Fides News Italianohttp://fides.org/Le notizie dell'Agenzia Fidesen-usASIA/GIORDANIA - Re Abdallah II al Presidente armeno: i cristiani hanno contribuito a costruire la civiltà arabahttp://fides.org/it/news/56297-ASIA_GIORDANIA_Re_Abdallah_II_al_Presidente_armeno_i_cristiani_hanno_contribuito_a_costruire_la_civilta_arabahttp://fides.org/it/news/56297-ASIA_GIORDANIA_Re_Abdallah_II_al_Presidente_armeno_i_cristiani_hanno_contribuito_a_costruire_la_civilta_arabaAmman – I cristiani hanno dato un proprio contributo alla costruzione della civiltà araba. Anche per questo l'esodo forzato delle comunità cristiane autoctone dal Medio Oriente è un fenomeno grave, che va arginato in ogni modo possibile. Così si è espresso Re Abdallah II di Giordania nei suoi colloqui con il Presidente dell'Armenia, Serzh Sargsyan, che mercoledì 29 ottobre, a capo di una folta e qualificata delegazione, ha iniziato la sua visita ufficiale nel Regno di Giordania, la prima di un Capo di Stato armeno. <br />Come riportano i media giordani consultati dall'Agenzia Fides, negli incontri con il Presidente armeno Re Abdallah ha sottolineato l'impegno della Monarchia hascemita nella protezione e nel sostegno all'identità delle comunità cristiane arabe. Dal canto suo, il Presidente Sargsyan ha ribadito il legame di intima amicizia che lega gli armeni alle popolazioni arabe, esprimendo anche parole di gratitudine per la figura di Sharif Hussein Bin Ali e degli altri leader arabi che accolsero i rifugiati armeni fuggiti dalla Penisola anatolica dopo il Genocidio armeno. <br />Venerdì 31 ottobre il Patriarca armeno di Gerusalemme, Nourhan Manougian, presiederà la celebrazione liturgica di consacrazione della nuova chiesa armena di San Garabed, costruita sulla riva del fiume Giordano . Il terreno su cui sorge la chiesa, non lontano dal luogo tradizionalmente indicato come il sito del Battesimo di Gesù, è stato messo a disposizione della comunità armena da Re Abdallah II. .Thu, 30 Oct 2014 00:00:00 +0100OCEANIA/AUSTRALIA - Catholic Mission chiede il supporto degli australiani per sfamare i bambini peruviani affamati, malnutriti e malatihttp://fides.org/it/news/56296-OCEANIA_AUSTRALIA_Catholic_Mission_chiede_il_supporto_degli_australiani_per_sfamare_i_bambini_peruviani_affamati_malnutriti_e_malatihttp://fides.org/it/news/56296-OCEANIA_AUSTRALIA_Catholic_Mission_chiede_il_supporto_degli_australiani_per_sfamare_i_bambini_peruviani_affamati_malnutriti_e_malatiMelbourne – Il fenomeno della malnutrizione continua a dilagare in alcune delle zone più povere e remote del Perù. In vista delle prossime festività natalizie, Catholic Mission Australia ha lanciato il suo appello mettendo in evidenza il lavoro dei missionari cattolici impegnati nel Paese latinoamericano per cercare di superare il grave problema che colpisce soprattutto i bambini. Tra questi missionari, Catholic Mission cita fr. Mauricio Careaga, che gestisce un programma di alimentazione per giovani e bambini vulnerabili a Yurimaguas, nella regione di Loreto, in Amazzonia. Il Programma, ben avviato, ha tuttavia bisogno urgente di fondi per ampliarsi e continuare a salvare vite preziose. <br />Il tema della campagna, “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare”, rappresenta una storia di disperazione, ma anche di speranza. “Alcuni bambini che vivono in queste zone sono così disperati che cercano ogni modo possibile per alleviare i forti dolori della fame e arrivano a mangiare anche i rami degli alberi e la spazzatura” riferisce fr. Mauricio. “Mi sento angosciato ogni volta che devo allontanare un bambino affamato, malnutrito o malato, ma i fondi sono finiti e senza aiuti non sono in grado di aiutare tutti.” <br />Il Direttore nazionale di Catholic Mission, Martin Teulan, sottolinea che con il 54% del tasso di mortalità infantile per malnutrizione, il sostegno dei benefattori è fondamentale per la sopravvivenza dei piccoli. Senza carne, verdure, latte, molti bambini rimangono vittime dei gravi effetti della malnutrizione, che porta al rachitismo, ad uno sviluppo mentale limitato oltre che un sistema immunitario molto precario che li rende ancora più vulnerabili alle infezioni e alle malattie. “Invito tutti gli australiani a sostenere il lavoro di fr. Mauricio in Peru, in modo che tutti i bambini possano avere un pasto nutriente, non solo a Natale ma anche negli anni a venire” dice Teulan nel suo appello. Thu, 30 Oct 2014 00:00:00 +0100AFRICA/ZAMBIA - “Uniamoci in preghiera in questo momento di lutto”: invito delle Chiese dopo la morte del Presidentehttp://fides.org/it/news/56293-AFRICA_ZAMBIA_Uniamoci_in_preghiera_in_questo_momento_di_lutto_invito_delle_Chiese_dopo_la_morte_del_Presidentehttp://fides.org/it/news/56293-AFRICA_ZAMBIA_Uniamoci_in_preghiera_in_questo_momento_di_lutto_invito_delle_Chiese_dopo_la_morte_del_PresidenteLusaka - “A nome delle tre Chiese maggiori in Zambia porgiamo le nostre sincere condoglianze alla famiglia presidenziale, al governo e al popolo dello Zambia, a seguito di questa grave perdita” afferma il messaggio di condoglianze del Council of Churches in Zambia, che riunisce le tre principali confessioni cristiane dello Zambia per la morte del Presidente Michael Chilufya Sata . “Invitiamo tutti i cittadini dello Zambia a rimanere calmi e uniti durante questo periodo di lutto, in modo da dare al Presidente scomparso un funerale degno e adeguato” continua il messaggio.<br />“Chiediamo a tutti di unirsi in preghiera per la transizione pacifica nel governo e nel resto del Paese. Possa l’anima del Presidente scomparso riposare nella pace eterna di Dio e possa lo Zambia continuare a vivere unito in queste difficile circostanze mentre guarda al futuro” conclude il messaggio. Il Vice Presidente dello Zambia, Guy Scott, assicurerà l’interim in attesa dell’elezione del nuovo Capo dello Stato Thu, 30 Oct 2014 00:00:00 +0100AMERICA/ARGENTINA - Droghe: “urge passare dalla preoccupazione all’azione”http://fides.org/it/news/56292-AMERICA_ARGENTINA_Droghe_urge_passare_dalla_preoccupazione_all_azionehttp://fides.org/it/news/56292-AMERICA_ARGENTINA_Droghe_urge_passare_dalla_preoccupazione_all_azioneBuenos Aires – Il Vescovo della diocesi di Gualeguaychú, Sua Ecc. Mons. Jorge Eduardo Lozano, che è Presidente della Commissione episcopale per la Pastorale Sociale, ha riconosciuto che da un certo tempo si è iniziato a parlare nel paese del problema della droga. Tuttavia la preoccupazione non basta, è necessario compiere un primo passo verso l'azione. Ha anche messo in guardia sulle conseguenze dei "messaggi ambigui" che generano l'idea che "provare solo una volta non fa niente ” oppure che esista anche “un consumo sicuro”. <br />Parlando con alcuni operatori dei media al termine di una celebrazione cui aveva partecipato il 28 ottobre a Buenos Aires, per illustrare meglio il concetto, il Vescovo ha fatto questo esempio: “Una delle più grandi minacce nel deserto è il miraggio. Ci inganna con delle apparenze e ci fa correre verso il nulla, con uno spreco di energia. Poi si aggiunge la delusione. Nel frattempo coloro che si arricchiscono sono le narco-bande, organizzate da individui senza scrupoli, senza patria, senza solidarietà, solo con l'avidità di denaro e potere".<br />Il tema è di stringente attualità in questi giorni nel paese, in quanto il governo argentino deve decidere la strategia da adottare per combattere il consumo delle droghe. La Chiesa ha più volte criticato questa situazione. Mons. Jorge Lozano ha già detto che “prima di pensare alla depenalizzazione, si devono affrontare le questioni dell'inclusione sociale, rafforzare le pari opportunità e la lotta alle dipendenze” . Nel frattempo la situazione continua a degenerare, e molti giovani tossicodipendenti vengono emarginati dalla società, giungendo fino al suicidio, come ha denunciato da tempo Mons. Torrado Mosconi, Vescovo ausiliare di Santiago del Estero . Thu, 30 Oct 2014 00:00:00 +0100ASIA/SIRIA - I Vescovi cattolici siriani: se il mondo vuole aiutarci, la smetta di mandarci armi!http://fides.org/it/news/56291-ASIA_SIRIA_I_Vescovi_cattolici_siriani_se_il_mondo_vuole_aiutarci_la_smetta_di_mandarci_armihttp://fides.org/it/news/56291-ASIA_SIRIA_I_Vescovi_cattolici_siriani_se_il_mondo_vuole_aiutarci_la_smetta_di_mandarci_armiDamasco - Un severo richiamo alla comunità internazionale perché metta fine al traffico di armi che alimenta la guerra e un appello alle coscienze dei cristiani, affinchè cerchino di resistere alla pur comprensibile idea di fuggire dalla propria terra. Sono questi i messaggi forti che i Vescovi cattolici della Siria hanno voluto indirizzare al mondo e ai propri fedeli, nel comunicato pubblicato alla fine della loro Assemblea d'autunno. All'incontro, svoltosi a Damasco martedì 28 e mercoledì 29 ottobre, ha preso parte il Patriarca di Antiochia dei greco-melchiti, Grégoire III, e 11 Vescovi cattolici di 6 riti diversi, insieme al Nunzio apostolico Mario Zenari e a mons. Giovanni Pietro Dal Toso, Segretario del Pontificio Consiglio Cor Unum. <br />“La presenza di mons. Dal Toso, venuto da Roma per incoraggiarci, ci ha fatto molto bene” riferisce all'Agenzia Fides il Vescovo Georges Abou Khazen OFM, Vicario apostolico di Aleppo per i cattolici di rito latino. “Nell'incontro - aggiunge il Vescovo Abou Khazen - ognuno dei partecipanti ha fatto il quadro della situazione e dei problemi della propria diocesi. Per tutti la cosa più importante da fare è stare vicino ai nostri fedeli, incoraggiarli, consolarli. Camminiamo in un buio di cui non vediamo la via d'uscita, e solo Cristo può alimentare la speranza nei cuori. I poteri del mondo devono sapere che certo non aiutano la pace se continuano a mandare qui armamenti. Poi noi invitiamo tutti a non fuggire, a non lasciare la propria terra. Ma questo rimane un appello alle coscienze. Come Pastori vediamo bene cosa sta soffrendo la nostra povera gente. E non si può costringere nessuno a rimanere in questa situazione dove non c'è lavoro, aumenta ogni giorno la miseria e anche la vita propria e quella dei propri cari è sempre in pericolo”. .Thu, 30 Oct 2014 00:00:00 +0100ASIA/MYANMAR - I Gesuiti: “Essere compagni per i popoli indigeni”http://fides.org/it/news/56290-ASIA_MYANMAR_I_Gesuiti_Essere_compagni_per_i_popoli_indigenihttp://fides.org/it/news/56290-ASIA_MYANMAR_I_Gesuiti_Essere_compagni_per_i_popoli_indigeniYangon – I Gesuiti in Mynamar intendono “essere compagni di strada dei popoli indigeni”: è quanto hanno affermato i religiosi in un recente incontro dedicato alla Pastorale delle comunità indigene, tenutosi nella diocesi di Phekon.<br />Nel paese ci sono 135 comunità etniche, che costituiscono un terzo della popolazione nazionale, in tutto di 56 milioni di persone. I gruppi minoritari più estesi, presenti in Myanmar, sono gli Shan e i Karen , mentre gli altri, insieme, costituiscono circa il 5% della popolazione. <br />Come riferisce all’Agenzia Fides una nota della Conferenza dei Gesuiti dell’Asia-Pacifico, i Gesuiti residenti nell’ex Birmania hanno affrontato le sfide del loro contesto, parlando della situazione delle minoranze etniche e religiose nei paesi dell'ASEAN e partendo dai riferimenti teologici contenuti nei documenti della Federazione delle Conferenze Episcopali dell’Asia . Dato che i Gesuiti in Mynamar hanno relazioni pastorali con diverse comunità indigene, l’idea base dell’incontro era quella di migliorare il servizio pastorale e di evangelizzazione.<br />Alla fine della riunione, i religiosi hanno riconosciuto che “nonostante il fenomeno generalizzato di urbanizzazione, la vita delle comunità indigene è ancora il modo di vivere migliore, perché in armonia con la natura, con il ciclo della vita, con la creazione, con gli altri esseri umani”. I presenti hanno anche ricordato la preziosità della “saggezza tradizionale” soprattutto a beneficio delle nuove generazioni. Il servizio pastorale agli indigeni, allora, potrà valorizzare questo patrimonio delle culture locali e tradizionali, offrendo la testimonianza e l’annuncio del Vangelo di Cristo. <br />La Compagnia di Gesù si sta radicando in Myanmar: il primo sacerdote gesuita locale è stato ordinato nel 2013 e altri due stati ordinati nel 2014. Altri religiosi stanno completando gli studi in Indonesia e nelle Filippine. Inoltre in Myanmar ci sono attualmente missionari Gesuiti provenienti da Australia, Corea, India, Indonesia e Malesia. Thu, 30 Oct 2014 00:00:00 +0100AFRICA/SUD SUDAN - “Bambini, no soldati!" Campagna contro il reclutamento dei minori nei conflitti armatihttp://fides.org/it/news/56289-AFRICA_SUD_SUDAN_Bambini_no_soldati_Campagna_contro_il_reclutamento_dei_minori_nei_conflitti_armatihttp://fides.org/it/news/56289-AFRICA_SUD_SUDAN_Bambini_no_soldati_Campagna_contro_il_reclutamento_dei_minori_nei_conflitti_armatiJuba - Il Governo del Sud Sudan ha appena lanciato, con il sostegno delle Nazioni Unite, la campagna nazionale “Bambini, no soldati” con l’obiettivo di porre fine al reclutamento dei bambini nella guerra civile e all’uso dei minori da parte delle forze militari del Paese entro il 2016. La campagna è gestita insieme alla Segreteria Generale per Bambini e Conflitti Armati, alla missione delle Nazioni Unite in sud Sudan e all’UNICEF. L’Onu conferma che il fenomeno continua ad essere dilagante nel Paese. Si stima che siano 11 mila negli eserciti e nei gruppi armati coinvolti nel conflitto. “I bambini dovrebbero imparare a leggere e scrivere, non ad usare le armi. L’istruzione ci renderà un Paese migliore”, ha dichiarato il Ministro della Difesa del Paese. Nel mese di giugno, il Governo ha formalmente firmato il rinnovo del suo impegno con il Piano di Azione del 2009, che comprende 18 disposizioni che il Movimento di Liberazione del Popolo sudanese deve attuare per porre fine alla presenza di minori tra le loro forze militari secondo quanto previsto dalle leggi internazionali sui diritti umani. Thu, 30 Oct 2014 00:00:00 +0100ASIA/FILIPPINE - Il movimento interreligioso Silsilah: “Combattere i combattenti con la preghiera”http://fides.org/it/news/56288-ASIA_FILIPPINE_Il_movimento_interreligioso_Silsilah_Combattere_i_combattenti_con_la_preghierahttp://fides.org/it/news/56288-ASIA_FILIPPINE_Il_movimento_interreligioso_Silsilah_Combattere_i_combattenti_con_la_preghieraZamboanga – La “Preghiera dell’armonia”, una catena di preghiera diffusa tra cristiani, musulmani e fedeli di altre religioni, è l’arma con cui “combattere i combattenti” e l’ideologia terrorista di violenza e morte che in questo momento attraversa Mindanao, la grande isola nel Sud delle Filippine. Come riferisce una nota inviata all’Agenzia Fides, è l’iniziativa lanciata dal movimento per il dialogo islamo-cristiano “Silsilah”, avviato dal missionario del PIME p. Sebastiano D’Ambra, che ha fondato nella città di Zamboanga il “Villaggio dell’armonia”, dove vivono insieme cristiani e musulmani.<br />La preghiera fu ideata nel 2000, quando l’allora presidente filippino Joseph Estrada dichiarò “guerra totale” a Mindanao, cercando di sconfiggere i gruppi ribelli con una imponente azione militare. Oggi, con la diffusione dell’ideologia dell’IS e dei nuovi militanti, il movimento lancia un appello chiedendo di riscoprire la preghiera in tutte le comunità, cristiane, musulmane, buddiste e indigene, per diffondere una cultura di pace e chiedere a Dio la pace, partendo dall’approccio spirituale della “vita-in-dialogo”.<br />“Sogniamo che, in tutto il mondo, si estenda la catena di preghiera per la pace e ci auguriamo che la preghiera dell’Armonia entri a far parte delle tante iniziative di preghiera in tutto il mondo”, afferma la nota di “Silsilah”. La preghiera è tuttora utilizzata in molte istituzioni e scuole cristiane e musulmane, nelle Filippine e in altri paesi. In tal modo il movimento sostiene “lo sforzo di pace per le Filippine Sud ,che richiede ancora saggezza e coraggio da parte di coloro che hanno la responsabilità di decidere per il futuro della pace a Mindanao”. Thu, 30 Oct 2014 00:00:00 +0100AMERICA/MESSICO - Le famiglie degli studenti scomparsi dal Presidente, Papa Francesco invita a pregarehttp://fides.org/it/news/56287-AMERICA_MESSICO_Le_famiglie_degli_studenti_scomparsi_dal_Presidente_Papa_Francesco_invita_a_pregarehttp://fides.org/it/news/56287-AMERICA_MESSICO_Le_famiglie_degli_studenti_scomparsi_dal_Presidente_Papa_Francesco_invita_a_pregareChilpancingo – "Oggi vorrei fare una preghiera e portare vicino al nostro cuore al popolo messicano, che soffre la scomparsa dei suoi studenti, e molti problemi simili. Che il nostro cuore di fratelli sia vicino loro in preghiera in questo momento": queste le parole di Papa Francesco pronunciate ieri, 29 ottobre, all’udienza generale del mercoledì. Il Santo Padre si unisce così al popolo messicano che continua a vivere con angoscia la vicenda degli studenti rapiti . Nel frattempo la comunità cattolica di Iguala, Guerrero, ha organizzato una marcia per la pace e una veglia di preghiera nelle parrocchie.<br />Secondo una nota pervenuta all’Agenzia Fides, i familiari dei 43 studenti rapiti sono a Città del Messico per incontrare il Presidente della Repubblica, Peña Nieto, e chiedere risposte chiare sulla vicenda. Il Procuratore generale ha parlato ieri riguardo ai corpi ritrovati nelle fosse comuni a Cocula , dicendo che le autorità e la polizia scientifica stanno ancora indagando per appurare con certezza l’identità dei cadaveri. Secondo la radio e la tv messicana, testimoni del luogo avevano segnalato alle forze dell’ordine che un gruppo di uomini armati aveva gettato dei corpi nella discarica di Cocula, senza poterne verificare l’identità. Thu, 30 Oct 2014 00:00:00 +0100VATICANO - Appello del Papa: mettere in atto ogni sforzo per debellare il virus ebolahttp://fides.org/it/news/56285-VATICANO_Appello_del_Papa_mettere_in_atto_ogni_sforzo_per_debellare_il_virus_ebolahttp://fides.org/it/news/56285-VATICANO_Appello_del_Papa_mettere_in_atto_ogni_sforzo_per_debellare_il_virus_ebolaCittà del Vaticano – Al termine dell’udienza generale di mercoledì 29 ottobre, il Santo Padre Francesco ha lanciato l’appello che riportiamo di seguito: “Di fronte all’aggravarsi dell’epidemia di ebola, desidero esprimere la mia viva preoccupazione per questa implacabile malattia che si sta diffondendo specialmente nel Continente africano, soprattutto tra le popolazioni più disagiate. Sono vicino con l’affetto e la preghiera alle persone colpite, come pure ai medici, agli infermieri, ai volontari, agli istituti religiosi e alle associazioni, che si prodigano eroicamente per soccorrere questi nostri fratelli e sorelle ammalati. Rinnovo il mio appello, affinché la Comunità Internazionale metta in atto ogni necessario sforzo per debellare questo virus, alleviando concretamente i disagi e le sofferenze di quanti sono così duramente provati. Vi invito a pregare per loro e per quanti hanno perso la vita.” Thu, 30 Oct 2014 00:00:00 +0100AFRICA/SIERRA LEONE - I Camilliani e l’emergenza ebola: il virus aggrava una situazione già complessa e precariahttp://fides.org/it/news/56284-AFRICA_SIERRA_LEONE_I_Camilliani_e_l_emergenza_ebola_il_virus_aggrava_una_situazione_gia_complessa_e_precariahttp://fides.org/it/news/56284-AFRICA_SIERRA_LEONE_I_Camilliani_e_l_emergenza_ebola_il_virus_aggrava_una_situazione_gia_complessa_e_precariaMakeni – L’emergenza ebola in Africa, che sta colpendo in modo particolare Sierra Leone, Guinea Conakry e Liberia, vede coinvolti in prima linea anche i religiosi Camilliani. Qualche giorno fa sono partiti padre John Toai per un sopralluogo in Liberia, e il Consultore generale, padre Aris Miranda, per la diocesi di Makeni in Sierra Leone. Dalla diagnosi e dal confronto dei dati oggettivi raccolti in loco e dalle loro testimonianze è emerso un quadro drammatico. <br />Secondo i religiosi, ebola è solo una terribile aggravante di una situazione più complessa fatta di lunghe guerre civili, di corruzione, di sfilacciature nella leadership civile, religiosa e politica. In tre mesi in Sierra Leone si sono alternati tre ministri della salute. Tutto questo ha comportato il collasso di un sistema sanitario già molto fragile ed impreparato, mancante anche della strumentazione basilare per il primo screening diagnostico di contagio. La situazione è aggravata dal fatto che il virus sta colpendo duramente non le tradizionali zone rurali, ma i grandi centri urbani più densamente abitati. <br />In questo contesto, raccontano i Camilliani, si muore di ebola, ma contestualmente per l’ignoranza, per la malaria e di parto anche perché, per paura di ulteriori contagi e non avendo mezzi per una veloce diagnosi del contagio, i pochi ospedali presenti sono stati chiusi e i morti per malattie tropicali endemiche sono aumentati in modo esponenziale. L’accesso alle basilari terapie e vaccini, al costo di pochi dollari, rimane un miraggio per la maggior parte della popolazione. La gente muore di fame a causa della riduzione al minimo degli spostamenti per le possibilità del contagio. Gli scambi di merci sono rallentati e l’inflazione sta facendo lievitare vorticosamente i prezzi.<br />L’impegno dei Camilliani previsto nell’Ospedale di Makeni prevede il supporto per la valutazione delle condizioni per la riapertura dell’ospedale diocesano Holy Spirit oltre al sostegno all’azione ecclesiale, offrendo un supporto di natura pastorale e di counseling per una popolazione spaventata, per la quale la paura genera non solo angoscia ma anche atteggiamenti imprudenti che rischiano di esporla a rischi ulteriori. Inoltre i Camilliani sono impegnati in azioni concrete di sostegno alla comunità locale per accogliere un numero sempre crescente di bambini orfani e per una maggiore sicurezza alimentare. Wed, 29 Oct 2014 00:00:00 +0100ASIA/PAKISTAN - La Caritas chiede parità di diritti per le donne che lavorano in agricolturahttp://fides.org/it/news/56283-ASIA_PAKISTAN_La_Caritas_chiede_parita_di_diritti_per_le_donne_che_lavorano_in_agricolturahttp://fides.org/it/news/56283-ASIA_PAKISTAN_La_Caritas_chiede_parita_di_diritti_per_le_donne_che_lavorano_in_agricolturaLahore –Pari diritti per le braccianti agricole e promozione di una agricoltura “sostenibile”: è quanto ha chiesto al governo la Caritas Pakistan nella conferenza organizzata a Sargodha, in Punjab, nei giorni scorsi, cha ha riunito oltre 200 donne, soprattutto contadine, provenienti da tutto il paese.<br />In una nota inviata all’Agenzia Fides, Amjad Gulzar, direttore esecutivo di Caritas Pakistan, spiega che l’evento ha voluto rimarcare il prezioso e insostituibile ruolo che le donne svolgono in agricoltura, sia nel lavoro dei campi, sia nei mercati, sia nelle famiglie degli agricoltori. La Caritas intende fornire “una piattaforma comune per le donne” impegnate e presenti nel settore. <br />La conferenza ha approvato e pubblicato una dichiarazione di intenti che afferma: “Alle donne impegnate in agricoltura vanno riconosciuti i medesimi diritti e pari dignità rispetto agli uomini, anche nel salario. E’ utile creare ‘piccoli gruppi di lavoro’ per donne; a loro vanno garantiti i diritti di proprietà intellettuale per i prodotti artigianali creati da donne che diventano piccole imprenditrici”. <br />Rimarcando la prassi della frequente discriminazione nei confronti delle donne in Pakistan, la conferenza ha anche sollevato la questione dell’eredità dei beni e l’urgenza di “coinvolgere le donne nei processi decisionali, a tutti i livelli” . Wed, 29 Oct 2014 00:00:00 +0100ASIA/SRI LANKA - Confermato il viaggio del Papahttp://fides.org/it/news/56282-ASIA_SRI_LANKA_Confermato_il_viaggio_del_Papahttp://fides.org/it/news/56282-ASIA_SRI_LANKA_Confermato_il_viaggio_del_PapaColombo – Il Cardinale Malcolm Ranjith, Arcivescovo di Colombo, presiedendo la riunione dei sacerdoti dell'Arcidiocesi di Colombo, ha confermato la visita del Santo Padre Francesco nello Sri Lanka, prevista dal 13 al 15 gennaio 2015. Come appreso da Fides, il Cardinale ha chiesto ai presbiteri presenti di informare i fedeli nelle parrocchie e nelle istituzioni cattoliche che il viaggio del Papa si farà, come da programma annunciato, e ha incoraggiato i fedeli a pregare per la sua visita e per i frutti che potrà portare alla Chiesa locale.<br />L’Arcivescovo ha riferito che la Conferenza Episcopale e la Santa Sede stanno mettendo a punto i dettagli e che il programma sarà definito in occasione della visita preparatoria di una delegazione vaticana, che sarà nello Sri Lanka ai primi di novembre. Nelle ultime settimane, ha aggiunto, i Vescovi hanno discusso con le autorità governative competenti sulle misure di sicurezza da attuare. <br />Nei giorni scorsi erano sorti dubbi e perplessità sulla visita del Papa, dato che nel paese sono imminenti le elezioni presidenziali e l’attuale Presidente, Mahinda Rjapaksa, potrebbe fissarle per gennaio, quindi nei giorni immediatamente precedenti o successivi alla visita di Papa Francesco. La Chiesa chiede che il voto sia rimandato almeno alla fine del mese di gennaio 2015, per evitare strumentalizzazioni di sorta. Wed, 29 Oct 2014 00:00:00 +0100AFRICA/ZAMBIA - È morto il Presidente Sata, malato da tempohttp://fides.org/it/news/56281-AFRICA_ZAMBIA_E_morto_il_Presidente_Sata_malato_da_tempohttp://fides.org/it/news/56281-AFRICA_ZAMBIA_E_morto_il_Presidente_Sata_malato_da_tempoLusaka - Il Presidente dello Zambia, Michael Sata, è morto ieri, 28 ottobre, a Londra, dove era in cura per una malattia non specificata che da tempo gli aveva impedito di adempiere alle funzioni presidenziali. La gestione della malattia del Presidente era stata criticata dall’opposizione e dalla società civile, che imputava al governo di aver esposto il Capo di Stato a imbarazzanti incontri pubblici . Il 19 settembre durante il suo discorso al Parlamento dello Zambia, Sata era apparso in affanno, ed è stato costretto a ridurre il suo intervento in modo piuttosto confuso. Sempre a settembre, Sata aveva dovuto rinunciare a pronunciare il suo discorso all’Assemblea Generale dell’ONU, mentre si erano diffuse voci su un suo ricovero in un ospedale di New York.,Il Ministro della Difesa Edgar Lungu ha assunto l’interim della Presidenza, in attesa dell’elezione di un nuovo Capo di Stato. Wed, 29 Oct 2014 00:00:00 +0100AMERICA/BOLIVIA - Solidarietà ed evangelizzazione concreta: incontro dei Direttori diocesani delle POMhttp://fides.org/it/news/56280-AMERICA_BOLIVIA_Solidarieta_ed_evangelizzazione_concreta_incontro_dei_Direttori_diocesani_delle_POMhttp://fides.org/it/news/56280-AMERICA_BOLIVIA_Solidarieta_ed_evangelizzazione_concreta_incontro_dei_Direttori_diocesani_delle_POMReyes – Il Vicariato apostolico di Reyes ospita la riunione dei Direttori diocesani delle Pontificie Opere Missionarie della Bolivia, dal 27 al 31 ottobre. La nota inviata all’Agenzia Fides informa che sono presenti alla riunione, che ha cadenza biennale, Sua Ecc. Mons. Eugenio Scarpellini, Vescovo di El Alto e Direttore nazionale delle POM; suor Cilenia Rojas, coordinatrice nazionale; lo staff delle POM e i Direttori diocesani delle 19 circoscrizioni ecclesiadtiche del paese. <br />Sua Ecc. Mons. Waldo Rubén Barrionuevo Ramírez, C.Ss.R., Vescovo ausiliare del Vicariato apostolico di Reyes ha celebrato l'Eucaristia di apertura. Nella sua omelia, ha sottolineato: “Questo incontro riunisce tutta la Chiesa boliviana, perché le POM significano la solidarietà e l’azione concreta di evangelizzazione delle comunità missionarie di tutto il paese".<br />Padre Justo Pérez, Direttore delle POM a Reyes, si è detto grato perché è la prima volta che i Direttori si incontrano in questa città: "Sappiamo che l'accesso è molto difficile a causa della situazione economica e della lontananza, quindi è un grande evento e siamo felici di accogliere tutti".<br />Le POM della Bolivia hanno iniziato a vivere un momento particolare nel proprio impegno di animazione missionaria da quando la Bolivia è stata scelta come sede del prossimo Congresso Missionario Americano, CAM 5-Comla 10, previsto nel 2018. Wed, 29 Oct 2014 00:00:00 +0100AMERICA/COLOMBIA - Rischio epidemia di Chikungunya e Dengue: 4500 casi negli ultimi due mesihttp://fides.org/it/news/56279-AMERICA_COLOMBIA_Rischio_epidemia_di_Chikungunya_e_Dengue_4500_casi_negli_ultimi_due_mesihttp://fides.org/it/news/56279-AMERICA_COLOMBIA_Rischio_epidemia_di_Chikungunya_e_Dengue_4500_casi_negli_ultimi_due_mesiCartagena – I casi di febbre di Dengue e di Chikungunya nelle città di Cartagena e Bolívar non danno cenni di arresto. Solo nel mese di settembre sono state diagnosticate 28 bambine che hanno contratto la Chikungunya e 30 la Dengue, mentre i bambini sono 27 con Chikungunya e 28 con Dengue classica. In totale, presso l’ospedale pediatrico Napoleón Franco Pareja La Casa del Niño, sono stati assistiti 55 minori. In questi ultimi due mesi il Centro è stato impegnato prevalentemente per l’emergenza di questi due virus che si stanno diffondendo anche in altri villaggi e città del Paese. Il Dipartimento Amministrativo Distrettuale della Sanità , ha confermato che negli ultimi mesi il totale di bambini malati, secondo le statistiche del Sistema nazionale di sorveglianza sanitaria pubblica , è di 175 nella fascia di età tra 0 e 15 anni. Compresi gli adulti, si arriva ad un numero complessivo di 4.500 casi. Il Dadis è impegnato nei vari villaggi e quartieri, in campagne di sensibilizzazione, fumigazione e distruzione dei siti di riproduzione del mosquito vettore della Chikungunya. Wed, 29 Oct 2014 00:00:00 +0100ASIA/GIORDANIA - Una chiesa battesimale armena sarà consacrata sulle rive del Giordanohttp://fides.org/it/news/56278-ASIA_GIORDANIA_Una_chiesa_battesimale_armena_sara_consacrata_sulle_rive_del_Giordanohttp://fides.org/it/news/56278-ASIA_GIORDANIA_Una_chiesa_battesimale_armena_sara_consacrata_sulle_rive_del_GiordanoAmman – Alla fine del mese di ottobre la nuova chiesa armena di San Garabed sarà consacrata in Giordania, sulla riva del fiume Giordano. Lo rende noto il Patriarcato armeno apostolico di Gerusalemme, con un comunicato pervenuto all'Agenzia Fides. Il terreno su cui sorge la chiesa, non lontano dal luogo tradizionalmente indicato come il sito del Battesimo di Gesù – riferisce il comunicato patriarcale – è stato donato dal Re Abdallah II di Giordania, come era già accaduto per altre chiese costruite sulla riva del Giordano. Giovedì 30 ottobre saranno benedette le opere pittoriche della chiesa – costruita seguendo i tipici canoni architettonici dei luoghi di culto armeni - e sarà consacrato il fonte battesimale. Il giorno dopo, il Patriarca armeno di Gerusalemme, Nourhan Manougian, presiederà la celebrazione liturgica di consacrazione, a cui sono stati invitati Re Abdallah e altri membri della famiglia reale. .Wed, 29 Oct 2014 00:00:00 +0100AFRICA/BURKINA FASO - Centinaia di migliaia di persone in piazza contro l’estensione del mandato presidenzialehttp://fides.org/it/news/56277-AFRICA_BURKINA_FASO_Centinaia_di_migliaia_di_persone_in_piazza_contro_l_estensione_del_mandato_presidenzialehttp://fides.org/it/news/56277-AFRICA_BURKINA_FASO_Centinaia_di_migliaia_di_persone_in_piazza_contro_l_estensione_del_mandato_presidenzialeOuagadougou - Centinaia di migliaia di persone sono scese per le strade della capitale del Burkina Faso, Ouagadougou, il 28 ottobre, per protestare contro il progetto di riforma costituzionale volto a permettere al Presidente Blaise Compaoré di rimanere al potere. Secondo l’opposizione, i manifestanti erano addirittura un milione. Al termine si sono verificati scontri con le forze dell’ordine. <br />Il movimento di protesta vuole opporsi al progetto di revisione costituzionale che verrà dibattuto domani dall’Assemblea Nazionale, per estendere dagli attuali due a tre i mandati presidenziali, della durata di cinque anni. Una situazione simile si riscontra nella Repubblica Democratica del Congo .<br />In questo modo il Presidente Compaoré potrà partecipare alle elezioni presidenziali del 2015. Compaoré è arrivato al potere con un golpe militare nel 1987, in seguito all’uccisione del Presidente Thomas Sankara. Dopo aver ricoperto la carica presidenziale per due settennati, dal 1992 al 2005, Compaoré è stato rieletto per altri due quinquenni, dal 2005 al 2015. A seguito di una precedente revisione costituzionale infatti la durata del mandato presidenziale era stata ridotta. L’articolo 37 della Costituzione prevede inoltre che non si possano ricoprire oltre due mandati presidenziali. Proprio questo è l’articolo oggetto della revisione costituzionale che ha suscitato la protesta popolare, soprattutto dei giovani che rappresentano il 60% dei 17 milioni di abitanti del Paese. Wed, 29 Oct 2014 00:00:00 +0100ASIA/IRAQ - Tra i rifugiati accolti a Baghdad, più di 700 famiglie cristianehttp://fides.org/it/news/56276-ASIA_IRAQ_Tra_i_rifugiati_accolti_a_Baghdad_piu_di_700_famiglie_cristianehttp://fides.org/it/news/56276-ASIA_IRAQ_Tra_i_rifugiati_accolti_a_Baghdad_piu_di_700_famiglie_cristianeBaghdad – Sono già almeno settecento le famiglie cristiane provenienti da Mosul e dalla Piana di Ninive che vivono come rifugiati in alloggi e sistemazioni di fortuna a Baghdad, dopo essere stati costretti a lasciare le proprie case davanti all'offensiva dei jihadisti dello Stato Islamico . Lo ha confermato in alcune dichiarazioni pervenute all'Agenzia Fides Raad Jalil Kajaji, responsabile dell'Ufficio finanziamenti per cristiani, yazidi, sabei e mandei, aggiungendo che il numero di rifugiati cristiani pervenuti nella capitale continua ad aumentare di giorno in giorno, e esortando organizzazioni di soccorso internazionale a sostenere con più decisione le autorità locali nell'affrontare tale emergenza umanitaria. <br />Jalil, che il 27 ottobre ha avuto un lungo colloquio con il Patriarca di Babilonia dei Caldei Louis Raphael I presso la sede del Patriarcato, ha riferito che gli scarsi fondi governativi a disposizione dell'Ufficio sono in via di esaurimento, e le condizioni di sopravvivenza dei profughi – alloggiati anche presso scuole, chiese e sedi di associazioni cristiane – sono destinate a peggiorare con l'arrivo dell'inverno. Secondo fonti del Ministero delle migrazioni e dei rifugiati, le famiglie di profughi del nord iracheno che hanno trovato riparo a Baghdad sono complessivamente più di 19mila. .Wed, 29 Oct 2014 00:00:00 +0100AMERICA/COLOMBIA - Le diocesi colombiane in difesa dei diritti delle popolazioni indigene del Pacificohttp://fides.org/it/news/56275-AMERICA_COLOMBIA_Le_diocesi_colombiane_in_difesa_dei_diritti_delle_popolazioni_indigene_del_Pacificohttp://fides.org/it/news/56275-AMERICA_COLOMBIA_Le_diocesi_colombiane_in_difesa_dei_diritti_delle_popolazioni_indigene_del_PacificoQuibdó – I Vescovi della regione colombiana del Pacifico e un gruppo di Ong hanno presentato una richiesta alla Commissione Inter-Americana per i Diritti Umani , perché siano adottate misure adeguate a proteggere le comunità indigene e afro-americane di questa zona della Colombia. Il Vescovo della diocesi di Quibdó, Sua Ecc. Mons. Juan Carlos Barreto, parlando alla stampa locale, ha riconosciuto le buone intenzioni dello Stato, tuttavia ha anche sottolineato che i progressi sulla tutela dei diritti di questo settore della popolazione, procedono a "passo di tartaruga". <br />La nota pervenuta all’Agenzia Fides riporta le parole del Vescovo: “Con 400 milioni di dollari non si risolve un problema che viene da decenni. In passato sono stati avviati piani di sviluppo che non hanno funzionato, e non si consulta le comunità. E' necessario un processo serio e verificabile". <br />Il responsabile del Coordinamento Regionale del Pacifico Colombiano, Leyner Palacios, ha detto pubblicamente che questa richiesta è stata fatta per la difficile situazione che vivono le comunità, che continuano ad essere l’obiettivo della violenza da parte di paramilitari, guerriglieri, narcotrafficanti e perfino delle forze governative. Wed, 29 Oct 2014 00:00:00 +0100