Fides News - Italianhttp://fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.ASIA/FILIPPINE - Organizzazioni laiche religiose: un’indagine internazionale sulle violazioni dei diritti umanihttp://fides.org/it/news/68948-ASIA_FILIPPINE_Organizzazioni_laiche_religiose_un_indagine_internazionale_sulle_violazioni_dei_diritti_umanihttp://fides.org/it/news/68948-ASIA_FILIPPINE_Organizzazioni_laiche_religiose_un_indagine_internazionale_sulle_violazioni_dei_diritti_umaniRoma - “La nostra più alta aspirazione è che la comunità internazionale conduca un’indagine indipendente e imparziale sulle violazioni dei diritti umani nelle Filippine. Ma per ora non è così e questo è davvero molto deludente. Una recente risoluzione delle Nazioni Unite indica che la comunità internazionale riconosce la crisi dei diritti umani e persegue possibili meccanismi per definire le responsabilità. Inoltre, offrendo assistenza tecnica per rafforzare gli strumenti nazionali, si riconosce a debolezza del sistema e dei meccanismi di giustizia esistenti nel Paese”. Il sacerdote camilliano Aris Miranda, copresidente dell’associazione “Promotion of Church People’s Response – Europe”, commenta così all’Agenzia Fides la decisione delle Nazioni Unite del 7 ottobre scorso che, per ora, si limita a offrire una “collaborazione tecnica” al ministero delle giustizia filippina per un’indagine su quanto avvenuto nelle Filippine durante la cosiddetta “guerra alla droga”, promossa e diretta dal presidente Rodrigo Duterte.<br /><br />La Chiesa ha sempre avuto una posizione critica rispetto alle scelte di un esecutivo che ha spesso agito con violenza e abusi in una sorta di operazione “pulizia” il cui bilancio è di migliaia di morti, spesso solo piccoli spacciatori o consumatori. E organizzazioni laiche e religiose – in patria e all’estero - appoggiano con forza la richiesta di un’indagine indipendente e imparziale.<br /><br />Le controverse scelte di Durterte, sin dal suo insediamento, sono infatti state oggetto di numerose critiche a livello interno e internazionale. In una risoluzione del 17 settembre, il Parlamento Europeo afferma che, presa visione di un rapporto dettagliato del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite , si condannano con forza le violazioni dei diritti umani perpetrate dall'amministrazione Duterte e si invitano gli Stati membri dell’Unione Europea a sostenere l’urgenza di un’indagine internazionale sulle violazioni commesse nelle Filippine dal 2016. La UE non solo chiede di porre fine alle uccisioni e di sciogliere i gruppi paramilitari ma paventa la possibilità di rivedere la clausola di “nazione favorita” che garantisce l’esenzione dai dazi alle esportazioni delle merci filippine verso l’Europa.<br /><br />Poi è arrivata l’indicazione da parte dell’Onu dell' impegno a garantire assistenza tecnica al dicastero locale di Giustizia. E la speranza di un’indagine indipendente, garantita dalla comunità internazionale, si è allontanata.<br /><br />Padre Miranda non abbandona la speranza: “Nonostante tutto – dice a Fides - sono ancora fiducioso che le vittime e le loro famiglie vedranno la luce della giustizia alla fine del tunnel. Sto incoraggiando le persone della Chiesa a rimanere vigili e monitorare la situazione. Ci sono ancora altri meccanismi internazionali possibili e continueremo a fare appello. Intanto continueremo ad assistere le famiglie delle vittime con i nostri mezzi e secondo le nostre possibilità”. Sat, 31 Oct 2020 13:22:22 +0100ASIA/LIBANO - Patriarca maronita: davanti all’orrore jihadista, rafforziamo condivisione e collaborazione tra cristiani e musulmanihttp://fides.org/it/news/68947-ASIA_LIBANO_Patriarca_maronita_davanti_all_orrore_jihadista_rafforziamo_condivisione_e_collaborazione_tra_cristiani_e_musulmanihttp://fides.org/it/news/68947-ASIA_LIBANO_Patriarca_maronita_davanti_all_orrore_jihadista_rafforziamo_condivisione_e_collaborazione_tra_cristiani_e_musulmaniBkerké – Davanti alla ferocia inumana di chi decapita persone innocenti invocando in maniera blasfema il nome di Dio, la cosa più urgente da fare è sottrarsi al clima da “conflitto tra le religioni” e imboccare con ancora maggior decisione la via della “condivisione collaborativa” tra cristiani e musulmani, che ha compiuto un passo decisivo con il “Documento sulla Fratellanza umana” sottoscritto nel 2019 ad Abu Dhabi da Papa Francesco e dallo Sheikh Ahmad al Tayyieb, Grande Imam di Al Azhar. E questa la prospettiva suggerita dal Cardinale libanese Bechara Boutros Rai, Patriarca di Antiochia dei maroniti, durante l’omelia pronunciata alla messa conclusiva del Sinodo annuale della Chiesa maronita, celebrata oggi, sabato 31 ottobre, nella sede patriarcale di Bkerké. <br />Nell’omelia, il Patriarca ha fatto riferimento al delirio jihadista che nelle ultime settimane ha insanguinato la Francia, con l’uccisione del professore decapitato a Parigi il 16 ottobre e poi con la strage di tre persone massacrate il 29 ottobre presso la Cattedrale di Notre Dame de l’Assompion a Nizza. Queste azioni – ha sottolineato il Patriarca – “non trovano alcuna ragione umana o religiosa”, e rappresentano “una grave offesa a Dio, Signore della vita e della morte”. <br />Nel corso dell’omelia, il Patriarca Bechara Rai ha fatto anche ampi riferimenti alla situazione del Libano e del Medio Oriente, evocando con preoccupazione “piani globali e regionali” di influenza che coinvolgono l’intera area, e vengono portati avanti in maniera graduale, senza tenere in minimo conto le volontà dei popoli mediorientali. <br />Riguardo alla situazione libanese, il Cardinale Patriarca ha anche auspicato la sollecita formazione di un nuovo governo , che sappia davvero “ascoltare il grido delle madri, dei padri e dei figli” della nazione libanese, in un paese ridotto allo stremo e dove ormai la metà della popolazione vive sotto la soglia di povertà. <br /><br /><br /><br />Sat, 31 Oct 2020 12:54:17 +0100AMERICA/MESSICO - La Comunità cattolica chiede alle autorità di cercare un missionario scomparsohttp://fides.org/it/news/68946-AMERICA_MESSICO_La_Comunita_cattolica_chiede_alle_autorita_di_cercare_un_missionario_scomparsohttp://fides.org/it/news/68946-AMERICA_MESSICO_La_Comunita_cattolica_chiede_alle_autorita_di_cercare_un_missionario_scomparsoTecámac – I fedeli della comunità cattolica di Tecámac hanno lanciato una campagna con l'hashtag #TodosSomosPadrePaco e ieri hanno svolto una marcia pubblica per cercare di localizzare il sacerdote Francisco Núñez Martínez della parrocchia di Santa María Ajoloapan, nel comune messicano di Tecámac, che è stato segnalato come disperso da lunedì 26 ottobre. <br />Mons. Guillermo Francisco Escobar Galicia, Vescovo della diocesi di Teotihuacán, alla quale appartiene il sacerdote, si è rammaricato del fatto e ha chiesto preghiere alla comunità: “Ci uniamo in preghiera alla Comunità dei Missionari Servi della Santissima Trinità a cui appartiene il padre, nonché alla sua famiglia e alla comunità parrocchiale, sperando che il Dio grande e buono si prenda cura del sacerdote dovunque si trovi, e che presto avremo buone notizie" ha affermato.<br />Al momento della sua scomparsa, il sacerdote, di 55 anni, indossava pantaloni di jeans, una camicia a quadri e una giacca nera, i dati sono stati forniti all'Ufficio del Procuratore Generale dello Stato del Messico, che fornito una scheda per la ricerca della polizia.<br /> <br />Sat, 31 Oct 2020 10:57:34 +0100AFRICA/GHANA - Il Direttore nazionale delle POM: “Siamo chiamati a mostrare l'amore di Dio attraverso il nostro servizio caritatevole”http://fides.org/it/news/68945-AFRICA_GHANA_Il_Direttore_nazionale_delle_POM_Siamo_chiamati_a_mostrare_l_amore_di_Dio_attraverso_il_nostro_servizio_caritatevolehttp://fides.org/it/news/68945-AFRICA_GHANA_Il_Direttore_nazionale_delle_POM_Siamo_chiamati_a_mostrare_l_amore_di_Dio_attraverso_il_nostro_servizio_caritatevoleAccra - “Con la pandemia globale Covid-19 scoppiata inaspettatamente, il mondo è rimasto sopraffatto, preoccupato e mal preparato. La mancanza di conoscenza e la mancanza di controllo hanno costretto tutto il Paese e la Chiesa in particolare a pregare e chiedere guida, protezione e guarigione; questa è l’evangelizzazione”. A sottolinearlo in un colloquio con l’Agenzia Fides, è padre Isaac Ebo-Blay, Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Ghana, parlando delle difficili condizioni in cui versa lo stato africano.<br />“La crisi sanitaria ha colpito e colpisce ancora tutti noi, soprattutto coloro che stavano già combattendo la povertà in Ghana - riferisce padre Isaac - i bisogni dei nostri fratelli e sorelle, in particolare quelli che vivono nelle aree svantaggiate, sono aumentati in modo esponenziale, peggiorando le loro condizioni di vita. Anche prima della pandemia - prosegue - molte comunità non avevano infrastrutture adeguate e accesso alle risorse essenziali. Ad esempio, molti ospedali, compresi gli ospedali cattolici, non avevano le necessità mediche di base per lavarsi le mani, lasciando i pazienti e il personale medico vulnerabili alle malattie”.<br />In questo contesto la Chiesa ghanese, in collaborazione con Caritas Ghana le Pontificie Opere Missionarie e altre organizzazioni cattoliche, si è subito attivata per prestare il suo aiuto: “nel Vangelo - spiega il Direttore nazionale - l’amore, la sollecitudine e la compassione che Gesù aveva per i malati è innegabile: siamo chiamati a mostrare l'amore di Dio agli altri attraverso il nostro servizio caritatevole e le preghiere costanti. Sin dall’inizio dell’epidemia, abbiamo fornito agli ospedali poco attrezzati maschere facciali, termometri, liquidi saponi, disinfettanti per le mani, guanti, cibo, materassi e altre forniture essenziali”. <br />“Tutti i battezzati sono chiamati ad essere discepoli missionari in questo momento difficile”, sottolinea il religioso. “Non può esserci missione senza dare e condividere le nostre risorse umane, naturali, materiali e spirituali: tutti i fedeli in Ghana - conclude - sono incoraggiati a non essere indifferenti ai bisogni degli emarginati, dei poveri, specialmente di quelli che vivono nelle baraccopoli, dei migranti, rifugiati e dei disabili nelle comunità”.<br /><br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="https://youtu.be/FgQgK7P1I8I">Video del'intervista:</a>Sat, 31 Oct 2020 10:06:57 +0100AFRICA/NIGERIA - “Respingiamo le provocazioni e gli incitamenti all’odio lanciati attraverso i social media” esorta l’Arcivescovo di Lagoshttp://fides.org/it/news/68944-AFRICA_NIGERIA_Respingiamo_le_provocazioni_e_gli_incitamenti_all_odio_lanciati_attraverso_i_social_media_esorta_l_Arcivescovo_di_Lagoshttp://fides.org/it/news/68944-AFRICA_NIGERIA_Respingiamo_le_provocazioni_e_gli_incitamenti_all_odio_lanciati_attraverso_i_social_media_esorta_l_Arcivescovo_di_LagosAbuja - “Da giorni si assiste a una serie di provocazioni in rete a attraverso i social di gente che soffia sul fuoco delle divisioni etniche e religiose per creare confusione e caos e approfittarne. Circolano video in cui si invita l’etnia Igbo a lasciare le regioni sud-occidentali della Nigeria entro 48 ore, altri in cui si parla di un centro ecumenico dato alle fiamme o di una moschea attaccata da estremisti. Tutte queste notizie sono assurde o quanto meno non verificate, ma basta che circolino in rete per creare ulteriore caos, una cosa di cui il mio Paese, in questo delicato momento, non ha davvero bisogno. Per questo, come Arcidiocesi di Lagos, ho scelto di intervenire e di lanciare l’allarme”. Mons. Alfred Adewale Martins, Arcivescovo di Lagos, spiega così all'Agenzia Fides, la decisione di rilasciare un duro comunicato stampa contro i tentativi messi in atto nelle ultime settimane di alimentare le tensioni inter-etniche e interreligiose che mirano ad aizzare gli animi e spingere verso lo scontro. <br />“Come è scritto nel documento, siamo molto preoccupati per questa situazione di confusione che complica o fa deragliare il percorso verso una nuova Nigeria. L’Arcidiocesi di Lagos ha voluto aggiungere la sua voce nella condanna di questo messaggio divisivo e rivolgersi ai giovani perché non permettano all’odio di prevalere, specie in questo momento”. L’intervento della Chiesa della capitale commerciale della Nigeria, giunge in un periodo particolarmente delicato per la città e il Paese tutto. <br />Hanno destato molto scalpore le risposte delle forze dell’ordine alle violenze scatenatesi in occasione delle manifestazioni organizzate dai giovani a Lagos e in tutto il Paese, per chiedere la riforma delle forze di sicurezza, oltre a radicali riforme nel Paese, culminate, il 20 ottobre, con sparatorie che hanno provocato diversi feriti tra i manifestanti e, secondo Amnesty International, 12 morti. <br />“Da molti anni la gente si lamenta dell’atteggiamento delle forze speciali della polizia” spiega l’Arcivescovo. “Si contestano brutalità, eccessi, ferimenti e anche uccisioni, oltre a corruzione diffusa. Nelle ultime settimane moltissimi giovani sono scesi in piazza per protestare contro la violenza e per richiedere riforme. Le manifestazioni sono state organizzate nei minimi dettagli e i giovani si sono comportati benissimo, in maniera totalmente pacifica, hanno portato e offerto cibo a tutti i manifestanti giunti da ogni angolo del Paese e provveduto a un servizio d’ordine. Hanno posto domande ben chiare al governo che inizialmente le ha recepite e promesso di rispondere. <br />Poiché, però, una risposta governativa tardava a venire, le proteste sono proseguite fino al 20 ottobre, giorno in cui l’esercito è intervenuto sparando. È importante distinguere le proteste pacifiche dalle violenze e dai saccheggi che si sono susseguiti. Le manifestazioni, infatti, erano proprio state organizzare per dire no alla violenza. Ora gli scontri si sono fermati e anche le proteste. Ma il governo non può ignorare quanto è successo, di certo non i feriti ricoverati in ospedale” conclude. <br /><br />Sat, 31 Oct 2020 09:44:46 +0100EUROPA/SPAGNA - Storie di missionari spagnoli nel mondo, al servizio della Chiesa, del Vangelo, della personahttp://fides.org/it/news/68943-EUROPA_SPAGNA_Storie_di_missionari_spagnoli_nel_mondo_al_servizio_della_Chiesa_del_Vangelo_della_personahttp://fides.org/it/news/68943-EUROPA_SPAGNA_Storie_di_missionari_spagnoli_nel_mondo_al_servizio_della_Chiesa_del_Vangelo_della_personaMadrid - Un sacerdote di 102 anni che rimane in missione a Taiwan. Una suora che ha scoperto una malattia in Benin, e oggi è un riferimento mondiale. Un Vescovo che funge da scudo umano contro i terroristi per difendere il popolo. Un religioso che costruisce scuole sull'Himalaya. Sono alcuni esempi di missionari spagnoli la cui testimonianza viene riportata nel libro “Misioneros, hasta el confín de la tierra”, arricchito da più di 100 fotografie. Edito da Ediciones Palabra, è scritto dal giornalista Miguel Pérez Pichel con la collaborazione delle Pontificie Opere Missionarie della Spagna. Con l'obiettivo di far conoscere la vita dei missionari al grande pubblico, questo libro propone 11 storie in modo informativo e divertente, dando grande risalto all'immagine.<br />"Quello che tanti missionari spagnoli stanno facendo nel mondo al servizio della Chiesa, del Vangelo e della persona, è degno di orgoglio per la società spagnola", spiega Miguel Pérez Pichel, autore del libro, il quale sottolinea che, sebbene sia un libro sui missionari cattolici, non è un libro di teologia. “È praticamente un libro d'avventura, un libro sull'avventura di uomini e donne che hanno lasciato tutto e sono andati ai confini della terra, in Amazzonia, nella Repubblica Centrafricana, in Cina, in Nepal, in India, a Taiwan ... nelle isole perdute nel mezzo del Pacifico, per annunciare il Vangelo e servire l'umanità”.<br />Il libro dedica un capitolo ad ogni storia missionaria e inizia con una introduzione in cui d. José María Calderón, Direttore Nazionale delle OMP della Spagna, spiega cos'è un missionario ad gentes. "Oggi tutto si identifica con la missione, e ci viene detto che ogni cristiano è un missionario ... è una cosa complessa, quindi conviene definire bene per non cadere nelle generalità", spiega. Il libro presenta anche una presentazione di Sua Ecc. Mons. Giampietro Dal Toso, Presidente delle Pontificie Opere Missionarie e un prologo di Sua Ecc. Mons. Francisco Pérez, Arcivescovo di Pamplona e Vescovo di Tudela, Presidente della Commissione episcopale per le Missioni. <br />Sat, 31 Oct 2020 21:27:18 +0100ASIA/INDIA - Nomina del Rettore del Seminario filosofico regionale Saint Francis Xavier ad Agrahttp://fides.org/it/news/68942-ASIA_INDIA_Nomina_del_Rettore_del_Seminario_filosofico_regionale_Saint_Francis_Xavier_ad_Agrahttp://fides.org/it/news/68942-ASIA_INDIA_Nomina_del_Rettore_del_Seminario_filosofico_regionale_Saint_Francis_Xavier_ad_AgraCittà del Vaticano – Il Cardinale Luis Antonio G. Tagle, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, il 13 febbraio 2020 ha nominato Rettore del Seminario maggiore filosofico interdiocesano Saint Francis Xavier, nell’arcidiocesi di Agra, in India, don Joseph Francis D’Souza, del clero diocesano di Allahabad. <br />Il nuovo Rettore è nato il 9 marzo 1965 a Mangalore, in India, ed è stato ordinato sacerdote il 19 maggio 1999 nella chiesa di Santa Rita a Mangalore. Dopo la scuola primaria ha frequentato il Seminario minore Saint Paul di Lucknow, quindi ha studiato filosofia e teologia al Seminario maggiore regionale Saint Joseph di Allahabad. Nel 2004 ha conseguito il M.A. in filosofia all’Università di Agra. Dopo l’ordinazione è stato per due anni viceparroco a Saltanpur, quindi ha ricoperto gli incarichi di formatore, direttore spirituale, insegnante prima al Seminario regionale Saint Francis Xavier ad Agra e poi al Seminario minore ad Allahabad. Dal 2012 era formatore, insegnante e vicerettore del Seminario maggiore filosofico interdiocesano Saint Francis Xavier, di Agra. <br />Sat, 31 Oct 2020 19:37:49 +0100EUROPA/ROMANIA - In tempo di pandemia i “piccoli missionari” della Santa Infanzia testimoniano l’amore per Gesù, come veri tessitori di fraternitàhttp://fides.org/it/news/68941-EUROPA_ROMANIA_In_tempo_di_pandemia_i_piccoli_missionari_della_Santa_Infanzia_testimoniano_l_amore_per_Gesu_come_veri_tessitori_di_fraternitahttp://fides.org/it/news/68941-EUROPA_ROMANIA_In_tempo_di_pandemia_i_piccoli_missionari_della_Santa_Infanzia_testimoniano_l_amore_per_Gesu_come_veri_tessitori_di_fraternitaBucarest - A poco più di un anno dalla sua istituzione in Romania, la Pontificia Opera dell’Infanzia Missionaria continua a crescere e a dare i suoi frutti: il 3 ottobre un gruppo di bambini della diocesi di Târgoviște si è unito all'Opera, in occasione della festa di San Francesco d'Assisi, patrono della Chiesa locale. <br />Secondo le informazioni inviate a Fides dalla Direzione nazionale delle POM, è stato un momento emozionante per molti di loro, perché durante la Messa presieduta da Sua Ecc. Mons. Aurel Percă, Arcivescovo di Bucarest, hanno ricevuto Gesù per la prima volta nella Santa Comunione. Malgrado la situazione critica che si è venuta a creare a causa del coronavirus - si legge nella nota - bambini e adolescenti hanno trovato nuove vie per testimoniare l'amore di Gesù, continuando ad essere missionari nel mondo. <br />Durante il mese di ottobre anche altri gruppi di ragazzi provenienti dalle parrocchie di Râmnicu Vâlcea e Craiova si sono lasciati contagiare dallo zelo missionario e, pochi giorni fa, hanno chiesto di essere iscritti alla POSI. Le celebrazioni - si apprende dal comunicato - si sono svolte con grande coinvolgimento. I nuovi membri hanno creato diversi simboli missionari, come per esempio uno stendardo personalizzato, la croce missionaria con i cinque colori e il rosario missionario. Durante l’offertorio hanno portato cibo e altri beni di prima necessità per i bisognosi della loro comunità.<br />Attualmente sono circa 100 i ragazzi nell'arcidiocesi di Bucarest impegnati nella POSI. Grazie a internet e altri social media, inoltre, i bambini missionari si danno incontro settimanalmente per pregare, fare riflessioni sul Vangelo e organizzare attività. Alcuni di loro vivono in Irlanda e in Italia, ma questo non gli impedisce di unirsi al gruppo e di esprimere il loro desiderio di evangelizzazione come veri tessitori di fraternità.<br />Alla fine di ottobre seguiranno la strada missionaria altri gruppi di bambini provenienti da diverse diocesi della Romania. Nel frattempo loro continuano a pregare in comunione con il Santo Padre, ad essere esempi viventi nella loro fede e a diffondere l'amore di Dio nel mondo. <br />Sat, 31 Oct 2020 19:34:16 +0100AMERICA/CILE - Inaugurata la nuova casa di accoglienza per migranti “Simone di Cirene”http://fides.org/it/news/68940-AMERICA_CILE_Inaugurata_la_nuova_casa_di_accoglienza_per_migranti_Simone_di_Cirenehttp://fides.org/it/news/68940-AMERICA_CILE_Inaugurata_la_nuova_casa_di_accoglienza_per_migranti_Simone_di_CireneValdivia - Il 28 ottobre è stata inaugurata la Casa di accoglienza e promozione dei migranti “Simone di Cirene”. Il progetto è nato dalla Pastorale Sociale della diocesi cilena di Valdivia, attraverso la sua Pastorale dei Migranti, in collaborazione con l'Associazione Internazionale Papa Giovanni XXIII. Il suo obiettivo è ospitare 9 uomini per quattro mesi, svolgendo con loro un lavoro di inserimento e promozione in Cile.<br />Il progetto è stato possibile grazie al Fondo di sovvenzione della Presidenza, ai contributi dell'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni e della Fondazione Padre Dirk de Witt. La proprietà dell’immobile in cui è stata allestita la casa di accoglienza, era della parrocchia Santos Juan e Pedro, che l'ha data per realizzare questo progetto, riconoscendo l'importanza, nella vita dei credenti, di accogliere i fratelli migranti.<br />All’inaugurazione sono intervenuti il Governatore di Valdivia, Cristhian Alejandro Cancino Gunckel, il capo della missione in Cile della OIM, Richard Custodio Velázquez Fernández, e l'Amministratore Apostolico di Valdivia, P. Gonzalo Espina. A proposito delle azioni con i migranti, p. Espina ha indicato l'importanza di “accoglierli, proteggerli, poiché spesso subiscono abusi; promuoverli in modo che possano crescere nella nostra società e integrarli per fare in modo che non solo siano aiutati, ma che siano anche una risorsa per noi". Infine ha sottolineato come questo progetto si inserisca in uno scenario di azioni di solidarietà che la Chiesa cattolica sta portando avanti, in silenzio, attraverso le sue comunità, spesso in collaborazione con altre organizzazioni, come associazioni di quartiere o Ong e molte altre, fornendo spazi e materiali. <br />Fri, 30 Oct 2020 12:32:43 +0100ASIA/TURCHIA - Una chiesa del IV secolo messa in vendita come ostello per turistihttp://fides.org/it/news/68939-ASIA_TURCHIA_Una_chiesa_del_IV_secolo_messa_in_vendita_come_ostello_per_turistihttp://fides.org/it/news/68939-ASIA_TURCHIA_Una_chiesa_del_IV_secolo_messa_in_vendita_come_ostello_per_turistiMardin – La chiesa siro ortodossa di Mor Yuhanon , risalente al IV secolo e situata in un sobborgo della città turca di Mardin, è stata messa in vendita come immobile utilizzabile per attività di ricezione turistica. La chiesa, attualmente gestita come proprietà privata da una famiglia del luogo, è stata messa sul mercato immobiliare al prezzo di 7,25 milioni di lire turche .<br />La chiesa – riferiscono le fonti locali – nel 2009 è stata riconosciuta come bene culturale dalle autorità turche, e contiene le tombe di due Patriarchi siro ortodossi. I proprietari, che negli ultimi due anni hanno utilizzato gli spazi della chiesa come magazzino, non possono apportare modifiche architettoniche alla struttura, ma hanno conservato il diritto alla vendita. Saliba Özmen, Arcivescovo siro ortodosso di Mardin e Diyarbakir, ha chiesto alle autorità turche di intervenire, permettendo che la chiesa sia affidata alla Fondazione siro ortodossa a cui fa capo anche il Monastero di Deyr al Zafaran, il “Monastero dello Zafferano”, situato nei pressi della città di Mardin, sull’altopiano di Tur Abdin. <br />I proprietari della chiesa avevano provato a metterla in vendita già nel 2015. Tornati alla carica negli ultimi mesi, hanno offerto in vendita il luogo sacro anche ai responsabili locali della Chiesa siro ortodossa, che hanno risposto di non avere a disposizione risorse economiche da investire nell’acquisto. <br />Nella vicenda della chiesa di Mor Yuhanon a Mardin si rispecchia il triste destino dell’immenso patrimonio storico e spirituale rappresentato da tante antiche chiese disseminate in territorio turco, i cui titoli di proprietà, nel corso dei secoli, sono stati accaparrati in vario modo da privati o incamerati negli ultimi tempi dal Dicastero turco del Tesoro. <br />Intanto, a Istanbul, nei giorni scorsi, gli affreschi della chiesa-museo di Cristo Salvatore in Chora erano stati già coperti da tendoni bianchi per preparare il luogo, considerato uno dei più importanti esempi d’architettura bizantina, a essere utilizzato come moschea e ospitare di nuovo riti e preghiere collettive islamici, secondo quanto disposto dal governo turco. Le ripresa delle celebrazioni islamiche negli spazi dell’ex monastero cristiano era stata programmata per oggi, venerdì 30 ottobre, ma la Direzione turca per gli Affari religiosi, con una decisione a sorpresa, l’ha rinviata a data da destinarsi, giustificando tale stop con la necessità di perfezionare le opere volte a rendere il luogo più confacente al culto coranico. Fri, 30 Oct 2020 11:46:39 +0100EUROPA/FRANCIA - I Vescovi: "nonostante il dolore, i cattolici si rifiutano di cedere alla paura”http://fides.org/it/news/68938-EUROPA_FRANCIA_I_Vescovi_nonostante_il_dolore_i_cattolici_si_rifiutano_di_cedere_alla_paurahttp://fides.org/it/news/68938-EUROPA_FRANCIA_I_Vescovi_nonostante_il_dolore_i_cattolici_si_rifiutano_di_cedere_alla_pauraParigi – Poche ore dopo l’attacco terroristico islamista che ha causato la morte di tre persone la mattina di ieri, 29 ottobre, nella Basilica di Notre-Dame a Nizza, la Conferenza episcopale francese ha espresso in un comunicato il suo profondo rammarico, ed ha ribadito che "nonostante il dolore, i cattolici si rifiutano di cedere alla paura”.<br />"Gli omicidi avvenuti questa mattina a Nizza nella Basilica di Notre-Dame fanno precipitare la Conferenza dei Vescovi di Francia in un'immensa tristezza" è scritto nella dichiarazione. "I nostri pensieri e le nostre preghiere sono per le vittime, i feriti, le loro famiglie e i loro cari. Queste persone sono state attaccate e uccise perché erano nella Basilica. Erano un simbolo da abbattere".<br />I Vescovi ricordano poi il martirio di padre Hamel, che venne assassinato sull’altare della sua chiesa a Saint-Étienne du Rouvray, arcidiocesi di Rouen, da due militanti islamici, il 26 luglio 2016 .<br />"Attraverso questi orribili atti, tutto il nostro paese è colpito – proseguono -. Questo terrorismo è volto ad installare l’angoscia in tutta la nostra società. E’ urgente che questa cancrena venga fermata, come è urgente trovare l'indispensabile fraternità che ci terrà tutti uniti di fronte a queste minacce". I Vescovi concludono assicurando che "nonostante il dolore che li avvolge, i cattolici si rifiutano di cedere alla paura e, con tutta la nazione, vogliono affrontare questa minaccia insidiosa e cieca". <br />Fri, 30 Oct 2020 11:38:03 +0100AMERICA/ARGENTINA - "La Chiesa non approva l’invasione delle terre, lo Stato sia presente": nota dei Vescovihttp://fides.org/it/news/68937-AMERICA_ARGENTINA_La_Chiesa_non_approva_l_invasione_delle_terre_lo_Stato_sia_presente_nota_dei_Vescovihttp://fides.org/it/news/68937-AMERICA_ARGENTINA_La_Chiesa_non_approva_l_invasione_delle_terre_lo_Stato_sia_presente_nota_dei_VescoviBuenos Aires – Con il titolo "Del Signore è la terra", i Vescovi che compongono la Commissione esecutiva della Conferenza episcopale argentina hanno diffuso un comunicato in riferimento alle frequenti invasioni della terra, "fenomeno noto in Argentina fin dalle origini della nostra storia", in cui ribadiscono che "la Chiesa non approva".<br />"In questi giorni di estrema vulnerabilità per il corpo sociale di cui facciamo parte, l’invasione delle terre si ripete con dolorosa frequenza" avvertono. “Negli ultimi decenni, le varie occupazioni della terra hanno evidenziato la situazione precaria di tante famiglie, che hanno dovuto trovare un posto dove vivere. In questo senso, come cristiani, ci sentiamo sfidati da tutte le forme di esclusione che lasciano uomini e donne senza una casa decente” affermano i Vescovi.<br />"La perdita della concezione della terra come dono di Dio per il benessere di tutti è alla radice di ogni concentrazione, appropriazione indebita e depredazione delle risorse naturali" ricordano, citando il documento "Una terra per tutti", pubblicato nel 2005 dalla Commissione Episcopale per la Pastorale Sociale.<br />“Nulla giustifica l'intrusione e la violenza a costo della vita e dei diritti degli altri – proseguono -. La Chiesa non approva queste invasioni. Sono occasione di violenze e disordini sociali, molte volte incoraggiate”. "Molto meno accettabile è l'opportunismo di coloro che approfittano dell'estremo bisogno dei più poveri per usarli per i propri guadagni e per il patrocinio politico" aggiungono, rilevando che "Oggi più che mai è necessario avere uno Stato presente, che sia responsabile di politiche proattive in materia di accesso all'alloggio e al lavoro dignitoso. In queste ore drammatiche, in cui i casi si stanno replicando, confidiamo che un intervento diligente dalla giustizia impedisca questa escalation di violenza tra le parti”.<br />La lettera, datata 29 ottobre 2020, è firmata dal Presidente della Conferenza episcopale argentina<br />Secondo le ultime agenzie di stampa internazionale, l’ultimo episodio è avvenuto sui terreni di Guernica, a solo un’ora dalla capitale, per una questione che si trascina da decenni. “Guernica è una fotografia della tragedia sociale che la pandemia sta provocando, in un'economia che era già stata punita e contro la quale le politiche assistenziali del presidente peronista Alberto Fernández non sono sufficienti palliativi”, si legge nella nota della Associated Press.<br /> <br />Fri, 30 Oct 2020 11:00:43 +0100AFRICA/CONGO - La sfida della formazione dei futuri sacerdoti al centro dei lavori della 49a Assemblea Plenaria Ordinaria dei Vescovihttp://fides.org/it/news/68936-AFRICA_CONGO_La_sfida_della_formazione_dei_futuri_sacerdoti_al_centro_dei_lavori_della_49a_Assemblea_Plenaria_Ordinaria_dei_Vescovihttp://fides.org/it/news/68936-AFRICA_CONGO_La_sfida_della_formazione_dei_futuri_sacerdoti_al_centro_dei_lavori_della_49a_Assemblea_Plenaria_Ordinaria_dei_VescoviBrazzaville - I Vescovi del Congo hanno tenuto la loro 49a Assemblea Plenaria Ordinaria dal 12 al 18 ottobre 2020, presso il Centro Interdiocesano per i Lavori , a Brazzaville, per riflettere sulla vocazione e sulla formazione sacerdotale, con il tema: "Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini" .<br />I lavori si sono svolti sotto la presidenza di Sua Ecc. Mons. Daniel Mizonzo, Vescovo di Nkayi, Presidente della Conferenza episcopale del Congo . <br />Tra le relazioni presentate durante l'Assemblea, quella di p. Alexis Tobangui, parroco della parrocchia Saint Jean-Baptiste de Talangaï, si è soffermata sulla "vocazione sacerdotale oggi, nel mondo e in Congo: aspetto sociologico", approfondendo l'evoluzione della percezione della vocazione nella storia sociale della Chiesa cattolica. In Africa, in occasione della pubblicazione dell'Annuario statistico della Santa Sede, il numero dei sacerdoti nella Chiesa cattolica è aumentato dell'80%, quello delle suore del 60% e quello dei seminaristi è quadruplicato. Si tratta di servire Dio e Cristo, salvare le anime, ma alcune persone in Africa pensano che una vocazione può essere un mezzo di ascesa o promozione sociale. Padre Tobangui ha chiarito le sue osservazioni, attingendo al lavoro del Cardinale Joseph Malula, Arcivescovo di Kinshasa nella Repubblica Democratica del Congo, pubblicate nel giugno 1987, dal titolo: "Le Chiese Cristiane e la politica della pancia: condividere la torta ecclesiale”, nel quale viene tratteggiato un ritratto critico dei giovani sacerdoti del suo Paese. In particolare il Cardinale Malula deplorava tre grandi tendenze della nuova generazione sacerdotale: la ricerca esagerata di denaro, la vita facile, la sete di potere. Queste critiche sono ancora rilevanti nelle nostre diocesi in Congo, ha sottolineato il relatore.<br />Al termine dei lavori, Mons. Daniel Mizonzo ha evidenziato che le varie presentazioni fatte dai relatori sono state ricche di contenuti. Bisognerà porre l'accento sulla formazione umana, spirituale, intellettuale e pastorale per avere veri sacerdoti all'altezza e all'altezza di ciò che vuole la Chiesa. Ma soprattutto deve essere svolto nelle parrocchie un lavoro di ascolto e discernimento, istituendo una commissione per accompagnare i seminaristi, che sia estesa anche ai laici . Fri, 30 Oct 2020 10:15:53 +0100ASIA/PAKISTAN - La Commissione Giustizia e Pace: vivere come minoranza religiosa sta diventando estremamente difficilehttp://fides.org/it/news/68935-ASIA_PAKISTAN_La_Commissione_Giustizia_e_Pace_vivere_come_minoranza_religiosa_sta_diventando_estremamente_difficilehttp://fides.org/it/news/68935-ASIA_PAKISTAN_La_Commissione_Giustizia_e_Pace_vivere_come_minoranza_religiosa_sta_diventando_estremamente_difficileKarachi - È un peccato che l'intolleranza religiosa in Pakistan sia in forte aumento. La conversione forzata è diventata uno strumento importante per la persecuzione di cristiani e indù in Pakistan. Questa preoccupazione è stata espressa dalla Commissione nazionale per la Giustizia e la Pace , dopo il recente caso di rapimento, conversione forzata e matrimonio della 13enne Arzoo a Karachi .<br />Secondo i documenti della Chiesa e del governo ufficiale , Arzoo ha 13 anni ed è una studentessa del 6° grado. Il suo rapitore l'ha costretta a sposarlo e convertirsi all'Islam. I genitori di Arzoo hanno contestato la validità del matrimonio e hanno fatto appello all'Alta Corte del Sindh Karachi per la restituzione della figlia. Il 27 ottobre 2020 il rapitore insieme ai suoi sostenitori ha presentato una petizione all'Alta Corte. L'ordinanza del tribunale emessa dall'Alta Corte del Sindh Karachi, a sostegno del rapitore, affermava che Arzoo Raja ha accettato l'Islam e sposato volontariamente Ali Azhar. La Corte ha inoltre ordinato che per questo caso non vengano effettuati arresti.<br />La Commissione nazionale per la Giustizia e la Pace condanna fermamente questo atto di ingiustizia. In una dichiarazione congiunta, inviata all’Agenzia Fides, l'Arcivescovo Joseph Arshad, Presidente della NCJP, e il rev. P. Emmanuel Yousaf , Direttore nazionale della NCJP, affermano: “Purtroppo la società pakistana è diventata sempre più intollerante, e vivere come minoranza religiosa sta diventando estremamente difficile. Il caso di Arzoo è stato segnalato, mentre ci sono molti di questi incidenti che non vengono denunciati. La famiglia di Arzoo ha presentato il suo certificato di nascita governativo che dimostra che ha 13 anni e che il matrimonio con Azhar viola il Sindh Child Marriage Restraint Act". L'NCJP chiede che il governo prenda seriamente in considerazione questo incidente che ha irritato e sconvolto l'intera comunità cristiana in Pakistan.<br />L'Arcivescovo Joseph Arshad, Vescovo di Islamabad/Rawalpindi, Presidente della Conferenza Episcopale del Pakistan e Presidente della NCJP afferma che "le conversioni forzate sono troppo facilmente e troppo spesso mascherate da conversioni volontarie, lasciando le ragazze minorenni particolarmente vulnerabili". Ha chiesto al governo di garantire che la giustizia sia assicurata nel caso di Arzoo e che tali incidenti cessino."È responsabilità dello Stato legiferare per proteggere i suoi cittadini, in particolare le minorenni" ha affermato.<br />Fr. Emmanuel Yousaf , Direttore nazionale dell'NCJP, ha dichiarato: "" La brutta realtà delle conversioni forzate è che non sono viste come un crimine, tanto meno come un problema che dovrebbe riguardare la maggioranza in Pakistan. Non possiamo permettere che le nostre bambine e le nostre ragazze vengano portate lontano da noi, convertite con la forza e sposate. Un disegno di legge contro le conversioni forzate è stato introdotto nel 2016 nell'Assemblea provinciale del Sindh ma non è stato ancora approvato. Il governo deve lavorare per salvaguardare i diritti delle minoranze religiose in Pakistan come sancito dalla nostra costituzione" conclude. <br />Fri, 30 Oct 2020 09:52:18 +0100AFRICA/CAMERUN - “Nel conflitto nelle regioni anglofone ci sono cauti segnali di speranza, ma occorre fare di più” esorta l’Arcivescovo di Bamendahttp://fides.org/it/news/68934-AFRICA_CAMERUN_Nel_conflitto_nelle_regioni_anglofone_ci_sono_cauti_segnali_di_speranza_ma_occorre_fare_di_piu_esorta_l_Arcivescovo_di_Bamendahttp://fides.org/it/news/68934-AFRICA_CAMERUN_Nel_conflitto_nelle_regioni_anglofone_ci_sono_cauti_segnali_di_speranza_ma_occorre_fare_di_piu_esorta_l_Arcivescovo_di_BamendaYaoundé - “Dal punto di vista dei negoziati ufficiali, non ci sono stati progressi e, almeno ufficialmente, non abbiamo notizie di incontri avvenuti di recente o programmati. Possiamo dire, però, che dopo i colloqui di qualche mese fa, la situazione sembra più calma; tra la popolazione si respira un’atmosfera di maggiore tranquillità e pace, le scuole sono riprese e molti bambini sono rientrati in classe: questo è senza dubbio un ottimo segnale” afferma Monsignor Andrew Nkea Fuanya, Arcivescovo di Bamenda. <br />A tre mesi e mezzo dalla tornata di incontri tra governo centrale e gruppi ribelli delle regioni anglofone del Camerun, che hanno segnato una possibile iniziale inversione di tendenza nel conflitto che insanguina le aree occidentali della nazione africana, l’Arcivescovo di Bamenda intravede un minimo di speranza. <br />La situazione nelle cosiddette regioni anglofone è una delle più complicate del continente africano. In particolare dal 2017, da quando è avvenuta l’autoproclamazione della repubblica indipendente di Ambazonia – il nome deriva dalla Baia di Ambas, l’insenatura del fiume Mungo che in epoca coloniale segnava il confine tra Camerun francese e quello inglese -, si sono succeduti scontri gravissimi. <br />Il confitto ha fatto finora oltre 3000 morti e provocato la fuga di centinaia di migliaia di profughi. “Penso che in modo sotterraneo qualcosa stia andando avanti. Da parte nostra stiamo facendo di tutto per riattivare il dialogo e tenerlo sempre aperto per arrivare al più presto a una soluzione del conflitto. Alla fine di settembre, noi Vescovi delle regioni anglofone abbiamo scritto un documento pubblico al termine del 69° incontro della Conferenza Episcopale della Provincia di Bamenda. Nella lettera abbiamo presentato diverse richieste al governo e ai fedeli, ha avuto molta copertura mediatica. Purtroppo, però, non abbiamo ancora avuto alcun cenno di risposta dal governo” afferma l’Arcivescovo.<br />Tra le principali richieste, i Vescovi domandavano la cessazione immediata di ogni forma di scontro armato, la ripresa del dialogo, la liberazione dei prigionieri politici come atto di distensione, la riapertura delle scuole. Fri, 30 Oct 2020 13:27:40 +0100ASIA/TERRA SANTA - A Betlemme cristiani e musulmani deplorano insieme le vignette che offendono l’islamhttp://fides.org/it/news/68933-ASIA_TERRA_SANTA_A_Betlemme_cristiani_e_musulmani_deplorano_insieme_le_vignette_che_offendono_l_islamhttp://fides.org/it/news/68933-ASIA_TERRA_SANTA_A_Betlemme_cristiani_e_musulmani_deplorano_insieme_le_vignette_che_offendono_l_islamBetlemme – “Betlemme deplora le vignette che in Francia offendono il Profeta Mohammad e l’islam”. Così hanno scritto sui loro cartelli e striscioni, un gruppo di cristiani e musulmani di Terra Santa, radunatisi mercoledì 28 ottobre a Betlemme, nella Piazza della Mangiatoia antistante alla Basilica della Natività, per manifestare insieme la propria riprovazione nei confronti delle vignette denigratorie nei confronti dell’iniziatore della religione islamica, ripubblicate in Francia dalla rivista satirica Charlie Hebdo, che stanno sollevando una ondata imponente di proteste antifrancesi in molti Paesi a maggioranza musulmana. <br />Alla manifestazione di Betlemme ha preso parte, tra gli altri, anche Atallah Hanna, Arcivescovo greco ortodosso di Sebastia, del Patriarcato greco ortodosso di Gerusalemme. I partecipanti al raduno hanno denunciato con i cartelli esposti e con i loro interventi, le offese gratuite nei confronti di tutte le figure e i simboli cari alle diverse tradizioni religiose. <br />Martedì 27 ottobre, anche il Patriarca greco ortodosso di Gerusalemme, Theophilos III, aveva deprecato ogni forma di violenza contro persone con opinioni o credenze religiose diverse, esprimendo preoccupazione per la crescente polarizzazione seguita alla “sfortunata sequenza di eventi in Francia”, e ricordando che il dialogo è “l’unico modo adeguato per trattare le distanze intellettuale tra le diverse appartenenze religiose e ideologiche”. <br />Thu, 29 Oct 2020 12:26:06 +0100AFRICA/ZAMBIA - “Siamo preoccupati per il rapido deterioramento dell’economia” avverte un centro studi dei Gesuitihttp://fides.org/it/news/68932-AFRICA_ZAMBIA_Siamo_preoccupati_per_il_rapido_deterioramento_dell_economia_avverte_un_centro_studi_dei_Gesuitihttp://fides.org/it/news/68932-AFRICA_ZAMBIA_Siamo_preoccupati_per_il_rapido_deterioramento_dell_economia_avverte_un_centro_studi_dei_GesuitiLusaka - “Siamo è profondamente preoccupati per il rapido indebolimento dell'economia nel nostro Paese, che sta mettendo a repentaglio la vita economica e sociale dei cittadini comuni, in particolare i poveri, gli emarginati e i vulnerabili", afferma il Jesuit Center for Theological Reflection nello Zambia, in una dichiarazione pubblicata in occasione dell'anniversario dell'indipendenza del Paese, il 24 ottobre.<br />Il documento sottolinea che il debito estero dello Zambia è equivalente al suo Prodotto Interno Lordo : "Il debito estero totale dello Zambia ora ammonta a 27 miliardi di dollari, che, letteralmente, è equivalente al suo PIL. Il debito nazionale era di 11,97 miliardi di dollari a giugno 2020 ".<br />"Il deficit fiscale, il tasso di inflazione e il deprezzamento della valuta sono in aumento" avverte il centro studi gesuita. “Non è la prima volta che lo Zambia si trova in una crisi del debito. Il governo deve imparare da queste esperienze e trovare una soluzione duratura per evitare di ritrovarsi continuamente in questa situazione” avverte il JCTR, secondo il quale "il governo deve mettere in atto un meccanismo trasparente di contrazione del debito e una gestione del debito solida e praticabile e una strategia di sostenibilità", affermano i funzionari di JCTR. I gesuiti sottolineano che "la maturità della nostra indipendenza e democrazia sarà misurata dall’effettiva volontà dei nostri leader di pensare al bene comune invece che al proprio arricchimento”.<br />Lo Zambia, uno dei principali produttori mondiali di rame, è precipitato in una crisi del debito poiché la pandemia Covid-19 ha danneggiato la sua economia e ha esposto il suo debito pubblico come insostenibile.<br />L’'inflazione dello Zambia è aumentata per il secondo mese consecutivo in ottobre. I prezzi al consumo sono aumentati del 16% rispetto all'anno precedente. Thu, 29 Oct 2020 12:10:52 +0100AFRICA/COSTA D’AVORIO - “Donne operatrici di pace”: iniziativa dell’Unione Africana in vista del voto presidenzialehttp://fides.org/it/news/68931-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_Donne_operatrici_di_pace_iniziativa_dell_Unione_Africana_in_vista_del_voto_presidenzialehttp://fides.org/it/news/68931-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_Donne_operatrici_di_pace_iniziativa_dell_Unione_Africana_in_vista_del_voto_presidenzialeAbidjan - “Abbiamo voluto questo grande raduno per dimostrare che le donne sono una forza e che possono diventare operatrici di pace. Che tutti possano essere messaggeri di pace nel loro ambiente” afferma Joséphine Charlotte Mayuma Kala, rappresentante speciale della presidente della Commissione dell'Unione africana in Costa d'Avorio, nel suo intervento all’incontro “Le donne nelle discussioni di mediazione”<br />Con l'avvicinarsi delle elezioni presidenziali in Costa d'Avorio di sabato 31 ottobre, si moltiplicano nel Paese le azioni a favore della pace, e le donne non vogliono restare in disparte nella ricerca di questo ideale. Hanno quindi risposto favorevolmente all'appello dell'Unione Africana e dell’Unesco per una giornata di mobilitazione e consapevolezza della pace che si è tenuta il 27 ottobre.<br />Le partecipanti sono state sollecitate da diversi messaggi che le invitavano a prendere parte attiva al processo di pace in Costa d'Avorio, anche da parte dell’associazione delle donne mediatrici dell'Unione Africana che hanno condiviso le esperienze dei rispettivi Paesi.<br />"Siamo venuti al fianco delle donne della Costa d'Avorio per mostrare loro il nostro sostegno, la nostra solidarietà, il nostro incoraggiamento e dire loro che ora è il momento di alzarsi in piedi; il Paese, la nazione ha bisogno di loro. Le donne rappresentano l'amore, sono portatrici di vita, sono ovunque nella società ed è proprio il loro compito oggi alzarsi in piedi e dire no alla violenza” ha affermato Marie Louise Baricako del Burundi, membro di Femwise Africa. <br />L’incontro è stato uno dei momenti forti di comunione e fraternità vissuti tra donne di ogni appartenenza politica, etnica, religiosa della Costa d'Avorio, venute in gran numero . Altro momento importate che ha contrassegnato l’incontro è stato l’avvio della carovana della pace che attraverserà per tre giorni la città di Abidjan. Thu, 29 Oct 2020 11:19:39 +0100AMERICA/BOLIVIA - Vigilia di Tutti i Santi: Adorazione eucaristica e Concerto "per una Chiesa missionaria"http://fides.org/it/news/68929-AMERICA_BOLIVIA_Vigilia_di_Tutti_i_Santi_Adorazione_eucaristica_e_Concerto_per_una_Chiesa_missionariahttp://fides.org/it/news/68929-AMERICA_BOLIVIA_Vigilia_di_Tutti_i_Santi_Adorazione_eucaristica_e_Concerto_per_una_Chiesa_missionariaSanta Cruz – La Pastorale giovanile vocazionale delle suore Francescane Angeline, da 6 anni il 31 ottobre promuove “CristoWin”, “Cristo Vince”, una veglia di lode e di preghiera che dura dalla sera fino all’alba del 1° novembre, per far vivere ai giovani l’autentico significato della festa di Ognissanti, seguendo quanto dice San Paolo : siamo "figli della Luce e figli del giorno, non siamo della notte o delle tenebre". Ogni anno vi partecipano circa 450 giovani provenienti da diverse parrocchie, gruppi e movimenti giovanili della diocesi di Santa Cruz.<br />Quest'anno, a causa della pandemia di Covid-19, tale iniziativa non si potrà svolgere nella solita forma, ma in preparazione a “CristoWin”, si sta svolgendo una settimana di Adorazione eucaristica, in diverse parrocchie e cappelle, in collaborazione con la Pastorale Giovanile Arcidiocesana. <br />L’adorazione è orientata ogni giorno da un tema, animata da un diverso Vicariato insieme a qualche movimento o comunità che vi aderisce. La conclusione il 31 ottobre, presso il collegio Uboldi, dalle 20 alle 23,30, con un piccolissimo gruppo di giovani, tenendo conto di tutte le misure di biosicurezza.<br />Tutti coloro che vogliono partecipare, possono seguire le trasmissioni tramite la pagina Facebook e il canale YouTube: Franciscanas Angelinas.<br />Sempre per il 31 ottobre, vigilia di Tutti i Santi e conclusione del Mese missionario, la Pastorale Giovanile e la Commissione per le Missioni dell'Arcidiocesi di Sucre, hanno invitato i gruppi musicali di tutte le parrocchie, a partecipare al Grande "Concerto Virtuale per una Chiesa Missionaria", che sarà trasmesso dalla pagine Facebook dell'Arcidiocesi di Sucre e da Católica Tv, dalle 18 alle 21. Con lo slogan "Eccomi Signore manda me ... Prendi la mia voce e il mio cuore" l'obiettivo è di suscitare nei battezzati la loro coscienza di essere Chiesa e di collaborare alla missione dell'Arcidiocesi di Sucre attraverso la musica e la testimonianza di quanti sono impegnati in questo ministero. <br />Thu, 29 Oct 2020 10:46:41 +0100ASIA/PAKISTAN - Un tribunale approva il rapimento della minorenne cattolica: vibranti proteste della Chiesa e della società civilehttp://fides.org/it/news/68930-ASIA_PAKISTAN_Un_tribunale_approva_il_rapimento_della_minorenne_cattolica_vibranti_proteste_della_Chiesa_e_della_societa_civilehttp://fides.org/it/news/68930-ASIA_PAKISTAN_Un_tribunale_approva_il_rapimento_della_minorenne_cattolica_vibranti_proteste_della_Chiesa_e_della_societa_civileKarachi - “Chiediamo alle autorità del governo del Sindh, ai funzionari di polizia e alla magistratura, giustizia e un giusto processo. Auspichiamo severe misure da adottare per fermare la crescente ondata di rapimenti e conversioni forzate e matrimoni forzati delle ragazze che appartengono alle minoranze religiose del Pakistan. Al momento i cittadini delle minoranze non si considerano sicuri e con eguali diritti”: lo dice in un messaggio inviato all'Agenzia Fides, il Cardinale Joseph Coutts, Arcivescovo di Karachi, intervenendo sul caso della ragazza cattolica Arzoo Raja, sequestrata, convertita all'islam e costretta alle nozze da un uomo musulmano, a Karachi <br />Padre Saleh Diego, Vicario generale dell'Arcidiocesi di Karachi e anche a capo della Commissione diocesana per la giustizia e la pace, ha guidato la protesta di oltre 300 persone tra cristiani, indù e musulmani all'ingresso della cattedrale di San Patrizio, ieri 28 ottobre. P. Diego ha detto: “Chiediamo giustizia per la minorenne Arzoo Raja, che ha solo 13 anni. L'ordinanza del tribunale che di fatto legittima il rapimento ha rattristato la comunità cristiana del Pakistan; secondo l'ordinanza la ragazza dovrà convivere con il suo rapitore e la polizia garantirà loro protezione”. P. Diego informa: “La ragazza rapita è già con il rapitore da due settimane e il tribunale ha deliberato in favore del rapitore, è terribile. Per renderle giustizia faremo ogni sforzo possibile”.<br />Arzoo Raja è stato rapita il 13 ottobre 2020 da un uomo musulmano di nome Ali Azhar, che viveva in una casa vicina della ragazza cristiana, e lo stesso giorno ha rapito la ragazza, la ragazza si è convertita all'Islam e lo ha sposato. <br />L'ordinanza del tribunale, emessa il 27 ottobre, afferma che Arzoo Fatima è firmataria e consenziente presso la Corte. Nell'ordinanza emessa si menziona che Arzoo Fatima era inizialmente di religione cattolica tuttavia, con il passare del tempo, avrebbe compreso che l'Islam è una religione universale e ha chiesto ai suoi genitori e ad altri membri della famiglia di abbracciare l'Islam, ma essi hanno rifiutato categoricamente. Arzoo successivamente ha accettato l'Islam per sua libera volontà, Arzoo ha contratto un matrimonio con un uomo musulmano, Ali Azhar, suo rapitore.<br />Nella stesso ordinanza, la polizia è invitata a non effettuare alcun arresto in relazione alla denuncia registrata ai sensi dell'articolo 364-A del codice penale pakistano . Anzi, la polizia è tenuta a fornire protezione alla ragazza appena sposata.<br />Shema Kirmani, musulmana e attivista per i diritti umani ha detto a Fides: "Condanniamo fermamente tali atti che vengono compiuti in nome della religione. Nessuna religione permette di costringere qualcuno a convertirsi e di sposarsi con il rapitore. Si tratta di rapimento e stupro". E aggiunge: "Secondo il Child Marriage Act della provincia del Sindh, non si può permettere a nessuno di contrarre matrimonio in età inferiore ai 18 anni, le autorità devono arrestare e punire i colpevoli".<br />La cristiana Ghazala Shafiq, attivista per i diritti umani e delle donne, parlando a Fides rimarca: “Questa ordinanza del tribunale accetta la conversione forzata di Arzoo Raja, una ragazza di 13 anni. Il giudice non ha nemmeno chiesto il suo certificato di nascita per dimostrare l'età e non le hanno permesso di incontrare i suoi genitori. Si tratta di un ordine ingiusto, in cui non viene data priorità ai documenti presentati dai genitori che dimostrano la corretta età della ragazza"<br /> Thu, 29 Oct 2020 11:13:50 +0100