Fides News Italianohttp://fides.org/Le notizie dell'Agenzia Fidesen-usOCEANIA/AUSTRALIA - Il 49% delle madri e delle donne incinte sono discriminate sul lavorohttp://fides.org/it/news/55726-OCEANIA_AUSTRALIA_Il_49_delle_madri_e_delle_donne_incinte_sono_discriminate_sul_lavorohttp://fides.org/it/news/55726-OCEANIA_AUSTRALIA_Il_49_delle_madri_e_delle_donne_incinte_sono_discriminate_sul_lavoroSidney - Secondo un recente rapporto della Commissione dei Diritti Umani, il 49% delle madri in Australia subiscono discriminazioni sul posto di lavoro durante la gravidanza, quando sono in maternità o quando tornano a lavorare. Come conseguenza, l’84% delle interessate soffrono di stress mentale e fisico oltre a essere soggette di danni economici e alla carriera. La discriminazione colpisce tanto la giovane lavoratrice quanto le professioniste. Ai fini dello studio, la Commissione ha esaminato centinaia di genitori, datori di lavoro e gruppi di imprese e ha trovato molti casi di congedo di maternità negati, contratti annullati, ostacoli alla carriera, retrocessioni e dimissioni legate alla maternità. Dal Rapporto è anche emerso che il 27% degli uomini che hanno usufruito di un congedo per paternità di un mese o meno hanno subito altrettante discriminazioni sul luogo di lavoro. Fri, 01 Aug 2014 00:00:00 +0200ASIA/TERRASANTA -Preghiere e digiuni per a pace a Gaza e in tutto il Medio Orientehttp://fides.org/it/news/55725-ASIA_TERRASANTA_Preghiere_e_digiuni_per_a_pace_a_Gaza_e_in_tutto_il_Medio_Orientehttp://fides.org/it/news/55725-ASIA_TERRASANTA_Preghiere_e_digiuni_per_a_pace_a_Gaza_e_in_tutto_il_Medio_OrienteGerusalemme – In concomitanza con l'accordo raggiunto tra Israele e Hamas per una tregua che dovrebbe garantire la sospensione delle azioni di guerra nei prossimi tre giorni, si moltiplicano in tutte le comunità cristiane locali gli annunci di liturgie, preghiere e digiuni da tenersi nei prossimi giorni per chiedere a Dio Onnipotente il dono della pace. La sera di oggi venerdì 1 agosto, nella parrocchia di San Giacomo a Beit Hanina una messa per la pace e per la fine della guerra sarà celebrata dal Vescovo William Shomali, Vicario patriarcale del Patriarcato Latino di Gerusalemnme. Oggi pomeriggio, come ogni venerdì, padre Mario Cornioli, sacerdote a Beit Jala, celebrerà la santa messa sotto gli ulivi della Valle di Cremisan e poi reciterà insieme ai fedeli il Santo Rosario davanti al Muro si separazione costruito dalle autorità israeliane. Nella giornata di mercoledì 30 luglio l'arcivescovo Maroun Lahham, Vicario patriarcale per la Giordania del patriarcato Latino di Gerusalemme, ha già celebrato una messa per la pace nella chiesa di Nostra Signora di Nazareth a Sweifieh. “questa sera siamo qui” ha detto l'Arcivescovo all'inizio della sua omelia “ per pregare per Gaza, per la Palestina, per l'Iraq, per la Siria, per l'Egitto e per la Libia. Preghiamo ogni giorno, abbiamo fiducia che il Padre Nostro che è nei cieli sente la nostra voce e vede tutto quello che sta succedendo”. Intanto in Egitto il Patriarca copto ortodosso Tawadros II ha invitato i cristiani copti a aderire a un digiuno di 15 giorni, dal 7 all 22 agosto, per invocare la fine delle sofferenze della popolazione di Gaza. Mentre le Chiese cattoliche in Egitto hanno già iniziato un digiuno che si protrarrà fino alla festa dell'Assunta, i prossimo 15 agosto, per chiedere alla Vergine Maria di intercedere a favore delle popolazioni sofferenti del Medio Oriente, a partire dall'Egitto. Intanto la Fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre, in accordo con il Patriarca di Babilonia dei Caldei Louis Raphael I Sako, ha invitato “tutti gli uomini di buona volontà” a unirsi alla giornata mondiale di preghiera per la pace in Iraq indetta per il prossimo martedì 6 agosto, in occasione della festa della Trasfigurazione. Il Patriarca caldeo ha anche redatto e diffuso una preghiera che tutti gli aderenti all'iniziativa, dovunque si trovino, potranno recitare il 6 agosto a mezzogiorno, insieme all'Angelus. “La festa della Trasfigurazione” scrive il Patriarca in un breve messaggio d'introduzione all'iniziativa, pervenuto all'Agenzia Fides “è una festa della metamorfosi dei cuori e dello spirito, nell'incontro con la luce dell'amore di Dio per l'umanità. Possa la luce del Monte Tabor, grazie alla nostra prossimità, riempire di conforto e di speranza i cuori di tutti coloro che soffrono. Possa il messaggio del Tabor, per mezzo delle nostre preghiere, incitare i dirigenti dei Paesi a sacrificare i loro ineressi personali all'interesse generale”. .Fri, 01 Aug 2014 00:00:00 +0200ASIA/TERRASANTA - Il Patriarca di Gerusalemme Twal: la tregua non serve, se Gaza resta una prigione disperatahttp://fides.org/it/news/55724-ASIA_TERRASANTA_Il_Patriarca_di_Gerusalemme_Twal_la_tregua_non_serve_se_Gaza_resta_una_prigione_disperatahttp://fides.org/it/news/55724-ASIA_TERRASANTA_Il_Patriarca_di_Gerusalemme_Twal_la_tregua_non_serve_se_Gaza_resta_una_prigione_disperataGerusalemme - “La tregua iniziata in corso è una cosa buona, ma non servirà se le condizioni di Gaza rimarranno quelle di una terra disperata posta sotto assedio, dove possono crescere solo la paura e la frustrazione che alimentano l'odio. Sembra quasi che si punti a fare di Gaza una fabbrica di disperati, destinati a trasformarsi facilmente in estremisti pronti a tutto”. Così il Patriarca di Gerusalemme dei Latini Fouad Twal, in una conversazione con l'Agenzia Fides, invita a riflettere sulla scarsa incisività a lungo termine della sospensione temporanea delle azioni militari su cui hanno trovato l'accordo Israele e Hamas. Secondo il Patriarca occorre rimuovere le condizioni strutturali che alimentano l'odio cieco, a partire dall'embargo: “Anche i tunnel costruiti a Gaza” fa notare Sua Beatitudine Twal “sono a loro modo un prodotto dell'embargo: se si pone fine a questo assedio, se si aprono le strade e si permette la libertà di movimento delle persone e delle merci, se si consente la libera pesca nel mare davanti a Gaza, allora tutto potrà muoversi in superficie e nessuno avrà bisogno di scavare tunnel per passare sottoterra”. <br /> A giudizio del Patriarca latino di Gerusalemme, la perversa e cieca volontà di annientare il nemico sta trasformando la popolazione civile di Gaza in vittima sacrificale: “Basta guardare i nomi delle vittime: il 70 per cento” fa notare Sua Beatitudine “sono donne e bambini: E fa pensare anche il fatto che, tra tanti tunnel, Hamas non abbia pensato a costruire rifugi sotterranei per la gente”. <br />Riguardo alle reazioni internazionali, il Patriarca invia un messaggio significativo anche a chi continua a esprimere attestazioni verbali di solidarietà con i cristiani e i popoli sofferenti del Medio Oriente: “Arrivano tante lettere da tanti amici che vivono in altri Paesi e Continenti. Noi ringraziamo, ma forse c'è troppa compassione e poco aiuto concreto. Sono andato a visitare i feriti usciti da Gaza accolti nell'Ospedale francese, e sono rimasto impressionato. Anche le loro famiglie hanno bisogno di tutto. Noi facciamo quello che possiamo con la Caritas e le risorse del Patriarcato, ma dall'esterno vediamo arrivare poco sostegno concreto e efficace. Non bastano i messaggi e le dichiarazioni messe in rete per dire: siamo con voi”. Fri, 01 Aug 2014 00:00:00 +0200ASIA/INDIA - Bambini malnutriti a rischio a causa delle condizioni sanitarie molto precarie in tutto il Paesehttp://fides.org/it/news/55723-ASIA_INDIA_Bambini_malnutriti_a_rischio_a_causa_delle_condizioni_sanitarie_molto_precarie_in_tutto_il_Paesehttp://fides.org/it/news/55723-ASIA_INDIA_Bambini_malnutriti_a_rischio_a_causa_delle_condizioni_sanitarie_molto_precarie_in_tutto_il_PaeseNuova Dehli – I bambini che vivono in aree malsane, con condizioni igienico sanitarie molto precarie in particolare nei luoghi dove si registra un alto tasso di popolazione che usa spazi all’aperto per fare i propri bisogni fisiologici, si ammalano facilmente e i loro corpi non sono in grado di assimilare gli alimenti nutritivi senza i quali si arresta la loro crescita e non riescono a raggiungere un peso corporeo adeguato. Sorprendentemente, un bambino cresciuto in India ha molte più probabilità di essere malnutrito rispetto a uno dei Paesi più poveri del pianeta come Repubblica Democratica del Congo, Zimbabwe e Somalia. Il rachitismo colpisce 65 milioni di bambini indiani con meno di 5 anni di età, compreso un terzo dei piccoli che appartengono alle famiglie più ricche del Paese. Secondo i dati del RICE Institute, la maggior parte delle persone non usano le latrine, in particolare in India. La scarsa disponibilità di toilette nel Paese comporta anche enormi rischi per le ragazze di essere violentate perchè costrette ad usare bagni all’aperto. Un incremento dei servizi igienici aiuterebbe la situazione. Tuttavia secondo un’altra ricerca condotta su circa 23 mila indiani del nord è emerso che anche tra quelli che hanno bagni funzionanti, oltre il 40% hanno dichiarato che almeno un membro della famiglia preferisce gli spazi aperti. Sono necessarie campagne pubbliche, nelle scuole e nei media, per spiegare i benefici per la salute e quelli economici derivanti dall’utilizzo di servizi igienici e da una migliore igiene. I ricercatori hanno riscontrato che solo un quarto delle famiglie rurali hanno capito che lavarsi le mani aiuta a prevenire la diarrea. Fri, 01 Aug 2014 00:00:00 +0200AMERICA/COLOMBIA - La Chiesa: fermare la violenza, ma non fermare il dialogo di pacehttp://fides.org/it/news/55722-AMERICA_COLOMBIA_La_Chiesa_fermare_la_violenza_ma_non_fermare_il_dialogo_di_pacehttp://fides.org/it/news/55722-AMERICA_COLOMBIA_La_Chiesa_fermare_la_violenza_ma_non_fermare_il_dialogo_di_paceBogotà – “L'escalation di violenza si deve fermare”: è l’appello lanciato da l presidente della Conferenza Episcopale della Colombia , Mons. Luis Augusto Castro Quiroga. Il Presule ha detto che la Chiesa condanna l'escalation della violenza che si registra nel paese nelle ultime settimane e ha ribadito che questo scenario “non dovrebbe significare una battuta d'arresto per i negoziati di pace che si svolgono a L'Avana”. <br />La nota inviata a Fides dalla CEC riferisce che Mons. Castro Quiroga ha riconosciuto che è proprio “una difficile sfida per lo stato” perché le Forze Armate dovrebbe mettere un limite agli attacchi, senza compromettere il processo di pace.<br />Nelle ultime due settimane, ci sono stati attentati delle FARC e dell'ELN contro infrastrutture dello stato come trasporti, acquedotti e torri di trasmissione d'elettricità. Il presidente Santos ha lanciato un avvertimento sulla “situazione al limite della tollerabilità”, che potrebbe fermare il dialogo di pace. La comunità nazionale condanna la violenza anche perché l'ultimo attentato ha provocato molti danni materiali e la morte di una bambina di soli due anni. Fri, 01 Aug 2014 00:00:00 +0200ASIA/VIETNAM - Il Relatore speciale Onu: “Gravi violazioni della libertà religiosa”http://fides.org/it/news/55721-ASIA_VIETNAM_Il_Relatore_speciale_Onu_Gravi_violazioni_della_liberta_religiosahttp://fides.org/it/news/55721-ASIA_VIETNAM_Il_Relatore_speciale_Onu_Gravi_violazioni_della_liberta_religiosaHanoi – “Gravi violazioni della libertà di religione o di credo sono una realtà in Vietnam”: lo ha detto Heiner Bielefeldt, Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla libertà religiosa, a conclusione della visita ufficiale in Vietnam, che termina il 1° agosto, in cui ha incontrato funzionari del governo e delle autorità locali, nonché i rappresentanti delle comunità religiose. Come riferito a Fides dall’Ong “Christian Solidarity Worldwide” , che ha seguito la visita, nel corso delle visite programmate nelle province di An Giang, Gia Lai e Kon Tum alcuni testimoni, rappresentanti e attivisti che intendevano incontrare il Relatore Onu “sono stati intimiditi, molestati o bloccati dalla polizia”. Nelle tre le province si sono registrate negli ultimi anni violazioni della libertà religiosa, inclusi gli attacchi contro fedeli cattolici e protestanti a Kon Tum nel 2012 e nel 2013. <br />A conclusione della sua visita Bielefeldt ha fatto riferimento “all’atteggiamento generalmente sprezzante, negativo verso i diritti delle minoranze e degli individui che praticano la religione al di fuori dei canali istituzionali”, alle “limitazione in materia di diritti umani”, così come a “formulazioni vaghe all'interno del codice penale in materia di abuso delle libertà democratiche”. Pur riconoscendo i passi avanti compiuti, il Relatore speciale ha notato che “gravi violazioni” avvengono tutt’oggi”. Bielefeldt presenterà una relazione contenente le sue conclusioni e raccomandazioni al Consiglio Onu dei diritti umani nel 2015. CSW, condividendo le preoccupazioni espresse dal Relatore chiede al governo vietnamita di assicurare che nessuno dei testimoni che ha colloquiato con Bielefeldt venga penalizzato dopo la sua partenza dal Vietnam. Fri, 01 Aug 2014 00:00:00 +0200ASIA/TERRASANTA - Il Perdono di Assisi dedicato alla pace in Medio Orientehttp://fides.org/it/news/55720-ASIA_TERRASANTA_Il_Perdono_di_Assisi_dedicato_alla_pace_in_Medio_Orientehttp://fides.org/it/news/55720-ASIA_TERRASANTA_Il_Perdono_di_Assisi_dedicato_alla_pace_in_Medio_OrienteAssisi – Sarà dedicato alla pace in Medio Oriente, in specie modo in Terrasanta e Gaza, il “Perdono di Assisi”, la festa del 2 agosto che si celebra nella “Porziuncola”, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, in Assisi. Durante la giornata i fedeli ottengono l’indulgenza plenaria, secondo una pratica che risale a San Francesco di Assisi e che va avanti da oltre sette secoli, alla presenza di migliaia di pellegrini. Coem riferito all’Agenzia Fides, quest’anno la Giornata avrà un’intenzione di preghiera particolare: la fine della guerra e delle ostilità in Terrasanta, come ha comunicato il vescovo della diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, mons. Domenico Sorrentino, Frati minori di Assisi. <br />Il Vescovo, che presiede la Celebrazione eucaristica del 2 agosto nella Basilica, sottolinea in una nota inviata a Fides: “La visita di Papa Francesco in Terra Santa e soprattutto il momento di preghiera che egli ha condiviso in Vaticano con Shimon Peres e Abu Mazen hanno suscitato tante speranze. Non poteva esserci più grande delusione, con l’esplosione del conflitto di Gaza, ancora una volta con l’esito di morti e macerie”. Il Vescovo si chiede: “Sconfitta anche la preghiera? Nel 1986 Giovanni Paolo II inaugurò lo ‘spirito di Assisi’ proprio come preghiera per la pace. Un incontro di preghiera nel quale si levava la voce, pur distinta, delle diverse religioni del mondo, a gridare che Dio fa rima con la pace, e non con la guerra. E il prossimo 27 ottobre raccoglieremo quella sfida in un incontro dal titolo ‘L’iniziativa di papa Francesco per la pace in Israele: quale futuro?’” annuncia. “In occasione della festa del Perdono – aggiunge mons. Sorrentino – vogliamo pregare per una pace giusta e duratura in Terrasanta. L’invito a pregare è anche invito alla conversione. Dove la ragione è accecata e i sentimenti inaspriti, solo lo Spirito di Dio può entrare. Lo “spirito di Assisi” resta più vivo che mai e noi – conclude mons. Sorrentino – lo vogliamo invocare per la Terra Santa in occasione del Perdono della Porziuncola”. Fri, 01 Aug 2014 00:00:00 +0200ASIA/INDIA - Il 25 agosto Giornata della memoria per le vittime dei massacri anticristiani in Orissahttp://fides.org/it/news/55717-ASIA_INDIA_Il_25_agosto_Giornata_della_memoria_per_le_vittime_dei_massacri_anticristiani_in_Orissahttp://fides.org/it/news/55717-ASIA_INDIA_Il_25_agosto_Giornata_della_memoria_per_le_vittime_dei_massacri_anticristiani_in_OrissaNew Delhi – Sarà celebrata in Orissa il prossimo 25 agosto una speciale “Giornata della memoria” per ricordare le vittime dei massacri anticristiani avvenuti nel 2007 e nel 2008. Come appreso dall’Agenzia Fides, la Giornata vedrà l’organizzazione di diverse iniziative, veglie di preghiera, manifestazioni pubbliche, e intende sensibilizzare sulla mancanza di giustizia che tuttora si registra per i sopravvissuti.<br />Il “Forum di Solidarietà Nazionale”, coalizione di varie organizzazioni, di artisti, intellettuali, avvocati e attivisti per i diritti umani comunica che varie azioni e iniziative sul tema della giustizia sono previste per quel giorno. Il Forum ha diffuso un appello, inviato a Fides, che invita la società civile in India e all'estero a unirsi al giorno in cui ricordare le vittime dei pogrom lanciati da estremisti indù nel distretto di Kandhamal. “Gli adivasi e i dalit cristiani sopravvissuti sono ancora in attesa di giustizia, mentre i colpevoli sono a piede libero”, nota il comunicato, ricordando che “risulta sempre più evidente che la violenza fu completamente programmata e non fu risultato di un'azione spontanea sulla base dell'identità religiosa”. <br />Il Forum ricorda la patente violazione, di allora e di oggi, “dei diritti delle donne, dei bambini, dei diritti religiosi, dei degli indigeni e dei dalit, dei diritti umani in generale”, sollevando interrogativi “sul ruolo della polizia, del sistema giudiziario, del governo, dei mass media”, natando come “tale tentativo di genocidio metta in discussione le basi stesse della democrazia indiana”. <br />“E' frustrante e doloroso notare che molte persone sono state uccise, molte chiese sono state demolite, le donne sono state stuprate, le minoranze religiose sono state forzatamente convertite, le case sono state bruciate, e persino gli orfanotrofi distrutti dall’organizzazione induista radicale Sangh Parivar, mentre il governo ha quasi facilitato tale violenza”, recita il testo. Per questo si chiedono, in tutta la nazione, adesioni per la Giornata . Thu, 31 Jul 2014 00:00:00 +0200ASIA/IRAQ - Mosul, segnali di rivolta contro il “Califfato Islamico”. Il vescovo Nona: finora nessuna chiesa distruttahttp://fides.org/it/news/55716-ASIA_IRAQ_Mosul_segnali_di_rivolta_contro_il_Califfato_Islamico_Il_vescovo_Nona_finora_nessuna_chiesa_distruttahttp://fides.org/it/news/55716-ASIA_IRAQ_Mosul_segnali_di_rivolta_contro_il_Califfato_Islamico_Il_vescovo_Nona_finora_nessuna_chiesa_distruttaMosul – Dopo la distruzione di monumenti storici della città di Mosul da parte dei miliziani dello Stato Islamico, tra gli abitanti della seconda città dell'Iraq ha preso forma il primo movimento locale di resistenza armata contro i jihadisti che hanno proclamato la creazione di un Califfato Islamico nella regioni a cavallo del confine tra Siria e Iraq. Secondo testimoni locali, nell'ultimo fine settimana almeno 5 miliziani islamisti sarebbero stati uccisi in esecuzioni mirate eseguite da gruppi di giovani organizzatisi in gruppi armati di resistenza - le cosiddette “Brigate Mosul” - per contrastare il regime imposto alla città dagli islamisti. A provocare la reazione di rigetto nei confronti degli occupanti sarebbe stato in particolare lo spettacolo della Tomba del Profeta Giona fatta saltare in aria dai miliziani del Califfato lo scorso 24 luglio. La stessa sorte è toccata alla Tomba di Set, e gli islamisti minacciano di continuare a radere al suolo i siti religiosi da loro considerati come espressione di culto idolatrico. <br />Al momento presente, il Vescovo caldeo di Mosul Amel Shimon Nona smentisce invece gli allarmistici annunci circolanti nel Web su una presunta distruzione generalizzata delle chiese e dei luoghi di culto cristiani: “Alcune chiese e alcuni edifici appartenenti alle chiese e alle comunità cristiane sono state occupati” conferma all'Agenzia Fides il Vescovo caldeo “ma finora non ci sono state distruzioni. E continua a inquietarmi l'idea che le sofferenze e i problemi dei cristiani dell'Iraq e del Medio Oriente in questo momento così travagliato possano diventare pretesto di operazioni allarmistiche e di propaganda, evidentemente interessate a raggiungere altri scopi”. .Thu, 31 Jul 2014 00:00:00 +0200AMERICA/MESSICO - Maggiore controllo epidemiologico verso il virus chikungunyahttp://fides.org/it/news/55715-AMERICA_MESSICO_Maggiore_controllo_epidemiologico_verso_il_virus_chikungunyahttp://fides.org/it/news/55715-AMERICA_MESSICO_Maggiore_controllo_epidemiologico_verso_il_virus_chikungunyaCittà del Messico – Le autorità sanitarie locali hanno deciso di rafforzare il controllo epidemiologico per il rilevamento tempestivo dei casi di chikungunya e la disposizione di un microsito nella pagina web della Segreteria Sanitaria con informazioni al riguardo, anche se in Messico è stato registrato solo un caso importato del virus. A partire dal 1 agosto sarà disponibile il sito per la formazione del personale medico di tutte le istituzioni del settore pubblico e privato sul controllo immediato dei pazienti con un quadro clinico associato alla malattia e, in base a ciò, assicurare la cura adeguata. Queste iniziative sono state prese in seguito agli accordi raggiunti durante la Riunione Nazionale sul Virus del Chikungunya realizzata a Guadalajara, Jalisco, dove i partecipanti hanno discusso su come rafforzare le capacità del personale operativo, armonizzarne i criteri e definire le attività di promozione della salute, la vigilanza epidemiologica, la diagnosi di laboratorio, la cura medica e il controllo dell’insetto vettore. Dati dell’Organizzazione Panamericana della Sanità sul virus chikungunya riportano che al 25 luglio 2014, nel Continente americano sono stati confermati 5 mila 260 casi autoctoni in 29 Paesi, 643 casi importati in 26 nazioni e 26 decessi. Le misure di protezione e automedicazione personale nelle case per evitare la chikungunya sono le stesse della dengue, lavare i contenitori di acqua da usare, coprirli e girarli per evitare che i vettori depositino le uova, eliminare oggetti inutili che potrebbero trattenere acqua. E’ molto importante utilizzare barriere fisiche come le zanzariere su porte e finestre per evitare il contatto dei vettori infetti con le persone. Thu, 31 Jul 2014 00:00:00 +0200AMERICA/MESSICO - I Vescovi: “Riunificazione familiari per i bambini immigrati”http://fides.org/it/news/55719-AMERICA_MESSICO_I_Vescovi_Riunificazione_familiari_per_i_bambini_immigratihttp://fides.org/it/news/55719-AMERICA_MESSICO_I_Vescovi_Riunificazione_familiari_per_i_bambini_immigratiCittà del Messico – Urge considerare l’istituto giuridico della “riunificazione familiare” per i bambini immigrati che, dal Centro e Sud america, varcano le frontiere degli Usa in cerca di una vita migliore e hanno i genitori già residenti negli Stati Uniti: lo hanno chiesto i Vescovi messicani durante la visita del governatore della California Edmund G. Brown, per quattro giorni in Messico. <br />Come riferisce una nota inviata a Fides dalla Conferenza Episcopale Messicana , il governatore Brown ha dedicato il secondo giorno di visita ad incontrare i Vescovi messicani ed altri Vescovi provenienti dagli Stati Uniti, El Salvador per trattare il problema dei bambini fermati alla frontiera. Il fenomeno è ormai considerato come un'emergenza umanitaria nella regione . “Una delle principali ragioni – per cui da ottobre ad oggi sono emigrati più di 57 mila bambini centroamericani senza documenti verso gli Stati Uniti – è la falsa informazione su una imminente riforma dell’immigrazione”, spiega la nota dei Vescovi, affermando che tale argomento è utilizzato dai trafficanti di esseri umani per portare ed abbandonare alla frontiera centinaia di ragazzi. Il Vescovo messicano Mons. Guillermo Rodrigo Teodoro Ortiz Mondragón, della diocesi Cuautitlán e a capo della Commissione per la mobilità umana della Conferenza Episcopale Messicana, ha fornito all’Agenzia Fides ulteriori informazioni: il governatore della California ha lamentato la situazione di stallo in cui si trova il Congresso americano riguardo la riforma dell'immigrazione, che potrebbe aprire la strada alla cittadinanza per circa 11 milioni di immigrati senza documenti che vivono, studiano e lavorano in quel paese.<br />I Vescovi, insieme al governatore, hanno concordato di dare il via e sostenere campagne d'informazione sulle reali leggi di immigrazione vigenti negli Stati Uniti, e allo stesso tempo di considerare la possibilità di legalizzare la “riunificazione familiare” per i minori fermati alla frontiera che hanno già i genitori negli Usa.<br />La California condivide con il Messico una frontiera di 225 chilometri, ogni giorno attraversata legalmente da migliaia di persone e merci, soprattutto dal passaggio tra Tijuana e San Diego . In questa stessa area sono stati scoperti diversi tunnel sotterranei per il passaggio di immigrati clandestini e per il traffico di droga. Thu, 31 Jul 2014 00:00:00 +0200ASIA/SIRIA - Aleppo, missile presso chiesa armeno-cattolica. Tre mortihttp://fides.org/it/news/55718-ASIA_SIRIA_Aleppo_missile_presso_chiesa_armeno_cattolica_Tre_mortihttp://fides.org/it/news/55718-ASIA_SIRIA_Aleppo_missile_presso_chiesa_armeno_cattolica_Tre_mortiAleppo – Nel pomeriggio di ieri un missile lanciato dalle zone di Aleppo controllate dai ribelli è caduto nell'area della parrocchia armeno cattolica della Santissima Trinità, nel quartiere di al-Meydan, provocando la morte di tre armeni adulti, due sorelle e un uomo. Il missile ha danneggiato il muro di cinta, un terrazzo della canonica e ha infranto le vetrate della chiesa provocando danni anche a un altare dove è collocata una statua della Vergine Maria proveniente da Marash, città simbolo del Genocidio armeno. ”Erano circa le 18,15 e in quel momento” riferisce all'Agenzia Fides padre Joseph Bezouzou “eravamo in chiesa per celebrare la messa quotidiana. Se il missile fosse caduto all'uscita della messa, sarebbe stata una strage. Ringraziamo il Signore”. La parrocchia aveva organizzato per il prossimo fine settimana un raduno di giovani, anche allo scopo di allentare la tensione tremenda che da anni accompagna la vita quotidiana dei ragazzi e delle ragazze di Aleppo. “Abbiamo deciso di rimandare tutto” spiega a Fides p. Bezouzou “perchè dopo quello che è successo non si possono esporre i giovani a nuovi rischi. Ma domenica, dopo la messa, pianteremo un ulivo nel luogo in cui è caduto il missile, e sotto la pianta porremo una scritta in arabo con le parole 'pace' e 'Dio è amore'. Questa è la nostra unica risposta alle bombe e alla violenza che da anni prova a devastare le nostre vite”. .Thu, 31 Jul 2014 00:00:00 +0200ASIA/SIRIA - Pax Christi International: il traffico d'armi alimenta il conflitto sirianohttp://fides.org/it/news/55713-ASIA_SIRIA_Pax_Christi_International_il_traffico_d_armi_alimenta_il_conflitto_sirianohttp://fides.org/it/news/55713-ASIA_SIRIA_Pax_Christi_International_il_traffico_d_armi_alimenta_il_conflitto_sirianoDamasco - Il sanguinoso conflitto siriano continuerà fino a quando gli attori internazionali continueranno a alimentarlo con la vendita delle armi. E ogni serio tentativo di porre un argine alla violenza cieca che sta devastando il Paese da più di tre anni non potrà non partire dalla promozione di seri negoziati politici e dalla interruzione del flusso di armamenti di varia provenienza che continuano a rifornire di strumenti di morte i fronti contrapposti. Sono queste le chiare considerazioni contenute in un appello diffuso da Pax Christi International per richiamare la comunità e gli organismi internazionali a misure e iniziative in grado di contrastare chi continua a foraggiare il conflitto convogliando in Siria strumenti di morte. “Gli attori internazionali, compresi i governi” si legge nel testo pervenuto all'Agenzia Fides “stanno fomentando il conflitto armato fornendo e finanziando armamenti e munizioni, addestrando i combattenti e anche inviando contingenti militari in soccorso di uno o più contendenti. Alcuni centri di analisi hanno fatto sforzi per documentare i traffici di armi ma, in generale, si registra un serio deficit nell'attribuzione di responsabilità su questo terreno”. A Giudizio di Pax Christi, il traffico d'armi è continuato durante tutto lo svolgimento del conflitto, con livelli di coinvolgimento internazionale che fanno pensare a una “guerra per procura” combattuta in Siria da potenze esterne, globali e regionali. Per aumentare le possibilità di por fine al conflitto siriano – sottolinea Pax Cristi International nel suo appello – il primo passo da intraprendere è quello di imporre attraverso il Consiglio di Sicurezza o l'Assemblea generale dell'Onu un embargo globale sul flusso di armi diretto in Siria. .Wed, 30 Jul 2014 00:00:00 +0200AMERICA/NICARAGUA - Il paese attende dai Vescovi una parola d’incoraggiamentohttp://fides.org/it/news/55712-AMERICA_NICARAGUA_Il_paese_attende_dai_Vescovi_una_parola_d_incoraggiamentohttp://fides.org/it/news/55712-AMERICA_NICARAGUA_Il_paese_attende_dai_Vescovi_una_parola_d_incoraggiamentoJuigalpa – E' in corso l'incontro della Conferenza Episcopale del Nicaragua iniziato ieri, 29 luglio, nella città di Juigalpa, capoluogo del dipartimento di Chontales. Come notano fonti di Fides nel paese, “ tutti i cittadini del Nicaragua aspettano un orientamento e una parola di incoraggiamento dai leader della Chiesa cattolica”.<br />Sebbene si tratti di una riunione ordinaria della Conferenza episcopale , in cui i vescovi affrontano i problemi di interesse ecclesiastico, è quasi sicuro che offriranno una riflessione sulla situazione che vive il paese.<br />La conferma è giunta dal presidente dell’episcopato, il vescovo della diocesi di Juigalpa , Mons. René Sócrates Sándigo Jirón, che ha annunciato che i vescovi riprenderanno la Lettera indirizzata al presidente del Nicaragua Daniel Ortega lo scorso 21 maggio per analizzare la situazione, richiedere una risposta alle istituzioni, proporre strade e offrire soluzioni cristianamente orientate.<br />Infatti la comunità nazionale ancora avverte la tensione provocata dall’attentato criminale del 19 luglio e degli interventi della polizia in diverse città del paese, per cercare gli autori di questo crimine. Wed, 30 Jul 2014 00:00:00 +0200AFRICA/SUD SUDAN - Migliaia di bambini a rischio per un focolaio di colerahttp://fides.org/it/news/55711-AFRICA_SUD_SUDAN_Migliaia_di_bambini_a_rischio_per_un_focolaio_di_colerahttp://fides.org/it/news/55711-AFRICA_SUD_SUDAN_Migliaia_di_bambini_a_rischio_per_un_focolaio_di_coleraJuba – Il Sud Sudan sta attraversando una delle crisi umanitarie più gravi del Continente. Ad aggravare la situazione il rapido dilagare di un focolaio di colera che sta minacciando migliaia di bambini. Si tratta solo dell’ultima delle epidemie di una malattia che ha colpito oltre 2.600 persone ed è costata la vita ad oltre 60 dai primi casi registrati il 15 maggio a Juba. Il colera causa vomito e diarrea tra bambini e adulti, portando grave disidratazione e, senza una cura adeguata e immediata, alla morte. Purtroppo si sta diffondendo in molte zone del Paese, con focolai o segnalazioni in nove dei dieci Stati. I più soggetti a morire sono i più piccoli per l’età e il loro sviluppo fisico. Inoltre, sono ancora più vulnerabili dopo sette mesi di violenza che hanno costretto 1,5 milione di persone ad abbandonare le rispettive abitazioni e lasciare il Paese più giovane del mondo sull’orlo della fame. Secondo il Direttore di Save the Children in Sud Sudan, il dilagare della malattia è preoccupante in quanto va ad aggiungersi alla crisi alimentare in un momento nel quale centinaia di migliaia di persone vivono ammassate nei campi in condizioni sanitarie del tutto inadeguate. Inoltre, con la previsione dell’aumento delle piogge nelle prossime settimane e mesi, la situazione potrebbe peggiorare. Le acqua stagne costituiscono un perfetto terreno fertile per la diffusione del colera e le strade diventano fango, ostacolando l’accesso di aiuti e medicinali a coloro che ne hanno disperatamente bisogno. Wed, 30 Jul 2014 00:00:00 +0200ASIA/MYANMAR - L’Arcivescovo Bo: “Unità e pace per la famiglia del Myanmar”http://fides.org/it/news/55708-ASIA_MYANMAR_L_Arcivescovo_Bo_Unita_e_pace_per_la_famiglia_del_Myanmarhttp://fides.org/it/news/55708-ASIA_MYANMAR_L_Arcivescovo_Bo_Unita_e_pace_per_la_famiglia_del_MyanmarYangon – “L’unità e la pace della famiglia è vitale per il Myanmar”: lo afferma Charles Bo, Arcivescovo salesiano di Yangon, in un intervento sul tema della famiglia, diramato ai fedeli in vista del prossimo Sinodo, e inviato all’Agenzia Fides. L’Arcivescovo ricorda che nella cultura buddista e in quella cristiana sono accomunate dal grande rispetto verso i genitori. “Noi chiamiamo Dio nostro Abbà e lo riteniamo un padre amorevole e amabile, che ci rende figli e anche fratelli e sorelle nel Signore”. “Come cristiani, siamo chiamati a celebrare la vita, a dire grazie ai nostri genitori e alle nostre famiglie”, prosegue. <br />Mons. Bo ricorda ai fedeli birmani che Papa Francesco ha convocato la terza Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei Vescovi, che si terrà in Vaticano dal 5 al 19 ottobre 2014 sul tema “Le sfide pastorali della famiglia nel contesto dell'evangelizzazione”. “Molti dei paesi ricchi hanno rinunciato ad avere famiglie e il dono della vita viene rifiutato”, nota il messaggio. <br />L’Arcivescovo si riferisce poi al Myanmar come una grande famiglia: “Vorrei rivolgere l’attenzione all'urgente necessità di unità nella famiglia di Myanmar. Siamo una nazione variegata, una famiglia con ‘sette figli’, che sono i sette principali gruppi etnici. Siamo tutti figli e figlie di una grande nazione. Dio ci ha benedetto con abbondanti doni, con risorse naturali e umane. Ma oggi la nazione sanguina, pugnalata ripetutamente dall’odio. L’unità è la forza di una famiglia, non l’odio”. <br />L’Arcivescovo nota che la nazione si trova “a un punto cruciale”. “Cosa faremo oggi e nei prossimi cinque anni determinerà il nostro destino e la nostra storia. Prosperità o povertà? Pace o guerra cronica? Sviluppo o sfollamento? Unità nella diversità o di conflitti interminabili? Il destino del Myanmar è nelle mani di tutti noi”, afferma solennemente. Il testo condanna l’odio e la violenza che si registrano nel paese – soprattutto contro i musulmani birmani – e tutti coloro che “stanno distruggendo lo spirito di famiglia di questo paese: costoro si vergognino”, nota.<br />Mons. Bo ricorda che “uomini di tutte le comunità religiose hanno operato e dato la vita per questa nazione. Nella lista dei martiri, uccisi con il generale Aung San , c'erano due musulmani, U Abdul Razak, il ministro per l'istruzione, e la sua guardia del corpo Maung Htwe”. Uomini che hanno dato la vita per la libertà e l’indipendenza della Birmania. <br />L’Arcivescovo conclude: “Qualsiasi nazione che rifiuta di accettare che la pace passa attraverso la giustizia lo fa a proprio rischio e pericolo. Papa Paolo VI ha esortato il mondo: la vera pace nasce dalla giustizia. La nostra nazione è concepita come una sola famiglia, sapendo che la nostra unità sta nella diversità e non nell'uniformità. La nostra diversità è la nostra ricchezza. Qui si gioca il futuro della nostra amata nazione”. Wed, 30 Jul 2014 00:00:00 +0200ASIA/FILIPPINE - L’intera popolazione Cattolica festeggia il 100 milionesimo bambino nato nel Paesehttp://fides.org/it/news/55710-ASIA_FILIPPINE_L_intera_popolazione_Cattolica_festeggia_il_100_milionesimo_bambino_nato_nel_Paesehttp://fides.org/it/news/55710-ASIA_FILIPPINE_L_intera_popolazione_Cattolica_festeggia_il_100_milionesimo_bambino_nato_nel_PaeseASIA/FILIPPINE<br />L’intera popolazione Cattolica festeggia il 100 milionesimo bambino nato nel Paese<br />Manila – La povertà costituisce da sempre nel Paese un grave problema, ma troppo spesso i governi e le istituzioni promuovono la sterilizzazione o altre misure preventive come espediente per la sua eradicazione. In realtà non risolvono il problema. In risposta a questi, il Population Research Institute ha appena festeggiato la nascita del 100 milionesimo bambino nel Paese. L’isola Cattolica ha raggiunto questo traguardo nonostante le intense pressioni di legalizzare l’aborto e applicare il controllo coercitivo della popolazione. Si tratta di una bambina, soprannominata e celebrata come “Baby 100 Million.” Le Filippine sono uno dei più grandi Paesi cattolici al mondo e la popolazione da enorme valore ai bambini. Sono tanti quelli che sostengono che ogni nuova nascita penalizza la crescita economica del Paese, ma altrettanti quelli che invece sostengono il contrario, che l’aumento della popolazione non costituisce un peso né per il Paese nè per il mondo intero. Infatti la loro qualificata ed esemplare manodopera è una delle più ricercate. Il tipico filippino non associa un bambino con ‘costo’ o ‘spese’, ma piuttosto con ‘benedizione’ e ‘dono’. Essi riconoscono che la vera felicità non viene dall’accumulo di ricchezza materiale o di prestigio, ma piuttosto, dalle relazioni vere, genuine e forti con le altre persone. La vita ha valore non perché lo dice la Chiesa, ma perché è così. Proprio lo scorso 8 luglio, la Conferenza Episcopale delle Filippine ha pubblicato la Guida pastorale sulla attuazione della legge sulla salute riproduttiva, nella quale i Vescovi indicano una descrizione dei punti salienti della sentenza della Corte Suprema che ritengono possa essere utile per il ministero pastorale e il discernimento.<br /> <br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="http://cbcpforlife.com/?p=12347">La Guida Pastorale in inglese</a>Wed, 30 Jul 2014 00:00:00 +0200AMERICA/MESSICO - Le carceri diventano “università del crimine”: la Chiesa insiste per la rieducazionehttp://fides.org/it/news/55709-AMERICA_MESSICO_Le_carceri_diventano_universita_del_crimine_la_Chiesa_insiste_per_la_rieducazionehttp://fides.org/it/news/55709-AMERICA_MESSICO_Le_carceri_diventano_universita_del_crimine_la_Chiesa_insiste_per_la_rieducazioneVeracruz – “Le famiglie, la scuola e le autorità civili hanno la responsabilità di fermare la crescita del numero di adolescenti e giovani che finiscono nei gruppi della criminalità organizzata”: lo ha detto il Vescovo della diocesi di Veracruz , Mons. Luis Felipe Gallardo Martín del Campo, SDB. Secondo una nota inviata a Fides, all'apertura del XXXVI Convegno nazionale della Pastorale penitenziaria svoltosi a Veracruz, alla presenza del Nunzio Apostolico in Messico, l'arcivescovo Christophe Pierre, Mons. Gallardo Martín del Campo ha affermato che “i genitori hanno trascurato per il lavoro e gli interessi personali, l'educazione e la cura dei figli questo lo vediamo nelle statistiche sulla criminalità attuale”.<br />“Dobbiamo insistere nella pastorale familiare – ha proseguito – perché oggi ovunque possiamo trovare delle bande criminali, e mentre i genitori sono lontani perché molte volte lavorano, i ragazzi sono lasciati da soli”. Poi ha aggiunto, "E' triste vedere che nella rete del narcotrafico ci sono tanti giovani di 20 o 25 anni”. Il vescovo si è rivolto non solo alle famiglie, ma anche alle autorità: “Anche le autorità sono responsabili di questa situazione perché le carceri stanno diventando università del crimine”, ha rimarcato con una efficace metafora.<br />“La Chiesa – ha detto – opera nelle carceri per la rigenerazione di molti di questi giovani, propone un programma di rieducazione e re-integrazione sociale per far in modo che molti riescano a tornare alle loro famiglie, abbandonando pratiche criminose”.<br />Tra i maggiore problemi delle carceri in Messico, vi sono il degrado delle strutture e della vita dei detenuti e il sovraffollamento. La Chiesa in Messico, nelle sue 92 diocesi, è impegnata nella pastorale penitenziaria con sacerdoti, religiosi e laici. Wed, 30 Jul 2014 00:00:00 +0200ASIA/BANGLADESH - Aperto un nuovo Centro giovanile dei Salesiani di don Boscohttp://fides.org/it/news/55707-ASIA_BANGLADESH_Aperto_un_nuovo_Centro_giovanile_dei_Salesiani_di_don_Boscohttp://fides.org/it/news/55707-ASIA_BANGLADESH_Aperto_un_nuovo_Centro_giovanile_dei_Salesiani_di_don_BoscoDacca – I Salesiani di don Bosco hanno aperto un nuovo Centro per la pastorale giovanile in Bangladesh, a Dacca. Come appreso da Fides, il “Don Bosco Youth Centre” è stato aperto da inaugurato alla presenza di religiosi e laici e di p. Guillermo Basañes SDB, Consigliere generale per le missioni, giunto in Bangladesh per incoraggiare l'attività missionaria dei Salesiani nel paese. <br />Il nuovo Centro, situato nell’area di Utrail, nella capitale, intende favorire lo sviluppo e la crescita umana dei giovani bengalesi attraverso diversi programmi, nel campo dell’istruzione e della formazione professionale, svolti in sede o fuori sede, nei quartieri periferici e nei villaggi dove vivono i giovani. Soprattutto di famiglie povere e disagiate. Sono già circa 100 i giovani che usufruiscono dei servizi offerti, riferisca una nota inviata a Fides, ma il numerò potrà crescere sensibilmente. Circa 300 bambini frequentano attività dell’oratorio domenicale nella adiacente comunità dei religiosi di don Bosco. <br />All'inaugurazione, p. Basañes ha detto. “Oggi nasce qualcosa di nuovo. La scuola e la parrocchia qui già esistevano prima del nostro arrivo. Ma oggi abbiamo aggiunto il nostro contributo originale alla Chiesa in Bangladesh. Dobbiamo coltivare e curare questo centro giovanile come un bambino appena nato”. Ricordando che l’impegno per la scuola, l’università e la formazione professionale sono parte integrante del carisma salesiano, p. Basañes ha invitato i confratelli locali a far sì che “il Centro giovanile sia sempre pienamente impegnato per la formazione dei giovani” e che “sappia raggiungere le periferie esistenziali del territorio”. Wed, 30 Jul 2014 00:00:00 +0200ASIA/ SIRIA - A un anno dal suo rapimento, messe e preghiere per il gesuita Paolo Dall'Ogliohttp://fides.org/it/news/55706-ASIA_SIRIA_A_un_anno_dal_suo_rapimento_messe_e_preghiere_per_il_gesuita_Paolo_Dall_Ogliohttp://fides.org/it/news/55706-ASIA_SIRIA_A_un_anno_dal_suo_rapimento_messe_e_preghiere_per_il_gesuita_Paolo_Dall_OglioRaqqa – Il 29 luglio 2013 il gesuita islamologo romano Paolo Dall'Oglio veniva rapito a Raqqa, città della Siria controllata dalle milizie islamiste dello Stato Islamico dell'Iraq e del Levante . Da allora del religioso italiano non si sono avute più notizie certe. A un anno dal rapimento, in diverse città del mondo da Parigi a Beirut, da Roma a Berlino - sono stati annunciati raduni, messe e veglie di preghiera per invocare dal Signore il dono della sua liberazione, insieme a quella degli altri rapiti del Paese arabo dilaniato dal conflitto. Anche i monaci e le monache della Comunità al-Khalil, fondata da padre Dall'Oglio nel monastero siriano di Deir Mar Musa e attualmente operante presso la fondazione monastica di Deir Maryam el Adhra a Sulaymanya, nel Kurdistan iracheno, si sono oggi raccolti in silenzio e preghiera per fare memoria del loro amico e di tutti gli altri rapiti in Siria. “Il nostro raduno” scrivono i membri della comunità in un comunicato pervenuto all'Agenzia Fides “vuole essere un gesto per la pace e la libertà, in Siria e in tutta la regione. Ciascuno può unirsi a noi con una candela, un ritratto di padre Paolo e di altri detenuti. Niente striscioni, niente bandiere, niente slogan politici”.<br />Nella giornata di ieri, anche i familiari di Paolo Dall'Oglio hanno diffuso un video-messaggio, accessibile su youtube e reso disponibile anche dalla Sala Stampa della Santa Sede. "E’ oramai passato un anno da che non si hanno più notizie di nostro figlio e fratello Paolo, sacerdote, gesuita, italiano" affermano nell'appello fatto a nome di tutti i familiari un fratello e la sorella di padre Dall'Oglio. Nel messaggio i parenti del gesuita romano si rivolgono anche “ai responsabili della scomparsa di un uomo buono, di un uomo di fede, di un uomo di pace”, chiedendo loro di “avere la dignità di farci sapere della sua sorte. Vorremo riabbracciarlo ma siamo anche pronti a piangerlo”. .Tue, 29 Jul 2014 00:00:00 +0200