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dell'Arcivescovo Samuele Sangalli*
Roma (Agenzia Fides) - L'Agenzia Fides pubblica l'intervento pronunciato dall'Arcivescovo Samuele Sangalli venerdì 30 ottobre presso l'Auditorium "San Giovanni Paolo II" della Pontificia Università Urbaniana, durante i lavori del Convegno internazionale promosso in occasione dei 110 dalla fondazione della Pontificia Unione Missionaria (PUM). Titolo del Convegno: «La missione universale della Chiesa e il servizio dell’Unione Missionaria dalla fondazione al pontificato di Leone XIV»
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Il Concilio Vaticano II ci ha ricordato l’essenza missionaria della Chiesa che è, per l’azione dello Spirito Santo, “sacramento universale di salvezza”, come ben espresso al numero 5 del Decreto Ad gentes:
«Pertanto la missione della Chiesa si esplica attraverso una azione tale per cui essa, in adesione all’ordine di Cristo e sotto l‘influsso della grazia e della carità dello Spirito Santo, si fa pienamente e attualmente presente a tutti gli uomini e popoli, per condurli con l’esempio della vita, con la predicazione, con i sacramenti e con i mezzi della grazia, alla fede, alla libertà e alla pace di Cristo, rendendo loro facile e sicura la possibilità di partecipare pienamente al mistero di Cristo».
Questa partecipazione al mistero di Cristo è radicalmente mistero di gioia, quella gioia profonda che ha da sempre animato e sostenuto i passi dei missionari e che, nella Bolla della mia nomina episcopale, Papa Francesco, citando il Beato Giovanni Mazzucconi, missionario della mia terra martirizzato a metà del diciannovesimo secolo in Oceania, descriveva così:
«Nell’andare, andiamo con gioia (cfr. Sal 126,6) incontro al Signore, facendoci intrepidi annunciatori del Vangelo con la parola e con le opere, alla ricerca di quella patria dove non vi saranno più separazioni né partenze, dove i dolori e i pericoli passati non serviranno che ad aumentare la consolazione e la gloria, nell’abbandono fiducioso a Dio che ci ha salvati allora e sarà con noi in ogni viaggio e, finché sarà con noi, tutto ciò che ci potrà accadere sarà sempre una grazia, una benedizione di cui dovremo solo ringraziarlo» (cfr. B. Giovanni Mazzucconi, Lettere 61 e 63).
Questa fede in un destino di comunione e gioia muove missionariamente tutta la Chiesa, come ci ha ripetuto in Evangelii gaudium sempre Papa Francesco:
«La prima motivazione per evangelizzare è l’amore di Gesù che abbiamo ricevuto, l’esperienza di essere salvati da Lui che ci spinge ad amarlo sempre di più. Però, che amore è quello che non sente la necessità di parlare della persona amata, di presentarla, di farla conoscere? Se non proviamo l’intenso desiderio di comunicarlo, abbiamo bisogno di soffermarci in preghiera per chiedere a Lui che torni ad affascinarci. Abbiamo bisogno di implorare ogni giorno, di chiedere la sua grazia perché apra il nostro cuore freddo e scuota la nostra vita tiepida e superficiale (…). Che dolce è stare davanti a un crocifisso, o in ginocchio davanti al Santissimo, e semplicemente essere davanti ai suoi occhi! Quanto bene ci fa lasciare che Egli torni a toccare la nostra esistenza e ci lanci a comunicare la sua nuova vita! Dunque, ciò che succede è che, in definitiva, “quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo” (1 Gv 1,3). La migliore motivazione per decidersi a comunicare il Vangelo è contemplarlo con amore, è sostare sulle sue pagine e leggerlo con il cuore. Se lo accostiamo in questo modo, la sua bellezza ci stupisce, torna ogni volta ad affascinarci. Perciò è urgente ricuperare uno spirito contemplativo, che ci permetta di riscoprire ogni giorno che siamo depositari di un bene che umanizza, che aiuta a condurre una vita nuova. Non c’è niente di meglio da trasmettere agli altri» (Evangelii gaudium n. 264).
Se dunque ogni vocazione cristiana è strutturalmente vocazione aperta alla missione, c’è un nodo teoretico tra la stessa universale vocazione alla missione e la “vocazione” speciale del missionario a vita. Paradossalmente, il Vescovo ne è l’esempio più eloquente, in virtù della successione apostolica in cui è inserito: il recente cammino ecclesiale di valorizzazione della sinodalità ci ha, ancora una volta, ricordato questa articolazione di popolo in cammino e dell’importanza che, in esso, i Pastori svolgono nello stimolare missionariamente la maturazione battesimale ed eucaristica di ogni credente.
Infatti, se ogni battezzato è titolare dei tria munera (sacerdotale, regale e profetico) del Cristo, il Vescovo lo è in maniera singolare e a lui tocca, in primo luogo, manifestare a tutta l’umanità ciò che Cristo è e come lo sia in favore dell’umanità stessa. Potremmo così dire che, degli abituali tria munera che costituiscono l’orizzonte della vita cristiana, la forma ad gentes, ovvero la dimensione missionaria, valorizza soprattutto il munus profeticum. Esso stimola ognuno a quella profondità spirituale richiamata nel testo di Papa Francesco che abbiamo menzionato.
Al proposito, ispirandosi a Santa Teresa di Lisieux, Patrona delle missioni, il carmelitano scalzo Padre François-Marie Léthel, in un ritiro spirituale offerto alcuni anni fa ai nuovi Vescovi, sottolineava la necessità di cinque atteggiamenti interiori da coltivare nel proprio cammino spirituale.
Anzitutto il lasciarsi affascinare, attraverso la frequentazione quotidiana delle pagine immortali dei Vangeli, dall’attrazione universale dell’Amore di Gesù. Ciò, come indicato nella Piccola Via della Santa di Lisieux, attiva quella incondizionata fiducia d’amore che è via della salvezza e della santità. In queste condizioni si matura quell’offerta all’Amore Misericordioso, vissuta e condivisa dalla Santa, che significa amare e dare tutto sé stesso, cercando così di abitare nel cuore della Chiesa, favorendone, con l’amore, la santità e l’autentica riforma. Tutto ciò, radicati nel Sacramento dell’Amore di Dio, l’Eucarestia, dove «Dio si è fatto per me così piccolo, tale per cui io possa gettarmi tra le sue braccia e innalzarmi a Lui con la fiducia e con l’amore» (MsC 36v-37r).
In Gaudete et exsultate, Papa Francesco esortava, in questi termini, a non aver paura di compiere questi passaggi, lasciandoci guidare dal Signore:
«Riconosciamo la nostra fragilità, ma lasciamo che Gesù la prenda nelle sue mani e ci lanci in missione. Siamo fragili, ma portatori di un tesoro che ci rende grandi e che può rendere più buoni e felici quelli che lo accolgono. L’audacia e il coraggio apostolico sono costitutivi della missione (…). Abbiamo bisogno della spinta dello Spirito, per non essere paralizzati dalla paura e dal calcolo, per non abituarci a camminare entro confini sicuri (…). Dio è sempre novità, che ci spinge a ripartire e a cambiare posto per andare oltre il conosciuto, verso le periferie e le frontiere. Ci conduce là dove si trova l’umanità più ferita e dove gli esseri umani, al di sotto dell’apparenza della superficialità e del conformismo, continuano a cercare la risposta alla domanda sul senso della vita. Dio non ha paura!» (Gaudete et exsultate 131; 133; 135).
Ai Vescovi, la cui vita è qualificata da contatti e relazioni con le persone più disparate (i fedeli, il clero, i confratelli, gli organismi di partecipazione, il seminario e le comunità formative, le istituzioni, i poveri, i malati, i carcerati, gli stranieri, i non credenti, gli appartenenti ad altre confessioni religiose ed, infine, in modo sempre complesso, con il mondo mediatico), lo stesso Papa Francesco, nel Discorso tenuto nel 2015 ai nuovi Vescovi, invitava a coltivare la dimensione missionaria di Colui che insegna a guardare sempre più lontano:
«Come Pastori missionari della gratuita salvezza di Dio, cercate anche chi non conosce Gesù o l’ha sempre rifiutato. Andate nella loro direzione, fermatevi davanti a loro e guardate, senza paura o soggezione, su quali alberi si sono arrampicati (cfr. Lc 19,1-10). Non abbiate paura di invitarli a scendere subito, perché il Signore vuole entrare, proprio oggi, nella loro casa. Fate loro capire che la salvezza passa ancora sotto l’albero della loro vita, e affrettatevi ad incamminarvi verso la loro abitazione, a volte piena di cose svuotate di senso. Non è vero che possiamo prescindere da questi fratelli lontani. Non ci è consentito di rimuovere l’inquietudine per la loro sorte. Inoltre, occuparci del loro autentico e definitivo bene potrebbe aprire una breccia nel murato perimetro con cui gelosamente tutelano la propria autarchia. Vedendo in noi il Signore che li interpella, forse avranno il coraggio di rispondere all’invito divino. Qualora ciò avvenisse, le nostre comunità saranno arricchite da quanto essi hanno da condividere e il nostro cuore di Pastori si rallegrerà di poter ripetere ancora: “Oggi la salvezza è entrata in questa casa!”» (Udienza ai Vescovi nominati nel corso dell’ultimo anno, 10 settembre 2015).
In quest’ottica possiamo allora anche comprendere l’insistenza con cui, sin dagli esordi del suo Pontificato, Papa Leone XIV stimola l’azione missionaria della Chiesa ad annunciare una pace disarmante e disarmata, frutto di quell’atteggiamento di benevolenza, originata anzitutto dal costante processo di conversione dei nostri cuori.
Ecco perché, concludendo questo mio intervento, da Vescovo, sento particolarmente vere le parole con cui il Cardinale Martini, terminando il suo libretto di descrizione sul profilo che dovrebbe avere oggi un Vescovo, affermava, dopo aver a lui raccomandato le virtù dell’integrità, della lealtà e, a seguire, della misericordia:
«Terzo tratto del Vescovo nel postmoderno sarà la pazienza, virtù antichissima eppure sempre necessaria. Il Cardinale Giuseppe Siri, di Genova, soleva dire: “Cinque sono le virtù del Vescovo: primo, la pazienza; secondo, la pazienza; terzo, la pazienza; quarto, la pazienza; quinto, la pazienza con coloro che ci invitano ad avere pazienza”» (C.M. Martini, Il Vescovo, Rosenberg & Sellier, 2011, pp. 90-91).
Infatti, la missione della Chiesa non si muove secondo i tempi dell’uomo, ma secondo quelli di Dio, dal quale, ogni giorno, dobbiamo imparare l’infinito sguardo d’amore sull’umanità, ascoltando il grido di Gesù sulla croce: «Ho sete!», che attraversa i secoli per raggiungere ogni persona che appare sulla faccia della Terra. (Agenzia Fides 30/10/2026).
* Segretario aggiunto del Dicastero per l'Evangelizzazione - Sezione per la prima evangelizzazione e le nuovhe Chiese particolari