Fides News - Italianhttp://fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.ASIA/IRAQ - Preghiere per la pace tra le rovine dell’antica chiesa nell’area di Karbala, “città santa” dello sciismohttp://fides.org/it/news/66227-ASIA_IRAQ_Preghiere_per_la_pace_tra_le_rovine_dell_antica_chiesa_nell_area_di_Karbala_citta_santa_dello_sciismohttp://fides.org/it/news/66227-ASIA_IRAQ_Preghiere_per_la_pace_tra_le_rovine_dell_antica_chiesa_nell_area_di_Karbala_citta_santa_dello_sciismoKarbala – Preghiere e inni cristiani insieme alla lettura di versetti del Corano hanno riecheggiato tra le rovine della chiesa di Al Aqiser, nell’area di Karbala, città santa dell’islam sciita. E’ accaduto lunedì 17 giugno, e l’iniziativa è stata messa in atto da un gruppo di cristiani caldei giunti in pellegrinaggio a quel che rimane della chiesa risalente al V secolo d. C., considerata tra i più antichi luoghi di culto cristiani del Medio Oriente. Con le loro preghiere, i membri del gruppo hanno chiesto al Signore il dono della pace, la fine dei conflitti e la liberazione da ogni settarismo. <br />Situato a ovest di Karbala, il sito archeologico attesta la presenza nella regione di fiorenti comunità cristiane, risalente a epoche pre-islamiche. "L'esistenza di questa chiesa è un chiaro segno della convivenza tra i popoli di questo Paese, fino ad oggi", ha dichiarato in proposito il sacerdote caldeo Maysar Behnam.<br />Le rovine della chiesa sono riaffiorate dal deserto grazie a campagne di scavi archeologici svolte negli anni settanta del secolo scorso. In passato, in quel luogo gruppi di cristiani iracheni erano soliti recarsi in pellegrinaggio durante il tempo di Natale.<br />A Karbala, ogni anno, decine di milioni di pellegrini musulmani sciiti accorrono per commemorare l’uccisione di Husayn ibn Ali, nipote di Mohammad e considerato dagli sciiti il terzo imam legittimo, ucciso a Karbala nel 680 d. C. insieme a 72 suoi seguaci dalle truppe del califfo omayyade Yazid I. . <br />Wed, 19 Jun 2019 12:38:01 +0200AFRICA/BURKINA FASO - “Siamo da anni in preda al terrorismo” denunciano i Vescovi di Burkina Faso e Nigerhttp://fides.org/it/news/66226-AFRICA_BURKINA_FASO_Siamo_da_anni_in_preda_al_terrorismo_denunciano_i_Vescovi_di_Burkina_Faso_e_Nigerhttp://fides.org/it/news/66226-AFRICA_BURKINA_FASO_Siamo_da_anni_in_preda_al_terrorismo_denunciano_i_Vescovi_di_Burkina_Faso_e_NigerOuagadougou - “I Paesi della nostra Conferenza Episcopale, il Burkina Faso e il Niger, sono in preda ad attacchi terroristici ripetuti da alcuni anni” denunciano i Vescovi dei due Stati dell’Africa occidentale, nel messaggio finale della loro Assemblea Plenaria, che si è tenuta a Ouagadougou dal 5 al 15 giugno.<br />“Nonostante l'impegno delle Forze di difesa e sicurezza, gli attacchi terroristici si stanno intensificando e hanno assunto una nuova dimensione religiosa, attraverso rapimenti mirati e omicidi” sottolinea il documento, pervenuto all’Agenzia Fides. I Vescovi del Burkina Faso e del Niger si dichiarano desolati e delusi per questi “crimini ingiustificabili”.<br />Dopo aver stilato un lungo elenco di omicidi, rapimenti e assalti nei confronti di sacerdoti, religiosi, laici e luoghi di culto cattolici, a partire dal 17 settembre 2018, la Conferenza Episcopale di Burkina Faso e Niger, “chiede alle persone che amano la pace di rimanere unite nonostante la recrudescenza degli attacchi terroristici; di coltivare la coesione tra le diverse componenti dei nostri popoli per evitare di cadere nelle trappole dei terroristi”.<br />“I Vescovi del Burkina Faso e del Niger chiedono in particolare ai cristiani di intensificare le misure di prudenza e vigilanza a livello individuale e comunitario, in un clima di fede e speranza, e di rimanere discepoli e testimoni di Colui che ha ottenuto la sua vittoria non con la violenza, ma con l'amore; in altre parole, vincere il male con il bene”. <br />Wed, 19 Jun 2019 11:53:27 +0200AFRICA/NIGERIA - Liberato un sacerdote rapito; oltre 150 morti nelle violenze in una settimanahttp://fides.org/it/news/66225-AFRICA_NIGERIA_Liberato_un_sacerdote_rapito_oltre_150_morti_nelle_violenze_in_una_settimanahttp://fides.org/it/news/66225-AFRICA_NIGERIA_Liberato_un_sacerdote_rapito_oltre_150_morti_nelle_violenze_in_una_settimanaAbuja -Liberato dalla polizia p. Isaac Agubi, sacerdote che presta servizio presso la chiesa Holy Name di Ikpeshi, che si trova 230 km di distanza da Benin City, capitale dello Stato di Edo nel sud della Nigeria. Il sacerdote era stato rapito domenica 16 giugno lungo la strada Auchi-Igarra, intorno alla 5 del pomeriggio, mentre rientrava a casa dopo aver celebrato la messa. Le forze dell’ordine, aiutate da alcuni cacciatori pratici della zona, sono riuscite a individuare il rifugio dei rapitori nella foresta. Nel corso delle operazioni di liberazione del sacerdote uno dei banditi è rimasto ferito.<br />I rapitori sembrano essere un gruppo di Fulani, un'etnia di pastori nomadi, che in Nigeria e in altri Paesi dell’Africa occidentale si sono resi protagonisti di razzie e di raid violenti contro le altre popolazioni, subendo, a loro volta, vendette violente. Nell’ultima settimana, nel nord della Nigeria violenze legate alla questione dei Fulani ed altre invece commesse da Boko Haram, hanno provocato la morte di oltre 150 persone, mentre altre nove persone sono state rapite.<br />Nello Stato di Sokoto il 15 giugno, 25 persone hanno perso la vita nei raid, probabilmente commessi dai Fulani, in tre villaggi. In un incidente separato, una donna e il suo figliastro sono stati rapiti da una banda di pastori sulla Airport Road, nella città di Osi, nello stato di Ondo, mentre si recavano alla messa domenicale.<br />Il 12 giugno nell’attacco ad una formazione militare sono stati uccisi un ufficiale e 20 soldati nello Stato di Borno. Lo Stato Islamico dell'Africa occidentale , formazione nata da una costola di Boko Haram, ha poi rivendicato la responsabilità dell'attacco.<br />Il 14 giugno almeno 34 persone sono state uccise nell’assalto commesso da un gruppo armato che ha attaccato tre villaggi nell’area di Shinkafi, nello Stato di Zamfara. I banditi arrivati in motocicletta hanno dato fuoco alle abitazioni ed hanno sparato a tutti quelli che si trovavano sul loro cammino.<br />Pochi giorni fa Sua Ecc. Mons. Augustine Akubeze, Arcivescovo di Benin City e Presidente della Conferenza Episcopale della Nigeria, ha denunciato “il livello di insicurezza senza precedenti” e la “completa impunità” di chi semina caos e distruzione nel Paese. <br />Wed, 19 Jun 2019 11:09:41 +0200AMERICA/PERU’ - “Accogliere Cristo nei rifugiati”: non lasciamoci trasportare dalle voci che incoraggiano xenofobia, discriminazione e paurahttp://fides.org/it/news/66224-AMERICA_PERU_Accogliere_Cristo_nei_rifugiati_non_lasciamoci_trasportare_dalle_voci_che_incoraggiano_xenofobia_discriminazione_e_paurahttp://fides.org/it/news/66224-AMERICA_PERU_Accogliere_Cristo_nei_rifugiati_non_lasciamoci_trasportare_dalle_voci_che_incoraggiano_xenofobia_discriminazione_e_pauraLima – "I rifugiati sono persone che fuggono da conflitti e persecuzioni, sono protetti dalla legge internazionale, a causa della loro particolare condizione di vulnerabilità, e non dovrebbero essere espulse o restituite a situazioni in cui la loro vita e la loro libertà sono a rischio": così inizia il messaggio della Conferenza Episcopale Peruviana per la Giornata Mondiale del Rifugiato, il 20 giugno. "Accogliere Cristo nei rifugiati" è il titolo del messaggio, inviato a Fides, che citando l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati ricorda che ci sono 25,4 milioni di rifugiati nel mondo e 3,1 milioni che chiedono di essere riconosciuti come tali.<br />I Vescovi presentano la realtà peruviana: "Il nostro paese, da molti anni, protegge le persone con questi requisiti, garantendo loro lo status di rifugiato. Al momento contiamo rifugiati di diverse nazionalità, tra cui venezuelani, cubani, colombiani, palestinesi, siriani, bengalesi, srilankesi e di diversi paesi africani. Le persone che hanno bisogno di rifugio sono esposte a molteplici situazioni come aggressioni, traffico di migranti, frodi e altre violazioni dei loro diritti umani. Per questo la Chiesa cattolica in Perù, dinanzi a tale sfida, ha prestato particolare attenzione a fornire assistenza e protezione a queste persone. Anche se l'Assemblea Generale dell’ONU il 17 dicembre 2018 ha adottato il Patto Mondiale sui Rifugiati, al fine di rafforzare la cooperazione e la solidarietà con i rifugiati e i paesi ospitanti interessati da questo fenomeno, molto resta da fare a favore dei rifugiati, nell'affrontare la globalizzazione dell'indifferenza".<br />La CEP, sull'esempio di Gesù, invita ad un'azione concreta verso coloro che si trovano in situazioni di vulnerabilità, seguendo Papa Francesco che ha proposto quattro verbi da applicare al lavoro pastorale con i rifugiati: accogliere, proteggere, promuovere e integrare.<br />"In occasione della Giornata mondiale del Rifugiato, la Conferenza episcopale peruviana vuole incoraggiare i vari Stati della regione, e in particolare il nostro, a rafforzare i meccanismi di accesso al rifugio e ad applicare un'adeguata definizione di rifugiato, che garantisca pienamente i diritti delle persone sulla mobilità. Allo stesso tempo esortiamo la società peruviana a non lasciarsi trasportare dalle ‘voci’ che incoraggiano la xenofobia, la discriminazione e la paura, ma a costruire insieme la cultura dell'incontro" concludono i Vescovi.<br />Il Messaggio inviato a Fides è firmato dal Presidente della Conferenza episcopale peruviana e del CELAM, Mons. Miguel Cabrejos, e dal responsabile della pastorale della mobilità umana, Mons. Daniel Turley.<br /> <br />Wed, 19 Jun 2019 09:42:33 +0200AMERICA/VENEZUELA - Allarme della Commissione "Giustizia e Pace" per l’aumento della tratta di persone, soprattutto giovani donnehttp://fides.org/it/news/66223-AMERICA_VENEZUELA_Allarme_della_Commissione_Giustizia_e_Pace_per_l_aumento_della_tratta_di_persone_soprattutto_giovani_donnehttp://fides.org/it/news/66223-AMERICA_VENEZUELA_Allarme_della_Commissione_Giustizia_e_Pace_per_l_aumento_della_tratta_di_persone_soprattutto_giovani_donneCaracas - “La Commissione Giustizia e Pace e la Caritas sollecitano le autorità del Potere Pubblico Nazionale ad investigare, perseguire, processare e condannare i responsabili dei crimini di tratta delle persone; a garantire alle famiglie delle vittime l’accesso diretto, senza nessun ostacolo, ai corpi di sicurezza dello Stato e agli organi giudiziari, per esporre i propri casi e ricevere giustizia senza alcun ritardo, come prevede la Costituzione e i diversi strumenti internazionali di protezione dei diritti umani, sottoscritti e ratificati dalla Repubblica bolivariana del Venezuela”. Così scrive, in un messaggio pervenuto all’Agenzia Fides, Mons. Roberto Lückert, Arcivescovo emerito di Coro, Presidente della Commissione Giustizia e Pace della Conferenza Episcopale Venezuelana . Il testo, che porta la data del 18 giugno, è firmato anche da don Saúl Ron Braasch, Vicario generale della stessa Commissione. <br />Nell’incontro con i familiari delle 28 persone scomparse a Güiria, nello Stato di Sucre, mentre navigavano su una imbarcazione verso l’isola di Trinidad e Tobago, partita il 23 aprile, i responsabili della Commissione Giustizia e Pace hanno potuto accertare che “la maggioranza delle persone scomparse in questa circostanza erano donne, contattate da persone che avevano offerto loro lavoro e migliori condizioni di vita”. Nel mese di maggio un’altra imbarcazione è scomparsa, sempre con un gruppo considerevole di persone a bordo.<br />I familiari hanno inoltre lamentato che, sebbene siano stati informati che i loro parenti, per lo più giovani donne, erano morti nel naufragio, i corpi non sono ancora stati ritrovati e chi è incaricato di portare avanti le indagini non risponde in modo tempestivo.<br />“La Commissione osserva con preoccupazione l'aumento di questo tipo di eventi non solo nella parte orientale del paese, ma anche nelle zone di confine di Falcón, Brasile e Colombia, dove operano questi gruppi di criminali che mettono in pericolo la vita e l'integrità fisica e la dignità delle donne - specialmente giovani e minorenni -, creando grande ansia e disperazione nelle loro famiglie e particolarmente nei bambini e bambine lasciati in una situazione di abbandono”.<br />La Commissione e la Caritas ribadiscono nella conclusione del comunicato che “continueranno a seguire questi casi e ad accompagnare i familiari nell’ambito delle proprie possibilità, per ottenere giustizia, le opportune informazioni e chiarire gli eventi”. <br />Wed, 19 Jun 2019 09:21:33 +0200ASIA/FILIPPINE - Il dialogo interreligioso per superare pregiudizi e vivere la fraternità umanahttp://fides.org/it/news/66222-ASIA_FILIPPINE_Il_dialogo_interreligioso_per_superare_pregiudizi_e_vivere_la_fraternita_umanahttp://fides.org/it/news/66222-ASIA_FILIPPINE_Il_dialogo_interreligioso_per_superare_pregiudizi_e_vivere_la_fraternita_umanaZamboanga - "L'Anno del dialogo interreligioso, promosso dalla Conferenza episcopale delle Filippine nel 2020, in preparazione al 2021, momento speciale di celebrazione dei 500 anni del'arrivo del Cristianesimo nelle Filippine, è l'occasione per rivisitare la missione del dialogo interreligioso oggi": lo afferma all'Agenzia Fides p. Sebastiano D'Ambra, PIME, nuovo segretario esecutivo della Commissione per il dialogo interreligioso nella Conferenza dei Vescovi filippini.<br />Il missionario, che ha avviato il movimento per il dialogo "Silsilah" nel Sud delle Filippine, spiega: "Bisogna aiutare i cattolici, i cristiani di diverse confessioni, i musulmani e le persone di altre religioni, ad avere una migliore comprensione della missione del dialogo interreligioso. I cattolici, chiamati a rinnovare la loro fede, sono anche invitati a riscoprire l'importanza di camminare insieme in solidarietà con persone di diverse fedi, culture e religioni. Nel contesto delle Filippine, questo invito diventa un segno urgente dei tempi, in cui i cristiani sono in grado di superare le paure e i pregiudizi costruiti nei secoli soprattutto nei confronti dei musulmani, per giungere a una autentica comprensione e rispetto della cultura e delle tradizione indigene".<br />Padre D'Ambra, che ha appena pubblicato il testo "Walking together on the road of dialogue", per la Claretian Publications, rimarca a Fides: "È importante che i cristiani, in questo momento speciale che prepara alla celebrazione dei 500 anni del Cristianesimo nelle Filippine, facciano uno sforzo per rimuovere i pregiudizi accumulati in passato, per essere fedeli al nuovo comandamento di Gesù: il comandamento dell'amore" Il missionario rileva "una nuova affermazione dell'importanza della cultura del dialogo" nel recente documento "Sulla fraternità umana per la pace e la convivenza nel mondo insieme", firmato il 4 febbraio 2019 ad Abu Dhabi da Papa Francesco e dal Gran Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb. Quel testo dichiara "l'adozione della cultura del dialogo come via, cooperazione reciproca come codice di condotta, comprensione reciproca come metodo e standard". <br />"Nelle Filippine - afferma il missionario del PIME - siamo provocati ad approfondire lo spirito della cultura del dialogo. La nostra sfida oggi è quella di dare un significato più profondo alla 'Cultura del dialogo' per approfondire il dialogo con Dio, il dialogo con sé stessi, il dialogo con il prossimo e il dialogo con la creazione. In tale cornice, si comprende meglio il dialogo sincero con persone di altre religioni: il dialogo interreligioso ci aiuta a muoverci verso la cooperazione reciproca come un codice di condotta e la comprensione reciproca come metodo e standard ". <br />Il missionario auspica che "si possa sviluppare una vera cultura del dialogo con tutti, a partire dalla nostra famiglia, comunità, così come nei nostri rapporti con tutti nella società, compresi i rapporti con le persone di altre religioni, in particolare musulmani nelle Filippine". "Questo è il nuovo incontro - conclude - che dobbiamo costruire insieme convinti che tutti noi facciamo parte della stessa famiglia umana, creata e amata da Dio, il nostro Creatore". Wed, 19 Jun 2019 08:57:53 +0200AMERICA/MESSICO - Sparatoria in chiesa, uccisa una catechista; i Vescovi ribadiscono l’impegno a costruire la pacehttp://fides.org/it/news/66221-AMERICA_MESSICO_Sparatoria_in_chiesa_uccisa_una_catechista_i_Vescovi_ribadiscono_l_impegno_a_costruire_la_pacehttp://fides.org/it/news/66221-AMERICA_MESSICO_Sparatoria_in_chiesa_uccisa_una_catechista_i_Vescovi_ribadiscono_l_impegno_a_costruire_la_paceChiapas – Un nuovo fatto di sangue è l’ennesima conferma della violenza in cui il Messico è precipitato: una catechista dei bambini è stata uccisa durante un assalto ad una chiesa cattolica nel comune di Acacoyagua, nello stato del Chiapas. Il Vescovo della diocesi di Tapachula , Mons. Jaime Calderón Calderón, in un video inviato a Fides racconta la dinamica dell’omicidio: "Siamo stati vittime della violenza generalizzata che vive il paese. Ieri alla fine del corso di preparazione dei catechisti nella cappella dell'Immacolata Concezione della parrocchia San Marcos Evangelista, due giovani sono entrati e prendendo le armi hanno iniziato a sparare. Uno dei proiettili ha ferito Margeli Lang Antonio, che è morta quasi subito. Siamo vicini alla sua famiglia. Come famiglia diocesana non possiamo abituarci a questi fatti di violenza che dimostrano un degrado sociale e morale della comunità umana". Mons. Calderón ha chiesto alle autorità di trovare presto i responsabili.<br />Durante una conferenza stampa domenica pomeriggio, 16 giugno, il Vescovo ha sottolineato che "la decomposizione sociale è dovuta a una mancanza di salute integrale delle comunità. Quando non c'è lavoro, quando c'è ingiustizia, quando c'è impunità, quando c'è un'ambizione eccessiva per il denaro, quando la vita delle persone ha un prezzo, ciò che viene messo al centro è il denaro, allora tutto ha un prezzo e chi ha il denaro è quello che comanda ... Quando ci sono i cambiamenti del governo c'è un certo vuoto di autorità e di potere..." ha concluso il Presule.<br />Proprio ieri Fides ha ricevuto il comunicato della Conferenza Episcopale del Messico sull'incontro della Presidenza della CEM con Andrés Manuel López Obrador, Presidente della Repubblica, al fine "di iniziare un dialogo fraterno con la volontà di collaborare nella costruzione di una società più giusta, solidale e in pace". I Vescovi, si legge nel comunicato, hanno toccato due temi fondamentali: l'emergenza migratoria e la costruzione della pace.<br />Riguardo al primo, “la Chiesa continua ad offrire le sue risorse: 95 diocesi, 10 mila parrocchie, più di 130 alberghi e migliaia di operatori pastorali in tutto il territorio messicano impegnati nella missione umanitaria e nella difesa dei diritti umani”. La Presidenza della CEM ha quindi sottolineato che occorre “una maggiore collaborazione congiunta per garantire la sicurezza dei migranti”.<br />Sul secondo tema, i Vescovi intendono dare il loro contributo alla ricostruzione del tessuto sociale e al rafforzamento dello stato di diritto, attraverso il Piano di Costruzione della Pace, “che comprende centri di ascolto, centri per la difesa dei diritti umani, accompagnamento delle vittime e workshop di educazione alla pace”. “La sofferenza di tante famiglie messicane per la violenza e l’insicurezza chiede con urgenza la nostra fraterna collaborazione” sottolinea il testo. <br />Il comunicato della CEM si conclude ricordando che nell’incontro sono stati trattati anche altri temi, e sottolineando che la Chiesa intende adempiere alla sua missione partecipando alla ricerca del bene comune, “in una linea di laicità positiva, in cui l'esercizio pieno della libertà religiosa fortifica la democrazia”.<br /> <br />Tue, 18 Jun 2019 11:19:13 +0200AFRICA/CONGO RD - Si affaccia lo Stato Islamico nell’est della RDC; la preoccupazione dei Vescovi localihttp://fides.org/it/news/66220-AFRICA_CONGO_RD_Si_affaccia_lo_Stato_Islamico_nell_est_della_RDC_la_preoccupazione_dei_Vescovi_localihttp://fides.org/it/news/66220-AFRICA_CONGO_RD_Si_affaccia_lo_Stato_Islamico_nell_est_della_RDC_la_preoccupazione_dei_Vescovi_localiKinshasa - C’è anche il misterioso Stato Islamico nella Provincia dell’Africa Centrale tra i gruppi armati che imperversano nell’est della Repubblica Democratica del Congo, le cui azioni violente sono al centro delle preoccupazioni dei Vescovi del Sud Kivu. Nel comunicato conclusivo dell’Assemblea Ordinaria dell’Assemblea Episcopale Provinciale di Bukavu , si denuncia la persistenza e la proliferazione di gruppi armati e di bande di criminali che perpetrano massacri, attacchi, rapimenti e saccheggi, causando grandi spostamenti di popolazioni. <br />“Queste situazioni manifestano il declino dello Stato” sottolineano il messaggio. Le popolazioni più colpite sono quelle di Beni e di Butembo, dove diversi massacri sono attribuiti all’ADF-NALU, un gruppo di origine ugandese che ha assunto i caratteri di un’organizzazione jihadista. Questo gruppo, o una sua componente, avrebbe dato vita all’ancora più misterioso Stato Islamico nella Provincia dell’Africa Centrale che, ultimamente, ha iniziato a rivendicare i suoi attacchi mediante il suo sito web ufficiale<br />Altre violenze sono commesse da milizie e gruppi armati presenti nelle zone di Uvira, Fizi e Mwenga, per il possesso di terre o per questioni di leadership dei capi tradizionali locali, con conseguente accentuazione del tribalismo e delle divisioni etniche.<br />La mancanza di sicurezza e dello Stato indebolisce ulteriormente un’economia già disorganizzata e esposta alle devastazioni di uno sfruttamento interno ed esterno: i minerali vengono saccheggiati, l’agricoltura locale è abbandonata a favore di prodotti esteri sovvenzionati, l’imprenditorialità locale è quasi inesistente, la riscossione delle tasse è lasciata nelle mani di agenti statali che spesso ne approfittano a proprio vantaggio.<br />I Vescovi chiedono alle autorità centrali di “riprendere in mano la gestione della missione sovrana dello Stato: quella di assicurare l’unità, l’integrità territoriale, la sicurezza delle persone e dei beni e la promozione del benessere della popolazione”; “garantire la protezione delle risorse naturali. Prima di procedere a qualsiasi accordo con terzi, siano assicurati e garantiti gli interessi nazionali e il rispetto per l’ambiente”; "stimolare la creazione di posti di lavoro per le popolazioni locali”; “accentuare il contrasto alla corruzione delle élite, attraverso un’adeguata politica dei salari dei dipendenti statali”; “completare il ciclo elettorale, organizzando senza indugio le elezioni locali attraverso la mobilitazione dell’impegno dei cittadini, come elettori o candidati”. <br />Tue, 18 Jun 2019 11:13:13 +0200OCEANIA/PAPUA NUOVA GUINEA - Chiamati alla santità: i giovani riflettono sulla "Christus Vivit"http://fides.org/it/news/66219-OCEANIA_PAPUA_NUOVA_GUINEA_Chiamati_alla_santita_i_giovani_riflettono_sulla_Christus_Vivithttp://fides.org/it/news/66219-OCEANIA_PAPUA_NUOVA_GUINEA_Chiamati_alla_santita_i_giovani_riflettono_sulla_Christus_VivitPort Moresby - I giovani della Papua Nuova Guone e Isole Salomone sono "chiamati alla santità" nella loro vita quotidiana: è stato questo il tema centrale di riflessione del Seminario nazionale dedicato agli animatori di Pastorale giovanile, organizzato nei giorni scorsi a Port Moresby dalla a Commissione per i giovani della Conferenza episcopale cattolica di Papua Nuova Guinea e Isole Salomone. Come riferito all'Agenzia Fides dall'ufficio comunicazioni sociali della Conferenza, il Seminario ha preso le mosse dalla esortazione apostolica post-sinodale di Papa Francesco intitolata "Cristus vivit" e ha riunito animatori dalle diocesi di Port Moresby, Madang, Mt Hagen, Rabaul, Alotau, Daru-Kiunga, Mendi, Kavieng, Aitape, Wewak, Kerema, Bereina, Vanimo e Lae. <br />Il Vescovo della diocesi di Kerema, Mons. Peter Baquero SDB, e il Vescovo della diocesi di Alotau, Mons. Rolando Santos, hanno seguito personalmente il Seminario insieme con il Segretario della Commissione per i giovani, p. Ambrose Pereira SDB e con altri religiosi. Le sessioni di formazione hanno lo scopo di aiutare i giovani animatori i coordinatori dei gruppi giovanili nel loro lavoro di pastorale giovanile, in ogni diocesi.<br />Rivolgendosi ai coordinatori presenti, il Vescovo Peter Baquero ha detto: "I giovani vogliono una Chiesa che li ascolti di più, questa è una sfida per i giovani animatori e coordinatori dei gruppi, perché siano pronti ad ascoltare i nostri giovani". Nel Seminario di formazione è stato proiettato il film "The Least of These", che ha poi ispirato il dibattito, la riflessione e la preghiera.<br /> "L'interazione di animatori giovanili, la presenza dei due Vescovi e la condivisione arricchente a partire dalla Christus Vivit sono state molto importanti per i nostri giovani" ha detto suor Rebecca Fernandez, OND, coordinatrice dei giovani dell'Arcidiocesi di Port Moresby. "Condividerò ciò che ho imparato attraverso l'accompagnamento e anche attraverso la preghiera, nell'opera di evangelizzazione", ha detto Linus Akaina, animatrice giovanile della diocesi di Bereina.<br />"I giovani non hanno paura di vivere con Cristo", ha sottolineato a Fides p. Ambrose Pereira SDB evidenziando che si è data ai partecipanti l'opportunità di condividere i problemi e le sfide che affrontano quotidianamente nella vita sociale e nel cammino spirituale. Ispirandosi a Gesù, luce e speranza per i suoi discepoli, gli educatori sono stati invitati a " camminare accanto ai giovani, come Don Bosco". Tue, 18 Jun 2019 10:41:25 +0200AMERICA/COLOMBIA - “Habla Quibdó”: i media a disposizione delle comunità per raccontare violenze e problemihttp://fides.org/it/news/66218-AMERICA_COLOMBIA_Habla_Quibdo_i_media_a_disposizione_delle_comunita_per_raccontare_violenze_e_problemihttp://fides.org/it/news/66218-AMERICA_COLOMBIA_Habla_Quibdo_i_media_a_disposizione_delle_comunita_per_raccontare_violenze_e_problemiQuibdó – Mercoledì 19 giugno, dalle 7 alle 10, i social media di Quibdó e la comunità saranno i principali protagonisti della campagna "Habla Quibdó", che ha lo scopo di aprire spazi affinché le persone possano comunicare e condividere quello che vivono ogni giorno in questa zona del paese così colpita dalla violenza.<br />Il Vescovo della diocesi di Quibdó, Mons. Juan Carlos Barreto, spiega nella nota pervenuta a Fides che l'iniziativa vuole consentire ai diversi settori della città di esprimere ciò che sentono, quindi un comitato dei cittadini affronterà questi problemi con le istituzioni. "Ascolteremo la voce delle comunità di Quibdó, dei sobborghi e dei diversi settori, che parleranno di quanto stanno vivendo e di quanto si può fare con alcune istituzioni. Avremo il supporto di esperti che ci aiuteranno a capire le cause e le possibili soluzioni a questi problemi" afferma il Vescovo.<br />Insicurezza, omicidi, estorsioni, rapine, confini invisibili, abusi sui minori, saranno alcuni degli argomenti che verranno affrontati, grazie all'accordo con tutti i media di questa città, che metteranno a disposizione dei cittadini i loro canali perché ognuno possa esprimere le sue preoccupazioni. Mons. Barreto sottolinea che, sebbene le istituzioni abbiano l’obbligo di dare una risposta a tutti i problemi che affliggono questa città, occorre prestare particolare attenzione anche alla formazione della cultura di cittadinanza.<br />Quibdó è un comune della Colombia, capoluogo del dipartimento di Chocó, noto per la sua ampia popolazione afro-colombiana. Si trova nella parte occidentale del paese ed è l'unico dipartimento colombiano ad avere coste sia sull'Oceano Pacifico che sull'Oceano Atlantico. Nonostante risorse naturali non sfruttate, la sua popolazione ha uno dei più bassi standard di vita di tutti i dipartimenti colombiani: nel 2007 circa 50 bambini morirono di fame in meno di tre mesi.<br />Poche settimane fa le varie organizzazioni locali e dei popoli indigeni, insieme alla diocesi di Quibdò, hanno denunciato ancora una volta all'opinione pubblica, nazionale e internazionale, la grave situazione ed il peggioramento della crisi sociale e umanitaria causata dalla ripresa del conflitto armato e della mancanza di protezione alle comunità afro-discendenti e indigene . <br />Tue, 18 Jun 2019 10:10:09 +0200ASIA/PAKISTAN - Progetto di riforma delle scuole islamiche: i cristiani approvanohttp://fides.org/it/news/66217-ASIA_PAKISTAN_Progetto_di_riforma_delle_scuole_islamiche_i_cristiani_approvanohttp://fides.org/it/news/66217-ASIA_PAKISTAN_Progetto_di_riforma_delle_scuole_islamiche_i_cristiani_approvanoIslamabad - "Aggiornare e riformare il sistema di istruzione nelle scuole islamiche è un buon passo del governo del Pakistan. È un nuovo viaggio per combattere l'estremismo, il fondamentalismo e il terrorismo nel paese. Il governo deve fare tutto il possibile per migliorare i suoi cittadini e il suo paese": lo dichiara all’Agenzia Fides p. James Channan OP, Direttore del “Peace Center” a Lahore, impegnato per la pace e i diritti umani nel paese.<br />Il governo ha annunciato di voler riformare il sistema educativo in oltre 30.000 scuole islamiche nel paese. La riforma include il divieto di promuovere odio contro altre religioni, fedi o etnie. Il governo entrerà nella gestione finanziaria degli istituti e disporrà controlli sugli insegnamenti e programmi scolastici. L’intenzione, ha rilevato il generale Asif Ghafoor, portavoce dell'esercito pakistano, è “portare le scuole islamiche nel mainstream: ci sono 2,5 milioni di bambini che ricevono istruzione in oltre 30.000 scuole islamiche. Circa 100 di queste scuole sono coinvolte in attività violente”. "Vogliamo porre fine alla violenza e all'estremismo dal nostro paese. Questo sarà possibile solo quando gli studenti istruiti nelle scuole islamiche avranno la medesima istruzione", ha aggiunto il portavoce.<br />P. Channan nota a Fides: "Va dato merito al governo di Imran Khan, al ministero dell'Istruzione e al ministero per gli Affari religiosi e l'armonia interreligiosa, per il disegno di riforma dei curriculum. I bambini impareranno materie moderne e sapranno di attualità internazionale: questo aprirà le loro menti e cresceranno come buoni cittadini del Pakistan. Inoltre gli studenti cresceranno in un ambiente pacifico e impareranno a vivere in pace, armonia e accoglienza dell’altro: questo sarà un contributo alla società e al futuro della nazione”.<br />P. Channan, che nel suo lavoro coltiva buoni rapporti con gli studiosi e i leader islamici, afferma: "Ci sono numerose scuole coraniche in Pakistan, e alcune di queste vengono utilizzate per seminare odio o per promuovere le agende personali di piccoli gruppi estremisti. Accogliamo con soddisfazione la volontà del governo di tutelare i bambini innocenti che studiano in queste scuole”.<br /> Sabir Michael, noto educatore e attivista cattolico per la pace a Karachi, parlando a Fides, dichiara: "Accolgo con favore questa riforma, è il bisogno del tempo, ma esorto il governo a essere più specifico nelle sue politiche di riforma. E’ importante che queste scuole siano sostenute dal governo che mantenga un controllo su di esse, in modo che non si coinvolgano bambini e ragazzi nella preparazione di estremisti, fondamentalisti e terroristi”. <br />P. Mario Rodrigues, Rettore della Cattedrale di San Patrizio, rileva all'Agenzia Fides: "Per il governo di Imran Khan è essenziale portare a termine una riforma nel sistema scolastico. I discorsi di odio dovrebbero essere completamente banditi e i bambini che studiano nelle scuole islamiche vanno educati a essere cittadini patriottici e fedeli del Pakistan”. <br />Tue, 18 Jun 2019 10:04:20 +0200AFRICA/NIGER - Preghiera interconfessionale per padre Maccalli a Niameyhttp://fides.org/it/news/66216-AFRICA_NIGER_Preghiera_interconfessionale_per_padre_Maccalli_a_Niameyhttp://fides.org/it/news/66216-AFRICA_NIGER_Preghiera_interconfessionale_per_padre_Maccalli_a_NiameyNiamey – “Dopo nove mesi di assenza di padre Pierluigi Maccalli c’è stato il primo momento comune di preghiera con i capi musulmani della capitale”: lo comunica all’Agenzia Fides padre Mauro Armanino, sacerdote della Società per le Missioni Africane . Il missionario ha organizzato un incontro di preghiera a Niamey in occasione del nono mese dal rapimento del suo confratello, prelevato il 18 settembre 2018. <br />“All’incontro di preghiera che abbiamo vissuto a Niamey, nella cappella di Sainte Monique de la Francophonie, ieri 17 giugno, – riferisce il missionario – hanno preso parte il Vescovo di Niamey, un pastore e gli altri membri del Comitato del dialogo intra e interreligioso. E’ stato possibile, per un’ora, immaginare che la pace, la ‘convivialità delle differenze’, come la definiva padre Gigi, potesse farsi strada attraverso le ferite di tutti. Musulmani e cristiani accomunati nel dolore delle famiglie per i molti, troppi fedeli uccisi o spariti. Nella distruzione dei luoghi di culto e nella profanazione dell’umana avventura che la vita accomuna sotto le stesse fragili speranze. Per un’ora si è creduto e provato che le strade che portano alla pace possono, nell’assenza presente di un volto, incontrarsi”.<br />Osserva p. Armanino: “Ci sono assenze pesanti, assenze creative, assenze feconde, assenze come ferite nelle quali, come nei solchi, si può seminare un futuro differente”. E prosegue: “Appena due giorni fa hanno attaccato alcune chiese nella capitale economica del paese, Maradi . Ma siamo certi che nè la violenza nè l’odio dell’altro sono l’ultima parola. Continuiamo a pregare e sperare per padre Gigi.”. <br /> <br />Tue, 18 Jun 2019 09:51:30 +0200OCEANIA/AUSTRALIA - Settimana di preghiera e azione per i richiedenti asilo: la Chiesa chiede un processo equo e l'integrazionehttp://fides.org/it/news/66215-OCEANIA_AUSTRALIA_Settimana_di_preghiera_e_azione_per_i_richiedenti_asilo_la_Chiesa_chiede_un_processo_equo_e_l_integrazionehttp://fides.org/it/news/66215-OCEANIA_AUSTRALIA_Settimana_di_preghiera_e_azione_per_i_richiedenti_asilo_la_Chiesa_chiede_un_processo_equo_e_l_integrazioneSydney - “Invitiamo tutti a partecipare alla ‘Settimana nazionale di preghiera e azione’ che quest'anno coincide sia con la ‘Settimana del Rifugiato’ sia con i primi 100 giorni del neoeletto governo: è un momento cruciale per lanciare un messaggio forte di compassione per chi cerca asilo. Scuole, parrocchie, reti e organizzazioni si uniranno per pregare, agire e sensibilizzare sull’importanza di aprirsi alle persone che cercano accoglienza nelle nostre comunità. Per concretizzare la richiesta di Papa Francesco di ospitare, proteggere, promuovere e integrare migranti e rifugiati, chiediamo a ognuno di agire insieme ai membri di tutta la comunità cattolica dell'Australia”. E’ quanto dichiara, in una nota inviata all’Agenzia Fides, la “Catholic Alliance for People Seeking Asylum” , forum di vari organismi cattolici australiani che si batte per i diritti dei richiedenti asilo.<br />Come precisato nella nota, l’iniziativa, che ogni anno punta a sensibilizzare su un diverso aspetto del fenomeno, quest’anno chiede che sia garantito "un processo equo per le persone che cercano asilo. Questo significa: che i richiedenti siano processati mentre vivono integrati nella comunità, in Australia; che la valutazione delle richieste sia tempestiva, trasparente e avvenga nel rispetto della dignità umana; che vi sia possibilità di un ricorso equo; che ci siano supporti adeguati per una vita dignitosa nella fase di attesa di l’elaborazione della domanda”. <br />L’iniziativa si svolge in concomitanza con la Settimana del Rifugiato: in corso dal 16 al 22 giugno, che rappresenta l'appuntamento annuale più importante in tema di immigrazione in Australia. Quest’anno è stato chiesto a imprese, gruppi, comunità, scuole e individui di organizzare un pasto durante il quale ascoltare le storie dei “Refugee Ambassadors”. Lo si può fare invitando un rifugiato direttamente all’evento o guardando delle video-testimonianze preparate dagli organizzatori della Settimana. “Il cibo – afferma la rete CAPSA – è uno dei modi migliori in cui possiamo riunire le persone e condividere le nostre culture. Per questo invitiamo a ‘condividere un pasto, condividere una storia’, come recita il tema dell’anno”. <br />Mon, 17 Jun 2019 12:16:11 +0200AFRICA/NIGER - Una chiesa cristiana incendiata a Maradihttp://fides.org/it/news/66214-AFRICA_NIGER_Una_chiesa_cristiana_incendiata_a_Maradihttp://fides.org/it/news/66214-AFRICA_NIGER_Una_chiesa_cristiana_incendiata_a_MaradiNiamey - Nella notte tra sabato 15 e domenica 16 giugno, a Maradi, terza città del Niger, un gruppo di manifestanti che protestavano contro l'arresto di un importante imam locale, ha dato alle fiamme una chiesa cristiana protestante. Lo confermano fonti di Fides in Niger, riferendo di una situazione di tensione sociale. “La chiesa di Zaria, quartiere popolare di Maradi, è stata bruciata, come pure l'auto del Pastore, ad opera di sconosciuti. La gendarmeria è sul posto” ha dichiarato un responsabile della chiesa della “Assemblea di Dio” in un messaggio indirizzato ai fedeli. L’ennesimo atto di violenza si va ad aggiungere ai tre subiti dalla parrocchia di Dolbel, 200 Km da Niamey, il 13 maggio scorso .<br />Secondo le testimonianze locali, sabato sera gruppi di giovani hanno manifestato costruendo barricate sulla strada per l’arresto dell’imam Cheick Rayadoune, che aveva definito “anti-islamico” un disegno di legge governativo sull'organizzazione del culto in Niger. Rayadoune è stato rilasciato domenica pomeriggio, ha ammesso il suo errore e si è scusato. “I miei sostenitori devono smettere di creare disordini in città, l'islam non vuole questo, non sono stato maltrattato dalla polizia” ha riferito il leader in un messaggio. “Sono stato ingannato da coloro che mi hanno tradotto un testo che si suppone fosse il documento ufficiale”.<br />Il disegno di legge, adottato alla fine del mese di aprile del Consiglio dei ministri, stabilisce in particolare che “la libertà di culto deve essere esercitata nel rispetto dell'ordine pubblico” e che “l’esercizio di culto in un luogo pubblico sarà soggetto al regime di autorizzazione preventiva”.<br />Il testo, che sarà discusso in Parlamento per l'entrata in vigore, sancisce “il diritto dello Stato di controllare le fonti di finanziamento per la costruzione e l'esercizio dei luoghi di culto privati” che saranno “soggetti ad una previa autorizzazione”. Il ministro dell'Istruzione superiore, Yahouza Sadissou, ha dichiarato: “Non faremo mai un atto contrario alla nostra religione e abbiamo il dovere di proteggere le altre religioni”.<br />Il Niger è un paese a stragrande maggioranza musulmano, con l'1-2% di cristiani su una popolazione di oltre 20 milioni di abitanti. Ha già avuto in passato problemi di carattere religioso. Nel 2015, vi furono rivolte anti-cristiane a Niamey che distrussero la maggior parte delle chiese nella capitale, e a Zinder, la seconda città più grande del paese. Mon, 17 Jun 2019 12:05:30 +0200AMERICA/COLOMBIA - Il Vescovo di Buenaventura: la violenza a livelli terrificanti, la gente ha paura di denunciarehttp://fides.org/it/news/66213-AMERICA_COLOMBIA_Il_Vescovo_di_Buenaventura_la_violenza_a_livelli_terrificanti_la_gente_ha_paura_di_denunciarehttp://fides.org/it/news/66213-AMERICA_COLOMBIA_Il_Vescovo_di_Buenaventura_la_violenza_a_livelli_terrificanti_la_gente_ha_paura_di_denunciareBuenaventura – Da quasi due anni è Vescovo della diocesi di Buenaventura in Colombia, e già ha avuto a che fare con i gruppi violenti che hanno seminato il terrore nella zona.<br />Mons. Rubén Darío Jaramillo Montoya continua a provare tutte le strade per fermare il confronto violento dei gruppi criminali che si contendono il controllo di questa parte del paese, dove si trova il più importante porto colombiano sul Pacifico, crocevia del commercio che sostiene gran parte dell'economia nazionale.<br />Solo pochi giorni fa il Vescovo ha dichiarato ad una radio locale che era disposto a salire su un elicottero per spargere acqua benedetta sul porto e sulla città in modo di allontanare definitivamente i demoni. In una intervista alla stampa ha chiesto l’intervento delle autorità nazionali per affrontare insieme la violenza che sta raggiungendo livelli terrificanti.<br />Nell'intervista pervenuta Fides il Vescovo ha affermato che non sorprende trovare corpi smembrati per strada, come simbolo del potere della violenza nella zona del porto. Le "case di pique" continuano ad esistere, ha dichiarato Mons. Jaramillo Montoya. Con questo nome venivano indicati i luoghi di tortura e assassinio delle persone rapite perché ostacolavano o non sostenevano le bande e il crimine organizzato: una realtà che nel 2015 si pensava scomparsa , ma che era stata denunciata a suo tempo dal Vescovo predecessore di Mons. Jaramillo, Mons. Héctor Epalza Quintero, P.S.S. In molte occasioni i Pastori hanno denunciato questo orrore, segnalando come la violenza sia “ancorata” nel porto da più di 37 anni: mentre le altre regioni hanno visto una diminuzione degli omicidi, Buenaventura rimane a livelli allarmanti .<br />“Abbiamo avuto 54 morti violente finora quest'anno, ma ci sono molte persone che scompaiono. E questo non viene denunciato - ha detto Mons. Jaramillo solo due giorni fa -. Il problema è che non esiste ancora una cultura della denuncia perché c'è paura, abbiamo una società che ha paura di denunciare. La comunità mi ha chiesto di anticipare le messe della domenica alle sei del pomeriggio perché temono di essere rapiti o rimanere per strada durante il coprifuoco illegale. Ci sono uomini motorizzati con i fucili che percorrono i quartieri".<br />"Ho sentito dai fedeli racconti tremendi – prosegue il Vescovo -. Questi gruppi costringono una famiglia ad andarsene, così la casa rimane vuota e i criminali la prendono per tenerci le armi, per eseguire esecuzioni tra bande e per portarci le persone che non pagano le estorsioni. Poi anche le persone che vivono nelle vicinanze sono minacciate e devono andare in un altro quartiere, perché la gente è povera e non può andare in un'altra città. Questo movimento intraurbano non è registrato come sfollamento o migrazione interna. Lo spostamento interno non è a conoscenza dello Stato e quindi le persone finiscono per soddisfare una legge chiamata del silenzio: è meglio tacere, perché se uccidono un fratello, possono uccidere anche le figlie, gli zii, i nonni, quindi alla fine si tace".<br />Di fronte a questa situazione, Mons. Jaramillo propone di arrivare alla radice del problema: “prima di tutto ci siamo allontanati da Dio, invece bisogna vedere l'altro come qualcosa di sacro, la vita è sacra. Oggi non ci interessa più nulla, ma solo il potere economico, il potere commerciale, il potere politico e il potere delle armi, che qui in sostanza è chi comanda. Dobbiamo chiedere l'aiuto dello Stato, certo, ma è un problema di tutti, quindi siamo tutti chiamati a risolverlo, anche gli organismi sociali, le imprese private, con strategie per creare fiducia e così promuovere il lavoro e la sicurezza" conclude il Vescovo.<br />La Diocesi di Buenaventura , ha una superficie di 6.297 kmq e una popolazione di 407.675 abitanti, di cui 306.000 sono cattolici. Vi lavorano 38 sacerdoti , 15 fratelli religiosi, 12 religiose. Ci sono 6 seminaristi maggiori. .<br /> <br />Mon, 17 Jun 2019 11:21:34 +0200ASIA/TURCHIA - Inaugurata Luys TV, prima rete televisiva in lingua armena e turcahttp://fides.org/it/news/66212-ASIA_TURCHIA_Inaugurata_Luys_TV_prima_rete_televisiva_in_lingua_armena_e_turcahttp://fides.org/it/news/66212-ASIA_TURCHIA_Inaugurata_Luys_TV_prima_rete_televisiva_in_lingua_armena_e_turcaAnkara – Luys in armeno vuol dire “luce”. E ha scelto di chiamarsi “Luys TV” il primo canale televisivo in lingua armena e turca, inaugurato nei giorni corsi in Turchia. Lo dirige il giornalista armeno turco Aram Kuran, il quale ha riferito ai media locali che il progetto di dare vita a una canale bilingue armeno-turco ha preso le mosse due anni fa, e ha anche ringraziato il Presidente turco Recep Tayyp Erdogan per l’appoggio da lui assicurato all’iniziativa. <br />Il canale Luys TV era stato lanciato solo via internet lo scorso 6 gennaio, per trasmettere la messa di Natale secondo il rito armeno. E' stato proprio il gran numero di persone che hanno seguito la messa in armeno in TV a spingere i promotori dell’iniziativa a dare vita a una vera e propria rete in grado di trasmettere programmi e celebrazioni in lingua armena. <br />Al momento, i programmi in armeno e in turco vengono diffusi solo in alcuni giorni della settimana, e i notiziari rappresentano una semplice traduzione in armeno delle notizie diffuse dall’Agenzia governativa turca Anadolu, mentre la Radio- tv di Stato turca TRT consente alla nuova rete di attingere al proprio archivio di filmati e documentari. Il 70 per cento dei programmi sono in lingua armena, e il 30 per cento in lingua turca. Nel palinsesto, ancora limitato, figurano anche programmi per bambini. <br />Mon, 17 Jun 2019 10:50:42 +0200AMERICA/BRASILE - “Migrazione e politiche pubbliche”: 34ma Settimana nazionale del Migrantehttp://fides.org/it/news/66211-AMERICA_BRASILE_Migrazione_e_politiche_pubbliche_34ma_Settimana_nazionale_del_Migrantehttp://fides.org/it/news/66211-AMERICA_BRASILE_Migrazione_e_politiche_pubbliche_34ma_Settimana_nazionale_del_MigranteSan Paolo – Si è aperta ieri, domenica 16 giugno, in tutto il paese, la 34.ma “Settimana del migrante”, che si concluderà domenica 23. Secondo le informazioni inviate all’Agenzia Fides, il tema della settimana è come sempre collegato al tema della Campagna di Fraternità: quest’anno il tema è "Migrazione e politiche pubbliche" e il motto: "Accogliere, proteggere, promuovere, integrare e celebrare. La lotta è ogni giorno".<br />"Invitiamo tutti gli operatori della Pastorale dei Migranti, insieme a pastori, uomini e donne di buona volontà, sensibili al dolore dell'altro, a riflettere e a cercare piste di azione, partendo dall'invito di Papa Francesco ad accogliere, proteggere, promuovere e integrare il migrante" ha affermato Sua Ecc. Mons. José Luiz Ferreira Sales, Vescovo di Pesqueira, referente del settore della mobilità umana nell’ambito della Conferenza Episcopale e presidente del Servizio Pastorale dei migranti . In questo contesto, il Vescovo informa che il Servizio Pastorale dei migranti sta lavorando per ottenere maggiori possibilità di ingresso sicuro e legale ai migranti nei paesi di destinazione, per azioni in difesa dei diritti e della dignità di migranti e rifugiati, nonché per offrire opportunità affinchè si realizzino come persone in tutte le dimensioni umane.<br />Materiale sulla realtà delle migrazioni in Brasile e per stimolare le azioni durante la settimana, è stato inviato alle diverse Chiese e comunità locali, sottolineando due importanti date di questi giorni: il 20 giugno la Giornata mondiale dei rifugiati e il 25 la Giornata dei migranti. <br />Mon, 17 Jun 2019 10:03:18 +0200EUROPA/ITALIA - Pregare, sperare, avvicinarsi: veglia di preghiera e marcia per il rilascio di padre Gigi Maccallihttp://fides.org/it/news/66210-EUROPA_ITALIA_Pregare_sperare_avvicinarsi_veglia_di_preghiera_e_marcia_per_il_rilascio_di_padre_Gigi_Maccallihttp://fides.org/it/news/66210-EUROPA_ITALIA_Pregare_sperare_avvicinarsi_veglia_di_preghiera_e_marcia_per_il_rilascio_di_padre_Gigi_MaccalliCrema – Un altro lungo mese di silenzio è passato dalla notte tra il 17 e il 18 settembre 2018 nella quale padre Pierluigi Maccalli, sacerdote della Società per le Missioni Africane , è stato rapito in Niger. Come ricordano i missionari SMA all’Agenzia Fides, sabato 15 giugno è stato, inoltre, il 34° anniversario dell’ordinazione sacerdotale di p. Gigi originario della parrocchia di Madignano. Tra le iniziative organizzate per mantenere vivo il suo ricordo e la speranza del rilascio, la diocesi di Crema ha organizzato una veglia di preghiera e marcia che parte oggi, 17 giugno, alle ore 21, dalla Pieve di Palazzo Pignano al Santuario Madonna delle Assi di Monte Cremasco.<br />“Pregare, sperare, avvicinarsi con il cuore e con la mente a una realtà lontana e per molti versi sconosciuta come l’Africa e in particolare il Niger”, si legge nell’annuncio inviato all’Agenzia Fides, che mette in risalto l’evento.<br />“Non è la prima veglia che viene organizzata in diocesi”, racconta all’Agenzia Fides Enrico Fantoni, Direttore del centro missionario di Crema. “A partire infatti dalla prima, preparata dalla parrocchia di S. Giacomo, su suggerimento del Vescovo, molte parrocchie della Diocesi si sono attivate in una vera e propria staffetta, per fare in modo che il ricordo del missionario sia presente in ogni chiesa del territorio”, continua Fantoni. <br />“Se nella sua parrocchia di origine, a Madignano, padre Gigi viene ricordato ogni sera con la recita comunitaria del Rosario, momenti di preghiera vengono celebrati un po' dovunque, senza aspettare date particolari o speciali ricorrenze” sottolinea il Direttore del Centro missionario di Crema. “A testimonianza di questo basti ricordare i due striscioni che campeggiano in piazza Duomo: uno dal Palazzo comunale, l'altro dal Palazzo vescovile con la medesima scritta: Liberate padre Gigi. Da notare, poi, che la campagna di solidarietà in Quaresima, nel 2019, sia stata destinata alla costruzione della scuola secondaria a Bomoanga: un sogno che padre Maccalli aveva confidato al nostro Centro Missionario pochi giorni prima di partire”.<br />Conclude Fantoni: “Mentre siamo in trepida attesa di buone nuove dal Niger, tutti a Crema credono nella vita di padre Gigi, tutti sperano in una sua imminente liberazione, pronti a trasformare la prossima Veglia da un momento di ricordo a un momento di gioia e di ringraziamento”.<br /> <br />Mon, 17 Jun 2019 09:40:48 +0200AMERICA/MESSICO - Le uccisioni impunite dei sacerdoti, considerati “stabilizzatori sociali” che disturbano la criminalità organizzatahttp://fides.org/it/news/66209-AMERICA_MESSICO_Le_uccisioni_impunite_dei_sacerdoti_considerati_stabilizzatori_sociali_che_disturbano_la_criminalita_organizzatahttp://fides.org/it/news/66209-AMERICA_MESSICO_Le_uccisioni_impunite_dei_sacerdoti_considerati_stabilizzatori_sociali_che_disturbano_la_criminalita_organizzataCittà del Messico – Secondo il Centro Cattolico Multimediale , le violenze contro i sacerdoti non sono espressione diretta dell’odio alla fede, bensì di una volontà di “destabilizzazione sociale”. “Il sacerdote e le comunità parrocchiali favoriscono la sicurezza, l’educazione, i servizi sanitari, i diritti umani di migranti, donne e bambini...” spiega a Fides il direttore del CCM, il sacerdote paolino Omar Sotelo Aguilar, SSP. La Chiesa locale è, di fatto, “una realtà che aiuta la gente, in diretta concorrenza con il crimine organizzato”, il quale sa che eliminare un sacerdote è molto più che eliminare una persona, perché destabilizza un’intera comunità. Così si instaura “una cultura del terrore e del silenzio, importante per la crescita della corruzione e, quindi, per permettere ai cartelli di lavorare liberamente”. Il fenomeno è particolarmente accentuato negli stati di Guerrero, Veracruz, Michoacán, ma ora “è allarme totale” anche in Tamaulipa, Jalisco e Guanajuato. <br />“Tragedia e crogiolo del sacerdozio in Messico” è il titolo di un dossier giornalistico alla base dell’omonimo libro e, recentemente, di un documentario, con cui don Omar Sotelo Aguilar denuncia la violenza che colpisce i sacerdoti ormai in tutto il Paese e l’impunità quasi assoluta che la circonda. A colloquio con l’Agenzia Fides, il religioso ricorda che “nel 2018 sono stati assassinati in Messico sette sacerdoti”.<br />Secondo quanto raccolto in circa nove anni di indagini giornalistiche, che sono valse a padre Sotelo il Premio Giornalistico Nazionale 2017, il fenomeno è in crescita, di pari passo con l’aumento della violenza nel Paese. “Nel sessennio di presidenza di Luis Felipe Calderón furono 17 i sacerdoti assassinati, e in quello di Enrique Peña Nieto, 26” sintetizza il sacerdote paolino, che è preoccupato anche del fatto che oltre l’80% di questi crimini rimangano impuniti. <br />Il caso più eclatante è l’omicidio del Card. Juan Jesús Posadas Ocampo, poiché “dopo più di 25 anni nessuna persona è in carcere per quel crimine”. Nessun incriminato neppure per l’uccisione di due giovani sacerdoti uccisi brutalmente lo scorso anno sulla statale Taxco-Iguala. “Il documentario” afferma il direttore, “vuole essere una voce che grida in questa oscurità così tremenda”. <br />Le intimidazioni sono così frequenti che in Messico vengono profanate in media 26 chiese al mese. “Nel modus operandi abituale, gli attacchi ai sacerdoti cominciano con l’estorsione, passano al sequestro, molto spesso alla tortura, e in ultima istanza all’assassinio, con una violenza particolarmente brutale” illustra don Sotelo Aguilar. Inoltre, è comune la diffamazione post mortem dei sacerdoti uccisi, per “deviare l’attenzione” nelle indagini e per archiviarle senza esito. Grazie al lavoro svolto dall’equipe del CCM, sono state segnalate e rese pubbliche “anomalie” da parte degli inquirenti e le autorità hanno dovuto riaprire i fascicoli già archiviati. Le ricerche del CCM hanno provocato l’intervento della Commissione Diritti Umani del Parlamento e l’azione del Dipartimento di Stato degli USA e di organizzazioni internazionali. <br />Mon, 17 Jun 2019 08:55:19 +0200ASIA/PAKISTAN - Governo e leader religiosi insieme per promuovere la pacifica convivenzahttp://fides.org/it/news/66208-ASIA_PAKISTAN_Governo_e_leader_religiosi_insieme_per_promuovere_la_pacifica_convivenzahttp://fides.org/it/news/66208-ASIA_PAKISTAN_Governo_e_leader_religiosi_insieme_per_promuovere_la_pacifica_convivenzaLahore - "Il Punjab happrezza il buon lavoro della Commissione nazionale per Dialogo interreligioso ed ecumenismo, della Conferenza episcopsle del Pakistan, per promuovere la pace e l'armonia. Il governo del Punjab sosterrà tutte le iniziative di pace della Commissione e lavorerà con essa per promuovere la pacifica convivenza nella società. Il governo intende promuovere il turismo interreligioso e formare commissioni interreligiose nei diversi distretti del Punjab allo scopo di affrontare i problemi e creare fraternità e coesistenza pacifica": come appreso dall'Agenzia Fides, lo ha detto Ijaz Alam Augustine, ministro per i diritti umani e gli affari delle minoranze nella provincia del Punjab, partecipando a un incontro organizzato a Lahore dalla Commissione per il dialogo interreligioso e l'ecumenismo dei Vescovi del Pakistan. L'arcivescovo Sebastian Francis Shaw, accanto a diversi leder islamici e della società civile, presenti all'incontro, ha ricordato la festa di Eid al Fitr e ha ringraziato tutti gli ulema che "lavorano per la promozione della tolleranza, per l'accoglienza, la pace e armonia nelle loro moschee, nelle scuole islamiche e in altre istituzioni", ed esprimendo "la determinazione a continuare a lavorare insieme con i leader religiosi per il progresso della società e per la pacifica coesistenza in Pakistan".<br />Fr. Francis Nadeem OFM Cap, Segretario esecutivo della Commissione, ha ricordato ed elogiato quanti, musulmani e cristiani "svolgono un ruolo vitale nella promozione della pace e dell'armonia nel paese", ribadendo "la necessità di lavorare insieme senza qualsiasi discriminazione per la pace, la prosperità e il progresso del Pakistan".<br />I leader musulmani hanno consegnato all'arcivescovo una lettera, esprimendo gioia e gratitudine alla Commissione nazionale per il dialogo interreligioso e l'ecumenismo per il suo impegno nel campo della pace e della teolleranza, promettendo la loro attiva collaborazione per continuare a promuovere buone relazioni islamo-cristiane in Pakistan e a fermare ogni forma di estremismo e fanatismo religioso che genera odio e violenza. <br />Sat, 15 Jun 2019 12:51:36 +0200