Fides News - Italianhttp://fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.ASIA/LIBANO - Trasferta libanese per Marine Le Pen. In agenda anche l'incontro con il Patriarca maronitahttp://fides.org/it/news/61770-ASIA_LIBANO_Trasferta_libanese_per_Marine_Le_Pen_In_agenda_anche_l_incontro_con_il_Patriarca_maronitahttp://fides.org/it/news/61770-ASIA_LIBANO_Trasferta_libanese_per_Marine_Le_Pen_In_agenda_anche_l_incontro_con_il_Patriarca_maronitaBeirut – Se diventerà presidente della Francia, Marine Le Pen riallaccerà i rapporti diplomatici ufficiali con la Siria di Assad e farà riaprire l'ambasciata francese a Damasco. La candidata all'Eliseo, leader del Front National, ha confermato le sue intenzioni programmatiche relative al dossier siriano nelle interviste rilasciate alla stampa libanese, in occasione della visita di 48 ore che sta compiendo nel Paese dei Cedri. Nel corso della sua breve trasferta in Libano, Marine Le Pen è stata già ricevuta dal Presidente Michel Aoun nel Palazzo presidenziale di Babda. L'agenda del breve viaggio prevede anche incontri di Le Pen con il Patriarca maronita Boutros Bechara Rai, con il Premier libanese Saad Hariri e con il politico Samir Geagea, leader delle Forze Libanesi. <br />Nell'incontro con il Presidente Aoun – riferiscono i media libanesi - Marine Le Pen ha raccontato di aver fatto riferimento alla lotta al fondamentalismo di matrice islamista come terreno di collaborazione tra Libano e Francia, e ha richiamato la necessità di un più deciso sostegno internazionale che aiuti le istituzioni e la popolazione libanese ad affrontare l'emergenza dei rifugiati provenienti da Siria e Iraq. . <br />Mon, 20 Feb 2017 12:32:13 +0100AFRICA/SUD SUDAN - Allarme colera: “almeno 300 casi sospetti in un’area vasta e poverissima” afferma il Cuammhttp://fides.org/it/news/61769-AFRICA_SUD_SUDAN_Allarme_colera_almeno_300_casi_sospetti_in_un_area_vasta_e_poverissima_afferma_il_Cuammhttp://fides.org/it/news/61769-AFRICA_SUD_SUDAN_Allarme_colera_almeno_300_casi_sospetti_in_un_area_vasta_e_poverissima_afferma_il_CuammJuba - Sono circa 300 i casi sospetti di colera registrati in pochi giorni a febbraio nelle contee di Yirol East e di Awerial, ma il numero è destinato a crescere perché “allarmanti sono i racconti di chi arriva nei centri sanitari dai villaggi più lontani”. Lo afferma un comunicato inviato all’Agenzia Fides da Medici con l’Africa Cuamm. I dati riportati provengono dalle contee di Yirol East e Awerial dove il Cuamm lavora e coordina l’attività di 16 centri sanitari periferici, che fanno riferimento all’ospedale di Yirol. Si tratta di un’area che presenta diverse complessità, dalle difficoltà per raggiungere le comunità che vivono sparse lungo il Nilo e lontane dai centri sanitari, alla problematica dell’offrire servizi adeguati a una popolazione che, dal dicembre 2013, è cresciuta sotto l’influsso di migliaia di sfollati.<br />“Non abbiamo ancora la conferma ufficiale che si tratti di colera, ma noi che siamo lì pensiamo sia molto probabile” dice Giovanni Dall’Oglio, responsabile dell’intervento del Cuamm nella zona. Nel novembre 2016, l’intervento del Cuamm nell’ex Stato dei Laghi si è esteso fino a coprire tutte e 8 le contee , arrivando a supportare 3 ospedali e 90 centri di salute periferici, per una popolazione beneficiaria di poco meno di 1 milione di abitanti, circa 250.000 bambini con meno di 5 anni e 58.000 donne in gravidanza. Si tratta di un’area vastissima che comprende anche le sponde del Nilo e le sue isole, zone queste completamente sprovviste di alcun tipo di centro sanitario. <br />Mon, 20 Feb 2017 11:32:35 +0100AMERICA/GUATEMALA - Continua il flusso di migranti che arrivano in Guatemala per raggiungere gli Stati Unitihttp://fides.org/it/news/61768-AMERICA_GUATEMALA_Continua_il_flusso_di_migranti_che_arrivano_in_Guatemala_per_raggiungere_gli_Stati_Unitihttp://fides.org/it/news/61768-AMERICA_GUATEMALA_Continua_il_flusso_di_migranti_che_arrivano_in_Guatemala_per_raggiungere_gli_Stati_UnitiCittà del Guatemala – Continua il flusso di migranti che arrivano in Guatemala con la speranza di poter raggiungere in qualche modo gli Stati Uniti: lo segnala una nota di Prensa Latina, giunta a Fides, dove si informa che dall'inizio del 2017 sono ormai 1.254 i migranti arrivati in Guatemala senza documenti. La Direzione Generale della Migrazione ha segnalato inoltre che di questi 953 sono donne. Fra i paesi di provenienza troviamo: Haiti, Eritrea, Guinea, Cuba, India, Nepal ed altri ancora, sia pure in numero minore. Da rilevare la crescita degli africani.<br />La nota informa che un gruppo di migranti sono stati messi in salvo dalla Polizia Nazionale Civile del Guatemala: una rete criminale li aveva infatti sequestrati e chiedeva, a loro o ai loro familiari, 40 mila dollari per liberare ognuno. La nota segnala che, secondo il protocollo, queste persone vengono fermate per essere registrate e coordinare il ritorno ai loro paesi d'origine. Secondo la Commissione della Mobilità Umana del Congresso del Guatemala, nel 2016 sono stati registrate in questa situazione 8.387 persone.<br />Dopo l'aumento delle misure di sicurezza alla frontiera meridionale del paese , i gruppi di migranti non sono diminuiti, ma hanno cercato altre vie d'ingresso in Guatemala, paese che rappresenta la "porta d'ingresso" al Messico, vicino degli Stati Uniti.<br /> <br />Mon, 20 Feb 2017 11:28:07 +0100ASIA/TURCHIA - Il Catholicos armeno Karekin II convoca un summit per affrontare i problemi interni del Patriarcato armeno di Costantinopolihttp://fides.org/it/news/61767-ASIA_TURCHIA_Il_Catholicos_armeno_Karekin_II_convoca_un_summit_per_affrontare_i_problemi_interni_del_Patriarcato_armeno_di_Costantinopolihttp://fides.org/it/news/61767-ASIA_TURCHIA_Il_Catholicos_armeno_Karekin_II_convoca_un_summit_per_affrontare_i_problemi_interni_del_Patriarcato_armeno_di_CostantinopoliErevan - Il Patriarca Karekin II, Catholicos di tutti gli Armeni, ha convocato a Erevan, presso la Sede patriarcale del Catholicosato di Echmiadzin, alcuni dei protagonisti della disputa in atto intorno alla prossima elezione del Patriarca armeno apostolico di Costantinopoli, nel tentativo di sciogliere i nodi di una vicenda che continua ad aggrovigliarsi. Il summit tra il Catholicos Karekin e i membri autorevoli del Patriarcato armeno apostolico di Costantinopoli – riferiscono fonti armene - è in programma per la settimana corrente. <br />La guida del Patriarcato armeno apostolico di Costantinopoli, con sede a Istanbul, appare incerta da quando, nel 2008, il Patriarca Mesrob II Mutafyan è stato colpito da una malattia incurabile. Da allora, le funzioni di Vicario del Patriarca sono state assolte dall'Arcivescovo Aram Ateshyan. Negli ultimi anni la comunità armena apostolica di Turchia vive un dibattito, a tratti lacerante, sulla possibile successione di Mesrob, con membri autorevoli della comunità armena presente in Turchia che sostenevano la necessità urgente di eleggere un Co-Patriarca con funzioni piene, e altri che si richiamavano alle strette regole secondo cui non era possibile procedere all'elezione di un nuovo Patriarca fino a quando era in vita il suo predecessore. <br />La situazione si era sbloccata lo scorso ottobre, quando l'Assemblea sinodale del Patriarcato armeno aveva annunciato il ritiro di Mesrob dalle funzioni patriarcali, ed erano state avviate, con il placet delle autorità civili, le procedure per l'elezione di un nuovo Patriarca. Nelle scorse settimane si era consumato un nuovo scontro tra il Vescovo armeno apostolico Sahak Mashalyan e il Vicario generale Aram Ateshyan, con il primo che aveva accusato il secondo di ostacolare dalla sua posizione il processo elettorale. Tra i due contendenti – riferiscono fonti mediatiche turche, consultate dall'Agenzia Fides – era poi stato concordato un protocollo in base al quale l'elezione del nuovo Patriarca si sarebbe dovuta tenere il prossimo 28 maggio. Ma proprio questo accordo locale sembra aver provocato obiezioni da parte del Catholicosato di Echmiadzin: secondo i media turchi, il Catholicos Karekin ha giudicato il protocollo sottoscritto da Ateshyan e Mashalyan come una violazione dei regolamenti in vigore per l'elezione patriarcale, e per questo ha convocato a Erevan i due Vescovi e altri rappresentanti del Patriarcato armeno apostolico di Costantinopoli, con l'intento di superare le divergenze e concordare insieme una procedura elettorale legittima e riconosciuta da tutti. . Mon, 20 Feb 2017 11:24:42 +0100AFRICA/CONGO RD - Saccheggiati un seminario nel Kasai centrale ed una parrocchia a Kinshasahttp://fides.org/it/news/61766-AFRICA_CONGO_RD_Saccheggiati_un_seminario_nel_Kasai_centrale_ed_una_parrocchia_a_Kinshasahttp://fides.org/it/news/61766-AFRICA_CONGO_RD_Saccheggiati_un_seminario_nel_Kasai_centrale_ed_una_parrocchia_a_KinshasaKinshasa - I miliziani di Kamwina Nsapu hanno saccheggiato il seminario maggiore di Malole di Kananga, nel Kasai Centrale, nella Repubblica Democratica del Congo.<br />“I miliziani hanno rotto sistematicamente le porte delle camere e distrutto tutto quello si trovava dentro. Sono entrati nelle camere degli insegnati ed hanno bruciato i loro bagagli” ha dichiarato a Radio Okapi il rettore del seminario, don Richard Kitenge. Dopo uno scontro durato un’ora, l’esercito è riuscito a liberare il seminario dai miliziani.<br />Il fatto risale a sabato 18 febbraio, il giorno prima che Papa Francesco lanciasse il suo appello, dopo l’Angelus, per questa provincia congolese da mesi sconvolta dalle violenze dei seguaci del defunto leader tradizionale Kamwina Nsapu, ucciso ad agosto dalle forze di sicurezza . <br />In un comunicato inviato all’Agenzia Fides il Vescovo di Luiza, Sua Ecc. Mons. Félicien Mwanama Galumbulula, aveva denunciato “violenze eccezionali e atrocità inimmaginabili nei confronti della popolazione” commesse dai miliziani di Kamwina Nsapu in diverse località della sua diocesi del Kasai Centrale .<br />Anche nella capitale Kinshasa si è avuto un grave atto vandalico nei confronti della Chiesa cattolica. Domenica 19 febbraio una decina di giovani sconosciuti hanno saccheggiato la parrocchia di San Domenico alle prime luci dell’alba. Secondo la testimonianza del parroco, il gruppo era organizzato con zaini per portare via gli oggetti da depredare. Il governo congolese ha condannato l’assalto alla parrocchia ed ha affermato che gli assalitori avevano un movente politico. <br />Mon, 20 Feb 2017 11:14:54 +0100AMERICA/NICARAGUA - Cresce l'attesa per il "Memorándum de entendimiento"http://fides.org/it/news/61765-AMERICA_NICARAGUA_Cresce_l_attesa_per_il_Memorandum_de_entendimientohttp://fides.org/it/news/61765-AMERICA_NICARAGUA_Cresce_l_attesa_per_il_Memorandum_de_entendimientoManagua – Cresce l'aspettativa per il "Memorándum de entendimiento" che l'Organizzazione degli Stati Americani dovrà firmare il 28 febbraio insieme al governo di Daniel Ortega, indicando le azioni da intraprendere per rafforzare le istituzioni democratiche. Da parte dell'opposizione, secondo quanto informa una nota pervenuta a Fides, c’è molto pessimismo dopo che il 20 gennaio il rapporto pubblico che valutava lo svolgimento delle ultime elezioni e l'esercizio della democrazia nel paese aveva ignorato completamente il contributo di alcuni settori, tra cui i rappresentanti dei contadini e della Chiesa cattolica.<br />Il rapporto del 20 gennaio era la prima risposta agli accordi dell’ottobre 2016, quando l'OEA aveva messo in guardia il governo di Ortega del suo intervento come osservatore privilegiato alle elezioni vinte dallo stesso Ortega.<br />Il 28 febbraio quindi il governo del Nicaragua e l'OEA firmeranno un "Memorándum de Entendimiento" che prevede, entro tre anni, la realizzazione di iniziative specifiche “per quanto riguarda le attività di monitoraggio delle elezioni municipali del novembre 2017, il miglioramento del sistema di rappresentatività politica e i meccanismi legali per rafforzarla", si legge nella nota pervenuta a Fides. <br />Alcuni membri dell'opposizione hanno detto che aspettano il 28 febbraio per pronunciarsi, dicendo: "Speriamo che l’OEA non perda questa opportunità in favore della democrazia del Nicaragua".<br />Oggi la Conferenza Episcopale del Nicaragua si riunisce per la sua Assemblea, durante la quale rifletterà sul suo programma durante questo anno 2017, mentre la comunità cattolica aspetta sempre una parola di orientamento dinanzi alla situazione che vive il paese. <br /> <br />Mon, 20 Feb 2017 10:47:18 +0100ASIA/INDONESIA - Nasce "Televita", la prima Tv cattolicahttp://fides.org/it/news/61764-ASIA_INDONESIA_Nasce_Televita_la_prima_Tv_cattolicahttp://fides.org/it/news/61764-ASIA_INDONESIA_Nasce_Televita_la_prima_Tv_cattolicaGiacarta - L'Indonesia ha la sua prima televisione cattolica che trasmette in streaming e ben presto andrà su una frequenza satellitare. Come Fides apprende dalla Commissione per le comunicazioni sociali dell'arcidiocesi di Jakarta, il primo canale televisivo cattolico si chiama "Hidup TV", dal termine “hidup” che significa "vita".<br />La Tv è stata presentata durante la riunione annuale di "Signis Indonesia" tenutasi a Java centrale, nei giorni scorsi. Tra i membri di "Signis Indonesia" vi sono i responsabili della Commissione per le comunicazione sociali a Giacarta.<br />Durante la riunione, padre Harry Sulistiyo, responsabile della Commissione di Giacarta, ha condiviso con gli altri responsabili diocesani del settore il progetto della stazione televisiva, vista soprattutto come "un'occasione pastorale". Padre Sulistiyo ha informato che Hidup Tv trasmette programmi in streaming e a breve si svilupperà attraverso la frequenza satellitare Q-Band, visibile con una parabola in tutta l'Indonesia. Il Segretario esecutivo della Commissione episcopale per le comunicazioni sociali, p. Kamilus Pantus, ha detto a Fides: "Ringraziamo l'Arcivescovo Ignatius Suharyo di Jakarta che ha incoraggiato e sostenuto la Commissione per le comunicazioni sociali nell'ideare e fondare la Hidup Tv".<br />L'idea è dare alla Tv un volto soprattutto pastorale, facendone un supporto alla predicazione e alla catechesi. Si tratta di un progetto che nasce già come interdiocesano e che potrà diffondere notizie ed esperienze specifiche di ogni diocesi. "Tutte le commissioni diocesane per le comunicazioni sociali potranno contribuire con produzioni e programmi di diversi formati: forum a filmati, documentari, musica che saranno trasmessi di Hiup Tv" .<br />Padre Sette Lalu, direttore della Commissione per le comunicazioni sociali nella diocesi di Manado ha confermato il suo sostegno al progetto e, in un colloquio con l'Agenzia Fides, ha detto che considera Hidup Tv "una iniziativa creativa per rispondere alle necessità dei fedeli, in un mondo segnato dallo sviluppo delle tecnologie dell'informazione".<br />Oggi Hidup Tv trasmette in streaming digitale tre ore al giorno, e in un prossimo futuro arriverà fino a otto ore al giorno. Fra le trasmissioni attualmente esistenti, vi sono programmi dedicati a riflessioni e commenti spirituali, programmi per bambini, programmi musicali. <br />Mon, 20 Feb 2017 10:39:38 +0100VATICANO - Appello del Papa per quanti soffrono per la violenza in Congo, Pakistan e Iraqhttp://fides.org/it/news/61763-VATICANO_Appello_del_Papa_per_quanti_soffrono_per_la_violenza_in_Congo_Pakistan_e_Iraqhttp://fides.org/it/news/61763-VATICANO_Appello_del_Papa_per_quanti_soffrono_per_la_violenza_in_Congo_Pakistan_e_IraqCittà del Vaticano – Dopo la preghiera mariana dell’Angelus con i fedeli riuniti in piazza san Pietro, ieri, domenica 19 febbraio, il Santo Padre Francesco ha invitato a pregare per le popolazioni che soffrono per la violenza in diverse parti del mondo. Queste le sue parole: “continuano purtroppo a giungere notizie di scontri violenti e brutali nella regione del Kasai Centrale della Repubblica Democratica del Congo. Sento forte il dolore per le vittime, specialmente per tanti bambini strappati alle famiglie e alla scuola per essere usati come soldati. Questa è una tragedia, i bambini soldati. Assicuro la mia vicinanza e la mia preghiera, anche per il personale religioso e umanitario che opera in quella difficile regione; e rinnovo un accorato appello alla coscienza e alla responsabilità delle Autorità nazionali e della Comunità internazionale, affinché si prendano decisioni adeguate e tempestive per soccorrere questi nostri fratelli e sorelle.<br />Preghiamo per loro e per tutte le popolazioni che anche in altre parti del Continente africano e del mondo soffrono a causa della violenza e della guerra. Penso, in particolare, alle care popolazioni del Pakistan e dell’Iraq, colpito da crudeli atti terroristici nei giorni scorsi. Preghiamo per le vittime, per i feriti e i familiari. Preghiamo ardentemente che ogni cuore indurito dall’odio si converta alla pace, secondo la volontà di Dio”. <br />Mon, 20 Feb 2017 08:45:26 +0100AFRICA/RD CONGO - Dimissioni del Vescovo di Mweka e nomina del successorehttp://fides.org/it/news/61762-AFRICA_RD_CONGO_Dimissioni_del_Vescovo_di_Mweka_e_nomina_del_successorehttp://fides.org/it/news/61762-AFRICA_RD_CONGO_Dimissioni_del_Vescovo_di_Mweka_e_nomina_del_successoreCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data 18 febbraio 2017, ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Mweka , presentata da S.E. Mons. Gérard Mulumba Kalemba. Il Papa ha nominato Vescovo di Mweka il p. Oscar Nkolo Kanowa, C.I.C.M., Economo nel Noviziato dei Missionari di Scheut di Mbudi, Kinshasa.<br />Il Rev.do P. Oscar Nkolo Kanowa, C.I.C.M., è nato l’8 settembre 1957 a Mbuji-Mayi. Ha frequentato la scuola primaria a Kamilabi-Kananga e quella secondaria presso il Seminario Minore di Kabwe. È, poi, entrato nel Seminario Maggiore Interdiocesano di Kasai-Kabwe, per il ciclo di Filosofia. Nel 1981 è passato nel Noviziato dei Padri Scheut a Mbudi, Kinshasa. Ha emesso i primi voti nel settembre 1982 e quelli perpetui nel settembre 1986. È stato ordinato sacerdote il 19 luglio 1987.<br />Dopo l’ordinazione ha trascorso 10 anni in missione nella Repubblica Dominicana, dove ha assunto varie responsabilità: 1988-1995: Vicario parrocchiale e Parroco di San Antonio da Padova, assumendo nel contempo il servizio dell’Economato della Provincia dominicana; 1995-1997: Vice Provinciale della Repubblica Dominicana; 1996-1998: Rettore del Pre-noviziato; 1998-1999: Studi per Formatore alla St. Louis University ; 1999-2000: Rettore dello Scolasticato a Kinshasa; 2001-2003: Membro del governo provinciale e Procuratore aggiunto della Provincia; 2004-2012: Superiore provinciale del Kasayi e dell’Africa Australe ; dal 2014: Economo del Noviziato internazionale di Mbudi, a Kinshasa.<br />La Diocesi di Mweka, eretta nel 1964, è suffraganea dell'Arcidiocesi di Kananga, ha una superficie di 21.700 kmq e una popolazione di 850.535 abitanti, di cui 355.840 sono cattolici. Ci sono 14 parrocchie, 41 sacerdoti , 14 fratelli religiosi, 13 suore e 33 seminaristi. <br />Mon, 20 Feb 2017 08:29:45 +0100ASIA/PAKISTAN - Censimento nazionale: un'opportunità per il futuro delle minoranze religiosehttp://fides.org/it/news/61761-ASIA_PAKISTAN_Censimento_nazionale_un_opportunita_per_il_futuro_delle_minoranze_religiosehttp://fides.org/it/news/61761-ASIA_PAKISTAN_Censimento_nazionale_un_opportunita_per_il_futuro_delle_minoranze_religioseKarachi – Gli operatori pastorali delle Chiese cristiane saranno cruciali per promuovere la consapevolezza sull’importanza del censimento che si avvia in Pakistan nel prossimo marzo. “E necessario fare un passo in avanti per unire tutta la popolazione dei battezzati, senza alcuna distinzione di confessione, coinvolgendo ogni singolo operatore pastorale, a partire dai vescovi, fino ai parroci e ai catechisti, per ottenere i numeri corretti sulle nostre comunità cristiane”, ha detto all’Agenzia Fides l’Arcivescovo Joseph Coutts che guida l’arcidiocesi cattolica di Karachi.<br />Nei giorni scorsi la Chiesa cattolica ha riunito i suoi operatori pastorali accanto a quelli della Chiesa anglicana del Pakistan, guidata a Karachi dal vescovo Sadiq Daniel. Tutti hanno concordato sul fatto che “il censimento 2017 è molto importante per la comunità cristiana, non solo per il nostro sviluppo, ma anche per i nostri diritti”. Entrambe le Chiese hanno deciso di lanciare una campagna di sensibilizzazione che partirà dalle celebrazioni liturgiche domenicali e si estenderà a tutti gli incontri ecclesiali.<br />In quest’ottica Anthony Naveed, assistente speciale per l'armonia interreligiosa al ministro della provincia del Sindh, si è reso disponibile a condurre seminari specifici per informare e istruire tutti gli operatori pastorali sulle procedure per partecipare attivamente al censimento del 2017. Naveed ha iniziato a spiegare ai partecipanti alcune procedure chiedendo alle famiglie cristiane di preparare i documenti necessari per rispondere al censimento. “Sarà un momento importante per noi cristiani: potremo essere riconosciuti per i nostri numeri reali. Questo censimento potrà determinare il nostro futuro”, ha detto.<br />Alcuni hanno infatti ricordato la questione della rappresentanza politica delle minoranze. Zahid Farooq, un assistente sociale cristiani, ha detto: “Nella prima assemblea nazionale, al tempo della fondazione del Pakistan, c’erano 145 seggi tra i quali 10 riservati alle minoranze; ora i seggi sono 342, ma i seggi per le minoranze non sono variati e restano 10”<br />A dicembre del 2016, la Corte Suprema del Pakistan ha ordinato al governo del Pakistan di tenere il sesto censimento nel paese a marzo 2017. L’operazione si svolgerà in due fasi: la prima dal 15 marzo al 14 aprile, la seconda dal 25 aprile fino al 24 maggio.<br />Il quinto censimento si era tenuto nel 1998, quello successivo nel 2008. Secondo i dati di circa dieci anni fa - cifre da aggiornare - le minoranze religiose in Pakistan erano 2,8% della popolazione, includendo indù, cristiani, sikh, parsi, ebrei e altri gruppi. <br /><br />Sat, 18 Feb 2017 12:53:55 +0100AMERICA/STATI UNITI - “Ansia e paura nei bambini”, cresce la tensione fra i migranti, testimonianza di Mons. Gomezhttp://fides.org/it/news/61760-AMERICA_STATI_UNITI_Ansia_e_paura_nei_bambini_cresce_la_tensione_fra_i_migranti_testimonianza_di_Mons_Gomezhttp://fides.org/it/news/61760-AMERICA_STATI_UNITI_Ansia_e_paura_nei_bambini_cresce_la_tensione_fra_i_migranti_testimonianza_di_Mons_GomezModesto – "Se si vuole comprendere l'impatto dei raid che svolge le guardie di frontiera degli Stati Uniti in più di 60 comunità in tutto il paese solo in questo inizio di febbraio, possiamo sentire i bambini: Non vogliono andare a scuola, pensando che i loro genitori stanno per essere portati via, mentre loro non ci sono", lo afferma l'Arcivescovo José Gomez dell'arcidiocesi di Los Angeles, vice presidente della Conferenza statunitense dei Vescovi Cattolici al U.S. Regional World Meeting of Popular Movements presso il Central Catholic High School a Modesto Nord California.<br />"Abbiamo bambini presso la Dolores Mission", racconta Ellie Hidalgo responsabile della pastorale sociale della parrocchia, "se i loro genitori arrivano in ritardo a casa dal lavoro diventano ansiosi immediatamente. La situazione sta diventando molto tesa e confusa, secondo continua a raccontare Hidalgo nella nota pervenuta a Fides: "E se i genitori non tornano a casa, dove andranno a finire quei bambini? Nelle parrocchie e cliniche associate in tutto il paese in questo momento, stiamo offrendo incontri d'informazione per aiutare le persone senza documenti, in modo di poter conoscere i loro diritti, come procedere, se gli ufficiali degli Stati Uniti dell'Immigration and Customs si presentano nelle loro, cosa fare? Per esempio, gli agenti non possono entrare se non si apre la porta, e che programma si è pensato d'avere per i loro figli, chi sta andando a prendersi cura del vostro bambino se capita qualsiasi cosa", spiega la signora Hidalgo, "bisogna perfino segnare le loro allergie, i numeri di telefono del medico, il numero dell'assicurazione sanitaria."<br />"Inoltre, serve sempre un documento firmato, la procura, per la concessione di potere a qualcuno, e sarebbe opportuno averla a portata di mano", dice la signora Hidalgo, "Potrebbe non essere necessario, ma nel clima attuale è meglio prevenire. Una delle nostre grandi paure, spiega, è se non fai la procura, il bambino potrebbe finire nel sistema di figli adottivi. Questa è una reale possibilità". <br />L'incontro dei Movimenti Popolari promosso dal Vaticano è stato programmato prima della vittoria di Trump e aveva come una delle principali preoccupazioni la situazione di molti migranti senza documenti.<br /> <br />Sat, 18 Feb 2017 11:44:19 +0100AMERICA - Caso Odebrecht, tanti coinvolti ma un unico protagonista: la corruzionehttp://fides.org/it/news/61759-AMERICA_Caso_Odebrecht_tanti_coinvolti_ma_un_unico_protagonista_la_corruzionehttp://fides.org/it/news/61759-AMERICA_Caso_Odebrecht_tanti_coinvolti_ma_un_unico_protagonista_la_corruzioneBrasilia – Si può definire un evento storico, senza precedenti nella storia d'America Latina, quello che è accaduto il 16 febbraio 2017: l'incontro tra i Ministri della Giustizia di 11 paesi latinoamericani con lo scopo precipuo di trovare soluzioni comuni per gestire un unico caso internazionale: il caso Odebrecht.<br /><br />Odebrecht è il colosso brasiliano delle costruzioni coinvolto direttamente nello scandalo sui fondi neri “Petrobras”, le cui diramazioni hanno già superato i confini del Brasile, estendendosi ultimamente anche ad altri paesi.<br /><br />La conclusione dell'incontro, che sarà nota d'ora in poi come "Dichiarazione di Brasilia sulla cooperazione giuridica internazionale contro la corruzione", contiene 8 accordi firmati dai delegati di: Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Ecuador, Messico, Panamá, Perú, Portogallo, Repubblica Dominicana e Venezuela. Il primo punto dell’accordo prevede che tutti i paesi firmanti si impegnano a una efficace e veloce reciproca cooperazione giuridica sul caso Odebrecht.<br /><br />La vicenda Odebrecht continua ad allargarsi e a coinvolgere nel giro della corruzione politici e funzionari in ogni paese citato. In diversi paesi la Chiesa ha alzato la voce, citando il caso nella lotta necessaria alla corruzione. In Perù la Conferenza episcopale ha chiesto un chiarimento, nel senso della trasparenza e della fermezza , mentre la giustizia peruviana ha informato delle misure previste per trovare i responsabili dei 29 milioni di dollari spesi illegalmente nel paese dal 2005 al 2014 come tangenti o mazzette ai politici e intermediari coinvolti. A livello internazionale i giudici non hanno ancora precisato la quantità di denaro versata a politici e funzionari pubblici nei paesi ma, secondo le prime stime, si parla di una cifra complessiva che tocca gli 800 milioni di dollari <br /><br />Sat, 18 Feb 2017 10:51:31 +0100ASIA/LIBANO - Allo studio un'Assemblea sinodale straordinaria per affrontare le “divisioni interne” del Patriarcato siro ortodossohttp://fides.org/it/news/61758-ASIA_LIBANO_Allo_studio_un_Assemblea_sinodale_straordinaria_per_affrontare_le_divisioni_interne_del_Patriarcato_siro_ortodossohttp://fides.org/it/news/61758-ASIA_LIBANO_Allo_studio_un_Assemblea_sinodale_straordinaria_per_affrontare_le_divisioni_interne_del_Patriarcato_siro_ortodossoBeirut – La crisi interna emersa in seno alla Chiesa siro ortodossa, dopo le accusa di “trafdimento della fede” rivolte da sei metropoliti contro il Patriarca Mor Ignatius Aphrem II, potrebbe essere affrontata collegialmente convocando ad hoc e in tempi brevi un'assemblea sinodale straordinaria. E' questo l'orientamento emerso nel corso di una riunione consultiva, convocata dallo stesso Patriarca Mor Aphrem presso la residenza patriarcale di Atchaneh, in Libano, a cui hanno preso 18 Metropoòiti e Vicari patriarcali siro-ortodossi. Lo riferisce un comunicato diffuso giovedì 16 febbraio dalla segreteria generale del Sinodo siro ortodosso, sottolineando che i Metropoliti e i Vicari patriarcali presenti all'incontro hanno giudicato insufficiente la lettera di scuse già sottoscritta dai sei Metropoliti entrati in conflitto con il Patriarca. La sessione speciale dell'assemlbea sinodale – si legge nel comunicato – potrebbe essere convocata durante il tempo di Quaresima, con l'intento di studiare e discutere la crisi interna in tutti i suoi risvolti, al fine di “prendere le misure adeguate in base alla Costituzione della Chiesa”.<br />I sei metropoliti entrati in conflitto con il Patriarca avevano diffuso l’8 febbraio una dichiarazione in cui sostenevano che il Primate della Chiesa siro-ortodossa non meritava più il titolo di «defensor fidei», visto che a loro giudizio aveva seminato dubbi e sospetti nel cuore dei credenti, con dichiarazioni e gesti «contrari agli insegnamenti di Gesù Cristo, secondo il suo Santo Vangelo». Tra i gesti imputati al Patriarca come “tradimento della fede” c'è anche quello di aver sollevato il Corano, in segno di rispetto, in occasione di incontri a carattere inter-religioso. Le accuse dei sei Metropoliti contro il Patriarca hanno provocato la risposta compatta degli altri 30 Metropoliti e Vicari patriarcali siro-ortodossi, che rappresentano la stragrande maggioranza del Sinodo. In un comunicato, diffuso in data del 10 febbraio, i trenta vescovi hanno definito come «ribellione contro la Chiesa» le accuse rivolte al Patriarca di essersi allontanato dal «dogma cristiano ortodosso». Nei giorni successivi, attraverso i social media, sacerdoti e comunità siro-ortodosse sparse nel mondo hanno espreso la propria vicinanza solidale al Patriarca. Poi è arrivata anche la lettera di scuse dal parte dei sei Metropoliti che avevano rivolto critiche dottrinali al Patriarca Mor Ignatius Aphrem, un gesto che – come riferisce il comunicato della segreteria del sinodo diffuso il 16 febbraio – è stato giudicato insufficiente a chiudere la crisi. .Sat, 18 Feb 2017 10:37:33 +0100ASIA/TIMOR EST - I cattolici impegnati in ecumenismo e istruzionehttp://fides.org/it/news/61757-ASIA_TIMOR_EST_I_cattolici_impegnati_in_ecumenismo_e_istruzionehttp://fides.org/it/news/61757-ASIA_TIMOR_EST_I_cattolici_impegnati_in_ecumenismo_e_istruzioneDili - "C'è grande speranza per ii futuro dell'evangelizzazione a Timor Est, ma è sempre necessario rafforzare la fede della nostra comunità": lo dice all’Agenzia Fides il vescovo salesiano Virgilio do Carmo da Silva della diocesi di Dili, a Timor Est. L'isola di Timor è divisa a metà: la parte occidentale appartiene all'Indonesia, la parte orientale è uno stato divenuto indipendente nel 2001, staccandosi dall’Indonesia. Timor Est ha la popolazione di circa 1,2 milioni divisi nelle tre diocesi di Dili, Baucau e Maliana e si configura come Timor Est è la nazione asiatica con la più alta concentrazione percentuale di fedeli. <br />Nell’agosto 2015 la Santa Sede e la Repubblica Democratica di Timor Est hanno firmato a Dili un Accordo che sancisce il riconoscimento della personalità giuridica della Chiesa e delle sue istituzioni e garantisce alla Chiesa la libertà di svolgere la propria missione in favore della popolazione timorese. Nel 2016 questo accoro è stato ratificato <br />Parlando a Fides della situazione della Chiesa cattolica a Timor Est, che ha un ruolo molto importante nella formazione delle coscienze dei cittadini timoresi, il vescovo ha detto: "La fede dei battezzati ha costantemente bisogno di essere rafforzata e radicata nella spiritualità cattolica e nella tradizione secondo i valori del Vangelo".<br />In uno stato contrassegnato da una altissima percentuale di popolazione giovanile "sacerdoti, religiosi e catechisti sono chiamati a compiere sforzi concertati per accompagnare la formazione dei fedeli e portare avanti i programmi pastorali che aiutano a rafforzare la fede della gente, passo dopo passo" dice il vescovo.<br />Infatti in alcune occasioni e situazione della vita i cattolici a Timor Est tendono a tornare ai loro antichi sistemi di credenze animiste: "Per questo la Chiesa è impegnata a lavorare con loro e per loro, perchè imparino ad attingere sempre al patrimonio della fede cattolica e a rivolgersi a Dio in ogni circostanza", prosegue. <br />Un altro punto con cui la comunità cattolica si confronta è la presenza molto attiva di chiese pentecostali, con le quali a volte si parla di "competizione dei fedeli": "Stiamo avviando un percorso di dialogo con le altre Chiese cristiane, all'insegna del rispetto reciproco e dell'ecumenismo", per evitare il passaggio dei battezzati da una comunità all'altra. <br />Tra le necessità presenti nella giovane società timorese, vi è lo sviluppo del settore educativo: per questo la comunità cattolica, specialmente gradi all’impegno di ordini religiosi come Salesiani e Gesuiti, offre il proprio contributo e collabora con le istituzioni nel sistema educativo che, a partire dal 2002, era da ricostruire completamente e risulta rilevante per ostruire l'identità nazionale della giovane repubblica. Sat, 18 Feb 2017 10:07:28 +0100ASIA/PAKISTAN - Settimana di violenza terrorista: “Siamo vulnerabili”, dice un sacerdotehttp://fides.org/it/news/61756-ASIA_PAKISTAN_Settimana_di_violenza_terrorista_Siamo_vulnerabili_dice_un_sacerdotehttp://fides.org/it/news/61756-ASIA_PAKISTAN_Settimana_di_violenza_terrorista_Siamo_vulnerabili_dice_un_sacerdoteLahore – “Condanniamo questa violenza insensata che colpisce esseri umani innocenti. Prima di qualsiasi connotazione etnica, culturale o religiosa, le vittime sono esseri umani. La gente in Pakistan è prima di tutto triste e addolorata; poi è adirata con le istituzioni che non sono in grado di proteggere i cittadini. Infine si sente fragile, vulnerabile, indifesa di fronte alla minaccia terrorista che non risparmia nessuno”: lo dice all’Agenzia Fides p. Inayat Bernard, Direttore del Seminario Santa Maria a Lahore, interpellato su quella che è stata definita una “Settimana di violenza terrorista” che ha sconvolto il Pakistan. Dopo la strage del 13 febbraio a Lahore , ieri una bomba è esplosa in un santuario islamico sufi a Sehwan, nei pressi di Karachi, uccidendo 80 fedeli intenti pregare, tra i quali 20 bambini, mentre altri attentati si sono registrati a Quetta e Peshawar. <br />“Oggi sappiamo di essere tutti dei potenziali obiettivi. Anche noi cristiani lo siamo – rileva p. Bernard – nessuno è escluso. Le vittime di questi ultimi attentati sono tutte musulmane, domani potrebbero essere cristiane, indù o sikh. Questa violenza indiscriminata colpisce anche i luoghi di culto, come la moschea sufi a Karachi, o le chiese in passato. Le comunità religiose sono costrette ad adottare proprie misure di sicurezza e a non fare affidamento solo sul governo. I controlli devono essere più stretti, ma è molto difficile quando vi è grande afflusso di fedeli”. <br />P. Bernard continua: “Questa violenza profana il nome di Dio, profana l’islam e usa la religione per cercare di sovvertire lo stato. L’opinione pubblica chiede con forza al governo di attuare con urgenza il piano di azione nazionale contro il terrorismo, già delineato, ma si vede una certa titubanza del governo e questo fa nascere nella gente molti interrogativi sulle possibili connessioni esistenti anche negli apparati istituzionali. Siamo in una impasse”.<br />I battezzati in Pakistan, meno del 2% della popolazione, “oggi possono solo pregare e mostrare profonda empatia e solidarietà”, dice il Direttore, e conclude. “Abbiamo portato le nostre condoglianze alla polizia, dopo la strage di Lahore; andiamo negli ospedali a offrire assistenza e solidarietà ai feriti. Inoltre stiamo organizzando degli incontri interreligiosi in cui i fedeli di tutte le comunità religiose accenderanno insieme ceri e pregheranno per rifiutare, proprio in nome di Dio, il terrorismo stragista che insanguina la nostra amata nazione, e dire sì alla pace e al rispetto della vita”. <br />Fri, 17 Feb 2017 12:39:09 +0100AFRICA/EGITTO - Ancora irrisolto il contenzioso sulle terre del monastero di San Macariohttp://fides.org/it/news/61755-AFRICA_EGITTO_Ancora_irrisolto_il_contenzioso_sulle_terre_del_monastero_di_San_Macariohttp://fides.org/it/news/61755-AFRICA_EGITTO_Ancora_irrisolto_il_contenzioso_sulle_terre_del_monastero_di_San_MacarioFayyum – Non trova ancora soluzione definitiva il contenzioso che contrappone il Monastero copto ortodosso di San Macario, nella regione di Wadi al Rayan, al governo egiziano, in merito al progetto di costruzione di una strada che doveva unire la città di Fayyum ad un'area di oasi attraversando i territori di proprietà del Monastero. L'avvocato egiziano Ihab Ramzy, che tutela gli interessi della Chiesa copta ortodossa, e che pure nel giugno 2016 aveva reso noti alcuni dettagli dell'accordo raggiunto tra le parti, nei giorni scorsi ha riferito che la commissione costituita ad hoc per valutare i termini economici del risarcimento dovuto al monastero per l'esproprio di terre non ha ancora prodotto proposte e suggerimenti utili a concludere la trattativa. Inoltre, resta ancora in carcere il monaco arrestato durante una fase concitata dei contrasti, nonostante il Monastero abbia adempiuto a tutti gli impegni assunti per propriziaria anche la soluzione del caso giudiziario, e nonostante la richiesta di grazia presidenziale rivolta dai legali del monaco arrestato al Presidente al Sisi. <br />Nei primi mesi del 2015, durante un'iniziativa di resistenza non violenta, i monaci di San Macario si erano anche sdraiati sul percorso dei bulldozer che si avvicinavano alle terre del Monastero per iniziali i lavori di costruzione della strada. <br />Il progetto prevede la costruzione di una strada che doveva unire la città di Fayyum all'area di un'oasi attraversando i territori circostanti il Monastero e minacciando anche una zona archeologica che si estende intorno a una chiesa risalente al IV secolo. Il progetto metteva a rischio anche l'approvvigionamento idrico del Monastero e alcune aree coltivate. . Fri, 17 Feb 2017 12:38:08 +0100AFRICA/CENTRAFRICA - Oltre 20.000 sfollati a Bambari per gli scontri tra fazioni ex Selekahttp://fides.org/it/news/61754-AFRICA_CENTRAFRICA_Oltre_20_000_sfollati_a_Bambari_per_gli_scontri_tra_fazioni_ex_Selekahttp://fides.org/it/news/61754-AFRICA_CENTRAFRICA_Oltre_20_000_sfollati_a_Bambari_per_gli_scontri_tra_fazioni_ex_SelekaBangui - Sono oltre 20.000 gli abitanti di Bambari costretti alla fuga, e si sono rifugiati nella foresta a causa dei combattimenti tra due fazioni rivali dell’ex ribellione Seleka. Lo hanno reso noto le autorità della Repubblica Centrafricana e della MINUSCA . Bambari e i suoi dintorni sono teatro dello scontro tra il Front Populaire pour la Renaissance de Centrafrique e l’l'Unité du Peuple Centrafricain . In un bombardamento condotto da un elicottero della MINUSCA è rimasto ucciso l’11 febbraio uno dei capi dell’FPRC, il “generale” Joseph Zoundéko.<br />L'UPC et le FPRC sono solo due delle fazioni armate nate dal disgregamento della Seleka. Questi gruppi possono allearsi o combattersi a seconda delle circostanze, per il controllo di attività economiche, dallo sfruttamento di miniere , al taglieggiamento lungo gli assi stradali, ai furti di bestiame e al contrabbando. Dall’altro canto i cosiddetti antibalaka, i gruppi di autodifesa nati per combattere i ribelli Seleka, entrano anche loro in questo gioco di alleanze e rivalità per motivi essenzialmente economici e criminali. <br />Fri, 17 Feb 2017 12:20:28 +0100ASIA/AFGHANISTAN - Palestra solo per donne, fondata da una donnahttp://fides.org/it/news/61753-ASIA_AFGHANISTAN_Palestra_solo_per_donne_fondata_da_una_donnahttp://fides.org/it/news/61753-ASIA_AFGHANISTAN_Palestra_solo_per_donne_fondata_da_una_donnaKabul - In Afghanistan sta riscuotendo particolare successo una palestra per sole donne, fondata da una donna. L’esperimento non solo rappresenta un’opportunità di guadagno per la proprietaria della struttura, ma anche un’occasione per le ragazze, in un paese ancora legato a tradizioni e dogmi sociali forti. L’imprenditrice 5 anni fa ha aperto “Ladies World”, che oltre all’esercizio fisico offre alle iscritte anche un centro estetico e di fisioterapia. “La nostra iniziativa - si legge in una nota pervenuta a Fides - potrebbe sembrare un fatto atipico, ma chi sa da dove provengo poi apprezza i nostri sforzi, e ci incoraggia ad aprire altri centri, ad esempio nella periferia di Kabul”. <br />La donna, infatti, ha vissuto in Russia e Uzbekistan e lì ha sviluppato la passione per la ginnastica e la cura del corpo. Una volta rientrata in Afghanistan ha deciso di avviare la sua attività. “All’inizio è stata molto dura, in un ambiente pervaso da pregiudizi che relegano la donna ai soli lavori domestici, fare marketing ha significato educare le famiglie e le ragazze all’importanza dell’esercizio fisico”. In un Paese in cui il fondamentalismo religioso è molto forte, e in cui la partecipazione delle donne al lavoro, alla vita politica e non ultimo allo sport resta decisamente ridotta, un’attività all’apparenza semplice può fare la differenza.<br /> <br />Fri, 17 Feb 2017 12:06:04 +0100AMERICA/REPUBBLICA DOMINICANA - Ancora violenza e morte: condanna dell’Arcivescovo di Santo Domingohttp://fides.org/it/news/61752-AMERICA_REPUBBLICA_DOMINICANA_Ancora_violenza_e_morte_condanna_dell_Arcivescovo_di_Santo_Domingohttp://fides.org/it/news/61752-AMERICA_REPUBBLICA_DOMINICANA_Ancora_violenza_e_morte_condanna_dell_Arcivescovo_di_Santo_DomingoSanto Domingo – L'Arcivescovo di Santo Domingo, Sua Ecc. Mons. Francisco Ozoria, ha denunciato che la società dominicana sta vivendo momenti difficili di oscurità e violenza.<br />"Questo mondo cammina nelle tenebre ogni volta che c'è morte, violenza e criminalità. Queste cose ci fanno pensare" ha detto Ozoria il 15 febbraio. Nel paese c'è grande insicurezza, e lo dimostra l'omicidio dei due speaker radiofonici Luis Manuel Medina e Leo Martinez, di una stazione di San Pedro de Macoris, mentre stavano lavorando.<br />"E' quasi impensabile che, quando uno è al lavoro, a guadagnarsi il sostentamento della sua famiglia, arriva un gruppo e ti crivella di colpi" ha detto l’Arcivescovo durante l'omelia della messa per il 69.mo anniversario della Forza Aerea della Repubblica Dominicana, celebrata presso la Base Aerea di San Isidro. Mons. Ozoria ha osservato che i due assassinati erano uomini impegnati nel loro lavoro, e lui li aveva conosciuti bene quando era a San Pedro de Macoris.<br />L’Arcivescovo ha sottolineato che bisogna fermare la criminalità per rimuovere questa lacerazione della società. Una via di soluzione può essere coltivare i valori appresi in famiglia, nelle scuole e nell'eredità patriottica. Ha ricordato poi che la società dominicana vive un “nazionalismo ipocrita” e ha spiegato che c'è discriminazione nei confronti degli Haitiani: serve la mano d'opera, ma quando vengono assunti per il lavoro, sono sottopagati.<br />La comunità nazionale ancora è scioccata da questo fatto criminale. Secondo la polizia ancora non si conosce il movente del crimine. Un gruppo di uomini armati ha fatto irruzione nella sede della radio e ha cominciato a sparare a tutti, anche la segretaria attualmente è in ospedale, ferita ma non rischia la morte. Il tragico evento ha provocato la solidarietà internazionale dei media.<br /> <br />Fri, 17 Feb 2017 11:41:58 +0100AFRICA/KENYA - “Attenzione ai propagatori d’odio nei social media”: programma delle Paoline a favore dei giovanihttp://fides.org/it/news/61751-AFRICA_KENYA_Attenzione_ai_propagatori_d_odio_nei_social_media_programma_delle_Paoline_a_favore_dei_giovanihttp://fides.org/it/news/61751-AFRICA_KENYA_Attenzione_ai_propagatori_d_odio_nei_social_media_programma_delle_Paoline_a_favore_dei_giovaniNairobi - Insegnare ai giovani il corretto uso dei social media ed evitare la propagazione di discorsi incitanti all’odio in vista delle elezioni generali dell’8 agosto. È questo lo scopo dell’incontro organizzato presso la sede delle Pubblicazioni Africane Paoline a Nairobi, al quale hanno partecipato 200 studenti delle scuole superiori. “I ragazzi possono diventare violenti prendendo esempio da quello che altri fanno sui social media. In diverse occasioni i politici usano discorsi incitanti all’odio e i ragazzi possono pensare che ciò sia giusto ed è quindi normale comportasi così” ha detto Suor Josephine Idowu, della Figlie di San Paolo, che ha diretto l’incontro.<br />La religiosa ha sottolineato che i social media possono invece essere usati in modo positivo a beneficio dell’evangelizzazione. “I social media hanno una grande influenza e possono informare i giovani, possono accrescere le loro conoscenze, arricchire le loro interazioni, migliorare l’autostima ed essere usati per le preghiere” afferma Suor Idowu.<br />In Kenya le Figlie di San Paolo hanno avviato un programma di tre mesi d’educazione civica per i giovani che sono il gruppo più preso di mira dai politici per indurli a commettere violenze. <br />Il programma prevede la pubblicazione di libri e opuscoli; la produzione di materiale audio-visivo e incontri nelle scuole con professionisti dei media e leader religiosi. <br />Fri, 17 Feb 2017 11:34:09 +0100