Fides News - Italianhttp://fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.AFRICA/MOZAMBICO - Nomina del Vescovo Ausiliare di Maputohttp://fides.org/it/news/65225-AFRICA_MOZAMBICO_Nomina_del_Vescovo_Ausiliare_di_Maputohttp://fides.org/it/news/65225-AFRICA_MOZAMBICO_Nomina_del_Vescovo_Ausiliare_di_MaputoCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha nominato Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi di Maputo il rev.do António Juliasse Ferreira Sandramo del clero di Chimoio, finora Parroco della Cattedrale, assegnandogli la sede titolare di Arsennaria.<br />Il Rev.do António Juliasse Ferreira Sandramo è nato a Soalpo , nella Provincia di Manica, il 20 marzo 1968. Dopo gli studi primari e secondari a Soalpo, ha frequentato il Seminario Propedeutico Buon Pastore di Beira , il Seminario Filosofico Interdiocesano di Sant’Agostino di Matola e quello Teologico Interdiocesano di San Pio X di Maputo . È stato ordinato sacerdote il 28 giugno 1998 per la Diocesi di Chimoio.<br />Dopo l’ordinazione ha ricoperto i seguenti incarichi: 1998-2002 Vicario parrocchiale di Nossa Senhora Rainha do Moudo a Dombe e di Nossa Senhora das Reliquias a Sussundenga; 1998-2001 Coordinatore della Commissione Diocesana per la Liturgia; 2001-2003 Coordinatore della Commissione diocesana per i Giovani; 2002-2005 Amministratore parrocchiale di São Pedro e São Paulo a Marera e Direttore del Centro Polivalente; Cofondatore di due Associazioni senza fini di lucro: Kimatsirama – per la prevenzione e l’aiuto ai giovani con HIV – e Cadeia de Solidariedade – per l’aiuto ai giovani in situazione di povertà e abbandono; 2005-2009 Studi in Portogallo, per la Licenza in Teologia Dogmatica , una Licenza in Antropologia e un master in Studi Africani ; 2010-2014 Parroco di São Paulo e São Jerônimo a Soalpo; Coordinatore della Pastorale diocesana;<br />dal 2010 Decano dei Sacerdoti diocesani di Chimoio.<br />Attualmente è Parroco della Cattedrale, Vicario Episcopale della zona Centro, membro del Consiglio Presbiterale diocesano; Segretario della Conferenza Episcopale della Commissione Episcopale per la cultura e docente di Antropologia presso l’Università Cattolica di Mozambico. <br />Fri, 07 Dec 2018 12:49:30 +0100AFRICA/BURKINA FASO - Dimissioni del Vescovo di Kaya e nomina del successorehttp://fides.org/it/news/65224-AFRICA_BURKINA_FASO_Dimissioni_del_Vescovo_di_Kaya_e_nomina_del_successorehttp://fides.org/it/news/65224-AFRICA_BURKINA_FASO_Dimissioni_del_Vescovo_di_Kaya_e_nomina_del_successoreCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Kaya , presentata da S.E. Mons. Thomas Kaboré. Il Santo Padre ha nominato Vescovo di Kaya il rev.do Théophile Nare, del clero di Koupéla, già Rettore del Seminario Maggiore Interdiocesano St. Pierre Claver di Koumi .<br />Il Rev.do Théophile Nare è nato il 7 luglio 1966 a Yargo, Arcidiocesi di Koupéla, ha studiato Filosofia e Teologia in patria, rispettivamente nel Seminario Maggiore Interdiocesano St Jean Baptiste di Wayalghin e nel Seminario Maggiore Interdiocesano St Pierre Claver di Koumi . È stato ordinato sacerdote l’8 luglio 1995. Ha, poi, conseguito la Licenza in Sacra Scrittura al Biblicum e all’École Biblique di Gerusalemme, e un Certificato in Formazione per Educatori del clero .<br />Dopo l’ordinazione sacerdotale ha ricoperto i seguenti incarichi: 1995-2000 Vicario Parrocchiale della Cattedrale di Koupéla; 2000-2005 Studi a Roma, Gerusalemme e Parigi; 2005-2006 Amministratore parrocchiale della Cattedrale di Koupéla; 2006-2011 Docente di Esegesi nel Seminario Maggiore Teologico St Jean Baptiste di Wayalghin; 2011-2018 Rettore e docente di Esegesi nel Seminario Maggiore Teologico St Pierre Claver di Koumi . <br />Fri, 07 Dec 2018 12:45:28 +0100ASIA/INDIA - In una diocesi remota del Nordest nasce la chiesa più grande dell'Arunachal Pradeshhttp://fides.org/it/news/65223-ASIA_INDIA_In_una_diocesi_remota_del_Nordest_nasce_la_chiesa_piu_grande_dell_Arunachal_Pradeshhttp://fides.org/it/news/65223-ASIA_INDIA_In_una_diocesi_remota_del_Nordest_nasce_la_chiesa_piu_grande_dell_Arunachal_PradeshMiao - In un piccolo villaggio nel distretto di Changlang, nello stato indiano di Arunachal Pradesh, nell'India nordorientale, è stata benedetta e inaugurata la più grande chiesa dello stato. Come appreso dall'Agenzia Fides, a Neotan, uno dei villaggi dell'Arunachal Pradesh al confine con il Myanmar, nella diocesi cattolica di Miao, il Vescovo Theodore Mascarenhas, Segretario generale della Conferenza episcopale indiana, ha presieduto, il 5 dicembre la solenne Eucarestia per la benedizione e inaugurazione della chiesa intitolata al Sacro Cuore di Gesù. Tra i concelebranti, il Vescovo George Pallipparambil, della diocesi di Miao, e altri Vescovi, davanti a una assemblea di oltre 2.000 fedeli, tutti contenuti all’interno della spaziosa chiesa.<br />"Oggi è quanto mai necessario il messaggio di pace, amore, perdono, predicato da Gesù. Nell'odierno contesto indiano, segnato da odio, discriminazione e polarizzazione, il messaggio del Vangelo può rimediare alle relazioni ferite e guarire i cuori" ha detto il Vescovo Mascarenhas.<br />Il villaggio ha accolto il primo seme della fede cattolica 19 anni fa e oggi i fedeli locali esprimono grande felicità per la nuova chiesa, costruita in due anni di lavoro, soprattutto grazie all'impegno volontario e al sacrificio dei fedeli. "Al villaggio di Neotan vive la piccola comunità tribale dei mossang, oggi orgogliosi di avere la più grande chiesa di Arunachal Pradesh", ha detto a Fides il parroco p. Felix Anthony,.<br />La diocesi di Miao, situata lungo il confine nello stato Nordorientale dell'Arunachal Pradesh, era considerata quasi inaccessibile. Popolata da tribù di etnia mongola, spesso in conflitto tra loro, era fino a 20 anni fa un'area proibitiva per la Chiesa. <br />Fri, 07 Dec 2018 12:26:04 +0100ASIA/LIBANO - Vescovi maroniti: rifugiati siriani devono rimpatriare senza attendere la soluzione politica del conflittohttp://fides.org/it/news/65222-ASIA_LIBANO_Vescovi_maroniti_rifugiati_siriani_devono_rimpatriare_senza_attendere_la_soluzione_politica_del_conflittohttp://fides.org/it/news/65222-ASIA_LIBANO_Vescovi_maroniti_rifugiati_siriani_devono_rimpatriare_senza_attendere_la_soluzione_politica_del_conflittoBkerké – Il Libano “non può più sopportare il peso dei rifugiati siriani”, e per questo occorre al più presto “dissociare la soluzione politica del conflitto in Siria dal necessario ritorno degli sfollati alle loro case". E' questa l'urgenza sottolineata ancora una volta dai Vescovi maroniti in occasione del loro ultimo incontro mensile, ospitato giovedì 6 dicembre presso la sede patriarcale di Bkerké. A giudizio dell'episcopato maronita, è necessario dare inizio al processo di rimpatrio dei rifugiati siriani senza attendere la piena soluzione politica al conflitto che continua a tormentare la Siria dal 2011. <br />Venerdì 30 novembre il ministro degli esteri libanese Gebran Bassil si era incontrato in Vaticano con l'Arcivescovo Paul Richard Gallagher, Segretario ai rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato, per raccogliere dall'Arcivescovo chiarimenti e rassicurazioni riguardo alla posizione vaticana sulla questione del rimpatrio dei profughi siriani che hanno trovato rifugio in Libano. Nell'incontro, il ministro libanese aveva esposto all'Arcivescovo Gallagher le ragioni gravi per cui il Libano non può sopportare a lungo lo stato di emergenza economica e securitaria connessa anche alla presenza sul territorio libanese di più di un milione di rifugiati siriani. <br />“Il Libano sta chiedendo solo di non ostacolare il ritorno sicuro dei rifugiati che desiderano ritornare” ha sottolineato Gebran Bassil in una dichiarazione diffusa dopo l'incontro con l'Arcivescovo Gallagher. <br />Prima dell'incontro tra il ministro libanese e l'alto rappresentante vaticano, avevano suscitato attenzione e commenti sui media libanesi alcune considerazioni attribuite allo stesso Arcivescovo Gallagher secondo cui la situazione attuale della Siria potrebbe rendere impraticabile il pur auspicato rimpatrio dei rifugiati siriani. . Fri, 07 Dec 2018 11:59:31 +0100AFRICA/CENTRAFRICA - Strage di Alindao; il Cardinale Nzapalainga chiede l’apertura di un’inchiesta internazionalehttp://fides.org/it/news/65221-AFRICA_CENTRAFRICA_Strage_di_Alindao_il_Cardinale_Nzapalainga_chiede_l_apertura_di_un_inchiesta_internazionalehttp://fides.org/it/news/65221-AFRICA_CENTRAFRICA_Strage_di_Alindao_il_Cardinale_Nzapalainga_chiede_l_apertura_di_un_inchiesta_internazionaleBangui - “Chiediamo un’inchiesta internazionale per la strage di Alindao” ha affermato Sua Eminenza il Cardinale Dieudonné Nzapalainga, Arcivescovo di Bangui, che si è recato nella cittadina del sud-est della Repubblica Centrafricana dove il 15 novembre i ribelli ex Seleka dell’UPS agli ordini del generale Ali Darassa hanno ucciso almeno 60 persone, in maggioranza sfollati accolti in una campo d’accoglienza, nei pressi della Cattedrale . Quest’ultima è stata saccheggiata e distrutta, mentre tra le vittime vi sono il Vicario generale, mons. Blaise Mada, e don Celestine Ngoumbango, parroco di Mingala.<br />Il Cardinale ha lanciato un appello alla comunità internazionale perché si assuma le sue responsabilità di quanto accade in Centrafrica, in particolare i Caschi Blu della MINUSCA che, secondo le testimonianze dei superstiti, non sono intervenuti per proteggere i civili .<br />“Siete venuti a nome della comunità internazionale per soccorrerci, per aiutarci, per proteggere e salvare i centrafricani” ha detto il Cardinale Nzapalainga parlando alla radio della Piattaforma delle Confessioni Religiose in Centrafrica. “Ora, in questo luogo, constatiamo che alcune forze, invece di proteggere la popolazione, l’abbandonano al suo destino. I civili sono uccisi ad Alindao, come in altri luoghi. Come si può spiegare quello che abbiamo visto, i resti umani, le case e la chiese bruciate? Chiedo che venga aperta un’inchiesta internazionale, che si possa conoscere la verità su questi massacri e che giustizia sia fatta” ha concluso il Cardinale. <br />Fri, 07 Dec 2018 11:23:56 +0100ASIA/PAKISTAN - L’Arcivescovo Arshad: “I battezzati siano promotori di pace e di speranza”http://fides.org/it/news/65220-ASIA_PAKISTAN_L_Arcivescovo_Arshad_I_battezzati_siano_promotori_di_pace_e_di_speranzahttp://fides.org/it/news/65220-ASIA_PAKISTAN_L_Arcivescovo_Arshad_I_battezzati_siano_promotori_di_pace_e_di_speranzaIslamabad – “Oggi c’è urgente bisogno di pace e di speranza nella nostra città e in tutto il paese. La gente è nella miseria e sta perdendo la speranza. Essere cristiani nella diocesi cattolica di Islamabad-Rawalpindi significa essere ambasciatori di pace e speranza, non solo per la Chiesa ma per l'intera società”. Con queste parole l'Arcivescovo Joseph Arshad, Arcivescovo nella diocesi di Islamabad-Rawalpindi, ha annunciato che l'anno 2019 sarà “l’Anno della Pace e della Speranza”. Come appreso da Fides, l'Arcivescovo Arshad ha affermato: "Gesù è la nostra pace e la nostra speranza. Egli è il principe della pace. Pace e speranza sono due valori cristiani importanti: è nostra responsabilità promuovere la pace e la speranza”. Ha inoltre affermato: “Invito tutti i sacerdoti, i religiosi, i laici, i gruppi ecclesiali, gli istituti cattolici, a fare un passo avanti e giocarsi il proprio ruolo e il proprio impegno nel promuovere questi due valori”.<br />In ogni parrocchia della diocesi l’Anno della pace e della speranza sarà inaugurato l’1 gennaio 2019, in concomitanza con la Giornata mondiale della pace e con la lettura del messaggio del Papa. <br />Nella sua lettera pastorale scritta per l’occasione, Mons Arshad afferma: “Le parole di Gesù nel discorso della montagna:" Beati gli operatori di pace” ci legano all’Anno della pace e della speranza, che significa vivere un tempo di rinnovamento interiore e di promozione della pace, che è un valore spirituale insito in tutte le religioni e culture”. “Esploriamo insieme ogni possibilità per avviare un'era di pace. Preghiamo con San Francesco d'Assisi: Signore fa di me uno strumento della tua pace. Apriamo nuove vie di pace, accendendo candele di pace e di speranza. Possano pace e speranza e regnare in Pakistan e in questo mondo”. <br />Nell’area di Rawalpindi le prime missioni cattoliche furono aperte sul finire del XIX secolo dai Cappellani dell'Esercito Britannico e così formarono le prime comunità cattoliche a Rawalpindi e a Peshawar. Nel 1887, nel territorio fu eretta la Prefettura di Kafiristan e Kashmir, affidato alla Società di San Giuseppe per le missioni estere, o dei Missionari di Mill Hill. L'attuale diocesi fu istituita il 10 luglio 1947, un mese prima dell'indipendenza del Pakistan. <br />L'Arcivescovo Joseph Arshad è l'undicesimo Vescovo della diocesi di Islamabad--Rawalpindi, insediato il 10 febbraio 2017. “Pace e speranza” sono le parole del suo motto episcopale, al momento della sua ordinazione a Vescovo nella diocesi cattolica di Faisalabad nel 2013. Fri, 07 Dec 2018 11:23:46 +0100AMERICA/VENEZUELA - Aiuti ai migranti e lotta alla xenofobia: l'impegno dei Gesuitihttp://fides.org/it/news/65219-AMERICA_VENEZUELA_Aiuti_ai_migranti_e_lotta_alla_xenofobia_l_impegno_dei_Gesuitihttp://fides.org/it/news/65219-AMERICA_VENEZUELA_Aiuti_ai_migranti_e_lotta_alla_xenofobia_l_impegno_dei_GesuitiCaracas - Aiuti materiali, ma anche lotta culturale contro la crescente xenofobia: sono questi i pilastri del progetto che i gesuiti dell’America Latina e dei Caraibi, con il supporto dei confratelli nordamericani ed europei, hanno avviato per aiutare i venezuelani in fuga dal loro Paese. <br />Il Venezuela è una nazione in profonda crisi. Anni di politica dirigista e assistenzialista hanno fiaccato le capacità imprenditoriali e il dinamismo degli operatori economici. Il crollo dei prezzi del petrolio, principale risorsa nazionale, ha minato alla base il sistema finanziario locale. <br />Negli ultimi anni circa 15mila imprese hanno chiuso i battenti e l’inflazione ha raggiunto il 1.200%. Nel Paese manca tutto: acqua potabile, elettricità, beni di prima necessità, medicine, benzina. La gente sopporta file interminabili per comprare prodotti a prezzi abbordabili, come latte, riso, pane, pasta, burro.<br />Di fronte a questa tragedia, i venezuelani fuggono. Tra il 2015 e il 2017 più di un milione di cittadini ha cercato rifugio in Brasile, Colombia, Guyana, Ecuador. Negli ultimi cinque anni si calcola che un venezuelano su 20 abbia cercato rifugio all’estero. Questi sfollati vivono in condizioni difficili. Mancano di cibo per la loro sussistenza immediata.<br />In questo contesto i Gesuiti hanno lanciato un progetto di assistenza umanitaria e di emergenza ai confini tra Venezuela, Colombia e Brasile che prevede non solo la fornitura di beni di prima necessità , ma anche l’accompagnamento legale per regolarizzare il loro stato di immigrazione e l’assistenza sanitaria e psicosociale alle fasce più vulnerabili .<br />Il progetto della Compagnia di Gesù però va oltre il semplice aiuto umanitario: il continuo arrivo di profughi sta infatti facendo nascere nelle popolazioni locali una crescente diffidenza nei confronti degli sfollati. Tale atteggiamento sfocia in atti xenofobi che si manifestano in abusi continui nei confronti degli sfollati. Per questo motivo i Gesuiti stanno danno anche vita un’azione culturale che favorisca l’accoglienza.<br />"Il nostro obiettivo - spiegano i Gesuiti venezuelani in una nota pervenuta a Fides - è mitigare l’impatto della crisi sulla popolazione. Non si tratta solo di portare aiuti e offrire assistenza agli sfollati. Vogliamo anche combattere la crescente xenofobia nei territori di accoglienza e promuovere una cultura dell’ospitalità. Stiamo quindi elaborando studi sulla realtà dell’emigrazione forzata in Venezuela che privilegia un approccio basato sui diritti del migrante. I risultati di questi studi saranno messi a disposizione di tutti i venezuelani e accompagneranno alcune campagne per contrastare le manifestazioni di rifiuto del migrante e favorisca un approccio basato sull’accoglienza". Fri, 07 Dec 2018 10:55:38 +0100ASIA/CINA - I giovani protagonisti dell’Avventohttp://fides.org/it/news/65218-ASIA_CINA_I_giovani_protagonisti_dell_Avventohttp://fides.org/it/news/65218-ASIA_CINA_I_giovani_protagonisti_dell_AvventoXi An – I giovani della Comunità di Seraphim, movimento giovanile locale, sono stati protagonisti della solennità di Cristo Re e sono missionari nel tempo di Avvento, nella parrocchia dedicata a Nostro Signore Gesù Cristo Re, dell’arcidiocesi di Xi An . Mons. Antonio Dang Ming Yan ha ringraziato per il contributo dei fedeli, soprattutto per l’apporto dei giovani, che danno alla comunità un vivace spirito missionario. La solenne celebrazione di Cristo Re, che segna il cammino della Chiesa verso il nuovo Anno liturgico, è stata tenuta davanti a una grande icona di Cristo Re, portata in processione dai giovani per le strade della parrocchia. Il parroco ha ripercorso il cammino di fede e l’evangelizzazione di questa chiesa, costruita nuovamente nel 2002, e ha invitato tutti i fedeli a essere “sale, luce e e lievito nella vita della Chiesa, ma anche nella società che ha grande sete del messaggio di Cristo”. A conclusione della celebrazione, i giovani hanno pubblicamente espresso il loro desiderio di essere fedeli al Vangelo e di essere missionari dell’amore di Dio, davanti a Cristo Re. <br />La Comunità di Seraphim è una realtà di pastorale giovanile molto attiva nella vita della Chiesa locale. Secondo informazioni pervenute all’Agenzia Fides, è stata formata nel 2012 dalla Commissione Pastorale dell’Arcidiocesi di Xi An con obiettivo di “offrire ai giovani opportunità di condivisione, di scambio di fede, per poter essere luce nel mondo e sale della terra”. La comunità ha due rami: il gruppo degli universitari e quello dei giovani lavoratori. Nel loro cammino sono previsti incontri di preghiera e spiritualità, attività di servizio pastorale nella Chiesa, attività di volontariato, come visite agli anziani e agli orfanotrofi. In occasione del recente Sinodo dedicato ai giovani, i membri della comunità hanno compiuto un pellegrinaggio al Santuario della Croce, camminando oltre 40 Km sotto la pioggia. <br />Fri, 07 Dec 2018 10:03:26 +0100AMERICA/MESSICO - L’azione della Fondazione San Felipe de Jesús per strappare dalla strada i bambini, preda di mafie e sfruttatorihttp://fides.org/it/news/65217-AMERICA_MESSICO_L_azione_della_Fondazione_San_Felipe_de_Jesus_per_strappare_dalla_strada_i_bambini_preda_di_mafie_e_sfruttatorihttp://fides.org/it/news/65217-AMERICA_MESSICO_L_azione_della_Fondazione_San_Felipe_de_Jesus_per_strappare_dalla_strada_i_bambini_preda_di_mafie_e_sfruttatoriCittà del Messico - I bambini di strada sono "invisibili: non li vede nessuno", afferma don Francisco Crisanto, sacerdote diocesano alla guida della “Fondazione San Felipe de Jesús” , che anni fa riordinò l'opera “Hogares Providencia” del sacerdote scolopio spagnolo padre Chinchachoma. "Renderli visibili fu il suo grande merito" afferma don Cristanto. Appena arrivato in Messico, padre Chinchachoma stabilì un contatto con i bambini di strada. Venivano dalla provincia e dormivano nei parchi, in terreni abbandonati, nelle stazioni degli autobus, sotto i ponti. Padre Chinchachoma "si avvicinava loro con rispetto, con affetto, li abbracciava, li chiamava per nome". Diede vita così agli “Hogares Providencia”. <br />Don Crisanto li rilevò un anno dopo la sua morte. In precedenza lui stesso aveva dato vita alla “Fondazione San Felipe de Jesús” per i bambini di strada, in seguito alla richiesta di una parrocchia. "Rimasi commosso quando vidi arrivare i bambini: erano sporchi, drogati...". Cominciò così la Fondazione che prese il nome dalla parrocchia dove si era insediata. "Una parrocchia molto povera, nei pressi della stazione centrale degli autobus. Un luogo ideale per i bambini di strada. Ma, prima, io non li vedevo" ammette il sacerdote. <br />I primi 15-20 bambini dormivano sui banchi della chiesa, sul sagrato... fino a che, grazie ai parenti del famoso comico "Cantinflas" e alla loro Fondazione, fu possibile allestire un refettorio. Nel 1999 don Crisanto assume la direzione degli Hogares Providencia del defunto padre Chinchachoma, che all'epoca accoglieva 144 bambini e ragazzi in 14 case, che al momento delle sue dimissioni erano diventate 17, con 200 ospiti. Quando riprese la conduzione della FSFJ, "la realtà era cambiata". <br />"Oggi lavoriamo soprattutto nella prevenzione, poichè ora quasi non ci sono più bambini per le strade" spiega. "A Città del Messico ce ne sono meno di mille, mentre all'epoca ce n'erano 6.000. Ora si fermano nelle città di provincia, e quelli che stanno per strada hanno una famiglia in cui ritornano la sera, anche se soffono povertà affettiva, emozionale e morale”. La maggioranza lavora. Tanti sono reclutati dalle mafie, spesso per la prostituzione. "Sono bambini buoni, che lavano i parabrezza ai semafori o fanno altri lavoretti. E portano i soldi a casa" spiega don Francisco. <br />La Fondazione sostiene un migliaio di minorenni, con una terapia psicologica, attività sportive ed artistiche, ed aiutandoli "a sviluppare la resilienza per poter affrontare meglio le difficoltà. Soprattutto, come diceva padre Chinchachoma, diamo loro ciò di cui hanno più bisogno: amore e attenzione, senza i quali sono vittima della droga, dell'alcol e della violenza". La minaccia della deliquenza ha messo in pericolo la Fondazione: tempo fa un educatore è stato sequestrato e altri due malmenati in seguito alla denuncia contro un falso centro di riabilitazione che reclutava i bambini e li obbligava a lavorare. <br />Il personale della FSFJ esce a cercare i bambini e li porta alla fondazione dove cerca di inserirli nel sistema educativo. "Andiamo anche nelle scuole per aiutare chi fa fatica a inserirsi e per la prevenzione delle dipendenze". Il fiore all'occhiello è un programma di sostegno ai nonni, che sempre più spesso sostituiscono i genitori - che lavorano tutto il giorno, e in una città dalle distanze immense - nella cura dei nipoti. "Sta funzionando molto bene: è un'accompagnamento occupazionale ed emozionale. Si sentono più lucidi e presenti, ed è migliorata anche la loro salute". <br />La Fondazione si sostiene grazie alle donazioni di prodotti che vende a terzi. Gli aiuti statali sono diminuiti con la crisi economica, ma don Cristanto nutre qualche speranza nel nuovo governo, in attesa di essere convocati, come ha promesso il Presidente agli attori sociali, per cercare soluzioni insieme. In 20 anni, la Fondazione San Felipe de Jesús ha assistito oltre 13 mila bambini e adolescenti di strada. Oggi opera nei quartieri con maggiore presenza di minorenni vulnerabili, in centri scolastici e centri diurni. <br />Fri, 07 Dec 2018 09:05:54 +0100AFRICA/KENYA - “Non perdiamo i valori morali se vogliamo vivere in una società sana” avvertono i Vescovihttp://fides.org/it/news/65216-AFRICA_KENYA_Non_perdiamo_i_valori_morali_se_vogliamo_vivere_in_una_societa_sana_avvertono_i_Vescovihttp://fides.org/it/news/65216-AFRICA_KENYA_Non_perdiamo_i_valori_morali_se_vogliamo_vivere_in_una_societa_sana_avvertono_i_VescoviNairobi - Non c'è società che si mantenga unita se perde i suoi valori morali. La Bibbia ci insegna che Sodoma e Gomorra sono diventati il simbolo di una società decadente, il cui tessuto morale è stato sistematicamente eroso” scrivono i Vescovi del Kenya nella dichiarazione pubblicata al termine della loro Assemblea Plenaria, nella quale riportano le loro considerazioni sullo stato attuale del Paese. <br />Nel documento inviato all’Agenzia Fides, i Vescovi denunciano le diverse forme di minaccia all’infanzia locale: abusi sui minori; gravidanze giovanili; aborti. “Insieme al Santo Padre, e a tutti i Vescovi del mondo, ci sentiamo vicini alle vittime di abusi sessuali e di ogni forma di violenza nei confronti dei minori e degli adulti vulnerabili”.<br />“La violenza e il male commessi contro i minori sono un segno di una società moralmente malata. Come vostri pastori, faremo tutto il possibile per mettere in pratica le politiche sulla protezione dei minori”.<br />Un altro problema denunciato dai Vescovi è la promiscuità e la sessualità precoce che porta ragazzine giovanissime ad abortire, spesso incoraggiate da messaggi diffusi attraverso i media. “Facciamo attenzione alle multinazionali e alle pubblicità commerciali che sostengono la libertà di scelta e le facili soluzioni di autoesaltazione che vanno contro la stessa legge morale di Dio” avvertono i Vescovi.<br />Sul piano economico e sociale il documento denuncia “le condizioni di sofferenza degli agricoltori keniani che dopo aver lavorato così tanto per produrre i loro raccolti, non riescono a vendere i loro prodotti. Le persone che stanno distruggendo economicamente i mezzi di sostentamento dei nostri agricoltori sono coloro che sono in grado di importare mais, zucchero, riso e altri prodotti al di fuori del Paese”.<br />I Vescovi si dicono inoltre preoccupati dal fatto che diversi politici continuano a istigare scontri e divisioni tra le diverse comunità a fini elettorali. La lotta alla corruzione avviata dal governo deve essere intensificata e lo Stato deve essere in grado di recuperare le risorse sottratte dai funzionari corrotti.<br />La malversazione del denaro pubblico comporta l’erogazione di servizi pubblici di scarsa qualità a fronte di una tassazione che colpisce le fasce più deboli della popolazione, ricordano i Vescovi. La scoperta di nuove risorse naturali da sfruttare, come il petrolio, deve inoltre portare reali benefici ai keniani, sottolinea il documento. “Il governo ha la responsabilità di fare chiarezza sui programmi d’esplorazione mineraria e petrolifera. La mancanza di chiarezza, trasparenza e non aderenza alla legge, sono il viatico per il caos e per la “maledizione delle risorse” che molti Paesi africani hanno già sperimentato” sottolinea il messaggio, riferendosi al fenomeno in base al quale un Paese in possesso di risorse minerali e di idrocarburi, tende ad avere minore crescita economica e peggiore sviluppo rispetto ai Paesi con meno risorse naturali. <br />Thu, 06 Dec 2018 11:50:17 +0100AFRICA - Missionari al servizio degli ultimi e dei reietti in Africa, portando l’annuncio del Vangelohttp://fides.org/it/news/65214-AFRICA_Missionari_al_servizio_degli_ultimi_e_dei_reietti_in_Africa_portando_l_annuncio_del_Vangelohttp://fides.org/it/news/65214-AFRICA_Missionari_al_servizio_degli_ultimi_e_dei_reietti_in_Africa_portando_l_annuncio_del_VangeloKara – “Nei luoghi remoti dei nostri villaggi e città in Africa ci dedichiamo alla causa del Vangelo, ponendoci al servizio dei poveri e delle persone emarginate”: così padre Donald Zagore missionario ivoriano racconta all’Agenzia Fides la missione che portano avanti i membri della Società per le Missioni Africane , secondo il loro speciale carisma in Africa. Fondata l'8 dicembre 1856 a Lione dal Vescovo Marion De Bresillac, la Società per le Missioni Africane si appresta a celebrare 162 anni di vita tra sfide, ostacoli climatici e politici, culturali, barriere linguistiche e religiose. <br />“Tra scuole, dispensari, farmacie, programmi di scolarizzazione, programmi di reinserimento di ex detenuti, bambini di strada, i padri della SMA cercano di rendere la Buona Novella di Cristo una realtà tangibile per i poveri dell'Africa” evidenzia il missionario.<br />E ricorda: “Siamo chiamati a essere una speranza per i poveri. Cristo dice nel Vangelo: ‘Lo Spirito del Signore è su di me, perché mi ha consacrato per annunciare la Buona Novella ai poveri, mi ha mandato a proclamare la libertà per i prigionieri, a liberare gli oppressi, proclamare l'anno di grazia del Signore ". Al centro della missione di Cristo c'erano i più poveri, gli ultimi. Gesù era una grande speranza per loro”. Thu, 06 Dec 2018 11:24:04 +0100ASIA/FILIPPINE - “In nome di Dio, fermate gli omicidi extragiudiziali”: appello di un Vescovo per l’Avventohttp://fides.org/it/news/65213-ASIA_FILIPPINE_In_nome_di_Dio_fermate_gli_omicidi_extragiudiziali_appello_di_un_Vescovo_per_l_Avventohttp://fides.org/it/news/65213-ASIA_FILIPPINE_In_nome_di_Dio_fermate_gli_omicidi_extragiudiziali_appello_di_un_Vescovo_per_l_AvventoManila - “Una uccisione extragiudiziale è sempre sbagliata, anche se significa uccidere dei criminali. Questa è la nostra disperata richiesta per l'Avvento e il prossimo Natale: per amor di Dio, fermate le uccisioni! Iniziamo la guarigione": è l'appello affidato all'Agenzia Fides dal Vescovo Pablo Virgilio David, alla guida della diocesi di Kalookan, e Vicepresidente della Conferenza Episcopale delle Filippine.<br />Il Vescovo sostiene che, per affrontare seriamente il problema della droga e della tossicodipendenza nel paese, la strada non è quella di “eliminare i tossicodipendenti”, via scelta dalla campagna anti-droga lanciata dal Presidente Rodrigo Duterte. Bisogna invece avviare e consolidare i programmi di riabilitazione per quanti sono dipendenti da sostanze nocive. Il Vescovo David spiega a Fides che “le persone che dipendono dalle droghe hanno bisogno di una riabilitazione adeguata per superarla e non si può pensare che la soluzione sia eliminarle”.<br />A tal fine la Chiesa cattolica delle Filippine sta dando il suo apporto: la diocesi di Kalookan, come altre 86 diocesi del paese, gestisce diversi programmi di riabilitazione per le persone tossicodipendenti, e sostiene le loro famiglie soprattutto garantendo programmi di istruzione e borse di studio.<br />Il presidente filippino Rodrigo Duterte ha lanciato una "guerra alla droga" dopo essere divenuto Presidente nel 2016. Secondo dati ufficiali, la polizia ha ucciso circa 5.000 sospetti in raid condotti per catturare gli spacciatori, ma organizzazioni per i diritti umani affermano che il bilancio delle vittime, incluse uccisioni extragiudiziali compiuta da squadroni di "vigilantes", ammonta a quattro volte tanto. Secondo le Ong la "guerra alla droga" ha provocato circa 20mila vittime innocenti, giustiziate sommariamente in quello che viene definito “uno sterminio sistematico” di tossicodipendenti nelle comunità più povere. La polizia respinge tali accuse, dicendo che le uccisioni riguardano spacciatori di droga che hanno resistito all'arresto.<br />Il Vescovo David una volta ha descritto la sua diocesi di Kalookan come "un campo di sterminio", denunciando vigorosamente gli omicidi extragiudiziali. "La lotta contro le droghe illegali deve essere implacabile, ma le uccisioni vanno fermate", si è appellato pubblicamente il Vescovo. <br />Nel mezzo di una apparente “normalizzazione della violenza”, il Vescovo non si stanca mai di predicare il principio della non-violenza: "Non permettiamo mai che le nostre azioni siano motivate da rabbia, odio, risentimento, vendetta. Non lasciamo che il male abbia l'ultima parola. Non permettiamo al nemico di plasmarci a sua immagine e somiglianza", ripete. "Non possiamo accettare passivamente queste uccisioni insensate solo perché alcuni di noi pensano che sia un bene per la società", afferma. Per queste sue posizioni pubbliche il Vescovo si è attirato l'ostilità del Presidente Duterte. <br />Il Vescovo rileva che “la dipendenza da droghe è una malattia grave che deve essere affrontata non con i proiettili ma con la riabilitazione”. E anche a chi ha sbagliato va data una seconda possibilità: "Questo è uno dei principi più importanti della nostra fede di cristiani: tutti noi viviamo solo per grazia e misericordia di un Dio che perdona. Chi siamo noi per condannare, se il nostro Dio perdona? Chi di noi non commette errori?”, spiega.<br />Il Vescovo David si sofferma, infine, anche sulle recenti uccisioni di sacerdoti filippini, che hanno scosso la Chiesa: "Quei preti ci mostrano quanto sia prezioso il sacerdozio. Sono martiri che hanno dato la vita, prendendosi cura del gregge dei fedeli loro affidato". Thu, 06 Dec 2018 11:13:59 +0100AMERICA/BRASILE - La Chiesa rilancia la missione dei laici nella società e nella partecipazione civilehttp://fides.org/it/news/65212-AMERICA_BRASILE_La_Chiesa_rilancia_la_missione_dei_laici_nella_societa_e_nella_partecipazione_civilehttp://fides.org/it/news/65212-AMERICA_BRASILE_La_Chiesa_rilancia_la_missione_dei_laici_nella_societa_e_nella_partecipazione_civileBrasilia - L'Anno nazionale del Laicato "è stato un tempo di grazia dedicato ad approfondire la vocazione, l'identità e la missione laicale non solo tra e per i laici, ma insieme a tutta la Chiesa", e continuerà con una formazione più capillare ed approfondita, affinchè i laici siano protagonisti attivi nell'evangelizzazione e nella costruzione di una convivenza più umana, giusta e fraterna, coscienti del loro essere "soggetti ecclesiali e sociali". Marilza Lopes Schuina, presidente del Consiglio Nazionale del Laicato nel Brasile , riassume con queste parole all'Agenzia Fides, quello che la Chiesa in Brasile ha vissuto durante l'Anno che si è concluso nella solennità di Cristo Re . <br />A livello regionale, diocesano e parrocchiale, si è riflettuto sul ruolo dei laici e si sono creati nuovi Consigli dei laici in diocesi e parrocchie dove non erano ancora attivi, con la proposta di impegnarsi nella vita cittadina e nella gestione pubblica. La presidente della CNLB rinonosce che "il protagonismo dei laici lo si vede più che altro nei servizi pastorali interni alla vita ecclesiale, dove non sono sempre riconosciuti e sono di fatto poco partecipi negli spazi decisionali". Secondo Schuina, è necessaria "una maggior partecipazione nei consigli pastorali ed economici, nelle assemblee e nelle iniziative della Chiesa in uscita, ambiti nei quali i laici possono dare grandi contributi". <br />"Il laico è un soggetto ecclesiale e sociale" aggiunge Marilza Lopes Schuina, "che non deve operare solo ad intra. La sua missione è chiara: essere una presenza profetica, sacerdotale e regale" della Chiesa, attiva nel tessuto sociale. Una potenzialità enorme, perchè il laico "è Chiesa negli ambiti della società dove non arriva il clero". Nell'Anno del Laicato, secondo Marilza si sono fatti passi in avanti nella comprensione della missione dei laici. "In tutto ciò che si è fatto c'è stata l'intenzione di non limitarci all'aspetto celebrativo, bensì di passare dalle riflessioni alle azioni". <br />Tra le iniziative più importanti di questo Anno, c'è l'apertura di 29 nuove scuole di “Fede e Politica”, che si aggiungono alle 80 preesistenti, nelle quali si studia la Dottrina sociale della Chiesa e la sua applicazione nell'azione dei laici, invitati ad inserirsi in comitati di quartiere, cooperative, sindacati, associazioni, Consigli dell'Educazione e della Salute, partiti politici... "Il Papa insiste molto nell'inserimento in questi ambiti" sottolinea, ricordando che quello della politica è uno dei campi più urgenti. Affinchè i laici, "ancora troppo chiusi all'interno della vita ecclesiale", agiscano profeticamente nella società, occorre “una maggiore coscienza critica del loro essere cristiani” chiamati a "mettere al primo posto il Vangelo e la difesa della vita in tutti i sensi". <br />Sono ancora tanti coloro che "si sentono a posto andando a Messa e facendo la carità". Ma "la chiamata del laico", afferma Schuina, "è una convocazione, che è di più di un invito". Per evitare la sterilità della vocazione laicale, l'invito è di "aprirsi all'altro, che vuol dire aprirsi a Dio, cammino di realizzazione e felicità personale". Poi, nell'azione, "lo Spirito si manifesta. Nella risposta alla convocazione agisce la grazia". <br />Thu, 06 Dec 2018 08:55:32 +0100AMERICA/NICARAGUA - Sacerdote aggredito in Cattedrale con acido solforicohttp://fides.org/it/news/65211-AMERICA_NICARAGUA_Sacerdote_aggredito_in_Cattedrale_con_acido_solforicohttp://fides.org/it/news/65211-AMERICA_NICARAGUA_Sacerdote_aggredito_in_Cattedrale_con_acido_solforicoManagua – Nel pomeriggio di ieri, mercoledì 5 dicembre, don Mario Guevara, 59 anni, vicario della Cattedrale di Managua, è stato aggredito da una donna di 24 anni che gli ha rovesciato addosso dell’acido solforico, sul viso e sul corpo, mentre stava confessando in Cattedrale. Secondo il comunicato dell’Arcidiocesi di Managua, pervenuto all’Agenzia Fides, il Rettore della Cattedrale ha subito portato don Mario Guevara in ospedale, per le cure mediche. Sebbene abbia riportato gravi ustioni, le sue condizioni appaiono stabili. La donna è stata fermata dalle persone che erano in chiesa mentre tentava di fuggire, ed è stata arrestata dalla polizia. Il comunicato dell’Arcidiocesi chiede preghiere per la salute e il pieno recupero di don Mario, che soffre di diabete, e invita tutti i fedeli a unirsi in preghiera “per tutti i nostri sacerdoti, in questa novena dell’Immacolata Concezione di Maria”. Thu, 06 Dec 2018 08:06:58 +0100ASIA/IRAQ - Una cristiana candidata come ministro dei rifugiati. Deputati cristiani la boicottanohttp://fides.org/it/news/65215-ASIA_IRAQ_Una_cristiana_candidata_come_ministro_dei_rifugiati_Deputati_cristiani_la_boicottanohttp://fides.org/it/news/65215-ASIA_IRAQ_Una_cristiana_candidata_come_ministro_dei_rifugiati_Deputati_cristiani_la_boicottanoBaghdad – C'è anche quello della cristiana Hana Emmanuel Gorgis tra i nomi che il Premier iracheno Adel Abdul Mahdi vorrebbe inserire nella lista dei ministri del governo dell'Iraq, ancora in fase di formazione dopo che sono passati sette mesi dalle elezioni. Hana Emmanuel, nelle intenzioni di Adel Abdul Mahdi, dovrebbe guidare il ministero per l'emigrazione e i rifugiati, incaricato di gestire questioni politiche e amministrative che toccano da vicino la condizione delle comunità cristiane in Iraq. Ma a manifestare netta chiusura nei confronti della possibile nomina di una cristiana alla guida del dicastero governativo sono stati alcuni parlamentari eletti nei seggi riservati alle minoranze cristiane, come i due deputati appartenenti al movimento delle cosiddette “Brigate Babilonia” . <br />I parlamentari cristiani contrari alla nomina di Hana Emmanuel Gorgis hanno motivato la loro scelta – fortemente criticata da Emmanuel Khoshaba, appartenente alla Coalizione assira Rafidain e eletto anche lui nella quota di seggi riservata ai cristiani – sostenendo che la scelta del Premier sarebbe stata condizionata da interferenze di matrice ecclesiastica. <br />L'opposizione di parlamentari cristiani all'ingresso di una cristiana nella compagine governativa irachena rappresenta un ulteriore indizio della frammentazione politica delle sigle politiche che fanno capo alle diverse comunità cristiane presenti in Iraq. <br />Il voto parlamentare per nominare i capi degli otto ministeri ancora privi di titolare è stato comunque rinviato alla prossima settimana per i contrasti sorti soprattutto intorno alla attribuzione di ministeri chiave come quelli della difesa e degli Interni. La nomina degli otto ministri era stata già respinta nella sessione parlamentare di ottobre che invece aveva approvato l'assegnazione degli altri 14 dicasteri governativi. Secondo diversi analisti, a bloccare il varo definitivo del governo iracheno concorrono soprattutto le rivalità tra le principali formazioni politiche di matrice sciita. . Thu, 06 Dec 2018 11:35:40 +0100ASIA/COREA DEL SUD - In Avvento la Chiesa rilancia la campagna per abolire la pena di mortehttp://fides.org/it/news/65208-ASIA_COREA_DEL_SUD_In_Avvento_la_Chiesa_rilancia_la_campagna_per_abolire_la_pena_di_mortehttp://fides.org/it/news/65208-ASIA_COREA_DEL_SUD_In_Avvento_la_Chiesa_rilancia_la_campagna_per_abolire_la_pena_di_morteSeul - La Chiesa cattolica in Corea del Sud rilancia nel periodo di Avvento la campagna per abolire la pena di morte nel paese. Come appreso dall'Agenzia Fides, la Commissione "Giustizia e Pace" dei Vescovi coreani ha richiamato tutti i fedeli e tutti i cittadini di buona volontà a firmare nell' Avvento 2018 una petizione che chiede al governo coreano di abrogare la pena capitale dall'ordinamento legislativo nazionale. E' la quarta volta che la Chiesa cattolica in Corea partecipa attivamente a una campagna di firme per abolire la pena di morte e l'ergastolo.<br />La petizione è stata firmata, simbolicamente, dal Cardinale Andrew Yeom Soo-jung, Arcivescovo di Seul, dal Presidente della Conferenza Episcopale, l'Arcivescovo Igino Kim Hee-joong, e da numerosi altri leader cattolici e viene diffusa in tutte le diocesi e parrocchie cattoliche, invitando i fedeli a firmare dopo aver partecipato alla Messa domenicale. L'obiettivo è concludere la nuova raccolta di firme entro il 31 dicembre e inoltrare la petizione alla 20a Assemblea nazionale.<br />Vi sono state negli ultimi anni sette iniziative speciali presentate al Parlamento coreano per abolire la pena di morte. La Chiesa cattolica in Corea ha consegnato firme al Congresso nel 2005, nel 2008 e nel 2012 e quest'ultima petizione ha visto l'adesione di oltre 85mila persone e di tutti e 26 i Vescovi coreani. <br />La Chiesa coreana ha deciso di rilanciare la campagna abolizionista seguendo le indicazioni di Papa Francesco che, nei mesi scorsi, ha modificato la norma del Catechismo della Chiesa cattolica relativa alla pena di morte, che ora recita: “La Chiesa insegna, alla luce del Vangelo, che la pena di morte è inammissibile perché attenta all’inviolabilità e dignità della persona, e si impegna con determinazione per la sua abolizione in tutto il mondo” . <br />La Sud Corea è classificata come paese "abolizionista de facto", dato che l'ultima esecuzione capitale risale al 1997. Nel paese la pena capitale è tecnicamente tuttora in vigore per punire i crimini gravi. Wed, 05 Dec 2018 11:29:49 +0100AFRICA/MALAWI - Incontro delle POM in vista della preparazione del Mese Missionario Straordinario nell’ottobre 2019http://fides.org/it/news/65207-AFRICA_MALAWI_Incontro_delle_POM_in_vista_della_preparazione_del_Mese_Missionario_Straordinario_nell_ottobre_2019http://fides.org/it/news/65207-AFRICA_MALAWI_Incontro_delle_POM_in_vista_della_preparazione_del_Mese_Missionario_Straordinario_nell_ottobre_2019Lilongwe - “Come Direttori delle Pontificie Opere Missionarie, portate il fardello di convincere, prima i sacerdoti, i religiosi e poi i laici delle vostre Chiese locali a collaborare alle varie attività missionarie che le POM promuovono ogni anno. Questo richiede quindi una catechesi teologica, spirituale e pastorale sulla natura missionaria della Chiesa” ha detto p. Joseph Kimu, Direttore di Radio Maria Malawi, all’incontro regionale dei Direttori nazionali e diocesani delle Pontificie Opere Missionarie del Malawi e dello Zambia. L'incontro regionale si è tenuto presso il Centro congressi della Casa Monfortana “Montfort Lake” nella diocesi di Mangochi in Malawi, per condividere le modalità di evangelizzazione e la cooperazione missionaria nella regione. L’iniziativa rientra nell’ambito della preparazione del Mese Missionario Straordinario nell’ottobre 2019.<br />Nel suo intervento, il Direttore nazionale delle POM per lo Zambia, P. Edwin Mulandu, ha ricordato la natura, la missione e il ruolo missionario ecclesiologico delle POM di oggi. P. Mulandu ha sottolineato che è necessario un approccio globale all'animazione, incoraggiando la partecipazione dei fedeli laici alla cooperazione missionaria, e di coltivare la coscienza missionaria nei bambini e negli anziani, con un approccio integrato alla promozione di tutte e quattro le Opere Missionarie. <br />Wed, 05 Dec 2018 10:56:23 +0100AFRICA/EGITTO - Il Patriarca copto elogia il Principe saudita Mohammad bin Salman e annuncia il suo viaggio in Arabiahttp://fides.org/it/news/65210-AFRICA_EGITTO_Il_Patriarca_copto_elogia_il_Principe_saudita_Mohammad_bin_Salman_e_annuncia_il_suo_viaggio_in_Arabiahttp://fides.org/it/news/65210-AFRICA_EGITTO_Il_Patriarca_copto_elogia_il_Principe_saudita_Mohammad_bin_Salman_e_annuncia_il_suo_viaggio_in_ArabiaIl Cairo – L'Arabia Saudita è “un pilastro” essenziale del mondo arabo e islamico, e gli incontri che il Principe ereditario Mohammad bin Salman Al Saud sta conducendo a tutti i livelli vanno apprezzati perché manifestano una visione moderna e alimentano “molte speranze” per il futuro di quella nazione e di tutta la comunità internazionale. Sono questi i giudizi che il Patriarca copto ortodosso Tawadros II ha espresso in un'intervista rilasciata a Arab News, nella quale il Primate della Chiesa copta ortodossa ha anche preannunciato una sua futura visita in Arabia Saudita, su invito dello stesso Mohammad Bin Salman. I due si sono incontrati nel marzo 2018, durante la visita del Principe ereditario saudita in Egitto. <br />Nella stessa intervista, il Patriarca ha definito “innaturale” l'esodo dei cristiani da ampie regioni del Medio Oriente, connotate da sempre dalla coesistenza tra ebrei, cristiani e musulmani. Papa Tawadros ha anche affermato che in Egitto i tassi di emigrazione dei cristiani sono diminuiti in modo significativo, da quando il Paese ha iniziato a ritrovare la via della stabilità politica.<br />Domenica 2 novembre, per la prima volta in assoluto, una divina liturgia copta è stata celebrata in Arabia Saudita con l'autorizzazione delle autorità. La liturgia è stata celebrata nell'abitazione di un residente copto in Arabia saudita da Anba Morkos, vescovo copto di Shobra El Kheima, e vi hanno preso parte diversi nuclei familiari di immigrati cristiani egiziani. . Wed, 05 Dec 2018 12:28:55 +0100ASIA/FILIPPINE - Messaggio di “Silsilah” per l’Avvento: “Testimoniare la fede nello spirito del dialogo”http://fides.org/it/news/65206-ASIA_FILIPPINE_Messaggio_di_Silsilah_per_l_Avvento_Testimoniare_la_fede_nello_spirito_del_dialogohttp://fides.org/it/news/65206-ASIA_FILIPPINE_Messaggio_di_Silsilah_per_l_Avvento_Testimoniare_la_fede_nello_spirito_del_dialogoZamboanga – Il tempo di Avvento e il cammino di preparazione al Natale sono “una opportunità favorevole a riflettere sulla missione dei cristiani, chiamati a testimoniare la loro fede nello spirito di dialogo verso tutti, anche verso credenti di altre religioni. Questo avviene mentre ci si prepara alla celebrazione del 500° anniversario dell’arrivo del cristianesimo nelle Filippine, che sarà celebrato nel 2021”: lo afferma il messaggio diffuso dal movimento per il dialogo islamo-cristiano “Silsilah”, attivo nel Sud delle Filippine, e fondato dal missionario del PIME p. Sebastiano D'Ambra. Nel messaggio inviato all’Agenzia Fides, si afferma che “è urgente questa testimonianza mentre siamo in uno dei momenti più pericolosi della nostra storia, in cui a volte le religioni sono utilizzate come mezzi per dividerci a livello nazionale o internazionale. Questo è vero anche nelle Filippine, ed è più visibile in alcune zone di Mindanao, dove alcuni gruppi musulmani tendono a cambiare atteggiamento nei confronti di altri. Musulmani e non, che non appartengono al loro stesso gruppo”.<br />“Questo messaggio – nota Silsilah – è un'occasione per invitare i cristiani a riflettere sulla venuta di Gesù, l'Emmanuele, il Dio con noi. Questo grande evento nella storia dell'umanità oggi è vissuto con molte contraddizioni anche tra i cristiani. L'Avvento e il Natale sono un momento specifico dell'anno in cui i cristiani sono invitati a prepararsi spiritualmente. In alcune aree di Mindanao, i musulmani, in passato, erano soliti condividere la gioia del Natale con i cristiani. Ora, molti di loro sono scoraggiati per celebrare la gioia del Natale con i cristiani come avveniva prima”.<br />Il messaggio prosegue: “Il crescente deterioramento delle relazioni tra cristiani e musulmani in molte parti del mondo e anche nelle Filippine, in particolare a Mindanao, va accettato con sofferenza e deve generare una riflessione più profonda. I cristiani che vivono il periodo dell'Avvento sono invitati a ricordare la venuta di Gesù che ha portato al mondo il suo messaggio di amore e salvezza. Se molti non comprendono oggi questo messaggio, è anche perché molti cristiani non vivono il vero spirito di questa celebrazione”.<br />“Pertanto, con questo messaggio sfidiamo i cristiani a riflettere sul perché molti di loro non sono fedeli al vero spirito di questo tempo dell'Anno liturgico. Crediamo che, oggi più di prima, siamo sfidati a riflettere sulla nostra fede e su come essere testimoni dell'amore di Dio verso tutti. Questo è ciò che desideriamo ricordare a tutti i cristiani con questo messaggio. E desideriamo dire ai musulmani che rispetto, amore e perdono sono anche punti basilari della fede islamica che apprezziamo. Di sicuro, le relazioni tra musulmani e cristiani possono migliorare: questa è la nostra speranza e preghiera”. Wed, 05 Dec 2018 10:00:12 +0100AMERICA/BRASILE - Congresso dei comunicatori missionari: un'evangelizzazione completa deve saper usare i mediahttp://fides.org/it/news/65205-AMERICA_BRASILE_Congresso_dei_comunicatori_missionari_un_evangelizzazione_completa_deve_saper_usare_i_mediahttp://fides.org/it/news/65205-AMERICA_BRASILE_Congresso_dei_comunicatori_missionari_un_evangelizzazione_completa_deve_saper_usare_i_mediaAparecida - Con l'intervento dell'Arcivescovo di Aparecida, Mons. Orlando Brandes, si è aperto in Brasile il primo Congresso dei comunicatori missionari con lo slogan “Evangelizzare nelle nuove frontiere dei media”.<br />L'evento coinvolge sacerdoti, religiosi e laici provenienti da tutto il Brasile, e missionari con esperienze in altri paesi della zona, è presente anche un missionario dall'Angola, paese lusofono.<br />Mons. Brandes, nella sua introduzione, ha sottolineato l'importanza di questo tipo di Congressi, perché "un'evangelizzazione missionaria completa - ha detto l'Arcivescovo - deve padroneggiare bene la comunicazione, deve saper usare i mezzi, gli strumenti che ci sono in ogni realtà... iniziando dal microfono di una capella o di una chiesa piena di gente. Se il microfono non funziona, sarà inutile parlare e parlare, perché la gente non può ascoltare se sta dietro o lontano, così accade con i nuovi mezzi".<br />L'Arcivescovo, rispondendo all’Agenzia Fides, ha detto che l'invito missionario di Papa Francesco deve rinnovare l'impegno di tutti, in modo particolare nella preparazione dei prossimi eventi ecclesiali mondiali, ma sempre partendo della propria realtà, dalla propria parrocchia, diocesi,ecc.<br />Il Congresso, iniziato il 3 dicembre, si svolge fino a venerdì 7 dicembre. Sono circa 50 i partecipanti che seguiranno le conferenze la mattina e i workshop nel pomeriggio. La sera è dedicata ad approfondimenti dei temi svolti durante la giornata e allo scambio di esperienze. In questo spazio, nelle prime due serate, ha sorpreso tutti l’attività di alcuni gruppi missionari per la riccheza dei contributi, la fede popolare e il grande uso dei nuovi media attraverso internet anche nei posti più lontani. <br />Wed, 05 Dec 2018 08:13:46 +0100