Fides News - Italianhttps://fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.AFRICA/ANGOLA - Papa Leone XIV chiede di evitare forme di sincretismo e di superstizionehttps://fides.org/it/news/77592-AFRICA_ANGOLA_Papa_Leone_XIV_chiede_di_evitare_forme_di_sincretismo_e_di_superstizionehttps://fides.org/it/news/77592-AFRICA_ANGOLA_Papa_Leone_XIV_chiede_di_evitare_forme_di_sincretismo_e_di_superstizioneLuanda – “Occorre sempre vigilare su quelle forme di religiosità tradizionale, che certamente appartengono alle radici della vostra cultura, ma al contempo rischiano di confondere e di mescolare elementi magici e superstiziosi che non aiutano nel cammino spirituale” ha avvertito Papa Leone XIV nella sua omelia della Messa di domenica 19 aprile, nella Spianata di Kilamba in Angola . “Restate fedeli a quanto insegna la Chiesa, fidatevi dei vostri Pastori e tenete fisso lo sguardo su Gesù, che si rivela in particolare nella Parola e nell’Eucaristia” ha esortato il Santo Padre in un Paese, l’Angola, dove sono presenti forme di sincretismo religioso combinati con elementi “magici”, che coinvolgono pure chi si professa cattolico.<br />Forme di sincretismo religioso in Angola si sono avute già dai primi tempi dell’evangelizzazione del Regno del Kongo , tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo. Agli inizi del 1700 Beatriz Kimpa Vita, diede vita all’ Antonianismo, un movimento al tempo stesso religioso e politico. Sul piano religioso era una fusione sincretica di cristianesimo e pratiche religiose africane. Vita si si presentava come la reincarnazione di Sant'Antonio da Padova e affermò che Gesù era nero e nato nel Kongo. Cercò di sfidare la rappresentazione eurocentrica del cristianesimo e di promuovere un'interpretazione più inclusiva e incentrata sulla cultura africana, attraverso il rifiuto di alcuni simboli cattolici e rituali , integrando alcuni rituali locali, ed elementi di guarigione e profetici.<br />Da punto di vista politico, Kimpa Vita mirava a unificare il regno del Kongo, diviso e frammentato politicamente, che aveva perso la sua precedente unità. <br />Alcune caratteristiche dell’Antonianismo le si ritrovano sia nelle tradizioni sincretiche nelle Americhe, come il Candomblé brasiliano o il Palo cubano, sia nella "Chiesa Kimbanguista" nata nella Repubblica Democratica del Congo ma diffuso anche in alcune zone dell’Angola .<br />Di nascita angolana è la Chiesa Tokoista, fondata negli anni ’40 del secolo scorso da un ex studente della Società Missionaria Battista, Simão Gonçalves Toko e si affermò come movimento di resistenza ed emancipazione spirituale durante il tardo periodo coloniale e i primi anni del periodo postcoloniale.<br />Permangono inoltre forme di superstizione legate a presunte pratiche “magiche”, che hanno pure risvolti sociali importanti. In particolare in alcune zone dell'Angola, i bambini sono vittime di accuse di stregoneria. Paradossale che sono proprio i bambini dotati di talenti a fare credere a molte famiglie che sono associati alla stregoneria. Vi sono casi nei quali chi è accusato di essere uno “stregone” viene costretto a bere una pozione velenosa per dimostrare che non lo è. <br />Mon, 20 Apr 2026 11:47:15 +0200ASIA/LAOS - Due nuovi preti laotiani, i primi Redentoristihttps://fides.org/it/news/77591-ASIA_LAOS_Due_nuovi_preti_laotiani_i_primi_Redentoristihttps://fides.org/it/news/77591-ASIA_LAOS_Due_nuovi_preti_laotiani_i_primi_RedentoristiThakhek - La piccola comunità cattolica del Laos celebra un "evento di grazia" che è fonte di grande speranza: il 22 aprile nella Cattedrale di San Luigi, a Thakhek, nella provincia di Khammouane, si celebra l'ordinazione sacerdotale di due diaconi Redentoristi don Peter Gnantina Phiakeo C.Ss.R.e don Philip Nouy Kamhou, C.Ss.R. la celebrazione a sarà presieduta da S.E. Jean-Marie Vianney Prida Inthirath, Vicario Apostolico di Savannakhet-Khammouane. L'ordinazione è un evento pubblico, cui sono stati invitati anche rappresentanti delle autorità civili e altri leader religiosi, e riveste un'importanza particolare: Peter Gnantina Phiakeo e Philip Nouy , diventeranno i primi sacerdoti Redentoristi nati in Laos. <br />I due prossimi preti appartengono alla Provincia Redentorista della Thailandia, che ha diffuso l'invito sui social media, manifestando la "immensa gioia per il dono dei due nuovi sacerdoti" che, secondo le disposizioni della Provincia religiosa di appartenenza, potranno dare un contributo pastorale alla comunità cattolica del Laos. <br />Il dono di due nuovi preti è anche "un segno di crescita silenziosa e costante per la Chiesa cattolica in Laos", dove i religiosi offrono un aiuto soprattutto nella cura pastorale di popolazioni in villaggi e zone remote, soprattutto alle minoranze etniche come gli Hmong, aiutando a portare avanti anche opere di sviluppo sociale. <br />L'approccio dei Redentoristi nell'intera regione del Sudest asiatico è servire i più poveri e vulnerabili , dedicarsi alle minoranze etniche e contribuire alla formazione di personale ecclesiale locale. <br />I Redentoristi della Provincia di Thailandia seguono e si prendono cura anche di persone di origine laotiana e dell'etnia Hmong stanziate nel Nordest della Thailandia, nella provincia di Nan, e hanno gradualmente sviluppato conoscenza, vicinanza e solidarietà con popolazioni laotiane, dalle quali sono nate anche vocazioni alla vita consacrata e sacerdotale come i due diaconi che diventano preti . L'ordinazione e la presenza di nuovi sacerdoti locali segna ora "un passo significativo per stabilire una presenza più stabile all'interno dei confini laotiani", mentre la Chiesa locale continua ad avere come priorità assoluta la cura dei giovani laotiani che avvertono la chiamata al sacerdozio, dato che nel paese non è permessa la presenza stabile di missionari o personale religioso straniero. <br />I Redentoristi hanno sviluppato un legame con il Laos dalla metà del XX secolo: i religiosi iniziarono l'opera missionaria nella più ampia regione del Sudest asiatico tra gli anni '20 e '40 del secolo scorso, aprendo comunità in Vietnam, Cambogia e Thailandia. Soprattutto dalla Thailandia, i Redentoristi hanno sostenuto i passi della piccola comunità cattolica laotiana, contribuendo al cammino di formazione di giovani che avvertivano la vocazione alla vita consacrata e sacerdotale, entrando in Seminario . <br />Dopo quasi due secoli dall'arrivo del Vangelo, la Chiesa cattolica in Laos, come riporta l'Annuario Pontificio 2025, conta oggi circa 53.000 fedeli ed è divisa in quattro Vicariati Apostolici: Vientiane, Thakhek, Paksè e Luang Prabang, ognuno con piccole parrocchie e comunità sparse anche nei villaggi più remoti. La comunità cattolica laotiana, nel complesso, è accompagnata da circa 30 sacerdoti diocesani e 26 sacerdoti religiosi, conta circa 50 seminaristi , mentre esistono e operano nel paese una congregazione religiosa femminile locale e dodici congregazioni internazionali che nel complesso hanno circa 150 tra religiosi e religiose. <br />La rifioritura della comunità cattolica e la cura di nuove vocazioni alla vita religiosa è ripresa - dopo un lungo periodo di chiusura,. con l'ordinazione sacerdotale di Sophone Vilavongsy, prete degli Oblati di Maria Immacolata, avvenuta a Vientiane nel 2005. Essa rappresentò la prima ordinazione sacerdotale per la Chiesa cattolica in Laos dal 1975, quando nella nazione assunse il potere il movimento comunista Pathet Lao. Da allora il governo laotiano impose restrizioni alle attività religiose, decretò l'espulsione di tutti i missionari stranieri e non concesse alla Chiesa cattolica il permesso di celebrare nuove ordinazioni presbiterali locali. <br />Le ultime ordinazioni sacerdotali in Laos sono avvenute nel 2018, quando quattro nuovi preti sono stati ordinati nella Cattedrale di San Luigi a Takhek.<br />Oggi, su una popolazione di circa 7,5 milioni di abitanti, a maggioranza buddista, la comunità cristiana in Laos rappresenta circa l'1,5% della popolazione.<br /> Mon, 20 Apr 2026 11:27:33 +0200AFRICA/TOGO - ‘Ahonhon Center’: centro all'avanguardia per i disturbi cerebrali promosso dalla Provincia Togolese della Società delle Missioni Africanehttps://fides.org/it/news/77590-AFRICA_TOGO_Ahonhon_Center_centro_all_avanguardia_per_i_disturbi_cerebrali_promosso_dalla_Provincia_Togolese_della_Societa_delle_Missioni_Africanehttps://fides.org/it/news/77590-AFRICA_TOGO_Ahonhon_Center_centro_all_avanguardia_per_i_disturbi_cerebrali_promosso_dalla_Provincia_Togolese_della_Societa_delle_Missioni_AfricaneYokoè – In Togo, i disturbi cognitivi rimangono trattati con sufficienza. Eppure, il loro impatto sulla vita dei pazienti e delle loro famiglie è spesso grave: perdita di autonomia, isolamento sociale e perdita di dignità. Da qui l’iniziativa della Provincia Togolese della Società delle Missioni Africane a Yokoè. Nello specifico si tratta della Clinica di neuropsicologia Ahonhon Center. « Il suo nome, ‘Ahonhon’, deriva dal Guingbé, una lingua locale, e significa ‘cervello’ – scrive all’Agenzia Fides Charles Ayetan, Responsabile della comunicazione per il Simposio delle conferenze episcopali di Africa e Madagascar . Situato a circa quindici chilometri dal centro di Lomé, vicino al Centro medico delle Piccole Suore della Santa Famiglia e alla parrocchia San Giovanni Battista, questo centro si inserisce in una dinamica di rafforzamento delle cure specialistiche in Africa occidentale.<br /><br />"In origine, l'obiettivo era quello di sostenere gli adolescenti in difficoltà, sia che la crisi avesse origine con i genitori, sia all'interno della famiglia - spiega a Fides padre Fabien Sognon, primo Superiore Provinciale della SMA in Togo. Nel tempo, il progetto si è evoluto. Di fronte alle crescenti esigenze, il centro ha scelto di concentrarsi sulla salute cerebrale. Oggi tratta disturbi cognitivi a tutte le età, inclusi quelli della memoria, dell'attenzione, della concentrazione negli studenti, nonché deficit cognitivi legati all'età, comprese malattie neurodegenerative come l'Alzheimer e la demenza. Offre inoltre supporto a persone le cui funzioni cognitive sono state compromesse da un trauma cranico o da un ictus."<br /><br />La missione dell’ Ahonhon Center è quella di "prendersi cura dell'individuo nel più profondo: il suo cervello, la sua intelligenza, la sua memoria, la sua identità e la sua umanità" ha dichiarato il direttore, padre Jean-Paul Lawson. "L'originalità del centro risiede nel suo approccio integrato, che combina assistenza clinica, riabilitazione e ricerca. Questa visione globale enfatizza una profonda comprensione del funzionamento del cervello e interventi basati su dati scientifici, tenendo conto dei contesti culturali locali", spiega p. Lawson. <br /><br />Il Centro si propone di dare una risposta concreta alla carenza di assistenza per i disturbi cognitivi nel paese africano ed è stato inaugurato lo scorso 11 aprile, dal Nunzio Apostolico in Togo e Benin, Arcivescovo Ruben Dario Ruiz Mainardi, che ha ringraziato i Padri della Provincia SMA del Togo per questa iniziativa, accompagnato dall'attuale Provinciale SMA del Togo, p. Jean-Paul Kpatcha, altri padri SMA, le religiose NDA e le Piccole Suore della Santa Famiglia, partner, amici del progetto, nonché gli artigiani e gli operai che hanno contribuito alla costruzione dell’edificio.<br /><br />Al di là della sua missione, Ahonhon fa parte di un'iniziativa pastorale attraverso il ‘Progetto Matusalemme’ dedicato agli anziani. Infatti, la Casa Matusalemme, annessa al Centro, offre un ambiente che combina guida spirituale, sostegno umano e cure terapeutiche, al fine di combattere l'isolamento sociale degli anziani e valorizzare il loro ruolo nella società. <br /><br />Attraverso questa inaugurazione, la Chiesa e la Provincia SMA del Togo riaffermano il loro impegno nel campo della salute, in particolare in un settore ancora poco sviluppato come quello della salute cerebrale, al servizio della dignità umana e del benessere delle popolazioni.<br /><br /> <br />Mon, 20 Apr 2026 10:42:53 +0200LEONE XIV IN AFRICA - Il Papa agli angolani: Gesù risorto può guarire anche le ferite del vostro popolohttps://fides.org/it/news/77589-LEONE_XIV_IN_AFRICA_Il_Papa_agli_angolani_Gesu_risorto_puo_guarire_anche_le_ferite_del_vostro_popolohttps://fides.org/it/news/77589-LEONE_XIV_IN_AFRICA_Il_Papa_agli_angolani_Gesu_risorto_puo_guarire_anche_le_ferite_del_vostro_popoloLuanda - Anche in Angola, Paese «bellissimo e ferito», l’incontro con Cristo risorto «che cammina al nostro fianco» può donare la grazia di «ripartire e ricostruire il futuro». A Kilamba, sobborgo di Luanda, la capitale angolana dove è giunto nel pomeriggio di ieri, Leone XIV ha celebrato oggi, 19 aprile, la messa della terza domenica di Pasqua davanti alla moltitudine di 100mila persone. Popolo vibrante di attesa e affetto, raccoltosi fin dalle prime ore del giorno nella spianata davanti alla teno-struttura su cui è allestito l’altare, per ascoltare le parole del Successore di Pietro. <br />Il Vescovo di Roma, nella sua omelia, ricorda a tutti che anche la guarigione delle piaghe e dei tormenti sperimentati dal popolo angolano nell’ultimo tratto della sua storia può arrivare come dono e miracolo del Risorto. Lo fa alla luce del Vangelo del giorno, in cui si racconta dei due discepoli che camminano verso Emmaus «con il cuore ferito e triste», dopo che hanno visto morire «quel Gesù in cui avevano confidato». <br />Nella loro vicenda - suggerisce Papa Leone - si rispecchia in qualche modo la storia dell’Angola, Paese segnato da «una lunga guerra civile con il suo strascico di inimicizie e divisioni, di risorse sperperate e di povertà».<br />La ferita del cuore dei discepoli di Emmaus guarisce quando riconoscono che il ioro misterioso compagno di cammino è Gesù stesso: «Egli è vivo, è risorto e cammina al nostro fianco mentre percorriamo la strada della sofferenza e dell’amarezza, aprendo i nostri occhi perché possiamo riconoscere la sua opera e donandoci la grazia di ripartire e di ricostruire il futuro». La stessa esperienza - ha suggerito il Pontefice - che tutti sono chiamati a condividere, sperimentando la compagnia di Cristo «nella preghiera, nell’ascolto della sua Parola che fa ardere il nostro cuore come quello dei due discepoli, e soprattutto nella celebrazione dell’Eucaristia». <br />Per questo - ha esortato Papa Prevost, in un Paese dove hanno impatto sociale pratiche magiche e credenze e riti legati alla stregoneria «occorre sempre vigilare su quelle forme di religiosità tradizionale, che certamente appartengono alle radici della vostra cultura, ma al contempo rischiano di confondere e di mescolare elementi magici e superstiziosi che non aiutano nel cammino spirituale. Restate fedeli» ha insistito il Successore di Pietro «a quanto insegna la Chiesa, fidatevi dei vostri Pastori e tenete fisso lo sguardo su Gesù, che si rivela in particolare nella Parola e nell’Eucaristia. In entrambe sperimentiamo che il Signore Risorto cammina accanto a noi e, uniti a Lui, anche noi vinciamo le morti che ci assediano e viviamo da risorti».<br /><br /><br />La storia anche recente dell’Angola e le condizioni del Paese, segnate da «diverse forme di povertà» ha detto Il Pontefice «invocano la presenza di una Chiesa che sa affiancarsi nel cammino e sa raccogliere il grido dei suoi figli». All’Angola servono «vescovi, preti, missionari, religiose e religiosi, laiche e laici che abbiano in cuore il desiderio di spezzare la propria vita e donarla gli uni agli altri», per aiutare tutta la comunità nazionale a superare per sempre «le vecchie divisioni»,vincere l’odio e la violenza, guarire la piaga della corruzione. In questo cammino - ha assicurato Leone XIV, concludendo la sua omelia - «potete contare sulla vicinanza e sulla preghiera del Papa! Ma anch’io so di poter contare su di voi, e vi ringrazio». <br />A conclusione della liturgia eucaristica, dopo aver ascoltato le parole di ringraziamento a lui rivolte dall’Arcivescovo di Luanda Filomeno do Nascimento Vieira Dias, e prima di intonare con la moltitudine dei presenti la preghiera mariana del Regina Caeli, il Pontefice ha rivolto lo sguardo e il pensiero anche a conflitti che tormentano altri popoli e altre aree del mondo. Papa Prevost ha deplorato «la recente intensificazione degli attacchi contro l’Ucraina, che continuano a colpire anche la popolazione civile». Ha espresso vicinanza «a tutti coloro che soffrono» e assicurato le sue preghiere «a tutto il popolo ucraino». Ha ribadito «l’appello affinché le armi tacciano e si segua la via del dialogo». Poi, riferendosi ai conflitti nelle aree mediorientali, ha aggiunto che la tregua annunciata in Libano «è motivo di speranza, rappresentando un segno di sollievo per il popolo libanese e per il Levante. Incoraggio coloro che si sono impegnati nella ricerca di una soluzione diplomatica» ha esortato il Vescovo di Roma «a proseguire i dialoghi di pace, affinché la fine delle ostilità in tutto il Medio Oriente diventi permanente». Sun, 19 Apr 2026 20:07:03 +0200AFRICA/ANGOLA - “Essere come bambini”: L’Opera e i progetti della Santa Infanzia per una Chiesa “angolana e missionaria”https://fides.org/it/news/77588-AFRICA_ANGOLA_Essere_come_bambini_L_Opera_e_i_progetti_della_Santa_Infanzia_per_una_Chiesa_angolana_e_missionariahttps://fides.org/it/news/77588-AFRICA_ANGOLA_Essere_come_bambini_L_Opera_e_i_progetti_della_Santa_Infanzia_per_una_Chiesa_angolana_e_missionariaLuanda – Benguela e Ndalatando. Si trovano in queste diocesi due dei progetti a favore dei bambini recentemente sostenuti dalla Pontificia Opera della Santa Infanzia . Padre José Diego Jerónimo Zola, Segretario della POSI angolana, il cui legame con le Pontificie Opere Missionarie risale ai tempi del seminario, descrive per accenni all’Agenzia Fides i fatti e i desideri che animano la presenza capillare dell’Infanzia Missionaria in tutto il Paese, nelle città più grandi come nei piccoli centri. Emerge il volto di una Chiesa di una comunità ecclesiale che trova essa stessa conforto e respiro nel sostenere e accompagnare bambini e adolescenti in condizioni segnate spesso da miseria, abbandono scolastico e abusi. <br /><br />L’Opera dell’Infanzia missionaria è tesa a accompagnare i bambini, i ragazzi ed i loro educatori nel loro cammino di fede, favorire in loro la sollecitudine missionaria, sostenerli nello spirito di solidarietà verso i loro coetanei, promuovere incontri nazionali per far conoscere le differenti realtà vissute in un Paese molto esteso: rientrano tra gli obiettivi della POSI. Obiettivi perseguiti anche attraverso progetti volti a tutelare l’infanzia in collaborazione con lo Stato e con altre istituzioni, o a costruire scuole.<br /><br />A Benguela, lo scorso marzo, è stata posata la prima pietra di una scuola affidata alle Suore di Nostra Signora de la Salette , destinata a salvare dall’abbandono scolastico bambini ed adolescenti che diversamente non avrebbero l’opportunità di avere un’istruzione e così di costruire il loro futuro. Padre Zola condivide la gioia e la gratitudine per i tanti bambini che ha visto crescere nelle scuole sostenute anche dalla POSI e che oggi sono medici, insegnanti, ingegneri, e non dimenticano la loro esperienza nella Infanzia Missionaria. “Quello che mi piace di più” confida all’Agenzia Fides “è essere con i bambini, essere fra i bambini, essere per i bambini ed anche essere come i bambini”, nella speranza che proprio i sempre più numerosi bambini ed adolescenti possano favorire il fiorire di una Chiesa angolana e missionaria.<br /><br />“L’altro progetto a cui voglio accennare” prosegue padre Josè Diego Jerónimo “è quello che sorge nella parrocchia, di recente costruzione, di Santa Teresa D’Avila a Ndalatando e che ha come obiettivo quello di costruire aule per la catechesi, dando così vita ad un posto dignitoso ed accogliente dove trasmettere l'educazione cristiana ai bambini e agli adolescenti”. Padre Zola racconta anche di molti bambini e adolescenti che iniziano a partecipare alle iniziative e alle catechesi della POSI senza essere stati battezzati, e cominciano proprio in questo modo il loro cammino nella fede degli Apostoli. Con un percorso di catechesi che li porta a ricevere i sacramenti del battesimo, dell’eucaristia e della cresima.<br /><br />“Il Papa che ci sta visitando in questi giorni il nostro Paese” – conclude il segretario della POSI angolana – abbraccia e benedice col suo viaggio apostolico anche i nostri bambini ed i nostri adolescenti Vogliamo udire la sua parola di pace, di riconciliazione e di giustizia sociale, vogliamo essere ‘risollevati’ dalla sua parola di speranza”. Agenzia Fides 19/4/2026)Sun, 19 Apr 2026 12:50:59 +0200ASIA/HONG KONG - 80 anni dell’erezione della diocesi: missione e carità nel servizio ai più debolihttps://fides.org/it/news/77586-ASIA_HONG_KONG_80_anni_dell_erezione_della_diocesi_missione_e_carita_nel_servizio_ai_piu_debolihttps://fides.org/it/news/77586-ASIA_HONG_KONG_80_anni_dell_erezione_della_diocesi_missione_e_carita_nel_servizio_ai_piu_deboliHong Kong – “80 anni fa, in questo stesso giorno, il Papa Pio XII annunciò l’elevazione di Hong Kong da Vicariato apostolico a diocesi. Siamo grati per la dedizione disinteressata di tanti predecessori che attraverso l’annuncio del Vangelo, la liturgia, l’impegno nella comunità, l’educazione e la promozione delle scuole hanno portato l’amore di Cristo in questa terra”. Così il cardinale Stephen Chow Sau-yan, Vescovo della diocesi di Hong Kong, ha aperto la solenne messa celebrata in occasione degli 80 anni dalla erezione della diocesi, avvenuta l’11 aprile 1946. Il Cardinale gesuita ha ricordato e ringraziato anche tutti i vescovi che si sono succeduti alla guida della diocesi, dedicandosi all’edificazione della Chiesa locale, confermando che la Chiesa di Hong Kong si impegna a proseguire la tradizione missionaria e il servizio verso i più deboli. <br />Secondo quanto ha riferito KungKaoPo, bollettino settimanale diocesano, la liturgia presieduta dal Cardinale Chow è stata concelebrata dai Cardinali Joseph Zen e John Tong, Vescovi emeriti della diocesi, insieme al Vescovo ausiliare Joseph Ha Chi-shing e a 130 sacerdoti, davanti a più di mille fedeli laici e religiose raccolti nella cattedrale dedicata all’Immacolata Concezione. Durante la liturgia sono state recitate preghiere anche davanti alla tomba di Theodore Joset , il primo Prefetto Apostolico, e davanti alle tombe di diversi Vescovi sepolti nella cattedrale. La solenne processione si è soffermata davanti alla grotta della Madonna per rendere grazie a Maria a nome di tutta la comunità ecclesiale diocesana.<br /> <br />Nell’omelia, il Cardinale Chow ha ripercorso la storia della comunità di Hong Kong che fu Prefettura Apostolica dal 22 aprile 1841. Da 185 anni la Chiesa cattolica offre il suo eccellente servizio nell’ambiente sanitaria, educativo e caritativo. L’11 aprile 1946, con l’istituzione della gerarchia cattolica in Cina, anche il Vicariato apostolico di Hong Kong fu elevato a diocesi. <br /><br />“La Chiesa di Hong Kong” ha rimarcato Chow “è sempre stata al fianco dei più vulnerabili. E in futuro continuerà a “raccogliere l’eredità del passato e a trasmetterla al tempo che viene, assumendo il ruolo di ponte e di cammino sinodale sia per la Chiesa universale sia per la Chiesa nel continente”. <br />I giovani di Hong Kong sono stati protagonisti della celebrazione, alla quale è seguito un concerto dedicato alla “Youth on Stage”. <br />La Chiesa di Hong Kong è stata istituita come Prefettura apostolica nel 1841; è diventata Vicariato apostolico nel 1874 e Diocesi nel 1946. A Hong Kong vi sono circa 392.000 cattolici e 268 sacerdoti, 49 fratelli e 404 suore. Vi sono 52 parrocchie, comprendenti 39 chiese, 30 cappelle e 26 sale per i servizi religiosi celebrati in cantonese; tre quinti delle parrocchie offrono anche servizi in inglese e, in alcuni casi, in tagalog, la lingua filippina. La diocesi, nel portare avanti la propria opera apostolica, è sempre in prima linea al servizio dell’intera comunità, a iniziare dai deboli. <br />La diocesi gestisce 249 scuole cattoliche e scuole dell’infanzia che accolgono circa 134.824 studenti. Servizi medici e sociali sono forniti da almeno 6 ospedali, 10 cliniche, 46 centri di servizi sociali e familiari, 17 ostelli, 15 case per anziani, 33 centri di riabilitazione e numerosi club e associazioni di auto-aiuto. Caritas Hong Kong è il braccio ufficiale del welfare sociale della diocesi cattolica di Hong Kong. Questi servizi sono offerti a tutti e, infatti, il 95% di coloro che ne beneficiano non sono cattolici. <br />Sat, 18 Apr 2026 12:24:58 +0200ASIA/PAKISTAN - Diritto alla casa: la Corte federale difende le famiglie povere delle baraccopoli di Islamabad e Rawalpindihttps://fides.org/it/news/77585-ASIA_PAKISTAN_Diritto_alla_casa_la_Corte_federale_difende_le_famiglie_povere_delle_baraccopoli_di_Islamabad_e_Rawalpindihttps://fides.org/it/news/77585-ASIA_PAKISTAN_Diritto_alla_casa_la_Corte_federale_difende_le_famiglie_povere_delle_baraccopoli_di_Islamabad_e_RawalpindiIslamabad - "Un passo significativo verso la tutela dei diritti delle comunità svantaggiate": così l'Arcivescovo Joseph Arshad, di Islamabad-Rawalpindi ha definito la direttiva emessa dalla Corte costituzionale federale che chiede al governo cittadino di Islamabad-Rawalpindi di "formulare una politica sulla regolarizzazione delle baraccopoli entro un mese". "La decisione rappresenta un passo positivo per la risoluzione delle annose problematiche dei segmenti emarginati della società", ha detto l'Arcivescovo Arshad, sottolineando che gli abitanti degli insediamenti informali sono "cittadini a pieno titolo e hanno diritto ai servizi essenziali, alla tutela legale e a un alloggio dignitoso". <br />In quelle baraccopoli abitano famiglie a basso reddito, incluse numerose famiglie cristiane che, nelle ultime settimane, sono state interessate dalle ordinanze di sgombero emesse dalla "Capital Development Authority" , il governo cittadino di Islamabad-Rawalpindi. La CDA ha avviato le demolizioni degli insediamenti informali e baraccopoli formatesi gradualmente, negli ultimi 30 anni, in varie aree delle due città, come la "Allama Iqbal Colony". L'azione della CDA, coadiuvata da mezzi per le demolizioni e forze di polizia, ha incontrato la resistenza dei residenti in quelle baracche, sostenute da organizzazioni della società civile e i gruppi per i diritti umani come la Human Rights Commission of Pakistan . Le Ong chiedono alle autorità civili un'attenzione alle famiglie alloggiate in quegli insediamenti informali , proponendo che siano trasferite in case popolari a basso costo, rimarcando che il "diritto alla casa" è garantito dall’articolo 9 della Costituzione del Pakistan<br />La politica di sgombero indiscriminato, senza soluzioni alternative - si afferma - finirebbe per creare sfollati interni e gruppi di senzatetto nelle due città, acuendo marginalizzazione e povertà. La comunità cattolica si è posta accanto alle famiglie interessate e volontari della Commissione nazionale "Giustizia e pace" si sono attivati per mostrare solidarietà e sostegno. Un gruppo di avvocati e Ong ha presentato ricorsi alla Corte costituzionale federale, in difesa dei cittadini di quegli insediamenti. La Corte ha quindi chiesto alla CDA di sospendere gli sgomberi e di stabilire un quadro normativo completo per il riconoscimento degli insediamenti informali. <br /> <br /><br />Sat, 18 Apr 2026 11:58:21 +0200AMERICA/CUBA - “Fiaccola luminosa in mezzo a tante tenebre”: i Vescovi difendono il Papa dagli attacchi e accompagnano il popolo in mezzo alla crisihttps://fides.org/it/news/77587-AMERICA_CUBA_Fiaccola_luminosa_in_mezzo_a_tante_tenebre_i_Vescovi_difendono_il_Papa_dagli_attacchi_e_accompagnano_il_popolo_in_mezzo_alla_crisihttps://fides.org/it/news/77587-AMERICA_CUBA_Fiaccola_luminosa_in_mezzo_a_tante_tenebre_i_Vescovi_difendono_il_Papa_dagli_attacchi_e_accompagnano_il_popolo_in_mezzo_alla_crisiSanta Clara – I vescovi di Cuba manifestano la loro “più profonda comunione e filiale affetto” a Papa Leone XIV, in una lettera che porta la data del 13 aprile 2026, nella quale esprimono la loro vicinanza al Pontefice di fronte agli attacchi ricevuti negli ultimi giorni e ringraziano per la sua testimonianza a favore della pace e dei più vulnerabili.<br />Nel testo, firmato dal Presidente della Conferenza dei Vescovi cattolici di Cuba, il Vescovo di Santa Clara Arturo González Amador, i presuli sottolineano che, “in un mondo ferito da conflitti e guerre”, l’invito del Papa a lavorare per la pace “si trasforma in una voce profetica e in una fiaccola luminosa in mezzo a tante tenebre”.<br />I vescovi evidenziano inoltre che, quando il Papa “viene attaccato o denigrato per la sua fedeltà al Vangelo e la difesa dei poveri ed esclusi”, egli rende presente “in modo tangibile il Signore Gesù”, e assicurano la loro preghiera e vicinanza, invocando la protezione della Vergine della Carità del Cobre sul suo ministero.<br /><br />Questo gesto di comunione ecclesiale avviene in un contesto particolarmente complesso per l’isola. Cuba sta attraversando una delle crisi più profonde della sua storia recente, segnata dalla carenza di alimenti, medicinali e carburante, oltre che da prolungati blackout che colpiscono gravemente la vita quotidiana della popolazione. Le difficoltà economiche legate all’embargo imposto dagli Stati Uniti hanno generato un crescente malcontento sociale, che in alcuni casi è sfociato in proteste in diverse regioni del Paese.<br /><br />A questo quadro si aggiunge la preoccupazione per l’aumento delle incarcerazioni di persone che dissentono dalla politica governativa. Secondo quanto rivelato dall’ultimo rapporto dell’organizzazione Prisoners Defenders, relativo a marzo 2026, il numero di prigionieri per motivi politici ha superato il migliaio negli ultimi mesi, con nuovi arresti, anche di donne e minori, legati a proteste pacifiche e all’espressione di opinioni critiche. Il documento segnala inoltre che molti detenuti presentano problemi di salute senza un’adeguata assistenza medica, in condizioni che suscitano forte preoccupazione.<br /><br />Di fronte a questa situazione, Caritas Cuba ha intensificato la distribuzione degli aiuti umanitari. Attraverso la sua rete, ha fatto arrivare alimenti, prodotti per l’igiene e articoli essenziali per la casa alle famiglie vulnerabili in diverse diocesi. L’organizzazione ha sottolineato che queste risorse sono destinate ad accompagnare chi ha più bisogno, in un contesto in cui le carenze materiali sono sempre più evidenti. Tuttavia, la mancanza di carburante e i limiti logistici incidono anche sulla capacità della Chiesa di distribuire gli aiuti e raggiungere tutte le comunità.<br /><br />Dall’inizio del 2026, la Conferenza dei Vescovi cattolici di Cuba ha ribadito in più occasioni i suoi appelli ad “affrontare la realtà del Paese con spirito di dialogo, speranza e responsabilità condivisa”, insistendo sulla necessità di “cercare vie che permettano di superare la crisi e alleviare la sofferenza del popolo cubano”, come ha espresso la stessa Conferenza nel comunicato del 12 febbraio 2026 chiedendo il rinvio della visita ad limina. In tale nota, i presuli hanno spiegato che la decisione rispondeva al “peggioramento della situazione socioeconomica del Paese, che genera grande instabilità e incertezza”, precisando che l’incontro con Papa Leone XIV, inizialmente previsto dal 16 al 20 febbraio 2026, è stato posticipato a una data successiva, senza che al momento sia stata fissata una nuova convocazione ufficiale. <br /><br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="https://www.fides.org/it/attachments/view/file/Carta-de-Mons.-Arturo-Gonzalez-Amador.pdf">Carta de Mons. Arturo Gonzalez Amador</a>Fri, 17 Apr 2026 12:51:43 +0200AFRICA/KENYA - I Vescovi lamentano la carenza di certificati di matrimonio e ritardi nelle registrazioni di stato civilehttps://fides.org/it/news/77584-AFRICA_KENYA_I_Vescovi_lamentano_la_carenza_di_certificati_di_matrimonio_e_ritardi_nelle_registrazioni_di_stato_civilehttps://fides.org/it/news/77584-AFRICA_KENYA_I_Vescovi_lamentano_la_carenza_di_certificati_di_matrimonio_e_ritardi_nelle_registrazioni_di_stato_civileNairobi - "Da tempo stiamo riscontrando difficoltà nel processo di registrazione civile e legalizzazione del matrimonio” affermano i Vescovi del Kenya nella dichiarazione pubblicata ieri, 16 aprile, al termine della loro Assemblea tenutasi presso la Donum Dei, Roussel House in Karen, Nairobi. “Le procedure di notifica e di ottenimento dei certificati sono diventate inutilmente complesse. Il processo di approvazione è lento e a volte non tiene conto delle tempistiche e delle date stabilite”.<br />“Inoltre, stiamo assistendo a una carenza di certificati di matrimonio. Ciò non potrà che causare un danno morale alla società e rischia di privare i coniugi più deboli dei loro diritti legali” afferma la dichiarazione della Kenya Conference of Catholic Bishops <br />“Come Paese, dobbiamo proteggere e promuovere l'istituzione del matrimonio, come previsto dalla Costituzione del Kenya. Quando le famiglie e l'istituzione del matrimonio sono forti, la nostra società prospera” affermano i Vescovi, citando l'articolo 45 della Costituzione, che riconosce la famiglia come unità fondamentale della società.<br />L’intervento della KCCB giunge in un contesto di crescente frustrazione della popolazione per i ritardi nell'ottenimento di documenti come certificati di nascita, carte d'identità nazionali e passaporti.<br />I Vescovi esprimono inoltre preoccupazione per gli omicidi di massa avvenuti in un contesto rituale come è il caso di Shakahola .<br />“Lo scandalo delle morti di Shakahola e Kware è ancora vivo nella nostra memoria, dove sono stati portati alla luce omicidi inimmaginabili” affermano i Vescovi, sottolineando la mancanza di controlli sociali e governativi perché “queste persone, uccise e sepolte in fosse comuni, provenivano da famiglie e quartieri”. “Rimangono senza risposta le domande su come sia potuto accadere, senza che nessuno se ne accorgesse e lo segnalasse alle autorità”. <br />La KCCB sottolinea che continuano a verificarsi episodi simili “con nuove morti inspiegabili”. “Il ritrovamento di corpi di uomini, donne e bambini in sacchi di iuta a Binzaro, a Kilifi, e ora a Kericho, è fortemente inquietante perché dimostra il totale disprezzo per la sacralità e il valore della vita umana” continua il messaggio che denuncia che “le indagini su questi omicidi si esauriscono molto rapidamente e vengono facilmente dimenticate” solo perché “le vittime erano povere e apparentemente insignificanti”. <br />Il disprezzo per la vita delle persone, si esplicita, secondo la KCCB, anche nell’aumento della tratta di esseri umani. Sul piano politico, i Vescovi ribadiscono le loro critiche sull’imbarbarimento del dibattito politico e denunciano il reclutamento a fini politici di bande di giovani teppisti “usati per intimidire, interrompere le riunioni e persino uccidere”. Un fenomeno che “può prosperare solo se sponsorizzato e protetto da individui potenti”. <br />Fri, 17 Apr 2026 11:25:15 +0200ASIA/INDIA - I laici cattolici indiani: dare ascolto al grido di pace che viene da credenti di tutte le religionihttps://fides.org/it/news/77583-ASIA_INDIA_I_laici_cattolici_indiani_dare_ascolto_al_grido_di_pace_che_viene_da_credenti_di_tutte_le_religionihttps://fides.org/it/news/77583-ASIA_INDIA_I_laici_cattolici_indiani_dare_ascolto_al_grido_di_pace_che_viene_da_credenti_di_tutte_le_religioniNew Delhi - "Come cristiani indiani, appoggiamo con convinzione l'appello del Santo Padre per il cessate il fuoco, il dialogo e il ripristino della pace in Medio Oriente. La voce del Papa, radicata nel Vangelo di pace e compassione, risuona come un imperativo morale per tutta l'umanità in questi tempi turbolenti", afferma all'Agenzia Fides Elias Vas, Presidente nazionale della "All India Catholic Union" , la più grande confederazione nazionale di laici cattolici in Asia. "La pace è il bene più grande dell'umanità, la base per un futuro di prosperità", rileva. <br />L'AICU, organizzazione fondata nel 1919, operante attraverso 120 gruppi diocesani in tutto il paese con 16 milioni di membri, esprime solidarietà e sostegno all'appello di Papa Leone XIV per la fine immediata della devastante guerra che coinvolge Stati Uniti, Israele, Iran e Libano. Le ripercussioni della guerra - osserva il leader dell'AICU - "si propagano in tutto il mondo, influenzando i mercati energetici, il commercio globale attraverso il blocco nello Stretto di Hormuz, la sicurezza alimentare e la stabilità economica: tutti fattori che toccano anche l'India". L'AICU chiede ai governanti di "dare ascolto al coro globale di voci che chiedono la pace, provenienti da leader religiosi, società civile e semplici cittadini". <br />In India un ampio movimento che invoca la pace coinvolge leader e credenti delle diverse religioni. Il costante impegno della Chiesa indiana nel "promuovere l'armonia interreligiosa e favorire gli sforzi spirituali collettivi per la pace globale" - ha scritto la la Conferenza episcopale cattolica dell'India - si è espresso anche attraverso l'organizzazione di un evento tenutosi nei giorni scorsi a Delhi: la "Shanthi Sabha - assemblea multireligiosa per la pace" ha riunito rappresentanti della comunità cristiana, indù, musulmana, buddista, giainista, bahai e zoroastriana che, "nel contesto di numerosi conflitti e guerre in corso in tutto il mondo", hanno voluto essere l'uno accanto all'altro per pregare per la pace, per la riconciliazione tra i popoli, per l'armonia. <br />L'Arcivescovo Anil Joseph Couto, segretario generale della CBCI, ha acceso una lampada tradizionale e intonato con i presenti un bhajan come segno della volontà comune di pace. I partecipanti hanno poi recitato insieme la preghiera "Signore, fa' di me uno strumento di pace", attribuita a san Francesco di Assisi, tenendo in mano candele accese. L'assemblea dei leader religiosi ha inoltre approvato la proposta di adottare una "risoluzione sulla pace globale", da proporre al mondo della politica e, tramite i governanti, alle istituzioni e alla comunità internazionale, come segno della volontà di pace che viene "dal basso", dalla società civile delle nazioni del mondo. <br /> <br /><br /><br />Fri, 17 Apr 2026 10:21:15 +0200AFRICA/GABON - Conferma nell'incarico del Direttore delle Pontificie Opere Missionariehttps://fides.org/it/news/77582-AFRICA_GABON_Conferma_nell_incarico_del_Direttore_delle_Pontificie_Opere_Missionariehttps://fides.org/it/news/77582-AFRICA_GABON_Conferma_nell_incarico_del_Direttore_delle_Pontificie_Opere_MissionarieCittà del Vaticano - Il Cardinale Luis Antonio G. Tagle, Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione , in data 19 marzo 2026, ha confermato nell’incarico di Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Gabon don Hajjar Mangomo Nanga, del clero della diocesi di Franceville per il quinquennio 2026-2031.<br /> .Fri, 17 Apr 2026 10:17:09 +0200AFRICA/CAMERUN: L’impegno della Pontificia Opera dell’Infanzia Missionaria per i “bambini invisibili”https://fides.org/it/news/77581-AFRICA_CAMERUN_L_impegno_della_Pontificia_Opera_dell_Infanzia_Missionaria_per_i_bambini_invisibilihttps://fides.org/it/news/77581-AFRICA_CAMERUN_L_impegno_della_Pontificia_Opera_dell_Infanzia_Missionaria_per_i_bambini_invisibiliBafia – Sarebbero circa 20mila i bambini della Diocesi di Bafia che non sono in possesso di un atto di nascita. Bambini i cui atti di nascita non esistono. Bambini mai “nati” per lo Stato, la società civile, la comunità ecclesiale. <br />“Il problema della mancanza del certificato di nascita dei bambini è una realtà nella maggior parte delle nostre diocesi, in particolare nelle principali città metropolitane” commenta all’Agenzia Fides padre Cletus Ashu Amah, direttore delle Pontificie Opere Missionarie del Camerun, emozionato per la visita del Papa nel suo Paese. “Alla base di questo fenomeno” riconosce padre Cletus “c’è la guerra e la povertà estrema e soprattutto nella parte anglofona del Paese molti sfollamenti di persone tra bambini, giovani, famiglie e comunità. Capita che alcune ragazze sfollate entrino nella prostituzione, rimangano incinte e alcuni di questi bambini vengano abbandonati. Tutto questo senza certificati di nascita”. <br />Garantire l’identità al bambino; proteggerlo da possibili rischi quali la tratta, gli abusi; farlo accedere ai servizi sociali di base quali il diritto alla scolarizzazione e alla salute, la partecipazione alla vita sociale e religiosa sono gli obiettivi di un progetto sostenuto dalla Pontificia Opera della Infanzia Missionaria a favore dei bambini vulnerabili della diocesi di Bafia presentato dalla Commissione di giustizia e pace della medesima diocesi. Il progetto non solo offre una documentazione dell’analisi del fenomeno, ma anche le azioni concrete per combatterlo dentro l’orizzonte più ampio in cui esso si colloca. <br />La portata civile e umanitaria di questo progetto rientra nella missione della Pontificia Opera della Infanzia Missionaria, che contribuisce all’educazione cristiana e missionaria dei suoi aderenti secondo il motto del suo fondatore, Monsignor Charles de Forbin-Janson “I bambini aiutano i bambini”.<br />Il progetto, che prevede più tappe, contempla tra le azioni immediate l’organizzazione di ambulatori mobili dove si possa effettuare la registrazione; la sinergia con le autorità locali per servire le zone più a rischio; l’installazione di centri temporanei di registrazione presso parrocchie, scuole, servizi sanitari; la facilitazione del processo attraverso l’assistenza giuridica, amministrativa e l’accompagnamento che prevede anche la riduzione dei costi. <br />Unitamente a queste attività è stata messa in atto una forte campagna di sensibilizzazione su questo tema anche attraverso la radio.<br />“Il riconoscimento della persona, il suo atto di nascita è il primo atto di riconoscimento sociale e giuridico della dignità di un bambino. Il progetto mette al centro il fatto che ogni bambino, povero o ricco che sia, ha un valore inestimabile agli occhi di Dio e merita di essere riconosciuto” si legge nel progetto destinato ad essere esso stesso strumento di catechesi per i bambini dell’infanzia missionaria che, oltre a raccogliere delle piccole somme di denaro, pregano per questa intenzione, distribuiscono del materiale di sensibilizzazione e sono essi stessi i protagonisti attivi di un’azione di carità rivolta a coetanei vulnerabili della loro stessa diocesi. <br />“A livello nazionale delle POM, stiamo lavorando ora ad un progetto per questi bambini a partire da due Diocesi. Questi bambini saranno identificati, verrà redatto il certificato di nascita e verrà offerta loro una formazione complessiva che costituirà una buona base per il loro avvenire.Il nostro ufficio nazionale ”conclude il direttore Cletus “sta anche collaborando con alcuni orfanotrofi che accolgono bambini sfollati, abbandonati e orfani. Ed una delle attività che incoraggiamo e sosteniamo maggiormente è il follow-up per la redazione dei certificati di nascita dei bambini”. <br /> <br />Fri, 17 Apr 2026 18:01:12 +0200LEONE XIV IN AFRICA - Papa Prevost dal Camerun anglofono: Guai a chi piega il nome stesso di Dio ai propri obiettivi militari, economici e politicihttps://fides.org/it/news/77580-LEONE_XIV_IN_AFRICA_Papa_Prevost_dal_Camerun_anglofono_Guai_a_chi_piega_il_nome_stesso_di_Dio_ai_propri_obiettivi_militari_economici_e_politicihttps://fides.org/it/news/77580-LEONE_XIV_IN_AFRICA_Papa_Prevost_dal_Camerun_anglofono_Guai_a_chi_piega_il_nome_stesso_di_Dio_ai_propri_obiettivi_militari_economici_e_politiciBamenda – I popoli pagano le conseguenze delle guerre decretate dai potenti, e la religione non può essere “arruolata” per scatenare i conflitti. È questo il messaggio unanime lanciato da Papa Leone XIV insieme ai capi religiosi da lui incontrati oggi, 16 aprile, a Bamenda la capitale della regione anglofona del Camerun sconvolta dal 2017 da un conflitto separatista.<br /><br />“Cari fratelli sono qui per annunciare la pace, ma subito trovo che voi la annunciate a me e al mondo intero” ha esordito il Pontefice incontrando le diverse comunità di Bamenda. “Infatti, la crisi che ha sconvolto queste regioni del Camerun ha avvicinato più che mai le comunità cristiane e musulmane, tanto che i vostri leader religiosi si sono uniti e hanno fondato un Movimento per la Pace, attraverso il quale cercano di mediare tra le parti avverse” ha sottolineato.<br /><br />“In quanti luoghi della terra vorrei che avvenisse così! Beati gli operatori di pace! Guai, invece, a chi piega le religioni e il nome stesso di Dio ai propri obiettivi militari, economici e politici trascinando ciò che è santo in ciò che vi è di più sporco e tenebroso” ha ammonito Papa Leone XIV.<br />“Chi rapina la vostra terra delle sue risorse, in genere investe in armi buona parte dei profitti, in una spirale di destabilizzazione e di morte senza fine” denuncia il Pontefice. “È un mondo a rovescio, uno stravolgimento della creazione di Dio che ogni coscienza onesta deve denunciare e ripudiare, scegliendo quell’inversione a U – la conversione – che conduce nella direzione opposta, sulla strada sostenibile e ricca della fraternità umana. Il mondo è distrutto da pochi dominatori ed è tenuto in piedi da una miriade di fratelli e sorelle solidali!”<br /><br />Una solidarietà testimoniata negli interventi di Fonki Samuel Forba, Moderatore emerito della Chiesa <br />presbiterana in Camerun, e dell’Imam Mohamad Abubakar della Moschea Centrale di Buea. Il primo ha affermato che “Uno dei frutti positivi di questa crisi che ha scosso le nostre regioni del Camerun è che essa ha avvicinato come non mai le Chiese cristiane e la religione musulmana". “La persecuzione e la sofferenza non conoscono né fede né razza, né lingua né colore” ha sottolineato. “La persona che soffre ha bisogno di conforto, e l’essere umano che è in guerra ha bisogno di pace, qualunque sia il suo credo”. <br />Come ha ricordato Leone XIV, i capi religiosi della regione si sono uniti per ricercare una soluzione al conflitto. “A causa delle comuni sofferenze vissute, i leader religiosi di estrazione anglofona si sono uniti e hanno fondato un movimento di pace attraverso il quale abbiamo cercato di mediare la pace e il dialogo tra il governo del Camerun e i combattenti separatisti” ha spiegato il Moderatore. “Sotto la guida dell’Arcivescovo di Bamenda, Monsignor Andrew Nkea, siamo andati a trovare e abbiamo parlato con molti leader dei Movimenti separatisti nel Paese e all’estero e abbiamo cercato di avviare un dialogo con i combattenti separatisti locali sul campo, convincendoli che la pace è meglio della guerra e che la guerra non può mai risolvere veramente alcun conflitto”.<br />L’Imam Abubakar dopo aver ricordato che anche gli abitanti di fede musulmana sono stati uccisi e hanno subito perdite materiali a causa della guerra, ha ringraziato Dio “perché questa crisi non è degenerata in una guerra religiosa e continuiamo a cercare di amarci gli uni gli altri nonostante le nostre religioni diverse”. Il Capo Tradizionale Supremo di Mankon, Fon Fru Asaah Angwafor IV, ha ricordato il ruolo dei capi tradizionali nell’accogliere i primi missionari e ha ringraziato la Chiesa cattolica “per la grande opera di evangelizzazione svolta egli anni passati e ancora oggi, nonché per i servizi sociali che la Chiesa ha offerto alla nostra gente”.<br /><br />Nel suo indirizzo di saluto, l’Arcivescovo di Bamenda, Andrew Nkea, ha ricordato le sofferenze della popolazione causate dal conflitto: “Per circa quattro anni ai nostri figli non è stato permesso di andare a scuola. I bambini sono stati usati come esca per lotte e motivi politici. Numerosi sacerdoti, religiosi e perfino vescovi di questa provincia sono stati perseguitati, picchiati, rapiti o addirittura uccisi in questo conflitto, e tuttavia la Chiesa continua a portare il messaggio evangelico come luce di speranza in mezzo a un popolo traumatizzato. Questa crisi ha reso vedove tante donne, resi orfani tanti bambini e lasciato tante persone senza una casa”. <br />Thu, 16 Apr 2026 15:50:40 +0200AFRICA/SUDAN - Oltre 150.000 morti, 14 milioni di sfollati: il tragico bilancio di 3 anni di guerra civilehttps://fides.org/it/news/77579-AFRICA_SUDAN_Oltre_150_000_morti_14_milioni_di_sfollati_il_tragico_bilancio_di_3_anni_di_guerra_civilehttps://fides.org/it/news/77579-AFRICA_SUDAN_Oltre_150_000_morti_14_milioni_di_sfollati_il_tragico_bilancio_di_3_anni_di_guerra_civileKhartoum – Sono tre anni di guerra in Sudan e non sembra che via sia una via di uscita. Il conflitto scoppiato il 16 aprile 2023 rimane in una situazione di stallo con continui cambiamenti nel controllo territoriale. Al momento i militari dell’esercito hanno riconquistato gran parte di Khartoum e parti del Sudan centrale e orientale, stabilendo la propria base a Port Sudan.<br />I loro avversari, i miliziani delle Forze di Supporto Rapido hanno consolidato il controllo sulla maggior parte della regione occidentale del Darfur dopo aver conquistato El Fasher nell'ottobre 2025, a seguito di un lungo assedio . Le RSF hanno conquistato alcune zone del Kordofan e di altre regioni, sebbene le forze SAF abbiano respinto le truppe in aree come il Kordofan meridionale .<br />Le vittime di tre di guerra sono almeno 150.000, la maggior parte civili. Il conflitto ha causato lo sfollamento di circa 14 milioni di persone in totale: circa 9-10 milioni di sfollati interni dislocati in altre regioni del Sudan mentre sono circa 4,4 milioni i rifugiati e i richiedenti asilo nei Paesi limitrofi . <br />Quella originata dalla guerra civile sudanese rimane la più grande crisi di sfollamento al mondo. Molti sfollati interni vivono in condizioni precarie, e quello che sono riusciti a ritornare in aree devastate sono a rischio per la presenza di ordigni inesplosi e per l’assenza di servizi essenziali, come quelli sanitari. Donne e ragazze costituiscono una parte significativa degli sfollati e corrono i rischi maggiori.<br />Mons. Paul Swarbrick, Vescovo di Lancaster e Vescovo delegato per l'Africa della Conferenza episcopale cattolica di Inghilterra e Galles, in un suo messaggio per ricordare i tre anni di guerra in Sudan ha esortato “i cattolici in Inghilterra e Galles a pregare per la pace e chiede al governo del Regno Unito di non perdere di vista questa crisi”. “Sono consapevole, grazie ai miei legami con la Chiesa in Sudan e con le organizzazioni caritative cattoliche che operano nella regione, del timore che il conflitto rischi di essere trascurato dalla comunità internazionale”. Ha poi proseguito: “Il Regno Unito è 'referente' per il Sudan presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e spero che utilizzi tale posizione per promuovere un impegno diplomatico continuo e per sostenere una risoluzione pacifica di questo conflitto”. <br />Thu, 16 Apr 2026 11:53:11 +0200ASIA/PAKISTAN - Il politico cattolico Naveed: "Il Pakistan continua la mediazione nella guerra in Medio Oriente per costruire la pace, a beneficio di tutti"https://fides.org/it/news/77578-ASIA_PAKISTAN_Il_politico_cattolico_Naveed_Il_Pakistan_continua_la_mediazione_nella_guerra_in_Medio_Oriente_per_costruire_la_pace_a_beneficio_di_tuttihttps://fides.org/it/news/77578-ASIA_PAKISTAN_Il_politico_cattolico_Naveed_Il_Pakistan_continua_la_mediazione_nella_guerra_in_Medio_Oriente_per_costruire_la_pace_a_beneficio_di_tuttiRoma - "Sono orgoglioso che il Pakistan abbia fatto del suo meglio per riunire tutti gli attori coinvolti nelle guerra in Medio Oriente e invitarli a Islamabad ad un tavolo di mediazione. Certo, non è facile dopo un conflitto così grave e non è possibile ottenere il risultato in una sola riunione. Il Pakistan ha iniziato e continua a collaborare con gli amanti della pace e con i paesi alleati. L'opera di mediazione continua, i vertici del nostro governo stanno ancora cercando di risolvere la questione e di andare avanti": è quanto dichiara all'Agenzia Fides Anthony Naveed, politico cattolico, militante nel Partito Popolare del Pakistan e dal febbraio 2024 vicepresidente del parlamento della Provincia del Sindh, in Pakistan meridionale.<br />Naveed spiega a Fides: "Credo che, in questa tragica situazione, qualcuno doveva farsi avanti e assumersi questa responsabilità. A causa della situazione di guerra in Medio Oriente, non sono solo i paesi della regione si trovano in difficoltà, ma praticamente tutto il mondo ne sta subendo le conseguenze. Tutti sono molto preoccupati perchè potrebbe verificarsi una escalation e il conflitto sfociare in una nuova guerra mondiale. In qualità di cittadino pakistano e di rappresentante della nazione pakistana, ritengo che cercare di portare la pace è un'azione importante, che va a beneficio di tutti, ed è anche il desiderio e l'appello del Papa", ricorda.<br />Sul ruolo del Pakistan p. Robert Mc Culloch, missionario australiano di san Colombano, per oltre 30 anni in Pakistan, oggi impegnato nella gestione dell'ospedale cattolico di Sant'Elisabeth a Hyderabad, aggiunge a Fides: "Il coinvolgimento del Pakistan per una mediazione nella guerra USA-Iran, per la tregua, risulta piuttosto naturale, perchè il paese, da un lato, ha legami con gli USA, dall'altro condivide un confine con l'Iran e ha, al suo interno, una comunità sciita di circa il 20% della popolazione, con una chiara affinità verso l'Iran. Inoltre il Pakistan ha stretto un'alleanza militare con Arabia Saudita ed Emirati Arabi, dunque è un attore perfetto per la mediazione".<br />Osserva p. Mc Culloch: "Se oggi la mediazione è in una fase di stallo, anche se non è tramontata, è perchè bisogna raggiungere un punto di incontro tra le parti. Non si può andare a un tavolo di mediazione con l'approccio di portare solo la propria proposta, senza accettare alcun compromesso o modifica, come hanno fatto gli USA. In una mediazione, è necessario il dialogo e, portando una proposta, occorre valutare la controproposta di chi sta di fronte, accogliendone alcuni elementi, senza imporre aut aut. Speriamo che, nei prossimi giorni, il dialogo possa riprendere e portare alla sospirata fine della guerra".<br /> Thu, 16 Apr 2026 11:39:29 +0200LEONE XIV IN AFRICA - Papa Prevost alle autorità del Camerun: Si liberino le energie per la pace e la costruzione del bene comunehttps://fides.org/it/news/77577-LEONE_XIV_IN_AFRICA_Papa_Prevost_alle_autorita_del_Camerun_Si_liberino_le_energie_per_la_pace_e_la_costruzione_del_bene_comunehttps://fides.org/it/news/77577-LEONE_XIV_IN_AFRICA_Papa_Prevost_alle_autorita_del_Camerun_Si_liberino_le_energie_per_la_pace_e_la_costruzione_del_bene_comuneYaoundé – La politica sia al servizio del bene comune evitando la corruzione che “sfigura l’autorità svuotandola di autorevolezza”. Le parole di Papa Leone XIV pronunciate ieri, 15 aprile, nel Palazzo Presidenziale di Yaoundé nell’incontro con le autorità, la società civile e il corpo diplomatico, sono un richiamo alle autorità di un Paese, il Camerun, che e si è classificato al 142° posto su 182 Paesi, nell’l'Indice di Percezione della Corruzione 2025 di Transparency International.<br />Il Paese ha ottenuto un punteggio di 26 su 100 . Questo dato è rimasto sostanzialmente invariato per anni, senza mostrare miglioramenti significativi e collocando il Camerun ben al di sotto della media globale di 42 e della media regionale dell'Africa subsahariana di 32.<br />Il Santo Padre nel suo primo discorso della sua visita in Camerun si è rivolto ai camerunesi e in particolare ai giovani e alle donne, incoraggiandoli a non perdere la speranza, ma anzi “a proseguire, con entusiasmo e perseveranza, nella costruzione del bene comune”.<br />Richiamando l’insegnamento di Sant’Agostino, Papa Leone XIV ha sottolineato che “servire il proprio Paese significa dedicarsi con mente lucida e coscienza integra al bene comune di tutto il popolo: della maggioranza, delle minoranze e della loro reciproca armonia”.<br />Un richiamo alla responsabilità della classe dirigente e alla popolazione perché operino per la pace, la riconciliazione e l’unità in vista del perseguimento del bene comune, in un Paese segnato da “tensioni e le violenze che hanno colpito alcune regioni del Nord-Ovest, del Sud-Ovest e dell’Estremo Nord”. <br />Il Pontefice ha rivolto un appello perché si lascino spazi ai giovani, alle donne e alle diverse organizzazioni civile perché, ha sottolineato “la società civile è da considerare una forza vitale per la coesione nazionale”. “È un passaggio a cui anche il Camerun è pronto! Associazioni, organizzazioni di donne e di giovani, sindacati, ONG umanitarie, leader tradizionali e religiosi: tutti svolgono un ruolo insostituibile nella tessitura della pace sociale” ha affermato il Santo Padre.<br />Papa Leone XIV ha poi aggiunto che occorre soddisfare le richieste “di trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche e il rispetto dello Stato di diritto” definite condizioni “essenziali per ripristinare la fiducia”. Il Camerun vanta il Capo di Stato più longevo della scena internazionale e una delle popolazioni più giovani al mondo, con un'età media di circa 18-19 anni e circa il 41% della popolazione di età inferiore ai 15 anni.<br />A loro il Santo Padre dedica importanti passaggi del suo discorso. In particolare afferma che “i giovani rappresentano la speranza del Paese e della Chiesa”. “La loro energia e la loro creatività sono ricchezze inestimabili. Naturalmente, quando disoccupazione ed esclusione persistono, la frustrazione può generare violenza. Investire nell’istruzione, nella formazione e nell’imprenditorialità dei giovani è allora una scelta strategica per la pace”.<br />“Grazie a Dio, ai giovani camerunesi non manca una profonda spiritualità, che resiste ancora all’omologazione del mercato. Si tratta di un’energia che rende preziosi i loro sogni, radicati nelle profezie che alimentano la loro preghiera e i loro cuori” continua Papa Leone XIV che conclude ribadendo l’impegno della Chiesa in Camerun “a collaborare lealmente con le autorità civili e con tutte le forze vive della nazione per promuovere la dignità umana e la riconciliazione”. <br />Thu, 16 Apr 2026 11:05:52 +0200EUROPA/SLOVACCHIA - La Conferenza Europea della Pontificia Opera della Santa Infanzia: spazio di condivisione della fede cresciuta con bambini e adolescentihttps://fides.org/it/news/77576-EUROPA_SLOVACCHIA_La_Conferenza_Europea_della_Pontificia_Opera_della_Santa_Infanzia_spazio_di_condivisione_della_fede_cresciuta_con_bambini_e_adolescentihttps://fides.org/it/news/77576-EUROPA_SLOVACCHIA_La_Conferenza_Europea_della_Pontificia_Opera_della_Santa_Infanzia_spazio_di_condivisione_della_fede_cresciuta_con_bambini_e_adolescentiBratislava - Si è concluso oggi con la celebrazione eucaristica l'incontro della “Conferenza Europea dell'Infanzia Missionaria", conosciuta come CEME, acronimo francese che sta per “Conference de l'Enfance Missionnaire Européenne”, svoltosi a Bratislava da domenica 12 a giovedì 16 aprile . <br />Ognuno dei partecipanti all’incontro, provenienti da circa 20 Paesi europei, ha condiviso con gli altri, durante quattro intense giornate trascorse in un clima costruttivo e fraterno, la propria esperienza di fede maturata con i bambini e gli adolescenti. Il tema al centro dell'incontro era quello della "creatività nella nuova evangelizzazione".<br />"Il binomio creatività e nuova evangelizzazione rappresenta una delle sfide centrali della Chiesa contemporanea, come ha sottolineato più volte Papa Francesco” ha commentato mercoledì 15 aprile Suor Inês Paulo Albino, Segretario generale della Pontificia Opera della Santa Infanzia nell’apertura del suo intervento. Non si tratta di cercare contenuti nuovi ma di usare la creatività, la passione e l'intelligenza per trasmettere il messaggio evangelico, come evidenziato anche dall’Arcivescovo Nicola Girasoli, Nunzio Apostolico in Slovacchia, che nella sua conferenza ha parlato di entusiasmo missionario.<br />Quattro gli elementi messi in luce da Suor Albino: l'audacia, come elemento chiave per questo cambiamento di rotta; l'importanza della testimonianza e la capacità di usare la creatività per andare oltre l'approccio del "si è sempre fatto così"; la creatività come caratteristica divina che si riflette nell'umanità, portando novità e speranza in contesti spesso segnati da disillusione, ed infine l'attenzione alla cultura, poiché la nuova evangelizzazione richiede una conversione della mente e del cuore, che trasforma la comunità in un luogo creativo, aperto al dialogo e ai segni dei tempi.<br />Nel condividere la sua esperienza personale, il Segretario generale della Pontificia Opera della Santa Infanzia ha fatto cenno alle esperienze avute durante le visite svolte presso le varie Direzioni Nazionali in zone rurali dove i bambini sono privati dei loro diritti, spesso abusati e maltrattati: "In ogni bambino è racchiuso il sogno di Dio per lui o per lei. Non c'è niente di più umano che cercare di realizzarlo. I minori non accompagnati non sono un problema da cui proteggerci, sono bambini e giovani che hanno bisogno di aiuto. Investire in loro, nella loro protezione e nella salvaguardia dei loro diritti è un vantaggio per tutti: per loro, per noi, per le nostre città, per il mondo".<br />Suor Albino ha fatto riferimento anche al senso di inquietudine che oggi investe i bambini e gli adolescenti soprattutto nei Paesi più sviluppati, e ha invitato in particolare le Chiese d'Europa, che molto sostengono in termini economici le Pontificie Opere Missionarie, a fermarsi e ad "ascoltare veramente" la Parola di Dio, per riprendere il cammino di una nuova evangelizzazione.<br />"Ieri come oggi, notiamo che esiste il rischio di pensare di costruire la felicità da soli, guardando al presente e riponendo la nostra fiducia nelle cose materiali, a volte riponendo troppa fiducia nella sola ragione, dimenticando che siamo anche spirito e anima" ha detto suor Albino, che ha terminato la sua relazione offrendo degli spunti volti a stimolare nei partecipanti il proseguimento della riflessione una volta rientrati nei proprio Paesi.<br /> <br /><br />Thu, 16 Apr 2026 10:59:06 +0200ASIA/MYANMAR - I Vescovi birmani, con il Papa: "Deporre le armi, aprire i cuori e cercare la difficile ma necessaria via del dialogo e della pace"https://fides.org/it/news/77575-ASIA_MYANMAR_I_Vescovi_birmani_con_il_Papa_Deporre_le_armi_aprire_i_cuori_e_cercare_la_difficile_ma_necessaria_via_del_dialogo_e_della_pacehttps://fides.org/it/news/77575-ASIA_MYANMAR_I_Vescovi_birmani_con_il_Papa_Deporre_le_armi_aprire_i_cuori_e_cercare_la_difficile_ma_necessaria_via_del_dialogo_e_della_paceYangon - "Profonda solidarietà a Papa Leone XIV", all'indomani dell'attacco verbale del presidente USA Donald Trump, esprimono i Vescovi birmani, riuniti nella Conferenza episcopale del Myanmar, riconoscendo che il Papa "nel rumore della guerra e tra la confusione di interessi contrastanti, si erge come una voce morale chiara e coraggiosa, un Pastore che dice la verità con amore". In un messaggio inviato a Fides, pubblicato il 15 aprile e firmato dal presidente della Conferenza episcopale, il Card. Charles Maung Bo, Arcivescovo di Yangon, I Vescovi birmani si uniscono al Papa che , "come una voce che grida nel deserto, chiama l'umanità a tornare sulla via della pace , della giustizie e della riconciliazione". <br />Gli appelli del Papa, notano, "trascendono l'allineamento politico e i confini nazionali , ricordando a tutti i popoli che la pace non è la vittoria di una parte sull'altra, ma il trionfo della nostra umanità condivisa". "Difendendo fermamente la dignità di ogni vita umana, in un mondo tentato dalla divisione, Papa Leone XIV incarna lo spirito evangelico di unità, misericordia e verità", rileva il testo inviato all'Agenzia Fides.<br />Le parole del Pontefice, aggiungono i Presuli, risuonano profondamente in una terra come il Myanmar, dove si avvertono dolorose le ferite del conflitto: "Uniamo la nostra preghiera alla sua, implorando tutte le nazioni i leader e i popoli di deporre le armi, aprire i cuori e cercare la difficile ma necessaria via del dialogo e della pace", conclude il messaggio, assicurando vicinanza e supporto al Papa e ripetendo la beatitudine evangelica, "beati gli operatori di pace perchè saranno chiamati figli di Dio".<br />La Chiesa cattolica in Myanmar, che vede le proprie comunità vivere in condizioni di precarietà e sfollamento, ha celebrato il 26 marzo come giornata speciale di penitenza, preghiera e digiuno, per invocare il dono della pace in Myanmar e in Medio Oriente, teatro della nuova guerra. I Vescovi hanno vissuto con i fedeli veglie e momenti di preghiera e di Adorazione eucaristica, invocando Dio "affinché doni la sua pace al Myanmar e al mondo, affinché regnino la comprensione reciproca, la compassione e l'amore".<br />Inoltre, nelle diverse diocesi birmane i fedeli si preparano a celebrare messe e rosari in occasione del primo anniversario della morte di Papa Francesco, il 21 aprile. A Yangon è prevista una una celebrazione in Cattedrale il 25 aprile alle 17.00.<br /> Thu, 16 Apr 2026 08:45:09 +0200AFRICA/CONGO RD - Nomina del Vescovo Ausiliare di Lubumbashihttps://fides.org/it/news/77574-AFRICA_CONGO_RD_Nomina_del_Vescovo_Ausiliare_di_Lubumbashihttps://fides.org/it/news/77574-AFRICA_CONGO_RD_Nomina_del_Vescovo_Ausiliare_di_LubumbashiCittà del Vaticano - Il Santo Padre ha nominato Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi Metropolitana di Lubumbashi il Rev.do Jean-Marie Vianney Musul Masas, finora Cancelliere della medesima Arcidiocesi, assegnandogli la Sede titolare di Satafis. <br />S.E. Mons. Jean- Marie Vianney Musul Masas è nato il 23 agosto 1974 a Fungurume, Arcidiocesi di Lubumbashi. Dopo aver frequentato il Seminario minore Saint François Xavier de Sales a Lubumbashi , ha conseguito un Master in Filosofia all’Università di Lubumbashi. Successivamente, ha compiuto gli studi di Teologia al Seminario Maggiore Interdiocesano Saint Paul di Lubumbashi. È stato ordinato sacerdote il 25 luglio 2009.<br />Ha svolto i seguenti incarichi: Parroco della Saint Augustin a Lubumbashi ; Cappellano delle Suore Pie Discepole del Divin Maestro e delle Suore della Charité de Jésus et Marie a Lubumbashi ; Segretario Generale aggiunto del secondo Sinodo diocesano ed Amministratore parrocchiale della Saint Jean Paul II ; finora, Cancelliere e Cerimoniere diocesano e Vicario domenicale a Notre Dame de la Paix a Lubumbashi .<br /> Wed, 15 Apr 2026 12:03:53 +0200AFRICA/SUDAFRICA - “Papa Leone XIV esprime la posizione di tutta la Chiesa cattolica” afferma il Cardinale Brislin in risposta al Presidente Trumphttps://fides.org/it/news/77573-AFRICA_SUDAFRICA_Papa_Leone_XIV_esprime_la_posizione_di_tutta_la_Chiesa_cattolica_afferma_il_Cardinale_Brislin_in_risposta_al_Presidente_Trumphttps://fides.org/it/news/77573-AFRICA_SUDAFRICA_Papa_Leone_XIV_esprime_la_posizione_di_tutta_la_Chiesa_cattolica_afferma_il_Cardinale_Brislin_in_risposta_al_Presidente_Trump<br />Johannesburg – “Sono motivo di grande preoccupazione” gli attacchi del Presidente statunitense Donald Trump a Papa Leone XIV, afferma il Cardinale Stephen Brislin, Arcivescovo Metropolita di Johannesburg, in un articolo pubblicato sul quotidiano Daily Maverick, intervenendo in qualità di Presidente della Southern African Catholic Bishops’ Conference .<br />In riferimento alle insinuazioni sull’elezione di Papa Leone XIV, , il Cardinale Brislin afferma: “Posso solo testimoniare che noi, riuniti nella Cappella Sistina, non abbiamo tenuto conto di alcun leader politico in particolare nell'elezione del Santo Padre. Né abbiamo considerato la nazionalità del futuro Pontefice. Guidati dallo Spirito Santo, abbiamo eletto la persona più adatta a diventare capo della Chiesa, che meglio potesse rispondere alle esigenze del nostro tempo e che meglio servisse tutti i popoli del mondo”.<br />Sulle posizioni espresse dal Papa Leone XIV e oggetto delle critiche di Trump, il Cardinale sottolinea che “Leone XIV ha espresso chiaramente la posizione della Chiesa sulle principali questioni che affliggono il mondo, tra cui il trattamento dei migranti, la crisi climatica, la necessità della verità nell'era della disinformazione e dell'intelligenza artificiale, e l'opposizione alla guerra e all'intervento militare”.<br />“Queste non sono le posizioni personali del Papa. È la posizione della Chiesa cattolica nel suo complesso, che tutti noi rappresentiamo e difendiamo” sottolinea Cardinale.<br />Anche la pubblicazione di un’immagine generata con l’intelligenza artificiale del Presidente americano raffigurato come Cristo ha suscitato la reazione della SACBC.<br />“Qualsiasi rappresentazione che attribuisca a un leader politico l'identità o la somiglianza di Nostro Signore Gesù Cristo è blasfema e costituisce una grave offesa alla fede cristiana” afferma una nota firmata da Mons. Thulani Victor Mbuyisa, Vescovo di Kokstad, Presidente della Commissione Giustizia e Pace della SACBC. Si tratta, afferma la nota, di “un'immagine che banalizza il mistero dell'Incarnazione e la persona di Cristo, che solo è “immagine del Dio invisibile" ”.<br />“Come seguaci di Cristo, non permetteremo ad alcuna autorità terrena, per quanto potente, di rivendicare un'identità divina o di appropriarsi dei simboli della fede in modi che oscurano la verità del Vangelo” afferma Mons. Mbuyisa.<br />Il Presidente di “Giustizia e Pace” respinge totalmente l’uso strumentale della religione a fini politici. “Le azioni del Presidente Trump sono radicate e plasmate da una forte corrente di nazionalismo cristiano” ricorda. “Rifiutiamo fermamente le forme di nazionalismo cristiano che incoraggiano l'adorazione di leader politici e li ritraggono come portatori di un ruolo salvifico per le loro nazioni, presentandoli come "messia politici" incaricati di rendere di nuovo grandi le loro nazioni”.<br />In risposta agli attacchi lanciati dal Presidente americano nei confronti di Papa Leone XIV Mons. Mbuyisa li condanna con fermezza: “Condanniamo gli attacchi del Presidente Trump contro Papa Leone XIV, che svolge fedelmente il suo ministero petrino, proclamando la pace di Cristo Risorto a un mondo ferito dal peccato personale e strutturale”.<br /> “Le azioni ridicole del Presidente Trump non impediranno, pertanto, alla Chiesa di parlare e di proclamare la guarigione e la pace del Signore Risorto nel nostro mondo ferito”. “Ripetiamo quindi il messaggio di Papa Leone XIV al Presidente Trump e a tutti coloro che stanno conducendo il mondo sull'orlo di una terza guerra mondiale e di una recessione economica globale: "Basta con l'idolatria di sé stessi e del denaro. Basta con l'ostentazione del potere. Basta con la guerra. La vera forza si manifesta nel servire la vita" conclude la nota. <br />Wed, 15 Apr 2026 11:03:35 +0200