Fides News - Italianhttp://fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.AFRICA/UGANDA - “Stiamo curando le ferite lasciate dall’LRA” dice l’Arcivescovo di Guluhttp://fides.org/it/news/64373-AFRICA_UGANDA_Stiamo_curando_le_ferite_lasciate_dall_LRA_dice_l_Arcivescovo_di_Guluhttp://fides.org/it/news/64373-AFRICA_UGANDA_Stiamo_curando_le_ferite_lasciate_dall_LRA_dice_l_Arcivescovo_di_GuluRoma - “Il nord dell’Uganda vive ora nella calma. La minaccia dell’LRA riguarda il passato, dato che questo gruppo di guerriglia non è più presente in Uganda ma si è spostato in alcune aree dei Paesi vicini come la Repubblica Democratica del Congo, il Sud Sudan e la Repubblica Centrafricana” dice all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. John Baptist Odama, Arcivescovo di Gulu e Presidente della Conferenza Episcopale dell’Uganda, a Roma per la visita Ad Limina. “Questo non significa però che dobbiamo abbassare la guardia. La situazione va costantemente seguita per evitare che l’LRA ritorni in Uganda” aggiunge l’Arcivescovo.<br />L’Esercito di Resistenza del Signore ha per decenni imperversato nel nord Uganda, specie nell’area dell’Arcidiocesi di Gulu, terrorizzando la popolazione civile, costretta per lungo tempo a rifugiarsi in chiese e campi protetti per sfuggire alle violenze dei guerriglieri. L’LRA è tristemente famoso per la cattura di bambini costretti a diventare soldati dopo aver subito pesantissimi condizioni psicologici.<br />Per questo, dice Mons. Odama, “la Chiesa continua ad assistere le popolazioni per guarire le ferite profonde inferte in tutti questi anni dall’LRA, sia a livello materiale sia soprattutto sul piano psichico e spirituale. Organizziamo seminari di peace building, e gruppi di lavoro interreligiosi per offrire supporto alle persone che necessitano di assistenza. Stiamo investendo nell’Università cattolica del Sacro Cuore di Gulu per affrontare le problematiche più gravi del dopoguerra: i traumi psicologici e psichiatrici. Non riguarda solo la popolazione del nord Uganda ma dell’intero Paese e persino di quelli vicini come il Sud Sudan, la RDC e il Centrafrica. Stiamo quindi cercando di potenziare l’insegnamento universitario per formare psicologi che operino in supporto alla popolazione.”<br />“Le cause che hanno provocato la nascita dell’LRA riguardano il cattivo governo che abbiamo avuto nel passato” dice Mons. Odama. “Grazie agli sforzi dei nostri militari l’LRA è stato scacciato dal Nord Uganda, ma sono in gran parte rimaste le condizioni che ne hanno decretato la nascita, soprattutto l’estrema povertà dell’area che va affrontata con decisione. Vi sono però segni concreti di miglioramento che fanno ben sperare, come ad esempio la costruzione di nuove strade e il potenziamento della rete elettrica” conclude Mons. Odama. <br />Mon, 18 Jun 2018 12:01:13 +0200ASIA/COREA DEL SUD - Marcia per la vita: "No" alla legalizzazione dell'abortohttp://fides.org/it/news/64372-ASIA_COREA_DEL_SUD_Marcia_per_la_vita_No_alla_legalizzazione_dell_abortohttp://fides.org/it/news/64372-ASIA_COREA_DEL_SUD_Marcia_per_la_vita_No_alla_legalizzazione_dell_abortoSeul - I cattolici coreani si mettono in in marcia per la difesa della vita: è questo lo spirito della "Marcia per la Vita", manifestazione tenutasi per le strade di Seul il 16 giugno per dire "no" alla legalizzazione dell'aborto e ribadire l'impegno per la tutela della vita umana nascente.<br />Il popolo coreano è in attesa della decisione della Corte costituzionale sulla costituzionalità della legge che vieta l'aborto in Corea del Sud. Come appreso da Fides, i presenti alla "Marcia per la vita" hanno dichiarato la legalità e la legittimità del provvedimento e si sono detti "pronti ad opporsi all'abrogazione del divieto di abortire", nello spirito di difendere la vita della madre e del bambino in grembo.<br />Giunti nella cattedrale di Seul, i dimostranti hanno ascoltato il Cardinale Andrew Yeom Soo-jung, Arcivescovo di Seul, che si è rivolto al popolo della Corea con un messaggio che invita ad accogliere e rispettare la vita. Il Cardinale Yeom ha detto: "La vita, che sembra così fragile e insignificante, ha un potere estremamente forte. Siamo tutti responsabili dei limiti e delle condizioni sociali che costringono le donne a prendere decisioni irreversibili. L'aborto, tuttavia, non è la scelta migliore e nemmeno una questione di scelta. Dovremmo cercare di costruire una cultura che insegni a rispettare e amare la vita tutti insieme".<br />La "Marcia per la vita" è un movimento pro-life globale, avviato negli anni '70 negli Stati Uniti, per opporsi alla legalizzazione dell'aborto e per la tutela della vita nascente. In Corea esiste una Federazione di organizzaizoni con lo scopo di stabilire la giusta "cultura per la vita", sottolineando il valore e la dignità della vita. Alcune organizzazioni della società civile insistono per abrogare il divieto di aborto in base ai diritti per l'autodeterminazione delle donne. Secondo la comunità cattolica coreana l'abrogazione del divieto di aborto non è il modo giusto per rispettare i diritti delle donne. Mon, 18 Jun 2018 12:00:28 +0200AMERICA/COLOMBIA - Eletto Ivan Duque, il più giovane presidente colombianohttp://fides.org/it/news/64370-AMERICA_COLOMBIA_Eletto_Ivan_Duque_il_piu_giovane_presidente_colombianohttp://fides.org/it/news/64370-AMERICA_COLOMBIA_Eletto_Ivan_Duque_il_piu_giovane_presidente_colombianoBogotà – Il candidato di centrodestra Ivan Duque è il nuovo presidente della Colombia. Leader del Centro democratico, ha vinto il ballottaggio delle elezioni presidenziali che si è svolto ieri, domenica 17 giugno, sconfiggendo il candidato della sinistra radicale, l’ex guerrigliero Gustavo Petro Urrego. In base al dato definitivo, diffuso dalla Commissione elettorale al termine dello spoglio, Duque ha raccolto il 54,07 per cento di voti, contro il 41,7 di Gustavo Petro.<br />La Conferenza Episcopale della Colombia aveva insistentemente ripetuto in questi ultimi giorni l’invito a votare con “coscienza, libertà e responsabilità”, in un Paese dove l’astensionismo è storicamente superiore al 50%.<br />In modo molto simile a quanto avevano già affermato alla vigilia della prima tornata elettorale del 27 maggio i Vescovi hanno ripetuto prima del ballottaggio: "Perché votare? Perché è un diritto e un dovere morale” che ha ripercussioni forti nella vita del Paese, “il voto rappresenta l’impegno di ciascuno nella costruzione dei diversi ambiti della vita nazionale”. Non votare equivale “a negare un servizio allo sviluppo integrale della nostra patria”.<br />Ivan Duque, 41 anni, diventa così il più giovane presidente colombiano. La sua vittoria, secondo analisti della stampa internazionale, è dovuta alla promessa di portare “cambiamenti strutturali” all’accordo di pace del 2016, che ha messo fine al conflitto più lungo dell’America latina, durato oltre mezzo secolo con più di 250 mila morti, migliaia di dispersi e circa 7 milioni di profughi.<br /> <br />Mon, 18 Jun 2018 10:48:48 +0200AFRICA/ETIOPIA - Il Patriarca Matthias: la Chiesa contrasterà il fenomeno delle “spose bambine"http://fides.org/it/news/64374-AFRICA_ETIOPIA_Il_Patriarca_Matthias_la_Chiesa_contrastera_il_fenomeno_delle_spose_bambinehttp://fides.org/it/news/64374-AFRICA_ETIOPIA_Il_Patriarca_Matthias_la_Chiesa_contrastera_il_fenomeno_delle_spose_bambineAddis Abeba – La Chiesa ortodossa Tawahedo d'Etiopia intensificherà gli interventi e i corsi di formazione e sensibilizzazione per mettere in guardia le famiglie rispetto agli effetti nefasti prodotti dalla prassi sociale dei cosiddetti “matrimoni precoci”, che ancora sopravvive in diverse aree rurali del Paese. Lo ha riferito Abuna Matthias I, Patriarca di quella compagine ecclesiale etiope, una delle antiche Chiese orientali cosiddette “precalcedoniane” . Abuna Matthias ha rilanciato l'impegno della sua Chiesa per contrastare il fenomeno delle “spose bambine” presentando nei giorni scorsi un nuovo libro in lingua amarica che espone i criteri con cui la Chiesa considera la questione dei matrimoni precoci. La pubblicazione del libro è parte di una campagna di sensibilizzazione finanziata anche con fondi ottenuti dall'Organizzazione delle Nazioni Unite e dalla Chiesa di Norvegia. <br />In passato, a causa soprattutto dell'ignoranza e della sprovvedutezza – ha dichiarato tra l'altro il Patriarca - non c'erano precauzioni sufficienti per porre freno a tale prassi e ai suoi effetti dannosi. Ma adesso la Chiesa ha intenzione di sensibilizzare in maniera adeguata i fedeli, per far sì che tale usanza venga del tutto abbandonata e non trovi modo di perpetuarsi tra le giovani generazioni. "Dio” ha sottolineato Abuna Matthias “ha creato il genere umano con una dignità superiore a tutte le altre creature. Pertanto, coloro che cercano di abbassare tale dignità si oppongono alla legge di Dio".<br />Secondo i dati rilanciati anche dall'Unicef, il numero annuo dei matrimoni precoci è sceso a 12 milioni all’anno. Negli ultimi dieci anni, un terzo dei matrimoni precoci globali sono avvenuti nell'Africa subsahariana, mentre nel decennio precedente la quota registrata in Africa era pari a un quinto del totale. Ma in Etiopia – che in passato era fra i 5 Stati africani con più elevata incidenza di matrimoni precoci – già si registrano dati positivi, e il numero di tali matrimoni è diminuito del 30% nell'ultimo decennio. . Mon, 18 Jun 2018 12:21:24 +0200ASIA/TIMOR EST - La missione dei Gesuiti punta a promuovere inclusione sociale e istruzione http://fides.org/it/news/64369-ASIA_TIMOR_EST_La_missione_dei_Gesuiti_punta_a_promuovere_inclusione_sociale_e_istruzionehttp://fides.org/it/news/64369-ASIA_TIMOR_EST_La_missione_dei_Gesuiti_punta_a_promuovere_inclusione_sociale_e_istruzioneDili - Promozione della dignità umana, dell'inclusione sociale e dell'educazione religiosa sono le tre priorità del piano pastorale e missionario per gli anni 2019-2023 nella Chiesa di Timor Est. Come appreso dall'Agenzia Fides, 50 leader e operatori pastorali, laici, suore e missionari Gesuiti e i loro collaboratori a Timor Est, hanno tenuto nei giorni scorsi un seminario per elaborare le linee fondamentali e gli obiettivi portanti della presenza e della missione dei Gesuiti nella nazione.<br />"Per conseguire gli obiettivi della missione evangelica, i cattolici sono chiamati a operare in collaborazione con il governo locale, lavorando per promuovere la dignità umana, lo sviluppo sociale e rafforzare l'educazione religiosa a tutti i livelli, impegnandosi per il bene comune" ha detto a Fides il Gesuita p. Violanto Soares. Uno degli aspetti importanti è "accompagnare lo sviluppo e la crescita della gioventù, che rappresenta il futuro del paese e della società", ha detto Karen Yao, una leader dei giovani.<br />Timor Est ha sofferto molto a causa dell'instabilità politica negli ultimi anni, dopo le lotte per l'indipendenza del paese dal Portogallo nel 1975 e poi dall'Indonesia nel 2002. "Un altro sforzo è dunque il lavoro per la riconciliazione nella società", foriero di benessere sociale, economico e religioso, ha detto il Gesuita Herculaneum Moniz.<br />Timor Est con 1,2 milioni di abitanti, al 98% cristiani, è diventato il secondo paese cattolico in Asia , eredità del suo status di ex colonia portoghese. Le principali religioni sono Cattolicesimo , Protestantesimo Islam . Il paese ha tre diocesi cattoliche: Dili, Baucau e Maliana. Mon, 18 Jun 2018 10:35:26 +0200AMERICA/COLOMBIA - I rifugiati venezuelani al centro dell’attenzione della Chiesahttp://fides.org/it/news/64368-AMERICA_COLOMBIA_I_rifugiati_venezuelani_al_centro_dell_attenzione_della_Chiesahttp://fides.org/it/news/64368-AMERICA_COLOMBIA_I_rifugiati_venezuelani_al_centro_dell_attenzione_della_ChiesaBogotà – Dal 17 al 24 giugno, in occasione della Giornata mondiale del Rifugiato che si celebra il 20 giugno in tutto il mondo, la Chiesa cattolica colombiana ospiterà per un pranzo di solidarietà circa 300 migranti, per lo più venezuelani, e fornirà loro dei kit di pulizia. L’iniziativa è animata dalla “Red Clamor Colombia”, creata nel 2017 per coordinare il lavoro pastorale di diverse organizzazioni della Chiesa cattolica in America latiuna e Caraibi, nell’ambito dell’accoglienza, della protezione e dell’integrazione di migranti, rifugiati e sfollati. Inoltre fa parte della Campagna globale "Condividendo il viaggio", lanciata da Papa Francesco. <br />Lo stesso Papa Francesco ha ricordato all’Angelus di ieri la Giornata, auspicando che gli Stati coinvolti nelle consultazioni di questi giorni per l’adozione di un Patto Mondiale sui Rifugiati, “raggiungano un’intesa per assicurare, con responsabilità e umanità, l’assistenza e la protezione a chi è forzato a lasciare il proprio Paese”, ed ha ricordato che “anche ciascuno di noi è chiamato ad essere vicino ai rifugiati, a trovare con loro momenti d’incontro, a valorizzare il loro contributo, perché anch’essi possano meglio inserirsi nelle comunità che li ricevono”. <br />Secondo il comunicato pervenuto all’Agenzia Fides, il 19 giugno la Comunità delle Suore Adoratrici a Bogotà ospiterà un gruppo di 15 donne migranti che si trovano in situazioni di vulnerabilità e precarietà economica, esposte alla violenza, alla discriminazione e allo sfruttamento sessuale. Il 20 giugno, presso il Centro per i Migranti dell'Arcidiocesi di Bogotà, le missionarie Scalabriniane hanno organizzato la celebrazione di una Messa seguita dal pranzo per 80 immigrati venezuelani e sfollati colombiani. Il 21 giugno l'Arcidiocesi di Bogotà offrirà un pranzo fraterno e alcune attività culturali a 150 venezuelani emigrati. Inoltre, in questa settimana di solidarietà, il Consiglio Episcopale Latinoamericano , la Caritas Colombiana, il Servizio dei Gesuiti per i rifugiati in America Latina e nei Caraibi, la Conferenza latinoamericana dei religiosi , e i padri Benedettini offriranno dei kit per l'igiene ai partecipanti.<br />Queste iniziative fanno parte del progetto “Puentes de Solidaridad - Piano pastorale integrato per l'assistenza ai migranti venezuelani in Sud America” in risposta all’appello lanciato da Papa Francesco. Otto Conferenze episcopali del Sud America hanno unito le forze per trovare soluzioni alla massiccia emigrazione di venezuelani in fuga dal loro paese. In Colombia il progetto sostiene i migranti vulnerabili con l'assistenza e l’accompagnamento psicosociale e spirituale, comprese anche azioni di advocacy, oltre a sviluppare incontri per la riflessione e i possibili interventi riguardo alla crisi umanitaria dei migranti venezuelani. <br />Mon, 18 Jun 2018 10:01:47 +0200AMERICA/NICARAGUA - Sì alla Commissione di indagine sulle violenze, ma i massacri continuanohttp://fides.org/it/news/64371-AMERICA_NICARAGUA_Si_alla_Commissione_di_indagine_sulle_violenze_ma_i_massacri_continuanohttp://fides.org/it/news/64371-AMERICA_NICARAGUA_Si_alla_Commissione_di_indagine_sulle_violenze_ma_i_massacri_continuanoManagua – I Vescovi del Nicaragua e i membri dell'Alleanza Civica che partecipano al tavolo del Dialogo Nazionale, si sono detti "molto soddisfatti" del risultato dei negoziati su verità, giustizia e diritti umani con il governo di Daniel Ortega, la cui intransigenza stava per far fallire il dialogo.<br />Al termine di una sessione di lavoro tesa e prolungata, venerdì 15 giugno , è stata concordata la creazione di una Commissione che indaghi sui massacri e le altre violazioni dei diritti umani commesse dal 18 aprile. L'esecutivo ha quindi accettato l'ingresso nel paese di una nuova missione della Commissione interamericana per i diritti umani , nonché delle delegazioni dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani e dell'Unione Europea. Il governo ha comunque voluto includere anche l'Organizzazione degli Stati americani , mentre Ortega, in una lettera indirizzata ai Vescovi, ha rifiutato di accettare la richiesta principale della popolazione: la sua immediata uscita di scena e le elezioni anticipate. <br />Il Nicaragua comunque continua a vivere la sua peggiore crisi degli ultimi quarant'anni, mentre non si arresta l'ondata di terrore che ha già lasciato più di 160 morti. Il clima di sfiducia nelle autorità, malgrado il tavolo di Dialogo, aumenta sempre di più. Nello stesso giorno di venerdì 15, a solo 2 ore dall’accettazione da parte del governo della Commissione di Verifica e Sicurezza, un gruppo armato ha appiccato il fuoco ad una casa, facendo morire tra le fiamme un’intera famiglia di quattro adulti e due bambini, solo perché si erano opposti a far usare l’abitazione ai franchi tiratori. Secondo i testimoni, il gruppo era composto da uomini della polizia e delle forze paramilitari.<br />Sabato mattina, 16 giugno, l'arcidiocesi di Managua ha inviato a Fides il comunicato con cui condanna quest'orribile fatto criminale: "Ci rammarichiamo in modo particolare come Pastori, per questo atto di terrore esecrabile che ha causato la morte di sei persone, tra cui due bambini innocenti e indifesi, per i quali esprimiamo con affetto il nostro sentimento di vicinanza e solidarietà ai parenti. Esortiamo alla fine delle violenze e delle morti perpetrate da coloro che si nascondono, codardi, nell'anonimato. Nel nome di Dio chiediamo che mettano immediatamente fine all'uccisione di un popolo indifeso."<br /> <br />Mon, 18 Jun 2018 11:54:48 +0200AFRICA/MALAWI - Le Chiese africane e quella USA a sostegno dell’agricoltura del continente africanohttp://fides.org/it/news/64367-AFRICA_MALAWI_Le_Chiese_africane_e_quella_USA_a_sostegno_dell_agricoltura_del_continente_africanohttp://fides.org/it/news/64367-AFRICA_MALAWI_Le_Chiese_africane_e_quella_USA_a_sostegno_dell_agricoltura_del_continente_africano<br />Lilongwe - "Non possiamo aspettarci sempre il tradizionale aiuto estero, che è mirato al consumo, per farci uscire dalla povertà. La Chiesa in Africa ha bisogno di cambiare dalla dipendenza delle donazioni esterne, che non sono sostenibili sul lungo periodo, all'auto-sostentamento o l'autosufficienza attraverso investimenti come nell'Agribusiness ", ha affermato Sua Ecc. Mons. Thomas Msusa, Arcivescovo di Blantyre, ad un convegno sull’imprenditorialità agricola in Africa che si è tenuto dal 12 al 13 giugno presso il Msamba Pastoral Centre di Lilongwe, in Malawi.<br />Rivolgendosi ai giovani imprenditori agricoli africani, il rappresentante del progetto agrario Africa-Usa degli USA, John O'Neil li ha incoraggiato a non perdere mai la professionalità, l'entusiasmo e lo spirito di comunità finora dimostrati.<br />"Voi ragazzi state facendo la parte difficile dell'iniziativa e apprezziamo il vostro impegno, non perdete lo slancio e l'ispirazione. Siete così vicini alle soluzioni dei problemi dell'Africa e questo incontro lo ha dimostrato. Vi ringraziamo per aver reso questa iniziativa una realtà ", ha dichiarato O'Neil.<br />"L'Africa è un continente ricco che è stato distrutto da cattiva leadership, guerre civili, corruzione e dalla diffusione dell’ HIV / AIDS. È arrivato il momento per il cambiamento, per nutrirci e fornire cibo al mondo. Dobbiamo costruire la capacità della Chiesa locale di utilizzare le risorse disponibili e generare ricchezza in modo di essere in grado di donare”, ha affermato p. Bundi, rappresentante del Kenya del progetto agrario Africa-Usa<br />L'incontro ha riunito accademici,responsabili nazionali africani del progetto agrario Africa Usa e quelli americani, che erano gli sponsor dell’iniziativa, ed esperti di agricoltura di Tanzania, Kenya, Burundi, Uganda, Zambia, Ghana, Rwanda, Nigeria, Malawi,. <br />Sat, 16 Jun 2018 09:45:04 +0200ASIA/MYANMAR - Conflitto nello stato Kachin: nuovo appello per la treguahttp://fides.org/it/news/64366-ASIA_MYANMAR_Conflitto_nello_stato_Kachin_nuovo_appello_per_la_treguahttp://fides.org/it/news/64366-ASIA_MYANMAR_Conflitto_nello_stato_Kachin_nuovo_appello_per_la_treguaYangon – In diverse parti dello Stato Kachin del Myanmar, stato birmano con popolazione a maggioranza cristiana, si è andato intensificando il conflitto tra l'Esercito birmano e il Kachin Indipendence Army : lo rileva in una nota inviata al'Agenzia Fides il "Jesuit Refugee Service", impegnato nell'assistenza dei profughi. Le Chiese locale e le organizzazioni non governative lanciano un forte appello per la fine delle ostilità e la ripresa dei dialoghi.<br />I partner del JRS nella regione continuano ad accompagnare gli sfollati interni in luoghi sicuri, organizzare varie attività per i bambini, fare visita alle famiglie da poco arrivate nei campi. Il JRS collabora inoltre alla valutazione delle necessità più immediate nelle aree con maggiore presenza di sfollati, tenendo in particolare conto le esigenze educative. Prima della ripresa delle ostilità, il JRS affiancava le organizzazioni partner che operavano nello stato Kachin offrendo servizi educativi nei campi per sfollati, facendosi carico delle tasse scolastiche degli studenti, fornendo materiale didattico, provvedendo agli stipendi degli insegnanti e alla loro formazione. <br />In segito ai pesanti bombardamenti di artiglieria e incursioni aeree da parte delle forze armate birmane, migliaia di civili – soprattutto donne e bambini – hanno abbandonato i loro villaggi. Dall'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari si apprende che nel solo aprile di quest'anno sono state sfollate oltre 6.800 persone. <br />In totale, nei campi istituiti su tutto il territorio dello Stato Kachin, si contano oggi più di 100.000 sfollati interni. <br />Chiese locali, organizzazioni non profit, alcuni enti governativi, la Croce Rossa del Myanmar e donatori privati continuano a rispondere all'arrivo di sempre nuovi sfollati offrendo cibo e alloggio. Le donne in stato di gravidanza, i bambini e gli anziani sono tra le persone più vulnerabili. I genitori fuggiti con i propri figli si preoccupano per la loro istruzione, perché non è chiaro se ai bambini sfollati sarà consentito frequentare le scuole di stato nell'attuale luogo di residenza. Sat, 16 Jun 2018 01:58:04 +0200ASIA/FILIPPINE - "Oltre tutti i confini": 15.000 giovani al Genfest dei Focolari, per la prima volta in Asiahttp://fides.org/it/news/64365-ASIA_FILIPPINE_Oltre_tutti_i_confini_15_000_giovani_al_Genfest_dei_Focolari_per_la_prima_volta_in_Asiahttp://fides.org/it/news/64365-ASIA_FILIPPINE_Oltre_tutti_i_confini_15_000_giovani_al_Genfest_dei_Focolari_per_la_prima_volta_in_AsiaManila - Saranno oltre 15.000 i giovani provenienti da tutto il mondo, inclusi i giovani filippini provenienti da 86 diocesi cattoliche, che si incontreranno per il Gen fest, il festival dei giovani organizzato dal Movimento dei Focolari che si terrà a Manila dal 6 all'8 luglio prossimo.<br />"Si tratta di un incontro di giovani, dai 18 ai 34 anni, che vogliono mostrare al mondo che la fratellanza universale, un mondo unito, è un ideale per cui vale la pena vivere", ha dichiarato a Fides Avam Inocencio, organizzatore del Genfest. "È la prima volta che si terrà in Asia e fuori dall'Europa", ha spiegato Inocencio.<br />Il festival nasce dall'intuizione profetica di Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari. E' iniziato nel 1973 e d è giunto alla 11ma edizione. Nel corso degli anni il Genfest è divenuto un grande festival di idee, pensieri e azioni che "ispirano migliaia di giovani a cambiare la loro vita, il loro futuro e, infine, il mondo", spiegano gli organizzatori presentando l'evento. Il Genfest valorizza manifestazioni artistiche, musiche, danze, mostre, forum, incontri.<br />La Conferenza episcopale delle Filippine ha accolto con gioia l'evento e diversi Vescovi hanno incoraggiato i loro giovani cattolici a sostenere e frequentare il Genfest. "Sarebbe bello inviare delegati di ogni parrocchia a questo grande evento", ha affermato il Vescovo Honesto F. Ongtioco della diocesi di Cubao.<br />L'edizione del 2018, intitolata "Oltre tutti i confini" mira a "piantare semi di unità nei cuori di tutti i partecipanti affinché dopo l'evento possano essere ispirati a portare unità ovunque siano specialmente nelle parrocchie dove appartengono", aggiunge Inocencio. Il titolo "vuole sottolineare quali sono i confini da superare a livello personale e sociale", si legge nella presentazione. Il tema è stato scelto "con lo scopo di aprire le menti e i cuori dei partecipanti", per andare oltre le barriere di etnia, religione cultura. Sat, 16 Jun 2018 01:43:35 +0200AFRICA/CONGO R.D. - I Guanelliani accanto ai disabili, i reietti della societàhttp://fides.org/it/news/64364-AFRICA_CONGO_R_D_I_Guanelliani_accanto_ai_disabili_i_reietti_della_societahttp://fides.org/it/news/64364-AFRICA_CONGO_R_D_I_Guanelliani_accanto_ai_disabili_i_reietti_della_societaKinshasa - Sono rifiutati dalla famiglia. Esclusi dalla società. Nella Repubblica Democratica del Congo, i ragazzi disabili mentali vivono una condizione di marginalità. Per loro non esiste una rete di strutture pubbliche. Così diventano gli ultimi degli ultimi. Da alcuni anni però al loro fianco sono scesi i padri Guanelliani, una piccola congregazione religiosa fondata tra l’800 e il ‘900 da don Luigi Guanella, un sacerdote italiano.<br />“Il sostegno ai disabili - spiega a Fides fratel Franco Lain - è una parte importante del nostro carisma, ma l’impegno a favore dei ragazzi disabili mentali in Congo è nato quasi per caso agli inizi degli anni Duemila. Da tempo, ci occupavamo dei ragazzi di strada a Kinshasa, la capitale del Paese. Li raccoglievamo e offrivamo loro cure, assistenza e cercavamo di reinserirli in famiglia o di renderli autonomi attraverso il lavoro. Alcuni di questi ragazzi soffrivano di disturbi mentali legati a traumi , epilessia, disagio. Le famiglie li rifiutavano ed era difficile reinserirli in società. Abbiamo così deciso di intervenire”.<br />I Guanelliani hanno un tenuta al Plateau de Bateke, un ambiente agricolo, con molti piccoli villaggi a 100 km da Kinshasa. È un luogo sereno, lontano dalla vita frenetica della capitale. Trasferiscono un primo gruppo di ragazzi disabili e iniziano con loro un percorso di riabilitazione . “Le condizioni di vita di queste persone sono drammatiche”, continua fratel Lain. “Credenze locali e la predicazione delle sette li accusano di essere legati agli spiriti malvagi e di essere portatori di disgrazie. Per questo vengono allontanati dalle loro comunità. Sono picchiati. A volte, bruciati vivi”.<br />Nella Repubblica Democratica del Congo, ci sono solo sei ospedali psichiatrici con 500 posti lett. Mancano anche i medici e gli infermieri: ci sono solo 34 neuropsichiatri e 33 psichiatri. Quasi tutti questi professionisti della salute mentale lavorano nella capitale, pochi a nessuno nelle aree rurali.<br />I padri Guanelliani accolgono i ragazzi che sono spaventati e fragili: “È necessario assicurare loro - sottolinea fratel Lain - un ambiente che trasmetta serenità e fiducia. La località in cui li accogliamo ci favorisce perché non ha muri né reti, intorno c’è solo campagna. Le persone che li accudiscono li trattano con dolcezza. In questo modo gli ospiti si sentono a casa”. <br />Poi vengono avviati al lavoro. “Cerchiamo di capire le attitudini di ciascuno - specifica il Guanelliano - e di avviarli alle attività che loro preferiscono: agricoltura, allevamento, artigianato. Sono piccoli lavori, ma li aiutano a recuperare fiducia in sé stessi, cercando di reinserirli nella società”.<br />I Guanelliani si stanno interrogando sul futuro della struttura e su come proseguire la loro opera con ragazzi che stanno diventando uomini. “Stiamo progettando di coltivare a manioca i campi intorno alla comunità e di costruire un mulino per produrre farina”, spiega fratel Lain. Il progetto però è ancora solo sulla carta. La situazione politica e sociale della nazione non offre le garanzie necessarie per creare qualcosa di nuovo. “Speriamo che il prossimo futuro ci regali una maggiore stabilità che ci permetta di portare avanti le nostre idee”, conclude. Sat, 16 Jun 2018 00:08:08 +0200AFRICA/BURUNDI - Cura e assistenza della minoranza etnica Batwa, i pigmei dimenticatihttp://fides.org/it/news/64363-AFRICA_BURUNDI_Cura_e_assistenza_della_minoranza_etnica_Batwa_i_pigmei_dimenticatihttp://fides.org/it/news/64363-AFRICA_BURUNDI_Cura_e_assistenza_della_minoranza_etnica_Batwa_i_pigmei_dimenticatiBujumbura – I batwa, l’etnia che in Burundi rappresenta circa il 2% della popolazione a maggioranza hutu, rappresentano una comunità ancora fortemente discriminata in un paese che è stato dilaniato dalla guerra civile terminata nel 2005 e che resta uno dei più arretrati e poveri del mondo. Questa comunità è riconosciuta dalla Costituzione nazionale come terzo gruppo etnico, accanto a Hutu e Tutsi. Si tratta di una minoranza che non gode di nessun diritto. La maggior parte è analfabeta e vive in strutture abitative molto precarie. Con la diminuzione delle tradizionali fonti di reddito come caccia, lavori in ferro e ceramica, questa popolazione sopravvive per lo più mendicando.<br />Per fare fronte a questa emergenza, diverse sono le iniziative della Chiesa e della società civile per prendersi cura di questa “minoranza dimenticata”. Il Vescovo Joachim Ntahondereye, della diocesi di Muyinga, promuove lo sviluppo dei pigmei batwa a Gisanze, continuando un'opera avviata dal missionario Saveriano p. Fiore D’Alessandri, morto a Gisanze, per aiutare questi “poveri fra i poveri”. La Chiesa locale promuove la scolarizzazione dei bambini e cura la realizzazione di piccole abitazioni al fine di permettere alle famiglie di lasciare le malsane capanne nella foresta. Si punta a contribuire al benessere della piccola etnia dei pigmei - batwa, da tutti dimenticata.<br />Anche i Missionari d'Africa in Burundi sono impegnati per migliorare le condizioni abitative dei Batwa. Il "Batwa House Project" mira a garantire un terreno di comunità per decine di famiglie, liberandole dalla condizione di semi-schiavitù in cu sono sprofondate.<br />Un altro progetto di solidarietà è “Harambee”, che in lingua swahili significa “Tutti insieme” che intende aiutare 100 donne Batwa tra i 18 e i 30 anni d’età che desiderano offrire ai propri bambini l’opportunità di studiare. Cinquanta saranno i bambini che trarranno beneficio dalla iniziativa. Lo studio, infatti, rappresenta per loro l’unica possibilità per costruire un avvenire migliore.<br />Come si legge nella nota pervenuta all’Agenzia Fides, il progetto, promosso dall’organizzazione SOS Réseau Associatif de Femmes pour le Droit et le Développement , mira ad aiutare la popolazione del comune Mutimbuzi, 70 mila abitanti, contribuendo alla scolarizzazione dei bambini e alla promozione socio-economica delle donne. Fri, 15 Jun 2018 11:46:17 +0200ASIA/IRAQ - Patriarca caldeo fa gli auguri ai musulmani per la festa di Eid al Fitr e partecipa a una cena per la fine del Ramadanhttp://fides.org/it/news/64362-ASIA_IRAQ_Patriarca_caldeo_fa_gli_auguri_ai_musulmani_per_la_festa_di_Eid_al_Fitr_e_partecipa_a_una_cena_per_la_fine_del_Ramadanhttp://fides.org/it/news/64362-ASIA_IRAQ_Patriarca_caldeo_fa_gli_auguri_ai_musulmani_per_la_festa_di_Eid_al_Fitr_e_partecipa_a_una_cena_per_la_fine_del_RamadanBaghdad - Nella serata di ieri, giovedì 14 giugno, il Patriarca caldeo Louis Raphael Sako ha preso parte a una cena organizzata presso la chiesa caldea di Mar Korkis, a Baghdad, in occasione della fine del Ramadan, il mese sacro dei musulmani. A condividere l'iftar, il pasto serale con cui i musulmani interrompono il digiuno quotidiano durante il Ramadan, erano presenti cristiani, musulmani, mandei e sabei, insieme a autorità locali e all'Ambasciatore dello Stato di Palestina a Baghdad. <br />Con la cena della sera di giovedi 14 giugno si è aperta la festa di Eid al Fitr, che segna la fine del Ramadan. Il Patriarca caldeo nelle ultime ore ha anche indirizzato “a nome della Chiesa” un messaggio di felicitazioni “alle sorelle e ai fratelli musulmani”, in occasione della ricorrenza. In tale messaggio, diffuso dai media ufficiali del Patriarcato e pervenuto all'Agenzia Fides, il Primate della Chiesa caldea – che sarà creato Cardinale da Papa Francesco il prossimo 28 giugno – fa anche appello ai vincitori delle elezioni parlamentari svoltesi lo scorso 12 maggio, chiedendo loro di “essere pronti a sacrificarsi per l'amore dell'Iraq e della popolazione irachena”, e di farsi carico delle proprie responsabilità “per salvare il nostro Paese dall'attuale pericolosa crisi politica e sociale”. Il Patriarca chiede di superare lo stallo post-elettorale e risolvere le controversie sorte a partire da accuse e sospetti di brogli elettorali, che rischiano di paralizzare la vita istituzionale e politica del Paese. “I cristiani” ha assicurato il Patriarca caldeo “stanno pregando in tutte le chiese affinché ci sia presto un governo solido, che possa guidare l'Iraq verso il porto della pace”. . Fri, 15 Jun 2018 11:46:15 +0200AFRICA/UGANDA - I Vescovi: “Siamo preoccupati per l’ondata di rapimenti”; la maggior parte delle vittime sono donnehttp://fides.org/it/news/64361-AFRICA_UGANDA_I_Vescovi_Siamo_preoccupati_per_l_ondata_di_rapimenti_la_maggior_parte_delle_vittime_sono_donnehttp://fides.org/it/news/64361-AFRICA_UGANDA_I_Vescovi_Siamo_preoccupati_per_l_ondata_di_rapimenti_la_maggior_parte_delle_vittime_sono_donneKampala - “Notiamo con forte preoccupazione l’incremento di episodi di rapimento, di crimine organizzato e di omicidio nel nostro Paese” affermano i Vescovi dell’Uganda nella dichiarazione finale, giunta all’Agenzia Fides, della loro Assemblea Plenaria che si è conclusa l’8 giugno.<br />“Chiediamo al governo e a tutte le forze di sicurezza di accrescere gli sforzi per proteggere le vite e le proprietà degli ugandesi” scrivono i Vescovi che lanciano un appello ai criminali perché “smettano di commettere atti criminali insensati e rispettino la vita umana”.<br />Da informazioni raccolte da Fides, nei primi 4 mesi del 2018 la polizia ugandese ha registrato 42 casi di rapimenti a scopo d’estorsione nell’intero Paese, soprattutto nell’area di Kampala, la capitale. La maggior parte delle vittime sono donne e bambini. Il pagamento del riscatto da parte delle famiglie dei rapiti non garantisce sempre il loro ritorno a casa.<br />L’ondata di rapimenti ha suscitato forte emozione tra la popolazione. Il 6 giugno una clamorosa protesta ha visto alcuni attivisti deporre delle bare vuote di fronte al Parlamento in segno di protesta per l’inattività delle forze dell’ordine.<br />I Vescovi si dicono inoltre contrari al National Biosafety Act approvato dal Parlamento nel 2017, in attesa delle firma del Presidente per essere promulgato, che permetterà l’uso di organismi geneticamente modificati . Secondo i Vescovi il testo, nella sua presente forma, non offre adeguate garanzie per proteggere la salute umana e l’ambiente dagli effetti negativi degli OGM ed “apre le porte alle compagnie che in pratica renderanno schiavi i nostri piccoli agricoltori, creando dipendenza attraverso l’uso esclusivo dei loro sementi OGM e dei loro pesticidi”. I Vescovi raccomandano di modificare la legge o di ritirarla per adottare un nuovo testo.<br />I Vescovi poi lanciano un appello per soccorrere i rifugiati che hanno cercato scampo in Uganda. Un milione di sud sudanesi sono accolti nel nord, nella diocesi di Arua e nell’arcidiocesi di Gulu, mentre migliaia di rifugiati sono arrivati nelle diocesi di Kasese, Hoima e Fort Portal provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo e dal Burundi. La Chiesa assiste queste persone attraverso Caritas Uganda che collabora con diverse ONG e con il governo, ma i Vescovi lamentano alcuni episodi di corruzione e di cattiva gestione dei fondi destinati ai rifugiati.<br />La Conferenza Episcopale Ugandese annuncia infine la prossima creazione di un’emittente televisiva cattolica, chiamata Uganda Catholic Television dopo il via libera della Commissione per le Comunicazioni. <br />Fri, 15 Jun 2018 11:38:37 +0200AMERICA/COLOMBIA - Card. Salazar Gómez sui Mondiali di calcio: “Impariamo a lavorare insieme come una squadra, in famiglia e nella società”http://fides.org/it/news/64360-AMERICA_COLOMBIA_Card_Salazar_Gomez_sui_Mondiali_di_calcio_Impariamo_a_lavorare_insieme_come_una_squadra_in_famiglia_e_nella_societahttp://fides.org/it/news/64360-AMERICA_COLOMBIA_Card_Salazar_Gomez_sui_Mondiali_di_calcio_Impariamo_a_lavorare_insieme_come_una_squadra_in_famiglia_e_nella_societaBogotà – “In una squadra tutti devono giocare insieme, facendo ognuno la parte che gli spetta, questa è un'immagine di come dovrebbe essere la nostra esistenza anche in famiglia e nella società: dobbiamo imparare a lavorare insieme come una squadra, cercando di fare in modo che ognuno metta il meglio di sé al servizio di tutti, in modo che tutti insieme vinciamo”. Lo ha affermato, all’inizio del Campionato mondiale di calcio, che si svolge in Russia, il Card. Ruben Salazar Gómez, Arcivescovo di Bogotà, in un video diffuso dalla Conferenza Episcopale colombiana, segnalato all’Agenzia Fides. Il Cardinale paragona la partita di calcio alla realtà della famiglia e della società, dove c'è un allenatore che fa muovere tutti i singoli giocatori per dare vita, nel loro insieme, ad una vera azione.<br />Il Porporato ha sottolineato che "il calcio è una passione, è qualcosa che muove le masse e le folle del mondo. Tutti noi che siamo in qualche modo coinvolti a guardare le partite, provando gioia per la nostra squadra, ci sentiamo fratelli”. Dal momento che il Campionato mondiale è una competizione molto forte, dove solo una squadra sarà la vincitrice, ha invitato tutti a vivere questo evento sportivo in modo maturo, con passione e senza manifestazioni violente. <br />"È un po' l'immagine della vita, che a volte non è così chiara, non tutti possono vincere allo stesso modo... Ma tutti dobbiamo vivere in pace, vivere come fratelli e accettare queste capacità come un insegnamento permanente per lavorare insieme" ha detto ancora il Cardinale, che ha augurato ai colombiani di fare una buona esperienza dei Mondiali e di riflettere sul significato che questo campionato può lasciare alla nostra vita personale. <br />Fri, 15 Jun 2018 11:38:31 +0200ASIA/INDIA - La Chiesa di Orissa si prepara a commemorare il 10° anniversario dei massacri anticristianihttp://fides.org/it/news/64359-ASIA_INDIA_La_Chiesa_di_Orissa_si_prepara_a_commemorare_il_10_anniversario_dei_massacri_anticristianihttp://fides.org/it/news/64359-ASIA_INDIA_La_Chiesa_di_Orissa_si_prepara_a_commemorare_il_10_anniversario_dei_massacri_anticristianiBhubaneswar - La Chiesa cattolica nello stato indiano di Orissa , nell'Est dell'India, si sta preparando per celebrare la solenne commemorazione delle vittime dei massacri anticristiani del 2008, nel 10° anniversario. Come appreso dall'Agenzia Fides, vi sarà una Santa Messa commemorativa nel distretto di Kandhamal, teatro dei massacri, in collaborazione con la Conferenza Episcopale dell'India . <br />Una lettera dell'Arcidiocesi di Cuttack-Bhubaneswar ricorda che la persecuzione anti-cristiana avvenuta a Kandhamal nel 2008 compie 10 anni il 25 agosto 2018. Nella missiva, pervenuta a Fides, l'Arcivescovo John Barwa, SVD alla guida della diocesi di Cuttack-Bhubaneswar rimarca: "Nell'Ecclesiaste si dice che 'C'è un tempo per ogni cosa'. Ci crediamo, Dio aveva una ragione e uno scopo per aver permesso le persecuzioni di Kandhamal nel 2008. Come scrive San Paolo , Siamo perseguitati ma non abbandonati, abbattuti ma non schiacciati". <br />“In tutte le difficoltà la Chiesa sperimenta continuamente la potente presenza e l'accompagnamento di Dio. Preghiamo perché lo Spirito Santo illumini le Chiese perseguitate per la crescita continua nella fede” aggiunge, annunciando la solenne celebrazione dell'Eucarestia il 25 agosto, una "Santa Messa commemorativa", in cui sono invitati Cardinali, Arcivescovi, Vescovi, sacerdoti, religiosi e fedeli, per ricordare "quanti hanno dato la vita per il Signore e il Suo Vangelo" e pregare "affinché le loro vite possano ispirarci e incoraggiarci", scrive l'Arcivescovo.<br />La Chiesa in Orissa invita i Vescovi della CBCI a "unirsi a noi nella preghiera per questa occasione privilegiata, sacra e memorabile". "Vi esorto anche a pregare incessantemente per la causa dei martiri di Kandhamal. Possa San Tommaso, il Santo Patrono dell'Arcidiocesi, intercedere per noi perché possiamo essere guariti dalle nostre ferite e vivere in armonia e pace come fratelli e sorelle, figli dell'unico Dio” conclude la lettera. Fri, 15 Jun 2018 11:19:23 +0200AMERICA/NICARAGUA - Il Presidente risponde alla proposta dei Vescovi, riconvocato il Dialogo nazionalehttp://fides.org/it/news/64358-AMERICA_NICARAGUA_Il_Presidente_risponde_alla_proposta_dei_Vescovi_riconvocato_il_Dialogo_nazionalehttp://fides.org/it/news/64358-AMERICA_NICARAGUA_Il_Presidente_risponde_alla_proposta_dei_Vescovi_riconvocato_il_Dialogo_nazionaleManagua – I Vescovi del Nicaragua hanno informato di aver ricevuto martedì 12 giugno la risposta del Presidente della Repubblica, Daniel Ortega, alla loro proposta per uscire dal grave conflitto politico sociale che paralizza il paese da circa due mesi , quindi il tavolo plenario del Dialogo nazionale è stato riconvocato per oggi, 15 giugno, nel Seminario Nuestra Senora de Fatima.<br />Secondo il comunicato della Conferenza Episcopale, pervenuto all’Agenzia Fides, che è firmato dal Presidente, il Card. Leopoldo Brenes, Arcivescovo di Managua, e dal Vicepresidente, Mons. Pablo Schmitz, Vescovo di Bluefields, durante l’incontro di oggi “faremo conoscere alla comunità nazionale e internazionale la proposta che abbiamo presentato al signor Presidente e la lettera che ci ha inviato con la sua risposta, che sottoporremo al dibattito per cercare un consenso che risponda al desiderio di giustizia, democratizzazione e pace espresso dal popolo”. <br />Gli incontri del tavolo di Dialogo nazionale, in cui la Chiesa locale è presente come mediatrice e testimone, erano stati sospesi il 31 maggio dopo la violenta repressione delle forze che sostengono il governo. I Vescovi, facendosi portavoce dei sentimenti della maggioranza della popolazione, il 7 giugno avevano presentato al Presidente Ortega le loro proposte per mettere fine a questa drammatica situazione che sta paralizzando il paese. Al bilancio provvisorio delle vittime, che ha superato i 140 morti, si aggiungono almeno altre quattro persone morte la notte scorsa a Masatape, a 30 km da Managua, negli attacchi lanciati da unità antisommossa e gruppi armati pro governativi durante le proteste e lo sciopero generale contro il Presidente. Nella stessa località un sacerdote è sfuggito ad un tentativo di sequestro da parte di individui incappucciati e armati, durante gli scontri di mercoledì 13 giugno.<br />Nel loro comunicato, i Vescovi si dicono grati “ai nicaraguensi che hanno fiducia nella mediazione che stiamo portando avanti e alla comunità internazionale che ci sostiene in questo lavoro, che facciamo come Pastori del popolo di Dio a noi affidato, e che accompagnamo nelle sue tristezze, sofferenze, speranze e aneliti per costruire un paese nella pace, nella giustizia e nella libertà”. <br />Fri, 15 Jun 2018 09:40:41 +0200ASIA/MYANMAR - Il Card. Bo: "Il silenzio di Aung San Suu Kyi parla di dolore, responsabilità, lotta per la pace"http://fides.org/it/news/64357-ASIA_MYANMAR_Il_Card_Bo_Il_silenzio_di_Aung_San_Suu_Kyi_parla_di_dolore_responsabilita_lotta_per_la_pacehttp://fides.org/it/news/64357-ASIA_MYANMAR_Il_Card_Bo_Il_silenzio_di_Aung_San_Suu_Kyi_parla_di_dolore_responsabilita_lotta_per_la_paceSydney - "La pace in Myanmar è un impegno primario. Non riguarda solo il Myanmar, ma il mondo intero. Potrebbe diventare un esempio per il resto del mondo: un paese in cui 135 diversi gruppi etnici riconosciuti convivono dopo lunghi conflitti lasciti alle spalle": lo afferma in una nota inviata all'Agenzia Fides il Cardinale Charles Maung Bo, Arcivescovo di Yangon, in visita in Australian, invitato da "Catholic Missio" Australia, la Direzione nazionale australiana delle Pontificie Opere Missionarie. <br />Il Cardinale ha ricordato il pensiero della leader democratica Aung San Suu Kyi che afferma: "Non possiamo lasciare il pesante fardello dei conflitti sulle spalle delle giovani generazioni". E poi, di fronte alle critiche a lei rivolte da osservatori internazionali, mons. Bo commenta: "Aung San Suu Kyi è il Myanmar. C'è una identificazione così forte che va oltre la politica. Ha sofferto con il suo popolo, non è stata piegata dalla sofferenza, piuttosto l'ha trasformata in una lotta per la libertà, nella speranza di un cambiamento. Attraverso la non violenza, attraverso il silenzio, attraverso l'azione responsabile che rispetta anche i tempi della storia per non tornare alla paura, alla dittatura, alla violenza.<br />Il Cardinale rileva: "Viviamo la dolorosa storia dei conflitti, che oggi viene portata alla luce: specialmente quello nello stato di Rakhine, dove soffre una popolazione musulmana, o quello nello stato Kachin, dove sono i cristiani a soffrire. Centinaia di migliaia di vittime di violenza sono davanti ai nostri occhi. Nel difficile equilibrio tra la democrazia ancora incompiuta e il ruolo politico dell'esercito, seguiamo gli sforzi del governo civile di Aung San Suu Kyi per il rimpatrio dei musulmani in Rakhine, il cessate il fuoco, il processo di riconciliazione e pace con la Conferenza Panglong del 21 ° secolo. Il governo incoraggia al dialogo e al pluralismo religioso, guardando a uno sviluppo sostenibile e al federalismo che promuova inclusione e autonomia".<br />Il Cardinale riconosce una "profonda comunione tra Aung San Suu Kyi e il suo popolo" ricordando che "Aung San Suu Kyi nel suo discorso al paese la sera del 1 ° aprile, nel secondo anniversario del suo governo, ha chiesto compattezza per affrontare le sfide: unità tra governo e persone, tra partiti e società civile, tra gruppi etnici, religioni, persino con l'esercito".<br />L'Arcivescovo conclude: "Aung San Suu Kyi incarna un messaggio di coerenza, forza, unità. Di responsabilità per il suo paese. POrta avanti una missione. Il suo silenzio - che i media occidentali non comprendono - non è muto: parla in modo calmo, forse in modo birmano, del rispetto per una storia di lotta e dolore che conosce molto bene: è la sua vita, la sua famiglia, la sua storia. Una storia di attesa silenziosa del popolo del Myanmar davanti a un muro molto alto sormontato da filo spinato. Il silenzio esprime coerenza, anche nella disciplina dello spirito, di fronte alle difficoltà della politica e dell'informazione". Thu, 14 Jun 2018 12:37:43 +0200AFRICA/SUDAN - Le suore Comboniane impegnate per istruzione, integrazione e convivenza religiosahttp://fides.org/it/news/64356-AFRICA_SUDAN_Le_suore_Comboniane_impegnate_per_istruzione_integrazione_e_convivenza_religiosahttp://fides.org/it/news/64356-AFRICA_SUDAN_Le_suore_Comboniane_impegnate_per_istruzione_integrazione_e_convivenza_religiosaOmdurman - Il futuro del paese è nelle mani delle nuove generazioni e una buona preparazione, non solo accademica, è la base per costruire una società rispettosa del bene comune. Così spiega suor Freweini Ghebreab, missionaria comboniana, referente del progetto della “Comboni Girls School” di Omdurman in una nota pervenuta all’Agenzia Fides. Nella città, che dista pochi chilometri da Khartoum, vivono famiglie sfollate, ritornate di nuovo al Nord a causa dei disordini e dei conflitti in Sud Sudan. <br />Obiettivo della “Comboni Girls School” è garantire un’educazione integrale che confermi la dignità della persona e dia sicurezza nella vita, oltre che preparare a livello accademico, perché possano comprendere al meglio il loro ruolo nella società e nella famiglia. Frequentata da scolare e studentesse cristiane e musulmane, di età compresa fra i 5 ed i 17 anni, circa 100 alunne della scuola elementare e 25 studentesse della scuola superiore, vengono aiutate a pagare la retta scolastica annuale, la divisa e il materiale didattico. Le suore missionarie comboniane, che portano avanti questa attività da quasi 100 anni, offrono la possibilità di istruzione a bambine e ragazze della città e della periferia, ritenendo che l’istruzione sia un diritto di tutti, poveri e ricchi.<br />Già a maggio 2017, le missionarie comboniane avevano lanciato il progetto “Istruzione in Omdurman” per “favorire la cultura e far crescere la dignità di un popolo nel vivere i valori umani e cristiani della libertà, della giustizia, della dignità umana”. Il progetto intende le famiglie povere che non hanno il denaro per inviare le loro figlie a scuola. A causa della guerra nel Sud Sudan, infatti, molte famiglie cristiane stanno scappando verso il Nord, cercando una scuola cristiana per i loro figli. Alla sfida educativa le suore aggiungono anche il compito ancora più alto che è quello dell’integrazione e della convivenza religiosa. <br />Thu, 14 Jun 2018 12:16:52 +0200ASIA/INDIA - La Chiesa insegna i valori della Costituzione indiana nelle scuole cattolichehttp://fides.org/it/news/64355-ASIA_INDIA_La_Chiesa_insegna_i_valori_della_Costituzione_indiana_nelle_scuole_cattolichehttp://fides.org/it/news/64355-ASIA_INDIA_La_Chiesa_insegna_i_valori_della_Costituzione_indiana_nelle_scuole_cattolicheNew Delhi - Bisogna leggere, commentare e insegnare alle nuove generazioni il Preambolo della Costituzione indiana nelle scuole, e questo si farà a partire dalle migliaia di scuole gestite dalla Chiesa cattolica in India: è quanto riferisce l'Ufficio per l'Educazione e la Cultura della Conferenza episcopale cattolica indiana in un documento pervenuto all'Agenzia Fides. Il documento giunge in un momento politico in cui il governo nazionalista del Barathiya Janata Party, al potere nella Federazione, promuove politiche che vanno nella direzione di trasformare l'India in una nazione monoreligiosa. <br />“L'Ufficio della Conferenza episcopale per l'istruzione e la cultura ha inviato direttive alle istituzioni educative perché insegnino i valori costituzionali agli studenti, promuovendo il vero patriottismo, l'integrazione nazionale e l'amore per il paese", conferma a Fides il Salesiano p. Jose Manipadam, Segretario nazionale dell'Ufficio, che ha inviato il documento ai responsabili delle istituzioni educative cattoliche in tutta la nazione.<br />La Chiesa - ha spiegato - intende contribuire a insegnare alle giovani generazioni i valori costituzionali, mentre i partiti nazionalisti indù stanno compiendo sforzi per cambiare la Costituzione e promuovere l'ideologia dell' hindutva che predica per l'India "una religione, una cultura e una nazione".<br />Come appreso da Fides, i Vescovi e i leader cattolici impegnati nel settore educativo hanno accolto con favore l'indicazione, sottolineando "la necessità per le scuole cristiane di insegnare la Costituzione e promuovere una educazione civica che includa i valori della Carta" ha detto l'Acivescovo Calist Soosa Pakiam di Trivandrum, Presidente del Consiglio episcopale cattolico del Kerala. Il Vescovo definisce "altamente pericolosi" i tentativi da parte di alcuni gruppi di “immettere odio e paura nella società come scorciatoia per raggiungere il potere politico”. <br />Il Salesiano p. Manipadam afferma di aver preso l'iniziativa dopo che alcuni Vescovi avevano chiesto esplicitamente al suo Ufficio di intervenire per contribuire a inculcare i valori della Costituzione nei giovani, per "far emergere l'autentico senso del nazionalismo indiano, il sano patriottismo basato sui valori costituzionali".<br />A livello operativo, si andrà avanti in quattro fasi: nella prima fase, gli studenti sono incoraggiati a memorizzare il Preambolo; nella seconda fase si parla del suo significato, guidando gli studenti in discussioni di gruppo, elaborati scritti, ricerche; nel terzo passo al centro è l'espressione "We the people of India", come recita la Carta, sottolineando il pluralismo culturale e religioso della nazione; infine si approfondisce il significato di parole-chiave del Preambolo come "sovrano", "socialista", "laico", "democratico" e "repubblicano", insieme a "giustizia", "libertà", "uguaglianza", "fraternità",” cittadinanza". Thu, 14 Jun 2018 11:12:12 +0200