Fides News Italianohttp://fides.org/Le notizie dell'Agenzia Fidesen-usAMERICA/MESSICO - Esistono trattati tra le nazioni per far passare la merce, ma non le persone!http://fides.org/it/news/56905-AMERICA_MESSICO_Esistono_trattati_tra_le_nazioni_per_far_passare_la_merce_ma_non_le_personehttp://fides.org/it/news/56905-AMERICA_MESSICO_Esistono_trattati_tra_le_nazioni_per_far_passare_la_merce_ma_non_le_personeChiapas – I Vescovi di Messico, Guatemala, El Salvador, Honduras e Nicaragua hanno pregato per i migranti sulle rive del fiume Suchiate, che confina con il Guatemala, e da dove passano ogni giorno centinaia di migranti clandestini centroamericani che cercano di raggiungere gli Stati Uniti d’America. Nell’ambito dell'incontro che si sta svolgendo in questi giorni a Tapachula, in Messico, per analizzare la dolorosa realtà di migliaia di migranti che, attraverso il Messico per raggiungere gli Stati Uniti , ieri i Vescovi hanno compiuto un breve pellegrinaggio, accompagnati da alcune decine di fedeli, dalla chiesa di S. Andrea Apostolo verso la riva del fiume, dove hanno concelebrato la Messa.<br />I Vescovi delle nazioni dell’America centrale maggiormente impegnati nel fenomeno delle migrazioni, si sono nuovamente espressi sulla necessità di riformare le norme sulla migrazione tra i paesi, per facilitare il passaggio delle persone e garantire il rispetto dei loro diritti umani.<br />"E' doloroso e triste vedere che ci sono trattati per il libero commercio: vale a dire che può passare la merce, ma non può passare un essere umano. E' più importante il denaro, l'affare, la merce e per questo sì che ci sono accordi" ha criticato Sua Ecc. Mons. Felipe Arizmendi Esquivel, Vescovo di San Cristóbal de Las Casas, in Chiapas, nella nota pervenuta a Fides.<br />Ancora una volta, è stato messo in luce dai partecipanti all’incontro, che i migranti, nel loro percorso, attraversano infinite sofferenze, subiscono estorsioni, rapine, stupri, omicidi e rapimenti.<br />"Diciamo che siamo tutti fratelli in Messico e in America Centrale, ma a volte è solo a parole piuttosto che nei fatti" ha osservato Mons. Arizmendi Esquivel. La Chiesa quindi chiede alla società di aiutare i migranti e di non rimanere indifferente alla loro sofferenza: le 60 case di accoglienza gestite dalla Chiesa nel paese infatti non sono sufficienti. <br /> Fri, 30 Jan 2015 00:00:00 +0100AFRICA/NIGERIA - Nomina del Rettore del Seminario “Beato Iwene Tansi” nell’arcidiocesi di Onitshahttp://fides.org/it/news/56904-AFRICA_NIGERIA_Nomina_del_Rettore_del_Seminario_Beato_Iwene_Tansi_nell_arcidiocesi_di_Onitshahttp://fides.org/it/news/56904-AFRICA_NIGERIA_Nomina_del_Rettore_del_Seminario_Beato_Iwene_Tansi_nell_arcidiocesi_di_OnitshaCittà del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 17 ottobre 2014 ha nominato Rettore del Seminario interdiocesano “Beato Iwene Tansi”, nell’arcidiocesi di Onitsha , il rev. Emanuele Uchenna Dim, del clero diocesano di Auchi. Fri, 30 Jan 2015 00:00:00 +0100AFRICA/NIGERIA - Nomina del Rettore del Seminario “Beato Giovanni Paolo II” nella diocesi di Auchihttp://fides.org/it/news/56903-AFRICA_NIGERIA_Nomina_del_Rettore_del_Seminario_Beato_Giovanni_Paolo_II_nella_diocesi_di_Auchihttp://fides.org/it/news/56903-AFRICA_NIGERIA_Nomina_del_Rettore_del_Seminario_Beato_Giovanni_Paolo_II_nella_diocesi_di_AuchiCittà del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 3 ottobre 2014 ha nominato Rettore del Seminario interdiocesano “Beato Giovanni Paolo II”, nella diocesi di Auchi , il rev. Beniamino Ewelu, del clero diocesano di Auchi. Fri, 30 Jan 2015 00:00:00 +0100AFRICA/CONGO RD - Dimissioni del Vescovo di Lolo e nomina del successorehttp://fides.org/it/news/56902-AFRICA_CONGO_RD_Dimissioni_del_Vescovo_di_Lolo_e_nomina_del_successorehttp://fides.org/it/news/56902-AFRICA_CONGO_RD_Dimissioni_del_Vescovo_di_Lolo_e_nomina_del_successoreCittà del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data 29 gennaio 2015, ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Lolo, nella Repubblica Democratica del Congo, presentata da Sua Ecc. Mons. Ferdinand Maemba Liwoke, in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico. Il Santo Padre ha nominato Vescovo della diocesi di Lolo il Rev.do Jean-Bertin Nadonye Ndongo, O.F.M. Cap., Definitore dei Frati Minori Cappuccini a Roma.<br />Il Rev.do Jean-Bertin Nadonye Ndongo, O.F.M. Cap., è nato il 24 marzo 1965 a Botuzu, Provincia dell’Equateur, diocesi di Molegbe. Dopo le scuole primarie a Bozene , ha frequentato quelle secondarie a Bongisa/Bwamanda . Ha studiato Filosofia nel Convento Saint Laurent a Bwamanda e Teologia presso l’Istituto Saint Eugène de Mazenod a Kitambo . Ha poi conseguito una Licenza in Teologia all’Università Cattolica di Kinshasa . Possiede anche un diploma di Enseignement secondaire, degré supérieur. Ha emesso la prima professione religiosa il 17 settembre 1989 e quella perpetua il 17 settembre 1992. È stato ordinato sacerdote il 2 agosto 1993.<br />Dopo l’ordinazione sacerdotale ha esercitato i seguenti incarichi: 1993-1995: Vicario parrocchiale a Ste Elisabeth a Gemena, diocesi di Molegbe; 1995-1996: Vice Rettore del Filosofato dei Frati Cappuccini a Kinshasa; 1996-1997: Maestro dei Novizi e docente presso l’Istituto di Scienze Religiose di Bwamanda; 1997-1998: Primo Consigliere della Vice-Provincia Generale del Congo; 1998-2001: Parroco di Sacré Coeur de Jésus, a Bwamanda e membro del Consiglio economico della diocesi di Molegbe; 2001-2005: Formatore e Rettore della Maison d’études a Kinshasa; Vice Coordinatore della Famille Franciscaine a Kinshasa; Membro della Commissione di revisione delle Costituzioni e Statuti generali ; 2005-2009: Vice-Ministro e poi Ministro Provinciale dei Frati Cappuccini nella Repubblica Democratica del Congo e Presidente della Conferenza dei Cappuccini dell’Africa Centrale e Occidentale ; 2009-2011: Presidente del Consiglio di Amministrazione dell’Istituto Saint Augustin di Kinshasa; 2011-2012: Presidente dell’ASUMA . Dal 2012 è Definitore Generale dei Frati Minori Cappuccini, a Roma. Thu, 29 Jan 2015 00:00:00 +0100AMERICA/GUATEMALA - Un Centro di accoglienza per bambini e ragazzi affetti da Hivhttp://fides.org/it/news/56901-AMERICA_GUATEMALA_Un_Centro_di_accoglienza_per_bambini_e_ragazzi_affetti_da_Hivhttp://fides.org/it/news/56901-AMERICA_GUATEMALA_Un_Centro_di_accoglienza_per_bambini_e_ragazzi_affetti_da_HivCiudad De Guatemala – Spesso sono bambini abbandonati, orfani o malati i piccoli che vengono accuditi nel Centro di accoglienza San José, fondato in Guatemala nel 1985 come organizzazione non governativa di aiuto ai bambini sieropositivi. Si tratta di bambini che vanno da pochi mesi di vita ad adolescenti fino ai 18 anni. Attualmente sono 67, vengono seguiti non solo con cure mediche, ma anche con sostegni psicologici che gli insegnano a convivere con la propria condizione sanitaria. Molti infatti, soprattutto i più grandi, si rifiutano di dipendere per tutta la vita dai farmaci, mentre con i più piccoli è più facile abituarli. Inoltre i malati di Hiv, a causa delle medicine, sono costantemente esposti a diarrea, vomito, desquamazione della pelle. Possono anche incorrere in problemi renali e di colesterolo. Le cure comportano un costo molto elevato e il centro offre assistenza ambulatoriale anche a pazienti esterni. In totale sono circa 700 le persone seguite costantemente. Thu, 29 Jan 2015 00:00:00 +0100AMERICA/COLOMBIA - Quasi 50 mila bambini vittime di omicidio a causa dei conflitti armatihttp://fides.org/it/news/56900-AMERICA_COLOMBIA_Quasi_50_mila_bambini_vittime_di_omicidio_a_causa_dei_conflitti_armatihttp://fides.org/it/news/56900-AMERICA_COLOMBIA_Quasi_50_mila_bambini_vittime_di_omicidio_a_causa_dei_conflitti_armatiBogotà – Oltre due milioni di minori sono vittime di violenza in Colombia: abusati, sfollati, mutilati dalle mine. Secondo un documento reso noto dall’Unità delle Vittime, di cui è pervenuta notizia all’Agenzia Fides, attualmente 2.182.707 minori hanno subito violenze a causa di conflitti armati, tra questi 47.724 sono rimasti vittime di omicidio. Il 30% del totale delle vittime nel Paese sono stati bambini e bambine. Dal documento risulta inoltre che la vita di circa 10 mila minori è a rischio di atti terroristici, attentati, combattimenti o molestie, mentre 60 mila hanno subito intimidazioni e minacce. Altri 8.600 sono stati fatti sparire, 683 sequestrati e 631 vittime di mine anti persona. <br />Le violenze sessuali hanno colpito 604 piccoli, e altri 354 hanno subito torture, circa 250 sono stati privati di ogni bene e costretti a lasciare le proprie case. E’ anche messo in evidenza che 2 bambini su 10 hanno subito violenza quando avevano meno di 5 anni, 43 su 100 tra 6 e 12 anni, e 36 su 100 tra 13 e 17 anni. Secondo fonti dell’Unità per le Vittime, dal 2010 il numero dei piccoli coinvolti nei conflitti è diminuito: nel 2014 ne sono stati registrati 47.044, mentre nel 2013 erano stati 105.463; nel 2012 erano 106.886; nel 2011 erano 112.682 e nel 2010 un totale di 84.816. Si stanno comunque facendo progressi per il recupero di queste vittime, molte delle quali sono oggi maggiorenni. L’Unità ha anche lanciato un appello contro i guerriglieri di Farc e Eln, affinchè mettano termine al reclutamento di bambini e bambine. Thu, 29 Jan 2015 00:00:00 +0100AMERICA/ECUADOR - Il paese ricorda “il Vescovo degli indios”http://fides.org/it/news/56899-AMERICA_ECUADOR_Il_paese_ricorda_il_Vescovo_degli_indioshttp://fides.org/it/news/56899-AMERICA_ECUADOR_Il_paese_ricorda_il_Vescovo_degli_indiosQuito – L’Ecuador celebra oggi l'anniversario della nascita di Mons. Leonidas Eduardo Proaño Villalba, il "Vescovo de los indios", come venne chiamato da tutti nel paese latinoamericano, che dedicò la sua vita a sostenere i diritti culturali e territoriali e l’identità dei popoli indigeni. “Sono figlio di una famiglia povera... Sono nato il 29 gennaio 1910 a San Antonio de Ibarra ... Io sapevo, come tutti i poveri, cosa significa il bisogno e la fame. La povertà! ... ma anche quella è un dono” si legge nella sua autobiografia.<br />Il 26 maggio 1954 venne consacrato Vescovo della diocesi di Bolívar , nominato da Papa Pio XII. La diocesi nel 1955 cambiò il nome in Riobamba. Assunto l’incarico di Pastore, visitò le comunità contadine e indigene, nelle quali trovò gravi problemi sociali. Nel 1956, in anticipo di sette anni sulla prima Legge di Riforma Agraria, Mons Leonidas Proaño, dopo aver verificato che la sua diocesi possedeva vaste proprietà, consegnò le tenute della Chiesa agli indigeni, chiedendo che si organizzassero in cooperative, per assicurarsi così un reddito. <br />Morì il 31 agosto 1988, lasciando alla Chiesa locale una ricca eredità: il Centro de Estudios y Acción Social , dove si formano i leaders delle organizzazioni contadine; le Scuole Radiofoniche Popolari dell’Ecuador per l'alfabetizzazione e l’istruzione degli adulti; l’Hogar Santa Cruz, centro di vita comunitaria e aggiornamento tecnico; l’Equipo Misionero Diocesano, gruppi missionari impegnati nel settore sociale, iniziativa che viene riproposta anche nelle altre diocesi. Thu, 29 Jan 2015 00:00:00 +0100AFRICA/SUDAFRICA - “Rendiamo omaggio ai consacrati che hanno fondato la Chiesa locale” scrivono i Vescovihttp://fides.org/it/news/56898-AFRICA_SUDAFRICA_Rendiamo_omaggio_ai_consacrati_che_hanno_fondato_la_Chiesa_locale_scrivono_i_Vescovihttp://fides.org/it/news/56898-AFRICA_SUDAFRICA_Rendiamo_omaggio_ai_consacrati_che_hanno_fondato_la_Chiesa_locale_scrivono_i_VescoviJohannesburg - “Uomini e donne consacrati hanno fondato la Chiesa locale nelle nostre diocesi e in molte delle nostre parrocchie, mettendosi al servizio di persone di ogni tipo in innumerevoli modi” affermano i Vescovi della Southern African Catholic Bishop’s Conference nella loro Lettera Pastorale dedicata all’Anno della Vita Consacrata .<br />“Rendiamo omaggio ai religiosi scomparsi che hanno servito nei nostri Paesi e sono sepolti nelle nostre terre, a volte in tombe nascoste o dimenticate. Apprezziamo tutti questi religiosi che sono invecchiati tra noi, che hanno condotto una vita esemplare rendendo una coraggiosa testimonianza” continua il documento, pervenuto all’Agenzia Fides.<br />I Vescovi, dopo aver ricordato che la missione evangelizzatrice è un dovere di ogni consacrato, sottolineano la ricchezza derivante dalla presenza di religiosi e religiose provenienti da diverse parti del mondo. “La testimonianza offerta da vite che hanno una dimensione internazionale e multiculturale è un baluardo contro il nazionalismo estremo. Prendersi cura l’uno dell’altro superando i confini dell’età e della diversa cultura, e ascoltarsi a vicenda con rispetto, incoraggia tutti a vivere secondo il Vangelo, aprendosi al mistero di Dio in ognuno”.<br />“Affidiamo i nostri fratelli e sorelle consacrati in modo speciale alle preghiere e all’amore della Nostra Madre. Possa Ella condividere con loro, e con tutti noi, l’amore che permette loro di offrire la loro vita ogni giorno per Cristo e cooperare con Lui alla salvezza del mondo” concludono i Vescovi. Thu, 29 Jan 2015 00:00:00 +0100ASIA/IRAQ - Senatori Usa: gli Stati Uniti favoriscano la creazione di una provincia per i cristiani nella Piana di Ninivehttp://fides.org/it/news/56897-ASIA_IRAQ_Senatori_Usa_gli_Stati_Uniti_favoriscano_la_creazione_di_una_provincia_per_i_cristiani_nella_Piana_di_Ninivehttp://fides.org/it/news/56897-ASIA_IRAQ_Senatori_Usa_gli_Stati_Uniti_favoriscano_la_creazione_di_una_provincia_per_i_cristiani_nella_Piana_di_NiniveWashington – La situazione di sofferenza vissuta dai cristiani e dalle altre minoranze costrette a fuggire dalla Piana di Ninive suscita “profonda preoccupazione”, tanto da rendere urgente un impegno diretto del Dipartimento di Stato Usa nel “sostenere l'istituzione, da parte del governo iracheno, di una provincia amministrativa autonoma nella Piana di Ninive” e fornire un “supporto diretto alle forze di sicurezza locali incaricate di proteggere le vulnerabili minoranze etniche e religiose dell'Iraq”. Sono queste le proposte concrete contenute in una petizione che 17 Senatori statunitensi di diverso orientamento politico hanno inviato al Segretario di Stato Usa, John Kerry, sollecitando interventi diretti da parte del Governo statunitense sulle istituzioni irachene per spingerle ad aumentare i livelli di tutela istituzionale e securitaria delle comunità cristiane autoctone. I Senatori, nel sostenere le loro proposte, fanno appello alle disposizioni legislative sugli stanziamenti per l'anno fiscale 2015, che prevedono interventi del Dipartimento di Stato a sostegno di “programmi volti a assistere” le minoranze etnico-religiose. <br />In aggiunta, i Senatori firmatari fanno riferimento anche alla legge FY15 per la programmazione delle attività della Difesa nazionale, dove si trovano espressioni che autorizzano forniture dirette a favore delle forze di sicurezza incaricate di proteggere le comunità minoritarie irachene. Nella lettera, che porta la data del 27 gennaio 2015, i firmatari citano diffusamente anche l'articolo 125 della Costituzione irachena attualmente in vigore, che garantisce la tutela e la regolamentazione legislativa dei “diritti amministrativi, politici, culturali e educativi delle diverse nazionalità, compresi i turkmeni, i caldei, li assiri e tutte le altre componenti”. <br />La definizione delle comunità cristiane irachene come entità etnico-nazionali, contenuta anche nella Costituzione irachena stesa dopo il crollo del regime di Saddam Hussein, viene sostenuta e teorizzata soprattutto da circoli e gruppi nazionalisti molto attivi nelle comunità della diaspora caldea e assira in Usa. .Thu, 29 Jan 2015 00:00:00 +0100ASIA/MYANMAR - “Rimuovere una croce nello stato di Chin”: l’ordine inquieta i cristianihttp://fides.org/it/news/56896-ASIA_MYANMAR_Rimuovere_una_croce_nello_stato_di_Chin_l_ordine_inquieta_i_cristianihttp://fides.org/it/news/56896-ASIA_MYANMAR_Rimuovere_una_croce_nello_stato_di_Chin_l_ordine_inquieta_i_cristianiHakha – Il governo dello stato birmano di Chin ha ordinato la rimozione, entro il 30 gennaio, di una croce alta circa 16 metri, che si trova su una collina nella città di Hakha. Come appreso da Fides, l’ordinanza sostiene che la croce, innalzata nell’aprile 2014, è stata eretta illegalmente. Ad essere perseguito è Tial Cem, un anziano cristiano di etnia Chin, che oggi deve comparire in tribunale e rischia una condanna a due anni di prigione. <br />Secondo l’organizzazione “Chin Human Rights Organization” , il governo deve ritirare l’ordinanza e garantire la libertà religiosa. I Chin cristiani che hanno piantato la croce riferiscono in effetti di “non aver chiesto un permesso ufficiale", perché sapevano "che non sarebbe stato concesso”. <br />La CHRO rileva “restrizioni discriminatorie che rendono praticamente impossibile ottenere permessi per edifici e monumenti religiosi” non buddisti. Un Rapporto del 2012, dal titolo “Minacce alla nostra esistenza: la persecuzione dei cristiani di etnia Chin in Birmania”, inviato a Fides, traccia nel dettaglio queste restrizioni e documenta la distruzione di 13 croci cristiane nello stato Chin negli ultimi anni. <br />Il caso della croce di Hakha ha fatto riemergere tali violazioni della libertà religiosa e dei diritti delle minoranze, recita una nota inviata a Fides dall’Ong “Christian Solidarity Worldwide” . Alcuni fedeli Chin intendono organizzare una protesta pubblica nei prossimi giorni, per impedire la rimozione della croce. Secondo CSW, “la distruzione delle croci cristiane nello stato Chin è stata a lungo una politica perseguita delle autorità birmane, spesso accompagnata dalla costruzione di pagode buddiste al loro posto. Se la Birmania vuole procedere in un autentico percorso di riforma, urge proteggere le minoranze religiose e rispettare il più elementare diritto umano della libertà di religione”. Thu, 29 Jan 2015 00:00:00 +0100AFRICA/CONGO RD - La nuova legge elettorale è una vittoria popolare, ma ci sono ancora delle insidiehttp://fides.org/it/news/56895-AFRICA_CONGO_RD_La_nuova_legge_elettorale_e_una_vittoria_popolare_ma_ci_sono_ancora_delle_insidiehttp://fides.org/it/news/56895-AFRICA_CONGO_RD_La_nuova_legge_elettorale_e_una_vittoria_popolare_ma_ci_sono_ancora_delle_insidieKinshasa - “L’approvazione definitiva della legge elettorale in termini diversi da quelli iniziali presentati dal Governo in Parlamento, è una vittoria del popolo, in quanto la sua voce è entrata nel palazzo del potere, ha smascherato l’ipocrisia, la menzogna, l’astuzia e l’inganno cui la maggioranza presidenziale fa ricorso per mantenersi al potere e ha, infine, determinato, forse per la prima volta, le decisioni del Parlamento. È doveroso rendere omaggio alle vittime e manifestare solidarietà con le persone arrestate”. Lo afferma una nota inviata all’Agenzia Fides dalla Rete Pace per il Congo sull’approvazione in forma definitiva, il 25 gennaio, da parte del Parlamento della Repubblica Democratica del Congo, del progetto di revisione della legge elettorale. <br />Il testo inizialmente approvato dalla Camera, poi modificato dal Senato, che prevedeva un nuovo censimento della popolazione prima di procedere a nuove elezioni, aveva suscitato la protesta della popolazione. Negli incidenti almeno 40 persone avevano perso la vita .<br />Secondo la Rete Pace per il Congo, però il testo approvato, nasconde ancora delle insidie. “L’articolo 8 modificato non subordina più le elezioni al censimento e, dunque, riduce il rischio di far slittare le elezioni presidenziali del 2016, tuttavia l’eliminazione del paragrafo 3, in cui i Senatori intendevano scrivere nero su bianco l’obbligo di organizzare le diverse elezioni entro i tempi stabiliti dalla Costituzione, non risolve nulla, anzi complica le cose, perché non si sono modificati gli articoli che vi facevano riferimento” afferma la nota. <br />Sarebbe, per esempio, il caso dell’articolo 115 che stipula che "il numero dei deputati all’Assemblea Nazionale e quello dei seggi per circoscrizione elettorale sono fissati … tenendo conto dell’evoluzione dei dati demografici e dell’identificazione della popolazione". “Quindi l’organizzazione delle prossime elezioni legislative, previste per fine 2016, rimane ancora subordinata, di fatto, alla realizzazione del censimento che dovrebbe iniziare quest’anno” sottolinea la nota. <br />Secondo molti analisti, questo censimento potrebbe richiedere fino a tre anni di tempo. I motivi sono i seguenti: le dimensioni del Paese , la palese mancanza di infrastrutture e la debolezza dello Stato nell’est del paese, lacerato da conflitti armati da oltre vent’anni. “Ci sono qui le premesse per uno slittamento delle legislative. Inoltre, se queste elezioni si terranno in concomitanza con le presidenziali, come spiegato dalla Commissione Elettorale, slitteranno anche le presidenziali, a meno che non si trovi un’alternativa”. Insomma il timore che il Presidente Joseph Kabila si mantenga al potere dopo la scadenza del suo secondo mandato, nel 2016, rimane e potrebbe suscitare nuove proteste popolari. Thu, 29 Jan 2015 00:00:00 +0100ASIA/PAKISTAN - Battaglia legale per la custodia dei figli dei coniugi cristiani arsi vivihttp://fides.org/it/news/56894-ASIA_PAKISTAN_Battaglia_legale_per_la_custodia_dei_figli_dei_coniugi_cristiani_arsi_vivihttp://fides.org/it/news/56894-ASIA_PAKISTAN_Battaglia_legale_per_la_custodia_dei_figli_dei_coniugi_cristiani_arsi_viviLahore – Cinque diverse istanze depositate al Tribunale di Lahore chiedono la custodia dei tre figli di Shama e Shahzad Masih, i due coniugi cristiani accusati di blasfemia e arsi vivi da una folla di musulmani a Kot Radha Kishan, in Punjab, il 4 novembre 2014.<br />Come appreso da Fides, i tre bambini rimasti orfani sono: Salman di 6 anni; Sania, 4 anni; Poonam di 18 mesi. Secondo i familiari, al momento della morte, Shama era incinta di un altro figlio. <br />I tre bambini vivono attualmente con il nonno materno. Il Primo Ministro del Punjab, Shahbaz Sharif, ha visitato i bambini il giorno dopo la morte dei genitori, annunciando un risarcimento di cinque milioni di rupie e il dono di 10 ettari di terreno. Ha promesso, inoltre, istruzione e assistenza sanitaria gratuita ai tre. Al Tribunale tocca destinare la somma stanziata dal governo, scegliendo un tutore che amministri i beni e si prenda cura dei tre finchè non raggiungono la maggiore età.<br />Da qui è nata la battaglia legale per la custodia. I ricorrenti sono Mukhtar Masih, nonno materno dei bambini; lo zio materno Yasin Masih; lo zio paterno Iqbal Masih. Inoltre hanno presentato istanza di custodia due organizzazioni che potrebbero prendersi cura dei bambini: una è “Legal Evangelical Association Development ”, guidata dall’avvocato cristiano Sardar Mushtaq Gill; la seconda è “Child Protection and Welfare Bureau”, Ong che si occupa di bambini orfani. <br />In questa fase, i parenti dei bambini affermano ognuno la propria legittimità nel curare l’interesse dei bambini. Le due Ong rimarcano il loro ruolo di “parti terze”, che sarebbe esercitato restando in contatto con i familiari. L’udienza è fissata il 6 febbraio<br />L’avvocato cristiano Gill, in una nota inviata a Fides, ricorda che “se i tre fossero affidati alla LEAD crescerebbero anche in un ambiente cristiano, come è loro diritto”. Thu, 29 Jan 2015 00:00:00 +0100AMERICA/CILE - “Abbiamo perso una grande opportunità”: critiche alla legge sulla pubblica istruzionehttp://fides.org/it/news/56893-AMERICA_CILE_Abbiamo_perso_una_grande_opportunita_critiche_alla_legge_sulla_pubblica_istruzionehttp://fides.org/it/news/56893-AMERICA_CILE_Abbiamo_perso_una_grande_opportunita_critiche_alla_legge_sulla_pubblica_istruzioneTemuco – La Conferenza Episcopale del Cile, attraverso la sua Commissione per l'Istruzione, si rammarica che la nuova legge sulla Pubblica Istruzione recentemente approvata dal Congresso, non affronti i temi connessi alle sovvenzioni statali e alla qualità dell'istruzione, che erano i motivi principali In una dichiarazione, pervenuta a Fides, che è stata rilasciata il 28 gennaio, il Vescovo di Temuco e Presidente della Commissione, Mons. Héctor Vargas, commenta: "forse ciò è accaduto perché non c'erano gli spazi necessari per una riflessione seria e profonda sulla natura, i principi e i valori di una vera educazione".<br />A questo proposito, il Vescovo ha espresso forti dubbi “sul fatto che questa legge possa contribuire in modo sostanziale a migliorare l'istruzione pubblica cilena. Crediamo che il paese ha perso una grande opportunità in questo senso". Mons Vargas ricorda che fin dall'inizio della discussione sulla riforma educativa, la Chiesa si è dimostrata disponibile ad impegnarsi con forza "nella costruzione di una educazione più giusta, inclusiva e con reali possibilità per tutti i bambini e i giovani, soprattutto i più poveri".<br />La Commissione episcopale per l’Istruzione ritiene che "anche se insufficienti, ci sono stati comunque progressi e modifiche nel testo legislativo”. La nota si conclude con un auspicio: “Ci auguriamo che nel successivo regolamento di attuazione e nelle eventuali future revisioni, i principi di una vera educazione, la libertà e i diritti inalienabili, vengano salvaguardati. E' ciò che noi Vescovi cattolici abbiamo affermato nel documento ‘La Educación que queremos para Chile’ del novembre 2014" .<br /> Thu, 29 Jan 2015 00:00:00 +0100ASIA/TAIWAN - X Congresso della Parola di Dio in lingua cinese: sia sempre il nucleo della vita e della missione della Chiesahttp://fides.org/it/news/56892-ASIA_TAIWAN_X_Congresso_della_Parola_di_Dio_in_lingua_cinese_sia_sempre_il_nucleo_della_vita_e_della_missione_della_Chiesahttp://fides.org/it/news/56892-ASIA_TAIWAN_X_Congresso_della_Parola_di_Dio_in_lingua_cinese_sia_sempre_il_nucleo_della_vita_e_della_missione_della_ChiesaTai Pei – “Testimoniare la Parola di Dio, una Evangelizzazione nuova - Si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l'uno e gli altri si conservano ”: è stato questo il tema del X Congresso mondiale della Parola di Dio in lingua cinese, svoltosi dal 22 al 26 gennaio a Tai Pei, organizzato dall’Associazione della Bibbia in lingua cinese. Secondo le informazioni raccolte dall’Agenzia Fides, vi hanno preso parte oltre 300 fedeli provenuti da tutto il mondo: Hong Kong, Macao, Cina continentale, Singapore, Malaysia, Brunei, Indonesia, Vietnam, Myanmar, Giappone, Filippine, Australia, Nuova Zelanda, Inghilterra, Italia, Germania, Canada... <br />Come punto di riferimento dei lavori, il Congresso ha preso l’Esortazione Apostolica del Santo Padre Francesco “Evangelii Gaudium”, con l’obiettivo di “riflettere, condividere, ascoltare, celebrare, studiare e mettersi al servizio della Parola di Dio nella Chiesa, per la trasmissione della Parola di Dio nel mondo, perché la Parola di Dio sia sempre il nucleo della vita e della missione della Chiesa”. <br />Sono stati inoltre ricordati alcuni importanti anniversari: i 50 anni della chiusura del Concilio Vaticano II e della pubblicazione della Costituzione dogmatica conciliare Dei Verbum; i 40 anni della pubblicazione dell’Esortazione apostolica del Beato Papa Paolo VI Evangelii nuntiandi; i 15 anni della canonizzazione dei martiri cinesi; i 3 anni dalla beatificazione di fra Gabriele Allegra, che tradusse l’intera Bibbia in lingua cinese; i 25 anni di fondazione dell’Associazione della Bibbia in lingua cinese. <br />Basandosi su questi eventi ecclesiali, i partecipanti al Congresso hanno dimostrato come la Parola di Dio abbia plasmato la bellezza dei molteplici aspetti della vita e della missione delle singole comunità. Hanno inoltre presentato il loro lavoro pastorale e missionario, impegnato a diffondere la Parola di Dio nel mondo contemporaneo anche attraverso i nuovi strumenti e le nuove tecnologie, come internet, i social network… Infine hanno proclamato il 2015 come “Anno Pastorale della Sacra Scrittura”.<br /> Thu, 29 Jan 2015 00:00:00 +0100ASIA/SRI LANKA - Il Card. Ranjith: per la pace e l’armonia religiosa, il governo “è sulla buona strada”http://fides.org/it/news/56891-ASIA_SRI_LANKA_Il_Card_Ranjith_per_la_pace_e_l_armonia_religiosa_il_governo_e_sulla_buona_stradahttp://fides.org/it/news/56891-ASIA_SRI_LANKA_Il_Card_Ranjith_per_la_pace_e_l_armonia_religiosa_il_governo_e_sulla_buona_stradaColombo – “Il nuovo governo del presidente Mahinda Sirisena ha intrapreso l'importante compito di garantire lo stato di diritto nel paese e promuovere la pace e l'armonia tra le diverse comunità”: lo ha detto l’Arcivescovo di Colombo, il Cardinale Malcolm Ranjith, commentando le prime nomine di ministri del nuovo governo.<br />Come appreso da Fides, l'Arcivescovo ha ricordato che nei mesi scorsi si era creata una situazione in cui, in particolare, le comunità religiose minoritarie si sentivano “un po 'a disagio a causa delle attività di alcuni gruppi estremisti nel paese”. “E’ dunque una intuizione felice vedere diversi ministeri assegnati a persone di fedi diverse, che credono nella loro religione” ha detto il Cardinale, il quale ha apprezzato che il governo abbia assegnato la tutela degli affari religiosi buddisti a un buddista, la cura degli affari religiosi indù a un indù, e così per quelli islamici, affidati a un musulmano, e per quelli cristiani affidati a un cattolico.<br />Ricordando che la religione è un elemento fondante per ogni persona, l’Arcivescovo di Colombo ha notato che “non si può avere l'armonia tra le diverse comunità escludendo la religione dall'interno della persona”. Il Cardinale ha concluso: “Noi viviamo su questa terra per un breve periodo di tempo. Dobbiamo vivere felici e vivere uniti con tutti gli altri, avendo fiducia l'uno dell'altro. Per guidare un paese sulla via dello sviluppo, ci deve essere la pace e l'armonia, ci deve essere la comprensione tra i diversi tipi di persone appartenenti a religioni diverse, con differenti idee e classi sociali. L’essenziale è il rispetto della dignità di tutti. Così lo Sri Lnaka può diventare una nazione con un cuore solo e un'anima sola”. Wed, 28 Jan 2015 00:00:00 +0100AFRICA/EGITTO - Il governo egiziano assegna terreni per la costruzione di nuove chiese nella capitalehttp://fides.org/it/news/56890-AFRICA_EGITTO_Il_governo_egiziano_assegna_terreni_per_la_costruzione_di_nuove_chiese_nella_capitalehttp://fides.org/it/news/56890-AFRICA_EGITTO_Il_governo_egiziano_assegna_terreni_per_la_costruzione_di_nuove_chiese_nella_capitaleIl Cairo – Un terreno di 30 ettari messo a disposizione del Patriarcato copto per costruire strutture e uffici collegati alla Cattedrale cairota di San Marco, e altri tre apprezzamenti più piccoli di terra, assegnati per essere destinati alla costruzione di tre nuove chiese in tre diversi quartieri del Cairo: queste le disposizioni ratificate di recente dal ministero egiziano per l'edilizia, i servizi e le comunità urbane, rese note dallo stesso titolare del dicastero, il ministro Mostafa Madbouly. Nelle dichiarazioni diffuse dal ministro e pervenute all'Agenzia Fides, Madbouly mette in evidenza che le concessioni vengono incontro a reali esigenze pastorali, opportunamente documentate dalle diverse comunità ecclesiali, e sono state disposte nel pieno rispetto della legislazione che attualmente regola la costruzione di edifici di culto.<br />Alla fine dello scorso ottobre, i rappresentanti delle principali Chiese e comunità cristiane presenti in Egitto avevano inviato al governo la bozza di un disegno di legge sulla costruzione delle chiese , predisposta con l'intento di delineare procedure legali snelle e chiare, che sottraggano la costruzione di chiese a ogni tipo di arbitrio. .Wed, 28 Jan 2015 00:00:00 +0100ASIA/LIBANO - I Patriarchi antiocheni: per fermare i conflitti occorre bloccare il traffico di armihttp://fides.org/it/news/56889-ASIA_LIBANO_I_Patriarchi_antiocheni_per_fermare_i_conflitti_occorre_bloccare_il_traffico_di_armihttp://fides.org/it/news/56889-ASIA_LIBANO_I_Patriarchi_antiocheni_per_fermare_i_conflitti_occorre_bloccare_il_traffico_di_armiBkerkè – Le guerre che devastano il Medio Oriente, a partire dalla Siria e dall'Iraq, avranno termine solo quando verrà interrotto il flusso di armi e denaro indirizzato verso fazioni armate e gruppi terroristici da parte di alleati e sponsor regionali e internazionali. Così i Patriarchi e i Capi delle Chiese cristiane d'Oriente, riunitisi martedì 27 gennaio a Bkerkè, presso la Sede del Patriarcato maronita, sono tornati ancora una volta a individuare il traffico d'armi e la corrente di risorse finanziarie messe a disposizione dei gruppi jihadisti come fattori-chiave nei conflitti che sconvolgono la vita di popoli interi, destabilizzando il quadro geopolitico mediorientale. <br />Alla riunione, ospitata dal Patriarca maronita Bechara Boutros Rai – appena dimesso dall'ospedale dopo aver subito un intervento chirurgico alla testa – hanno preso parte anche tutti gli altri Vescovi che portano il titolo patriarcale di Antiochia: il Patriarca greco-ortodosso Yohanna X, il Patriarca greco-melkita Grégoire III, il Patriarca siro-ortodosso Aphrem II e quello siro-cattolico Youssef III. <br />Nell'incontro - a cui hanno preso parte anche il Vescovo armeno cattolico di Damasco Joseph Arnaouti e l'Arcivescovo Gabriele Caccia, Nunzio apostolico in Libano - è emerso il giudizio comune e la condivisa sollecitudine pastorale che unisce i Capi delle Chiese d'Oriente davanti alle emergenze che travagliano i popoli dell'area e, in alcuni casi, mettono a repentaglio la stessa sopravvivenza delle comunità cristiane autoctone. <br />“Anche in Libano - riferisce all'Agenzia Fides padre Paul Karam, Presidente di Caritas Lebanon, presente all'incontro - l'impoverimento generale, la paralisi politica e il crescente pericolo di un'offensiva da parte delle milizie jihadiste stanno destabilizzando la società e spingono alla fuga i giovani, soprattutto i giovani cristiani, che vanno all'estero a cercare lavoro. Gli sforzi delle Chiese e delle istituzioni ecclesiali, pur raddoppiati, non possono certo supplire alla latitanza delle istituzioni civili. E registriamo un calo anche negli aiuti internazionali a vantaggio dei profughi, mentre le emergenze umanitarie e il numero dei rifugiati continuano ad aumentare”. <br />Nel documento di sintesi, pubblicato al termine dell'incontro, i Patriarchi e i Capi delle Chiese cristiane insistono sulla necessità di porre fine ai conflitti con “mezzi pacifici” e “attraverso negoziati politici” che coinvolgano tutte le parti contendenti. Tra le altre cose, nel testo si riaffermano sostegno e solidarietà alle forze armate libanesi, che da venerdì scorso, 23 gennaio, nella zona di Ras Baalbek, sono impegnate in operazioni contro milizie jihadiste provenienti dalla Siria, “per sventare un piano eversivo di enorme gravità, con l'aiuto di Dio”. .Wed, 28 Jan 2015 00:00:00 +0100AFRICA/COSTA D’AVORIO - In vista delle elezioni cresce il timore per i minori rapiti ai fini di macabri ritualihttp://fides.org/it/news/56888-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_In_vista_delle_elezioni_cresce_il_timore_per_i_minori_rapiti_ai_fini_di_macabri_ritualihttp://fides.org/it/news/56888-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_In_vista_delle_elezioni_cresce_il_timore_per_i_minori_rapiti_ai_fini_di_macabri_ritualiAbidjan – In vista delle prossime elezioni presidenziali che si dovrebbero tenere in Costa d’Avorio ad ottobre, cresce la preoccupazione per i sequestri e gli omicidi di bambini per fini rituali. Secondo le informazioni raccolte dall’Agenzia Fides, una precedente ondata di rapimenti si verificò anche prima delle elezioni del 2010. Il timore della popolazione e delle forze di sicurezza è basato sul fatto che nel Paese, principale produttore di cacao del mondo e motore economico dell’Africa Occidentale francofona, alcuni imprenditori e politici corrotti si affidano a macabri rituali che conferirebbero loro poteri soprannaturali che gli farebbero vincere le elezioni. Dal mese di dicembre scorso sono stati registrati già oltre una ventina di sequestri di minori, e la maggior parte sono stati trovati morti e mutilati. Secondo gli abitanti del luogo si tratta di magia nera, pratiche mistiche e occulte, compiute durante cerimonie organizzate per ricevere “energie” dalle giovani vittime, al fine di ottenere denaro e potere. Wed, 28 Jan 2015 00:00:00 +0100AFRICA/LIBIA - Assalto a Tripoli: l’ombra dello Stato Islamico sulle sponde del Mediterraneohttp://fides.org/it/news/56887-AFRICA_LIBIA_Assalto_a_Tripoli_l_ombra_dello_Stato_Islamico_sulle_sponde_del_Mediterraneohttp://fides.org/it/news/56887-AFRICA_LIBIA_Assalto_a_Tripoli_l_ombra_dello_Stato_Islamico_sulle_sponde_del_MediterraneoTripoli - Sono almeno 10 i morti nell’assalto all’Hotel Corinthia a Tripoli, commesso da due uomini armati, ieri, 27 gennaio.<br />Dopo aver fatto esplodere una autobomba nel parcheggio dell’Hotel, frequentato da diplomatici e uomini d’affari stranieri, il commando è entrato nell’albergo uccidendo le guardie della struttura e colpendo alcuni cittadini stranieri. Dopo essere stati circondati dalle forze dell’ordine, almeno due assalitori si sono uccisi, facendo esplodere un ordigno.<br />L’assalto è stato rivendicato da un gruppo che si dice affiliato allo “Stato Islamico”, attivo tra Siria e Iraq, lo “Stato Islamico nella Provincia di Tripoli”. In un comunicato, il gruppo afferma che l’assalto è stato lanciato per vendicare la morte di Abu Anas al-Libi, un libico accusato dalla autorità americane di aver partecipato agli attentati del 1998 contro le ambasciate statunitensi in Kenya e Tanzania. Al-Libi, che era stato catturato in Libia nell’ottobre 2013 con un blitz delle forze speciali statunitensi, è morto di cancro a gennaio in un carcere americano mentre era in attesa del processo.<br />Omar Khadrawi, capo del Central Security Directorate , ha invece accusato un gruppo rimasto fedele al deposto leader Gheddafi di essere responsabile dell’assalto al Corinthia, negando la presenza a Tripoli di gruppi fedeli allo Stato Islamico. Secondo la stampa libica al momento dell’attacco era presente nell’hotel il Primo Ministro del governo di Tripoli, Omar Al-Hassi, che è rimasto illeso. In Libia ci sono due governi che si disputano il potere: quello di Tripoli e quello di Tobruk . L’Onu ha avviato una trattativa per formare un governo di unità nazionale . Wed, 28 Jan 2015 00:00:00 +0100AFRICA/CENTRAFRICA - La Caritas: necessari più fondi per i rifugiati e gli sfollati centrafricanihttp://fides.org/it/news/56886-AFRICA_CENTRAFRICA_La_Caritas_necessari_piu_fondi_per_i_rifugiati_e_gli_sfollati_centrafricanihttp://fides.org/it/news/56886-AFRICA_CENTRAFRICA_La_Caritas_necessari_piu_fondi_per_i_rifugiati_e_gli_sfollati_centrafricaniGinevra - Occorrono più fondi per aiutare i rifugiati originari della Repubblica Centrafricana accolti negli Stati confinanti, ha affermato Mons. Robert J Vitillo, delegato presso le Nazioni Unite a Ginevra per la Caritas Internationalis, in una dichiarazione in occasione dell’avvio dell’Inter-Agency Central African Republic Regional Refugee Response 2015, sponsorizzato dall’ UNHCR .<br />Mons. Vitillo ricorda – nel testo pervenuto all’Agenzia Fides - che il piano predisposto dalle agenzie ONU ha un budget per il 2015 di 331 milioni di dollari, ma le Ong presenti sul terreno di questa somma riceveranno solo 14 milioni di dollari, Secondo il rappresentate di Caritas Internationalis occorre che le Ong ricevano una percentuale maggiore dei fondi resi disponibili dai donatori internazionali.<br />Circa 190.000 persone sono fuggite dal Centrafricana da quando, nel dicembre 2013, le milizie anti-balaka hanno investito la capitale Bangui, cacciando il governo formato dagli ex ribelli Seleka. Queste persone si sono aggiunte alle 230.000 rifugiatesi nei Paesi vicini nei mesi precedenti, portando il totale dei rifugiati provenienti dal Centrafrica a circa 425.000. I principali Paesi di accoglienza sono Camerun, Ciad e Repubblica Democratica del Congo. In questi Stati la Caritas ha avviato programmi di formazione professionale a favore dei rifugiati oltre a fornire assistenza in campo educativo, sanitario e alimentare.<br />Mons. Vitillo ha infine lanciato un appello per soccorrere anche le centinaia di migliaia di sfollati interni accolti in campi di fortuna nella stessa Repubblica Centrafricana. Le sole strutture della Chiesa cattolica in Centrafrica, ha ricordato Mons. Vitillo, accolgono più di 80.000 sfollati interni, ai quali la Caritas sta fornendo assistenza. Tuttavia, ha concluso, “le difficoltà di fornire aiuti d’emergenza, così come i saccheggi delle risorse della Chiesa in Centrafrica, stanno sottoponendo a forte stress la Caritas e le altre strutture religiose nel Paese”. Wed, 28 Jan 2015 00:00:00 +0100