Fides News - Italianhttp://fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.AMERICA/MESSICO - Prosegue la marcia degli honduregni verso gli USA. Trump: l’esercito chiuderà le frontierehttp://fides.org/it/news/64955-AMERICA_MESSICO_Prosegue_la_marcia_degli_honduregni_verso_gli_USA_Trump_l_esercito_chiudera_le_frontierehttp://fides.org/it/news/64955-AMERICA_MESSICO_Prosegue_la_marcia_degli_honduregni_verso_gli_USA_Trump_l_esercito_chiudera_le_frontiereSan Cristóbal de las Casas – Circa 10mila honduregni sono arrivati ieri, 19 ottobre, al confine con il Messico provenienti dall’Honduras. Il governo messicano aveva annunciato, come quelli di El Salvador e Guatemala, che non avrebbe permesso attraversare il confine ai migranti honduregni in fuga dall'ingiustizia, dalla violenza e dalla corruzione che dilagano nel loro Paese.<br />Parole di gratitudine al popolo guatemalteco sono state rivolte dai migranti honduregni per l’aiuto e la solidarietà ricevuta dai guatemaltechi mentre la marcia – diretta negli USA – attraversava il loro Paese. La Chiesa cattolica e le organizzazioni della società civile pro-migranti hanno offerto assistenza, affetto, cibo e riparo alla moltitudine di honduregni che continuano il loro viaggio verso nord .<br />In particolare, le comunità ecclesiali di Tapachula, di Tuxtla, del Chapas e di altre regioni del Messico meridionale – riferisce una nota del CELAM pervenuta all’Agenzia Fides – si sono mobilitate per assicurare ai partecipanti alla marcia cibo, vestiario, sostegno e riparo.<br /><br />Portando la bandiera dell’Honduras e cantando l'inno nazionale, scandendo pacifici slogan per richiedere di non fermare il transito, uomini donne e bambini e anche alcuni disabili di diversi dipartimenti dell'Honduras avevano fatto una sosta davanti alla frontiera tra Guatemala e Messico. Poi, il confine di Tecum Uman si è aperto davanti a loro.<br />Adesso l'attraversamento dei territori messicani dipenderà ancora dalla carità, dalla solidarietà e dall'aiuto di istituzioni e organizzazioni umanitarie locali. Cibo, vestiti e assistenza sono necessari per la sopravvivenza dei migranti honduregni in cammino. <br /><br />Secondo le agenzie locali,le autorità messicane avevano inviato elementi dell'Esercito al confine di Tapachula, dove un gruppo consistente di migranti si era fermato per chiedere il passaggio umanitario diretto agli Stati Uniti. Ci sono stati momenti di tensione quando, per disperdere il gruppo, le forze armate hanno lanciato gasi lacrimogeni. In ogni modo il governo messicano ha annunciato il rilascio di una sorta di documento-lasciapassare per i migranti honduregni di passaggio in modo da controllare il flusso. In precedenza, organi governativi messicani avevano dichiarato che i migranti honduregni erano entrati in Messico “con la forza”.<br />La diocesi di San Cristóbal de las Casas ha emesso un comunicato in solidarietà con i migranti e ha chiesto ai governi il rispetto dei diritti umani e la protezione contro la tratta di esseri umani. Nel contempo, ha invitato la popolazione a fornire tutta l'assistenza possibile con vestiti, cibo e riparo per i migranti.<br /><br />Mentre rimane ancora molta distanza da percorrere, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha già preannunciato di voler chiudere il confine con il Messico e inviare soldati per fermare la carovana di migranti. "Devo, nei termini più forti, chiedere al Messico di fermare questo assalto, e se non può – ha scritto Trump via twitter - chiamerò l'esercito statunitense a chiudere le nostre frontiere meridionali”. <br /><br /> <br /><br />Sat, 20 Oct 2018 11:36:20 +0200ASIA/TURCHIA: Erdogan chiede autonomia per il popolo dei Gagauzi, i turchi cristiani della Moldaviahttp://fides.org/it/news/64954-ASIA_TURCHIA_Erdogan_chiede_autonomia_per_il_popolo_dei_Gagauzi_i_turchi_cristiani_della_Moldaviahttp://fides.org/it/news/64954-ASIA_TURCHIA_Erdogan_chiede_autonomia_per_il_popolo_dei_Gagauzi_i_turchi_cristiani_della_MoldaviaKomrat – Il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan, nel corso della sua recente visita in Moldavia, ha raggiunto un accordo con il Presidente moldavo Igor Dodon che dispone la piena attuazione dello status di autonomia politico-amministrativa da tempo concesso sulla carta alla regione moldava della Gagauzia, abitata dalla popolazione turca di fede cristiana dei Gagauzi . In un incontro avvenuto il 18 ottobre a Komrat, capoluogo della Gagauzia, e che ha visto la presenza anche della governatrice Irina Vlah, i due Presidenti – come riportano i media turchi – hanno definito i passi concreti da prendere per garantire la reale entrata in vigore del regime di autonomia regionale della Gagauzia, e inserire tali disposizioni all'interno delle leggi costituzionali della Moldavia. <br />L'insistenza con cui la diplomazia turca ha perorato la causa dei Gagauzi presso le autorità moldave ha dato vita alla singolare circostanza di un governo guidato da un partito islamista l'Akp di Erdogan - che si fa promotore delle istanze autonomiste di una popolazione di fede cristiana. <br />I Gagauzi sono i discendenti di tribù turche Installatesi nel Medio Evo a sud del delta del Danubio, e convertitesi, allora, al cristianesimo ortodosso. In seguito, spinti dalla Russia dello Zar Alessandro I, si trasferirono all’inizio del XIX secolo in un'area della Bessarabia – attualmente compresa nella Moldavia sud-orientale - che rappresenta ancora oggi la loro zona di principale insediamento. <br />Attualmente la popolazione dei Gagauzi è composta da circa 200mila persone, che <br />fanno parte del gruppo etnico oğuz a cui appartenevano i selgiuchidi e gli ottomani, e da cui discendono i turchi dell’Anatolia e gli azeri. “Lo stesso nome gagauz – ha scritto lo storico e analista Carlo Pallard - sembra derivare con ogni probabilità da oğuz, benché non vi sia certezza sul significato del prefisso 'gag-', forse una deformazione di gök , di utilizzo non raro tra i popoli turchi, con significato quindi di 'oğuz celestiali' ”. A giudizio di Pallard “Non è possibile sapere quando e come i gagauzi abbracciarono la religione cristiana, e se in precedenza i loro antenati fossero stati per un certo periodo musulmani, come farebbe pensare l’utilizzo del termine Allah per indicare Dio, invece dell’originale pre-islamico Tanrı”.<br />Dopo il crollo dell’Unione Sovietica e la proclamazione della Moldavia indipendente, i Gagauzi scelsero nel 1991 di proclamare l’indipendenza del Gagauz yeri. . Nel 1994, dopo un periodo di tensioni, si arrivò ad un compromesso, con la creazione di un’entità territoriale autonoma gagauza all’interno nazione moldava.<br />Oggi i Gagauzi condividono un forte sentimento di orgoglio per la propria identità turca, ulteriormente rafforzato nel corso della battaglia per l’autonomia. . Sat, 20 Oct 2018 10:50:19 +0200ASIA/INDONESIA - Il Vescovo visita gli sfollati di Palu: “Sono qui per consolare”http://fides.org/it/news/64953-ASIA_INDONESIA_Il_Vescovo_visita_gli_sfollati_di_Palu_Sono_qui_per_consolarehttp://fides.org/it/news/64953-ASIA_INDONESIA_Il_Vescovo_visita_gli_sfollati_di_Palu_Sono_qui_per_consolareManado - "Sono qui per consolare e per incoraggiare la popolazione che soffre": lo ha detto il Vescovo di Manado, mons. Benedictus Estephanus Rolly Untu, dei Missionari del Sacro Cuore, rivolgendosi agli sfollati stanziati temporaneamente nella chiesa parrocchiale di Santa Maria del Sacro Cuore, nel centro di Palu, la città fortemente colpita dal terremoto che il 28 settembre ha devastato l’isola indonesiana di Sulawesi, nell'Est dell'arcipelago indonesiano. <br />Come appreso dall’Agenzia Fides, centinaia di fedeli cattolici a Palu hanno trovato conforto nella recente visita del Vescovo, che ha toccato anche la zona più remota di Kulawi, a circa 87 chilometri da Palu, con difficile accesso stradale a causa delle pesanti frane che ostacolano il viaggio.<br />Il Vescovo, raccontando la sua missione umanitaria, ha detto a Fides: "La Chiesa locale sta provvedendo ogni aiuto umanitario possibile per le persone sfollate a Sidera e Jonoogo, nel distretto di Sigi” procurando per loro tende e kit di sopravvivenza. L’area di Jonoogo ha subito un grave danno a causa della "liquefazione del terreno" avvenuta poco dopo il forte terremoto. "Le strade sono distrutte, le case realmente inghiottite, le risaie improvvisamente sparite", racconta il vescovo, descrivendo la tragica situazione.<br />Il Vescovo si recherà anche a Petobo dove circa 700 case sono state inondate dal fango. Ultima tappa della missione è il complesso abitativo d Talise Beach dove “uno tsunami di 5 metri di altezza ha colpito questa densa area popolata”, rileva.<br />Palu e Sigi si trovano nella regione di Sulawesi centrali, ma queste località appartengono alla diocesi di Manado . Il Vescovo, portando agli sfollati il conforto di tutti i fedeli, ha lodato i sacerdoti di Palu per aver creato rapidamente un "Centro di crisi" e una mensa dei poveri nelle strutture delle chiese parrocchiali. Sat, 20 Oct 2018 10:46:32 +0200AFRICA/CONGO R.D. - Giornata Missionaria Mondiale: l'esperienza di un missionario che visita i detenutihttp://fides.org/it/news/64952-AFRICA_CONGO_R_D_Giornata_Missionaria_Mondiale_l_esperienza_di_un_missionario_che_visita_i_detenutihttp://fides.org/it/news/64952-AFRICA_CONGO_R_D_Giornata_Missionaria_Mondiale_l_esperienza_di_un_missionario_che_visita_i_detenutiBukavu - Ogni settimana Alex Goffinet, padre bianco francese che dal 1962 è in missione in Africa, fa una visita al carcere di Bukavu, nella Repubblica democratica del Congo. Ascolta i carcerati, li consiglia e intercede per loro presso le autorità penitenziarie. All’alba dei suoi 86 anni, è ancora molto attivo e, tra i tanti impegni che ancora svolge, c’è quello dell’assistenza ai detenuti. L'Agenzia Fides ha raccolto la sua testimonianza in vista della Giornata Missionaria Mondiale, che si celebra il 21 ottobre.<br />"La Provvidenza - osserva - mi ha concesso di avere ancora la forza di lavorare in Africa nonostante la mia veneranda età. E gliene sono grato. Detto ciò, a cosa può mai servire un vecchio missionario in un Paese irrequieto come la Rd Congo?". Un giorno, racconta padre Alex, un novizio di nome Arsène lo ha invitato ad accompagnarlo nella prigione centrale di Bukavu, capoluogo del Kivu. "È un posto indescrivibile, pieno di miseria. Ma quella visita mi ha interrogato: qual è il senso di essere missionario se non quello di stare vicino agli ultimi? Da allora, ogni mercoledì mattina, insieme ai membri dell’équipe pastorale, entro in carcere".<br />Il carcere di Bukavu è una sorta di girone infernale. Duemila persone sono ammassate, in condizione igieniche precarie e in totale promiscuità, in una struttura che era stata costruita per accogliere 350 detenuti. Ergastolani condividono gli stessi spazi di colpevoli di reati minori. <br />Il penitenziario di Bukavu non fa eccezione rispetto alle carceri del Paese. Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti riferisce che "la maggior parte delle carceri nella Rd Congo è dura e pericolosa per la vita". Una valutazione condivisa dall'Ong Freedom House che nel rapporto "Freedom the World 2017" afferma che la maggior parte delle carceri presenta carenza di cibo, sovraffollamento e condizioni sanitarie inadeguate.<br />"Nella prigione di Bukavu – continua l’anziano missionario – stiamo vicino ai carcerati. Cerchiamo di ascoltarli e di venire incontro alle loro esigenze di base. Con nostra grande soddisfazione, la collaborazione con le autorità è buona. Gli agenti sono consapevoli del dramma del sovraffollamento. Dal settembre 2017 a oggi abbiamo ottenuto il rilascio di 415 detenuti".<br />Il rilascio di un detenuto richiede un procedimento legale che costa 50 dollari, una somma elevata nella Rd Congo. "La generosità di tanti ci ha sostenuto – conclude padre Alex - ma noi non siamo una Ong, non abbiamo un ufficio. Tutto è volontario. Paghiamo di tasca nostra per viaggiare con i mezzi pubblici. Siamo vicini agli ultimi e questo è il nostro modo di essere missionari". Sat, 20 Oct 2018 09:40:46 +0200ASIA/KAZAKHSTAN - Giornata Missionaria Mondiale: “La bellezza dell’essere piccoli” nella Chiesa kazakahttp://fides.org/it/news/64951-ASIA_KAZAKHSTAN_Giornata_Missionaria_Mondiale_La_bellezza_dell_essere_piccoli_nella_Chiesa_kazakahttp://fides.org/it/news/64951-ASIA_KAZAKHSTAN_Giornata_Missionaria_Mondiale_La_bellezza_dell_essere_piccoli_nella_Chiesa_kazakaAlmaty - “Quando penso ai cattolici kazaki, mi meraviglio sempre della grandezza della loro fede. Non hanno antiche tradizioni e radici cattoliche, ma vedo una devozione profonda verso la Chiesa, verso il Papa, verso l’Eucarestia, verso il Rosario, verso ogni aspetto della nostra fede. Questo è entusiasmante”. E’ quanto racconta Mons. Josè Louis Mumbiela Serra, Vescovo della diocesi della Santissima Trinità di Almaty, in un colloquio con l'Agenzia Fides, in vista della Giornata Missionaria Mondiale . <br />Il Vescovo riferisce: “Ci sono fedeli che ogni giorno percorrono molti chilometri per prendere parte alla celebrazione eucaristica. C’è grande entusiasmo e fa molto bene anche a noi pastori, perché non ci sentiamo soli”.<br />“In Kazakistan – proegue – noi cattolici rappresentiamo una percentuale bassissima, meno dell’1%. Per riprendere una metafora evangelica, direi che i cattolici kazaki sono come granello di sale: invisibile negli alimenti, ma in grado di cambiarne il sapore”. E aggiunge: “Dico sempre ai nostri fedeli che la ricchezza del Kazakhstan non è il petrolio, non è il gas o l’energia: il progresso del Kazakhistan dipende da quello che sa essere questa comunità cristiana. Siamo pochi, ma dobbiamo essere consapevoli dell’importanza della nostra presenza”.<br />Secondo mons. Mumbiela, “questa è la bellezza dell’essere piccoli: siamo pochi, non abbiamo grandi programmi pastorali, facciamo quel che possiamo e che la Provvidenza ci concede. Evidentemente, nei piani di Dio in questo momento è previsto che la Chiesa sia presente in Kazakhstan, ma che cresca poco a poco”. <br />Secondo i dati ufficiali forniti dal Ministero degli Esteri kazako, degli oltre 17 milioni di abitanti del Paese, circa il 26% è costituito da cristiani, e l’1% di questi è di fede cattolica. In Kazakhstan si contano 4 diocesi cattoliche, per un totale di 70 parrocchie. I sacerdoti presenti nella nazione sono 91, tra i quali 61 diocesani e 30 religiosi. Sat, 20 Oct 2018 09:15:54 +0200VATICANO - Share the Journey: contrastare la paura camminando insieme con migranti e rifugiatihttp://fides.org/it/news/64950-VATICANO_Share_the_Journey_contrastare_la_paura_camminando_insieme_con_migranti_e_rifugiatihttp://fides.org/it/news/64950-VATICANO_Share_the_Journey_contrastare_la_paura_camminando_insieme_con_migranti_e_rifugiatiCittà del Vaticano - Il Cardinale Luis Antonio Tagle, Arcivescovo di Manila e Presidente di Caritas Internationalis, invita le comunità di cittadini di tutto il mondo a contrastare l’odio e la paura con una marcia di solidarietà mondiale lunga un milione di chilometri, a fianco di migranti e rifugiati. Il pellegrinaggio mondiale è una iniziativa che nasce nel contesto della campagna di sensibilizzazione sulla migrazione titolata Share the Journey, “Condividiamo il cammino”.<br />“La grande sfida, in questi tempi di forti divisioni – ha detto il Cardinal Tagle – è opporre alla retorica della paura e dell’odio azioni di amore, di gentilezza e di misericordia, come quelle proposte nella nostra campagna”.<br />A Roma la camminata di solidarietà, una delle tante che stanno avendo luogo in vari paesi, si tiene domenica 21 ottobre e a inaugurarla sarà lo stesso Cardinale Tagle, Presidente di Caritas Internationalis. <br /> Le organizzazioni della Caritas – più di 160 nel mondo – in Cile, Nuova Zelanda, Canada, Regno Unito e Stati Uniti hanno già cominciato a camminare insieme a migranti e rifugiati. Molte altre stanno preparando nuovi pellegrinaggi.<br />La campagna, promossa da Caritas Internationalis, è stata lanciata da Papa Francesco il 27 settembre 2017 e dura due anni. Share the Journey vuole essere una risposta concreta all’appello del Papa per dar forza alla cultura dell’incontro, facilitando un’interazione positiva tra migranti, rifugiati e comunità locali. Un primo passo per costruire società più unite e inclusive. <br />Sat, 20 Oct 2018 09:08:33 +0200VATICANO - Le statistiche della Chiesa cattolica 2018http://fides.org/it/news/64944-VATICANO_Le_statistiche_della_Chiesa_cattolica_2018http://fides.org/it/news/64944-VATICANO_Le_statistiche_della_Chiesa_cattolica_2018Città del Vaticano – In occasione della 92.ma Giornata Missionaria Mondiale, domenica 21 ottobre 2018, l’Agenzia Fides presenta come di consueto alcune statistiche scelte in modo da offrire un quadro panoramico della Chiesa nel mondo. Le tavole sono tratte dall’ultimo «Annuario Statistico della Chiesa» e riguardano i membri della Chiesa, le strutture pastorali, le attività nel campo sanitario, assistenziale ed educativo. Tra parentesi viene indicata la variazione, aumento o diminuzione rispetto all’anno precedente , secondo il confronto effettuato dall’Agenzia Fides. <br /><br />Popolazione mondiale<br />Al 31 dicembre 2016 la popolazione mondiale era di 7.352.289.000 persone, con un aumento di 103.348.000 unità rispetto all’anno precedente. L’aumento globale riguarda anche in questo anno tutti i continenti, compresa l’Europa, che conferma il secondo anno di crescita dopo la diminuzione degli anni precedenti. Gli aumenti più consistenti, ancora una volta, sono in Asia e in Africa , seguite da America , Europa e Oceania . <br /><br />Numero dei cattolici e percentuale <br />Alla stessa data, 31 dicembre 2016, il numero dei cattolici era pari a 1.299.059.000 persone con un aumento complessivo di 14.249.000. L’aumento interessa tutti i continenti, ad eccezione per il terzo anno consecutivo dell’Europa , ed è più deciso, come nel passato, in Africa e in America , seguono Asia e Oceania . <br />La percentuale mondiale dei cattolici è diminuita dello 0,05%, la stessa percentuale dell’anno precedente, attestandosi al 17,67%. Riguardo ai continenti, si sono registrati aumenti in America , Asia e Oceania , diminuzioni in Africa ed Europa . <br /><br />Abitanti e cattolici per sacerdote<br />Il numero degli abitanti per sacerdote è aumentato anche quest’anno, complessivamente di 254 unità, raggiungendo quota 14.336. La ripartizione per continenti vede aumenti in Africa , America , Europa e Oceania . Unica diminuzione in Asia .<br />Il numero dei cattolici per sacerdote è aumentato complessivamente di 39 unità, raggiungendo il numero di 3.130. Si registrano aumenti in Africa , America , Europa , Oceania . Si conferma, come l’anno precedente e con la stessa cifra, una diminuzione in Asia .<br /><br />Circoscrizioni ecclesiastiche e stazioni missionarie<br />Le circoscrizioni ecclesiastiche sono 10 in più rispetto all’anno precedente, arrivando a 3.016, con nuove circoscrizioni create in Africa , America , Asia ed Europa . L’Oceania non registra variazioni, come negli anni precedenti. <br />Le stazioni missionarie con sacerdote residente sono complessivamente 2.140 . Sono diminuite solo in Africa , mentre sono aumentate in America , Asia , Europa ed Oceania . <br />Le stazioni missionarie senza sacerdote residente sono diminuite complessivamente di 513 unità, raggiungendo così il numero di 142.487. Aumentano in Africa , Europa e Oceania . Diminuiscono in America e Asia .<br /><br />Vescovi<br />Il numero totale dei Vescovi nel mondo è aumentato di 49 unità, raggiungendo quota 5.353. Aumentano sia i Vescovi diocesani che quelli religiosi. I Vescovi diocesani sono 4.090 , mentre i Vescovi religiosi sono 1.263 . <br />L’aumento dei Vescovi diocesani interessa America , Asia , Europa , mentre diminuiscono Africa e Oceania . I Vescovi religiosi aumentano in tutti i continenti ad eccezione dell’Asia : Africa , America , Europa , Oceania .<br /><br />Sacerdoti<br />Il numero totale dei sacerdoti nel mondo è diminuito anche quest’anno, raggiungendo quota 414.969 . A segnare una diminuzione consistente ancora una volta è l’Europa cui si aggiunge quest’anno l’America . Gli aumenti si registrano in Africa e Asia , l’Oceania è stabile. <br />I sacerdoti diocesani nel mondo sono aumentati globalmente di 317 unità, raggiungendo il numero di 281.831, con unica diminuzione, anche quest’anno, in Europa e aumenti in Africa , America , Asia e Oceania . <br />I sacerdoti religiosi sono diminuiti in complesso di 1.004 unità, il triplo dell’anno prima, e sono 133.138. Consolidando la tendenza degli ultimi anni, crescono in Africa e in Asia , diminuiscono in America , Europa , Oceania . <br /><br />Diaconi permanenti<br />I diaconi permanenti nel mondo anche quest’anno sono aumentati, di 1.057 unità, raggiungendo il numero di 46.312. L’aumento più consistente si conferma ancora una volta in America , seguita da Europa , Oceania , Africa e Asia . <br />I diaconi permanenti diocesani sono nel mondo 45.609, con un aumento complessivo di 982 unità. Crescono ovunque ad eccezione dell’Asia : Africa , America , Europa , Oceania . <br />I diaconi permanenti religiosi sono 703, aumentati di 75 unità rispetto all’anno precedente. Diminuzioni in Africa e Oceania , aumenti in Asia , America ed Europa . <br /><br />Religiosi e religiose<br />I religiosi non sacerdoti sono diminuiti per il quarto anno consecutivo, in controtendenza rispetto agli anni precedenti, di 1.604 unità, arrivando al numero di 52.625. Le diminuzioni, molto più consistenti rispetto all’anno prima, si registrano ovunque nel mondo: Africa , America , Asia , Europa e Oceania . Si conferma anche la tendenza alla diminuzione globale delle religiose, di 10.885 unità, inferiore rispetto al calo dell’anno precedente. Sono complessivamente 659.445. Gli aumenti sono, ancora una volta, in Africa e in Asia , le diminuzioni in America , Europa e Oceania .<br /><br />Istituti secolari<br />I membri degli Istituti secolari maschili sono complessivamente 618, e diminuiscono dopo l’aumento dell’anno precedente. A livello continentale crescono in Africa e Asia , diminuiscono in America ed Europa , invariata anche quest’anno l’Oceania. <br />I membri degli Istituti secolari femminili sono diminuiti complessivamente di 459 unità, per un totale di 22.400 membri. Aumentano solo in Africa , diminuiscono in America , Asia , Europa e Oceania . <br /><br />Missionari laici e Catechisti<br />Il numero dei Missionari laici nel mondo è pari a 354.743, con un aumento globale di 2.946 unità, particolarmente sensibile in America e Africa . Diminuiscono in Asia , Europa e Oceania . <br />I Catechisti nel mondo sono diminuiti complessivamente di 36.364 unità, raggiungendo quota 3.086.289. Unico aumento in Africa . Diminuiscono America , Asia , Europa e Oceania . <br /><br />Seminaristi maggiori<br />I seminaristi maggiori, diocesani e religiosi, anche quest’anno sono diminuiti globalmente, di 683 unità, e hanno così raggiunto il numero di 116.160. Gli aumenti più consistenti si registrano in Africa e in misura lieve in Asia , mentre diminuiscono in America , Europa ed Oceania . <br />I seminaristi maggiori diocesani sono 71.117 e quelli religiosi 45.043 . Per i seminaristi maggiori diocesani gli aumenti interessano Africa , America e Asia . Le diminuzioni sono in Europa e Oceania . I seminaristi maggiori religiosi aumentano solo in Africa , mentre diminuiscono in America , Asia , Europa ed Oceania . <br /><br />Seminaristi minori<br />Il numero totale dei seminaristi minori, diocesani e religiosi, in controtendenza con l’anno precedente, quest’anno è diminuito di 2.735 unità, raggiungendo il numero di 101.616. Sono diminuiti in tutti i continenti: Africa , America , Asia , Europa , Oceania .<br />I seminaristi minori diocesani sono 78.369 e quelli religiosi 23.247 . Per i seminaristi diocesani l’aumento si registra in Africa e Oceania . La diminuzione in America , Asia , Europa .<br />I seminaristi minori religiosi invece sono in crescita solo in Asia . Diminuiscono in Africa , America , Europa e Oceania . <br /><br />Istituti di istruzione ed educazione<br />Nel campo dell’istruzione e dell’educazione, la Chiesa gestisce nel mondo 72.826 scuole materne frequentate da 7.313.370 alunni; 96.573 scuole primarie per 35.125.124 alunni; 47.862 istituti secondari per 19.956.347 alunni. Inoltre segue 2.509.457 alunni delle scuole superiori e 3.049.548 studenti universitari. <br /><br />Istituti sanitari, di beneficenza e assistenza<br />Gli istituti di beneficenza e assistenza gestiti nel mondo dalla Chiesa comprendono: 5.287 ospedali con le presenze maggiori in America ed Africa ; 15.937 dispensari, per la maggior parte in Africa , America e Asia ; 610 lebbrosari distribuiti principalmente in Asia ed Africa ; 15.722 case per anziani, malati cronici ed handicappati, per la maggior parte in Europa ed America ; 9.552 orfanotrofi per la maggior parte in Asia ; 11.758 giardini d’infanzia con il maggior numero in Asia e in America ; 13.897 consultori matrimoniali, per gran parte in Europa ed America ; 3.506 centri di educazione o rieducazione sociale e 35.746 istituzioni di altro tipo. <br /><br />Circoscrizioni ecclesiastiche dipendenti dalla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli <br />Le Circoscrizioni ecclesiastiche dipendenti dalla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli ad ottobre 2018 sono complessivamente 1.114, tre circoscrizioni in più rispetto all’anno precedente. La maggior parte delle circoscrizioni ecclesiastiche affidate a Propaganda Fide si trova in Africa e in Asia . Seguono America ed Oceania . <br /> <br /><br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="http://www.fides.org/it/attachments/view/file/Dossier_Statistiche2018_FIDES_ITA.pdf https://www.youtube.com/watch?v=q6LlNm38Bso">Lo Speciale completo delle Statistiche 2018 Presentazione delle Statistiche 2018 su YouTube</a>Sat, 20 Oct 2018 09:25:49 +0200AMERICA/GUATEMALA - I Vescovi preoccupati per la situazione: sostegno alla lotta contro la corruzione e la disuguaglianzahttp://fides.org/it/news/64949-AMERICA_GUATEMALA_I_Vescovi_preoccupati_per_la_situazione_sostegno_alla_lotta_contro_la_corruzione_e_la_disuguaglianzahttp://fides.org/it/news/64949-AMERICA_GUATEMALA_I_Vescovi_preoccupati_per_la_situazione_sostegno_alla_lotta_contro_la_corruzione_e_la_disuguaglianzaCittà del Guatemala – Prendendo spunto dalla recente canonizzazione di Mons. Romero, “testimonianza viva di un autentico impegno cristiano a favore della giustizia e della pace”, e della prossimo beatificazione, il 27 ottobre a Izabal, di padre Tullio Maruzzo, Ofm, e del laico Luis Obdulio Arroyo, “testimoni fedeli di pace e di impegno cristiano nel dipartimento di Izabal in anni di violenza e persecuzione”, i Vescovi del Guatemala hanno pubblicato un comunicato dal titolo “Cercate prima di tutto il Regno di Dio e la sua giustizia”, pervenuto a Fides.<br />A questi motivi di gioia nel Signore, si contrappone una situazione preoccupante del paese, “segnata dal deterioramento della qualità della vita della maggior parte dei suoi abitanti, dovuto all’alto indice di disuguaglianza e al rallentamento che colpisce la società”. Nel documento, che porta la data del 17 ottobre e la firma del Presidente e del Segretario della Conferenza Episcopale, i Vescovi ricordano quanto hanno più volte ripetuto: il Guatemala possiede “una grande quantità di risorse naturali e umane in grado di fare fronte alle carenze nel settore dell’educazione, della salute e del rispetto dei diritti umani di base, ma sfortunatamente è segnato dalla corruzione e dalla poca efficienza del settore pubblico”. Così i guatemaltechi sono costretti ed emigrare ed a mettere a rischio la propria vita e quella dei loro familiari alla ricerca di nuove opportunità che non trovano nel loro paese. “Il futuro immediato – scrivono ancora i Vescovi - è oscurato dall'incertezza politica sull'imminente processo elettorale che è ben lungi dall'essere chiaramente delineato”. <br />Lanciano quindi una serie di appelli, sostenendo la fiducia del Popolo di Dio in un futuro migliore, nonostante le gravi difficoltà attuali. A coloro che hanno la grave responsabilità di formare l’opinione pubblica chiedono di “essere fedeli alla verità”, e al popolo di Dio di “avere un senso critico” riguardo a tutto ciò che vedono o leggono ogni giorno sui media. Invitano quindi i partiti politici “a presentare piani e candidati credibili e a favorire spazi reali per il dialogo e l'ascolto della gente”. Ai tre poteri dello Stato del Guatemala, ricordano “il grave obbligo di avere il bene comune come primo obiettivo della loro responsabilità… di cercare davvero il bene dei più poveri e delle vittime della disuguaglianza e della violenza”. <br />I Vescovi sostengono “la lotta contro la corruzione e l'impunità, in cui il Guatemala ha conseguito risultati lodevoli” e invitano tutti i cittadini ad agire onestamente nei loro affari, nel loro lavoro e nelle loro attività quotidiane. “Ci preoccupa la cancellazione dei visti ai funzionari chiave nelle indagini sui crimini legati a personaggi pubblici che compromettono l'affidabilità nella lotta contro l'impunità” proseguono nel loro comunicato. Inoltre sono preoccupati per la difficile situazione dei migranti dell'Honduras, e sperano che “le agenzie governative e l'intera società lavorino alla soluzione dei problemi che causano la migrazione forzata”.<br />Il messaggio si conclude con l’auspicio che “il mese di ottobre, mese missionario e della Vergine del Rosario, òorti frutti non solo di pietà popolare ma anche di una nuova coscienza di quanto fa parte del nostro impegno di cristiani per una società più giusta e includente”. <br />Fri, 19 Oct 2018 12:14:46 +0200ASIA/TERRA SANTA - Netanyahu: cristiani discriminati a Betlemme. Le autorità palestinesi: basta menzognehttp://fides.org/it/news/64948-ASIA_TERRA_SANTA_Netanyahu_cristiani_discriminati_a_Betlemme_Le_autorita_palestinesi_basta_menzognehttp://fides.org/it/news/64948-ASIA_TERRA_SANTA_Netanyahu_cristiani_discriminati_a_Betlemme_Le_autorita_palestinesi_basta_menzogneGerusalemme - Erano più di 180 e provenivano da 40 Paesi diversi i giornalisti, gli operatori tv e gli addetti alla comunicazione cristiani che hanno preso parte quest'anno al secondo Christian Media Summit, ospitato a Gerusalemme dal 14 al 18 ottobre 2018. La kermesse, che ha visto la partecipazione di una numerosa rappresentanza di testate e media legati alle comunità evangelicali Usa, è stata seguita da una coda di aspre polemiche, ancora in atto, tra governo palestinese e autorità israeliane, in merito alla condizione delle comunità cristiane in Terra Santa, e in particolare a Betlemme, la città di nascita di Gesù. <br />“Voi siete ambasciatori della verità. Non siete soltanto i più grandi ambasciatori che Israele ha nel mondo” ha detto il Premier israeliano Benjamin Netanyahu nel discorso da lui rivolto domenica 14 ottobre agli operatori dei media cristiani, aggiungendo che “se c'è una cosa che io posso chiedervi di fare, è quella di dire la verità sulla nostra storia. Dire la verità sul nostro presente. Dire la verità su chi vuole la pace e chi non la vuole”. Nel suo intervento al Christian Media Summit 2018, il Primo Ministro dello Stato ebraico ha anche detto che Israele “è l'unico Paese del Medio Oriente dove la comunità cristiana prospera e cresce”, e ha criticato il trattamento riservato ai cristiani nei territori sottoposti all'Autorità palestinese. In particolare, Netanyahu ha sostenuto che quando Israele ha ceduto il controllo di Betlemme all'Autorità palestinese, nel 1995, i cristiani rappresentavano l'80 per cento della popolazione, mentre “ora sono circa il 20 per cento”, e ha aggiunto che il calo percentuale della popolazione cristiana è avvenuto “perché nelle aree sottoposte all'Autorità palestinese, come nel resto del Medio Oriente, i cristiana sono messi sotto pressione e perseguitati”. <br />Le dichiarazioni di Netanuyahu hanno provocato un'accesa reazione da parte di rappresentanti politici palestinesi. Anton Salman, il sindaco di Betlemme, ha chiesto al capo del governo israeliano di non usare più i cristiani come uno “strumento per mascherare l'occupazione”, aggiungendo che se Netanyahu è preoccupato per la condizione dei cristiani palestinesi, in particolare nell'area di Betlemme, potrebbe restituire i 22mila dunum della terra di Betlemme illegalmente annessi a Israele per l'espansione degli insediamenti dei coloni”. Il sindaco di Betlemme ha anche dichiarato che il calo dei cristiani in Palestina “fu provocato dalla “Nakba tdel 148 e prosegue a causa dei piani coloniali e delle politiche perseguite da Israele a partire dal 1967”. Anche il Ministero degli Esteri palestinese ha diffuso delle dichiarazioni in cui accusa il Premier israeliano di mettere in circolazione menzogne e calunnie per distogliere l'opinione pubblica internazionale dalle violazioni messe in atto dalle autorità d'occupazione israeliana a danno dei palestinesi, e in particolare dalle confische illegali di terre sottratte ai legittimi proprietari palestinesi per favorire i piani di espansione degli insediamenti coloniali israeliani. . Fri, 19 Oct 2018 11:28:32 +0200AFRICA/CAMERUN - Crolla chiesa durante la recita del rosario; almeno due morti e un dispersohttp://fides.org/it/news/64947-AFRICA_CAMERUN_Crolla_chiesa_durante_la_recita_del_rosario_almeno_due_morti_e_un_dispersohttp://fides.org/it/news/64947-AFRICA_CAMERUN_Crolla_chiesa_durante_la_recita_del_rosario_almeno_due_morti_e_un_dispersoYaoundé - Sono almeno due i morti nel crollo della chiesa di Sainte Marceline de Minkan a Odza, un quartiere periferico della capitale del Camerun, Yaoundé, avvenuto la sera del 17 ottobre. Il crollo sarebbe dovuto alla forti piogge che stanno interessando la città. Secondo don Félix Désiré Amougou, portavoce dell'Arcidiocesi di Yaoundé, il bilancio provvisorio della tragedia è di 2 morti, 4 feriti, e un disperso.<br />Secondo il parroco di Minkan, Abbot Ndoumve, i pompieri arrivati sul posto sono al lavoro dalla notte del 17 ottobre per rimuovere le macerie e continuare il ricerche dei corpi e di eventuali sopravvissuti nonostante la pioggia e il black out dell’elettricità che non facilita il lavoro. Il crollo è avvenuto quando i fedeli erano in chiesa per recitare il rosario. <br />Fri, 19 Oct 2018 11:20:50 +0200AFRICA/SUDAFRICA - “Le centinaia di minatori colpiti dalla pneumoconiosi sono un atto d’accusa dell’avidità umana”http://fides.org/it/news/64946-AFRICA_SUDAFRICA_Le_centinaia_di_minatori_colpiti_dalla_pneumoconiosi_sono_un_atto_d_accusa_dell_avidita_umanahttp://fides.org/it/news/64946-AFRICA_SUDAFRICA_Le_centinaia_di_minatori_colpiti_dalla_pneumoconiosi_sono_un_atto_d_accusa_dell_avidita_umanaJohannesburg - "Per decenni le società carbonifere si sono disinteressate del fatto che i loro lavoratori fossero esposti a livelli dannosi di polvere di carbone. Le miniere devono assumersi la responsabilità etica e legale per i minatori malati” ha affermato Sua Ecc. Mons. Abel Gabuza, Vescovo di Kimberly e Presidente della Commissione Episcopale “Giustizia e Pace” della SACBC in una dichiarazione inviata all’Agenzia Fides sulle iniziative prese dalla Chiesa in Sudafrica per aiutare i lavoratori colpiti dalla pneumoconiosi, una malattia polmonare causata dall’inalazione di polveri, in questo caso di carbone. La pneumoconiosi, chiamata anche malattia del polmone nero, è una malattia prevenibile ma incurabile che viene contratta nelle miniere di carbone se non vengono adottate adeguate protezioni dalla polvere di carbone. Il Sudafrica è uno dei Paesi con il più alto tasso di malati colpiti da questa malattia. "Il fatto che il Sudafrica abbia centinaia di minatori malati dell'industria del carbone è un'accusa all’avidità delle imprese nel settore minerario e alla prevalenza del profitto sulla dignità dei lavoratori delle miniere” afferma Mons. Gabuza.<br />Ha aggiunto che questa situazione è anche "un'accusa all'economia sudafricana basata sul carbone. Il costo umano dell'economia basata sul carbone dovrebbe ricordare al nostro Paese l'urgente necessità di transizione a forme energetiche pulite”.<br />“La maggior parte dei minatori che si sono ammalati sono stati mandati a casa con un risarcimento minimo o nullo dopo aver lavorato in miniere che hanno permesso ai loro azionisti di guadagnare milioni di Rand” sottolinea Mons. Gabuza che appoggia la class action avviata da centinaia di minatori che hanno contratto la malattia e dai familiari dei lavoratori nel frattempo defunti a causa della pneumoconiosi.<br />I Vescovi sudafricani, attraverso la Commissione “Giustizia e Pace”, appoggiano pienamente l’iniziativa avviata dai lavoratori tramite l’avvocato Richard Spoor. “La battaglia per dare giustizia ai minatori malati non è finita” ha dichiarato qualche mese fa Mons. Gabuza. “Stiamo lavorando con l’avvocato Richard Spoor per chiedere una compensazione dalle società minerarie per conto degli ex minatori che hanno contratto questa mortale malattia nelle miniere di carbone”. Mons. Gabuza ha chiesto alle compagnie carbonifere di prendere esempio dall’accordo firmato a maggio da sei compagnie aurifere sudafricane per la creazione di un fondo fiduciario di 5,2 miliardi di Rand per compensare i minatori affetti da silicosi e tubercolosi. <br /><br /><br />Fri, 19 Oct 2018 10:50:01 +0200VATICANO - Le Pontificie Opere Missionarie: sostegno all’annuncio del Vangelo e alla crescita umana e culturale dei popolihttp://fides.org/it/news/64945-VATICANO_Le_Pontificie_Opere_Missionarie_sostegno_all_annuncio_del_Vangelo_e_alla_crescita_umana_e_culturale_dei_popolihttp://fides.org/it/news/64945-VATICANO_Le_Pontificie_Opere_Missionarie_sostegno_all_annuncio_del_Vangelo_e_alla_crescita_umana_e_culturale_dei_popoliCittà del Vaticano – “Da cuori giovani sono nate le Pontificie Opere Missionarie, per sostenere l’annuncio del Vangelo a tutte le genti, contribuendo alla crescita umana e culturale di tante popolazioni assetate di Verità. Le preghiere e gli aiuti materiali, che generosamente sono donati e distribuiti attraverso le POM, aiutano la Santa Sede a far sì che quanti ricevono per il proprio bisogno possano, a loro volta, essere capaci di dare testimonianza nel proprio ambiente. Nessuno è così povero da non poter dare ciò che ha, ma prima ancora ciò che è”. Così scrive il Santo Padre Francesco nel suo Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale 2018. <br />Nate in Chiese di antica tradizione cattolica per sostenere l’opera dei missionari tra i popoli non cristiani, le Pontificie Opere Missionarie sono diventate una istituzione della Chiesa universale e di ogni Chiesa particolare. Ad esse, secondo il Concilio, si deve dare il posto centrale nella cooperazione missionaria.<br />Le POM costituiscono un’unica istituzione che comprende quattro rami distinti. In comune hanno lo scopo principale di promuovere lo spirito missionario e universale in seno al Popolo di Dio, mediante la diffusione di informazioni sulle missioni, la promozione delle vocazioni missionarie, la raccolta e la distribuzione dei sussidi ai missionari, alle loro opere e alle giovani Chiese, favorendo la comunione con le altre Chiese per scambi di beni, di aiuti, di personale.<br />Tra le caratteristiche che distinguono le POM da altri organismi di cooperazione missionaria è da rilevare anzitutto il loro carattere di universalità, in quanto sono le opere del Papa e dipendono dalla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. Nel contempo sono anche le Opere dei Vescovi, esprimendo questa loro universalità nell’animazione e formazione missionaria rivolta a tutte le Chiese e a tutti i membri del Popolo di Dio, negli aiuti offerti ugualmente a tutte le Chiese in territori di missione. Hanno come finalità primaria l’evangelizzazione, dovere fondamentale della Chiesa, non trascurando la concreta partecipazione alla promozione umana integrale.<br /><br />Le quattro Pontficie Opere Missionarie<br /><br />Propagazione della Fede <br />Fondata a Lione nel 1822 dalla ven. Pauline Jaricot, ha il compito di promuovere la cooperazione missionaria in tutte le comunità cristiane. A questo scopo, insieme alla raccolta di aiuti, cura le vocazioni missionarie, l’educazione allo spirito missionario, soprattutto nel mese missionario di ottobre, e organizza la Giornata Missionaria Mondiale.<br />San Pietro Apostolo <br />Fondata a Caen dalle signore Bigard nel 1889, questa Opera si occupa di sostenere la formazione del clero locale nelle Chiese di missione, oltre che quella dei candidati alla vita religiosa, maschile e femminile.<br />Santa Infanzia o Infanzia Missionaria <br />Fondata nel 1843 da Mons. Charles de Forbin Janson, Vescovo di Nancy, per educare i fanciulli allo spirito missionario, interessandoli alle necessità dei loro coetanei nei paesi di missione, con l’offerta di preghiere e di aiuti materiali.<br />Pontificia Unione Missionaria <br />Fondata in Italia nel 1916 dal Beato padre Paolo Manna, si impegna nell’animazione missionaria dei Pastori e degli animatori del Popolo di Dio: sacerdoti, religiosi e religiose, membri degli istituti secolari, laici impegnati. La stessa funzione la svolge nei riguardi delle altre tre Opere. <br /><br /><br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="http://www.fides.org/it/attachments/view/file/Sussidi_POM_2017_.doc">Le tabelle con i sussidi distribuiti dalle POM nell’anno 2017</a>Fri, 19 Oct 2018 09:40:41 +0200AFRICA/NIGER - La Chiesa di Niamey: preghiera e digiuno per padre Maccallihttp://fides.org/it/news/64943-AFRICA_NIGER_La_Chiesa_di_Niamey_preghiera_e_digiuno_per_padre_Maccallihttp://fides.org/it/news/64943-AFRICA_NIGER_La_Chiesa_di_Niamey_preghiera_e_digiuno_per_padre_MaccalliNiamey - La diocesi di Niamey ha iniziato un triduo di preghiera per la liberazione di padre Gigi Maccalli. “L’ultimo giorno del triduo, che si svolge dal 17 al 19 ottobre, sarà un giorno di digiuno che tutti i fedeli osserveranno” riferisce all'Agenzia Fides, da Niamey, padre Vito Girotto, della Società per le Missioni Africane e parroco della parrocchia di Makalondi, vicina a quella di Bomoanga, di cui p. Maccalli era parroco.<br />“Mi interesso, come possibile, della parrocchia che ho dovuto lasciare dopo il rapimento. Domenica ho celebrato ancora la messa lì. Mi è costato molto lasciare la comunità, dopo il rapimento di p. Gigi. Da allora risiedo a Niamey”. <br />Padre Mauro Armanino, anche lui missionario SMA a Niamney, riferisce a Fides che, dopo il rapimento, la diocesi ha riorganizzato l’assistenza religiosa alle comunità cristiane della regione di Bomoanga, Kankani e Makalondi, per motivi di sicurezza: “Il Vescovo ha costituito un’équipe pastorale, con base a Makalondi, luogo ritenuto più sicuro, che accompagnerà le tre parrocchie. Si tratta di una nuova esperienza dettata dall’urgenza, ma che potrebbe rivelarsi feconda dal punto di vista pastorale”.<br />Padre Mauro informa che la diocesi ha tenuto la sua assemblea di inizio dell’anno pastorale 2018-2019: “Il tema legato alla Pastorale della gioventù è stato riconfermato per il secondo anno consecutivo, con l’aggiunta del riferimento alla croce di Gesù e dell’invito a ‘prendere il largo’. Il ricordo delle chiese bruciate nel gennaio 2015 è ancora ben presente, e la fiducia che esisteva prima nei confronti della società è un po’ calata. Ma dobbiamo ravvivarla, per il bene del paese e della convivenza pacifica. Il rapimento di p. Pierluigi ha creato un clima di sgomento e paura, ma anche di preghiera e solidarietà”.<br />P. Armanino traccia un quadro della vita della Chiesa locale, dove p. Maccalli era impegnato: “Nella diocesi di Niamey, una delle due del paese, ci sono 37 preti e 69 religiose, più qualche fratello laico e alcune laiche consacrate”, ricorda p. Mauro. “Le parrocchie sono in città e nella zona rurale. La zona attualmente più aperta all’evangelizzazione è quella Gourmanché, al confine col Burkina Faso, la zone dove p. Gigi è stato rapito” aggiunge. “Esistono vari movimenti ecclesiali, diocesani e parrocchiali, per ragazzi, giovani e famiglie. La presenza di cattolici nel Paese non arriva a 50mila persone. La maggior parte di loro sono stranieri, immigrati da Togo, Benin, Burkina Faso, Nigeria. L’approccio pastorale, almeno finora, è stato quello di stare con la gente, accompagnandone il cammino. Vi sono molte opere sociali gestite dalla Chiesa: scuole, cliniche mediche, Caritas, che offrono una testimonianza di amore gratuito verso tutti”. <br />Thu, 18 Oct 2018 11:23:10 +0200AFRICA/CONGO - Le scuole cattoliche si impegnano a educare al rispetto del creato sulla linea dell'Enciclica Laudato Si’http://fides.org/it/news/64942-AFRICA_CONGO_Le_scuole_cattoliche_si_impegnano_a_educare_al_rispetto_del_creato_sulla_linea_dell_Enciclica_Laudato_Sihttp://fides.org/it/news/64942-AFRICA_CONGO_Le_scuole_cattoliche_si_impegnano_a_educare_al_rispetto_del_creato_sulla_linea_dell_Enciclica_Laudato_SiBrazzaville - Il XIV Consiglio nazionale dell’educazione cattolica si è tenuto presso il Centro interdiocesano di Brazzaville, dal 15 al 17 ottobre, sul tema: “il rispetto e l'integrità del creato nella scuola cattolica”, tema tratto dall'Enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco. <br />I lavori sono stati aperti il 15 ottobre da Sua Ecc. Mons. Anatole Milandou, Arcivescovo di Brazzaville e Presidente della Commissione Episcopale per l'Educazione Cattolica , alla presenza di Armand Brice Ibombo, Segretario Generale della Conferenza Episcopale del Congo, dei delegati in rappresentanza dei direttori delle scuole cattoliche di tutte le diocesi del Congo.<br />Nella sua allocuzione di saluto, Sr. Clarisse Nkourissa, Segretario generale CEEDUC, ha annunciato per quest’anno il rilancio del progetto “scuola verde”, che prevede d’impiantare alberi in tutte le scuole cattoliche. I lavori del Consiglio sono stati incentrati sull'Enciclica Laudato Si’, sul rispetto dell'ambiente e sulla "terra nostra casa comune". I partecipanti, istruiti dagli oratori, si sono detti entusiasti di adottare la “conversione ecologica” per insegnare ai bambini il rispetto per la natura e per l'ambiente. <br />Thu, 18 Oct 2018 11:17:47 +0200AMERICA/MESSICO - Per gli scontri tra le bande mancano medicinali e beni di prima necessità nello stato di Guerrerohttp://fides.org/it/news/64941-AMERICA_MESSICO_Per_gli_scontri_tra_le_bande_mancano_medicinali_e_beni_di_prima_necessita_nello_stato_di_Guerrerohttp://fides.org/it/news/64941-AMERICA_MESSICO_Per_gli_scontri_tra_le_bande_mancano_medicinali_e_beni_di_prima_necessita_nello_stato_di_GuerreroChilpancingo – “Per la lotta tra le bande per il dominio del territorio, in questo momento si registra una mancanza di medicine e di beni di primo consumo in alcuni paese della Sierra di Guerrero” ha denunciato il Vescovo della diocesi di Chilpancingo-Chilapa , Mons. Salvador Rangel Mendoza, dopo la riunione del congresso dello stato di Guerrero che ha esaminato il problema della sicurezza. "A causa degli scontri fra le bande, i fornitori di medicine non rischiano e non riforniscono. La stessa cosa accade con gli studenti, che non riescono ad andare a scuola o all'Università, sia a Chilpancingo come ad Acapulco. Gli unici che possono recarsi nelle comunità della Sierra sono i sacerdoti, che si mobilitano per celebrare la Messa” ha commentato Mons. Rangel Mendoza. "Ho già incontrato il capo di qualche organizzazione per chiedere sicurezza, e lo rifarò anche con gli altri, per insistere nella richiesta di una tregua di pace". <br />La nota inviata a Fides, informa che il Vescovo non ha fatto nomi, per non rovinare il processo di pace a cui si sta lavorando nella zona da lungo tempo . "Comunque si tratta di impegnarsi e metterci il cuore per riuscire a pacificare la zona, perché c'è molto odio fra i gruppi" ha concluso.<br />Il Governatore di Guerrero è intervenuto ieri nella sede del governo regionale per garantire che la sicurezza avrà la priorità fra tutte le richieste dello stato. Ha anche sottolineato il coordinamento con il governo federale per fermare la violenza delle bande che operano nella zona.<br />Lo stato messicano di Guerrero sta diventando una delle zone più violente del Centroamerica. Una settimana fa sono state ritrovate delle fosse comuni alla periferia di Acapulco: le bande di narcos e di sequestratori della zona usano questo metodo per far "sparire" le vittime. A questa grave situazione si è aggiunto il maltempo, con piogge torrenziali che hanno inondato alcune paesi nella zona di Chilpancingo, provocando frane e creando disagi ai trasporti. Diverse strade e autostrade sono rimaste interrotte a causa delle frane.<br /> <br />Thu, 18 Oct 2018 11:12:18 +0200ASIA/TERRA SANTA - Profanato di nuovo il cimitero cattolico di Beit Jamalhttp://fides.org/it/news/64940-ASIA_TERRA_SANTA_Profanato_di_nuovo_il_cimitero_cattolico_di_Beit_Jamalhttp://fides.org/it/news/64940-ASIA_TERRA_SANTA_Profanato_di_nuovo_il_cimitero_cattolico_di_Beit_JamalBeit Shemesh – 28 tombe del cimitero annesso al convento salesiano di Beit Jamal, presso la città israeliana di Beit Shemesh, sono state di nuovo vandalizzate da ignoti. La scoperta dell'atto intimidatorio è stata compiuta mercoledì 17 ottobre da parte dei religiosi del convento. <br />Non è la prima volta che il cimitero del convento di Beit Jamal, 30 km a ovest di Gerusalemme, viene vandalizzato. Già nel 2013, una bomba incendiaria era stata lanciata contro una porta del convento e slogan blasfemi erano stati scritti sulle mura del complesso. L'area cimiteriale era stata poi presa di mira nel dicembre 2015, quando ignoti assalitori avevano divelto le croci delle tombe e distrutto alcune statue. La polizia israeliana ha riferito di aver avviato indagini con tutti i mezzi a disposizione per individuare al più presto gli artefici dell'atto sacrilego. <br />Gadi Gvaryahu, direttore esecutivo di Tag Mehir - ONG israeliana che organizza campagne a sostegno delle vittime dei crimini di odio settario in Israele - ha visitato il monastero ieri e ha espresso la propria solidarietà ai religiosi salesiani. "La popolazione palestinese in Cisgiordania” ha dichiarato Gvaryahu ai media israeliani, “deve essere protetta dai trasgressori della legge, proprio come lo sono i cittadini israeliani”. <br />Fonti palestinesi e gruppi israeliani per i diritti umani come B'Tselem e Yesh Din hanno riferito che negli ultimi due mesi centinaia di ulivi e viti sono stati trovati distrutti su terreni appartenenti a cinque diversi villaggi della Cisgiordania.<br />Nel gennaio 2016 , un gruppo di più di sessanta ebrei legati all'organizzazione Tag Mahir volle esprimere la sua condanna e il suo sgomento per la precedente profanazione subita dal cimitero salesiano di Beit Jamal recandosi in visita collettiva presso l'area cimiteriale offesa, nel dicembre 2015, dal vandalismo settario. In quell'occasione, i visitatori manifestarono la propria solidarietà ai salesiani, e vollero piantare un ulivo presso l’ingresso della casa religiosa. <br />Tag Mehir , fondata nel 2011 con l'intenzione di contrastare tutte le forme e le espressioni di razzismo in Israele, già nel nome prescelto intende sottolineare il proprio porsi in totale contrasto con gli atti di violenza e intimidazione compiuti dai gruppi di coloni ultranazionalisti a partire dal 2012, che hanno colpito soprattutto moschee o luoghi cristiani , “firmando” i propri atti intimidatori con la sigla “Price to tag” . .Thu, 18 Oct 2018 11:01:31 +0200ASIA/FILIPPINE - La Chiesa nelle Filippine ricorda il missionario italiano Fausto Tentorio, ucciso sette anni fahttp://fides.org/it/news/64939-ASIA_FILIPPINE_La_Chiesa_nelle_Filippine_ricorda_il_missionario_italiano_Fausto_Tentorio_ucciso_sette_anni_fahttp://fides.org/it/news/64939-ASIA_FILIPPINE_La_Chiesa_nelle_Filippine_ricorda_il_missionario_italiano_Fausto_Tentorio_ucciso_sette_anni_faManila – Sono passati sette anni dall’uccisione del missionario italiano Fausto Tentorio, del PIME, ucciso sull’isola di Mindanao il 17 ottobre 2011. Nel settimo anniversario della morte, la Chiesa nelle Filippine ha ricordato il sacerdote amico dei contadini e delle popolazioni indigene del Mindanao. “Dobbiamo continuare a essere l'eredità di Padre Tentorio. Seguire l'esempio di Padre Tentorio significa seguire la chiamata di Cristo nell'andare ai margini della società e condividere la Buona Novella di Cristo con i poveri. P. Fausto sarà sempre nei nostri cuori”, dice all’Agenzia Fides Teresa Punzon, laica cattolica di Mindanao.<br />Padre Tentorio ha aiutato a creare oltre 80 centri di assistenza diurna nelle comunità di indigeni e oltre 2.000 giovani indigeni hanno beneficiato di borse di studio da lui organizzate. “Educando al rapporto con il Creato e restando dalla parte dei poveri e degli oppressi, p. Tentorio ha vissuto l'opzione preferenziale della Chiesa per i poveri” rileva. “P. Fausto è come un chicco di grano che, morendo, germoglia: dopo la sua morte il suo ministero ha ispirato centinaia di comunità di lumads in tutta Mindanao”, nota a Fides Marlon Lacal, laica cattolica impegnata nel servizio ai poveri di Mindanao. <br />La difesa di queste popolazioni gli è costata la vita: al momento della morte, il missionario stava affrontando la questione della presenza di aziende e progetti di estrazione mineraria su larga scala nelle terre delle popolazioni indigene, che avrebbero causato disboscamento, installazione di piantagioni e miniere, sconvolgendo la vita della gente locale.<br />Membro del Pontificio Istituto Missioni Estere padre Tentorio, 59 anni, missionario nelle Filippine dal 1978, è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco da un killer all'interno del complesso della parrocchia della Madre del Perpetuo Soccorso ad Arakan, nella provincia di North Cotabato nel 2011. E stato il terzo sacerdote del PIME assassinato nelle Filippine, dopo p. Tullio Favali e p.Salvatore Carzedda, anch’essi uccisi a Mindanao<br />P. Tentorio era nato il 7 gennaio 1952 a Santa Maria di Rovagnate e cresciuto a Lecco, in Italia. Fu ordinato sacerdote nel 1977 e partì per le Filippine l'anno successivo, operando a livello pastorale e sociale a fianco di comunità cristiane, musulmane e indigene. I missionari del PIME sono presenti in 17 paesi del mondo, e sono nelle Filippine dal 1968. Thu, 18 Oct 2018 10:34:54 +0200OCEANIA/AUSTRALIA - Catholic Mission sostiene la costruzione di un Centro di formazione professionale per donne in Myanmarhttp://fides.org/it/news/64938-OCEANIA_AUSTRALIA_Catholic_Mission_sostiene_la_costruzione_di_un_Centro_di_formazione_professionale_per_donne_in_Myanmarhttp://fides.org/it/news/64938-OCEANIA_AUSTRALIA_Catholic_Mission_sostiene_la_costruzione_di_un_Centro_di_formazione_professionale_per_donne_in_MyanmarYangon - "Ringraziamo Dio perché la costruzione del Centro di formazione per ragazze continua ad andare avanti in modo rapido e si avvia alla conclusione. Speriamo che a breve si possa iniziare la decorazione degli spazi interni. Ringraziamo, inoltre, ciascuno di voi per le preghiere, il sostegno e la comprensione dell’importanza di questo progetto". E’ quanto afferma suor Agatha Phawsu, delle Salesiane di Don Bosco in una nota di “Catholic Mission Australia” , inviata all'Agenzia Fides, parlando dei lavori relativi ad un Centro di formazione professionale femminile in Myanmar.<br />L’istituto di formazione, ormai quasi completato, è stato costruito a Yangon grazie al sostegno di Catholic Mission Australia. Il Centro permetterà ogni anno a 30 ragazze di seguire corsi di formazione professionale della durata di due anni, nel settore alimentare e della gestione domestica. <br />“L’idea è quella di dotare le donne delle competenze richieste dai datori di lavoro presenti sul territorio. Il Centro punterà a rispondere alle diverse sfide relative all'educazione e al sostentamento delle ragazze di Yangon, dove si registra un alto tasso di abbandono scolastico e vi sono scarse possibilità di lavoro”, riferisce la nota pervenuta a Fides.<br />Già da alcuni anni, Catholic Mission ha avviato progetti volti a sostenere i cattolici del Myanmar, dando priorità all’istruzione e alla formazione professionale. Oltre al nascente Centro di Yangon, infatti, le Pontificie Opere Missionarie australiane sostengono, in particolare, la scuola cattolica di San Giovanni ad Hakha, remota città nel nord del paese. Tra gli obiettivi principali, quello di avere in loco insegnanti ben formati e di garantire il diritto all’istruzione dei bambini della zona. <br />Thu, 18 Oct 2018 10:12:07 +0200EUROPA/GERMANIA - Il Presidente delle POM: “Anche dalle nostre scrivanie possiamo essere missionari”http://fides.org/it/news/64937-EUROPA_GERMANIA_Il_Presidente_delle_POM_Anche_dalle_nostre_scrivanie_possiamo_essere_missionarihttp://fides.org/it/news/64937-EUROPA_GERMANIA_Il_Presidente_delle_POM_Anche_dalle_nostre_scrivanie_possiamo_essere_missionariAachen – In occasione della sua visita a Missio-Aachen , l’Arcivescovo Giovanni Pietro Dal Toso, Presidente delle Pontificie Opere Missionarie , stamattina, 17 ottobre, ha presieduto una Messa nella sede di “Missio” cui hanno partecipato quanti operano negli uffici di Missio e dell’Infanzia Missionaria Tedesca .<br />“È importante che continuiamo a ripensare allo scopo del nostro impegno, che continuiamo a ricordare che Dio è l'inizio e la meta delle nostre azioni e della nostra esistenza in generale” ha sottoleato S.E. Mons. Dal Toso all’inizio della sua omelia, “E’ Lui che ci dà la forza di impegnare la nostra vita secondo la sua volontà a beneficio del prossimo. In questa luce, mi piacerebbe ringraziarvi per il lavoro di Missio e dell’Infanzia missionaria tedesca”.<br />Ricordando la festa di Sant'Ignazio di Antiochia, che si celebra oggi, l’Arcivescovo ha fatto riferimento a un suo viaggio in Siria e alla difficile situazione dei “fratelli e sorelle in Medio Oriente”, e ha sottolineato: “il mio primo incontro reale con Missio Aachen è collegato alle difficoltà dei nostri fratelli cristiani in Siria e in Iraq, e vorrei menzionare la vostra generosità anche riguardo a questa preoccupazione”.<br />“La caratteristica specifica di Missio e, in linea di principio, delle nostre Pontificie Opere Missionarie, è il sostegno all'attività pastorale della Chiesa” ha evidenziato il Presidente delle Pontificie Opere Missionarie. “La Chiesa esiste perché Gesù ci ha mandato in tutto il mondo per proclamare il Vangelo. Non si tratta strettamente della Chiesa in quanto tale, ma del fatto che attraverso la presenza della Chiesa e la proclamazione del Vangelo, l'essere umano riceve lo Spirito di Dio, che rende nuova la terra e ciascuno di noi”. “Abbiamo il grande privilegio di partecipare a questa attività”, ha concluso l’Arcivescovo Dal Toso, “anche dalle nostre scrivanie possiamo essere missionari in modo che ogni persona possa ascoltare una parola di conforto, guarigione, riconciliazione, e sperimentare l'unità interiore e la libertà attraverso l'incontro con il Dio di Gesù Cristo”. <br /><br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="http://www.fides.org/it/attachments/view/file/SE_Dal_Toso_Missio_Aachen_17102018.docx">Il testo integrale dell'omelia, in tedesco</a>Wed, 17 Oct 2018 12:15:10 +0200AFRICA/COSTA D’AVORIO - Violenza dopo il voto: “Urge una repubblica nuova, più umana, portatrice di pace”http://fides.org/it/news/64936-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_Violenza_dopo_il_voto_Urge_una_repubblica_nuova_piu_umana_portatrice_di_pacehttp://fides.org/it/news/64936-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_Violenza_dopo_il_voto_Urge_una_repubblica_nuova_piu_umana_portatrice_di_paceAbidjan – “La popolazione ha assistito impotente, per oltre un decennio, ad un marasma elettorale che non consente repliche. Un popolo indebolito da un panorama politico corrotto, segnato da anarchia, violenza, caos, dittatura e morte. La politica ivoriana è tuttora caratterizzata dall’eterna sete di potere”: lo dichiara a Fides p. Donald Zagore, teologo ivoriano della Società per le Missioni Africane all’indomani delle elezioni del 13 ottobre, segnate da brogli, tensioni e violenza.<br />“Oltre ad aver svenduto la dignità del territorio ivoriano, i nostri politici hanno promosso politiche egoiste e corrotte, alimentando divisioni tra una popolazione sempre più stretta nella morsa della miseria”, rileva il missionario. “Che valore ha un popolo quando viene violata la sua scelta politica, espressa dal sistema democratico delle urne? Non c'è schiavitù più grande che ridurre un popolo al silenzio, impedirgli di esprimersi e di scegliere i propri rappresentanti. Fino a quando le elezioni in Costa d'Avorio continueranno a portare morte? Democrazia e libertà sono concetti privi di significato in Costa d'Avorio”, riflette amareggiato il teologo.<br />L’appello del missionario è questo: “E’ necessario, oggi più che mai, porre le basi per la rinascita degli ivoriani e per fare questo occorre lottare per una emancipazione socio-politica, perché ogni cittadino sia attore e garante del suo futuro. È tempo di lavorare per una repubblica nuova, più umana, degna di veri democratici, portatrice di pace, che garantisca l’autentico sviluppo di un popolo drammaticamente soggiogato da politici senza fede nè legge. Urge una nuova repubblica consapevole del doloroso retaggio del passato e ansiosa di costruire una convivenza che sfugga a qualsiasi forma di dispotismo, tribalismo e rivalsa etnica”.<br />“Bisogna dire di no a questa eterna politica, paladina dell'impunità, dell'ingiustizia, della violenza e della corruzione: è un imperativo fondamentale per ogni cittadino ivoriano. Rimanere in silenzio di fronte a questo crimine ci renderebbe complici”, afferma<br />P. Donald, citando Desmond Tutu, ricorda che “in situazioni di ingiustizia, scegliere la neutralità significa prendere la parte del boia contro la vittima”. “La Costa d'Avorio rinascerà dalle sue ceneri” conclude. <br /> <br />Wed, 17 Oct 2018 12:06:21 +0200