Fides News - Italianhttp://fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.AMERICA/ PERU’ - Anno Missionario di iniziazione alla vita cristiana per "una Chiesa aperta e accogliente”.http://fides.org/it/news/69462-AMERICA_PERU_Anno_Missionario_di_iniziazione_alla_vita_cristiana_per_una_Chiesa_aperta_e_accoglientehttp://fides.org/it/news/69462-AMERICA_PERU_Anno_Missionario_di_iniziazione_alla_vita_cristiana_per_una_Chiesa_aperta_e_accoglienteCusco - “Tutti noi vogliamo una Chiesa che viva la comunione, sia aperta e accogliente a tutte le vocazioni, carismi e ministeri; una Chiesa di comunione per bambini, giovani e adulti; una Chiesa formativa e di servizio sempre attenta alla gente”. Così riferisce in una intervista rilasciata all’Agenzia Fides Mons. Richard Daniel Alarcón Urrutia, Arcivescovo Metropolita di Cusco, parlando dell’apertura dell’Anno Missionario di Iniziazione alla Vita Cristiana”, avviato domenica 10 gennaio.<br />L'Arcivescovo di Cusco ricorda alcuni punti fondamentali, auspicando "una Chiesa formatrice e serva; una migliore formazione nella fede, adeguata a questo tempo di profondi e rapidi cambiamenti, presenti nei bambini, giovani e adolescenti le nuove ideologie". "Di fronte a questa situazione non possiamo restare a braccia incrociate - rimarca il Presule - dobbiamo prendere coscienza della necessità della conversione pastorale”.<br />Mons. Richard ricordato, inoltre, che "stiamo entrando in un anno decisivo, poiché da quest'anno dipende dal raggiungimento dei frutti dell'ideale di Chiesa proposto nel Piano pastorale arcidiocesano 2018-2022. L’obiettivo che ci prefiggiamo - spiega - è passare da una 'pastorale conservativa' a un ministero missionario, recuperando spazi per la formazione in parrocchia e in famiglia. Urge una formazione rinnovata e aggiornata per avere una vita cristiana impegnata. Dobbiamo aprire percorsi e rompere schemi - afferma il Vescovo - uscire dalle abitudini è una grande ma necessaria sfida”.<br />Continua mons Urrutia: “Durante quest’anno avremo più spazi di formazione e orientamento. Tutti i fedeli sono invitati a seguire questo nuovo volto di una Chiesa che insegna, guida e accompagna vividamente l'esperienza dell'incontro con Cristo. È importante proporre un itinerario catecumenale ai giovani per maturare la loro fede e amare Gesù conducendo una vita cristiana”.<br />Inoltre, aderendo all'iniziativa di Papa Francesco, che ha dichiarato il 2021 ‘Anno di San Giuseppe’ , il Pastore della Chiesa di Cusco ha annunciato che sarà proprio il santo, il Patrono dell'Iniziazione alla vita cristiana: “San Giuseppe - sottolinea mons. Richard - ci ricorda la responsabilità che abbiamo di formare ed educare i fedeli, proprio come ha fatto lui con Gesù. La sua opera - conclude - è l'opera di ogni cristiano impegnato nella catechesi, una grande necessità per i tempi di oggi”. <br /> <br /><br /><br /><br /><br /><br /><br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="https://youtu.be/t4PUu0Y_vmA">Guarda la video intervista all'Arcivescovo Daniel Alarcón Urrutia sul canale Youtube dell'Agenzia Fides</a>Sat, 23 Jan 2021 12:10:00 +0100ASIA/TURCHIA - In vendita una chiesa armena del XIX secolo. Patriarcato armeno: “E’ triste che edifici sacri diventino fonte di guadagno”http://fides.org/it/news/69461-ASIA_TURCHIA_In_vendita_una_chiesa_armena_del_XIX_secolo_Patriarcato_armeno_E_triste_che_edifici_sacri_diventino_fonte_di_guadagnohttp://fides.org/it/news/69461-ASIA_TURCHIA_In_vendita_una_chiesa_armena_del_XIX_secolo_Patriarcato_armeno_E_triste_che_edifici_sacri_diventino_fonte_di_guadagnoBursa – Una chiesa storica costruita dalla comunità armena nella regione di Bursa, e attualmente in possesso di proprietari privati, è stata posta in vendita sul mercato immobiliare locale, mentre i responsabili delle comunità armene presenti in Turchia esprimono rammarico e riferiscono di non avere strumenti né giuridici né economici per poter recuperare il luogo di culto cristiano. La chiesa, secondo le indagini compiute dal ricercatore Raif Kaplanoglu, rilanciate anche dal periodico armeno-turco Agos, è stata costruita negli anni Trenta del XIX secolo in un’area a quel tempo abitata da popolazione armena. Essa era intitolata a Surp Krikor Lusavoriç ed era officiata da sacerdoti della Chiesa armeno-cattolica. <br />Dopo gli anni in cui fu perpetrato il Genocidio armeno, l’area intorno alla chiesa rimase spopolata, e l’edificio sacro fu utilizzato anche come deposito di tabacco. I privati che ora ne detengono il possesso hanno provato a venderlo al distretto di Bursa Yildirim, che ha declinato l’offerta per mancanza di fondi. Anche l’Arcivescovo armeno cattolico Lévon Boghos Zékiyan, Arcieparca di Costantinopoli, ha riferito di aver contattato la società immobiliare che pubblicizza la vendita dell’edificio. "Sfortunatamente” ha dichiarato ad Agos l’Arcieparca Zékiyan “non abbiamo il potere di comprare la chiesa. Non ci disturba il fatto che la chiesa abbia una funzione pubblica come luogo culturale. Speriamo di potervi celebrare una liturgia all'anno. Ho intenzione di incontrare le autorità locali della regione nei prossimi giorni”. <br />Anche il Patriarcato armeno ortodosso di Costantinopoli ha diffuso una dichiarazione al riguardo, esprimendo rammarico per il fatto che "edifici ecclesiastici siano percepiti come un bene commerciale e siano visti da alcuni come una fonte di guadagno". In passato – prosegue la dichiarazione del Patriarcato armeno con sede a Istanbul – i luoghi di culto cristiani erano istituiti, costruiti o restaurati grazie agli “editti del sultano. Sappiamo che proteggere gli edifici ecclesiastici che contribuiscono alla ricchezza culturale del nostro Paese, che non sono più a disposizione delle comunità di riferimento, rappresenta comunque un dovere delle istituzioni competenti dello Stato”. <br />Di recente, il deputato armeno Garo Paylan, dell’HDP ha rivolto una interrogazione parlamentare al ministro turco della Cultura Mehmet Nuri Ersoy, riportando il caso della antica chiesa armena della Vergine Maria, oggi in stato di abbandono nel villaggio di Germuş, non lontano da Urfa, dove ultimamente una comitiva di amici si è data appuntamento per il loro barbecue conviviale. “Migliaia di chiese” si legge nell’interpellanza di Paylan “sono in attesa di essere restaurate nel nostro Paese. Perché vengono abbandonate al loro destino?”. Sat, 23 Jan 2021 12:07:20 +0100AFRICA/BURKINA FASO - Prete ucciso: si rafforza la pista jihadista. Nel Sahel le violenze dei terroristi hanno provocato 2 milioni di sfollatihttp://fides.org/it/news/69460-AFRICA_BURKINA_FASO_Prete_ucciso_si_rafforza_la_pista_jihadista_Nel_Sahel_le_violenze_dei_terroristi_hanno_provocato_2_milioni_di_sfollatihttp://fides.org/it/news/69460-AFRICA_BURKINA_FASO_Prete_ucciso_si_rafforza_la_pista_jihadista_Nel_Sahel_le_violenze_dei_terroristi_hanno_provocato_2_milioni_di_sfollatiOuagadougou – Si rafforza l’ipotesi che don Rodrigue Sanon, il parroco di Soubaganyedougou sia stato vittima di un gruppo jihadista . Secondo gli inquirenti, il sacerdote, bloccato lungo la strada Soubaganyedougou - Banfora, nei pressi di Toumousséni, sarebbe stato ucciso dai suoi rapitori una volta scopertisi braccati dalle forze dell’ordine. Un modo di agire più simile a quello di un gruppo terroristico che non di una banda di delinquenti comuni. È stato scoperto un coltello vicino al corpo insanguinato del sacerdote.<br />La scomparsa del prete cattolico ha suscitato forte emozione tra i fedeli che si stanno mobilitando nella cattedrale di San Pietro per pregare per l'anima del defunto. Una messa verrà celebrata in assenza del corpo di don Sanon. Su indicazione del procuratore presso il Tribunal de Grande Instance di Banfora, la salma è stata infatti trasferita ieri sera a Ouagadougou per l'autopsia, dove è stata organizzata una veglia di preghiera.<br />La violenza jihadista nel Sahel ha provocato la fuga di milioni di persone. Secondo l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati , il numero di persone in fuga dalla violenza nella regione del Sahel in Africa occidentale è quadruplicato negli ultimi due anni, con 2 milioni sfollati all’interno del proprio Paese. Il Sahel ha anche più di 850.000 rifugiati in altri Paesi principalmente provenienti dal Mali.<br />I militanti legati ad al Qaeda e allo Stato Islamico hanno ampliato il loro raggio d'azione nella regione semiarida ai margini del Sahara, alimentando conflitti etnici in Burkina Faso, Mali e Niger e costringendo intere comunità a fuggire dalle proprie case. Più della metà degli sfollati all'interno del proprio Paese si trova in Burkina Faso, dove molti sono costretti a dormire all'aperto e non hanno abbastanza acqua. <br />"Le comunità che ospitano gli sfollati hanno raggiunto un punto di rottura", ha detto il portavoce dell’UNHCR Boris Cheshirkov. "La risposta umanitaria è pericolosamente sotto pressione e l'UNHCR sta sollecitando la comunità internazionale a raddoppiare il suo sostegno alla regione”. Sat, 23 Jan 2021 11:17:04 +0100AMERICA/MESSICO - A novembre l'Assemblea ecclesiale dell'America Latina e dei Caraibi: "Siamo tutti discepoli missionari in uscita"http://fides.org/it/news/69459-AMERICA_MESSICO_A_novembre_l_Assemblea_ecclesiale_dell_America_Latina_e_dei_Caraibi_Siamo_tutti_discepoli_missionari_in_uscitahttp://fides.org/it/news/69459-AMERICA_MESSICO_A_novembre_l_Assemblea_ecclesiale_dell_America_Latina_e_dei_Caraibi_Siamo_tutti_discepoli_missionari_in_uscitaCittà del Messico - Nell'ambito della “Domenica della Parola di Dio” e della 55esima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, il Consiglio Episcopale Latinoamericano presenta l'Assemblea ecclesiale di America latina e Caraibi, domenica 24 gennaio, dalla Basilica di Nostra Signora di Guadalupe, a Città del Messico, alle ore 10:45 , attraverso i social network del Celam. <br />Il motto scelto, "Siamo tutti discepoli missionari in uscita", “ci chiama, in comunione con Papa Francesco, a intraprendere un cammino partecipativo per discernere le nuove strade che dobbiamo percorrere per rispondere alle sfide pastorali della Chiesa in America Latina e nei Caraibi, nel contesto attuale, mentre ricorderemo la V Conferenza Generale dell'Episcopato latinoamericano tenutasi ad Aparecida , nel 2007” spiega la nota della Commissione della comunicazione del Celam.<br />Per il suo carattere sinodale, la realizzazione di questa Assemblea ecclesiale – tra il 21 e il 28 novembre 2021, a Città del Messico – così come il suo processo di ascolto del Popolo di Dio, il suo cammino spirituale e la sua successiva attuazione, “segneranno una pietra miliare nel cammino dei discepoli missionari del nostro continente. Laici, religiosi e religiosi, diaconi, seminaristi, sacerdoti, Vescovi, Cardinali e persone di buona volontà, faranno parte di questo grande evento ecclesiale, sotto la protezione di Santa Maria di Guadalupe, Patrona dell'America Latina e dei Caraibi, mentre ci avviciniamo alla celebrazione dei 500 anni dell'Evento di Guadalupano e ai 2000 anni della nostra Redenzione ”.<br />La nota infine sottolinea che sarà un'esperienza di ascolto, dialogo e incontro, alla luce della Parola di Dio, del Documento di Aparecida e del Magistero di Papa Francesco, “per contemplare la realtà dei nostri popoli, approfondire le sfide del continente nel contesto della pandemia di Covid-19, ravvivare il nostro impegno pastorale e cercare nuove vie perché tutti abbiano vita in abbondanza”. <br />Sat, 23 Jan 2021 10:52:45 +0100ASIA/INDIA - Il Gesuita Stan Swamy in carcere: "La solidarietà mi dà forza e coraggio immensi"http://fides.org/it/news/69458-ASIA_INDIA_Il_Gesuita_Stan_Swamy_in_carcere_La_solidarieta_mi_da_forza_e_coraggio_immensihttp://fides.org/it/news/69458-ASIA_INDIA_Il_Gesuita_Stan_Swamy_in_carcere_La_solidarieta_mi_da_forza_e_coraggio_immensiMumbai - "Apprezzo profondamente la travolgente solidarietà espressa da molte persone in tutto il mondo, in questi 100 giorni dietro le sbarre. A volte la notizia di tanta solidarietà mi ha dato una forza e un coraggio immensi, soprattutto quando l'unica cosa certa in carcere è l'incertezza": sono le parole, pervenute all'Agenzia Fides, dell'83enne Gesuita indiano padre Stan Swamy, in carcere dall'8 ottobre scorso con l'accusa di sedizione. Dietro le sbarre a Mumbai, nonostante l'età e la grave forma di Parkinson di cui soffre, il Gesuita condivide la prigionia con altri 15 tra attivisti e membri di Ong, accusati, in base alla "Unlawful activities prevention act", di terrorismo e di complicità con i ribelli maoisti. Tutti erano a fianco e promuovevano i diritti degli adivasi del Jhakarland indiano, gli indigeni che subivano abusi e patenti violazioni dei loro diritti umani, sociali, culturali, perpetrate da grandi proprietari terrieri o da multinazionali.<br />In un messaggio di padre Swamy - raccolto dai confratelli Gesuiti indiani che lo hanno visitato in carcere e inviato all'Agenzia Fides - il religioso racconta: "Un altro punto di forza durante questi ultimi cento giorni è stato osservare la difficile situazione degli altri detenuti in attesa di processo. La maggior parte di loro proviene da comunità economicamente e socialmente più deboli. Molti di questi poveri non sanno quali accuse sono state loro rivolte, non hanno visto il loro foglio di accusa e rimangono in prigione per anni, senza alcuna assistenza legale o di altro tipo. Nel complesso, quasi tutti i detenuti e sono costretti a vivere con il minimo indispensabile, ricchi o poveri che siano. Questa condizione crea un senso di fratellanza e di solidarietà comunitaria: sentiamo che è possibile stare vicini e sostenersi l'un l'altro in queste avversità". <br />Padre Swamy conclude ricordando gli altri attivisti con lui imputati per gli stessi presunti reati: "Noi sedici coimputati non abbiamo potuto incontrarci, poiché siamo alloggiati in carceri diverse o in diverse sezioni all'interno della stessa prigione. Ma canteremo ancora in coro. Un uccello in gabbia può ancora cantare".<br />Un accorato messaggio di solidarietà in suo favore lo ha pronunciato oggi, in un video messaggio diffuso in tutto il mondo, padre Arturo Sosa, Preposito Generale della Compagnia di Gesù, affermando: "Padre Stan ha dedicato l'intera esistenza ai più poveri fra i poveri: gli indigeni adivasi e i dalit. E' la voce di chi non ha voce. Ha affrontato i potenti e ha detto loro la verità, è impegnato nella difesa dei diritti umani delle minoranze". La Compagnia di Gesù ha lanciato un appello internazionale per il suo rilascio immediato, affermandone la piena innocenza e notandone le precarie condizioni di salute. <br />Finora i tentativi di segnalare al governo indiano la sua situazione e gli appelli per la sua liberazione - l'ultimo compiuto da tre Cardinali indiani che hanno incontro nei giorni scorsi il Primo Ministro Narendra Modi - non hanno sortito alcun effetto. <br /> <br />Sat, 23 Jan 2021 10:47:18 +0100AMERICA/CILE - Dopo 15 anni di lavoro la “Bibbia della Chiesa in America” è ora disponibile per tuttihttp://fides.org/it/news/69457-AMERICA_CILE_Dopo_15_anni_di_lavoro_la_Bibbia_della_Chiesa_in_America_e_ora_disponibile_per_tuttihttp://fides.org/it/news/69457-AMERICA_CILE_Dopo_15_anni_di_lavoro_la_Bibbia_della_Chiesa_in_America_e_ora_disponibile_per_tuttiSantiago - La “Bibbia della Chiesa in America” , un progetto del Consiglio Episcopale Latinoamericano che si assunse l’incarico di eseguire una traduzione in lingua corrente delle Sacre Scritture da offrire agli ispanofoni di tutte le Americhe, è arrivato a compimento e ora chiunque può acquistarla. Secondo la nota della Conferenza episcopale cilena, pervenuta a Fides, un team di 26 specialisti latinoamericani – sotto la responsabilità del Vescovo cileno Santiago Silva Retamales, Ordinario militare – ha lavorato per 15 anni alla traduzione dei contenuti da ebraico, aramaico e greco, in fedeltà al testo originale ma anche al lettore contemporaneo, cercando di tradurre i significati genuini in lingua corrente.<br />La “Bibbia della Chiesa in America” include una ricca serie di note pastorali<br />e teologiche, introduzioni, glossario, mappe e altre risorse, che ne fanno uno strumento fondamentale per l’evangelizzazione e la catechesi nelle comunità cristiane, e può anche essere utilizzata per la formazione biblica permanente e la "lectio divina". Ne sono stati realizzati diversi formati, per le esigenze pastorali. <br />Sat, 23 Jan 2021 21:50:00 +0100ASIA/SIRIA -Patriarchi delle Chiese del Medio Oriente scrivono a Biden: ferma le sanzioni contro il popolo sirianohttp://fides.org/it/news/69456-ASIA_SIRIA_Patriarchi_delle_Chiese_del_Medio_Oriente_scrivono_a_Biden_ferma_le_sanzioni_contro_il_popolo_sirianohttp://fides.org/it/news/69456-ASIA_SIRIA_Patriarchi_delle_Chiese_del_Medio_Oriente_scrivono_a_Biden_ferma_le_sanzioni_contro_il_popolo_sirianoDamasco – Il nuovo Presidente USA Joe Biden cancelli al più presto le sanzioni economiche che stanno stritolando il popolo siriano come una ingiustificabile “punizione collettiva”, se non vuole essere complice della “catastrofe umanitaria” che in Siria sta già colpendo milioni di persone e finirà per diventare un uloeriore fattore di instabilità per il Medio Oriente. E questo, in sintesi, il contenuto della lettera-appello che qualificati esponenti delle Chiese del Medio Oriente rivolgono al nuovo Presidente USA, il giorno dopo il suo insediamento ufficiale. alla Casa Bianca. La missiva, che porta la data del 21 gennaio 2021, è firmata dal Patriarca siro ortodosso Mor Ignatius Aphrem II, dal Patriarca siro cattolico Ignace Yussif III Younan, dal Patriarca greco cattolico melkita Youssef Absi e da Michel Abs, Segretario generale del Consiglio delle Chiese del Medio Oriente .<br />Dopo essersi congratulati con Biden per l’inizio del suo mandato come 46esimo Presidente degli Stati Uniti d’America, i firmatari spiegano la loro sollecita iniziativa con la volontà di avere da lui una “risposta urgente” in merito alla grave crisi umanitaria in atto in Siria. La lettera cita il lavoro di Alena Douhan, Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla questione delle misure coercitive unilaterali, che alla fine di dicembre aveva richiamato l’urgenza di rimuovere la rete di sanzioni che stanno infliggendo sofferenze indiscriminate a tutto il popolo siriano. Secondo quanto documentato da Alina Douhan, le sanzioni “rendono ancora più insostenibile la grave situazione in Siria, specialmente mentre è in atto la pandemia da Covid-19, bloccando gli aiuti, il commercio e gli investimenti necessari per far funzionare il sistema sanitario siriano e l’economia”. <br />Tra gli operatori umanitari – sottolineano i firmatari della lettera - cresce il consenso sul fatto che “questa forma di punizione collettiva inferta a tutto il popolo siriano sta facendo precipitare il Paese in una catastrofe umanitaria senza precedenti”. Dieci anni fa – prosegue la lettera-appello - la Siria era "il granaio della regione”, mentre già lo scorso giugno David Beasley, Direttore esecutivo del World Food Program, doveva riconoscere che metà dei siriani erano alla fame. Un disastro che si allarga nel freddo dell'inverno, mentre il sistema sanitario, distrutto durante di guerra, si mostra del tutto incapace di affrontare l’emergenza pandemica. <br />"La esortiamo, signor Presidente” scrivono i firmatari della missiva, “a aiutare i siriani ad alleviare la crisi umanitaria che minaccia di scatenare una nuova ondata di instabilità nel Medio Oriente e non solo, seguendo le raccomandazioni espresse dal relatore speciale delle Nazioni Unite. Crediamo che i legittimi interessi nazionali degli Stati Uniti possano essere perseguiti senza punire collettivamente il popolo siriano attraverso sanzioni economiche". <br />Fri, 22 Jan 2021 12:04:22 +0100AFRICA/CONGO - Nomina del Rettore del Seminario teologico “Card. Emile Biayenda” nell’arcidiocesi di Brazzavillehttp://fides.org/it/news/69455-AFRICA_CONGO_Nomina_del_Rettore_del_Seminario_teologico_Card_Emile_Biayenda_nell_arcidiocesi_di_Brazzavillehttp://fides.org/it/news/69455-AFRICA_CONGO_Nomina_del_Rettore_del_Seminario_teologico_Card_Emile_Biayenda_nell_arcidiocesi_di_BrazzavilleCittà del Vaticano - Il Card. Luis Antonio G. Tagle, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, il 3 settembre 2020 ha nominato Rettore del Seminario teologico interdiocesano “Card. Emile Biayenda” sito nell’arcidiocesi di Brazzaville , il rev. Barthel Christel Ganao, del clero diocesano di Gamboma . <br />Il nuovo Rettore ha 48 anni ed è stato ordinato sacerdote 15 anni fa. Ha studiato al Seminario maggiore nazionale. Ha conseguito una Licenza in economia e organizzazione d’impresa, un Master in teologia morale a Parigi e il Dottorato all’Alphonsianum a Roma. Ha studiato anche spiritualità a Montreal e al seminario Saint Cyprien di Tolosa . Dopo essere rientrato in patria nel 2014, ha ricoperto i seguenti incarichi: Insegnante di teologia morale al seminario maggiore di Brazzaville, Direttore della biblioteca del seminario, Vicario episcopale dei seminaristi e della formazione permanente nella diocesi di Gambona, Segretario della Commissione per la dottrina della Conferenza episcopale. <br />Fri, 22 Jan 2021 11:17:41 +0100ASIA/MALAYSIA - Picco di casi di Covid-19 e "stato di emergenza": messe sospese, catechismo onlinehttp://fides.org/it/news/69454-ASIA_MALAYSIA_Picco_di_casi_di_Covid_19_e_stato_di_emergenza_messe_sospese_catechismo_onlinehttp://fides.org/it/news/69454-ASIA_MALAYSIA_Picco_di_casi_di_Covid_19_e_stato_di_emergenza_messe_sospese_catechismo_onlineKuala Lumpur - L'Arcidiocesi di Kuala Lumpur ha deciso di prolungare la sospensione di tutte le celebrazioni pubbliche fino a nuovo avviso poiché il sistema sanitario nazionale si trova in estrema difficoltà, dato un picco di casi nella pandemia di coronavirus che ha spaventato la classe politica e la società. Nella prima settimana di gennaio, il Primo ministro Tan Sri Muhyiddin Yassin aveva annunciato l'adozione di misure più rigorose per la sicurezza della salute pubblica a causa dell'escalation dei contagi da Covid-19 perché "il nostro sistema sanitario è al punto di rottura" ha detto. Il 12 gennaio Il re della Malaysia Al-Sultan Abdullah ha dichiarato lo "stato di emergenza nazionale" e la sospensione del Parlamento fino al 1 agosto 2021 per combattere la nuova ondata di coronavirus.<br />"Nel rispetto dei protocolli sanitari del governo, l'Arcidiocesi di Kuala Lumpur ha costituito una task force di crisi e si è adeguata per rispettare le restrizioni vigenti", ha affermato l'Arcivescovo Julian Leow Beng Kim, alla guida della Chiesa di Kuala Lumpur. La Chiesa locale aveva già vissuto il Natale senza celebrazioni "in presenza" e, dalla metà di dicembre 2020, aveva sospeso le messe e le liturgie pubbliche fino all'Epifania. Ora, con l'aumento esponenziale del contagio in tutta la nazione, il blocco continua.<br />Come riferito a Fides, la task force ha fornito diverse linee guida per ai territori parrocchiali che rientrano nella giurisdizione dell'arcidiocesi. Di conseguenza, tutti i Sacramenti e servizi ecclesiali inclusi i battesimi , le cresime, l'Eucarestia, i matrimoni sono stati sospesi a partire da dal 14 gennaio fino a nuovo avviso. Solo in casi di emergenza, si possono dare il sacramento dell'Unzione degli infermi, la Confessione e il viatico. Non si celebrano messe funebri in chiesa. Il breve rito del funerali può tenersi in chiesa con una presenza di una assemblea ristretta.<br />"Mentre il mondo continua ad affrontare questa pandemia, tutti i fedeli sono invitati a chiedere l'intercessione della Beata Madre e di San Giuseppe, Patrono della Chiesa Universale, animati da resilienza e ferma fede, speranza e carità" afferma all'Agenzia Fides don Michael Chua, Cancelliere della diocesi, aggiungendo: "Continuiamo a pregare per tutte le vittime di questa pandemia, per la sicurezza di tutti gli operatori sanitari, per il bene e un futuro prospero della nostra nazione".<br />In questo tempo di emergenza, l'arcidiocesi di Kuala Lumpur ha anche deciso di svolgere lezioni di catechismo a casa attraverso la modalità virtuale, usando piattaforme come Zoom. Il nuovo anno catechistico inizia il 24 gennaio e, mentre le restrizioni sociali vigenti sono piuttosto forti, “i catechisti possono fare lezioni online. Fa parte della loro vocazione e missione apprendere nuove abilità e adattarsi a situazioni difficili”, ha detto l'Arcivescovo Leow, invitando tutte le parrocchie a utilizzare anche altri sutrumenti come WhatsApp, e-mail e i social media per per continuare la formazione alla fede degli studenti, bambini e ragazzi. intanto, l'Ufficio Catechistico Nazionale e l'Arcidiocesi di Kuala Lumpur stanno formando nuovi catechisti laici su temi di vocazione, missione e spiritualità, specificamente incaricati di offrire catechismo in forma virtuale agli studenti.<br /> <br /> Fri, 22 Jan 2021 11:11:21 +0100AMERICA/CILE - Proposte per un nuovo Cile: contributi al dialogo nel quadro del processo costituentehttp://fides.org/it/news/69453-AMERICA_CILE_Proposte_per_un_nuovo_Cile_contributi_al_dialogo_nel_quadro_del_processo_costituentehttp://fides.org/it/news/69453-AMERICA_CILE_Proposte_per_un_nuovo_Cile_contributi_al_dialogo_nel_quadro_del_processo_costituenteSantiago - Caritas Cile, con il sostegno di Misereor, ha organizzato tre "Incontri per un nuovo Cile", per creare occasioni di analisi e dialogo al fine di elaborare proposte sull'attuale modello socio-economico e di sviluppo, che tengano in considerazione la cura della Casa comune, la solidarietà, la sostenibilità e la giustizia ambientale, come contributo alla costruzione di un nuovo Cile.<br />L’iniziativa si colloca nell’ambito dell'attuale processo di elaborazione di una nuova costituzione per il paese , ed è promossa da Caritas Cile insieme alla Commissione Nazionale Giustizia e Pace, alla Commissione Pastorale Nazionale del Mondo del Lavoro e al Gruppo di Riflessione Rurale . L’obiettivo è contribuire alla riflessione, al discernimento e alla partecipazione di tutti, in particolare stimolando la discussione sul modello socio-economico e di sviluppo che i cittadini vogliono darsi.<br />Il primo dei tre incontri si è tenuto ieri, 21 gennaio, sul tema "Sfide attuali per la solidarietà, la giustizia e la pace". Il secondo, il 25 gennaio, avrà per argomento "Proposte dal mondo del lavoro per un cambiamento verso la dignità". L’ultimo incontro, il 28 gennaio: "Proposte da e per il mondo rurale e contadino". Gli incontri si svolgono a partire dalle ore 18 attraverso Facebook Live di Caritas Cile<br />In ogni incontro ognuna delle commissioni e gruppi organizzatori presenta le riflessioni che si sono sviluppate nel corso del 2020 sull'attuale realtà del Cile, per trovare in esse alcune luci e indicazioni che sono proposte di dialogo, in questo processo di costruzione di una nuova costituzione. Inoltre, ogni incontro include un gruppo di ospiti che commenteranno questi approcci e aiuteranno a formulare raccomandazioni o suggerimenti concreti. <br />Fri, 22 Jan 2021 10:51:18 +0100AFRICA/MALI - Tra incertezza politica e pandemia prosegue l’attività pastorale nella comunità di Katihttp://fides.org/it/news/69452-AFRICA_MALI_Tra_incertezza_politica_e_pandemia_prosegue_l_attivita_pastorale_nella_comunita_di_Katihttp://fides.org/it/news/69452-AFRICA_MALI_Tra_incertezza_politica_e_pandemia_prosegue_l_attivita_pastorale_nella_comunita_di_KatiKati - In Mali si vive una situazione di generale incertezza sociale e politica, a causa della presenza di un governo transitorio, attualmente in carica. Guidato dall’ex ministro degli Affari Esteri, Moctar Ouane, comprende 25 ministeri. I più strategici tra questi, Difesa, Sicurezza, Amministrazione territoriale e Riconciliazione nazionale, sono stati affidati ai militari protagonisti del colpo di stato che ha rovesciato Ibrahim Boubacar Keïta lo scorso 18 agosto. "In un contesto generale come questo, nella piccola città di Kati, distante una quindicina di km da Bamako, le difficoltà sono quelle di sempre" scrive all’Agenzia Fides suor Myriam Bovino, suora missionaria dell’Immacolata Regina della Pace .<br />"La pandemia ha colpito anche il Mali - prosegue la religiosa -, proseguono la prevenzione e la sensibilizzazione della popolazione, anche se purtroppo ci sono molti negazionisti e diventa difficile portarla avanti con criterio. I casi, in rapporto alla densità della popolazione, non sono molti. Nella nostra cittadina di 200 000 abitanti se ne registrano uno/due al giorno. Nel centro femminile che gestiamo qui a Kati, abbiamo confezionato le mascherine. Dopo la chiusura per i disordini che hanno colpito il paese e per il Covid, le scuole avevano riaperto, ma a causa della seconda ondata della pandemia sono di nuovo chiuse. Qui la gente vive per le strade e non rimane chiusa in casa, le attività comuni come mercati e negozi, non si sono fermate, quindi anche l'apostolato continua, con le mascherine per noi. Abbiamo dovuto sospendere le lezioni di catechismo legate alla scuola. Con meno frequenza continuiamo ad andare a fare catechesi al villaggio e animazione per le donne cristiane e non. Portiamo avanti le attività del nostro centro professionale, le trivellazioni per pozzi e l’allevamento di animali".<br />"La scuola cattolica é molto frequentata, non solo dai ragazzi cristiani ma anche dai mussulmani, – prosegue suor Myriam -, mancano i sussidi per far conoscere i contenuti cristiani e comincia ad arrivare qualche setta. Le iniziative solidali femminili sono portate avanti insieme a chi le accetta. Per i disoccupati si cerca di creare iniziative di lavoro, ma l’instabilità del paese rende difficile quelle durature. Constatiamo che sono aumentate violenza e bracconaggio. In previsione di questo Anno della Famiglia si moltiplicheranno incontri e gesti di solidarietà a favore di tutti", conclude la religiosa.<br /> Fri, 22 Jan 2021 10:40:05 +0100AFRICA/BURKINA FASO - Ritrovato il corpo del sacerdote scomparso; ci si chiede “vittima di banditi o di terroristi?”http://fides.org/it/news/69451-AFRICA_BURKINA_FASO_Ritrovato_il_corpo_del_sacerdote_scomparso_ci_si_chiede_vittima_di_banditi_o_di_terroristihttp://fides.org/it/news/69451-AFRICA_BURKINA_FASO_Ritrovato_il_corpo_del_sacerdote_scomparso_ci_si_chiede_vittima_di_banditi_o_di_terroristiOuagadougou – “Con profondo dolore porto a conoscenza di tutti che il corpo senza vita di don Rodrigue Sanon è stato ritrovato il 21 gennaio nella foresta di Toumousseni, a una ventina di chilometri da Banfora”. Così Sua Ecc. Mons. Lucas Kalfa Sanou, Vescovo di Banfora, ha annunciato la morte del parroco di Notre Dame de la Paix a Soubakanyedougou, nel sud-ovest del Burkina Faso, scomparso il 19 gennaio . In attesa di ulteriori informazioni sulle circostanze della sua morte, Mons. Lucas ha invitato i fedeli "a pregare intensamente per la sua anima, e a rimanere fiduciosi nell'amore misericordioso del Signore".<br />Don Rodrigue Sanon, parroco di Soubaganyedougou , era scomparso martedì 19 gennaio, mentre si recava a Banfora, dove non è mai arrivato, per un incontro dei sacerdoti con Mons. Lucas Kalfa Sanon. Le ricerche effettuate hanno portato al ritrovamento della sua automobile sulla strada Soubaganyedougou - Banfora, nei pressi di Toumousséni, a una ventina di chilometri dalla sua destinazione.<br />L'annuncio della morte del sacerdote ha suscitato stupore e interrogativi nella diocesi e soprattutto tra i fedeli della parrocchia di cui era parroco dal 2018, riferiscono all’Agenzia Fides fonti della Chiesa locale. Ci si chiede in particolare “se don Sanon sia stato vittima di banditi oppure sia caduto nelle mani di terroristi, visto il contesto di insicurezza del Burkina Faso”. Domande che richiamano alla memoria il rapimento di un altro sacerdote, p. Joël Yougbaré, avvenuto il 17 marzo 2019 nella diocesi di Dori, della cui sorte non si nulla e l'assassinio di don Simeon Yampa insieme a 5 fedeli il 13 maggio 2019 .<br />In diverse occasioni i Vescovi hanno denunciato l’insicurezza nella quale vivono le popolazioni di zone sempre più ampie del Burkina Faso . Secondo l’ONU, il Burkina Faso è il Paese con il tasso più rapido di crescita del numero di sfollati, con più di un milione di persone che sono sfollate a causa di focolai di violenza. <br />Fri, 22 Jan 2021 10:05:55 +0100ASIA - Disuguaglianza di ricchezza: una ferita per il continentehttp://fides.org/it/news/69450-ASIA_Disuguaglianza_di_ricchezza_una_ferita_per_il_continentehttp://fides.org/it/news/69450-ASIA_Disuguaglianza_di_ricchezza_una_ferita_per_il_continenteNew Delhi - Tra i primi 15 paesi più popolosi del pianeta, otto sono asiatici. Ma l’Asia, il continente che solo con Cina, India, Indonesia e Pakistan copre la metà della popolazione mondiale – stimata dal Centro di dati demografici “World Population Review” a 7miliardi e 794 milioni nel 2019 – detiene anche un altro primato: secondo il WPR, organizzazione indipendente e senza fini di lucro, nella classifica della disuguaglianza della ricchezza per Paese – resa nota a conclusione del 2020 – l’Asia conta per almeno la metà dei primi dieci posti della lista. Si tratta di Thailandia , Filippine , Arabia saudita e Indonesia , cui si può aggiungere la Russia , nazione che si estende per la maggior parte del suo territorio nel continente asiatico. <br />La disuguaglianza di ricchezza viene stimata in base alla distribuzione ineguale delle attività tra i residenti di un Paese.La ricchezza include il valore di automobili, case, risparmi, investimenti e oggetti di valore personali così che la sua ineguale distribuzione finisce per determinare standard di vita ineguali. World Population Review suggerisce che “la globalizzazione ha ridotto la disuguaglianza globale tra le nazioni ma ha aumentato la disuguaglianza al loro interno” e che, in genere, “i Paesi in via di sviluppo sono caratterizzati da una maggiore disuguaglianza rispetto ai Paesi sviluppati”. La ricerca si basa sull’indice di Gini, o “coefficiente di Gini”, misura statistica della distribuzione sviluppata dallo statistico italiano Corrado Gini. <br />Nell’analisi dei casi asiatici, Thailandia e Indonesia sono Paesi dove la ricchezza e la prosperità sono in forte aumento, ma dove la ricchezza rimane estremamente concentrata nelle mani di pochissimi. Oggi esistono numerosi modi per misurare tali parametri: l’Ong britannica Oxfam rende noto ogni anno un suo rapporto, mentre il World Inequality Database è considerato il “più ampio database disponibile sull'evoluzione storica della distribuzione mondiale del reddito e della ricchezza, sia all'interno dei Paesi che tra loro”. <br />Sulla diseguaglianza, non solo economica, si concentra anche l’Obiettivo 10 tra gli Obiettivi di sviluppo sostenibile, lanciati dall’Onu con la cosiddetta Agenda 2030: l’obiettivo mira alla crescita del reddito delle classi più povere per il raggiungimento di responsabilizzazione e di inclusione sociale, per garantire pari opportunità e una più regolarizzata e sicura migrazione umana, oltre a una maggiore voce dei Paesi in via di sviluppo nel processo decisionale all'interno delle istituzioni economiche e finanziarie internazionali.<br /> <br />Fri, 22 Jan 2021 10:04:09 +0100AMERICA/PERU’ - “Respira Perù”: assemblati i primi impianti per la produzione di ossigeno medicinalehttp://fides.org/it/news/69449-AMERICA_PERU_Respira_Peru_assemblati_i_primi_impianti_per_la_produzione_di_ossigeno_medicinalehttp://fides.org/it/news/69449-AMERICA_PERU_Respira_Peru_assemblati_i_primi_impianti_per_la_produzione_di_ossigeno_medicinaleLima – Con la partecipazione del Presidente della Repubblica del Perù, Francisco Sagasti, e del Ministro della Salute, Pilar Mazzetti, l'iniziativa di solidarietà “Respira Perù” ha presentato ieri i primi sei impianti di ossigeno completamente assemblati in Perù dalla società Motores Diesel Andinos S.A.. Tre di questi saranno consegnati tramite contratto di assegnazione alle entità sanitarie per le regioni che ne hanno bisogno.<br />Gli impianti possono produrre 20 m3 di ossigeno medicinale con una purezza del 93% e servire contemporaneamente più di 30 pazienti Covid-19, ricoverati nelle aree di terapia intensiva del paese, 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana.<br />Gli impianti di trattamento dell'ossigeno sono stati assemblati da Modasa su richiesta di “Respira Perù”, l'iniziativa di solidarietà è sostenuta dalla Conferenza Episcopale, dalla Società Nazionale delle Industrie e dall'Università San Ignacio de Loyola.<br />Il sistema modulare della produzione consente agli impianti di operare in rete nel caso in cui sia necessario fornire a un ospedale una maggiore quantità di ossigeno.<br />Il Perù sta affrontando la seconda ondata della pandemia con un numero alto di casi di Covid. La Chiesa cattolica è stata fin dall'inizio della pandemia protagonista nella gestione degli aiuti e dell’accoglienza ai malati di Covid grazie alla veloce organizzazione degli operatori di pastorale sociale in quasi tutto il territorio peruviano. Attraverso “Respira Perù” sono state salvate migliaia di vite in tutto il paese.<br /> <br />Fri, 22 Jan 2021 08:46:25 +0100ASIA/IRAQ - Patriarca Sako su strage a Baghdad: messaggio di morte, forse nel mirino c’è anche il progetto elettoralehttp://fides.org/it/news/69448-ASIA_IRAQ_Patriarca_Sako_su_strage_a_Baghdad_messaggio_di_morte_forse_nel_mirino_c_e_anche_il_progetto_elettoralehttp://fides.org/it/news/69448-ASIA_IRAQ_Patriarca_Sako_su_strage_a_Baghdad_messaggio_di_morte_forse_nel_mirino_c_e_anche_il_progetto_elettoraleBaghdad – “Hanno voluto mandare un messaggio di morte, che forse ha a che fare con il ritiro dei soldati USA dal Paese, o con il progetto elettorale. Resta il fatto che, finora, non c’è nessuna dichiarazione o rivendicazione proveniente da chi c’è dietro queste esplosioni”. Sono inquietanti, pur se telegrafiche, le dichiarazioni e le ipotesi che il Patriarca caldeo Louis Raphael Sako rilascia all’Agenzia Fides in merito al duplice attentato che questa mattina, 21 gennaio, ha mietuto vittime tra le tante persone che a quell’ora affollavano il mercato di vestiti usati in piazza Tayaran , nel centro di Baghdad, provocando una trentina di vittime e circa 90 feriti. Al momento, le autorità irachene hanno dichiarato che ancora non ci sono state rivendicazioni dell’attentato, perpetrato da due attentatori suicidi. Il generale Kazem Selman, direttore della Protezione civile irachena, ha affermato che "l'attentato ricorda per modalità ed esecuzione quelli compiuti da Daesh ".<br />Era dal giugno del 2019 che il centro di Baghdad non veniva colpito da attentati di questo tipo. I jihadisti del sedicente Stato Islamico, che a partire dal giugno 2014 avevano conquistato Mosul e poi ampie regioni del Nord Iraq, erano stati dichiarati militarmente sconfitti in Iraq nel dicembre del 2017.<br />La strage di Baghdad fa cadere un’ombra di inquietudine anche sull’attesa trepidante vissuta dalle comunità cristiane locali in vista della visita apostolica di Papa Francesco in Iraq, in programma dal 5 all’8 marzo. Il 19 gennaio, a Baghdad, nella sede del Patriarcato caldeo, i vescovi cattolici in Iraq avevano partecipato a un incontro di preparazione della annunciata visita papale. Il Cardinale Louis Raphael Sako, in vista del prossimo “Digiuno di Ninive” – tre giorni di digiuno e preghiera tradizionalmente osservati dai cristiani caldei per fare memoria della conversione di Ninive a seguito della predicazione del Profeta Giona, giornate che quest’anno cadono dal 25 al 27 gennaio –aveva esortato tutti i battezzati caldei a “a pregare per la salvezza dall’epidemia di Coronavirus” e “anche per la buona riuscita della visita di Papa Francesco a marzo”. Intanto il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, a nome di Papa Francesco ha inviato al Presidente iracheno Bahram Salih un telegramma di cordoglio per le vittime della strage “Sua Santità Papa Francesco” si legge nel telegramma, diffuso dalla Sala stampa vaticana “è stato profondamente rattristato nell'apprendere dell'attentato di questa mattina in piazza Tayaran a Baghdad. Nel deplorare questo insensato atto di brutalità" prosegue il testo, il Papa "prega per le vittime decedute e le loro famiglie, per i feriti e per il personale di emergenza presente. Confidando che tutti continuino a lavorare per superare la violenza con fraternità, solidarietà e pace, Papa Francesco - conclude il cardinale Parolin - invoca sulla nazione e sul suo popolo iracheno la benedizione di Dio onnipotente". <br />Thu, 21 Jan 2021 16:39:28 +0100AFRICA/BURKINA FASO - Scomparso un sacerdote; il Vescovo di Banfora: “Pregate per la sua liberazione”http://fides.org/it/news/69447-AFRICA_BURKINA_FASO_Scomparso_un_sacerdote_il_Vescovo_di_Banfora_Pregate_per_la_sua_liberazionehttp://fides.org/it/news/69447-AFRICA_BURKINA_FASO_Scomparso_un_sacerdote_il_Vescovo_di_Banfora_Pregate_per_la_sua_liberazioneOuagadougou – Allarme in Burkina Faso per la scomparsa di p. Rodrigue Sanon della parrocchia di Notre Dame de la Paix a Soubakanyedougou, nel sud-ovest del Paese. Il sacerdote è scomparso il 19 gennaio mentre percorreva la strada da Soubakaniedougou a Banfora, dove era atteso per un incontro dei sacerdoti con Sua Ecc. Mons. Lucas Kalfa Sanou, Vescovo di Banfora; ma il sacerdote non è mai arrivato a destinazione.<br />L'auto di p. Sanon è stata ritrovata a Toumousséni, a una ventina di km dalla sua destinazione. ma non sono state travate tracce del parroco. Mons. Sanou ha invitato chiunque abbia informazioni ad avvisare la polizia di Soubakanyedougou, o la diocesi ed ha esortato i fedeli a pregare affinché p. Sanon possa presto essere ritrovato sano e salvo.<br />Il Burkina Faso vive una situazione d’instabilità che ha colpito anche sacerdoti e religiosi. Dal marzo 2019 non si hanno notizie di p. Joël Yougbaré, parroco di Djibo nella diocesi di Dori, nel Burkina Faso settentrionale, scomparso mentre si recava in parrocchia dopo aver celebrato la messa domenicale a Bottogui . Il 12 maggio dello stesso anno, in un attacco contro la parrocchia di Dablo, sono stati uccisi Don Siméon Yampa e cinque fedeli , mentre il 13 maggio un assalto contro una processione mariana a Singa, si è concluso con la morte di quattro fedeli e la distruzione della statua della Vergine . Il 15 febbraio 2019 in un attacco ad un posto di controllo a Nohao, al confine con il Ghana, è stato ucciso p. Antonio César Fernández Fernández, un missionario salesiano spagnolo . Thu, 21 Jan 2021 12:53:06 +0100ASIA/INDIA - Violenza e discriminazione sui cristiani in crescita nel 2020, si estendono le "Leggi anti-conversione"http://fides.org/it/news/69446-ASIA_INDIA_Violenza_e_discriminazione_sui_cristiani_in_crescita_nel_2020_si_estendono_le_Leggi_anti_conversionehttp://fides.org/it/news/69446-ASIA_INDIA_Violenza_e_discriminazione_sui_cristiani_in_crescita_nel_2020_si_estendono_le_Leggi_anti_conversioneNuova Delhi - La violenza contro i cristiani in India continua a crescere e nel 2020 ha toccato la quota di 327 casi di violenza su persone o istituti cristiani: lo afferma la Evangelical Fellowship of India che - avvalendosi di propri enti di ricerca e monitoraggio come la Commissione per la Libertà Religiosa e il servizio telefonico "Helpline" - ha pubblicato il rapporto annuale 2020, dal titolo "Odio e violenza mirata contro i cristiani in India". Il testo, pervenuto all'Agenza Fides, documenta fra i 327 casi di violenza, l'uccisione di cinque persone, sei chiese bruciate o demolite e 26 episodi di boicottaggio o discriminazione su base religiosa..<br />"Questo non è affatto un elenco esaustivo di incidenti, molti dei quali rimangono per lo più non denunciati e non registrati, a causa della paura di ulteriori atrocità, soprattutto nelle aree rurali; i fedeli sono titubanti o rifiutano apertamente di denunciare casi di violenza religiosa a causa della paura" ha detto a Fides il reverendo Vijayesh Lal, Pastore protestante, Segretario generale dell'EFI.<br />"La situazione della libertà religiosa in India - spiega - va inquadrata nel contesto delle spinte che giungono dal panorama politico, laddove i partiti di maggioranza hanno modificato delle leggi o approvato nuovi provvedimenti a sfavore delle minoranze in vari modi", ha spiegato Lal.<br />Il rapporto dell'EFI riporta e documenta la violenza contro i cristiani nel 2020. La Commissione per la libertà religiosa nota che "l'alfabetizzazione giuridica è decisamente inadeguata; la polizia quasi di regola non vuole registrare i casi denunciati dai cristiani. Anche se un caso è registrato dalla polizia, gli aggressori raramente sono perseguiti in tribunale". "D'altro canto, il denunciante corre il rischio di un'azione di ritorsione", ha affermato Lal.<br />Sul metodo di monitoraggio, gli incidenti citati nel rapporto vengono registrati per la prima volta da volontari che trasmettono le informazioni alla Commissione, che poi verifica con la vittima o con i testimoni, contattando anche le stazioni di polizia locali.<br />Sui 327 casi registrati, l'Uttar Pradesh è in testa alla lista delle regioni dove la minoranza cristiana è stata maggiormente presa di mira, con 95 incidenti contro la comunità cristiana nel nel 2020. Segue il Chhattisgarh con 55 incidenti, la maggior parte avvenuti nella regione tribale del Bastar, ora saturata da volontari di organizzazioni induiste inviate per "contrastare l'influenza cristiana". C'è una campagna politica ben pianificata da questi gruppi - si legge nel testo - per promuovere "l'Hindutva", ovvero l'ideologia che predica "l'India agli indù", escludendo altre comunità religiose. Nel Chhattisgarh, come nelle regioni tribali contigue, questi gruppi hanno mano libera e hanno un appoggio a livello politico. <br />La spinta dei gruppi estremisti indù nel Jharkhand è simile a quella del Chhattisgarh e ha portato alla violenza e al boicottaggio dei cristiani. Jharkhand e Madhya Pradesh hanno registrato rispettivamente 28 e 25 incidenti. In Madhya Pradesh, tutti gli incidenti sono avvenuti da marzo a dicembre e nei primi due mesi non si è registrato alcun incidente. A marzo il BJP ha strappato il potere al Partito del Congresso nello stato. In Tamil Nadu, nel sud dell'India, si sono verificati 23 incidenti. Lo stato ha registrato il secondo maggior numero di casi nel 2019, con 60 episodi di violenta contro la comunità cristiana.<br />Secondo i dati pubblicati, i mesi di marzo e ottobre hanno visto il maggior numero di incidenti registrati nel Paese contro i cristiani, rispettivamente con 39 e 37 incidenti. Maggio è stato il più basso, con solo 12 incidenti, forse dovuto al blocco imposto in tutto il paese per il Covid-19.<br />Un altro sviluppo allarmante notato dal Rapporto è l'approvazione dei famigerati "Freedom of Religion Acts", popolarmente conosciuti come "leggi anti-conversione" in altri due stati indiani governati dal Bharatiya Janata Party guidato dal Primo ministro Narendra Modi.<br />Il Rapporto nota che ad essere presi di mira, attraverso i nuovi provvedimenti, sono anche i fedeli musulmani, colpiti con il pretesto di frenare il cosiddetto "Love Jihad". Si tratta di un termine islamofobo coniato alcuni anni fa per demonizzare i matrimoni tra uomini musulmani e donne non musulmane, in particolare quelli appartenenti alle caste superiori indù. Le leggi apparentemente puniscono le conversioni religiose forzate o fraudolente ma, in pratica, vengono utilizzate per criminalizzare tutte le conversioni, specialmente in contesti non urbani. Inoltre le leggi in questione tolgono libertà alle donne indù, rifiutando o controllando il loro libero arbitrio e lasciandole in balia del patriarcato, ulteriormente rafforzato dal quadro politico. Le sentenze delle Alte Corti in diversi stati, che hanno ribadito come uomini e donne adulti abbiano la libertà di scegliere i loro partner, non hanno avuto alcun impatto.<br />Il 31 ottobre 2020 Yogi Adityanath, Primo ministro dell'Uttar Pradesh, ha annunciato che la legge per frenare "Love Jihad" sarebbe stata approvata dal suo governo. Senza discussione legislativa, è diventata legge con un'ordinanza approvata dal governatore dello stato, Anandiben Patel. Con l'approvazione dell'ordinanza sul "divieto di conversione", l'Uttar Pradesh è diventato l'ottavo stato in India a introdurre una legge anti-conversione. Leggi simili sono in vigore negli stati di Odisha, Madhya Pradesh, Chhattisgarh, Gujarat, Himachal Pradesh, Jharkhand e Uttarakhand. <br />A dicembre 2020 il Madhya Pradesh ha approvato un disegno di legge anti-conversione sulla falsa riga dell'Uttar Pradesh, divenendo il nono stato. Alle fine del 2020, gli stati governati dal BJP, ovvero Uttar Pradesh, Madhya Pradesh, Haryana e Karnataka, hanno progettato di prevenire le presunte "conversioni forzate" compiute attraverso il matrimonio. La punizione per tale reato può arrivare fino a dieci anni di prigione.<br />Gli stati di Arunachal Pradesh e Rajasthan hanno approvato leggi anti-conversione che non sono entrate in vigore per vari motivi, mentre il Tamil Nadu ha approvato e poi abrogato un simile provvedimento.<br />Le organizzazioni cristiane temono che l'espansione delle leggi anti-conversione porti a compiere un passo avanti verso il manifesto del BJP che promette una legge a livello nazionale per "controllare l'evangelizzazione da parte dei missionari", termine progettato per imputare la presunta "cospirazione occidentale" che, secondoil manifesto, cercherebbe di convertire i dalit, tribali nelle aree rurali, e nelle periferie urbane. Questo, insieme all'allarme sull'esplosione della popolazione islamica a causa dell'alto tasso di natalità tra i musulmani d'ndia, alimenta la retorica orchestrata secondo cui "la popolazione indù diventerà una minoranza in India": affermazione che - rileva il Rapporto - è alla base della propaganda elettorale in India.<br />Come risultato delle leggi anti-conversione, le minoranze religiose possono essere prese di mira da chiunque, in particolare dai gruppi di "vigilantes", vere milizie civili controllate dai gruppi estremisti indù che sono complici o promotori della violenza. Inoltre, queste leggi pongono l'onere della prova sulla persona che è stata accusata di conversione.<br />"Ci appelliamo al governo indiano e ai rispettivi governi statali per garantire lo stato di diritto e la sicurezza delle minoranze religiose in India", afferma Lal. “Ci appelliamo in particolare ai governi statali di Uttar Pradesh, Chhattisgarh, Jharkhand e Madhya Pradesh affinché trattino con le varie organizzazioni estremiste che operano in questi stati il ​​cui obiettivo principale è creare un'atmosfera di paura tra la comunità cristiana e le altre minoranze religiose " conclude il Pastore Lal..<br />La Commissione per la Libertà Religiosa all'interno dell'EFI è stata istituita i per facilitare la riconciliazione, per promuovere la libertà religiosa e le libertà fondamentali, e per cercare giustizia per coloro che sono vittime di abusi. Formato nel 1998, è concepita come una piattaforma per tutti i gruppi cristiani che tuteleano la libertà di religione o di credo e altre libertà fondamentali. Dal 2009 pubblicato un elenco annuale di incidenti che colpiscono i cristiani in India. <br />Evangelical Fellowship of India fondata nel 1951, è l'alleanza nazionale dei cristiani evangelici Indiani. Include oltre 54 denominazioni cristiane protestanti e congregazioni correlate , oltre 200 agenzie e organizzazioni missionarie legate alle Chiese. EFI è tra i fondatori della World Evangelical Alliance , organizzazione globale di chiese cristiane evangeliche, che serve più di 600 milioni di evangelici, fondata nel 1846. <br /> Thu, 21 Jan 2021 12:40:05 +0100ASIA/INDIA - Nomina del Rettore del Seminario teologico regionale nell’arcidiocesi di Bhopalhttp://fides.org/it/news/69445-ASIA_INDIA_Nomina_del_Rettore_del_Seminario_teologico_regionale_nell_arcidiocesi_di_Bhopalhttp://fides.org/it/news/69445-ASIA_INDIA_Nomina_del_Rettore_del_Seminario_teologico_regionale_nell_arcidiocesi_di_BhopalCittà del Vaticano - Il Card. Luis Antonio G. Tagle, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, il 23 luglio 2020 ha nominato Rettore del Seminario teologico regionale sito nell’arcidiocesi di Bhopal, il p. Thomas Peringalloor, SVD. <br />Il nuovo Rettore è nato il 2 novembre 1955 a Palavayal, in Kerala , ed è stato ordinato sacerdote il 5 maggio 1984. E’ stato viceparroco nella diocesi di Jhabua, in India. Ha conseguito il dottorato in Missiologia alla Pontificia Università Gregoriana a Roma. E’ stato Vicerettore e poi Rettore del Collegio San Pietro, a Roma. <br />Thu, 21 Jan 2021 11:33:09 +0100AFRICA/COSTA D’AVORIO - Giubileo dei 125 anni di evangelizzazione: presenza e sfide del Rinnovamento carismatico cattolicohttp://fides.org/it/news/69444-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_Giubileo_dei_125_anni_di_evangelizzazione_presenza_e_sfide_del_Rinnovamento_carismatico_cattolicohttp://fides.org/it/news/69444-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_Giubileo_dei_125_anni_di_evangelizzazione_presenza_e_sfide_del_Rinnovamento_carismatico_cattolicoAbidjan - “In occasione dei 125 anni dell'evangelizzazione della Costa d'Avorio, da modesto pioniere della corrente carismatica in Costa d'Avorio, invito i responsabili, membri e sostenitori del Rinnovamento carismatico, delle Comunità e Nuove fraternità, ad un importante seminario carismatico sull'evangelizzazione in Costa d'Avorio” dice a Fides padre Eric Norbert Abekan, parroco della chiesa di Sainte Famille della Riviera nell'arcidiocesi di Abidjan. Questo seminario sul tema "Sfide attuali all'evangelizzazione: contributi della corrente carismatica in Costa d'Avorio" si svolge in due giorni: venerdì 22 e sabato 23 gennaio, presso la parrocchia Sainte Famille di Riviera, ad Abidjan.<br />Secondo padre Eric Norbert Abekan, l'iniziativa si inserisce nella prospettiva di celebrare il Giubileo dei 125 anni di evangelizzazione del Paese. Il momento clou dei festeggiamenti è previsto per questa domenica, 24 gennaio 2021, nella Cattedrale Saint Esprit di Mockeyville, nella diocesi di Grand-Bassam.<br />Per consentire la riflessione sui contributi della corrente carismatica in Costa d'Avorio, durante il seminario saranno sviluppati diversi nodi tematici, tra gli altri: la storia dell'evangelizzazione in Costa d'Avorio: le tappe principali dall'inizio fino ai nostri giorni; la storia della corrente carismatica e il suo contributo al risveglio spirituale in Costa d'Avorio; nuove fraternità e comunità: subappaltatori o attori dell'evangelizzazione?<br />All'incontro sono attesi responsabili, membri e simpatizzanti del Rinnovamento Carismatico, delle Nuove Comunità e Fraternità, nonché tutti coloro che sono interessati all'argomento. L'iniziatore del seminario carismatico sull'evangelizzazione in Costa d'Avorio, padre Eric Norbert Abekan, chiede una forte mobilitazione per questi due giorni di riflessione e preghiera per l'impatto della missione di evangelizzazione in Costa d'Avorio. Avorio. <br />Thu, 21 Jan 2021 11:18:59 +0100AMERICA/HONDURAS - Appello dei Vescovi ai governi: rispettare il diritto di emigrare, non respingere chi ha bisogno, lavorare insiemehttp://fides.org/it/news/69443-AMERICA_HONDURAS_Appello_dei_Vescovi_ai_governi_rispettare_il_diritto_di_emigrare_non_respingere_chi_ha_bisogno_lavorare_insiemehttp://fides.org/it/news/69443-AMERICA_HONDURAS_Appello_dei_Vescovi_ai_governi_rispettare_il_diritto_di_emigrare_non_respingere_chi_ha_bisogno_lavorare_insiemeTegucigalpa – Il Segretariato Episcopale per l’America Centrale ha lanciato un appello di fronte ai flussi migratori di honduregni che in carovana si muovono verso gli Stati Uniti e che sono stati violentemente fermati in Guatemala.<br />La richiesta agli Stati coinvolti è di rispettare il “diritto di emigrare e non respingere tutti coloro che hanno bisogno di protezione internazionale”. La carovana in questione conta circa novemila persone, tra cui famiglie complete, con anziani e bambini.<br />Nel comunicato inviato a Fides, firmato da Monsignor Escobar Alas, Presidente e dal Cardinale Rosa Chávez, Segretario del SEDAC, i Vescovi dichiarano che i flussi migratori non sono un problema per un solo Paese, ma per l'intera regione, fanno quindi “appello ai governi della regione e del Messico per lavorare insieme, in modo completo e umano sulla realtà migratoria regionale”, ricordando che è necessario“ attaccare le cause strutturali che danno origine alla migrazione” e non i migranti indifesi.<br />Mentre intere famiglie si dirigono verso nord in roulotte, molte volte vittime della criminalità organizzata e della criminalità comune, i Vescovi centroamericani sollecitano le autorità della regione a "garantire la sicurezza dei migranti che transitano nei rispettivi paesi". .<br />La nuova carovana che ha lasciato l'Honduras, di circa novemila persone, è in fuga dalla povertà, dalla mancanza di opportunità e dalle macerie causate dal passaggio di due devastanti uragani, Eta e Lota, che hanno ulteriormente ridotto il Paese alla povertà.<br />Dalla scorsa settimana, come accade nel 2018 , gli honduregni sono in viaggio nella speranza di trovare una casa negli Stati Uniti. Tuttavia, proprio all'inaugurazione del mandato del Presidente Biden, le autorità statunitensi hanno chiarito "che non è il momento di partire per gli Stati Uniti, che la situazione al confine non cambierà dall'oggi al domani".<br />Il grande gruppo di migranti purtroppo ha fatto notizia sui media per la violenza subita in Guatemala, quando sono stati fermati dalle forze dell'ordine, mentre hanno ricevuto dimostrazioni di solidarietà da parte della Chiesa cattolica. In Messico, nel Chiapas, il centro di accoglienza della Chiesa cattolica si è attivato per aiutare in modo umanitario i membri della carovana di migranti che intendono raggiungere gli Stati Uniti. Il coordinatore del centro, Héctor Preciado, ha spiegato alla stampa locale che fornirà cibo, acqua, medicine, articoli di igiene e sicurezza agli stranieri che si avvicinano a tale istituzione.<br /> <br />Thu, 21 Jan 2021 10:58:26 +0100