Fides News - Italianhttp://fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.ASIA/LIBANO - Raphaël Bedros XXI Minassian è il nuovo Patriarca di Cilicia degli Armenihttp://fides.org/it/news/70857-ASIA_LIBANO_Raphael_Bedros_XXI_Minassian_e_il_nuovo_Patriarca_di_Cilicia_degli_Armenihttp://fides.org/it/news/70857-ASIA_LIBANO_Raphael_Bedros_XXI_Minassian_e_il_nuovo_Patriarca_di_Cilicia_degli_ArmeniRoma - Il Sinodo dei Vescovi della Chiesa Patriarcale di Cilicia degli Armeni, convocato dal Santo Padre a Roma il 22 settembre 2021, ha eletto giovedì 23 settembre Patriarca di Cilicia degli Armeni, Raphaël François Minassian, finora Arcivescovo titolare di Cesarea di Cappadocia degli Armeni e Ordinario per i fedeli armeni cattolici dell’Europa Orientale. L’eletto ha assunto il nome di Raphaël Bedros XXI Minassian.<br />Il nuovo Patriarca armeno cattolico è nato il 24 novembre 1946 a Beirut. Ha compiuto gli studi presso il Seminario Patriarcale di Bzommar e ha studiato Filosofia e Teologia alla Pontificia Università Gregoriana . Ha frequentato il corso di specializzazione in psicopedagogia presso la Pontificia Università Salesiana. Il 24 giugno 1973 è stato ordinato sacerdote come membro dell’Istituto del Clero Patriarcale di Bzommar. Dal 1973 al 1982 è stato Parroco della Cattedrale Armena di Beirut, dal 1982 al 1984 Segretario del Patriarca Hovannes Bedros XVIII Kasparian, e dal 1984 al 1989 incaricato di fondare il complesso parrocchiale della Santa Croce di Zalka, Beirut.<br />Dal 1975 al 1989, Raphaël François Minassian è stato Giudice al Tribunale Ecclesiastico della Chiesa Armena a Beirut. Ha insegnato liturgia armena all’Università Pontificia di Kaslik dal 1985 al 1989 e nel 1989 è stato trasferito negli Stati Uniti d’America, dove ha lavorato per un anno come Parroco a New York. Successivamente, fino al 2003, è stato Parroco per gli Armeni Cattolici in California, Arizona e Nevada.<br />Dal 2004, Minassian ha diretto Telepace Armenia, di cui è Fondatore. Nel 2005 è stato nominato Esarca Patriarcale di Gerusalemme ed Amman per gli Armeni. Il 24 giugno 2011 è stato nominato Ordinario per i Fedeli Armeni Cattolici dell’Europa Orientale, con assegnazione da parte del Santo Padre della Sede titolare vescovile di Cesarea di Cappadocia degli Armeni e del titolo di Arcivescovo ad personam. <br />Papa Francesco, con lettera datata il 23 settembre 2021, ha concesso a Raphaël Bedros XXI Minassian la "Ecclesiastica Communio" richiestagli dal Nuovo Patriarca eletto in conformità del can. 76§2 del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali. "L’elezione di Vostra Beatitudine" ha scritto tra le altre cose il Papa nella sua lettera "è avvenuta in un momento in cui gli uomini sono particolarmente provati da diverse sfide. Penso alle sofferenze della Siria e del Libano - Paesi ove la Chiesa di Cilicia degli Armeni è presente – come pure alla pandemia, che ancora in molte parti del mondo è ben lungi dall’essere superata. Tutti gli uomini di buona volontà, specialmente i cristiani, sono chiamati a farsi prossimi e a manifestarsi fratelli, vincendo l’indifferenza e la solitudine. Anche sotto i diluvi della storia e nei deserti della nostra epoca, possiamo e dobbiamo camminare incontro al Crocifisso che è Risorto".Fri, 24 Sep 2021 12:31:34 +0200AFRICA/UGANDA - Riaperti i luoghi di culto dopo la chiusura a causa della seconda ondata di Covid-19http://fides.org/it/news/70855-AFRICA_UGANDA_Riaperti_i_luoghi_di_culto_dopo_la_chiusura_a_causa_della_seconda_ondata_di_Covid_19http://fides.org/it/news/70855-AFRICA_UGANDA_Riaperti_i_luoghi_di_culto_dopo_la_chiusura_a_causa_della_seconda_ondata_di_Covid_19Kampala – Il presidente ugandese Yoweri Museveni ha annunciato la riapertura dei luoghi di culto dopo lo stop di oltre un anno. Nel mese di giugno 2020, infatti, tutti i luoghi di culto del paese vennero chiusi e vietati al pubblico a causa della forte impennata dei casi di Coronavirus.<br />Secondo le informazioni diffuse dalla piattaforma social Ugandan Catholics Online, Museveni ha dato indicazioni precise. “Limitare il numero dei fedeli contemporaneamente a non più di 200 a condizione che il luogo di culto possa garantire un distanziamento fisico di 2 metri da entrambi i lati e un'adeguata aerazione, totale adesione a tutte le normative previste, tra le quali il lavaggio delle mani/uso di disinfettanti a base di alcol, monitoraggio della temperatura e uso costante di mascherine per il viso da parte di tutti i fedeli, compresi il coro e i celebranti.”<br />Il presidente ha invitato i leader cattolici a collaborare con il governo per mobilitare la popolazione a vaccinarsi e a seguire tutte le altre misure di controllo. Al 22 settembre 2021, l'Uganda contava 123.502 casi confermati di Covid19, 3135 decessi e 340 ricoveri in ospedali, sia privati che pubblici”.<br /> Fri, 24 Sep 2021 11:53:21 +0200AMERICA/COLOMBIA - La centralità del kerygma nell'azione evangelizzatrice della Chiesa: nell’Ottobre missionario inizia un corso on linehttp://fides.org/it/news/70854-AMERICA_COLOMBIA_La_centralita_del_kerygma_nell_azione_evangelizzatrice_della_Chiesa_nell_Ottobre_missionario_inizia_un_corso_on_linehttp://fides.org/it/news/70854-AMERICA_COLOMBIA_La_centralita_del_kerygma_nell_azione_evangelizzatrice_della_Chiesa_nell_Ottobre_missionario_inizia_un_corso_on_lineBogotà - Con l'obiettivo di continuare nel modo migliore l’impegno di evangelizzazione in questi tempi di pandemia e post-pandemia, il Centro per l'Animazione Missionaria della Conferenza Episcopale della Colombia , ha organizzato un programma di formazione per evidenziare la centralità del kerygma cristiano in tutta l'azione evangelizzatrice della Chiesa. Come spiega nella nota pervenuta all’Agenzia Fides, Padre Ramiro Antonio López, direttore del Dipartimento di Animazione Missionaria della CEC, si tratta di 7 incontri virtuali che saranno offerti gratuitamente, attraverso la piattaforma Zoom, ogni martedì dal 5 ottobre al 16 novembre, alle ore 19.<br />"Il Kerigma è il contenuto fondamentale dell'evangelizzazione, è il primo annuncio che riceviamo - afferma il sacerdote -. Abbiamo visto la necessità di presentare questo Kerygma con una sfumatura missionaria, cioè molto testimoniale, esperienziale, con un linguaggio vicino che possa raggiungere tutto il popolo di Dio. Questo corso sarà focalizzato con una tinta molto marcata per la missione, per questo vogliamo iniziarlo nel mese di ottobre, dedicato alle missioni".<br />L'invito a partecipare è rivolto a laici, religiosi, religiose e anche sacerdoti che vogliono approfondire questo tema e che desiderano prepararsi meglio per continuare il cammino dell’ evangelizzazione. I temi fondamentali degli incontri sono: introduzione al Kerygma; l'amore di Dio; Dio ha mandato suo Figlio per salvarci; colui che crede sarà salvato; convertirsi e credere al Vangelo; i figli di Dio nascono solo dallo Spirito. <br />Fri, 24 Sep 2021 11:45:10 +0200ASIA/INDIA - I Vescovi si oppongono alla legge anti-conversione in Karnatakahttp://fides.org/it/news/70852-ASIA_INDIA_I_Vescovi_si_oppongono_alla_legge_anti_conversione_in_Karnatakahttp://fides.org/it/news/70852-ASIA_INDIA_I_Vescovi_si_oppongono_alla_legge_anti_conversione_in_KarnatakaBangalore - I dieci Vescovi cattolici dello stato del Karnataka, nel Sud dell'India, hanno espresso al Primo ministro dello stato, Basavaraj Bommi, profonda preoccupazione per una proposta di legge che intende vietare le conversioni religiose nello stato. Guidando una delegazione che ha incontrato il Primo Ministro il 22 settembre, Mons. Peter Machado, Arcivescovo di Bangalore, ha presentato un Memorandum su varie questioni che toccano la vita dei cristiani in Karnataka. Secondo l'Arcivescovo Machado, agitare lo spauracchio di "conversioni forzate" è dannoso e inutile, e la Chiesa cattolica esprime tutto il suo disappunto.<br />La comunità cristiana nello stato gestisce centinaia di scuole, collegi e ospedali in varie diocesi. E milioni di studenti studiano in istituti educativi gestiti da cristiani. Milioni di persone beneficiano di queste istituzioni. A nessuno di costoro - sottolineano i Vescovi - si consiglia di abbracciare il cristianesimo. Potrebbero essersi verificati alcuni casi minori, ma sono stati gonfiati a dismisura, ha affermato l'Arcivescovo Machado. "La proposta di legge anti-conversione ha lo scopo di diffamare il cristianesimo", ha sottolineato l'Arcivescovo. La comunità cristiana infatti, si assume la piena responsabilità morale di non indulgere in alcun modo nel promuovere conversioni forzate: "Non costringiamo nessuno", ha detto.<br />Nel Memorandum consegnato al Primo Ministro, i Vescovi notano che qualsiasi legge anti-conversione potrà causare "problemi nei rapporti inter-comunitari e disordini non necessari" , generando dichiarazioni e reazioni controverse e portando subbuglio nella società e nelle comunità religiose.<br />Il 21 settembre, Goolihatti Shekhar, membro dell'Assemblea legislativa statale e appartenente al partito nazionalista indù Bharatiya Janata Party , ha sollevato la questione nel Parlamento dicendo: “I missionari evangelici cristiani stanno indulgendo in una dilagante campagna di conversione religiosa nel mio collegio elettorale di Hosadurga. Hanno convertito al cristianesimo circa 20.000 persone di religione indù”. <br />In risposta a questo appunto, il presidente della Assemblea legislativa, Visheshwara Hegde Kageri, ha affermato che molti stati dell'India hanno già emanato leggi per frenare le conversioni religiose e ha proposto che il Karnataka possa avere una legge simile. Intervenendo nel dibattito, il ministro dell'Interno Araga Jnanedra ha affermato che il governo del Karnataka studierà le leggi in materia di altri stati e presenterà una propria versione. Il governo statale - ha detto - intende approfondire la questione per porre fine alle conversioni religiose operate con la forza e altre lusinghe.<br />La Costituzione indiana prevede che i cittadini abbiano la libertà di "professare, praticare e propagare" la religione. Tuttavia diversi stati della Federazione indiana hanno attuato e promulgato leggi o regolamenti per scoraggiare o vietare le conversioni religiose: sono Odisha, Uttar Pradesh, Arunachal Pradesh, Chhattisgarh, Gujarat, Jharkhand, Himachal Pradesh, Madhya Pradesh e Uttrakhand.<br />Il Karnataka è governato dal partito BJP, al cui interno membri e politici si dimostrano ostili alle comunità religiose minoritarie. Seguendo una ideologia diffusa nel BJP , alcuni vorrebbero trasformare l'India da paese laico a stato teocratico indù. <br /> Fri, 24 Sep 2021 10:28:34 +0200AMERICA/PERU' - La Chiesa sempre disponibile alla collaborazione con lo Stato nei settori sociale, educativo e sanitario, per il bene comunehttp://fides.org/it/news/70851-AMERICA_PERU_La_Chiesa_sempre_disponibile_alla_collaborazione_con_lo_Stato_nei_settori_sociale_educativo_e_sanitario_per_il_bene_comunehttp://fides.org/it/news/70851-AMERICA_PERU_La_Chiesa_sempre_disponibile_alla_collaborazione_con_lo_Stato_nei_settori_sociale_educativo_e_sanitario_per_il_bene_comuneLima - La presidenza della Conferenza Episcopale Peruviana il 22 settembre ha avuto un incontro con la presidente del Congresso della Repubblica, María del Carmen Alva Prieto, presso le strutture del Congresso della Repubblica. Durante l'incontro è stata ribadita la disponibilità della Chiesa ad aiutare e a collaborare con il Congresso in particolare nei settori sociale, educativo e sanitario del Paese. L'incontro si è svolto in un clima di fraternità, cordialità e amicizia sociale. La Chiesa peruviana prosegue così nella sua agenda di incontri con le diverse istanze del Congresso della Repubblica per contribuire alla costruzione del bene comune del Paese.<br />All'incontro erano presenti Monsignor Miguel Cabrejos Vidarte, Presidente della Conferenza Episcopale e Presidente del Consiglio episcopale latinoamericano ; Monsignor Robert Prevost, Vescovo di Chiclayo e secondo Vicepresidente; Monsignor Norberto Strotmann, Vescovo di Chosica e segretario generale; padre Guillermo Inca, Vicesegretario della Conferenza Episcopale peruviana.<br />L'incontro è servito anche per calmare una certa tensione popolare creatasi a causa dei tanti commenti e dibattiti dopo la morte in carcere del capo di Sendero Luminoso, avvenuta pochi giorni fa. L'Arcivescovo di Lima, Monsignor Carlos Castillo, aveva celebrato una messa il 12 settembre con i principali responsabili del Gruppo Speciale dell'Intelligence Peruviana, nella Cattedrale di Lima, proprio nell'anniversario della storica cattura di Abimael Guzmán, leader del gruppo terroristico Sendero Luminoso.<br />Nell'omelia l’Arcivescovo aveva detto: “Se ora abbiamo la possibilità di una democrazia, anche con i suoi problemi, è perché Voi avete seminato quel seme di speranza per il Paese. Siete la forza che dobbiamo avere per continuare quel cammino di speranza che avete iniziato in una domenica come oggi. Facciamo ogni sforzo per essere semi di speranza ed essere un miracolo per il nostro popolo".<br /> <br />Fri, 24 Sep 2021 09:49:41 +0200AMERICA/VENEZUELA - “Ho sempre agito per la difesa della libertà, della giustizia e dei diritti del popolo venezuelano”: il testamento spirituale del Cardinale Urosa Savinohttp://fides.org/it/news/70850-AMERICA_VENEZUELA_Ho_sempre_agito_per_la_difesa_della_liberta_della_giustizia_e_dei_diritti_del_popolo_venezuelano_il_testamento_spirituale_del_Cardinale_Urosa_Savinohttp://fides.org/it/news/70850-AMERICA_VENEZUELA_Ho_sempre_agito_per_la_difesa_della_liberta_della_giustizia_e_dei_diritti_del_popolo_venezuelano_il_testamento_spirituale_del_Cardinale_Urosa_SavinoCaracas - Ieri, 23 settembre, il Cardinale Baltazar Porras, a nome dell'arcidiocesi di Caracas, ha comunicato la morte del Cardinale Jorge Urosa Savino, Arcivescovo emerito di Caracas, cui è seguita la nota della Conferenza Episcopale del Venezuela. La triste notizia ha molto colpito il popolo venezuelano, in quanto il Porporato era ben voluto e rispettato non solo in America Latina, dove era molto conosciuto. Il 28 agosto aveva compiuto, in ospedale, 79 anni. Era stato contagiato dal coronavirus più di un mese fa, e subito l'infezione era apparsa molto aggressiva. <br />Una settimana fa, l'Arcidiocesi di Caracas aveva pubblicato una riflessione, scritta dal Cardinale Urosa alla fine dello scorso agosto, in cui tra l’altro affermava: “Esprimo il mio grande affetto per il popolo venezuelano e la mia assoluta dedizione alla sua libertà, alle sue istituzioni, alla difesa dei diritti del popolo di fronte agli abusi che sono stati commessi dai governi nazionali. E in questo atteggiamento, ho sempre agito, non per odio o rancore, ma per la difesa della libertà, della giustizia e dei diritti del popolo venezuelano. Quindi spero che il Venezuela esca da questa situazione molto negativa".<br />Il Cardinale Jorge Liberato Urosa Savino, Arcivescovo Metropolita emerito di Caracas, era nato nella capitale venezuelana il 28 agosto 1942. Dopo aver compiuto gli studi primari e secondari presso il collegio «La Salle» di Tienda Honda, Caracas , ha frequentato il triennio filosofico nel Seminario interdiocesano di Caracas e, per la Teologia, il «St. Augustine's Seminary» di Toronto, Canada, . A Roma, presso la Pontificia Università Gregoriana , ha conseguito la Laurea e il Dottorato in Teologia . Aveva ricevuto l'ordinazione sacerdotale il 15 agosto 1967 e quella episcopale il 22 settembre 1982, creato Cardinale da Benedetto XVI nel Concistoro del 24 marzo 2006.<br /> <br />Fri, 24 Sep 2021 08:57:01 +0200VATICANO - Papa Francesco ai Vescovi d’Europa: chiediamo aiuto ai Santi, invece di lamentarci dei tempi cattivihttp://fides.org/it/news/70853-VATICANO_Papa_Francesco_ai_Vescovi_d_Europa_chiediamo_aiuto_ai_Santi_invece_di_lamentarci_dei_tempi_cattivihttp://fides.org/it/news/70853-VATICANO_Papa_Francesco_ai_Vescovi_d_Europa_chiediamo_aiuto_ai_Santi_invece_di_lamentarci_dei_tempi_cattiviCittà del Vaticano – “Tanti in Europa pensano che la fede sia qualcosa di già visto, che appartiene al passato”. Ciò succede “Perché non hanno visto Gesù all’opera nelle loro vite. E spesso non lo hanno visto perché noi, con le nostre vite non lo abbiamo mostrato abbastanza. Perché Dio si vede nei visi e nei gesti di uomini e donne trasformati dalla sua presenza”. Così Papa Francesco ha ricordato di nuovo a tutti i battezzati che la fede cristiana si confessa e si comunica nel mondo attraverso la testimonianza, intesa non come ‘mobilitazione’ e “prestazione” di apparati e operatori pastorali, ma come riflesso del cambiamento che Cristo stesso può operare nelle vite di chi porta il suo nome. L’occasione colta dal Vescovo di Roma per riproporre il dinamismo intimo di ogni missione e di ogni opera apostolica, è stata la concelebrazione eucaristica da lui presieduta nel pomeriggio di giovedì 23 settembre nella Basilica di San Pietro, con i partecipanti all’Assemblea plenaria del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa , in occasione del 50° della sua istituzione. Rivolgendosi a vescovi appartenenti a Chiese di antica fondazione, il Successore di Pietro ha tratteggiato con cenni efficaci le strade che conviene percorrere e i criteri che conviene seguire per riproporre la salvezza annunciata dal Vangelo anche a chi oggi vive nei Paesi del Vecchio Continente, segnati da avanzati processi di de-cristianizzazione.<br />Papa Francesco ha richiamato con realismo gli effetti più eclatanti prodotti in Europa dalla “deforestazione” della memoria cristiana. Nelle terre europee – ha riconosciuto il Papa – “i templi si svuotano e Gesù viene sempre più dimenticato”. E ciò accade in primis non perché gli attuali abitanti dell’Europa siano diventati più cattivi, ma “perché manca chi faccia loro venire l’appetito della fede e riaccenda quella sete che c’è nel cuore dell’uomo: quella «concreata e perpetua sete» di cui parla Dante e che la dittatura del consumismo, dittatura leggera ma soffocante, prova a estinguere”. In tale condizioni – ha aggiunto il Papa – i cristiani d’Europa sembrano presi da una sorta di torpore: appaiono “tranquilli perché in fondo non ci manca nulla per vivere”, e non sembrano lasciarsi attraversare dall’inquietudine che invece dovrebbero provare “nel vedere tanti fratelli e sorelle lontani dalla gioia di Gesù”.<br />Nella sua omelia, il Pontefice ha accennato in maniera sintetica e efficace alle false soluzioni, agli atteggiamenti fuorvianti a alle reazioni inconcludenti che prevalgono in ambienti ecclesiali davanti al venir meno di ogni relazione vitale tra il cristianesimo e il vissuto reale delle popolazione europee. La prima delle “risposte sbagiate” passate velocemente in rassegna dal Papa è quella di chi si lamenta del mondo e accusa la cattiveria dei tempi: “È facile” ha notato il Vescovo di Roma “giudicare chi non crede, è comodo elencare i motivi della secolarizzazione, del relativismo e di tanti altri ismi, ma in fondo è sterile”. L’altra pista che porta fuori strada è quella del ripiegamento che cerca protezione e consolazione creando isole felici, concepite come dei ‘mondi a parte’: “Oggi in Europa” – ha rimarcato Papa Francesco - noi cristiani abbiamo la tentazione di starcene comodi nelle nostre strutture, nelle nostre case e nelle nostre chiese, nelle nostre sicurezze date dalle tradizioni, nell’appagamento di un certo consenso”. Una introversione che spesso finisce per prendere le forme dell’auto-occupazione ecclesiale, la deriva che spinge tanti a “concentrarsi sulle varie posizioni nella Chiesa, su dibattiti, agende e strategie, e perdere di vista il vero programma, quello del Vangelo”. Queste reazioni fuorvianti hanno spesso l’unico effetto di dilatare il deserto. Perché “se i cristiani, anziché irradiare la gioia contagiosa del Vangelo, ripropongono schemi religiosi logori, intellettualistici e moralistici” ha fatto notare il Pontefice “la gente non vede il Buon Pastore. Non riconosce Colui che, innamorato di ogni sua pecora, la chiama per nome e la cerca per mettersela sulle spalle”. <br />Nell’omelia pronunciata davanti ai vescovi europei, il Successori di Pietro non si è comunque limitato a mettere in guardia da tentazioni e reattività che possono irretire gli apparati ecclesiali. Il Pontefice ha suggerito anche dove può venire, per grazia, una ripartenza dell’opera apostolica nelle terre europee. <br />In primis, il Vescovo di Roma ha invitato tutti a attingere di nuovo alla “Tradizione vivente” della Chiesa, sorgente inestinguibile che non ha niente a che fare con le mode clericali segnate da “quel ‘restaurazionismo del passato che ci uccide, ci uccide tutti”. Attingere alla Tradizione vivente della Chiesa – ha rimarcato il Papa – aiuta a “guardare insieme all’avvenire, non a restaurare il passato”. Conviene sempre “ripartire dalle fondamenta, dalle radici – ha insistito il Pontefice - perché da lì si ricostruisce: dalla Tradizione vivente della Chiesa, che ci fonda sull’essenziale, sul buon annuncio, sulla vicinanza e sulla testimonianza. Da qui si ricostruisce, dalle fondamenta della Chiesa delle origini e di sempre, dall’adorazione a Dio e dall’amore al prossimo, non dai propri gusti particolari, non dai patti e negoziati che possiamo fare adesso, diciamo, per difendere la Chiesa o difendere la cristianità”. Concretamente – ha suggerito il Papa – nella Chiesa c’è da semtre una via semplice e privilegiata per attingere alle sorgenti vive della fede, che consiste nel guardare al volto dei santi, e seguire i passi di coloro nelle cui vite opera in maniera efficace e sperimentabile la grazia di Cristo. Anche i grandi santi dell’Europa – ha ricordato Papa Francesco - “Hanno messo in gioco la loro piccolezza, fidandosi di Dio. Penso ai Santi come Martino, Francesco, Domenico, Pio che ricordiamo oggi; ai patroni come Benedetto, Cirillo e Metodio, Brigida, Caterina da Siena, Teresa Benedetta della Croce”. Tutti costoro – ha sottolineato il Papa – hanno visto cambiare la propria vita accogliendo la grazia di Dio. Non si sono preoccupati dei tempi bui, delle avversità e di qualche divisione, che c’è sempre stata. Non hanno perso tempo a criticare e colpevolizzare. Hanno vissuto il Vangelo, senza badare alla rilevanza e alla politica. Così, con la forza mite dell’amore di Dio, hanno incarnato il suo stile di vicinanza, di compassione e di tenerezza – lo stile di Dio: vicinanza, compassione e tenerezza –; e hanno costruito monasteri, bonificato terre, ridato anima a persone e Paesi: nessun programma “sociale” fra virgolette, solo il Vangelo. E con il Vangelo sono andati avanti”.<br />Anche oggi, come ai tempi descritti nei Vangeli – ha proseguito il Papa nella parte finale della sua omelia “Questo amore divino, misericordioso e sconvolgente, è la novità perenne del Vangelo. E domanda a noi, cari Fratelli, scelte sagge e audaci, fatte in nome della tenerezza folle con cui Cristo ci ha salvati. Non ci chiede di dimostrare, ci chiede di mostrare Dio, come hanno fatto i Santi: non a parole, ma con la vita”. Per aiutare anche l’Europa di oggi, “malata di stanchezza” , a “ritrovare il volto sempre giovane di Gesù e della sua sposa”. Fri, 24 Sep 2021 11:40:53 +0200AMERICA/COLOMBIA - Sfruttamento e tratta di persone sono “catene che generano tanta distruzione nel mondo"http://fides.org/it/news/70848-AMERICA_COLOMBIA_Sfruttamento_e_tratta_di_persone_sono_catene_che_generano_tanta_distruzione_nel_mondohttp://fides.org/it/news/70848-AMERICA_COLOMBIA_Sfruttamento_e_tratta_di_persone_sono_catene_che_generano_tanta_distruzione_nel_mondoBogotà - La tratta di persone e lo sfruttamento sessuale sono due fenomeni strettamente correlati e si verificano in molte parti del mondo, colpiscono persone di tutte le età, ma soprattutto minori che, in situazioni di vulnerabilità, povertà estrema o esclusione, sono costretti dalla necessità a ricorrere a fonti di reddito diverse. Questo flagello che colpisce l'umanità sta crescendo nel corso degli ultimi tempi, Lo ricorda Monsignor Héctor Fabio Henao Gaviria, Direttore del Segretariato nazionale della pastorale sociale della Colombia, in un video messaggio pervenuto a Fides, per la Giornata internazionale contro lo sfruttamento sessuale e la tratta di donne e bambini, che si celebra oggi, 23 settembre. <br />"Queste persone vulnerabili sono facilmente catturate da persone che, con intenzioni oscure, le inducono lungo questo cammino e le trafficano come se fossero oggetti per lo scambio, per gli affari e per il commercio" afferma il Presule. La Conferenza Episcopale della Colombia ha alzato più volte la sua voce per richiamare l'attenzione su questa attività illegale,"che è un vero crimine che colpisce l'umanità e che distrugge la vita sociale, il progetto di vita dei bambini piccoli e anche degli adulti, che sono vittime di queste catene che generano tanta distruzione nel mondo" ha ribadito il Vescovo.<br />Attraverso la Red Clamor, di cui fanno parte la CEC, le congregazioni religiose, i movimenti laicali e le diverse organizzazioni ecclesiali, l'attenzione continua a concentrarsi sul lavoro di accompagnamento delle vittime e sulla ricerca di soluzioni che aiutino a combattere questo flagello, ha ricordato Monsignor Henao Gaviria, invitando alla sensibilizzazione e alla prevenzione di questo crimine attraverso la maggiore diffusione di informazioni, a tutti i livelli, solo in questo modo "possiamo contribuire a creare ambienti sicuri, perché le persone non siano vittime di questa attività criminale che oggi fa tanto male al mondo e ai nostri giovani".<br /> <br />Thu, 23 Sep 2021 11:41:23 +0200ASIA/IRAQ - Il Patriarca caldeo Sako: l’aborto è uccidere alla maniera di Cainohttp://fides.org/it/news/70849-ASIA_IRAQ_Il_Patriarca_caldeo_Sako_l_aborto_e_uccidere_alla_maniera_di_Cainohttp://fides.org/it/news/70849-ASIA_IRAQ_Il_Patriarca_caldeo_Sako_l_aborto_e_uccidere_alla_maniera_di_CainoBaghdad – Nelle pratiche di aborto procurato si ripete quello che accadde nella vicenda di Caino, che compì il primo “omicidio premeditato” raccontato nella Bibbia. E per la Chiesa “ogni vita umana, compresa la vita del nascituro, ha la sua dignità e ha il diritto di essere protetta”. Lo scrive il Patriarca caldeo Louis Raphael Sako, in un testo pubblicato sul sito del Patriarcato caldeo, nel quale viene citato anche il paragrafo dell’Enciclica Evangelium Vitae in cui Papa Giovanni Paolo II ricordava che nelle interruzioni volontarie di gravidanza viene soppresso “un essere umano che si affaccia alla vita, ossia quanto di più innocente in assoluto si possa immaginare: mai potrebbe essere considerato un aggressore, meno che mai un ingiusto aggressore! È debole, inerme, al punto di essere privo anche di quella minima forma di difesa che è costituita dalla forza implorante dei gemiti e del pianto del neonato. È totalmente affidato alla protezione e alle cure di colei che lo porta in grembo” .<br />Le considerazioni patriarcali intorno alle pratiche abortive sono inserite in un testo di riflessioni sulla Sacra Scrittura e la dottrina della Chiesa: una sorta di “catechismo del Patriarca”, disseminato di riferimenti a problemi attuali e a vicende del tempo presente, che il Cardinale Sako sta pubblicando a puntate sugli organi di comunicazione del Patriarcato caldeo. Nel testo in questione, la vicenda biblica di Caino e Abele, “i primi due figli di Adamo e Eva”, suscita domande radicali riguardo al mistero del male che accompagna la storia dell’umanità. “Come è possibile che l’uomo, creato ad immagine e somiglianza di Dio, può diventare come una bestia famelica?”, si chiede il Patriarca. La Bibbia – prosegue il Cardinale iracheno – prende atto fin dal Libro della Genesi che odio e violenza fanno parte della vicenda umana. E anche i nostri tempi sono segnati da omicidi e atti di morte che “vengono eseguiti sotto il mantello di Dio e della religione”. <br />La storia di Caino e Abele mette in luce che l'orrore della violenza omicida può arrivare a insanguinare e recidere anche il vincolo della fratellanza, della figliolanza condivisa. Il male – insegna il testo biblico – non è entrato nel mondo per volontà di Dio, che ha voluto la morte nell’opera della sua Creazione. A aprire le porte alla violenza e alla morte sono state l’ingratitudine e la superbia prefigurate nel racconto biblico del Peccato Originale, i cui frutti corrotti trovano nella morte di Abele per mano del fratello Caino la loro prima manifestazione. <br />“Proprio come Adamo ed Eva uscirono dalla presenza di Dio” prosegue il Patriarca Sako “così fece l'assassino Caino, e così farà ogni autore di omicidi premeditati. Perché la vita umana è un dono sacro di Dio, e nessuno ha il diritto di togliersela”. Il male, entrato nel mondo, tocca le relazioni tra i fratelli. Distrugge l’armonia tra esseri umani. E davanti a tutto questo non servono sforzi di volontà e appelli generici alla compassione, visto che gli uomini non sono in grado di “umanizzarsi” da soli. Solo l’accadere gratuito e inaudito della salvezza portata nel mondo da Cristo può, per grazia, far germogliare nel cuore dei rapporti umani i semi del perdono. Un miracolo senza il quale ogni appello al dialogo e alla fratellanza rischia di trasformarsi in moralismo soffocante, o in “gioco delle parti”. <br />Thu, 23 Sep 2021 12:29:10 +0200ASIA/FILIPPINE - Nella pandemia, la strada è la compassionehttp://fides.org/it/news/70847-ASIA_FILIPPINE_Nella_pandemia_la_strada_e_la_compassionehttp://fides.org/it/news/70847-ASIA_FILIPPINE_Nella_pandemia_la_strada_e_la_compassioneManila - La strada indicata da Cristo è la compassione, ed è la strada che i cristiani sono chiamati a seguire. E' l'appello diffuso da Mons. Marlo Mendoza Peralta, Arcivescovo di Nueva Segovia , che ha invitato i sacerdoti della sua diocesi a essere "autentici pastori, dispensatori di compassione" in mezzo alle difficoltà e alle sofferenze della pandemia. “Come sacerdoti - afferma in una nota inviata all'Agenzia Fides - pur temendo e prestando attenzione al virus del Covid, non lasciamo che le nostre paure ci paralizzino nell'azione, dimenticando le persone che hanno bisogno di noi”. "Non esitate nell' affrontare con coraggio le sfide poste dalla pandemia, ma andate verso i fedeli mostrando misericordia e compassione" ha esortato. Le restrizioni esistenti per contenere i crescenti casi di Covid-19 devono portarci "a trovare modi creativi per fornire assistenza pastorale e conforto spirituale ai bisognosi", ha rimarcato l'Arcivescovo.<br />E' necessario partire dall'Eucarestia: infatti, ha detto, le persone che soffrono molto a causa della crisi sanitaria ed economica, "desiderano sempre l'Eucaristia come loro fonte di forza. Aspettano che celebriamo la Messa per loro, non deludiamoli”.<br />Il messaggio ricorda ai sacerdoti anche la necessitò di dispensare Sacramenti come la Riconciliazione e l'Unzione degli Infermi, specialmente a quanti sono gravemente ammalati o in punto di morte. Il Presule esorta i sacerdoti a prendere esempio dagli operatori sanitari in prima linea, i quali, nonostante i timori, continuano a prendersi cura dei pazienti Covid-19, osservando le misure sanitarie preventive. “Se questi medici e infermieri continuano a fornire assistenza sanitaria ai pazienti affetti da Covid-19, tanto più noi sacerdoti possiamo e dobbiamo prenderci cura delle loro anime” ha aggiunto Mons. Peralta.<br />Farsi scudo con la propria paura, ha rimarcato, "non può essere una scusa per rifiutare di amministrare l'Unzione degli infermi. Cerchiamo di essere creativi, escogitando modi per garantire una protezione aggiuntiva per noi stessi e per mostrare il volto di Cristo compassionevole a quanti ci circondano", ha auspicato.<br />Anche il Vescovo di Batanes, Mons. Danilo Ulep, ha incoraggiato sacerdoti, religiosi e laici ad affrontare la pandemia "con coraggio e fede". "Tutti siamo chiamati a mostrare resilienza, comunione reciproca, altruismo e carità di fronte a questa tragedia" ha detto, invitando i fedeli a vivere lo speciale spirito di solidarietà e carità cristiana reciproca, in comunione spirituale e senso di fraternità.<br /> Thu, 23 Sep 2021 10:59:23 +0200AFRICA/TANZANIA - Il Covid non sceglie chi colpire: i Vescovi offrono formazione per le persone con bisogni specialihttp://fides.org/it/news/70846-AFRICA_TANZANIA_Il_Covid_non_sceglie_chi_colpire_i_Vescovi_offrono_formazione_per_le_persone_con_bisogni_specialihttp://fides.org/it/news/70846-AFRICA_TANZANIA_Il_Covid_non_sceglie_chi_colpire_i_Vescovi_offrono_formazione_per_le_persone_con_bisogni_specialiTabora – “Il Covid non fa selezioni, colpisce tutti ed è per questo motivo che dobbiamo camminare tutti insieme, senza permettere che nessuno resti indietro” ha dichiarato il Segretario generale della Conferenza dei Vescovi della Tanzania , Mons. Charles Kitima, in merito all’iniziativa dell'arcidiocesi di Tabora per la tutela dal virus delle persone con disabilità. “Vogliamo che tutti siano informati sul Coronavirus, tutti devono sapere come proteggere se stessi e gli altri", ha detto Mons. Kitima sulla formazione di persone non udenti e non vedenti.<br />“La Chiesa valorizza la vita umana che è dono di Dio, e dobbiamo rispettarla. Disabilità non significa essere meno umani. Tutti hanno il diritto di avere informazioni sulla pandemia e di farsi a loro volta ambasciatori presso gli altri” ha affermato, aggiungendo che la Chiesa cattolica fornisce servizi spirituali e fisici all'umanità e che pertanto, valorizzando la dignità umana, non può mai lasciare indietro nessun gruppo, specialmente quelli con bisogni speciali.<br />Secondo quanto riportato nella nota pervenuta all’Agenzia Fides, il responsabile del progetto della TEC, p. Chrisantus Ndaga, ha evidenziato l'obiettivo della Chiesa cattolica di raggiungere i bisognosi e fornire istruzione sul Covid19. “La Chiesa non offre solo servizio spirituale. Formare le persone sorde e cieche non è un compito facile, perché c'è una barriera di comunicazione – si legge -. In questa formazione ci siamo avvalsi di esperti e professionisti in grado di utilizzare il linguaggio dei segni e di tradurre simboli per non udenti e braille per ipovedenti.”<br />I partecipanti hanno ringraziato la Chiesa cattolica per aver fornito loro un'educazione sulla pandemia ribadendo il fatto che, in diverse occasioni, la comunità li lascia indietro nell'accedere a informazioni importanti a causa della loro condizione. L’iniziativa è stata avviata nell'arcidiocesi di Tabora e coordinata dalla TEC in collaborazione con Norwegian Church Aid .<br /> Thu, 23 Sep 2021 10:45:21 +0200ASIA/BANGLADESH - Violenza e intimidazione su un giornalista cattolico che indagava su un caso di corruzionehttp://fides.org/it/news/70845-ASIA_BANGLADESH_Violenza_e_intimidazione_su_un_giornalista_cattolico_che_indagava_su_un_caso_di_corruzionehttp://fides.org/it/news/70845-ASIA_BANGLADESH_Violenza_e_intimidazione_su_un_giornalista_cattolico_che_indagava_su_un_caso_di_corruzione Tangail – Un giornalista cattolico di etnia Garo, Prince Edward Mangsang, è stato aggredito e percosso duramente con l'accusa di aver distrutto beni per 45mila taka bangladesi . Con un grave atto di violenza privata, l'uomo stato legato ad un albero, in una pubblica piazza, e picchiato dal musulmano Abdur Rahim Ahmed, presidente dell'Aronkhola Union Council, organismo governativo nella zona di Madhupur, parte del distretto di Tangail, città a Nord di Dacca. Alcuni hanno perfino pubblicato la foto del giornalista malconcio e torturato sui social media. La polizia del luogo, allertata, è intervenuta per sottrarlo al linciaggio e lo ha preso in custodia. Come appreso da Fides, Edward Mangsang è un giornalista che lavora per il portale di informazione bangladese www.aswabi.com che pubblica soprattutto cronaca locale da Tangail. <br />Ahmed ha intentato una causa contro Mangsang, accusandolo ingiustamente si aver aggredito il suo autista e la sua domestica, rubando 20.000 taka bangladesi e distruggendo proprietà nella sua casa per un controvalore di 25.000 taka.<br />Il giornalista nega ogni addebito ed è sostenuto dalle organizzazioni cristiane e della società civile nella zona. Nelle scorse settimane Shamol Mankhin, Segretario dell'Associazione Giovanile "Abima Garo", ha organizzato una catena umana per protestare contro la violenza ingiusta a danno dei giornalisti di etnia Garo, tribali emarginati e vittime di abusi. Mankhin ha detto a Fides che l'incidente è una violazione dei diritti umani e una chiara intimidazione: “Edward Mangsang, nel suo lavoro di inchiesta, stava indagando su questioni che coinvolgevano Abdur Rahim Ahmed in casi di corruzione. Per questo il procedimento legale, del tutto artefatto, vuole intimidirlo, le accuse contro di lui sono false e servono a depistare dalla verità".<br />Mangsang, da alcuni giorni rilasciato su cauzione, racconta a Fides: "I Garo, un gruppo tribale e anche comunità religiosa minoritaria, in quanto cristiani, sono spesso vittime dei musulmani che abusano del loro potere. Anche altri giornalisti musulmani hanno riportato notizie sulla presunta corruzione di Abdur Rahim Ahmed, ma questi mi ha preso di mira e mi ha aggredito, pensando di poter restare impunito".<br />Ahmed, infatti, non ha inviato al portale web una replica scritta per smentire le accuse, ma ha intentato una causa con accuse false contro il giornalista cattolico: "Ahmed è nell'occhio del ciclone poiché, grazie a progetti governativi, ha aumentato le sue proprietà personali. In tal modo ha voluto vendicarsi" nota Mangsang.<br />Abdur Rahim Ahmed ha anche avviato una campagna denigratoria contro i tribali Garo, affermando che diffondono notizie false sul su conto e istigando all'odio contro di loro: "Voglio dire: portate le prove della mia corruzione e allora mi dimetterò dalla carica di governo", ha affermato. La polizia di Madhupur sta indagando sulla questione. Rezaul Karim, Funzionario Investigativo nella stazione di polizia di Madhupur, dice a Fides: "Mangsang ha già ottenuto la cauzione. Stiamo indagando sulle accusa contro di lui e sui risvolti della vicenda. Se Mangsang è innocente, otterrà giustizia". <br /> Thu, 23 Sep 2021 10:28:28 +0200AMERICA/PARAGUAY - Rientrano in patria accolte dai fedeli le reliquie di "Chiquitunga", prima beata paraguayanahttp://fides.org/it/news/70844-AMERICA_PARAGUAY_Rientrano_in_patria_accolte_dai_fedeli_le_reliquie_di_Chiquitunga_prima_beata_paraguayanahttp://fides.org/it/news/70844-AMERICA_PARAGUAY_Rientrano_in_patria_accolte_dai_fedeli_le_reliquie_di_Chiquitunga_prima_beata_paraguayanaAsuncion - E' stata una grande mobilitazione, forse la più grande da quando il Paraguay vive nella pandemia, quella dei fedeli cattolici per accogliere le reliquie di María Felicia de Jesús Sacramentado, detta "Chiquitunga", la prima paraguaiana beatificata , che sono arrivate martedì 21 settembre all'aeroporto internazionale di Asunción, in due urne. Le reliquie tre anni fa erano state inviate a Roma per un processo di conservazione.<br />Dopo la Messa celebrata nel parcheggio, alla presenza dei fedeli e delle autorità, le urne sono state trasportate al monastero delle Carmelitane Scalze, ordine a cui apparteneva la Beata, morta nel 1959, all'età di 34 anni. Da sottolineare la numerosa presenza dei fedeli nonostante l'orario dell’arrivo dell’aereo da Roma, intorno alle 5 del mattino, ora locale, che è stato trasmesso dalla maggior parte delle emittenti radiofoniche e televisive.<br />Secondo la nota pervenuta a Fides, la messa è stata presieduta, davanti all'aeroporto, dal Presidente della Conferenza episcopale paraguaiana, Mons. Adalberto Martínez Flores, Vescovo della diocesi di Villarrica del Espíritu Santo, a cui ha preso parte l'Arcivescovo di Asunción, Mons. Edmundo Valenzuela. Erano presenti anche i parenti della suora carmelitana, molti dei quali portavano mazzi di fiori, ritratti della Beata e bandiere del Paraguay.<br />"Chiquitunga è stata appositamente scelta da Dio attraverso vari ministeri per la sua perfezione nella santità: è stata apostola, catechista, maestra, evangelizzatrice e serva instancabile, sia nell'azione che nella preghiera" ha detto nella sua omelia Mons. Martínez, Vescovo di Villarrica, città natale della beata. Il Vescovo ha chiesto l'intercessione di "Chiquitunga" per ottenere la liberazione delle tre persone rapite nel nord del paese dai guerriglieri e di cui non si sa nulla, tra cui l'ex presidente del paese Óscar Denis .<br />Papa Francesco, in una lettera a Mons. Valenzuela inviata tramite il Cardinale Pietro Parolín, ha rivolto un saluto ai cattolici paraguaiani in occasione del ritorno delle reliquie. Dopo la messa, le urne sono state sistemate sul camion dei Vigili del fuoco, che le ha trasportate al monastero delle Carmelitane scortato da motociclisti della Polizia di Stato e da un corteo di automobili di fedeli. Dopo mezz'ora le reliquie sono arrivate a destinazione, a circa 14 chilometri dall'aeroporto, accolte da applausi e musica della banda dell'esercito. Le urne sono state collocate nella cappella preparata, insieme a un ritratto della Beata, quindi è stato eseguito l'inno nazionale paraguaiano.<br />Il processo di beatificazione e canonizzazione della Beata è iniziato nel 1997. Nel marzo 2010 Papa Benedetto XVI l'ha dichiarata venerabile. Nel 2018 la Congregazione per le Cause dei Santi ha approvato un miracolo operato per intercessione di Chiquitunga e nel marzo di quell'anno Papa Francesco ha autorizzato la beatificazione, che è stata celebrata il 23 giugno 2018 ad Asuncion.<br /> <br />Thu, 23 Sep 2021 09:52:52 +0200EUROPA/ITALIA - “Migranti e pellegrini come tutti i nostri padri” (1Cr 29,15): una riflessione aperta all’azionehttp://fides.org/it/news/70843-EUROPA_ITALIA_Migranti_e_pellegrini_come_tutti_i_nostri_padri_1Cr_29_15_una_riflessione_aperta_all_azionehttp://fides.org/it/news/70843-EUROPA_ITALIA_Migranti_e_pellegrini_come_tutti_i_nostri_padri_1Cr_29_15_una_riflessione_aperta_all_azioneRoma - Dal 20 al 22 settembre si è tenuta la conferenza internazionale “Migranti e pellegrini come tutti i nostri padri” – “Teologia della mobilità umana nel XXI secolo”, promossa e organizzata dall’Unione Internazionale delle Superiore Generali , dall’Unione dei Superiori Generali e dallo Scalabrini International Migration Institute .<br />All’evento, che prevedeva sessioni di lavori in gruppo, hanno partecipato più di 250 iscritti appartenenti a circa 70 congregazioni religiose, operanti in tutto il mondo. L’obiettivo, come informa la nota pervenuta a Fides, è stato quello di affrontare insieme alle Chiese locali dei paesi di partenza, di transito e di accoglienza, le sfide poste dalle migrazioni. I relatori hanno presentato e discusso lo stato delle loro ricerche, tese a rispondere alla realtà degli attuali movimenti migratori attraverso una riflessione aperta all’azione.<br />Ha aperto i lavori il Cardinale Joao Braz de Aviz, Prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, che, dopo aver recitato la preghiera per la Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato, che si celebra domenica 26 settembre, ha ricordato come “coniugare la riflessione biblica teologica e pastorale con l’azione dei consacrati in favore dei migranti” sia “una testimonianza concreta che indica uno stile da seguire”. Non solo è uno stile da seguire, ma prendersi cura delle nostre sorelle e dei nostri fratelli costretti a fuggire “è una responsabilità inevitabile. Poiché siamo tutti migranti e la terra appartiene a Dio” ha ricordato il Cardinale Silvano Maria Tomasi.<br />Tra gli interventi che hanno aperto i lavori, anche quelli di P. Fabio Baggio, scalabriniano e Sottosegretario della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per la Promozione dello Sviluppo Umano Integrale, e di P. Leonir Chiarello, Superiore generale dei Missionari Scalabriniani. “Per fare teologia pastorale oggi bisogna saper piantare la tenda tra il popolo di Dio. In particolare, come ricorda Papa Francesco, bisogna saper piantare la tenda tra gli abitanti delle periferie esistenziali; questo ci permette di ascoltare il popolo di Dio, leggere insieme i segni dei tempi e soprattutto di apprendere il senso della fede dei fedeli” ha affermato P. Baggio. Questo percorso va accompagnato da un “approfondimento sistematico” data “la complessità e la rapidità dei cambiamenti nonché l’ampiezza degli attori che il fenomeno migratorio coinvolge, che sono i migranti, i rifugiati, gli sfollati, i marittimi, e tutti coloro che, in un modo o nell’altro, vivono una forma di sradicamento” ha sottolineato P. Leonir Chiarello.<br />Molte le condivisioni di buone pratiche a livello locale che hanno approfondito tanto la realtà del percorso migratorio - spesso forzato e dovuto a conflitti, persecuzioni, gravi squilibri economici e di sviluppo, ai cambiamenti climatici in atto - quanto l'impegno nel processo di guarigione fisica, psicologica, e spirituale di questa “grande comunità di migranti, tra i quali c’è il gruppo più vulnerabile dei rifugiati, degli accampati nei grandi campi di profughi, delle vittime di tratta, di bambini e adulti; che sono il nostro dolore e una ferita che abbiamo come umanità” e sulla quale dobbiamo “riflettere per nutrire e illuminare le nostre coscienze e le coscienze nelle nostre comunità, della Chiesa e della società” ha detto Suor Jolanta Kafka, Presidente della UISG. “Non dimentichiamo – ha affermato P. John Larsen, rappresentate delegato della USG - che è nel nostro Dna di ‘gente del Libro’ avere una passione per il ministero dei migranti”.<br />Quelle emerse in questi giorni di riflessione e di dialogo, sono “piste di azione”, conclude P. Aldo Skoda, Direttore del SIMI. “Oggi più che mai le migrazioni sono un fenomeno sfidante la società e la Chiesa. E’ opportuno tenere presente, oltre ai numeri e alle statistiche, il volto umano di quanti, bambini, uomini e donne, hanno lasciato tutto alle loro spalle. In questo la Chiesa si è sempre fatta carico del peso di sofferenza, ma anche delle speranze degli uomini e donne di diverse epoche e culture. Un riferimento importante rimane certamente l’azione e il magistero di Papa Francesco in quanto ‘la sfida non è solo quale azione pastorale per e con i migranti vogliamo realizzare, ma anche quale volto di società e di Chiesa vogliamo costruire insieme, per un ‘noi’ sempre più grande’ che è anche il messaggio della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che celebreremo domenica prossima”. Le sessioni plenarie dell'evento sono disponibili sul canale YouTube della UISG. <br /><br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="https://www.simieducation.org/calendar/migranti-e-pellegrini-come-tutti-i-nostri-padri-1-cr-29-15-teologia-della-mobilita-umana-nel-xxi-secolo">Maggiori informazioni</a>Thu, 23 Sep 2021 09:14:44 +0200ASIA/MYANMAR - Violenza dei militari birmani sui civili: ucciso un Pastore battistahttp://fides.org/it/news/70842-ASIA_MYANMAR_Violenza_dei_militari_birmani_sui_civili_ucciso_un_Pastore_battistahttp://fides.org/it/news/70842-ASIA_MYANMAR_Violenza_dei_militari_birmani_sui_civili_ucciso_un_Pastore_battistaHakha - Le violenze e la vendetta dell'esercito bimano si abbattono sui civili innocenti in tutto il territorio della nazione. Come appreso da Fides, il 18 settembre, la città di Thang Tlang, una delle nove cittadine dello Stato birmano di Chin, nella parte occidentale del Myanmar, è stata data alle fiamme dall'esercito del Myanmar. L'80% dei circa diecimila residenti è fuggito nelle foreste, nei villaggi vicini o verso il confine indiano. "Non dimenticheremo mai questa tragedia", affermano i residenti della cittadina che si trova nel territorio della diocesi cattolica di Hakha.<br />Cung Biah Hum, Pastore cristiano di confessione battista, che cercava di domare le fiamme, è stato colpito a morte. Il Pastore battista, mentre si adoperava per spegnere gli incendi, pregava il Signore perché mandasse forti piogge sulla città. E' stato ucciso in quel frangente, mentre pronunciava preghiere. Come conferma a Fides la Chin Baptist Convention , il Pastore, che guidava la Thantlang Centenial Baptist Church , è morto cercando di salvare la città, mentre l'esercito compiva atti crudeli, creando migliaia di sfollati. I militari, afferma la CBC, hanno anche tagliato il dito del Pastore per estrarre il suo anello d'oro, derubandolo del cellulare e dell'orologio.<br />Negli ultimi giorni più di dieci villaggi sono stati bruciati dai militari che si comportano in modo violento e crudele verso i civili birmani. P. David Hmung, sacerdote locale definisce queste azioni "disumane e codarde". Dietro tali atti c'é la vendetta orchestrata dall'esercito, organizzata dopo che le Chinland Dfecnce Forces, milizie della resistenza, hanno attaccato il campo militare nel villaggio di Lung Ker vicino al confine con l'India, nella prima settimana di settembre, uccidendo 15 soldati.<br />Tra le violenza compite da Tatmadaw , una donna cattolica, Mary Win, parrocchiana della chiesa cattolica del Sacro Cuore della città di Hmaw Bi, nell'arcidiocesi di Yangon, racconta a Fides che il 14 settembre scorso i militari e le forze di polizia si sono introdotte con violenza nel complesso della Chiesa cattolica nella città di Hmawbi. I militari avevano ricevuto una soffiata sulla presunta presenza di esponenti delle "Forze di difesa del popolo" rifugiatesi nel complesso della chiesa e della casa del clero. I militari si sono introdotti nel complesso della Chiesa scalando il muro di recinzione. Quando sono arrivati ​​alla casa del clero, hanno chiesto al sacerdote presente, il viceparroco padre Stefano, perché non avesse acceso le luci e il sacerdote ha risposto loro che erano al buoi per motivi economici. Dopo la risposta del prete, un soldato stava per colpirlo, ma un ragazzo ha impedito al soldato di farlo: il giovane è stato allora percosso, fermato, gli è stato controllato il cellulare in cui sono state rinvenute foto di esponenti della Lega nazionale per la democrazia. Pertanto i soldati lo hanno arrestato.<br />Parlando a Fides, padre Dominic Teal, sacerdote della diocesi, condanna questa azione violenta dicendo che i soldati dovrebbero "rispettare il luogo sacro della Chiesa e dovrebbero trattenersi nell'attaccare civili e sacerdoti disarmati".<br /> Wed, 22 Sep 2021 11:59:57 +0200AFRICA/MOZAMBICO - Nel nord riprese diverse aree ai jihadisti; “ma finché la sicurezza è precaria difficilmente riprenderanno le attività della Chiesa”http://fides.org/it/news/70840-AFRICA_MOZAMBICO_Nel_nord_riprese_diverse_aree_ai_jihadisti_ma_finche_la_sicurezza_e_precaria_difficilmente_riprenderanno_le_attivita_della_Chiesahttp://fides.org/it/news/70840-AFRICA_MOZAMBICO_Nel_nord_riprese_diverse_aree_ai_jihadisti_ma_finche_la_sicurezza_e_precaria_difficilmente_riprenderanno_le_attivita_della_ChiesaMaputo - “La sicurezza è ancora precaria. La prima cosa che dobbiamo davvero garantire è che le persone possano tornare in sicurezza per poter riprendere la loro vita con tranquillità. Ma penso che abbiamo ancora bisogno di tempo” afferma Sua Ecc. Mons. António Juliasse Ferreira Sandramo, Amministratore apostolico di Pemba, capoluogo della provincia di Cabo Delgado, nel nord del Mozambico, sconvolta del 2017 da violenze commesse da gruppi jihadisti. <br />A partire da luglio, un'offensiva delle truppe governative con l'appoggio del Rwanda e della Southern African Development Community , ha permesso di aumentare la sicurezza, recuperando diverse aree dove c'era una presenza ribelle, tra cui la città di Mocímboa da Praia, che era occupata dall’agosto 2020.<br />Il problema ora è il ritorno nelle proprie case degli sfollati. “Se la gente ritorna, valuteremo anche la possibilità che i missionari tornino lì. Ma per noi il termometro sarà capire il grado di sicurezza effettiva” sottolinea Mons. Juliasse. Tra l’altro rimane in sospeso la questione di chi ha distrutto una chiesa a Mocímboa da Praia. Mons. Juliasse afferma: “La distruzione è venuta dall'alto, dai bombardamenti di elicotteri. Sia a Muidumbe che a Mocímboa da Praia. La domanda è la stessa: chi ha distrutto la chiesa?”.<br />A luglio la Direttrice della Commissione della Conferenza Episcopale Mozambicana per Migranti, Rifugiati e Profughi , Suor Marines Biasibetti, aveva detto che erano circa 900.000 le persone sfollate all'interno di Cabo Delgado e nei dintorni Province come Niassa, Zambézia e Nampula. Di queste la metà sono bambini.<br />Moms. Juliasse riconosce che grazie agli sforzi dei militari diverse aree sono state riconquistate agli insorti “ma non c'è ancora alcuna garanzia di sicurezza, che quelle aree siano davvero sicure”.<br />Mons. Juliasse sottolinea inoltre che la Chiesa sta lavorando a stretto contatto con varie agenzie delle Nazioni Unite per fornire supporto umanitario agli sfollati, con in primis fornitura di cibo e medicine, ma anche assistenza psicologica e distribuzione di sementi e attrezzi agricoli in modo che le popolazioni possano produrre il proprio cibo. Il governo di Maputo ha approvato ieri, 21 settembre, un piano per la ricostruzione di Cabo Delgado, che si protrarrà dal 2021 al 2024. Wed, 22 Sep 2021 11:10:41 +0200AMERICA/BRASILE - Animatori missionari qualificati: corso per approfondire storia e obiettivi della Giornata missionaria, del Mese missionario e della Campagna missionariahttp://fides.org/it/news/70839-AMERICA_BRASILE_Animatori_missionari_qualificati_corso_per_approfondire_storia_e_obiettivi_della_Giornata_missionaria_del_Mese_missionario_e_della_Campagna_missionariahttp://fides.org/it/news/70839-AMERICA_BRASILE_Animatori_missionari_qualificati_corso_per_approfondire_storia_e_obiettivi_della_Giornata_missionaria_del_Mese_missionario_e_della_Campagna_missionariaBrasilia – L'Unione Brasiliana dell’Educazione Cattolica e le Pontificie Opere Missionarie del Brasile organizzano un corso gratuito, di breve durata, in occasione della Campagna missionaria 2021. Il corso è offerto dall'Università Cattolica di Brasilia, attraverso il progetto "EaD Catholic Hope", e prevede il rilascio di un certificato universitario. Come informa la nota pervenuta all’Agenzia Fides, obiettivo del corso è presentare la storia, gli obiettivi, i contenuti e l'articolazione della Giornata missionaria, del Mese missionario e della Campagna missionaria 2021, oltre al Messaggio del Papa e al materiale per l’animazione. Al termine di questo corso, i partecipanti saranno in grado di contribuire maggiormente al cammino di animazione missionaria delle rispettive comunità ecclesiali e di assumersi maggiori responsabilità nei consigli missionari e nelle Pontificie Opere Missionarie. <br />La Campagna missionaria di quest'anno nella Chiesa brasiliana ha come tema "Gesù Cristo è una missione" e come ispirazione biblica l'affermazione "Non possiamo fare a meno di parlare di ciò che abbiamo visto e udito" . Le Pontificie Opere Missionarie hanno la responsabilità di organizzare la Campagna, che si tiene nel mese di ottobre dal 1972, con il sostegno della Commissione per l'Azione Missionaria e la Cooperazione Interecclesiale della Conferenza Episcopale.<br />Dalla creazione del progetto, chiamato "EaD Catholic Hope", hanno benedificiato di questa opportunità più di diecimila persone di tutte le regioni del paese e anche dall'estero. "L'offerta gratuita di corsi liberi è legata alla missione rilevante del Gruppo UBEC di servire la società attraverso l'educazione, oltre a rappresentare l'impegno istituzionale per la missione della Chiesa cattolica", ha detto Joaquim Alberto, coordinatore della pastorale UBEC, a capo del progetto.<br />Padre Maurício Jardim, Direttore nazionale delle POM, evidenzia: "Il lavoro congiunto delle POM con l'UBEC nell'animazione della Campagna missionaria è un passo importante nell’articolazione del Mese missionario, che consente, in misura maggiore, la qualificazione degli operatori pastorali e dei consigli missionari nella preparazione e nell’animazione del mese di ottobre". <br />In questo cammino di preparazione al Mese missionario e alla Giornata missionaria mondiale, l’ultimo numero della rivista delle POM del Brasile, SIM, è interamente dedicato alla Campagna missionaria 2021, mettendo in evidenza le testimonianze dei missionari che sono in prima linea in questo contesto pandemico. Questo numero della rivista presenta in apertura una riflessione sulla storia della Giornata Missionaria, istituita nel 1926 da Papa Pio XI, e celebrata annualmente la penultima domenica di ottobre. Inoltre vengono presentati i materiali predisposti per l'animazione della Campagna missionaria e le attività delle diverse Pontificie Opere Missionarie. Alla fine si cita il contributo del Brasile al Fondo Universale di Solidarietà per il sostegno alle Chiese missionarie. <br /><br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="https://www.pom.org.br/campanha-missionaria-2021/">Maggiori informazioni sulla Campagna Missionaria 2021</a>Wed, 22 Sep 2021 10:43:47 +0200ASIA/IRAQ - La visita del Papa e il suo incontro con l’Ayatollah al Sistani celebrati da una serie di francobolli del Servizio postale irachenohttp://fides.org/it/news/70838-ASIA_IRAQ_La_visita_del_Papa_e_il_suo_incontro_con_l_Ayatollah_al_Sistani_celebrati_da_una_serie_di_francobolli_del_Servizio_postale_irachenohttp://fides.org/it/news/70838-ASIA_IRAQ_La_visita_del_Papa_e_il_suo_incontro_con_l_Ayatollah_al_Sistani_celebrati_da_una_serie_di_francobolli_del_Servizio_postale_irachenoBaghdad - La Compagnia generale delle Poste irachene, diretta da Idris Khaled Abdel Rahman, ha emesso una serie speciale di francobolli dedicata alla visita di Papa Francesco in Iraq, svoltasi dal 5 all’8 marzo 2021. Presentando la serie, l’addetto stampa del Ministero delle Comunicazioni, Raad al Mashhadani, ha richiamato l’attenzione in particolare sui francobolli commemorativi dell’incontro del Vescovo di Roma con il Grande Ayatollah sciita Ali al Sistani e della visita papale alla città di Ur dei Caldei, il luogo da cui è iniziato il viaggio del Patriarca Abramo, Padre di tutti i credenti. <br />L’iniziativa della Compagnia delle poste e del Ministero iracheno per le comunicazioni, guidato dal Ministro Arkan Shehab Ahmed al Shaibani – riferiscono media locali – intende celebrare la visita papale e, in particolare, l’incontro tra Papa Francesco e l’Ayatollah Al Sistani come manifestazione di convivenza pacifica e fraterna tra persone e comunità appartenenti a fedi diverse, sia in Iraq che nel resto del Medio Oriente. Emissioni filateliche analoghe sono state dedicate anche alle visite in Iraq di altri personaggi noti a livello internazionale. I francobolli commemorativi della visita papale, curati a livello grafico dall’artista iracheno Saad Ghazi, vengono emessi con diversi tagli di prezzo, e saranno commercializzati presso gli uffici postali.<br />Nel settembre 2020 , il Servizio postale nazionale iracheno aveva emesso, per la prima volta, una serie di francobolli dedicata a celebrare le chiese del Paese. La serie comprendeva otto francobolli, raffiguranti altrettante chiese storiche dell’Iraq, dislocate in varie regioni del territorio nazionale e appartenenti a comunità di diverse denominazioni cristiane. Le rappresentazioni multicolori delle diverse chiese erano state curate anche in quell’occasione dal designer Saad Ghazi. In quel frangente storico, la scelta del Servizio postale nazionale di riprodurre chiese sui francobolli si coniugava con altri gesti di attenzione riservati dalla leadership politica irachena alle comunità cristiane autoctone, pochi mesi prima della visita papale. <br />Il 10 agosto 2020, incontrando il Patriarca caldeo Louis Raphael Sako e alcuni suoi collaboratori, il Primo Ministro iracheno Mustafa al Kadhimi aveva già espresso l’auspicio che i cristiani iracheni emigrati all’estero nel tempo dell’occupazione jihadista del nord del Paese potessero presto fare ritorno in Patria. “L’Iraq” aveva detto in quell’occasione al Kadhimi “è il Paese di tutti gli iracheni, e i cristiani sono i figli originari del Paese”. Wed, 22 Sep 2021 10:42:56 +0200AFRICA/SUD SUDAN - Il Vescovo di Wau incoraggia la popolazione a vaccinarsi contro il Covid-19http://fides.org/it/news/70837-AFRICA_SUD_SUDAN_Il_Vescovo_di_Wau_incoraggia_la_popolazione_a_vaccinarsi_contro_il_Covid_19http://fides.org/it/news/70837-AFRICA_SUD_SUDAN_Il_Vescovo_di_Wau_incoraggia_la_popolazione_a_vaccinarsi_contro_il_Covid_19Wau – “Il vaccino contro il Coronavirus non è nocivo. Ad oggi io personalmente non ho riscontrato alcun effetto negativo da quando mi hanno somministrato la prima dose”, ha dichiarato Mons. Mathew Remijo Adam Gbitiku, Vescovo della diocesi di Wau, incoraggiando l’intera popolazione del Sud Sudan a vaccinarsi.<br />A fare eco al Presule, il Coordinatore sanitario diocesano, Dr. Jurel Payii Mamur, il quale ha affermato che non bisogna avere paura del vaccino approvato dal governo e dall'Organizzazione mondiale della sanità e ha confermato che Mons. Gbitiku ha ricevuto la sua prima dose lo scorso 7 settembre senza riportare conseguenze. “Il 7 settembre 2021 con il team dell'ospedale didattico di Wau, siamo andati a vaccinare il Vescovo e i sacerdoti in partenza nella diocesi di Wau – si legge nella nota della diocesi pervenuta all’Agenzia Fides -. Abbiamo iniziato con il Vescovo e stiamo continuando con tutti i sacerdoti e gli operatori della diocesi, per garantire e tutelare la salute di tutti”.<br />Mons. Gbitiku ha esortato tutti i Vescovi del Sud Sudan ad incoraggiare i loro sacerdoti a farsi vaccinare come unica arma per prevenire il Covid19. “La prima fornitura di AstraZeneca che è arrivata qualche mese fa non l'abbiamo potuta ottenere perché non eravamo pronti a causa delle attività pastorali nelle diocesi. Ringraziamo Dio di avere questa seconda possibilità”, ha ribadito il Presule.<br />Il programma di vaccinazione è stato organizzato dall'Ufficio Sanitario della Segreteria Diocesana con l'aiuto del Ministero della Salute di Wau. Secondo le statistiche, attualmente i contagi in tutto il Paese sono 11.831 mentre nelle settimane dall'8 al 21 settembre sono stati registrati 297 casi.<br /> Wed, 22 Sep 2021 10:26:45 +0200AMERICA/STATI UNITI - Nella Settimana delle Migrazioni, il dramma dei profughi haitianihttp://fides.org/it/news/70841-AMERICA_STATI_UNITI_Nella_Settimana_delle_Migrazioni_il_dramma_dei_profughi_haitianihttp://fides.org/it/news/70841-AMERICA_STATI_UNITI_Nella_Settimana_delle_Migrazioni_il_dramma_dei_profughi_haitianiWashington - Sono scoppiate scene di rabbia e disperazione all'aeroporto principale di Haiti, a Port-au-Prince, all’arrivo dei migranti haitiani che, dopo aver speso migliaia di dollari in travagliati viaggi dalla nazione caraibica attraverso il Sud America, sperando in una vita migliore negli Stati Uniti, sono stati rimandati a casa, dopo essere stati trattenuti in uno squallido campo di confine texano, privi di tutto. <br />Il Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha affrontato crescenti pressioni per fermare la politica delle espulsioni. Filippo Grandi, Capo dell'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, ha affermato che le espulsioni statunitensi in una situazione così instabile potrebbero violare il diritto internazionale e potrebbero costituire un atto di respingimento, o esporre le persone che cercano rifugio a situazioni potenzialmente letali. Sempre ieri, martedì 21 settembre, il leader della maggioranza al Senato degli Stati Uniti, Chuck Schumer, ha chiamato Biden, dicendo che "sfida il buon senso" espellere i migranti ad Haiti e ha criticato le tattiche utilizzate dalle guardie di frontiera per controllare la folla nel campo.<br />Hanno destato clamore e indignazione nel mondo le scene diffuse dai media dove si vedono agenti di frontiera statunitensi a cavallo, che intimidiscono con violenza i migranti. Il segretario del Dipartimento per la sicurezza interna degli Stati Uniti, Alejandro Mayorkas, si è detto inorridito dalle immagini dei maltrattamenti, facendo eco a critiche sempre più incalzanti.<br />La vicepresidente degli Stati Uniti, Kamala Harris, ha affermato che la situazione è complessa e che gli Stati Uniti devono "fare molto di più" per sostenere i bisogni fondamentali delle persone ad Haiti, che certamente preferirebbero restare a casa loro.<br />La popolazione del campo ha raggiunto il picco di 14.000 persone nel fine settimana, secondo l'Agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite. Temendo le espulsioni, una parte della popolazione che si era accampata nel campo improvvisato sotto il ponte che attraversa il Rio Grande, dalla città texana di Del Rio a Ciudad Acuna, in Messico, si è spostata in un nuovo campo sulla sponda messicana del fiume.<br />Purtroppo la tensione sale anche al di là della frontiera, perché le autorità messicane hanno allestito voli e autobus diretti agli stati meridionali, dopo aver iniziato a raccogliere nei campi profughi gli haitiani a Ciudad Acuna, appena oltre il confine con Del Rio. Lo spostamento sembra mirato a ridurre la concentrazione intorno ai campi, che è alta. Nel nuovo campo sul lato messicano, che è cresciuto notevolmente, i migranti sono aiutati da diversi organismi, tra cui la Croce Rossa e Medici senza frontiere, nonché l'Agenzia delle Nazioni Unite per i migranti, e anche dai residenti di Ciudad Acuna, che hanno portato del cibo per i profughi.<br />Tutto questo accade durante la Settimana Nazionale delle Migrazioni 2021, indetta dalla Conferenza Episcopale degli Stati Uniti . L'iniziativa, che prepara la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato del 26 settembre, ha come tema "Verso un 'Noi' sempre più ampio", tratto dall’enciclica Fratelli Tutti di Papa Francesco. La nota inviata a Fides dai Vescovi statunitensi sottolinea il messaggio per la Giornata, che ci chiama a garantire di "non pensare più in termini di 'loro' e 'quelli', ma solo in 'noi'" e questo "noi" universale deve divenire realtà anzitutto all'interno della Chiesa, chiamata a coltivare la comunione nella diversità.<br />L’annuale National Migration Week ha lo scopo di enfatizzare l’importanza della questione migratoria per la Chiesa cattolica negli Stati Uniti. "La storia della migrazione è una storia di compassione, accoglienza e unità" ha affermato Mons. Mario E. Dorsonville, Vescovo ausiliare di Washington e presidente della Commissione episcopale delle migrazioni.<br />"Si tratta di aprire i nostri cuori agli altri e, in questo momento critico, non dobbiamo guardare lontano per vedere la sua applicazione pratica o trovare coloro che hanno bisogno di migrare. Il Santo Padre ci chiama ad abbracciare ed esprimere la cattolicità della Chiesa, la sua universalità, «secondo la volontà e la grazia del Signore che ha promesso di essere con noi sempre, fino alla fine dei tempi». I cattolici degli USA dobbiamo essere uniti per rispondere alla sua chiamata ed esserne particolarmente consapevoli durante questa settimana".<br /> <br />Wed, 22 Sep 2021 11:38:52 +0200