Fides News - Italianhttp://fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.ASIA/INDIA - Ostensione straordinaria delle spoglie di san Francesco Saverio: un messaggio di fede, semplicità, speranzahttp://fides.org/it/news/73130-ASIA_INDIA_Ostensione_straordinaria_delle_spoglie_di_san_Francesco_Saverio_un_messaggio_di_fede_semplicita_speranzahttp://fides.org/it/news/73130-ASIA_INDIA_Ostensione_straordinaria_delle_spoglie_di_san_Francesco_Saverio_un_messaggio_di_fede_semplicita_speranzaGoa - E' ancora impressa nella memoria collettiva dei fedeli indiani la figura del sant'uomo che gira per i villaggi con un campanellino e, richiamando l'attenzione di bambini e adulti, insegna le preghiera più semplici, il Padre nostro l'Ave Maria il Confiteor o i rudimenti delle fede come il segno della croce e i Dieci comandamenti. A Francesco Saverio , la cui festa si celebra oggi 3 dicembre, vengono date definizioni roboanti come "gigante dell'evangelizzazione", "il più grande missionario dell’epoca moderna", oltre ai titoli ufficiali conferitigli dalla Chiesa: Patrono dell’Oriente, dell’Opera della Propagazione della Fede e, con Santa Teresina di Lisieux, delle Missioni.<br />La Chiesa in India, con l'ostensione straordinaria delle sue spoglie mortali - che è in corso a Goa e durerà fino al 5 gennaio 2023 - intende ricordare a tutti proprio l'aspetto della semplicità e dell'essenzialità della fede, perchè "Dio si rivela ai piccoli e gli umili". Francesco Saverio venne inviato a evangelizzare in Oriente ma ebbe anche l'incarico ufficiale di "Legato pontificio" per le colonie portoghesi nelle Indie Orientali. Il suo servizio da "Nunzio apostolico" l'ha vissuto nel senso etimologico, da vero discepolo e missionario: nel donare la Buona novella a sofferenti, schiavi, malati, si occupò anche dei "pàravi", i pescatori di perle che, vessati dai musulmani, erano diventati cristiani, senza però un’adeguata istruzione, in quanto non si conosceva bene la loro lingua. Con fatica, tradusse le più importanti preghiere e le verità di fede, girando per i villaggi e battezzando, insegnando le preghiere, fondando chiese e scuole. Con commozione, poi, aveva incontrato genti che già conoscevano Gesù Cristo : il Signore l'aveva "preceduto in Galilea".<br />E' questo il santo che oggi i pellegrini indiani, che si affollano alla Basilica di Bom Jesus a Goa, dove si conservano le sue spoglie mortali, venerano e amano. Il Cardinale Felipe Neri Ferrao, Arcivescovo di Goa e Daman, ha annunciato solennemente l'ostensione del corpo del cofondatore della Compagnia di Gesù, il santo apostolo dell’Oriente che, nato nel 1506 a Javier, in Spagna, evangelizzò l’India, la penisola di Malacca, l'Indonesia, il Giappone e morì il 3 dicembre 1552 nell'isola cinese di Sancian, all'età di 46 anni. <br />Il corpo di Francesco Saverio fu esposto per la prima volta alla pubblica venerazione nella Chiesa di S. Paolo a Goa, dal 16 al 18 marzo del 1554, poco dopo l'arrivo nella città dell'India occidentale. Venne poi traslato nell’attuale Basilica, costruita nel 1594 e posto in un sepolcro d'argento e vetro nel 1637. Da allora la teca argentea viene aperta ogni dieci anni per l’atteso evento dell'ostensione pubblica, della durata di sei settimane. L'ultima si è svolta nel 2014.<br />Con l'esposizione odierna, la Chiesa indiana, all'indomani della pandemia, vuole riportare l'attenzione sulle antiche pratiche di devozione popolare come il pellegrinaggio, la preghiera, la venerazione dei santi. Per oltre un mese il corpo di Saverio è messo su un podio per consentire ai pellegrini di avvicinarsi, invocare grazie, chiedere speciale protezione. “Il senso dell'evento di devozione è ricondurre ogni anima all'incontro personale con Cristo, riflettere sul cammino di fede di Francesco Saverio e imitare il suo zelo per l’annuncio del Vangelo”, ha scritto il Cardinale Ferrao, ricordando che circa 4 milioni di persone hanno visitato le reliquie durante l'ultima ostensione. L'ostensione di quest’anno, inoltre, prevista con due anni di anticipo rispetto al calendario consueto, serve anche per preparare quella già fissata nel 2024, che darà tempo ai fedeli di compiere “un proprio, profondo viaggio spirituale interiore: il pellegrinaggio è culmine di un cammino spirituale, un cammino di rinnovamento e di speranza che ogni persona, ogni famiglia, ogni parrocchia è chiamata a intraprendere”, afferma don Barry Cardoza, direttore del Centro diocesano per la comunicazione a Goa. Questo pellegrinaggio, nota, non è un atto meramente individuale, ma è pienamente sinodale, in quanto si vuole "camminare a fianco ai poveri e agli emarginati, insieme con persone di tutte le fedi e culture, e in armonia con il creato”.<br />Il pellegrinaggio per visitare le spoglie del santo è, infatti, anche un evento di carattere interreligioso: come negli anni precedenti, pellegrini cattolici, indù e musulmani marciano insieme per otto giorni dal Maharashtra e dal Karnataka per raggiungere Goa e avere “un incontro spirituale con il santo”. E' un'esperienza che, raccontano, coinvolge nel profondo uomini e donne, guariti da mali fisici e spirituali grazie all'intercessione del gesuita spagnolo, oppure che ripongono nelle sue mani una preghiera o una richiesta speciale. <br />Oggi, nella Old Goa, tra la mobilitazione generale anche delle autorità civili, abitanti di diversa cultura, tradizione, casta o religione, conoscono, venerano e amano la figura che chiamano amichevolmente “Goencho Saib”, cioè “protettore di Goa”. A lui, che spese tutte le sue energie per portare il messaggio di amore del Risorto, i battezzati indiani si ispirano per testimoniare la salvezza donata da Cristo Gesù, che riempie e trasforma la vita di ogni persona.<br /> <br /><br /><br />Sat, 03 Dec 2022 11:53:48 +0100AFRICA/CONGO RD - Lutto nazionale per il massacro in un villaggio nell’est del Paese; domenica marcia per la pace indetta dai Vescovihttp://fides.org/it/news/73129-AFRICA_CONGO_RD_Lutto_nazionale_per_il_massacro_in_un_villaggio_nell_est_del_Paese_domenica_marcia_per_la_pace_indetta_dai_Vescovihttp://fides.org/it/news/73129-AFRICA_CONGO_RD_Lutto_nazionale_per_il_massacro_in_un_villaggio_nell_est_del_Paese_domenica_marcia_per_la_pace_indetta_dai_VescoviKinshasa – Tre giorni di lutto nazionale a partire da oggi, 3 dicembre, sono stati indetti da Félix Tshisekedi, Presidente della Repubblica Democratica del Congo, per commemorare le vittime del massacro nel villaggio di Kishishe, nel territorio di Rutshuru, a 70 km da Goma, capoluogo del Nord Kivu, nell’est del Paese.<br />Il governo di Kinshasa accusa i ribelli dell'M23 di aver "ucciso vigliaccamente" almeno 50 civili a Kishishe, il 29 novembre. <br />L'M23 ha negato di aver perpetrato il massacro, il cui bilancio è difficile da stabilire da fonti indipendenti perché l’accesso all’area è impossibile perché è sotto il controllo dei ribelli.<br />Il lutto nazionale coincide con la processione indetta per domani, domenica 4 dicembre, dai Vescovi della RDC in tutte le diocesi congolesi per porre all’attenzione di tutti il deterioramento della situazione della sicurezza nel Paese in generale e nell'est in particolare, e per porre fine “alla balcanizzazione della RDC”. Ovvero quel processo di smembramento latente del Paese operato da gruppi armati appoggiati dall’esterno.<br />L’appello alla manifestazione di domenica prossima è stato lanciato al termine della Assemblea Plenaria Straordinaria della Conferenza Episcopale Nazionale Congolese tenutasi dal 7 al 9 novembre a Kinshasa . “Non balcanizziamo la RDC, alziamoci tutti per salvaguardare l'integrità territoriale del nostro Paese” hanno detto i Vescovi.<br />Il 1° dicembre nel Sud Kivu, a Bukavu, si è già tenuta una manifestazione per la pace, guidata dall’Arcivescovo Mons. Francois Xavier Maroy. Lo stesso giorno i fedeli delle parrocchie del territorio di Kabare hanno marciato pacificamente per chiedere la pace e sostenere le FARDC .<br />I manifestanti hanno sfilato dalle rispettive parrocchie per recarsi presso l'ufficio dell'amministratore di Kabare dove è stato letto un memorandum in cui si chiede l'instaurazione della pace e la fine dell'aggressione della RDC da parte del Ruanda sotto la copertura dell'M23.<br />Da decenni diverse milizie operano nell'est della RDC. Tra queste c’è l’M23, che ha preso il controllo di diverse località nei territori di Rutshuru e Nyiragongo, nella provincia del Nord Kivu. L’M23 movimento ribelle, sconfitto nel 2013, ha ripreso le armi alla fine dello scorso anno. Kinshasa accusa il Ruanda di sostenerlo, armarlo e persino combattere al suo fianco, cosa che Kigali nega .<br />Nel tentativo di allentare le tensioni nell'est della RDC sono state avviate diverse iniziative diplomatiche, in particolare dalla Comunità degli Stati dell'Africa orientale . Quest'ultima ha deciso di schierare una forza regionale, comprendente soldati keniani , e ha lanciato una nuova sessione di colloqui di pace a Nairobi, senza però la partecipazione dell’M23. <br />Sat, 03 Dec 2022 11:23:20 +0100Il segreto di Francesco Saverio, “fuoco che accende altri fuochi”http://fides.org/it/news/73128-Il_segreto_di_Francesco_Saverio_fuoco_che_accende_altri_fuochihttp://fides.org/it/news/73128-Il_segreto_di_Francesco_Saverio_fuoco_che_accende_altri_fuochidi Gianni Valente<br />«Il più grande di tutti i missionari dell’età moderna». Così la monumentale Storia della Chiesa curata dal grande storico Hubert Jedin qualifica Francesco Saverio, il Santo gesuita di cui oggi si celebra la memoria liturgica. Aggiungendo che tale riconoscimento è dovuto non tanto al numero incredibile di persone da lui battezzate o ai miracoli a lui attribuiti, quanto alla sua «forza di attrazione». Anche per questo la vicenda straordinaria di Francesco Saverio - che nel 1927 Papa Pio XI ha proclamato Patrono delle missioni, insieme a Santa Teresa di Lisieux - continua a parlare al nostro presente. Soprattutto a chi anche oggi è coinvolto in un modo o nell’altro nella missione che Cristo ha affidato ai suoi.<br /><br /> «Un fuoco accende altri fuochi»<br />La forza attrattiva esercitata dal Santo gesuita si sprigionava dal dinamismo semplice e gratuito che segna da sempre il comunicaesi della fede in Cristo: Saverio, il Santo Patrono di tutti i missionari, attirava a Cristo perché a sua volta era stato attirato a Cristo. «Un fuoco accende altri fuochi», recita l’espressione cara proprio ai figli della Compagnia di Gesù. In lui, lo sprigionarsi di una inimmaginabile energia missionaria aveva il suo punto sorgivo nell’incontro avuto con Ignazio di Loyola a Parigi, quando era studente universitario e condivideva la stanza con l’altro santo gesuita Pietro Favre. Ignazio avvince quel giovane ambizioso e dal temperamento sanguigno ripetendogli una frase del Vangelo: «Che giova all’uomo conquistare il mondo intero, se poi perde se stesso?». «Quale grazia Nostro Signore mi ha fatto nell’aver conosciuto il signor Maestro Ignazio», scriverà più tardi Francesco Saverio. C’è anche lui tra i primi sette "compagni di Gesù" che il 15 agosto 1534, nella cripta della piccola chiesa di Santa Maria a Montmartre, fanno voto di servire Gesù Cristo in castità e povertà, andare in pellegrinaggio in Terra Santa o - se non fosse stato possibile - andare a Roma mettendosi a disposizione totale del Papa.<br /> I suoi dieci anni di missione nelle Indie orientali incroceranno di tutto: mal di mare sulle navi e catechismo tra i e i cercatori di perle indiani. Morbi tropicali, fame e sete. Naufragi e fughe nelle foreste. Incontri con mercanti e schiavisti senza scrupoli. Navigazioni verso Giava, il Borneo, le Molucche, poi su verso Formosa, passando dalle terre dei tagliatori di teste e fino alle isole del Giappone. Ma tutto si sprigiona dall’intimo miracolo dell’attrattiva della grazia, attestato anche dalla promessa nella cripta di Montmartre. Per tutta la vita sarà quella la “compagnia” che lo muove, lo consola e lo sostiene. Senza quel fuoco sempre acceso, anche le storie incredibili di Francesco Saverio potrebbero a somigliare a quelle di un avventuriero spirituale insoddisfatto. Invece, tutto quello che gli accade, ha origine in un atto di obbedienza. L’ex studente di Parigi si trova scaraventato dove non avrebbe mai immaginato, e ciò accade apparentemente per caso, solo per docile sequela a quello che gli chiede Ignazio, dopo che un altro “compagno di Gesù” destinato alle Indie orientali ha dovuto rinunciare. Non rivedrà più i suoi amici. Quando parte, sa già che «in questa vita ci “vedremo” ormai solo per lettera», come scrive nella sua prima missiva. Eppure la memoria lieta e consolante di loro lo accompagnerà per sempre. Non fa che ricordarli. Scrive e riceve da loro lettere che impiegano un tempo infinito per arrivare a destinazione. E quando pensa a loro, la sua gratitudine arriva alle lacrime. Quando muore, a 46 anni, il 2 dicembre 1552, ha appeso al collo un piccolo contenitore, con dentro un reliquia dell’Apostolo Tommaso, la formula della sua professione e le firme autografe dei suoi amici ritagliate dalle loro lettere. Erano quelli i tesori che voleva sempre tenere vicino al cuore. <br /><br />La missione ha come orizzonte il mondo<br />Il suo temperamento era estroverso carico di ottimismo, e nel contempo capace di piangere per la solitudine e l’amarezza. Ma lui stesso racconta di aver finito le lacrime solo piangendo di gioia e gratitudine. Nel gennaio 1552, quando manca eno di un anno alla fine della sua avventura terrena, annota: «Mi sembra veramente di poter dire che nella mia vita non ho mai ricevuto tanta gioia e allegrezza». Lo scrive dopo aver visto per anni le miserie umane e il miracolo dell’operare della grazia nei luoghi lontani dove lo ha spinto l’audacia dei primi gesuiti, da subito inviati ai quattro angoli del mondo, quando erano meno di dieci. «Sì, hanno scelto la vita, con tutti i suoi compromessi. […] Hanno scelto di andare nel mondo per insegnare il Vangelo, di affrontare il quotidiano, con quanto implica di tragico, di corrotto, di menzognero», scrisse il giornalista e storico Jean Lacouture nella sua opera-bestseller dedicata ai gesuiti.<br /><br /><br />Catechismo e sacramenti<br />In quei mondi lontani, plasmati da altre culture, segnati da tutto il bene e tutto il male che può uscire dal cuore degli esseri umani in gni tempo e in ogni terra, Francesco Saverio si avventura con scaltrezza e realismo, imparando le lingue, adattando i modi e anche le vesti alle diverse situazioni. Utilizza tutto e si adatta a tutto, perché la salvezza di Cristo sia confessata dovunque. E se oggi qualcuno teorizza che la missione si fa con le strategie social, Francesco Saverio riconosce che la grazia è trasmessa dai gesti stessi di Cristo, che sono i sacramenti: «Talmente grande è la moltitudine dei convertiti – scrive il Santo gesuita - che sovente le braccia mi dolgono tanto hanno battezzato e non ho più voce e forza di ripetere il Credo e i comandamenti nella loro lingua». Insegna il catechismo e le preghiere più semplici a bambini e adulti. Apre discorsi e confronti con i signori, i nobili e imonaci buddisti. E nelle sue lettere non mancano punture di spillo verso le oziose astrattezze di chi fa strategie o speculazioni erudite nelle accademie teologiche d’Occidente. Scrive che «Si cercano uomini che sappiano dare ragioni per vivere, perché in questi luoghi si apprezza meno il sapere e molto più la vita». E invita i suoi compagni a conversare con gli essere umani in carne e ossa, e tutti peccatori, «facendo che si aprano con voi. Questi sono i libri vivi con i quali avete da studiare, così per pregare come per vostra consolazione».<br /><br />Il tramonto del missionario<br />A 46 anni, Francesco Saverio viene portato via dalla morte per polmonite mentre è in una capanna di foglie, sull’Isola di Sancian, davanti alla Cina . Con lui ha solo la compagnia di un crocifisso e di un cinese divenuto da poco cristiano, che avrebbe dovuto accompagnarlo nella sua nuova avventura per fargli da interprete. L’immagine del “tramonto del gesuita” in attesa di entrare in Cina, raccontata anche nel dramma teatrale “Il divino impaziente” di José Maria Péman, è stata riproposta più volte anche da Papa Francesco. «Il grande missionario Francesco Saverio» ha ricordato tra l’altro il Vescovo di Roma nel libro-intervista “Senza di Lui non possiamo far nulla” sull’essere missionari oggi nel mondo «finisce così, guardando la Cina, dove voleva andare e non è riuscito a entrare. Muore così, senza niente, solo davanti al Signore. Muore lì, viene sepolto, e è come quando si seppellisce un seme». È la sorte – ha aggiunto il Papa – capitata a tutti i missionari sepolti nelle terre della loro missione: «Morendo in quei posti, sono stati piantati in quella terra come dei semi». I veri missionari, e le vere missionarie, di qualsiasi tipo – ha aggiunto il Successore di Pietro - «non sono solo degli “inviati”. Non sono degli intermediari. Vanno in missione seguendo Gesù, con Gesù, insieme a Gesù. Camminano con lui. E quando sono grandi missionari, si capisce che è Lui a portare loro». <br />Sat, 03 Dec 2022 11:09:46 +0100AMERICA - Oltre 7 milioni di persone costrette a fuggire dal loro paese in America latina: necessario uno sforzo congiunto di Red Clamor e UNHCRhttp://fides.org/it/news/73127-AMERICA_Oltre_7_milioni_di_persone_costrette_a_fuggire_dal_loro_paese_in_America_latina_necessario_uno_sforzo_congiunto_di_Red_Clamor_e_UNHCRhttp://fides.org/it/news/73127-AMERICA_Oltre_7_milioni_di_persone_costrette_a_fuggire_dal_loro_paese_in_America_latina_necessario_uno_sforzo_congiunto_di_Red_Clamor_e_UNHCRBogotà – Oltre 7 milioni di persone sono costrette a sfollamenti forzati e a richiedere asilo in America Latina e nei Caraibi. Paesi come El Salvador, Guatemala e Venezuela hanno registrato un forte aumento dovuto, tra le cause, all'influenza della criminalità organizzata, ai gruppi fuorilegge e agli effetti economici dei sistemi politici. Sullo sfondo di queste stime fornite dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati , si svolge l’Incontro Latinoamericano delle Case del Migrante, che si conclude oggi, 3 dicembre. I lavori, ospitati nella sede del Consiglio Episcopale Latinoamericano , sono iniziati il 28 novembre sul tema biblico "Ero straniero e mi avete ospitato". <br />Organizzato da “Red Clamor” e dall’UNHCR, come riferisce Adn Celam, l’incontro vede riuniti i responsabili di 23 case del Migrante di 13 paesi del continente, che tra gli altri obiettivi, intendono sviluppare un protocollo di assistenza globale per migranti e rifugiati nelle case di passaggio gestite dalla Chiesa latinoamericana e caraibica, e condividere buone pratiche nell'attenzione umanitaria a migranti e rifugiati. Red Clamor è “una rete di reti” che, collegate al CELAM, coordina e sostiene il lavoro pastorale delle organizzazioni della Chiesa cattolica in America Latina e nei Caraibi che accolgono, proteggono, promuovono e integrano migranti, sfollati, rifugiati e vittime della tratta.<br />L'intenzione di queste giornate di incontro è stata quella di lavorare per creare varie articolazioni che rafforzino le azioni di Red Clamor, grazie al supporto tecnico dell'UNHCR, per offrire un servizio migliore rispondendo alle esigenze dei migranti in diverse regioni dell'America Latina. Sono stati ribaditi i principi umanitari che guidano l'assistenza alle persone in condizioni di mobilità, rifugio o migrazione: si tratta di una situazione che rappresenta una costante nella realtà di questo tempo per il continente latinoamericano. Non bisogna risparmiare alcuno sforzo per offrire il dovuto accompagnamento a persone che, per un motivo o per l'altro, hanno deciso o sono state costrette a lasciare i loro luoghi di origine per ricostruire il loro progetto di vita, migliorarlo o trasformarlo completamente.<br />Tra i temi affrontati in questi giorni, figurano l'urgenza di prepararsi a fornire cure efficaci, dando priorità all'età di coloro che ricevono questa assistenza e ai bisogni dei diversi gruppi della popolazione. E’ stata anche evidenziata la necessità di attuare e migliorare i sistemi di registrazione e l'identificazione precoce delle esigenze della popolazione migrante, insieme ai meccanismi che possono aiutare a prevenire problemi quali lo sfruttamento sessuale, l'abuso sessuale e la violenza di genere. Tutte situazioni drammatiche che fanno parte del dolore delle persone che accedono ai servizi delle Case del Migrante.<br />Per raggiungere questi obiettivi, i centri di accoglienza temporanei per migranti devono avere un'infrastruttura di base, rispettando gli standard minimi per l'assistenza, perché la buona volontà da sola non è sufficiente. Anche il personale deve essere preparato ad ascoltare le necessità dei migranti, a fornire indicazioni utili per il loro futuro e a collaborare per questo scopo. Tutto questo richiede risorse economiche sufficienti, sia da fondi privati che dall'aiuto dei governi, in modo che le case dei migranti abbiano spazi sicuri e adeguati per coloro che vengono ospitati.<br /> <br />Sat, 03 Dec 2022 11:09:46 +0100VATICANO - Nomina del Segretario Aggiunto del Dicastero per l’Evangelizzazione e Presidente delle Pontificie Opere Missionariehttp://fides.org/it/news/73131-VATICANO_Nomina_del_Segretario_Aggiunto_del_Dicastero_per_l_Evangelizzazione_e_Presidente_delle_Pontificie_Opere_Missionariehttp://fides.org/it/news/73131-VATICANO_Nomina_del_Segretario_Aggiunto_del_Dicastero_per_l_Evangelizzazione_e_Presidente_delle_Pontificie_Opere_MissionarieCittà del Vaticano - Il Santo Padre Francesco ha nominato Segretario Aggiunto del Dicastero per l’Evangelizzazione con incarico di Presidente delle Pontificie Opere Missionarie il Reverendo Emilio Nappa, finora Officiale della Segreteria per l’Economia, conferendogli il titolo di Arcivescovo e assegnandogli la Sede titolare di Satriano.<br />È nato il 9 agosto 1972 a Napoli. È stato ordinato sacerdote per la Diocesi di Aversa il 28 giugno 1997. Ha conseguito il Dottorato in Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana nel 2004. Ha svolto diversi incarichi in Diocesi, tra cui Rettore della Chiesa San Rocco, Direttore e Professore stabile di Teologia Fondamentale presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose Interdiocesano Ss. Apostoli Pietro e Paolo Area Casertana a Capua e Canonico della Cattedrale. Inoltre, è stato collaboratore locale della Nunziatura Apostolica in Italia e Officiale della Sezione per gli Affari Generali della Segreteria di Stato. Da settembre 2022 è Officiale della Segreteria per l’Economia. <br />Sat, 03 Dec 2022 12:50:27 +0100AFRICA/ETIOPIA - In Tigray disarmo pronto ma soggetto al ritiro delle forze eritree e amhara dalla regionehttp://fides.org/it/news/73126-AFRICA_ETIOPIA_In_Tigray_disarmo_pronto_ma_soggetto_al_ritiro_delle_forze_eritree_e_amhara_dalla_regionehttp://fides.org/it/news/73126-AFRICA_ETIOPIA_In_Tigray_disarmo_pronto_ma_soggetto_al_ritiro_delle_forze_eritree_e_amhara_dalla_regioneAddis Abeba – Mentre proseguono gli sforzi in Etiopia per cercare di normalizzare la situazione nel Tigray dopo la firma degli accordi di pace dello scorso 3 novembre, non mancano le difficoltà per un reale disarmo delle parti in conflitto.<br />Il ‘fattore più problematico nel processo di attuazione dell'accordo di pace’ è costituito dalla presenza delle forze eritree nel Tigray. E’ quanto hanno trasmesso le autorità tigrine alla delegazione dell'Unione Africana. <br />Malgrado l’impegno umanitario e politico, una probabile minaccia per la pace, secondo testimonianze tigrine, è data dai continui attacchi delle truppe eritree contro la popolazione civile.<br />Secondo il Centro di coordinamento delle emergenze del governo del Tigray, tra il 17 e il 23 novembre 2022, le forze eritree hanno ucciso 111 persone.<br />Lo scorso 24 novembre, nel corso di una visita nella città tigrina di Macalle, l’Alto rappresentante dell'Unione Africana nel Corno d'Africa, e capo negoziatore di pace tra il governo etiope e le autorità del Tigray, Olusegun Obasanjo, ha incontrato alti membri dello stato regionale e rappresentanti delle istituzioni religiose per discutere sui progressi dell'attuazione dell'accordo di pace, insieme a Phumuzile Mlalmbo, uno dei tre mediatori africani durante i colloqui di pace in Sudafrica.<br />“Nessun Paese dovrebbe accettare la presenza di una contea straniera sulla sua terra" ha dichiarato Olusegun Obasanjo in merito alla presenza delle truppe straniere in Etiopia.<br />Le forze tigrine, secondo il portavoce Tadesse Wereda, hanno dichiarato che i loro combattenti sono stati informati sul protocollo del disarmo ma che la consegna delle armi pesanti è collegata al ritiro delle forze eritree e amhara nella regione del Tigray.<br />Secondo l’analista William Davison, che ha ripreso fonti interne tigrine, le truppe federali etiopi e la polizia etiope sono state ridistribuite nella città di Adigrat, dopo l’uscita dalla stessa delle forze del Tigray. La zona è una delle più colpite della forze eritree ed è sede dell’eparchia dove vive l’eparca Tesfaselassie Medhin.<br />Un passaggio importante è avvenuto mercoledì 30 novembre a Shire, nella zona nord-occidentale del Tigray: il Comitato misto di pianificazione tecnica, che dovrebbe delineare il piano dettagliato per il disarmo dei combattenti del Tigray, ha assunto le sue funzioni con un incontro tra i vertici militari dell'esercito federale e delle forze tigrine. Il Comitato, istituito lo scorso 12 novembre a Nairobi, dovrebbe finalizzare i suoi compiti nei prossimi giorni con un piano dettagliato per affrontare le questioni del disarmo e altre correlate. La pianificazione è stata ritardata a causa di fattori tecnici. <br />Prosegue anche la distribuzione di generi alimentari da parte del World Food Program, oltre a carburante e aiuti sanitari, sia via terra che con voli aerei. Vengono ancora registrate limitazioni di accesso nelle zone centrali e settentrionali del Tigray, dove si stima che 170 mila persone hanno bisogno di aiuti umanitari. Situazione molto critica anche tra gli Amhara e Afar, dove rispettivamente 7 milioni e 1,2 milioni di persone necessitano di aiuti alimentari.<br /> Sat, 03 Dec 2022 10:05:06 +0100ASIA/PAKISTAN - Stretta del governo e dei tribunali sulla blasfemia via social mediahttp://fides.org/it/news/73125-ASIA_PAKISTAN_Stretta_del_governo_e_dei_tribunali_sulla_blasfemia_via_social_mediahttp://fides.org/it/news/73125-ASIA_PAKISTAN_Stretta_del_governo_e_dei_tribunali_sulla_blasfemia_via_social_mediaPeshawar - Un tribunale antiterrorismo di Peshawar ha condannato a morte Sana Ullah, cittadino pakistano residente nella provincia settentrionale di Khyber Pakhtunkhwa, con l'accusa di aver commesso blasfemia sui social media. La Corte gli ha inflitto contestualmente una pena detentiva di 21 anni e una multa di 1,6 milioni di rupie. Mentre la multa e la pena detentiva saranno subito esecutive, la condanna a morte sarà soggetta a conferma da parte dell'Alta Corte di Peshawar.<br />Secondo la sentenza, emessa il 1° dicembre, tutti i testimoni dell'accusa sono pienamente concordi, mentre la scheda Sim del telefono cellulare a lui intestata conteneva diversi contenuti blasfemi, condivisi dall'uomo in un gruppo sulla chat "What'sApp". La denuncia a carico dell'uomo è stata presentata il 4 agosto 2021 e l'arresto dell'imputato è avvenuto il giorno successivo, ai sensi degli articoli del Codice Penale 295-a , 295-C e 298-a , e ai sensi dell'articolo 20 della Legge sulla prevenzione dei crimini elettronici , nonchè in violazione dell'articolo 7 della legge antiterrorismo.<br />Secondo informazioni raccolte da Fides tra enti e comunità della società civile, in Pakistan si assiste a una stretta per punire il reato di blasfemia sui social media, applicandovi pedissequamente la dura legislazione penale esistente. Organizzazioni islamiche stanno utilizzando tutti i forum legali per controllare quella che reputano come "una crescente minaccia di diffusione di contenuti blasfemi sui social media". A essere coinvolto è il Cyber ​​Crime Wing della Federal Investigation Agency , chiamata in causa per monitorare e denunciare quanti mettono in rete sul web contenuti blasfemi. Il Segretario generale della "Commissione legale sulla blasfemia" Sheraz Ahmed Farooqui, ha confermato che la FIA sta adoperandosi per rintracciare e fermare la pubblicazione sui social media di contenuti blasfemi e che finora 62 persone sono state tratte agli arresti per tali reati. <br />Un consorzio di organizzazioni sociali e giuridiche di carattere religioso sta portando avanti tali casi, chiedendo la massima severità per chi compie blasfemia sui social media. Condivide questo approccio il gruppo religioso islamico Tehreek-e-Labbaik Pakistan , che si oppone a qualsiasi emendamento alle leggi sulla blasfemia e che, nel corso degli ultimi 15 anni, ha acquisito forte popolarità.<br />In tale cornice anche il Ministero degli affari religiosi e dell'armonia interreligiosa ha riattivato un apposito gruppo di valutazione web per controllare gli episodi di blasfemia che si rilevano sui social media e poi segnalarli alla polizia.<br />Secondo i critici della cosiddetta "Legge di blasfemia" molte persone, in special modo appartenenti alle minoranze religiose, vengono denunciate ingiustamente e la legge viene utilizzata impropriamente come strumento per vendicarsi in controversie private. Molti degli accusati, poi - si nota - possono compiere un presunto "atto di blasfemia" involontariamente oppure hanno problemi di salute mentale, e sono presi di mira in modo sproporzionato, non avendo la piena consapevolezza dei propri atti.<br />Tra i casi viziati dalla mancanza di prove credibili e da altre irregolarità - come rileva l'organizzazione "Christian Solidarity International" - vi sono quelli, attualmente pendenti in tribunale, relativi ad almeno 10 cittadini pakistani accusati di blasfemia, sia cristiani , sia musulmani . E' recente il caso di Imran Rehman, cristiano 32enne e padre di due bambine, arrestato a settembre 2022 e ora in carcere a Lahore con l’accusa di aver postato materiale blasfemo su un gruppo chat "What'sApp".<br />Secondo il "Center for Research and Security Studies" di Islamabad, 1.415 persone sono state accusate di blasfemia in Pakistan tra il 1947 e il 2021. In quel numero, 81 di loro sono state uccise in via extragiudiziale. <br /> <br />Fri, 02 Dec 2022 13:03:55 +0100AMERICA/COSTA RICA - E’ tempo di riflettere sulla vita, come dono e come diritto, che alcuni nella società disprezzanohttp://fides.org/it/news/73124-AMERICA_COSTA_RICA_E_tempo_di_riflettere_sulla_vita_come_dono_e_come_diritto_che_alcuni_nella_societa_disprezzanohttp://fides.org/it/news/73124-AMERICA_COSTA_RICA_E_tempo_di_riflettere_sulla_vita_come_dono_e_come_diritto_che_alcuni_nella_societa_disprezzanoSan José – “È importante e necessario riflettere sul dono della vita che abbiamo ricevuto gratuitamente e meravigliosamente da Dio. Mentre alcuni nella società disprezzano questo dono e diritto sacro, viviamo un tempo di grazia che ci permette di apprezzare il dono più importante che ci sia mai stato dato: la vita”. L’invito viene dalla Conferenza Episcopale di Costa Rica, nel messaggio per l’Avvento, “tempo di preparazione alla solennità del Natale, che rende presente all'umanità la prima venuta del Figlio di Dio”. <br />Il messaggio ricorda che l’annuncio dell'Arcangelo Gabriele alla Vergine Maria “ci riempie di speranza, la nascita che viene annunciata è quella del nostro Salvatore. Egli viene a redimerci, a darci la vita, e la vita in abbondanza”. L’invocazione di questo tempo liturgico “Vieni, Signore Gesù”, diventi il grido dei credenti e degli uomini di buona volontà nel nostro Paese, “per porre fine alle correnti e alle ideologie che vogliono privarci del dono della vita”. Consapevoli del dolore, del peccato, delle tensioni, dei limiti e delle difficoltà di questa vita, dell'insicurezza e persino della morte, “l'Avvento è un invito ad attendere Gesù, che ha sempre un messaggio trascendente per noi: che il Regno di Dio è possibile per tutti”.<br />I Vescovi ricordano che la Chiesa del Costa Rica sta vivendo la Grande Missione Nazionale , e in questa prospettiva sottolineano che “l'Avvento è un tempo per riflettere sul corso e sul destino che stiamo forgiando nella nostra società sempre più materialista, spesso solo alla ricerca di risultati economici e per distorcere i veri valori che esaltano la dignità della persona umana”.<br />Nella parte conclusiva del messaggio, citando le parole di Papa Francesco al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, l’11 gennaio 2016, quando ha parlato della “cultura dello scarto”, della fame e della situazione di milioni di migranti, si sottolinea che “l'Avvento è l'incontro di Dio con l'uomo, perciò deve condurci ad una cultura dell'accoglienza della vita, dal concepimento alla morte naturale”. Esortano quindi a vivere questo tempo “cercando la novità nella nostra vita, per accogliere Colui che ci offre la vita vera ed eterna”.<br />L’accento posto dalla Conferenza Episcopale, nel messaggio per l’Avvento ed il Natale, sul valore della vita, riflette il confronto che si sta sviluppando da tempo in Costa Rica su diversi aspetti che si riferiscono a questo tema. Nel messaggio augurale al nuovo Presidente della Repubblica, Rodrigo Chaves Robles, eletto il 3 aprile 2022, i Vescovi elencavano le principali preoccupazioni della Chiesa cattolica: povertà e disoccupazione , mancanza di case e di infrastrutture, aggressioni politiche che minacciano la vita e la famiglia, in contrasto con la cultura della vita che ha sempre caratterizzato la nazione, sistema sanitario carente, poca attenzione agli anziani… .<br />Incontrando il 19 maggio il nuovo Presidente della Repubblica e alcuni ministri del governo, i Vescovi hanno ribadito l’impegno della Chiesa per la persona umana e il rispetto della sua dignità, oltre alla loro piena disponibilità alla collaborazione. Riguardo ai temi dell'aborto, dell'eutanasia e della vecchiaia considerata “malattia”, hanno confermato la loro posizione a favore della vita, dal concepimento alla morte naturale, e quindi l’opposizione alle leggi che non rispettano la vita. È stata inoltre espressa la preoccupazione per la promozione dell'ideologia di genere e per l'avanzata di una vera “colonizzazione ideologica” .<br />Il 17 novembre 2022 presso l'Università Cattolica del Costa Rica, si è svolto un incontro dedicato alla “necropolitica e il suo impatto sulla società di oggi”, organizzato da Medici per la Vita, dalla Conferenza Episcopale e dall'Università Cattolica, con relatori di alto livello. Mons Bartolomé Buigues Oller, Vescovo di Alajuela e presidente della Commissione Nazionale di Bioetica della Conferenza Episcopale, ha sottolineato nel suo intervento che "la vita è la cosa più bella che abbiamo. Una società che si prende cura della vita è una società che cresce e diventa adulta, il contrario è una società senza direzione. L'azione politica deve proteggerla, così come deve prendersi cura del sistema sanitario e di quello educativo, e della protezione della famiglia, perché è lì che viene curata".<br /> <br />Fri, 02 Dec 2022 11:32:40 +0100AMERICA/HAITI - I missionari con il cuore in subbuglio: bande armate assaltano anche chiese e ospedalihttp://fides.org/it/news/73122-AMERICA_HAITI_I_missionari_con_il_cuore_in_subbuglio_bande_armate_assaltano_anche_chiese_e_ospedalihttp://fides.org/it/news/73122-AMERICA_HAITI_I_missionari_con_il_cuore_in_subbuglio_bande_armate_assaltano_anche_chiese_e_ospedaliPort Au Prince – “Ogni anno succede qualcosa di grave; quest’anno, e l’anno non è ancora terminato, non ci sono stati né terremoti né cicloni ma una violenza inaudita ha investito il Paese, generato insicurezza, paura, carestia, fame e disperazione e, perché non manchi nulla, è ritornata l’emergenza colera che ha ucciso soprattutto bambini.” A parlare è padre Antonio Menegon, missionario Camilliano, che si dice 'con il cuore in subbuglio' per la catastrofe umanitaria che ha investito Haiti. “Anche se nessun media ne parla, è catastrofe umanitaria - sottolinea. Le bande armate che governano il Paese sono sempre più aggressive e ormai gestiscono tutto. I prezzi dei beni primari, quali alimentari, carburanti e farmaci, sono più che triplicati; i giovani violenti hanno distrutto, saccheggiato e bruciato sia depositi di carburante sia supermercati, chiese, depositi di generi alimentari della Caritas e di altre organizzazioni umanitarie internazionali. Gli ospedali, uno dopo l’altro, stanno chiudendo per mancanza di gasolio, di elettricità, di alimentari e di farmaci.”<br />“Il nostro ospedale, Foyer Saint Camille a Port au Prince, - racconta p. Menegon - è ancora attivo ma non sappiamo fino a quando potrà resistere; più volte sono entrati giovani armati e, fino ad oggi, non hanno portato via nulla ma la paura è stata tanta. In questa situazione è difficile lavorare e assicurare assistenza ai malati.”<br />I Missionari e il personale non possono uscire dal Centro Ospedaliero per approvvigionamento o per tornare a casa in quanto potrebbero essere uccisi. “Oltre ai 100 bambini disabili ospiti del Foyer Bethléem e agli ammalati ricoverati al Foyer Saint Camille non sappiamo più dove ospitare le donne incinte che devono partorire e i bambini che nascono. Si deve provvedere alle necessità di tutti e anche al personale medico e infermieristico, più di 300 persone vivono all’interno dell’ospedale e a tutti si deve garantire pasti, cure e farmaci. Nonostante tutto questo, dall’inizio dell’anno abbiamo costruito nella zona sud dell’isola, distrutta dal terremoto dell’agosto 2021 scuole e case, arrivando a costruire 40 case e 5 scuole.”<br /> <br />Fri, 02 Dec 2022 10:43:35 +0100AFRICA/GHANA - Il Ghana, finora esentato dagli attacchi jihadisti, si interroga sulle minaccia del terrorismo nella regionehttp://fides.org/it/news/73123-AFRICA_GHANA_Il_Ghana_finora_esentato_dagli_attacchi_jihadisti_si_interroga_sulle_minaccia_del_terrorismo_nella_regionehttp://fides.org/it/news/73123-AFRICA_GHANA_Il_Ghana_finora_esentato_dagli_attacchi_jihadisti_si_interroga_sulle_minaccia_del_terrorismo_nella_regioneAccra – “Il dialogo ha la potenzialità di essere uno stimolo continuo ad una maggiore comprensione della verità” ha affermato p. Lazarus Anondee, Segretario generale della Conferenza episcopale cattolica del Ghana , parlando al National Forum on Trending Conflict Issues , tenutosi ad Accra. Il forum, organizzato dal GCBC in collaborazione con il Catholic Relief Services , ha riunito i principali attori del Paese interessati a trovare modi per proteggere il Paese dall'estremismo violento e dal terrorismo.<br />All'evento hanno partecipato, tra gli altri, personale delle forze armate del Ghana, del servizio carcerario, del servizio di immigrazione, del Consiglio cristiano del Ghana, dei partiti politici e dei leader tradizionali.<br />P. Anondee ha affermato che la regione del Sahel centrale dell'Africa occidentale vede attualmente un aumento della violenza e dell'estremismo, a causa dell'indebolimento delle istituzioni nazionali e della diminuzione delle risorse naturali.<br />Questo a sua volta – sottolinea p. Anondee – causa la migrazione di milioni di persone in cerca di sicurezza, sia all’interno della regione sia fuori.<br />Il Segretario generale della Conferenza episcopale ha quindi esortato i partecipanti a collaborare con le comunità locali e la società civile, compresi i leader religiosi, per ricostruire la fiducia nelle istituzioni statali locali e nazionali e riaccendere la partecipazione civica.<br />Nel corso del suo intervento il colonnello dott. Tim Ba-Taa-Banah, direttore del National Counter Terrorism Fusion Center del Ministero della sicurezza nazionale, ha affermato che anche se il Ghana non ha ancora registrato alcun attacco terroristico diretto, non è immune da tali attacchi. Ha dunque esortato i ghaniani a rimanere vigili e segnalare eventuali atti sospetti alle agenzie di sicurezza.<br />Da notare che nella seconda metà di novembre si è tenuta nella capitale del Ghana una riunione dell'Iniziativa di Accra. L’Iniziativa avviata nel 2017 mira a coordinare gli sforzi regionali per far fronte alla crescente minaccia della violenza jihadista, che colpisce Mali, Burkina Faso e Niger e potrebbe diffondersi negli Stati costieri, come Toga e Benin che hanno già registrato alcuni attacchi terroristici.<br />I presidenti di Benin, Togo, Ghana, Costa d'Avorio e Burkina Faso, nonché i leader di Niger e Mali, si sono incontrati ad Accra con i rappresentanti di Unione Europea, Gran Bretagna e Francia.<br />Negli ultimi mesi l'Iniziativa ha assunto maggiore importanza a causa del moltiplicarsi degli attentati in Benin e Togo, ma anche a seguito di un crescente interesse da parte dei partner occidentali che stanno cercando di ridefinire la propria strategia nella regione.<br />Il deterioramento della sicurezza nel Sahel "minaccia di inghiottire l'intera regione dell'Africa occidentale", ha avvertito il presidente ghanese Nana Akufo-Addo all’apertura dell’incontro. <br />Fri, 02 Dec 2022 11:26:45 +0100EUROPA/RUSSIA - Dar da mangiare agli affamati. Germogli di misericordia francescana nel gelo dell’inverno russohttp://fides.org/it/news/73121-EUROPA_RUSSIA_Dar_da_mangiare_agli_affamati_Germogli_di_misericordia_francescana_nel_gelo_dell_inverno_russohttp://fides.org/it/news/73121-EUROPA_RUSSIA_Dar_da_mangiare_agli_affamati_Germogli_di_misericordia_francescana_nel_gelo_dell_inverno_russoMosca –“Portane un chilo”. In russo, “Prinesi kilogramm”. Così si chiama anche quest’anno la raccolta di generi alimentari promossa a Mosca dai Francescani Conventuali per aiutare persone che nella Capitale, e non solo, vivono in stato di bisogno.<br />Il reperimento di generi alimentari per chi si trova in condizioni di difficoltà sta diventando un impegno periodico frequente per i Francescani Conventuali di Mosca, e ritorna almeno due volte l’anno, prima del Natale e prima della Pasqua. Anche quest’anno, la campagna prenatalizia è iniziata il 28 novembre, giorno successivo alla prima domenica di Avvento.<br />L’iniziativa “Prinesi kilogramm” si svolge da nove anni, due volte all’anno, e prosegue fino a Natale. Chi aderisce alla raccolta è invitato a portare almeno 1 kg di alimenti a lunga conservazione presso il Convento dei Frati minori conventuali a Mosca. Parte del cibo raccolto resta nella Capitale, mentre il resto viene inviato a Kaluga, città circa 200 km a Sud di Mosca, dove sorge un altro convento francescano.<br />La campagna non è nata da astratte e indefinite buone intenzioni umanitarie. «Vedevamo persone in costante difficoltà, sia tra chi frequenta il nostro convento, sia al di fuori della comunità», racconta all’Agenzia Fides fra Piotr Karnialiuk OFM Conv, frate guardiano del convento di San Francesco a Mosca e segretario della Custodia Generale Russa. «Allora - aggiunge - abbiamo iniziato ad organizzare raccolte di generi alimentari a lunga conservazione per due volte all’anno, in prossimità della Pasqua e del Natale, e a diffondere la notizia tramite il passaparola attraverso gli strumenti social», continua fra Piotr. Al convento arrivano persone della capitale e delle città limitrofe. Portano in dono confezioni di riso, pasta di grano duro e scatolame. Al termine del periodo di raccolta, le derrate immagazzinate vengono distribuite a chi si presenta alla porta dei conventi di Mosca o Kaluga e chiede di avere qualcosa da mangiare. «Così, aiutando chi ha bisogno anche dei beni di prima necessità, facciamo anche noi esperienza del miracolo della gratuità e facciamo passi avanti sulla via della carità», commenta il padre guardiano.<br />La storia recente dell’ordine in Russia e Kazakhstan ha inizio dopo la caduta dell’URSS, quando nel 1993 i frati minori conventuali furono chiamati in quelle terre da mons. Tadeusz Kondrusiewicz, allora amministratore apostolico della Russia europea. Inizialmente, i frati dipendevano da alcune province polacche dell’ordine e, nel 2001, è nata la Custodia Generale Russa di San Francesco d’Assisi , che dal 2019 include anche il Kazakhstan. Attualmente, essa comprende sei conventi , presso cui vivono sedici frati, provenienti da Lituania, Slovenia, Polonia, Bielorussia, Italia e Kazakhstan. A questi si aggiungono tre giovani in formazione, di cui uno di origini russe e uno di origini kazake. Alle diverse iniziative caritatevoli, i francescani affiancano anche attività in ambito culturale, grazie alla Casa editrice dei Francescani , fondata nel 1994, che ha tradotto in lingua russa numerosi documenti pontifici e testi teologici. Lo scorso giugno il sesto Capitolo generale ha rieletto Custode generale fra Dariusz Harasimowicz OFM Conv, missionario in Russia da oltre ventisei anni. Agenzia Fides 2/12/2022)<br />Fri, 02 Dec 2022 07:41:58 +0100ASIA/LIBANO - Il Consiglio delle Chiese del Medio Oriente ai giovani cristiani: rimanete fedeli alla vostra terrahttp://fides.org/it/news/73120-ASIA_LIBANO_Il_Consiglio_delle_Chiese_del_Medio_Oriente_ai_giovani_cristiani_rimanete_fedeli_alla_vostra_terrahttp://fides.org/it/news/73120-ASIA_LIBANO_Il_Consiglio_delle_Chiese_del_Medio_Oriente_ai_giovani_cristiani_rimanete_fedeli_alla_vostra_terraBkennaya – Un appello esplicito e risoluto diretto soprattutto ai giovani cristiani del Medio Oriente, affinché restino fedeli alla loro terra” e si guardino dal “cadere nella trappola delle tentazioni dell'emigrazione, che fa loro perdere la loro identità” e sottrae a tutta l’area mediorientale una delle componenti essenziali e originarie del tessuto sociale. E’ questo il richiamo forte arrivato dal Comitato esecutivo del Consiglio delle Chiese del Medio Oriente , riunitosi il 28 e 29 novembre a Bkennaya , presso il monastero di Notre-Dame du Puits.<br />Quest’anno i lavori del comitato esecutivo hanno concentrato l’attenzione proprio sull’esodo continuo di giovani cristiani dal Medio Oriente, fenomeno che in diversi Paesi sta incidendo pesantemente sul profilo delle comunità cristiane locali e sull’età media dei battezzati che ne fanno parte. Alle giornate di riflessione comune, oltre ai membri del comitato esecutivo nominati in rappresentanza di 21 Chiese e comunità ecclesiali mediorientali e ai responsabili della segreteria generale e dei diversi dipartimenti, han preso parte anche un gruppo di giovani provenienti da Egitto, Iraq, Giordania, Palestina e Siria, oltre che dal Libano. Ragazzi e ragazze hanno partecipato all'incontro come rappresentanti di varie comunità e movimenti giovanili. Una sessione dei lavori à stata interamente dedicata al confronto su attese e preoccupazioni e proposte manifestate dai giovani a partire dal racconto del loro vissuto quotidiano. <br />Il comunicato di sintesi dei lavori, diffuso mercoledì 30 novembre e pervenuto all’Agenzia Fides, riporta anche una lista di 7 disposizioni, raccomandazioni e appelli indicati dal MECC come possibili punti di riferimento e ispirazione per il cammino futuro delle comunità cristiane mediorientali nel tempo presente, segnato da incertezze, povertà e dalle sofferenze sparse da guerre e conflitti settari in ogni parte del mondo. In particolare, viene prospettata la possibilità di dedicate nel prossimo futuro una conferenza speciale alla piaga dei rapitmenti e delle sparizioni forzate, in coincidenza con i dieci anni dal sequestro dei due vescovi di Aleppo Boulos Yazigi e Mar Gregorios Yohanna Ibrahim . <br />I partecipanti alla riunione del MECC hanno anche sottolineato la necessità di “andare avanti nel dialogo per cercare di unificare la data per la celebrazione della Pasqua, esigenza pressante delle varie parrocchie e delle Chiese del Medio Oriente”, rimarcando che tale passo non metterebbe in alcun modo in ombra la ricchezza rappresentata dalla diversità dei riti e delle diverse tradizioni ecclesiali.<br />Il Consiglio delle Chiese del Medio Oriente, fondato nel 1974 a Nicosia e attualmente con sede a Beirut, ha lo scopo di facilitare la convergenza delle comunità cristiane mediorientali su temi di comune interesse e favorire il superamento di contrasti di matrice confessionale. Al MECC aderiscono Chiese e comunità ecclesiali appartenenti a quattro “famiglie” diverse: quella cattolica, quella ortodossa, quella ortodossa orientale e quella evangelica. L’attuale Segretario generale, è l’economista e sociologo Michel Abs, appartenente alla Chiesa greco ortodossa di Antiochia, il cui Patriarca, Yohanna X, risiede a Damasco. <br />Thu, 01 Dec 2022 12:16:47 +0100AFRICA/CENTRAFRICA - “Siamo perplessi sul presunto bombardamento della base dei mercenari russi” dicono fonti di Fideshttp://fides.org/it/news/73119-AFRICA_CENTRAFRICA_Siamo_perplessi_sul_presunto_bombardamento_della_base_dei_mercenari_russi_dicono_fonti_di_Fideshttp://fides.org/it/news/73119-AFRICA_CENTRAFRICA_Siamo_perplessi_sul_presunto_bombardamento_della_base_dei_mercenari_russi_dicono_fonti_di_FidesBangui – “Francamente è una cosa che ci lascia perplessi” dicono all’Agenzia Fides fonti della Chiesa locale dalla Repubblica Centrafricana commentando l’attacco aereo denunciato dal governo di Bangui, che sarebbe avvenuto nella notte tra il 27 e il 28 novembre contro la base delle Forze di Difesa e Sicurezza di Bossangoa, nel nord-ovest del Paese.<br />“Il fatto si sarebbe verificato in piena notte, oltretutto senza luna, cosa che presuppone l’uso di tecnologie relativamente sofisticate in dotazione a una potenza esterna al Centrafrica” spiegano le fonti di Fides. “Chiaramente viene in mente la Francia che qui ormai è da tempo malvista. Ma al momento non vi sono elementi per tirarla in ballo”. Oltre ai militari centrafricani la base di Bossangoa ospita uomini della compagnia militare privata russa Wagner, che da tempo affianca e assiste le forze armate locali. Insieme alla base l’attacco ha preso di mira un cotonificio, causando ingenti danni materiali senza causare vittime. Il velivolo, secondo le autorità di Bangui, ha sorvolato anche la città di Bozoum e si è diretto a nord del Paese, prima di varcare i confini.<br />“Il cotonificio non è certo un obiettivo strategico anche in un Paese povero come il Centrafrica” continuano le nostri fonti. Quanto alla presenza russa aggiungono: “Sì in Centrafrica i mercenari della Wagner sono presenti e vanno e vengono in diverse aree del Paese. Si è pure diffusa la voce, che però non siamo in grado al momento di confermare, che gli uomini della Wagner stiano reclutando persone nelle prigioni del Paese. Non per inviarli a combattere in Ucraina ma per impiegarli qui in Centrafrica”.<br />Le dichiarazioni rilasciate agli organi di stampa internazionali dai portavoce centrafricani lasciano perplessi. Insistevano infatti sul fatto che l'aereo o gli aerei che hanno attaccato la base lo hanno fatto nel massimo silenzio. Un modo come un altro per significare che secondo loro non possono essere caccia a reazione o elicotteri.<br />Inoltre, le autorità centrafricane hanno accusato uno dei loro vicini di essere colpevole o almeno complice dell’attacco aereo; senza nominarli Bangui ha puntato il dito soprattutto contro le autorità camerunesi e ciadiane. La città di Bossangoa si trova poco distante dal confine con il Ciad, nel nord, con il quale i rapporti sono particolarmente tesi. Bangui accusa N'Djamena di aver permesso ai gruppi armati di utilizzare il suo territorio come base di ripiego e di aver concesso asilo al loro principale leader, l'ex presidente François Bozizé. <br />Su mandato delle Nazioni Unite, anche la Missione di stabilizzazione ONU nella Repubblica centrafricana è presente nel Paese per cercare di stabilizzare la situazione della sicurezza e ripristinare l'autorità statale. Il governo del presidente Faustin Archange Touadéra sta infatti affrontando l'insurrezione di gruppi armati che continuano a svolgere sporadiche azioni di guerriglia contro i soldati ei loro alleati. <br />Thu, 01 Dec 2022 11:33:36 +0100AMERICA/CUBA - Da 25 anni il Natale è tornato giorno festivo a Cuba, che si prepara a ricordare la storica visita di Giovanni Paolo IIhttp://fides.org/it/news/73118-AMERICA_CUBA_Da_25_anni_il_Natale_e_tornato_giorno_festivo_a_Cuba_che_si_prepara_a_ricordare_la_storica_visita_di_Giovanni_Paolo_IIhttp://fides.org/it/news/73118-AMERICA_CUBA_Da_25_anni_il_Natale_e_tornato_giorno_festivo_a_Cuba_che_si_prepara_a_ricordare_la_storica_visita_di_Giovanni_Paolo_IIL’Avana – Il 25° anniversario del riconoscimento del Natale come giorno festivo a Cuba e il 25° anniversario della visita nell’isola del Santo Padre Giovanni Paolo II, sono gli eventi citati dai Vescovi cubani nel loro messaggio in preparazione al Natale, diffuso ieri, 30 novembre. <br />In concomitanza con l’annuncio del programma ufficiale della visita di Giovanni Paolo II a Cuba, dal 21 al 26 gennaio 1998, Fidel Castro annunciò il 13 dicembre il ripristino per il 1997 della festività del Natale. Era stato lo stesso Pontefice, nel corso della visita di Castro in Vaticano nell’autunno 1996, a chiederlo come gesto di buona volontà, facendo eco al desiderio della Chiesa locale. L’ultimo Natale celebrato come giorno festivo nell’isola caraibica risaliva al 1968, quando il regime decise di spostare la festa ad altra data ufficialmente per non interrompere il raccolto della canna da zucchero. <br />“Il Natale è sempre un evento nuovo – scrivono i Vescovi nel messaggio in preparazione al Natale 2022 - perché la nostra situazione personale, ecclesiale e sociale sta cambiando e, quindi, da questa nuova prospettiva accogliamo Gesù Bambino, che viene a condividere la nostra vita, a camminare con noi e insegnarci a vivere da fratelli. Questa volta saranno passati 25 anni da quando le autorità cubane hanno decretato il Natale come giorno festivo, che consente alle persone di condividere questa festa come una famiglia e partecipare alle celebrazioni nelle loro rispettive comunità”.<br />Quindi i Vescovi ricordano che subito dopo Natale, nel mese di gennaio, saranno passati 25 anni dalla visita di San Giovanni Paolo II, “un evento che ha segnato la storia ed è stato una benedizione per il nostro popolo”. Per ricordare questa “indimenticabile visita”, a partire dal 24 gennaio si svolgeranno celebrazioni in tutte le Diocesi, “per rendere presenti in questo modo gli insegnamenti trasmessi dal Papa Santo nelle quattro celebrazioni eucaristiche e negli altri incontri da Lui presieduti”. <br />“Cuba si apra con tutte le sue magnifiche possibilità al mondo e il mondo si apra a Cuba” disse Giovanni Paolo II appena giunto a Cuba il 21 gennaio 1978. Per la maggior parte dei cubani fu il primo impatto con quest’uomo, venuto da lontano, del quale conoscevano a malapena il nome. Nel primo discorso precisò le intenzioni del suo viaggio pastorale: “Vengo come pellegrino dell’amore, della verità e della speranza, col desiderio di dare un nuovo impulso all’opera evangelizzatrice che, in mezzo a difficoltà, questa Chiesa locale compie con vitalità e dinamismo apostolico in cammino verso il terzo millennio”.<br />“Dove c'è paura, diffidenza, routine, menzogna e odio, possa Cristo portare coraggio, speranza, entusiasmo, verità e perdono – scrivono i Vescovi cubani in preparazione al Natale prossimo -. La Chiesa cresce nella misura in cui ognuno di noi è in grado di assumere con vero entusiasmo e impegno la missione che Gesù ci ha affidato”. Un saluto particolare è rivolto alle famiglie che soffrono per l'emigrazione, e a tutti un invito: “Cerchiamo di essere più attenti, impariamo a guardare e ad ascoltare, a riconoscere i segni che Dio ci mette davanti ogni giorno, attraverso i quali ci guida, ci incoraggia o ci avverte dei pericoli, ma soprattutto a scoprire come Dio si sta manifestando nella realtà, tessendo la nostra storia con sorprendente vicinanza e rispetto, aiutandoci a mettere il meglio di noi al servizio di tutti”.<br />Il messaggio rileva poi la necessità di “risvegliare gioia e speranza, in mezzo a tante tenebre e scoraggiamenti”, e sottolinea che la festa del Natale “mentre ci riempie di gioia, per la presenza del neonato Gesù, ci impegna anche per la vita dei nostri fratelli, per la storia della Chiesa e del nostro Paese”. Infine i Vescovi invitano ad accogliere a Natale la luce della presenza di Gesù, e anche ad accogliere l'invito che ci fa “ad essere luce per i nostri fratelli e sorelle, che hanno bisogno di segni di speranza che li rafforzino per continuare a percorrere il cammino della vita”. Gesù ci insegna che nessuno può fare a meno di una comunità, che ci sostenga e in cui ci aiutiamo a vicenda a guardare avanti. “I sogni si costruiscono insieme. Sogniamo ancora una volta di costruire una patria di fratelli, dove ognuno possa vivere con dignità, dove ci si ascolti e dialoghi per discernere il futuro, dove si lotti per il bene di tutti, specialmente di quanti sono stati emarginati per vari motivi”.<br /> <br />Thu, 01 Dec 2022 11:12:58 +0100ASIA/BANGLADESH - Conoscenza e prevenzione, elementi chiave per salvare le ragazze dalla tratta di esseri umanihttp://fides.org/it/news/73117-ASIA_BANGLADESH_Conoscenza_e_prevenzione_elementi_chiave_per_salvare_le_ragazze_dalla_tratta_di_esseri_umanihttp://fides.org/it/news/73117-ASIA_BANGLADESH_Conoscenza_e_prevenzione_elementi_chiave_per_salvare_le_ragazze_dalla_tratta_di_esseri_umaniGazipur - Jaeda Akhter, trentenne bangladese, moglie e madre di un bambino, che vive con la sua famiglia alla preferia di Dacca, è stata vittima di una banda internazionale di trafficanti di esseri umani e portata in India alla fine del 2020 con la prospettiva di emigrare nel Regno Unito o in Canada. Suo marito e i suoi genitori l'hanno lasciata andare con il sogno di alleviare la loro povertà. Quelle scelta si è rivelata un incubo. Percossa, violentata, fatta schiava a costretta prostituirsi in India, dopo aver vissuto una serie di esperienze strazianti, tra le quali anche il carcere, è riuscita a tornare in patria, in uno stato di prostrazione fisica e psichica. La sua storia è quella di centinaia di ragazze di famiglie indigenti in Bangladesh. "Le ragazze bangladesi diventano facile preda dei trafficanti di esseri umani", racconta all'Agenzia Fides suor Josephine Rozario, religiosa delle Suore Salesiane di Maria Immacolata, coordinatrice in Bangladesh di "Talitha Kum Network", la rete internazionale che lotta contro la tratta di esseri umani. Nel suo impegno, la religiosa ha salvato direttamente almeno dieci ragazze e indirettamente molte altre. <br />Le suore, i volontari e gli insegnanti cattolici di "Talitha Kum" svolgono un'opera di sensibilizzazione e di istruzione in scuole, parrocchie e comunità per rendere consapevoli le ragazze e, in tal modo, contrastare fenomeni sociali come matrimoni precoci, matrimoni forzati e traffico di esseri umani in Bangladesh. Nei giorni scorsi nella parrocchia di Toomila di Gazipur, nei pressi di Dacca, suore e insegnanti hanno tenuto un seminario per parlare della violenza contro le donne e del traffico di esseri umani, organizzato da Talitha Kum Network Bangladesh.<br />“Il Bangladesh è uno dei Paesi dell'Asia più esposti al fenomeno, a causa di povertà e della scarsa conoscenza di queste dinamiche criminali. Sensibilizzando le ragazze e le famiglie, svolgiamo un'importante opera di prevenzione", spiega la religiosa. Dal 2020, Talitha Kum Network Bangladesh ha organizzato 16 seminari contro i matrimoni precoci e il traffico di esseri umani.<br />Sumi Gomes, un'insegnante, ha raccontato di averne parlato con le sue alunne adolescenti "affinché possano salvarsi dal traffico di esseri umani e dai matrimoni precoci e forzati”. L'obiettivo è coinvolgere le adolescenti e le giovani in modo che anch'esse possano poi svolgere un ruolo attivo nella società contro il traffico di esseri umani.<br />“Qualche mese fa, a Noluakuri nella diocesi di Mymensingh, una ragazza 14enne mi ha detto che i suoi genitori le avevano fissato il matrimonio; ma lei, con la forza di volontà, lo ha annullato dopo aver preso parte a un nostro seminario", racconta suor Josephine Rozario. E aggiunge: "Ci occupiamo anche di sostenere le vittime e le loro famiglie con aiuti in denaro, per consentire una riabilitazione in modo che possano ricominciare da capo la loro vita". Il missionario saveriano p. Giovanni Gargano,sacerdote a Noluakuri, rileva: "Questi seminari sono molto apprezzati nella nostra zona perché nelle aree remote le ragazze sono vulnerabili, e molti genitori bisognosi o non istruiti tendono a consegnarle, con il miraggio di una vita migliore, a intermediari che poi si rivelano membri di reti criminali".<br />Il Bangladesh è un paese di origine e di transito per la tratta di persone, in particolare per fenomeni come il lavoro forzato e alla prostituzione forzata. Secondo il Rapporto globale sulla tratta di persone dell'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine, cittadini del Bangladesh, dell'India e del Pakistan vengono trafficati in almeno 40 paesi dell'Asia meridionale. Il 40% delle vittime bangladesi sono donne che finiscono in schiavitù in paesi come India, Malaysia, Singapore, o paesi del Golfo, mentre il 15% sono bambini. Secondo dati del governo del Bangladesh, oltre 50.000 donne bangladesi sono state vittime di tratta negli ultimi 10 anni. <br />Il ministro degli Esteri del Bangladesh A.K. Abdul Momen ha affermato che il governo ha intrapreso azioni severe contro le reti di trafficanti attive in Bangladesh. Allo stesso tempo - ha detto - sono cruciali le campagne di sensibilizzazione in modo che le persone non commettano l'errore di cadere nelle reti dei trafficanti, tuttora attive soprattutto nei distretti centromeridionali di Shariatpur, Madaripur e Faridpur. E mentre da un lato prosegue l'opera di intelligence delle forze di polizia, "la consapevolezza della gente è la cosa più importante", ha notato. Su questo versante l'opera di Talitha Kum Bangladesh è molto utile e apprezzata anche dalle autorità civili.<br /> <br /><br /><br /><br /><br />Thu, 01 Dec 2022 10:56:13 +0100AFRICA/NIGER - Zankey Handuriya: la stella dei bambini, una piccola luce di speranza per i piccoli non vedentihttp://fides.org/it/news/73116-AFRICA_NIGER_Zankey_Handuriya_la_stella_dei_bambini_una_piccola_luce_di_speranza_per_i_piccoli_non_vedentihttp://fides.org/it/news/73116-AFRICA_NIGER_Zankey_Handuriya_la_stella_dei_bambini_una_piccola_luce_di_speranza_per_i_piccoli_non_vedentiDosso – A distanza di un anno padre Rafael Casamayor, insieme a due suoi collaboratori, è riuscito a tornare a Gaya e trascorrere del tempo con i bambini non vedenti della scuola cattolica inclusiva della città che non avevano potuto più raggiungere per motivi di sicurezza .<br />Il sacerdote, della Società per le Missioni Africane, ha riportato l’attenzione sulla piccola comunità nigerina, in particolare le famiglie che i missionari seguono insieme ai volontari del CIES Niger impegnati con i bambini non vedenti. “Abbiamo trascorso la giornata, scambiato esperienze, coordinato le nostre attività e passato un po' di tempo con i bambini.”<br />A dare voce al racconto di p. Rafael è Dieudonné che proprio a Gaya, tra questi bambini, ha sentito la sua vocazione, la sua missione. “È così che lui, e alcuni altri, stanno diventando stelle che ci illuminano in tante tenebre che attraversiamo.”<br />“Un anno fa ho scoperto un mondo strano ma pieno di passione e amore – racconta Dieudonné. Avevo sentito parlare di un gruppo chiamato CIES Niger che lavora con i bambini ipovedenti a Gaya, spesso isolati dalla società. Ho visitato il centro e sono rimasto catturato dall'affetto e dalla gioia che questi bambini emanano intorno a loro quando si sentono apprezzati e amati. Grazie al lavoro di questo gruppo i bambini si risvegliano alla vita sociale con grande entusiasmo. Quando sono tornato a Dosso non sono riuscito a togliermeli dalla mente finché, alla fine, ho preso la decisione di dedicare la mia vita a un progetto simile che cominciava a nascere proprio a Dosso.”<br />Dieudonné racconta che nella scuola inclusiva della città con la quale si erano messi in contatto c'erano più di venti bambini iscritti alle classi, ma una quindicina si erano ritirati per mancanza di mezzi, perché abitavano lontano e le loro famiglie non avevano mezzi né potevano pagare il trasporto. “Di fronte a questa sfida che teneva i bambini lontani dalla scuola, bisognava trovare una soluzione immediata. Dopo alcuni giorni di riflessione con padre Rafael e Franck, mio collega nello stesso progetto, abbiamo deciso di fornire loro il trasporto e il pranzo a mezzogiorno in modo che tornassero a casa direttamente nel pomeriggio.”<br />Nel corso dell’estate il gruppo ha organizzato incontri di lavoro, formazione e apprendimento per tessere sedie, stuoie, maglieria, profumeria, esercitazioni di scrittura Braille, mobilità e orientamento. Fondamentale per i bambini non vedenti . “L'obiettivo era insegnare loro a usare le mani per raggiungere un po' più di autonomia e non dipendere dall'aiuto degli altri. È così che abbiamo preso confidenza con questi bambini. All'inizio è stato un po' difficile, ma con la pazienza e la fiducia con cui ci hanno accolto, abbiamo superato le difficoltà. Oggi formiamo una squadra: Zankey Handuriya, la stella dei bambini. Questi bambini sono luci e questa luce risplende dentro di loro. Quando ti senti accolto calorosamente, questa luce viene fuori. Oggi, Zankey Handuriya, è una piccola luce di speranza.”<br /> <br />Thu, 01 Dec 2022 10:32:21 +0100ASIA/MALAYSIA - Il servizio delle scuole cattoliche nel sistema di istruzione: un contributo alle nuove generazionihttp://fides.org/it/news/73115-ASIA_MALAYSIA_Il_servizio_delle_scuole_cattoliche_nel_sistema_di_istruzione_un_contributo_alle_nuove_generazionihttp://fides.org/it/news/73115-ASIA_MALAYSIA_Il_servizio_delle_scuole_cattoliche_nel_sistema_di_istruzione_un_contributo_alle_nuove_generazioniKota Kinabalu - "E' ammirevole il modo in cui gli insegnanti continuano a trasmettere la conoscenza utilizzando tutti i mezzi, anche i mass media, e la perseveranza da loro mostrata nel continuare a servire i bambini nei momenti difficili". Quanto ha detto John Wong Soo Kau, Arcivescovo di Kota Kinabalu, ai docenti della St. Francis Convent Primary School, ringraziandoli "per l'impegno, la generosità e soprattutto per l'amore verso la scuola e gli allievi, che considerate come vostri figli", riflette l'approccio del servizio di istruzione reso dalle strutture cattoliche nella nazione, ad allievi senza distinzione di etnia, cultura, religione. <br />In particolare la scuola elementare St. Francis Convent Primary School ha conseguito eccezionali risultati a livello statale, ottenendo un prestigioso premio nazionale, per la competenza degli allievi e per i progetti didattici intrapresi. Tra i vari progetti, la scuola ha inaugurato un gruppo chiamato "MyCommunity In Action", con l'obiettivo di migliorare la relazione, il rispetto e la fiducia tra insegnanti e studenti, come tra insegnanti e genitori, che ha creato un ambiente molto favorevole all'apprendimento e alla collaborazione. In particolare "il tempo e l'impegno offerti dai docenti sono difficili da quantificare o monetizzare e a loro va tutta la nostra gratitudine", ha affermato Dora Lai, la preside della scuola.<br />Le scuole cattoliche in Malaysia sono note per il loro contributo educativo al paese sin dalla loro prima fondazione avvenuta nel 1852, opera dei Fratelli De La Salle e delle Suore del Bambino Gesù nella Malaysia peninsulare. Nella Malaysia orientale l'opera educativa è invece stata avviata dai Padri di Mill Hill che fondarono la loro prima scuola in Sarawak e Sabah nel 1881. Anche altre congregazioni religiose di dedicarono da allora all'apostolato dell'istruzione e ben presto ci fu una rete di scuole cattoliche in tutto il paese. Prima dell'indipendenza della Malaysia, avvenuta nel 1957, esistevano quattro diverse scuole medie indipendenti per lingua: inglese, malay, cinese e tamil. Con l'indipendenza e la nuovo piano di politica educativa nazionale si riunirono i i bambini delle diverse etnie e culture in un un sistema educativo unificato, facendo del bahasha malaysia la lingua nazionale e il principale mezzo di insegnamento in tutte le scuole. <br />In tale sistema le scuole cattoliche furono classificate come "Scuole private convenzionate" e hanno ricevuto sovvenzioni dal Governo per coprire i costi di gestione e gli stipendi degli insegnanti, mantenendo una certa autonomia amministrativa e di insegnamento. A causa della popolarità delle scuole cattoliche e delle grandi richieste di iscrizioni, gli istituti sono poi passati sotto un controllo amministrativo e gestionale più stretto da parte dello stato, con dirigenti e presidi nominati dal Ministero dell'Istruzione: il che di fatto ha privato le congregazioni religiose della autorità e del controllo sugli istituti da loro fondati. <br />Le scuole cattoliche hanno attraversato un periodo di transizione nella loro storia. Vescovi ordini religiosi si sono attivamente impegnati per discernere il futuro ruolo della Chiesa riguardo all'educazione cattolica: ciò ha portato alla creazione del Consiglio educativo cattolico malese . Il Consiglio ha studiato uno specifico programma didattico che seguisse l'agenda educativa nazionale integrandola con materie e programmi consoni a un'istruzione di carattere "olistico", che potesse "coinvolgere la mente, il cuore e le forze". La mente in termini di conoscenza accademica; il cuore in termini di valori; le forze in termini di competenze. L'obiettivo resta, inoltre, quello di rendere accessibile l'istruzione alle famiglie di reddito medio e di provvedere pari opportunità a quelle in stato di indigenza o emarginazione. <br />L'impegno della Chiesa cattolica malaysiana nel campo dell'istruzione, con 362 scuole e un totale di oltre 150mila allievi iscritti, non è venuto meno, sempre con l'idea di contribuire a preparare un futuro più luminoso alle nuove generazioni della nazione.<br /> Wed, 30 Nov 2022 12:27:14 +0100EUROPA/UCRAINA - Redentoristi: ancora “nessun contatto” coi due sacerdoti arrestati a Berdyanskhttp://fides.org/it/news/73114-EUROPA_UCRAINA_Redentoristi_ancora_nessun_contatto_coi_due_sacerdoti_arrestati_a_Berdyanskhttp://fides.org/it/news/73114-EUROPA_UCRAINA_Redentoristi_ancora_nessun_contatto_coi_due_sacerdoti_arrestati_a_Berdyansk Berdyansk – La Congregazione del Santissimo Redentore continua a non avere alcun contatto coi sacerdoti Ivan Levytskyy e padre Bohdan Heleta, parroco e vicario presso la chiesa greco-cattolica della Natività della Beata Vergine Maria, arrestati lo scorso 16 novembre a Berdyansk dai servizi di sicurezza russi, e riferisce di non avere alcuna informazione neanche sul luogo in cui i due padri redentoristi sono detenuti. Una dichiarazione diffusa dai Redentoristi in Ucraina, e rilanciata dal sito cssr.news, fornisce notizie e considerazioni utili sulla preoccupante vicenda.<br />Padre Ivan e padre Bohdan sono il parroco e il vicario della chiesa greco-cattolica della Natività della Beata Vergine Maria a Berdyank, città portuale dell’Ucraina sud-orientale, nella regione di Zaporižžja, sotto controllo russo. <br />Il 23 e 24 novembre - si legge nel comunicato - il canale televisivo russo “Zviezda” ha diffuso un estratto dell’interrogatorio di Ivan Levytskyy. Nelle immagini trasmesse, sul volto del sacerdote apparivano “segni visibili di stanchezza fisica e mentale”.<br />All’inizio della guerra su vasta scala e successivamente, dal momento in cui la città è passata sotto il controllo delle forze russe, i sacerdoti avevano deciso di rimanere in città “per continuare a servire il popolo”, fornendo anche sostegno spirituale e umanitario a rifugiati e persone in difficoltà a causa della guerra.<br />L’accusa contro i due sacerdoti, riferita su alcuni media russi, è quella di aver nascosto nei locali della chiesa e nel seminterrato della loro residenza esplosivi e armi, che sarebbero state rinvenute durante una perquisizione di un’unità della Guardia nazionale russa. Ma i risultati di tali perquisizioni, effettuate in assenza dei sacerdoti già arrestati, sono “falsificati e falsi”, rimarca il comunicato dei Redentoristi in Ucraina, che presenta tale versione come una sorta di ritorsione messa in atto dopo le perquisizioni effettuate dai servizi di sicurezza ucraini nella Nel Monastero delle Grotte di Kiev il 22 novembre.<br />Fin dall’inizio della guerra – sottolinea il comunicato dei Redentoristi – i due sacerdoti si sono dedicati solo alla cura pastorale dei cattolici nella città di Berdiansk, in accordo coi superiori, e fino al loro arresto nessuno aveva avuto recriminazioni da fare sul loro operato. <br />Il comunicato si conclude con un appello rivolto a “chiunque abbia i mezzi per intervenire” per facilitare la liberazione di padre Ivan e padre Bohdan “da questa insensata prigionia”, e con un’invocazione a “Maria, Madre di Dio, Madre del Perpetuo Soccorso”, affinché protegga i prigionieri e li aiuti a tornare a casa. .Wed, 30 Nov 2022 11:52:19 +0100AFRICA/BURKINA FASO - Sempre più donne presenti nei flussi migratori: un convegno a Ouagadougouhttp://fides.org/it/news/73113-AFRICA_BURKINA_FASO_Sempre_piu_donne_presenti_nei_flussi_migratori_un_convegno_a_Ouagadougouhttp://fides.org/it/news/73113-AFRICA_BURKINA_FASO_Sempre_piu_donne_presenti_nei_flussi_migratori_un_convegno_a_OuagadougouOuagadougou – Sempre più donne fanno parte dei flussi migratori provenienti dall’Africa. È quanto emerge dal convegno “Donna, genere e migrazione” in corso a Ouagadougou, capitale del Burkina Faso. Il convegno è organizzato dall’Organisation catholique pour le développement et la solidarité e dall’ONG tedesca Welthungerhilfe, nel quadro dell’attuazione del Projet d’appui à la protection des migrants les plus vulnérables sur les routes migratoires du Sahel . PROMISA è promosso dal Fondo fiduciario di emergenza dell'Unione europea per l'Africa ed è gestito da Caritas Svizzera , insieme a Catholic Relief Services , OCADES, Caritas Mali e Welthungerhilfe .<br />“Per molto tempo, e sebbene le donne non fossero molto meno rappresentate di oggi nei flussi migratori globali, il genere è stato ignorato... In Burkina Faso assistiamo impotenti a una forte mobilità umana con nuovi profili di migranti, cioè le donne. È opportuno che prestiamo attenzione alla situazione delle donne migranti e in particolare alla loro salute” ha affermato nelle sue osservazioni introduttive la direttrice del Centro di ricerca e formazione sullo sviluppo umano integrale, suor Jeannine Sawadogo.<br />“Ci rendiamo conto che sempre più la migrazione ha un volto femminile. Ora, le politiche a livello nazionale, le strategie sulla migrazione, favorevoli alle donne, tengono conto del genere?” si è chiesto Dieudonné Guiguemdé, responsabile di OCADES. “Questo è ciò che giustifica questo panel per cercare di riflettere sulla questione di genere e migrazione; dato che le donne sono spesso vittime del percorso migratorio. Dobbiamo quindi lavorare per aiutarle a ottenere una protezione ottimale; non è perché sono donne che devono essere considerate come persone da manipolare, persone volte a soddisfare qualsiasi desiderio, ma hanno invece una dignità da preservare e proteggere”.<br />Sempre più donne migrano indipendentemente dalle loro famiglie, attratte dalla forte domanda di lavoro in settori a predominanza femminile, come il lavoro domestico e l'assistenza sanitaria. La politica migratoria non si è adattata a questa tendenza globale. Non esiste una comprensione sistematica completa di come valutare l'impatto delle politiche migratorie su uomini e donne. Oltre a questo donne e ragazze rimangono spesso vittime di violenze e soprusi di ogni genere lungo il percorso migratorio e poi nei Paesi di destinazione. <br />Gli organizzatori del convegno di Ouagadougou hanno anche organizzato un incontro di due giorni, dal 28 al 29 novembre, con le forze di sicurezza del Paese , al fine di “rafforzare la comprensione e le capacità operative delle FDS sulla tratta di esseri umani e comprendere il legame tra genere e migrazione” afferma il Segretario Generale di OCADES don Constantin Séré, che sottolinea come “la questione della protezione dei migranti rimane attuale nonostante la crisi che sta attraversando il nostro Paese E quando i migranti arrivano sani e salvi nei Paesi di destinazione, le prove superate lungo il percorso possono incidere sulla loro integrità fisica o sulla loro salute mentale”. <br />Wed, 30 Nov 2022 11:35:22 +0100AMERICA/BOLIVIA - Dopo lo sciopero: “tanti fratelli sono stati feriti, un popolo è stato ferito, ci vorrà molto tempo per guarire”http://fides.org/it/news/73112-AMERICA_BOLIVIA_Dopo_lo_sciopero_tanti_fratelli_sono_stati_feriti_un_popolo_e_stato_ferito_ci_vorra_molto_tempo_per_guarirehttp://fides.org/it/news/73112-AMERICA_BOLIVIA_Dopo_lo_sciopero_tanti_fratelli_sono_stati_feriti_un_popolo_e_stato_ferito_ci_vorra_molto_tempo_per_guarireLa Paz – Dopo l’approvazione da parte della Camera dei Deputati nel fine settimana, anche il Senato della Bolivia ha approvato ieri la legge sul Censimento della popolazione e delle abitazioni, che ora dovrà essere promulgata. Il Censimento è stato fissato per il 23 marzo 2024. In conseguenza di tale atto ufficiale, è terminato dopo più di un mese, lo sciopero proclamato nella regione di Santa Cruz, a cui si erano unite altre zone della nazione .<br />“Sono passati 35 giorni di scioperi e conflitti nel paese, sicuramente in questi giorni ci sarà un'apparente serenità e normalità, ma sorge il dubbio: sarà vero ciò che è stato promesso? Quanto durerà questa apparente serenità?” si è chiesto Mons. Aurelio Pesoa, O.F.M., Vescovo del Vicariato apostolico di Beni, Presidente della Conferenza Episcopale Boliviana, nell’omelia della Messa della prima domenica di Avvento. Il Vescovo ha richiamato i cristiani a vivere tutta la loro vita come tempo di costante attesa, avvento, della venuta del Signore Gesù, comportandosi secondo quello che sono, cioè “figli della luce che operano il bene, poiché figli delle tenebre sono i promotori del male”. <br />“Essere cristiano impegna - ha evidenziato - , in questi tempi in cui sembra che il predominio delle ideologie politiche e partitiche domini sul senso comune del vero bene per tutti. Essere cristiano implica un modo diverso di vivere la vita con un impegno attivo e coerente”. Quindi ha proseguito: “In questi tempi di conflitti che viviamo nel paese, si ripetono parole che non costruiscono, né rispettano, ma sono di insulto, di squalifica fino all'aggressività. Con tale atteggiamento tanti fratelli sono stati feriti, un popolo è stato ferito, una ferita che avrà bisogno di molto tempo per guarire. Per un popolo a maggioranza cattolico non è questo il modo di aspettare il Messia”. <br />Ha concluso l’omelia esortando alla vigilanza e ad essere attenti nella sequela di Gesù Messia, che ci comanda di non trascurare i più vulnerabili e indifesi dei nostri tempi: “Questo è il modo di essere vigili in questo tempo di Avvento”.<br />Anche Mons. Robert H. Flock, Vescovo della Diocesi di San Ignacio de Velasco, nella prima domenica di Avvento ha commentato la situazione vissuta dal paese per più di un mese, con lo sciopero e gli scontri violenti tra le parti. “Come sappiamo – ha detto il Vescovo -, c'è chi vuole che il sangue scorra in Bolivia. Dicono: ‘guerra civile, ora’. A loro la Parola di Dio dice oggi: ‘Non alzate la spada gli uni contro gli altri, non addestratevi alla guerra. Venite, camminiamo nella luce del Signore’. La lotta in cui ci troviamo non è destra contro sinistra, è tra luce e oscurità. La lotta è tra la luce e le tenebre, tra il regno di Satana e il regno di Dio”. E questo non riguarda solo la Bolivia, ma il mondo intero. <br />Ora che lo sciopero è finito, Mons. Flock ha auspicato che “le speranze non vengano deluse” e ha esortato a camminare nella luce del Signore: “La sfida è camminare insieme, verso un nuovo mondo dove non ci siano più scioperi e blocchi, dove non ci siano gas lacrimogeni, mitragliatrici e missili, tanto meno armi di distruzione di massa. Alla luce del Signore, cerchiamo ciò che il Signore offre, la vita in abbondanza per tutti”.<br /> Wed, 30 Nov 2022 11:22:37 +0100