Fides News Italianohttp://fides.org/Le notizie dell'Agenzia Fidesen-usASIA/GIAPPONE - Dimissioni dell’Arcivescovo di Osaka e nomina del successorehttp://fides.org/it/news/55833-ASIA_GIAPPONE_Dimissioni_dell_Arcivescovo_di_Osaka_e_nomina_del_successorehttp://fides.org/it/news/55833-ASIA_GIAPPONE_Dimissioni_dell_Arcivescovo_di_Osaka_e_nomina_del_successoreCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data 20 agosto 2014, ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’Arcidiocesi di Osaka presentata da Sua Ecc. Mons. Leo Jun Ikenaga, S.I., in conformità al canone 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico. Il Santo Padre ha nominato Arcivescovo di Osaka, Sua Ecc. Mons. Thomas Aquino Manyo Maeda, finora Vescovo di Hiroshima. Mon, 01 Sep 2014 00:00:00 +0200AFRICA/MOZAMBICO - Nomina del Vescovo Ausiliare di Nampulahttp://fides.org/it/news/55832-AFRICA_MOZAMBICO_Nomina_del_Vescovo_Ausiliare_di_Nampulahttp://fides.org/it/news/55832-AFRICA_MOZAMBICO_Nomina_del_Vescovo_Ausiliare_di_NampulaCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data 6 agosto 2014, ha nominato Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi di Nampula, in Mozambico, Sua Ecc. Mons. Ernesto Maguengue, già Vescovo di Pemba. Gli è stata assegnata la sede titolare vescovile di Fornos Minore. Mon, 01 Sep 2014 00:00:00 +0200ASIA/INDIA - Dimissioni del Vescovo Ausiliare di Bombayhttp://fides.org/it/news/55831-ASIA_INDIA_Dimissioni_del_Vescovo_Ausiliare_di_Bombayhttp://fides.org/it/news/55831-ASIA_INDIA_Dimissioni_del_Vescovo_Ausiliare_di_BombayCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data 30 luglio 2014, ha accettato<br />la rinuncia all’ufficio di Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi di Bombay, in India, presentata da Sua Ecc. Mons. Agnelo Rufino Gracias, in conformità ai canoni 411 e 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico. Mon, 01 Sep 2014 00:00:00 +0200ASIA/TERRASANTA - Sciopero revocato per le scuole cattoliche, ma il governo israeliano vuole “assorbirle”http://fides.org/it/news/55830-ASIA_TERRASANTA_Sciopero_revocato_per_le_scuole_cattoliche_ma_il_governo_israeliano_vuole_assorbirlehttp://fides.org/it/news/55830-ASIA_TERRASANTA_Sciopero_revocato_per_le_scuole_cattoliche_ma_il_governo_israeliano_vuole_assorbirleGerusalemme – Gli ultimi due anni sono stati difficili per le scuole cattoliche in Israele, soprattutto dal punto di vista piano finanziario: il Ministero dell’educazione ha ridotto sempre più le sovvenzioni, limitando i contributi alle famiglie. Questo ha generato, lo scorso anno, un forte deficit in diverse scuole. Secondo le autorità israeliane, le scuole cattoliche dovrebbero diventare “pubbliche”: così potrebbero certo sopravvivere, ma al caro prezzo di perdere la loro specificità e identità. Posizione, questa, considerata discriminatoria e inaccettabile per la Chiesa cattolica in Terrasanta. <br />Come comunicato a Fides dal Patriarcato Latino di Gerusalemme, l'Ufficio delle scuole cattoliche ha tentato di organizzare una serie di incontri a vari livelli per trovare soluzioni. L'assemblea dei Vescovi cattolici della Terra Santa ha inviato diverse lettere al Ministro israeliano della pubblica istruzione per chiedere un incontro, ma negli ultimi due anni non ha ricevuto alcuna risposta.<br />Da qui l’annuncio di uno sciopero da tenersi il 1° settembre, primo giorno di scuola: lo aveva deciso all’unanimità il collegio dei presidi delle scuole, denominato “G14”, presieduto dal direttore, p. Abdelmassih Fahim, in presenza del vescovo Boulos Marcuzzo. I cattolici intendevano stigmatizzare il silenzio del governo israeliano, sordo a qualsiasi sollecitazione per affrontare la situazione di disagio e difficoltà in cui versano gli istituti cattolici di Terrasanta.<br />All’annuncio dello sciopero, il Ministero dell’istruzione ha risposto immediatamente, fissando una data per un incontro in cui esaminare i problemi e proporre nuove soluzioni. Dato questo cambiamento positivo di atteggiamento, il G14 ha mostrato la sua disponibilità all’ascolto e ha revocato lo sciopero. La situazione per gli istituti cattolici resta molto precaria e molti sono a rischio chiusura. Sat, 30 Aug 2014 00:00:00 +0200ASIA/INDIA - Arrestati 11 militanti per la conversione di una chiesa in tempio indùhttp://fides.org/it/news/55829-ASIA_INDIA_Arrestati_11_militanti_per_la_conversione_di_una_chiesa_in_tempio_induhttp://fides.org/it/news/55829-ASIA_INDIA_Arrestati_11_militanti_per_la_conversione_di_una_chiesa_in_tempio_induAligarh – Dopo le proteste e le denunce alle autorità civili, 11 militanti appartenenti a gruppi estremisti indù violenti sono stati arrestati in Uttar Pradesh per il sequestro di una chiesa cristiana, la sua profanazione e conversione in tempio indù. Secondo quanto riferisce Fides l’Evangelical Fellowship of India , i militanti fanno parte di formazioni estremiste note come “Rashtriya Swayamsevak Sangh”, “Bajrang Dal” e “Vishwa Hindu Parishad”. <br />Come comunicato da Fides, la chiesa appartiene ai cristiani Avventisti del Settimo giorno ed è situata ad a Asroi, vicino a Aligarh, in Uttar Pradesh . Nell’edificio sacro si è tenuto un rito indù di purificazione col fuoco, le croci sono state rimosse e gli altra arredi sacri distrutti, sostituiti da immagini del dio Shiva. La chiesa è stata ora restituita ai cristiani che hanno annunciato la terranno chiusa per qualche tempo. <br />L’EFI ha condannato la patente violazione della libertà religiosa e lanciato un appello al governo federale perchè fermi il disegno degli estremisti indù di polarizzare la società indiana su base religosa, terrorizzando le minoranze. I cristiani in Uttar Pradesh hanno subito di recente un'ondata di violenza con aggressivo fisiche e attacchi alle chiese. “Chiediamo azioni forti ed esemplari che assicurino i criminali alla giustizia e restituiscano sicurezza e fiducia delle minoranze”, nota l’EFI. Secondo l’organizzazione, “questa conversione all'induismo sembra essere parte di una strategia più ampia, di cospirazione religiosa nei confronti delle minoranze”. Sat, 30 Aug 2014 00:00:00 +0200ASIA/INDIA - Chiesa trasformata in tempio indù: protesta dei cristianihttp://fides.org/it/news/55828-ASIA_INDIA_Chiesa_trasformata_in_tempio_indu_protesta_dei_cristianihttp://fides.org/it/news/55828-ASIA_INDIA_Chiesa_trasformata_in_tempio_indu_protesta_dei_cristianiAligarh – Ferme proteste con le autorità civili e avvio di una inchiesta giudiziaria: così hanno reagito i cristiani dello stato indiano di Uttar Pradesh dopo il grave episodio avvenuto nei giorni scorsi nel villaggio di Asroi, nei pressi della città di Aligarh. Qui una chiesa cristiana che apparteneva agli Avventisti del Settimo giorno è stata requisita da gruppi indù e trasformata in un tempio induista. Come riferito a Fides, l’edificio della ex chiesa ora viene presidiato dai militanti radicali indù che raccontano trionfalmente della avvenuta riconversione. Secondo i gruppi, originariamente, prima del 1995, quando la chiesa fu costruita, su quel sito sorgeva infatti un tempio induista. <br />La croce e tutti simboli cristiani sono stati rimossi, sostituiti da grandi immagini di Shiva. I radicali indù hanno tenuto nell’edificio un “rituale di purificazione” per riconsacrarlo agli dei indù. Secondo i gruppi indù locali, molti degli abitanti del villaggio, cristiani, si sono riconvertiti all’induismo. Secondo il Pastore cristiano metodista Jonathan Lal, di una città vicina, la riconversione è un atto del tutto arbitrario e violento. In una nota inviata a Fides, il “Catholic Secular Forum”, organizzazione impegnata nella tutela dei diritti dei cristiani indiani, nel chiedere l’immediato intervento delle autorità civili per garantire il rispetto della libertà religiosa, confuta la presunta esistenza di un tempio indù antecedente e parla di una giustificazione del tutto pretestuosa. Fri, 29 Aug 2014 00:00:00 +0200ASIA/FILIPPINE - I Vescovi filippini: “Daremo il nostro contributo per contrastare l’ISIS”http://fides.org/it/news/55827-ASIA_FILIPPINE_I_Vescovi_filippini_Daremo_il_nostro_contributo_per_contrastare_l_ISIShttp://fides.org/it/news/55827-ASIA_FILIPPINE_I_Vescovi_filippini_Daremo_il_nostro_contributo_per_contrastare_l_ISISManila – La Chiesa cattolica nelle Filippine farà la sua parte per contrastare le azioni brutali dell’ISIS, lo Stato islamico dell’Iraq e del Levante che sta terrorizzando il Nord dell’Iraq: è quanto promette l’Arcivescovo Socrates Villegas, Presidente della Conferenza Episcopale delle Filippine, assicurando il contributo della Chiesa locale in patria e all’estero.<br />Come riferito a Fides, infatti, da un lato la Chiesa filippina si preoccupa di aiutare, grazie a compagne di donazioni e solidarietà, i cristiani e le altre popolazioni sfollate a causa della violenza dei militanti islamici in Iraq. Dall’altro vuole scoraggiare la popolazione filippina di religione islamica dallo sposare le teorie del Califfato e dal nutrire tentazioni di unirsi alla violenza. <br />L’Arcivescovo ha ricordato con sdegno “abusi, decapitazioni e violenze di ogni genere, che mostrano il completo traviamento della religione”. “Massacrare, uccidere, distruggere in nome di Dio è un messaggio terribile inviato al mondo. Si dice in tal modo che la religione è strumento di morte e che la fede può generare tanta malvagità” ha spiegato. <br />La Chiesa filippina esprime preoccupazione anche perché alcuni militanti dei gruppi estremisti islamici filippini come “Abu Sayyaf”, hanno espresso sostegno all’ISIS, mentre altri gruppi islamici ufficiali come il MILF , che ha siglato un recente accordo con il governo di Manila, ne hanno rinnegato tesi e azioni.<br />Secondo alcuni rapporti, guerriglieri filippini sarebbero giunti in Iraq e Siria per combattere a fianco dei terroristi. Le autorità filippine stanno prendendo in considerazione l’ipotesi di creare una speciale banca dati per monitorare i movimenti di cittadini filippini verso il Medio Oriente. Fri, 29 Aug 2014 00:00:00 +0200AFRICA/GUINEA BISSAU - Tradotto in lingua kriol il catechismo per la Cresimahttp://fides.org/it/news/55826-AFRICA_GUINEA_BISSAU_Tradotto_in_lingua_kriol_il_catechismo_per_la_Cresimahttp://fides.org/it/news/55826-AFRICA_GUINEA_BISSAU_Tradotto_in_lingua_kriol_il_catechismo_per_la_CresimaBissau – "Bo risibi Spiritu Santu" è il titolo del nuovo catechismo per la Confermazione appena realizzato in Guinea Bissau in lingua kriol. Nel paese africano oltre il 90% degli abitanti parla lingue etniche, la lingua più diffusa è appunto il kriol, un creolo portoghese. Secondo le informazioni inviate all’Agenzia Fides dalla diocesi di Bissau, il testo originale è il catechismo "Recevez l'Esprit-Saint", pubblicato dalla Segreteria nazionale della Catechesi del Senegal, e la traduzione in kriol è stata realizzata da una équipe composta da un sacerdote, una religiosa e due laici, con la guida del Vescovo di Bafatà, Sua Ecc. Mons. Pedro Zilli. Il catechismo prevede 27 incontri, ed è diviso in tre parti, di cui la prima è già utilizzata nelle parrocchie e nei gruppi di catechismo. Del testo completo è stata ora inviata copia alle diverse comunità missionarie. Dopo eventuali revisioni e suggerimenti, si potrà passare all'edizione definitiva. Nella presentazione del catechismo, Mons. Zilli scrive: "il Signore ci benedica tutti, riversando su ciascuno di noi e sui cresimandi il suo Santo Spirito. Che questo catechismo possa essere fonte di ispirazione per una catechesi più sistematica, che non sia frutto di una improvvisata spontaneità”. Fri, 29 Aug 2014 00:00:00 +0200AFRICA/SUDAFRICA - La tv statale cancella la Messa di Natale di Papa Francesco; “atto ostile nei confronti dei cattolici”http://fides.org/it/news/55825-AFRICA_SUDAFRICA_La_tv_statale_cancella_la_Messa_di_Natale_di_Papa_Francesco_atto_ostile_nei_confronti_dei_cattolicihttp://fides.org/it/news/55825-AFRICA_SUDAFRICA_La_tv_statale_cancella_la_Messa_di_Natale_di_Papa_Francesco_atto_ostile_nei_confronti_dei_cattoliciJohannesburg - La cancellazione della diretta televisiva della Messa di Natale di Papa Francesco da parte della tv pubblica sudafricana “dimostra un’inaccettabile ostilità nei confronti della Chiesa cattolica da parte di un organo dello Stato finanziato con denaro pubblico”. Lo afferma un editoriale di “The Southern Cross”, l’organo di informazione della Southern African Catholic Bishops’ Conference che critica la decisione della SABC di cancellare dalla sua programmazione la trasmissione della Messa di Natale dalla Basilica di San Pietro.<br />“Pur non essendo il problema più urgente che la Chiesa in Sudafrica deve affrontare” chiosa l’editoriale, questa decisione indica un clima “di ostilità nei confronti della nostra Chiesa”. Si ricorda che la cancellazione della Messa del Papa dalla programmazione dell’emittente “contraddice la sua stessa politica di trasmissione, che intende assicurare una giusta ed equa rappresentanza delle comunità religiose sudafricane”.<br />Secondo “The Southern Cross” l’episodio va inserito nel contesto di una “strisciante marginalizzazione” della Chiesa cattolica, la cui voce è esclusa dalla rete televisiva a pagamento DStv, che si è rifiutata di inserire nella sua offerta la tv cattolica EWTN, “con il banale pretesto che la sua gamma di canali evangelici copre adeguatamente le esigenze dei cristiani”. In questo caso, afferma l’editoriale, i cattolici possono esprimere la loro protesta cancellando il loro abbonamento all’emittente, cosa che non è però possibile con la tv pubblica, il cui canone è obbligatorio per tutti i possessori di un televisore. “In cambio, la SABC ha l’obbligo di offrire un servizio a tutti i cittadini del Sudafrica, incluso il 7% della popolazione che appartiene alla fede cattolica” afferma l’editoriale, che conclude minacciando di boicottare i prodotti reclamizzati dalla tv di Stato. Fri, 29 Aug 2014 00:00:00 +0200AFRICA/CONGO RD - Centinaia di ex ostaggi della guerriglia abbandonati privi di assistenza nella forestahttp://fides.org/it/news/55824-AFRICA_CONGO_RD_Centinaia_di_ex_ostaggi_della_guerriglia_abbandonati_privi_di_assistenza_nella_forestahttp://fides.org/it/news/55824-AFRICA_CONGO_RD_Centinaia_di_ex_ostaggi_della_guerriglia_abbandonati_privi_di_assistenza_nella_forestaKinshasa - Da diversi giorni nel territorio di Beni, circa 350 km a nord di Goma , almeno 160 ex ostaggi dell’Alleanza delle Forze Democratiche , un gruppo armato di origine ugandese, vivono in una terribile situazione umanitaria. Lo afferma una nota inviata all’Agenzia Fides dalla Rete “Pace per il Congo”. La società civile di Beni indica che, dal loro ritorno, queste persone non usufruiscono di alcuna assistenza da parte delle autorità o delle organizzazioni umanitarie.<br />L’amministratore del territorio di Beni, Kalonda Amisi, ha detto di non avere alcun mezzo per aiutarli. Molti di questi ex ostaggi sono malati, mostrano segni di grave malnutrizione e soffrono di traumi psicologici per le atrocità subite, ha affermato l’Ong Convenzione per il rispetto dei diritti umani , aggiungendo che le donne e le ragazze sfuggite dalle mani dei ribelli ugandesi sono state utilizzate come schiave sessuali e la maggior parte di loro sono ricoverate all’ospedale di Oicha. “Abbiamo accolto quattro donne che sono arrivate in stato di gravidanza. La maggior parte delle donne e delle bambine sono state violentate. Nella foresta hanno vissuto situazioni terribili. Gli ex ostaggi hanno affermato che alcuni membri delle loro famiglie sono stati uccisi alla loro presenza e che i loro corpi sono stati decapitati e usati come cibo insieme a carne di capra. Sono quindi stati obbligati a mangiare carne umana” ha dichiarato Jean-Paul Paluku Ngongondi, presidene di CRDH. <br />Questi ex ostaggi sono riusciti a fuggire durante la distruzione delle basi dell’ADF da parte delle Forze Armate congolesi, attraverso l’operazione "Sokola" , lanciata in collaborazione con le forze della Missione ONU nella RDC . Ma centinaia di altri rimangono ancora ostaggi . Da parte sua, la MONUSCO si è già mobilitata per cercare queste persone abbandonate dall’ADF nella foresta di Beni, che vagano senza alcuna assistenza. Fri, 29 Aug 2014 00:00:00 +0200AMERICA/MESSICO - Sostegno all’impegno del Vescovo di Tabasco per i migranti: “il compito della Chiesa è sempre più impegnativo, ma non si ferma e non si spaventa”http://fides.org/it/news/55823-AMERICA_MESSICO_Sostegno_all_impegno_del_Vescovo_di_Tabasco_per_i_migranti_il_compito_della_Chiesa_e_sempre_piu_impegnativo_ma_non_si_ferma_e_non_si_spaventahttp://fides.org/it/news/55823-AMERICA_MESSICO_Sostegno_all_impegno_del_Vescovo_di_Tabasco_per_i_migranti_il_compito_della_Chiesa_e_sempre_piu_impegnativo_ma_non_si_ferma_e_non_si_spaventaCittà del Vaticano - La “vicinanza spirituale” ed il “pieno incoraggiamento” all’opera compiuta a favore dei migranti, è stata espressa dal Presidente del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, il Card. Antonio Maria Vegliò, in una lettera invita a Sua Ecc. Mons. Gerardo De Jesús Rojas López, Vescovo di Tabasco, Messico, a cui è stato impedito di celebrare una Messa in suffragio dei migranti uccisi nel 2010.<br />Il Vescovo, accompagnato da un gruppo di religiosi, intendeva celebrare una Messa alla frontiera tra la sua diocesi messicana di Tabasco ed il Vicariato apostolico guatemalteco di El Petén, il 27 agosto, per ricordare il massacro di 72 migranti centro e sudamericani, perpetrato nell’agosto 2010 a San Fernando dal cartello della droga degli Zetas . Gli agenti del Servizio della Dogana e dell’Istituto nazionale della Migrazione del Messico hanno impedito al Vescovo di celebrare la Messa, che comunque ha poi avuto luogo sul territorio di frontiera del Guatemala.<br />“Non possiamo dimenticare che dal 2009 al 2011 più di 20.000 migranti sono stati sequestrati nell’area delle vostre diocesi di frontiera – scrive il Card. Vegliò nella lettera di cui copia è stata inviata all’Agenzia Fides -, senza contare tutti quelli che sono caduti nella rete dei trafficanti e le migliaia di uomini, donne e bambini che hanno perso la vita. Non possiamo nemmeno ignorare che si vanno sempre più intensificando le operazioni per impedire che i migranti salgano sul treno merci conosciuto come ‘La Bestia’, obbligandoli di fatto a scegliere percorsi alternativi e più a rischio per raggiungere gli Stati Uniti d’America”.<br />Il Presidente del Pontificio Consiglio per i migranti e gli itineranti invita a non dimenticare anche “tutti quelli che, in varie parti del mondo, sono costretti, dalla miseria o dalla persecuzione, a varcare i confini della propria patria alla ricerca di una vita umanamente dignitosa” e sottolinea: “l’elenco delle caratteristiche che oggi accompagnano le migrazioni è impressionante: abusi d’autorità e di ogni altro genere, violazione delle persone e dei loro diritti fondamentali, sfruttamento, estorsione, fame, rapina, furto, mutilazione, dolore, morte. Gli esodi che oggi sconvolgono diverse aree del mondo sono aperta denuncia del declino delle istituzioni e, peggio, della perdita del senso autentico di umanità, dove l’iniqua distribuzione delle risorse e l’egoistico accaparramento dei beni sono diventati obiettivi prioritari rispetto alla risposta alle emergenze umanitarie.”<br />“In questo scenario, il compito della Chiesa è sempre più impegnativo, ma non si ferma e non si spaventa” ribadisce il Card. Vegliò, che unendosi alla voce del Santo Padre lancia un accorato appello affinché si intensifichino le iniziative di preghiera per giungere alla pacifica convivenza dei popoli, si promuova il dialogo e il negoziato per fermare violenti e aggressori, si aprano canali umanitari per il soccorso ai rifugiati, si adottino opportune normative, locali e sovranazionali, per regolare i flussi migratori “nel rispetto e nella promozione della dignità umana dei singoli e dei membri delle loro famiglie”. Fri, 29 Aug 2014 00:00:00 +0200ASIA/LIBANO - “I cristiani e le altre minoranze in pericolo: fermate i violenti” ; appello dei Patriarchi delle Chiese Orientalihttp://fides.org/it/news/55822-ASIA_LIBANO_I_cristiani_e_le_altre_minoranze_in_pericolo_fermate_i_violenti_appello_dei_Patriarchi_delle_Chiese_Orientalihttp://fides.org/it/news/55822-ASIA_LIBANO_I_cristiani_e_le_altre_minoranze_in_pericolo_fermate_i_violenti_appello_dei_Patriarchi_delle_Chiese_OrientaliBeirut - In una dichiarazione pubblicata al termine della loro riunione che si è tenuta a Bkerké , i Patriarchi e i Capi delle Chiese orientali denunciano “i crimini contro l’umanità” commessi dallo Stato islamico in Iraq “contro i cristiani, gli yazidi e le altre minoranze”.<br />I Patriarchi sottolineano che la presenza cristiana è minacciata in diversi Paesi, in particolare in Egitto, Siria e Iraq. “I cristiani di questi Paesi sono vittime di aggressioni e di crimini odiosi, che li spingono ad emigrare a forza dai loro Paesi, dove sono cittadini originari da più di mille anni. Le società islamiche e arabe sono così private di una ricchezza umana, culturale, scientifica, economica e nazionale importante” afferma il documento pervenuto all’Agenzia Fides.<br />I Patriarchi ricordano la “grande catastrofe che si è abbattuta adesso sui cristiani dell’Iraq, su quelli di Mosul e dei 13 villaggi della piana di Ninive, così come sugli yazidi e sulle altre minoranze”. Dopo aver spinto all’esodo 120.000 persone, il Daech ha violato chiese, moschee e santuari, e ha demolito le abitazioni abbandonate da coloro che sono stati costretti a rifugiarsi nelle aree curde di Erbil e di Dohouk . Nel ringraziare coloro che offrono assistenza umanitaria agli sfollati, i Patriarchi chiedono un intervento deciso per fermare le “azioni criminali” del Daech. Si chiede in particolare alle istituzioni islamiche di pronunciarsi contro il Daech e gruppi simili, che con le loro azioni “danneggiano considerevolmente l’immagine dell’Islam nel mondo”.<br />Al termine della riunione i Patriarchi e i Capi delle Chiese orientali hanno incontrato Sua Ecc. Mons. Gabriele Caccia, Nunzio Apostolico a Beirut, e gli Ambasciatori di Stati Uniti, Russia e Gran Bretagna, oltre al rappresentante personale del Segretario Generale dell’ONU in Libano, e ai primi Consiglieri dell’ambasciata di Francia e di Cina. Thu, 28 Aug 2014 00:00:00 +0200ASIA/PAKISTAN - Crisi politica e sociale: per i cristiani “l’unica via è il dialogo”http://fides.org/it/news/55821-ASIA_PAKISTAN_Crisi_politica_e_sociale_per_i_cristiani_l_unica_via_e_il_dialogohttp://fides.org/it/news/55821-ASIA_PAKISTAN_Crisi_politica_e_sociale_per_i_cristiani_l_unica_via_e_il_dialogoIslamabad – “L’unica via per affrontare e risolvere l’attuale crisi politica e sociale è il dialogo, nel rispetto dello stato di diritto e della Costituzione, fuori da misure populiste”: lo afferma all’Agenzia Fides p. Yousaf Emmanuel, Direttore nazionale della Commissione “Giustizia e Pace” dei Vescovi pakistani, commentando il delicato momento politico che vive la nazione. <br />La capitale Islamabad infatti è bloccata da oltre 20mila manifestanti di due partiti politici di opposizione. il Pakistan Tehrik-i-Insaaf , guidato dall’ ex-campione di cricket Imran Khan, e il Pakistan Awami Tehreek , con a capo il predicatore islamico Tahir ul-Qadri. I due chiedono le dimissioni del Premier Nawaz Sharif, che respinge l’ipotesi, e lo scioglimento del Parlamento. Nawaz Sharif, inoltre, è accusato formalmente da un tribunale di omicidio, dopo il raid della polizia che ha ucciso 14 persone e fatto 100 feriti tra i membri del movimento di Qadri, il 17 giugno scorso a Lahore.<br />P. Emmanuel spiega a Fides: “Alcuni leader politici hanno proposto una soluzione, finora senza successo. Bisogna sostenere la via del dialogo, fuori dal populismo e abbandonando posizioni radicali. Le dimissioni del Primo Ministro, secondo la nostra Carta costituzionale, possono avvenire solo con la sfiducia del Parlamento, non certo per l’invocazione della piazza”. Per ora la protesta è pacifica ma, nota il Direttore della Commissione, “proclami come quello del ‘giorno della rivoluzione’, annunciato da Qadri, sono pericolosi. Potrebbero generare violenza e conseguenze gravi, fino al golpe militare. Il Pakistan ha imboccato da pochi anni la strada della democrazia, che è ancora fragile. Bisogna tutelarla. L’esercito ha preso il potere già quattro volte nella nostra storia nazionale, non vorremmo avvenisse la quinta volta”. <br />Il sacerdote di Lahore conclude: “E’ vero che alcune istanze della protesta sono giuste, come la lotta alla povertà e alla corruzione o l’urgenza di fornire energia elettrica a tutta la popolazione. Fanno parte delle legittime esigenze di giustizia che tocca al governo affrontare. Ma la giustizia non si può mai disconnettere dalla pace: la via da percorrere è sempre la rivendicazione pacifica, nel rispetto dei diritti di tutti e della democrazia”. Thu, 28 Aug 2014 00:00:00 +0200AFRICA/CAMERUN - Dietro le azioni di Boko Haram in Camerun si nasconde una guerriglia locale?http://fides.org/it/news/55820-AFRICA_CAMERUN_Dietro_le_azioni_di_Boko_Haram_in_Camerun_si_nasconde_una_guerriglia_localehttp://fides.org/it/news/55820-AFRICA_CAMERUN_Dietro_le_azioni_di_Boko_Haram_in_Camerun_si_nasconde_una_guerriglia_localeYaoundé - L’esercito del Camerun ha affermato di aver respinto un attacco della setta islamista Boko Haram lungo il confine con la Nigeria, nella regione di Fotokol . Nel corso dei combattimenti almeno 27 appartenenti a Boko Haram sono stati uccisi.<br />Le autorità di Yaoundé hanno inoltre dichiarato di aver prestato assistenza per il rimpatrio di un migliaio di soldati nigeriani che si erano ritirati in territorio camerunese di fronte all’offensiva di Boko Haram sul versante nigeriano della frontiera.<br />Nel frattempo sulla stampa camerunese, consultata dall’Agenzia Fides, si fa strada l’ipotesi che nell’estremo nord del Camerun, area che confina con la Nigeria, si sia creata una guerriglia locale che usa come schermo il gruppo nigeriano per mascherare le proprie azioni. Tra queste vi sarebbero i rapimenti di diversi cittadini stranieri avvenuti negli ultimi 18 mesi, compresi quelli di p. Georges Vandenbeusch, sacerdote Fidei Donum francese rapito nell’ottobre 2013 e rilasciato il 31 dicembre, e quelli dei due sacerdoti Fidei Donum italiani e di una suora canadese, rilasciati il 31 maggio. I rapimenti e gli assalti attribuiti a Boko Haram in Camerun non sono stati però rivendicati dalla setta islamista.<br />Il rinvenimento, sul luogo del rapimento di p. Vandenbeusch, di munizioni di fabbricazione israeliana , sembra essere un indizio di possibili complicità con i rapitori all’interno dei militari regolari. Secondo questa ipotesi, alcuni uomini politici ostili all’attuale dirigenza di Yaoundé, avrebbero reclutato diversi giovani della zona in vista di creare un gruppo di guerriglia, in parte finanziato con i rapimenti di cittadini stranieri. Boko Haram si sarebbe quindi incaricato solo di custodire gli ostaggi in territorio nigeriano per conto dei suoi complici camerunesi. Thu, 28 Aug 2014 00:00:00 +0200ASIA/INDIA - Proibizione di alcolici in Kerala: riguarderà anche il vino per la Messa?http://fides.org/it/news/55819-ASIA_INDIA_Proibizione_di_alcolici_in_Kerala_riguardera_anche_il_vino_per_la_Messahttp://fides.org/it/news/55819-ASIA_INDIA_Proibizione_di_alcolici_in_Kerala_riguardera_anche_il_vino_per_la_MessaKochi – L’utilizzo del vino nella messa cattolica è divenuto parte del dibattito politico pubblico in Kerala: Oommen Chandy, Primo ministro dello stato dell’India meridionale – dove la presenza cristiana sfiora il 20% della popolazione – ha infatti annunciato la decisione dell’esecutivo locale di proibire la vendita e il consumo di alcolici nello stato, tramite un percorso in diverse fasi che, nell’arco di alcuni anni, diverrà divieto totale. <br />Come riferito a Fides, alcuni gruppi indù hanno paventato l’imposizione del divieto anche alle celebrazioni cristiane. V.M. Sudheeran, leader del partito del Congresso in Kerlala, nota che "la richiesta di vietare il vino nelle chiese non è corretta, ricordando che l’uso del vino è parte di un rituale e di una tradizione in voga da secoli". “Sarebbe una grave interferenza nel culto”, afferma.<br />Il divieto punta a limitare l’uso e l’abuso di alcol nello stato, riducendone progressivamente la concessione delle licenze di vendita e somministrazione. Ad esempio dal 1° aprile 2015, solo gli hotel a cinque stelle potranno somministrate alcolici. Con 8,3 litri pro capite all’anno, il Kerala registra il più alto consumo di alcolici in India, mentre il consumo medio pro capite nella nazione è di 4 litri l'anno.<br />Al fine di tutelare la salute pubblica e limitare la piaga dell’alcolismo, la Chiesa cattolica e le organizzazioni musulmane presenti nello stato hanno detto di appoggiare il percorso tracciato del governo con provvedimenti verso il proibizionismo. Thu, 28 Aug 2014 00:00:00 +0200ASIA/PAKISTAN - Donne di diverse religioni: fermare le uccisioni di cristiani e musulmani in Iraqhttp://fides.org/it/news/55818-ASIA_PAKISTAN_Donne_di_diverse_religioni_fermare_le_uccisioni_di_cristiani_e_musulmani_in_Iraqhttp://fides.org/it/news/55818-ASIA_PAKISTAN_Donne_di_diverse_religioni_fermare_le_uccisioni_di_cristiani_e_musulmani_in_IraqLahore – Una solenne preghiera e un forte appello a fermare le uccisioni di musulmani e cristiani innocenti in corso in Iraq: è quanto chiede il Consiglio per il Dialogo interreligioso Pakistan, forum avviato dal frate cappuccino p. Francis Nadeem a Lahore. Come riferito a Fides da P. Nadeem, il Consiglio ha organizzato nei giorni scorsi un incontro di preghiera interconfessionale e interreligioso convocando, in special modo le donne. Donne cristiane e musulmane hanno pregato, fianco a fianco, per le vittime cristiani e musulmane in Iraq e a Gaza, elevando un grido di pace per il Medio Oriente. <br />Come riferisce p. Nadeem, che ha guidato l’incontro, donne rappresentanti di fedi diverse, appartenenti a diversi percorsi di vita e classi sociali, donne di organizzazioni della soceitò civile hanno partecipato in gran numero alla riunione.<br />Dall’assemblea si è levato un accorato appello alle Nazioni Unite, ai leder politici dei diversi sostai, alla comunità internazionale: urge prendere misure immediate per fermare le uccisioni di cristiani e musulmani innocenti in Iraq e a Gaza, tra i quali bambini, donne, giovani e anziani. <br />La preghiera ha poi abbracciato tutte quelle situazioni, in altre parti del mondo, in cui si versa il sangue di vittime innocenti, nella certezza che la vita dell’uomo è il dono più prezioso, da tutelare con ogni mezzo. Wed, 27 Aug 2014 00:00:00 +0200AFRICA/SENEGAL - Casamance: i giovani cattolici lanciano un appello per accelerare il processo di pacehttp://fides.org/it/news/55817-AFRICA_SENEGAL_Casamance_i_giovani_cattolici_lanciano_un_appello_per_accelerare_il_processo_di_pacehttp://fides.org/it/news/55817-AFRICA_SENEGAL_Casamance_i_giovani_cattolici_lanciano_un_appello_per_accelerare_il_processo_di_paceDakar - Un rinnovato appello per la pace nella regione secessionista senegalese della Casamance è stato lanciato dagli appartenenti della giovane corale Julien Jouga.<br />Secondo una nota inviata all’Agenzia Fides i giovani hanno chiesto allo Stato senegalese, al Movimento delle Forze Democratiche della Casamance e alla società civile perché accelerare il processo di pace.<br />Si chiede al governo di rispettare gli impegni presi nei confronti della popolazione locale, in particolare per quel che riguarda le politiche di sviluppo della regione, lo sminamento del territorio, il ritorno dei rifugiati e degli sfollati e l’assistenza alle vittime delle mine.<br />Si invita l’MFDC a tracciare un percorso per risolvere le divisioni interne e quindi presentare una posizione comune in vista di un dialogo costruttivo con il governo.<br />Alla società civile, i giovani chiedono infine di lanciare “un’offensiva di pace” nazionale per accompagnare la trattativa per mettere fine al conflitto nella Casamance. Wed, 27 Aug 2014 00:00:00 +0200AFRICA/CAMERUN - Boko Haram minaccia il nord del Camerunhttp://fides.org/it/news/55816-AFRICA_CAMERUN_Boko_Haram_minaccia_il_nord_del_Camerunhttp://fides.org/it/news/55816-AFRICA_CAMERUN_Boko_Haram_minaccia_il_nord_del_CamerunYaoundé - La setta islamista nigeriana Boko Haram estende le sue attività al Camerun, ingaggiando scontri con i militari di Yaoundé nei pressi della città di frontiera di Ashigashiya. <br />Secondo fonti di stampa gli i miliziani avrebbero già conquistato la parte nigeriana della città e si appresterebbe a conquistare l’area che si trova in territorio camerunese . Una fonte locale ha raccontato all’Agence France Press che durante un’incursione notturna nell’area camerunese i miliziani di Boko Haram avrebbe sgozzato tre persone sul sagrato della locale chiesa cattolica.<br />A 250 chilometri da Ashigashiya i guerriglieri di Boko Haram che hanno conquistato la città nigeriana di Gamboru Ngala, hanno cercato di far saltare il ponte che unisce la Nigeria al Camerun, dopo che l’esercito di Yaoundé ha respinto un attacco contro la città di frontiera di Fotokol, dove si sono ripiegati i soldati nigeriani che difendevano l’area.<br />Il 27 luglio il vice Premier del Camerun era scampato ad un tentativo di rapimento da parte di Boko Haram a Kolofata , nel corso del quale la moglie dell’uomo politico era stata sequestrata. La donna è ancora nella mani della setta islamista. Secondo fonti locale infine da alcuni giorni non si hanno notizie del principale negoziatore nelle trattative per la liberazione degli ostaggi stranieri rapiti da Boko Haram nel territorio del Camerun. Tra questi vi sono due sacerdoti Fidei Donum ed una suora canadese rilasciati il 31 maggio. Il deputato Abba Malla, è scomparso dopo aver effettuato una telefonata ad un suo collaboratore nella quale affermava di essersi recato nello Stato nigeriano di Borno per trattare la liberazione di alcuni lavoratori cinesi rapiti a metà maggio nel nord del Camerun. Wed, 27 Aug 2014 00:00:00 +0200ASIA/IRAQ - I Vescovi australiani: condanna del terrorismo, solidarietà e preghiera per i perseguitatihttp://fides.org/it/news/55815-ASIA_IRAQ_I_Vescovi_australiani_condanna_del_terrorismo_solidarieta_e_preghiera_per_i_perseguitatihttp://fides.org/it/news/55815-ASIA_IRAQ_I_Vescovi_australiani_condanna_del_terrorismo_solidarieta_e_preghiera_per_i_perseguitatiSydney – Profonda preoccupazione per la crisi umanitaria che continua a peggiorare nel nord dell'Iraq, aperta condanna dell'uso del terrorismo in nome della religione: è quanto esprimono, in un comunicato inviato all’Agenzia Fides, i Vescovi australiani, intervenendo sulla crisi in Medio Oriente.<br />“Decine di migliaia di cristiani sono stati costretti a fuggire da Mosul, Qaraqosh e da altre zone del nord dell'Iraq, mentre i militati dello Stato islamico intimano loro di convertirsi all'Islam, pena la morte”, ricorda il testo, notando le gravi condizioni di yazidi, musulmani sciit, le minoranze etniche e religiose in Iraq. Constatando la brutalità dell’IS il testo nota che “il governo iracheno si è dimostrata incapace di difendere i propri cittadini da questi attacchi”. <br />“Di fronte a tale orrore – proseguono i Vescovi – i nostri cuori vanno a coloro che sono perseguitati e che stanno soffrendo a causa delle loro convinzioni. Noi siamo accanto ai nostri fratelli cristiani del Medio Oriente e invitiamo la comunità internazionale a garantire la sicurezza delle popolazioni del nord dell'Iraq, fermando la pulizia religiosa”. <br />I Vescovi ringraziano il governo australiano per la decisione di offrire aiuti umanitari in Iraq e affermano che “l’Australia ha un ruolo importante da svolgere come membro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per garantire il futuro del popolo iracheno”.<br />In solidarietà con il popolo iracheno, conclude l’appello dei Vescovi, “chiediamo ai fedeli cattolici di tutta l'Australia di rivolgere a Dio una speciale preghiera per il popolo iracheno in questo fine settimana, ringraziando per la grande fede che dimostra e chiedendo a Dio di proteggere e vegliare su tutti gli sfollati e su quanti soffrono”. Wed, 27 Aug 2014 00:00:00 +0200AFRICA/NIGERIA - “Il governo dice che Boko Haram non controlla Gwoza? Ci mostri i video” chiede Mons. Kaigamahttp://fides.org/it/news/55814-AFRICA_NIGERIA_Il_governo_dice_che_Boko_Haram_non_controlla_Gwoza_Ci_mostri_i_video_chiede_Mons_Kaigamahttp://fides.org/it/news/55814-AFRICA_NIGERIA_Il_governo_dice_che_Boko_Haram_non_controlla_Gwoza_Ci_mostri_i_video_chiede_Mons_KaigamaAbuja - “Vorremo vedere le prove visive che ci confermino quello che le autorità dicono a voce, ovvero che le aree sulle quali Boko Haram ha proclamato il Califfato sono tornate sotto il controllo del governo” dice all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Ignatius Ayau Kaigama, Arcivescovo di Jos e Presidente della Conferenza Episcopale Nigeriana, dopo che il leader della setta islamista Boko Haram, Abubakar Muhammad Shekau, ha dichiarato di aver inglobato nel “califfato islamico” Gwoza, città nel nord-est della Nigeria, che sarebbe caduta sotto il controllo della milizia islamista .<br />“Finora abbiamo avuto solo comunicati di smentita da parte del governo- dice Mons. Kaigama- Vorremmo vedere i video che ci mostrino che l’esercito pattuglia Gwoza, che gli esercizi commerciali sono aperti e che la popolazione svolge liberamente le proprie attività. Insomma il governo ci deve convincere che Boko Haram non è in controllo dell’area”.<br />Mons. Kaigama lamenta inoltre “la sindrome da smentita che, finché non verrà supportata da fatti concreti, fa sì che viviamo nell’incertezza”. “È ora di finirla con le mezze verità: se i soldati sono costretti a fuggire di fronte a Boko Haram perché non sono dotati dei necessari equipaggiamenti lo si dica chiaramente e si trovino le soluzioni al problema” conclude l’Arcivescovo.<br />Secondo fonti di stampa locale circa 500 soldati nigeriani, insieme a migliaia di civili, sono fuggiti di fronte ad una nuova offensiva di Boko Haram dalla città di Gamboru Ngala a Fotokol, una città in territorio del Camerun alla frontiera con la Nigeria. Tue, 26 Aug 2014 00:00:00 +0200