Fides News Italianohttp://fides.org/Le notizie dell'Agenzia Fidesen-usASIA/SRI LANKA - I Vescovi: “Joseph Vaz, apostolo di pace, sarà santo: la Chiesa esulta”http://fides.org/it/news/55958-ASIA_SRI_LANKA_I_Vescovi_Joseph_Vaz_apostolo_di_pace_sara_santo_la_Chiesa_esultahttp://fides.org/it/news/55958-ASIA_SRI_LANKA_I_Vescovi_Joseph_Vaz_apostolo_di_pace_sara_santo_la_Chiesa_esultaColombo – “Cosa direste se si realizza un desiderio atteso da 300 anni? Tutta la Chiesa srilankese oggi esulta di gioia. Ringraziamo di cuore Papa Francesco per il dono della canonizzazione di Joseph Vaz, cofondatore della nostra Chiesa”: con queste parole, S. Ecc. mons. Vianney Fernando, Vescovo di Kandy, esprime all’Agenzia Fides, l’immensa soddisfazione dei Vescovi e di tutta la comunità cattolica srilankese per la notizia della prossima canonizzazione del Beato Joseph Vaz, comunicata dalla Santa Sede. “Abbiamo lavorato intensamente e superato tanti ostacoli – afferma – ora siamo semplicemente felici. Speriamo e preghiamo perché la celebrazione possa avvenire durante la visita del Papa in Sri Lanka. La nostra gioia sarebbe perfino raddoppiata”, aggiunge, raccontando che il 14 settembre, la Chiesa locale ha vissuto una speciale giornata di preghiera con questa intenzione. Il Vescovo riferisce a Fides di aver anche condiviso la gioia con il Vescovo di Goa, città indiana di cui Vaz era originario. Il Beato Vaz, ha ricordato mons. Fernando, “è stato ispiratore di pace e riconciliazione nei momenti critici attraversati dal paese, specialmente durante la guerra civile”.<br />Joseph Vaz, chiamato “l’Apostolo dello Sri Lanka”, è nato a Benaulin nel 1651. Ordinato sacerdote nella Congregazione di san Filippo Neri, si reca ben presto in missione in Sri Lanka, dove i calvinisti olandesi avevano lanciato un violenta persecuzione contro i cattolici. Nella sua opera di conforto sotterraneo alla comunità perseguitata, fonderà oltre 15 chiese e 400 cappelle. Preziosa anche la sua traduzione del Vangelo nelle due lingue del paese, tamil e singalese. Vaz muore a Kandy nel 1711, il 16 gennaio, giorno in cui la sua festa si celebra nel calendario liturgico. È stato beatificato da Giovanni Paolo II il 21 gennaio 1995, durante la sua visita apostolica in Sri Lanka. Thu, 18 Sep 2014 00:00:00 +0200ASIA/SIRIA - Bambini morti a causa di vaccini contro il morbillo contaminatihttp://fides.org/it/news/55957-ASIA_SIRIA_Bambini_morti_a_causa_di_vaccini_contro_il_morbillo_contaminatihttp://fides.org/it/news/55957-ASIA_SIRIA_Bambini_morti_a_causa_di_vaccini_contro_il_morbillo_contaminatiIdlib – Nella provincia di Idlib, a nord est della Siria, sono stati appena registrati circa 35 decessi di bambini a causa di alcune dosi contaminate di vaccini contro il morbillo. I minori hanno iniziato a presentare gravi sintomi subito dopo la somministrazione. Il programma di vaccinazione era stato promosso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, nelle zone controllate dai mercenari ribelli contro il Governo di Bashar Al Assad. Fonti mediche hanno inoltre dichiarato che per la stessa causa, decine di bambini sono rimasti intossicati con sintomi di allergie. Le informazioni rivelano che i vaccini contaminati potrebbero non essere stati conservati in maniera adeguata prima della somministrazione. Non è esclusa, inoltre, la possibilità che il numero dei morti aumenti a causa della gravità e dello stato di alcuni dei piccoli contagiati. Nel frattempo il programma è stato sospeso. I medici delle cliniche nelle città di Jirjanaz e Maaret al-Nouman, nella provincia nordorientale di Idlib, hanno dichiarato che i bambini si sono ammalati subito dopo la somministrazione delle dosi. Thu, 18 Sep 2014 00:00:00 +0200AFRICA/CENTRAFRICA - “Ha protetto i musulmani”: ad un camilliano centrafricano il Premio Alison Des Forgeshttp://fides.org/it/news/55956-AFRICA_CENTRAFRICA_Ha_protetto_i_musulmani_ad_un_camilliano_centrafricano_il_Premio_Alison_Des_Forgeshttp://fides.org/it/news/55956-AFRICA_CENTRAFRICA_Ha_protetto_i_musulmani_ad_un_camilliano_centrafricano_il_Premio_Alison_Des_ForgesBangui - P. Bernard Kinvi, camilliano, è stato insignito del premio Alison Des Forges, accordato da Human Rights Watch, a chi si è distinto nel difendere i diritti dell’uomo.<br />P. Bernard ha offerto protezione e assistenza a centinaia di musulmani che rischiavano di essere uccisi dalle milizia anti-balaka, nella missione di Bossemptélé nel Nord-Ovest della Repubblica Centrafricana, a 300 Km dalla capitale Bangui.<br />“Abbiamo fatto la scelta di restare nel gennaio 2014 quando la guerra civile è scoppiata” ha detto il religioso che ricorda che in quanto camilliano ha fatto voto di soccorre i malati. La scelta di p. Bernard, del suo confratello Brice Patrick e delle suore carmelitane di Santa Teresa di Torino, non è stata però accettata dalle milizie anti-balaka che hanno proferito minacce di morte nei loro confronti.<br />“Diverse gente voleva uccidere i musulmani, visti come nemici. Mi sono opposto con forza. Tutta la missione cattolica si è opposta” racconta p. Bernard. Il religioso auspica che il premio conferitogli “serva a far comprendere al mondo intero che in Centrafrica, diversi preti, diversi cristiani e religiosi hanno protetto i musulmani. Per dire che non si tratta di una guerra confessionale ma politica”.<br />“Questo premio è un appello alla pace e alla riconciliazione. Invito i miei fratelli centrafricani a unirsi per lavorare per la pace e lo sviluppo nel nostro Paese” conclude il religioso. Thu, 18 Sep 2014 00:00:00 +0200AMERICA/BRASILE - Elezioni del 5 ottobre: la corruzione entra nel dibattito elettoralehttp://fides.org/it/news/55955-AMERICA_BRASILE_Elezioni_del_5_ottobre_la_corruzione_entra_nel_dibattito_elettoralehttp://fides.org/it/news/55955-AMERICA_BRASILE_Elezioni_del_5_ottobre_la_corruzione_entra_nel_dibattito_elettoraleAparecida – Gli scandali di corruzione che riguardano la compagnia petrolifera statale Petrobras sono entrati nel dibattito promosso dalla Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile, al quale hanno partecipato otto degli undici candidati alla presidenza ).<br />La presidente Dilma Rousseff, che cerca la rielezione, e il capo dell'opposizione Aecio Neves , si sono accusati a vicenda su questo punto. Mentre l'ambientalista Marina Silva favorita nei sondaggi in un eventuale ballottaggio con la Rousseff, ha accusato la Presidente e Neves di non presentare un programma di governo.<br />L'ex Presidente, Luiz Inácio Lula da Silva, è sceso in campo per sostenere la Presidente in carica e membro del Partito dei Lavoratori : Dilma Rousseff, dopo che gli ultimi sondaggi davano come favorita l'ambientalista Marina Silva del Partito Socialista .<br />Il 5 ottobre gli elettori brasiliani saranno chiamati a votare per eleggere il Presidente, il vicepresidente, i Governatori, un terzo dei senatori, i deputati federali e statali.<br /> Thu, 18 Sep 2014 00:00:00 +0200ASIA/LIBANO - Il Presidente di Caritas Libano: in Medio Oriente il caos organizzato uccide anche la caritàhttp://fides.org/it/news/55954-ASIA_LIBANO_Il_Presidente_di_Caritas_Libano_in_Medio_Oriente_il_caos_organizzato_uccide_anche_la_caritahttp://fides.org/it/news/55954-ASIA_LIBANO_Il_Presidente_di_Caritas_Libano_in_Medio_Oriente_il_caos_organizzato_uccide_anche_la_caritaRoma - “Qualche tempo fa un vescovo libanese ha tentato di fare una colletta per aiutare i profughi siriani. Ebbene, non è riuscito a raccogliere nemmeno un soldo. La gente diceva: basta, non vogliamo più aiutarli. Per tante persone, gli aiuti ai rifugiati siriani sono diventati motivo di accuse e rimproveri anche per il lavoro della Caritas”. Così il sacerdote maronita Paul Karam, Presidente di Caritas Lebanon, descrive all'Agenzia Fides il progressivo venir meno tra i libanesi del senso di carità e solidarietà umana verso i rifugiati siriani provocato anche dalla ripresa degli scontri nella valle della Bekaa tra militanti siriani anti-Assad e forze dell'esercito nazionale. “Tra la gente” riferisce p. Karam “tanti ripetono: 'noi li abbiamo accolti, e loro ci hanno traditi. La polizia è entrata nei loro campi e ha trovato le armi. Adesso non vogliamo più aiutare i siriani'”. <br />Il sostegno umanitario verso i rifugiati siriani in Libano rischia di diventare l'ennesima vittima collaterale di conflitti e eventi che stanno diffondendo timore tra la popolazione libanese. Sullo sfondo c'è sempre la minaccia di un Libano contagiato dal conflitto siriano e il timore che anche il Paese dei Cedri diventi territorio di conquista per gruppi jihadisti come lo Stato Islamico e il Fronte al-Nusra, legato ad rete di al-Qaida. Il confine tra Siria e Libano è stato più volte attraversato dalle incursioni di gruppi jihadisti, e proprio al-Nusra minaccia di giustiziare nove poliziotti e soldati libanesi tenuti in ostaggio come ritorsione per il coinvolgimento pro-Assad delle milizie sciite libanesi di Hezbollah nel conflitto siriano. <br />Padre Karam, intervenuto al summit sulle emergenze del Medio Oriente convocato i questi giorni a Roma da Caritas Internationalis, richiama l'attenzione sulle contraddizioni e le ambiguità che segnano l'atteggiamento della comunità internazionale e soprattutto di alcune potenze occidentali davanti ai convulsi sviluppi mediorientali. “Evidentemente” fa notare il sacerdote libanese “qualcuno persegue il disegno di ridisegnare il Medio Oriente fomentando la creazione di micro-stati su base etnico-religiosa. Adesso fanno la guerra al Califfato Islamico, ma nel fronte che dicono di aver costruito contro i jihadisti ci sono gli stessi che per anni li hanno finaziati e riforniti di armi e sostegni logistici”. A giudizio di padre Karam, anche un certo modo di affrontare le sofferenze dei cristiani e delle altre minoranze rientra nei piani rivolti a stavolgere l'attuale quadro mediorientale: “Il nuovo Medio Oriente disegnato da questi strateghi del caos” rileva il Presidente di Caritas Lebanon “è una regione spezzettata e sempre affogata nei conflitti etnico-religiosi, dove non c'è posto per i cristiani. Fa pensare il fatto che gli Usa e altre nazioni occidentali si affrettino a concedere visti e permessi di asilo ai cristiani con procedure preferenziali. Ma noi questo non lo accettiamo. Non ci faremo mai trattare come ospiti nella terra che è anche nostra”. 8GV) .Thu, 18 Sep 2014 00:00:00 +0200AMERICA/MESSICO - "Ascoltare il fratello migrante è ascoltare la voce di Gesù"; in corso il XV incontro nazionale della pastorale della mobilità umanahttp://fides.org/it/news/55953-AMERICA_MESSICO_Ascoltare_il_fratello_migrante_e_ascoltare_la_voce_di_Gesu_in_corso_il_XV_incontro_nazionale_della_pastorale_della_mobilita_umanahttp://fides.org/it/news/55953-AMERICA_MESSICO_Ascoltare_il_fratello_migrante_e_ascoltare_la_voce_di_Gesu_in_corso_il_XV_incontro_nazionale_della_pastorale_della_mobilita_umanaYucatán – "Ascoltare il fratello migrante è ascoltare la voce di Gesù. Quindi la nostra missione è quella di ridare la dignità al migrante... Oggi, l'agente della pastorale, sacerdote, religioso o laico, è chiamato dal Dio Pellegrino a costruire il Regno di giustizia e solidarietà nel mondo della mobilità umana" ha affermano Sua Ecc. Mons. Emilio Carlos Berlie Belaunzarán, Arcivescovo di Yucatán, nella Messa di apertura del XV Incontro Nazionale sulla Mobilità Umana. L'evento si svolge a Yucatán dal 16 al 19 settembre e vede la presenza di diversi Vescovi impegnati nella pastorale del migrante.<br />Dopo la Messa si è tenuta una conferenza stampa per sottolineare i principali punti dell'Incontro: "Vogliamo sostenere ed aiutare i migranti, cosa che facciamo da tempo, ma lo vogliamo fare meglio di fronte alle nuove realtà con le quali si devono confrontare attualmente", ha detto il Vescovo ausiliare di Puebla e Segretario della Conferenza Episcopale del Messico, Mons. Eugenio Lira Rugarcía.<br />Il Messico presenta una situazione di migrazione molto difficile da gestire che negli ultimi tempi coinvolge un numero crescente di bambini . La Chiesa in Messico è forse l’unica istituzione non governativa che assiste e protegge questo gruppo che man mano sta diventando una “popolazione fluttuante” nel Paese. Una popolazione di periferia, ecco perché questo anno, nella preparazione dell'evento, si sono cercati dei contributi sulle riflessioni del "discepolo missionario che porta il Vangelo alle periferie del mondo".<br /> Thu, 18 Sep 2014 00:00:00 +0200AFRICA/COSTA D’AVORIO - “La Chiesa vigila affinché la società non vada alla deriva” afferma il Presidente della Conferenza Episcopalehttp://fides.org/it/news/55952-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_La_Chiesa_vigila_affinche_la_societa_non_vada_alla_deriva_afferma_il_Presidente_della_Conferenza_Episcopalehttp://fides.org/it/news/55952-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_La_Chiesa_vigila_affinche_la_societa_non_vada_alla_deriva_afferma_il_Presidente_della_Conferenza_EpiscopaleAbidjan -La Costa d’Avorio risente ancora delle conseguenze della crisi politico-istituzionale durata più di 10 anni, culminata nel 2011 con l’intervento delle truppe ONU e francesi che sfociò nell’arresto dell’ex Presidente Laurent Gbagbo e nell’insediamento dell’attuale Presidente Alassane Ouattara. Il Paese si appresta inoltre a vivere le elezioni presidenziali che si terranno nel 2015. Questi temi sono stati oggetto di un colloquio che l’Agenzia Fides ha avuto con Sua Ecc. Mons. Alexis Touabli Youlo, Vescovo di Agboville e Presidente della Conferenza Episcopale della Costa d’Avorio, a Roma per la visita ad limina.<br /><br />Eccellenza come ha vissuto la Chiesa la grave crisi che ha sconvolto la Costa d’Avorio per almeno 10 anni?<br /><br />La Chiesa è al cuore della Città come ci ricorda la Gaudium et Spes. E in forza di questa presenza incarnata nel nostro popolo, la Chiesa nella Costa d’Avorio ha giocato un ruolo importante durante la crisi che ha sconvolto il Paese, attraverso il lavoro ordinario delle parrocchie e della Commissione “Giustizia e Pace” che ha incontrato tutti gli attori politici nazionali. La stessa Conferenza Episcopale ha incontrato a più riprese i diversi protagonisti della crisi, compresi i diversi Presidenti della Repubblica che si sono succeduti nel corso degli ultimi anni.<br />Questo lavoro continua ora dalle strutture che gestiscono la vita politica quotidiana. Per esempio per quel che concerne la riconciliazione nazionale la Chiesa è presente nella Commissione Dialogo, Verità e Riconciliazione, il cui Vice Presidente è un Vescovo cattolico . Rappresentanti della Chiesa sono presenti anche a livello regionale di questa commissione.<br />Siamo presenti anche nella CEI . Quindi sia attraverso il lavoro ordinario che quello straordinario, a livello di strutture nazionali, la Chiesa è ben presente nella vita della Costa d’Avorio e credo che il popolo lo apprezzi.<br /><br />Le conseguenze umanitarie della crisi ancora si avvertono nel Paese. Pensiamo solo al numero degli sfollati. Quale ruolo ha la Chiesa per aiutare la popolazione in sofferenza?<br /><br />La Chiesa è probabilmente l’istituzione che ha avuto il ruolo più importante nella gestione degli sfollati. Dovete sapere che il primo riflesso delle popolazioni in caso di pericolo era quello di dirigersi verso la parrocchie cattoliche. E questo non solo da parte dei cattolici ma anche dei musulmani e di persone di ogni confessione religiosa o di coloro che non ne professano alcuna.<br />Per accogliere gli sfollati sono state mobilitate le parrocchie di tutte le diocesi, in particolare quelle dell’’ovest e del sud. Questo sforzo continua tuttora perché vi sono ancora degli sfollati che non sono riusciti a tornare nelle loro case.<br /><br />Come vi preparate a seguire le elezioni del 2015?<br /><br />La Chiesa esercita un ruolo di vigilanza, come il profeta che veglia per impedire che la società vada alla deriva. E in questo senso che abbiamo un rappresentante alla CEI proprio per vigilare che siano prese le misure adeguate perché le elezioni siano regolari e avvengano nella calma e in pace. Thu, 18 Sep 2014 00:00:00 +0200ASIA/PAKISTAN - Sospesa l’esecuzione di un condannato a mortehttp://fides.org/it/news/55951-ASIA_PAKISTAN_Sospesa_l_esecuzione_di_un_condannato_a_mortehttp://fides.org/it/news/55951-ASIA_PAKISTAN_Sospesa_l_esecuzione_di_un_condannato_a_morteIslamabad – Un tribunale pakistano di Rawalpindi ha sospeso l’esecuzione del musulmano Shoaib Sarwar, fissata in precedenza per il 18 settembre. L’esecuzione di Sarwar - condannato a morte in via definitiva per omicidio, dopo tre gradi di giudizio - sarebbe stata la prima di un civile in Pakistan, dopo sei anni in cui il paese ha applicato una moratoria di fatto. Come appreso da Fides, i funzionari locali hanno reso noto che il rinvio ha valore fino al 13 ottobre. Nei giorni scorsi Ong come Amnesty International e Human Rights Watch, ma anche la Commissione “Giustizia e pace” dei vescovi pakistani, avevano chiesto di fermare l’esecuzione .<br />La campagna per l’abolizione della pena di morte vedrà una Convention nazionale di organizzazioni della società civile, tra cui la Commissione dei vescovi, riunirsi a Lahore il 26 settembre. La Chiesa pakistana ha appreso con soddisfazione la notizia della sospensione. Mons. Joseph Arshad, Vescovo di Faisalabad, dice a Fides: “La Chiesa difende sempre il valore supremo della vita umana. La vita è un dono di Dio che l’uomo non può togliere. Continueremo a sostenere la campagna per abolire la pena di morte in Pakistan e a diffondere tra la popolazione la sensibilità sul rispetto e la sacralità della vita di ogni essere umano, anche di un assassino”. <br />Sono oltre 8.000 i prigionieri nel braccio della morte in Pakistan, in attesa di esecuzione. L’anno scorso il governo di Nawaz Sharif aveva espresso la volontà di mantenere in atto la moratoria sulla pena capitale. Alcuni funzionari dell’Unione Europea avevano dichiarato che, se il Pakistan avesse ripreso le esecuzioni, poteva compromettere gli accordi commerciali con la UE. Thu, 18 Sep 2014 00:00:00 +0200ASIA/GIORDANIA - Re Abdallah II: faremo il massimo per incrementare la presenza dei cristiani arabihttp://fides.org/it/news/55950-ASIA_GIORDANIA_Re_Abdallah_II_faremo_il_massimo_per_incrementare_la_presenza_dei_cristiani_arabihttp://fides.org/it/news/55950-ASIA_GIORDANIA_Re_Abdallah_II_faremo_il_massimo_per_incrementare_la_presenza_dei_cristiani_arabiAmman - Nei conflitti settari che dilaniano il Medio Oriente la Giordania vuole rappresentare anche nel futuro “un'oasi di sicurezza e stabilità”, impegnandosi nel contempo a fare il massimo per proteggere gli arabi cristiani e incrementare la loro presenza nella regione. Così – secondo fonti giordane consultate dall'Agenzia Fides - il Re Abdallah II ha delineato il profilo del Paese da lui guidato in un incontro con i rappresentanti del governo e della società civile convocato martedì 16 settembre per delineare la posizione giordana rispetto alle misure annunciate da attori geo-politici regionali e globali davanti alla preoccupante progressione dei jihadisti dello Stato Islamico. Nell'incontro il Monarca ha anche chiamato intellettuali, leader religiosi e operatori dei media ad assumersi le proprie responsabilità nel contrastare le ideologie estremiste che sfigurano l'autentica immagine dell'islam. <br />Parole di aprezzamento per i propositi nuovamente espressi del Re di Giordania sono state espresse dal Patriarca di Gerusalemme dei Latini, Fouad Twal: “noi in Giordiania accogliamo i rifugiati, e non siamo tra coloro che sono rifugiati. La Giordania è sempre stata casa e rifugio per tutti” ha ribadito il Patriarca, facendo riferimento anche alle recenti disposizioni del governo giordano che nelle ultime settimane hanno permesso di accogliere nel Regno Hascemita centinaia di cristiani fuggiti dall'Iraq. <br />Proprio in questi giorni, in un hotel della capitale giordana, è in corso la tredicesima riunione plenaria della Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa. A ospitare la sessione della Commissione è il Patriarcato ortodosso di Gerusalemme. L'organismo – formato da due rappresentanti per ognuna delle 14 Chiese ortodosse autocefale e altrettanti rappresentanti cattolici – ha il compito di discutere la questione chiave del rapporto tra autorità e collegialità nella Chiesa. Lo scopo ultimo dei lavori della Commissione, in questa fase storica, è verificare se esiste una definizione e una modalità di esercizio del primato del Vescovo di Roma che possa essere accettato anche dagli ortodossi. La Commisione è co-presieduta dal Cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, e dal metropolita di Pergamo Ioannis Zizioulas, del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli. Durante i lavori - che si concluderanno il 23 settembre - i membri della Commissione avranno anche un incontro con la realtà dei profughi fuggiti dalla Siria. .Wed, 17 Sep 2014 00:00:00 +0200AFRICA/CONGO RD - “No alla revisione della Costituzione, perché mette a rischio la stabilità del Paese” affermano i Vescovihttp://fides.org/it/news/55949-AFRICA_CONGO_RD_No_alla_revisione_della_Costituzione_perche_mette_a_rischio_la_stabilita_del_Paese_affermano_i_Vescovihttp://fides.org/it/news/55949-AFRICA_CONGO_RD_No_alla_revisione_della_Costituzione_perche_mette_a_rischio_la_stabilita_del_Paese_affermano_i_VescoviKinshasa - “L’avvenire sereno della Repubblica Democratica del Congo risiede incontestabilmente nel rispetto della Costituzione” affermano i Vescovi della RDC in una Lettera Pastorale nella quale ribadiscono la loro opposizione alla riforma dell’articolo 220 della Costituzione che stabilisce tra l’altro che “il numero e la durata dei mandati del Presidente della Repubblica non possono essere oggetto di alcuna riforma costituzionale”.<br />Un’eventuale emendamento dell’articolo aprirebbe la strada al processo per permettere di aumentare a tre, invece che due, i mandati del Capo dello Stato, permettendo così al Presidente in carica, Joseph Kabila, di ricandidarsi alle elezioni del 2016.<br />“L’articolo 220 pone le basi della stabilità del Paese e dell’equilibrio dei poteri nelle istituzioni. Modificarlo significherebbe fare marcia indietro lungo il cammino per la costruzione della nostra democrazia e compromettere in modo grave il futuro armonioso della nazione” ammoniscono i Vescovi, che hanno pubblicato il loro messaggio mentre si trovano a Roma per la visita Ad Limina . Wed, 17 Sep 2014 00:00:00 +0200AFRICA/SUD SUDAN - “Le iene sono tornate”: a Fides la testimonianza di una religiosa da Malakal, distrutta dalla guerrahttp://fides.org/it/news/55948-AFRICA_SUD_SUDAN_Le_iene_sono_tornate_a_Fides_la_testimonianza_di_una_religiosa_da_Malakal_distrutta_dalla_guerrahttp://fides.org/it/news/55948-AFRICA_SUD_SUDAN_Le_iene_sono_tornate_a_Fides_la_testimonianza_di_una_religiosa_da_Malakal_distrutta_dalla_guerraJuba - “Siamo nell’instabilità e buona parte della popolazione vive in condizioni estremamente precarie” dice suor Elena Balatti, raggiunta dall’Agenzia Fides a Malakal, capitale dello Stato petrolifero dell’Alto Nilo, che è stata al centro dei combattimenti tra militari governativi del Sud Sudan e i ribelli fedeli all’ex Vice Presidente Riek Machar . La città che prima della guerra civile contava 250.000 abitanti rimane un obiettivo militare, ricorda la missionaria comboniana. Nonostante gli accordi di tregua, la situazione rimane tesissima nel Paese, e in queste condizioni anche i media ne risentono, come dimostra tra l’altro la vicenda della radio diocesana di Juba .<br />Suor Elena racconta così l’ultimo episodio bellico avvenuto nei pressi della città: “ Il 21 agosto, alle 8,30 del mattino, abbiamo sentito il fragore dei bombardamenti dal fronte che si trova a 25 km. Come la maggior parte degli abitanti della città, anche noi suore comboniane abbiamo lasciato la città in 10 minuti, in attesa di vedere l’esito dello scontro. Abbiamo già avuto esperienza della ferocia delle milizie dell’opposizione. Malakal ha visto in pochi mesi ben sei attacchi”. <br />Tra l’altro a farne le spese è stata pure la radio delle diocesi, “Sout al Mahaba” , della quale suor Elena è responsabile. “La radio - racconta suor Elena - ha subito un primo saccheggio il 18 febbraio, in occasione del terzo attacco delle forze dell’opposizione. Ai primi di agosto sono riuscita a tornare a Malakal ed ho verificato che il saccheggio dell’emittente era stato completato. È iniziato con le forze dell’opposizione ed è continuato dopo che, il 18 maggio, i governativi hanno ripreso la città. Persino la recinzione è stata rubata. Siamo riuscite a recuperare il trasmettitore che però è danneggiato. Speriamo di poterlo riparare. Anche la torre delle antenne di 72 metri è in condizioni precarie perché uno dei cavi che la sostiene è stato tranciato da una scheggia di granata. Cerchiamo di ripararlo per evitare che la torre cada. Lo staff della radio è disperso, in parte nel campo ONU, in parte nei villaggi vicini”.<br />Suor Elena racconta con emozione i danni subiti da quella che era la seconda città del Sud Sudan: “La parte sud di Malakal è quella più danneggiata. In quell’area non c’erano abitazioni in muratura ma solo capanne. Ora che siamo nella stagione delle piogge, la vegetazione ha preso il sopravvento sulle capanne ormai distrutte, al punto che non si riesce più a distinguere i punti di riferimento che esistevano prima della distruzione dell’area. Per capire a che punto siamo basta dire che le iene sono tornate e diverse persone affermano di aver visto aggirarsi una leonessa con i cuccioli”.<br />“La gente è tornata ma rimane prudente. Le donne hanno aperto dei piccoli posti di ristoro per avere una minima fonte di guadagno. Il piccolo commercio è ripreso. La sera la città si svuota, la gente attraversa il Nilo per recarsi nei villaggi limitrofi oppure torna nel campo profughi dell’ONU che si trova a 4 km da Malakal” conclude la religiosa. Wed, 17 Sep 2014 00:00:00 +0200AMERICA/BRASILE - Unire le forze per un’azione comune: è nata la “Red Eclesial Pan-Amazonica”http://fides.org/it/news/55947-AMERICA_BRASILE_Unire_le_forze_per_un_azione_comune_e_nata_la_Red_Eclesial_Pan_Amazonicahttp://fides.org/it/news/55947-AMERICA_BRASILE_Unire_le_forze_per_un_azione_comune_e_nata_la_Red_Eclesial_Pan_AmazonicaBrasilia – Presso la sede delle Pontificie Opere Missionarie del Brasile si è svolto nei giorni scorsi l'incontro che ha portato alla costituzione della “Red Eclesial Pan-Amazonica”, organizzato dal Dipartimento Giustizia e Solidarietà del CELAM e dalla Commissione episcopale per l'Amazzonia della Conferenza nazionale dei Vescovi del Brasile . La riunione si è tenuta a Brasilia dal 9 al 12 settembre ed ha coinvolto un gran numero di rappresentanti di congregazioni religiose e di altri gruppi che hanno progetti di missione nella regione. Tra i promotori infatti figuravano anche la Confederazione dei religiosi e religiose del Caribe e dell’America Latina e la Caritas dell’America Latina .<br />Le note pervenute a Fides da diverse fonti sottolineano che il vasto bacino amazzonico, noto come Pan-Amazzonia, ha sempre costituito una grande sfida missionaria e pastorale per la Chiesa cattolica. Ora è diventato urgente unire le forze e creare strade per il dialogo, la cooperazione e il coordinamento tra tutte le realtà della Chiesa nella regione. A questo scopo, in vista di un'azione comune, si è quindi formata la “Red Eclesial Pan-Amazonica”.<br />Tra gli argomenti di discussione all’incontro di Brasilia: i grandi progetti macroeconomici, l'azione dei governi nazionali nell'ambito dell'iniziativa per l'integrazione delle infrastrutture regionali in Sud America , gli impatti dei cambiamenti climatici in Amazzonia e, in particolare, gli impatti degli interventi in Amazzonia e la vita delle comunità indigene della regione. L'incontro si è concluso con la pubblicazione dell’atto di "Fondazione della Red Eclesial Pan-Amazonica”. Wed, 17 Sep 2014 00:00:00 +0200AMERICA/NICARAGUA - I Vescovi sulla legge 779: urgente la sua revisione, la Chiesa non è ausiliare della poliziahttp://fides.org/it/news/55946-AMERICA_NICARAGUA_I_Vescovi_sulla_legge_779_urgente_la_sua_revisione_la_Chiesa_non_e_ausiliare_della_poliziahttp://fides.org/it/news/55946-AMERICA_NICARAGUA_I_Vescovi_sulla_legge_779_urgente_la_sua_revisione_la_Chiesa_non_e_ausiliare_della_poliziaManagua – Sua Ecc. Mons. César Bosco Vivas Robelo, Vescovo di Leon, Vice presidente della Conferenza Episcopale del Nicaragua , ha dichiarato che il legislatore sandinista Edwin Castro, rappresentante capo del partito di governo nella attuale legislatura, ha riconosciuto che la Chiesa non sarà costretta ad intervenire nei conflitti di famiglia come ausiliare della polizia nazionale, secondo quanto viene stabilito dalla legge 779, approvata lo scorso luglio dal presidente Ortega, senza consultare la Chiesa. <br />Tale legge, “Legge Integrale contro la violenza sulle donne”, all'articolo 46 del regolamento, riconosce ufficialmente che le Commissioni pastorali religiose assumono il ruolo di ausiliarie dei “Commissariati delle Donne” e quindi della polizia nazionale, e sono quindi chiamate ad intervenire quando si tratta l'adozione di misure cautelari.<br />"Il deputato Castro, che era molto disponibile, mi ha spiegato che in nessun momento si è voluta forzare la Chiesa - afferma Mons. Bosco nella nota inviata a Fides dopo l’incontro con il politico - e ha chiarito che il governo ha orientato i suoi membri a salvaguardare la famiglia. Era anche d'accordo sul fatto che noi Vescovi abbiamo il diritto di esercitare il nostro ministero con rispetto, e comunque non vogliono creare alcun tipo di attrito con la Chiesa, tanto meno interferire nella dottrina". Mons. Bosco Vivas, che è anche il Responsabile della Pastorale Familiare della CEN, aggiunge che questa legge in pratica mette “una specie di camicia di forza” alla Chiesa e ha concluso affermando che comunque c’è la disponibilità di entrambe le parti a revisionare la legge. Wed, 17 Sep 2014 00:00:00 +0200ASIA/TERRA SANTA - A Gaza 240 mila bambini tornano a scuola, dove trovano lavagne bucate dalle pallottolehttp://fides.org/it/news/55945-ASIA_TERRA_SANTA_A_Gaza_240_mila_bambini_tornano_a_scuola_dove_trovano_lavagne_bucate_dalle_pallottolehttp://fides.org/it/news/55945-ASIA_TERRA_SANTA_A_Gaza_240_mila_bambini_tornano_a_scuola_dove_trovano_lavagne_bucate_dalle_pallottoleGaza City – Lavagne bucate dalle pallottole, segni di colpi d’armi da fuoco sulle pareti, sedie vuote dei compagni che non ci sono più. Così sono stati accolti i 240 mila alunni della Striscia di Gaza alla riapertura dell’anno scolastico in alcune delle 252 scuole che l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati Palestinesi gestisce nella zona. “Dopo i traumatici 50 giorni di brutali conflitti, morte, distruzione e sfollamenti di massa, siamo determinati a dare ai bambini una nuova speranza e prospettive migliori per la riapertura delle scuole il più presto possibile” si legge in una nota del Commissario generale della UNRWA, pervenuta all’Agenzia Fides. Oltre 90 scuole di Gaza sono state utilizzate come rifugi per i tanti sfollati a causa dei bombardamenti durante gli attacchi contro la popolazione della Striscia. Il personale della UNRWA continua a lavorare giorno e notte per preparare il rientro degli studenti a scuola. E’ un impegno arduo perché, solo alcuni giorni fa, 29 scuole servivano ancora come rifugi. L’Agenzia vuole garantire sicurezza e normalità ai bambini che rientrano a scuola. Sono stati formati circa 7 mila 800 insegnanti su nuove metodologie di insegnamento ai piccoli di Gaza. Wed, 17 Sep 2014 00:00:00 +0200ASIA/INDIA - Il Vescovo dopo l’alluvione: “In Kashmir siamo come a Ground Zero”http://fides.org/it/news/55944-ASIA_INDIA_Il_Vescovo_dopo_l_alluvione_In_Kashmir_siamo_come_a_Ground_Zerohttp://fides.org/it/news/55944-ASIA_INDIA_Il_Vescovo_dopo_l_alluvione_In_Kashmir_siamo_come_a_Ground_ZeroSrinagar – “Lo Stato di Jammu e Kashmir ha sperimentato le peggiori alluvioni della sua storia. In questo momento siamo come a Ground Zero. La vita e i mezzi di sussistenza sono azzerati. I cristiani sono tra i più colpiti”: è quanto riferisce all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Peter Celestine, Vescovo di Jammu-Srinagar, che lancia un accorato appello alla comunità internazionale per gli aiuti umanitari. “La vita di migliaia di persone è in pericolo. La popolazione ha un bisogno impellente, mancano i mezzi di sussistenza, occorre fare presto” sottolinea il Vescovo. “La Chiesa cattolica – spiega – sta cercando di rispondere a questa triste situazione. Stiamo organizzando con la Caritas una mobilitazione per fornire con urgenza cibo e acqua potabile, rifugi temporanei, medicine alla gente colpita. Numerose famiglie cristiane e musulmane sono in stato di indigenza. Il 90% delle famiglie cattoliche e cristiane presenti in Kashmir sono gravemente colpite. La Chiesa ha subìto gravi perdite anche nelle sue istituzioni e strutture”. Wed, 17 Sep 2014 00:00:00 +0200ASIA/TERRA SANTA - Il Patriarca Twal: la presenza di immigrati cristiani è una ricchezza per la Chiesa localehttp://fides.org/it/news/55943-ASIA_TERRA_SANTA_Il_Patriarca_Twal_la_presenza_di_immigrati_cristiani_e_una_ricchezza_per_la_Chiesa_localehttp://fides.org/it/news/55943-ASIA_TERRA_SANTA_Il_Patriarca_Twal_la_presenza_di_immigrati_cristiani_e_una_ricchezza_per_la_Chiesa_localeJaffa – La presenza di cristiani immigrati in Terra Santa per motivi di lavoro “è una ricchezza per la Chiesa e un dono per i cristiani locali, spesso troppo occupati con la politica”. Così il Patriarca di Gerusalemme dei Latini, S. B. Fouad Twal, ha riconosciuto il fondamentale contributo offerto alla compagine ecclesiale dalle comunità cristiane costituite da immigrati che rappresentano una realtà sempre più consistente in molte città israeliane, a cominciare dall'area urbana di Tel Aviv. L'importante attestato di stima e riconoscenza è stato pronunciato dal Patriarca in occasione della visita pastorale da lui compiuta alle comunità cristiane di Jaffa durante lo scorso fine settimana. Come è riportato dalle fonti ufficiali del Patriarcato, consultate dall'Agenzia Fides, il Patriarca è rimasto particolarmente colpito dall'incontro con le vivaci comunità indiana e filippina: “nella Chiesa - ha dichiarato S. B. Twal in riferimento alle comunità di immigrati cristiani - coloro che vivono nella paura di essere cacciati dal Paese trovano un rifugio, un riparo e un luogo per vivere insieme”. Durante la messa domenicale, il Patriarca ha sottolineato l'importanza di riscoprire la comunione tra le diverse comunità come sorgente di arricchimento reciproco, riconoscendo che “siamo una Chiesa sola, la Chiesa di Dio”. .Wed, 17 Sep 2014 00:00:00 +0200ASIA/PAKISTAN - La Commissione “Giustizia e Pace”: fermate il boia, il Pakistan non torni indietrohttp://fides.org/it/news/55942-ASIA_PAKISTAN_La_Commissione_Giustizia_e_Pace_fermate_il_boia_il_Pakistan_non_torni_indietrohttp://fides.org/it/news/55942-ASIA_PAKISTAN_La_Commissione_Giustizia_e_Pace_fermate_il_boia_il_Pakistan_non_torni_indietroLahore – “Urge fermare il boia e non riportare il Pakistan indietro nel tempo. Diciamo ‘no’ all’esecuzione del musulmano Shoaib Sarwar, che sarebbe la prima di un civile dopo sei anni, e chiediamo al governo di intraprendere un percorso per l’abolizione della pena di morte”: è l’appello affidato all’Agenzia Fides da Cecil Shane Chaudhry, Direttore esecutivo della Commissione nazionale “Giustizia e Pace” dei Vescovi cattolici del Pakistan. Secondo quanto reso noto dalle autorità pakistane, l’esecuzione dell’uomo – un detenuto condannato a morte nel 1998 con l'accusa di omicidio – sarebbe prevista per domani, 18 settembre nel carcere di Rawalpindi. Nel paese diverse associazioni della società civile come la “Human Rights Commission of Pakistan”, e anche Ong come Amnesty International, hanno alzato la voce chiedendo al governo di fermare il boia, confermando ufficialmente una moratoria sulla pena di morte, passo verso l’abolizione.<br />La condanna a Sarwar è stata confermata dopo che due appelli sono stati respinti nel 2003 e nel 2006 dall'Alta Corte di Lahore e dalla Corte Suprema. L’uomo è nel braccio della morte. Se giustiziato, sarebbe la prima vittima civile dal 2008 . Cecil Shane Chaudhry rimarca a Fides: “Come cristiani chiediamo l’abolizione della pena capitale, che non è uno strumento utile a scoraggiare o combattere il crimine. E’ uno strumento che lede la dignità umana. In Pakistan molti innocenti sono in carcere e potrebbero essere uccisi per errori giudiziari”. <br />Secondo Chaudhry, “il governo di Nawaz Sharif potrebbe essere in qualche modo spinto a ripristinare le esecuzioni capitali su pressione di gruppi estremisti” ma la società civile è contraria. Il 26 settembre si terrà a Lahore una Convention organizzata dalla “Human Rights Commission of Pakistan” per coagulare tutti i movimento che si oppongono alla pena di morte, a cui la NCJP parteciperà. <br />Secondo Amnesty International, “la sospensione delle esecuzioni in vigore in Pakistan negli ultimi anni è uno dei pochi settori dei diritti umani in cui il Pakistan registra un record positivo. La ripresa delle esecuzioni sarebbe una grave regressione”. In Pakistan più di 8.000 prigionieri si trovano nel braccio della morte, per la maggior parte hanno esaurito i processi di appello e sono in attesa di esecuzione. Wed, 17 Sep 2014 00:00:00 +0200ASIA/CINA - Mons. Giuseppe Wu, zelante pastore della comunità dedito alla formazione di seminaristi e religiosehttp://fides.org/it/news/55941-ASIA_CINA_Mons_Giuseppe_Wu_zelante_pastore_della_comunita_dedito_alla_formazione_di_seminaristi_e_religiosehttp://fides.org/it/news/55941-ASIA_CINA_Mons_Giuseppe_Wu_zelante_pastore_della_comunita_dedito_alla_formazione_di_seminaristi_e_religioseNanchang - Il 25 agosto, dopo una lunga malattia, è deceduto, all’età di 93 anni, Sua Ecc. Mons. Giuseppe WU Shizhen, Arcivescovo di Nanchang . I1 Presule era nato il 19 gennaio 1921 nella contea di Linchuan, nella città di Fuzhou , da una famiglia di lunga tradizione cattolica. Entrato in Seminario nel 1933, all’età di 12 anni, aveva completato la sua formazione filosofica e teologica dal 1942 al 1949 ed era stato ordinato sacerdote dall’allora Vescovo di Yujiang, Sua Ecc. Mons. William Charles Quinn, C.M., il 6 novembre 1949.<br />Dopo l’ordinazione sacerdotale, il Rev. Wu dovette tornare al suo paese d’origine per occuparsi di agricoltura. Successivamente si dedicò alla pratica della medicina tradizionale cinese, svolgendo un servizio di assistenza medica presso alcuni ospedali della contea di Linchuan fino agli anni ‘80. Nel 1982 rientrò in Diocesi ed intraprese il ministero pastorale presso le comunità cattoliche di Linchuan, Jiujiang e Lushan.<br />Mons. Wu ha svolto il suo ministero in tempi difficili. Ha cercato di assicurare una solida formazione umana e spirituale ai seminaristi ed alle religiose della sua Arcidiocesi, ha riparato e riaperto diverse chiese, e ha guidato le comunità locali con zelo pastorale. <br />Le esequie hanno avuto luogo il 30 agosto scorso, presso la cattedrale dell’Immacolata Concezione di Maria a Songbaixiang . La comunità diocesana prega il Signore perché accolga l’anima del Presule nel suo Regno. Tue, 16 Sep 2014 00:00:00 +0200AFRICA/CENTRAFRICA - “La crisi del Centrafrica non è insuperabile” afferma l’Arcivescovo di Banguihttp://fides.org/it/news/55940-AFRICA_CENTRAFRICA_La_crisi_del_Centrafrica_non_e_insuperabile_afferma_l_Arcivescovo_di_Banguihttp://fides.org/it/news/55940-AFRICA_CENTRAFRICA_La_crisi_del_Centrafrica_non_e_insuperabile_afferma_l_Arcivescovo_di_BanguiBangui - “Quello che accade in Centrafrica non è insuperabile. Se ci si da la mano, se ci si ascolta e se ci si stima reciprocamente si può superare la crisi” ha affermato Sua Ecc. Mons. Dieudonné Nzapalainga, Arcivescovo di Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana, nel corso dell’incontro di una delegazione di giovani rwandesi con la Presidente della transizione Catherine Samba-Panza. L’Arcivescovo ha sottolineato che “l’esempio del Rwanda ci prepara e ci educa ad evitare il peggio”.<br />I giovani rwandesi sono stati invitati in Centrafrica dopo una visita effettuata dai leader religiosi centrafricani a Kigali. “Siamo andati a vedere quello che è successo in Rwanda e abbiamo invitato questi giovani a venire nel nostro Paese” ha ricordato Mons. Nzapalainga.<br />Il Centrafrica sta cercando di uscire dalla grave crisi originata dagli scontri tra gli ex ribelli Seleka e le milizia Anti Balaka che hanno gettato il Paese nel caos. Il 15 settembre una forza dell’ONU ha sostituito la missione dell’Unione Africana nel paese . <br />Papa Francesco, dopo l’Angelus di domenica 14 settembre, ha auspicato che la forza dell’ONU possa offrire “protezione alla popolazione civile colpita dal conflitto in corso”. “Quanto prima la violenza ceda il passo al dialogo - ha detto il Papa - gli opposti schieramenti lascino da parte gli interessi particolari e si adoperino perché ogni cittadino, a qualsiasi etnia e religione appartenga, possa collaborare per l'edificazione del bene comune”. (Agenzia Fides 16/9/2014Tue, 16 Sep 2014 00:00:00 +0200AFRICA/NIGERIA - La condanna a morte dei militari: sintomo del disagio nelle truppe che combattono Boko Haramhttp://fides.org/it/news/55939-AFRICA_NIGERIA_La_condanna_a_morte_dei_militari_sintomo_del_disagio_nelle_truppe_che_combattono_Boko_Haramhttp://fides.org/it/news/55939-AFRICA_NIGERIA_La_condanna_a_morte_dei_militari_sintomo_del_disagio_nelle_truppe_che_combattono_Boko_HaramAbuja - “La condanna alla pena capitale dei soldati che si sono ammutinati è un sintomo del malessere nell’esercito nigeriano. I soldati da tempo affermano che non possono andare a combattere contro Boko Haram con armi inferiori a quelle di cui dispongono i loro avversari” dice all’Agenzia Fides p. Patrick Tor Alumuku, Direttore delle Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi di Abuja, dove ieri, 15 settembre, dodici soldati nigeriani sono stati condannati a morte per ammutinamento e tentato omicidio dopo che, a maggio, avevano tentato di uccidere il loro comandante nella città di Maiduguri, capitale dello Stato di Borno.<br />“La condanna di ieri è volta a dare l’esempio ai militari che rifiutano di combattere contro Boko Haram. La sentenza, che era nell’aria già da tre settimane, ha probabilmente lo scopo di contribuire a spingere i soldati ad uno sforzo maggiore nel contrastare la setta islamista” dice il sacerdote .<br />Nel frattempo nello Stato di Kogi, nel centro della Nigeria, un convoglio di militari è stato attaccato da un gruppo armato che si suppone legato a Boko Haram. “Kogi si trova al centro della Nigeria, circa 150 km a sud di Abuja, la capitale federale, qui i musulmani rappresentano circa il 30% della popolazione. In quello Stato era stato arrestato, un anno fa, un professore universitario accusato di avere legami con Boko Haram. Sempre a Kogi sono state scoperte in passato delle cellule clandestine della setta islamista” ricorda p. Patrick.<br />“Questo dimostra ancora una volta che esistono cellule di Boko Haram anche in altri Stati oltre che in quelli del nord-est dove sono concentrate le forze della setta” sottolinea il sacerdote.<br />Secondo la stampa nigeriana, l’attacco è stato condotto con armi sofisticate da un gruppo sembra ben addestrato. “Questo non deve stupirci - sottolinea p. Patrick -. Un certo numero di nigeriani era stato reclutato nella legione islamica di Gheddafi. Dopo la morte del leader libico questi ragazzi sono tornati in Nigeria, e diversi di loro sono entrati tra le fila di Boko Haram, portando in dote il loro addestramento militare se non addirittura le armi prese dagli arsenali libici. Altri membri di Boko Haram sono invece ex membri di Al Qaida del Maghreb Islamico. Quindi la formazione militare non manca” conclude il Direttore delle Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi di Abuja. Tue, 16 Sep 2014 00:00:00 +0200