Fides News - Italianhttp://fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.ASIA/VIETNAM - Nomina dell’Ausiliare di Thanh-Pho Ho Chi Minhhttp://fides.org/it/news/60325-ASIA_VIETNAM_Nomina_dell_Ausiliare_di_Thanh_Pho_Ho_Chi_Minhhttp://fides.org/it/news/60325-ASIA_VIETNAM_Nomina_dell_Ausiliare_di_Thanh_Pho_Ho_Chi_MinhCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data 25 giugno 2016, ha nominato Vescovo Ausiliare dell’arcidiocesi di Thanh-Pho Ho Chi Minh il Rev.do Joseph Do Manh Hung, finora Cancelliere e Segretario dell’Arcivescovo della medesima sede, assegnandogli la sede titolare di Liberalia.<br />Il Rev.do Joseph Do Manh Hung è nato il 15 settembre 1957, nella città di Saigon . Dal 1968 al 1976 ha studiato nel Seminario Minore di S. Giuseppe, nell’arcidiocesi di Saigon e, dal 1976 al 1982 ha svolto la formazione ecclesiastica presso il Seminario maggiore di S. Giuseppe, arcidiocesi di Ho Chi Minh City. Dal 1993 al 1998, ha compiuto gli studi accademici di Teologia a Parigi, in Francia, presso l’Institut Catholique, ottenendo il dottorato.<br />Dopo la sua ordinazione presbiterale avvenuta il 30 agosto 1990, ha ricoperto i seguenti incarichi: Vicario parrocchiale e docente nel Seminario maggiore ; Direttore Spirituale e docente nel Seminario maggiore ; Vice-Rettore del Seminario maggiore ; dal 2001: Responsabile dell’Associazione sacerdotale del Prado; dal 2005: Segretario della Commissione episcopale per il Clero e i Seminaristi; dal 2014: Cancelliere dell’arcidiocesi e Segretario dell’Arcivescovo. <br />Sat, 25 Jun 2016 12:30:50 +0200ASIA/INDIA - Dimissioni del Vescovo di Guntur e nomina del successorehttp://fides.org/it/news/60324-ASIA_INDIA_Dimissioni_del_Vescovo_di_Guntur_e_nomina_del_successorehttp://fides.org/it/news/60324-ASIA_INDIA_Dimissioni_del_Vescovo_di_Guntur_e_nomina_del_successoreCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data 25 giugno 2016, ha accolto la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Guntur presentata da S.E. Mons. Gali Bali, in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico. Il Santo Padre ha nominato Vescovo della diocesi di Guntur il Rev.do Bhagyaiah Chinnabathini, finora Parroco dell’Infant Jesus Shrine di Miryalaguda, Nalgonda.<br />Il nuovo Vescovo è nato il 19 settembre 1956, a Motakondur-Yadagirigutta Mandal, nella diocesi di Nalgonda. Ha frequentato il Seminario minore di Warangal e ha compiuto gli studi di Filosofia e di Teologia al St. John’s Regional Seminary di Hyderabad. Ha ottenuto un Baccellierato in Lettere presso la Osmania University, Hyderabad; un Bacellierato in Educazione presso St. Alphonsus College of Education, Hyderabad; un Master in Lettere presso la Osmania University, Hyderabad; un Master in Educazione presso la Annamalai University, Chennai. È stato ordinato sacerdote il 3 maggio 1983.<br />Dopo l’ordinazione sacerdotale ha ricoperto i seguenti incarichi: Assistente parrocchiale di St. Mary’s Church, Lingampally ; Parroco di Annunciation Church, Silveru, e Christ the King Church, Jedcherla ; Parroco di Sacred Heart Church, Bhirmaram ; Parroco di Holy Rosary Church, Kethepally ; Cappellano in Herford, Germania ; Direttore del Kolping Centre e Responsabile Diocesano del Diocesan Youth Centre di Nalgonda ; Parroco di St. Joseph’s Church, Kodad ; Assistente parrocchiale in Inghilterra ; Vicario parrocchiale in Germania ; Parroco di St. Mary’s Church, Hannover, Germania ; dal 2011: Parroco dell’Infant Jesus Shrine di <br />Miryalaguda, diocesi di Nalgonda. <br />Sat, 25 Jun 2016 12:29:15 +0200AFRICA/BENIN - Dimissioni dell’Arcivescovo di Cotonou e nomina del successorehttp://fides.org/it/news/60323-AFRICA_BENIN_Dimissioni_dell_Arcivescovo_di_Cotonou_e_nomina_del_successorehttp://fides.org/it/news/60323-AFRICA_BENIN_Dimissioni_dell_Arcivescovo_di_Cotonou_e_nomina_del_successoreCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data 25 giugno 2016, ha accolto la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Cotonou , presentata da S.E. Mons. Antoine Ganyé, in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico. Il Santo Padre ha nominato Arcivescovo di Cotonou il P. Roger Houngbédji, O.P., Docente presso l’Università Cattolica dell’Africa dell’Ovest e all’Istituto domenicano S. Tommaso d’Aquino a Yamoussoukro .<br />Il P. Roger Houngbédji, O.P., originario di Porto-Novo, è nato il 14 maggio 1963. È entrato nell’Ordine dei PP. Domenicani nel 1984. Ha emesso la Professione perpetua nel 1989 ed è stato inviato a Lione per il primo ciclo di studi teologici. Ha proseguito il secondo ciclo con indirizzo biblico all’ICAO , ottenendo la Licenza. Ha poi conseguito la Laurea in Teologia biblica all’Università di Friburgo . È stato ordinato sacerdote l’8 agosto 1992.<br />Dopo l’ordinazione sacerdotale, ha ricoperto i seguenti incarichi: Maestro degli Studenti a Abidjan, Costa d’Avorio ; Maestro degli Studenti a Yaoundé, Camerun ; Responsabile degli Studi e Socio del Priore regionale ; Socio del Maestro Generale per l’Africa ; Priore Regionale del Vicariato Regionale dell’Africa dell’Ovest ; Vice-Provinciale della nuova Vice-Provincia dell’Africa dell’Ovest per due mandati . È docente presso l’Università Cattolica dell’Africa dell’Ovest ad Abidjan, e all’Istituto domenicano S. Tommaso d’Aquino a Yamoussoukro . Inoltre, è stato rieletto per un secondo mandato nell’ufficio di Presidente della Conferenza dei Superiori Maggiori della Costa d’Avorio. <br />Sat, 25 Jun 2016 12:28:11 +0200AFRICA/KENYA - I Vescovi lodano l’accordo tra maggioranza e opposizione per riformare la commissione elettoralehttp://fides.org/it/news/60322-AFRICA_KENYA_I_Vescovi_lodano_l_accordo_tra_maggioranza_e_opposizione_per_riformare_la_commissione_elettoralehttp://fides.org/it/news/60322-AFRICA_KENYA_I_Vescovi_lodano_l_accordo_tra_maggioranza_e_opposizione_per_riformare_la_commissione_elettoraleNairobi - “È un provvedimento che dimostra maturità politica e rispetto della Costituzione, delle istituzioni e della legge” affermano i Vescovi del Kenya in una dichiarazione firmata dal Segretario Generale della Kenya Conference of Catholic Bishops , p. Daniel Kimutai Rono, che saluta la decisione del governo e della coalizione dei partiti d’opposizione, Coalition for Reforms and Democracy , di lavorare insieme in Parlamento per riformare la commissione elettorale e garantire lo svolgimento pacifico delle elezioni presidenziali e politiche nel 2017.<br />Il 22 giugno la maggioranza presidenziale e la CORD hanno varato una mozione per la formazione di un Comitato parlamentare congiunto, formato da 14 membri, per risolvere le dispute sulla Independent Electoral and Boundaries Commission , la Commissione elettorale indipendente, di recente al centro di polemiche da parte della CORD che accusa alcuni suoi membri di essere favorevoli al partito del Presidente Uhuru Kenyatta e di corruzione.<br />Il Comitato dovrà presentare entro 30 giorni una proposta di revisione della IEBC che dovrà essere discussa da Camera e Senato.<br />I Vescovi assicurano la loro preghiera “perché la voce della ragione prevalga, mentre il Comitato inizia i suoi lavori. Allo stesso tempo, invitiamo la cittadinanza e tutte le persone di buona volontà ad appoggiare gli sforzi dei membri del Comitato” conclude il comunicato dei Vescovi. <br />Sat, 25 Jun 2016 12:16:40 +0200AFRICA/CONGO RD - Unione Europea e USA accentuano le pressioni su Kabila perché lasci il potere a fine annohttp://fides.org/it/news/60321-AFRICA_CONGO_RD_Unione_Europea_e_USA_accentuano_le_pressioni_su_Kabila_perche_lasci_il_potere_a_fine_annohttp://fides.org/it/news/60321-AFRICA_CONGO_RD_Unione_Europea_e_USA_accentuano_le_pressioni_su_Kabila_perche_lasci_il_potere_a_fine_annoKinshasa - Si accentuano le pressioni da parte di Stati Uniti e Unione Europea perché si tengano entro la fine dell’anno le elezioni presidenziali e politiche nella Repubblica Democratica del Congo. Un comunicato pubblicato il 23 giugno, pervenuto a Fides, riferisce che nel corso della 31esima sessione dell’Assemblea parlamentare paritaria Unione Europea- ACP tenutasi il 13-15 giugno, i deputati europei e i loro omologhi del Paesi Africa, Caraibi e Pacifico hanno approvato all’unanimità una risoluzione che condanna tutti gli atti di violenza politica e chiede “lo svolgimento regolare e nei tempi opportuni delle elezioni, che sono cruciali per la stabilità e lo sviluppo a lungo termine del Paese e dell’intera regione”. <br />I deputati hanno sottolineato che il Presidente Joseph Kabila, al potere dal 2001, è tenuto a dimettersi il 20 dicembre 2016, visto che il mandato del Presidente della RDC è limitato a due mandati secondo la Costituzione. “Non avendo ancora dichiarato che si dimetterà, il Presidente Kabila contribuisce ad acuire le tensioni politiche nel Paese” afferma il comunicato.<br />L’amministrazione statunitense ha annunciato il 23 giugno di aver imposto sanzioni finanziarie nei confronti del capo della polizia di Kinshasa per le sue responsabilità nelle violenze e nelle scomparse di persone verificatesi nella capitale della RDC. <br />Il generale Célestin Kanyama è accusato “di essere responsabile o complice di atti violenti e di rapimenti che hanno preso di mira civili, donne e bambini” afferma John Smith, responsabile dell’ufficio del Dipartimento del Tesoro statunitense, incaricato di sovrintendere alle sanzioni finanziarie nei confronti di persone straniere decretate dal governo di Washington.<br />Il generale Kanyama dirigeva la polizia di Kinshasa quando, nel gennaio 2015, almeno 40 persone sono state uccise in scontri con le forze dell’ordine durante manifestazioni indette dall’opposizione.<br />Un portavoce del governo congolese ha definito le sanzioni americane “un attentato alla nostra sovranità e un tentativo di sostituirsi ad essa”. <br />Anche nell’Unione Europea si discute l’adozione di sanzioni nei confronti di personalità vicine al Presidente Kabila per costringerlo a lasciare il potere. I più favorevoli sono Gran Bretagna e Belgio, mentre Francia e Italia preferiscono imporre sanzioni solo per punire i responsabili di repressioni violente delle manifestazioni, o solo quando finirà il mandato di Kabila se questi non si dimetterà. La posizione di Londra dopo l’esito del referendum del 23 giugno che sancisce la prossima uscita della Gran Bretagna dall’UE appare però indebolita. <br />Sat, 25 Jun 2016 11:40:34 +0200AMERICA/COLOMBIA - L’università: luogo privilegiato per la costruzione della pacehttp://fides.org/it/news/60320-AMERICA_COLOMBIA_L_universita_luogo_privilegiato_per_la_costruzione_della_pacehttp://fides.org/it/news/60320-AMERICA_COLOMBIA_L_universita_luogo_privilegiato_per_la_costruzione_della_paceBogotà – La pace richiede che le persone siano formate ed informate, perché non si aspettino frutti che non potranno mai arrivare e il processo venga messo a rischio. L’università ha quindi un posto prioritario nella costruzione della pace, e le università cattoliche in Colombia rappresentano una forza importante non solo per la Chiesa, ma per l’intera società. Lo ha ribadito il Segretario generale della Federazione Internazionale delle Università Cattoliche, padre Guy-Réal Thivierge, durante un incontro con i Rettori delle università cattoliche della Colombia, che si è tenuto nella sede della Conferenza Episcopale Colombiana il 23 giugno.<br />Secondo le informazioni diffuse dalla CEC, giunte a Fides, durante l'incontro p. Thivierge e la prof. Rosa Aparicio, hanno presentato uno studio sulla cultura giovanile nelle università cattoliche, realizzato in 60 università di 35 Paesi di quattro continenti. Per quanto riguarda la cultura giovanile e la costruzione della pace, p. Thivierge ha sottolineato che questo obiettivo sarà raggiunto con una formazione di qualità, che permetta ai giovani di "andare oltre le loro esigenze e di impegnarsi in diverse realtà delle loro società" .<br />La prof. Rosa Aparicio ha rilevato che uno dei risultati della ricerca mostra che i giovani hanno poca propensione ad assumere un atteggiamento di trasformazione della società, in quanto le loro priorità sono più personali che sociali. Un problema senza dubbio da prendere in considerazione per la costruzione della pace. <br />Sat, 25 Jun 2016 11:21:05 +0200AMERICA/ARGENTINA - Droga e narcotraffico: urgenza pastorale, uno dei problemi più gravi del nostro tempohttp://fides.org/it/news/60319-AMERICA_ARGENTINA_Droga_e_narcotraffico_urgenza_pastorale_uno_dei_problemi_piu_gravi_del_nostro_tempohttp://fides.org/it/news/60319-AMERICA_ARGENTINA_Droga_e_narcotraffico_urgenza_pastorale_uno_dei_problemi_piu_gravi_del_nostro_tempoSantiago del Estero – “Il fenomeno della droga è una urgenza pastorale perchè colpisce tutti coloro che fanno parte di questa grande famiglia umana . I genitori, ma anche sacerdoti, religiosi, laici, sono i testimoni e i primi protagonisti che cercano di capire, di intervenire e di proporre strutture comunitarie al fine di promuovere la dignità della persona umana”.<br />E’ un brano del messaggio che Sua Ecc. Mons. Vicente Bokalic CM, Vescovo di Santiago del Estero, e Sua Ecc. Mons. Melitón Chávez, Vescovo di Añatuya, hanno pubblicato in occasione della Giornata mondiale di lotta alla droga e al narcotraffico, indetta dalle Nazioni Unite, che si celebra il 26 giugno. <br />Il messaggio, pervenuto all’Agenzia Fides, rileva che “la droga è il frutto e, allo stesso tempo, la causa di un grande declino etico e di una crescente corruzione della vita sociale, che corrode il tessuto stesso della moralità, delle relazioni interpersonali e della convivenza civile”. Tale fenomeno “richiede una risposta forte e decisa per fermare il degrado che ne deriva” sottolinea il testo, ricordando che “non è assurdo dire che in qualsiasi momento può bussare alla porta delle nostre case e colpire qualsiasi membro della nostra famiglia”. <br />Il consumo di droga comunque non si riduce solo a “un comportamento individuale”, ma si sono sviluppate “nella totale impunità, una economia clandestina e una criminalità che hanno come scopo di produrre e commercializzare la droga su larga scala”. Ad essere potenziali destinatari sono i giovani, che “spesso la nostra società idolatra e allo stesso tempo disprezza” in quanto non li aiuta a crescere, a trovare il loro posto, a scoprire il senso della vita e ad avere speranza per il futuro.<br />I Vescovi proseguono: “i nostri figli, fratelli e amici, ci chiedono gridando ‘per favore… fate qualcosa!!!’ Il più delle volte sono urla silenziose… Il problema della droga è uno dei problemi più gravi del nostro tempo”.<br />Infine Mons. Vicente Bokalic e Mons. Melitón Chávez ricordano che “la Chiesa, come una madre amorevole, ha cura della vita dei suoi figli. Queste persone distrutte devono essere considerate non un problema, ma come persone; non un caso da analizzare, ma un uomo da amare; non un individuo che deve essere indottrinato e condizionato, ma da aiutare a scoprire le proprie ricchezze”. Lanciano quindi un appello: “Abbiamo bisogno di incontrarci per realizzare questo impegno. Lavoriamo tutti: Chiesa, Stato, organizzazioni sociali, adulti e giovani, scuole ... famiglie !!! Recuperiamo insieme il significato autentico della nostra vita”. <br />Sat, 25 Jun 2016 09:22:22 +0200VATICANO - Dichiarazione del Direttore della sala stampa della Santa Sedehttp://fides.org/it/news/60318-VATICANO_Dichiarazione_del_Direttore_della_sala_stampa_della_Santa_Sedehttp://fides.org/it/news/60318-VATICANO_Dichiarazione_del_Direttore_della_sala_stampa_della_Santa_SedeCittà del Vaticano - Il Direttore della sala stampa della Santa Sede, p. Federico Lombardi, SJ, il 23 giugno ha rilasciato ai giornalisti la seguente dichiarazione:<br />“In risposta alle richieste di notizie di diversi giornalisti sono in condizione di dire quanto segue:<br />1) Quanto alle recenti dichiarazioni attribuite a Mons. Taddeo Ma Daqin, Vescovo Ausiliare di Shanghai, la Santa Sede ne è venuta a conoscenza tramite il suo blog e le agenzie di stampa. Al riguardo non si hanno attualmente informazioni dirette.<br />2) Ogni speculazione in merito ad un presunto ruolo della Santa Sede è fuori di luogo.<br />3) La vicenda personale ed ecclesiale di Mons. Ma Daqin, così come quella di tutti i cattolici cinesi, è seguita con particolare premura e sollecitudine dal Santo Padre, che li tiene presenti quotidianamente nella preghiera.” <br />Sat, 25 Jun 2016 08:17:37 +0200ASIA/TURCHIA - Armeni manifestano per chiedere l'elezione di un nuovo Patriarcahttp://fides.org/it/news/60317-ASIA_TURCHIA_Armeni_manifestano_per_chiedere_l_elezione_di_un_nuovo_Patriarcahttp://fides.org/it/news/60317-ASIA_TURCHIA_Armeni_manifestano_per_chiedere_l_elezione_di_un_nuovo_PatriarcaIstanbul – Con un'iniziativa senza precedenti, un gruppo di cristiani turchi della Chiesa armena apostolica hanno organizzato una manifestazione di protesta nella giornata di ieri, giovedì 23 giugno, ad Istanbul, davanti alla sede del loro Patriarcato, per chiedere l'elezione di un nuovo Patriarca. L'episodio rivela il grado di tensione vissuto all'interno della comunità armena presente in Turchia, riguardo alla guida del Patriarcato. <br />Dal 2008 il Patriarca armeno di Costantinopoli, Mesrob II, è stato colpito dal morbo di Alzheimer in una forma che lo ha rapidamente ridotto allo stato vegetativo. Secondo le leggi turche, la carica di Patriarca è a vita, e un nuovo Patriarca armeno non può essere eletto finchè il suo predecessore è ancora vivo. Dal 2008, per l'amministrazione ordinaria del Patriarcato, l'Arcivescovo Aram Atesyan esercita le funzioni patriarcali in qualità di Vicario patriarcale. Ma negli ultimi tempi le critiche e il malessere nei suoi confronti si sono accentuati, soprattutto dopo la lettera da lui inviata al Presidente turco Tayyip Erdogan, in cui il Vicario patriarcale esprimeva il “rammarico suo e degli armeni” per la risoluzione votata dal Parlamento tedesco sul riconoscimento del Genocidio armeno, definito da lui come un tentativo di strumentalizzare le tragedie del popolo armeno per interessi di “politica internazionale” . <br />Secondo un comunicato, pervenuto all'Agenzia Fides, il gruppo di manifestanti ha depositato una corona nera davanti al Patriarcato armeno, con la scritta: "Vogliamo eleggere noi stessi il nostro Patriarca". Le leggi canoniche in vigore dispongono che l'elezione di un nuovo Patriarca può avvenire solo in caso di morte o di dimissioni volontarie del suo predecessore. . <br />Fri, 24 Jun 2016 12:34:38 +0200ASIA/PAKISTAN - Assassinato un cantante sufi: dolore e condanna dei Vescovihttp://fides.org/it/news/60316-ASIA_PAKISTAN_Assassinato_un_cantante_sufi_dolore_e_condanna_dei_Vescovihttp://fides.org/it/news/60316-ASIA_PAKISTAN_Assassinato_un_cantante_sufi_dolore_e_condanna_dei_VescoviKarachi – “Profondo dolore e condanna per l’ennesimo assassinio che scuote la nazione”: in un comunicato inviato a Fides, la Commissione "Giustizia e Pace" della Conferenza Episcopale del Pakistan, si dice "profondamente rattristata” per l'assassinio avvenuto il 22 giugno. E’ stato ucciso a Karachi, Amjad Sabri, celebre cantante musulmano, esponente del qawwali, stile musicale derivato dalla scuola islamica del sufismo. L'uomo è stato colpito da colpi d’arma da fuoco sparati contro la sua automobile da due sicari, mentre si stava recando in televisione per registrare un programma. L’assassinio è stato rivendicato dai talebani pakistani che hanno accusato il musicista di essere blasfemo. Sabri era molto conosciuto anche fuori dai patri confini, per la sua voce e per il messaggio di pace dei suoi testi. <br />Il presidente della Commissione "Giustizia e Pace", P. Emmanuel Yousaf Mani, e il direttore esecutivo, Cecil Chaudhry, in una dichiarazione congiunta, esprimono solidarietà e ricordano “lo straordinario contributo di Sabri per l'arte del qawwali e del sufismo”. La Commissione evidenzia che "la musica può far superare le barriere, creando pace nella società” ed elogia "gli sforzi di Sabri nel promuovere la pace attraverso la sua musica”. <br />"Abbiamo bisogno di restare uniti contro le forze che intendono danneggiare la nazione" afferma la nota della Commissione, invitando il governo del Pakistan "ad adottare misure concrete nel portare i responsabili alla giustizia". Anche il Vescovo Joseph Arshad, "prega per la famiglia, supplicando Dio perchè conceda la forza per superare questa perdita irreparabile". <br /><br />Fri, 24 Jun 2016 12:34:03 +0200AFRICA/SUDAFRICA - Perplessità della Chiesa sulle nuove misure in tema di migrazionehttp://fides.org/it/news/60315-AFRICA_SUDAFRICA_Perplessita_della_Chiesa_sulle_nuove_misure_in_tema_di_migrazionehttp://fides.org/it/news/60315-AFRICA_SUDAFRICA_Perplessita_della_Chiesa_sulle_nuove_misure_in_tema_di_migrazione <br />Johannesburg - Si nota un’apertura a rivedere la politica migratoria e per i rifugiati, ma deve essere realizzata nella concretezza, tenendo conto che il diavolo si nasconde nei dettagli. È questo il senso della nota pervenuta all’Agenzia Fides, pubblicata dalla Southern African Catholic Bishops’ Conference e dal Jesuit Refugee Service , dopo un incontro con il Ministro degli Interni del Sudafrica, Malusi Gigaba, in occasione della recente Giornata Mondiale del Rifugiato.<br />Il Ministro ha riconosciuto il contributo positivo apportato al Paese dai rifugiati, e la necessità che i sudafricani prendano coscienza di questo. Allo stesso tempo ha condannato la xenofobia e la tentazione di gettare sui rifugiati la responsabilità dei mali del Paese.<br />Quello che suscita maggiori perplessità nella Chiesa è “il desiderio di una realistica separazione delle politiche per i migranti e i rifugiati, in particolare per i migranti dei Paesi più poveri in cerca di migliori opportunità, che appaiono ‘simil-rifugiati’ nel loro profilo sociale ed economico, ma la natura dei loro bisogni è diversa. Questa è una sfida formidabile dal punto di vista politico e operativo” sottolinea la nota.<br />Questa separazione tra rifugiati e migranti economici verrà realizzata attraverso due provvedimenti. Il primo è la creazione di uno “status indefinito di rifugiato che così chiude la possibilità di ottenere una residenza permanente o la cittadinanza” e l’altro “è la creazione di una qualche forma di documento d’identità SADC per facilitare il movimento tra i Paesi della Comunità e la politica di separare i migranti economici dalle preoccupazioni umanitarie più immediate per i rifugiati”.<br />Il timore della Chiesa è che con questi provvedimenti invece di promuovere l’integrazione dei rifugiati si crei una “classe permanente di “altri”, distinta dal resto della popolazione.<br />La SADC è formata da Angola, Botswana, Repubblica Democratica del Congo, Lesotho, Madagascar, Malawi, Mauritius, Mozambico, Namibia, Sudafrica, Swaziland, Tanzania, Zambia e Zimbabwe. Diversi abitanti degli altri Stati della SADC si recano in Sudafrica alla ricerca di opportunità lavorative. <br /><br />Fri, 24 Jun 2016 12:31:24 +0200OCEANIA/ISOLE MARIANNE - Nomina del Vescovo di Chalan Kanoahttp://fides.org/it/news/60314-OCEANIA_ISOLE_MARIANNE_Nomina_del_Vescovo_di_Chalan_Kanoahttp://fides.org/it/news/60314-OCEANIA_ISOLE_MARIANNE_Nomina_del_Vescovo_di_Chalan_KanoaCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data 24 giugno 2016, ha nominato Vescovo della diocesi di Chalan Kanoa , nelle Isole Marianne Settentrionali, il Rev.do Sacerdote Ryan Jimenez, finora Amministratore Apostolico della medesima sede.<br />Il nuovo Vescovo è nato il 18 dicembre 1971 a Dumaguete City, nelle Filippine, è entrato nel San Jose Seminary a Quezon e ha studiato filosofia presso la Manila University. Come seminarista maggiore per la diocesi di Saipan ha continuato gli studi negli Stati Uniti, presso il St. Patrick’s Seminary and University a Menlo Park, in California, ottenendo un Masters nel 2003. L’8 dicembre 2003 è stato ordinato sacerdote per la diocesi di Chalan Kanoa.<br />Dopo l’ordinazione ha ricoperto i seguenti incarichi: 2003-2007: Vicario parrocchiale nella Kristo Rai Parish a Garapan, Saipan; 2003-2010: Segretario particolare del Vescovo; 2005-2007: Direttore spirituale del movimento Cursillo; dal 2007: Rettore di Our Lady of Mount Carmel Cathedral; dal 2008: Presidente della Commissione diocesana per l’eredità culturale della Chiesa; dal 2009: Sopraintendente delle Scuole cattoliche e Direttore del Diocesan Publications Office; 2009-2010: Cancelliere diocesano; dal 2010: Amministratore Apostolico della medesima diocesi. <br />Fri, 24 Jun 2016 12:24:27 +0200ASIA/MYANMAR - Nomina dell’Arcivescovo di Taunggyihttp://fides.org/it/news/60313-ASIA_MYANMAR_Nomina_dell_Arcivescovo_di_Taunggyihttp://fides.org/it/news/60313-ASIA_MYANMAR_Nomina_dell_Arcivescovo_di_TaunggyiCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data 24 giugno 2016, ha nominato Arcivescovo dell’arcidiocesi di Taunggyi S.E. Mons. Basilio Athai, trasferendolo dall’ufficio di Ausiliare della medesima circoscrizione e liberandolo, in pari tempo, dalla sede titolare di Tasaccora.<br />Il nuovo Arcivescovo è nato il 22 luglio 1956 a Kyekadaw , diocesi di Loikaw . Dopo aver frequentato le scuole primarie e secondarie locali, ha conseguito la Licenza in Geografia presso l’Università statale di Taunggyi. Dopo la prima formazione ecclesiastica ricevuta presso il Seminario minore S. Teresa a Taunggyi, ha completato gli studi filosofico-teologici presso il Seminario maggiore di Yangon. È stato ordinato sacerdote il 1° aprile 1984 ed è incardinato nella diocesi di Loikaw.<br />Dopo l’ordinazione sacerdotale ha ricoperto i seguenti incarichi: 1984-1986: Vicario parrocchiale di Hwary ; 1986-1989: Vicario parrocchiale della Cattedrale di Taunggyi; 1989-1991: Professore di Filosofia presso il Seminario maggiore dell’arcidiocesi di Mandalay; 1991-1993: Parroco di Dorokohu ; 1993-1996: Studi per la Licenza in Teologia Biblica alla Pontificia Università Urbaniana in Roma; 1996-2005: Parroco di Nanattaw ; 2005-2008: Rettore del Seminario maggiore propedeutico St. Michael di Taunggyi.<br />Il 21 giugno 2008 è stato nominato Vescovo titolare di Tasaccora e Ausiliare di Taunggyi. Dal 12 aprile 2015 è Amministratore Apostolico della medesima arcidiocesi. <br /><br /><br />Fri, 24 Jun 2016 12:22:47 +0200ASIA/SIRIA - Arcivescovo siriano: ha ragione il Papa, è fuorviante la definizione di 'genocidio' applicata alla condizione dei cristiani in Medio Orientehttp://fides.org/it/news/60312-ASIA_SIRIA_Arcivescovo_siriano_ha_ragione_il_Papa_e_fuorviante_la_definizione_di_genocidio_applicata_alla_condizione_dei_cristiani_in_Medio_Orientehttp://fides.org/it/news/60312-ASIA_SIRIA_Arcivescovo_siriano_ha_ragione_il_Papa_e_fuorviante_la_definizione_di_genocidio_applicata_alla_condizione_dei_cristiani_in_Medio_OrienteHassakè - “Quello che il Papa ha detto sulla definizione di ‘genocidio’ applicata alle sofferenze dei cristiani in Medio Oriente è bello e utile, perchè ci riporta alla realtà e ci aiuta a non perdere lo sguardo cristiano sull'esperienza del martirio, che accompagna tutto il cammino della Chiesa in questo mondo”. Così l'Arcivescovo siriano Jacques Behnan Hindo, alla guida dell'Arcieparchia siro cattolica di Hassakè Nisibi, alla luce della sua esperienza personale nello scenario della guerra siriana conferma la sagacia delle considerazioni espresse da Papa Francesco lo scorso 18 giugno, nel corso del suo incontro con gli studenti del Collegio universitario Villa Nazareth. <br />“A me non piace, e voglio dirlo chiaramente” aveva detto in quell'occasione il Vescovo di Roma, “quando si parla di un genocidio dei cristiani in Medio Oriente”, aggiungendo che si fa del “riduzionismo sociologico” quando si utilizza la categoria del genocidio per indicare “quello che è un mistero della fede, un martirio”, e si fanno campagne per definire “genocidio” l'esperienza della persecuzione, “che porta i cristiani alla pienezza della loro fede”. Anche per l'Arcivescovo Hindo, la definizione di genocidio non si applica alle sofferenze dei cristiani neanche sul piano storico-effettuale, “perchè sono molti di più i musulmani, anche sunniti, che vengono ammazzati come apostati dai jihadisti fanatici”. “Ma soprattutto – rimarca l'Arcivescovo siriano parlando con l'Agenzia Fides - le campagne e le mobilitazioni anche politiche per far riconoscere come Genocidio le tragedie che toccano i cristiani rappresentano una forma di secolarizzazione, e finiscono per dissipare nella coscienza di tanti la percezione propria del martirio, così come è stato sempre vissuto e riconosciuto nella Chiesa. I martiri partecipano delle sofferenze di Cristo, e Cristo stesso li prende in braccio, nel momento della loro sofferenza, come accadeva già nelle grandi persecuzioni dei primi tempi”.<br />In alcuni casi, sedicenti “milizie cristiane” operative sia in Siria che in Iraq settentrionale puntano a ottenere in tempi brevi finanziamenti e forniture militari su disposizione del Congresso degli Stati Uniti. Tali finanziamenti - hanno fatto notare media statunitensi - rappresenterebbero un potenziale effetto concreto della dichiarazione con cui lo stesso Congresso Usa ha definito come “Genocidio” le violenze subite dai cristiani da parte dei militanti dell'autoproclamato Stato Islamico . “Proprio questo possibile sviluppo” sottolinea a tal riguardo l'Arcivescovo Jacques Behnan Hindo “conferma la natura strumentale e gli effetti negativi di certe campagne che vengono usate come giustificazione anche per creare le cosiddette milizie cristiane. Così, anche il cristianesimo viene ridotto a ideologia di guerra usata da gruppi tribali, mentre i cristiani, nel cammino della storia, e pur tra tante contraddizioni, hanno riconosciuto che occorre lasciare nelle mani dello Stato e delle istituzioni civili l'uso della forza per difendere il popolo, a partire dai più deboli. Allora, anche le parole del Papa su questi punti, sono un aiuto a ritornare sempre alla vera natura del cristianesimo, liberandoci da tutte le sue riduzioni ideologiche”. .Fri, 24 Jun 2016 12:08:40 +0200AMERICA/MESSICO - Dialogo pubblico e progetto educativo condiviso: i Vescovi per risolvere il conflitto con gli insegnantihttp://fides.org/it/news/60311-AMERICA_MESSICO_Dialogo_pubblico_e_progetto_educativo_condiviso_i_Vescovi_per_risolvere_il_conflitto_con_gli_insegnantihttp://fides.org/it/news/60311-AMERICA_MESSICO_Dialogo_pubblico_e_progetto_educativo_condiviso_i_Vescovi_per_risolvere_il_conflitto_con_gli_insegnantiOaxaca – La Commissione Episcopale nazionale per la Pastorale Sociale ritiene che il dialogo per affrontare e risolvere il conflitto con gli insegnanti di Oaxaca debba essere pubblico, e occorre inoltre definire un progetto educativo con la partecipazione di tutti. A più di cinque settimane di manifestazioni nella zona di Oaxaca, con diversi morti e feriti e molti arresti , ancora non si vede soluzione al problema degli insegnanti nella regione.<br />Commentando il comunicato, pervenuto a Fides, il Vescovo di Nogales, Sua Ecc. Mons. José Leopoldo González González, Presidente della Commissione, e l'Arcivescovo di Acapulco, Sua Ecc. Carlos Garfias Merlos, sottolineano che il dialogo pubblico dovrebbe includere rappresentanti delle famiglie, delle scuole, degli educatori, degli imprenditori, dei dirigenti, dei media e delle Chiese.<br />In questo scambio di idee è necessario mettere "sempre la persona umana e la sua dignità come il fondamento e lo scopo di ogni politica ed azione educativa". Secondo i Vescovi, per la definizione di un progetto educativo è essenziale creare alleanze, costruire reti e risvegliare sinergie tra tutti i settori coinvolti.<br />Gli insegnanti protestano per la riforma dell'istruzione che, secondo la stampa, è stata preparata senza ascoltarli, senza dialogo o negoziato con il sindacato. Il punto più critico è la valutazione degli insegnanti e dei risultati ottenuti, al fine di aumentare la qualità educativa e la meritocrazia. Secondo gli insegnanti tale valutazione non considera le differenze sociali fra gli stati. Per esempio, riguardo alla conoscenza della lingua spagnola e delle tecniche moderne, in alcuni stati rurali e della zona indigena, lo spagnolo viene usato poco e i mezzi tecnici moderni non esistono, quindi gli insegnanti che lavorano in quelle zone non possono essere considerati allo stesso livello di quelli della capitale o di altri stati.<br /> <br /><br />Fri, 24 Jun 2016 11:14:20 +0200AFRICA/NIGERIA - Vescovi in visita di solidarietà alla diocesi di Maiduguri segnata dalle violenze di Boko Haramhttp://fides.org/it/news/60310-AFRICA_NIGERIA_Vescovi_in_visita_di_solidarieta_alla_diocesi_di_Maiduguri_segnata_dalle_violenze_di_Boko_Haramhttp://fides.org/it/news/60310-AFRICA_NIGERIA_Vescovi_in_visita_di_solidarieta_alla_diocesi_di_Maiduguri_segnata_dalle_violenze_di_Boko_Haram<br />Abuja - “Siamo in visita di solidarietà con il popolo e la Chiesa del Borno per renderci conto delle devastazioni provocate dalle attività di Boko Haram” ha detto Sua Ecc. Mons. Gabriel Leke Abegunrin , Arcivescovo di Ibadan e Amministratore Apostolico di Osogbo, che ha guidato una delegazione di alcune diocesi nigeriane in visita di solidarietà, il 21 giugno, nella diocesi di Maiduguri, capitale dello Stato di Borno, profondamente segnata dalle violenze della setta islamista Boko Haram.<br />Secondo quanto riferisce all’Agenzia Fides p. Gideon Obasogie, Direttore delle Comunicazioni Sociali della diocesi di Maiduguri, la delegazione era composto oltre che da Mons. Gabriel Leke Abegunrin, da S.E. Mons. Emmanuel A. Badejo, Vescovo di Oyo, da p. Michael Okodua, Vicario Generale di Osogbo e da p. Martin De Cross C.M.F.<br />Nella sua omelia Mons. Badejo ha lodato il coraggio evangelico dei cristiani di Maiduguri, notando che se l’Ordinario del luogo, S.E. Mons. Oliver Dashe Doeme appare sereno, pieno di coraggio e di speranza, anche nei momenti più dolorosi, lo si deve ai suoi fedeli, che lo hanno sostenuto e incoraggiato con il loro esempio.<br />Mons. Doeme ha ringraziato della visita rimarcando che è una dimostrazione concreta della solidarietà cristiana. Una solidarietà che si è concretizzata nell’incontro con gli sfollati interni, accolti in alcuni campi nei pressi di Maiduguri, tra cui uno gestito dalla Chiesa cattolica e un altro dalla Christian Association of Nigeria . Oltre a donare generi di prima necessità e una somma di denaro raccolta nelle loro diocesi, i Vescovi hanno toccato con mano le condizioni degli sfollati. “Quello che abbiamo sentito sulle condizioni degli sfollati dalla radio e dalla televisione è differente dalle loro reali condizioni di vita” ha sottolineato Mons. Abegunrin. <br />Fri, 24 Jun 2016 11:12:27 +0200AMERICA/COLOMBIA - I Vescovi: “Un evento storico, primo passo per costruire la pace tanto attesa”http://fides.org/it/news/60309-AMERICA_COLOMBIA_I_Vescovi_Un_evento_storico_primo_passo_per_costruire_la_pace_tanto_attesahttp://fides.org/it/news/60309-AMERICA_COLOMBIA_I_Vescovi_Un_evento_storico_primo_passo_per_costruire_la_pace_tanto_attesaBogotà – La Conferenza Episcopale Colombiana riconosce l’accordo definitivo di Pace fra il governo colombiano e le FARC come "un evento storico per il paese, che si prevede possa essere il primo passo per costruire la pace tanto attesa dai colombiani, con la garanzia del rispetto dei diritti umani e la promozione della giustizia in ogni angolo del paese", si legge nel comunicato pubblicato ieri, 23 giugno, pervenuto a Fides. I Vescovi invitano quindi il governo a "offrire una pedagogia per la pace, una informazione chiara e autentica, per superare i dubbi dinanzi a questa decisione".<br />"La Chiesa cattolica che è stata dalla parte delle vittime per tutto il tempo di guerra, accompagna anche questo momento storico della Colombia, al fine di continuare ad offrire il suo servizio perché i governanti costruiscano una nazione che rispetti la democrazia, la libertà e i diritti umani e favorisca i processi di perdono, di riconciliazione e di pace" conclude il testo.<br />Dopo quattro anni di negoziati, il governo colombiano e le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia , hanno firmato ieri, 23 giugno, un accordo di pace che pone fine a più di 50 anni di conflitto. Erano presenti alla cerimonia all'Avana, dove si svolgono i colloqui di pace, il Presidente colombiano Santos, il Segretario generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, i Presidenti Michelle Bachelet del Cile, Raul Castro di Cuba, Nicolas Maduro del Venezuela, e il Ministro degli Esteri norvegese Borge Brende.<br />Tra i più importanti di questi accordi è la tabella di marcia per il definitivo cessate il fuoco bilaterale e l'abbandono delle armi da parte del gruppo guerrigliero, che sarà verificato dalle Nazioni Unite , attraverso il suo Consiglio di Sicurezza. <br /> <br />Fri, 24 Jun 2016 10:02:13 +0200AFRICA/ETIOPIA - Nata una nuova comunità cattolica a Kokossa: catecumeni dei più poveri tra i poverihttp://fides.org/it/news/60308-AFRICA_ETIOPIA_Nata_una_nuova_comunita_cattolica_a_Kokossa_catecumeni_dei_piu_poveri_tra_i_poverihttp://fides.org/it/news/60308-AFRICA_ETIOPIA_Nata_una_nuova_comunita_cattolica_a_Kokossa_catecumeni_dei_piu_poveri_tra_i_poveriKokossa - Domenica 19 giugno, solennità di Pentecoste secondo il calendario liturgico della Chiesa Etiopica, è nata a Kokossa, in Etiopia, nella regione Oromia, una nuova comunità cristiana cattolica. A raccontarlo all’Agenzia Fides è il Vescovo emerito di Padova, Mons. Antonio Mattiazzo, missionario in Etiopia . “Il primo annuncio del Vangelo a Kokossa è avvenuto ad opera di padre Angelo Antolini, attuale Prefetto Apostolico di Robe, quand’era parroco di Kofele. La sua opera è stata continuata poi da padre Bernardo Coccia, sempre da Kofele. Io ho preso da loro il testimone nel settembre del 2015, aiutato da un catechista di Kofele e dal fratello cappuccino Matteo” racconta p. Mattiazzo. <br />“Dopo aver cercato di conoscere la condizione di ciascuna persona che frequentava gli incontri di preghiera e catechesi, abbiamo ammesso coloro che ne presentavano i requisiti al catecumenato e gli altri al pre-catecumenato. Catecumeni e pre-catecumeni provenivano dai più poveri tra i poveri dal punto di vista economico. Qualcuno non aveva neppure i soldi per comprarsi un paio di sandali e venivano agli incontri a piedi nudi, anche col freddo e la pioggia. Abbiamo così avviato una forma di micro-credito e, fra le altre iniziative, abbiamo provveduto a far avere una calzatura a quelli scalzi. L’annuncio del Vangelo va sempre insieme, quando non è anche preceduto, con la carità e la promozione umana”. <br />“Avevamo a disposizione una casupola inabitabile anche secondo gli standard locali – prosegue il Vescovo -. Abbiamo pensato di renderla abitabile e nel frattempo, mentre si svolgono i lavori, abbiamo collocato nello spazio libero una tenda capiente, anche perchè la stanza più grande della casupola era insufficiente per accogliere catecumeni e pre-catecumeni”. <br />“La solennità di Pentecoste e la celebrazione dei sacramenti sono stati preparati con una sorta di triduo, il venerdì e il sabato in particolare, con preghiera e catechesi. Il sabato mattina ho celebrato tre riti: il rito dell’effata, l’esorcismo e l’ammissione alla Chiesa cattolica di persone provenienti da altre confessioni cristiane. Agli incontri di venerdì e sabato hanno partecipato molti membri dei consigli pastorali di Kofele, e delle comunità cristiane di Gode, Denda, Cacia, appartenenti alla parrocchia di Kofele, che hanno alloggiato a Kokossa. Essi stessi hanno potuto vedere come nasce una comunità cristiana, prendendo l’impegno di continuare a sostenere la nascente comunità e a svolgere un’opera di evangelizzazione. Ad alcuni di loro, infatti, ho conferito un ‘mandato missionario’. Se dai Paesi dell’antica cristianità non ci vengono più missionari, noi ci proponiamo di formare laici che siano discepoli missionari, come ha auspicato e chiesto Papa Francesco.” “La comunità cristiana cattolica è formata ora da 36 persone; un piccolo seme che ha bisogno di essere rafforzato con la mistagogia per crescere, portare frutto ed espandersi” conclude Mons. Mattiazzo. <br />Fri, 24 Jun 2016 09:58:19 +0200AFRICA/KENYA - Almeno tre morti in scontri per furti di bestiame nel nord-ovesthttp://fides.org/it/news/60307-AFRICA_KENYA_Almeno_tre_morti_in_scontri_per_furti_di_bestiame_nel_nord_ovesthttp://fides.org/it/news/60307-AFRICA_KENYA_Almeno_tre_morti_in_scontri_per_furti_di_bestiame_nel_nord_ovest<br /><br />Nairobi -Rimane alta la tensione lungo la linea di confine tra la contea di Kisumu e quella di Nandi, nel nord-ovest del Kenya, dove negli ultimi giorni almeno tre persone sono morte in scontri tra le comunità Luo e Nandi. <br />Diverse persone da entrambe le parti del confine, in particolare donne, anziani e bambini, hanno abbandonato le loro case per paura di ulteriori attacchi.<br />Circa 425 persone si sono rifugiate presso l’Africa Inland Church di Achego e sono assistite dalla Croce Rossa keniana.<br />Gli scontri sono originati da furti di bestiame, ma la possibilità che episodi di questo genere possano essere alimentati e sfruttati a fini elettorali è stata denunciata dai Vescovi cattolici e dagli altri leader religiosi del Kenya che hanno messo sotto accusa i discorsi incitanti all’odio predicati da alcuni politici in vista delle elezioni del 2017 . In particolare a marzo l’Inter-Religious Council of Kenya ha lanciato l’allarme sulla formazione di milizie di alcune parti politiche “che seminano la violenza” in vista delle elezioni , mentre ad aprile i Vescovi hanno denunciato il tribalismo e la radicalizzazione dei giovani “in gruppi pericolosi, che creano insicurezza” . <br />Thu, 23 Jun 2016 12:13:26 +0200AFRICA/SUD SUDAN - L’ONU riconosce le responsabilità dei Caschi Blu nell’impedire il massacro di Malakalhttp://fides.org/it/news/60306-AFRICA_SUD_SUDAN_L_ONU_riconosce_le_responsabilita_dei_Caschi_Blu_nell_impedire_il_massacro_di_Malakalhttp://fides.org/it/news/60306-AFRICA_SUD_SUDAN_L_ONU_riconosce_le_responsabilita_dei_Caschi_Blu_nell_impedire_il_massacro_di_Malakal<br />Abuja - Confusione nel comando e controllo e mancata conoscenza delle regole d’ingaggio, ovvero degli ordini su come comportarsi di fronte ad un attacco, da parte dei Caschi Blu sono tra le cause che hanno provocato il massacro avvenuto nella notte del 18 febbraio nel campo profughi di Malakal nel Sud Sudan . Lo ha stabilito un’inchiesta delle Nazioni Unite sul comportamento che ha messo in rilievo il comportamento dei Caschi Blu della Missione ONU in Sud Sudan .<br />Secondo il rapporto gli assalitori indossavano uniformi dello SPLA ed hanno usato armi relativamente sofisticate, compresi proiettili traccianti e granate, per colpire i civili rifugiati nella struttura ONU che ospita circa 50.000 sfollati. Almeno 30 civili sono rimasti uccisi e 123 feriti. <br />Secondo Medici Senza Frontiere “MSF” L’UMISS non ha rispettato il proprio mandato di proteggere i civili, come stabilito dal Consiglio di Sicurezza: prima dell'attacco, ha fallito nell'impedire che nel campo entrassero armi; ha deciso di non intervenire quando sono iniziati i primi scontri e quando è avvenuto l'attacco dall'esterno è stata estremamente lenta nel rispondere all'assalto”.<br />L’ONU ha annunciato che le truppe che non hanno risposto all’assalto verranno rimpatriate. <br />Thu, 23 Jun 2016 11:22:05 +0200