Fides News - Italianhttp://fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.ASIA/LIBANO - Dichiarazione del summit interreligioso di Bkerké: la scelta di Trump su Gerusalemme offende tre miliardi di credentihttp://fides.org/it/news/63407-ASIA_LIBANO_Dichiarazione_del_summit_interreligioso_di_Bkerke_la_scelta_di_Trump_su_Gerusalemme_offende_tre_miliardi_di_credentihttp://fides.org/it/news/63407-ASIA_LIBANO_Dichiarazione_del_summit_interreligioso_di_Bkerke_la_scelta_di_Trump_su_Gerusalemme_offende_tre_miliardi_di_credentiBkerkè - La decisione del Presidente degli Stati Uniti di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele è “fondata su calcoli politici particolari” e rappresenta “una provocazione per tre miliardi di credenti”, “che offende profondamente la loro fede”. Così si legge nella dichiarazione diffusa al termine del summit inter-religioso convocato giovedì 14 dicembre nella sede patriarcale di Bkerké dal Patriarca maronita Bechara Boutros Rai per esprimere una posizione comune riguardo alla questione di Gerusalemme e alle nuove tensioni scatenatesi intorno alla Città Santa dopo che l'Amministrazione Trump ha reso operativa la decisione di trasferire lì l'ambasciata USA in Israele. Gerusalemme – si legge nella dichiarazione - “non è una città come le altre”. Essa “è piena di Luoghi Santi delle tre religioni monoteistiche, come il Santo Sepolcro e la Moschea di al Aqsa”. Riconoscendo questo fatto, “tutti i Paesi del mondo si sono impegnati a rispettare le risoluzioni delle Nazioni Unite, che considerano Gerusalemme e il resto della West Bank come territorio occupato” e “si sono astenuti dal creare ambasciate nella Gerusalemme occupata”. Anche <br />gli Stati Uniti “hanno condiviso questo impegno con la comunità internazionale fino a quando il Presidente Trump non lo ha violato la decisione disastrosa del 6 dicembre 2017”. Una decisione che, oltre a violare la legalità internazionale, “danneggia e contraddice il significato spirituale di Gerusalemme”. Il testo pubblicato dai capi religiosi che hanno partecipato al summit ribadisce il sostegno al popolo palestinese, e in particolare ai palestinesi che vivono a Gerusalemme, esprimendo apprezzamento per loro volontà di resistenza anche davanti ai tentativi di modificare il profilo religioso e multietnico della Città Santa. La dichiarazione chiede ai leader arabi e a quelli degli altri Paesi di fare pressione sull'Amministrazione Trump affinchè la disposizione relativa a Gerusalemme sia ritirata. E fanno appello anche al popolo statunitense e alle sue organizzazioni sociali e religiose, affinché manifestino il loro allarme per una decisione che rischia di scatenare nuove spirali di violenza. I leader religiosi che hanno sottoscritto la “dichiarazione di Bkerké”esprimono anche il proprio sostegno alla richiesta presentata dal Presidente libanese Michel Aoun all'ONU affinché il Libano sia riconosciuto come “centro internazionale” del dialogo tra le religioni e le culture. Tutte le principali comunità religiose presenti in Libano hanno aderito alla convocazione del Patriarca Rai: al “summit” di Bkerkè hanno partecipato, tra gli altri, il Gran Mufti sunnita Abdellatif Daryan, lo sheikh Abdul Amir Kabalan in rappresentanza dei musulmani sciiti, il Catholicos armeno apostolico Aram I, il Patriarca siro Ortodosso Ignatius Aphrem II, il rappresentante dei drusi al -Aql Naim Hassan, il Patriarca siro cattolico Ignatius Youssif III Younan, il Patriarca cattolico greco-melkita Youssef Absi. <br />Nella giornata di giovedì 14 dicembre, il ministro degli esteri libanese Gebran Bassil ha annunciato di aver sottoposto al governo libanese la proposta di stabilire a Gerusalemme Est l'ambasciata del Libano presso lo Stato di Palestina. . Fri, 15 Dec 2017 12:59:23 +0100EUROPA/POLONIA - Affidata alla Madonna di Czestochowa l’evangelizzazione del mondohttp://fides.org/it/news/63406-EUROPA_POLONIA_Affidata_alla_Madonna_di_Czestochowa_l_evangelizzazione_del_mondohttp://fides.org/it/news/63406-EUROPA_POLONIA_Affidata_alla_Madonna_di_Czestochowa_l_evangelizzazione_del_mondoCzestochowa - Approfondire lo spirito missionario e affidare alla protezione materna di Maria l’opera missionaria della Chiesa: con questo spirito oltre 400 persone hanno partecipato alla veglia notturna di preghiera per l’evangelizzazione del mondo che si è svolta al Santuario mariano di Jasna Gora, nella notte tra il 2 e il 3 dicembre. La veglia, tradizionalmente organizzata ogni anno dalla Pontificia Unione Missionaria in occasione della festa di San Francesco Saverio, è stata preceduta da una sessione missiologica, cui hanno partecipato i membri della PUM e dell’Apostolato Missionario dei Malati, del Rosario vivente e i seminaristi dei circoli missionari. <br />Come riferito a Fides da mons. Tomasz Atlas, Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Polonia, la Santa Messa presieduta da Sua Ecc. Mons. Piotr Turzyński, Vescovo ausiliare della diocesi di Radom, ha aperto la sessione missiologica. Il Vescovo, nella sua omelia, ha indicato Maria come un esempio di apertura allo Spirito Santo, di accoglienza dei suoi doni e di trasmissione di tali doni agli altri. Alla fine Mons. Turzyński ha ringraziato le Pontificie Opere Missionarie perche sostengono il lavoro missionario della Chiesa attraverso la preghiera e il sacrificio, e perchè ricordano che essere cristiano è accettare e proclamare la parola di Dio senza tenerla per se stessi. Dopo l'Eucaristia ha avuto inizio la sessione scientifica, che ha toccato argomenti missiologici e mariologici riuniti sotto il tema "Maria come esempio di sposa dello Spirito Santo", che è stata aperta da mons. Atlas, cui sono seguiti diversi interventi. Padre Marek Tatar, professore all'Università Cardinale Stefan Wyszyński, ha parlato di Maria come modello di obbedienza. Ha sottolineato che Maria non ricevette direttamente il mandato missionario da Gesù, ma con l'obbedienza e l'apertura ai doni dello Spirito Santo è diventata nel Cenacolo un esempio di discepola e di missionaria, nell'insegnamento di Giovanni Paolo II è chiamata la “Stella dell'Evangelizzazione”.<br />P. Leon Nieścior, OMI ha tenuto la conferenza sull'apostolato, il profetismo e la maternità di Maria dalla prospettiva dei primi secoli del cristianesimo. Il fenomeno evangelizzatore e formativo della cultura che sgorga dai Santuari mariani in America Latina, è stato presentato da padre Tomasz Szyszka SVD, professore dell’Università Cardinale Stefan Wyszyński. E’ seguita la testimonianza di suor Aldona Wysocka SSpS, missionaria in Togo, che, parlando del suo ministero tra i togolesi, ha constatato che il cuore dell’uomo è il più importante territorio missionario. Hanno quindi concluso la sessione una proiezione di un video sulla Pontificia Unione Missionaria e la presentazione del libro del missiologo italiano Gianni Colzani.<br />Dopo l’Appello di Jasna Gora è iniziata la veglia di preghiera, durante la quale è stata chiesta la particolare protezione di Maria per padre Miroslaw Gucwa, della diocesi di Tarnow, eletto nuovo Vescovo della diocesi di Bouar, nella Repubblica Centrafricana, dove lavora da 25 anni. La preghiera del Rosario è stata guidata da un gruppo di seminaristi del Seminario maggiore della diocesi di Pelplin, mentre l'adorazione è stata animata dai giovani della pastorale universitaria di Lódź.<br />Sua Ecc. Mons. Jan Romeo Pawlowski, delegato per le Rappresentanze diplomatiche pontificie, ha presieduto l'Eucaristia a mezzanotte. Durante la Messa, un volontario, Przemyslaw Palka, che lavorerà con i Padri Bianchi in Algeria, ha ricevuto la croce missionaria. Durante la veglia sono stati ammessi alla PUM 15 nuovi membri: sette suore, cinque seminaristi e tre laici. La veglia si è conclusa alle 4 del mattino con l'affidamento alla Madonna di Jasna Góra delle attività missionarie della Chiesa in Polonia. <br />Fri, 15 Dec 2017 12:44:04 +0100ASIA/SIRIA - I rifugiati siriani sono "gli indesiderabili", dice l'Arcivescovo maronita Nassarhttp://fides.org/it/news/63405-ASIA_SIRIA_I_rifugiati_siriani_sono_gli_indesiderabili_dice_l_Arcivescovo_maronita_Nassarhttp://fides.org/it/news/63405-ASIA_SIRIA_I_rifugiati_siriani_sono_gli_indesiderabili_dice_l_Arcivescovo_maronita_NassarDamasco - I rifugiati del conflitto siriano "sono schiacciati tra due muri: non possono tornare a casa, dato che le strade sono bloccate e le loro case sono in rovina; d'altra parte il mondo li disprezza e chiude le porte. Sono gli indesiderabili. Mentre si avvicina il Natale queste famiglie si trovano in una situazione senza scampo, angosciante e deprimente": è quanto afferma l'Arcivescovo maronita Samir Nazssar, che guida la comunità di Damasco, ricordando in una nota inviata all'Agenzia Fides che il conflitto in Siria, che dura ormai da quasi sette anni, ha creato oltre 12 milioni di rifugiati, costretti a lasciare le loro case.<br />L'Arcivescovo osserva: "Queste povere persone hanno perso tutto e non hanno trovato un tetto; le organizzazioni caritatevoli le raggruppano in campi o edifici dove manca tutto. Di fronte a questa sofferenza alcuni cercano di fuggire verso altri luoghi più pacifici, ma spesso vengono rimandati indietro". <br />Mons. Nassar rileva che "molti hanno trovato la morte durante il viaggio o per annegamento, altri sono morti per malattia o perfino con suicidio" e ricorda che "in passato il popolo siriano ha dato prova di grande generosità ricevendo i rifugiati armeni nel 1915, i rifugiati assiri nel 1924, i profughi palestinesi nel 1948, i curdi nel 1960, i libanesi nel 1975, gli iracheni nel 2003. Ora i siriani stessi sono diventati profughi: isolati e amareggiati, sono divenuti indesiderabili". <br />L'Arcivescovo cita "l'affetto di Papa Francesco nei confronti dei rifugiati: il Papa indica la via della compassione. Il Dio Bambino sfida la nostra indifferenza. Possiamo ancora una volta chiudere gli occhi?", conclude. Fri, 15 Dec 2017 11:48:55 +0100AFRICA/NIGERIA - “Le somme pagate ai trafficanti per finire schiavi in Libia avrebbero potuto creare posti di lavoro in Nigeria”http://fides.org/it/news/63404-AFRICA_NIGERIA_Le_somme_pagate_ai_trafficanti_per_finire_schiavi_in_Libia_avrebbero_potuto_creare_posti_di_lavoro_in_Nigeriahttp://fides.org/it/news/63404-AFRICA_NIGERIA_Le_somme_pagate_ai_trafficanti_per_finire_schiavi_in_Libia_avrebbero_potuto_creare_posti_di_lavoro_in_Nigeria<br /><br />Abuja - Occorre investire in Nigeria per creare posti di lavoro, così come bisogna avviare efficaci campagne per scoraggiare i nigeriani a tentare la fortuna in Europa mettendosi nelle mani di trafficanti di esseri umani privi di scrupoli<br />È quanto affermano tre Vescovi nigeriani, Sua Ecc. Mons. Joseph Bagobiri, Vescovo di Kafanchan, Sua Ecc. Mons. Alaba Job, Arcivescovo Emerito di Ibadan, e Sua Ecc. Mons. Julius Adelakun, Vescovo Emerito di Oyo, in un’intervista al Catholic News Service.<br />La scoperta di un mercato di schiavi provenienti dall’Africa occidentale in Libia, sta suscitando forti emozioni in Nigeria, da dove provengono la maggior parte delle persone ridotte in schiavitù. A inizio di dicembre il governo nigeriano ha rimpatriato dalla Libia circa 3.000 connazionali. Secondo Mons. Bagobiri queste persone sono disposte a pagare fino a 1.400 dollari per recarsi in Libia e da lì cercare di raggiungere l’Europa nella speranza di trovare una vita migliore.<br />“Se ognuna di queste persone avesse investito questa somma in modo creativo in Nigeria in imprese realizzabili, sarebbero diventati datori di lavoro” sottolinea Mons. Bagobiri. “Invece sono finiti soggiogati alla schiavitù e ad altre forme di trattamento inumano da parte dei libici".<br />"Il governo nigeriano dovrebbe far loro capire che ci sono più prospettive di sopravvivenza in Nigeria di quanto pensiamo esistano in Europa e in altri luoghi" aggiunge Mons. Bagobiri. “In questo Paese vi sono ricchezze e risorse immense. I nigeriani non dovrebbero diventare mendicanti lasciando la Nigeria alla ricerca di una ricchezza illusoria all’estero” sottolinea il Vescovo di Kafanchan.<br />"Molti nigeriani viaggiano nel mondo sviluppato per godere dello sviluppo messo in atto dai loro governi, ma ci siamo rifiutati di sviluppare il nostro Paese” sottolinea dal conto suo Mons. Adelakun. “Iniziamo a sviluppare il nostro Paese per renderlo attraente e favorevole alla vita, in modo che siano i cittadini stranieri a volere venire da noi” ha concluso.<br />La Nigeria oltre ad essere ricca di petrolio, dispone di terre coltivabili ed altre ricchezza naturali che non sono ancora del tutto sfruttate. L’indica di corruzione stilato da Transparency International vede la Nigeria al 136 posto su 176 Stati di tutto il mondo, collocandolo tra i Paesi più corrotti del mondo. La corruzione frena lo sviluppo economico suscitando scoramento e delusione in diversi giovani che così tentano la strada della migrazione all’estero, finendo però nelle mani dei trafficanti di esseri umani. <br />Fri, 15 Dec 2017 11:45:13 +0100AMERICA/BRASILE - La Chiesa in difesa dei contadini: no alla riforma della previdenza socialehttp://fides.org/it/news/63403-AMERICA_BRASILE_La_Chiesa_in_difesa_dei_contadini_no_alla_riforma_della_previdenza_socialehttp://fides.org/it/news/63403-AMERICA_BRASILE_La_Chiesa_in_difesa_dei_contadini_no_alla_riforma_della_previdenza_socialeBrasilia – E' essenziale ascoltare le parti sociali, dialogare per trovare soluzioni sociali e politiche condivise: con questo spirito l'Arcivescovo di Brasilia e Presidente della Conferenza episcopale nazionale brasiliana , il Card. Sergio da Rocha, ha ricevuto i rappresentanti dei movimenti popolari coinvolti nelle mobilitazioni contro la riforma della Previdenza sociale la mattina di martedì 12 dicembre. Il gruppo di contadini e membri delle Commissioni Giustizia e Pace hanno presentato l'iniziativa di mobilitazione e sensibilizzazione, segnata dallo sciopero della fame, che ha avuto luogo otto giorni fa all'ingresso della Camera dei Deputati. Erano presenti all’incontro anche i consiglieri delle Commissioni Episcopali per la pastorale dell'Azione Sociale e dei Laici. Il Cardinale ha dato priorità all’ascolto dei rappresentanti, e tale atteggiamento è stato descritto dai presenti come un gesto umano, di solidarietà e, soprattutto, di un Pastore.<br />Bruno Pilon, dei movimenti dei piccoli agricoltori, ha affermato che i gruppi hanno analizzato il contesto brasiliano, in cui viene discussa la proposta di modifica della Costituzione n. 287/2016, sulla riforma delle pensioni, e ha osservato che i lavoratori brasiliani vedono in tale modifica il ritiro del "diritto più prezioso, che è la previdenza sociale, vale a dire, la sicurezza sociale".<br />Secondo Pilon, i movimenti non hanno trovato altro modo di attirare l'attenzione e di chiedere il ritiro del progetto dall'agenda che questo, e dopo più di 7 giorni di sciopero della fame, i manifestanti non sono ancora stati ricevuti dalla presidenza della Camera dei Deputati, che intende mettere la questione al voto il 19 gennaio.<br />Hanno partecipato allo sciopero della fame per otto giorni il frate francescano Sérgio Görgen, e Josi Costa e Leila Denise, membri del movimento dei piccoli agricoltori. I tre scioperanti, che rappresentano 300.000 famiglie contadine brasiliane, cercano di evitare il grande danno che l'approvazione della riforma della sicurezza sociale causerebbe e che la trasformerebbe in una tragedia sociale, che renderebbero impossibile il diritto alla pensione dei contadini, degli indigeni e dei quilombolas. Altri gruppi hanno preso provvedimenti anche a Sergipe, Rio Grande do Sul e Espírito Santo, e quattro persone hanno aderito all'azione a Brasilia.<br />Il Cardinale Sergio da Rocha ha sottolineato l'importanza del dialogo tra la Chiesa e la società, in particolare con i movimenti popolari, e di questi movimenti con il governo, per promuovere la pace. Riguardo al ruolo della Chiesa nel contesto delle riforme attuate, il Presidente della CNBB ha sottolineato che queste hanno "grandi implicazioni per la vita del nostro popolo" e che la Chiesa desidera sempre difendere i diritti della popolazione, specialmente di quelli più fragili.<br />In questa vicenda la Chiesa ricopre un ruolo da protagonista, non solo per la trasparenza nel dialogo sulla difesa dei diritti della popolazione, ma anche come presenza a tutti i livelli della società brasiliana. Lo testimoniano diversi comunicati pubblicati in questi giorni da parte di organismi, religiosi e laici impegnati: la Famiglia Francescana , la Conferenza di Religiosi del Brasile, pubblicato dal web delle Pontificie Opere Missionarie , quello della Commissione per la Pastorale delle Terre e quello della Caritas Brasile. Dalle ultime notizie si apprende che la votazione è stata rimandata al 19 febbraio per poter discutere seriamente il provvedimento, ma in diverse città del paese hanno già organizzato e svolto manifestazioni di protesta.<br /> <br />Fri, 15 Dec 2017 10:55:57 +0100VATICANO - L'Arcivescovo Dal Toso: “La missione è il termometro della Chiesa”http://fides.org/it/news/63402-VATICANO_L_Arcivescovo_Dal_Toso_La_missione_e_il_termometro_della_Chiesahttp://fides.org/it/news/63402-VATICANO_L_Arcivescovo_Dal_Toso_La_missione_e_il_termometro_della_ChiesaCittà del Vaticano - “Quando annuncia il Regno di Dio, Gesù ricorda che il Regno appartiene a Dio: come osserva Benedetto XVI nella sua trilogia su Gesù, si tratta di un genitivo soggettivo. Il Regno non appartiene all'uomo e nemmeno alla Chiesa, che pure ne è segno efficace. E' Dio che muove i cuori alla missione di donare il Vangelo. Lo Spirito Santo ha suscitato l'ardore di tanti missionari nella storia della Chiesa e agisce ancora oggi: tanto più si coltiva l'appartenenza a Cristo, tanto più nascono le forze per annunciare la Buona Novella”: lo dice in una intervista all'Agenzia Fides l'Arcivescovo Giampietro Dal Toso, nominato da Papa Francesco Presidente delle Pontificie Opere Missionarie. Alla vigilia della sua ordinazione episcopale, che si tiene in San Pietro il 16 dicembre, l'Agenzia Fides gli ha rivolto alcune domande.<br /><br />Eccellenza, con quale spirito e quali desideri inizia il suo servizio di Presidente delle Pontificie Opere Missionarie?<br /><br />Sono molto grato a Papa Francesco per avermi affidato questo incarico che vivo con grande entusiasmo. Sono contento perchè la missione mi sta molto a cuore. Ho avuto in passato l'occasione di conoscere alcuni territori sotto la giurisdizione di Propaganda Fide ma, al di là di questo, credo che la missione sia in qualche modo il termometro della situazione della Chiesa. L'idea di poter dare un contributo ad animare la dimensione missionaria di tutta la Chiesa è per me un grande privilegio.<br /><br />Ci racconta la sua esperienza dei “territori di missione”?<br /><br />In passato ho lavorato a quello che era il Pontificio Consiglio "Cor Unum", e questo mi ha portato in contatto con molte situazioni difficili in tutto il mondo. Nell'ultimo periodo mi sono occupato, in special modo, di Medio Oriente e di Sahel, una zona cruciale dal punto di vista politico, umanitario e religioso per l'Africa. Un altro canale che mi ha permesso di entrare nel “mondo missionario” è stata la rete di Caritas Internationalis, importante per conoscere le realtà ecclesiali locali soprattutto in Africa e in Asia, avvicinandole piuttosto a partire dal “versante umanitario”.<br /><br />Ora con le Pontificie Opere Missionarie, le apprezzerà da un altro versante...<br /><br />Le Pontificie Opere Missionarie hanno una valenza importantissima per due ragioni: in primis danno alle giovani chiese la possibilità di strutturarsi, di darsi una configurazione, una spina dorsale, finanziando seminari, chiese, corsi di studio. Questo rappresenta, per una comunità, un valido aiuto per stabilizzarsi. Un secondo compito è quello della animazione missionaria: l'aiuto finanziario ha senso solo se considerato all'interno di uno sguardo generale che è il desiderio di portare il Vangelo. Quando sono nate, in Francia, nel secolo XIX, l'idea originaria delle Opere missionarie era quella di risvegliare in ogni battezzato lo spirito missionario; poi ha fatto seguito il supporto economico alle missioni . Le POM oggi sono chiamate a tenere vivi questi due aspetti e sono dunque molto attuali.<br /><br />Si viaggia verso il Mese missionario straordinario annunciato dal Papa per l'ottobre 2019: quali sono gli obiettivi e le prospettive per questo evento?<br /><br />Sono convinto che il Mese missionario straordinario rappresenti una grande opportunità per tutta la Chiesa; e vorrei che in questo tempo possiamo spenderci, nelle forme che si stanno studiando, per preparare a livello universale questo evento, occasione preziosa per rilanciare lo spirito missionario: così lo ha voluto il Papa e così lo vivremo. Siamo nella fase preparatoria, ed è auspicabile che non venga percepito come “iniziativa centralista” ma che siano coinvolte le Chiese locali: la missione è cruciale per tutta la Chiesa, non certo un tema per pochi specialisti. Il mese missionario straordinario implica il coinvolgimento di tutti i fedeli. Con il medesimo spirito nacque la Giornata Missionaria Mondiale, per sottolineare che la missione è una chiamata che appartiene a tutto il popolo di Dio e che ogni battezzato ne è responsabile.<br /><br />Come interpreta oggi il concetto di “missione”, al tempo di Papa Francesco? Con quali speciali accenti e peculiarità?<br /><br />Il significato di “missione” è pregnante e ha avuto una sua evoluzione: lo vivo e lo interpreto, con Papa Francesco, con l'idea della pecora smarrita. Il Papa ci chiede di essere Pastori. La missione oggi è questa: siamo chiamati ad andare a cercare la pecora perduta. La “Chiesa in uscita” prende l'iniziativa per cercare quanti sono lontani da Dio e nel cuore percepiscono un vuoto da colmare. L'immagine della pecorella smarrita è utile perchè una pecora ha bisogno di un pascolo, altrimenti non sopravvive. Così l'uomo di oggi ha bisogno di trovare il pascolo che è Dio, la sua Parola, i Sacramenti, altrimenti non sopravvive, anche se crede di poterlo fare. Per questo, come dice il Concilio, la missio ad gentes è valida ancora oggi perchè ci sono persone e popolazioni che ancora non conoscono Gesù Cristo. Ma vale anche nelle regioni dove il Vangelo è già presente. La testimonianza della Pasqua di Gesù è vero annuncio ed offerta di vita nuova, divina ed eterna per tutti.<br /><br />La missione non è frutto di uno sforzo umano...<br /><br />Quando Gesù annuncia il Regno di Dio, ricorda che il Regno appartiene a Dio: come osserva Benedetto XVI nella sua trilogia su Gesù, si tratta di un genitivo soggettivo. Il Regno non appartiene all'uomo e nemmeno alla Chiesa, che pure ne è segno efficace, come dice il Concilio. E’ Dio che muove i cuori alla missione di donare il Vangelo. Lo Spirito Santo ha suscitato l'ardore di tanti missionari nella storia della Chiesa e agisce ancora oggi: tanto più si coltiva l'appartenenza a Cristo, tanto più nascono le forze per annunciare la Buona Novella. Abbiamo visto, per tanti secoli, missionari che partivano verso terre ignote, a volte senza sapere cosa li aspettasse o mettendo in pericolo la loro vita. Lo Spirito Santo suscitava in loro il desiderio di essere testimoni e annunciatori del Vangelo. Questa è la chiave per il risveglio di una coscienza missionaria: l'annuncio del Vangelo è un'azione dello Spirito Santo. Se la Chiesa si lascia animare dallo Spirito Santo, fa sì che il Vangelo trovi diffusione. Il Papa usa il termine “primear” per ribadire il primato di Dio: il Regno appartiene a Lui, che dà la grazia per annunciarlo.<br /><br />Ci sono santi o missionari che saranno per lei fonte di ispirazione? <br /><br />Vorrei citare un episodio e due santi. Alcuni anni fa ho visitato in Senegal l'abbazia di Keur Moussa, fondata dai benedettini francesi agli inizi del '900. Nel cimitero c'erano tombe di monaci, tutti tra i 30 e i 35 anni, partiti dalla Francia sapendo che probabilmente avrebbero vissuto pochi anni in quel paese: ma avevano nel cuore qualcosa di più grande dello loro stessa vita e sono un esempio di chi dà la vita per servire Cristo. Tra i santi vorrei citare Francesco d'Assisi, che è andato in Egitto senza paura, con semplicità, a presentare la sua fede al Sultano, donando la pace di Cristo. Inoltre porto nel cuore un missionario della mia diocesi di Bolzano-Bressanone, Giuseppe Freinademetz, uno dei primi verbiti: fu missionario in Cina, dove morì apprezzato dai cinesi per il suo esempio di vita. Nato in un contesto ambientale meraviglioso, aveva un fuoco dentro di sé che l'ha condotto ad andare oltre. Freinademetz ci aiuta a capire che il tesoro della fede è troppo grande per tenerlo solo per noi.<br /> Fri, 15 Dec 2017 10:36:50 +0100AMERICA/PERU’ - L'Amazzonia e i suoi abitanti protagonisti della visita di Papa Francesco in Perùhttp://fides.org/it/news/63401-AMERICA_PERU_L_Amazzonia_e_i_suoi_abitanti_protagonisti_della_visita_di_Papa_Francesco_in_Peruhttp://fides.org/it/news/63401-AMERICA_PERU_L_Amazzonia_e_i_suoi_abitanti_protagonisti_della_visita_di_Papa_Francesco_in_PeruPuerto Maldonado - L'Amazzonia sarà protagonista nella prossima visita apostolica di Papa Francesco in Perù . “Per un giorno, il 19 gennaio, Puerto Maldonado si trasformerà nella sede di un grande summit ecologico: i riflettori del mondo punteranno lì”, ha scritto Josè María Rojo, Superiore generale dell'Istituto Spagnolo Missioni Estere sul quotidiano "La República" di Lima. “Ma con due grandi differenze rispetto a Parigi 2015 o Bonn 2017. La prima: non saranno i potenti a riunirsi, ma saranno i popoli poveri dell'Amazzonia a dire la loro. La seconda: con loro si impegnerà Francesco, un alleato, che non ha nulla da perdere né da nascondere e che ha detto in tutti i modi: o ci impegniamo a prenderci cura della nostra casa comune, o il pianeta andrà alla deriva”. <br />Per il Vescovo locale, mons. David Martínez de Aguirre, sarà centrale l'incontro personale del Papa con i popoli nativi amazzonici: “Sarà l'opportunità di mostrare al Papa la realtà delle nostre culture, e il Papa potrà manifestare ciò che desidera a questi popoli. Vogliamo che possa percepire con i cinque sensi l'ambiente amazzonico e le sue culture, con la loro sapienza e ricchezze. Vogliamo che qui, in Perù, ci possa trasmettere un messaggio, e che possa anche ricevere il messaggio dei nostri popoli”, ha affermato mons. Martínez alla rivista Vida Nueva. Per il Vescovo, convinto che la visita sarà un anticipo di quello che avverrà nel Sinodo speciale per la regione Panamazzonica , “una Chiesa dal volto amazzonico è una Chiesa che guarda al mondo dal suo contesto, una Chiesa che dà uno spazio e un posto preferenziale ai popoli originari che vivono qui e sono i legittimi abitanti di queste terre. Una Chiesa dal volto amazzonico è anche una Chiesa accogliente per tutte le persone che, in modo rispettoso, sono venute qui e si sono fatte amazzoniche in questa terra, fratelli e sorelle dei popoli che la abitano”.<br />A Puerto Maldonado, tre gli incontri previsti per Francesco: nel palazzetto dello sport Coliseo de Madre de Dios con 4.000 rappresentanti dei popoli indigeni; nel piazzale dell'Istituto Jorge Basadre con la popolazione; all'orfanotrofio El Principito, con bambini di vari istituti.<br />Più di 30 comunità indigene della zona hanno confermato la loro partecipazione all'incontro. Saranno presenti almeno 30 rappresentanti per ciascuno degli altri sette vicariati apostolici della regione, grazie all'impegno del governo nazionale per i loro viaggi. Da Iquitos e San José del Amazonas è previsto un volo speciale delle Forze Armate. Annunciate anche delegazioni da Brasile e Bolivia. <br />Papa Francesco sarà in Cile dal 15 al 18 gennaio e visiterà Santiago, Temuco e Iquique. In Perú andrà dal 18 al 21 gennaio 2018 visitando le città di Lima, Puerto Maldonado e Trujillo. Fri, 15 Dec 2017 09:54:52 +0100ASIA/LIBANO - Summit a Bkerké: Capi cristiani e musulmani uniti nel “no” alle scelte USA su Gerusalemmehttp://fides.org/it/news/63400-ASIA_LIBANO_Summit_a_Bkerke_Capi_cristiani_e_musulmani_uniti_nel_no_alle_scelte_USA_su_Gerusalemmehttp://fides.org/it/news/63400-ASIA_LIBANO_Summit_a_Bkerke_Capi_cristiani_e_musulmani_uniti_nel_no_alle_scelte_USA_su_GerusalemmeBkerké – Ogni tentativo unilaterale mirante a imporre Gerusalemme come capitale esclusiva dello Stato di Israele rappresenta un atto “ingiusto” e contrario a tutte i pronunciamenti internazionali riguardanti il profilo della Città Santa. Lo ha ribadito il Patriarca maronita Bechara Boutros Rai, aprendo il summit inter-religioso da lui convocato nella sede patriarcale di Bkerké per esprimere una posizione comune riguardo alla questione di Gerusalemme e alle nuove tensioni scatenatesi intorno alla Città Santa dopo che l'Amministrazione Trump ha reso operativa la decisione di trasferire lì l'ambasciata USA in Israele. Tutte le principali comunità religiose presenti in Libano hanno aderito alla convocazione del Patriarca Rai: al “summit” di Bkerkè hanno partecipato, tra gli altri, il Gran Mufti sunnita Abdellatif Daryan, il Mufti Kabalan in rappresentanza dei musulmani sciiti, il Catholicos armeno apostolico Aram I, il rappresentante dei drusi, il Patriarca siro cattolico Ignatius Youssif III Younan, il Patriarca cattolico greco-melkita Youssef Absi e anche il rappresentante dei drusi. <br />Il Patriarca maronita Rai, nel suo intervento, ha anche ribadito la necessità di applicare tutte le risoluzioni internazionali che riconoscono e tutelano il profilo unico e lo statuto speciale di Gerusalemme, città santa per gli ebrei, i cristiani e i musulmani di tutto il mondo. Il Mufti della Repubblica libanese Daryan, nel suo intervento, ha ribadito la propria opposizione ai processi di “giudaizzazione” di Gerusalemme, confermando il sostegno ai palestinesi “nella loro lotta per la giustizia” e nel loro “legittimo diritto alla resistenza”. . Thu, 14 Dec 2017 12:27:41 +0100AFRICA/MALI - “Il Mali è l’epicentro dei gruppi jihadisti che imperversano nel Sahel”http://fides.org/it/news/63399-AFRICA_MALI_Il_Mali_e_l_epicentro_dei_gruppi_jihadisti_che_imperversano_nel_Sahelhttp://fides.org/it/news/63399-AFRICA_MALI_Il_Mali_e_l_epicentro_dei_gruppi_jihadisti_che_imperversano_nel_SahelBamako - “La situazione della sicurezza in diverse aree del Mali è preoccupante da alcuni mesi” dice all’Agenzia Fides Don Edmond Dembele, Segretario generale della Conferenza Episcopale del Mali, commentando il raggiungimento dell’accordo per la G5 Sahel, una forza di stabilizzazione regionale di 5.000 uomini creata con l’appoggio finanziario di Unione Europa, Usa, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, e formata da soldati di Mali, Niger, Burkina Faso, Ciad e Mauritania. La futura forza avrà il suo quartiere generale a Bamako, in Mali, e sarà dispiegata pure in Niger e Burkina Faso.<br />P. Dembele illustra la situazione di insicurezza del Mali che ha determinato la creazione della nuova coalizione militare. “Avevamo sperato che con la firma dell’accordo di pace di Algeri nel giugno 2015, si sarebbero create le condizioni per la pacificazione e la stabilizzazione del Paese. In effetti per qualche mese dopo la firma dell’accordo abbiamo vissuto un momento di pace relativa. Ma da circa un anno assistiamo ad un ritorno dell’insicurezza soprattutto nel centro del Mali e persino nella capitale Bamako, dove ci sono stati degli attentati” dice p. Dembele.<br />“Nel centro del Paese negli ultimi mesi si sono avuti diversi attacchi terroristici che diventano sempre più regolari” sottolinea il sacerdote.<br />“La creazione della forza G5 è quindi un segnale di speranza non solo per il Mali ma per tutta la regione sub-sahariana. In effetti il Mali sembra essere l’epicentro dell’insicurezza regionale perché la maggior parte dei gruppi terroristi fanno base in Mali e agiscono a partire dal nostro Paese per colpire in Burkina Faso e in Niger. Si comprende quindi la decisione di centrare sul Mali l’azione della nuova forza di stabilizzazione regionale” spiega p. Dembele.<br />L’accordo di Algeri ha inserito in un percorso di pacificazione i gruppi indipendentisti Tuareg che sono stati all’origine della crisi scoppiata nel gennaio 2012, quando il nord del Mali, era stato conquistato dai ribelli Tuareg, dando vita all’effimera Repubblica dell’Azawad. Gli indipendentisti erano stati quasi subito soppiantati da alcuni gruppi jihadisti che avevano iniziato a minacciare il resto del Paese. La loro avanzata era stata fermata e poi respinta dall’intervento delle truppe francesi e ciadiane che avevano riconquistato il territorio perduto.<br />“L’accordo di Algeri ha in effetti permesso di calmare le aspirazioni indipendentiste delle regioni settentrionali, che sono ora controllate dalle cosiddette Forze Miste, composte da ex ribelli dell’Azawad, da soldati dell’esercito regolare maliano, dai Caschi Blu della MINUSMA e da appartenenti a milizie pro governative” dice p. Dembele. “I gruppi terroristici sono presenti nel nord e sempre di più nel centro del Mali, in particolare nella zona di Ségou e in quella di Mopti, compresa l’area del Pays Dogon. Proprio nella zona di Mopti alcune settimane fa diverse chiese cattoliche sono state attaccate e per questo come Chiesa avevamo lanciato un allarme ”.<br /> “Questi gruppi sono legati ai traffici illegali che sono concentrati nel centro del Mali. Si tratta di traffici molto lucrosi e i contrabbandieri come i jihadisti hanno interesse a seminare il caos per impedire allo Stato di controllare la zona per far applicare la legge” conclude p. Dembele. <br />Thu, 14 Dec 2017 12:11:53 +0100AMERICA/MESSICO - Il Tribunale si pronuncia sul Chiapas: pace all'orizzonte, resta l'emergenza umanitariahttp://fides.org/it/news/63398-AMERICA_MESSICO_Il_Tribunale_si_pronuncia_sul_Chiapas_pace_all_orizzonte_resta_l_emergenza_umanitariahttp://fides.org/it/news/63398-AMERICA_MESSICO_Il_Tribunale_si_pronuncia_sul_Chiapas_pace_all_orizzonte_resta_l_emergenza_umanitariaSan Cristobal de las Casas - La pace è più vicina in Chiapas. Nel pomeriggio di ieri la Corte Agraria ha emesso una decisione definitiva sul processo per il conflitto di confini territoriali tra i comuni di Chenalhó e Chalchihuitán, favorendo Chenalhó. Dopo la sentenza della Corte, i comuni hanno ratificato l'accordo di pace per una soluzione al conflitto innescatosi, iniziando i lavori per riabilitare la strada che era stata interrotta e ripristinare il transito dei veicoli nella zona. Il conflitto aveva scatenato un'ondata di violenza diffusa, provocata da un gruppo armato che ha seminato il terrore in questi comuni e ha provocato lo sfollamento forzato di migliaia di persone. La controversia è sorta nel 1974, poiché i confini storici e naturali segnati dal fiume che divide le due città non erano stati rispettati. <br />Negli ultimi tempi la situazione degli sfollati si è fatta sempre più grave e la Chiesa ha lanciato l'allarme per l’emergenza umanitaria . Secondo le informazioni raccolte dall'Agenzia Fides, negli ultimi giorni sei abitanti del comune di Chalchihuitán sono morti di fame e di freddo. Si tratta principalmente di bambini e anziani sfollati, alcuni dei quali con diabete, che si trovano in pessime condizioni, con mancanza di cibo, medicine e vestiti caldi. La situazione è peggiorata a causa del blocco della strada che collega Chalchihuitán a Las Limas, che aveva interrotto i rifornimenti. <br />"Chiediamo a nome dell'umanità e nel nome di Dio: basta con la morte di innocenti a Chalchihuitán. Sono figli di Dio, sono esseri umani, hanno il diritto di vivere. Alziamo la nostra voce e ricordiamo il quinto comandamento: 'Non uccidere": è l’accorato appello lanciato, tramite l'Agenzia Fides, da p.Marcelo Perez Perez, sacerdote indigeno, coordinatore diocesano della pastorale sociale della diocesi di San Cristobal de las Casas. Ragazze, ragazzi e adolescenti vivono in condizioni disumane, indossando gli abiti con cui sono stati costretti a lasciare le loro case, inadeguati a proteggersi dalle basse temperature di questo periodo. La Caritas ha lanciato diversi appelli per raccogliere "medicine, cibo, coperte, vestiti invernali", sollecitando "una risoluzione equa e tempestiva a questa situazione", ma la zona resta difficile da raggiungere. La speranza è che, ristabilita la pace nell’area, l'emergenza umanitaria possa presto rientrare. Thu, 14 Dec 2017 12:07:08 +0100AFRICA/UGANDA - Una scuola di agribusiness per giovani imprenditori, con il contributo della Chiesahttp://fides.org/it/news/63396-AFRICA_UGANDA_Una_scuola_di_agribusiness_per_giovani_imprenditori_con_il_contributo_della_Chiesahttp://fides.org/it/news/63396-AFRICA_UGANDA_Una_scuola_di_agribusiness_per_giovani_imprenditori_con_il_contributo_della_ChiesaAlito - Un progetto di agribusiness, con una scuola di formazione professionale dedicata ai settori dell'agricoltura e dell'allevamento: è l'iniziativa voluta ad Alito, nella diocesi di Lira, nel Nord dell’Uganda, dal Vescovo locale, mons. Giuseppe Franzelli, e realizzata con la Ong "Africamission cooperazione e sviluppo", che da anni opera nel paese continuando l'opera dei suoi fondatori, il missionario don Vittorio Pastori e mons. Enrico Manfredini. La struttura oggi adibita alla formazione professionale per i giovani era fino al 1986 un piccolo villaggio-lebbrosario gestito dalle suore comboniane con medici tedeschi; ora è stata riconvertita e ospita aule, laboratori e una cucina. La scuola gratuita di agribusiness, destinata alla formazione di giovani agricoltori e allevatori, ha aperto lo scorso ottobre e ogni semestre, per tre anni, formerà circa 50 giovani di età compresa tra i 18 e i 25 anni. “Lo scopo - spiega all'Agenzia Fides Piergiorgio Lappo, che ad Alito segue il progetto per la Ong - è quello di aiutare i giovani che hanno un terreno coltivabile ma che non riescono a vivere del loro lavoro a causa della bassa produttività e delle difficoltà nell’accesso al mercato”. <br />In un paese a vocazione prevalentemente agricola e in cui i giovani sotto i 30 anni rappresentano oltre la metà della popolazione, fornire strumenti teorici e tecnici necessari a migliorare la coltivazione del terreno e l'allevamento di bestiame rappresenta un modo concreto per sviluppare le potenzialità umane e naturali del territorio. “Gli studenti di questo semestre, per il 40% ragazze e per il 60% ragazzi - continua Lappo - sono giovani delle zone circostanti che hanno abbandonato la scuola e che coltivano i campi di famiglia. Ogni mattina giungono al centro per seguire prima brevi lezioni teoriche in classe e poi mettere in pratica l’insegnamento coltivando il campo. Tutto quel che apprendono da questo corso lo mettono poi in pratica nella loro terra di famiglia”. Gli insegnanti sono tutti esperti del posto, la didattica è quasi totalmente in lingua locale. Oltre alle materie tecniche, c’è anche l’insegnamento della lingua inglese e dell’educazione civica per garantire una formazione completa che possa rendere i ragazzi in grado di gestire la propria impresa familiare. Al termine del semestre di corso, i giovani agricoltori e allevatori saranno seguiti da un gruppo di “facilitatori”, che li aiuterà nella pianificazione del lavoro e promuoverà la creazione di piccole reti affinché potranno scambiarsi esperienze e tecniche. “Le difficoltà maggiormente riscontrate - conclude il referente in Uganda di Africamission - consistono nel fatto che circa il 40% del prodotto, una volta raccolto non arriva nei mercati; per questo insegniamo loro anche come stoccare e mantenere i frutti dei campi fino alla vendita o al consumo familiare. Il governo sta aiutando, costruendo nuove strade che facilitino venditori ed acquirenti a raggiungere le zone in cui si tiene il mercato”. <br />L’agricoltura in Uganda rappresenta una delle maggiori voci del Pil, ma il settore risente di bassa produttività. Secondo gli ultimi dati pubblicati dalla Banca mondiale, negli ultimi 5 anni fattori interni ed esterni hanno rallentato la crescita economica nel paese, che invece nei decenni precedenti aveva conosciuto maggiori tassi di produzione. Thu, 14 Dec 2017 10:29:15 +0100ASIA/AFGHANISTAN - Presenza evangelica dei Barnabiti e testimonianza silenziosahttp://fides.org/it/news/63395-ASIA_AFGHANISTAN_Presenza_evangelica_dei_Barnabiti_e_testimonianza_silenziosahttp://fides.org/it/news/63395-ASIA_AFGHANISTAN_Presenza_evangelica_dei_Barnabiti_e_testimonianza_silenziosaCittà del Vaticano - “La missione dei cattolici in Afghanistan si basa su una particolarità: è fatta quasi esclusivamente di testimonianza silenziosa. Quando si è attivi nella fede, non c’è bisogno di parole, perché sono le azioni a donare il Vangelo. Ma preghiamo perché in futuro, se Dio vorrà, si possa costruire una chiesa”: lo racconta all’Agenzia Fides il Barnabita padre Giuseppe Moretti, missionario nella Repubblica Islamica afghana dal 1990 al 2015. Spiega padre Moretti: "La presenza dei Barnabiti in Afghanistan, infatti, è legata alla concessione, ottenuta nei primi decenni del Novecento, della presenza di un assistente spirituale cattolico all’interno dell’Ambasciata italiana a Kabul. A tale privilegio, concretizzatosi nel 1933, seguì il divieto assoluto di svolgere attività di proselitismo verso la popolazione locale". Tali condizioni sono rimaste invariate nel corso dei decenni, anche durante la guerra civile e dopo l’istituzione della Missio sui iuris di Giovanni Paolo II nel 2002, di cui padre Giuseppe Moretti fu primo Superiore Ecclesiastico. “In una situazione come quella afghana, in cui non si ha il permesso di evangelizzare, si può agire solo in due modi. Il primo è mettersi al servizio dei poveri. Questo compito attualmente è svolto con una dedizione esemplare dalle suore di Madre Teresa e dell’Associazione Pro Bambini di Kabul, una realtà intercongregazionale nata nel 2004”. Le prime, spiega padre Giuseppe, si dedicano all’assistenza delle famiglie disagiate e accolgono nella loro sede una decina di bambine in condizione di povertà estrema, mentre le seconde hanno aperto una casa per ragazzi affetti dalla sindrome di Down. <br />“L’altro campo di azione - prosegue - è l’assistenza spirituale della comunità internazionale. Si tratta di un compito delicatissimo, perché consiste in una missione pastorale di nuova evangelizzazione rivolta a militari, diplomatici o funzionari caratterizzati da una forte indifferenza religiosa”.<br />“Il messaggio che ho cercato di trasmettere loro nel corso degli anni - spiega ancora il Barnabita - è che il diplomatico cattolico è chiamato a vivere da vero credente partendo dalla quotidianità, svolgendo il proprio lavoro con responsabilità, senza parole di disprezzo nei confronti della popolazione. Il mio obiettivo era quello di formare dei testimoni che, attraverso la propria vita, mostrassero cosa significa credere in Cristo. Come può un afghano provare anche una semplice curiosità verso la nostra fede, se vede cristiani che non pregano?”.<br />La popolazione afghana è al 99,7% musulmana. Dopo il ritorno in Italia di padre Giuseppe Moretti, la missione è stata affidata al suo confratello Barnabita padre Giuseppe Scalese, ed ha ancora base nella cappella dell’Ambasciata italiana a Kabul. Fino al 2016, oltre alle suore di Madre Teresa di Calcutta e all’Associazione Pro Bambini di Kabul, vi erano le Piccole Sorelle di Charles de Foucauld, arrivate in territorio afghano negli anni Cinquanta. “Il desiderio per il futuro è che si possa avere una chiesa fuori dall’Ambasciata, dando così ai missionari la possibilità di avere una vera e propria organizzazione parrocchiale e di svolgere incontri di preghiera, catechesi e le attività pastorali".<br />La prima proposta per la costruzione di una chiesa "pubblica" giunse al responsabile della Missio sui iuris nel 1992 quando un rappresentante del governo di Najibullah, l'ultimo filocomunista, sottopose a p. Moretti un piano per edificare una chiesa, che includeva un piccolo compound, con tutte le garanzie di immunità. II progetto restò lettera morta dati i repentini mutamenti nella situazione politica afghana, con lo scoppio del conflitto civile, la salita al potere dei talebani e poi la guerra del 2001. <br />Oggi in Afghanistan esiste una chiesa ortodossa, l’unico vero e proprio edificio religioso cristiano su tutto il territorio afgano. Infatti, da quando, nel 2001, la Romania ha inviato un battaglione di fanteria in Afghanistan, il corpo di spedizione romeno ha voluto edificare una vera chiesetta in legno all'interno del suo compound, dove le truppe della base militare di Kandahar vengono a pregare prima di partire in missione. Thu, 14 Dec 2017 10:02:08 +0100AMERICA/MESSICO - Uccisi due danzatori della festa delle Madonna di Guadalupe, una violenza senza sensohttp://fides.org/it/news/63394-AMERICA_MESSICO_Uccisi_due_danzatori_della_festa_delle_Madonna_di_Guadalupe_una_violenza_senza_sensohttp://fides.org/it/news/63394-AMERICA_MESSICO_Uccisi_due_danzatori_della_festa_delle_Madonna_di_Guadalupe_una_violenza_senza_sensoCiudad Juárez – “Non c'è più rispetto per nessuno, è l'estremo del male, come osano?" si è chiesto il Vescovo della diocesi di Ciudad Juárez, Chihuahua , Mons. José Guadalupe Torres Campos, in un breve incontro con la stampa locale dopo aver appreso dell'omicidio di due "matachines", danzatori della festa in onore della Vergine di Guadalupe, il 12 dicembre, mentre si preparavano e facevano le prove.<br />Il Vescovo ha sottolineato che questo evento è motivo per aumentare la nostra fede, ma è triste e deplorevole che questi segni di violenza e morte continuino a verificarsi nella città. “Questi omicidi non sono come gli altri, anche se bisogna dire che nessun omicidio è buono, ma queste persone non erano a una festa o ad ubriacarsi, erano matachines che danzavano per la Vergine di Guadalupe, in un atto di fede e di amore, questo suggerisce che non c'è più rispetto per niente e per nessuno" ha concluso.<br />Secondo le informazioni della stampa di Ciudad Juarez, all'inizio di questa settimana, nell’arco di solo due giorni, sei persone sono state uccise. Ciò che è impressiona è che non ci sono ragioni chiare o definite, si può dire quasi che sia una violenza senza senso.<br />La denuncia, il lamento e la protesta di Mons. Torres Campos cadono in un momento difficile per il Messico, in quanto viene discussa la proposta di legge sulla sicurezza interna . Sull’argomento i Vescovi, attraverso la Commissione episcopale per la pastorale sociale , hanno lamentato il fallimento delle politiche di sicurezza nel paese: "Alcune regioni sono state colpite da crisi umanitarie che richiedono agenti di polizia veramente addestrati, in grado di fornire la sicurezza interna, lasciando all'esercito il proprio dovere di garantire la sicurezza nazionale".<br />Il CEPS ieri ha pubblicato una dichiarazione dal titolo "Con decisione costruiamo la pace, basta con la falsa sicurezza", che presenta la posizione della Chiesa al riguardo: "Le azioni legislative sono necessarie per contrassegnare un percorso critico che risolva le cause, ma anche per evitare le proposte di politiche come la presenza delle Forze armate con funzioni di polizia”, inoltre si auspica che tali provvedimenti legislativi “possano raggiungere il consenso di tutte le forze politiche e sociali, al fine di stabilire strutture di sicurezza nazionali, statali e municipali che siano efficaci e rispettose dei diritti di tutti".<br /> <br />Thu, 14 Dec 2017 10:01:39 +0100ASIA/LIBANO - Il Patriarca Raï convoca summit islamo-cristiano su Gerusalemme:la mossa USA è"uno schiaffo ai cristiani d'Oriente"http://fides.org/it/news/63393-ASIA_LIBANO_Il_Patriarca_Rai_convoca_summit_islamo_cristiano_su_Gerusalemme_la_mossa_USA_e_uno_schiaffo_ai_cristiani_d_Orientehttp://fides.org/it/news/63393-ASIA_LIBANO_Il_Patriarca_Rai_convoca_summit_islamo_cristiano_su_Gerusalemme_la_mossa_USA_e_uno_schiaffo_ai_cristiani_d_OrienteBeirut – La decisione dell'attuale Amministrazione USA di trasferire l'ambasciata statunitense in Israele da Tel Aviv “è uno schiaffo per i palestinesi, per i cristiani d'Oriente, per i musulmani e tutti gli arabi”. La mossa del Presidente Donald Trump “ha demolito gli sforzi di pace tra Israele, Palestina e Paesi arabi, ha alimentato il fuoco di una nuova intifada e trasformato Gerusalemme, la città della pace, in una città di guerra ". Sono queste le parole chiare espresse dal Patriarca maronita Béchara Boutros Raï sulle conseguenze del passo controverso compiuto dalla leadership statunitense in merito al riconoscimento di sovranità israeliana sull'intera Città Santa. Il Primate della Chiesa maronita le ha pronunciate nel corso dell'omelia, durante la liturgia eucaristica celebrata domenica scorsa presso la sede patriarcale di Bkerkè. Domani, giovedì 14 dicembre – riferiscono all'Agenzia Fides fonti libanesi – il Patriarca ha convocato sempre a Bkerkè un summit islamo-cristiano a cui prenderanno parte i capi e i rappresentanti delle Chiese e delle comunità cristiane insieme ad alti esponenti delle diverse comunità musulmane presenti in Libano, allo scopo di esprimere una posizione comune sulla questione di Gerusalemme e le nuove tensioni scatenate intorno alla Città Santa dalle disposizioni dell'Amministrazione Trump, che secondo il Patriarca Rai contraddicono i criteri di legalità internazionale. <br />Domenica scorsa, in Libano, anche Il Patriarca di Antiochia dei greco-ortodossi, Yohanna X Yazigi, ha fortemente criticato la decisione americana di stabilire la sua ambasciata a Gerusalemme, definendola “una violazione del diritto internazionale” e una grave ingiustizia nei confronti dei palestinesi, destinata a alimentare conflitti e sabotare tutti i tentativi di pacificazione in atto nella regione. <br />In Libano, nazione che ospita ancora 400mila profughi palestinesi, già da domenica scorsa sono sfociate in scontri con le forze di sicurezza le manifestazioni di protesta convocate davanti all'ambasciata statunitense di Beirut nel distretto di Awkar per protestare contro le decisioni dell'Amministrazione USA su Gerusalemme. . <br />Wed, 13 Dec 2017 11:55:45 +0100AFRICA/NIGERIA - Il dramma degli sfollati causati da Boko Haramhttp://fides.org/it/news/63392-AFRICA_NIGERIA_Il_dramma_degli_sfollati_causati_da_Boko_Haramhttp://fides.org/it/news/63392-AFRICA_NIGERIA_Il_dramma_degli_sfollati_causati_da_Boko_HaramAbuja - Ci sono anche due catechisti tra le persone rimaste uccise in un’esplosione verificatasi l’11 dicembre nel campo di Minawao a Pulka, nel nord est della Nigeria, che accoglie rifugiati nigeriani rimpatriati dal Camerun. Lo riferisce una nota inviata all’Agenzia Fides da p. Gideon Obasogie, Direttore delle Comunicazioni Sociali della diocesi di Maiduguri, capitale dello Stato di Borno, nel nord della Nigeria, dove da anni imperversano i guerriglieri di Boko Haram, la setta islamista che da qualche tempo ha dichiarato la sua affiliazione allo Stato Islamico.<br />“Abbiamo appreso che alcuni elementi di Boko Haram si sono fatti strada nel campo di Minawao ed hanno fatto esplodere la loro cintura suicida uccidendo una decina di persone, tra cui due catechisti della comunità che erano stati nominati dal Vescovo di Maiduguri, Sua Ecc. Mons. Oliver Dashe Doeme” scrive p. Gideon. L’esercito nigeriano afferma però che l’esplosione non è stata provocata da un attentato suicida ma dall’esplosione di un colpo di mortaio sparato contro il campo mentre le vittime sarebbero quattro.<br />“Vi sono oltre 91.000 persone che hanno lasciato la Nigeria per rifugiarsi in Camerun, ma le ostilità incontrate in quel Paese hanno spinto molti a tornare in patria al costo di esporsi alle violenze di Boko Haram” dice il sacerdote. Molte di queste sono accolte in campi come quello colpito dall’esplosione di lunedì scorso.<br />P. Gideon sottolinea che con questo ennesimo attentato contro civili innocenti, i terroristi di Boko Haram continuano ad accanirsi contro una popolazione duramente provata dalla violenza.<br />“Dall’inizio della feroce guerra di Boko Haram e dell'occupazione della maggior parte delle comunità nel nord-est verso la fine del 2014, i sopravvissuti e i rimpatriati hanno avuto una vita difficile” dice il Direttore delle Comunicazioni Sociali. “I combattenti di Boko Haram venuti fuori dalla foresta di Sambisa sono piombati sulle comunità limitrofe per cercare di estendere il loro cosiddetto califfato da Gwoza a nord attraverso Pulka e Bama nello Stato del Borno. Poi a nord dello stato di Adamawa attraverso Madagali, Michika, Uba e Mubi.<br />“Grazie all’aiuto di Dio e al coraggio dei nostri militari, a partire dalla fine del 2015 c’è stata una svolta e i terroristi sono stati gradualmente respinti” dice p. Gideon.<br />“A poco a poco, con il passare dei giorni, delle settimane e dei mesi, un numero considerevole di sfollati è tornato a casa per ricominciare a vivere, nonostante i danni enormi subiti dalle loro proprietà. Il tasso di psicosi tra le persone ritornate è allarmante; la popolazione locale soffre di una vasta gamma di disturbi, dalla paura per il futuro e alle nevrosi, patologie che una volta erano del tutto estranee alla nostra terra” dice p. Gideon.<br />“Quello che conta è che il nostro popolo nella parte settentrionale dello stato di Adamawa, che è sotto la circoscrizione ecclesiastica della diocesi di Maiduguri , è tornato alle proprie case, ma i loro mezzi di sostentamento sono scarsi” sottolinea il sacerdote. “Il governatore locale ha dichiarato lo stato d’emergenza sanitaria e speriamo sinceramente che si tratti di un’iniziativa seria e concreta per risolvere la totale assenza di strutture sanitarie sull'asse Michika-Madagali”. “La Chiesa cattolica ha comunque inviato una clinica mobile per provvedere ai bisogni immediati della popolazione” conclude p. Gideon. <br />Wed, 13 Dec 2017 11:48:10 +0100ASIA/INDONESIA - Violazione dei diritti umani sugli indigeni della Papuahttp://fides.org/it/news/63391-ASIA_INDONESIA_Violazione_dei_diritti_umani_sugli_indigeni_della_Papuahttp://fides.org/it/news/63391-ASIA_INDONESIA_Violazione_dei_diritti_umani_sugli_indigeni_della_PapuaManokwari - Una delegazione pastorale composta da tre membri della Conferenza cristiana dell'Asia ha concluso di recente una visita nella provincia indonesiana della Papua occidentale, ascoltando storie sulle gravi violazioni dei diritti umani e sulla repressione nei confronti degli indigeni. Come appreso da Fides, la visita rientra nell’accompagnamento pastorale di Chiese e persone che vivono in situazioni vulnerabili in Asia. Durante la visita, che ha avuto una durata di quattro giorni, gli indigeni della Papua hanno condiviso con la delegazione storie di repressioni e sistematiche violazioni di diritti umani, inclusa l’approvazione di leggi che sopprimono la libertà di parola e di associazione.<br />“L’impunità per le violazioni dei diritti umani da parte della polizia e dei militari è motivo di crescente preoccupazione; la legge sull’Autonomia Speciale rappresenta un pesante fallimento, poiché non ha soddisfatto i bisogni primari degli indigeni della Papua Occidentale,” hanno detto i leader della comunità e i rappresentanti della società civile della provincia della Papua indonesiana, detta anche Irian jaya.<br />“Il governo indonesiano limita sistematicamente il diritto alla libertà di stampa e le iniziative dei papuani che si fanno avanti per monitorare le violazioni dei diritti umani. Molti indigeni vengono arrestati e detenuti per espressioni non violente della loro opinione politica. Affrontano costantemente discriminazioni e attacchi violenti. Le dimostrazioni pacifiche sono spesso disperse con la forza. In molti casi, i partecipanti, pur se pacifici, vengono arrestati, detenuti e torturati, mentre altri sono uccisi. Molti prigionieri e attivisti per i diritti umani sono morti durante la detenzione. Sono aumentate le denunce di torture e maltrattamenti di detenuti politici. I diritti civili, politici, economici, sociali e culturali vengono violati”.<br />“La visita della CCA in Papua Occidentale è stata un’opportunità per esprimere solidarietà agli indigeni della zona e ascoltare le loro rimostranze”, ha affermato il Vescovo protestante Daniel S. Thiagarajah dello Sri Lanka, membro della CCA.<br />Nel corso della visita ci sono stati anche incontri con membri del parlamento della Papua, l’ufficio del governatore, interazioni con membri della facoltà e studenti dell'Izaak Samuel Kijne Theological College e di altre scuole nonché con i leader di diverse chiese e comunità locali.<br />La delegazione si è recata anche in una clinica per malati di Aids e in altri centri e istituti sociali gestiti dalle comunità cristiane. Nel corso degli incontri, la delegazione CCA ha detto che la comunità internazionale dovrebbe farsi avanti ed esortare il governo indonesiano a fermare le violazioni dei diritti umani nel Paese, rispettare e proteggere la dignità umana dei Papuani occidentali. La Conferenza sostiene soluzioni politiche giuste, improntate al rispetto del diritto e della dignità delle popolazioni indigene e promuove un dialogo nazionale onnicomprensivo tra Papua e governo indonesiano.<br />La Papua occidentale è una terra ricca di oro e rame, ci sono la foresta pluviale tropicale e la barriera corallina. Tuttavia, la maggior parte degli indigeni continua a soffrire a causa della confisca delle loro terre ancestrali; le risorse naturali sono state sfruttate dai non-papuani stanziati attraverso le politiche migratorie promosse dal governo indonesiano nel corso degli anni. Circa l'80% degli indigeni papuani, i figli e le figlie originari della terra, ora vivono nella povertà, senza accesso a cure mediche, acqua potabile o istruzione. Sono costantemente sotto attacco da parte delle forze di sicurezza. Sul piano religioso, la popolazione è composta da cristiani protestanti , musulmani , cattolici , induisti e buddisti . <br /><br />Wed, 13 Dec 2017 11:29:41 +0100AMERICA/STATI UNITI - La fiamma della Madonna di Guadalupe riaccende le speranze sul programma migratorio DACAhttp://fides.org/it/news/63390-AMERICA_STATI_UNITI_La_fiamma_della_Madonna_di_Guadalupe_riaccende_le_speranze_sul_programma_migratorio_DACAhttp://fides.org/it/news/63390-AMERICA_STATI_UNITI_La_fiamma_della_Madonna_di_Guadalupe_riaccende_le_speranze_sul_programma_migratorio_DACANew York – La maratona guidata dalla torcia della Madonna di Guadalupe ha riaperto la discussione sul programma DACA : ieri, 12 dicembre, la città di New York è stata percorsa dalla maratona dedicata alla Madonna di Guadalupe, nel giorno della sua festa, che ha portato la torcia partita dal Messico il 17 settembre.<br />L'Asociación Tepeyac, che organizza l'evento dal 2001 aveva fissato l'arrivo della fiamma Guadalupana per la mattina presto a Washington Heights, quartiere di New York, da dove è partita la maratona che ha attraversato gran parte della città con moltissimi partecipanti, per lo più giovani messicani, latinoamericani o figli di questi che ormai risiedono negli Stati Uniti.<br />"E' una fiamma ardente di speranza" si leggeva nei manifesti portati da un gruppo di partecipanti alla maratona, che ha radunato i devoti della Madonna di Guadalupe a New York, fino alla Cattedrale di San Patrizio, dove Mons. Alfonso Gerardo Miranda Guardiola, Arcivescovo di Monterrey, Nuevo León , venuto espressamente per la circostanza, ha celebrato l'Eucaristia.<br />Nell'omelia l’Arcivescovo ha sottolineato la fiducia che i cristiani devono avere verso Dio e la Madonna, con la speranza che tutti i migranti riusciranno ad avere la pace, che si può trovare solo in una famiglia che vive con fede e amore. Ha poi incoraggiato i giovani, in modo particolare i "dreamers", che attendono la risposta delle autorità per vivere finalmente tranquilli e sereni negli Stati Uniti. Dopo la Messa, l'Associazione Casa Puebla ha organizzato una grande festa tipica, per redere omaggio alla Vergine Patrona delle Americhe.<br />La festa della "Guadalupana" celebra l'apparizione della Vergine all’indigeno San Juan Diego nella collina di Tepeyac, in Messico, e la maratona ha scelto quest’anno la problematica del Daca per proporla come riflessione a tutti i partecipanti e a quanti vedevano passare i maratoneti.<br />Venerdì scorso, 8 dicembre, la Corte Suprema Usa ha deliberato permettendo di mantenere per il momento segreti i documenti relativi alla decisione di porre fine o meno al programma migratorio Deferred Action for Childhood Arrivals , che protegge dall’espulsione 800.000 persone arrivate negli Stati uniti illegalmente da bambini e noti come “dreamers” . La decisione di venerdì è temporanea, in attesa che i giudici esaminino il caso in modo più dettagliato, ma va nella direzione sperata da Trump che all’inizio di settembre aveva annunciato la fine del DACA, voluto da Obama.<br />Il caso ha suscitato l’immediata reazione di diverse istituzioni come la Chiesa cattolica qualificandola come una mossa "riprovevole" e "straziante". La Conferenza Episcopale degli USA ha deplorato la decisione come "un momento che spezza il nostro cuore nella nostra storia, che mostra l'assenza di misericordia e di buona volontà, e una visione miope del futuro".<br />In un comunicato dai toni forti, i Vescovi avevano scritto: “esortiamo il Congresso ad adottare una legislazione e ad andare avanti prontamente per garantire una vera protezione ai dreamers una volta per tutte, insieme a tanti altri giovani di buona volontà, Noi continueremo ad offrire accoglienza e sostegno a questi giovani meritevoli, e non ci fermeremo nel sostenere la loro protezione permanente e l'eventuale cittadinanza" .<br /> <br />Wed, 13 Dec 2017 10:41:29 +0100ASIA/TIMOR EST - Un Primo ministro musulmano in una nazione a maggioranza cattolicahttp://fides.org/it/news/63389-ASIA_TIMOR_EST_Un_Primo_ministro_musulmano_in_una_nazione_a_maggioranza_cattolicahttp://fides.org/it/news/63389-ASIA_TIMOR_EST_Un_Primo_ministro_musulmano_in_una_nazione_a_maggioranza_cattolicaDili - Sebbene stia attraversando una fase politica turbolenta e il suo neonato governo sia in difficoltà - avendo una maggioranza risicata in Parlamento - Mari Bin Amudi Alkatiri è un Primo Ministro musulmano che guida un paese a larga maggioranza cattolica. In carica dal settembre 2017, le difficoltà che incontra oggi sono di carattere politico ed economico e nulla hanno a che vedere con la religione. Buon segno di pluralismo e maturità in una nazione giovane e che ha il 60% della popolazione sotto i 25 anni.<br />Spiega a Fides Acacio Pinto, giovane ricercatore cattolico timorese, esperto di questioni economiche e sociali: “Timor Est, con circa il 97% di cattolici, è il paese più cattolico in Asia, in termini percentuali. Tuttavia, il paese non è teocratico o non adotta la fede cattolica come religione di stato. La Costituzione riconosce il contributo della Chiesa cattolica all'autodeterminazione del popolo, ma mantiene il principio della libertà di religione. Dunque è avvenuto senza problemi che l'attuale Primo ministro Mari Bin Amudi Alkatiri sia un musulmano proveniente dallo storico Partito rivoluzionario di Timor-Leste Independente . Questo è il suo secondo mandato come capo dell'esecutivo: il primo fu quando Timor-Leste ristabilì la sua indipendenza nel 2002; anche se poi Alkatiri decise di dimettersi nel 2006 a causa di disordini politici e militari".<br />Pinto prosegue: “Pur avendo una fede religiosa diversa da quella della maggioranza della popolazione, in una società pluralista come quella di Timor Est, Alkatiri non ha scontato pregiudizi da parte dei principali partiti o leader politici. Le sue capacità di gestione, nonché la fama di essere attento nelle politiche fiscali, hanno attratto molti cittadini, inclusi leader della Chiesa cattolica. Il Vescovo Basilio do Nascimento, alla guida della diocesi di Baucau, ad esempio, ha commentato con favore il fatto che Alkatiri sia Primo Ministro del paese”. <br />Bisognerà vedere se il governo riuscirà a superare questa fase critica ora: “L'attuale incertezza politica è dovuta al fatto che il suo partito incontra dei problemi in Parlamento. Vedremo se rimarrà o meno il capo del governo fino alla fine dell'anno. Ma se l'esecutivo cadrà, non sarà certo a causa di un fattore religioso”, conclude Pinto. Wed, 13 Dec 2017 10:33:58 +0100ASIA/INDIA - Il governo indiano elogia il servizio della Chiesa cattolica ai poverihttp://fides.org/it/news/63388-ASIA_INDIA_Il_governo_indiano_elogia_il_servizio_della_Chiesa_cattolica_ai_poverihttp://fides.org/it/news/63388-ASIA_INDIA_Il_governo_indiano_elogia_il_servizio_della_Chiesa_cattolica_ai_poveriNew Delhi - Il governo indiano ha lodato il servizio reso dalla Chiesa cattolica ai poveri, agli emarginati e ai bisognosi in India. Come appreso da Fides, intervenendo e prendendo la parola alla festa di Natale organizzata dalla Conferenza episcopale indiana il 12 dicembre a New Delhi, il vicepresidente indiano Venkiah Naidu, ospite d’onore tra molti leder politici e religiosi, ha detto: “La comunità cattolica è amante della pace e contribuisce immensamente alla costruzione della nazione. Il messaggio di Gesù, fatto di amore e pace, è valido per tutti i tempi, le culture e nazionalità. Le persone di tutto il mondo, indipendentemente da casta, credo o nazionalità, celebrano il Natale con grande gioia. In particolare i cattolici lavorano per il benessere delle persone, hanno aperto migliaia di dispensari e ospedali, gestiscono le migliori istituzioni educative nel paese e creano consapevolezza sulla necessità di educazione e istruzione per i bisognosi”.<br />Naidu ha poi rimarcato che “l'istruzione è lo strumento più importante per la trasformazione sociale. Aiuta a far crescere valori di compassione, moralità ed etica” e ha esortato i cristiani a continuare il loro servizio con un'attenzione particolare ai settori marginali della società: “Il Natale, festa dell'amore, della cura verso l’altro e della condivisione della gioia, è un tempo per rinnovare l'impegno a servire la società, lavorando per l'inclusione sociale ed economica di tutti”.<br />Il messaggio natalizio di pace – ha osservato – è rilevante in questi giorni anche per le persone che abusano della religione, specificando che “la religione non ha niente a che fare con il terrore. Il terrorismo è il nemico dell'umanità”.<br />Il Cardinale Baselios Cleemis, presidente della Conferenza episcopale Indiana , ha ringraziato e ribadito l'impegno della comunità cattolica per il benessere del paese, assicurando “il sostegno della preghiera e il profondo impegno per portare alla nazione sviluppo e gloria” <br />“La Chiesa in India è al servizio della nazione. Le persone nelle periferie esistenziali hanno bisogno dell’annuncio dell’amore di Dio Signore”, ha aggiunto, sollecitando il governo ad adottare le misure necessarie per portare pace e progresso ad ogni cittadino, ricordando che la diversità e il pluralismo nella società indiana “esprimono la bellezza della vita divina”.<br />Il Cardinale ha anche colto l'occasione per chiedere al vice presidente di dichiarare il recente ciclone Ockhi “disastro nazionale”. Il Cardinale, che proviene da Thiruvananthapuram, uno dei distretti più colpiti dal ciclone del 30 novembre, ha rilevato che migliaia di pescatori nella regione costiera del sud hanno perso tutto "tranne la loro fede in Dio".<br />“La dichiarazione di Naidu dovrebbe essere rassicurante per le minoranze cristiane in India”, rimarca a Fides il giornalista e commentatore cattolico indiano Anto Akkara, ricordando che Naidu appartiene al Barathiya Janata Party, il partito nazionalista indiano al potere nella Federazione, che è fiancheggiato da gruppi violenti induisti e nazionalisti, come “Rashtriya Swayamsewak Sangh” che promuove l'ideologia esclusiva e cerca di eliminare le manifestazioni delle minoranze cristiane e musulmane. <br />Secondo p. Suresh Mathew, direttore del settimanale di Delhi “Indian Currents”, non si può dimenticare che “l’India viene trascinata verso un baratro da un piccolo gruppo di forze antinazionali composte da fondamentalisti, fascisti, fanatici”, che il governo dovrebbe controllare.<br />Secondo il Censimento del 2011, in India ci sono 24 milioni di cristiani, tra i quali 19,9 milioni sono cattolici. Wed, 13 Dec 2017 09:22:01 +0100AMERICA/BOLIVIA - Teologa indigena: "Ecologia dei cuori, secondo la Laudato si"http://fides.org/it/news/63387-AMERICA_BOLIVIA_Teologa_indigena_Ecologia_dei_cuori_secondo_la_Laudato_sihttp://fides.org/it/news/63387-AMERICA_BOLIVIA_Teologa_indigena_Ecologia_dei_cuori_secondo_la_Laudato_siCochabamba - "La profonda spiritualità indigena, nel suo rapporto armonioso con tutto il creato, vede nella cura della casa comune una responsabilità per le generazioni future. Il legame di relazione tra i popoli indigeni e la Madre Terra si traduce in una cura reciproca: l'uomo custodisce la casa comune e la casa comune custodisce l'essere umano": lo spiega in una conversazione con l'Agenzia Fides Tania Avila Meneses, una laica cattolica degli indigeni Quechua, teologa boliviana, coordinatrice della Rete Amerinda Cochabamba, rete di cattolici americani aperta al dialogo e alla cooperazione interconfessionale, promotrice dell'opzione preferenziale per i poveri e gli esclusi.<br />"La nostra società - rileva Tania Avila - è segnata dall'egoismo che cerca solo il benessere e vede nella 'casa comune' un oggetto che può essere utilizzato senza limiti", ricordando la necessità di approfondire l'Enciclica "Laudato Si" per superare questa mentalità: "Dare vita e realizzare in pratica la Laudato Sì, curando la 'casa comune', è una responsabilità urgente perché il danno causato è così grande che se non si agisce oggi, le nostre vite sono seriamente rischio". "Abbiamo bisogno di una conversione mentale personale che passa attraverso la necessità di 'rendere ecologici' prima di tutto i nostri cuori", afferma.<br />Secondo la coordinatrice della Rete Amerinda Cochabamba, uno dei punti fondamentali, su cui urge lavorare a livello pastorale, è "imparare ad ascoltare e riconoscere la voce e spiritualità dei popoli indigeni con un atteggiamento di umiltà e apertura verso altre modalità e strade di conoscenza, validi quanto quelle occidentali". Avila, che ha coordinato di recente un workshop su "Ecologia Integrale: discepoli e missionari, custodi della reazione", svoltosi a Quito nel novembre scorso, rileva che " urge limitare l'opera estrattiva dal sottosuolo e ridurre l'uso del carbonio, ma anche a livello personale si può fare molto, amministrando al meglio risorse come acqua e energia elettrica, e mettendo in atto forme di riciclaggio. Bisogna evitare di lasciarsi prendere da consumismo che ci porta a comprare, creando bisogni inutili: urge realizzare la Laudato Si nella nostra vita", conclude. Tue, 12 Dec 2017 12:48:08 +0100