Fides News - Italianhttp://fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.ASIA/KAZAKHSTAN - Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: nasce il Consiglio della Chiesa tradizionale kazakahttp://fides.org/it/news/67300-ASIA_KAZAKHSTAN_Settimana_di_preghiera_per_l_unita_dei_cristiani_nasce_il_Consiglio_della_Chiesa_tradizionale_kazakahttp://fides.org/it/news/67300-ASIA_KAZAKHSTAN_Settimana_di_preghiera_per_l_unita_dei_cristiani_nasce_il_Consiglio_della_Chiesa_tradizionale_kazakaAlmaty - La Chiesa cattolica kazaka, insieme alla Chiesa russo-ortodossa ed alla Chiesa luterana presenti in Kazakhstan, ha dato vita al "Consiglio della Chiesa cristiana tradizionale del Kazakistan". Lo riferisce, a conclusione della Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, all’Agenzia Fides mons. José Luís Mumbiela Sierra, Vescovo della diocesi di Almaty e Presidente della Conferenza episcopale del paese centrasiatico. <br />Spiega a Fides il Vescovo: “Il Consiglio è stato presentato in occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: il primo appuntamento ufficiale si è tenuto il 13 gennaio, mentre per sabato 25 gennaio abbiamo organizzato un incontro di preghiera ecumenico invitando anche i fedeli protestanti. L’iniziativa, promossa e realizzata anche dal Nunzio Apostolico, è un grande segno di unità. Siamo molto felici che stia prendendo forma, perché ci permette anche di accrescere le nostre relazioni sul territorio”.<br />Mons. Mumbiela, che oltre ad essere Presidente della Conferenza episcopale, presiede la Caritas nazionale ed è responsabile delle Comunicazioni sociali della Chiesa kazaka, racconta che anche questi due settori pastorali stanno vivendo una fase di grande crescita: “La Caritas sta potenziando la sua rete di azione e lo stesso sta accadendo al settore delle comunicazioni sociali. Abbiamo tanta voglia di crescere e di sognare in grande, per la testimonianza e la diffusione del Vangelo, rispondendo all'invito di Gesù: Duc in altum. E' un desiderio che riguarda anche la nostra diocesi di Almaty: ci stiamo impegnando, infatti, per far nascere una nuova parrocchia in un paese a 130 km da Almaty ed abbiamo in progetto di istituirne altre”. <br />Sat, 25 Jan 2020 09:36:02 +0100ASIA/PAKISTAN - Abusi dei diritti umani, violenza settaria e discriminazione nella società: un nuovo Rapportohttp://fides.org/it/news/67299-ASIA_PAKISTAN_Abusi_dei_diritti_umani_violenza_settaria_e_discriminazione_nella_societa_un_nuovo_Rapportohttp://fides.org/it/news/67299-ASIA_PAKISTAN_Abusi_dei_diritti_umani_violenza_settaria_e_discriminazione_nella_societa_un_nuovo_RapportoIslamabad - Lo standard del rispetto dei diritti umani in Pakistan è preoccupante, soprattutto per quanti vivono in condizioni di indigenza, sono di status sociale più basso o appartengono a minoranze etniche o religiose: lo afferma un nuovo Rapporto pubblicato dall'organizzazione "Christian Solidarity Worldwide", impegnata a monitorare la condizione dei cristiani e delle minoranze religiose nel mondo. Il nuovo Rapporto inviato al'Agenzia Fides, dal titolo "Pakistan: Religious freedom under attack", rileva "una dimensione di classe e di casta nel fenomeno della discriminazione, su base etnica o religiosa, che è ancora profondamente radicata nella società pakistana".<br />Inoltre, nota il documento , la situazione della libertà religiosa continua a deteriorarsi: numerose violazioni continuano a verificarsi, anche da quando è al governo il Primo Ministro Imran Khan, a capo del partito "Tehreek-i-Insaf". La morte di Asma Jahangir, uno dei più importanti avvocati e attivisti per i diritti umani del Pakistan, deceduta l'11 febbraio 2018, "ha lasciato un vuoto nella comunità di persone e organizzazioni che si impegnano a promuovere i diritti umani del Paese", dice il testo. <br />Il documento di CSW riferisce che "casi di blasfemia, violenza settaria e attacchi mirati alle minoranze religiose e ai difensori dei diritti umani continuano a registrasi", mentre si assiste al prosperare di gruppi con un'agenda islamista come il Tehreek-i-Labbaik Pakistan . Il TLP è guidato da un leder sostenitore della controversia "Legge sulla blasfemia", Khadim Hussain Rizvi, definito "predicatore che diffonde un movimento settario e radicale". "Il paese - si legge nel Rapporto - si è allontanato ulteriormente dalle sue radici secolari e pluraliste, mentre le minoranze religiose affrontano crescente discriminazione, ostilità e ingiustizie".<br />La Ong CSW è preoccupata per la crescente politicizzazione delle leggi sulla blasfemia, formata dagli articoli 295a, 295b e 295c del Codice Penale del Pakistan, e dalla legislazione ostile alla comunità "Ahmadiyya. Tali leggi, recita il testo, "vengono utilizzate dai gruppi islamisti non solo per contro le minoranze religiose, ma anche per guadagnare consenso politico". Le conversioni date dal governo ai gruppi politico-religiosi come il TLP, in seguito all'assoluzione di Asia Bibi, "continuano a sfidare lo stato e le sue istituzioni, mettendo in evidenza le debolezze di entrambi". Questi sviluppi - si rileva - "hanno messo in dubbio il "Naya Pakistan" di Imran Khan e il suo impegno a promuovere la tolleranza e proteggere le minoranze, poiché il giudizio sui casi di blasfemia si è spostato dai Tribunali alle piazze" .<br />"Un numero sproporzionato di accuse e denunce di blasfemia - nota il testo pervenuto a Fides - è presentato contro le minoranze religiose: queste accuse hanno un effetto estremamente dannoso sulla vita degli accusati e delle loro famiglie". Si ricorda, poi, "il brutale omicidio di Mashal Khan, studente universitario musulmano ucciso nel 2017, perchè accusato di pubblicare contenuti blasfemi online". "Sebbene il suo omicidio abbia riacceso il dibattito per riformare le leggi sulla blasfemia - nota CSW - lo stato si è dimostrato riluttante a introdurre riforme a causa della forte resistenza della società e della veemente opposizione da parte dei gruppi islamisti, non disposti ad accettarne la revisione".<br />Esponenti delle minoranze religiose e leader della società civile "continuano a subire attacchi mirati in un contesto di violenza comunitaria, provocata da gruppi islamisti", denuncia il Rapporto, che così continua: "Numerosi fattori hanno contribuito all'aumento dell'intolleranza religiosa: i discorsi di odio dei leader religiosi musulmani radicali, dei gruppi religiosi islamisti, presenti anche sui mass-media, che hanno un'influenza negativa sui giovani pakistani". Questi discorsi, spiega il testo, "ritraggono i membri delle minoranze religiose come 'cittadini di seconda classe' generando intolleranza, pregiudizi e discriminazioni nei confronti delle minoranze religiose". "Le comunità cristiane e indù - prosegue - rimangono particolarmente vulnerabili, in particolare le donne e le ragazze, rapite e costretti a convertire e sposare uomini musulmani", mentre "le loro famiglie subiscono gravi minacce e intimidazioni". Questo fenomeno è aggravato "dalla scarsa volontà della polizia di agire e dalle debolezze del sistema giudiziario".<br />"Il Pakistan continua a lottare nella morsa del terrorismo. Gli attacchi amplificano il senso di insicurezza e paura", nota in conclusione CSW, mentre lo scenario generale vede un'erosione dei diritti umani e delle libertà fondamentali, dato il fenomeno della politicizzazione della religione e la diffusione di una cultura di odio.<br />Il Rapporto chiede che la Commissione nazionale per i diritti umani , istituita nel 2017, abbia mandato di indagare e prevenire le violazioni dei diritti umani, nonché di sensibilizzare sul rispetto dei diritti umani nel paese. Sat, 25 Jan 2020 12:28:54 +0100AFRICA - I missionari Comboniani, “uomini della Parola di Dio” nel continente africanohttp://fides.org/it/news/67298-AFRICA_I_missionari_Comboniani_uomini_della_Parola_di_Dio_nel_continente_africanohttp://fides.org/it/news/67298-AFRICA_I_missionari_Comboniani_uomini_della_Parola_di_Dio_nel_continente_africanoRoma - Nella prima metà del secolo scorso i Missionari Comboniani in Africa avevano prodotto - oltre a studi specialistici disseminati in vari articoli per riviste e libri - 63 grammatiche, 88 vocabolari, 114 catechismi, 23 libri di Storia Sacra, 54 libri di preghiere, 137 testi scolastici: sillabari, libri di lettura, aritmetica, storia, geografia, igiene, ecc. Questa vasta produzione, è importante sottolinearlo, non è stata il frutto di singoli religiosi, per quanto competenti ed eruditi possano essere stati, ma di un lavoro che si nutriva del contatto quotidiano con la gente, delle domande poste, dell’ascolto attento e dell’osservazione appassionata, cioè di un dialogo condito da stima e apprezzamento per le popolazioni del luogo.<br />Quando un missionario viene inviato in una zona cosiddetta ‘di missione’ ha il compito principale di studiare le lingue e la cultura del popolo a cui è inviato. La conoscenza della lingua è essenziale perché compito del missionario è proclamare il Vangelo nelle categorie espressive e di pensiero della gente. Inoltre, alla base di questo sforzo vi è un atteggiamento di apprezzamento e stima per la gente e la sua cultura della sua capacità di recepire e ‘incarnare’ le verità cristiane nelle proprie categorie di pensiero e nella vita. <br />La qualifica che meglio definisce un missionario è quella di “uomo della Parola”. Ma la Parola di Dio deve essere resa nel gergo della gente. S’impone pertanto la necessità di tradurla in lingua locale, ma non è una cosa semplice. “Come tradurre Javhé, tempio, pagano, peccato, grazia, giustificare, salvare? Cosa fa Dio quando perdona? Toglie il peccato, ricopre la colpa dell'uomo, o cos'altro?”. Questa testimonianza di un missionario comboniano poi Vescovo, Mons. Giuseppe Sandri, che ha tradotto, assieme ad un team di gente locale, alcuni libri della Bibbia in lingua xitsonga del Sudafrica – parte di un vasto progetto della traduzione della Bibbia della Societá Biblica Sudafricana – fotografa le difficoltà di tradurre la Bibbia nelle categorie espressive della popolazione. <br />Prima del Vaticano II il libro di formazione cristiana era il catechismo, in particolare il catechismo di Pio X, nella versione ridotta del 1912. Le traduzioni della Bibbia si limitavano ad alcuni ‘racconti biblici’ tradotti come ‘sussidio’ alle verità di fede contenute nel catechismo. Le prime traduzioni di interi libri della Bibbia è opera di missionari delle chiese della riforma. La traduzione della Bibbia in campo cattolico sarà uno dei frutti del Concilio Vaticano II, favorita dal nuovo clima di apertura ecumenica e dalla riscoperta del Libro Sacro nella vita del cristiano. Quando la traduzione nelle lingue locali sarà il risultato di uno sforzo comune con i missionari delle altre chiese cristiane, alla Bibbia saranno aggiunti i cosiddetti Libri Deuterocanonici e Apocrifi, cioè quei libri dell'Antico Testamento non compresi nel canone ebraico e non accettati dalle chiese della Riforma ma presenti nella tradizione cattolica . <br />Interessante, ancora, l’affermazione di Mons. Sandri su come si procedeva nella traduzione della Bibbia: “Anche dopo aver trovato il vero senso del testo ebraico o greco, occorre renderlo in un xitsonga corrente”. L'eterna domanda che ci facciamo è: «Se traduciamo così questo brano, il lettore tsonga comprenderà ciò che il testo vuole dire?». Si prova e si riprova, si legge e si rilegge; si proclama a voce alta un brano, per sentire se rende bene lo stile narrativo storico, quello agiografico o sapienziale, e se la sobrietà del testo riesce a rivelare 1'originale senso di poesia, di entusiasmo e di drammaticità.”<br />Nella mia esperienza africana – ho lavorato 30 anni in Africa tra Uganda e Kenya – mi sono sempre stupito del desiderio dei cristiani cattolici africani di leggere la Bibbia e della loro conoscenza dei fatti e dei personaggi biblici – un desiderio senz’altro stimolato dagli esempi di molti cristiani di altre chiese per cui la Bibbia è lo strumento essenziale di preghiera e di formazione cristiana. Ormai la Bibbia non puó mancare nelle case della gente, la si legge in famiglia e nelle varie circostanze della vita: la nascita di un bimbo, un matrimonio, un funerale, una visita ad un ammalato sono molto sentiti dai membri di una piccola comunitá e c’è sempre un catechista o un leader pronto a guidare i presenti nella riflessione di un brano biblico. <br />È soprattutto lo strumento di preghiera e di formazione nelle Piccole Comunitá Cristiane dove si medita, si prega, si condividono le riflessioni e si applica nell’oggi della vita ció che il Libro Sacro racconta. La Parola di Dio, spezzata nella comunione fraterna, aiuta i poveri a scoprire la presenza di Dio nella loro vita e ad avere quella speranza che li sostiene nella lotta per migliorare le difficili condizioni in cui versano; le vicende dolorose del popolo di Israele sono comprese nella vita spesso dolorosa e difficile della gente e le parole di Gesú danno forza per lottare e non scoraggiarsi di fronte alle difficoltá e spesso ai drammi della vita. <br />Sat, 25 Jan 2020 12:18:38 +0100VATICANO - Perché il giorno della Bibbia non sia “una volta all’anno”: iniziative nelle Chiese localihttp://fides.org/it/news/67297-VATICANO_Perche_il_giorno_della_Bibbia_non_sia_una_volta_all_anno_iniziative_nelle_Chiese_localihttp://fides.org/it/news/67297-VATICANO_Perche_il_giorno_della_Bibbia_non_sia_una_volta_all_anno_iniziative_nelle_Chiese_localiCittà del Vaticano – “Il giorno dedicato alla Bibbia vuole essere non ‘una volta all’anno’, ma una volta per tutto l’anno, perché abbiamo urgente necessità di diventare familiari e intimi della Sacra Scrittura e del Risorto, che non cessa di spezzare la Parola e il Pane nella comunità dei credenti”. Questo l’auspicio espresso da Papa Francesco nella Lettera apostolica Aperuit Illis con cui ha istituito la “Domenica della Parola di Dio” da celebrare la III domenica del Tempo Ordinario, nel 2020 il 26 gennaio. L’esortazione del Papa trova rispondenza in diversi paesi del mondo, con iniziative nazionali, diocesane, parrocchiali, di cui l’Agenzia Fides ne cita solo alcune.<br />La coincidenza del 50° anniversario della fondazione della Federazione Biblica Cattolica, nell’aprile 2019, e del 1600° anniversario della morte di San Girolamo, il grande traduttore della Bibbia, nel 2020, hanno dato l’occasione alla Federazione di indire un “Anno della Parola di Dio”, dalla prima domenica di Avvento alla festa di San Girolamo , invitando i Pastori e le istituzioni impegnate nella pastorale biblica delle diverse nazioni, a rinnovare gli sforzi per mettere sempre più la Parola di Dio al centro della vita e della missione della Chiesa.<br />In America Latina da tempo il mese di settembre è celebrato come “Mese della Bibbia” e viene contraddistinto da diverse iniziative in tutti i paesi, a ogni livello, per promuovere la lettura e la conoscenza delle Scritture ed il loro impatto nella vita dei cristiani. E’ stato scelto questo mese in quanto alla sua conclusione, il 30 settembre, la liturgia celebra la festa di San Girolamo, e in questa circostanza viene anche celebrata la “Giornata della Bibbia” in diverse nazioni.<br />In Argentina il Dipartimento nazionale di Animazione e Pastorale biblica della Conferenza Episcopale, ha elaborato un sussidio per l’animazione della Domenica della Parola di Dio, in cui ricorda che tale celebrazione non sostituisce la tradizionale “Domenica Biblica” che dal 1961 si celebra il 30 settembre: “la Domenica della parola di Dio e la domenica biblica si completano e si arricchiscono a vicenda, stimolandoci nella sequela e nel discepolato missionario di Gesù Cristo, che conosciamo ogni volta che ci avviciniamo con umiltà alle Scritture, dove si manifesta a noi come Parola completa di Dio”.<br />I Vescovi del Paraguay hanno proclamato il 2020 come l’Anno della Parola di Dio, “tempo di grazia”, aderendo alla proposta della Federazione Biblica Cattolica. Nel loro messaggio ai fedeli scrivono: “Incoraggiamo tutte le persone, tutte le parrocchie e le cappelle, tutti i gruppi, i movimenti e le famiglie, ad aprire la Bibbia, a leggere insieme alcuni passaggi della Parola di Dio e a condividere ciò che lo Spirito Santo ispira loro. La lectio divina in questo modo ci brucerà i cuori e sarà una fonte di vita e di impegno cristiano. Possa ogni famiglia avere una Bibbia! Possa la Parola di Dio risuonare ogni giorno ovunque! Che sia annunciata a tutti!”. <br />La tradizione di dedicare il mese di settembre alla Bibbia è giunta anche in Africa. In Malawi durante lo scorso mese di settembre, i fedeli delle otto diocesi del paese sono stati invitati a leggere ogni giorno un brano della Parola di Dio, per una conoscenza più profonda della fede cattolica e per poterne diventare annunciatori e testimoni. Anche i bambini dell'Arcidiocesi di Lilongwe sono stati chiamati a leggere la Bibbia, a pregare con la Bibbia e a predicare la Parola di Dio nella loro vita quotidiana, durante la Giornata Missionaria dei bambini, l’11 gennaio. In Malawi il tema della festa della Pontificia Opera della Santa Infanzia è stato: "I bambini sono battezzati e inviati a predicare la Parola di Dio".<br />Anche nella Repubblica Democratica del Congo settembre è il mese della Bibbia e vengono organizzate diverse attività per mettere in rilievo che la Sacra Scrittura è la fonte principale della fede cristiana. Tra le iniziative promosse: una Bibbia per ogni famiglia, se non per ognuno; la lettura in famiglia e individuale; trasmissioni a tema biblico sui media; corsi biblici nelle parrocchie; incontri per giovani, mamme, adulti e responsabili delle Comunità Ecclesiali di base per organizzare la lettura della Bibbia nei loro ambienti e sollecitare una maggiore attenzione al Vangelo proclamato nella Messa. <br />Il tema della Giornata della Bibbia, celebrata nel dicembre scorso in Bangladesh, "La tua Parola è lampada per i miei passi, luce sul mio cammino" sarà il leit-motiv del cammino di evangelizzazione della Chiesa in Bangladesh per il 2020. Mons. James Romen Boiragi, Vescovo della diocesi di Khulna e Presidente della Commissione per la catechesi e l'apostolato biblico, ha detto: "In questo nuovo anno chiediamo ai cattolici del Bangladesh di conoscere e approfondire le loro responsabilità di battezzati, che sono inviati ad annunciare la Buona Novella, secondo la Bibbia. Possa la Bibbia diventare la nostra luce, rendere la nostra vita divina: questa è la mia preghiera”. La Commissione si sta impegnando a promuovere, in tutte le diocesi l'apostolato biblico, assistendo e collaborando per la preparazione e diffusione di materiali catechistici e biblici nelle lingue locali, provvedendo alla formazione di catechisti e insegnanti di religione cattolica. <br />Nelle Filippine con il decreto presidenziale 124 del 5 gennaio 2017, il Presidente Duterte ha dichiarato il mese di gennaio di ogni anno come “Mese biblico nazionale”, culminando nell'ultima settimana di gennaio come “Settimana biblica nazionale”. In questo mese tutti i filippini, compresi quelli che lavorano negli uffici governativi, spiega a Fides il Vescovo ausiliare di Manila, Mons. Broderick Pabillo, sono quindi invitati a concentrarsi sull'importanza della lettura e dello studio della Bibbia. Il governo riconosce "la natura religiosa del popolo filippino e l'elevata influenza della religione nella società umana". Nelle Filippine la “Domenica della Bibbia” viene celebrata l'ultima domenica di gennaio di ogni anno fin dagli anni '70, al fine di promuovere tra i cattolici filippini l'importanza della Parola di Dio nella vita e nel ministero della Chiesa e di sostenere l'apostolato biblico. <br />Sat, 25 Jan 2020 12:15:46 +0100ASIA/LIBANO - “Progetto Fratelli”: Lasalliani e Maristi insieme per aiutare i bambini siriani e irachenihttp://fides.org/it/news/67296-ASIA_LIBANO_Progetto_Fratelli_Lasalliani_e_Maristi_insieme_per_aiutare_i_bambini_siriani_e_irachenihttp://fides.org/it/news/67296-ASIA_LIBANO_Progetto_Fratelli_Lasalliani_e_Maristi_insieme_per_aiutare_i_bambini_siriani_e_iracheniBeirut - La cooperazione dei religiosi “Fratelli De La Salle” e “Fratelli Maristi” porta frutti in Libano: il “Progetto Fratelli”, promosso in forma congiunta dai due istituti religiosi, è un punto di riferimento sicuro per tante famiglie e un luogo di incontro per i molti ragazzi. Il progetto ha preso il via nel 2016 con l’obiettivo di accogliere bambini rifugiati provenienti dalla Siria e dall’Iraq e bambini libanesi vulnerabili. Sono due i centri socio-educativi che ospitano i ragazzi, uno a Beirut e l’altro nella periferia della città di Saida.<br />“È soprattutto sulla persona che si lavora: vogliamo evitare che un’intera generazione di ragazzi si perda nell'attesa di poter tornare nei paesi natii o di potersi stabilire definitivamente in un nuovo Paese”, riferisce un’educatrice del progetto, Reem Bazzal. L’attenzione e il supporto psico-sociale alla persona sono da sempre una priorità nella filosofia educativa di Lasalliani e Maristi: “Tutta l’opera educativa e sociale che si fa qui – spiega – contribuisce ad alleggerire i compiti delle istituzioni locali. Si selezionano i bambini pronti per iscriversi alla scuola pubblica e si dà supporto scolastico agli altri, ma soprattutto si lavora per normalizzare situazioni di stress, si mette a disposizione un luogo sicuro dove divertirsi e socializzare. Si offrono inoltre stimoli sani a bambini e ragazzi che altrimenti starebbero per strada senza nulla da fare: una situazione ad alto rischio dal punto di vista sociale”.<br />I due centri, attualmente, assistono più di 600 bambini e giovani al giorno , dai 3 ai 15 anni, che normalmente partecipano dal lunedì al sabato ai diversi programmi educativi organizzati.<br />La scuola inizia di primo mattino e va avanti fino a pomeriggio inoltrato tra lezioni di alfabetizzazione, matematica e inglese a cura degli educatori, senza dimenticare momenti di animazione e supporto psicologico garantiti da volontari locali e studenti delle scuole mariste e lasalliane di Beirut.<br />L’insegnamento, spiegano i religiosi, è ispirato ai valori di pace, giustizia, fraternità e speranza che animano le due Congregazioni, e coinvolge persone, bambini e adulti, di ogni religione.<br />Durante i mesi di luglio e agosto i programmi ordinari si fermano e comincia la “Summer School” seguita da un “Summer Camp” che offre spazi di svago, creatività, arte ed escursioni e attività sportive per i bambini. In questi centri, inoltre, è presente un programma di formazione e avviamento professionale per giovani adulti, che spesso sono le madri o i fratelli dei bambini presenti: “Sono attivi corsi di informatica e di taglio e cucito” racconta l’educatrice. Ggiovani e madri di famiglia acquisiscono competenze utili per dare sostegno economico alla famiglia, trovando anche un luogo dove socializzare. “Sempre nel periodo estivo - conclude Reem Bazzal - ad animare la colonia di bambini giungono volontari di varia nazionalità provenienti dall’ambiente lasalliano e marista, oltre a giovani provenienti dalla comunità ecumenica di Taizé, a dimostrazione che ‘Fratelli’ è davvero un luogo di aggregazione per tutti”. <br />Gli effetti positivi di quest’opera su un sistema paese messo a dura prova dalla presenza di un milione e mezzo di profughi sono evidenti per molti libanesi, e questo fa sì che il progetto sia visto con favore dalla comunità civile: i programmi educativi e sociali sono, infatti, in linea con le indicazioni delle autorità ministeriali e dell’Unicef. <br />Le condizioni di vita di molti rifugiati siriani e iracheni in Libano sono al di sotto della soglia di povertà. I problemi principali sono le case fatiscenti, la mancanza di acqua potabile e di cibo, l’insicurezza e il difficile accesso all’istruzione. Circa il 58% dei bambini dai 5 ai 17 anni non frequenta la scuola, senza considerare poi il trauma della guerra che hanno vissuto nei loro paesi d’origine. <br /><br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="https://www.youtube.com/watch?v=7cm8uQojX2Q">Guarda sul canale Youtube dell'Agenzia Fides il video sul progetto.</a>Sat, 25 Jan 2020 11:40:51 +0100ASIA/CINA - I cattolici ricordano un giovane sacerdote e missionario cinese d’etnia tibetana, che ha speso la vita per il Vangelohttp://fides.org/it/news/67293-ASIA_CINA_I_cattolici_ricordano_un_giovane_sacerdote_e_missionario_cinese_d_etnia_tibetana_che_ha_speso_la_vita_per_il_Vangelohttp://fides.org/it/news/67293-ASIA_CINA_I_cattolici_ricordano_un_giovane_sacerdote_e_missionario_cinese_d_etnia_tibetana_che_ha_speso_la_vita_per_il_VangeloDi Qing – Tutti lo ricordano come un uomo santo e come un ardente missionario: nella notte del 17 gennaio, festa di Santo Antonio Abate, eremita, uomo di vita solitaria e di preghiera, è tornato nella casa del Padre, all’età di 39 anni, il sacerdote cinese don Giuseppe Ma Zha Xi, che ha condotto la sua vita ispirandosi al santo, nella preghiera quotidiana, aspirando soltanto alla vicinanza di Dio. Don Giuseppe ha vissuto in modo solitario , in povertà e nella costante orazione. Giovani sacerdote di etnia tibetana cinese, ha dedicato tutta la sua vita all’evangelizzazione della Prefettura autonoma tibetana di Di Qing della provincia sud-ovest di Yun Nan.<br />Si era fatto “granello di senape”, facendo della sua vita una radicale testimonianza e una missione di Cristo nella immensa zona del territorio di quella Prefettura, senza badare minimamente se stesso. Un tumore violento al fegato ha messo fine alla sua giovane vita. Come dicono i fedeli che lo hanno conosciuto, “don Giuseppe è uno che si può permettere di dire con orgoglio le parole dell’apostolo Paolo: ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede”.<br />Secondo don Peter Zhao vicario dell’Arcidiocesi di Pechino, “il sacerdote ha lavorato tantissimo per evangelizzazione, integrandosi e vivendo a contatto con la gente delle montagne, tenendo sempre il Signore, il Vangelo, la Chiesa e fedeli nel suo cuore. E’ stato un vero modello per i sacerdoti cinese di oggi”. Ora sui siti web, i social network, i blog cattolici cinesi, vi sono le foto e il racconto di questo giovane sacerdote tibetano, che percorreva con la moto strade fangose e impervie solo per il servizio pastorale e di evangelizzazione.<br />Don Giuseppe Ma Zha Xi è nato nel 27 febbraio 1981, è entrato nel seminario minore della diocesi di Kun Ming, capoluogo della provincia nel 2006. E’ stato trasferito nel Seminario maggiore regionale di sud-ovest a Si Chuan nel 2008, ha ottenuto la laurea in teologia nel 2014, è stato ordinato sacerdote nel giungo 2016. Subito dopo l’ordinazione, ha cominciato il servizio pastorale nella zona tibetano di Yun Nan. La parrocchia dove lavorava è composta dai parrocchiani esclusivamente di etnia tibetana. <br />Quando le campane suonavano, la domenica, per annunciare l’inizio della santa messa, tutti i fedeli del villaggio si radunavano insieme intorno loro giovane zelante e simpatico parroco per rendere gloria al Signore. Per prendersi cura delle comunità dei fedeli, saliva in sella a una moto e quotidianamente attraversava sentieri di montagna, percorrendo molti chilometri, visitando malati, portando l’Eucarestia. Dicono i fedeli della sua comunità: “Non si è mai fermato o scoraggiato, è stato un uomo di Dio e un vero missionario, sempre pronto con un sorriso a spargere il seme del Vangelo”. <br /><br />Sat, 25 Jan 2020 11:06:12 +0100AFRICA/COSTA D’AVORIO - Il Cardinale Kutwa annuncia una marcia per la pace in vista delle elezioni di ottobrehttp://fides.org/it/news/67295-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_Il_Cardinale_Kutwa_annuncia_una_marcia_per_la_pace_in_vista_delle_elezioni_di_ottobrehttp://fides.org/it/news/67295-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_Il_Cardinale_Kutwa_annuncia_una_marcia_per_la_pace_in_vista_delle_elezioni_di_ottobreAbidjan - "Andiamo verso la pace” è questo il tema della marcia per la pace indetta da Sua Eminenza il Cardinale Jean Pierre Kutwa, Arcivescovo di Abidjan, che si svolgerà il 15 febbraio.<br />Oltre 20.000 giovani cattolici sono invitati a prendere parte alla prima marcia del suo genere nella storia della Chiesa cattolica in Costa d'Avorio, a pochi mesi dalle elezioni presidenziali considerate ad alto rischio. Nel loro Messaggio pubblicata al termine della 114a Assemblea plenaria, tenutasi dal 13 al 19 gennaio, i Vescovi hanno infatti espresso la loro preoccupazione per la situazione sociopolitica del Paese a pochi mesi dalle elezioni presidenziali di ottobre, e hanno lanciato un appello alla pacificazione nazionale .<br />"La marcia sarà un'opportunità per i giovani e le donne di sensibilizzare alla pace e pregare perché le elezioni si svolgano pacificamente " ha dichiarato il Cardinale Jean Pierre Kutwa in una nota. La marcia partirà nella prima mattina da Place de la République, sull'Altopiano di Abidjan, per raggiungere la Cattedrale di Saint Paul dove verrà consegnato un messaggio di pace. <br />La marcia si svolge due anni dopo il gigantesco raduno di giovani della diocesi di Abidjan allo stadio Félix Houphouët-Boigny del 4 marzo 2018, che ha visto la partecipazione di circa 35.000 giovani. <br />Fri, 24 Jan 2020 11:35:08 +0100OCEANIA/PAPUA NUOVA GUINEA - Vescovi e Caritas contro il traffico di esseri umani: un allarme socialehttp://fides.org/it/news/67294-OCEANIA_PAPUA_NUOVA_GUINEA_Vescovi_e_Caritas_contro_il_traffico_di_esseri_umani_un_allarme_socialehttp://fides.org/it/news/67294-OCEANIA_PAPUA_NUOVA_GUINEA_Vescovi_e_Caritas_contro_il_traffico_di_esseri_umani_un_allarme_socialePort Moresby - “Attività illegali, prostituzione, droga riciclaggio di armi e di denaro continuano ad aumentare mentre stanno diventando drammaticamente ‘normali’ operazioni di traffico di esseri umani da parte degli stranieri.” E’ il monito lanciato dalla Caritas del Paese insieme alla Commissione “Giustizia e Pace” della Conferenza episcopale di Papua Nuova Guinea e Isole Salomone, pervenuto all’Agenzia Fides. <br />La Chiesa del Paese ha dichiarato di voler collaborare con le forze di polizia già impegnate in questo settore e si è detta convinta che prima di dare indicazioni adeguate è necessario esaminare il fenomeno tramite un approccio multidisciplinare, per comprendere il problema, le sue cause, identificare i processi e le persone coinvolte. <br />Il traffico di esseri umani in Papua Nuova Guinea è un problema molto complesso data la sua varietà di forme, la diversa natura delle vittime e dei criminali che perpetrano gli abusi. Da un recente Rapporto, pubblicato dal giornale locale “Post Courier”, è emerso che diverse multinazionali straniere svolgono attività non previste nelle loro licenze e perfino contrarie alle leggi della PNG.<br />La nota della Caritas PNG, inviata a Fides, termina con due raccomandazioni pratiche: la prima chiede solleciti procedimenti giudiziari per i trafficanti dei diversi abusi e per quanti ne beneficiano o traggono vantaggi, a diversi livelli. L’altra richiede maggiore cooperazione, difesa e sensibilizzazione sulla tratta di esseri umani, sia a livello nazionale che internazionale attraverso le reti di governo, imprese, comunità religiose e società civile.<br /> <br /><br />Fri, 24 Jan 2020 11:22:50 +0100AMERICA/PERU’ - Le elezioni sono una grande opportunità per influenzare il corso degli eventi: messaggio dei Vescovihttp://fides.org/it/news/67291-AMERICA_PERU_Le_elezioni_sono_una_grande_opportunita_per_influenzare_il_corso_degli_eventi_messaggio_dei_Vescovihttp://fides.org/it/news/67291-AMERICA_PERU_Le_elezioni_sono_una_grande_opportunita_per_influenzare_il_corso_degli_eventi_messaggio_dei_VescoviLima – A conclusione della 115ma Assemblea Plenaria dell'Episcopato peruviano , la Conferenza Episcopale ha pubblicato il suo messaggio, pervenuto a Fides, che riguarda le elezioni parlamentari del 26 gennaio 2020. I Vescovi ricordano alla comunità nazionale che "l'elezione del nuovo Parlamento offre ai cittadini una grande opportunità di influenzare il corso degli eventi del Paese, esprimendo un voto responsabile, secondo le loro convinzioni personali". Secondo l'insegnamento della Chiesa infatti, "la politica è un'alta forma di carità. Papa Francesco ci ricorda che la politica deve essere soprattutto al servizio del bene comune e non essere intrappolata dalle ambizioni individuali, né dall'arroganza di gruppi o centri di interessi particolari. La vera politica è lavorare per il bene comune".<br />Infine i Vescovi presentano una richiesta ai futuri membri del Congresso: "Vi esortiamo ad assumere l'impegno di ricollegare la politica alle preoccupazioni dei cittadini, affrontando i problemi del Paese e ponendo tra le sue priorità la lotta contro la corruzione, l'impunità, l'insicurezza dei cittadini, la violenza familiare, i femminicidi, la disoccupazione". Il messaggio si conclude segnalando il dovere delle autorità: "il Governo deve stabilire canali di comunicazione adeguati ed efficienti, con le persone e con tutti i poteri dello Stato, per il bene del Paese".<br />La visita di Papa Francesco in Perù, nel gennaio di 2 anni fa, ha segnato molto la partecipazione della Chiesa cattolica alla vita politica e sociale del paese, che è intervenuta sulla migrazione dei venezuelani e mediando nei conflitti sociali, per esempio . La Conferenza episcopale aveva delineato un quadro molto articolato della situazione nazionale in cui si leggeva: “Vediamo un processo sistematico di corruzione causato dal divorzio tra etica e politica, rafforzato da ambizioni personali e di gruppo, esacerbato dall'impunità e maltrattato da un sistema che ignora la giustizia. Ciò richiede qualcosa di più della semplice verifica: Abbiamo raggiunto un punto di rottura politica: un nuovo inizio richiede non solo un cambio di comando ma anche il recupero etico e morale del paese a tutti i livelli, perché alti livelli di corruzione rubano la speranza, specialmente dei poveri e dei giovani" .<br /> <br />Fri, 24 Jan 2020 10:38:06 +0100AFRICA/MALAWI - La Parola di Dio al centro della Giornata della Santa Infanziahttp://fides.org/it/news/67292-AFRICA_MALAWI_La_Parola_di_Dio_al_centro_della_Giornata_della_Santa_Infanziahttp://fides.org/it/news/67292-AFRICA_MALAWI_La_Parola_di_Dio_al_centro_della_Giornata_della_Santa_InfanziaLilongwe - “La Chiesa vuole che anche voi partecipiate alla celebrazione dell'Anno della Bibbia, e quindi, chiediamo a voi figli di leggere la Bibbia e di capire insieme ai vostri compagni, ai vostri genitori e insegnanti la Parola di Dio” ha detto Sua Ecc. Mons. Tarcisio Ziyaye, Arcivescovo di Lilongwe l'11 gennaio nella Parrocchia di San Giovanni di Msamba, in occasione della celebrazione della Giornata Missionaria della Santa Infanzia, il cui tema era “ I bambini sono battezzati e inviati a predicare la parola di Dio”. L'Arcivescovo ha ricordato ai bambini che il Santo Padre vuole che ogni cattolico dedichi un po’ del suo tempo a leggere e pregare con la parola di Dio.<br />Oltre 3.000 bambini provenienti da tutte le parrocchie dell'arcidiocesi si sono radunati gioiosi nella parrocchia di San Giovanni. Molti di loro hanno aperto i loro cuori alla chiamata di Gesù Cristo. Hanno pregato il Rosario Missionario, celebrato l'Eucaristia, cantato con gioia le canzoni di Natale e ballato insieme, offerto i loro doni. Seguendo il loro motto, "Bambini che aiutano i bambini", hanno felicemente portato i loro contributi in una scatola di latta, dove mettono le loro offerte settimanali nelle parrocchie quando partecipano alla formazione catechistica missionaria. <br />All’evento hanno partecipato oltre all’Arcivescovo Tarcisio Ziyaye, il Direttore Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie , p. Vincent Mwakhwawa, il Direttore diocesano della POM, p. Francis Lekaleka, sacerdoti, religiosi e religiose, catechisti e animatori. Suor Rabecca Mathole, dell'Associazione delle donne religiose del Malawi , ha sottolineato la necessità di impegnarsi per dare ai bambini una visione missionaria olistica. Ha incoraggiato animatori, genitori e altri operatori pastorali a prestare attenzione ai bisogni spirituali, fisici, sociali ed emotivi dei bambini in modo che crescano con dignità, come desidera il Padre Celeste. <br />Fri, 24 Jan 2020 10:39:35 +0100ASIA/LIBANO - 10 cristiani e 7 musulmani (4 sciiti e 3 sunniti) tra i ministri del prossimo governo libanesehttp://fides.org/it/news/67290-ASIA_LIBANO_10_cristiani_e_7_musulmani_4_sciiti_e_3_sunniti_tra_i_ministri_del_prossimo_governo_libanesehttp://fides.org/it/news/67290-ASIA_LIBANO_10_cristiani_e_7_musulmani_4_sciiti_e_3_sunniti_tra_i_ministri_del_prossimo_governo_libaneseBeirut – A quasi tre mesi dalle dimissioni del governo guidato da Saad Hariri, in un clima politico e sociale ancora segnato da tensioni irrisolte, il Libano si prepara ad avere una nuova compagine governativa, guidata dal sunnita Hassan Diab , 60 anni, ex professore dell’American University di Beirut. Il nuovo esecutivo sarà formato dal Premier e da 19 ministri, 13 uomini e 6 donne. Anche stavolta, dal punto di vista confessionale, la squadra di governo rappresenterà una proiezione della composita mappa religiosa libanese: tra i 19 nuovi ministri si conteranno 4 cristiani maroniti, 4 musulmani sciiti, 3 musulmani sunniti, 3 cristiani greco ortodossi, 2 drusi, 2 cristiani greco-cattolici e una cristiana armena ortodossa. <br />I nomi della compagine di governo sono stati annunciati martedì 21, ponendo fine a un'impasse di diversi mesi, innescata dalle proteste di piazza contro l'establishment governativo, che il 29 ottobre 2019 avevano provocato le dimissioni dell’ex premier Hariri. <br />Il nuovo governo, che gode dell’appoggio della coalizione comprendente anche il Partito sciita Hezbollah e il Movimento patriottico Libero , dovrebbe incassare la fiducia del Parlamento la prossima settimana, anche se non sembra soddisfare le richieste delle manifestazioni anti-sistema che scuotono il Libano da mesi, e che negli ultimi giorni sono stati segnati da violenze e scontri di piazza. Il nuovo esecutivo appare di fatto composto da tecnici legati ai Partiti che sostenevano anche la precedente coalizione, mentre tra i manifestanti c’era chi chiedeva di affidare la soluzione dei gravissimi problemi economici e sociali nazionali a tecnocrati totalmente indipendenti dalle forze che da decenni dominano la scena politica libanese. <br />"I media sono pessimisti, ma noi siamo ottimisti" ha dichiarato martedì 21 il presidente del parlamento, lo sciita Nabih Berri. E anche il Cardinale Bechara Boutros Rai, Patriarca di Antiochia dei maroniti, già mercoledì 22 gennaio ha sottolineato l’opportunità di “dare una chance” al nuovo esecutivo, mentre le perduranti mobilitazioni di piazza confermavano la persistente chiusura di forze e settori intenzionati a non concedere nessuna apertura di credito al nuovo esecutivo. <br />In Libano, nel sistema istituzionale basato sull’equilibrio tra le diverse componenti confessionali, il capo del governo deve essere musulmano sunnita, mentre il Presidente del parlamento deve essere uno sciita e il Presidente della Repubblica deve essere un cristiano maronita. . <br />Fri, 24 Jan 2020 10:33:38 +0100ASIA/KAZAKHSTAN - Progetto Caritas per bambini con disabilità: nuova collaborazione con lo stato e con aziendehttp://fides.org/it/news/67289-ASIA_KAZAKHSTAN_Progetto_Caritas_per_bambini_con_disabilita_nuova_collaborazione_con_lo_stato_e_con_aziendehttp://fides.org/it/news/67289-ASIA_KAZAKHSTAN_Progetto_Caritas_per_bambini_con_disabilita_nuova_collaborazione_con_lo_stato_e_con_aziendeAlmaty - Nel 2020 crescerà il progetto dedicato ai bambini con sindrome di down portato avanti da Caritas Kazakistan, grazie a nuove partnership nel settore pubblico e privato. Lo racconta all’Agenzia Fides il Direttore nazionale dell’organizzazione caritativa, don Guido Trezzani: “Quest’anno porteremo il progetto a un livello diverso, più ampio. Nei giorni scorsi, abbiamo incontrato i rappresentanti di una Commissione nazionale civile che potrebbe sostenere il nostro lavoro con i bambini disabili nei prossimi 12 mesi e oltre, per il futuro. Questo ci darebbe l’opportunità di aumentare il numero di bambini coinvolti e di assumere personale specializzato”.<br />Per sottolineare la volontà di “iniziare il 2020 con un passo diverso”, spiega don Trezzani, Caritas Kazakistan ha organizzato un incontro nel periodo natalizio: “Da anni, con le famiglie dei bambini partecipanti al progetto, rispettiamo la tradizione di eredità sovietica della ‘festa dell’albero’, con cui si dà il benvenuto al nuovo anno. Questa volta, abbiamo pensato di fare un salto di qualità, coinvolgendo nuovi partner, come alcune importanti aziende nazionali. La loro risposta è stata positiva: ci è stata concessa la sala di un importante hotel a cinque stelle di Almaty. Al tempo stesso, una fondazione ha comprato regali nominali per ogni singolo bambino e il presidente della compagnia di bandiera ‘Air Astana’ ha partecipato alla giornata, donando dei gadget”.<br />“Le tradizioni sono una parte importante della nostra vita, perché danno un senso di stabilità e sicurezza. A volte, però, arriva il momento di correre rischi ed andare oltre lo standard previsto. Abbiamo deciso, così, di rischiare l'avventura di un evento in grado di far conoscere il nostro progetto a più persone. Il risultato è andato oltre le più brillanti aspettative, non solo per il successo dell'evento stesso, ma anche per le prospettive di nuove collaborazioni che si sono aperte”, nota don Trezzani, rimarcando che “queste partnership avranno il benefico effetto di ampliare il numero di bambini disabili e famiglie assistite”. Inoltre “rappresentano un esplicito riconoscimento e apprezzamento verso l’azione sociale e caritativa della Chiesa cattolica in Kazakhistan”, conclude il Direttore, e questo aspetto ha un riverbero positivo per tutte le altre attività proposte in futuro. <br />Fri, 24 Jan 2020 10:15:14 +0100VATICANO - “Domenica della Parola di Dio”: il contributo dei missionari alle traduzioni nelle lingue localihttp://fides.org/it/news/67288-VATICANO_Domenica_della_Parola_di_Dio_il_contributo_dei_missionari_alle_traduzioni_nelle_lingue_localihttp://fides.org/it/news/67288-VATICANO_Domenica_della_Parola_di_Dio_il_contributo_dei_missionari_alle_traduzioni_nelle_lingue_localiCittà del Vaticano – Domenica 26 gennaio si celebrerà nel mondo la prima “Domenica della Parola di Dio”, indetta da Papa Francesco con la Lettera apostolica “Aperuit Illis”, perché “non venga mai a mancare nella vita del nostro popolo questo rapporto decisivo con la Parola viva che il Signore non si stanca mai di rivolgere alla sua Sposa” . Il Papa sottolinea che “la Bibbia non può essere solo patrimonio di alcuni e tanto meno una raccolta di libri per pochi privilegiati. Essa appartiene, anzitutto, al popolo convocato per ascoltarla e riconoscersi in quella Parola” . In questa prospettiva, numerosi missionari hanno dedicato una parte consistente del loro impegno di evangelizzazione alle traduzioni delle Scritture nelle lingue locali, per favorire la crescita e la formazione delle comunità cristiane. Citiamo di seguito solo alcuni esempi. <br />Il Beato p. Gabriele Maria Allegra , missionario francescano, OFM, è noto per la prima traduzione in lingua cinese della Sacra Scrittura. Mandato in missione in Cina, dopo aver studiato la lingua cinese, nel 1935 iniziò la traduzione dell’Antico Testamento dall’aramaico, che terminò nel 1944. Purtroppo perse più della metà del testo tradotto durante le vicende belliche, quindi chiamò diversi confratelli cinesi ad aiutalo. Nel 1945 fondò a Pechino lo Studium Biblicum Franciscanum, trasferito ad Hong Kong nel 1948. Dopo aver completato la traduzione dell’Antico Testamento nel 1952, andò in Terrasanta per un periodo di formazione. Rientrato ad Hong Kong nel 1955, si mise a tradurre il Nuovo Testamento dal greco. Nel 1968 lo Studium Biblicum Franciscanum pubblicò per la prima volta nella storia, la Bibbia in lingua cinese .<br />Il 21 dicembre 2019 è stata ufficialmente pubblicata la “Baibil Khumur”, la Sacra Bibbia in lingua tiwa. La comunità Tiwa o Lalung è una tribù indigena che vive principalmente negli Stati indiani dell’Assam e del Meghalaya, nell’India nord-orientale, e anche in alcune parti dell’Arunachal Pradesh e di Manipur. L’opera di traduzione è stata guidata e coordinata dal salesiano don UV Jose, che vi ha lavorato per oltre cinque anni spendendo fino a 14 ore al giorno in questa missione. Prima di lui un altro salesiano, don Michael Balawan, aveva tradotto in tiwa il Nuovo Testamento, oltre a scrivere un dizionario Tiwa-Inglese-Khasi e a curare diversi libri su temi religiosi.<br />I padri Piergiorgio Cappelletti e Mario Frigerio, missionari del PIME, vivono e operano in Camerun da mezzo secolo, e una parte rilevante del loro impegno missionario si è riversata nella traduzione della Parola di Dio nella lingua dei Tupuri. Hanno tradotto il Lezionario domenicale ed il Nuovo Testamento, e collaborato per l’Antico Testamento. Sempre in Camerun, padre Giuseppe Parietti ha tradotto in Fulfuldé i libri Deuterocanonici e il Lezionario festivo, mentre padre Antonio Michelan ha tradotto la Bibbia e il Lezionario domenicale in Guiziga. A padre Carlo Calanchi, missionario in Bangladesh, si deve la traduzione dei testi liturgici nella lingua del gruppo etnico Santal. Mentre in Guinea Bissau padre Luigi Scantanburlo ha lavorato alle traduzioni in lingua Felupe dei testi liturgici e del Nuovo Testamento; in lingua Balanta dei Vangeli; in Criolo dei testi liturgici, del Nuovo Testamento e dell’intera Bibbia . Padre Giovanni De Franceschi, missionario PIME in Costa d’Avorio, ha tradotto i testi liturgici in Baulé. <br />In Messico, dopo 25 anni di lavoro, nel 2015 è stata completata la traduzione della Bibbia nella lingua tzotzil, lingua che viene dai Maya ed è parlata soprattutto sugli altopiani del Chiapas, dai popoli di etnia tzotzil, circa 350.000 persone. L’opera è stata portata avanti dai sacerdoti Missionari del Sacro Cuore e di Santa Maria di Guadalupe, insieme ad alcuni sacerdoti della zona e soprattutto ai catechisti delle parrocchie. In Guatemala nel 2011 è stata pubblicata la Bibbia tradotta in k'iche, la più popolare delle 22 lingue prevalenti nel paese, frutto del lavoro di un gruppo coordinato dal sacerdote francese Bernardo Guos e da Isabel Sucuquí, di lingua maya, originaria di Chiché, El Quiché. La traduzione delle Scritture è stata fatta ma dalla lingua originale, attraverso un processo di costante revisione da parte di catechisti k'iché, per giungere al testo finale di una Bibbia che consente la lettura senza l'aiuto di altre lingue.<br />Negli anni ’60 del secolo scorso, i Missionari della Consolata hanno collaborato alla traduzione portata avanti dalla Chiesa locale, in Kenya e in Tanzania, della Bibbia nelle lingue Kiswaili, Kimeru, Kikuyo. P. Giuseppe Frizzi ha curato la traduzione della Bibbia in lingua Xirima del popolo Macua, nel Niassa, in Mozambico. La traduzione fu rivista dal “Centro de Inserção Makhuwa-Xirima”, centro di studi culturali e artistici da lui fondato nella missione di Maúa, e venne pubblicata dalla Diocesi di Lichinga, edita dai Missionari della Consolata. La pubblicazione dei Vangeli avvenne nel 1997 e della Bibbia completa nel 2000, in occasione del Grande Giubileo dell’anno 2000. P. Frizzi a tale riguardo ricorda un aneddoto: “Quando finii di tradurre la Bibbia in lingua macua-scirima venne a trovarmi un autorevole cheikh musulmano di Maúa, di nome Txirani: mi chiese se potevo tradurre anche il Corano. Dovetti declinare l’invito perché non conosco l’arabo, ma apprezzai molto la sua richiesta: essa esprimeva sia la sua piena fiducia in un cristiano sia il suo desiderio di rendere disponibile nella lingua locale il testo sacro dei musulmani, un desiderio nato dall’apprezzamento per l’opera dei cristiani, che traducono la Parola di Dio nelle diverse lingue del mondo”. <br />Fri, 24 Jan 2020 09:52:36 +0100EUROPA/CIPRO - Consiglio delle Chiese del Medio Oriente: Gerusalemme Est sia “la Capitale dello Stato palestinese indipendente”http://fides.org/it/news/67287-EUROPA_CIPRO_Consiglio_delle_Chiese_del_Medio_Oriente_Gerusalemme_Est_sia_la_Capitale_dello_Stato_palestinese_indipendentehttp://fides.org/it/news/67287-EUROPA_CIPRO_Consiglio_delle_Chiese_del_Medio_Oriente_Gerusalemme_Est_sia_la_Capitale_dello_Stato_palestinese_indipendenteLarnaca – Nelle convulsioni e nei conflitti che feriscono il Medio Oriente, i cristiani di quella regione possono sperimentare “il mistero dell’amore di Dio”, la sua compassione e il suo amore per ogni essere umano anche in mezzo a tante circostanze difficili. Lo sottolinea il comunicato diffuso dal Comitato esecutivo del Consiglio delle Chiese del medio oriente , riunitosi martedì 21 e mercoledì 22 gennaio a Larnaca , per due giorni di convivenza e lavoro comune vissuti nel contesto della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. All’incontro, ospitato da Chrysostomos II, Arcivescovo greco ortodosso di Cipro, hanno preso parte tra gli altri anche Yohanna X, Patriarca greco ortodosso di Antiochia, Ignatios Aphrem II, Patriarca siro ortodosso di Antiochia”, e il Cardinale Louis Raphael Sako, Patriarca di Babilonia sui Caldei. <br />Nel documento comune, diffuso a conclusione dei lavori, i partecipanti al Comitato esecutivo MECC chiedono che sia custodita la fede e la speranza di tanti cristiani del Medio Oriente, area ancora afflitta da “eventi sanguinosi”. Nel contempo, si sottolinea che le sofferenze non vengono patite solo dalle Chiese e dai cristiani, ma toccano interi popoli della regione, Il documento richiama tutte le realtà ecclesiali coinvolte nell’organismo ecumenico ad intensificare la propria presenza “a fianco di ogni persona sofferente, sfollata e migrante, che ha perso i propri cari o i propri beni a causa della violenza e delle guerre, in modo che le Chiese rimangano un'icona della tenerezza e della prossimità di Dio”.<br />Oltre a condividere riflessioni, preoccupazioni e suggerimenti sulla condizione in cui versano popoli e Chiese nei diversi Paesi, i membri del comitato hanno anche ascoltato la relazione della professoressa Souraya Bechealany, Segretario generale del MECC, riguardante il lavoro compiuto nell’anno trascorso e sulle prospettive e iniziative future dell’organismo ecumenico. I partecipanti all’incontro hanno anche chiesto, nella preghiera comune, che si possa conoscere presto la sorte di Boulos Yazigi e Mar Gregorios Yohanna Ibrahim, i due Arcivescovi di Aleppo –il primo greco ortodosso, il secondo siro ortodosso – scomparsi il 22 aprile 2013 in Siria. Poi, soffermandosi su situazioni e eventi riguardanti i singoli Paesi, i partecipanti alla riunione hanno posto l’accento sulle istanze di giustizia sociale e di lotta alla corruzione che stanno connotando le manifestazioni di protesta in corso in Iraq. Riguardo alla Siria, il Comitato esecutivo del MECC ha sottolineato l’urgenza di coinvolgere tutte le componenti locali e internazionali nel processo volto a ristabilire la pace su tutto il territorio e favorire il ritorno alle proprie case di sfollati interni e profughi. Esplicito sostegno è stato espresso anche verso le mobilitazioni del popolo libanese che esprimono insofferenza verso la corruzione e le inadempienze della classe politica nazionale. Riguardo a Cipro, che ospitava il summit ecumenico, i membri del Comitato esecutivo del MECC hanno chiesto esplicitamente che si ponga fine all'occupazione che ha portato alla divisione dell'isola, mentre in merito alla situazione della Palestina hanno espresso sostegno a quanti soffrono “le conseguenze dell'occupazione, la politica di apartheid” e l’espansione indiscriminata di insediamenti illegali sul territorio palestinese, chiedendo nel contempo il rispetto della libertà di seguire i riti e le pratiche legate alla propria fede per tutti i palestinesi, cristiani e musulmani, anche a Gerusalemme Est, definita nel documento come “la Capitale di uno Stato palestinese indipendente”. Il comunicato finale diffuso del MECC esprime anche il sostegno al popolo egiziano impegnato a affrancarsi da violenze e estremismo e a consolidare il principio di cittadinanza come fattore essenziale della vita civile. “Invitare i popoli della regione a far prevalere il principio di cittadinanza, insieme ai diritti e ai doveri” si legge nel comunicato “richiede una revisione dei sistemi e delle leggi” che aiuti a coniugare unità nazionale e riconoscimento delle diversità, e affrancare la vita civile da ogni settarismo. <br />Il Consiglio delle Chiese del Medio Oriente, fondato nel 1974 a Nicosia e attualmente con sede a Beirut, ha lo scopo di facilitare la convergenza delle comunità cristiane mediorientali su temi di comune interesse e favorire il superamento di contrasti di matrice confessionale. La professoressa Souraya Bechealany, cristiana maronita, insegna teologia presso la Université Saint-Joseph de Beyrouth. Souraya è stata eletta Segretario generale del MECC nel gennaio 2018, e ha intrapreso insieme ai suoi collaboratori un processo di ristrutturazione dei dipartimenti dell’organismo ecumanico. Thu, 23 Jan 2020 12:23:23 +0100ASIA/MALAYSIA - Promozione umana e solidarietà: nasce la Caritas Malaysiahttp://fides.org/it/news/67286-ASIA_MALAYSIA_Promozione_umana_e_solidarieta_nasce_la_Caritas_Malaysiahttp://fides.org/it/news/67286-ASIA_MALAYSIA_Promozione_umana_e_solidarieta_nasce_la_Caritas_MalaysiaKuala Lumpur - Essere maggiormente presenti nella società malaysiana con iniziative di carità, promozione umana, sviluppo solidale, segno di prossimità verso ogni uomo e segno potente dell'amore di Dio: con questo spirito la Conferenza episcopale cattolica della Malayia, Singapore e Brunei ha deciso di istituire la Caritas Malaysia, riorganizzando e promuovendo l'attuale Ufficio per lo sviluppo umano esistente in seno alla Conferenza. Come appreso dall'Agenzia Fides, nei mesi scorsi i Vescovi della Malaysia hanno avuto un fitto scambio con i responsabili della Caritas Internationalis e, dopo aver chiarito gli aspetti organizzativi e istituzionali, hanno deciso all'unanimità di aprire un Ufficio nazionale della Caritas, che abbraccia tutte le diocesi nella Malaysia peninsulare e quelle nei territori del Borneo malaysiano, ovvero Sabah e Sarawak. <br />L'Ufficio avrà sede a Kuala Lumpur e il Vescovo Anthony Bernard Paul, alla guida della diocesi di Melaka-Johor, è stato nominato primo presidente della Caritas Malaysia. Il Vescovo inviterà a un primo incontro consultivo i rappresentanti delle nove diocesi entro il primo trimestre dell'anno, per avviare l'opera di coordinamento di tute le attività caritative già in essere e per stendere un programma di lavoro della Caritas per i prossimi anni. <br />Caritas Malaysia è parte della Caritas Internationalis, confederazione di oltre 160 membri, presente in quasi tutti i paesi del mondo. Espressione diretta della Chiesa cattolica, la Caritas rivolge aiuto concreto ai poveri, ai vulnerabili e agli esclusi, indipendentemente da etnia, cultura e religione, per costruire un mondo basato sulla giustizia e sull'amore fraterno. Thu, 23 Jan 2020 11:18:24 +0100AFRICA/CONGO RD - “No a nuove guerre”: il grido d’allarme dei Vescovi di RDC, Rwanda e Burundihttp://fides.org/it/news/67285-AFRICA_CONGO_RD_No_a_nuove_guerre_il_grido_d_allarme_dei_Vescovi_di_RDC_Rwanda_e_Burundihttp://fides.org/it/news/67285-AFRICA_CONGO_RD_No_a_nuove_guerre_il_grido_d_allarme_dei_Vescovi_di_RDC_Rwanda_e_BurundiKinshasa - "La situazione sociale rimane preoccupante, in primo luogo alla luce dell'insicurezza persistente in alcune aree, in particolare ai confini di tre Paesi” affermano i Vescovi del Comitato Permanente dell’Association des Conférences Episcopales de l’Afrique Centrale , nel comunicato finale della riunione ordinaria che si è tenuta a Bukavu , dal 15 al 18 gennaio.<br />L’ACEAC che riunisce i Vescovi di Burundi, Rwanda e RDC, denuncia inoltre che nei loro tre Paesi, “il potere d'acquisto della popolazione è diminuito ulteriormente, costringendo molte famiglie a vivere al di sotto della soglia di povertà”. <br />“E poiché la sfortuna non arriva mai da sola, il virus Ebola e le piogge torrenziali degli ultimi mesi hanno causato diverse vittime e danni materiali significativi e lasciato diverse persone senza riparo” continua il comunicato inviato all’Agenzia Fides. <br />I Vescovi apprezzano il “dinamismo” delle Caritas e delle Commissioni Giustizia e Pace, che pur con le scarse risorse a loro disposizione hanno portato soccorso alle popolazioni colpite, e invitano le comunità cristiane di continuare a essere solidali con le vittime. <br />I Vescovi deplorano il deterioramento del clima di fiducia tra i leader politici nella regione, che rischia di accrescere la possibilità di scontri armati a danno delle popolazioni locali: “Facciamo appello alla coscienza dei governanti per tenere nel cuore e nella mente il dovere di proteggere le popolazioni e di lavorare per la prosperità delle persone che devono godere appieno dei loro diritti come creature create a immagine di Dio”.<br />I Vescovi rinnovano l’impegno preso nel 2013 di lavorare con altre confessioni religiose per stabilire una pace duratura nella regione “attraverso la testimonianza di vita, i gesti e le parole”. A tal fine, pubblicheranno nei prossimi mesi un programma pastorale per la conversione dei cuori e la promozione della coesione sociale, e invitano i fedeli a recitare ogni giorno la preghiera per la pace di San Francesco d'Assisi. <br />Thu, 23 Jan 2020 11:16:29 +0100AMERICA/BOLIVIA - Un processo elettorale che sia pacifico, democratico e trasparente, per guardare con fiducia al futurohttp://fides.org/it/news/67284-AMERICA_BOLIVIA_Un_processo_elettorale_che_sia_pacifico_democratico_e_trasparente_per_guardare_con_fiducia_al_futurohttp://fides.org/it/news/67284-AMERICA_BOLIVIA_Un_processo_elettorale_che_sia_pacifico_democratico_e_trasparente_per_guardare_con_fiducia_al_futuroLa Paz – "In questo momento storico, in questo periodo preelettorale, in cui ci prepariamo a nuove elezioni, abbiamo bisogno che i partiti politici riescano a presentare progetti promettenti per il Paese, dove la priorità sia cercare il bene comune, la crescita e il benessere del nostro popolo. Di fronte all'incertezza, cerchiamo di essere artigiani della pace, artigiani della riconciliazione e artigiani del bene comune": lo ha detto il segretario esecutivo della Commissione della Comunione Ecclesiale della Conferenza Episcopale Bolivia, padre Diego Plà, durante la celebrazione eucaristica della scorsa domenica, in vista delle elezioni del 3 maggio. <br />Mons. Eugenio Scarpellini, Vescovo della diocesi di El Alto e Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie, intervistato da una televisione locale, ha detto: "Ancora una volta, come Chiesa cattolica, vogliamo esortare affinché il processo elettorale sia il più pacifico e democratico possibile... Il popolo ha bisogno di ricreare la fiducia nelle autorità, ha bisogno di un processo trasparente, di guardare al futuro con nuovi governanti eletti dal popolo e che pensino al bene comune e allo sviluppo realmente positivo". <br />La Bolivia ha celebrato ieri, 22 gennaio, il Giorno dello Stato Plurinazionale, e per l'occasione la Presidente ad interim, Jeanine Añez, ha chiesto di elaborare un piano per garantire la sicurezza del voto nelle prossime elezioni del 3 maggio 2020. "Ho chiesto ai ministri della Difesa e del governo nazionale di organizzare un piano comune, prima, durante e dopo il 3 maggio, in modo che il voto dei boliviani sia protetto" ha detto in un messaggio al paese per questa circostanza. La celebrazione del Dia del Estado Plurinacional si svolge ogni anno dal 2009, quando, secondo la nuova Costituzione, la Bolivia ha cessato di definirsi una repubblica.<br />Jeanine Áñez, che ha assunto la presidenza dopo le anomalie scoperte nelle ultime elezioni e dopo che Morales aveva rinunciato ed era fuggito all’estero, ha sottolineato che, proprio per questi motivi, "le elezioni del 3 maggio diventeranno il processo elettorale boliviano meglio accompagnato e più osservato nella nostra storia". L'OAS, le Nazioni Unite, l'Unione Europea e la Chiesa cattolica hanno espresso il desiderio di sostenere e accompagnare il processo elettorale.<br /> <br />Thu, 23 Jan 2020 11:02:28 +0100AFRICA/NIGER - “Potranno tagliare gli alberi ma non le radici della croce”: minacce ai cristiani nel paesehttp://fides.org/it/news/67283-AFRICA_NIGER_Potranno_tagliare_gli_alberi_ma_non_le_radici_della_croce_minacce_ai_cristiani_nel_paesehttp://fides.org/it/news/67283-AFRICA_NIGER_Potranno_tagliare_gli_alberi_ma_non_le_radici_della_croce_minacce_ai_cristiani_nel_paeseNiamey – “Le reiterate minacce alle comunità cristiane presenti nella zona frontaliera col Burkina Faso hanno raggiunto lo scopo che si prefiggevano: decapitare le comunità e farne poi preda della paura di professare la fede nella preghiera della domenica nelle cappelle” , scrive all’Agenzia Fides padre Mauro Armanino, sacerdote della Società per le Missioni Africane in Niger.<br />“Martedì 14 gennaio scorso, in un villaggio non lontano da Bomoanga, che da oltre un anno ha assistito impotente al rapimento di Padre Pierluigi Maccalli, - continua il missionario – un gruppo di criminali andati per un regolamento di conti con l’infermiere capo che opera in un dispensario della zona, hanno preso, portato poco lontano dalla sua casa e decapitato il nipote, battezzato da bambino. A Bomoanga la gente non va più in chiesa la domenica. La ‘basilica’, come p. Maccalli soleva chiamarla, concepita, edificata e da lui inaugurata, è adesso deserta, così come la scuola colpita di recente”.<br />Nella nota pervenuta a Fides, p. Armanino evidenzia lo sconcerto, la sofferenza, il timore ma soprattutto la consapevolezza della situazione manifestati durante l’incontro di formazione con i catechisti e gli animatori delle zona Gourmanché, frontaliera col Burkina Faso, organizzato recentemente a Niamey. “Anche laddove esistono persecuzioni, prove e tensioni, è possibile tradurre la fede – sottolinea - con una maggiore valorizzazione dei laici e del loro apporto, una più grande flessibilità per quanto riguarda i luoghi e i tempi delle celebrazioni e della vita della comunità”.<br />Il missionario conclude dicendo: “A Makalondi, Kankani e Torodi, nella stessa zona, le celebrazioni, seppur con prudenza, continuano come sempre, malgrado i preti non siano residenti sul posto. Più complicata la realtà nelle zone rurali che, essendo di difficile accesso, permettono ai gruppi armati di agire indisturbati. Potranno tagliare gli alberi ma non le radici della croce. Il terzo giorno c’è una risurrezione”. <br /> <br /><br />Thu, 23 Jan 2020 10:09:42 +0100ASIA/KYRGYZSTAN - Preghiera e missione: esercizi spirituali ignaziani sulle rive del lago Issyk-kulhttp://fides.org/it/news/67282-ASIA_KYRGYZSTAN_Preghiera_e_missione_esercizi_spirituali_ignaziani_sulle_rive_del_lago_Issyk_kulhttp://fides.org/it/news/67282-ASIA_KYRGYZSTAN_Preghiera_e_missione_esercizi_spirituali_ignaziani_sulle_rive_del_lago_Issyk_kulBishkek - Vivere una settimana di spiritualità, secondo il carisma di sant'Ignazio di Loyola, e proporre questa esperienza di immersione e di vicinanza a Dio come forma di evangelizzazione, in una nazione dove il seme del Vangelo è diventato un piccolo germoglio: con questo spirito i padri Gesuiti presenti in Kirghizistan hanno organizzato una settimana di esercizi spirituali in completo silenzio, secondo il metodo di Sant’Ignazio di Loyola. Come riferito all'Agenzia Fides, l’iniziativa, aperta a tutti, si svolgerà dal 16 al 22 marzo 2020 presso l’“Issyk Center”, la casa per bambini kirghisi disabili e indigenti, situata sulle rive del lago Issyk-kul e gestita proprio dai religiosi della Compagnia di Gesù. L'invito è rivolto a giovani, adulti, persone curiose o interessate a conoscere la fede cristiana. Spiega una nota inviata all’Agenzia Fides dagli organizzatori: “Non è la prima volta che questi esercizi spirituali si svolgono in un luogo pittoresco sulle rive del lago Issyk-Kul, a soli 100 metri dalla spiaggia ed a pochi chilometri dalle montagne di Tien Shan”. Il contatto con la natura incontaminata rappresenta una via per raggiungere una dimensione di riflessione e di approfondimento, alla ricerca di Dio. Il tema di quest'anno sarà "Dio, guidami sulla via eterna. Libertà, Ringraziamento e Misericordia”. A guidare la settimana di spiritualità sarà il gesuita di Novosibirsk , padre Janez Sever.<br />Il programma di esercizi spirituali include un'introduzione alla preghiera ignaziana e alla meditazione delle Sacre Scritture, momenti di preghiera individuale e assembleare, la celebrazione dell’Eucaristia, l’Adorazione e l'opportunità di parlare con un assistente spirituale.<br />“Certamente si tratterà di giorni di ristoro del corpo e dello spirito, in un paesaggio così bello. D’altra parte, il fatto che una modalità di preghiera sviluppata circa cinque secoli fa venga ancora richiesta, ne testimonia l’efficacia”, conclude la nota dei Gesuiti.<br />Il Kirghizistan è un piccolo paese con una popolazione di quasi 6 milioni di abitanti che gode di libertà religiosa. Circa il 90% della popolazione è musulmana. I cristiani ortodossi rappresentano quasi il 10% del totale, e le altre confessioni cristiane sono una esigua minoranza. I cattolici del posto possono contare sull’assistenza spirituale di sette sacerdoti, un religioso e cinque suore francescane. Thu, 23 Jan 2020 09:36:18 +0100AMERICA/VENEZUELA - Comunicato del Vescovo di San Cristobal sul sacerdote uccisohttp://fides.org/it/news/67281-AMERICA_VENEZUELA_Comunicato_del_Vescovo_di_San_Cristobal_sul_sacerdote_uccisohttp://fides.org/it/news/67281-AMERICA_VENEZUELA_Comunicato_del_Vescovo_di_San_Cristobal_sul_sacerdote_uccisoSan Cristobal – Il Vescovo di San Cristobal, Mons. Mario Moronta, ha pubblicato un secondo comunicato relativo alla morte del sacerdote Jesus Manuel Rondon Molina, che era scomparso il 16 gennaio ed è stato ritrovato ucciso il 21 gennaio . <br />Nel testo del 22 gennaio, pervenuto all’Agenzia Fides, il Vescovo afferma: “Secondo le informazioni fornite dalle autorità, il suddetto sacerdote sarebbe stato ucciso da un minore, che era stato vittima di abusi sessuali da parte del chierico, un'azione che ripudiamo. Lamentiamo la tragica morte del sacerdote e chiediamo che la giustizia divina si manifesti con misericordia. Preghiamo per lui, per sua madre e per la sua famiglia che stanno attraversando un momento di dolore e tristezza”.<br />Il Vescovo sottolinea che anche nella diocesi di San Cristóbal sono state adottate le norme della Chiesa universale per trattare i casi di abusi sui minori da parte del clero. Nel caso di p. Jesus Manuel Rondon Molina, “sono state ricevute diverse denunce contro di lui, sono state condotte le relative indagini e sono state prese le misure precauzionali... Nonostante le molteplici richieste di attenzione, ha disobbedito agli ordini e alle misure precauzionali stabilite nella legge della Chiesa”. <br />Mons. Moronta scrive che questo fatto “ci riempie di tristezza e preoccupazione”, chiede alle autorità “di chiarire cosa è successo senza usare questo triste evento per scopi politici o di altro tipo”, ricorda che la stragrande maggioranza dei sacerdoti si dedica generosamente al servizio della popolazione, “nonostante le difficoltà e le mancanze i fallimenti che alcuni possono avere”. “Sentiamo il dolore del popolo di Dio che soffre per molte cause e ancora di più per la cattiva testimonianza di alcuni – conclude -, condividiamo il dolore delle vittime di abusi… Sapendo che questo dolore si identifica con quello di Cristo sulla Croce, fissiamo lo sguardo sulla forza potentemente liberatrice della sua Risurrezione”. <br />Thu, 23 Jan 2020 09:26:29 +0100