Fides News - Italianhttp://fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.AMERICA/STATI UNITI - Normativa per richiedenti asilo: "illegale, ingiusta e sconsiderata", il commento dei vescovi.http://fides.org/it/news/66492-AMERICA_STATI_UNITI_Normativa_per_richiedenti_asilo_illegale_ingiusta_e_sconsiderata_il_commento_dei_vescovihttp://fides.org/it/news/66492-AMERICA_STATI_UNITI_Normativa_per_richiedenti_asilo_illegale_ingiusta_e_sconsiderata_il_commento_dei_vescoviWashington – Fides ha ricevuto una dichiarazione dei vescovi degli Stati Uniti riguardo la normativa rilasciata recentemente dall'amministrazione Trump sui migranti residenti nel paese, sulla quale è stato concesso un periodo di 30 giorni per inviare commenti al governo. "La misura consentirebbe all'amministrazione di impedire alla maggior parte delle persone che arrivano al nostro confine meridionale di avere accesso all'asilo negli Stati Uniti", si legge nel testo inviato a Fides, che poi continua, "La Conferenza episcopale degli Stati Uniti ha presentato commenti il 9 agosto e ha definito la regola "illegale, ingiusta e sconsiderata".<br />Mons. Joe S. Vásquez, vescovo di Austin e presidente del Comitato per le migrazioni della Conferenza Episcopale ha rilasciato la seguente dichiarazione:<br /><br />"Abbiamo serie preoccupazioni riguardo alla regola finale provvisoria dell'Amministrazione, emessa il 16 luglio 2019, che limita fortemente l'ammissibilità dell'asilo negli Stati Uniti al confine meridionale", ha affermato Mons. Vasquez. "La regola chiude ogni tentativo alla stragrande maggioranza dei richiedenti asilo, perché chiede di domandare protezione in quasi tutti gli altri paesi attraverso i quali viaggiano, lasciando l'asilo negli Stati Uniti come remota possibilità". Non solo crediamo che questa regola sia illegale, ma metta anche a repentaglio la sicurezza delle persone vulnerabili e delle famiglie che fuggono dalla persecuzione e minaccia l'unità della famiglia.<br />Inoltre, la norma va contro la tradizione della nostra nazione di essere un leader mondiale che aiuta ed è un catalizzatore per gli altri per fornire protezione umanitaria ai bisognosi. Ricordiamo al Dipartimento di giustizia e al Dipartimento della sicurezza nazionale che il modo in cui rispondiamo ai richiedenti asilo che raggiungono il nostro confine è la prova del nostro carattere morale e raccomandiamo fortemente all'amministrazione di annullare questa regola", afferma il comunicato dei vescovi cattolici.<br />La dichiarazione porta la data del 12 agosto 2019.<br /> <br /><br />Tue, 13 Aug 2019 10:21:08 +0200AMERICA/PERU’ - Primo ospedale pediatrico per il cancro in Perù e Sudamerica, sostenuto anche dalla chiesahttp://fides.org/it/news/66491-AMERICA_PERU_Primo_ospedale_pediatrico_per_il_cancro_in_Peru_e_Sudamerica_sostenuto_anche_dalla_chiesahttp://fides.org/it/news/66491-AMERICA_PERU_Primo_ospedale_pediatrico_per_il_cancro_in_Peru_e_Sudamerica_sostenuto_anche_dalla_chiesaCusco – Con la benedizione di Mons. Nicola Girasoli, Nunzio Apostolico in Perù, e Mons. Richard Alarcón, Arcivescovo di Cusco, si è presentato alla comunità nazionale il primo ospedale pediatrico per il cancro in Perù e nel Sud America.<br />Il Centro che porta il nome di "Vidawasi" , si trova di preciso alla città di Yanahuara, nel distretto di Urusco a Cusco.<br />Alla cerimonia dello scorso sabato 10 agosto hanno partecipato anche Jesús Dongo e Marina Cano, fondatori della associazione dello stesso nome, nonché autorità locali, rappresentanti delle istituzioni coinvolte in questo lavoro e il pubblico in generale.<br />Durante la benedizione sono state visitate le aree amministrative e ricreative dell'ospedale, nonché la casa “Vidawasi”, il villaggio medico, il villaggio di volontariato, i rifugi familiari e una cappella.<br />L'arcivescovo Girasoli, ha affermato che "Vidawasi" è una benedizione per tutti i peruviani, poiché è un lavoro fatto con cuore e solidarietà, dove tutti i piccoli malati di cancro troveranno la guarigione dei loro disturbi e la tranquillità di cui hanno bisogno grazie alla posizione strategica di questo centro nella Valle Sacra degli Incas.<br />Da parte sua, Jesús Dongo, fondatore di «Vidawasi», ha ringraziato la Chiesa cattolica per essere stata una delle prime istituzioni ad aprire le porte per intraprendere questo progetto. Ha anche invitato l'intero paese a unirsi a questa crociata, per far parte di questo ospedale pediatrico.<br />Il progetto "Vidawasi" è sostenuto dalla Santa Sede. Inoltre ha come supporto internazionale l'Ospedale Sant Joan de Déu e la Fondazione Puigvert di Barcellona, l'Ospedale Teletón per bambini di Oncologia del Messico, l'Ospedale St. Jude degli Stati Uniti, tra gli altri ospedali e centri esperti di oncologia in tutto il mondo.<br /> <br />Tue, 13 Aug 2019 09:17:37 +0200ASIA / PAKISTAN - Il cardinale Coutts nella Giornata per le minoranze: "Trattateci come cittadini del Pakistan, uguali agli altri"http://fides.org/it/news/66490-ASIA_PAKISTAN_Il_cardinale_Coutts_nella_Giornata_per_le_minoranze_Trattateci_come_cittadini_del_Pakistan_uguali_agli_altrihttp://fides.org/it/news/66490-ASIA_PAKISTAN_Il_cardinale_Coutts_nella_Giornata_per_le_minoranze_Trattateci_come_cittadini_del_Pakistan_uguali_agli_altriKarachi : “ Il fondatore del Pakistan Mohammad Ali Jinnah nel suo discorso storico dell'11 agosto 1947 ci ha assicurato che le persone di fede diversa dall'islam sarebbereo stati cittadini del Pakistan, con uguali diritti e dover. Di conseguenza dovremmo essere trattati come uguali cittadini del Pakistan per tutti e i 365 giorni dell'anno,, senza nemmeno aver necessità di avere una Giornata per le minoranze religiose del Pakistan": lo ha detto all'Agenzia Fides il Cardinale Joseph Coutts, Arcivescovo di Karachi. Il cardinale Coutts, rinomato per il suo impegno nella promozione della pace e dell'armonia in Pakistan, in occasione della Giornata per le minoranze, celebrata l'11 agosto in tutto il paese, ha dichiarato a FIdes: “Noi persone siamo pakistani, non siamo migranti da nessun altro paese, siamo nati e cresciuti in Pakistan e viviamo qui da secoli prima dell'indipendenza del Pakistan. Non dovremmo essere trattati come cittadini di seconda classe".<br />Continua il Card COutts:: "Abbiamo contribuito allo sviluppo del Paese sin dal primo giorno della sua indipendenza. E lo facciaom ancora Oggi: la Conferenza episcopale cattolica pakistana ha risposto all'appello del primo ministro Imran Khan per la costruzione di bacini idrici e dighe) in Pakistan e abbiamo raccolto donazioni da tutti i nostri cristiani pakistani".<br />A tal fne "dovremmo essere trattati come cittadini uguali agli altri e non come minoranze religiose del Pakistan". Il cardinale Coutts ha inoltre affermato: "Apprezzo il primo ministro Imran Khan per essersi fortemente opposto alle conversioni forzate nel suo discorso del 30 luglio 2019 mentre celebrava la Giornata delle minoranze" . E ha concluso:" Sembra che questo governo sia molto consapevole delle sfide del popolo delle minoranze religiose del Pakistan. È un segno positivo, chiediamo di assciurare la protezione delle loro minoranze religiose e dei luoghi di culto delle minoranze religiose". <br />Mon, 12 Aug 2019 11:49:14 +0200VATICANO - Nell'anniversario delle Convenzioni di Ginevra, il Papa ricorda “Tutti sono tenuti a osservare i limiti imposti dal diritto internazionale umanitario"http://fides.org/it/news/66489-VATICANO_Nell_anniversario_delle_Convenzioni_di_Ginevra_il_Papa_ricorda_Tutti_sono_tenuti_a_osservare_i_limiti_imposti_dal_diritto_internazionale_umanitariohttp://fides.org/it/news/66489-VATICANO_Nell_anniversario_delle_Convenzioni_di_Ginevra_il_Papa_ricorda_Tutti_sono_tenuti_a_osservare_i_limiti_imposti_dal_diritto_internazionale_umanitarioCittà del Vaticano – Dopo la preghiera mariana dell’Angelus, il Santo Padre Francesco ha ricordato ai pellegrini riuniti in piazza San Pietro, che oggi ricorre il 70° anniversario delle Convenzioni di Ginevra, con queste parole: "ricorre il 70° anniversario delle Convenzioni di Ginevra, importanti strumenti giuridici internazionali che impongono limiti all’uso della forza e sono volti alla protezione di civili e prigionieri in tempo di guerra. Possa questa ricorrenza rendere gli Stati sempre più consapevoli della necessità imprescindibile di tutelare la vita e la dignità delle vittime dei conflitti armati. Tutti sono tenuti a osservare i limiti imposti dal diritto internazionale umanitario, proteggendo le popolazioni inermi e le strutture civili, specialmente ospedali, scuole, luoghi di culto, campi-profughi. E non dimentichiamo che la guerra e il terrorismo sono sempre una grave perdita per l’intera umanità. Sono la grande sconfitta umana!".<br /> <br />Mon, 12 Aug 2019 10:57:27 +0200AMERICA/MESSICO - Insieme contro la Xenofobia, la chiesa propone azioni di pastorale contro l’odio e le armihttp://fides.org/it/news/66488-AMERICA_MESSICO_Insieme_contro_la_Xenofobia_la_chiesa_propone_azioni_di_pastorale_contro_l_odio_e_le_armihttp://fides.org/it/news/66488-AMERICA_MESSICO_Insieme_contro_la_Xenofobia_la_chiesa_propone_azioni_di_pastorale_contro_l_odio_e_le_armiCittà del Messico – "Il Messico e gli Stati Uniti sono in una battaglia contro il tempo, in cui la xenofobia, che alimenta la cultura dell'odio nel paese vicino in modo accelerato, è il principale nemico da superare", sono le prime righe dell'editoriale del bollettino cattolico della Città di Messico "Desde la fe" nella sua pubblicazione di ieri 11 agosto.<br />Il commento riguarda gli ultimi casi accaduti questi giorni scorsi: "Le massicce sparatorie dello scorso fine settimana che hanno provocato la morte di almeno 29 persone e che hanno lasciato mezzo centinaio di feriti in Texas e Ohio, ancora una volta hanno chiesto al presidente degli Stati Uniti Donald Trump e al Congresso di legiferare a favore di un maggiore controllo nell'acquisizione di armi da parte dei civili".<br />Ma la situazione di fondo sembra sia un'altra: "Ciò che la società americana non riesce a capire è che non sono solo le armi a causare queste azioni criminali, ma che esiste uno sfondo più complicato che ha le sue radici nella mancanza di valori, a cominciare dal rispetto per la vita, e in questo, i vescovi di quel paese hanno sempre segnalato il punto chiave".<br />"La USCCB ha a lungo sostenuto le leggi responsabili delle armi e ha aumentato le risorse per affrontare le cause profonde della violenza. Ha anche chiesto al presidente e al Congresso di mettere da parte gli interessi politici e di trovare modi per proteggere meglio la vita innocente; Tuttavia, di fronte a questa richiesta, i vescovi hanno trovato orecchie sorde", si legge nel testo messicano.<br />La notizia oggi è chiara: "Oggi, la Chiesa in questo paese, ha deciso di non aspettare più e ha deciso di intraprendere azioni preventive e una campagna pastorale per affrontare i modi in cui, come istituzione, può aiutare a combattere "questa malattia sociale che ha contagiato la nazione". Ha anche avvisato i cattolici di aumentare la preghiera e il sacrificio per porre fine a queste sparatorie, ma soprattutto per esprimere la loro voce per i cambiamenti necessari nella cultura nazionale in modo che la bandiera dell'odio xenofobo smetta di guadagnare forza e costruiamo un cultura dell'umanità autentica", conclude il messaggio.<br /> <br />Mon, 12 Aug 2019 08:25:47 +0200AFRICA/NIGER - Attesa, silenzio, speranza, preghiera a 11 mesi dal rapimento di padre Luigi Maccallihttp://fides.org/it/news/66487-AFRICA_NIGER_Attesa_silenzio_speranza_preghiera_a_11_mesi_dal_rapimento_di_padre_Luigi_Maccallihttp://fides.org/it/news/66487-AFRICA_NIGER_Attesa_silenzio_speranza_preghiera_a_11_mesi_dal_rapimento_di_padre_Luigi_MaccalliNiamey - Il 17 agosto saranno undici mesi da quella sera del 17 settembre 2018 quando è cambiata la vita di padre Gigi Maccalli, della Società per le Missioni Africane, rapito a Bomoanga . “Non era certo il primo rapimento di cui sentivamo parlare, ma era il primo che ci toccava così da vicino. Ci sembrava impossibile. Quel giorno la notizia del suo rapimento è stata ripetuta in tutti i telegiornali, che abbiamo seguito sperando sempre in qualche particolare in più”, raccontano all’Agenzia Fides due amici del missionario.<br />“Sono cominciati così questi undici mesi di attesa, di silenzio, di speranza e di preghiera. Una preghiera che ha coinvolto quanti in tutti questi anni, e per motivi diversi, sono entrati in contatto con padre Gigi, condividendo con lui l’entusiasmo per la missione, facendosi coinvolgere nei progetti a favore della gente , creando legami”, spiegano. <br />“Quello che sostiene la nostra speranza e la nostra fiducia è questo filo rosso della preghiera che, ogni giorno personalmente e una volta alla settimana comunitariamente, ci lega e intercede incessantemente per la liberazione del nostro caro amico”, aggiungono i due amici. “Siamo sicuri che anche lui prega per noi. Conoscendolo, di certo il fatto di non poterci fare avere sue notizie gli peserà e si affiderà a quel ‘telefono senza fili’ che è la preghiera”. <br />“Lo abbiamo conosciuto poco prima di essere ordinato, durante una visita a Walter, suo fratello seminarista a Genova. E già innamorato dell’Africa. Un amore per la missione ribadito, si può dire, in ogni lettera, in ogni discorso. Tre anni dopo, alla vigilia del suo giuramento perpetuo ci scriveva da Bondoukou: “Il mio giuramento perpetuo in seno alla comunità SMA è un impegno di fedeltà e di consacrazione alla missione e a queste Chiese d’Africa nel servizio ai poveri. Sono venuto per servire e questo resta l’orizzonte della mia vocazione sacerdotale”. <br />“Forse, non avrà mai pensato, sempre così pieno di iniziative, di arrivare ad essere, come è oggi, un missionario ‘contemplativo’, in questa sua particolare clausura. Perché è così che vediamo oggi la missione di padre Gigi: una missione orante, missione che continua, anche se in modo diverso e che, a sua e nostra insaputa, porterà dei frutti.” <br />Mon, 12 Aug 2019 12:07:59 +0200NEWS ANALYSIS/OMNIS TERRA - L'America Latina all’avanguardia nel “laboratorio” della missione e della pastorale urbana per le grandi cittàhttp://fides.org/it/news/66486-NEWS_ANALYSIS_OMNIS_TERRA_L_America_Latina_all_avanguardia_nel_laboratorio_della_missione_e_della_pastorale_urbana_per_le_grandi_cittahttp://fides.org/it/news/66486-NEWS_ANALYSIS_OMNIS_TERRA_L_America_Latina_all_avanguardia_nel_laboratorio_della_missione_e_della_pastorale_urbana_per_le_grandi_cittaA partire dalle sfide che interpellano l’azione della Chiesa nelle città in questo “cambio di epoca”, l’America Latina è all’avanguardia nella riflessione teologico-pastorale e nelle proposte di pastorale urbana . Città del Messico e Buenos Aires sono i luoghi dove la Chiesa, verso la fine degli anni ’80, ha cominciato a sentirsi interpellata fortemente dalla postmodernità e dai cambiamenti socioculturali prorompenti nelle megalopoli.<br />“Considero corretto il giudizio di Carlos Maria Galli, teólogo argentino, il quale afferma che la pastorale urbana è un contributo originale della Chiesa latinoamericana e caraibica alla ‘Catholica’ prima e dopo Papa Francesco”. Sono parole del cardinale Lluís Martínez Sistach, arcivescovo emerito di Barcellona, uno dei promotori della Pastorale delle Grandi Città insieme al cardinal Jorge Mario Bergoglio. È d’accordo don Benjamín Bravo, teologo e docente di P.U. intervistato dall’Agenzia Fides: “Effettivamente la P.U. è di matrice latinoamericana perchè parte da una situazione tipica della regione, di religiosità di fondo, nella quale la maggioranza delle persone, anche anche se non praticanti, credono in Dio e lo chiamano così, e non muove dall’esperienza europea della de-sacralizzazione e della secolarizzazione della postmodernità. Anche perchè da noi la modernità ha influito per 30 anni: non ha lasciato molto”. La P.U. “non è lo stesso che una pastorale nell’urbe”, ebbe a dire anni fa Jorge Eduardo Scheinig, attuale vescovo ausiliare di Mercedes-Lujan. “Pastorale nell’urbe è fare ciò che abbiamo sempre fatto nel paradigma della cristianità. La P.U. è una pastorale nuova perchè le città generano multiculturalità”, concluse <br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="http://omnisterra.fides.org/articles/view/122">Continua a leggere la news analysis sul sito web di Omnis Terra</a>Sat, 10 Aug 2019 12:01:23 +0200ASIA/LIBANO - Nuove polemiche dopo l'annullamento del concerto della band libanese Mashrou ‘Leilahttp://fides.org/it/news/66485-ASIA_LIBANO_Nuove_polemiche_dopo_l_annullamento_del_concerto_della_band_libanese_Mashrou_Leilahttp://fides.org/it/news/66485-ASIA_LIBANO_Nuove_polemiche_dopo_l_annullamento_del_concerto_della_band_libanese_Mashrou_Leila Beirut La cancellazione del concerto della rock-band libanese Mashrou ‘Leila dal programma del Festival internazionale di Byblos continua a alimentare discussioni, mobilitazioni e polemiche che coinvolgono anche le Chiese e le autorità religiose del Paese dei Cedri. <br />Il concerto cancellato dei Mashrou ‘Leila si sarebbe dovuto svolgere a Byblos nella serata di ieri, venerdì 9 agosto. Dopo la cancellazione, giovani e adulti hanno accolto a migliaia l’invito di recarsi a Hamra per partecipare a un happening musicale che ha visto la partecipazione di tutti i cantanti e i gruppi musicali desiderosi di manifestare la propria solidarietà ai Mashrou ‘Leila. Il concerto, trasmesso in diretta su alcuni canali televisivi terrestri, e finanziarto con una raccolta di fondi lanciata attraverso le reti sociali, si è di fatto trasformato in una manifestazione di protesta contro i limiti della libertà di espressione. Attori, registi e artisti popolari hanno preso parola per esprimere loro disaccordo rispetto alla cancellazione imposta delle autorità. In molti interventi sono stati lanciati slogan che rivendicavano senza distinzioni l’urgenza di mobilitarsi per la difesa dei diritti degli artisti, degli omosessuali e dei rifugiati. <br />Nelle discussioni dilagate sui social media, giornalisti, politici e anche membri di comunità eccliesiali e religiose hanno sottolineato il fatto che la proibizione del concerto ha avuto l’effetto di esacerbare sentimenti polemici nei confronti della Chiesa. Altri hanno ribadito che la scelta di cancellare il concerto era giusta, visto che gli esponenti della band avevano assunto in passato pose offensive nei confronti dei semboli della fede cristiana. In un dibattito televisivo, il Mufti Ahmad Taleb ha definito la vicenda come un segno della mancanza di educazione e di adeguata cultura religiosa nella società libanese, pur fortemente condizionata dalle diverse appartenenze confessionali declinate in chiave identitaria. "La libertà deve prendere in considerazione il contesto dove viene esercitata", ha aggiunto il Mufti Taleb citando l’Imam Musa al-Sadr, scomparso nel 1978. <br />Il sacerdote libanese Fadi Daou, dell’associazone Adyan, ha citato il documento sulla Fratellanza firmato da Papa Francesco e dal Grande Imam di al Azhar ad Abou Dhabi per sottolineare che le religioni non sono contro la libertà, ma contro la strumentalizzazione dei contenuti religiosi per minacciare e offendere la fede religiosa degli altri. <br />Il Ministro del Turismo libanese, Avedis Guidanian, ha ribadito che nonostante la i provvedimenti governativi presi per impedire la diffusione di messaggi e contenuti artistici controversi, il Libano rimane uno spazio di libertà. <br />La cancellazione del concerto dei Mashrou ‘Leila era stata chiesta anche dal vescovado di Jbeil che dal Centro d’informazione cattolico. Nella controversia si erano registrate anche interventi di sigle politiche come le Forze Libanesi. gli organizzatori del Festival di Byblos hanno annunciato martedì 30 luglio che l’esibizione dei Mashrou’Leila era stata tolta dal programma della kermesse, per tutelare l’ordine pubblico, evitare incidenti e «spargimenti di sangue» <br />Formatasi presso la American University di Beirut, la Band si è fatta conoscere negli ultimi anni per i contenuti polemici delle sue canzoni e per le controversie provocate su argomenti come l’omosessualità e la convivenza tra diverse identità religiose. All’annunciod el concerto, poi cancellato, sui social si erano moltiplicati gli attacchi nei confronti dei membri della formazione musicale, accusati di aver diffuso pose e testi offensivi nei confronti della fede cristiana e anche di incitare alla perversione e all’occultismo. Mentre sul lato opposto altri commentatori e altre sigle, come “Proud Lebanon” , avevano deplorato gli attacchi e le minacce contro Mashrou ’ Leila come espressione di un oscurantismo volto a colpire la libertà d’espressione. <br />Sat, 10 Aug 2019 11:45:23 +0200AFRICA/UGANDA - “I mali dell’Africa derivano da scelte sbagliate. È ora di cambiare” dice il Presidente di Caritas Africahttp://fides.org/it/news/66484-AFRICA_UGANDA_I_mali_dell_Africa_derivano_da_scelte_sbagliate_E_ora_di_cambiare_dice_il_Presidente_di_Caritas_Africahttp://fides.org/it/news/66484-AFRICA_UGANDA_I_mali_dell_Africa_derivano_da_scelte_sbagliate_E_ora_di_cambiare_dice_il_Presidente_di_Caritas_Africa<br /><br />Kampala - “La povertà in Africa è una scelta. I problemi dell'Africa derivano da scelte sbagliate. Questo accade quando si scelgono leader che non sono validi” ha affermato Sua Ecc. Mons. Gilbert Justice Yaw Anokye, Arcivescovo di Kumasi e Presidente di Caritas Africa, in un colloquio tenuto a margine della 18esima Assemblea Plenaria del SECAM , tenutosi a Kampala .<br /> “Abbiamo votato leader corrotti seguendo criteri tribali oppure per paura o per ottenere dei favori. Abbiamo scelto leader che non hanno aiutato l'Africa a crescere dopo l'indipendenza. Abbiamo avuto buoni leader che sono stati esclusi dal potere da colpi di Stato, istigati da persone o Paesi che hanno i propri interessi” ha ricordato Mons. Anokye.<br />Facendo un parallelismo con l’Asia Mons. Anokye ha sottolineato che “Paesi come la Malesia e Singapore sono usciti dalla povertà perché hanno scelto buoni leader”. “Anche l'Africa può crescere. Dormiamo da molto tempo. Dovremmo alzarci subito. Ciò avverrà solo se scegliamo buoni leader che portino una vera democrazia, leader che perseguono buone politiche non per le loro tasche o per le loro famiglie o per il gruppo etnico di appartenenza: quell'era è passata e non dovrebbe essere più consentita in Africa”.<br />L’Arcivescovo di Kumasi ha indicato nell’instabilità politica e ambientale alcune delle cause che provocano lo spostamento di milioni di africani da un’area all’altra del continente. “Abbiamo guerre civili in Paesi come il Sud Sudan e l'Eritrea. Abbiamo l’estremismo religioso in Somalia; Boko Haram in Nigeria; Al Qaeda in Mauritania; instabilità in Burkina Faso e Costa d'Avorio; tutti fattori che provocano la migrazione delle persone” ha detto. A questi si aggiungono disastri naturali come i cicloni che hanno colpito Mozambico, Zimbabwe e Malawi, ed altri imputabili all’uomo, come lo sfruttamento selvaggio del suolo e del sottosuolo.<br />“Tutti questi sono danni causati dall'uomo e devono essere evitati” sottolinea Mons. Anokye. “Noi come Caritas interveniamo quando scoppia qualche emergenza. Tuttavia, se riusciamo a impedire che ciò accada, sarebbe meglio. Diciamo che l'assistenza sanitaria ha una triplice dimensione: preventiva, curativa e riabilitativa. Lo stesso vale per la Caritas” afferma Mons. Anokye che porta l’esempio di Caritas Uganda che lavora per reintegrare i rifugiati dal Sudan. “In molti Paesi, la Caritas sta aiutando i rifugiati a ricominciare a vivere. Continuiamo a dare loro cibo, medicine e coperte, ma lavoriamo anche per la loro riabilitazione e il loro inserimento nella società. Questo fa parte della nostra missione”. <br />Sat, 10 Aug 2019 11:35:49 +0200AMERICA/STATI UNITI - Raid della polizia dell’immigrazione: la Chiesa si mobilita per decine di bambini senza genitorihttp://fides.org/it/news/66483-AMERICA_STATI_UNITI_Raid_della_polizia_dell_immigrazione_la_Chiesa_si_mobilita_per_decine_di_bambini_senza_genitorihttp://fides.org/it/news/66483-AMERICA_STATI_UNITI_Raid_della_polizia_dell_immigrazione_la_Chiesa_si_mobilita_per_decine_di_bambini_senza_genitoriJackson – C’è costernazione, paura e confusione in tante famiglie latinoamericane nello Stato del Mississipi dopo il raid della polizia dell’8 agosto che ha lasciato decine di bambini senza genitori.<br />In un video inviato all’Agenzia Fides, diventato virale nei social media, tra i singhiozzi, Magdalena Gómez, 11 anni, appare davanti alle telecamere dicendo in inglese: "Governo, per favore, mostra un po' di cuore". Lo dice perché suo padre è stato arrestato mercoledì insieme a centinaia di persone dopo che più di seicento agenti dell'Immigration and Customs Enforcement Service hanno lanciato una vasta operazione di polizia nel Mississippi.<br />Fino ieri funzionari statali, avvocati e difensori dei migranti non erano ancora chiari su dove fossero stati sistemati i bambini, dopo che i loro genitori erano stati arrestati o a chi era stata affidata la custodia dei minori.<br />Secondo le ultime informazioni , gli agenti statunitensi addetti al compito di immigrazione e controllo doganale hanno arrestato 680 persone impegnati come operai in industrie alimentari nel Mississippi. In un messaggio all’Agenzia Fides, il Vescovo cattolico della diocesi ha denunciato le incursioni come un "disastro causato dall'uomo": “La stragrande maggioranza di queste persone sono i nostri vicini. Non sono criminali. Sono persone laboriose", ha dichiarato Mons. Joseph Richard Kopacz della diocesi di Jackson, Mississippi.<br />L'operazione del 7 agosto, condotta da oltre 600 agenti giunti da tutto il paese, ha arrestato la maggior parte dei lavoratori latinoamericani in sette aziende del Mississippi per violazioni della normativa sull’immigrazione. È stata la più massicci operazione del genere da oltre un decennio.<br />"Questa è stata un'operazione da manuale, eseguita in modo sicuro", ha detto il direttore dell'ICE Matthew Albence. "Gli agenti hanno eseguito questi arresti in modo sicuro".<br />Il Vescovo John Stowe di Louisville, ha criticato il raid . "Mentre la nazione è ancora in lutto, in particolare la popolazione immigrata vulnerabile, ICE separa più famiglie con raid enormi", ha detto. "Questa crudeltà deve finire". <br />L’Agenzia Fides ha ricevuto anche le testimonianza di alcuni parroci che hanno saputo dell’arresto dei loro fedeli.<br />Padre Mike O'Brien, parroco della Chiesa cattolica del Sacro Cuore di Gesù a Canton, ha detto di aver visitato i parrocchiani i cui familiari erano stati arrestati. "Tutte le persone hanno paura", ha detto. "Le loro porte sono chiuse e non risponderanno a nessuno".<br />Intanto familiari e amici sono andati a cercare i bambini che, all’improvviso si sono ritrovati soli perché i genitori erano in custodia, ha detto O'Brien. La Chiesa cattolica non ha aspettato a mobilitarsi. Mons. Kopacz ha dichiarato che la comunità diocesana si attiverà in tutte le parrocchie per capire e procurare ciò di cui le famiglie avranno bisogno a seguito di questo intervento. Si prevedono infatti, forti difficoltà finanziarie che le famiglie dovranno affrontare a causa della perdita di reddito. "Col passare del tempo, dopo questo mese, ci saranno preoccupanti situazioni di crisi. Darem il nostro contributo", ha detto il vescovo. <br />Sat, 10 Aug 2019 11:35:43 +0200ASIA/GIAPPONE - Un Centro d’ascolto per accompagnare le persone afflitte da solitudinehttp://fides.org/it/news/66482-ASIA_GIAPPONE_Un_Centro_d_ascolto_per_accompagnare_le_persone_afflitte_da_solitudinehttp://fides.org/it/news/66482-ASIA_GIAPPONE_Un_Centro_d_ascolto_per_accompagnare_le_persone_afflitte_da_solitudineKoshigaya - “La società giapponese si sta trasformando in una società senza legami. Il legame con la propria terra d’origine, con la propria famiglia, sta diventando sempre più labile. A questa perdita si accompagna inevitabilmente il dramma della solitudine”: a dirlo all’Agenzia Fides è padre Marco Villa, Segretario generale del Pontificio Istituto Missioni Estere che per anni ha operato come missionario in Giappone, dove ha fondato il Centro d’ascolto di Koshigaya, una cittadina situata a una ventina di chilometri a nord di Tokyo. “Il Centro intende accompagnar le persone sole e accoglie soprattutto quanti hanno bisogno di coltivare una relazione umana, di sentirsi ascoltati”, aggiunge.<br />In una realtà come quella nipponica, assorbita quasi totalmente dal lavoro, con scarso tempo libero a disposizione, sembra che ci sia ben poco spazio da dedicare al senso della propria esistenza, alla cura delle relazioni umane e all’esperienza religiosa: “Ho fondato il Centro di ascolto - spiega padre Marco - con una duplice motivazione: attivare una forma di servizio per la popolazione e aprire un luogo di culto, in un’area dove non c’era alcuna struttura cattolica”. Così è stato: il Centro è stato aperto nel novembre 2011, con un nome giapponese che significa “bicchiere d’acqua”: “Il nome - prosegue - ricorda un segno di attenzione e disponibilità, ma che rimanda alle parole di Gesù che raccomanda la carità ai più poveri come metro di misura della fede dei cristiani”. <br />In un Paese in cui si assiste al progressivo sgretolamento dei nuclei familiari tradizionali, con un tasso di natalità molto basso - il governo stima che entro la fine del 2019 saranno 921mila i nuovi nati, circa 25mila in meno rispetto al 2018 - e dove il 30% della popolazione ha più di 65 anni, sono soprattutto i giovani “a soffrire per una situazione che provoca patologie ed effetti spesso incontrollati e drammatici”, rileva il Segretario generale. Il fenomeno dell'isolamento volontario in Giappone infatti, si sta diffondendo anche tra i giovani: secondo i dati pubblicati dall’ufficio di Gabinetto nipponico, più di 700mila ragazzi si chiudono in casa e tagliano ogni contatto con il mondo esterno. “Il nostro impegno - sottolinea - è quello di essere vicini alla gente, amplificandone e lasciando emergere la dignità umana: ogni persona ha valore innanzitutto in sé, perché è uomo o donna”. Il servizio del Centro si è rivelato promettente in termini di testimonianza cristiana: “Alcuni persone che hanno frequentato il Centro, in questi anni, hanno compiuto un cammino personale di fede e si sono battezzati”, aggiunge.<br />Tra le altre sfide che affronta la Chiesa in Giappone, vi è il calo delle vocazioni alla vita consacrata, a cui si è aggiunta negli ultimi anni anche una minore presenza di missionari provenienti dall’estero. “Recentemente, soprattutto dalle Filippine, Corea del Sud e dal Vietnam, stanno arrivando missionari a portare il loro sostegno”, riferisce padre Villa. “In un paese dove i cattolici sono appena 440 mila, cioè lo 0,2%, su una popolazione di 145 milioni di abitanti - osserva - occorre ripensare complessivamente un modello di missione, sia nel rapporto con i sacerdoti che con i laici locali”. In chiusura il segretario del Pime fa riferimento al viaggio di Papa Francesco nel Paese del Sol Levante, programmato per il mese di novembre: “C’è molta attesa e entusiasmo - riferisce - la Chiesa giapponese è un piccolo gregge: la presenza del Papa darà fiato, gioia e un incoraggiamento forte per affrontare le sfide che la attendono”. <br /><br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="https://youtu.be/E1XruR0S16Y">Guarda la video intervista a p. Marco Villa sul canale Youtube dell'Agenzia Fides</a>Sat, 10 Aug 2019 08:48:37 +0200ASIA/BANGLADESH - I leader cristiani asiatici al governo: "Urge affrontare la crisi dei Rohingya"http://fides.org/it/news/66481-ASIA_BANGLADESH_I_leader_cristiani_asiatici_al_governo_Urge_affrontare_la_crisi_dei_Rohingyahttp://fides.org/it/news/66481-ASIA_BANGLADESH_I_leader_cristiani_asiatici_al_governo_Urge_affrontare_la_crisi_dei_RohingyaDacca - Urge affrontare la crisi legata alla presenza e al futuro dei profughi Rohingya: è l'invito rivolto dai principali leader della Chiesa cattolica in Asia al ministro degli Interni del Bangladesh, Asaduzzaman Khan. Tra i leader vi erano il cardinale Patrick D'Rozario, Arcivescovo di Dacca; il cardinale Luis Antonio Gokim Tagle, Presidente di Caritas Internationalis e Arcivescovo di Manila; il cardinale Charles Maung Bo, Arcivescovo di Yangon e presidente della Federazione delle Conferenze episcopali asiatiche . I leader si sono detti pronti a dare un contributo alle istituzioni politiche e sociali per affrontare la situazione nei campi profughi di Cox Bazar, dove i leader cristiani si sono recati in visita.<br />Il ministro Asaduzzaman ha affermato di aver esortato le delegazioni cristiane a mobilitare l'opinione globale per risolvere la crisi dei Rohingya e la delegazione ha discusso delle vie possibili per risolvere la crisi.<br />Come appreso dall'Agenzia Fides, il Cardinale Bo ha detto dopo la visita a Cox Bazar: "Bangladesh e Myanmar sono le nuove aree di esodo del XXI secolo. Il nostro cammino di fede richiede che accompagniamo i nostri fratelli e sorelle che sono in migrazione, volontaria o forzata". Il Cardinale ha parlato con compassione di oltre un milione di Rohingya che dal Myanmar sono fuggiti attraverso il confine con il Bangladesh, e vivono in campi profughi, in una "zona cuscinetto" lungo il confine tra i due paesi: "Siamo qui come vostri fratelli. Proviamo un profondo senso di amicizia ed empatia. In Myanmar migliaia di sfollati interni devono ancora tornare a casa. Migliaia sono lavoratori migranti in ogni parte dell'Asia. Come vicini, Myanmar e Bangladesh, non solo condividiamo i confini, ma condividiamo le nostre tragedie. Siamo tristi insieme ma speriamo anche insieme per un mondo senza guerre e sfollamento".<br />Dal 2017 i Rohingya, minoranza etnica di fede musulmana stanziata nello stato birmano di Arakan, hanno subito un forte aumento della violenza dell'esercito birmano mentre il governo li considera "immigranti illegali" dal Bangladesh e nega loro la cittadinanza e altri elementari diritti. La violenza contro i Rohingya, fuggiti dal Myanmar in Bangladesh, ha suscitato l'attenzione delle Nazioni Unite, della comunità internazionale e delle comunità cristiane in Asia. Fri, 09 Aug 2019 12:53:32 +0200ASIA/TURCHIA -In agenda nella prima metà di dicembre l’elezione del Patriarca armeno di Costantinopolihttp://fides.org/it/news/66480-ASIA_TURCHIA_In_agenda_nella_prima_meta_di_dicembre_l_elezione_del_Patriarca_armeno_di_Costantinopolihttp://fides.org/it/news/66480-ASIA_TURCHIA_In_agenda_nella_prima_meta_di_dicembre_l_elezione_del_Patriarca_armeno_di_CostantinopoliIstanbul – La comunità armena apostolica che fa capo al Patriarcato armeno di Costantinopoli, con sede a Istanbul, si prepara a eleggere il nuovo Patriarca, e nei giorni scorsi è stata finalmente fissata la tabella di marcia che porterà all’elezione dei successore di Mesrob II Mutafyan . Il mandato della delegazione è quello di “assicurare che le elezioni si svolgano correttamente, raccogliere le liste degli elettori, gestire i rapporti con le Istituzioni statali turche e farsi carico di eventuali problemi e proteste che dovessero emergere durante il processo elettorale.<br />Come già riferito dall’Agenzia Fides , sono almeno 12 i vescovi della Chiesa armena apostolica che hanno i requisiti per essere eletti alla carica di Patriarca armeno di Costantinopoli, rimasta vacante dopo la morte di Mesrob II Mutafyan, spentosi lo scorso 8 marzo, dopo che una malattia degenerativa lo aveva reso inabile dal 2008. La principale condizione posta dal decreto turco del 1961 che regola l’elezione patriarcale dispone che i candidati legittimi alle elezioni siano nati in Turchia o abbiano almeno il padre registrato come cittadino turco. Il giornale bilingue turco-armeno Agos, stampato a Istanbul, ha pubblicato la lista dei potenziali candidati al soglio patriarcale, tra i quali spiccano i nomi dell’Arcivescovo “Degabah” Sahak Masalyan e l’Arcivescovo Aram Athesyan, già “locum tenens” del Patriarcato nei lunghi anni di malattia del Patriarca Mesrob. . <br /><br />Fri, 09 Aug 2019 12:21:22 +0200AFRICA/SUDAFRICA - “No a violenza ed abusi, a partire nella Chiesa e nelle famiglie” affermano i Vescovihttp://fides.org/it/news/66479-AFRICA_SUDAFRICA_No_a_violenza_ed_abusi_a_partire_nella_Chiesa_e_nelle_famiglie_affermano_i_Vescovihttp://fides.org/it/news/66479-AFRICA_SUDAFRICA_No_a_violenza_ed_abusi_a_partire_nella_Chiesa_e_nelle_famiglie_affermano_i_Vescovi<br /><br />Johannesburg - “Ci impegniamo a potenziare le modalità per segnalare eventuali casi di abuso; ci impegniamo ad accompagnare le vittime nel loro processo di guarigione, e a far sì che i colpevoli siano chiamati a rendere conto delle loro azioni” affermano i Vescovi di Sudafrica Botswana e Swaziland, riuniti nella Southern Africa Catholic Bishop’s Conference nella dichiarazione pubblicata al termine della loro Assemblea Plenaria tenutasi dal 30 luglio al 6 agosto a Mariannhill <br />Richiamando il Motu Proprio di Papa Francesco, “Vos Estis Lux Mundi", che “ha definito nuove norme specifiche che forniscono una chiara guida ai Vescovi nei casi di abuso nella Chiesa locale”, i membri della SACBC hanno deciso “di inviare persone adeguatamente disposte a fare studi speciali sulla salvaguardia e nella protezione di bambini e adulti vulnerabili, in modo che il problema dell'abuso non sia solo affrontato in modo più completo e professionale, ma sia anche prevenuto”.<br />I Vescovi si dicono preoccupati per “l'escalation di violenza nella società” sudafricana, un problema che deve essere affrontato fin dalla sua origine, nelle famiglie. “Le famiglie sono il luogo dove intendiamo incentrare la lotta per contrastare la cultura della violenza, che ci sta distruggendo come popolo” afferma il documento, pervenuto all’Agenzia Fides. “In particolare, ci impegniamo a compiere uno speciale sforzo per far sì che la sicurezza delle donne sia una priorità fondamentale nella Chiesa cattolica”<br />“Sollecitiamo tutti, a cominciare dai nostri leader, a coltivare una cultura di rispetto per la vita e della responsabilità verso i più deboli nella società. In particolare i nostri leader politici devono essere all'altezza delle aspettative, delle speranze e delle aspirazioni di coloro che li hanno eletti a posizioni di responsabilità” affermano i Vescovi che concludono rinnovando il loro impegno “per costruire una società migliore e nel ripristinare l'immagine della Chiesa così gravemente contaminata dagli scandali degli abusi”. <br /><br />Fri, 09 Aug 2019 11:37:57 +0200ASIA/SINGAPORE - L'Arcivescovo nella festa nazionale: "Urge una nuova generazione di leader nella società e nella Chiesa"http://fides.org/it/news/66478-ASIA_SINGAPORE_L_Arcivescovo_nella_festa_nazionale_Urge_una_nuova_generazione_di_leader_nella_societa_e_nella_Chiesahttp://fides.org/it/news/66478-ASIA_SINGAPORE_L_Arcivescovo_nella_festa_nazionale_Urge_una_nuova_generazione_di_leader_nella_societa_e_nella_ChiesaSingapore - "Singapore ha bisogno di far crescere una nuova generazione di leader": lo afferma l'arcivescovo William Goh in occasione della 54a Giornata Nazionale di Singapore, che si celebra il 9 agosto, per ricordare l'indipendenza dalla Malaysia. Nel messaggio inviato all'Agenzia Fides, afferma: "Celebrando la 54a giornata nazionale di Singapore, siamo chiamati a ringraziare Dio per aver guidato e protetto la nostra nazione in tutti questi anni attraverso diverse prove e sfide. Tuttavia, non dobbiamo dare per scontata la nostra nazione, tanto meno la pace, l'unità, l'armonia, la sicurezza e la prosperità di cui stiamo godendo ", ha affermato l'Arcivescovo Goh.<br />Singapore è una città-stato che nel 1965 ha ottenuto l'indipendenza dalla Federazione della Malaysia. Un tempo coloniale britannica, oggi è un fiorente centro finanziario globale ed è descritta come una delle "tigri" economiche del Sudest asiatico. È anche rinomata per una legislazione piuttosto rigida ed è orgogliosa della sua stabilità e sicurezza. La città-stato, ha notatao mosn. Goh, ha “raggiunto questo status attraverso i sacrifici dei nostri antenati e predecessori. Una generazione di leader pionieri aveva gettato le basi per la crescita di Singapore. I valori sono racchiusi nel nostro impegno nazionale, che è quello di impegnarci come un popolo unito, indipendentemente da etnia, lingua o religione, per costruire una società democratica basata sulla giustizia e l'uguaglianza, in modo da raggiungere la prosperità e il progresso". Quei leader della hanno continuato a costruire Singapore sulla base di questi valori: di conseguenza, oggi Singapore "si è guadagnata un posto nell'arena internazionale pergli incredibili risultati e successi in campo politico ed economico", ha detto.<br />Nel suo messaggio, l'Arcivescovo ha delineato le nuove sfide che il paese deve affrontare oggi: “I valori del mondo stanno cambiando rapidamente; quanti di noi appartengono alla generazione Pioneer e Merdeka sono sconcertati da come si sono evoluti i valori della società. Da un mondo che poneva la religione al centro della vita pubblica, si è passati a un mondo privo della presenza del sacro". "C'era un mondo stabile in cui valori perenni di verità, amore, fedeltà, duro lavoro, onestà, integrità, comprensione tradizionale del matrimonio e della famiglia, la sacralità della vita erano accettati come punti saldi di norme e tradizioni. Ora questi valori li abbiamo sostituiti con il relativismo morale, una confusione che porta al pragmatismo, all'individualismo, al materialismo, alla disperazione e alla cultura della morte, senza alcuna preoccupazione per il futuro dell'umanità e della creazione", ha aggiunto.<br />"Come possiamo rispondere come comunità, come cattolici di Singapore, per difendere gli eterni valori di verità e giustizia, amore e compassione in modo da poter costruire collettivamente una società fraterna e solidale?", ha chiesto. L'Arcivescovo invita allora tutti i leader politici, sociali o religiosi, a cercare un modo per costruire una nazione in cui "i cittadini di Singapore siano uniti", superando "punti di vista che appaiono spesso inconciliabili".<br />“Quanto si dice per la leadership politica e sociale - osserva - è altrettanto vero anche per la Chiesa, in termini di preparazione di una nuova generazione di leader. La maggior parte dei nostri sacerdoti appartiene attualmente alle generazioni Merdeka e Pioneer". La "Pioneer Generation" è quella dei nati prima del 1949, mentre la cosiddetta "generazione Merdeka" include i nati tra il 1950 e il 1959: sono tutti coloro che hanno vissuto i turbolenti anni '60 contribuendo notevolmente a Singapore durante un periodo di lotte, difficoltà e sacrifici.<br />"Allo stato attuale, i sacerdoti anziani vengono sostituiti sempre più con sacerdoti migranti per aiutare nelle parrocchie perché Singapore non ha abbastanza sacerdoti locali. Quando non c'è rinnovamento nella leadership della Chiesa, si perderanno la connessione con i credenti delle nuove generazione. Non stiamo affrontando le loro aspirazioni e sfide nella vita in modo che possano capire e accogliere. La Chiesa sta diventando una chiesa anziana, ridondante per la società. Non dobbiamo permettere alla Chiesa di sparire, perché in tal caso le generazioni future crescereanno in una società senza Dio", ha detto.<br />L'Arcivescovo auspica: "Dobbiamo promuovere le vocazioni sacerdotali e religiose. Ma questo non è facile come prima perché i consigli evangelici, come semplicità, povertà, obbedienza e castità, non sono apprezzati dalle nuove generazioni, cresciute in una società benestante che è individualista, egocentrica e promiscua. La vita sacerdotale e religiosa non è attraente per i nostri giovani se non si sono innamorati di Gesù. Altrimenti, la vita sacerdotale e religiosa rischierà di diventare un'altra opzione di carriera, una ciotola di riso per i pigri e compiacenti, una vita da scapolo della libertà, senza impegno per il servizio disinteressato del Vangelo e dei poveri”.<br />Il messaggio di Mons. Goh conclude: "Questo è il motivo per cui l'arcidiocesi deve investire di più per potenziare e formare la fede delle generazioni più giovani, in modo che rimangano appassionate del Vangelo perché hanno incontrato l'amore di Gesù in modo radicale". Fri, 09 Aug 2019 11:20:54 +0200AFRICA/BURKINA FASO - Violenze e terrorismo ma le missionarie non abbandonano la popolazionehttp://fides.org/it/news/66477-AFRICA_BURKINA_FASO_Violenze_e_terrorismo_ma_le_missionarie_non_abbandonano_la_popolazionehttp://fides.org/it/news/66477-AFRICA_BURKINA_FASO_Violenze_e_terrorismo_ma_le_missionarie_non_abbandonano_la_popolazioneBobodiulasso – Continua l’allerta in Burkina Faso dove la situazione è ancora più tesa e pericolosa che in Mali . Dallo scorso febbraio sono cinque gli attacchi compiuti nella stessa zona da gruppi armati di matrice jihadista, l’ultimo di pochi giorni fa a Diblou, un villaggio nel nord del Paese dove sono rimaste uccise almeno 15 persone.<br />E’ in questo clima di tensioni che operano le Suore Missionarie dell’Immacolata, presenti in Burkina dal 2000. “Per il momento da noi non ci sono pericoli maggiori” assicurano le suore in una nota inviata all’Agenzia Fides. “A Bobodiulasso, nel quartiere popolare di Quinimakora, lavoriamo in stretta collaborazione con la parrocchia e gestiamo due Centri che sono della diocesi e sono aperti a tutti. La popolazione è relativamente giovane e, anche per questo motivo, abbiamo aperto una biblioteca con sale per lo studio, un anfiteatro per incontri, dibattiti, conferenze, attività culturali e formative”.<br />“Di fatto dalla parrocchia madre sono nate altre tre parrocchie, organizzate in comunità di base, situate nei vari quartieri. Garantiamo la nostra presenza con incontri formativi per gli adulti, ci rechiamo a fare visita a domicilio agli ammalati. I nostri incontri-dibattito sono concentrati sui problemi quotidiani come la mancanza di acqua, la scolarizzazione dei ragazzi, corsi di igiene e di alfabetizzazione. In ogni quartiere c’è un comitato di gestione, più una commissione formata da un gruppo di giovani”. <br />“In collaborazione con una farmacista italiana specializzata in cosmetici, nel 2005 è stata aperta una cooperativa dove sono impiegate una dozzina di donne per lavorare il burro di karité. Hanno imparato a fabbricare cosmetici di qualità notevole sia per il mercato locale, sia per l’esportazione e si stanno organizzando per il commercio con l’estero”, continua la suora.<br />“Da alcuni anni la comunità accoglie giovani che vogliono consacrarsi alla vita religiosa. Abbiamo un postulandato e un noviziato, attualmente ci sono 6 novizie in formazione. Un punto importante della formazione è il loro inserimento nella vita della gente. Le novizie trascorrono, a gruppi, un mese nei villaggi per condividere in tutto la vita quotidiana delle persone che incontrano, vivendo con i mezzi che trovano sul posto e in maniera autonoma. Tre volte alla settimana portano assistenza in un centro per i malati mentali. Una suora mantiene i contatti fra ammalati e famiglie e un medico fa da supervisore al Centro”.<br />Secondo un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato questa settimana, a oggi in Burkina Faso gli sfollati costretti a fuggire a causa delle violenze sono circa 224 mila. <br />Secondo le stime delle Nazioni Unite, dall’inizio dell’anno 90 mila burkinabè sono fuggiti dalle loro case, hanno lasciato i loro villaggi perchè terrorizzati dalle violenze che si consumano particolarmente nel nord del Paese.<br /> <br />Fri, 09 Aug 2019 10:30:06 +0200ASIA/INDIA - Per il Kashmir è necessario "uno sforzo di pace e riconciliazione"http://fides.org/it/news/66476-ASIA_INDIA_Per_il_Kashmir_e_necessario_uno_sforzo_di_pace_e_riconciliazionehttp://fides.org/it/news/66476-ASIA_INDIA_Per_il_Kashmir_e_necessario_uno_sforzo_di_pace_e_riconciliazioneRanchi - "La situazione in Kashmir è delicata e richiede uno sforzo di tutti, per la pace e la riconciliazione, perchè non degeneri: oggi la accompagniamo con la nostra preghiera. Esprimiamo la nostra vicinanza alla popolazione del Kashmir, che vive nuovamente giorni di tensione e sofferenza. Speriamo in una evoluzione pacifica, preghiamo per la pace in Kashmir e nell'intera India": lo dice all'Agenzia Fides il Vescovo Theodore Mascarenhas, oggi vescovo ausiliare di Ranchi, che ha da poco terminato il suo incarico come Segretario generale della Conferenza Episcopale Indiana, esprimendo la sollecitudine e l'attenzione della comunità cattolica indiana alla situazione del Kashmir.<br />Con un provvedimento approvato dalla Camera bassa del parlamento indiano l'India ha revocato lo "status speciale" al Kashmir garantito dalla Costituzione del 1947. La regione nell'India nordoccidentale, unico stato indiano a maggioranza musulmana , diventerà un “territorio dell'Unione”, cioè amministrato dal governo federale, tramite un rappresentante dell'esecutivo. <br />La decisione ha creato proteste e disordini nel territorio, che si è visto privare dell'autonomia. Secondo p. Shaiju Chacko, portavoce della diocesi di Jammu-Srinagar, l'unica diocesi cattolica in Kashamir, "la decisione - rileva in un colloquio con Fides - potrebbe generare ulteriore senso di distanza e di alienazione tra la popolazione locale e il governo centrale, aumentando l'instabilità interna e i rischi di radicalizzazione violenta, specialmente tra i giovani", in un'area dove i gruppi jihadisti ed estremisti già in passato hanno organizzato attentati.<br />Nello stato si registrano disordini e proteste e le forze di sicurezza indiane hanno arrestato oltre 500 persone, per prevenire rischi di altre manifestazioni di strada e possibili attacchi terroristici. Data la tensione, circa 20mila tra pellegrini e turisti sono stati allontanati e il Kashmir è isolato da contatti esterni. In una clima sociale molto teso e instabile, nota p. Shaiju Chacko a Fides, "la Chiesa locale invita alla prudenza, a non indulgere in derive violente e a mantenere la calma. Continuiamo a lavorare, a livello pastorale e sociale, per il bene della popolazione. Chiediamo al governo di New Delhi un gesto di rassicurazione e di riconciliazione verso la popolazione locale che ha sofferto già troppo". Thu, 08 Aug 2019 12:29:45 +0200AFRICA/MALI - Cresce il clima di tensione e insicurezza nella regione centrale del Paesehttp://fides.org/it/news/66475-AFRICA_MALI_Cresce_il_clima_di_tensione_e_insicurezza_nella_regione_centrale_del_Paesehttp://fides.org/it/news/66475-AFRICA_MALI_Cresce_il_clima_di_tensione_e_insicurezza_nella_regione_centrale_del_PaeseBamako - La regione centrale di Mopti è teatro da mesi di violenze intercomunitarie. Fonti militari e di sicurezza hanno confermato la notizia di due soldati maliani e due civili uccisi lunedì 5 e martedì 6 agosto. Il primo attacco a due camion dell'esercito è avvenuto nella regione di Koro, dove sono rimasti uccisi un soldato e due civili; il secondo martedì nella regione di Ségou, durante il quale è stato ucciso un gendarme. Altre persone sono rimaste ferite. Inoltre, sempre martedì, a Zinzana, località sulla strada tra Ségou e Bla, durante un'imboscata è stato ucciso un gendarme.<br />Gli attacchi, mai rivendicati, sono avvenuti poco dopo la firma degli accordi di ‘cessazione delle ostilità’ tra gruppi armati di Peul, tradizionalmente allevatori, e Dogon, principalmente agricoltori, nel Mali centrale. Lo scorso 1 agosto, le due comunità residenti nel comune di Baye, compresi i rappresentanti delle etnie dafing e bozo, hanno firmato un accordo di pace, nel quale hanno concordato di collaborare fra di loro ed esortato i gruppi armati, che non hanno aderito all'accordo, a mettere fine alle violenze. L'accordo segue quello concordato lo scorso 25 luglio fra le stesse comunità.<br />Suor Myriam Bovino, missionaria delle Suore di Maria Immacolata, si trova a Kati, una cittadina di circa 200 000 abitanti, ad una quindicina di km dalla capitale. Attualmente si trova nella casa madre di Mortara, in Lombardia, e in una intervista con l’Agenzia Fides ha raccontato l’impegno delle suore in un contesto così difficile in Mali, dove i cristiani sono circa l’uno per cento.<br />“La parrocchia di Kati raccoglie un centinaio di villaggi ma riusciamo ad essere presenti solo in una trentina. Insieme a me ci sono altre tre consorelle. Nel nostro centro abbiamo avviato diverse attività, soprattutto al servizio dei giovani”, racconta suor Myriam. “Nella sartoria seguiamo 160 ragazze, abbiamo una scuola di base per computer, con tre corsi all’anno sui programmi di iniziazione ad internet. Al termine dei corsi gli allievi devono essere in grado di insegnare ad altri, diventando così loro stessi docenti. Gli allievi sono studenti ma anche lavoratori che vogliono acquisire nuove conoscenze per trovare lavoro. Abbiamo promosso anche un corso di panetteria – pasticceria, un altro per parrucchiere della durata di dieci mesi. Tutte queste attività sono soprattutto frequentate da musulmani, i cristiani saranno una decina”, ha spiegato suor Myriam.<br />“Vista la situazione di precarietà e insicurezza, le autorità di Bamako ci hanno invitate a non andare nei villaggi, o prendere molte precauzioni del tipo cambiare regolarmente itinerario, non partire sempre alla stessa ora, con la stessa macchina, ma ci andiamo ugualmente per non lasciare la gente da sola”, ha concluso la missionaria che presto rientrerà in Mali.<br />Nelle regioni di Ségou e Mopti si concentrano la maggior parte degli sfollati nel paese, il cui numero è aumentato da 18.000 a 70.000 tra maggio 2018 e maggio 2019, secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari . Tuttavia nelle ultime settimane diverse centinaia di persone sono tornate nei loro villaggi.<br />Gli episodi di violenza intercomunale, insieme agli attacchi jihadisti, avevano avuto il loro culmine il 23 marzo a Ogassagou, vicino al confine con il Burkina, dove circa 160 Fulani erano stati uccisi da sospetti cacciatori Dogon.<br /> <br /><br />Thu, 08 Aug 2019 12:06:59 +0200ASIA/LIBANO - Sacerdote maronita trovato ucciso nel monastero di Mar Shaayahttp://fides.org/it/news/66474-ASIA_LIBANO_Sacerdote_maronita_trovato_ucciso_nel_monastero_di_Mar_Shaayahttp://fides.org/it/news/66474-ASIA_LIBANO_Sacerdote_maronita_trovato_ucciso_nel_monastero_di_Mar_ShaayaBeirut – Padre Elie Najjar, sacerdote dell’Ordine Antonino Maronita, la mattina di mercoledì 7 agosto è stato ritrovato ucciso con un colpo di arma da fuoco alla testa nella sua cella nel monastero di Mar Shaaya , dove il religioso risiedeva. <br />57 anni, originario della città libanese di Zahle, nella Valle della Beqa’, padre Elie ricopriva anche la carica di presidente del municipio di Mar Shaaya- Mezkeh, , il cui territorio appartiene in ampia parte all’Ordine Antonino. Il giorno precedente al ritrovamento del suo corpo senza vita, padre Elia si era anche recato in municipio per svolgere mansioni ordinarie connesse alla funzione pubblica da lui ricoperta. <br />Il religioso era conosciuto e apprezzato per il suo lavoro pastorale in seno alla congregazione religiosa di appartenenza. Lo stesso Ordine Antonino Maronita ha chiesto alle autorità inquirenti massima rapidità nelle indagini per accertare la dinamica della morte violenta in un luogo frequentato anche da chi vuole vivere tempi di preghiera e raccoglimento. Al momento, non si esclude la pista del suicidio. Fonti informative libanesi, come lebanondebate.com, riferiscono del ritrovamento di un biglietto in cui il religioso avrebbe chiesto perdono per il gesto da lui compiuto.<br />Il Ministro degli Interni Raya el-Hassan ha espresso le sue condoglianze all'Ordine Antonino Maronita, al Municipio di Mar Shaaya- Mezkeh e alla famiglia del religioso. <br />I funerali del sacerdoti vengono celebrati oggi, giovedì 8 agosto, alle ore 15. Padre Elie sarà sepolto nel convento di Mar Roukoz a Dekwaneh, anche esso appartenente ai Padri antonini maroniti. .<br />Thu, 08 Aug 2019 11:26:11 +0200AFRICA/COSTA D’AVORIO - La Fondazione interreligiosa per la pace in Africa si impegna per un voto pacifico nel 2020http://fides.org/it/news/66473-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_La_Fondazione_interreligiosa_per_la_pace_in_Africa_si_impegna_per_un_voto_pacifico_nel_2020http://fides.org/it/news/66473-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_La_Fondazione_interreligiosa_per_la_pace_in_Africa_si_impegna_per_un_voto_pacifico_nel_2020<br /><br />Abidjan - La Fondazione interreligiosa per la pace in Africa , intende partecipare attivamente alla promozione della pace e della coesione sociale prima, durante e dopo le elezioni presidenziali e politiche che si terranno nel 2020 in Costa d'Avorio.<br />A tal fine il 2 agosto si è una cerimonia presso la moschea del Plateau Salam, al fine di coinvolgere cristiani, musulmani e i fedeli di altri confessioni o credi religiosi per lavorare per un clima pacifico e rispetto per la vita umana. <br />L'ambasciatore della pace dell’IFAP, l’Imam Cisse Djiguiba, rettore della Moschea di Salam Plateau e portavoce del COSIM, il Consiglio superiore degli imam della Costa d'Avorio, ha invitato tutte le fasce della popolazione, in particolare le guide religiose ad essere veri promotori della pace e della coesione sociale in questi mesi che precedono le elezioni del 2020.<br />In Costa d’Avorio si è diffusa una psicosi preelettorale per il timore di violenze e gravi incidenti in occasione del voto, al punto che a gennaio il Presidente Alassane Ouattara ha voluto rassicurare la popolazione, affermando che “le elezioni del 2020 andranno molto bene, quindi smettiamola di spaventarci! Sono fiducioso. Sento molta preoccupazione al riguardo. Se le elezioni del 2015 sono andate bene, perché non dovrebbero andare bene anche quelle del 2020? Mi fido degli ivoriani, mi fido delle nostre istituzioni”.<br />In Costa d’Avorio rimane viva la memorie della crisi post-elettorale 2010-2011, che ha causato oltre 3.000 vittime. A questo si aggiunge le tensioni derivanti dalla modifica della Costituzione, a seguito del referendum del 30 ottobre 2016, che permette al Presidente Ouattara, di potere presentarsi alle elezioni per ottenere un terzo mandato. Una possibilità che ha suscitato la forte opposizione del suo ex alleato, ora divenuto feroce avversario, l'ex Presidente Henri Konan Bedié. <br />Thu, 08 Aug 2019 11:22:01 +0200