Fides News - Italianhttp://fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.ASIA/SIRIA - Prete armeno e suo padre uccisi presso Deir ez Zor. L’Arcivescovo Marayati: “per noi sono martiri. E la guerra non è finita”http://fides.org/it/news/66941-ASIA_SIRIA_Prete_armeno_e_suo_padre_uccisi_presso_Deir_ez_Zor_L_Arcivescovo_Marayati_per_noi_sono_martiri_E_la_guerra_non_e_finitahttp://fides.org/it/news/66941-ASIA_SIRIA_Prete_armeno_e_suo_padre_uccisi_presso_Deir_ez_Zor_L_Arcivescovo_Marayati_per_noi_sono_martiri_E_la_guerra_non_e_finitaQamishli – Si sono svolti stamane a Qamishli i funerali del sacerdote armeno cattolico Hovsep Hanna Petoyan e di suo padre Hanna Petoyan, uccisi lunedì 11 novembre da due killer in moto mentre erano diretti in automobile verso la città di Deir ez Zor, nel nord–est della Siria. “Per noi sono martiri. E quello che è accaduto a loro è una conferma che la guerra qui non è finita, come invece avevamo sperato” dichiara all’Agenzia Fides Boutros Marayati, Arcivescovo armeno cattolico di Aleppo. <br /> Le esequie del sacerdote e di suo padre sono state celebrate nella chiesa armeno cattolica di San Giuseppe, alla presenza di sacerdoti, religiosi, religiose e fedeli di tutte le comunità cristiane presenti nell’area. A presiedere la liturgia funebre è stato padre Antranig Ayvazian, Vicario episcopale della comunità armena cattolica dell’Alta Mesopotamia e della Siria del nord. <br />Padre Hovsep, 46 anni, sposato e padre di tre figli, ordinato presbitero da 5 anni, era il sacerdote della comunità armena cattolica di Qamishli, nella provincia siriana nord orientale di Hassake. “Nella città di Qamishli” racconta all’Agenzia Fides l’Arcivescovo Marayati “ sono confluiti anche tanti profughi cristiani fuggiti da Deir ez-Zor, quando quella città era stata devastata dalla guerra. Lui svolgeva anche tra di loro la sua opera pastorale, e da tempo seguiva anche i progetti messi in atto anche con l’aiuto di gruppi internazionali per ricostruire la chiesa e le case dei cristiani a Deir ez Zor, distrutte dalla guerra. Per questo si recava ogni due settimane a Deir ez Zor, per verificare lo stato di avanzamento dei lavori. Finora aveva compiuto a questo scopo già sei viaggi in quella città così cara alla memoria degli armeni, dove c’è il santuario dei martiri del genocidio, anch’esso devastato durante il conflitto. Lungo il tragitto, le altre volte, non c’erano stati problemi e tutto era andato liscio”. <br />Al momento dell’agguato, il sacerdote e suo padre viaggiavano insieme a un diacono armeno – rimasto ferito durante l’assalto – e a un altro accompagnatore. I due attentatori, in moto, avevano il volto coperto e sono fuggiti dopo l’agguato. Il padre del sacerdote è morto sul colpo. Padre Hovsep, ferito al petto, è stato portato dai soccorritori in un ambulatorio di Deir ez Zor e poi trasferito in ambulanza a un ospedale di Hassakè, dove è giunto già privo di vita. <br />La città di Deir ez Zor è controllata dall’esercito siriano, ma nell’area ci sono anche forze curde e operano ancora militari USA. Nel sotto-distretto di al-Busayrah, area dove è avvenuto l’agguato, sono concentrati anche gruppi armati affiliati al sedicente Stato Islamico , che nella giornata di ieri ha anche diffuso sui siti jihadisti la rivendicazione del duplice omicidio . “Si tratta di gruppi che agiscono come lupi solitari, non c’è più il Daesh con i blindati e l’artiglieria. Ma è evidente che questa volta non hanno colpito a caso. Sull’automobile con cui viaggiavano il sacerdote e i suoi accompagnatori c’era la scritta della Chiesa armena”. <br />La TV di stato siriana SANA ha definito "martirio" l’uccisione del sacerdote armeno cattolico e di suo padre, mentre i media curdi hanno presentato la recrudescenza di attacchi sanguinosi attribuibili a Daesh come una conseguenza indiretta dell’intervento militare turco in Siria, che avrebbe costretto le milizie curde operanti nell’area a rivedere le proprie strategie e a sospendere le operazioni militari rivolte contro le cellule jihadiste ancora presenti nel nord-est della Siria. <br />Secondo i curdi del Centro d’informazione Rojava, i jihadisti di Daesh avrebbero realizzato 30 attacchi nei primi dieci giorni di novembre, con un aumento del 300 per cento dai suoi livelli di attività rispetto al periodo precedente all’iniziativa militare turca in territorio siriano. . <br />Tue, 12 Nov 2019 12:41:24 +0100AMERICA/MESSICO - Cinque temi all’esame dell’Assemblea plenaria dei Vescovihttp://fides.org/it/news/66940-AMERICA_MESSICO_Cinque_temi_all_esame_dell_Assemblea_plenaria_dei_Vescovihttp://fides.org/it/news/66940-AMERICA_MESSICO_Cinque_temi_all_esame_dell_Assemblea_plenaria_dei_VescoviCiudad de Mexico – Mons. Rogelio Cabrera López, Arcivescovo di Monterrey e Presidente della Conferenza Episcopale Messicana , all'inizio dellìAssemblea plenaria n.108, l'11 novembre, ha illustrato il programma dell'incontro: "Questa Assemblea - ha detto come premessa - è uno spazio privilegiato per ‘indicare priorità e linee pastorali di livello nazionale e incoraggiarne l'esecuzione’ come leggiamo nel nostro Statuto, che abbiamo incorporato nel nostro Progetto pastorale globale 2031 - 2033".<br />Mons. Cabrera ha poi presentato 5 punti di riflessione. Anzitutto vivere il ministero episcopale assumendo un atteggiamento critico, offrendo anche vie di soluzione alle difficoltà a livello economico, politico e sociale che vive il paese. Quindi svolgere una "Pastorale dell'intervento", che significa agire attraverso le nostre commissioni in tutte le dimensioni, con a fianco specialisti per illuminare la realtà del paese.<br />Secondo tema: avere occhi e cuore di Pastori, perché la pastorale ha sempre un doppio sguardo, vicino e lontano, locale e globale. Questa Assemblea proverà a rispondere a tre sfide: Kerigmatica-mistica: come va la nostra catechesi e l’evangelizzazione; Comunitaria-Sinodale: come va la comunione fra le parrocchie e i centri cristiani; Etico-Morale: come rispondiamo alla crisi antropologica attuale per la difesa della dignità umana e la ricostruzione del tessuto sociale.<br />Terzo argomento: vivere una sinodalità missionaria, sotto la guida del Pontefice, diventare Pastori missionari con l’odore delle pecore, con una vita austera e misericordiosa e ricordando le parole del Papa: "Mai un vescovo lontano dal Papa e dal popolo". Occorre seguire i consigli del CELAM come istituzione latinoamericana, perché conosce la nostra realtà e il nostro cammino di conversione.<br />Quarto tema: seguire un itinerario spirituale, con una formazione permanente e una forte spiritualità per realizzare il Progetto Globale di Pastorale . <br />Quinto argomento: concretizzare il tutto in una "Assemblea Nazionale della Chiesa in Messico", per incontrare tutti i membri, religiosi, seminaristi, laici, giovani, tutte le realtà sociali della nostra nazione. Saranno incontri a livello di provincia e diocesi.<br />Nella conclusione il Presidente della CEM ha ricordato che preparando la festa della Madonna di Guadalupe, “la Chiesa in Messico ha bisogno di vivere la speranza di essere un popolo unito, di ripristinare la responsabilità e annunciare la Redenzione”.<br /> <br />Tue, 12 Nov 2019 12:02:33 +0100OCEANIA/PAPUA NUOVA GUINEA - Dialogo ed evangelizzazione nella famigliahttp://fides.org/it/news/66939-OCEANIA_PAPUA_NUOVA_GUINEA_Dialogo_ed_evangelizzazione_nella_famigliahttp://fides.org/it/news/66939-OCEANIA_PAPUA_NUOVA_GUINEA_Dialogo_ed_evangelizzazione_nella_famigliaPort Moresby – “Un dialogo costante ed eloquente nelle famiglie è essenziale per costruire relazioni sane”. Come appreso dall’Agenzia Fides, questo è stato il messaggio principale trasmesso dal Vicario generale della diocesi di Goroka, p. Piotr Michalski, MSF, durante il seminario annuale dei Coordinatori diocesani delle commissioni dedicate alla famiglia, in corso a Port Moresby. <br />“Quando preghiamo insieme con i bambini tendiamo a sentire la necessità di dare loro il buon esempio” ha detto p. Piotr sottolineando l’importanza di creare e mantenere e coltivare il dialogo nelle famiglie, come occasione per diffondere i semi del Vangelo.“Una famiglia che manca di uno stretto dialogo o di comunicazione tra i suoi membri tende a isolarsi” ha ricordato.<br />Suore, religiose, laici coordinatori diocesani delle realtà che si occupano della vita familiare provenienti da tutto il paese hanno preso parte al seminario che ha voluto riflettere sul ruolo che preti, religiosi e laici posso svolgere nella vita delle famiglie cattoliche, accompagnandole nel percorso di crescita spirituale e nell’approfondimento della fede. I partecipanti hanno la possibilità di condividere le loro esperienze ed evidenziare le sfide affrontate come coniugi nelle famiglie.<br />“La famiglia è il cuore della società e deve essere formata con valori cristiani per prosperare in felicità e unità”, ha detto suor Lucy D’Souza, MSI, Segretario nazionale della Commissione per la vita familiare. <br />Suor Hendrina Sinipo SSpS, coordinatrice della commissione per vita familiare dell'Arcidiocesi di Mount Hagen, ha espresso la sua gratitudine per il seminario, affermando che è necessario fare di più nella sua diocesi, in particolare per affrontare la poligamia e i matrimoni minorili. “Sebbene vi sia la tendenza alla poligamia e ai matrimoni minorili, sono pronta a fare tutto il possibile per aiutare le famiglie, in particolare le coppie, a migliorare le loro relazioni e dimostrare l'importanza di Dio al loro interno”, ha detto.<br />Il seminario è in corso presso la Conferenza episcopale a Port Moresby e si concluderà il 15 novembre. Tra gli ospiti attesi anche l’Arcivescovo di Madang, Mons. Anthon Bal, e il Segretario generale della Conferenza episcopale, P. Giorgio Licini PIME. <br /> <br />Tue, 12 Nov 2019 11:20:40 +0100AFRICA/KENYA - “Unitevi alla campagna contro la corruzione” chiedono i Vescovihttp://fides.org/it/news/66938-AFRICA_KENYA_Unitevi_alla_campagna_contro_la_corruzione_chiedono_i_Vescovihttp://fides.org/it/news/66938-AFRICA_KENYA_Unitevi_alla_campagna_contro_la_corruzione_chiedono_i_VescoviNairobi - “Uniamo le forze per combattere la corruzione nel Paese”. Così i Vescovi del Kenya chiedono a tutti i keniani di sostenere la campagna intitolata “Spezziamo le catene della corruzione” da loro lanciata il 5 novembre . <br />“Ci impegniamo a sostenere questa campagna inizialmente per i prossimi sei mesi e poi di proseguirla” affermano i Vescovi in una dichiarazione pubblicata al termine della loro Assemblea Plenaria di novembre. “Continuiamo a contare sul vostro supporto perché il mostro della corruzione non può essere affrontato da soli. Dobbiamo unire le nostre forze nella lotta per eliminare questa piaga della nostra società. Rinnoviamo l’appello a tutte le Chiese, alle altre Fedi e alle persone di buona volontà per unirsi seriamente alla guerra contro la corruzione in modo da portare onestà e integrità nella nostra società”.<br />Nella dichiarazione si definisce uno spettro molto ampio di corruzione che va oltre quella praticata da politici e funzionari disonesti. “Tutto ciò che promuove la cultura della morte è la corruzione” affermano i Vescovi portando ad esempio: “La distruzione dell’ambiente è corruzione; uccidere i bambini non ancora nati, l'infedeltà nel matrimonio e la violenza domestica è corruzione della famiglia; vendere droga ai giovani, attirarli nella promiscuità e abusarne è la peggiore forma di corruzione; sollecitare favori e privilegi a svantaggio degli altri, corrompendo o usando la tribù, la religione, il clan, l'affiliazione politica, la carica pubblica o l'intimidazione è corruzione”. Anche “il cercare di imbrogliare gli esami è una terribile forma di corruzione che distrugge la credibilità del Paese”.<br />Tra gli altri temi affrontati dalla Plenaria c’è la conferenza dell’ONU sulla popolazione che si tiene a Nairobi, dal titolo “Nairobi Summit on International Conference on Population and Development .<br />“Il summit, affermando di voler perseguire il progresso e lo sviluppo delle donne, sta promuovendo i cosiddetti 'diritti alla salute sessuale e riproduttive' come mezzo per raggiungere lo sviluppo delle donne” ricordano i Vescovi che affermano di non credere “che questi siano i problemi che riguardano veramente lo sviluppo delle donne e dell'umanità in generale”. Occorre invece “migliorare la condizione di donne e bambini che vivono nella povertà estrema, attraverso strategie per lo sviluppo, l'alfabetizzazione e l'educazione, incoraggiando la cultura della pace, sostenendo la famiglia come unità di base della società, e ponendo fine alla violenza contro le donne”.<br />“Respingiamo l'introduzione di ideologie incentrate sul genere e su altre pratiche estranee, che vanno contro la nostra cultura africana e il nostro patrimonio religioso. Consideriamo questo programma come un tentativo di corrompere la nostra gioventù e di renderla schiava di ideologie straniere, ad esempio le unioni omosessuali”. <br />Tue, 12 Nov 2019 11:10:55 +0100OCEANIA/PAPUA NUOVA GUINEA - Un Vescovo australiano: “I rifugiati vivono in condizioni disumane”http://fides.org/it/news/66937-OCEANIA_PAPUA_NUOVA_GUINEA_Un_Vescovo_australiano_I_rifugiati_vivono_in_condizioni_disumanehttp://fides.org/it/news/66937-OCEANIA_PAPUA_NUOVA_GUINEA_Un_Vescovo_australiano_I_rifugiati_vivono_in_condizioni_disumanePort Moresby - “Avevo sentito parlare delle condizioni precarie dei rifugiati e richiedenti asilo in Papua Nuova Guinea. Tuttavia, dopo averne incontrati alcuni, ho capito che la situazione in cui vivono è disumana e disumanizzante: la loro storia di sofferenza mi ha toccato molto. Incontrare i richiedenti asilo mi ha dato anche l’occasione per esprimere la nostra solidarietà e trasmettere loro il sostegno, le preghiere e la buona volontà del popolo australiano, che vanta grande tradizione nella cura dei migranti e dei rifugiati. Sono grato per questo incontro, ma sono preoccupato per le loro condizioni”. E’ quanto racconta, in una nota inviata all’Agenzia Fides, Mons. Vincent Van Long, OFM, Vescovo della Diocesi di Paramatta, Australia, e responsabile della Commissione per i migranti e i rifugiati nella Conferenza episcopale australiana, dopo la visita compiuta in Papua Nuova Guinea e l’incontro con alcuni rifugiati e richiedenti asilo di Nauru e Manus Island.<br />Le due isole, situate nel pieno dell’Oceano Pacifico, sono sede di campi profughi dove vengono trasferiti e trattenuti in condizioni disumane i migranti e i richiedenti asilo diretti in Australia dopo essere stati respinti: i rifugiati presenti sull’isola vivono in quel limbo ormai da anni e alcuni di loro, in uno stato di disperazione e prostrazione fisica e psicologica, sono giunti a compiere atti di autolesionismo fino a tentare il suicidio per porre fine alle proprie sofferenze .<br />Le parole di Mons. Van Long giungono a commento dell’incontro, avvenuto nei giorni scorsi e a Port Moresby, tra una delegazione di sette membri della Chiesa australiana e alcuni dei rifugiati da anni bloccati in Papua Nuova Guinea. Nel corso della visita, il Vescovo ha avuto occasione di visitare le case offerte dal governo papuano ai migranti: l’iniziativa era stata lanciata lo scorso agosto con l’intento di trasferire i richiedenti asilo dall’Isola di Manus alla capitale papuana, offrendo loro una sistemazione dignitosa, con un’abitazione e assistenza sanitaria. “Questa soluzione, che pure rappresenta un passo avanti, non sembra comunque placare la disperazione dei rifugiati detenuti”, ha rilevato il Vescovo dopo aver visitato le case destinate ai migranti. “Esorto la Chiesa cattolica locale a proseguire i suoi sforzi di assistenza umanitaria e assicuro il pieno sostegno della Conferenza episcopale cattolica australiana e delle sue comunità”, ha concluso Mons. Long.<br />Dal 2013, il governo australiano ha adottato la politica del “No Way”, basata sulla totale chiusura nei confronti dei migranti: le coste sono sorvegliate da un massiccio schieramento di unità navali e chi arriva via nave non avrà il diritto di stabilirsi legalmente nel Paese. Alcuni migranti vengono riportati nel Paese di origine, mentre altri ottengono di essere reinsediati nell’isola di Manus, territorio della Papua Nuova Guinea, o nell’isola di Nauru, dove sono organizzati campi profughi e dove i richiedenti asilo restano per lungo periodo. <br />Tue, 12 Nov 2019 10:10:54 +0100AMERICA - Il Presidente del CELAM: “In tutta la nostra regione c'è una sorta di ‘esplosione sociale’ senza precedenti”http://fides.org/it/news/66936-AMERICA_Il_Presidente_del_CELAM_In_tutta_la_nostra_regione_c_e_una_sorta_di_esplosione_sociale_senza_precedentihttp://fides.org/it/news/66936-AMERICA_Il_Presidente_del_CELAM_In_tutta_la_nostra_regione_c_e_una_sorta_di_esplosione_sociale_senza_precedentiTrujillo – “Desidero esprimere il mio più forte rifiuto della violenza, da qualunque parte provenga, e appellarmi ai governanti e alle autorità della nostra regione perchè attuino politiche concrete e reali che garantiscano la promozione della persona umana e del bene comune, basate sui diritti fondamenti di libertà, rispetto, equità, giustizia e cura della nostra casa comune, in modo che i nostri popoli possano davvero avere uno sviluppo umano integrale”. Lo afferma Mons. Héctor Miguel Cabrejos Vidarte, OFM, Presidente del Consiglio episcopale latinoamericano , in un suo messaggio al popolo cileno, di fronte alla grave situazione che sta vivendo, simile a quella di molti altri paesi dell’America Latina. “È importante ricordare – sottolinea l’Arcivescovo - che la politica, che è innanzitutto un servizio, non è al servizio delle ambizioni individuali, né del potere delle fazioni, perché l'immunità di cui godono molti politici non dovrebbe mai diventare impunità”.<br />“Profonda solidarietà e vicinanza alla Chiesa e al popolo cileno che soffrono aggressioni e violenze, che colpiscono soprattutto le persone più umili e vulnerabili” sono espresse da Mons. Cabrejos Vidarte, che richiama le parole del Consiglio permanente della Conferenza episcopale del Cile: "le persone non sono solo stanche dell'ingiustizia, ma anche della violenza".<br />Nel suo messaggio dell’11 novembre, che ha per titolo un versetto del profeta Isaia: “La pace è frutto della giustizia” , Mons. Cabrejos Vidarte, che è Arcivescovo di Trujillo e Presidente della Conferenza episcopale peruviana, ricorda anche “i nostri fratelli e sorelle nella regione dell'America Latina e dei Caraibi che stanno soffrendo per la violenza che affligge intere famiglie, specialmente in Bolivia, Venezuela, Haiti, Honduras, Nicaragua, Portorico, Ecuador, Cile e Perù”. <br />Per il Presidente del CELAM le cause di questa situazione “si trovano nella corruzione, nelle democrazie imperfette e nelle situazioni di povertà, disuguaglianza, disoccupazione o sottoccupazione, nella scarsa qualità e copertura dei servizi sanitari, educativi e di trasporto, che hanno fatto accumulare un grande malcontento. In tutta la nostra regione c'è una sorta di ‘esplosione sociale’ senza precedenti”.<br />Mons. Cabrejos Vidarte, dopo aver ricordato che la Chiesa in America Latina e nei Caraibi è un corpo unico e “quando una parte di quel corpo soffre, la Chiesa tutta ne soffre, condivide il suo dolore, ma anche la sua speranza”, insiste sulla necessità di “cercare la pace attraverso il dialogo, con la partecipazione di tutti i protagonisti e le istituzioni, per trovare soluzioni reali orientate al bene comune.” Alla Vergine Maria, il Presidente del CELAM chiede di aiutare, orientare e illuminare “la ricerca della pace, della giustizia e del bene comune”. <br />Tue, 12 Nov 2019 09:38:48 +0100EUROPA/ITALIA - Riconfermata alla guida delle Scalabriniane suor Neusa de Fatima Mariano: “grandi sfide da affrontare nei prossimi sei anni”http://fides.org/it/news/66935-EUROPA_ITALIA_Riconfermata_alla_guida_delle_Scalabriniane_suor_Neusa_de_Fatima_Mariano_grandi_sfide_da_affrontare_nei_prossimi_sei_annihttp://fides.org/it/news/66935-EUROPA_ITALIA_Riconfermata_alla_guida_delle_Scalabriniane_suor_Neusa_de_Fatima_Mariano_grandi_sfide_da_affrontare_nei_prossimi_sei_anniRocca di Papa - E’ stata riconfermata alla guida delle suore Missionarie di San Carlo Borromeo, note come Scalabriniane, suor Neusa de Fatima Mariano. Continuerà quindi a guidare la congregazione per i prossimi 6 anni, dal 2019 al 2025. Suor Neusa è brasiliana, ed è laureata in pedagogia. L’ha eletta il XIV Capitolo generale in corso a Rocca di Papa, che ha anche rinnovato le altre cariche del Consiglio . Le Scalabriniane sin dalla loro fondazione si occupano dei migranti in tutto il mondo. <br />“Ringrazio le sorelle che hanno partecipato al Capitolo e tutte quelle che, nei diversi luoghi del mondo dove operiamo, ci sono state accanto con la preghiera – ha detto suor Neusa de Fatima Mariano nella nota inviata all’Agenzia Fides –. Nei sei anni precedenti abbiamo avviato un profondo percorso di riorganizzazione, in grado di stare al passo con i tempi, con un mondo sempre più globalizzato e con esigenze ed emergenze migratorie profonde e diverse. I quattro verbi di Papa Francesco - accogliere, proteggere, promuovere e integrare -, sono per noi i punti cardinali di un cammino a sostegno dei migranti e dei rifugiati, per la loro tutela e la loro inclusione. Nei prossimi sei anni ci saranno grandi sfide da affrontare, tenendo presente che nel nostro cuore sono presenti le parole e gli insegnamenti di Gesù Cristo, che illuminano il mondo di speranza e gioia. Lo abbiamo fatto e lo faremo sempre, con gli esempi di vita cristiana di San Carlo Borromeo, del nostro fondatore il Beato monsignor Giovanni Battista Scalabrini, e dei nostri cofondatori, la Beata Madre Assunta Marchetti e il Venerabile Padre Giuseppe Marchetti”. <br />Tue, 12 Nov 2019 08:25:14 +0100ASIA/INDIA - Violenze in crescita: i cristiani indiani reclamano i loro diritti costituzionalihttp://fides.org/it/news/66934-ASIA_INDIA_Violenze_in_crescita_i_cristiani_indiani_reclamano_i_loro_diritti_costituzionalihttp://fides.org/it/news/66934-ASIA_INDIA_Violenze_in_crescita_i_cristiani_indiani_reclamano_i_loro_diritti_costituzionaliNew Delhi – “Le atrocità contro i cristiani sono in aumento. Nel 2014 sono stati segnalati circa 150 episodi di violenza contro la comunità. Nel 2016 il conteggio è salito a 200 e nel 2017 è andato ulteriormente a salire fino a 270 incidenti. Nel 2018 ci sono stati 292 episodi di violenza contro i cristiani. E nel 2019 sono stati segnalati 247 casi, 60 dei quali nello stato dell’Uttar Pradesh. Nell'anno scorso, 40 chiese sono state chiuse per le violenze subite. In Chhattisgarh, le comunità e altri gruppi cristiani affrontano persino il boicottaggio sociale. Chiediamo al governo di porre fine alle molestie dei pastori e alla violenza contro la comunità cristiana”. Lo afferma all’Agenzia Fides la leader cristiana Minakshi Singh, tra i responsabili cristiani che nei giorni scorsi hanno convocato una manifestazione pubblica a Delhi. Tra i punti sollevati dalla comunità cristiana, quello di porre fine agli attacchi e alle violenze su preti, religiosi, suore e laici, spesso ingiustamente accusati di “conversioni fraudolente”.<br />I cristiani indiani chiedono al governo federale di proteggere il benessere delle minoranze religiose, in particolare i cristiani, in tutti i settori della vita. Le comunità cristiane si rammaricano del fatto che il governo del Primo Ministro Narendra Modi non abbia dato rappresentanza alle minoranze religiose, non includendo alcun ministro cristiano nel governo. “Auspichiamo che Modi possa presto nominare un ministro cristiano nel suo gabinetto che abbia la fiducia della comunità e sia in grado di salvaguardare gli interessi e i diritti dei cristiani nei tempi a venire" afferma Minakshi Singh.<br />“Le minoranze religiose, come cristiani e musulmani, sono prese di mira da gruppi nazionalisti di stampo induista. Per questo urgono misure rigorose e urgenti contro i gruppi responsabili di tali violenze”, ha detto a Fides A. C.Michael, leader indiano della “Alleanza per la difesa della libertà , organizzazione globale che difende i diritti dei cristiani. Secondo Michel, che è anche coordinatore dello United Christian Forum, i leader cristiani hanno anche attirato l'attenzione del governo sulle Leggi chiamate “Freedom of Religion Act”, in vigore in sette stati indiani, abitualmente utilizzate in modo scorretto come pretesto per colpire la comunità cristiana. “Queste leggi dovrebbero essere immediatamente ritirate per garantire la totale libertà religiosa” nota Michael, laico cattolico.<br />I leader cristiani hanno espresso preoccupazione per il rialzo dei casi di violenze sui fedeli, confermate dal National Crime Records Bureau . Il Vescovo protestante emerito Karam Masih di Delhi, ha dichiarato: “I nostri diritti dovrebbero essere protetti. Siamo persone amanti della pace. Il governo dovrebbe fare di tutto per mantenere la pace. Il governo dovrebbe sostenere i valori costituzionali”. <br />Tue, 12 Nov 2019 12:16:29 +0100AFRICA/TANZANIA - Forte partecipazione alla Messa di chiusura del Mese Missionario Straordinariohttp://fides.org/it/news/66932-AFRICA_TANZANIA_Forte_partecipazione_alla_Messa_di_chiusura_del_Mese_Missionario_Straordinariohttp://fides.org/it/news/66932-AFRICA_TANZANIA_Forte_partecipazione_alla_Messa_di_chiusura_del_Mese_Missionario_StraordinarioDar es Salaam - Più di 2000 fedeli hanno partecipato alla Messa di chiusura del Mese Missionario Straordinario in Tanzania tenutasi ieri, domenica 10 novembre, presso il Centro Msimbazi nell'arcidiocesi di Dar es Salaam.<br />Alla celebrazione eucaristica nazionale hanno partecipato i rappresentanti di tutte le diocesi del Paese: Vescovi, sacerdoti, suore e laici. La Santa Messa è stata presieduta dal Presidente della Conferenza Episcopale della Tanzania , Sua Ecc. Mons. Gervas John Mwasikwabhila Nyaisonga, Arcivescovo di Mbeya, con tutti i Vescovi del Paese e con Sua Ecc. Mons. Giampietro Dal Toso, Segretario Aggiunto della Congregazione per l’evangelizzazione dei Popoli e Presidente delle Pontificie Opere Missionarie . Presenti pure 15 rappresentanti delle POM di Paesi africani di lingua inglese giunti in Tanzania per il loro incontro che si svolge dal 9 al 15 novembre. Si tratta di una riunione che si tiene ogni due anni; l’ultima si è svolta ad Harare, nello Zimbabwe, nel 2017.<br />Il Presidente della POM in Tanzania, Sua Ecc. Mons. Damian Denis Dallu, Arcivescovo di Songea, ha rilasciato una dichiarazione sul Mese Missionario Straordinario, affermando che il Santo Padre ha esortato la Chiesa in Tanzania a continuare a impegnarsi in attività che portino la Buona Novella alle persone che non l’hanno ancora ricevuta.<br />Il Direttore Nazionale delle POM in Tanzania, p. Jovitus Mwijage, ha comunicato all’Agenzia Fides alcune delle iniziative avviate nel corso del Mese Missionario Straordinario. Le POM hanno pubblicato poster in swahili e traduzioni del messaggio del Papa per la Giornata Missionaria Mondiale diffuse per radio, whatsapp, e-mail e siti Web. Lo stesso è avvenuto per le riflessioni quotidiane che erano state pubblicate sul sito web del Mese Missionario Straordinario. Si è poi registrato un forte rinnovamento spirituale attraverso seminari, pellegrinaggi e ritiri organizzati dall’Opera della Santa Infanzia, e da diversi movimenti giovanili e laicali locali.<br />Infine in diverse diocesi sono stati compiuti atti di beneficenza da parte di bambini con i loro animatori, tra cui la visita agli orfani, agli anziani, ai bambini nelle carceri e ai bambini colpiti dell’Aids. <br />Mon, 11 Nov 2019 11:47:01 +0100AMERICA/CILE - Saccheggiati e profanati luoghi di culto, i Vescovi chiedono di applicare la legge e ricostruire il tessuto socialehttp://fides.org/it/news/66933-AMERICA_CILE_Saccheggiati_e_profanati_luoghi_di_culto_i_Vescovi_chiedono_di_applicare_la_legge_e_ricostruire_il_tessuto_socialehttp://fides.org/it/news/66933-AMERICA_CILE_Saccheggiati_e_profanati_luoghi_di_culto_i_Vescovi_chiedono_di_applicare_la_legge_e_ricostruire_il_tessuto_socialeSantiago – Solidarietà all'Amministratore apostolico Mons. Celestino Aós e a tutti i fedeli dell'Arcidiocesi di Santiago dopo il saccheggio e la profanazione della parrocchia dell'Assunzione di Maria, è stata espressa dal Comitato permanente della Conferenza episcopale del Cile attraverso un comunicato, in data 9 novembre, estendendo la solidarietà a comunità e pastori “di altre chiese e luoghi di preghiera di diversi culti che sono stati attaccati in molte città". Manifestanti incappucciati hanno fatto irruzione nella chiesa dell'Assunzione di Maria, che è vicino al posto di raduno dei manifestanti contro il governo cileno e la disuguaglianza sociale. Dopo aver portato fuori i banchi, le statue e le immagini sacre, gli hanno dato fuoco, facendone barricate contro la polizia. La crisi politica e sociale che da qualche settimana è scoppiata in Cile, è espressione dell'accumulo di disagio e disparità di trattamento della popolazione, e si sta ora accompagnando a manifestazioni violente e incontrollate. Anche la Cattedrale di Valparaiso era stata preso di mira da un gruppo di manifestanti che avevano cercato di dare fuoco alle grandi porte di legno e, dopo essere entrati, hanno distrutto i banchi e diverse immagini sacre .<br />Il testo, firmato dal Presidente della Conferenza Episcopale, Mons. Santiago Silva, dal Vicepresidente, Mons. René Rebolledo; dal Segretario Generale, Mons. Fernando Ramos, e dal membro del Comitato, Mons. Juan Ignacio González, sottolinea: "Siamo feriti dal maltrattamento delle persone, dal costante saccheggio e dalla violenza, ovunque provenga; ci addolora l'attacco alle chiese e ai luoghi di preghiera senza rispetto per Dio e per coloro che credono in Lui. Le chiese e gli altri luoghi di culto sono sacri”. <br />Invocando, attraverso la preghiera, il perdono di Dio per queste profanazioni, i Vescovi aggiungono: "insieme a molti cileni e cilene siamo radicalmente contrari all'ingiustizia e alla violenza, li condanniamo in tutte le loro forme e ci aspettiamo che i tribunali individuino i responsabili e li puniscano. I violenti ci impediscono di guardare con la dovuta attenzione le giuste pretese della maggioranza del popolo cileno che desidera soluzioni reali e pacifiche".<br />Al fine di ripristinare la convivenza civile e pacifica, i Vescovi chiedono alle autorità "di applicare la legge e di esercitarla usando tutte le risorse di uno stato democratico. Le persone non sono solo stanche dell'ingiustizia, ma anche della violenza e la stragrande maggioranza attende con impazienza il dialogo per ricostruire il tessuto sociale”. Il comunicato si chiude invocando la Vergine del Carmen, “perchè ci doni un Cile unito, forgiato dallo sforzo di tutti gli uomini e le donne di buona volontà”. <br />Mon, 11 Nov 2019 11:50:45 +0100AFRICA - Minare la missione è minare la natura stessa della Chiesa: no ai “Pastori invisibili”http://fides.org/it/news/66929-AFRICA_Minare_la_missione_e_minare_la_natura_stessa_della_Chiesa_no_ai_Pastori_invisibilihttp://fides.org/it/news/66929-AFRICA_Minare_la_missione_e_minare_la_natura_stessa_della_Chiesa_no_ai_Pastori_invisibiliKara – “La sfida della missione deve essere una priorità per le nostre Chiese in Africa. Spesso le tante sfide che noi uomini di Chiesa ci troviamo ad affrontare indeboliscono la volontà di aprirsi e comportano il rischio di una pastorale burocratica. I nostri Pastori, a volte, si ritrovano intrappolati, diventano prigionieri degli uffici, incapaci di uscire per incontrare la gente”. Padre Donald Zagore, teologo ivoriano della Società per le Missioni Africane, torna a riflettere sulla realtà della missione in Africa proponendo “una cultura missionaria delle tende piuttosto che degli uffici”.<br />“Lo stile burocratico che caratterizza sempre di più le dinamiche pastorali di molte delle nostre Chiese in Africa rischia di uccidere la natura profetica e missionaria della Chiesa stessa” spiega il sacerdote. “La missione non si svolge negli uffici, ma nell'incontro con la gente. Non dobbiamo mai dimenticare che la Chiesa è missionaria per natura, così come ci ricorda il Concilio Vaticano II. Minare la missione è minare la natura stessa della Chiesa.”<br />“Lo stile burocratico favorisce Chiese sempre più chiuse su se stesse - insiste Zagore - incapaci di aprirsi e soprattutto di uscire da se stesse per andare incontro agli altri. A lungo andare, questo stile rende i Pastori sempre più invisibili e lontani dalla gente. In Africa vogliamo Pastori ben visibili”.<br />“I nostri uffici, muri giganti che separano e allontanano i preti dai fedeli, vanno sostituiti mettendo delle tende nei vasti cortili delle nostre parrocchie per dare la possibilità ai Pastori di stare in contatto permanente con i fedeli. Affrontare la sfida delle tende, anziché quella degli uffici, potrebbe costituire una rinnovata vocazione missionaria nelle chiese in Africa”, conclude Zagore.<br /> <br /><br />Mon, 11 Nov 2019 11:03:28 +0100ASIA/IRAQ - Patriarcato caldeo: tre giorni di digiuno per chiedere che in Iraq torni la pacehttp://fides.org/it/news/66928-ASIA_IRAQ_Patriarcato_caldeo_tre_giorni_di_digiuno_per_chiedere_che_in_Iraq_torni_la_pacehttp://fides.org/it/news/66928-ASIA_IRAQ_Patriarcato_caldeo_tre_giorni_di_digiuno_per_chiedere_che_in_Iraq_torni_la_paceBaghdad – Da lunedì 11 a mercoledì 13 novembre “i figli e le figlie” della Chiesa caldea sono chiamati a digiunare e pregare per chiedere a Dio il dono della pace e del ritorno alla stabilità in Iraq. Lo ha chiesto Louis Raphael Sako, Patriarca di Babilonia dei caldei, invitando a ricorrere alle armi spirituali del digiuno e della preghiera per chiedere la fine del caos e delle violenze che stanno insanguinando il Paese. Il Primate della Chiesa caldea ha anche rinnovato l’appello al governo e ai manifestanti affinché tutti esercitino “saggezza e moderazione nel dare priorità all’interesse generale” dell’intero popolo iracheno, evitando di spargere sangue innocente e di saccheggiare o danneggiare beni pubblici e privati. <br />Al momento sono almeno 320 gli iracheni rimasti uccisi negli scontri tra manifestanti e forze di sicurezza che da settimane dilagano in tutto il Paese.<br />Nelle ultime ore, l’amministrazione USA è intervenuta sulla crisi irachena con una dichiarazione del portavoce della Casa Bianca diffusa dall’Ambasciata USA a Baghdad, nella quale si prende posizione a favore dei manifestanti e si indica la strada delle elezioni anticipate come via per provare a uscire dal caos e placare le proteste antigovernative, esplose a inizio ottobre e finite nel sangue. Il comunicato USA di fatto giustifica le proteste come una comprensibile reazione davanti all’accrescersi dell’influenza iraniana in Iraq. Mon, 11 Nov 2019 10:41:52 +0100AFRICA/TANZANIA - L’Arcivescovo Dal Toso alla chiusura del Mese Missionario Straordinario: l’Africa è una grande speranza per la Chiesahttp://fides.org/it/news/66927-AFRICA_TANZANIA_L_Arcivescovo_Dal_Toso_alla_chiusura_del_Mese_Missionario_Straordinario_l_Africa_e_una_grande_speranza_per_la_Chiesahttp://fides.org/it/news/66927-AFRICA_TANZANIA_L_Arcivescovo_Dal_Toso_alla_chiusura_del_Mese_Missionario_Straordinario_l_Africa_e_una_grande_speranza_per_la_ChiesaDar es Salaam – Con l’augurio che i semi missionari piantati durante il Mese Missionario Straordinario Ottobre 2019 continuino a germogliare e a dare frutti nell’apostolato missionario, l’Arcivescovo Giampietro Dal Toso, Presidente delle Pontificie Opere Missionarie , durante la celebrazione conclusiva del Mese Missionario Straordinario in Tanzania , ha sottolineato che “l'Africa è una grande speranza per la Chiesa universale”. Durante la solenne celebrazione eucaristica tenutasi domenica 10 novembre al Msimbazi Centre di Dar es Salaam, con la partecipazione di Vescovi, religiosi, religiose e laici, oltre che delle autorità civili, l’Arcivescovo ha evidenziato la crescita della Chiesa africana in quantità e qualità, e soprattutto la sua crescita missionaria, dal momento che invia missionari in diversi paesi, non solo dell’Africa ma di tutto il mondo. <br />Mons. Dal Toso ha invitato a guardare al futuro, all’anno 2022, quando si celebrerà il quarto centenario della fondazione della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, il bicentenario della nascita dell’Opera Missionaria per la Propagazione della Fede e il centenario dell'elevazione delle Opere Missionarie allo stato di “Pontificie”. Il Presidente delle POM ha ringraziato per quanto la Chiesa cattolica della Tanzania ha fatto e sta facendo per promuovere le Pontificie Opere Missionarie e l'intero lavoro di diffusione del Vangelo, invitando a “continuare a coltivare lo spirito missionario, specialmente tra le giovani generazioni”.<br />Citando San Giovanni Paolo II e Papa Francesco sull’urgenza di rivitalizzare e intensificare l’opera missionaria, ancora lontana dal suo compimento, facendo prendere coscienza ad ogni battezzato della sua responsabilità missionaria, l’Arcivescovo Dal Toso ha ricordato che “suscitare la consapevolezza missionaria è la grande vocazione delle Pontificie Opere Missionarie”. Nate in Europa al fine di promuovere l'evangelizzazione nei territori di missione, compresa la Tanzania, le POM hanno sostenuto la creazione e la crescita delle giovani Chiese. “Il nostro compito ora – ha ribadito Mons. Dal Toso - è di continuare con la missione di queste Opere, perché anche adesso dobbiamo diffondere nella Chiesa uno spirito missionario”, ed ha esortato a lavorare ancora di più per farle conoscere, promuoverle e inserirle nei piani pastorali delle diocesi come nella vita delle Piccole Comunità Cristiane.<br />Nella parte conclusiva del suo intervento, l’Arcivescovo si è soffermato sul tema della famiglia, “senza la quale sarebbe impossibile costruire una società sana”, e ha esortato a “evangelizzare la famiglia, affinché le famiglie possano a loro volta diventare evangelizzatrici”. A questo proposito ha citato l’esperienza delle famiglie missionarie, avviata dalle POM del Paraguay 10 anni fa, quando alcune famiglie iniziarono a visitare altre famiglie portando loro la buona novella del Vangelo. Oggi ci sono circa 5.000 famiglie missionarie che si sono diffuse anche in altri paesi dell’America latina. Partendo da questo esempio, il Presidente delle POM ha proposto che nelle famiglie cattoliche il Vangelo sia letto ogni giorno insieme, come una forma di preghiera comune, in quanto “riunirci nel nome di Cristo ci permette di conoscerlo più intimamente e di creare relazioni di vera comunione tra noi”. <br />Mon, 11 Nov 2019 10:32:01 +0100AMERICA/BOLIVIA - Dopo le dimissioni del Presidente: appello alla non violenza e a una soluzione costituzionale pacificahttp://fides.org/it/news/66926-AMERICA_BOLIVIA_Dopo_le_dimissioni_del_Presidente_appello_alla_non_violenza_e_a_una_soluzione_costituzionale_pacificahttp://fides.org/it/news/66926-AMERICA_BOLIVIA_Dopo_le_dimissioni_del_Presidente_appello_alla_non_violenza_e_a_una_soluzione_costituzionale_pacificaLa Paz – Migliaia di persone sono scese in piazza poche ore fa a La Paz per festeggiare le dimissioni del presidente boliviano Evo Morales, al termine delle proteste e delle contestazioni del risultato delle elezioni del 20 ottobre, con l’autoproclamata vittoria del Presidente uscente . Negli ultimi due giorni gli scontri in tutto il paese erano diventati molto violenti. <br />La Conferenza episcopale boliviana, i rappresentanti della comunità dei cittadini, i comitati civici del paese e il CONADE , si sono riuniti per analizzare la situazione creatasi, senza precedenti nel paese. Da questa riunione sono emerse le prime conclusioni, inviate a Fides: "Ciò che accade in Bolivia non è un colpo di stato, lo diciamo ai cittadini boliviani e all'intera comunità internazionale. Lanciamo un appello alla pace a tutti boliviani, a non commettere atti di vandalismo, vendetta o di qualsiasi cosa di cui possiamo pentirci. Tutti abbiamo un serio obbligo di difendere la vita di tutti i boliviani. Nel nome di Dio vi diciamo: fermate le azioni di violenza e preservate la vita e la pace. Manteniamo lo spirito pacifico che ha regnato nel popolo in questo momento. Chiediamo alla polizia nazionale e alle forze armate di adempiere con urgenza al loro ruolo costituzionale nella difesa della proprietà e delle persone, preservando la vita e la libertà di tutti”.<br />“Siamo tutti d'accordo – prosegue il documento - nel proporre all'Assemblea nazionale della Bolivia una soluzione costituzionale e pacifica, per avere un presidente costituzionale a breve tempo con il compito di formare un nuovo tribunale elettorale e portarci a nuove elezioni in modo che tutte le persone possano esprimere la propria opinione nella libertà e nella pace. Dio ci protegge in questo momento e ci ispiri sentimenti di pace e fraternità."<br />Il documento è firmato con la data del 10 novembre 2019, a La Paz, dalla Conferenza episcopale boliviana, dalla Comunità dei cittadini, dai Comitati Civici, dal CONADE.<br />Ieri, domenica 10 novembre, all'Angelus Papa Francesco aveva invitato a pregare per la Bolivia con queste parole: "Desidero affidare alle vostre preghiere anche la situazione dell’amata Bolivia, vicina alla mia patria. Invito tutti i boliviani, in particolare gli attori politici e sociali, ad attendere con spirito costruttivo, e senza alcuna previa condizione, in un clima di pace e serenità, i risultati del processo di revisione delle elezioni, che è attualmente in corso. In pace".<br /> <br />Mon, 11 Nov 2019 09:48:46 +0100AFRICA/NIGERIA - Dimissioni dell’Arcivescovo di Abuja e successionehttp://fides.org/it/news/66925-AFRICA_NIGERIA_Dimissioni_dell_Arcivescovo_di_Abuja_e_successionehttp://fides.org/it/news/66925-AFRICA_NIGERIA_Dimissioni_dell_Arcivescovo_di_Abuja_e_successioneCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco il 9 novembre 2019 ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’Arcidiocesi di Abuja , presentata da S.E. il Cardinale John Olorunfemi Onaiyekan. Gli succede S.E. Mons. Ignatius Ayau Kaigama, finora Vescovo Coadiutore della medesima Arcidiocesi. Mon, 11 Nov 2019 08:11:21 +0100AMERICA/PORTO RICO - “Abbiamo bisogno di leader politici che lavorino in modo coerente e per il popolo" chiedono i Vescovihttp://fides.org/it/news/66924-AMERICA_PORTO_RICO_Abbiamo_bisogno_di_leader_politici_che_lavorino_in_modo_coerente_e_per_il_popolo_chiedono_i_Vescovihttp://fides.org/it/news/66924-AMERICA_PORTO_RICO_Abbiamo_bisogno_di_leader_politici_che_lavorino_in_modo_coerente_e_per_il_popolo_chiedono_i_VescoviSan Juan – "Il disagio del paese, dalla violenza nelle strade fino alla crisi di governo, mostrano la situazione in cui si vive...tuttavia, dinanzi alla strada in salita, abbiamo l'opportunità di costruire il paese con dignità e secondo i valori della nostra cultura e della nostra fede": così inizia il documento dei Vescovi di Porto Rico che, riuniti in Assemblea Ordinaria, hanno riflettuto sulla situazione sociopolitica ed ecclesiale del paese, come informa il messaggio pastorale inviato a Fides.<br />I Vescovi ricordano i temi proposti dall'Assemblea nazionale di pastorale del 2015: famiglia, giovani, pubblica istruzione, sanità e povertà. Oggi si ripropongono come lavoro urgente per tutta la società. “Ci sono dei fattori nuovi che non aiutano, anzi sollecitano un intervento urgente nella considerazione della nostra analisi: la migrazione che divide le famiglie, la gestione economica del paese e la mancanza di programmi del governo per questi problemi sociali”, scrivono i Vescovi.<br />“Dopo una mobilitazione nazionale, capace di mostrare il carattere democratico della popolazione” , “bisogna esortare la leadership del nostro popolo e delle istituzioni ad elaborare un progetto nazionale di sviluppo integrale. Abbiamo bisogno di leader politici che riescano a lavorare in modo coerente e per il popolo" si legge al punto n. 10 del documento.<br />Dinanzi alla situazione del Porto Rico, i Vescovi scrivono: "è richiesto un consenso e un processo genuino. Serve un’autentica rivoluzione morale, perché manca fiducia e trasparenza". Alla fine, riguardo alla mancanza di aiuto ai poveri e ai senza tetto causati dagli uragani Irma e Maria , i Vescovi chiedono una soluzione definitiva. "L'indolenza e la corruzione di alcuni responsabili, fra le autorità, ancora oggi scoraggia la comunità, in modo particolare i più poveri", scrivono denunciando le cause per cui è stato “rimandato” l’intervento di aiuto ai più danneggiati.<br />Il testo si conclude con un invito alla preghiera: "Come credenti, preghiamo tutti il Signore, come Chiesa preghiamo perché le autorità riescano a governare e dare pace e serenità al nostro popolo".<br />Il documento è firmato da tutti i Vescovi della Conferenza Episcopale, con la data del 6 novembre.<br /> <br />Sat, 09 Nov 2019 11:22:57 +0100AFRICA/EGITTO - Sacerdote copto: fanatismo violento e occultismo fanno crescere tra i giovani ateismo e indifferenza religiosahttp://fides.org/it/news/66923-AFRICA_EGITTO_Sacerdote_copto_fanatismo_violento_e_occultismo_fanno_crescere_tra_i_giovani_ateismo_e_indifferenza_religiosahttp://fides.org/it/news/66923-AFRICA_EGITTO_Sacerdote_copto_fanatismo_violento_e_occultismo_fanno_crescere_tra_i_giovani_ateismo_e_indifferenza_religiosaIl Cairo – Solo il 33% dei giovani egiziani considera il rapporto con Dio davvero importante per la sua vita, mentre la possibilità di dare ragione con argomenti persuasivi della propria fede religiosa è condivisa solo dal 67% della popolazione egiziana. Sono dati contenuti in una relazione presentata nei giorni scorsi dal sacerdote copto ortodosso Matta Badie a un ampio settore del clero copto ortodosso dell’area del Cairo. Tra le ragioni della crescita dell’indifferentismo e dell’ateismo pratico tra i giovani, il relatore ha indicato l’adesione a teorie scientiste materialiste, ma anche la reazione di rigetto davanti al crescere di violenze giustificate con argomenti religiosi e la crescente diffusione dell’occultismo. <br />Non è possibile quantificare il numero di atei e agnostici in Egitto, anche perché la propaganda ateista e la pubblica professione di ateismo può essere perseguita in base ai dispositivi di legge che puniscono la blasfemia. <br />Nel 2014, il Ministero per la gioventù e quello per le dotazioni religiose avevano preannunciato il ricorso a una strategia congiunta per combattere dottrine e idee “perniciose”, categoria in cui venivano accomunate sia l’ateismo che l’estremismo religioso. <br />Nel luglio 2015, anche il Patriarca copto ortodosso Tawadros aveva annunciato iniziative di studio per cercare di comprendere e affrontare il fenomeno della diffusione dell’ateismo e dell’indifferentismo religioso tra i giovani egiziani provenienti da famiglie cristiane. Nella Chiesa copta ortodossa, il tentativo di arginare il fenomeno si è espresso nel recente passato anche in lezioni e conferenze miranti a confutare teorie e posizioni scientiste di matrice materialista. <br />Sat, 09 Nov 2019 10:49:36 +0100AFRICA/COSTA D’AVORIO - Evangelizzazione e attività missionaria: le suore in prima linea per l’educazione femminilehttp://fides.org/it/news/66922-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_Evangelizzazione_e_attivita_missionaria_le_suore_in_prima_linea_per_l_educazione_femminilehttp://fides.org/it/news/66922-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_Evangelizzazione_e_attivita_missionaria_le_suore_in_prima_linea_per_l_educazione_femminileBondoukou – “Siamo diventate quelle che siamo grazie a loro. Fino a prima che arrivassero nel nostro Paese l’istruzione per le ragazze era molto complicata” ha detto una delle prime studenti del Collegio cattolico di Transua, nella Costa d'Avorio orientale, fondato dalle Suore della Provvidenza di Portieux. <br />In occasione dei 60 anni di presenza della Congregazione religiosa sul territorio, ci sono state tante testimonianze sul contributo che le suore hanno portato nell'istruzione scolastica, in particolare quella delle ragazze. “Scuole, ospedali e centri sanitari di grande impatto. Tutto quello che hanno fatto finora le suore è stato eccellente. Dobbiamo ringraziare Dio per il dono di sé, il dono della loro vita ai loro fratelli e sorelle della Costa d'Avorio” ha detto Mons. Bruno Essoh Yedo, Vescovo di Bondoukou, durante la messa celebrata nella parrocchia Nostra Signora dell'Assunzione di Transua. Nella sua omelia Mons. Yedo ha ringraziato Dio per l’opera missionaria delle suore e le ha chiamate a portare avanti il loro impegno di evangelizzazione di fronte alle sfide dei tempi moderni.<br />Alla celebrazione hanno preso parte, tra gli altri, numerose autorità amministrative e politiche della città, oltre a sacerdoti, religiosi e religiose di questa congregazione. <br />Presente in undici paesi in tutto il mondo, la congregazione delle Suore della Provvidenza di Portieux fu fondata il 14 gennaio 1762 a Saint-Hubert dal Beato Jean-Martin Moyë. La sua spiritualità si basa su quattro pilastri: l'abbandono alla provvidenza, la carità, la povertà e la semplicità. Sono una Congregazione religiosa di diritto pontificio principalmente dedita all'insegnamento, ma anche all’assistenza negli ospedali e alle opere sociali. <br />Le prime sorelle della congregazione della Providence de Portieux arrivarono in Costa d'Avorio nel novembre del 1959.<br /> <br /><br />Sat, 09 Nov 2019 10:19:32 +0100AMERICA/PARAGUAY - Messaggio dei Vescovi: “far diventare realtà una Chiesa più missionaria e misericordiosa”http://fides.org/it/news/66921-AMERICA_PARAGUAY_Messaggio_dei_Vescovi_far_diventare_realta_una_Chiesa_piu_missionaria_e_misericordiosahttp://fides.org/it/news/66921-AMERICA_PARAGUAY_Messaggio_dei_Vescovi_far_diventare_realta_una_Chiesa_piu_missionaria_e_misericordiosaLuque – “Noi Pastori, insieme ai consacrati, ai sacerdoti, ai seminaristi e ai laici consacrati, vogliamo far diventare realtà una Chiesa più missionaria e misericordiosa”: lo ribadiscono i Vescovi del Paraguay, nel loro messaggio diffuso al termine dell’Assemblea plenaria della Conferenza episcopale, che si è conclusa ieri a Luque .<br />Nel messaggio, che ha per titolo “Battezzati e inviati: Chiesa missionaria”, i Vescovi riassumono i frutti principali del loro incontro, iniziando da una prima valutazione del Triennio della Gioventù , che si concluderà il 30 novembre: “Abbiamo intrapreso nuovi sentieri per un accompagnamento più vicino, ascoltando le necessità, i dolori, i sogni e le speranze dei nostri giovani, che aspirano ad essere veri discepoli missionari di Gesù Cristo e buoni cittadini. Vediamo in loro con speranza il risveglio di quella Chiesa missionaria al servizio di una nuova società forgiata dai valori del Vangelo”.<br />In questi tre anni si è rafforzata la Pastorale della Gioventù, l’accompagnamento vocazionale e la partecipazione dei giovani nelle diocesi. “I giovani, guidati dalla chiamata di Papa Francesco, ci mostrano un esempio vivente della Chiesa sinodale, missionaria e misericordiosa, più impegnata nella nostra società e nella cura della nostra casa comune”.<br />I Vescovi parlano quindi della realtà nazionale, degli ultimi avvenimenti sociali e politici in Paraguay e nei paesi fratelli: “Le richieste di inclusione e parità di trattamento indicano la necessità di rafforzare e migliorare la democrazia partecipativa e rappresentativa, basata sulla promozione e il rispetto dei diritti umani e incentrata sulla costruzione della fraternità e della coesistenza pacifica. L'azione politica non può ignorare le sfide sociali del nostro paese”. Suggeriscono quindi al governo di insediare “un'organizzazione socio-politico-culturale come tavolo di dialogo intersettoriale, al fine di consentire il dialogo e la ricerca di soluzioni ai problemi sociali urgenti, per vivere nella giustizia e nella pace”.<br />Il Sinodo dei Vescovi per l’Amazzonia, appena concluso, “ci impegna ancora di più nell'identità missionaria della Chiesa, che non ha paura di ascoltare e parlare ampiamente, di discernere nuovi percorsi di evangelizzazione, con la presenza attiva dei laici e il prezioso ruolo delle donne” sottolinea il testo dell’Episcopato. Un altro tema toccato dalla Conferenza episcopale, è la sfida urgente dell’educazione: “I bambini e i giovani sono la grande ricchezza del nostro paese e la loro vita ci sfida ad accompagnarli, proteggerli e prepararli, e richiedono un'istruzione migliore”. Quindi ricordano l’impegno della Chiesa, che molte volte è stata pioniera dell’educazione, al servizio delle famiglie e dell’intera società, attraverso scuole, collegi e l’università cattolica, assicurando ai giovani una formazione ai valori umani e cristiani. Auspicano quindi di continuare questo impegno educativo così importante e urgente, in una sempre maggiore armonia con il Ministero dell’educazione e delle scienze.<br />I Vescovi concludono il messaggio annunciando che il 2020 sarà l’Anno della Parola di Dio, “tempo di grazia” che ricorda i 50 anni della Federazione Biblica Cattolica e i 1600 anni della morte di San Girolamo. “Incoraggiamo tutte le persone, tutte le parrocchie e le cappelle, tutti i gruppi, i movimenti e le famiglie ad aprire la Bibbia, a leggere insieme alcuni passaggi della Parola di Dio e a condividere ciò che lo Spirito Santo ispira loro. La lectio divina in questo modo ci brucerà i cuori e sarà una fonte di vita e di impegno cristiano. Possa ogni famiglia avere una Bibbia! Possa la Parola di Dio risuonare ogni giorno ovunque! Che sia annunciata a tutti!”. <br />Sat, 09 Nov 2019 09:46:27 +0100ASIA/AFGHANISTAN - Si amplia la “Scuola della pace”, mentre 3,7 milioni di bambini sono senza scuolahttp://fides.org/it/news/66920-ASIA_AFGHANISTAN_Si_amplia_la_Scuola_della_pace_mentre_3_7_milioni_di_bambini_sono_senza_scuolahttp://fides.org/it/news/66920-ASIA_AFGHANISTAN_Si_amplia_la_Scuola_della_pace_mentre_3_7_milioni_di_bambini_sono_senza_scuolaKabul - La "Tangi Kalay - Scuola della Pace”, istituto scolastico fondato in Afghanistan dal Barnabita padre Giuseppe Moretti, continua la sua opera, aumenta il numero degli allievi e si conferma una delle poche “oasi nel deserto” per l’opera di alfabetizzazione in Afghanistan. A causa del conflitto e delle tensioni del presente, infatti, il settore dell’istruzione è uno di quelli più colpiti: sono 700, infatti, gli istituti chiusi negli ultimi 18 anni, con 3,7 milioni di studenti rimasti senza scuola. “L’Afghanistan è in una situazione difficile vista la confusione post-elettorale, ma la nostra scuola va avanti. Anzi è in crescita: di recente, mi è stato chiesto dal direttore un aiuto per l’acquisto di 24 nuove lavagne”, dice all’Agenzia Fides padre Giuseppe Moretti, missionario in Afghanistan dal 1990 al 2015.<br />Tornato a Kabul lo scorso luglio per sostituire momentaneamente il confratello Barbabita padre Giovanni Scalese, attuale responsabile della Missio sui iuris in Afghanistan, p. Moretti ha raccontato di non aver avuto la possibilità di recarsi nella scuola, ma di essere costantemente in contatto con l’amministrazione: “Per motivi di sicurezza, mi è stato impedito di allontanarmi da Kabul. La cosiddetta ‘zona verde’, l’area in cui si trovano molte delle ambasciate e degli uffici in cui lavorano gli stranieri, è diventata un fortino pieno di muri, ora ulteriormente blindato a causa dell’aumento degli attentati. Ho comunque ricevuto delle foto, attraverso cui mi sono sincerato che fossero arrivati dei banchi acquistati nei mesi scorsi. La nostra scuola non è stata toccata da attacchi, anzi, amplia il suo servizio per nuovi studenti”.<br />La "Tangi Kalay - Scuola della Pace" è un istituto statale, con programmi e insegnanti scelti dal governo afgano, ma che continua a operare con aiuti privati, tra i quali quelli donati da diversi contingenti militari, che aiutano la scuola fornendo materiali di cancelleria o laboratori scientifici e informatici all’avanguardia. Oggi l’istituto ospita oltre 3.000 ragazzi e, nel curriculum formativo, mira anche ad insegnare loro i valori della pace e dell'accoglienza.<br />L’infanzia resta una parte della popolazione che più risente della violenza: secondo i dati raccolto dall'Unità dei Diritti Umani della Missione di Aiuti delle Nazioni Unite in Afganistan , sono stati 2.461 i bambini afghani vittime di attacchi nel corso dei primi nove mesi del 2019: di questi, 631 sono morti e 1830 sono rimasti feriti. Il numero è cresciuto dell’11% rispetto allo stesso periodo del 2018, un fenomeno che si spiega soprattutto con l’aumento di attentati compiuti nei pressi di scuole e centri sanitari.<br />Secondo la Ong “Save the Children”, 3,8 milioni bambini afgani hanno bisogno di assistenza umanitaria e 600.000 sono afflitti da malnutrizione grave, mentre tra i 3,7 milioni sono senza scuola, il 60% sono bambine. <br />Sat, 09 Nov 2019 13:01:50 +0100