Fides News - Italianhttp://fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.EUROPA/GERMANIA - Ucciso il cappellano della comunità cattolica francofona a Berlinohttp://fides.org/it/news/63810-EUROPA_GERMANIA_Ucciso_il_cappellano_della_comunita_cattolica_francofona_a_Berlinohttp://fides.org/it/news/63810-EUROPA_GERMANIA_Ucciso_il_cappellano_della_comunita_cattolica_francofona_a_BerlinoBerlino – Don Alain-Florent Gandoulou, sacerdote congolese che era il cappellano della comunità cattolica francofona a Berlino, è stato ucciso la sera di giovedì 22 febbraio. Secondo le informazioni diffuse dalle autorità, sembra che ci sia stata una violenta discussione nel suo ufficio, qualcuno ha telefonato alla polizia che è arrivata sul posto trovando solo il cadavere del sacerdote. La polizia ha arrestato una persona sospettata dell’omicidio, ma le indagini devono ancora chiarire i motivi e la dinamica del crimine.<br />La direzione delle Comunità Cattoliche Francofone nel mondo ha informato che il Vicario generale di Berlino celebrerà domani la messa che ogni domenica vede riunita la comunità cattolica francofona, in suffragio di don Alain-Florent, i cui funerali si terranno a Brazzaville, una volta che il suo corpo sarà rimpatriato. Secondo le notizie raccolte da Fides, il sacerdote infatti apparteneva all’Arcidiocesi di Brazzaville, dove era stato ordinato nel 1991. Inviato in Germania nel 1997, vi era rimasto alcuni anni prima di essere trasferito in Francia. Da qualche anno era tornato in Germania come cappellano della comunità francofona.<br />“Cattolici francofoni della diocesi di Berlino, belgi, canadesi, francesi, delle isole dell’Oceano, svizzeri, provenienti da vari paesi africani, o anche tedeschi o altri europei di lingua francese, viviamo da molto tempo o da poco in Germania, in particolare in questa regione del Brandeburgo o a Berlino – aveva scritto don Alain-Florent sul sito della cappellania -. Sappiamo che nella Chiesa ‘non ci sono stranieri’, siamo a casa nostra. La diocesi di Berlino ci accoglie e ci aiuta sostenendo la nostra comunità, la nostra parrocchia, la nostra ansia per il Vangelo”. La "parrocchia francofona di Berlino" esiste dal 1945, prima come parrocchia militare, quindi nel 1994 è diventata parrocchia civile, ed accoglie tutti i cattolici francofoni di Berlino e della sua regione. <br />Sat, 24 Feb 2018 12:20:45 +0100NEWS ANALYSIS/OMNIS TERRA - Diaspora filippina: un esercito di moderni missionarihttp://fides.org/it/news/63809-NEWS_ANALYSIS_OMNIS_TERRA_Diaspora_filippina_un_esercito_di_moderni_missionarihttp://fides.org/it/news/63809-NEWS_ANALYSIS_OMNIS_TERRA_Diaspora_filippina_un_esercito_di_moderni_missionariGli Overseas Filipino Workers , emigrati filippini che lavorano all'estero, sono sparsi in tutto il mondo. Gli OFW, un'esercito di oltre 10 milioni di persone nel complesso, sono presenti oltre 193 paesi praticano la loro fede con fervore ovunque siano. Ecco perché i Vescovi cattolici delle Filippine ritengono definiscono gli OFW "moderni apostoli dell'evangelizzazione" nei paesi stranieri dove vanno a lavorare.<br />Mary Jane Soriano, lavoratrice domestica filippina di 25 anni, laureata, lavora da alcuni anni a Hong Kong. Durante il suo soggiorno lì, ha sempre partecipato alla messa domenicale in una chiesa locale, anche se il suo datore di lavoro e la sua famiglia appartenevano a un'altra religione. Oltre all'umiltà, alla semplicità, al duro lavoro, all'onestà e alle altre qualità umane che hanno colpito il suo datore di lavoro, la sua profonda fede cattolica e la modalità con cui l'ha praticata hanno lasciato il segno. La donna tiene viva la sua fede, mostra di sempre fiducia in Dio, prega ogni giorno e cerca di fare del bene agli altri.<br />A un certo punto, il datore di lavoro e la famiglia hanno volontariamente abbracciato la fede cattolica mostrando interesse. Sono stati spinti proprio dalla testimonianza di Mary che praticava la sua fede in modo semplice, gentile, umile. Mary è uno dei milioni di lavoratori filippini d'oltremare che sono sparsi in tutto il mondo.<br />Un OFW è una persona di origine filippina che vive al di fuori del paese. Il termine indica i filippini che sono all'estero in modo permanente, come cittadini o residenti permanenti o temporanei di un altro paese; ma anche quei cittadini filippini all'estero per un periodo limitato e definito, come un contratto di lavoro o come studenti.<br />Su 100 milioni di abitanti, circa l'80% della popolazione filippina professa la fede cattolica e la maggioranza la pratica ancora con entusiasmo. Gli OFW prendono e praticano la loro fede con fervore ovunque vadano o siano: rappresentano circa il 10% della popolazione del paese e sono presenti in oltre 193 paesi. La metà di loro è negli Stati Uniti, dove oltre 85.000 filippini continuano a migrare ogni anno. Ecco perché i Vescovi cattolici delle Filippine ritengono OFW moderni apostoli dell'evangelizzazione. Per il Cardinale di Manila, Luis Antonio Tagle, gli OFW hanno un ruolo importante nel condividere e proclamare la "gioia del Vangelo" dato il loro numero <br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="http://omnisterra.fides.org/articles/view/85">Continua a leggere la News analysis su Omnis Terra</a>Sat, 24 Feb 2018 11:14:29 +0100AFRICA/CONGO RD - Le sfide per la Chiesa: promuovere il dialogo, la nonviolenza attiva e il rispetto reciprocohttp://fides.org/it/news/63808-AFRICA_CONGO_RD_Le_sfide_per_la_Chiesa_promuovere_il_dialogo_la_nonviolenza_attiva_e_il_rispetto_reciprocohttp://fides.org/it/news/63808-AFRICA_CONGO_RD_Le_sfide_per_la_Chiesa_promuovere_il_dialogo_la_nonviolenza_attiva_e_il_rispetto_reciprocoKinshasa - “Per la Chiesa cattolica nella Repubblica Democratica del Congo, la sfida di promuovere la nonviolenza attiva, il dialogo rispettoso e la pacifica convivenza, risale a prima che il Paese ottenesse la sua indipendenza fino a giungere ai giorni nostri” afferma Sua Ecc. Mons. Marcel Utembi Tapa, Arcivescovo di Kisangani e Presidente della Conferenza Episcopale Nazionale del Congo nel suo messaggio, giunto a Fides, in occasione della Giornata di preghiera per la pace nel mondo e in particolare nella RDC e in Sud Sudan, che si è celebrata ieri, 23 febbraio.<br />“Il nostro Paese ha sperimentato diversi tipi di violenza attraverso guerre che sono chiamate con tutti i tipi di nomi: guerra di indipendenza, guerra di liberazione, guerra per le risorse naturali, guerra di occupazione, guerre di rappresaglia, ecc. Questa situazione ha fatto tante vittime, calcolate in milioni” ricorda Mons. Utembi Tapa, sottolineando che questo pesante fardello rappresenta una sfida enorme per la Chiesa. “Di fronte a questo tipo di situazione, non è facile promuovere la nonviolenza attiva, il dialogo rispettoso; non è facile sperare di vivere in pace. È in questo contesto che la Chiesa nella Repubblica Democratica del Congo cerca di svolgere il suo ruolo profetico per un popolo che aspira alla giustizia, alla pace, al benessere, alla riconciliazione, allo stato di diritto”.<br />Per realizzare il compito profetico della Chiesa, la CENCO ha elaborato una strategia che prevede l’impegno alla formazione all'insegnamento sociale della Chiesa e all'educazione civica e la promozione del dialogo per superare la crisi politica nata dalla mancata tenuta delle elezioni politiche e presidenziali nel dicembre 2016 e con il conseguente prolungamento del mandato del Presidente Josesph Kabila.<br />“Il primo dialogo è stato organizzato e si è concluso con un accordo politico firmato il 18 ottobre 2016” ricorda Mons. Utembi Tapa. Purtroppo, questo accordo ha risentito della mancanza di inclusività perché alcuni attori politici e sociali non hanno partecipato al dialogo. Quindi, un secondo dialogo è stato organizzato sotto la mediazione della CENCO. Il risultato è stato l'accordo politico globale e inclusivo del Centro interdiocesano, firmato il 31 dicembre 2016”.<br />I conflitti nella RDC sono strettamente correlati allo sfruttamento delle sue enormi risorse naturali . Per questo la CENCO, in aggiunta alla Commissione Episcopale per la Giustizia e la Pace , si è dotata di una Commissione Episcopale per le Risorse Naturali per monitorare lo sfruttamento delle risorse naturali e richiamare le aziende che operano nel settore al rispetto dei diritti umani. “Insieme ad altri organismi della società civile, la CENCO denuncia l'ingiustizia che impedisce al popolo congolese di consolidare la propria economia” sottolinea il suo Presidente.<br />La Chiesa promuove la cultura del perdono e della riconciliazione e la nonviolenza attiva. “Le commissioni diocesane Giustizia e Pace, con il coinvolgimento diretto dei pastori, lavorano permanentemente per riconciliare cuori, persone e comunità in conflitto. Il perdono dei criminali da parte delle loro vittime è praticato in alcune zone. Inoltre, la prevenzione dei conflitti tra le comunità fa parte della formazione impartita ai giovani” afferma Mons. Utembi Tapa. <br />I Vescovi infine appoggiano forme di nonviolenza attiva, come le marce promosso dal laicato cattolico per chiedere il pieno rispetto degli accordi del 31 dicembre 2016, che sono state però represse nel sangue dalle autorità . <br />Sat, 24 Feb 2018 11:01:54 +0100AMERICA/VENEZUELA - L'Arcivescovo di Caracas: il governo “invece di cercare il potere assoluto, risolva la terribile situazione”http://fides.org/it/news/63807-AMERICA_VENEZUELA_L_Arcivescovo_di_Caracas_il_governo_invece_di_cercare_il_potere_assoluto_risolva_la_terribile_situazionehttp://fides.org/it/news/63807-AMERICA_VENEZUELA_L_Arcivescovo_di_Caracas_il_governo_invece_di_cercare_il_potere_assoluto_risolva_la_terribile_situazioneCaracas – “Il governo, invece di stringere il cerchio antidemocratico contro il popolo venezuelano, dovrebbe piuttosto risolvere la terribile situazione economica della paralisi dei trasporti, dell'inflazione sfrenata, dei prezzi alle stelle, della fame e della mancanza di medicine" ha affermato il Cardinale Jorge Urosa Savino, Arcivescovo di Caracas, in una dichiarazione sull'attuale situazione del Paese, pervenuta a Fides, nella quale ha anche espresso la sua contrarietà sulla convocazione anticipata delle elezioni presidenziali, definendole "un oltraggio ai diritti politici dei venezuelani".<br />Ribadendo che i sacerdoti "non partecipano alla diatriba partitica, ma difendono e difenderanno i diritti della gente, con il dovuto rispetto per le autorità, e senza incitare alla violenza o alla ribellione politica", l'Arcivescovo di Caracas è tornato ad evidenziare la necessità di risolvere l'emergenza sociale che sta vivendo il Paese: "Invece di continuare a progredire nella conquista assoluta del potere - ha affermato con dolore il Cardinale - il governo dovrebbe preoccuparsi di fare in modo che i bambini non muoiano negli ospedali e che non ci siano bambini malnutriti, né che le persone muoiano per aver mangiato manioca avariata".<br />La situazione in Venezuela è sempre più drammatica, come confermato dal "National Survey of Living Venezuelan Population" realizzato da un team multidisciplinare di tre delle più importanti università del Paese: Università Simón Bolívar , Università Centrale del Venezuela e Università Cattolica Andrés Bello . "Siamo un paese che si è impoverito in modo generalizzato e che soffre di un enorme deterioramento della qualità della vita di tutti i suoi abitanti" ha dichiarato la sociologa María Gabriela Ponce, secondo la nota ricevuta dall'Agenzia Fides, presentando a Caracas il 21 febbraio i risultati dell'ENCOVI 2017.<br />L'indagine, condotta su 6.168 famiglie in tutto il paese tra luglio e settembre 2017, mostra che la povertà è cresciuta del 5,2% in un anno, passando dall'81,8% nel 2016 all'87% nel 2017. Ciò significa che quasi 9 famiglie su 10 non hanno le risorse per accedere ai beni minimi necessari e non possono pagare il loro cibo quotidiano. Inoltre circa 8,2 milioni di venezuelani consumano due o pasti al giorno o ancora meno, la maggior parte di scarsa qualità, con poche proteine, quindi 6 venezuelani su 10 hanno perso circa 11 kg di peso l'anno scorso a causa della fame.<br />Per quanto riguarda la violenza, secondo il sondaggio, i giovani sono le vittime principali: 43 giovani tra i 12 e i 29 anni muoiono ogni giorno nel paese. Il tasso generale degli omicidi è di 89 ogni 100 mila abitanti.<br />A ciò si aggiunge il 22% della popolazione che è stata vittima di qualche crimine durante l'anno, cioè 1 venezuelano su 5, e il 65% di loro ha preferito non denunciare alle autorità per la sfiducia nei confronti delle istituzioni. In termini di salute il sondaggio rileva che il 68% della popolazione venezuelana non ha assistenza sanitaria, con un aumento del 5% rispetto al 2016, e quasi il 20% rispetto al 2014. Un altro dato allarmante è che 4 bambini e adolescenti su 10, tra 3 e 17 anni , abbandona la scuola per diversi motivi, tra cui problemi di trasporto, i blackout o la mancanza di cibo. <br /><br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="https://www.ucab.edu.ve/%20investigacion/centros-e-%20institutos-de-investigacion/%20encovi-2017">Per maggiori informazioni sull'indagine (in spagnolo)</a>Sat, 24 Feb 2018 10:58:23 +0100AFRICA/RWANDA - Acqua fresca, urgenza per 10mila personehttp://fides.org/it/news/63806-AFRICA_RWANDA_Acqua_fresca_urgenza_per_10mila_personehttp://fides.org/it/news/63806-AFRICA_RWANDA_Acqua_fresca_urgenza_per_10mila_personeMuhanga – Donne e bambini si sottopongono a lunghi e difficoltosi spostamenti quotidiani per l’approvvigionamento dell’acqua, utilizzando taniche da 20 litri, trasportate a mano, e privando i bambini della possibilità di frequentare la scuola: è la situazione rilevata delle Suore Oblate del Santo Spirito, che hanno chiesto l’aiuto del Movimento Lotta Fame nel Mondo per affrontare una situazione molto critica nel distretto di Muhanga, provincia del Sud del Ruanda. Come riferisce una nota inviata all’Agenzia Fides, donne e bambini percorrono ogni giorni molti chilometri a piedi per poter avere acqua pulita. Ora, grazie al progetto sostenuto dalla Ong, vicino alla scuola del villaggio di Kinini, è stata aperta la prima fontana dell’acquedotto di Mbare e gli abitanti possono dissetarsi con acqua fresca. Ultimato il progetto nel villaggio di Kinini, località di Mbare, distretto di Muhanga, i beneficiari saranno oltre 10mila persone, tra i quali gli abitanti del villaggio, gli utenti del centro pastorale, le studentesse e gli studenti del centro professionale femminile e delle scuole limitrofe, la missione della congregazione delle Suore Oblate del Santo Spirito.<br />L’area di riferimento di questo progetto, come gran parte di quelle ruandesi, è prevalentemente collinare, con abitazioni sparse, collegamenti scarsi e insufficienti. Il problema fondamentale è rappresentato dall’assenza di un sistema idrico di distribuzione efficiente e adatto alle esigenze della popolazione locale. Migliaia di persone non hanno accesso all’acqua e vivono in territori ostili all’uomo e in aree con scarsa disponibilità idrica. Il Ruanda soffre di una siccità acuta che mette la popolazione allo stremo. La popolazione beneficiaria verrà coinvolta e sensibilizzata in ambito della prevenzione socio sanitaria sui temi dell’igiene e del corretto utilizzo dell’acqua, in collaborazione con l’Ong ruandese APH. Sat, 24 Feb 2018 14:42:05 +0100ASIA/LAOS - La Chiesa ricorda Lionello Berti, primo Vescovo e missionariohttp://fides.org/it/news/63805-ASIA_LAOS_La_Chiesa_ricorda_Lionello_Berti_primo_Vescovo_e_missionariohttp://fides.org/it/news/63805-ASIA_LAOS_La_Chiesa_ricorda_Lionello_Berti_primo_Vescovo_e_missionarioLuang Prabang - La piccola Chiesa laotiana partecipa spiritualmente, con grande affetto e riconoscenza, alla commemorazione di mons. Lionello Berti, missionario degli Oblati di Maria Immacolata scomparso in Laos il 24 febbraio di 50 anni fa. Come ricorda all'Agenzia Fides p. Angelo Pelis, missionario Omi per molti anni nel piccolo paese del Sudest asiatico, “mezzo secolo dopo la tragica morte mons. Berti, primo Vescovo del Nord Laos, parteciperemo con commozione all'Eucarestia per la sua commemorazione a Reggello , il 24 febbraio, con altri testimoni del dramma ancora inciso nell'anima”. Reggello si trova nella diocesi di Fiesole, paese natale di mons. Berti.<br />Da sacedote, dopo essersi unito agli Oblati di Maria Immacolata, nel 1957, Berti accettò la sua designazione al Laos settentrionale, partendo con altri cinque compagni. Il Laos, ex colonia francese, indipendente dal 1955, allora contava poco più di tre milioni di abitanti, appartenenti a un mosaico di etnie molto distanti tra loro per lingua, usi, costumi.<br />Gli Oblati di Maria Immacolata erano presenti nel nord del paese, in un'area con popolazione animista e buddista, dal 1935, e l'arrivo dei sei giovani sacerdoti italiani dette nuovo slancio all'opera missionaria. Nel 1963 venne creato il Vicariato di Luang-Prabang, di cui monsignor Berti sarà il primo vescovo. Le condizioni di vita per la popolazione, in questo paese povero e sprovvisto di vie di comunicazione, erano complicate dalle azioni di guerriglia che le opposte fazioni, fra le quali i comunisti del Pathet-Lao, ingaggiarono per ottenere l'indipendenza.<br />In tale quadro era facile identificare la religione cattolica come "la religione dei colonialisti" e i missionari ne fecero le spese. Furono infatti nel complesso 17 i sacerdoti e catechisti che in quegli anni sacrificarono la vita, impegnati nel servizio pastorale, beatificati l'11 dicembre 2016 a Vientiane. Del resto i primi missionari erano giunti insieme ai colonizzatori francesi che avevano intravisto nella propagazione della fede cristiana un possibile veicolo per estendere la propria influenza politica sulla popolazione.<br />Nel 1962, a soli 37 anni, p. Lionello Berti venne consacrato Vescovo e nominato vicario di Luang-Prabang. Quando la zona di Luang-Prabang fu affidata a mons. Berti contava 80 cattolici e, nel 1968, alla morte, erano un migliaio: nei suoi cinque anni di ministero pastorale, nonostante la povertà di mezzi e di personale, la missione si estese fino ai confini della Thailandia, della Birmania e della Cina. Bertì iniziò i lavori di costruzione della cattedrale, del seminario e delle scuole. Affidò alle Suore della Carità la cura dei malati e in parte la formazione dei catechisti. Fondò la congregazione delle “Ausiliarie di Maria Madre della Chiesa” per la formazione umana e cristiana della donna, ordine secolare che continua la sua opera anche al giorno d'oggi.<br />Il 24 febbraio del 1968 un piccolo gruppo di famiglie Hmong si preparava a partire per l'area di Sayaboury, dove cercavano rifugio dai guerriglieri che imperversano sulle montagne. Mons. Berti decise, con delicatezza paterna, di accompagnarle per verificare la loro sistemazione. Inspiegabilmente, a pochi minuti dalla meta, l'aereo su cui viaggiavano si inabissò nel Mekong. I resti dei corpi di 13 persone vennero straziati dagli animali e dalla permanenza nel fiume. Dopo undici giorni dal disastro, davanti agli occhi stupefatti dei compagni di missione, dal fiume emerse, miracolosamente intatto, il corpo del giovane vescovo.<br />Durante la rivoluzione del 1975, i missionari stranieri furono espulsi, le loro proprietà sequestrate e adibite ad uso civile, la cappella fu trasformata in magazzino e della tomba di mons. Berti si persero le tracce per trent'anni. Successivamente, grazie a una paziente opera di mediazione con le autorità locali laotiane la tomba è stata rintracciata e risistemata dignitosamente. Fri, 23 Feb 2018 12:24:40 +0100AFRICA/SUD SUDAN - “Continuerò a operare in Sud Sudan nonostante l’allarme del mio governo” dice un missionario kenianohttp://fides.org/it/news/63804-AFRICA_SUD_SUDAN_Continuero_a_operare_in_Sud_Sudan_nonostante_l_allarme_del_mio_governo_dice_un_missionario_kenianohttp://fides.org/it/news/63804-AFRICA_SUD_SUDAN_Continuero_a_operare_in_Sud_Sudan_nonostante_l_allarme_del_mio_governo_dice_un_missionario_kenianoNairobi - "Qui a Rumbek, i pochi keniani che ho incontrato si sentono insicuri, ma visto che per vivere sono costretti a lavorare in queste aree, affidano le loro vite a Dio", dice a Fides padre John John Waweru, un prete keniano incardinato nella diocesi di Rumbek nel Sudan, commentando l’avvertimento del governo del Kenya riguardo ai viaggi in Sud Sudan.<br />Il 21 febbraio, il Ministero degli Affari Esteri del Kenya ha consigliato ai suoi cittadini di non recarsi nelle zone del Sud Sudan colpite da conflitti. In particolare, la dichiarazione ha esortato tutti i cittadini keniani che vivono o viaggiano in Sud Sudan d’evitare zone in cui si sono verificati conflitti armati e violenze inter-etniche negli ultimi sei mesi.<br />Il governo di Nairobi ha lanciato l’allarme dopo che due piloti keniani erano stati detenuti per 44 giorni da membri dell’esercito ribelle . Il 7 gennaio, i piloti erano stati costretti ad un atterraggio di fortuna in una zona controllata dai ribelli, uccidendo un sud sudanese e alcuni capi di bestiame.I due piloti sono stati rilasciati dopo il versamento di oltre centomila dollari di indennizzo.<br />“Ho chiesto l’opinione di alcuni meccanici keniani che lavorano qui sull’avviso lanciato dal governo, ma mi hanno detto che non possono evitare di rimanere nonostante le sfide, anche se il posto è pericoloso ", ha detto p. Waweru, che lavora in Sud Sudan dal 2000.<br />“So che ci sono molti keniani qui a Rumbek, nel Western Lakes State e nell’Eastern Lakes State, ci sono conflitti etnici perpetui, ma dobbiamo continuare a lavorare in queste aree” afferma p. Waweru, che è parroco in una missione a circa 50 km a ovest della città di Rumbek.<br />Papa Francesco ha dedicato venerdì 23 febbraio 2018 ad una giornata di preghiera per la pace in Sud Sudan, così come nella Repubblica Democratica del Congo. <br />Fri, 23 Feb 2018 12:12:50 +0100AMERICA/ECUADOR - “No alle miniere, per proteggere la vita”: comunità indigene e Chiesa in difesa del territoriohttp://fides.org/it/news/63803-AMERICA_ECUADOR_No_alle_miniere_per_proteggere_la_vita_comunita_indigene_e_Chiesa_in_difesa_del_territoriohttp://fides.org/it/news/63803-AMERICA_ECUADOR_No_alle_miniere_per_proteggere_la_vita_comunita_indigene_e_Chiesa_in_difesa_del_territorioZamora – “Vogliamo essere liberi dalle miniere e che il governo si impegni nella protezione dell’acqua, delle foreste, della biodiversità e della vita dei popoli della Cordillera del Condor”; il primo passo è “fermare il progetto minerario Mirador, nella provincia di Zamora Chinchipe, ed effettuare una audizione completa perché si stanno causando gravi danni". Lo afferma, in una conversazione con l'Agenzia Fides, Luis Sanchez Zhiminaycela, appartenente alla popolazione indigena Cañari e Presidente della comunità amazzonica della Cordillera del Cóndor Mirador , che riunisce 32 famiglie della parrocchia di Tundayme toccate dal progetto minerario.<br />Nel 2015, dopo aver subito la distruzione della loro scuola e della loro parrocchia, queste 32 famiglie sono state sfrattate con procedure illegali che non rispettavano il diritto ad un alloggio dignitoso e al territorio. "L'attività mineraria è perversa - continua Sanchez -, distrugge, corrompe e non genera sviluppo per il paese. Qui ha causato la diminuzione del livello di 3 fiumi e il territorio è stato saccheggiato. Dire no all’estrazione mineraria non è negoziabile, se vogliamo proteggere la vita".<br />La Cascomi, insieme alla Confederazione delle Nazionalità Indigene dell'Ecuador , alla rete ecclesiale Pan-amazzonica e alla Fondazione regionale per i diritti umani , ha presentato il 31 gennaio richiesta di risarcimento per le famiglie contadine e indigene sfrattate di Tundayme. "Stiamo lavorando perchè il governo prenda coscienza che si deve cambiare il modello. Dobbiamo cercare nuove forme di economia - spiega Sanchez -. Il problema è che la miniera è sinonimo di corruzione, lo vediamo anche in altri paesi. Finché il governo non ha la forza di controllare la corruzione, vivremo sempre più poveri".<br />La Cascomi ha chiesto all'Assemblea nazionale un quadro normativo conforme al recente referendum, in cui ha vinto il "sì" alla riduzione delle aree di sfruttamento . "Proteggiamo come custodi questi territori, che sono un patrimonio del Paese e del mondo. Se si può vivere nelle grandi città, è grazie all'aria generata qui, in queste zone dell'Amazzonia, nelle nostre foreste. Sappiamo che quando queste compagnie se ne andranno, lasceranno solo distruzione dietro di sé, non possiamo permetterlo!" conclude Sanchez.<br />Suor Mariángeles Marco Teja, delle Orsoline di Gesù, che si occupa della cura pastorale di queste famiglie, spiega all’Agenzia Fides: “La situazione di queste persone è peggiorata notevolmente. Continuano a vivere in condizioni di povertà e la disperazione comincia a farsi vedere, in assenza della giustizia". “Come Chiesa - continua la religiosa - lavoriamo insieme a loro affinché gli sia restituita la dignità. Attualmente li seguiamo a livello psico-sociale, con una sorella psicologa, per guarire ferite individuali e collettive. Inoltre stiamo iniziando un progetto produttivo con le famiglie più bisognose della comunità”.<br />A Tundayme, spiega suor Mariángeles, questo gruppo di famiglie che amano la loro terra e si sentono custodi della creazione, ha assunto una posizione di resistenza, di difesa del territorio. "Ma questa posizione li ha costretti a subire le misure repressive dello Stato e della compagnia", "perché senza terra non c'è vita, non ci sono diritti", spiega la suora con dolore. "Nel coinvolgimento con loro, la Chiesa assume il proprio ruolo, camminando con le persone più umili che sono protagoniste della storia, cercando di vedere la situazione dal punto di vista di Dio. Non possiamo avvicinarci alla verità con gli occhi dei potenti, che sono sempre intrisi di interessi" conclude suor Mariángeles. <br />Fri, 23 Feb 2018 11:49:38 +0100AFRICA/CONGO RD - Ancora violenze mentre il mondo prega per la RDC e il Sud Sudanhttp://fides.org/it/news/63802-AFRICA_CONGO_RD_Ancora_violenze_mentre_il_mondo_prega_per_la_RDC_e_il_Sud_Sudanhttp://fides.org/it/news/63802-AFRICA_CONGO_RD_Ancora_violenze_mentre_il_mondo_prega_per_la_RDC_e_il_Sud_SudanKinshasa - Mentre oggi, 23 febbraio, si celebra la giornata mondiale di preghiera e digiuno per la pace nel mondo e in particolare per la Repubblica Democratica del Congo e il Sud Sudan, indetta da Papa Francesco, continuano a giungere all’Agenzia Fides notizie di violenze dalla RDC.<br />Domenica 18 febbraio sconosciuti hanno rapito un sacerdote cattolico. Si tratta di don Idelphonse Myatasi, parroco di Visiki, rapito insieme al suo autista a Kambya, sulla strada tra i villaggi di Cantine e Mabalako nel Territorio di Beni, nel Nord Kivu, nell’est della RDC. Il sacerdote e l’autista sono stati liberati il 19 febbraio sembra grazie alla forte pressione della popolazione.<br />Secondo l’organizzazione locale per la difesa dei diritti umani CEPADHO, la zona è piagata da rapimenti a scopo di estorsione che ultimamente non risparmiano neppure i sacerdoti.<br />Il 17 febbraio sono stati rapiti quattro operatori dell’Ong “Hyrolique sans Frontière” nel Territorio di Rutshuru, sempre nel Nord Kivu. I corpi di due di loro sono stati poi ritrovati con ferite da armi da fuoco.<br />Secondo la testimonianza di uno degli ostaggi sopravvissuti, che è riuscito a fuggire dalle mani dei suoi rapitori, la morte dei due suoi compagni è avvenuta quando i sequestratori hanno incrociato un gruppo armato rivale. Nel susseguente conflitto a fuoco sono rimasti uccisi i due ostaggi. Il quarto ostaggio è stato in seguito liberato dopo il versamento di un riscatto.<br />Il rapimento dei tecnici dell’ HYFRO, una Ong locale con base a Goma, rischia di accentuare le tensioni etniche tra le diverse comunità nel Territorio di Rutshuru. I rapitori infatti appartengono alla milizia Hutu, Nyatura, un gruppo etnico di origine rwandese che si scontra spesso con i locali Nande.<br />Le tensioni in effetti sono sfociate in violenza il 20 febbraio, quando a Mutanda, nel nord-ovest del Territorio di Rutshuru, gruppi di giovani delle comunità Nande e Hunde hanno incendiato diverse abitazioni della comunità Hutu. I giovani hanno affermato di voler vendicare l’uccisione di un membro della comunità Hunde, ucciso nella notte da presunti miliziani Nyatura. Secondo il CEPADHO, tutta la comunità Hutu è stata cacciata da Mutanda. Secondo il CEPADHO “occorre imporre con urgenza l’autorità dello Stato nell’area per evitare un’escalation di tensioni etniche tra Hutu, Hunde e Nande. Altrimenti gli sforzi di pacificazione del governo e della MONUSCO saranno resi vani”.<br />Come ricorda la Rete Pace per il Congo “Nella Repubblica Democratica del Congo, i continui rinvii della tenuta delle elezioni presidenziali sono una delle maggiori cause delle attuali violenze. Le autorità hanno recentemente posto il 23 dicembre 2018 come data delle votazioni. Ma è da fine 2016 che il leader congolese, Joseph Kabila, 46 anni, dimostra di voler ritardare il più possibile l’inizio del processo elettorale e mantenersi al potere quando la Costituzione del paese gli impedisce di candidarsi per un terzo mandato. Le attuali ostilità hanno provocato circa 4 milioni di sfollati in tutto il Paese. Nel nord-est del territorio, soprattutto nella regione del Kivu, la popolazione è infatti vittima di numerosi gruppi armati, spesso finanziati da uomini d’affari e politici con l’obiettivo di sfruttare le preziose risorse del sotto suolo. Nella provincia centrale del Kasai, invece, sono più di 3,300 i civili rimasti uccisi nell’ultimo anno di combattimenti in oltre 40 fosse comuni scoperti”. Mentre per quel che concerne il Sud Sudan, si sottolinea che “In Sud Sudan, da quattro anni si vive le atrocità di una brutale guerra civile difficile da decifrare. Secondo le ultime stime, sono circa 3,5 milioni i profughi in tutto il territorio o nei Paesi limitrofi. In più, il Paese è stato colpito all’inizio del 2017 da una drammatica carestia che ha avuto un grave impatto su circa 5 milioni di civili, metà della popolazione”. <br /><br /><br />Fri, 23 Feb 2018 11:44:20 +0100ASIA/TURCHIA - Il Catholicosato di Echmiadzin interviene sulla crisi del Patriarcato armeno di Costantinopolihttp://fides.org/it/news/63801-ASIA_TURCHIA_Il_Catholicosato_di_Echmiadzin_interviene_sulla_crisi_del_Patriarcato_armeno_di_Costantinopolihttp://fides.org/it/news/63801-ASIA_TURCHIA_Il_Catholicosato_di_Echmiadzin_interviene_sulla_crisi_del_Patriarcato_armeno_di_CostantinopoliErevan – La crisi che da tempo tormenta il Patriarcato armeno apostolico di Costantinopoli è dovuta soprattutto alle divisioni interne che hanno aperto la porta alle interferenze di poteri e gruppi esterni. Gli alti prelati che hanno posti di responsabilità in quella compagine ecclesiale devono mettere da parte interessi e contrasti personali, e il governo turco deve consentire al Patriarcato di riavviare il processo - ora interrotto – per l'elezione di un nuovo Patriarca. Sono queste le considerazioni e le richieste espresse dall'Assemblea del Consiglio spirituale supremo del Catholicosato di Echmiadzin, retto dal Patriarca Karekin II, che ha dedicato l'ultima riunione agli incresciosi, recenti sviluppi che hanno portato alla interruzione del processo avviato per l'elezione di un nuovo Patriarca armeno di Costantinopoli, in sostituzione del Patriarca Mesrob II Mutafyan, colpito nell'ormai lontano 2008 da una malattia neurologica invalidante. <br />All'inizio di febbraio, l'ufficio del governatore di Istanbul aveva di fatto azzerato il processo elettorale iniziato nel 2016. Le autorità turche avevano sentenziato che «non ci sono le condizioni necessarie» per far avanzare il processo elettorale, in quanto Mutafyan è ancora vivo e le disposizioni giuridiche turche prevedono che si possa eleggere e insediare un nuovo Patriarca armeno solo quando la carica rimane vacante con la morte del predecessore. La mossa delle autorità turche ha provocato reazioni accese in seno alla locale comunità armena. Il settimanale bilingue turco-armeno Agos ha scritto in un editoriale che la scelta messa in atto dal governatorato di Istanbul è destinata a segnare la storia delle relazioni tra la comunità armena e lo Stato turco, aggiungendo che il governo guidato dall’AKP di Erdogan ha compiuto un grave atto di interferenza «nelle tradizioni della Chiesa armena». E tutto questo era accaduto dopo che il Patriarcato armeno di Costantinopoli, come altre realtà ecclesiali presenti in Turchia, aveva esplicitamente espresso il proprio augurio di un rapido successo dell’operazione «Ramoscello d’ulivo», l’offensiva militare turca in territorio siriano contro i curdi, chiamando i propri fedeli a «pregare per la fine delle attività terroristiche».<br />Adesso il Consiglio spirituale supremo del Catholicosato di Echmiadzin, nell'appello diffuso alla fine della sua assemblea, riconosce che l'atteggiamento sconsiderato di individui e gruppi ecclesiali in seno al patriarcato armeno di Costantinopoli ha aperto la strada alle “interferenze esterne”, comprese quelle degli apparati politici turchi. La sede patriarcale armena di Echmiadzin fa appello in particolare ai personaggi più in vista della gerarchia del Patriarcato armeno di Costantinopoli affinché riconoscano che gli interessi del Patriacato valgono di più delle loro aspirazioni individuali e dei loro rapporti deteriorati, in modo da rivedere e correggere il processo elettorale, partito evidentemente con il piede sbagliato. L'appello proveniente dal Catholicosato di Echmiadzin chiede anche alle autorità turche di accogliere la richiesta della locale comunità armena di far ripartire il processo per l'elezione di un nuovo Patriarca. <br />Come documentato da Fides , dopo l'elezione – il 15 agosto 2016 - dell'Arcivescovo Karekin Bekdjian come nuovo “locum tenens” del Patriarcato, in sostituzione dell'Arcivescovo Aram Ateshyan, e dopo la costituzione del gruppo di lavoro incaricato di far avanzare il processo elettorale, le lettere ufficiali inviate dal Patriarcato armeno alle autorità turche per sollecitare il riavvio delle procedure per l'elezione del Patriarca non hanno avuto alcuna risposta. Da agosto diversi indizi avevano fatto emergere l'avversione degli apparati turchi nei confronti dell'attuale locum tenens del Patriarcato. Un'avversione che si connette anche a divisioni e antagonismi presenti all'interno del Patriarcato armeno, soprattutto da parte di esponenti legati all'ex locum tenens, Arcivescovo Aram Ateshyan. .Fri, 23 Feb 2018 11:27:30 +0100ASIA/INDIA - Chiesa indiana e altre comunità religiose unite al Papa nella preghiera per la pace in Africahttp://fides.org/it/news/63800-ASIA_INDIA_Chiesa_indiana_e_altre_comunita_religiose_unite_al_Papa_nella_preghiera_per_la_pace_in_Africahttp://fides.org/it/news/63800-ASIA_INDIA_Chiesa_indiana_e_altre_comunita_religiose_unite_al_Papa_nella_preghiera_per_la_pace_in_AfricaNew Delhi – La Chiesa cattolica in India e anche fedeli di altre religioni, indù e musulmani, hanno risposto all’appello di Papa Francesco e si sono uniti al pontefice e alla Chiesa universale nel celebrare oggi, 23 febbraio, una Giornata di preghiera e digiuno per la pace, in particolare per le popolazioni della Repubblica Democratica del Congo e del Sud Sudan, in Africa. Come appreso da Fides, numerose chiese e comunità religiose in tutto il paese hanno celebrato incontri di preghiera, veglie e speciali momenti di digiuno. A loro si sono uniti fedeli di altre religioni, molti di religione indù, esprimendo il medesimo anelito alla pace.<br />John Dayal, giornalista e intellettuale cattolico, ex presidente della “All India Catholic Union”, dichiara all’Agenzia Fides: “Un giorno di digiuno può dare grande beneficio spirituale, per interiorizzare la questione: non si può minimizzare l'importanza della pace, pensando all’Africa ma anche all’'ambiente politico in cui si trova l'India”.<br />Il Santo Padre ha invitato anche i membri di altre religioni a prendere parte all'iniziativa, nelle forme che ritengono più adatte , sottolineando che le religioni possono contribuire notevolmente al consolidamento della pace.<br />Dayal prosegue: “L'India attraversa una fase sociale segnata dalla violenza. La politica è polarizzata anche con l’uso del fattore religioso. In questo contesto, il desiderio di pace e lo sforzo comune del popolo assumono un valore individuale e collettivo. Sosteniamo la chiamata del Santo Padre alla preghiera e digiuniamo in questo tempo di Quaresima”.<br />Il domenicano p.Francis Arackal, professore di Media e Filosofia a Delhi, si unisce alla preghiera e dice a Fides: “Il digiuno è un mezzo efficace per stabilire la pace e l’equilibrio a partire da se stessi. Così si costruisce una società pacifica. Credo che sia con questo spirito che il Papa chiede alle persone di digiunare. Senza pace, non può esserci sviluppo”. <br />In alcune diocesi, parrocchiani, suore e sacerdoti si sono riuniti in preghiera di Adorazione davanti al Santissimo Sacramento. Mary Ratnam, una laica cattolica dell'arcidiocesi di Vishakapatnam dell'Andhra Pradesh racconta a Fides che la sua comunità si è riunita in orazione silenziosa: “I nostri cuori e le nostre preghiere vanno in Africa e alle altre parti del mondo dove l'ostilità è in aumento e la gente soffre. Tante persone vivono nella paura e nell'incertezza o muoiono a causa della guerra. Speriamo e preghiamo che la violenza si fermi, e che regni la pace” <br />Fri, 23 Feb 2018 11:22:38 +0100ASIA/PAKISTAN - La famiglia di Asia Bibi in Vaticano: “Il Papa pregherà per noi e con noi”http://fides.org/it/news/63799-ASIA_PAKISTAN_La_famiglia_di_Asia_Bibi_in_Vaticano_Il_Papa_preghera_per_noi_e_con_noihttp://fides.org/it/news/63799-ASIA_PAKISTAN_La_famiglia_di_Asia_Bibi_in_Vaticano_Il_Papa_preghera_per_noi_e_con_noiCittà del Vaticano – “Crediamo in Gesù Cristo e a Lui ci rivolgiamo mettendo nelle sue mani la vita di Asia. Siamo certi che il Signore ci ascolterà, anche grazie alla preghiera del Papa e di tutti i fedeli del mondo": lo dice all’Agenzia Fides Ashiq Masih, marito di Asia Bibi, la donna cristiana pakistana condannata a morte per blasfemia e tuttora richiusa nel carcere femminile di Multan, in Punjab. Ashiq Masih è giunto in Vaticano con la figlia Eisham e parla all’Agenzia Fides alla vigilia dell’incontro con Papa Francesco: “Asia Bibi confida nella preghiera del Papa e chiede al Santo Padre di pregare per lei e per la sua liberazione”, rimarca. "Vive la sua prigionia con grande fede e si affida ogni giorno al Signore. Viviamo questo privilegio di incontrare il Santo Padre con grande fiducia. Gli chiediamo di pregare per noi e con noi”, dice l’uomo. Anche la figlia Eisham afferma la sua speranza di “rivedere sua madre il più presto possibile, in un luogo pacifico e nella tranquillità familiare. Per questo prego ogni giorno”, dice.<br />Asia Bibi è in carcere dal 2009 e, dopo la sentenza di condanna a morte nel processo di primo grado, confermata in appello, attende l’udienza nel ricorso davanti alla Corte Suprema, terzo e ultimo grado di giudizio. <br />Secondo Joseph Nadeem, responsabile della “Renaissance Education Foundation”, la Fondazione che in Pakistan si sta prendendo cura della famiglia di Asia Bibi e ne sostiene le spese legali, “gli avvocati stanno curando il ricorso e siamo in attesa della data di udienza, che speriamo avvenga al più presto. Questa famiglia vive il dramma della reclusione di una moglie e madre innocente. Confidiamo nella magistratura e nella giustizia. Possiamo dimostrare ai giudici, senza ombra di dubbio, che Asia non ha commesso alcuna blasfemia”.<br />Il caso di Asia Bibi è divenuto un simbolo in Pakistan e i gruppi estremisti islamici chiedono che la donna venga giustiziata. Il suo caso è stato citato e strumentalizzato anche durante le manifestazioni di piazza antigovernative organizzate nei mesi scorsi a Islamabad da gruppi integralisti islamici. Nel documento di accordo, che ha messo fine alla protesta, l’esecutivo pakistano si è impegnato a non modificare in alcun modo la legge sulla blasfemia, di cui si continua ad abusare in Pakistan, come avvenuto nel caso di Asia Bibi. Fri, 23 Feb 2018 10:47:44 +0100AMERICA - Cristiani in preghiera per la pace in Africa e anche in Venezuelahttp://fides.org/it/news/63798-AMERICA_Cristiani_in_preghiera_per_la_pace_in_Africa_e_anche_in_Venezuelahttp://fides.org/it/news/63798-AMERICA_Cristiani_in_preghiera_per_la_pace_in_Africa_e_anche_in_VenezuelaCaracas – “Ci uniamo all’invito che Papa Francesco ha rivolto ai credenti di tutto il mondo, per una speciale preghiera per la pace in Congo e Sud Sudan, da realizzarsi venerdì 23 febbraio”: lo afferma Mons. Aldo Giordano, Nunzio Apostolico in Venezuela che, insieme a padre Ramòn Vinke, direttore del Segretariato per l’Ecumenismo dell’Arcidiocesi di Caracas e Segretario generale del Consiglio delle Chiese storiche della capitale, ha organizzato un incontro presso la Nunziatura di Caracas. “Saremo una comunità ecumenica, con rappresentanti delle Chiese e delle comunità cristiane in Venezuela”, dichiara mons. Giordano nella nota inviata all’Agenzia Fides.<br />“Il 23 febbraio dedicheremo una giornata alla preghiera e al digiuno per la pace nel mondo, in particolare per i paesi colpiti dalla violenza come il Congo, la Repubblica Centrafricana e il Sud Sudan. La nostra preghiera sarà anche per la pace nel nostro amato paese”, evidenzia il Nunzio. “Esorto ad invitare tutti i membri interessati delle vostre comunità a prendere parte a questo momento presso la nostra Nunziatura”, conclude mons. Giordano.<br />Anche in altri paesi americani, si prega e si veglia, in comunione con il Papa. In Argentina, la diocesi di Catamarca ha risposto alla richiesta della Nunziatura Apostolica del suo Paese che ha invitato “tutti i Vescovi dell’Argentina a prendere iniziative affinché i fedeli di ogni Chiesa particolare possano unirsi a questo giorno di preghiera e quindi implorare da Dio, infinito nella Sua misericordia, la conversione dei cuori di coloro che guidano le nazioni, in particolare in quei paesi che hanno bisogno del dono della pace”. <br />Nella diocesi messicana di Querètaro, il Vescovo mons. Faustino Armendáriz Jiménez ha rivolto ai fedeli l’invito a unirsi in preghiera e digiuno: “Come Pastore diocesano di questa Chiesa particolare di Querétaro – dichiara il Vescovo Jiménez - facendo miei i sentimenti del Santo Padre Francesco e accogliendo con generosità questa iniziativa del Successore di Pietro, vi invito e vi incoraggio affinché diventiamo tutti portatori di questa preoccupazione del Santo Padre. Durante il primo venerdì di Quaresima offriamo le nostre preghiere, i nostri digiuni e sacrifici per questo intento, così che nessuno si senta esentato da questa iniziativa apostolica a favore della pace. Chiedo a tutti i parroci, vicari parrocchiali e tutti i sacerdoti della diocesi di far conoscere ai fedeli questa iniziativa promossa dal Vicario di Cristo e in cui ci chiede di partecipare intensamente”, conclude il Vescovo. <br />Thu, 22 Feb 2018 12:18:59 +0100ASIA/INDONESIA - Nomina del Vescovo di Tanjung Selorhttp://fides.org/it/news/63797-ASIA_INDONESIA_Nomina_del_Vescovo_di_Tanjung_Selorhttp://fides.org/it/news/63797-ASIA_INDONESIA_Nomina_del_Vescovo_di_Tanjung_SelorCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data odierna ha nominato Vescovo della diocesi di Tanjung Selor il Rev.do P. Paulinus Yan Olla, M.S.F., finora Rettore dello Studentato Teologico M.S.F. a Malang.<br />Il Rev.do P. Paulinus Yan Olla, M.S.F., è nato il 22 giugno 1963 a Seom-Eban, Diocesi di Atambua . È entrato nel Seminario Minore a Laian e successivamente, nel Seminario Maggiore a Yogyakarta. Ha compiuto gli studi filosofici e teologici presso la Facoltà Pontificia Weda Bhakti a Yogyakarta. Ha emesso la professione perpetua il 22 luglio 1991 tra i Missionari della Sacra Famiglia . È stato ordinato sacerdote il 28 agosto 1992.<br />Ha svolto, poi, i seguenti incarichi: 1992-1994: Vicario parrocchiale della Parrocchia Sacra Famiglia a Banteng ; 1993-2005: Coordinatore della Commissione per la Famiglia dell’Arcidiocesi di Samarinda ; 1995-1997: Rettore del Seminario Minore Don Bosco a Samarinda; 1997-2000: Parroco della Parrocchia Buna Maria a Banjarbaru, Diocesi di Banjarmasin ; Direttore del Postulantato MSF a Banjarbaru; 2000-2004: Studi per la Laurea in Teologia Spirituale presso il Theresianum a Roma; 2001-2007: Assistente Generale MSF a Roma; 2007-2013: Segretario Generale MSF a Roma; dal 2013: Rettore dello Studentato Teologico MSF a Malang; dal 2014: Coordinatore della Commissione per la Famiglia della Diocesi di Malang; dal 2014: Docente di Teologia Spirituale presso il Philosophical and Theological Higher Institute Widya Sasana a Malang. <br />Thu, 22 Feb 2018 12:18:11 +0100OCEANIA/NUOVA ZELANDA - Dimissioni del Vescovo di Dunedin e nomina del successorehttp://fides.org/it/news/63796-OCEANIA_NUOVA_ZELANDA_Dimissioni_del_Vescovo_di_Dunedin_e_nomina_del_successorehttp://fides.org/it/news/63796-OCEANIA_NUOVA_ZELANDA_Dimissioni_del_Vescovo_di_Dunedin_e_nomina_del_successoreCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data odierna ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Dunedin , presentata da S.E. Mons. Colin David Campbell, e al tempo stesso ha nominato Vescovo della medesima Sede il Rev.do Michael Joseph Dooley, del clero della suddetta diocesi, finora Vicario Generale.<br />Il Rev.do Michael Joseph Dooley è nato il 13 dicembre 1961 a Invercargill, nella diocesi di Dunedin, ha studiato la Filosofia e Teologia nell’Holy Cross College di Mosgiel. Ha ottenuto il Baccalaureato in Teologia all’University of Otago nel 1987. È stato ordinato sacerdote il 13 dicembre 1989 per il clero della Diocesi di Dunedin.<br />Dopo l’ordinazione sacerdotale ha ricoperto i seguenti incarichi: 1990-1994: Vicario parrocchiale di St. Mary’s Basilica, Invercargill e, nel contempo, Cappellano del Verdon College; 1994-1995: Vicario Parrocchiale di Blessed Sacrament Parish Gore, contemporaneamente Cappellano del St. Peter’s College; 1995-1998: Studi superiori al Melbourne College of Divinity, ottenendo il Master of Theology; 1998-1999: Direttore del Centro di formazione Holy Cross Seminary a Mosgiel; 1999-2005: Parroco di St. Mary Parish a Mosgiel; 2005-2008: Direttore Spirituale nell’Holy Cross Seminary, Auckland; dal 2008: Parroco di Saint Mary a Mosgiel e di St. Peter Chanel a Green Island e, nel contempo, Cappellano del Kavanagh College ; dal 2016: Vicario Generale della Diocesi di Dunedin; dal 2017: Membro del Collegio dei Consultori e del Consiglio Presbiterale. <br />Thu, 22 Feb 2018 12:14:37 +0100AMERICA/PERU’ - La Chiesa di Lima combatte il narcotraffico tra i giovanihttp://fides.org/it/news/63795-AMERICA_PERU_La_Chiesa_di_Lima_combatte_il_narcotraffico_tra_i_giovanihttp://fides.org/it/news/63795-AMERICA_PERU_La_Chiesa_di_Lima_combatte_il_narcotraffico_tra_i_giovaniLima - Il traffico di droga non è una minaccia in più per la società, è quella principale. In Perù questa piaga muove cifre superiori ai 3 miliardi di dollari l'anno e "il problema cresce ogni giorno", dice all'Agenzia Fides Marilú de Cossio, fondatrice e presidente di "Mundo Libre", l'unica comunità terapeutica formale per i bambini di strada del Perù. In questa situazione, il punto più debole è la famiglia, dato che un terzo delle famiglie non ha una figura paterna. I delinquenti approfittano delle carenze affettive delle famiglie problematiche per coinvolgere i più giovani nella vendita di droghe, con precise strategie per penetrare nelle scuole e nei quartieri poveri e, quindi, conquistare nuovi consumatori.<br />Di fronte a questo scenario, l'Arcidiocesi di Lima si è attivata nella promozione della famiglia, che è il fondamento di ogni società. Il 20° Sinodo arcidiocesano di Lima, del 2015, ha proposto la creazione di “Centri di promozione e orientamento della famiglia e di difesa della vita” in ogni parrocchia, e oggi sono una realtà in molte di esse. Dalle conclusioni dell'ultimo Sinodo, il Card. Juan Luis Cipriani, Arcivescovo di Lima, ha sottolineato nella sua ultima Lettera pastorale: "è necessario avere una pastorale familiare organizzata in ogni parrocchia, per accompagnare i membri della famiglia in tutte le fasi della vita", facendo riecheggiare così la chiamata di Papa Francesco in “Amoris Laetitia” per una pastorale incentrata sul Vangelo della famiglia.<br />Marilú de Cossio, che da oltre 30 anni lavora nella riabilitazione e nel reinserimento dei bambini di strada, offrendo loro uno spazio ampio e confortevole, con la presenza di professionisti, attraverso trattamenti olistici, dice a Fides: "Per noi è importante recuperarli a livello spirituale, psichiatrico e psicologico. Il Vescovo di Lurín, Carlos García, ci manda ogni sabato seminaristi e catechisti a preparare i bambini per ricevere i sacramenti dell'iniziazione". Affermando poi che l'89% dei giovani che seguono il programma completo di riabilitazione superano questo problema, spiega: "Oggi sono amministratori di aziende, avvocati, meccanici, tecnici, tra gli altri. È vero che non tutti riescono a salvarsi, ma vale la pena fare ogni sforzo". Commenta quindi con soddisfazione che negli ultimi anni sono stati reinseriti 2.500 minori in situazione di abbandono.<br />Secondo la “Commissione nazionale per lo sviluppo e la vita senza droghe”, circa 70 mila persone all'anno iniziano il consumo di marijuana in Perù. Allo stesso modo, nell'ultimo rapporto del 2017 del Ministero della Salute, è stato rilevato con preoccupazione che il consumo di droghe tra i giovani da 19 a 24 anni è aumentato notevolmente tra il 2010 e il 2015. <br />Thu, 22 Feb 2018 12:06:59 +0100AFRICA - L’Africa pronta a pregare per la pace nella RDC e in Sud Sudanhttp://fides.org/it/news/63794-AFRICA_L_Africa_pronta_a_pregare_per_la_pace_nella_RDC_e_in_Sud_Sudanhttp://fides.org/it/news/63794-AFRICA_L_Africa_pronta_a_pregare_per_la_pace_nella_RDC_e_in_Sud_SudanRoma - La Chiesa in tutta l’Africa si mobilita per accogliere l’appello lanciato il 4 febbraio da Papa Francesco per dedicare il secondo venerdì della Quaresima del 2018, il 23 febbraio, a una giornata di preghiera e di digiuno per la pace nel mondo e in particolare nella Repubblica Democratica del Congo e in Sud Sudan.<br />Nella RDC i Vescovi hanno elaborato un programma dettagliato che prevede per le comunità sacerdotali e religiose, oltre alla preghiera della liturgia delle ore e alla messa del giorno, la preghiera del Rosario, l’Adorazione Eucaristica da tenersi in tutte le parrocchie; la Via Crucis, e infine una preghiera ecumenica, lasciando libere le diverse diocesi di organizzarla in base ai rapporti intrattenuti con le altre confessioni cristiane nella loro giurisdizione. <br />I cappellani delle scuole sono invitati a celebrare insieme ad alunni e insegnanti la messa per la pace nella RDC e nel Sud Sudan oppure recitare insieme il rosario.<br />In Sud Sudan, i Vescovi hanno invitato tutti ad unirsi in comunione di preghiera con Papa Francesco. Nella capitale Juba, la preghiera si terrà nella cattedrale a partire dalle 4 del pomeriggio del 23 febbraio. L’Arcivescovo di Juba, Sua Ecc. Mons. Paulino Lukudu Loro, ha invitato a partecipare alla preghiera i fedeli delle altre confessioni cristiane e i musulmani.<br />Sua Ecc. Mons. Erkolano Lodu Tombe, Vescovo di Yei, ha detto che nella sua diocesi è già iniziata la preparazione spirituale alla preghiera di domani. Il Vescovo ha auspicato che preghiere e digiuni per la pace nel suo Paese e nella RDC proseguano anche dopo il 23 febbraio.<br />Anche altre Conferenze Episcopali africane hanno aderito in pieno all’appello di Papa Francesco.<br />La Conferenza Episcopale del Benin è tra queste. Tra l’altro i Vescovi del Benin avevano espresso al termine della loro Assemblea Plenaria tenutasi dal 24 al 26 gennaio la loro piena vicinanza “emotiva e spirituale alla Chiesa cattolica nella RDC, al popolo congolese assicurando le proprie preghiere perché Dio diffonda la sua pace su questa nazione ferita da tanti anni di instabilità politica”.<br />In Togo, che vive una situazione di forte tensione politica, per alcuni versi simile a quella congolese la locale Conferenza Episcopale ha invitato i fedeli a essere in comunione con il Papa in occasione della giornata di preghiera ed ha chiesto ai togolesi di domandare a Dio la conversione dei cuori, soprattutto di coloro che hanno in mano la sorte della RDC e del Sud Sudan e di quelli che sono implicati in un modo o nell’altro nella situazione di questi Paesi. La Conferenza Episcopale del Togo ha chiesto di pregare anche per il Togo dove è stato da poco avviato un dialogo politico per cercare di far uscire il Paese dalla crisi.<br />Anche i Vescovi della Costa d’Avorio il 19 febbraio hanno chiesto a tutti i sacerdoti, i religiosi e ai laici di prendere le disposizioni necessarie per vivere questa giornata in comunione con la Chiesa universale”.<br />In Ghana Sua Ecc. Mons. Philip Naameh, Arcivescovo di Tamale e Presidente della locale Conferenza Episcopale, nell’accogliere una delegazione elettorale della RDC, ha espresso la solidarietà della Chiesa ghaniana nei confronti di quella congolese, affermando che i cattolici ghaniani stanno pregando perché la elezioni previste nella RDC il 23 dicembre siano pacifiche. <br />Al termine della loro Assemblea Plenaria il 21 febbraio, i Vescovi del Burkina Faso-Niger hanno inviato un messaggio di solidarietà alla Conferenza Episcopale della RDC, per la repressione delle manifestazioni indette dal laicato cattolico per chiedere il pieno rispetto degli Accordi di San Silvestro. <br /><br />Thu, 22 Feb 2018 11:35:03 +0100ASIA/ IRAQ - La lotta per le elezioni politiche condiziona il ritorno dei rifugiati a Mosul e nella provincia di Ninivehttp://fides.org/it/news/63793-ASIA_IRAQ_La_lotta_per_le_elezioni_politiche_condiziona_il_ritorno_dei_rifugiati_a_Mosul_e_nella_provincia_di_Ninivehttp://fides.org/it/news/63793-ASIA_IRAQ_La_lotta_per_le_elezioni_politiche_condiziona_il_ritorno_dei_rifugiati_a_Mosul_e_nella_provincia_di_NiniveMosul – Le manovre e le pressioni delle forze politiche in vista delle prossime elezioni politiche irachene, in programma il 12 maggio, stanno condizionando pesantemente il processo di ritorno alle proprie aree di residenza degli sfollati che avevano abbandonato Mosul e ampie aree della provincia di Ninive durante gli anni del regime jihadista imposto dai miliziani del sedicente Stato Islamico . Lo sostengono in particolare i militanti dell'Unione Patriottica del Kurdistan , che accusano i rivali del Partito Democratico del Kurdistan , di ostacolare il ritorno alle proprie case dei profughi di Mosul e della provincia di Ninive ancora ospitati nei campi presso Erbil, allo scopo di spingerli a votare per i propri candidati alle prossime elezioni politiche. <br />In tale operazione, i militanti del PDK – sostengono i rivali dell'UPK - avrebbero anche disseminato di check point le vie di comunicazione che uniscono il governatorato di Erbil con Mosul e diversi distretti della provincia di Ninive, compreso quello di Sinjar, abitato in larga parte dalla minoranza yazida. <br />Sono almeno 800mila i rifugiati iracheni interni che continuano a vivere nei campi allestiti nelle regioni di Erbil e Dohuk. Tra loro sono compresi anche molti delle decine di migliaia di cristiani che erano fuggiti dai propri villaggi della piana di Ninive nell'estate del 2014, davanti all'offensiva dei jihadisti di Daesh. Anche attivisti della componente Yazida, negli ultimi giorni hanno fatto riferimento a pressioni messe in atto dal PDK per ottenere voti e appoggi elettorali da parte di quella comunità. <br />I militanti dell'UPK hanno sollecitato il governo federale, la Commissione elettorale e il Parlamento iracheno a non rinunciare alle regole elettorali che dispongono il ritorno a casa degli sfollati, per consentire loro di esercitare il diritto di voto nelle proprie aree d'origine. Agli allarmi dell'UPK e di esponenti yazidi si uniscono quelli lanciati da Hanin al Qaddo, parlamentare appartenente alla componente minoritaria Shabak, che ha denunciato l'esistenza di un piano volto a dispiegare truppe statunitensi nella provincia di Ninive durante le elezioni, su richiesta e a garanzia della componente sunnita. <br />In questi giorni il redentorista Bashar Warda, Arcivescovo caldeo di Erbil, nel corso di conferenze e interviste realizzate negli USA ha riferito che i cristiani rimasti in Iraq dopo gli ultimi anni di conflitti e violenze sarebbero ormai meno di 200mila. .Thu, 22 Feb 2018 11:24:25 +0100AFRICA - Congo e Sud Sudan: pace e speranza contro ogni apparenzahttp://fides.org/it/news/63792-AFRICA_Congo_e_Sud_Sudan_pace_e_speranza_contro_ogni_apparenzahttp://fides.org/it/news/63792-AFRICA_Congo_e_Sud_Sudan_pace_e_speranza_contro_ogni_apparenzaKara – Le numerose adesioni alla “Giornata di Digiuno e Preghiera per la pace in Congo e Sud Sudan e nel mondo”, indetta da Papa Francesco sono state accolte con riconoscenza dai cristiani del Sud Sudan. “Questo ci mostra che non siamo soli e che i fedeli in tutto il mondo sono con noi nel cammino verso la pace e la riconciliazione” dice James Oyet Latansio, segretario generale del Consiglio delle Chiese del Sud Sudan.<br />“Il caos in cui si trovano attualmente le popolazioni del Congo e del Sud Sudan in particolare, e molti popoli africani in generale, lascia pensare all’urgenza di un ideale comune. Questo ideale comune non è altro che pace e riconciliazione”, commenta all’Agenzia Fides padre Donald Zagore, teologo della Società delle Missioni Africane , in vista della Giornata.<br />“Pace e riconciliazione saranno una realtà effettiva in Africa solo quando il Regno di Dio sarà veramente penetrato nelle profondità del cuore dell’uomo africano. C’è una verità di fede che non deve mai essere dimenticata dalle nostre menti: la pace di Gesù è una pace che il mondo non può mai dare”, continua.<br />P. Zagore spiega: “Molte situazioni hanno portato e continuano a portare alla creazione di barriere tra i popoli africani nel continente africano. Oggi dobbiamo rialzarci coraggiosamente e profeticamente contro tutti questi ostacoli e barriere per spazzarli via e liberare i cuori e gli spazi congestionati. Per questo, l’umanità in Africa ha un ruolo decisivo da svolgere. Facendo affidamento su Dio, da cui proviene tutta la giusta e autentica liberazione, i popoli africani sono chiamati a lavorare attivamente per assicurare al continente la vera liberazione. Quel poco che ogni africano può fare è già molto nella misura in cui riesce a liberare un essere dalla sua sofferenza, dal suo dolore o dalla sua paura”.<br />“L'uomo africano – afferma il teologo - deve rendersi conto che qualsiasi atto di liberazione compiuto nella giustizia e nella verità è un atto di salvezza. Bisognerebbe scoprire in profondità questa vocazione soteriologica a cui quale Cristo ci invita e viverla pienamente nel concreto della nostra vita quotidiana. Nel nome della nostra fede rimaniamo convinti che la morte non avrà l'ultima parola”.<br />Tra le tante chiese e organizzazioni religiose internazionali che hanno aderito all’appello di Papa Francesco non manca quello del Consiglio Ecumenico delle Chiese che, in una lettera del segretario generale, Pastore Olav Fykse Tveit, invita “ad unirsi alla preghiera e al digiuno, in quanto comunità ecumenica globale, alla luce delle tensioni politico-sociali, della violenza e delle sofferenze che subiscono i cittadini del Congo e del Sud Sudan”.<br />La situazione nei due stati africani è drammatica. La Repubblica Democratica del Congo conta 4,3 milioni di profughi e oltre 13 milioni di persone che necessitano di urgenti aiuti umanitari. In Sud Sudan, 2 milioni di persone hanno lasciato il paese a causa della guerra civile, mentre gli sfollati all’interno del territorio nazionale sono quasi 2 milioni. Il peso maggiore di questa situazione di violenza e instabilità è pagato da donne, bambini e giovani. <br /> <br />Thu, 22 Feb 2018 11:23:07 +0100ASIA/INDIA - Discriminazione sulle donne dalit: urge l’intervento del governohttp://fides.org/it/news/63791-ASIA_INDIA_Discriminazione_sulle_donne_dalit_urge_l_intervento_del_governohttp://fides.org/it/news/63791-ASIA_INDIA_Discriminazione_sulle_donne_dalit_urge_l_intervento_del_governoNew Delhi - "Le donne dalit in India sono più povere, emarginate e discriminate rispetto agli uomini; e l'età media della loro mortalità è di 14,6 anni più bassa rispetto alle donne delle caste più alte. I dati del nuovo Rapporto Onu sono allarmanti”, dice all’Agenzia Fides p. A. Singarayan, prete cattolico del Tamil Nadu. Il sacerdote si riferisce al rapporto Onu titolato “Trasformare le promesse in azione: uguaglianza di genere nell'agenda 2030”, recente studio che rileva l'aumento della mortalità delle donne delle caste inferiori in India, soprattutto a causa di scarse condizioni igienico-sanitarie.<br />“Le donne devono avere pari diritti e opportunità. Dio ha creato tutti gli esseri umani con la sua immagine e somiglianza, ma è triste sapere che le bambine non vengono curate con la stessa attenzione dei bambini in India”, osserva il prete. “Nella società indiana - prosegue - donne e ragazze sperimentano molteplici forme di svantaggio basate sul genere e altre disuguaglianze", che si traduce nel "mancato accesso a un'istruzione di qualità, ad un lavoro dignitoso, alla salute e al benessere".<br />Al centro dell'Agenda Onu 2030 per lo sviluppo sostenibile - adottata due anni fa dalle Nazioni Unite - c'è l'impegno a "non lasciare nessuno indietro", dando priorità ai bisogni delle categorie più svantaggiate. L'agenda stabilisce una serie di parametri di riferimento globali, come: eliminazione della povertà estrema e della fame, accesso di tutti i bambini all'istruzione scolastica. Il nuovo Rapporto Onu evidenzia come le donne sono particolarmente interessate da queste emergenze, ed esamina le politiche necessarie per raggiungere gli obiettivi dichiarati. <br />L'obiettivo è garantire che tutte le donne e le ragazze, indipendentemente dalla loro età, classe, razza, etnia, religione, godano di pari diritti e opportunità. Secondo il Rapporto, l'intersecarsi della discriminazione legata al genere con altre forme di discriminazione - casta, appartenenza etnica, religione - emargina ulteriormente le donne e le ragazze della fasce più povere e svantaggiate. <br />L’indigenza, poi, ha altre conseguenze in India: ad esempio porta spesso al mancato accesso all'istruzione, al lavoro minorile e al matrimonio infantile. Secondo il Rapporto Onu, in India una donna tra i 20 e i 24 anni di età, di famiglia povera, in area rurale, ha una probabilità cinque volte superiore a quella di una ricca famiglia urbana di sposarsi precocemente, prima dei 18 anni<br />Il Rapporto invita i governi a elaborare politiche con l'obiettivo di "non lasciare nessuno indietro", in modo da non aggravare ulteriormente la frammentazione sociale.<br />“Non lasciare indietro nessuno – conclude p. A. Singarayan - significa accogliere e soddisfare i bisogni dei più emarginati, di quanti sono svantaggiati a livello sociale, politico, economico, ambientale, culturale: in questo è impegnata la Chiesa in India, in questo deve impegnarsi il governo". <br /> <br />Thu, 22 Feb 2018 10:29:13 +0100