Fides News Italianohttp://fides.org/Le notizie dell'Agenzia Fidesen-usAFRICA/EGITTO - I musulmani fanno offerte per costruire una chiesa nella provincia egiziana di Al Manufiyyahttp://fides.org/it/news/57502-AFRICA_EGITTO_I_musulmani_fanno_offerte_per_costruire_una_chiesa_nella_provincia_egiziana_di_Al_Manufiyyahttp://fides.org/it/news/57502-AFRICA_EGITTO_I_musulmani_fanno_offerte_per_costruire_una_chiesa_nella_provincia_egiziana_di_Al_ManufiyyaShibin El Kom – Nel Governatorato di Al Manufiyya, situato a nord del Cairo, nella regione del Delta del Nilo, una chiesa copta sorgerà anche grazie alle offerte in denaro provenienti dai musulmani. Lo riferiscono fonti copte consultate dall'Agenzia Fides. La chiesa è intitolata alla Vergine Maria, e la solidarietà concreta manifestata da credenti musulmani viene considerata anche come un frutto dell'ondata di commozione registrata nel Paese davanti alle stragi di copti compiute in Libia da jihadisti affiliati allo Stato Islamico . <br />Quando il Vescovo copto ortodosso Benyamin ha aperto la raccolta di donazioni destinate alla chiesa, il suggerimento di alcuni autorevoli esponenti islamici dell'area di offrire un contributo, è stato preso sul serio soprattutto da giovani e ragazzi, che hanno versato per la costruzione della chiesa i loro piccoli risparmi. <br />La partecipazione dei musulmani alla raccolta di fondi per la costruzione di una chiesa copta ha preso forma su ispirazione dei rappresentanti locali dell'Egyptian Family House , l'organismo di collegamento - alla cui guida si succedono in alternanza il Grande Imam di Al Azhar e il Patriarca copto ortodosso - sorto da alcuni anni come strumento per prevenire e mitigare le contrapposizioni settarie, in un momento in cui il riesplodere del settarismo fondamentalista sembrava mettere a rischio la stessa unità nazionale. Il Vescovo Benyamin ha sottolineato che l'iniziativa sviluppatasi nel Governatorato rappresenta un messaggio rivolto a tutto il mondo. Mentre analisti e commentatori hanno auspicato il ripetersi di iniziative simili anche in altre aree del Paese.<br />Il Governatorato di Al Manufiyya è noto anche per aver dato i natali ai Presidenti egiziani Anwar al Sadat e Hosni Mubarak, costretto alle dimissioni dalle rivolte del febbraio 2011. .Mon, 27 Apr 2015 00:00:00 +0200ASIA/ISRAELE - Il Presidente israeliano commemora gli armeni vittime dello “sterminio di massa” senza usare la parola “Genocidio”http://fides.org/it/news/57501-ASIA_ISRAELE_Il_Presidente_israeliano_commemora_gli_armeni_vittime_dello_sterminio_di_massa_senza_usare_la_parola_Genocidiohttp://fides.org/it/news/57501-ASIA_ISRAELE_Il_Presidente_israeliano_commemora_gli_armeni_vittime_dello_sterminio_di_massa_senza_usare_la_parola_GenocidioGerusalemme - Il Presidente israeliano Reuven Rivlin ha ospitato presso la residenza presidenziale di Gerusalemme un evento commemorativo per ricordare i cento anni dagli stermini pianificati degli armeni avvenuti un secolo fa in Anatolia. Durante la cerimonia, che domenica 26 aprile ha visto la partecipazione di rappresentanti della locale comunità armena, il Presidente Rivlin ha ricordato che il popolo armeno fu “la prima vittima dei moderni stermini di massa”, ma ha evitato di usare la parola “Genocidio” per indicare i massacri in cui morirono più di un milione e 500mila persone. Lo riferiscono fonti armene, come il website Armenpress. <br />La scelta delle parole da parte del Presidente Rivlin viene alla fine di settimane di indiscrezioni e commenti in cui molti analisti avevano ipotizzato la possibilità di un pronunciamento presidenziale a favore del riconoscimento del Genocidio armeno. <br />“Nel 1915, quando i membri della nazione armena venivano massacrati - ha detto tra l'altro il Capo di Stato israeliano - i residenti di Gerusalemme, i miei genitori e i membri della mia famiglia, videro i profughi armeni arrivare a migliaia. A Gerusalemme loro trovarono rifugio, e voi - ha aggiunto - continuate a vivere qui oggi. Nessuno a Gerusalemme ha mai negato il massacro che ha avuto luogo”. Adesso che “la vipera fondamentalista alza di nuovo la sua testa repellente” ha ammonito il Presidente Rivlin, “noi dobbiamo ricordare che il male non è una proprietà esclusiva di una singola religione, così come non è un attributo esclusivo di un singolo Paese o gruppo etnico”. .Mon, 27 Apr 2015 00:00:00 +0200AFRICA/CONGO RD - Si insedia la Commissione per i Diritti Umani, ma continua la repressione degli oppositorihttp://fides.org/it/news/57500-AFRICA_CONGO_RD_Si_insedia_la_Commissione_per_i_Diritti_Umani_ma_continua_la_repressione_degli_oppositorihttp://fides.org/it/news/57500-AFRICA_CONGO_RD_Si_insedia_la_Commissione_per_i_Diritti_Umani_ma_continua_la_repressione_degli_oppositoriKinshasa - “A Kinshasa una trentina di attivisti impegnati a favore della democrazia sono stati arrestati dopo aver partecipato ad un seminario sul rispetto dei principi costituzionali, il buon governo e la partecipazione attiva al processo elettorale. Dopo più di un mese, tre rimangono ancora detenuti illegalmente nelle celle dei Servizi segreti, senza che sia loro stato formulato alcun capo d’accusa, senza poter ricevere visite, né dei loro avvocati, tanto meno dei loro familiari e amici”. Lo ricorda una nota inviata all’Agenzia Fides dalla Rete Pace per il Congo. I giovani, secondo il portavoce del Governo, potrebbero essere accusati di incitazione alla violenza, addestramento a metodi violenti, attentato alla sicurezza nazionale, incitamento alla rivolta e perturbazione del processo democratico ed elettorale. <br />Altri giovani che chiedevano la liberazione immediata e senza condizioni dei loro colleghi di Kinshasa sono stati arrestati a Goma. <br />Come rimarca la nota, questi fatti contrastano con la creazione della Commissione Nazionale dei Diritti Umani , con il giuramento davanti al Capo dello Stato e alle due camere del Parlamento riunite in Congresso, dei nove membri della Corte Costituzionale, nominati nel luglio 2014, e con il progetto di legge sulla libertà di manifestazione pubblica, attualmente in discussione. Rimane infine lo sconcerto per la fossa comune contenente 425 salme, scoperta al cimitero di Maluku, oltre 120 chilometri a est di Kinshasa. Nonostante le rassicurazioni del governo, che parla di una sepoltura collettiva, tra l’altro di 300 bambini nati morti, la popolazione sospetta che si tratti dei corpi di persone uccise a Kinshasa, durante le manifestazioni contro la revisione della legge elettorale allora in discussione in Parlamento, del 19, 20 e 21 gennaio. La manifestazione era stata violentemente repressa dalla polizia e dalla Guardia Repubblicana. Da allora, alcune persone risultano ancora disperse. Mon, 27 Apr 2015 00:00:00 +0200ASIA/NEPAL - La Chiesa prega e aiuta le vittime del terremotohttp://fides.org/it/news/57499-ASIA_NEPAL_La_Chiesa_prega_e_aiuta_le_vittime_del_terremotohttp://fides.org/it/news/57499-ASIA_NEPAL_La_Chiesa_prega_e_aiuta_le_vittime_del_terremotoKathmandu – Una messa di suffragio per le vittime del terremoto è stata celebrata questa mattina dal Vicario Apostolico del Nepal, il Vescovo cattolico Paul Simick: come riferito a Fides, il Vescovo ha pregato per le vittime e invitato i fedeli nepalesi a “uno sforzo di conforto e solidarietà, per mostrare la misericordia amorevole del Padre”. <br />“La piccola Chiesa nepalese conta anche sugli aiuti internazionali, data la tragedia che ha colpito il paese”, nota all’Agenzia Fides p. Pius Perumana, direttore della Caritas del Nepal, raccontando l’impegno dell’organizzazione dopo il violento sisma di magnitudo 7.9 che ha devastato Kathmandu sabato scorso, 25 aprile.<br />“Il bilancio delle vittime continua a salire costantemente” nota. “Siamo a oltre tremila morti ma le stime, considerando i distretti colpiti, potrebbero toccare seimila persone. Molti corpi sono ancora sotto le macerie e l’esercito e le squadre della protezione civile sono pienamente coinvolti nelle operazioni di soccorso. Si calcola vi siano già 5.000 feriti e migliaia sono sfollati e senzatetto” prosegue p. Pius.<br />“Abbiamo visitato i luoghi colpiti. In questo momento la Caritas, che ha già lanciato un appello internazionale, è scesa in campo per i primi aiuti ai sopravvissuti, come tende cibo e acqua. Il nostro compito è anche quello di incoraggiare la gente” nota il sacerdote. <br />Il Direttore della Caritas prosegue: “Le stime sulle vittime e sulla gente colpita sono tuttora incerte dato che molte aree remote, colpite dal sisma, non sono raggiungibili. Siamo ancora in piena emergenza”, dice, aggiungendo: “Vorrei far notare che il terremoto si è verificato di giorno e durante una festività, cogliendo quindi molte delle persone all'aperto: questo ha evitato un numero ancora più alto di vittime”. Tuttavia, secondo l’Unicef, sono già oltre 900mila i bambini nepalesi che hanno urgente bisogno di assistenza umanitaria. <br />Numerosi templi indù e monasteri buddisti sono stati danneggiati. A Kathmandu una chiesa protestante è crollata, mentre 70 fedeli erano presenti all’interno. Come riferito a Fides, le chiese, le scuole e le strutture cattoliche non hanno subito gravi danni. Mon, 27 Apr 2015 00:00:00 +0200ASIA/NEPAL - Misure di prima emergenza a favore della popolazione disabile colpita dal terremotohttp://fides.org/it/news/57498-ASIA_NEPAL_Misure_di_prima_emergenza_a_favore_della_popolazione_disabile_colpita_dal_terremotohttp://fides.org/it/news/57498-ASIA_NEPAL_Misure_di_prima_emergenza_a_favore_della_popolazione_disabile_colpita_dal_terremotoKathmandu - Il terremoto ha portato distruzione e morte tra la popolazione del Nepal e, in queste ore di incertezza, c’è un dato allarmante: il tasso di mortalità delle persone con disabilità è il doppio rispetto a quello del resto della popolazione durante le catastrofi naturali. E’ quanto appena comunicato dalla onlus CBM Italia all’Agenzia Fides. “Essere disabile in un Paese in Via di Sviluppo significa non avere un futuro. Provate a pensare quanto può essere devastante l’effetto di un terremoto nella vita di un bambino cieco o con disabilità. Il caos e il terrore provocato da un’emergenza naturale rende ancora più drammatiche le condizioni di vita di una persona disabile” ha detto Massimo Maggio, Direttore di CBM Italia Onlus. <br />Le persone con disabilità sono quelle esposte ai rischi più drammatici durante le emergenze e i cataclismi naturali. Hanno difficoltà a mettersi al riparo perché la maggior parte delle strutture di primo soccorso non sono accessibili. Rischiano di essere esclusi dalla catena degli aiuti umanitari e dalle tradizionali risposte di emergenza: cibo, acqua potabile e servizi sanitari. CBM è attiva in Nepal da più di 30 anni con 9 progetti su tutto il territorio: 2 cliniche oculistiche, programmi di cura e prevenzione della disabilità uditiva, programmi di Riabilitazione su Base Comunitaria. In queste ore si è unita ai soccorritori per valutare i danni e determinare i bisogni delle persone colpite. Sulla base delle informazioni raccolte fino ad oggi, al momento l’area orientale del Paese non è stata danneggiata. Mon, 27 Apr 2015 00:00:00 +0200AFRICA/BURUNDI - Proteste per il terzo mandato presidenziale: l’esercito impedisce alla polizia di usare i lacrimogeni contro i manifestantihttp://fides.org/it/news/57497-AFRICA_BURUNDI_Proteste_per_il_terzo_mandato_presidenziale_l_esercito_impedisce_alla_polizia_di_usare_i_lacrimogeni_contro_i_manifestantihttp://fides.org/it/news/57497-AFRICA_BURUNDI_Proteste_per_il_terzo_mandato_presidenziale_l_esercito_impedisce_alla_polizia_di_usare_i_lacrimogeni_contro_i_manifestantiBujumbura - “L’esercito sta impedendo alla polizia di lanciare candelotti lacrimogeni contro i manifestanti” dicono all’Agenzia Fides fonti locali dalla capitale del Burundi, Bujumbura, dove da ieri si susseguono le manifestazioni di protesta contro la candidatura del Presidente uscente, Pierre Nkurunziza, alle elezioni di giugno, in violazione della Costituzione che prevede solo due mandati presidenziali.<br />“Da quello che siamo riusciti a vedere, i manifestanti sono circa 15.000” riferiscono le fonti di Fides che per motivi di sicurezza chiedono l’anonimato. “Le scuole e l’università sono chiuse, cosi come i negozi del centro, che è una zona morta. Le manifestazioni sono concentrate nei quartieri periferici. In un quartiere ci sono duemila persone, in un altro tremila. <br />“La polizia non riesce a contenere le manifestazioni” dicono le nostre fonti, secondo cui da ieri sono morte cinque persone negli scontri con le forze di polizia.<br />Il fatto che i militari si siano di fatto schierati con i manifestanti, impedendo alla polizia di usare i lacrimogeni, viene così interpretato dalle nostre fonti: “La maggioranza dell’esercito è contro il terzo mandato perché va contro la Costituzione, nata dagli accordi di Arusha, che ha messo termine alla guerra civile”. Anche i Vescovi burundesi si erano dichiarati contrari ad un eventuale terzo mandato di Nkurunziza . Mon, 27 Apr 2015 00:00:00 +0200AMERICA/GUATEMALA - Non possiamo lasciare nel dimenticatoio la figura di Mons. Juan Gerardi, che ha combattuto per un Guatemala diversohttp://fides.org/it/news/57496-AMERICA_GUATEMALA_Non_possiamo_lasciare_nel_dimenticatoio_la_figura_di_Mons_Juan_Gerardi_che_ha_combattuto_per_un_Guatemala_diversohttp://fides.org/it/news/57496-AMERICA_GUATEMALA_Non_possiamo_lasciare_nel_dimenticatoio_la_figura_di_Mons_Juan_Gerardi_che_ha_combattuto_per_un_Guatemala_diversoCittà del Guatemala – “E' molto importante ricordare Monsignor Gerardi e seguire il suo esempio” ha detto Nohemi Bac, 25 anni, originario del dipartimento indigeno di Alta Verapaz, nel corso di una celebrazione che si è svolta ieri nella Cattedrale metropolitana, nel centro della capitale guatemalteca, per ricordare la morte violenta di Mons. Gerardi. La nota inviata a Fides da una fonte locale, informa che centinaia di fedeli cattolici e attivisti dei diritti umani hanno commemorato ieri, domenica 26 aprile, i 17 anni dell’omicidio del Vescovo ausiliare di Guatemala, Juan Gerardi Conedera, ucciso due giorni dopo aver denunciato le atrocità commesse contro la popolazione durante la guerra civile.<br />Mons. Gerardi, responsabile dell'Ufficio dei Diritti Umani dell'Arcivescovado, aveva avviato un progetto di “recupero della memoria storica” raccogliendo testimonianze e documentazione per arrivare alla verità sui crimini commessi durante la guerra civile, durata 36 anni, che aveva ucciso circa 250 mila guatemaltechi, di cui 45.000 scomparsi. Il 90 per cento dei crimini, secondo il rapporto, era stato commesso dalle forze militari o di altro tipo . A costoro erano stati attribuiti la maggior parte dei crimini commessi dal 1960 al 1996, dove nove vittime su dieci erano civili disarmati oppure indigeni .<br />Durante la commemorazione di Mons. Gerardi, un gruppo di bambini e giovani ha portato davanti all'altare maggiore della Cattedrale, i volumi del rapporto, dei fiori e delle piccole croci di legno con le fotografie del Vescovo. “Non possiamo lasciare nel dimenticatoio la figura di Mons. Juan Gerardi, malgrado siano passati tanti anni, figura ed esempio di colui che ha combattuto per un Guatemala diverso" ha detto durante il rito l’Arcivescovo Metropolita, Sua Ecc. Mons. Oscar Vian. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, il Guatemala ha vissuto una guerra civile durata 36 anni che ha lasciato 200.000 vittime, tra morti e dispersi. Mon, 27 Apr 2015 00:00:00 +0200AMERICA/PARAGUAY - Le popolazioni indigene vivono in condizioni di povertà ma mantengono le loro tradizionihttp://fides.org/it/news/57495-AMERICA_PARAGUAY_Le_popolazioni_indigene_vivono_in_condizioni_di_poverta_ma_mantengono_le_loro_tradizionihttp://fides.org/it/news/57495-AMERICA_PARAGUAY_Le_popolazioni_indigene_vivono_in_condizioni_di_poverta_ma_mantengono_le_loro_tradizioniAsunciòn - Gli indigeni che sopravvivono in condizioni di povertà in Paraguay, hanno perso il dominio delle loro terre ancestrali ma continuano a mantenere forte la loro identità culturale e l’autodeterminazione che li caratterizza. E’ quanto ha dichiarato padre Giuseppe Zanardini, antropologo, in occasione della recente Giornata degli Indigeni Americani. “In molti casi, i membri originari dei villaggi hanno abbandonato la campagna per trasferirsi nei sobborghi delle città, sperando in una vita migliore. Nel corso di 500 anni gli indigeni sono stati cacciati dai loro territori ma continuano a mantenere vive la propria lingua, le danze, la disciplina interiore, i rituali, le regole di alimentazione” ha detto padre Zanardini, esperto dell’Università Cattolica di Asunciòn. Da quanto risulta nel censimento del 2012, in Paraguay ci sono circa 110 mila aborigeni distribuiti in 20 etnie. Mon, 27 Apr 2015 00:00:00 +0200AMERICA/MESSICO - Il Card. Robles: “C’è corruzione, sfiducia, cultura della violenza, ma dobbiamo proporre una Chiesa in uscita”http://fides.org/it/news/57494-AMERICA_MESSICO_Il_Card_Robles_C_e_corruzione_sfiducia_cultura_della_violenza_ma_dobbiamo_proporre_una_Chiesa_in_uscitahttp://fides.org/it/news/57494-AMERICA_MESSICO_Il_Card_Robles_C_e_corruzione_sfiducia_cultura_della_violenza_ma_dobbiamo_proporre_una_Chiesa_in_uscitaGuadalajara – Il Presidente della Conferenza Episcopale Messicana, il Cardinale José Francisco Robles Ortega, Arcivescovo di Guadalajara ha toccato in una intervista rilasciata al quotidiano locale “El Pais”, inviata all’Agenzia Fides, diversi temi di attualità, come il caso degli studenti uccisi ad Ayotzinapa, gli scandali della corruzione, la mancanza di fiducia. <br />Negli ultimi due anni il Messico ha punito per corruzione 101 funzionari. A tale proposito il Cardinale ha commentato: “Continuiamo nella crisi. Non ci può essere alcun progresso o sviluppo senza fiducia, che si deve ripristinare. Come? Con la credibilità. La popolazione deve verificare che quanto dicono viene poi fatto. I Messicani vogliono vedere il bene per tutti, non solo per pochi. Perfino il Presidente ha dichiarato che percepisce una grande sfiducia”.<br />Alla domanda sulle elezioni di giugno, il Card. Robles ha detto: "Noi chiediamo alla gente di votare, ma con criterio: si deve conoscere il candidato, cosa ha fatto per il bene comune ... E una volta conosciuto, si deve votare. L'astensione non fa bene al paese". <br />Sulle vicende relative ai tragici fatti di Ayotzinapa e sul crimine organizzato, il Presidente della Conferenza Episcopale ha detto di considerare che “sono molti i fattori in questi casi. C'è stata una perdita di valori, compreso quello della vita; il quadro etico è stato indebolito, abbiamo un clima di impunità in cui viene violata la legge e la criminalità organizzata impone i suoi interessi. C'è una cultura della violenza e della criminalità.”<br />Nel Messico di questi tempi sorprende come il culto della “Santa Muerte” sembri aumentare i propri seguaci, anche se il Card. Robles afferma: “Non credo che sia così tanto diffuso, comunque è strettamente legato ai conflitti generati dalla violenza, ai luoghi del traffico di droga. Si tratta di una deformazione del senso religioso. La morte… viene invocata per fare del male. E questo non è secondo la religione. Una soluzione a tutto questo è assumere ciò che propone il Papa: una Chiesa in uscita, aperta, per andare verso i più lontani, i feriti sulla strada della vita. Una Chiesa che vada, e che non aspetti". Mon, 27 Apr 2015 00:00:00 +0200EUROPA/FRANCIA - Il Card.Filoni a Lione: “Pauline-Marie Jaricot, toccata dalla fede, ne è stata una tedofora”http://fides.org/it/news/57493-EUROPA_FRANCIA_Il_Card_Filoni_a_Lione_Pauline_Marie_Jaricot_toccata_dalla_fede_ne_e_stata_una_tedoforahttp://fides.org/it/news/57493-EUROPA_FRANCIA_Il_Card_Filoni_a_Lione_Pauline_Marie_Jaricot_toccata_dalla_fede_ne_e_stata_una_tedoforaLione – “Pauline-Marie Jaricot, toccata dalla fede, è stata una tedofora, amando costantemente di trasmettere la luce che aveva ricevuto e di ravvivarla, portando con sé sempre, quale donna saggia, l’olio della profonda spiritualità che le proveniva dall’Eucaristia, mai dimenticando di averne una scorta. Ed è proprio in questo senso che la sua attualità, ieri, oggi e domani rimane assolutamente intatta”. Lo ha affermato il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, nel corso della conferanza che ha tenuto nel pomeriggio di sabato 25 aprile a Lione, nella chiesa di Saint-Nizier, dove è sepolta Pauline Marie Jaricot , in occasione del lancio ufficiale del nuovo sito internet dedicato alla vita e al all’impegno apostolico e missionario della Venerabile lionese . <br />Ripercorrendo le vicende terrene di Pauline Marie Jaricot, “stella luminosa di quell’era di forte evangelizzazione che fu il XIX secolo”, il Prefetto del Dicastero Missionario ha messo in luce tra l’altro che “l’ ‘originalità’, o se si vuole anche la ‘genialità’, della sua visione non sta solo nel rinnovamento spirituale avviato tra i laici e le lavoratrici, ma anche in quell’ampio respiro missionario dato dal suo cuore… Ella non amava fondare una congregazione religiosa missionaria, femminile o maschile che fosse, quanto amava coinvolgere i laici in virtù della fede di ogni battezzato nell’azione evangelizzatrice”. Per questo, ha sottolineato il Card. Filoni, “la Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli e le Pontificie Opere Missionarie la considerano, insieme a San Francesco Saverio e a Santa Teresina di Gesù, il terzo elemento del tripode su cui poggia l’opera missionaria: al tempo stesso ad Gentes e interna, ossia di trasformazione della Chiesa, proprio come fu intesa dalla Venerabile Pauline-Marie Jaricot con la creazione delle sue sei ‘Opere’ e che sono tanto simili al ‘sogno’ o all’auspicata ‘conversione’ ecclesiale di Papa Francesco”. Il Card. Filoni ha espresso l’auspicio che “in un futuro prossimo, a questa figlia di Lione, a questa figlia della Chiesa, si riconosca quell’esemplarità di testimonianza cristiana che la collochi tra i Beati e i Santi della Chiesa stessa”.<br />Domenica 26 aprile, IV domenica di Pasqua, il Card. Filoni ha presieduto la celebrazione eucaristica nella Basilica di Notre Dame de Fourvière, dove la Venerabile Pauline-Marie Jaricot, “la donna delle Opere Missionarie, l’operatrice instancabile della preghiera e la vittima della solidarietà operaia” ha detto nell’omelia, “veniva spesso per manifestare a Maria le proprie ansie, i propri desideri e mettere sotto la Sua protezione i progetti che nascevano dal suo genio femminile e da un cuore ardente e indomito”, infatti “dopo l’Eucaristia e il Sacro Cuore di Gesù, il suo più grande amore fu Maria”.<br />Riferendosi quindi al Vangelo del giorno, in cui Gesù si presenta come “il buon pastore”, il Prefetto del Dicastero Missionario ha evidenziato che “in quest’immagine c’è amore, misericordia, servizio, donazione, altruismo. Jaweh era il proprietario del gregge, Gesù si qualifica come buon pastore che sacrifica la vita per le sue pecorelle, affidate a lui da Jaweh; egli non è il mercenario che fugge”. Questa missione non si è esaurita nei secoli, in quanto egli stesso ha affermato che “nessuna delle pecorelle che il Padre gli ha affidato, verrà lasciata fuori dell’ovile, fuori di casa”. “Con tali espressioni – ha proseguito il Card. Filoni - egli inaugurava la missionarietà, affidando questo impegno dapprima ai suoi discepoli e poi alla Chiesa tutta. Il servizio reso da Gesù al Padre supera allora la Palestina, supera tutti i tempi e si allarga a tutto il mondo. Qui è la radice della missionarietà della Chiesa, la radice dell’intuizione della Jaricot che intendeva coinvolgere nella missionarietà anche i laici”. <br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="http://www.fides.org/fra/attachments/view/file/Conf_JARICOT_FR_25042015.docx http://www.fides.org/ita/attachments/view/file/Conferenza_JARICOT_IT_25042015.docx http://www.fides.org/fra/attachments/view/file/Hom_lie_FR_Lione_26042015.docx http://www.fides.org/ita/attachments/view/file/Omelia_IT_Lione_26042015.docx">Il testo integrale della Conferenza del Card. Filoni (in francese) Il testo integrale della Conferenza del Card. Filoni (in italiano) Il testo integrale dell’omelia del Card. Filoni (in francese) Il testo integrale dell’omelia del Card. Filoni (in italiano)</a>Mon, 27 Apr 2015 00:00:00 +0200ASIA/MYANMAR - Rohingya: apolidi e sfollati nei campihttp://fides.org/it/news/57492-ASIA_MYANMAR_Rohingya_apolidi_e_sfollati_nei_campihttp://fides.org/it/news/57492-ASIA_MYANMAR_Rohingya_apolidi_e_sfollati_nei_campiSittwe - Dopo la grande ondata di violenza che nel 2012 ha travolto lo stato occidentale di Rakhine, in Myanmar, con lo scontro tra musulmani e buddisti, circa 140 mila Rohingya, gruppo etnico di religione islamica, ora vivono segregati in campi profughi. Il conflitto continua e altri 10 mila buddisti sono ancora sfollati. Il Governo ha iniziato a raccogliere i documenti di identità provvisori dei Rohingya a Rakhine. Una nota diffusa dal Presidente Thein Sein aveva dichiarato che i documenti sarebbero scaduti a fine marzo, in vista di un referendum sulle modifiche costituzionali. Le autorità ritengono che la mossa rientri in un processo attraverso il quale il gruppo di minoranza possa chiedere la cittadinanza formale, ma solo se rinuncia alla sua appartenenza ai Rohingya e i suoi membri si registrino come bengalesi. Il Governo considera infatti i Rohingya come immigranti clandestini dal Bangladesh, nonostante molti vivano in Myanmar da intere generazioni. La scadenza dei documenti di identità provvisori, che rende i Rohingya apolidi, li lascia in una condizione di maggiore precarietà. Sat, 25 Apr 2015 00:00:00 +0200ASIA/INDIA - Resta alta l’incidenza della malaria tra i bambini indigeni delle comunità ruralihttp://fides.org/it/news/57491-ASIA_INDIA_Resta_alta_l_incidenza_della_malaria_tra_i_bambini_indigeni_delle_comunita_ruralihttp://fides.org/it/news/57491-ASIA_INDIA_Resta_alta_l_incidenza_della_malaria_tra_i_bambini_indigeni_delle_comunita_ruraliSundargarh – Si celebra oggi, 25 aprile, la Giornata mondiale contro la Malaria. Tra le tante iniziative portate avanti dalle organizzazioni umanitarie in tutti i Paesi dove la malattia è endemica, l’ong cattolica Manos Unidas ha focalizzato il suo programma “Apuntes contra la pobreza” sull’India, dove si registra il 36% dei casi di malaria e dove il tasso di mortalità è molto elevato. In particolare, il programma si concentra nel distretto di Sundargarh, Orissa, India, dove oltre il 50% della popolazione è tribale e il 9% appartiene alla casta degli intoccabili: poveri, soli ed emarginati per tradizioni ancestrali che determinano il destino di una persona prima ancora che nasca. <br />La malaria è uno dei problemi sanitari che maggiormente preoccupa il governo di Orissa, vista la sua alta incidenza tra i bambini indigeni che vivono nelle comunità rurali dove la povertà e l’inadeguatezza dei servizi sanitari contribuiscono a non migliorare la prevalenza di malattie come il paludismo o l’Aids, la tubercolosi, l’epatite. L’ospedale della missione cattolica di San Nuagaon ha iniziato a lavorare a Sundargarh nel 1952. Il centro sanitario è un ente caritatevole registrato come ong che assiste la popolazione più povera e malata, senza alcuna distinzione di casta, credo o religione. <br />Vista la situazione sanitaria della zona, i responsabili del centro ospedaliero hanno deciso di organizzare un’equipe di medici e infermiere che effettuano visite in 35 centri di salute e 100 scuole e villaggi, avviando strutture sanitarie nelle quali si effettuano check up medici. Inoltre impartiscono corsi di prevenzione di malattie come la malaria, il controllo della propagazione dell’Aids o della tubercolosi. Altri 100 operatori sanitari dei villaggi ricevono una formazione di base in medicina naturale. Sat, 25 Apr 2015 00:00:00 +0200EUROPA/FRANCIA - Pauline Jaricot “ieri, oggi…domani?”: il Card.Filoni inaugura il nuovo sito internethttp://fides.org/it/news/57490-EUROPA_FRANCIA_Pauline_Jaricot_ieri_oggi_domani_il_Card_Filoni_inaugura_il_nuovo_sito_internethttp://fides.org/it/news/57490-EUROPA_FRANCIA_Pauline_Jaricot_ieri_oggi_domani_il_Card_Filoni_inaugura_il_nuovo_sito_internetLione – Con una conferenza sul tema “Pauline hier, Pauline aujourd’hui… Pauline demain?” il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, lancerà ufficialmente il nuovo sito internet plurilingue dedicato alla donna lionese che consacrò la sua vita all’evangelizzazione del mondo operaio, alla missione, alla preghiera ed al servizio dei poveri.<br />L’evento si svolge oggi pomeriggio, 25 aprile, a Lione, nella chiesa di Saint-Nizier, che fu la parrocchia di Pauline Jaricot e dove è sepolta, sotto la Presidenza del Card. Philippe Barbarin, Arcivescovo di Lione. Dopo la conferenza del Card. Filoni avrà luogo la presentazione del nuovo sito internet da parte de “Gli Amici di Pauline Jaricot” ed il suo lancio ufficiale, quindi verranno date alcune informazioni sulla causa di beatificazione e si concluderà con la celebrazione dei vespri.<br />Domenica 26 aprile, IV domenica di Pasqua, il Card. Filoni presiederà la celebrazione eucaristica nella basilica di Notre Dame de Fourvière, dove Pauline Jaricot si recava spesso a pregare.<br />Pauline Marie Jaricot nacque e visse a Lione. E’ stata dichiarata “venerabile” da Papa Giovanni XXIII il 25 febbraio 1963. Tra le sue opere rilevanti la fondazione della Pontificia Opera della Propagazione della Fede e del movimento del Rosario vivente .<br />L’Associazione “Gli Amici di Pauline Jaricot” è stata fondata nel 2010 e riunisce tutti i simpatizzanti che sostengono la causa di beatificazione della Jaricot, allo scopo di farla conoscere meglio e di raccogliere testimonianze su grazie e miracoli ricevuti grazie alla sua intercessione. <br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="http://paulinejaricot.org">Il sito di Pauline Jaricot (plurilingue)</a>Sat, 25 Apr 2015 00:00:00 +0200AFRICA/KENYA - “Creare lavoro in Africa per arginare l’immigrazione illegale” afferma il Cardinale Njuehttp://fides.org/it/news/57489-AFRICA_KENYA_Creare_lavoro_in_Africa_per_arginare_l_immigrazione_illegale_afferma_il_Cardinale_Njuehttp://fides.org/it/news/57489-AFRICA_KENYA_Creare_lavoro_in_Africa_per_arginare_l_immigrazione_illegale_afferma_il_Cardinale_NjueNairobi - Occorre creare nuove opportunità di lavoro in Africa per arginare i flussi migratori illegali verso l’Europa. Lo ha detto il Card. John Njue, Arcivescovo di Nairobi e Presidente della Conferenza Episcopale del Kenya, durante una conferenza stampa a Monaco, organizzata da Missio München. Il Cardinale ha ricordato la strage di Garissa, nel nord del Kenya, nella quale 148 persone sono state uccise in base alla loro appartenenza religiosa. “Circa la metà degli assassinati erano cristiani” ha precisato il Cardinale, che ha inoltre sottolineato come i leader religiosi musulmani del Kenya abbiano condannato l’assalto.<br />A seguito della strage, commessa dagli Shabaab somali, il governo di Nairobi ha deciso di chiudere il campo di Dadaab, il più grande campo di rifugiati del mondo , affermando che nella struttura si nascondono i complici degli integralisti somali. “Ufficialmente 350.000 persone vivono nel campo situato vicino al confine somalo-keniano” ha commentato il Card. Njue. “Si sospetta che la milizia islamica si sia infiltrata a Dadaab, chiudere il campo significa punire gli innocenti mettendoli in pericolo rinviandoli in Somalia”. Il Cardinale ha espresso la speranza che il campo non venga chiuso ed ha detto che la Chiesa sta negoziando una soluzione accettabile con le autorità di Nairobi. Sat, 25 Apr 2015 00:00:00 +0200AFRICA/TOGO - Aperte le urne per le elezioni Presidenziali; il Presidente uscente concorre per un terzo mandatohttp://fides.org/it/news/57488-AFRICA_TOGO_Aperte_le_urne_per_le_elezioni_Presidenziali_il_Presidente_uscente_concorre_per_un_terzo_mandatohttp://fides.org/it/news/57488-AFRICA_TOGO_Aperte_le_urne_per_le_elezioni_Presidenziali_il_Presidente_uscente_concorre_per_un_terzo_mandatoLomé - Urne aperte in Togo per le elezioni presidenziali, inizialmente previste il 15 aprile e posticipate al 25 aprile, dopo che l’opposizione aveva denunciato gravi anomalie nelle liste elettorali. Sono 3.509.258 gli elettori chiamati al voto, distribuiti in 8.994 seggi. Grande favorito appare essere il Presidente uscente, Faure Gnassingbé, succeduto al padre, Gnassingbé Eyadéma, nel 2005 e rieletto nel 2010. La Costituzione è stata emendata per permettere a Faure di concorrere per ottenere un terzo mandato.<br />Secondo notizie apparse sulla stampa locale, la Chiesa cattolica togolese non invierà propri osservatori elettorali, contrariamente a quanto verificatosi nei due precedenti scrutini. Sat, 25 Apr 2015 00:00:00 +0200EUROPA/ITALIA - Il diritto all’educazione per tutti si costruisce anche in retehttp://fides.org/it/news/57487-EUROPA_ITALIA_Il_diritto_all_educazione_per_tutti_si_costruisce_anche_in_retehttp://fides.org/it/news/57487-EUROPA_ITALIA_Il_diritto_all_educazione_per_tutti_si_costruisce_anche_in_reteRoma - La Rete globale di advocacy ignaziana per il diritto all'educazione, ha appena inaugurato il sito web edujesuit.org, presente anche su Facebook e Twitter, che si prefigge di costituire uno spazio di lavoro dove gesuiti e collaboratori impegnati nella difesa e nella promozione del diritto all'educazione possano condividere esperienze e lavorare in coordinamento. Secondo le informazioni inviate a Fides dalla curia dei gesuiti, lo scopo è di stimolare azioni di consapevolizzazione, relazioni di advocacy, forme di dialogo con i poteri decisionali, ecc., nell'ambito educativo, come indicato negli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. <br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="https://www.youtube.com/watch?v=xcycdP0NPyg.">Il video di presentazione dell'iniziativa:</a>Sat, 25 Apr 2015 00:00:00 +0200AMERICA/CILE - Chiesa della Corea e Chiesa del Cile, unite per l’evangelizzazionehttp://fides.org/it/news/57486-AMERICA_CILE_Chiesa_della_Corea_e_Chiesa_del_Cile_unite_per_l_evangelizzazionehttp://fides.org/it/news/57486-AMERICA_CILE_Chiesa_della_Corea_e_Chiesa_del_Cile_unite_per_l_evangelizzazioneSantiago – “La Chiesa coreana e la Chiesa del Cile sono molto unite nell’impegno dell'evangelizzazione. Ho avuto occasione di parlare con dei Vescovi della Corea. Ci sono alcuni che hanno già sacerdoti qui, nella comunità cattolica coreana”. Lo ha detto il Card. Ricardo Ezzati, Arcivescovo di Santiago, commentando la presenza di due giovani sacerdoti coreani che prestano la loro opera missionaria alla periferia di Santiago.<br />Nel testo della Conferenza episcopale cilena, pervenuto all’Agenzia Fides, il Card. Ezzati sottolinea di essere “compagno di Cardinalato del Card. Andrew Yeom Soo Jung, Arcivescovo di Seul, il quale ha promesso di mandare da noi qualche sacerdote di quella Chiesa dove il cristianesimo sta emergendo con grande forza e che quindi può essere solidale con noi".<br />Don Simon Back è sacerdote da dodici anni, don Pedro Mun da sette. Entrambi appartengono alla diocesi di Suwon, in Corea del Sud. Il loro Vescovo un paio di anni fa visitò il Perù e il Cile, e incontrando i Vescovi cileni promise l’invio di qualche sacerdote per sostenere l’impegno pastorale. Don Simon e don Pedro vivono a Santiago ormai da circa due mesi e nei giorni scorsi hanno incontrato il Card. Ezzati per fare il punto della loro esperienza. A don Simon interessa molto il lavoro missionario fatto nelle fiere dove si trova la parrocchia, mentre don Peter è stato colpito vedendo per le strade le persone colpite dal flagello della droga. Entrambi sono rimasti impressionati dall’incontrare persone che, anche in una situazione di povertà, mantengono intatta la loro fede. Sat, 25 Apr 2015 00:00:00 +0200ASIA/TURCHIA - Inizia lo sciopero della fame per chiedere il riconoscimento del Genocidio assirohttp://fides.org/it/news/57485-ASIA_TURCHIA_Inizia_lo_sciopero_della_fame_per_chiedere_il_riconoscimento_del_Genocidio_assirohttp://fides.org/it/news/57485-ASIA_TURCHIA_Inizia_lo_sciopero_della_fame_per_chiedere_il_riconoscimento_del_Genocidio_assiroIstanbul - I cristiani siri, assiri e caldei di Midyat, nella provincia turca di Mardin, hanno iniziato uno sciopero della fame con l'intento di dare pubblico risalto al centenario dei massacri che nell'Anatolia del 1915 decimarono anche le comunità cristiane sire, assire e caldee, oltre a quelle armene. In questo modo, le comunità cristiane orientali siriache chiedono che siano riconosciute, oltre al Genocidio armeno, anche le atrocità del cosiddetto Genocidio assiro, noto con l'espressione in lingua siriaca Seyfo , che provocarono secondo accreditate ricerche storiche, diverse centinaia di migliaia di morti. Lo sciopero della fame continuerà fino alla fine di aprile e chi vi aderisce digiunerà 100 ore, per indicare i cento anni trascorsi da quei tragici avvenimenti. <br />Intanto, come riferiscono fonti turche consultate dall'Agenzia Fides, il Vicario patriarcale armeno Aram Ateshian, del Patriarcato armeno di Costantinopoli, ha espresso apprezzamento per il messaggio di condoglianze recentemente indirizzato dall'ufficio del Primo Ministro turco Ahmet Davutoglu ai discendenti degli armeni morti “durante la deportazione del 1915”. A giudizio del Vicario patriarcale - incaricato di reggere il Patriarcato in vece del Patriarca Mesrob II, colpito da malattia incurabile – il messaggio inviato da Davutoglu è come “un ramoscello d'ulivo” offerto dalla leadership turca agli armeni. Il governo turco aveva già confermato la presenza di suoi rappresentanti alla Messa di suffragio delle vittime del “Grande Male” in programma oggi a Istanbul, presso la chiesa del Patriarcato armeno. .Fri, 24 Apr 2015 00:00:00 +0200AFRICA - Solo un bambino africano su 5 affetto da malaria riceve un trattamento efficacehttp://fides.org/it/news/57484-AFRICA_Solo_un_bambino_africano_su_5_affetto_da_malaria_riceve_un_trattamento_efficacehttp://fides.org/it/news/57484-AFRICA_Solo_un_bambino_africano_su_5_affetto_da_malaria_riceve_un_trattamento_efficaceKarthum – Si celebra domani, 25 aprile, la Giornata Mondiale contro la Malaria. Purtroppo il fenomeno è ancora molto diffuso e, dalle ultime denunce dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, risulta che solo un bambino africano su 5 affetto da malaria riceve una cura adeguata, nonostante tre quarti dei decessi causati dalla malattia siano tra i minori. Inoltre 15 milioni di donne incinte non ricevono nemmeno una dose dei farmaci preventivi raccomandati e circa 278 milioni di persone in Africa vivono ancora in case senza zanzariere. Ogni anno muoiono mezzo milione di persone e l’Oms sollecita la diagnosi precoce per tutti i casi sospetti. Inoltre ha elaborato una nuova strategia globale contro la pandemia per il periodo 2016-2030, che il prossimo mese di maggio verrà esaminata dall’Assemblea Mondiale della Sanità e che ha come obiettivo la riduzione dell’impatto della malaria di un 40% nel 2020, oltre che eliminarla in almeno 35 Paesi nel 2030. Fri, 24 Apr 2015 00:00:00 +0200AFRICA/ETIOPIA - “Trafficanti di esseri umani, smettete di ingannare i giovani con false promesse” chiedono i Vescovihttp://fides.org/it/news/57483-AFRICA_ETIOPIA_Trafficanti_di_esseri_umani_smettete_di_ingannare_i_giovani_con_false_promesse_chiedono_i_Vescovihttp://fides.org/it/news/57483-AFRICA_ETIOPIA_Trafficanti_di_esseri_umani_smettete_di_ingannare_i_giovani_con_false_promesse_chiedono_i_VescoviAddis Abeba - “La comunità internazionale intervenga perché simili atrocità non si ripetano e chiediamo i trafficanti di esseri umani di smettere di ingannare i giovani perché lascino il loro Paese con mezzi illegali”: lo affermano i Vescovi cattolici dell’Etiopia nel loro messaggio sull’uccisione in Libia di trenta cristiani etiopi ed eritrei per mano dello Stato Islamico, documentato in un video diffuso il 19 aprile.<br />“Queste persone non erano militari ma migranti innocenti, speranzosi di un futuro migliore” affermano i Vescovi. “Siamo addolorati che questi giovani siano stati uccisi perché avevano rifiutato di cambiare religione in un mondo dove ogni essere umano, indipendentemente dalla razza, dal colore della pelle e dalla religione deve poter vivere in qualsiasi Paese nel rispetto dei suoi diritti”.<br />Riferendosi agli autori della strage, il messaggio prosegue: “questi atti terroristici non rappresentano alcuna religione; è noto che questi sono killer crudeli che uccidono persino i fedeli della propria religione”.<br />Dopo aver ricordato che l’Etiopia accoglie decine di migliaia di rifugiati da altri Stati, i Vescovi esprimono la richiesta che i migranti etiopici siano trattati nel rispetto dei loro diritti e chiedono ai trafficanti di esseri umani “di smettere di ingannare i giovani perché lascino il loro Paese con mezzi illegali”. Ai giovani che “stanno ancora progettando di migrare dal loro Paese” richiedono di “non intraprendere il viaggio senza essere sicuri che il Paese di destinazione gli fornirà protezione e di non cadere nella trappola dei trafficanti di esseri umani viaggiando senza i documenti necessari”.<br />I Vescovi invitano infine i giovani “a considerare la scelta di lavorare e crescere nel proprio Paese e a lasciar cadere l’idea di emigrare in un altro Paese dove non c’è sicurezza”. Fri, 24 Apr 2015 00:00:00 +0200