCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha accettato il 23 aprile la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Goma , presentata da S.E. Mons. Théophile Kaboy Ruboneka. Il Santo Padre ha nominato Vescovo della medesima diocesi S.E. Mons. Willy Ngumbi Ngengele, M. Afr., finora Vescovo di Kindu. Wed, 24 Apr 2019 08:19:54 +0200OCEANIA/AUSTRALIA - "Il male non avrà l'ultima parola": la Chiesa in preghiera per le vittime degli attacchi nello Sri Lankahttp://fides.org/it/news/65919-OCEANIA_AUSTRALIA_Il_male_non_avra_l_ultima_parola_la_Chiesa_in_preghiera_per_le_vittime_degli_attacchi_nello_Sri_Lankahttp://fides.org/it/news/65919-OCEANIA_AUSTRALIA_Il_male_non_avra_l_ultima_parola_la_Chiesa_in_preghiera_per_le_vittime_degli_attacchi_nello_Sri_LankaSydney - "Attacchi come questi rappresentano sempre qualcosa di atroce, ma ancor di più quando l’obiettivo è rappresentato da fedeli che stanno celebrando la Resurrezione. Non sappiamo chi ha pianificato le esplosioni o quale potrebbe essere stato il motivo. Ma vogliamo sottolineare che, chiunque sia il responsabile, questo attentato ha qualcosa di demoniaco nella sua pianificazione ed esecuzione. Sappiamo anche che atti di violenza come questi non avranno l'ultima parola. Questo è ciò che ci insegna la Pasqua”. E’ quanto dichiara, in una nota inviata all’Agenzia Fides, l'Arcivescovo Mark Coleridge, Presidente della Conferenza episcopale australiana, in seguito della serie di attacchi kamikaze che hanno colpito lo Sri Lanka nei giorni 21 e 22 aprile 2019.<br />Nella nota, l’Arcivescovo Coleridge ha espresso la volontà di mettersi in contatto, appena possibile, con i leader della Chiesa locale, per esprimere la vicinanza e le preghiere della Chiesa cattolica australiana: “La nostra comunità cercherà di sostenere i fedeli dello Sri Lanka in ogni modo possibile”.<br />Esprime solidarietà anche il Vescovo di Townsville, Mons. Tim Harris: “Piangiamo i morti, sapendo che il dolore del Venerdì Santo sta continuando. Preghiamo per le loro famiglie, per i loro amici e per tutti coloro che sono rimasti feriti, e ci impegniamo a fornire tutto il conforto possibile. Vogliamo scacciare via ogni desiderio di vendetta e insieme ai nostri amici buddisti e islamici respingiamo del tutto l'idea che la violenza abbia un ruolo nella nostra chiamata religiosa. Preghiamo per la giustizia e perché ci sia un processo equo per chiunque sia accusato di questi omicidi e per il pentimento di tutti coloro che sono coinvolti in questi crimini. Soprattutto preghiamo per la fine della violenza e per il ripristino della pace in Sri Lanka. Possa l'amore di Dio essere con tutti coloro che soffrono”. Tue, 23 Apr 2019 11:28:43 +0200ASIA/SRI LANKA - Il Cardinale Ranjith: "Un attacco vile alle chiese e alla nazione"http://fides.org/it/news/65918-ASIA_SRI_LANKA_Il_Cardinale_Ranjith_Un_attacco_vile_alle_chiese_e_alla_nazionehttp://fides.org/it/news/65918-ASIA_SRI_LANKA_Il_Cardinale_Ranjith_Un_attacco_vile_alle_chiese_e_alla_nazioneColombo - I cristiani dello Sri Lanka sono sotto shock dopo gli attentati di Pasqua. L'Arcivescovo di Colombo, il Cardinale Albert Malcolm Ranjith, ha condannato gli attacchi mortali alle chiese e agli hotel di lusso avvenuti la domenica di Pasqua , in una serie di otto esplosioni che hanno causato almeno 290 morti e lasciato più di 500 persone ferite.<br />Secondo la polizia, è la peggiore violenza che torna a colpire l'isola da quando la sua devastante guerra civile è terminata, nel 2009. Il Cardinale Ranjit ha esortato i cittadini dello Sri Lanka a non "farsi giustizia da soli" dopo le esplosioni che hanno ferito la nazione. Non ci sono state rivendicazioni immediate di responsabilità, ma la polizia lunedì 22 ha detto che 24 persone sono state arrestate. Oggi il governo ha attribuito le responsabilità degli attacchi al "National Thowheeth Jama’ath", un gruppo terroristico islamista locale.<br />Il capo della polizia dello Sri Lanka, Pujuth Jayasundara, ha emesso un avviso di intelligence agli alti ufficiali 10 giorni fa, avvertendo che gli attentatori suicidi pianificavano di colpire "chiese importanti". "Un'agenzia di intelligence straniera ha riferito che l'NTJ stava pianificando di compiere attacchi suicidi contro chiese di spicco come pure l'alta commissione indiana a Colombo", ha detto. L'NTJ è un gruppo radicale musulmano in Sri Lanka che è stato collegato l'anno scorso alla distruzione delle statue buddiste. Il primo ministro Ranil Wickremesing ha riconosciuto che "le informazioni c'erano" sui possibili attacchi e che un'indagine avrebbe esaminato "perché non sono state prese precauzioni adeguate".<br />"Condanniamo, con tutte le forze questo atto che ha causato tanta morte e sofferenza" ha detto all'Agenzia Fides il Cardinale, che ha anche invitato le persone a donare il sangue per aiutare i feriti e a pregare per la loro pronta guarigione. "È così triste, così tragico e scioccante. Il vile attacco era principalmente diretto sui cristiani nelle chiese e poi agli alberghi. Siamo rattristati per tutti coloro che hanno perso la vita in questa violenza. Le nostre preghiere vanno a ciascuno di loro" ha detto il Cardinale.<br />Una delle esplosioni ha colpito il Santuario cattolico di Sant'Antonio, chiesa cattolica nell'area di Kochcikade, a Colombo, punto di riferimento turistico. Una seconda esplosione ha colpito la chiesa di San Sebastiano durante la messa di Pasqua, uccidendo numerose persone. Le foto del sito mostravano corpi sul terreno, sangue sui banchi della chiesa e il tetto distrutto.<br />Subito dopo le prime due esplosioni, la polizia ha confermato che è stata colpita anche la chiesa di Sion, nella città di Batticaloa sulla costa orientale, insieme a tre alberghi di lusso nella capitale: il Cinnamon Grand, lo Shangri-La e il Kingsbury. Più tardi nel pomeriggio, due persone sono morte in un hotel nella zona sud di Colombo, e un kamikaze ha ucciso tre poliziotti mentre facevano irruzione in una casa nel sobborgo settentrionale della città.<br />C'erano timori che gli attacchi potessero innescare nuove violenze intercomunitarie, con la polizia che riportava, in tarda serata, un attacco con una bomba molotov in una moschea nel nord-ovest e attacchi incendiari a due negozi di proprietà dei musulmani a ovest.<br />Nel frattempo, il presidente della Federazione delle Conferenze Episcopali dell'Asia , Cardinale Charles Maung Bo, Arcivescovo di Yangon, in Myanmar, ha inviato una lettera di solidarietà e condoglianze al Cardinale Ranjith dopo gli attentati che hanno scosso la nazione. Nella missiva, pervenuta a Fides, il Cardinale Bo ha scritto: "Consentitemi di esprimere la mia sincera angoscia per questa tragedia che ha messo a dura prova milioni di innocenti vite umane proprio il giorno in cui celebriamo la vittoria della vita e del bene sulla morte e sul male". Il Cardinale Bo ha offerto il suo sostegno fraterno dicendo: "Mentre offro le mie umili preghiere per tutte le vittime di questa insensata violenza, prego anche per i donatori, i volontari e gli operatori dei soccorsi".<br />"Dobbiamo implorare il misericordioso Signore risorto, il Principe della speranza e della pace, per rafforzare tutte le persone di buona volontà affinché possano contribuire a stabilizzare la situazione di paura e sospetto che è sorta dopo le esplosioni", ha pregato il Cardinale. Il leader delle 19 Conferenze Episcopali dell'Asia ha concluso la sua lettera affermando: "Estendo anche le preghiere dei fratelli Vescovi e fedeli di tutti i paesi membri della FABC".<br />Negli anni successivi alla fine della guerra civile dello Sri Lanka, finita nel 2009, ci sono state alcune violenze sporadiche, con membri della comunità buddista che hanno attaccato le moschee e le proprietà dei cittadini musulmani: ciò ha portato allo stato di emergenza dichiarato nel marzo 2018.<br />Il governo dello Sri Lanka ha imposto un coprifuoco a livello nazionale dopo le esplosioni che hanno causato oltre 500 feriti. Il coprifuoco è stato revocato lunedì 22, ma le scuole e le università sono rimaste chiuse lunedì e martedì. Soldati armati di armi automatiche fanno la guardia fuori dai grandi alberghi e presidiano il World Trade Center nel quartiere degli affari. E' giunta anche notizia che un ordigno artigianale è stato scoperto e disinnescato all'aeroporto principale di Colombo. <br />I cittadini dello Sri Lanka rappresentano la maggior parte degli uccisi o feriti, sebbene i funzionari governativi abbiano detto che vi siano anche circa 35 stranieri tra le vittime, cittadini britannici, statunitensi, turchi, indiani, cinesi, danesi, olandesi, portoghesi e giapponesi. "Mentre nove stranieri sono stati dichiarati dispersi, ci sono 25 corpi non identificati che si ritiene siano di stranieri" ha detto il ministro degli esteri dello Sri Lanka.<br />L'accesso ai social media, come Facebook e WhatsApp è stato oscurato per limitare le "informazioni errate" che si diffondono nel paese.<br />Il buddismo Theravada è la religione maggioritaria in Sri Lanka, e rappresenta circa il 70,2% della popolazione, secondo il censimento più recente. È la religione della maggioranza singalese dello Sri Lanka. Indù e musulmani costituiscono rispettivamente il 12,6% e il 9,7% della popolazione. Lo Sri Lanka ospita anche circa 1,5 milioni di cristiani, secondo il censimento del 2012, la stragrande maggioranza di loro sono cattolici di rito romano.<br />La piccola minoranza cristiana dello Sri Lanka - circa il 7% della popolazione di 21 milioni di persone - è stata vittima di alcuni sporadici episodi di violenza in passato, mai con un effetto così brutale, ha detto a Fides Maline Fernando, una laica cattolica.<br />Il primo ministro Ranil Wickremesinghe ha detto che "finora i nomi che sono emersi sono locali", ma gli investigatori dovrebbero verificare se gli aggressori hanno avuto "collegamenti oltreoceano". La polizia sta indagando per capire se sono stati coinvolti kamikaz in tutte le esplosioni. Ruwan Wijewardene, Ministro della Difesa di Stato dello Sri Lanka, ha dichiarato che il Dipartimento per le indagini criminali del paese sta lavorando con la polizia e l'esercito per indagare sugli attacchi.<br />La violenza etnica e religiosa ha afflitto lo Sri Lanka per decenni, con un conflitto di 37 anni con i ribelli tamil seguito da una ripresa negli ultimi anni negli scontri tra la maggioranza buddista e musulmani. La comunità cristiana era rimasta relativamente incolume fino ad ora.<br />"Condanniamo questi atti violenti. Violenza di qualsiasi tipo non sono accettabili. Non devono trovare posto nel nostro mondo oggi.Chiediamo a tutti di mantenere la pace e l'armonia e di garantire che tali atti non si ripetano da nessuna parte e su nessuno. In questa settimana di Pasqua preghiamo per la guarigione e che la giustizia, la verità, l'amore e la pace possano regnare nei cuori e nelle menti di tutti gli uomini e le donne " ha detto a Fides Jeevani Pereiera, un giovane cristiano srilankese. "La violenza di questa natura non è mai stata vista prima. Tutti sono in uno stato di paura e shock ", ha aggiunto. Mon, 22 Apr 2019 12:42:38 +0200ASIA/INDIA - Dimissioni del Vescovo di Krishnagarhttp://fides.org/it/news/65917-ASIA_INDIA_Dimissioni_del_Vescovo_di_Krishnagarhttp://fides.org/it/news/65917-ASIA_INDIA_Dimissioni_del_Vescovo_di_KrishnagarCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha accettato oggi la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Krishnagar , presentata da S.E. Mons. Joseph Suren Gomes, S.D.B. Wed, 17 Apr 2019 12:06:03 +0200ASIA/COREA DEL SUD - Il Card. Yeom nel Messaggio pasquale: “La decisione sull’aborto genera un clima di svilimento delle vita umana”http://fides.org/it/news/65916-ASIA_COREA_DEL_SUD_Il_Card_Yeom_nel_Messaggio_pasquale_La_decisione_sull_aborto_genera_un_clima_di_svilimento_delle_vita_umanahttp://fides.org/it/news/65916-ASIA_COREA_DEL_SUD_Il_Card_Yeom_nel_Messaggio_pasquale_La_decisione_sull_aborto_genera_un_clima_di_svilimento_delle_vita_umanaSeoul – “Sono preoccupato per il fatto che la recente decisione che rende una pratica costituzionale l’aborto, genera un clima di svilimento della vita umana nella società coreana”: lo afferma il Cardinale Yeom Soo-jung, Arcivescovo di Seoul, nel suo messaggio pasquale, che sarà diffuso e letto in tutte le chiese dell’arcidiocesi il 20 aprile, ribadendo l’insegnamento della Chiesa cattolica, sempre favorevole al rispetto e alla dignità inalienabile della vita umana. <br />11 aprile c'è stato un annuncio storico da parte della Corte costituzionale della Corea del Sud: l'attuale divieto di aborto è incompatibile con la costituzione. Con questo annuncio, la Corte costituzionale ha chiarito che la legge attuale è incostituzionale e ha chiesto un cambiamento legislativo. Mentre alcune organizzazioni stanno accogliendo con favore questa decisione, altre organizzazioni, comprese le comunità religiose, stanno chiaramente esprimendo disappunto e rammarico.<br />A seguito della decisione della Corte costituzionale, il Card. Yeom ha ribadito: "Una nazione ha la responsabilità di proteggere la vita e la sicurezza della sua gente in qualsiasi circostanza. Ogni vita, dal momento del concepimento, dovrebbe essere protetta come essere umano e protetta con la sua dignità". Il Cardinale chiede inoltre ai fedeli di essere i primi a scegliere la vita piuttosto che la morte, aggiungendo: "Noi, popolo di Dio, dobbiamo servire concretamente e sacrificarci per la vita. Tra i vari ostacoli e difficoltà sociali, noi, cristiani, dobbiamo assolutamente rifiutare la cultura e la tentazione della morte".<br />Il Card. Yeom conclude il suo messaggio, evidenziando ancora una volta la posizione coerente della Chiesa cattolica verso la vita, affermando: "Quando noi per primi iniziamo a scegliere, rispettare ogni vita così com'è, saremo sicuramente in grado di fare esperienza del Signore risorto che vive qui con noi". <br />Wed, 17 Apr 2019 11:07:45 +0200AMERICA/PANAMA - L'Arcivescovo di Panama invita al voto responsabile, perché la democrazia "deve evolversi"http://fides.org/it/news/65915-AMERICA_PANAMA_L_Arcivescovo_di_Panama_invita_al_voto_responsabile_perche_la_democrazia_deve_evolversihttp://fides.org/it/news/65915-AMERICA_PANAMA_L_Arcivescovo_di_Panama_invita_al_voto_responsabile_perche_la_democrazia_deve_evolversiCiudad de Panamá – L'Arcivescovo di Panama, Mons. José Domingo Ulloa Mendieta, O.S.A., ha affermato che la democrazia nel Paese "deve evolversi": "Siamo un popolo che diventa felice e orgoglioso del fatto che alle 18:00 del giorno delle elezioni, riusciamo a sapere chi è il nuovo presidente, ma tutto finisce lì, e questo non significa vivere in democrazia". "La democrazia significa continuare ad ascoltare il grido del popolo e il popolo deve chiedere, deve esigere da coloro che si sono presentati e sono stati scelti per servire il popolo. Tutto ciò che viene chiesto deve essere sempre per il bene comune" ha detto l'Arcivescovo dopo la messa della domenica delle Palme, il 14 aprile.<br />A meno di 20 giorni dalle elezioni generali del 2019, Mons. Ulloa ha nuovamente invitato la popolazione a esercitare un voto responsabile. "Quando esercito il voto, non devo pensare a cosa guadagno personalmente, ma cosa vincerà Panama con quel candidato" ha detto. Per questo motivo ha ribadito che la Chiesa sta invitando ad andare a votare il prossimo 5 maggio in maniera responsabile. Quello che non vogliamo sentire, ha detto, è "lo stesso ritornello" di tutti gli anni, del tipo "ho fatto un errore" il giorno del voto. Alla conclusione del discorso, ha ricordato che "i candidati sono il riflesso di ciò che è il popolo a cui appartengono, questa è la grande verità".<br />Sono 7 i candidati alle presidenziali del 5 maggio 2019: imprenditori, avvocati e un dirigente sindacale. Sebbene la stampa che segue da vicino la politica nazionale consideri favorito Laurentino Cortizo, per la sua distanza da Stati Uniti e Cina, la popolazione non si fida molto delle previsioni, dopo l’esperienza del 2014, quando i sondaggi avevano piazzato Juan Carlos Varela, attuale Presidente della Repubblica, all'ultimo posto delle preferenze.<br /> <br />Wed, 17 Apr 2019 10:49:41 +0200AFRICA - L’incendio di Notre-Dame de Paris: le reazioni in Africahttp://fides.org/it/news/65914-AFRICA_L_incendio_di_Notre_Dame_de_Paris_le_reazioni_in_Africahttp://fides.org/it/news/65914-AFRICA_L_incendio_di_Notre_Dame_de_Paris_le_reazioni_in_AfricaRoma – L’incendio che ha devastato la Cattedrale di Parigi, Notre-Dame, ha avuto forte eco anche in Africa. “Inviamo le nostre sincere condoglianze alla Chiesa e alla nazione francese per la perdita di questo grande monumento della loro fede” affermano in un comunicato i Vescovi del Sudafrica. “Notre-Dame è un ricordo visibile della presenza di Dio nel cuore della società, della storia e della cultura francese da 850 anni” sottolinea il comunicato. "Mentre il fuoco è stato estinto, la fede della Chiesa cattolica francese può essere vivificata con vigore. Esprimiamo ammirazione per i vigili del fuoco che hanno combattuto l'incendio e salvato un così grande valore. Offriamo le nostre preghiere per l'Arcivescovo e per il popolo dell'Arcidiocesi di Parigi. Siamo rincuorati dalla determinazione del Presidente della Francia e del suo governo di restaurare questa grande icona della fede e della cultura francese” concludono i Vescovi sudafricani.<br />Nella Repubblica Democratica del Congo, il presidente della Repubblica, Felix Tshisekedi, si è detto “sconcertato nel vedere questo edificio di 8 secoli in fiamme. Questa Cattedrale è un sito del patrimonio mondiale. Condivido il dolore della Chiesa cattolica, dei cristiani di tutto il mondo e della Francia”.<br />Nell’immediatezza dell’accaduto, Sua Ecc. Mons. Fulgence Muteba, Vescovo di Kilwa-Kasenga, ha espresso il suo sostegno alla Chiesa francese: "Notre-Dame divorata dalle fiamme di un incendio la cui origine è ancora sconosciuta. La Passione del Signore è resa più tragica” dice, sottolineando che l’incendio si è sviluppato proprio all’inizio della Settimana Santa. “Sono allibito e triste, tanto più che due settimane fa ho concelebrato una messa a Notre-Dame insieme all’Arcivescovo di Parigi” ha detto Sua Ecc. Mons. Fridolin Ambongo, Arcivescovo di Kinshasa. “Ho visto con cuore trafitto le immagini l’incendio di Notre-Dame, che è una madre che accoglie e unisce i suoi figli” ha dichiarato il Cardinale Dieudonné Nzapalainga, Arcivescovo di Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana. <br />Ricordando che Notre-Dame è un’opera d’arte oltre che un luogo di cultura, il Cardinale Théodore-Adrien Sarr. Arcivescovo Emerito di Dakar, ha dichiarato di rivolgere i suoi pensieri “non solo ai fedeli ma a tutti gli uomini di buona volontà e alle persone di cultura rimasti colpiti da questa rovina”. <br />Wed, 17 Apr 2019 10:22:21 +0200AMERICA/NICARAGUA - Un anno fa l’inizio della crisi, protagonisti i giovani e i social mediahttp://fides.org/it/news/65913-AMERICA_NICARAGUA_Un_anno_fa_l_inizio_della_crisi_protagonisti_i_giovani_e_i_social_mediahttp://fides.org/it/news/65913-AMERICA_NICARAGUA_Un_anno_fa_l_inizio_della_crisi_protagonisti_i_giovani_e_i_social_mediaManagua – “L’insurrezione pacifica", come è stata definita dai social network del Nicaragua, è iniziata a metà aprile 2018, quando il governo nicaraguense respinse l'aiuto che il Costa Rica aveva offerto per spegnere l’incendio che ha bruciato più di cinquemila ettari della foresta di Indio Maíz, nel sud del paese. A un gruppo di almeno 40 vigili del fuoco costaricani, con squadre speciali per combattere le fiamme, venne impedito di attraversare il confine. Da questo fatto nacque una vivace protesta degli studenti universitari nicaraguensi, impegnati per l'ambiente. Il rifiuto degli aiuti, la mancanza di informazioni ufficiali e la risposta evasiva del governo mobilitarono centinaia di giovani che, convocati dai social network, manifestarono davanti all’università e nelle strade della capitale, Managua. <br />La risposta del governo è stata violenta, con l’ordine di disperdere i manifestanti con l'intervento della polizia antisommossa. La reazione dei giovani “autoconvocati” attraverso i social network non si fece aspettare: fotografare tutto, registrare tutta la violenza e condividerla con quanti ancora non sapevano ciò che era accaduto. In poche ore tutti i nicaraguensi avevano sui telefoni cellulari foto e video di come un gruppo di ragazzi aveva avuto il coraggio di sfidare il potere di Ortega.<br />Due giorni dopo aver bloccato i giovani ambientalisti, il Presidente Ortega pubblicò sulla Gazzetta ufficiale un decreto che riformava il sistema di sicurezza sociale in Nicaragua, per salvare l'Istituto Nicaraguense di Previdenza Sociale , sull'orlo del fallimento dopo 10 anni di cattiva amministrazione dei fondi versati. La riforma non era stata concordata con il settore privato, che immediatamente prese le distanze da Ortega dopo 11 anni di sostegno al regime. Il 18 aprile 2018 un gruppo di giovani e pensionati organizzarono una marcia nel quartiere Camino de Oriente, a Managua, per protestare contro la riforma. La protesta venne sedata in modo violento dalla polizia. Le immagini degli anziani pensionati con ferite alla testa infiammarono il paese. Due giorni dopo questi scontri, anche gli studenti delle università pubbliche, controllate da Ortega, avviarono una protesta. Anche qui la risposta è stata la repressione.<br />“Quanta barbarie! E' accaduto quanto temevo e che non sarebbe dovuto accadere. C'è già almeno uno studente ucciso all’Università. Si parla di altri. Provo molto dolore! Diciamo No alla repressione" fu l’accorato appello di Mons. Silvio José Baez, Vescovo ausiliare di Managua, alle autorità del Nicaragua, quando i giovani erano scesi per le strade per protestare contro la riforma della previdenza sociale .<br />L’Agenzia Fides ha seguito lo sviluppo della crisi in Nicaragua con testimoni e informazioni locali: i giovani universitari, attraverso i social media, hanno testimoniato al mondo ciò che accadeva. Missionari, parroci e Vescovi li hanno accolti dentro le chiese per sottrarli all’aggressione delle forze del governo e agli arresti.<br />Ad oggi secondo dati della Commissione interamericana sui diritti umani ci sono stati 325 morti nel contesto della crisi, mentre le agenzie nicaraguensi parlano di 568 e Ortega ne riconosce 199. Secondo la stampa internazionale e fonti di Fides, ci sono tra 779 e 809 "prigionieri politici", quasi il doppio del numero riconosciuto dal governo, che li identifica come "terroristi", "golpisti" o "criminali comuni". <br /><br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="http://www.fides.org/it/attachments/view/file/Nicaragua_2018-2019.doc">I lanci di Fides 2018-2019 sulla crisi in Nicaragua:</a>Wed, 17 Apr 2019 10:04:06 +0200AMERICA/COLOMBIA - Migliaia di persone del Quibdò nel fuoco incrociato dei gruppi armatihttp://fides.org/it/news/65912-AMERICA_COLOMBIA_Migliaia_di_persone_del_Quibdo_nel_fuoco_incrociato_dei_gruppi_armatihttp://fides.org/it/news/65912-AMERICA_COLOMBIA_Migliaia_di_persone_del_Quibdo_nel_fuoco_incrociato_dei_gruppi_armatiQuibdò - "Più di 7000 persone delle comunità afrodiscendenti e indigene del comune di Bojayá sono confinate e c'è un rischio imminente di combattimenti, che faranno trovare la popolazione nel fuoco incrociato. Gli abitanti del Medio Atrato sono molto preoccupati perché non possono muoversi liberamente o svolgere le proprie attività quotidiane per la paura diffusa della presenza e delle azioni dei gruppi armati". E’ la denuncia all'opinione pubblica, nazionale e internazionale, della grave situazione e del peggioramento della crisi sociale e umanitaria causata dalla ripresa del conflitto armato e della mancanza di protezione alle comunità afro-discendenti e indigene dei fiumi Opogadó, Napipí, Bojayá e di tutto il Medio Atrato, nel dipartimento di Chocó.<br />La lettera, pervenuta all’Agenzia Fides, è stata redatta dalle varie organizzazioni locali e dei popoli indigeni, oltre che dalla diocesi di Quibdò, e manifesta la grande preoccupazione per le azioni criminali della guerriglia dell'ELN e dei gruppi di autodifesa colombiani e dei numerosi scontri armati in cui la popolazione civile rimane coinvolta. Tali eventi stanno provocando spostamenti di massa di intere comunità, che, a causa dei combattimenti o dell'installazione di mine antiuomo, non possono muoversi liberamente.<br />Dopo aver ricostruito gli antcedenti di questa situazione e aver descritto la situazione attuale, i firmatari chiedono allo Stato di ascoltare questo allarme per garantire la vita e l'integrità delle comunità; di intervenire per evitare il confronto dei gruppi armati nel mezzo della popolazione civile. Alle autorità locali e dipartimentali chiedono maggiore presenza amministrativa nelle comunità e di sostenere le iniziative della comunità per costruire la pace nel territorio. A tutti i protagonisti degli scontri armati si chiede di osservare il diritto internazionale umanitario, di non insediarsi in mezzo alle comunità, di non usare la popolazione civile come scudo umano, di rispettare i protocolli di Ginevra. Chiudono la lettera con l’affermazione categorica: “Devono capire che hanno il rifiuto assoluto della società civile”. <br />Wed, 17 Apr 2019 09:24:37 +0200AFRICA/NIGER - Via Crucis all’insegna delle persone rapite nel Sahel, tra cui p. Pier Luigi Maccallihttp://fides.org/it/news/65911-AFRICA_NIGER_Via_Crucis_all_insegna_delle_persone_rapite_nel_Sahel_tra_cui_p_Pier_Luigi_Maccallihttp://fides.org/it/news/65911-AFRICA_NIGER_Via_Crucis_all_insegna_delle_persone_rapite_nel_Sahel_tra_cui_p_Pier_Luigi_MaccalliNiamey – La Chiesa in Niger si appresta a celebrare una Via Crucis all’insegna delle persone rapite nel Sahel, e in particolare di padre Pier Luigi Maccalli, il missionario della SMA rapito in Niger nella notte tra il 17 e il 18 settembre 2018 a Gourmancé , alla frontiera con il Burkina Faso e a circa 125 km dalla capitale Niamey, e di don Joël Yougbaré, sacerdote del Burkina Faso scomparso domenica 17 marzo nel nord del Paese.<br />“Nella Via Crucis nel 2015, la nostra Chiesa di famiglia in Niger ha commemorato la distruzione delle chiese avvenuta tra il 16 e il 17 gennaio di quell’anno ” scrive all’Agenzia Fides p. Mauro Armanino, missionario della Società delle Missioni Africane che vive e opera in Niger. “Quest'anno la nostra memoria è per i fratelli assenti che, nel grido del loro silenzio, danno alla croce del Venerdì Santo la forma dei loro volti. Il volto sfigurato di Cristo è trasfigurato nei volti dei sacerdoti rapiti, ma anche nei volti delle altre decine di cittadini portati altrove con la forza”.<br />Nessuno ha il monopolio della sofferenza o della persecuzione” continua p. Mauro. “Solo Gesù, il Figlio dell'Uomo, nel mistero dell'abbandono del Padre, ha toccato l'abisso della solitudine che noi, a volte, possiamo sperimentare. Questo privilegio, quello dell'abbandono nelle mani di Dio, è stato offerto a don Joel da un mese e a p. Pierluigi da sette mesi. Con tali testimoni di fede, la via della croce dovrebbe diventare per noi ciò che realmente è: un sentiero dietro la croce e soprattutto un sentiero con la croce. È il segno di una violenza suprema, spudorata e inumana che continua a influenzare il nostro Sahel in un modo particolare. Allo stesso tempo è il segno più eloquente della fedeltà di Dio all'avventura umana che voleva condividere con noi. È alla testimonianza di questa fedeltà che questo cammino con la croce ci invita e ci sfida”. <br />Wed, 17 Apr 2019 08:56:00 +0200AFRICA/NIGER - Sette mesi di prigionia per P. Pier Luigi Maccalli: testimonianze e preghierehttp://fides.org/it/news/65910-AFRICA_NIGER_Sette_mesi_di_prigionia_per_P_Pier_Luigi_Maccalli_testimonianze_e_preghierehttp://fides.org/it/news/65910-AFRICA_NIGER_Sette_mesi_di_prigionia_per_P_Pier_Luigi_Maccalli_testimonianze_e_preghierePadova - “Ogni volta che vivo la S. Messa faccio questo piccolo gesto: dopo aver ricevuto la Comunione, ‘mastico’ un pezzo di particola/corpo di Cristo per p. Gigi, pregando per lui e dicendo: ‘questo pane è per te, fratello mio’. E’ la testimonianza di Silvia Sandon, cristiana di Montemerlo pervenuta a Fides. “Penso che per ogni cristiano non sia facile stare senza la possibilità di ricevere Gesù Eucaristia e per un presbitero, per Gigi, ancora di più! Mi chiedo quanto nella sua prigionia sente questa mancanza. Penso che Gigi stia pregando tanto: per i suoi rapitori, per le persone della sua parrocchia, per i suoi famigliari e confratelli, e sono sicura che tutte le nostre preghiere che, quotidianamente, salgono per lui, in qualche modo, diventino abbraccio, consolazione, calore e sostegno.”<br />Silvia prosegue così il suo racconto: “Conoscendo la mansuetudine di p. Gigi, lo immagino calmo a vivere in quella condizione di prigionia, con tutto ciò che essa comporta: l’impossibilità di essere libero nel muoversi, nel parlare, nel gestire la quotidianità della vita personale, dai bisogni primari a quelli relazionali, a quelli fisici a quelli ‘mentali’. Pensare a Gigi in prigionia mi fa riflettere sulla mia libertà che posso vivere sempre e ovunque, a ciò che posso fare senza che nessuno mi dica nulla! Il grande valore della nostra libertà! Che Dio davvero la custodisca sempre e ci aiuti ad usarla per un bene agli altri, per una continua restituzione a Lui di ciò che gratuitamente riceviamo”.<br />Altra testimonianza pervenuta a Fides è quella di Franco Crestale, dalla comunità cristiana di Feriole , e amico di p. Pier Luigi Maccalli, che così ci parla di lui, e della lunga attesa per la sua liberazione: “Siamo tentati di cadere nel precipizio dello scoraggiamento. La fotografia di p. Gigi che ho sul mio tavolino non è quella di un ostaggio anonimo, vista sul giornale o tramite i media, di quelle che guardi un attimo, ti fa pur riflettere, ma che poi inevitabilmente passa. La cosa la sto vivendo proprio sulla pelle: so fin troppo bene a chi è toccato! Mi immedesimo nell’amico, nel fratello, nel missionario e ho fisso davanti il volto di p. Gigi, familiare, dolce e mite. Quel volto non ha smarrito la sua luce benevola e contagiosa di sempre. Ne sono certo.”<br />Prosegue Crestale: “Vedo il suo volto irradiare la luce speciale dell’apostolo votato anche a conseguenze estreme a motivo del suo apostolato: è il missionario che realizza la sua missione sapendo che il prezzo può essere anche molto alto. Nel silenzio della sua prigionia ci sussurra, ci parla, ci urla il modello di santità, di amore perfetto che lo ha motivato lungo il suo cammino di servizio totale. Sto capendo da vicino cosa può costare essere cristiano, caro padre Gigi. È adesso, mentre sei solo, isolato dal mondo, in assenza di tue notizie, che comincio a comprendere fino a che punto arriva il sacrificio ed il prezzo nel nome di una giusta causa. Ma non sei solo, non sei abbandonato e disperato, hai come punto di riferimento l’amico più grande che è quel Gesù che, come te, ha fatto perfettamente la volontà del Padre. Il tuo esempio, così vicino e trainante, mi aiuti ad aumentare la fiducia in Dio, ad accettare le difficoltà nella piccola quotidianità, a migliorare la disponibilità verso il prossimo e, in particolare, verso i fratelli bisognosi”.<br /> <br />Wed, 17 Apr 2019 08:20:26 +0200EUROPA/FRANCIA - Nella Cattedrale di Notre Dame devastata dalle fiamme, la cappella dell’Infanzia Missionaria e le reliquie di S. Paul Tchenhttp://fides.org/it/news/65909-EUROPA_FRANCIA_Nella_Cattedrale_di_Notre_Dame_devastata_dalle_fiamme_la_cappella_dell_Infanzia_Missionaria_e_le_reliquie_di_S_Paul_Tchenhttp://fides.org/it/news/65909-EUROPA_FRANCIA_Nella_Cattedrale_di_Notre_Dame_devastata_dalle_fiamme_la_cappella_dell_Infanzia_Missionaria_e_le_reliquie_di_S_Paul_TchenParigi – Nella Cattedrale di Notre Dame de Paris, devastata dall’incendio che da ieri sera è stato domato solo all’alba di oggi, si trovava anche la cappella dedicata a Gesù Bambino, affidata all’Infanzia Missionaria, che ospita le reliquie di San Paul Chen, giovane seminarista cinese, martire, che era membro dell’Infanzia Missionaria in Cina. I suoi resti mortali giunsero a Notre Dame il 10 giugno 1920 e furono collocati in questa cappella. Dopo i recenti restauri, qui ogni primo mercoledì del mese si celebrava la Messa per le intenzioni dell’Infanzia Missionaria. <br />Il Card. Ivan Dias, allora Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, si raccolse in preghiera dinanzi alle reliquie di San Paul Tchen, il 2 ottobre 2007, dopo aver presieduto la Concelebrazione Eucaristica nella Cattedrale di Parigi. In occasione dei 90 anni dell’arrivo delle reliquie, Sua Ecc. Mons. Jérôme Beau, Vescovo ausiliare di Parigi, presiedette la Santa Messa il 10 giugno 2010. Alla celebrazione partecipò anche Baptistine Ralamboarison, in rappresentanza del Segretariato internazionale della Pontificia Opera dell’Infanzia Missionaria. La Cattedrale di Notre Dame ospitava anche una cappella dedicata a Santa Teresa del Bambino Gesù, Patrona delle Missioni con San Francesco Saverio. <br />Paul Tchen nacque l’11 aprile 1838 a Sintchen, nella provincia cinese di Kouy-tcheou , in una famiglia non cristiana e molto povera. Paul poté ricevere una istruzione grazie al sostegno della Pontificia Opera dell’Infanzia Missionaria. Ammesso al seminario minore nel 1853, venne battezzato e cresimato nel giorno di Natale dello stesso anno e fece la Prima Comunione nel 1854. Di carattere dolce e tranquillo, rifiutò di rientrare in famiglia all’invito del padre, in quanto la sua vocazione era solida. Nel 1860 entrò nel seminario maggiore di Tsin-gay. Qui il 12 giugno 1861 fanno irruzione i soldati, che arrestano Paul ed altre persone con l’accusa di essere cristiani. Nonostante le sofferenze e le minacce, nessuno rinnega la propria fede. Paul e gli altri compagni vengono uccisi il 29 luglio 1861, il seminario viene distrutto. Beatificato da Pio X nel 1908, i suoi resti vennero trasferiti a Parigi, nella Cappella della Santa Infanzia della Cattedrale di Notre Dame, il 10 giugno 1920. Il 1° ottobre 2000 il Santo Padre Giovanni Paolo II lo ha canonizzato in piazza San Pietro nel gruppo dei 120 martiri cinesi. <br />Tue, 16 Apr 2019 12:50:08 +0200AFRICA/UGANDA - Dimissioni del Vescovo di Masaka e nomina del successorehttp://fides.org/it/news/65908-AFRICA_UGANDA_Dimissioni_del_Vescovo_di_Masaka_e_nomina_del_successorehttp://fides.org/it/news/65908-AFRICA_UGANDA_Dimissioni_del_Vescovo_di_Masaka_e_nomina_del_successoreCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Masaka , presentata da S.E. Mons. John Baptist Kaggwa. Il Santo Padre ha nominato Vescovo della medesima diocesi Mons. Serverus Jjumba, del clero della medesima sede, finora Vicario generale.<br />Mons. Serverus Jjumba è nato il 2 agosto 1962 a Katinnyondo-Kyannamukaala, nella diocesi di Masaka. Dopo la scuola secondaria presso il Seminario Minore di Bukalasa , ha compiuto gli studi di Filosofia nel Seminario Maggiore St. Thomas Aquinas National Major Seminary di Katigondo a Masaka e, poi, quelli di Teologia nel St. Mary’s National Major Seminary di Ggaba in Kampala . È stato ordinato sacerdote il 20 giugno 1992 per la diocesi di Masaka.<br />Dopo l’ordinazione, ha conseguito un Post Graduate Master’s Degree in Education, all’Università di Makerere, Kampala. Ha anche un Diploma in Religious Studies dalla medesima Università. Ha ricoperto i seguenti incarichi: 1992-1993: Vicario parrocchiale di Mpambire Parish; 1993-2000: Formatore ed Economo presso il Seminario minore di Bukalasa; 2000-2014: Economo diocesano; dal 2014: Vicario generale e Moderatore di curia. <br />Tue, 16 Apr 2019 12:13:13 +0200AFRICA/BENIN - Tensioni alla vigilia del voto; i Vescovi ammoniscono: “La pace è un fiore fragile”http://fides.org/it/news/65907-AFRICA_BENIN_Tensioni_alla_vigilia_del_voto_i_Vescovi_ammoniscono_La_pace_e_un_fiore_fragilehttp://fides.org/it/news/65907-AFRICA_BENIN_Tensioni_alla_vigilia_del_voto_i_Vescovi_ammoniscono_La_pace_e_un_fiore_fragileCotonou – “Dopo tre decenni di esperienza democratica, il Benin si trova di fronte ad una situazione inedita: delle elezioni legislative alle quali partecipano solo due partiti della stessa area politica” scrivono i Vescovi del Benin nel loro messaggio dal titolo “La pace: un fiore fragile”, pubblicato a pochi giorni dalle elezioni legislative del 28 aprile. La scadenza elettorale è al centro di tensioni e polemiche dopo che, il 5 marzo, la Commissione Elettorale Nazionale Indipendente , ha pubblicato l'elenco dei partiti che potranno partecipare alle elezioni. Sono stati selezionati solo due partiti, progressisti e repubblicani, entrambi vicini al Presidente Patrice Talon. <br />Nel messaggio della Conferenza Episcopale si ricorda che il Presidente Talon ha incaricato il Presidente dell’Assemblea Nazionale di una missione esplorativa per pervenire a “un testo di leggi derogatorie” affinché le elezioni del 28 aprile siano “inclusive, trasparenti, democratiche e credibili”. I Vescovi hanno accompagnato la ricerca dell’accordo invitando i fedeli alla preghiera e al digiuno attraverso il loro messaggio per la Quaresima .<br />Di fronte al fallimento di questo tentativo i Vescovi chiedono ora ai rappresentanti delle istituzioni di fare di tutto perché le elezioni si svolgano pacificamente e perché la pace sia preservata, mentre invitano i fedeli alla preghiera e al digiuno specie durante il Triduo Pasquale. <br />Tue, 16 Apr 2019 11:46:03 +0200ASIA/AFGHANISTAN - Piantato a Kabul l’ulivo della pace proveniente dalla Terra Santahttp://fides.org/it/news/65906-ASIA_AFGHANISTAN_Piantato_a_Kabul_l_ulivo_della_pace_proveniente_dalla_Terra_Santahttp://fides.org/it/news/65906-ASIA_AFGHANISTAN_Piantato_a_Kabul_l_ulivo_della_pace_proveniente_dalla_Terra_SantaKabul - “Il contributo che la piccola comunità cristiana in Afghanistan può offrire alla pacificazione e alla ricostruzione di questo paese è limitato, anche se i segni della sua presenza in questa terra sono, nella loro povertà, pur sempre significativi: il servizio ai più poveri fra i poveri; l’assistenza ai più bisognosi e l’istruzione dei ragazzi. Ma al di là del soccorso umanitario, la comunità cristiana possiede un’arma segreta che può produrre effetti inimmaginabili, infinitamente superiori a quelli che possono realizzare i nostri sforzi materiali: la preghiera. Nessuno potrà impedirci di vedere nel processo di pace in corso, oltre che il risultato dell’impegno encomiabile di tante persone di buona volontà, anche e soprattutto il frutto della consacrazione al Cuore immacolato di Maria, che abbiamo compiuto in questa chiesa il 13 ottobre 2017, al termine del centenario delle apparizioni di Fatima”. E’ quanto affermato da padre Giovanni Scalese, sacerdote Barnabita, responsabile della Missio sui iuris in Afghanistan, nel corso della cerimonia tenutasi la Domenica delle Palme presso la cappella cattolica nell’Ambasciata italiana di Kabul. Durante la celebrazione è stato piantato, di fronte alla chiesa della Missione, un ulivo proveniente dalla Terra Santa.<br />“Questo ulivo vuole essere, come il ramoscello di ulivo nel becco della colomba, l’annuncio della fine di un periodo buio e l’inizio di un periodo luminoso nella storia dell’Afghanistan. Lo chiameremo perciò Ulivo della pace. Ora la messa a dimora di questo ulivo proveniente da Nazaret — dove il Principe della pace ha posto le sue radici in mezzo agli uomini — vuole esprimere l’auspicio che la pace metta radici in questa terra, martoriata da interminabili anni di guerra. Possa davvero realizzarsi la profezia di Isaia: ‘Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà piú la spada contro un’altra nazione, non impareranno piú l’arte della guerra’ ” ha aggiunto il Barnabita.<br />La cerimonia si è svolta il 14 aprile, prima della processione e della Messa della Domenica delle palme, alla presenza dell’Ambasciatore Roberto Cantone e del Generale Massimo Panizzi. Era presente, inoltre, una rappresentanza del contingente militare italiano di stanza a Kabul, dei Carabinieri dell’Ambasciata italiana e dei fedeli della comunità cristiana della città, tra cui alcune suore di Madre Teresa di Calcutta e membri dell’Associazione intercongregazionale “Pro Bambini di Kabul”. <br />Tue, 16 Apr 2019 11:29:57 +0200AMERICA/PERU’ - “Non basta un dialogo con le promesse, servono gesti e azioni” precisa Mons. Cabrejos sui conflitti socialihttp://fides.org/it/news/65905-AMERICA_PERU_Non_basta_un_dialogo_con_le_promesse_servono_gesti_e_azioni_precisa_Mons_Cabrejos_sui_conflitti_socialihttp://fides.org/it/news/65905-AMERICA_PERU_Non_basta_un_dialogo_con_le_promesse_servono_gesti_e_azioni_precisa_Mons_Cabrejos_sui_conflitti_socialiLima – Il Presidente della Conferenza Episcopale Peruviana , Mons. Miguel Cabrejos, Arcivescovo di Trujillo, ha rilasciato un’intervista alla stampa locale sul ruolo della Chiesa come intermediaria nel conflitto sociale di Las Bambas. Nelle sue dichiarazioni Mons. Cabrejos afferma molto chiaramente che "non basta solo l'accordo di un dialogo fra le parti, ma serve la fiducia che deve esserci dopo aver visto realizzati piccoli gesti e azioni da entrambe le parti" .<br />Come informa la nota inviata a Fides, giovedì 11 aprile, Mons. Cabrejos ha moderato il tavolo di dialogo fra le tre parti: il governo, i rappresentanti delle comunità e l'impresa mineraria di Las Bambas. In questa occasione, racconta Mons. Cabrejos, "il dialogo si è svolto senza violenze e in modo sereno, ma i ‘comuneros’ hanno segnalato che tempo addietro c’erano stati degli scontri violenti, con morti e feriti". "Credo che, come hanno detto i partecipanti al tavolo, la calma e la non violenza sono frutto del dialogo, della buona disposizione di tutti, ecco perché hanno chiesto la presenza della Chiesa, della CEP, a Challhuahuacho. E noi siamo andati sul posto, e abbiamo partecipato a più incontri fino a concordare un piano, con piccoli accordi da adempiere".<br />"Le comunità hanno raccontato la delusione e la mancata realizzazione delle promesse fatte dal governo precedente; ecco il perché delle proteste… non si fidano dello Stato perché hanno insediato molti tavoli di dialogo che poi sono rimasti sulla carta. Per questo hanno chiesto la presenza della Chiesa. Il modo per riguadagnare fiducia è di stabilire piccoli incontri, non solo per il dialogo, ma per risolvere i problemi. Se si procede così, ne trarrà giovamento non solo Las Bambas ma anche altri conflitti" precisa l’Arcivescovo.<br />"Questa volta ho visto grande disponibilità del governo, della compagnia mineraria e dei comuneros – prosegue il presidente della Conferenza episcopale -. Tutti devono dare qualcosa. Devono imparare a cambiare il loro modo di affrontare il problema. L'azienda deve operare per lo sfruttamento minerario in un altro modo; il governo, come stato, come padre di una nazione, deve vigilare sugli interessi della popolazione, per l'adempimento degli accordi con le grandi compagnie; i comuneros devono cambiare, almeno hanno fatto il primo passo, di accoglierci senza violenza".<br />Per concludere, Mons. Cabrejos racconta un’esperienza personale: "Sono stato a Conga, Espinar, Quillabamba, questo è il quarto conflitto a cui partecipo. Le comunità erano lì da secoli, come la Chiesa, ma i governi no, perché uno viene e poi ne arriva un altro. Non esiste una politica statale permanente. La storia sembra che si ripeta. Allora chiedo: perché non sviluppare una politica statale permanente di ascolto, di risoluzione dei conflitti?".<br /> <br />Tue, 16 Apr 2019 11:24:53 +0200