Fides News - Italianhttps://fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.ASIA/COREA - Nomina di Vescovo Ausiliare di Seoulhttps://fides.org/it/news/74764-ASIA_COREA_Nomina_di_Vescovo_Ausiliare_di_Seoulhttps://fides.org/it/news/74764-ASIA_COREA_Nomina_di_Vescovo_Ausiliare_di_SeoulCittà del Vaticano - Il Santo Padre Francesco ha nominato Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi di Seoul il Rev.do Sacerdote Paul Kyung Sang Lee, finora Parroco di Sant’Ignazio Kim di Gaepo-dong e Vicario Giudiziale della medesima Arcidiocesi, assegnandogli la Sede titolare di Germania di Numidia.<br />Paul Kyung Sang Lee è nato il 1° novembre 1960 a Seoul, nell’Arcidiocesi di Seoul. Ha studiato Filosofia e Teologia al Seminario Maggiore di Seoul e ha conseguito la Licenza e il Dottorato in Diritto Canonico presso la Pontificia Università Lateranense a Roma.<br /><br />È stato ordinato sacerdote il 12 febbraio 1988 per l’Arcidiocesi di Seoul.<br /><br />Ha ricoperto i seguenti incarichi e svolto ulteriori studi: Viceparroco di Sadang-dong a Seoul ; Studi in Diritto Canonico a Roma ; Parroco di Dongdaemun ; Parroco di Banghak-dong ; Segretario Esecutivo della Facoltà di Medicina dell’Università Cattolica della Corea ; Segretario Esecutivo della Fondazione dell’Educazione Cattolica ; Cappellano del Centro Medico Cattolico ; Vicepresidente del Centro Medico Cattolico ; Segretario Generale della Fondazione dell’Educazione Cattolica ;Vicario Giudiziale dell’Arcidiocesi di Seoul ; Parroco di Sant’Ignazio Kim di Gaepo-dong . Sat, 24 Feb 2024 12:57:58 +0100ASIA/EMIRATI ARABI - La singolare “lezione sull’armonia” del Vescovo Martinelli all’inaugurazione del tempio induista di Abu Dhabihttps://fides.org/it/news/74763-ASIA_EMIRATI_ARABI_La_singolare_lezione_sull_armonia_del_Vescovo_Martinelli_all_inaugurazione_del_tempio_induista_di_Abu_Dhabihttps://fides.org/it/news/74763-ASIA_EMIRATI_ARABI_La_singolare_lezione_sull_armonia_del_Vescovo_Martinelli_all_inaugurazione_del_tempio_induista_di_Abu_DhabiAbu Dhabi - Parlare del disegno buono e armonioso di Dio Creatore, della ferita del peccato e della “nuova armonia” entrata nel mondo con Gesù, davanti a una platea di dignitari musulmani e di fratelli e sorelle appartenenti a altre comunità di fede. È accaduto al Vescovo Paolo Martinelli, Vicario apostolico dell'Arabia meridionale, in occasione della inaugurazione del Tempio indù a Abu Dhabi, il più grande costruito nei Paesi del Golfo, avvenuta come evento culminante del“Giorno dell’Armonia” .<br />Nell’intervento pronunciato in quell’occasione e in quel contesto, il Vescovo Martinelli, seguendo il “filo conduttore” dell’armonia, ha potuto esporre in maniera semplice i tratti propri della fede cristiana riguardo al mistero della creazione e alla storia della salvezza. <br />«Secondo la fede cristiana» ha esordito il Vicario apostolico «Dio ha creato tutte le cose in ordine e armonia, come frutto di distinzioni: tra cielo e terra, luce e tenebre, notte e giorno, acque e terraferma, piante e animali e così via» Anche la creazione dell'uomo e della donna - ha rimarcato il Vescovo Martinelli citando la Genesi - «è caratterizzata dalla distinzione. Ma tutti sono chiamati a vivere in armonia».<br />Nell’armonia che connota l’ordine della Creazione - ha proseguito il Vescovo - la posizione dell'uomo «è unica». Gli esseri umani hanno «il compito di curare e coltivare la creazione armoniosa». chiamati a rispondere a Dio di tutte le loro azioni. L'obbedienza a Dio è «la condizione per vivere in armonia con tutta la creazione». Perché «gli esseri umani non sono il Creatore, ma una delle creature», e «Solo dipendendo dal Creatore, possono veramente salvaguardare l'armonia di tutta la creazione».<br /><br />La disobbedienza dell’uomo, «che la tradizione spirituale chiama “peccato”» ha proseguito il Vescovo riproponendo in termini semplici la dinamica del Peccato originale, così come è riconosciuta dalla dottrina cristiana - porta «alla rottura dell'armonia con Dio, che si traduce in una relazione disordinata tra la creazione. La perdita dell'armonia causata dagli uomini nel tentativo di mettersi al posto di Dio, ha portato alla violenza e alla crisi ambientale».<br /><br />Per la fede cristiana, una nuova armonia nasce solo per l’intervento gratuito di Dio nella storia, volto a liberare gli esseri umani dal peccato. Un intervento atteso e annunciato dai Profeti come Isaia, e che accade in «Gesù crocifisso e risorto» che rende «possibile il perdono e la riconciliazione. Nella visione cristiana» ha sottolineato il Vicario apostolico dell’Arabia Meridionale «l'armonia può essere raggiunta solo accogliendo il perdono di Dio, che ci rende nuove creature». È Gesù che rivela «il destino ultimo di tutte le creature: entrare nella vita divina». Nella teologia cristiana «Dio si presenta come l'infinita armonia tra il Padre e il Figlio nello Spirito Santo». E i primi grandi autori cristiani - ha ricordato il Vescovo Martinelli, citando in particolare Basilio - «chiamano lo stesso Spirito Santo l'Armonia in senso assoluto». I loro insegnamenti riconoscono che «lo Spirito di Dio è sempre all'opera nel cosmo e nelle anime per raggiungere l'armonia tra tutte le creature viventi».<br />Il Vescovo Paolo, che è Francescano Cappuccino, ha proposto come «esempio di Armonia» San Francesco d’Assisi, autore del Cantico delle Creature, che «sperimentò l'armonia nella fratellanza universale: ogni persona umana e ogni creatura è un fratello e una sorella». Poi, a chiusura del suo intervento, il Vescovo ha espresso «la gioia della Chiesa cattolica per l'inaugurazione di questo nuovo tempio ad Abu Dhabi». Il nuovo tempio indù a Abu Dhabi - ha sottolineato il Vicario apostolico «rappresenta un contributo all'armonia basata sul rapporto con Dio. Ogni luogo di culto ricorda alle persone che senza Dio gli esseri umani sono perduti. Con Dio, l'umanità può rinascere. Questo nuovo tempio è un luogo in cui i miei fratelli e sorelle indù possono pregare e rafforzare l'armonia con Dio». L’apertura del nuovo tempio - ha aggiunto il Vescovo Martinelli «esprime anche la libertà di culto negli Emirati Arabi Uniti, dove la tolleranza e la coesistenza sono considerate valori fondamentali, e si incoraggiano i credenti di varie fedi a dialogare e a costruire un mondo più fraterno, in pace e armonia». Sat, 24 Feb 2024 11:49:29 +0100ASIA/INDONESIA - Dopo il conflitto, il tempo fecondo del perdono e della convivenza nelle isole Molucchehttps://fides.org/it/news/74750-ASIA_INDONESIA_Dopo_il_conflitto_il_tempo_fecondo_del_perdono_e_della_convivenza_nelle_isole_Molucchehttps://fides.org/it/news/74750-ASIA_INDONESIA_Dopo_il_conflitto_il_tempo_fecondo_del_perdono_e_della_convivenza_nelle_isole_Molucchedi Paolo Affatato<br />Ambon - Il tempo del conflitto civile, il tempo dello scontro tra comunità cristiana e musulmana è un lontano ricordo. Dal 1999 al 2002 le isole furono segnate dalla violenza interreligiosa. Mons. Seno Ngutra, Vescovo di Amboina, da Ambon, capitale della provincia delle Molucche, nell'Indonesia orientale - un'area che si ricorda venne toccata dalla missione di san Francesco Saverio - oggi può raccontare che "abbiamo attraversato il deserto del conflitto sofferto tra le religioni, ma ora in quel deserto sono nati i fiori della accoglienza, della convivenza e del perdono". Attualmente, dice, "coltiviamo buoni rapporti con altre comunità religiose, sia a livello dei capi, sia tra la gente comune".<br />Il Vescovo, nominato nel 2021, lo può testimoniare dopo aver visitato le diverse isole , alcune con popolazione a maggioranza musulmana, alcune a maggioranza cristiana. "C'è armonia tra cristiani e musulmani - e anche con indù e buddisti - . C'è un dialogo che è stato fondato sul perdono reciproco. Abbiamo imparato la lezione dal passato quando, da una scintilla di violenza, si è innescato un doloroso conflitto civile", racconta, da persona che ha vissuto direttamente quella stagione. Oggi il Vescovo organizza incontri interreligiosi “sia per adulti, sia tra i bambini, che stano insieme, danzano e giocano, fano amicizia, questo è il seme buono della convivenza". <br />"Il segreto - aggiunge - è la vita comune; è non creare steccati o ghetti nei villaggi", in modo da “seminare quotidianamente amicizia e prevenire ogni forma di ostilità". "Abbiamo imparato a partire sempre dal riconoscere l’altro come essere umano, meritevole di misericordia, dal riconoscerlo come fratello, come persone da amare", dice. “Su questa base nelle Molucche si è costruita la pace; su questa base si sperimenta il perdono vicendevole, la dinamica che ha messo fine alla guerra nelle Molucche. Dal perdono nasce una ‘cosa nuova’ che nel nostro caso ha portato la gioia della fraternità”.<br />"Nel cammino di convivenza - rileva - sono stati molto utili gli insegnamenti di Papa Francesco, che cerchiamo di applicare nel nostro contesto, promuovendo il dialogo e non il proselitismo. Ad esempio abbiamo una chiesa cattolica e tre scuole elementari in un'isola a maggioranza musulmana e solo il 4% della popolazione cattolica. Quindi, gli studenti delle tre scuole sono al 99% musulmani. C'è profondo rispetto della fede dei ragazzi e delle famiglie musulmane. Questo rispetto genera in loro gratitudine nei nostri confronti". Una scuola cattolica sorge anche su un’altra isola con popolazione è animista. "E' stato un dono per quella gente, e alcune famiglie hanno chiesto, nella massima libertà, di battezzare i loro figli", rileva, raccontando che la comunità diocesana gestisce oltre cento scuole. La missione, spiega il vescovo, “passa spesso attraverso l’impegno nell'istruzione, che significa vicinanza alla gente: è una forma di carità”. <br />Nelle isole vi sono, poi, "stazioni missionarie”, piccole cappelle dove un sacerdote si reca periodicamente, spostandosi in barca. “Da lì può nascere interesse verso la fede e possono nascere conversioni”, nota, elogiando l’opera dei volontari catechisti, uomini e donne, che aiutano i sacerdoti e i diaconi soprattutto nelle isole più lontane. <br />Missionari portoghesi e spagnoli sbarcarono nell'area delle Molucche nel 1534, quando si registra il primo battesimo a Ternate, nel nord dell’arcipelago. Da allora la fede cattolica si diffuse, a partire dal 1546 anche grazie all’opera del missionario spagnolo Francesco Saverio. Si calcola che nel 1558 Ambon e le isole circostanti contavano circa 10.000 cattolici. Dopo che gli olandesi presero il controllo delle isole, all'inizio del XVII secolo, il protestantesimo crebbe rapidamente. <br />Nel XX secolo fu creato il Vicariato apostolico di Amboina che negli anni ‘60 divenne diocesi e oggi conta circa 115mila cattolici, su una popolazione di 3,2 milioni di abitanti del territorio. La diocesi di Amboina ha dovuto affrontare una grave crisi quando, il 19 gennaio 1999, scoppiò un conflitto sociale che ben presto assunse un colore religioso di conflitto islamo-cristiano. Edifici e case, cica 80 chiese, conventi, diverse scuole, ospedali e istituti cattolici furono danneggiati. Il conflitto terminò ufficialmente con gli accordi di Malino del febbraio 2002. Le vittime furono circa 15.000, gli sfollati oltre 500mila. Nel giugno 2003 si tenne nella capitale Ambon una cerimonia di riconciliazione a cui parteciparono diversi leader religiosi locali, davanti a migliaia di fedeli, fortemente voluta e promossa dall’allora Vescovo cattolico di Amboina, Petrus Canisius Mandagi.<br /><br />Sat, 24 Feb 2024 17:33:51 +0100AFRICA/REPUBBLICACENTROAFRICANA - Nomina del Vescovo Coadiutore di Bangassouhttps://fides.org/it/news/74761-AFRICA_REPUBBLICACENTROAFRICANA_Nomina_del_Vescovo_Coadiutore_di_Bangassouhttps://fides.org/it/news/74761-AFRICA_REPUBBLICACENTROAFRICANA_Nomina_del_Vescovo_Coadiutore_di_BangassouCittà del Vaticano - Il Santo Padre ha nominato Vescovo Coadiutore di Bangassou , il Rev. P. Aurelio Gazzera, O.C.D., finora Responsabile della Caritas della Diocesi di Bouar.<br />S.E. Mons. Aurelio Gazzera, O.C.D., è nato il 27 maggio 1964 a Cuneo, in Italia ed è entrato nel Seminario Minore dei Carmelitani Scalzi di Arenzano nel 1974. Nel 1979 ha emesso la professione semplice nell’Ordine dei Carmelitani Scalzi della Provincia di Genova, successivamente ha trascorso un anno di formazione nella Delegazione Carmelitana Centrafricana e, l’11 ottobre 1986, ha emesso la professione solenne. Ha frequentato gli studi di filosofia e teologia presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale-Sezione di Genova ed è stato ordinato sacerdote il 27 maggio 1989. <br />Dopo essere stato Formatore del Seminario Minore dei Carmelitani Scalzi ad Arenzano, ha iniziato la sua missione in Centrafrica. Ha ricoperto i seguenti incarichi: Assistente al Seminario Minore della Yole , Direttore del 1° ciclo del medesimo Seminario Minore , Parroco di San Michele di Bozoum , Superiore della Delegazione dei Carmelitani Scalzi del Centrafrica . Dal 2003 è Responsabile della Caritas di Bouar e, dal 2020, membro della comunità di Baoro, incaricato dei cristiani dei villaggi della savana e Direttore della Scuola Meccanica di Baoro.<br /> Fri, 23 Feb 2024 12:19:00 +0100AFRICA/NIGERIA - I vescovi: “Occorre affrontare l’insicurezza dilagante e rilanciare l’economia rurale per affrontare la povertà”https://fides.org/it/news/74760-AFRICA_NIGERIA_I_vescovi_Occorre_affrontare_l_insicurezza_dilagante_e_rilanciare_l_economia_rurale_per_affrontare_la_povertahttps://fides.org/it/news/74760-AFRICA_NIGERIA_I_vescovi_Occorre_affrontare_l_insicurezza_dilagante_e_rilanciare_l_economia_rurale_per_affrontare_la_povertaAbuja - “La legittimità del governo dipende dalla sua capacità di proteggere la vita e la proprietà” sottolineano i vescovi della Nigeria nella dichiarazione conclusiva della loro prima Assemblea Plenaria del 2024.<br />La Conferenza Episcopale della Nigeria ancora una volta interviene quindi a richiamare l’urgenza di misure effettive per affrontare la grave insicurezza che affligge la Nigeria per le azioni dei jihadisti nel nord, le razzie delle bande di pastori Fulani nel centro-nord, i fermenti separatisti nel sud e la piaga dei rapimenti a scopo di ricatto in tutto il Paese .<br />“In considerazione dell’impegno del governo per porre fine all’insicurezza, raccomandiamo di studiare attentamente la discussione in corso sulla creazione della Polizia di Stato. Inoltre, il governo dovrebbe valutare l’impatto di tutti gli altri dispositivi di sicurezza già esistenti a questo riguardo” affermano i vescovi. Attualmente in Nigeria è in corso un dibattito politico sulla costituzione di forze di polizia nei 36 Stati della Federazione per affiancare la polizia federale, l’unico corpo di polizia attualmente esistente, a parte alcune organizzazioni di volontari riconosciute in pochi Stati .<br />Mentre molti nigeriani sostengono che la creazione della polizia statale sia un atto atteso da tempo, altri temono che i governatori statali la impiegherebbero per i propri scopi di potere.<br />I Vescovi lamentano inoltre il numero crescente di sfollati interni e il fallimento delle misure economiche nel sostenere la popolazione , con conseguente aumento della povertà e delle difficoltà.<br />La Conferenza episcopale suggerisce di adottare politiche per migliorare il settore agricolo e creare industrie su piccola scala nelle zone rurali per aumentare la produttività e ridurre la disoccupazione. “Data la diminuzione del potere d’acquisto della valuta nigeriana e la capacità dell’agricoltura di essere il fondamento della nostra sopravvivenza, esortiamo il governo a creare l’ambiente necessario e favorevole che consenta alla nostra gente di tornare alle loro fattorie, Invitiamo il governo a creare industrie su piccola scala nelle aree rurali per aumentare la produttività e ridurre la disoccupazione. Sarebbe utile se tali industrie fossero basate sull’agricoltura”.<br />Avendo avuto come tema della loro Plenaria “Sinodo sulla sinodalità: aree di preoccupazione per la Chiesa in Nigeria”, i vescovi hanno sottolineato l’importanza di camminare insieme e ascoltarsi a vicenda nell’affrontare le sfide che la nazione deve affrontare. In particolare rivolgendosi al governo la CBCN lo invita “ad aprirsi al contributo di tutti i segmenti e livelli della comunità nigeriana, in modo che insieme possiamo affrontare la situazione di emergenza in cui ci troviamo ora. Non è più accettabile che i nostri leader si circondino solo dei loro sostenitori e amici politici”. <br />Fri, 23 Feb 2024 11:37:49 +0100ASIA/MONGOLIA - Il Cardinale Marengo: "Una Quaresima di preghiera e riconciliazione"https://fides.org/it/news/74759-ASIA_MONGOLIA_Il_Cardinale_Marengo_Una_Quaresima_di_preghiera_e_riconciliazionehttps://fides.org/it/news/74759-ASIA_MONGOLIA_Il_Cardinale_Marengo_Una_Quaresima_di_preghiera_e_riconciliazioneUlaanbaatar -"La nostra piccola comunità cattolica in Mongolia sta vivendo questo tempo di Quaresima con intensità. Le nove comunità parrocchiali hanno lanciato i loro programmi pastorali e spirituali. Ci siamo sintonizzati sul tema della preghiera, in questo Anno della Preghiera, indicato dal Papa per la preparazione al Giubileo", dice all'Agenzia Fides il Cardinale Giorgio Marengo, Prefetto Apostolico di Ulaanbaatar.<br />"Contestualmente - prosegue - la Quaresima riveste sempre un aspetto interessante perché inizia in corrispondenza del Capodanno lunare. Quest'anno il calendario mongolo coincideva con la data adottata in Corea e in Cina. Abbiamo avuto il Capodanno nel weekend e poi, nella settimana successiva, è iniziato il cammino quaresimale con il Mercoledì delle Ceneri. Da una parte il Capodanno è tempo di abbondanza e di festa, non di rinunce; dall'altra porta con sé dei valori che sono profondamente in sintonia con il Vangelo, come il rinnovamento, per esempio. Tutto deve essere nuovo, in prospettiva di un rinnovamento reale, profondo, non solo esteriore".<br />"Ci si deve riconciliare - rimarca il Prefetto Apostolico - perché tutto ciò che è stato vissuto nell'anno precedente, qualche screzio o qualche tensione, venga lasciato da parte e si ricominci con relazioni pacificate. Un secondo aspetto: è il momento in cui tutti si compie un anno in più, perché un inverno è alle spalle e si onorano gli anziani come portatori della sapienza collettiva. In questo senso anche per noi cristiani c'è un sintonia, considerando la figura dei padri delle madri spirituali a cui ricorrere con maggiore frequenza nel corso della Quaresima".<br />La comunità mongola avverte forte il legame con la Santa Sede: "Abbiamo tradotto in mongolo il messaggio per la Quaresima di Papa Francesco e l'abbiamo distribuito il giorno delle Ceneri. Inoltre vorrei ricordare che, di recente, il mongolo è entrato ufficialmente come 52esima lingua in cui si diffonde Vatican News. Abbiamo ora questa piattaforma in cui, per il momento, riusciamo a tradurre settimanalmente la catechesi del mercoledì e l'Angelus domenicale del Papa. E' il patrimonio di insegnamento del Papa che la gente può consultare: cerchiamo di di fare tesoro di quello che Papa Francesco ci ricorda in questo tempo di Quaresima".<br />Prosegue il Cardinale: "Vorrei sottolineare ancora questo discorso delle relazioni nuove, riconciliate perché proprio su questo si fonda la riflessione sulla pace che purtroppo sembra essere in discussione in tante parti del mondo. Il richiamo del Capodanno lunare ci aiuta a fare questo questo passo: perché la pace arrivi, bisogna che ognuno di noi parta dalle proprie relazioni, dall'essere noi operatori e seminatori di pace. E' quindi un invito a impegnarsi per la pace partendo dalla propria conversione personale".<br />La Chiesa locale vivrà il 5 marzo una giornata di ritiro quaresimale per i sacerdoti, i consacrati, i missionari e le missionarie presenti in Mongolia, con la presenza di padre Mauro Giuseppe Lepori, Abate generale dell'Ordine Cistercense. Infine, sul piano della carità, la Commissione "Giustizia, pace e integrità del creato" sta cercando di attivarsi per venire in aiuto degli allevatori che, nelle aree rurali, sono rimasti bloccati da nevicate particolarmente intense. "In pochi giorni un allevatore può perdere quasi tutto il suo bestiame perché gli animali vengono letteralmente sommersi dalla neve. Stiamo cercando di capire cosa si può fare in concreto per loro: questo potrebbe essere uno degli impegni che vorremmo caratterizzassero la nostra Quaresima di fraternità", conclude il Cardinale Marengo.<br /> Fri, 23 Feb 2024 10:19:16 +0100VATICANO - “Il Regno di Dio non è costruito da noi, ma è un puro dono di Lui”. L’intervento di mons. Sangalli al corso per i Direttori diocesani delle Pontificie Opere Missionariehttps://fides.org/it/news/74762-VATICANO_Il_Regno_di_Dio_non_e_costruito_da_noi_ma_e_un_puro_dono_di_Lui_L_intervento_di_mons_Sangalli_al_corso_per_i_Direttori_diocesani_delle_Pontificie_Opere_Missionariehttps://fides.org/it/news/74762-VATICANO_Il_Regno_di_Dio_non_e_costruito_da_noi_ma_e_un_puro_dono_di_Lui_L_intervento_di_mons_Sangalli_al_corso_per_i_Direttori_diocesani_delle_Pontificie_Opere_MissionarieCittà del Vaticano – “Un credente affronta le continue prove quotidiane, anche in contesti umanamente davvero difficili, in unione al Signore attraverso la preghiera. Senza di Lui e senza una vera vita di orazione, risultiamo forse solo buoni agenti sociali, non veri missionari del suo Vangelo.” Sono queste le parole che Mons. Samuele Sangalli, Sottosegretario del Dicastero per l’Evangelizzazione ha rivolto nel pomeriggio di giovedì 22 febbraio ai direttori diocesani delle Pontificie Opere Missionarie , riuniti per il corso di formazione presso il Centro Internazionale di Animazione Missionaria .<br /> <br />L’intervento del Sottosegretario, incentrato sul significato della missione oggi ed il Servizio del Dicastero per l’Evangelizzazione, si è sviluppato come un momento spirituale, commentando una preghiera del gesuita spagnolo Adolfo Nicolas, che è stato Preposito Generale della Compagnia di Gesù dal 2008 al 2016, ed è morto a Tokyo, in Giappone, nel 2020 . “Una preghiera meravigliosa – ha detto Sangalli - che ci permette ogni giorno di impostare la nostra vita e la nostra missione in modo corretto. Una sorta di eredità per tutti i gesuiti ma anche, secondo me, per tutti i missionari del Vangelo”.<br /> <br />“Questa preghiera” ha sottolineato il Sottosegretario del Dicastero missionario - ci reca tanto conforto, ricordandoci che siamo chiamati nonostante le nostre debolezze o, meglio, siamo stati chiamati a questa missione forse proprio a causa delle nostre insufficienze. Tali fragilità ci rammentano costantemente quanto abbiamo bisogno del Signore, del suo sostegno, del suo aiuto, del suo Spirito, ovvero della sua Grazia. Un vero missionario, ogni giorno, con umiltà, è chiamato ad aver coscienza dei propri limiti personali, che spesso lo limitano e impacciano nell’adempimento del suo servizio. A dire: ‘Va bene, Signore, nonostante e forse proprio a causa loro mi hai chiamato per imparare progressivamente a realizzare cosa veramente significhi far affidamento su di Te e non su di me. Perché questa missione è tua, ed io ne sono soltanto l’eco, la voce, il testimone’. Dovremmo sempre iniziare la giornata invocando: ‘Signore salvami da me stesso’. Altrimenti tendiamo a mettere in prima linea non la docilità alla volontà di Dio, vero bene per tutti, ma piuttosto i nostri desideri, le nostre idee, i nostri progetti che, quando falliscono, ci fanno arrabbiare, o cadere in depressione, o sbagliare nella valutazione di quanto vissuto. E’ allora che invece realizziamo quanto la via del Signore sia diversa dalla nostra, e come Egli ci chiami a seguire i suoi piani, ad imparare cosa significhi veramente amare secondo il cuore di Cristo, ovvero a servire con gratuità e totale disponibilità lì dove Dio ci invia. Dai nostri fallimenti, dalle nostre sconfitte, dalle nostre impotenze, possiamo purificarci e salvarci dalle nostre manie di protagonismo, imparando quanto davvero solo il Vangelo del Risorto dai morti sappia dare sostanza alla vita di un missionario ed infondergli quella gioia e pace profonda del cuore che non dipendono dai successi o dai riconoscimenti esterni. E’ opportuno ricordare come Gesù, umanamente parlando, abbia ‘fallito completamente’ nel farsi riconoscere dal suo popolo come il Messia annunciato dai profeti. Egli ha predicato, ha guarito tanta gente ma…dove erano tutti quelli che aveva beneficato nel momento in cui lui ha avuto bisogno, si è trovato nella prova? Completamente scomparsi. Eppure la redenzione si è compiuta; la vittoria sul peccato e sulla morte consumata. Dobbiamo ricordarlo per non misurare la verità della nostra missione a partire da successi immediatamente verificabili, ma da quella fedeltà al Vangelo ed unione intima con il Padre che possono essere il frutto solo di un vigoroso itinerario spirituale di docilità a quella Grazia che ci plasma”.<br /> <br />“Attraverso il suo apparente fallimento, attraverso la pubblica vergogna della Croce – ha proseguito don Sangalli - Gesù ci ha dimostrato la sua totale unione filiale d’amore con il Padre -‘Padre, nelle tue mani affido il mio spirito’ - insegnandoci quello stile di abbandono/consegna di noi stessi perché cresca sempre più in noi quella coscienza filiale che ci rende testimoni dell’incondizionato amore del Padre, più forte, ovvero vittorioso sulla morte. Sappiamo che soprattutto quando Dio ci chiede di attraversare momenti di prova o di delusione, ovvero sperimentando la croce, impariamo nella nostra carne, cosa significhi resurrezione, salvezza, pace che scende nel cuore attraverso la completa nostra conformità ai disegni di quel Dio di cui avvertiamo la profonda vicinanza, anche nell’assenza.”<br /> <br />“Prendiamo coscienza di come il Regno di Dio non sia un prodotto delle nostre opere, ma puro dono Suo – ha rimarcato il Sottosegretario in un passaggio del suo intervento - attraverso le vicende in cui storicamente cammina la Chiesa tutta e noi singoli in lei e con lei. Si, conversione implica un totale cambio dei parametri di valutazione su noi stessi e sulla realtà: e va invocata ogni giorno, tenacemente, come una Grazia che ci venga accordata. Allora, Signore, salvami da me stesso, dai miei progetti, dalla mia visione, e genera continuamente nel mio cuore un’autentica conformità al tuo progetto che gradualmente si svela lungo il cammino della vita mia e della tua Chiesa.”<br /> <br />“L'unica ragione della nostra esistenza e della nostra missione – ha sottolineato il Sottosegretario - è essere testimoni di questo amore incondizionato, della misericordia e della compassione che è Dio. Quel Dio di cui ciascuno di noi ha fatto esperienza nella chiamata, gratuita e solenne, alla missione con cui si edifica la sua Chiesa, segno e sacramento di salvezza per tutto il genere umano. Molti di voi qui presenti ha aggiunto - vengono dall'Africa, molti dalla Nigeria, afflitta da violenze e rapimenti. Siamo perfettamente consapevoli che i campi in cui lavorate non sono affatto facili. Mi sto rivolgendo a qualcuno che un giorno sarà un martire? Non lo so, ma siamo consapevoli che i contesti in cui molti di voi operano, in cui state svolgendo il vostro ministero, un giorno potrebbero chiamarvi anche a testimonianze estreme di amore. Già altri, prima di voi, lo sono stati ed oggi veneriamo le loro esistenze come semi del Regno, luminoso esempio di un’umanità nuova, anticipazione di quel compimento d’amore che è il destino a cui ogni uomo e donna è chiamato”<br /> <br />Mons. Samuele Sangalli ha esortato i presenti a porre la propria conversione personale al centro della loro missione nella Chiesa. <br /> <br />Citando la prima lettera pastorale del cardinale Carlo Maria Martini alla diocesi di Milano, il Sottosegretario si è soffermato su quella dimensione contemplativa della vita che ci apre ad una comprensione completamente diversa sul destino delle persone e dei popoli. “Solo così i conflitti possono essere superati, attraverso una carità che sa mettersi nei panni e nel cuore dell’altro. So che non è facile mantenere un cuore aperto, non indurito dalla cattiveria e dall’odio che si respira nel mondo. Ancorati in Dio e fortificati dall’amore fraterno è però possibile attraversare il mare della vita come donne e uomini abitati da quella luce di speranza che è la fede, e testimoniare la potenza trasformante dell’amore, con quello stile dialogico che nasce da un cuore abitato dalla dedizione di Dio per l’umanità. Quella dedizione che ci ha affascinato, che è diventata la ragione della nostra vita, e che ogni giorno muove i nostri passi a cammini di riconciliazione, di accoglienza, di mutua comprensione e di pace”. <br /><br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="https://www.fides.org/it/attachments/view/file/Preghiera_Apostolica.pdf">PREGHIERA</a>Fri, 23 Feb 2024 14:20:45 +0100ASIA/CINA - Il “Calendario di Quaresima” dei cattolici della parrocchia di Hanchenghttps://fides.org/it/news/74758-ASIA_CINA_Il_Calendario_di_Quaresima_dei_cattolici_della_parrocchia_di_Hanchenghttps://fides.org/it/news/74758-ASIA_CINA_Il_Calendario_di_Quaresima_dei_cattolici_della_parrocchia_di_HanchengTangshan – Dopo la liturgia del mercoledì delle Ceneri, che dà inizio al tempo di Quaresima, i parrocchiani della chiesa di Hancheng a Tangshan, nella provincia di Hebei, hanno ricevuto una scheda-calendario con quaranta proposte di gesti e pratiche ecclesiali da adempiere quotidianamente, uno per ogni giorno del tempo quaresimale. Un giorno c’è da recitare la preghiera per i genitori, un altro giorno c’è l’invito a pregare per quelli che ti hanno fatto del male. E poi ci sono le preghiere per la pace, per i sacerdoti, per la missione. In altri giorni si propone di leggere un brano della Sacra Scrittura, o di partecipare in parrocchia all’Adorazione eucaristica, oppure di astenersi per un consistente periodo di tempo dall’uso e dalla consultazione del proprio smart-phone. “E’ come raccogliere un fiore al giorno, per formare un bouquet di ‘fiori spirituali’ da offrire all’altare del Signore nel giorno di Pasqua. Così riscopriamo la fecondità del digiuno, della preghiera e dell'elemosina che la Chiesa raccomanda a tutti nel tempo di Quaresima, prestando attenzione a custodire soprattutto il ‘digiuno del cuore’ ” ripete il parroco, don Jiang Xiaoman. <br />Con semplicità e creatività, il popolo fedele di Dio che è in Cina applica alla concretezza della quotidianità i gesti, i precetti e le pratiche che la Chiesa propone ai suoi figli nel cammino verso la Pasqua di Resurrezione.<br />Intanto sabato 17 febbraio, vigilia della prima domenica di Quaresima, il Vescovo nella diocesi di Handan, Giuseppe Sun Jigen, ha consacrato una nuova chiesa, mentre si era nel pieno dei giorni di festa del Capodanno cinese. «Abbiamo dedicato una bella chiesa a Signore» ha detto il Vescovo ai tanti accorsi a prender parte alla celebrazione «ma ricordiamoci che dobbiamo dedicare al Signore noi stessi, in corpo e anima». La chiesa - ha ricordato il Vescovo è il luogo di culto, e la casa dei battezzati, «dove ricevere la benedizione del Signore che ci rende testimoni di Lui e del suo operare». <br /> <br />Fri, 23 Feb 2024 09:43:05 +0100ASIA/LIBANO - Gruppo ecumenico WCAL: “Insopportabili atrocità” perpetrate contro i palestinesi a Gazahttps://fides.org/it/news/74757-ASIA_LIBANO_Gruppo_ecumenico_WCAL_Insopportabili_atrocita_perpetrate_contro_i_palestinesi_a_Gazahttps://fides.org/it/news/74757-ASIA_LIBANO_Gruppo_ecumenico_WCAL_Insopportabili_atrocita_perpetrate_contro_i_palestinesi_a_GazaBeirut – A Gaza e in altre parti della Palestina sono in atto “insopportabili e disumane atrocità” perpetrate contro i palestinesi. Atrocità che “hanno provocato un bilancio di oltre 28.000 morti tra i civili, di cui oltre due terzi sono bambini e donne”. Davanti a tale scenario di morte, il Gruppo di analisti, teologi e operatori pastorali cristiani "We Choose Abundant Life" diffonde un documento per evidenziare come la guerra in atto in Terra Santa “non solo mette in evidenza la capacità di violenza umana di demonizzare e disumanizzare l'altro, ma sottolinea anche una profonda crisi morale che ci interpella, non solo come cristiani ma come esseri umani”.<br />Il Gruppo ecumenico nel settembre 2021 pubblicò il documento intitolato “Cristiani in Medio Oriente: per un rinnovamento delle scelte teologiche, sociali e politiche”. Nell’equipe, che ha assunto come sigla una formula che riecheggia un versetto del Deuteronomio , figurano tra gli altri la professoressa Souraya Bechealany, già segretaria generale del Consiglio sulle Chiese del Medio Oriente, il sacerdote maronita Rouphael Zgheib, direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie del Libano, e il sacerdote e teologo libanese greco-melchita Gabriel Hachem.<br />“La risposta militare immediata, iniziata come una vendetta impulsiva alle atrocità del 7 ottobre 2023” si legge nel messaggio “si è trasformata rapidamente in una guerra devastante e pianificata, trovando giustificazione e sostegno da parte di diversi Paesi del mondo libero e incontrando il silenzio delle dittature della regione”. <br />Gli estensori del documento sottolineano che “la militarizzazione delle ideologie religiose, sia negli Stati consolidati che nei movimenti e negli attori non statali, è un indicatore lampante dei gravi pericoli concettuali che le religioni corrono quando si allontanano dal nucleo del loro messaggio”. Il documento richiama anche la lucidità delle voci critiche che respingono e confutano “la narrazione prevalente che associa l'ebraismo al sionismo o suggerisce che l'ebraismo sia sinonimo di sionismo. Criticare le pratiche di Israele che violano il diritto internazionale” si legge ne testo “non è sinonimo di antisemitismo”.<br />I promotori del Gruppo si uniscono a tutti coloro che rivendicano “il diritto dei palestinesi all'autodeterminazione. In particolare, si pronunciano costantemente contro la confusione tra la causa palestinese, in quanto causa nazionale, e la jihad militante e armata o le rivendicazioni islamiste estremiste. Queste voci mettono in discussione le narrazioni troppo semplici e contribuiscono a una comprensione sfumata delle diverse prospettive all'interno della comunità musulmana”. <br />Thu, 22 Feb 2024 13:26:10 +0100AFRICA/GUINEA - Erezione della Diocesi di Boké (Guinea) e nomina del primo Vescovohttps://fides.org/it/news/74756-AFRICA_GUINEA_Erezione_della_Diocesi_di_Boke_Guinea_e_nomina_del_primo_Vescovohttps://fides.org/it/news/74756-AFRICA_GUINEA_Erezione_della_Diocesi_di_Boke_Guinea_e_nomina_del_primo_VescovoCittà del Vaticano - Il Santo Padre ha eretto la nuova Diocesi di Boké con territorio smembrato dall’Arcidiocesi di Conakry. Il Santo Padre ha nominato primo Vescovo della nuova Circoscrizione Ecclesiastica il Rev. Sac. Moïse Tinguiano, del clero di Conakry, finora Parroco di St Augustin di Taouyah. S.E. Mons. Moïse Tinguiano, è nato l’11 dicembre 1977 a Benty. È entrato nel Seminario Propedeutico Saint Jean XXIII di Kindia ed ha studiato Filosofia e Teologia nel Seminario Maggiore Saint Augustin Samayah a Bamako. È stato ordinato Sacerdote il 26 novembre 2006.<br />Ha ricoperto i seguenti incarichi e svolto ulteriori studi: Vicario parrocchiale a Cristo-Re di Fria ; Parroco del Sacro-Cuore di Boké e San Pietro di Sangaredi ; Dottorato in Teologia Catechetica e Pastorale Giovanile alla Pontificia Università Salesiana ; Attività pastorale nella Diocesi di Vittorio Veneto ; Attività pastorale nella Diocesi di Città del Castello .<br />Dal 2018 è Parroco a Saint Augustin – Taouyah, Conakry, Professore nel Seminario Benoît XVI e Direttore della radio cattolica La Voix de la Paix.<br /> <br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="https://www.fides.org/it/attachments/view/file/Dati_statistici_della_nuova_Diocesi_di_Bok_.pdf">DATI STATISTICI</a>Thu, 22 Feb 2024 12:18:27 +0100AFRICA/GHANA - La Chiesa in prima linea nell’assistenza di migranti e richiedenti asilohttps://fides.org/it/news/74755-AFRICA_GHANA_La_Chiesa_in_prima_linea_nell_assistenza_di_migranti_e_richiedenti_asilohttps://fides.org/it/news/74755-AFRICA_GHANA_La_Chiesa_in_prima_linea_nell_assistenza_di_migranti_e_richiedenti_asiloAccra – Oltre al dramma di Ucraina e Gaza vi sono tante altre situazioni di sfollamento e di persone in cerca di rifugio che meritano l’attenzione delle istituzioni internazionali. È il caso dei rifugiati provenienti dai Paesi confinanti accolti in Ghana, in particolare nell’Upper East Region.<br />Qui si è recato in visita il Nunzio Apostolico in Ghana, Mons. Henryk Mieczyslaw Jagodzinski, più precisamente alla diocesi di Navrongo-Bolgatanga.<br />Il Nunzio ha ribadito l'impegno della Chiesa cattolica per la protezione e l'assistenza delle persone vulnerabili indipendentemente dalla loro origine e credo religioso, ed ha affermato che queste, compresi gli sfollati, i poveri e le persone considerate "indesiderate", sono care a Papa Francesco, che nella sua predicazione, nei suoi insegnamenti e nei suoi programmi ha costantemente sostenuto e chiesto conforto e sostegno per queste persone.<br />“Naturalmente, la nostra missione come Chiesa cattolica è spirituale, il nostro obiettivo è la salvezza dell'anima” ha detto Mons. Jagodzinski. “Ma come scrive San Giacomo nella sua lettera, la fede senza le opere è morta e non solo dobbiamo proclamare l'amore al prossimo, ma anche fare qualcosa per gli altri”.<br />È previsto che oggi 22 febbraio il Nunzio Apostolico visiti i Centri di accoglienza e reinsediamento dei richiedenti asilo a Tarikom, nel distretto di Bawku occidentale, per avere informazioni di prima mano sulla situazione, dei rifugiati provenienti soprattutto dal Burkina Faso, da dove sono fuggiti a causa degli attacchi dei jihadisti.<br />Stephen Yakubu, Ministro regionale dell'Upper East e presidente del Consiglio di sicurezza regionale, ha affermato che più di 1.160 richiedenti asilo sono stati trasferiti nei centri di accoglienza e di reinsediamento e ha elogiato la Chiesa cattolica, in particolare la diocesi di Navrongo-Bolgatanga, per aver contribuito a gestire la situazione.<br />La Chiesa cattolica in Ghana assiste sia migranti interni sia rifugiati provenienti dai Paesi vicini. Nel primo caso si tratta, prevalentemente giovani donne migranti vulnerabili che migrano dalle aree rurali a quelle urbane, generalmente da nord a sud. Per assistere queste persone è mobilitata una rete che comprende diverse congregazioni e organizzazioni; i Salesiani , le Suore Missionarie Serve dello Spirito Santo e le Figlie della Carità di San Vincenzo De Paoli.<br />Nel secondo caso, oltre alle persone richiedenti asilo in Ghana in fuga dalle minacce jihadiste negli Stati vicini, la Chiesa assiste pure diversi migrati che attraversano il deserto alla ricerca di destinazioni internazionali oltre il Ghana, ed è impegnata soprattutto con “Giustizia e Pace” contro la tratta di esseri umani. <br />Thu, 22 Feb 2024 12:16:40 +0100AFRICA/SOMALIA - Intesa navale tra Somalia e Turchia per contrastare quella tra Etiopia e il Somaliland?https://fides.org/it/news/74754-AFRICA_SOMALIA_Intesa_navale_tra_Somalia_e_Turchia_per_contrastare_quella_tra_Etiopia_e_il_Somalilandhttps://fides.org/it/news/74754-AFRICA_SOMALIA_Intesa_navale_tra_Somalia_e_Turchia_per_contrastare_quella_tra_Etiopia_e_il_SomalilandMogadiscio – “La Somalia non vuole vedere potenze straniere combattere sul suo territorio”. Così il Presidente somalo Hassan Sheikh Mohamud ha voluto rassicurare che l’accordo militare navale approvato ieri 21 febbraio , tra il suo Paese e la Turchia, non è diretto contro l’Etiopia. Questo Paese il 1° gennaio aveva siglato un’intesa marittima con il regione separatista del Somaliland .<br />L’accordo decennale approvato dal Consiglio dei ministri somalo conferisce alla Turchia "piena autorità" sulle acque territoriali della Somalia con l’impegno per la loro protezione e difesa. L’intesa prevede che la Turchia riceverà il 30% delle entrate dalla zona economica esclusiva somala, le cui risorse sono ancor in gran parte da sfruttare . In cambio Ankara si impegna a ricostruire e a equipaggiare la marina somala. <br />La nuova intesa rafforza i legami tra Somalia e Turchia, che già dal 2017 ha stabilito una base militare a Mogadiscio per addestrare le truppe somale, in particolare i membri del corpo d’élite GorGor impegnati nella lotta contro gli Shabaab. L’espansione della collaborazione in campo navale permetterà alla marina turca di avere una presenza stabile nelle acque del Mar Rosso, del Golfo di Aden fino a quello Persico, dove già da qualche anno Ankara dispone di una base navale in Qatar.<br />Parallelamente all’accordo con la Somalia la Turchia ha firmato con Gibuti un’intesa in base alla quale Ankara si impegna a fornire addestramento militare e finanziamenti alle forze armate del piccolo Stato situato all’imboccatura dello Stretto di Bab el Mandab, la porta d’acceso al Mar Rosso.<br />Dal canto suo il presidente del Somaliland ha reagito alle intese firmate da Mogadiscio con Ankara, affermando che l’accordo raggiunto dall’autoproclamato Stato con l’Etiopia verranno rese esecutive in ogni caso, anche se il Presidente somalo Hassan Sheikh Mohamud dovesse “invitare al conflitto l’Etiopia e l’Egitto”. Anche il Cairo, ai ferri corti con Addis Abeba per la nota diga etiopica sul Nilo azzurro , ha stipulato un accordo di difesa con Mogadiscio. <br />Dall’altro canto esistono ancora intese in base alle quali l’Etiopia aiuta la Somalia a combattere gli Shabaab, mentre Mogadiscio riceve aiuti militari pure da Emirati Arabi Uniti , Eritrea e Stati Uniti. La scorsa settimana Stati Uniti e Somalia hanno firmato un memorandum per la costruzione di cinque basi militari per l'esercito nazionale somalo. <br /><br />Thu, 22 Feb 2024 11:30:15 +0100ASIA/FILIPPINE - “Missione popolare” in un mercato di Cebu per chiedere il dono di nuove vocazioni sacerdotali e religiosehttps://fides.org/it/news/74753-ASIA_FILIPPINE_Missione_popolare_in_un_mercato_di_Cebu_per_chiedere_il_dono_di_nuove_vocazioni_sacerdotali_e_religiosehttps://fides.org/it/news/74753-ASIA_FILIPPINE_Missione_popolare_in_un_mercato_di_Cebu_per_chiedere_il_dono_di_nuove_vocazioni_sacerdotali_e_religioseCebu – La crisi delle vocazioni è diventata un’emergenza anche per le Chiese dell’Asia che fin nel recente passato avevano visto tanti giovani attirati dalla vita sacerdotale e religiosa. Nelle Filippine, le comunità ecclesiali stano affrontando il problema con determinazione e creatività. <br />L’arcidiocesi di Cebu, nell’ambito del Mese dedicato alle vocazioni, ha dato vita a iniziative pubbliche ospitate presso il Freedom Park del Carbon Public Market. Durante una settimana di incontri e riflessioni condivise, uomini e donne appartenenti a diverse congregazioni religiose hanno organizzato incontri aperti a tutti, e specialmente ai giovani, dove hanno presentato la loro esperienza vocazionale, nella convinzione che davanti alla crisi delle vocazioni "non possiamo raggiungere i nostri obiettivi da soli. Possiamo farlo solo insieme come Chiesa, con il sostegno di tutto il popolo di Dio" come ha detto all’Agenzia Ucanews padre Ferderiz Cantiller, sacerdote redentorista, che presiede il gruppo di Cebu City dei direttori delle Vocazioni nelle Filippine. <br />Le iniziative messe in campo non sono connotate dalla pretesa di “arruolare” nuove vocazioni in breve tempo con strategie propagandistiche. Si insiste piuttosto sull’urgenza di pregare per chiedere il dono delle nuove vocazioni. <br />Durante la settimana di iniziative, i sacerdoti hanno creato spazi nel Mercato pubblico dove amministrare il sacramento della confessione e condividere la lettura della parola di Dio con i passanti, coi venditori ambulanti, con i senza fissa dimora. Le giornate sono diventate una vera e propria missione popolare condotta in mezzo a strade trafficate, una missione che si è espressa spontaneamente anche in opere di carità come l’offerta del cibo agli affamati e di cure mediche a persone sofferenti per diverse patologie, quella di benedizioni donate a chiunque lo chiedesse, insieme al tempo dato all’ascolto e al conforto di tutte le persone che avevano problemi e attese da confidare. <br />Oltre all’arcidiocesi di Cebu, hanno preso parte alla settimana vocazionale vissuta nello spazio aperto di un mercato anche la Caritas di Cebu e, tra gli altri, i redentoristi, le laiche consacrate dell’Istituzione Teresiana, le suore di San Paolo di Chartres e della congregazione della Misericordia.<br />I missionari redentoristi della provincia di Cebu hanno sempre dato massima importanza alla pastorale delle vocazioni. Il Centro provinciale del Santissimo Redentore a Cebu City organizza annualmente incontri guidati dall’équipe provinciale per le vocazioni. Incontri in cui si prendono in considerazioni spunti, metodi e occasioni per accompagnare e sostenere le nuove vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa. <br />Wed, 21 Feb 2024 12:38:36 +0100AFRICA/SUDAN - I dieci mesi di guerra in Sudan hanno devastato il Paese che rischia di imploderehttps://fides.org/it/news/74752-AFRICA_SUDAN_I_dieci_mesi_di_guerra_in_Sudan_hanno_devastato_il_Paese_che_rischia_di_imploderehttps://fides.org/it/news/74752-AFRICA_SUDAN_I_dieci_mesi_di_guerra_in_Sudan_hanno_devastato_il_Paese_che_rischia_di_implodereKhartoum – La guerra scoppiata dieci mesi fa in Sudan ha creato una crisi umanitaria devastante. Al gennaio 2024, gli sfollati erano oltre 10,7 milioni, ovvero la più grande crisi di sfollamento del mondo. Il conflitto ha provocato dai 12.000 ai 15.000 morti.<br />Un dramma ricordato da Papa Francesco dopo l’Angelus di domenica 18 febbraio: “Sono passati ormai dieci mesi dallo scoppio del conflitto armato in Sudan, che ha provocato una gravissima situazione umanitaria. Chiedo di nuovo alle parti belligeranti di fermare questa guerra, che fa tanto male alla gente e al futuro del Paese. Preghiamo perché si trovino presto vie di pace per costruire l’avvenire del caro Sudan”.<br />Il conflitto scoppiato il 15 aprile 2023 tra l’esercito regolare , guidato da Abdelfattah Al-Burhan, e le forze di supporto rapido guidate da Mohammed Hamdan Dagalo, detto Hemeti, non sembra che possa cessare facilmente. Anzi ha innescato una dinamica che rischia di frammentare il Sudan, dopo che altri gruppi armati presenti da tempo in diverse aree del Paese, si sono schierate da una parte o dall’altra, oppure hanno approfittato del caos per prendere il controllo delle aree dove sono presenti.<br />Al momento le RSF sembrano avere un vantaggio sull’esercito regolare dopo aver preso il controllo a metà dicembre di Wad Madani nello stato di Al-Gezira, considerato il granaio del Sudan.<br />Le RSF inoltre possono contare su rifornimenti di armi, munizioni, carburante ed altro provenienti dai Paesi vicini: Centrafrica, Ciad, Libia , e il supporto dei mercenari russi della compagnia Wagner e degli Emirati Arabi Uniti. Le SAF hanno perso l’importante fabbrica di armi Yarmouk nell’area di Khartoum, distrutta dalle RSF ma contano ancora su alcuni appoggi esterni come quelli dell’Egitto. Sono inoltre circolati in rete dei video di attacchi di forze speciali ucraine contro le RSF e contro i mercenari russi della Wagner, quasi a simboleggiare di un’estensione in terra sudanese della guerra in Ucraina.<br />A complicare il conflitto vi sono le divisioni all’interno delle stesse forze in campo. L’esercito regolare ha divisioni interne tra tribù, etnie e denominazioni religiose perché arruola in diversi strati della società sudanese. Dall’altro canto l’agile struttura di comando delle RSF rende i suoi combattenti meno controllabili da parte dei vertici dell’organizzazione, favorendo le violazioni dei diritti umani. Queste a loro volte possono innescare spirali di vendette e ulteriori violenze. Infine i diversi gruppi che si sono allineati con l’una o l’altra parte sono a loro volta divisi in formazioni contrapposte. <br />Wed, 21 Feb 2024 11:33:07 +0100AFRICA/SUDAN - Attese estenuanti per i profughi nei campi di transito che vertono in condizioni di totale precarietàhttps://fides.org/it/news/74751-AFRICA_SUDAN_Attese_estenuanti_per_i_profughi_nei_campi_di_transito_che_vertono_in_condizioni_di_totale_precarietahttps://fides.org/it/news/74751-AFRICA_SUDAN_Attese_estenuanti_per_i_profughi_nei_campi_di_transito_che_vertono_in_condizioni_di_totale_precarietaKhartoum – “Mancano i servizi più elementari, i rifugiati del campo di Gorom, ovest di Juba, capitale del Sud Sudan, faticano a procurarsi il cibo”. E’ l’appello lanciato da una fonte locale in merito al deterioramento delle condizioni e le grandi difficoltà di uno dei campi presenti nel Paese. I rifugiati faticano a procurarsi il cibo. “Le organizzazioni umanitarie spendono 8 dollari al mese per persona sufficienti solo per un pasto al giorno".<br /><br />“I servizi sanitari sono quasi inesistenti e i malati in condizioni di salute croniche si ritrovano ad affrontare grandi sofferenze. Il centro medico del campo dovrebbe servire 2000 persone, mentre attualmente il campo ospita più di 18.000 rifugiati con un solo medico di laboratorio. Alcuni pazienti vengono trasferiti all'ospedale di Juba, ma hanno difficoltà a ricevere le cure perché non possono pagarle.”<br /><br />Un altro settore totalmente penalizzato è quello dell’istruzione, “a Gorom non ci sono scuole di base e solo una scuola secondaria, ma finora gli studenti sudanesi non sono stati accettati. Il Governo è al fianco dei rifugiati, ma non ha le capacità o le risorse per fornire loro servizi e assistenza".<br /><br />Secondo la Displacement Tracking Matrix dell'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni , al 4 febbraio 2024 si contano 542.199 persone fuggite dalla guerra in Sudan, che dura da oltre 10 mesi, verso il Sud Sudan. Circa un quinto di loro sono sudanesi, l'80% sono cittadini non sudanesi, per lo più rifugiati sud sudanesi. Inoltre, una denuncia di una imminente catastrofe umanitaria che minaccia la vita di migliaia di rifugiati sudanesi in Sud Sudan è stata fatta dall'organizzazione Youth for Darfur Mashad. Hanno dichiarato che oltre 4 mila persone soffrono di una grave carenza di bisogni primari. "Il silenzio di molte organizzazioni umanitarie internazionali riguardo alla fornitura di aiuti rappresenta un serio pericolo per i rifugiati sudanesi in Sud Sudan, che potrebbe portare a un peggioramento delle condizioni di vita nei campi che già soffrono per la mancanza di cibo e medicine".<br /><br />I rifugiati sudanesi affrontano attese estenuanti nei campi sovraffollati del Sud Sudan. Molti trascorrono mesi in campi di transito, nella speranza di poter tornare presto a casa. Secondo le stime delle Nazioni Unite ogni giorno arrivano in Sud Sudan circa 1.500 persone sfollate a causa del conflitto, e dall'inizio quasi otto milioni di persone, metà delle quali bambini, sono fuggite dal Paese. Inoltre, circa 25 milioni di persone, più della metà della popolazione sudanese, hanno bisogno di assistenza umanitaria, mentre si stima che 3,8 milioni di bambini sotto i cinque anni soffrano di malnutrizione.<br /><br /> <br />Wed, 21 Feb 2024 10:57:46 +0100AFRICA/ZIMBABWE - Anche i vescovi dello Zimbabwe come quelli nigeriani avvertono che la povertà è in aumento nel loro Paesehttps://fides.org/it/news/74749-AFRICA_ZIMBABWE_Anche_i_vescovi_dello_Zimbabwe_come_quelli_nigeriani_avvertono_che_la_poverta_e_in_aumento_nel_loro_Paesehttps://fides.org/it/news/74749-AFRICA_ZIMBABWE_Anche_i_vescovi_dello_Zimbabwe_come_quelli_nigeriani_avvertono_che_la_poverta_e_in_aumento_nel_loro_PaeseHarare – Un’altra Conferenza Episcopale in Africa lancia un grido di allarme sulle politiche economiche adottate dal governo che aggravano le condizioni di povertà nella quale vive la maggior parte della popolazione. I vescovi dello Zimbabwe come quelli della Nigeria affermano che “la decisione del governo di aumentare le tasse mentre gli ordinari cittadini fanno fatica a permettersi un pasto al giorno ha peggiorato le condizioni delle famiglie”.<br />“Per la maggior parte delle persone anziane e dei poveri in particolare, è diventato incredibilmente costoso vivere. I prodotti di base sono sempre più costosi”.<br />Le contestate elezioni dell’agosto 2023 hanno bloccato il sistema politico al punto che secondo i vescovi “molte persone temono che si stia andando verso uno Stato a partito unico, con la democrazia che muore lentamente”.<br />“In conseguenza della cattiva politica, del disastrato sistema economico e dei loro devastanti effetti, molte persone cadono nella disperazione” afferma il messaggio. I vescovi invitano a non cadere nella tentazione della disperazione ma innanzitutto di pregare. “La preghiera – sottolineano- non è una via di fuga. È un modo per trovare le soluzioni alle sfide di cui siamo alle prese nel nostro mondo e nel nostro Paese”.<br />Soluzioni fondate prima ancora che sull’intelligenza sulla saggezza ispirata dallo Spirito di Dio. Il messaggio invita quindi ad approfittare del tempo quaresimale per accrescere la preghiera e il rapporto con Dio affinché “in un Paese e in un mondo disperati, come cristiani, possiamo diventare fari di speranza”.<br />Nonostante una buona ripresa dell’economia del Paese registrata nel 2021 e 2022, tassi di povertà, vulnerabilità e insicurezza alimentare rimangono elevati.<br />L’aumento delle turbolenze globali e le interruzioni della catena di approvvigionamento hanno contribuito all’aumento dei prezzi dell’energia e dei prodotti alimentari, nonché a un’elevata inflazione. Le interruzioni della catena di approvvigionamento durante la pandemia di COVID-19, insieme alla guerra in Ucraina, hanno accresciuto l’inflazione. Spinti dagli impatti della guerra in Ucraina, nel 2021, i prezzi dell’energia sono aumentati dell’80%, mentre i prezzi dei prodotti alimentari sono aumentati di oltre il 30%. Allo stesso modo, nel 2022, i prezzi dell’energia sono aumentati del 60%, mentre i prezzi dei prodotti alimentari sono aumentati di un altro 18%.<br />Lo Zimbabwe rimane in difficoltà debitoria e, sebbene l’indebitamento sia limitato, il debito pubblico ha continuato ad aumentare, a causa degli arretrati esterni e del debito pregresso. <br />Tue, 20 Feb 2024 12:10:22 +0100ASIA/INDIA - Il sinodo con i fuoricastahttps://fides.org/it/news/74748-ASIA_INDIA_Il_sinodo_con_i_fuoricastahttps://fides.org/it/news/74748-ASIA_INDIA_Il_sinodo_con_i_fuoricastaBangalore - Sono i "paria", gli esclusi da tutto, i dalit, i "fuoricasta", coloro che non hanno posto nella società indiana strutturalmente organizzata in caste, un sistema radicato da millenni. La Chiesa cattolica, da quando il messaggio cristiano è arrivato nel subcontinente indiano, ha sempre annunciato loro la liberazione, la salvezza, la dignità di figli di Dio e lo fa anche oggi, quando il sistema castale è formalmente abolito dalla Costituzione ma resta ben presente nella cultura, nella mentalità, nella prassi. Oggi, la comunità cattolica indiana li coinvolge nel cammino sinodale, per ascoltarne la voce e mettersi in cammino con loro. Nei giorni scorsi è stato l’Indian Social Institute di Bangalore a organizzare il "sinodo dei fuoricasta", una assemblea coordinata dall' Ufficio per le caste e le classi arretrate della Conferenza episcopale cattolica dell'India , e dalla Commissione per le caste e le tribù riconosciute nel Consiglio episcopale del Tamil Nadu. Vi hanno preso parte rappresentanti dalit dagli stati di Andhra Pradesh, Delhi, Maharashtra, Odisha, Kerala, Karnataka, Tamil Nadu e Telangana. <br />Alla luce della politica di "Empowerment dei Dalit", già adottata nel 2016 dalla Conferenza episcopale Indiana, la conferenza nazionale ha fatto il punto sul fenomeno dell'emarginazione, focalizzandosi poi anche sull'esclusione dei cristiani dalit sia in ambito civile che in quello ecclesiale. I cristiani dalit sono vittime di un sistema che rifiuta di riconoscere loro dignità, rispetto, tutela, e la loro rappresentanza è marginale anche nella Chiesa cattolica. Prendendo atto di questo, ha rimarcato il Cardinale Anthony Poola, “una Chiesa sinodale non può lasciare indietro nessuno, soprattutto i gruppi emarginati, che dovrebbe essere ascoltati e partecipare alla vita Chiesa".<br />Il Vescovo Sarat Chandra Nayak, presidente dell'Ufficio per le caste e le classi arretrate della CBCI ha voluto rilanciare il concetto di sinodalità, che "implica la condivisione, il dialogo, la comunione, il rispetto reciproco e il dare dignità a tutti gli esseri umani. E' giunto il momento di discutere la politica di empowerment dei dalit nel contesto della sinodalità”, ha affermato.<br />P. Cosmon Arockiaraj, teologo dalit, ha condiviso pensieri ed esperienze, notando: "Costruire una comunità inclusiva significa creare opportunità per le comunità emarginate, con mente aperta e spirito sinodale". Questo spirito non può accettare discriminazioni di casta, etnia o classe sociale, ha aggiunto il teologo gesuita p. Arul Raja, tantopiù nella Chiesa, ha rimarcato suor Sujata Jena, che vive in Odisha. <br />A conclusione della conferenza sinodale, è stato elaborato un "Memorandum" che sarà inviato alla Conferenza episcopale indiana e alla Santa Sede, ribadendo l'urgenza di cogliere l'occasione del cammino sinodale per coinvolgere pienamente i dalit.<br /> Tue, 20 Feb 2024 10:35:03 +0100VATICANO - Presente e futuro della “Missio ad gentes” al centro del Corso per i direttori anglofoni delle Pontificie Opere Missionariehttps://fides.org/it/news/74747-VATICANO_Presente_e_futuro_della_Missio_ad_gentes_al_centro_del_Corso_per_i_direttori_anglofoni_delle_Pontificie_Opere_Missionariehttps://fides.org/it/news/74747-VATICANO_Presente_e_futuro_della_Missio_ad_gentes_al_centro_del_Corso_per_i_direttori_anglofoni_delle_Pontificie_Opere_MissionarieVaticano - Sono circa trenta i direttori diocesani delle Pontificie Opere Missionarie , in gran parte provenienti dal Continente africano, che partecipano al corso di formazione missionaria apertosi ieri pomeriggio a Roma presso il Centro Internazionale di Animazione Missionaria . Il Corso, organizzato dalla Pontificia Unione Missionaria è coordinato da Padre Dinh Anh Nhue Nguyen OFM Conv, segretario generale della PUM, coadiuvato da padre Anthony Chantry, Direttore Nazionale POM Missio England & Wales e Coordinatore Continentale Europeo. <br />Nella mattinata di oggi, martedì 20 febbraio, la delegazione dei direttori diocesani che sta seguendo il corso in programma fino a venerdì prossimo ha fatto visita alle Pontificie Opere Missionarie e al Dicastero per l’Evangelizzazione . La “cinque giorni” si pone l’obiettivo di offrire dei contenuti che possano essere utili nel lavoro di animazione, formazione e cooperazione missionaria. Il programma prevede tutte le mattine, dopo la celebrazione eucaristica e le lodi, una visita a luoghi significativi per la storia e l’attività del Dicastero missionario e per l’opera apostolica della Chiesa. Domani in particolare è prevista la partecipazione all’udienza generale con Papa Francesco e la visita alla Basilica di San Pietro, giovedì è in programma la visita al Collegio Urbano, la Pontificia Università Urbaniana e l’Archivio storico di Propaganda Fide e venerdì quella al Collegio San Pietro.<br />I pomeriggi sono invece riservati alle conferenze e alle sessioni di lavoro di gruppo. Il pomeriggio di lunedì 19 febbraio il Segretario generale della PUM ha avviato il corso con un intervento di benvenuto teso a ricapitolare storia, missione e carisma delle Pontificie Opere Missionarie. Oggi e domani le conferenze saranno affidate rispettivamente a padre Tadeusz Nowak, segretario generale della Pontificia Opera della Propagazione della Fede e a suor Roberta Tremarelli, segretario generale della Pontificia Opera dell’Infanzia Missionaria, cui seguiranno le riflessioni di padre Anthony Chantry, sul futuro della Missio ad gentes dal punto di vista di chi ha le “mani in pasta”, suddivise in due giornate.<br />Giovedì pomeriggio, dopo la conferenza di padre Guy Bognon SSS, segretario generale della Pontificia Opera San Pietro Apostolo, è previsto l’intervento di Mons. Samuele Sangalli, Sottosegretario del Dicastero per l’Evangelizzazione sul significato della missione oggi ed il Servizio del Dicastero per l’Evangelizzazione. A chiudere sarà padre Dinh Anh Nhue Nguyen con un breve intervento sui messaggi del Papa per le Giornate Missionarie Mondiali del 2022, 2023 e 2024. Venerdì il corso verrà concluso dall’intervento del segretario generale della Pum a cui seguiranno la sessione dei gruppi di lavoro e confronto ed infine le conclusioni. <br /> <br /><br />Tue, 20 Feb 2024 10:18:11 +0100ASIA/IRAQ - Patriarca Sako, messaggio ai Caldei: anche i cristiani iracheni contagiati dal settarismohttps://fides.org/it/news/74746-ASIA_IRAQ_Patriarca_Sako_messaggio_ai_Caldei_anche_i_cristiani_iracheni_contagiati_dal_settarismohttps://fides.org/it/news/74746-ASIA_IRAQ_Patriarca_Sako_messaggio_ai_Caldei_anche_i_cristiani_iracheni_contagiati_dal_settarismoErbil - Il settarismo sta annientando il senso di appartenenza della nazione irachena, e anche i cristiani vengono «trascinati nella logica settaria e nelle sue divisioni». Per loro, fragile comunità minoritaria, il contagio del settarismo equivale all’auto-distruzione: È un appello affranto e perentorio quello rivolto dal Patriarca caldeo Louis Raphael Sako «ai caldei di tutto il mondo». Un allarme lanciato sulla soglia di quella che appare al Cardinale Sako come un’ora estrema per le comunità cristiane autoctone in Iraq. Un tempo finale in cui la loro stessa persistenza nelle terre del loro radicamento storico appare messa a rischio non tanto da nemici esterni, quando da ambizioni e pulsioni settarie che dividono i cuori di fratelli e sorelle in Cristo. <br />Il Patriarca rievoca fin nel titolo del Messaggio le parole di Gesù nel Vangelo secondo Matteo:: «Ogni regno in sé diviso va in rovina; ed ogni casa, in sé divisa, non può durare».<br /><br />Nel messaggio, diffuso domenica 18 febbraio, il Patriarca chiama in causa «Influenze internazionali e regionali e Partiti corrotti» che «stanno lavorando per dividere gli iracheni in comunità settarie», e «Sono riusciti ad annientare il senso di appartenenza a una nazione». <br /> Adesso, in Iraq - prosegue il Cardinale Sako - tutti pretendono di appartenere alla propria comunità: sciiti, sunniti, curdi e ora anche cristiani», mentre i governi, «anche essi invischiati in questa logica settaria», appaiono incapaci di proteggere la stessa sovranità nazionale. del Paese.<br />Il Cardinale caldeo confida di aver «notato con dolore» tutte le divisioni in seno alle comunità cristiane irachene durante il suo recente viaggio in Belgio e nei Paesi Bassi. Anche in quei Paesi, tra i cristiani iracheni della diaspora, «Ci sono quelli che si definiscono caldei o assiro-caldei e quelli che si definiscono assiri o siriaci». C’è chi si mobilita per «fondare un nuovo Partito» e chi «sta progettando di organizzare una conferenza caldea, e non è certo per il bene dei caldei»<br />Le divisioni tra cristiani iracheni - insiste il Patriarca - «ci portano all’autodistruzione», Uno scenario da scongiurare chiamando i caldei a unirsi «intorno alla loro identità e alla loro Chiesa». <br />Il Patriarca Sako, al momento impegnato in un viaggio in Arabia Saudita carico di suggestioni, rivendica il suo sostegno all’unità delle Chiese, ricordando che «l’unità si ottiene con persone forti, non con opportunisti». <br />Il Cardinale iracheno nota anche che le divisioni infiltratesi tra i cristiani in Iraq e Medio Oriente hanno una matrice di carattere politico. Il Patriarca invita tutti a considerare cosa sta succedendo in Libano, dove i tentativi del Patriarca Bechara Boutros Raï di riunire i partiti politici maroniti per scegliere un Presidente della Repubblica «non hanno avuto successo», «Non c'è salvezza per noi» conclude il Cardinale Sako «senza unità e solidarietà, soprattutto perché il nostro numero in Iraq sta diminuendo e la nostra presenza è minacciata». Tue, 20 Feb 2024 00:06:50 +0100AFRICA/MOZAMBICO - Ripresa degli assalti jihadisti nel nord, con un nuovo “modus operandi” volto a ingraziarsi una parte della popolazionehttps://fides.org/it/news/74745-AFRICA_MOZAMBICO_Ripresa_degli_assalti_jihadisti_nel_nord_con_un_nuovo_modus_operandi_volto_a_ingraziarsi_una_parte_della_popolazionehttps://fides.org/it/news/74745-AFRICA_MOZAMBICO_Ripresa_degli_assalti_jihadisti_nel_nord_con_un_nuovo_modus_operandi_volto_a_ingraziarsi_una_parte_della_popolazioneMaputo – Si intensificano gli attacchi dei jihadisti della Ahl al-Sunnah wa al-Jamma’ah affiliati all’ISIS nel provincia di Pemba nel nord del Mozambico. Nei giorni scorsi la piccola città di pescatori del Mozambico di Quissanga, a circa 65 km a nord della capitale provinciale di Cabo Delgado e della città portuale di Pemba, è stata invasa e occupata dai jihadisti. <br />Gli abitanti riferiscono che i jihadisti hanno adottato un nuovo modus operandi. Invece che uccidere i civili, questi vengono “tassati” per preservare le proprie vite e i propri beni. Chi è musulmano viene incoraggiato a restare e invitato ad unirsi a loro nella preghiera comunitaria del venerdì. <br />Il 12 febbraio era stata assalita la cittadina di Mazeze, nel distretto di Chiúre, dove i jihadisti hanno distrutto importanti infrastrutture come l'ospedale, il mercato e la a missione cattolica di Nostra Signora d’Africa. Un fatto ricordato da Papa Francesco dopo l’Angelus di domenica 18 febbraio. “La violenza contro popolazioni inermi, la distruzione di infrastrutture e l’insicurezza dilagano nuovamente nella provincia di Cabo Delgado, in Mozambico, dove nei giorni scorsi è stata anche incendiata la missione cattolica di Nostra Signora d’Africa a Mazeze. Preghiamo perché la pace torni in quella regione martoriata” ha detto il Pontefice.<br />Nonostante le distruzioni arrecate alle infrastrutture, anche a Mazeze sembra che i jihadisti non abbiano provocato vittime anche se diverse persone sono state costrette a fuggire.<br />La nuova ondata di assalti giunge dopo che a fine 2023 sembrava che le autorità mozambicana con l’aiuto delle truppe ruandesi e di un contingente militare della SADC avessero messo sotto controllo l’insurrezione jihadista. Secondo l’esercito mozambicano a metà dicembre la sicurezza era stata ristabilita in circa il 90% della provincia di Cabo Delgado. Ma diversi esperti indipendenti avevano avvertito che ijihadisti, lungi dall’essere definitivamente sconfitti, avevano ridotte le loro azioni, mischiandosi in mezzo ai civili, per tornare a colpire al momento opportuno. Ora questo momento sembra arrivato dopo che è iniziato il ritiro del contingente della SADC, che sarà comunque completato nel luglio 2025, mentre la compagnia francese Total sta ripensando di riprendere il progetto di costruzione di un impianto di liquefazione del gas nel bacino di Rovuma, dopo che era stata costretta ad abbandonare i lavori nel marzo 2021, con la presa della città di Palma da parte dei jihadisti. <br />Mon, 19 Feb 2024 11:16:59 +0100