ASIA/PAKISTAN - La via della legalità per promuovere i diritti di tutti i cittadini e l'opera per combattere ogni discriminazione

lunedì, 12 giugno 2023 diritti umani   legalità   libertà religiosa   minoranze religiose  

Lahore (Agenzia Fides) - Nove anni fa una storica sentenza della Corte Suprema del Pakistan (sentenza n. 1 / 2014) esprimeva serie preoccupazioni perchè il governo federale e i governi provinciali erano deficitari nell'affrontare le violazioni dei diritti umani e non facevano abbastanza per tutelare la libertà religiosa e i diritti dei cittadini non musulmani (soprattutto cristiani e indù). Quella sentenza fu emessa da Tassaduq Hussain Jillani, allora Presidente della Corte Suprema del Pakistan, e rappresenta un caposaldo nella recente storia della giurisprudenza nel paese.
Peter Jacob, laico cattolico e direttore esecutivo del Centro per la giustizia sociale (CSJ) nota oggi che "dopo quelle indicazioni del supremo organo giudiziario, la situazione non è migliorate negli ultimi nove anni. La Corte ha emesso 89 ordini successivi (oltre ai sette ordini originali approvati nel 2014) che sono rimasti lettera morta per mancanza di azioni politiche". Quella sentenza, se attuata, nota Jacob "avrebbe il potenziale di migliorare la governance generale e di affrontare la disfunzione istituzionale esistente: oggi, infatti, la struttura statale promuove pregiudizi per motivi religiosi che si riflettono, poi, in disposizioni e regolamenti discriminatori, causando disparità di diritti e sofferenze tra cittadini".
In questo frangente, è stato lanciato il rapporto del CSJ dal titolo "Quest for Justice", che esamina i procedimenti giudiziari e i decreti approvati dall'esecutivo, valutando se l'azione del governo è conforme agli ordini della Corte Suprema. "È deludente - prosegue Jacob - il fatto che i governi non abbiano aderito alla sentenza del 2014: oggi chiediamo che il governo approvi un disegno di legge per istituire una Commissione nazionale legale per i diritti delle minoranze".
Intervenendo all'incontro organizzato nei giorni scorsi a Lahore dal CSJ, Aslam Khaki, intellettuale musulmano, ha affermato che "la religione è interpretata erroneamente e piegata a interessi di parte, quindi alcuni si oppongono a libri di testo religiosamente neutri, ai matrimoni interreligiosi, a riforme politiche per prevenire l'uso improprio delle leggi sulla blasfemia, a fermare i matrimoni precoci e le conversioni forzate". Il governo - ha proseguito - dovrebbe promuovere la tolleranza religiosa e la libertà religiosa. Anche secondo il cristiano Shafique Chaudhry, impegnato nella società civile e in politica, "la religione è usata come strumento per ottenere consenso politico, il che porta a una radicalizzazione nella società".
Parlando di alcuni nodi che tengono banco, il noto analista ed editorialista musulmano Zaigham Khan ha affermato che la legge sulla blasfemia è spesso utilizzata impropriamente per risolvere vendette personali o per prendere di mira le minoranze con il pretesto di oltraggio religioso. "Queste leggi - ha detto - in sostanza, contraddicono lo spirito dell'articolo 20 della Costituzione e si traducono in una violazione della libertà religiosa e dell'espressione religiosa".
Secondo Tahira Abdullah, intellettuale e scrittrice musulmana, è cruciale l'opera nel campo della istruzione ed è importante il fatto che i programmi di studio e i libri di testo adottati nelle scuole pubbliche siano rispettosi dei diritti, della cultura e della fede di tutti i cittadini: "Essi, invece, promuovono una enorme discriminazione verso le minoranze religiose e le donne pakistane. La società civile si sta sforzando di combattere fenomeni come conversioni forzate, rapimenti e matrimoni forzati di giovani ragazze indù e cristiane, ma sembra vi siano scarsa volontà e scarso impegno politico per cambiare la situazione", ha asserito.
(PA) (Agenzia Fides 12/6/2023)


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