MISSIONARI COREANI NEL MONDO/5 - Le 33 cappelle boliviane di padre Lim

venerdì, 19 giugno 2026 missione   missionari   battesimo   povertà   corruzione  



di Pascale Rizk

Okinawa Uno (Agenzia Fides) – Sono 33 le capelle che aspettano almeno una volta al mese l’arrivo di Padre Angel Lim Jaejong per la celebrazione eucaristica. Le strade che collegano queste cappelle su un raggio di 50km² sono ripide e prive di asfalto. Il trentacinquenne, che vive in Bolivia da circa 5 anni, viene dall’Arcidiocesi coreana di Kwangju, ed è viceparroco della parrocchia di San Francesco Xavier ad Okinawa.

In un Paese dove i cattolici costituiscono il 70- 85% della popolazione “le feste religiose sono generalmente molto sentite con una particolare devozione mariana. Le persone hanno il cuore generoso e sostengono con grande dedizione le opere e le iniziative nella chiesa”, racconta padre Lim. “Mi accorgo solamente visitandoli a casa della loro vera e propria povertà economica.”

Okinawa si trova a 146 chilometri dalla città di Santa Cruz de la Sierra, la principale metropoli della Bolivia. La città accolse nel 1899 i primi migranti del Giappone; dopo essere inizialmente arrivati in Perù, alcuni decisero di spostarsi in Bolivia, e cosi portarono con loro il nome della città originaria del Paese del Sol levante.

Soffermandosi sull differente modo di esercitare il ministero sacerdotale Nel Proprio Paese di origine e nel Paese dove ora svolge la sua missione, padre Lim riflette: “Pensandoci un attimo, i bambini in Corea chiamano il prete “chibunim” 신부님, che vuole dire “padre”, mentre nella realtà dove sono, tendono a chiamare il sacerdote “papà”. “In realtà i bambini hanno la tendenza a sentirsi un po' trascurati dai loro padri a casa, dato che essi si occupano dei figli nel poco tempo che rimane dopo il lavoro; così sia i bambini che gli adulti cercano spesso di ricevere l’affetto nella figura del sacerdote” spiega il diocesano di Kwangju.

Già da seminarista, Jaejong aveva vissuto un anno nelle Filippine dove aveva iniziato ad interrogarsi sulla chiamata missionaria. “Non avevo pensato alle difficoltà. Per me l’appello era chiaro e mi sono messo a studiare la lingua spagnola” spiega Lim.

“Grazie alle piccole iniziative come, ad esempio, la vendita degli snack organizzata dalle varie associazioni in parrocchia, si fa la raccolta dei sussidi” racconta il missionario. “Poiché Okinawa è una comunità prevalentemente agricola (nota per la coltivazione del grano), molti residenti lavorano nel settore agricolo, ma lo scarso sviluppo delle infrastrutture permette loro un accesso limitato ai mercati locali come fonte di reddito stabile. Le richieste di aiuto che ci arrivano sono tante.”

Il missionario continua a spiegare come gli aiuti vengano poi distribuiti secondo un processo di verifica. Questa premura ha fatto sì che, con il tempo, vengano a chiedere aiuto solo coloro che ne hanno davvero bisogno. “Con i soldi raccolti facciamo visita ai malati. Oltre al sostegno spirituale che offriamo, c’è un modulo da compilare per cui visitiamo le case insieme al personale medico per verificare la situazione e stabilire un importo massimo che possiamo dare ” chiarisce padre Lim.

“Una tematica particolarmente sensibile nel contesto boliviano soprattutto rurale è quella dei certificati di battesimo. Tanti anziani vengono in chiesa a chiedere il Certificado de Bautizo per poter usufruire dei loro diritti di cittadini”, racconta padre Angel. “Se lo si fa senza ritardi, le persone nate prima del 1940 possono avvalersi di una vecchiaia dignitosa.”

Secondo il SEGIP (Servicio General de Identificación Personal), le ultime statistiche sui boliviani senza registri civili risalgono al 2014 ed evidenziano che il 7% della popolazione boliviana è priva di documenti di identità. La legge promulgata il 5 aprile 1945 ha permesso ai boliviani nati prima del 1940 - quando ancora non esisteva la registrazione civile - di ottenere dei certificati di nascita presentando il loro certificato di battesimo, perciò, il Certificado de Bautizo ha acquisito un valore storico importante.

La Bolivia è presentata come la nazione più corrotta dell'America Latina e dei Caraibi, secondo gli ultimi dati del World Justice Project del 2024, e come il secondo Paese più corrotto al mondo, con 141 punti su 142, dopo la Repubblica Democratica del Congo. Una delle urgenze più avvertite è quella di trovare e gestire risorse e donazioni senza dover pagare pegno a dinamiche non trasparenti.

Circa dieci giorni fa, la Camera boliviana ha approvato una legge che amplia i poteri del governo per dichiarare lo Stato di emergenza. Questo avviene dopo cinque settimane di proteste e blocchi stradali, centinaia di arresti e una decina di morti. Approvata da due terzi dei voti, la norma permette al Presidente Rodrigo Paz di adottare misure straordinarie fino a 3 mesi, e ha scatenato polemiche soprattutto da parte dell’ex Presidente Evo Morales e delle organizzazioni dei diritti umani.

“Io vivo lontano da casa e ritrovo aspetti della Corea nella condivisone con gli altri sacerdoti presenti in Bolivia, ma non provo un sentimento di nostalgia particolare, perché so che vengo ricordato nelle preghiere di mia madre, e questo mi dà anche la forza di andare avanti”, conclude padre Angel Jeajong Lim. (Agenzia Fides 19/6/2026)


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