Fides News - Italianhttp://fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.ASIA/LIBANO - Festa nazionale, appello del Patriarca Raï: solo la neutralità tra Oriente e Occidente garantisce al Libano una vera indipendenzahttp://fides.org/it/news/69091-ASIA_LIBANO_Festa_nazionale_appello_del_Patriarca_Rai_solo_la_neutralita_tra_Oriente_e_Occidente_garantisce_al_Libano_una_vera_indipendenzahttp://fides.org/it/news/69091-ASIA_LIBANO_Festa_nazionale_appello_del_Patriarca_Rai_solo_la_neutralita_tra_Oriente_e_Occidente_garantisce_al_Libano_una_vera_indipendenzaBkerké - L’indipendenza del Libano non si è ridotta al mero venire meno del protettorato francese, ma ha segnato «l’uscita del Paese dalla politica degli assi, e l’inizio della sua neutralità» rispetto alle sfere geopolitiche di Occidente e Oriente. Anche adesso, nell’attuale crisi politica e sociale che sta travolgendo il Paese dei Cedri, conviene ricordare che l’indipendenza del Libano e anche la sua economia sono cresciuti nelle fasi storiche in cui la Nazione ha scelto con più decisione la via della neutralità, mentre povertà e sudditanze geopolitiche hanno fatto soffrire il popolo libanese ogni volta che le élite politiche nazionali si sono allineate all’uno o all’altro degli assi di forza globali e regionali che da decenni si contrappongono in Medio Oriente. <br />Con questo rinnovato appello a riaffermare la “neutralità libanese”, inserito nell’omelia della messa domenicale celebrata nella sede patriarcale di Bkerké, il Patriarca maronita Béchara Boutros Raï ha offerto il proprio autorevole contributo alle celebrazioni per il 77esimo anniversario della proclamazione dell’indipendenza libanese. La festa nazionale è trascorsa quest’anno senza parate militari e manifestazioni pubbliche, in un contesto segnato anche da nuove misure di confinamento disposte per far fronte alla risalita dei contagi da Covid-19. <br />Il Libano è senza governo da più di tre mesi, dopo le dimissioni del premier uscente Hassan Diab, avvenute in seguito alle micidiali esplosioni avvenute il 4 agosto nel porto di Beirut. Adesso i negoziati per la formazione i un nuovo governo sono bloccati per i veti incrociati tra le principali forze politiche e per i contrasti insorti tra il Premier designato, il musulmano sunnita Saad Hariri, e il Capo dello Stato, il cristiano maronita Michel Aoun, in merito al meccanismo di nomina dei ministri. La paralisi della politica, dovuta al prevalere degli interessi di parte – ha aggunto il Patriarca nella sua omelia - ha «aumentato la corruzione, l'accaparramento e lo spreco di fondi pubblici, conducendo il Paese alla bancarotta e al collasso». Un gioco al massacro che secondo il Patriarca si fonda su un vero e proprio tradimento/travisamento della Costituzione libanese. La carta nazionale – ha sottolineato il Cardinale libanese – era stata stesa con l’intento di assicurare la convivenza interreligiosa, l’equilibrio confessionale e la partecipazione paritaria alla gestione del potere tra cristiani e musulmani, ma adesso l’impianto istituzionale libanese è divenuto ostaggio di blocchi politici che si presentano come rappresentanti esclusivi delle diverse comunità confessionali, e sulla base di tale abusiva identificazione, con i loro veti incrociati, paralizzano la vita pubblica nazionale, puntando a accaparrarsi il potere per perseguire interessi individuali o settari. <br />La riaffermazione della “neutralità attiva” del Paese dei Cedri è stata esposta in maniera organica dal Patriarca Raï nel "Memorandum per il Libano", documento pubblicato a metà agosto . <br /> Mon, 23 Nov 2020 12:10:38 +0100AFRICA/BURKINA FASO - Il Burkina Faso ha votato nella calma ma diversi seggi non hanno aperto per l’insicurezza causata dai jihadistihttp://fides.org/it/news/69090-AFRICA_BURKINA_FASO_Il_Burkina_Faso_ha_votato_nella_calma_ma_diversi_seggi_non_hanno_aperto_per_l_insicurezza_causata_dai_jihadistihttp://fides.org/it/news/69090-AFRICA_BURKINA_FASO_Il_Burkina_Faso_ha_votato_nella_calma_ma_diversi_seggi_non_hanno_aperto_per_l_insicurezza_causata_dai_jihadistiOuagadougou - È in corso lo spoglio delle schede delle elezioni presidenziali e legislative tenutesi ieri, domenica 22 novembre, in Burkina Faso. Erano 6.490.144 gli elettori chiamati a eleggere il Capo dello Stato e 127 deputati dell’Assemblea Nazionale. Nonostante il clima di tensione per le violenze dei gruppi jihadisti che da anni colpiscono diverse regioni del Paese, non si sono verificati incidenti di rilievo, a parte a Bobo-Dioulasso, dove militanti di alcuni partiti politici si sono affrontati accusandosi reciprocamente di tentativi di frode elettorale. Il pronto intervento delle forze di sicurezza ha permesso di ristabilire l’ordine in poco tempo.<br />Ieri, il presidente della Commissione Elettorale Nazionale Indipendente , Newton Hamed Barry, ha affermato che "nel complesso la votazione sta andando bene", senza però ignorare alcune difficoltà nelle regioni dove “i seggi elettorali non hanno aperto o sono stati riaperti e poi richiusi per motivi di sicurezza”.<br />"A Tin-Akoff, nella provincia di Uladan, nel Sahel dove un attentato l'11 novembre ha provocato la morte di 14 soldati burkinabè, il seggio non ha aperto per motivi di sicurezza, e in altre località, i seggi sono stati aperti e poi richiusi a causa delle minacce terroristiche” ha detto il presidente del CENI .<br />Secondo il capo della CENI, nella provincia di Gourma sono stati aperti 365 seggi elettorali su 510 436/528 a Gnagna , 38 su 83 e Djibo arbinda solo 25 seggi su 100 sono stati aperti.<br />Tra i 13 candidati alla massima carica dello Stato c’è il Presidente uscente Roch Kaboré, primo Presidente nella storia del Burkina Faso dall’indipendenza dalla Francia a essere scelto attraverso elezioni democratiche, tenutesi nel novembre 2015. Mon, 23 Nov 2020 12:02:51 +0100AMERICA/MESSICO - “La legalizzazione di una droga significa voltare gli occhi e ignorare i bisogni reali della società” affermano i Vescovihttp://fides.org/it/news/69089-AMERICA_MESSICO_La_legalizzazione_di_una_droga_significa_voltare_gli_occhi_e_ignorare_i_bisogni_reali_della_societa_affermano_i_Vescovihttp://fides.org/it/news/69089-AMERICA_MESSICO_La_legalizzazione_di_una_droga_significa_voltare_gli_occhi_e_ignorare_i_bisogni_reali_della_societa_affermano_i_VescoviCittà del Messico – “L'iniziativa approvata non affronta i danni alla salute derivanti dal crescente utilizzo di marijuana, non affronta gli effetti sulle famiglie causati dai giovani che fanno uso di droghe, né contribuisce ad inibire e ridurre l'esposizione a sostanze stupefacenti. Vediamo il segno di una politica statale che ignora i deboli e scarta coloro che dovrebbero essere più protetti. La legalizzazione di una droga, sia questa o un’altra, significa voltare gli occhi e ignorare i bisogni reali della società, ancor di più nell'attuale contesto della pandemia Covid-19, la crisi economica e la crisi della sicurezza”. Lo scrive la Conferenza episcopale del Messico in una nota pervenuta all’Agenzia Fides.<br />Il 19 novembre il Senato messicano ha approvato una legge che legalizza ampiamente “l'uso ricreativo” e la commercializzazione di cannabis, canapa e loro derivati nel paese. Ora è all’esame della Camera dei Deputati. La Conferenza episcopale messicana, in una dichiarazione diffusa ieri, domenica 22 novembre, commenta quello che viene chiamato "uso ricreativo" e sottolinea che è mancato “un dibattito pubblico pluralista, soprattutto senza ascoltare gli specialisti in materia”.<br />“Questo fatto solleva legittime preoccupazioni – sottolineano i Vescovi -. Per quanto riguarda l'uso ricreativo della marijuana e di altri prodotti psicoattivi derivati dalla cannabis, gli operatori sanitari e molte persone che ne sono state consumatrici, testimoniano che il loro uso, in qualsiasi quantità e composizione, riduce significativamente il controllo sulle proprie azioni, e mette il consumatore in serio pericolo per se stesso e per gli altri”.<br />Nonostante i promotori dell’iniziativa abbiano predisposto alcune norme che ne limitano l’uso e la produzione, il comunicato dei Vescovi sottolinea che “il problema non è stabilire regole e condizioni per l'uso della marijuana”, piuttosto non si pensa più al bene degli altri come a un bene per noi stessi. “Viene abbandonata una politica di promozione e protezione della salute per soddisfare gli interessi di pochi. La salute e il bene comune cessano di costituire un bene prioritario e cedono il posto ai gusti delle persone, anche se potrebbero arrecare danno a terzi. Le rivendicazioni di libertà senza responsabilità di pochi, sono più importanti del bene generale della salute”. Questi fatti fanno mettere in discussione i criteri che guidano le autorità nell'affrontare questioni che implicano un equilibrio tra la libertà dell'individuo e la responsabilità che abbiamo nella società. “Ora si parla di cannabis, domani ci saranno altre questioni in cui pochi possono incidere sul benessere di tutti”.<br />I Vescovi esortano tutti i messicani “ad assumere una posizione responsabile di fronte alle conseguenze che questa possibile legalizzazione comporta”, invitano soprattutto gli adolescenti e i giovani “a non lasciarsi trasportare dalla permissività suscitata da queste norme”, e tutte le persone “a conoscere le conseguenze che il consumo di cannabis provoca sulla salute”, a riflettere sui fini profondi di tale proposta e sulle implicazioni che queste decisioni hanno in altri ambiti della vita dell’ essere umano e della società.<br />Nel loro comunicato esortano poi i responsabili dell'educazione e della salute delle strutture statali e ecclesiali, “a proporre campagne di informazione sulle dipendenze e sulle conseguenze dei narcotici, per promuovere consapevolezza e un comportamento responsabile”. Si rivolgono quindi ai deputati del Congresso perché modifichino l'iniziativa in modo che siano privilegiate la salute e la sicurezza pubblica, come il benessere dei cittadini e delle famiglie. Infine invitano i fedeli e la società in generale, “a partecipare attivamente e a collaborare con i legislatori, per trovare soluzioni reali ai veri problemi che sono alla base del complesso problema della droga, che ha ramificazioni che vanno oltre i nostri confini”. <br />Mon, 23 Nov 2020 11:11:01 +0100AFRICA/MOZAMBICO - Salvi i nove giornalisti di una radio cattolica in fuga nella foresta nel nord del Mozambicohttp://fides.org/it/news/69088-AFRICA_MOZAMBICO_Salvi_i_nove_giornalisti_di_una_radio_cattolica_in_fuga_nella_foresta_nel_nord_del_Mozambicohttp://fides.org/it/news/69088-AFRICA_MOZAMBICO_Salvi_i_nove_giornalisti_di_una_radio_cattolica_in_fuga_nella_foresta_nel_nord_del_MozambicoMaputo – Sono salvi i 9 giornalisti radiofonici cattolici della provincia di Cabo Delgado, nella diocesi di Pemba in Mozambico, che erano stati costretti a fuggire nella boscaglia dopo che i ribelli dello Stato islamico avevano fatto irruzione nella sede dell’emittente . “Il Forum nazionale delle radio comunitarie riferisce che i nove giornalisti della redazione della Radio comunitaria di São Francisco de Assis, situata nel distretto di Muidumbe, provincia di Cabo Delgado, si trovano in una zona sicura, dopo essere sopravvissuti 15 giorni nella foresta” riferisce un post della pagina Facebook del FORCOM.<br />Il Forum delle radio comunitarie "è stato in grado di fornire supporto logistico a tutti i giornalisti al fine di raggiungere le zone relativamente sicure di Namialo, Montepuez e Pemba”. Gli ultimi due giornalisti del gruppo sono giunti in salvo il 16 novembre e “stanno già incontrando i loro parenti nel distretto di Montepuez” afferma il FORCOM.<br />La situazione dei giornalisti però rimane precarie per la mancanza di cibo sufficiente “per garantire il sostentamento dei giornalisti e delle loro famiglie", e per il timore che “i ribelli assaltino l'intera provincia di Cabo Delgado". Il 31 ottobre, l'intero team editoriale della Radio della Comunità di São Francisco de Assis ha evacuato le strutture radio dopo che i ribelli hanno attaccato la chiesa parrocchiale del Sacro Cuore di Gesù, nel distretto di Muidumbe dove si trova la stazione, costringendo i nove giornalisti, insieme alle loro famiglie, a scappare e a rifugiarsi nella foresta. Per cercare di bloccare le violenze dei jihadisti che si stanno estendendo al sud della Tanzania, i capi delle polizie di Tanzania e Mozambico hanno deciso di avviare operazioni congiunte contro i combattenti legati allo Stato islamico.<br />L'ispettore generale della polizia della Tanzania, Simon Sirro, e il suo omologo del Mozambico, Bernardino Rafael, si sono incontrati il 20 novembre nella città di confine della Tanzania meridionale di Mtwara, L'incontro è avvenuto un mese dopo che circa 300 sospetti militanti islamisti provenienti dal Mozambico hanno attaccato il villaggio di Kitaya di Mtwara, uccidendo un numero imprecisato di persone. Nella Provincia di Cabo Delgado, i jhadisti hanno ucciso più di 2.300 persone dall'inizio dell'insurrezione, costringendo allo sfollamento 500.000 abitanti. <br />Mon, 23 Nov 2020 11:00:46 +0100ASIA/PAKISTAN - Arzoo Raja, l'Alta Corte chiude il caso: la minorenne cattolica resta in casa-famigliahttp://fides.org/it/news/69087-ASIA_PAKISTAN_Arzoo_Raja_l_Alta_Corte_chiude_il_caso_la_minorenne_cattolica_resta_in_casa_famigliahttp://fides.org/it/news/69087-ASIA_PAKISTAN_Arzoo_Raja_l_Alta_Corte_chiude_il_caso_la_minorenne_cattolica_resta_in_casa_famigliaKarachi - L'Alta Corte del Sindh ha ordinato che la minorenne cattolica Arzoo Raja - rapita, convertita all'islam e sottoposta a nozze forzate - resti nella casa-famiglia gestita dai servizi sociali del governo. Nell'udienza di oggi, 23 novembre, il giudice non ha concesso che la ragazza torni nella sua famiglia di origine, ma ha disposto che resti nella struttura governativa. Se da un lato la decisione la strappa definitivamente all'aguzzino che l'aveva sequestrata, il fatto che la ragazza non torni nella casa dov'è nata genera delusione tra i cattolici. La famiglia di Arzoo, d'accordo con gli avvocati, presenterà ricorso alla Corte Suprema del Pakistan per ottenere la custodia di Arzoo.<br />L'avvocato musulmano Jibran Nasir, incaricato dai genitori di Arzoo Raja di seguire il caso, spiega a Fides: "L'Alta Corte del Sindh ha rigettato le istanze presentate da Azhar Ali, il rapitore di Arzoo Raja. Le istanze sostenevano che il matrimonio fosse legale; che la custodia della ragazza spettasse al marito; che fosse cancellata ogni accusa a carico di Azhar Ali. Va notato che nessuna decisione è stata presa in favore del rapitore”.<br />L'avvocato Nasir prosegue: “Il tribunale, nella precedente udienza, aveva dichiarato illegale il matrimonio e ha tenute aperte le accuse presentate nel First Information Report a carico di Azhar Ali. Dopo l'udienza odierna, applicando l'articolo 375, comma 5 del Codice penale pakistano, ha convalidato le accuse di stupro a danno di una ragazza di età inferiore ai 16 anni, reato che può essere punito con l'ergastolo o la pena di morte”.<br />Aggiunge il legale: "La Corte ha confermato che Arzoo resterà nella casa-famiglia, e ha ordinato al Ministero dell'Interno del Sindh di nominare una persona del Dipartimento di assistenza sociale che incontrerà Arzoo per la consulenza psicologica e per facilitare il suo percorso di istruzione. E' un passo avanti perché Arzoo è salva. Noi ora faremo il possibile e presenteremo un ricorso alla Corte Suprema perché la ragazza torni a vivere con i suoi cari". <br />P. Saleh Diego, Vicario generale e direttore della Commissione "Giustizia e Pace" dell'arcidiocesi di Karachi, dopo la sentenza dell'Alta Corte del Sindh, dichiara all'Agenzia Fides: “Ci aspettavamo che Arzoo fosse affidata alla famiglia. In passato si sono verificati casi in cui le figlie minorenni sono state restituite alla famiglia. Il giudice ha ordinato di far restare Arzoo nella casa-famiglia fino a quando la ragazza vorrà. Chiediamo ancora alla magistratura di affidare la custodia della minorenne ai suoi genitori". <br />P. Saleh Diego afferma inoltre: "Il tribunale dovrebbe considerare che si tratta di una minorenne, che ha subito un violento trauma ed è sotto pressione dopo il suo rapimento, la conversione forzata e il matrimonio con l'uomo che l'ha violentata” . “Chiediamo il pieno rispetto dei nostri diritti di cittadini pakistani”.<br /> Mon, 23 Nov 2020 10:55:26 +0100AMERICA/PERU’ - Il Cardinale Barreto: il popolo peruviano “è resuscitato” grazie ai giovanihttp://fides.org/it/news/69086-AMERICA_PERU_Il_Cardinale_Barreto_il_popolo_peruviano_e_resuscitato_grazie_ai_giovanihttp://fides.org/it/news/69086-AMERICA_PERU_Il_Cardinale_Barreto_il_popolo_peruviano_e_resuscitato_grazie_ai_giovaniHuancayo – Il Cardinale Pedro Barreto Jimeno, Arcivescovo di Huancayo, riferendosi alle ultime manifestazioni che si sono svolte a livello nazionale , ha affermato che il popolo peruviano “è resuscitato” attraverso i giovani, e ha aggiunto che con il nuovo governo, al paese è stata data la tranquillità.<br />"Sta nascendo qualcosa di nuovo e i giovani hanno risposto in modo molto positivo per tutti. Ci sono famiglie che hanno promosso la consapevolezza del risveglio della società attraverso i propri figli" ha detto il Cardinale Barreto in un'intervista a Radio Nacional.<br />Ha aggiunto che sta emergendo una vera democrazia, e i politici devono imparare che non dovrebbero trarne vantaggio, ma riconoscere che la democrazia è un bene comune.<br />Il Porporato ha sottolineato che c'erano persone abituate a fare della politica uno strumento per riempire le proprie casse personali, "ma la maggior parte del Paese ha dimostrato cos'è la vera democrazia, e questi giovani hanno fatto sentire il loro messaggio di speranza in mezzo al dolore".<br />Comunque ha esortato ad "avere un atteggiamento vigile: la morte di questi due giovani non può restare impunita, vista la brutale repressione di alcuni membri della polizia".<br />“Resuscita Perù” , l'iniziativa della Conferenza episcopale con la società civile, vista la necessità di promuovere e rafforzare l'azione di solidarietà, ribadisce l’invito alle realtà ecclesiali, agli accademici e alla società, a promuovere un dialogo efficace con lo Stato.<br /> <br />Mon, 23 Nov 2020 10:49:49 +0100ASIA/KAZAKHSTAN - La Chiesa prepara le celebrazioni per il 20° anniversario della visita di Giovanni Paolo IIhttp://fides.org/it/news/69085-ASIA_KAZAKHSTAN_La_Chiesa_prepara_le_celebrazioni_per_il_20_anniversario_della_visita_di_Giovanni_Paolo_IIhttp://fides.org/it/news/69085-ASIA_KAZAKHSTAN_La_Chiesa_prepara_le_celebrazioni_per_il_20_anniversario_della_visita_di_Giovanni_Paolo_IIAlmaty - “Nel corso dell’assemblea della Conferenza episcopale del Kazakistan, abbiamo pianificato le celebrazioni per il ventesimo anniversario della visita di San Giovanni Paolo II : pensiamo che sia giusto ricordare quel momento storico con un grande evento. Le circostanze ci hanno costretto ad incontrarci online, ma abbiamo comunque potuto continuare l’opera pastorale per il futuro. Abbiamo parlato delle modalità in cui la Chiesa può dare sostegno alla gente in difficoltà per la pandemia. La Chiesa kazaka cerca di superare questa fase difficile, con ottimismo e con gioia, rendendo grazie a Dio e percorrendo le vie che Lui ci indica”. E’ quanto racconta all’Agenzia Fides Mons. José Luis Mumbiela Sierra, Vescovo di Almaty e presidente della Conferenza episcopale del Kazakistan, illustrando alcuni dei contenuti della recente assemblea dei Presuli del Kazakhstan.<br />All'incontro hanno preso parte tutti gli Ordinari del Kazakistan e nella parte introduttiva, è intervenuto il Nunzio Apostolico, l'Arcivescovo Francis Assisi Chullikatt. Come precisa la nota diffusa dalla Conferenza episcopale, inviata all’Agenzia Fides, durante l’incontro i Vescovi hanno parlato anche dei mass-media come mezzo di diffusione della Buona Novella del Vangelo in Kazakistan e di questioni legate alla traduzione, attualmente in fase di svolgimento, di testi teologici e liturgici in lingua kazaka.<br />Nella nota si rileva, inoltre, che “i Vescovi ritengono opportuno non dimenticare la triste data del 18 novembre 1920, quando l'Unione Sovietica prese la fatidica decisione di legalizzare l'aborto”. Al fine di accompagnare quel ricordo con un atto di pentimento, l'Arcidiocesi di Santa Maria in Astana ha organizzato uno speciale momento di preghiera.<br />I Vescovi kazaki esortano tutti i fedeli “affinché, nonostante le attuali condizioni igienico-sanitarie ed epidemiologiche, non perdano lo zelo e il desiderio di partecipare ai sacramenti, dove le condizioni locali lo consentono. Ricordiamo a tutti l'esempio dei nostri fratelli e sorelle nei tempi difficili della Chiesa delle origini, quando spesso dicevano: ‘Senza la domenica non possiamo vivere’”, concludono i Presuli. Secondo i dati ufficiali, forniti dal Ministero degli Esteri kazako, degli oltre 17 milioni di abitanti del Paese, circa il 26% è costituito da cristiani, e l’1% di questi è di fede cattolica. La presenza dei cattolici in Kazakistan è articolata in 4 diocesi, per un totale di 70 parrocchie. I sacerdoti presenti nella nazione sono 91, tra i quali 61 diocesani e 30 religiosi. <br /> Mon, 23 Nov 2020 09:09:41 +0100AFRICA/CONGO RD - Dimissioni del Vescovo di Kisantuhttp://fides.org/it/news/69083-AFRICA_CONGO_RD_Dimissioni_del_Vescovo_di_Kisantuhttp://fides.org/it/news/69083-AFRICA_CONGO_RD_Dimissioni_del_Vescovo_di_KisantuCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha accettato, il 21 novembre, la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Kisantu presentata da S.E. Mons. Fidèle Nsielele Zi Mputu. Mon, 23 Nov 2020 08:49:18 +0100ASIA/COREA - Dimissioni del Vescovo di Chunchon e successionehttp://fides.org/it/news/69082-ASIA_COREA_Dimissioni_del_Vescovo_di_Chunchon_e_successionehttp://fides.org/it/news/69082-ASIA_COREA_Dimissioni_del_Vescovo_di_Chunchon_e_successioneCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha accettato, il 21 novembre, la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Chunchon presentata da S. E. Mons. Lucas Kim Woon-hoe. Il Santo Padre ha nominato Vescovo della medesima Diocesi, il rev. Simon Kim Ju-young, del clero di Chunchon, finora Direttore del Centro di Ricerca di Storia della Chiesa e Segretario del Comitato per la Riconciliazione della Conferenza Episcopale Coreana.<br />S.E. Mons. Simon Kim Ju-young è nato il 3 marzo 1970. Dopo le scuole secondarie, è entrato nel Seminario Maggiore e ha frequentato i corsi presso la Suwon Catholic University, ottenendo il Baccalaureato in Teologia . Il 15 dicembre 1998 è stato ordinato sacerdote per la Diocesi di Chunchon.<br />Dopo l’ordinazione, ha ricoperto i seguenti incarichi: Vicario Parrocchiale a Jumunjin, Imdang-dong e Juklim-dong ; Studente a Roma per la Licenza in Storia e Beni Culturali della Chiesa alla Pontificia Università Gregoriana ; Responsabile dell’Ufficio Diocesano per l’Educazione ; Parroco a Soyangro ; Responsabile dell’Ufficio Diocesano per le vocazioni ; Parroco a Smusoop . Dal 2006 finora è stato: Direttore del Centro di Ricerca di Storia della Chiesa e Segretario del Comitato per la Riconciliazione della Conferenza Episcopale Coreana . <br />Mon, 23 Nov 2020 08:47:05 +0100ASIA/COREA - Dimissioni del Vescovo di Cheju e successionehttp://fides.org/it/news/69081-ASIA_COREA_Dimissioni_del_Vescovo_di_Cheju_e_successionehttp://fides.org/it/news/69081-ASIA_COREA_Dimissioni_del_Vescovo_di_Cheju_e_successioneCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha accettato il 22 novembre, la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Cheju , presentata da S.E. Mons. Peter Kang U-il. Gli succede S.E. Mons. Pius Moon Chang-woo, finora Vescovo Coadiutore della medesima Diocesi. Mon, 23 Nov 2020 08:45:18 +0100AMERICA/CUBA - Cresce l’impegno dei laici nella missione della Chiesa: nuovi Ministri della Parola e della Comunionehttp://fides.org/it/news/69080-AMERICA_CUBA_Cresce_l_impegno_dei_laici_nella_missione_della_Chiesa_nuovi_Ministri_della_Parola_e_della_Comunionehttp://fides.org/it/news/69080-AMERICA_CUBA_Cresce_l_impegno_dei_laici_nella_missione_della_Chiesa_nuovi_Ministri_della_Parola_e_della_ComunioneCienfuegos - Durante il mese di ottobre e all’inizio di novembre, in diverse parrocchie della diocesi di Cienfuegos, il Vescovo Mons. Domingo Oropesa Lorente, ha istituito 117 laici come Ministri della Parola e 93 come Ministri straordinari della Comunione. Secondo la nota diffusa dalla Conferenza episcopale cubana, arrivata a Fides, il conferimento dei ministeri si è svolto a Paraíso, Cruces, Lajas, Aguada, Rodas, Abreu, Cumanayagua e Ariza. <br />Prima del conferimento dei ministeri, i candidati hanno avuto un adeguato tempo di preparazione. Per i Ministri della Parola sono stati presentati alcuni brani significativi della Costituzione Dogmatica del Concilio Vaticano II “Dei Verbum” sulla Divina Rivelazione. È stato sottolineato il valore della Parola di Dio come rivelazione di Dio stesso e del suo piano di salvezza. È stato anche evidenziato, secondo il testo, l'intero processo della rivelazione di Dio, dalla Creazione alla manifestazione in Cristo. Negli incontri di formazione è stato anche sottolineata la presenza di Cristo nell'annuncio della Parola, che parla personalmente attraverso il lettore, al lettore stesso e a tutti i presenti alla celebrazione eucaristica. Al momento dell'annuncio della Parola di Dio, il lettore deve avere coscienza che Dio parla attraverso di lui, deve proclamare con fede la potenza di Dio nella sua Parola, inoltre deve meditare prima la Parola da annunciare e pregare dopo la celebrazione, per chiedere la fedeltà di coloro che hanno ascoltato la Parola.<br />La formazione dei Ministri straordinari della Comunione si è basata sul Catechismo della Chiesa Cattolica , sul commento ad alcuni versetti del capitolo VI del Vangelo di San Giovanni e su alcuni brani della Costituzione dogmatica del Concilio Vaticano II “Lumen Gentium” sulla Chiesa. Infine alcune considerazioni per i futuri ministri: alimentare la fede nel potere salvifico di Cristo nella comunione, pregare per le persone che ricevono la comunione e per coloro che non lo fanno, offrire la comunione in un ambiente spirituale.<br />Quando il tempo della formazione è terminato, è avvenuto il rito dell'istituzione dei laici in entrambi i ministeri nelle diverse parrocchie, per un periodo di tre anni. La diocesi di Cienfuegos, suffraganea di Camaguey, ha una popolazione di 495.900 abitanti, 299.400 cattolici, 22 parrocchie, 7 sacerdoti diocesani, 10 sacerdoti religiosi, 14 religiosi non sacerdoti, 23 suore. <br />Sat, 21 Nov 2020 11:12:10 +0100ASIA - Uso di mine nei conflitti, a danno dei civili: la denuncia del Landmine Report 2020http://fides.org/it/news/69078-ASIA_Uso_di_mine_nei_conflitti_a_danno_dei_civili_la_denuncia_del_Landmine_Report_2020http://fides.org/it/news/69078-ASIA_Uso_di_mine_nei_conflitti_a_danno_dei_civili_la_denuncia_del_Landmine_Report_2020Bangkok - Nel periodo che va tra metà 2019 fino a ottobre 2020 l’esercito birmano e diversi "gruppi armati non statali" hanno fatto uso di mine in quattro paesi asiatici: Afghanistan, India, Pakistan e, appunto, Myanmar. Otto vittime su dieci sono civili e quattro su otto sono bambini. Lo dice la 22ma edizione del “Landmine Report”, il rapporto della Campagna internazionale di monitoraggio sull’andamento della lotta per liberare il pianeta da una delle più insidiose, resistenti e mortali armi inventate dall’uomo. L'Asia, ricorda il documento, nel suo complesso è il continente dove sono più numerosi i paesi che non hanno firmato e ratificato il Trattato per la messa al bando delle mine adottato 23 anni fa.<br />Il Landmine Monitor Report 2020 rileva che, anche se i paesi si stanno sforzando collettivamente di compiere progressi per raggiungere un mondo libero dalle mine anche durante la pandemia Covid-19, si registrano nuove pericolose minacce dovute all’utilizzo di esplosivi improvvisati da parte di gruppi armati non statali mentre crescono gli incidenti tra i civili. La Campagna internazionale inoltre registra una generale diminuzione nel sostegno all’azione finanziaria per lo sminamento. I progressi dunque sono limitati, nota il rapporto sugli ordigni anti uomo. Oggi sono 164 i Paesi che hanno aderito al Trattato di messa al bando delle mine: si tratta dell’80% dei paesi del mondo e i 33 paesi restanti de facto ne rispettano gli obblighi. <br />Sul fronte dei progressi, l’ampia distruzione delle scorte di questi ordigni indiscriminati continua a essere uno dei maggiori successi del Trattato. Gli stati che l’hanno ratificato hanno distrutto oltre 55 milioni di mine anti-persona presenti negli arsenali, incluse oltre 269.000 mine distrutte nel 2019. Durante il periodo preso in esame sono stati bonificati circa 156kmq e distrutte oltre 123.000 mine e il Cile, agli inizi del 2020, ha dichiarato di aver completato le operazioni di bonifica. Il 2019 ha rappresentato il quinto anno consecutivo con un elevato numero di vittime da mina e da residuati bellici esplosivi a causa di conflitti armati con uso su larga scala di esplosivi improvvisati. Secondo il Landmine Monitor 2020 sono stati registrati circa 5.554 incidenti da mine, più della metà dei quali provocati da mine improvvisate . I civili dunque sono ancora la maggioranza delle persone coinvolte negli incidenti e rappresentano l’80% del totale. La metà di loro sono bambini.<br />Il rapporto lamenta nel 2019 una riduzione nei finanziamenti dedicati alle operazioni di sminamento a livello generale, con 45 donatori e paesi contaminati che hanno contribuito per circa 650 milioni di dollari americani: il 7% in meno rispetto al 2018. Gli stati aderenti al Trattato considerati ancora inquinati da mine, fino ad ottobre 2020, sono 33. Il rapporto avverte anche che la pandemia coronavirus ha provocato una restrizione nell’accesso ai servizi per i sopravvissuti e le persone disabili oltre che nell’esercizio dei loro diritti. <br />In Asia non hanno firmato il Trattato: Cina, India, Laos, Micronesia, Mongolia, Myanmar, Nepal, Pakistan, Singapore, Tonga e Vietnam. In Asia Centrale e Caucaso non sono firmatari: Armenia, Azerbaijan, Georgia, Kazakistan, Kyrgyzstan Uzbekistan e Russia. In Medio Oriente e Nordafrica: Arabia Saudita, Bahrein, Egitto, Emirati , Iran, Israele, Libano, Libia e Marocco. Hanno invece siglato e ratificato il Trattato tutti i paesi europei e africani. Nelle Americhe, ne restano fuori Cuba e Stati Uniti.<br /> <br />Sat, 21 Nov 2020 10:07:24 +0100AFRICA/MALAWI - “Stop alla violenza contro donne e ragazze” dice il Vescovo di Mangochi, che chiede leggi più severehttp://fides.org/it/news/69079-AFRICA_MALAWI_Stop_alla_violenza_contro_donne_e_ragazze_dice_il_Vescovo_di_Mangochi_che_chiede_leggi_piu_severehttp://fides.org/it/news/69079-AFRICA_MALAWI_Stop_alla_violenza_contro_donne_e_ragazze_dice_il_Vescovo_di_Mangochi_che_chiede_leggi_piu_severeLilongwe – "È triste sentire ogni giorno su radio, giornali e televisioni, notizie di violenza di genere e di stupri. Come Chiesa siamo desolati, ed è per questo che chiediamo ai giornalisti di aiutarci a trovare risposte a questo problema", ha detto Sua Ecc. Mons. Montfort Stima, Vescovo di Mangochi e Presidente del Communication Research and Social Welfare della Conferenza episcopale del Malawi , durante l'apertura del seminario "Salute mentale" per i giornalisti cattolici presso il Bishop Nervi Center di Lilongwe. Mons. Stima ha rivolto un appello al governo perché inasprisca le pene di chi viola donne e ragazze: "La mia richiesta al governo è che dovrebbe emendare le leggi in modo che a nessuno venga in mente di stuprare le nostre donne e ragazze", ha fatto appello il Presule.<br />Il Vescovo di Mangochi ha aggiunto che bisogna anche affrontare il problema da un punto di vista culturale. "Dobbiamo esaminare la nostra pratica culturale; ad esempio durante le cerimonie nuziali le persone sono solite cantare una canzone 'kapilire komwe unka iweko'. Quella canzone afferma che gli uomini hanno il potere di nuocere alla loro moglie e questo contribuisce molto a far sembrare le ragazze e le donne inferiori agli uomini", ha spiegato Mons. Stima. Il Vescovo ha esortato i giornalisti a contribuire a cambiare la mentalità maschile sulle donne, e ad aiutare donne e ragazze vittime di stupro a denunciare alla polizia.<br />Secondo le Nazioni Unite, circa il 38% delle donne del Malawi di età compresa tra i 15 ei 49 anni ha subito violenza sessuale almeno una volta nella vita. Il 3 novembre centinaia di malawiane e malawiani sono scesi in piazza per chiedere pene più severe per i reati di violenza di genere. I manifestanti hanno presentato una petizione alle autorità cittadine di Lilongwe, Blantyre e Mzuzu, chiedendo al governo di istituire un registro dei criminali sessuali, rifugi per donne, tribunali speciali per crimini sessuali e revisione dell'educazione sessuale nelle scuole. Sat, 21 Nov 2020 11:05:08 +0100AFRICA/NIGERIA - La missione dei padri Somaschi: Vangelo e caritàhttp://fides.org/it/news/69077-AFRICA_NIGERIA_La_missione_dei_padri_Somaschi_Vangelo_e_caritahttp://fides.org/it/news/69077-AFRICA_NIGERIA_La_missione_dei_padri_Somaschi_Vangelo_e_caritaUsen - “Lo spirito che ci ha guidato qui in Nigeria, si può riassumere in due parole: Vangelo e carità. Ci siamo dedicati ad accompagnare i ragazzi di strada che vivono per le vie di alcune importanti città e a contrastare la povertà che affligge molti bambini”. Così riferisce in un colloquio con l’Agenzia Fides il missionario italiano padre Riccardo Germanetto, sacerdote della Congregazione dei Chierici regolari di Somasca, parlando dell'impegno missionario nel paese africano e delle sfide che i religiosi quotidianamente affrontano. “La nostra azione - continua - è mirata, inoltre, ad affrontare il problema della prostituzione e della tratta di ragazze verso l'Europa per questo triste commercio”. <br />Il primo gruppo dei Padri Somaschi giunse in Nigeria nel 2010, dopo aver seguito diversi giovani che si preparavano al sacerdozio, sia a distanza che con degli incontri in loco. Oggi, i religiosi sono presenti con due comunità religiose, una Usen e l’altra a Enugu, due piccoli agglomerati nei pressi di Benin City. La comunità di Usen ha in affidamento la parrocchia St. Peter and Paul, che si estende in tutta la cittadina di Usen e in alcuni villaggi, anche piuttosto distanti. “La pastorale in questa zona è molto difficile - racconta p. Riccardo - la parrocchia si compone di un modesto nucleo urbano e di piccoli villaggi sparsi nella foresta circostante. L’accesso ai villaggi è disagevole, soprattutto nella stagione delle piogge. La gente è povera e poco istruita. C’è bisogno di una catechesi a tutti i livelli, molti praticano ancora riti pagani”. Annessa alla parrocchia vi è la scuola primaria e secondaria, dedicata a Sant’Anastasia, che è frequentata da 170 alunni. Nel villaggio di Ogunmweiyn, i padri Somaschi portano avanti piccole attività di carattere sociale. “Ad Ogunmweiyn - spiega il missionario - abbiamo una casa attrezzata per ospitare una attività di assistenza per ragazzi e adolescenti per la quale abbiamo da poco ottenuto l'autorizzazione dallo Stato. In attesa di una adeguata ristrutturazione, si porta avanti un’opera di accoglienza e di supporto ai bambini del villaggio. In progetto c’è anche l’ampliamento della scuola di Usen, la costruzione di un dispensario nel villaggio e l’apertura di un’altra opera assistenziale nella città di Benin City”.<br />La comunità religiosa di Enugu ha come unica attività la formazione dei seminaristi. I religiosi e i seminaristi vivono in due case. La prima ospita i giovani studenti di teologia, mentre il seminario di TransEkulu ospita una ventina studenti di filosofia, non ancora professi. In entrambe le comunità, i padri, i giovani religiosi e i seminaristi sono impegnati in attività di catechismo, di animazione della gioventù, di evangelizzazione e di carità. “C’è ancora molto da fare - afferma p. Germanetto - è molto importante guardare ai tanti giovani nigeriani che sono in formazione, alle timide ma incoraggianti risposte positive della gente del posto, che ha bisogno di essere animata, sollecitata e aiutata. A noi Padri Somaschi - conclude - è affidata la missione di rispondere, nel nostro stile e secondo il carisma del nostro fondatore, San Girolamo Emiliani, alle sfide che questa terra e questa società ci pongono di fronte”.<br /> <br /><br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="https://www.youtube.com/watch?v=yNLOSkfMlQU">Guarda la video intervista a p. Germanetto sul sito Youtube dell'Agenzia Fides</a>Sat, 21 Nov 2020 09:55:15 +0100AMERICA/BRASILE - Sei gruppi di lavoro per l'attuazione del Programma Missionario Nazionalehttp://fides.org/it/news/69076-AMERICA_BRASILE_Sei_gruppi_di_lavoro_per_l_attuazione_del_Programma_Missionario_Nazionalehttp://fides.org/it/news/69076-AMERICA_BRASILE_Sei_gruppi_di_lavoro_per_l_attuazione_del_Programma_Missionario_NazionaleBrasilia - La Commissione Episcopale per l'Azione Missionaria e la Cooperazione tra le Chiese della Conferenza Episcopale del Brasile , ha presentato, in un incontro virtuale, la struttura dei gruppi di lavoro che sono stati formati dal team esecutivo del Consiglio Missionario Nazionale e dai volontari, per l'attuazione del Programma Missionario Nazionale , assunto dalla Chiesa del Brasile durante la 57a Assemblea Generale dei Vescovi, nel maggio 2019.<br />Nella nota pervenuta all’Agenzia Fides si sottolinea che in tutto i gruppi di lavoro saranno sei, due in più di quanto previsto nel PMN. <br />Secondo il consigliere della Commissione, padre Daniel Rochetti, dal 2019 il desiderio era quello di coinvolgere volontari e specialisti dei vari settori, in modo che il PMN lasciasse il testo e prendesse vita senza fare affidamento sui consiglieri della Commissione. Il primo incontro ha riunito persone provenienti da diverse parti del Brasile e da varie realtà ecclesiali, come sacerdoti, religiosi, laici e laiche coinvolti direttamente o indirettamente nella missione, “tutti appassionati del lavoro missionario e in sintonia con il PMN" sottolinea padre Daniel. Ogni gruppo sarà composto da circa otto persone, tra cui un Vescovo e un membro dell'esecutivo COMINA, che assicurerà il collegamento con la commissione e gli altri gruppi. Le équipes hanno tempo fino a marzo 2021 per preparare e presentare un programma di lavoro che sarà sviluppato durante tutto l'anno.<br />Questi gli obiettivi dei sei gruppi di lavoro. Formazione Missionaria: formare un team di consulenti, specialisti ed entusiasti per la missione, per una riflessione più integrata su tutto il territorio nazionale e che serva da base per le regioni. Animazione missionaria: promuovere eventi e pubblicità missionaria/Consigli missionari; produrre materiale pedagogico per l'attuazione e il rafforzamento dei consigli missionari a livello regionale, diocesano e parrocchiale. Missione Ad Gentes: aggiornare i progetti Chiese-Sorelle e Ad Gentes; produrre materiale di diffusione e sostegno; individuare i modi per seguire i missionari che arrivano, rimangono e partono per la missione.<br />Impegno profetico – sociale: trovare il modo di avvicinarsi alla Pastorale sociale; promuovere la consapevolezza dei missionari circa la Dottrina Sociale della Chiesa; avviare un dialogo più stretto con la Conferenza Episcopale dell’Amazzonia e il CIMI; sollecitare impegno e maggiore consapevolezza circa la questione ambientale. Sostenibilità: pensare in modo creativo alle risorse umane ed economiche per i progetti missionari. Missioni popolari: raccogliere esperienze da diverse metodologie di missioni popolari; organizzare il III Seminario Nazionale delle Missioni Popolari. <br />Sat, 21 Nov 2020 08:51:46 +0100AFRICA/COSTA D’AVORIO - Appello al dialogo dei Vescovi ai due principali leader del Paesehttp://fides.org/it/news/69075-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_Appello_al_dialogo_dei_Vescovi_ai_due_principali_leader_del_Paesehttp://fides.org/it/news/69075-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_Appello_al_dialogo_dei_Vescovi_ai_due_principali_leader_del_PaeseAbidjan – “Deploriamo la mancanza di oggettività nell'interpretazione della nostra Legge fondamentale. Pertanto, incoraggiamo i due principali leader nell'attuale vita politica del nostro paese, i Presidenti Alassane Ouattara e Henri Konan Bédié, a continuare e intensificare, su basi chiare, i dialoghi che essi stessi hanno avviato per raggiungere l'armonia nazionale” affermano i Vescovi della Costa d’Avorio, dove la situazione socio-politica rimane tesa dopo il voto del 31 ottobre .<br />Nel loro messaggio dal titolo “Promuovere la pace attraverso il rispetto della legge e delle libertà” pubblicato il 20 novembre al termine del loro Consiglio permanente, tenutosi dal 18 al 19 novembre, i Vescovi hanno espresso l'auspicio "che il dialogo tenga conto della liberazione di tutti i prigionieri politici al fine di favorire il rapido ritorno di tutti gli esiliati, compreso il presidente Laurent Gbagbo, affinché prendano il loro pieno posto nel processo di riconciliazione in atto nel Paese".<br />I Vescovi raccomandano vivamente che la classe politica tenga conto della promozione dei diritti e delle libertà individuali, della giustizia imparziale e della cultura dell'incontro.<br />Adempiendo all'incarico di insegnare e istruire in nome di Dio, i Vescovi della Costa d'Avorio credono che sia loro dovere dedicare le loro energie alla promozione del bene universale che è la pace, ricordando che “la pace è solo una parola vuota, se non si basa su un ordine fondato sulla verità, se non si costruisce secondo giustizia, carità e libertà".<br />I Vescovi desiderano che il loro appello raggiunga tutti i leader politici e tutti i concittadini, nonché le persone di buona volontà, preoccupate per il bene di ogni uomo e donna e per il destino della società ivoriana.<br />Il Consiglio Permanente dei Vescovi Cattolici della Costa d'Avorio, oltre ad avere esaminato la situazione socio-politica del Paese, ha discusso della preparazione della 117a Assemblea plenaria prevista presso il Centro Jean Paul 1er de Kodjoboué a Bonoua nella diocesi di Grand-Bassam, dal 18 al 24 gennaio 2021, che coincide con la Messa solenne per celebrare i 125 anni di evangelizzazione della Costa d'Avorio. Sat, 21 Nov 2020 18:41:08 +0100AFRICA/MAURITANIA - “Urge migliorare le condizioni dei nostri giovani per evitare le tragedie dell’emigrazione irregolare” affermano i Vescovi dell’Africa dell’ovesthttp://fides.org/it/news/69073-AFRICA_MAURITANIA_Urge_migliorare_le_condizioni_dei_nostri_giovani_per_evitare_le_tragedie_dell_emigrazione_irregolare_affermano_i_Vescovi_dell_Africa_dell_ovesthttp://fides.org/it/news/69073-AFRICA_MAURITANIA_Urge_migliorare_le_condizioni_dei_nostri_giovani_per_evitare_le_tragedie_dell_emigrazione_irregolare_affermano_i_Vescovi_dell_Africa_dell_ovestNouakchott – “Con la recrudescenza del fenomeno dell'emigrazione irregolare in alcuni dei nostri Paesi, con numerose vittime nelle ultime settimane, esprimiamo compassione e vicinanza per il dolore delle famiglie in lutto. Preghiamo per i dispersi e per i loro cari” affermano i Vescovi della Conferenza Episcopale di Senegal, Mauritania, Capo Verde e Guinea-Bissau nella dichiarazione rilasciata al termine della loro Assemblea plenaria tenutasi a Nouakchott, nella Repubblica islamica di Mauritania, dal 9 al 15 novembre.<br />I Vescovi dei quattro Paesi dell’Africa Occidentale ribadiscono la loro preoccupazione per la situazione e il futuro dei giovani africani. Secondo loro, nonostante gli sforzi fatti per migliorare la loro condizione sociale ed economica, la situazione rimane molto critica per un gran numero di giovani. Di conseguenza, invitano i vari governi a proseguire le iniziative intraprese per fornire loro soluzioni soddisfacenti.<br />Oltre che per il fenomeno dell'immigrazione clandestina, i Vescovi hanno espresso la loro preoccupazione “per la questione della sicurezza nei nostri Paesi e nella nostra sub-regione”. Notano, “un graduale aumento della violenza basata su ideologie che predicano l'esclusione e l'intolleranza fondate sulla religione, l'origine, la cultura, l'etnia o l'appartenenza politica. Per contrastare questo pericoloso fenomeno, i Vescovi invitano le popolazioni a maggiore apertura, tolleranza, dialogo; e le autorità, alla vigilanza e alla promozione della giustizia, dell'equità, della pace e della coesione sociale.<br />Di fronte al perdurare della pandemia Covid-19, i Vescovi invitano infine le popolazioni a esercitare cautela e perseveranza nel rispetto delle norme sanitarie decretate dalle autorità competenti. Inoltre, chiedono ai governi di fare tutto il possibile per preservare la salute e la vita delle popolazioni. Allo stesso tempo, esortano le rispettive Caritas a continuare il notevole lavoro svolto, con il supporto dei loro partner, per assistere le popolazioni più vulnerabili. <br />Fri, 20 Nov 2020 10:54:10 +0100AMERICA/MESSICO - Assalito gruppo che portava aiuti umanitari, ferita una suora: “Non vogliamo più sofferenza!” chiede Mons. Aguilarhttp://fides.org/it/news/69072-AMERICA_MESSICO_Assalito_gruppo_che_portava_aiuti_umanitari_ferita_una_suora_Non_vogliamo_piu_sofferenza_chiede_Mons_Aguilarhttp://fides.org/it/news/69072-AMERICA_MESSICO_Assalito_gruppo_che_portava_aiuti_umanitari_ferita_una_suora_Non_vogliamo_piu_sofferenza_chiede_Mons_AguilarSan Cristóbal de las Casas - E’ indirizzato ai tre livelli di governo, ai difensori dei diritti umani, ai social media nazionali e internazionali, agli uomini e alle donne di buona volontà, ai credenti della diocesi di San Cristóbal de las Casas, il messaggio del Vescovo, Mons. Rodrigo Aguilar Martínez, che esprime il profondo dolore “di fronte alla sofferenza, al dolore, alla morte e agli sfollati dovuti allo scontro nelle comunità sorelle di Santa María Magdalena e Santa Marta".<br />Il Vescovo ribadisce la sua grande preoccupazione “perché il problema di fondo non è stato risolto e la violenza è aumentata con attacchi quotidiani in diversi punti e in diverse comunità di Aldama. In più occasioni, privatamente o pubblicamente, abbiamo denunciato questa situazione dinanzi agli organi di governo federale e statale, come abbiamo chiesto il disarmo dei gruppi paramilitari”.<br />Un gruppo della Caritas di San Cristóbal de las Casas e del Fondo per la salute dei bambini indigeni del Messico, in coordinamento con la parrocchia di San Andrés Apóstol, che consegnava aiuti umanitari in viveri alle famiglie sfollate per la violenza armata, è stato aggredito a colpi di arma da fuoco il 18 novembre nella comunità di Cotzilnam, Aldama , da un gruppo armato paramilitare. “A causa della situazione – sottolinea il Vescovo -, gli aiuti umanitari non sono stati consegnati alle comunità che soffrono una crisi alimentare e dei servizi di base. La nostra religiosa María Isabel Hernández Rea, delle Suore Domenicane della Regina del Santo Rosario, operatore pastorale di questa diocesi, è rimasta ferita nell’attacco”.<br />Mons. Rodrigo Aguilar Martínez, che firma il messaggio insieme al Vescovo ausiliare e al Vicario per la Giustizia e la Pace della diocesi di San Cristóbal de las Casas, condanna questo attacco e quelli precedenti che le comunità hanno subito, unendosi alla richiesta di chiarire i fatti in fretta e punire i responsabili. “Chiediamo che sia garantita la sicurezza della popolazione vulnerabile nelle comunità dello stato del Chiapas – conclude il messaggio -. Esortiamo lo Stato messicano a disarmare e smantellare i gruppi civili armati paramilitari in quest'area e li sottoponga alla legge insieme a coloro che forniscono loro le armi. Non vogliamo più feriti e morti! Non vogliamo più sfollati! Non vogliamo più sofferenza di donne, ragazze e ragazzi! Non vogliamo più armi nel nostro paese!” <br />Fri, 20 Nov 2020 10:26:16 +0100ASIA/IRAQ - Ministra cristiana per immigrazione e rifugiati guida il piano di chiusura dei campi profughihttp://fides.org/it/news/69074-ASIA_IRAQ_Ministra_cristiana_per_immigrazione_e_rifugiati_guida_il_piano_di_chiusura_dei_campi_profughihttp://fides.org/it/news/69074-ASIA_IRAQ_Ministra_cristiana_per_immigrazione_e_rifugiati_guida_il_piano_di_chiusura_dei_campi_profughiBaghdad – La cristiana caldea Evan Faeq Yakoub Jabro, attuale Ministra irachena per l’immigrazione e i rifugiati, ha iniziato a mettere in atto il piano disposto a ottobre dal governo di Baghdad, che prevede la chiusura entro il prossimo marzo di tutti i campi profughi disseminati sul territorio nazionale. La realizzazione del piano si rivela tutt’altro che agevole, e le prime indicazioni espresse dalla Ministra sui criteri guida che dovrebbero ispirarlo sono state già accolte da critiche e polemiche. <br />Molti dei campi accolgono sfollati interni fuggiti dalle regioni nord-irachene che nel 2014 erano cadute sotto il dominio jihadista dell’auto-proclamato Stato Islamico . La volontà governativa di chiudere i campi risponde a esigenze economiche e di ordine pubblico, e le difficoltà nella realizzazione del piano sono dovute principalmente alle resistenze di molti profughi che non intendono fare ritorno alle rispettive aree di provenienza, dove la perdurante insicurezza e la mancanza di lavoro rendono difficile immaginare un futuro sereno per le proprie famiglie. <br />Nei giorni scorsi la Ministra Evan Jabro ha incontrato funzionari della Regione autonoma del Kurdistan iracheno, dove hanno trovato rifugio anche decine di migliaia di cristiani fuggiti nel 2014 da Mosul e dai villaggi della Piana di Ninive. In quella occasione, la Ministra ha proposto di offrire agli sfollati accolti nel Kurdistan iracheno la possibilità di integrarsi stabilmente nel tessuto socio-economico in cui attualmente vivono, accantonando la prospettiva del ritorno volontario alle proprie terre d’origine. Nel corso dell’incontro, la Ministra ha portato ad esempio anche la vicenda del Campo Profughi “Vergine Maria”, che ospita a Baghdad famiglie cristiane fuggite dal Nord Iraq davanti all’avanzare delle milizie jihadiste: i rifugiati di quel campo profughi – ha riferito Evan Jabro – hanno chiesto di stabilizzare la loro presenza a Baghdad, declinando la proposta di sussidi volti a favorire il loro ritorno nelle aree d’origine. <br />Il piano di chiusura dei campi profughi disposti dal governo iracheno riferisce il portale ankawa.com - è stato criticato da Ali al Bayati, membro dell’Alto Comitato per i diritti umani in Iraq, secondo il quale, se davvero si vogliono risparmiare le risorse destinate ai rifugiati, invece di chiudere i campi conviene eliminare lo stesso ministero per l’immigrazione e i rifugiati, accorpando i suoi uffici e dipendenti ad altri dicasteri governativi. <br />Evan Jabro, chiamata lo scorso giugno a gestire le politiche del governo iracheno riguardo alla emergenza migratoria e del ricollocamento degli sfollati interni , insegna biologia e si è distinta in passato per l’attenzione alle emergenze sociali riguardanti le giovani generazioni, solitamente trascurate dai blocchi che dominano la politica irachena. <br />In passato, Evan Jabro ha lavorato con la ONG Al-Firdaws, fondata da Fatima Al-Bahadly nel 2003, e impegnata a elaborare progetti sociali e di lavoro indirizzati soprattutto a donne e giovani. La Ministra ha ricoperto anche il ruolo di consigliere del Governatore di Mosul per le questioni relative alle minoranze, e alle elezioni politiche irachene del maggio 2018 aveva concorso come candidata all’assegnazione di uno dei 5 seggi riservati alle minoranze cristiane, secondo il “sistema delle quote”. Fri, 20 Nov 2020 13:00:39 +0100ASIA - Accordo commerciale in Asia orientale: un volano di sviluppo, se tutelerà i diritti dei più debolihttp://fides.org/it/news/69071-ASIA_Accordo_commerciale_in_Asia_orientale_un_volano_di_sviluppo_se_tutelera_i_diritti_dei_piu_debolihttp://fides.org/it/news/69071-ASIA_Accordo_commerciale_in_Asia_orientale_un_volano_di_sviluppo_se_tutelera_i_diritti_dei_piu_deboliHanoi – Solleva speranze e preoccupazioni nella società civile dei diversi paesi asiatici il Regional Comprehensive Economic Partnership , il neonato accordo di cooperazione economica tra 15 nazioni asiatiche che rappresentano, nel complesso, circa un terzo del Pil e della popolazione mondiale. Nelle intenzioni dei suoi ideatori, il patto diverrà un volano di sviluppo in Asia orientale. Ma la nascita ufficiale dell'intesa - con la firma durante una conferenza virtuale il 15 novembre nella capitale vietnamita Hanoi – ha destato anche preoccupazione, soprattutto tra le organizzazioni della società civile, per gli effetti dell’accordo su quei segmenti di popolazione più fragili e deboli, come i contadini o gli artigiani. <br />“La crisi del Covid dovrebbe essere un’occasione per rendersi conto di quanto siano importanti agricoltori, pescatori e altri produttori di beni alimentari”, ha commentato l’Ong indonesiana “Solidaritas Perempuan”. Reti e piattaforme asiatiche di monitoraggio dei diritti umani come “Focus on Global South” sottolineano i pericoli per i lavoratori informali, le piccole imprese manifatturiere e gli agricoltori: tutta gente che vive grazie a margini di guadagno minimi su ciò che vende ai mediatori, che poi esportano. Ridurre drasticamente le tariffe dei prodotti agricoli, per esempio, potrebbe avere conseguenze tragiche per i piccoli produttori e per le donne che lavorano per la sussistenza delle loro famiglie con un’agricoltura su piccola scala. La situazione, mettono in guardia le Ong, è aggravata dal Covid-19.<br />L’Asia Pacific Forum on Women, Law and Development , con sede a Kuala Lumpur , riferendosi al Rcep ha affermato. “In Asia la pandemia ha preso tante vite, distrutto economie, spazzato via milioni di posti di lavoro e mezzi di sussistenza in un modo mai visto prima. In questo momento, qualsiasi decisione economica, fiscale e politica deve riflettere i bisogni e le priorità dei popoli”. <br />Da Manila, anche l’Ong “Trade Justice Pilipinas” si è unita al coro: “Negli anni in cui abbiamo seguito i negoziati, abbiamo costantemente espresso le nostre preoccupazioni sulle implicazioni negative del Rcep sull’economia filippina”. Le preoccupazioni sono condivise dai sindacati di Indonesia, Corea del Sud, Australia, Malaysia e Cambogia che, come afferma la piattaforma di sindacati “Public Service International” hanno espresso le loro riserve rispetto agli effetti dell’accordo sui posti di lavoro.<br />La maratona negoziale del Rcep è iniziata 8 anni fa con un negoziato avviato nel 2011 a Bali durante un summit dell’Asean. L’anno scorso l'India, in un primo tempo coinvolta, si è ritirata facendo cosi rinviare di un anno l’inaugurazione ufficiale dell’accordo. Il Rcep comprende tutti e dieci i Paesi dell’ASEAN e cinque paesi di Oceania e Asia orientale: Cina, Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda. <br />L’accordo intende ridurre progressivamente dazi e tariffe su molti beni e servizi, integrando gli impegni già stabiliti con l’Organizzazione Mondiale del Commercio con l'inclusione di settori come l’e-commerce o i diritti di proprietà intellettuale. Anche se non sarà facile allineare situazioni economiche molto diverse tra loro, i 15 paesi che hanno avviato il Rcep hanno previsto clausole di salvaguardia che mirano a proteggere determinati prodotti o paesi. Il Rcep nasce infatti anche come struttura di cooperazione multilaterale per la ricerca di un mutuo vantaggio economico. <br /> <br />Fri, 20 Nov 2020 09:38:59 +0100