Fides News - Italianhttps://fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.AMERICA/HAITI - “Il nostro orfanotrofio interessa la gang affiliata ai G9 per difendersi dagli assalti dal mare di un gruppo rivale” dice suor Marcellahttps://fides.org/it/news/74769-AMERICA_HAITI_Il_nostro_orfanotrofio_interessa_la_gang_affiliata_ai_G9_per_difendersi_dagli_assalti_dal_mare_di_un_gruppo_rivale_dice_suor_Marcellahttps://fides.org/it/news/74769-AMERICA_HAITI_Il_nostro_orfanotrofio_interessa_la_gang_affiliata_ai_G9_per_difendersi_dagli_assalti_dal_mare_di_un_gruppo_rivale_dice_suor_MarcellaPort-au-Prince – “Vogliono impossessarsi del nostro orfanotrofio per difendersi dagli assalti dal mare da parte di una banda rivale” dice all’Agenzia Fides Marcella Catozza, suora francescana, che gestisce kay Pè Giuss, nella baraccopoli di Warf Jeremie, collocata su una discarica tra il mare e un fiumiciattolo scuro e puzzolente. Il complesso comprende la casa di accoglienza degli orfani, la scuola elementare e la scuola materna.<br />Nei giorni scorsi Suor Marcella e la Fondazione Via Lattea, che assiste il progetto, avevano lanciato l’allarme sulle minacce della gang appartenente alla coalizione G9 . “Da anni siamo costretti a convivere con questa gang, che si è impadronita di una scuola professionale statale che non ha mai funzionato perché l’edificio, che confina con il nostro complesso, è stato subito occupato da questi banditi” spiega suor Marcella. “E da anni ci taglieggiano chiedendo denaro e cibo solo per poterci muovere e permettere ai bambini di frequentare la nostra scuola” prosegue la religiosa. “La situazione è diventata mano a mano sempre più insostenibile. Ci hanno rubato lo scuolabus e l’automobile, hanno eretto un cancello sulla strada di accesso al nostro complesso impedendo il passaggio. L’ultima richiesta era di 30.000 dollari in cibo” continua suor Marcella. “Impediscono pure il passaggio del camion dell’acqua e siamo costretti a raccogliere l’acqua piovana per sopperire alle nostre esigenze”.<br />“Ora ci chiedono di abbandonare la nostra struttura che accoglie 150 orfani ed è frequentata da circa 450 alunni della nostra scuola. Si tratta di bambini di donne venditrici di strada che non hanno altro luogo dove andare mentre le loro madri sono fuori di casa. Oltre all’istruzione diamo loro due pasti al giorno” aggiunge la religiosa.<br />“La posizione del nostro complesso ci ha purtroppo collocato tra due fuochi. Da una parte abbiamo la spiaggia da dove possono arrivare i banditi appartenenti al gruppo rivale e dall’altra ci sono i componenti del G9, che per difendersi ora vogliono impossessarsi della nostra struttura”.<br />Nel frattempo il 23 febbraio 6 Fratelli del Sacro Cuore sono stati rapiti mentre si recavano alla missione dell'École Jean XXIII a Port-au-Prince. Con loro è stato rapito anche un insegnante. "Una violenza assurda e ingiustificata" afferma in una nota la congregazione che ha sospeso tutte le attività della scuola fino a nuovo ordine. <br />Lo stesso giorno è stato rapito anche un sacerdote che aveva appena celebrato la Messa nella Cappella di Nostra Signora di Fatima, nel quartiere del Bicentenario. “Non ho informazioni di prima mano ma da quello che ho sentito suoi media haitiani quest’ultimo sacerdote è stato liberato” dice suor Marcella che conclude chiedendo a tutti di non dimenticare le “sofferenze atroci del popolo haitiano. Chi può scappa. Chiedetevi perché lo fanno”. <br />Mon, 26 Feb 2024 11:47:25 +0100OCEANIA/PAPUA NUOVA GUINEA - Si teme l'escalation del conflitto tribale: l'unica via per evitarlo è il dialogo in locohttps://fides.org/it/news/74768-OCEANIA_PAPUA_NUOVA_GUINEA_Si_teme_l_escalation_del_conflitto_tribale_l_unica_via_per_evitarlo_e_il_dialogo_in_locohttps://fides.org/it/news/74768-OCEANIA_PAPUA_NUOVA_GUINEA_Si_teme_l_escalation_del_conflitto_tribale_l_unica_via_per_evitarlo_e_il_dialogo_in_locoPort Moresby - Si teme un'escalation di un conflitto tribale in Papua Nuova Guinea, dopo il grave massacro di 64 persone avvenuto nei giorni scorsi nella provincia di Enga, nei pressi della città di Wabag, 600 chilometri a nordovest della capitale Port Moresby. L'episodio si è verificato il 18 febbraio nel remoto villaggio di Akom e, secondo le autorità, si tratta del massacro di maggior entità degli ultimi mesi. Il fatto si inserisce nella cornice dello scontro fra tribù rivali nella provincia di Enga, ricca di oro, territorio in cui le controversie sulla terra sono diventate sempre più forti e dove gli scontri, in passato limitati a liti con armi da taglio, sono divenuti sempre più mortali a causa del significativo aumento della disponibilità di armi da fuoco. <br />Il primo ministro della nazione, James Marape, sta valutando richieste di dichiarare lo "stato di emergenza" per fermare i combattimenti e le ostilità in corso. Marape ha affermato che intende introdurre una legislazione per “rafforzare la capacità delle forze di sicurezza di intervenire in atti di terrorismo interno”. Le forze di sicurezza hanno avviato “operazioni mirate” a Enga per ripristinare l’ordine, mentre agli agenti di polizia potranno “utilizzare qualsiasi livello di forza necessario per prevenire ulteriori violenze e ritorsioni". <br />Anche l’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani ha invitato il governo ad "adottare misure immediate per affrontare le cause profonde della violenza e lavorare per il riconoscimento reciproco tra le comunità degli Altipiani”. L'Onu auspica “la consegna di tutte le armi, in particolare delle armi da fuoco", per affrontare l’escalation di violenza, mentre il mercato delle armi da fuoco illegali, alimenta e aggrava il conflitto.<br />Sebbene i combattimenti tribali siano in qualche modo storicamente diffusi nelle aree remote della Papua Nuova Guinea, la violenza a Enga è aumentata nell’ultimo anno. Secondo gli osservatori, si è scatenata una sorta di "guerriglia", soprattutto a causa dell’afflusso di armi, e si rischia di contagiare gruppi e territori vicini, anche per la presenza di mercenari assoldati per sostenere le fazioni in guerra. Il governo ha tentato la repressione e la mediazione per controllare le violenze, ma con scarso successo. L'esercito ha dispiegato circa cento soldati nell'area, ma il loro impatto è stato limitato.<br />Spiega il missionario italiano del PIME p. Giorgio Licini, segretario della Conferenza episcopale cattolica di Papua Nuova Guinea e Isole Salomone: "Gli scontri tra gruppi indigeni ancestrali - alcuni di loro hanno avuto i primi contatti col mondo esterno solo 70 anni fa - possono essere dovuti a vari motivi, ma soprattutto dipendono dal controllo del territorio, nella loro cultura tradizionale molto sentito. Poi tali tensioni sono sostenute da membri dei vari gruppi emigrati in città, che hanno avviato un business e possono inviare armi o pagare mercenari. Si tratta di aree remote interne, rurali o di foresta, con alta incidenza di analfabetismo, caratterizzate da arretratezza culturale e sociale laddove, ad esempio, vigono pratiche di stregoneria e anche caccia alle donne ritenute streghe". "In tali situazioni - argomenta il missionario - si può far poco da di fuori; l'unica strada efficace è quella del dialogo in loco, tra i capi dei villaggi, coinvolgendo personalità rispettate, i leader religiosi, anche cristiani, i leader civili: solo così si può cercare di tessere una trama di dialogo tra gruppi indigeni e prevenire la violenza".<br />"In passato la situazione tra questi gruppi - ricorda p. Licini - era più stabile perchè c'era meno mobilità, dunque meno potenziale conflitto. Oggi, con la mobilità e la globalizzazione, tutto è più caotico, siamo in una fase di passaggio tra la antica cultura e una nuova identità, che però non è ancora solida e ben definita". <br />Il missionario del PIME illustra i tre livelli della vita e della organizzazione sociale in Papua Nuova Guinea: "Il primo è la società tribale, realtà ancestrale; il secondo è la presenza delle Chiese, di varie confessioni, che hanno stabilito una ampia rete di scuole e di opere sociali; il terzo è quello dello stato moderno, che si avverte soprattutto nelle città". La nazione vive un tempo di transizione, con la lenta integrazione di questi tre livelli, e la violenza avviene e in questo processo di difficile trasformazione culturale, sociale, economica della vasta nazione del Pacifico. <br /> <br />Mon, 26 Feb 2024 10:57:49 +0100ASIA/BAHRAIN - ‘Gocce di vita’: campagna per la donazione del sangue, tra le iniziative della Quaresimahttps://fides.org/it/news/74767-ASIA_BAHRAIN_Gocce_di_vita_campagna_per_la_donazione_del_sangue_tra_le_iniziative_della_Quaresimahttps://fides.org/it/news/74767-ASIA_BAHRAIN_Gocce_di_vita_campagna_per_la_donazione_del_sangue_tra_le_iniziative_della_QuaresimaManama – Salvare vite umane e promuovere la nobile causa della donazione del sangue nella Comunità Cattolica bahrenita è l’obiettivo della Campagna che si è tenuta di recente nella capitale Manama.<br />A lanciare ‘Drop of Life’, questo il nome della Campagna, è stato il Movimento giovanile della Chiesa del Sacro Cuore di Manama, nel Vicariato Apostolico di Arabia del nord, supportata da volontari e sostenitori. Il Jesus Youth movement ha realizzato il fortunato evento il 23 febbraio 2024 con l’obiettivo di sensibilizzare l'opinione pubblica sull'importanza della donazione del sangue e incoraggiare un maggior numero di persone a diventare donatori regolari. <br />“I volontari hanno lavorato instancabilmente per organizzare l'evento, - riferiscono all’Agenzia Fides - diffondendo la consapevolezza dell'importanza della donazione del sangue e incoraggiando le persone a partecipare. Anche l'ospedale locale ha espresso il proprio apprezzamento per la generosa iniziativa.”<br />Ad iniziare dal parroco della Chiesa del Sacro Cuore, p. Francis Padavupurackkal Joseph, ofm cap., circa 200 donatori registrati dalla parrocchia hanno contribuito a questa nobile causa promossa nel cammino del tempo di Quaresima appena iniziato. <br />Il Jesus Youth movement è una comunità di giovani cattolici che si dedica al servizio della Chiesa e alla diffusione del messaggio di amore e compassione verso il prossimo. <br /> <br />Mon, 26 Feb 2024 10:49:48 +0100ASIA TERRA SANTA - Padre Romanelli: chiediamo aiuto a San Porfirio, Vescovo di Gaza, dove le strade son diventate cimiterihttps://fides.org/it/news/74766-ASIA_TERRA_SANTA_Padre_Romanelli_chiediamo_aiuto_a_San_Porfirio_Vescovo_di_Gaza_dove_le_strade_son_diventate_cimiterihttps://fides.org/it/news/74766-ASIA_TERRA_SANTA_Padre_Romanelli_chiediamo_aiuto_a_San_Porfirio_Vescovo_di_Gaza_dove_le_strade_son_diventate_cimiteriGaza – “Oggi, a Gerusalemme, ho celebrato la messa nella memoria liturgica di San Porfirio, Vescovo di Gaza, insieme a altri sacerdoti. Oggi abbiamo pregato e preghiamo lui per tutti gli abitanti di Gaza e della Striscia, dove lui è stato Vescovo e ha ottenuto tante grazie dal Signore”. Così padre Romanelli, parroco della chiesa latina di Gaza, dedicata alla Sacra Famiglia, riferisce all’Agenzia Fides delle preghiere e delle suppliche con cui i cristiani di Gaza chiedono l’intercessione e l’aiuto dei loro amici in Paradiso, nel tempo della tribolazione che stanno vivendo insieme a tutti gli abitanti della Striscia. <br />San Porfirio, nato a Tessalonica - ricorda padre Gabriel - era giunto a Gaza alla fine di un suo percorso comunque legato alla Terra Santa. Aveva vissuto cinque anni nella valle del Giordano da monaco penitente e eremita. Poi ha proseguito il suo cammino a Gerusalemme, dove era stato anche incaricato della custodia delle Sante Reliquie. Infine divenne Vescovo di Gaza, “dove ha compiuto una grande opera di annuncio del Vangelo”. <br />A Gaza i cristiani erano presenti fin dal primo diffondersi del cristianesimo. La loro presenza custodiva la memoria del passaggio della Sacra Famiglia in fuga verso l’Egitto. Porfirio è morto il 26 febbraio del 420, esattamente 1604 anni fa. Parte delle sue reliquie si trovano nella chiesa greco-ortodossa di Gaza, colpita dai bombardamenti. “Il Santo Vescovo” aggiunge il sacerdote argentino, che fa parte dell’Istituto del Verbo Incarnato “è anche patrono della nostra comunità religiosa a Gaza. La cappella all’interno della canonica è dedicata al suo nome”.<br />Padre Gabriel che all’inizio di ottobre si trovava in Europa, non è potuto rientrare a Gaza dopo l’inizio della guerra, ma ogni giorno è in contatto con i suoi parrocchiani, segue quotidianamente le loro sofferenze. “La maggior parte della comunità cristiana nella Striscia di Gaza” riferisce all’Agenzia Fides “continua a essere rifugiata nella chiesa cattolica, della Sacra Famiglia, nel quartiere di Zeitoun, a poche centinaia di metri dalla chiesa ortodossa che custodisce le reliquie di San Porfirio. Alcune famiglie cristiane si trovano nel sud della Striscia, Sono persone di grande fede, Attendono e invocano che questa Via Crucis, questo Calvario di tutti i cittadini finisca, con la liberazione di tutti quelli che sono privati della libertà, da una parte e dall’altra, e i feriti, decine di migliaia, più di 69mila, vengano curati, e i morti siano sepolti e su possa piangere sulle loro tombe”. <br />Le strade di Gaza sono diventate cimiteri: “Appena si trova un pezzo di terra sabbiosa disponibile” racconta padre Romanelli “lì si seppelliscono i morti. Gaza ha più di 29mila vittime, tra le quali almeno 12mila sono bambini. Oltre a circa 7mila dispersi. Noi - aggiunge il sacerdote - continuiamo a pregare, a invocare che la comunità internazionale, tutte le autorità e tutti quelli che hanno potere facciano di tutto per fermare questa strage. Che non si continui questa guerra che fa male a tutti, sia a Israele che alla Palestina. Preghiamo che anche Porfirio, con la sua intercessione possa riportare un soffio di giustizia e pace in questo pezzo di Terra Santa che è la Striscia di Gaza”. <br />Mon, 26 Feb 2024 10:45:37 +0100AFRICA/BURKINA FASO - 15 morti in un assalto a un gruppo di fedeli riuniti in preghiera sotto la direzione di un catechistahttps://fides.org/it/news/74765-AFRICA_BURKINA_FASO_15_morti_in_un_assalto_a_un_gruppo_di_fedeli_riuniti_in_preghiera_sotto_la_direzione_di_un_catechistahttps://fides.org/it/news/74765-AFRICA_BURKINA_FASO_15_morti_in_un_assalto_a_un_gruppo_di_fedeli_riuniti_in_preghiera_sotto_la_direzione_di_un_catechistaOuagadougou – Una piccola residuale comunità di fedeli che si riuniva per la preghiera domenicale sotto la direzione di un catechista è stata vittima di un feroce assalto jihadista ieri domenica 25 febbraio, a Essakane, un villaggio a 45 km da Dori, nella regione del Sahel nel nord-est del Burkina Faso. Il villaggio di Essakane si trova nella cosiddetta zona dei “tre confini”, ai confini tra Burkina Faso, Mali e Niger, covo di gruppi jihadisti.<br />Secondo quanto afferma all’Agenzia Fides Mons. Laurent Dabiré, vescovo di Dori, “L’attacco è avvenuto intorno alle 8.30 di domenica 25 febbraio. I jihadisti hanno fatto irruzione nella cappella dove era in corso la preghiera domenicale sotto la direzione di un catechista. Dal 2018 infatti la maggior parte della comunità di fedeli è stata costretta alla fuga per le violenze dei gruppi jihadisti. Sono rimaste poche persone che, in essenza di un sacerdote in pianta stabile, si riuniscono la domenica per una preghiera comune diretta da un catechista”.<br />“I jihadisti hanno sparato contro gli uomini risparmiando le donne; 12 sono morti sul colpo e 3 al centro sanitario locale a seguito delle ferite riportate. Altre due persone sono rimaste ferite” riferisce Mons. Dabiré.<br />Nel comunicato firmato da don Jean-Pierre Sawadogo, vicario generale di Dori, si invita i fedeli “in queste dolorose circostanze a pregare per il riposo eterno di quanti sono morti nella fede, per la guarigione dei feriti e per la consolazione dei cuori addolorati” “Preghiamo per la conversione di coloro che continuano a seminare morte nel nostro Paese. Che i nostri sforzi di penitenza e di preghiera in questo tempo benedetto di quaresima ci portino la pace e la sicurezza per il Burkina Faso”.<br />Sempre domenica 25 febbraio secondo quanto riporta l’agenzia AFP decine di fedeli musulmani sono stati uccisi in un attacco contro una moschea a Natiaboani, nel Burkina Faso orientale.<br />"Individui armati hanno attaccato una moschea a Natiaboani domenica intorno alle 5:00 , lasciando diverse dozzine di morti", ha detto una fonte della sicurezza. "Le vittime sono tutti musulmani, per lo più uomini che si erano riuniti nella moschea" per pregare, secondo un testimone sul posto. <br />Mon, 26 Feb 2024 10:09:28 +0100ASIA/COREA - Nomina di Vescovo Ausiliare di Seoulhttps://fides.org/it/news/74764-ASIA_COREA_Nomina_di_Vescovo_Ausiliare_di_Seoulhttps://fides.org/it/news/74764-ASIA_COREA_Nomina_di_Vescovo_Ausiliare_di_SeoulCittà del Vaticano - Il Santo Padre Francesco ha nominato Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi di Seoul il Rev.do Sacerdote Paul Kyung Sang Lee, finora Parroco di Sant’Ignazio Kim di Gaepo-dong e Vicario Giudiziale della medesima Arcidiocesi, assegnandogli la Sede titolare di Germania di Numidia.<br />Paul Kyung Sang Lee è nato il 1° novembre 1960 a Seoul, nell’Arcidiocesi di Seoul. Ha studiato Filosofia e Teologia al Seminario Maggiore di Seoul e ha conseguito la Licenza e il Dottorato in Diritto Canonico presso la Pontificia Università Lateranense a Roma.<br /><br />È stato ordinato sacerdote il 12 febbraio 1988 per l’Arcidiocesi di Seoul.<br /><br />Ha ricoperto i seguenti incarichi e svolto ulteriori studi: Viceparroco di Sadang-dong a Seoul ; Studi in Diritto Canonico a Roma ; Parroco di Dongdaemun ; Parroco di Banghak-dong ; Segretario Esecutivo della Facoltà di Medicina dell’Università Cattolica della Corea ; Segretario Esecutivo della Fondazione dell’Educazione Cattolica ; Cappellano del Centro Medico Cattolico ; Vicepresidente del Centro Medico Cattolico ; Segretario Generale della Fondazione dell’Educazione Cattolica ;Vicario Giudiziale dell’Arcidiocesi di Seoul ; Parroco di Sant’Ignazio Kim di Gaepo-dong . Sat, 24 Feb 2024 12:57:58 +0100ASIA/EMIRATI ARABI - La singolare “lezione sull’armonia” del Vescovo Martinelli all’inaugurazione del tempio induista di Abu Dhabihttps://fides.org/it/news/74763-ASIA_EMIRATI_ARABI_La_singolare_lezione_sull_armonia_del_Vescovo_Martinelli_all_inaugurazione_del_tempio_induista_di_Abu_Dhabihttps://fides.org/it/news/74763-ASIA_EMIRATI_ARABI_La_singolare_lezione_sull_armonia_del_Vescovo_Martinelli_all_inaugurazione_del_tempio_induista_di_Abu_DhabiAbu Dhabi - Parlare del disegno buono e armonioso di Dio Creatore, della ferita del peccato e della “nuova armonia” entrata nel mondo con Gesù, davanti a una platea di dignitari musulmani e di fratelli e sorelle appartenenti a altre comunità di fede. È accaduto al Vescovo Paolo Martinelli, Vicario apostolico dell'Arabia meridionale, in occasione della inaugurazione del Tempio indù a Abu Dhabi, il più grande costruito nei Paesi del Golfo, avvenuta come evento culminante del“Giorno dell’Armonia” .<br />Nell’intervento pronunciato in quell’occasione e in quel contesto, il Vescovo Martinelli, seguendo il “filo conduttore” dell’armonia, ha potuto esporre in maniera semplice i tratti propri della fede cristiana riguardo al mistero della creazione e alla storia della salvezza. <br />«Secondo la fede cristiana» ha esordito il Vicario apostolico «Dio ha creato tutte le cose in ordine e armonia, come frutto di distinzioni: tra cielo e terra, luce e tenebre, notte e giorno, acque e terraferma, piante e animali e così via» Anche la creazione dell'uomo e della donna - ha rimarcato il Vescovo Martinelli citando la Genesi - «è caratterizzata dalla distinzione. Ma tutti sono chiamati a vivere in armonia».<br />Nell’armonia che connota l’ordine della Creazione - ha proseguito il Vescovo - la posizione dell'uomo «è unica». Gli esseri umani hanno «il compito di curare e coltivare la creazione armoniosa». chiamati a rispondere a Dio di tutte le loro azioni. L'obbedienza a Dio è «la condizione per vivere in armonia con tutta la creazione». Perché «gli esseri umani non sono il Creatore, ma una delle creature», e «Solo dipendendo dal Creatore, possono veramente salvaguardare l'armonia di tutta la creazione».<br /><br />La disobbedienza dell’uomo, «che la tradizione spirituale chiama “peccato”» ha proseguito il Vescovo riproponendo in termini semplici la dinamica del Peccato originale, così come è riconosciuta dalla dottrina cristiana - porta «alla rottura dell'armonia con Dio, che si traduce in una relazione disordinata tra la creazione. La perdita dell'armonia causata dagli uomini nel tentativo di mettersi al posto di Dio, ha portato alla violenza e alla crisi ambientale».<br /><br />Per la fede cristiana, una nuova armonia nasce solo per l’intervento gratuito di Dio nella storia, volto a liberare gli esseri umani dal peccato. Un intervento atteso e annunciato dai Profeti come Isaia, e che accade in «Gesù crocifisso e risorto» che rende «possibile il perdono e la riconciliazione. Nella visione cristiana» ha sottolineato il Vicario apostolico dell’Arabia Meridionale «l'armonia può essere raggiunta solo accogliendo il perdono di Dio, che ci rende nuove creature». È Gesù che rivela «il destino ultimo di tutte le creature: entrare nella vita divina». Nella teologia cristiana «Dio si presenta come l'infinita armonia tra il Padre e il Figlio nello Spirito Santo». E i primi grandi autori cristiani - ha ricordato il Vescovo Martinelli, citando in particolare Basilio - «chiamano lo stesso Spirito Santo l'Armonia in senso assoluto». I loro insegnamenti riconoscono che «lo Spirito di Dio è sempre all'opera nel cosmo e nelle anime per raggiungere l'armonia tra tutte le creature viventi».<br />Il Vescovo Paolo, che è Francescano Cappuccino, ha proposto come «esempio di Armonia» San Francesco d’Assisi, autore del Cantico delle Creature, che «sperimentò l'armonia nella fratellanza universale: ogni persona umana e ogni creatura è un fratello e una sorella». Poi, a chiusura del suo intervento, il Vescovo ha espresso «la gioia della Chiesa cattolica per l'inaugurazione di questo nuovo tempio ad Abu Dhabi». Il nuovo tempio indù a Abu Dhabi - ha sottolineato il Vicario apostolico «rappresenta un contributo all'armonia basata sul rapporto con Dio. Ogni luogo di culto ricorda alle persone che senza Dio gli esseri umani sono perduti. Con Dio, l'umanità può rinascere. Questo nuovo tempio è un luogo in cui i miei fratelli e sorelle indù possono pregare e rafforzare l'armonia con Dio». L’apertura del nuovo tempio - ha aggiunto il Vescovo Martinelli «esprime anche la libertà di culto negli Emirati Arabi Uniti, dove la tolleranza e la coesistenza sono considerate valori fondamentali, e si incoraggiano i credenti di varie fedi a dialogare e a costruire un mondo più fraterno, in pace e armonia». Sat, 24 Feb 2024 11:49:29 +0100ASIA/INDONESIA - Dopo il conflitto, il tempo fecondo del perdono e della convivenza nelle isole Molucchehttps://fides.org/it/news/74750-ASIA_INDONESIA_Dopo_il_conflitto_il_tempo_fecondo_del_perdono_e_della_convivenza_nelle_isole_Molucchehttps://fides.org/it/news/74750-ASIA_INDONESIA_Dopo_il_conflitto_il_tempo_fecondo_del_perdono_e_della_convivenza_nelle_isole_Molucchedi Paolo Affatato<br />Ambon - Il tempo del conflitto civile, il tempo dello scontro tra comunità cristiana e musulmana è un lontano ricordo. Dal 1999 al 2002 le isole furono segnate dalla violenza interreligiosa. Mons. Seno Ngutra, Vescovo di Amboina, da Ambon, capitale della provincia delle Molucche, nell'Indonesia orientale - un'area che si ricorda venne toccata dalla missione di san Francesco Saverio - oggi può raccontare che "abbiamo attraversato il deserto del conflitto sofferto tra le religioni, ma ora in quel deserto sono nati i fiori della accoglienza, della convivenza e del perdono". Attualmente, dice, "coltiviamo buoni rapporti con altre comunità religiose, sia a livello dei capi, sia tra la gente comune".<br />Il Vescovo, nominato nel 2021, lo può testimoniare dopo aver visitato le diverse isole , alcune con popolazione a maggioranza musulmana, alcune a maggioranza cristiana. "C'è armonia tra cristiani e musulmani - e anche con indù e buddisti - . C'è un dialogo che è stato fondato sul perdono reciproco. Abbiamo imparato la lezione dal passato quando, da una scintilla di violenza, si è innescato un doloroso conflitto civile", racconta, da persona che ha vissuto direttamente quella stagione. Oggi il Vescovo organizza incontri interreligiosi “sia per adulti, sia tra i bambini, che stano insieme, danzano e giocano, fano amicizia, questo è il seme buono della convivenza". <br />"Il segreto - aggiunge - è la vita comune; è non creare steccati o ghetti nei villaggi", in modo da “seminare quotidianamente amicizia e prevenire ogni forma di ostilità". "Abbiamo imparato a partire sempre dal riconoscere l’altro come essere umano, meritevole di misericordia, dal riconoscerlo come fratello, come persone da amare", dice. “Su questa base nelle Molucche si è costruita la pace; su questa base si sperimenta il perdono vicendevole, la dinamica che ha messo fine alla guerra nelle Molucche. Dal perdono nasce una ‘cosa nuova’ che nel nostro caso ha portato la gioia della fraternità”.<br />"Nel cammino di convivenza - rileva - sono stati molto utili gli insegnamenti di Papa Francesco, che cerchiamo di applicare nel nostro contesto, promuovendo il dialogo e non il proselitismo. Ad esempio abbiamo una chiesa cattolica e tre scuole elementari in un'isola a maggioranza musulmana e solo il 4% della popolazione cattolica. Quindi, gli studenti delle tre scuole sono al 99% musulmani. C'è profondo rispetto della fede dei ragazzi e delle famiglie musulmane. Questo rispetto genera in loro gratitudine nei nostri confronti". Una scuola cattolica sorge anche su un’altra isola con popolazione è animista. "E' stato un dono per quella gente, e alcune famiglie hanno chiesto, nella massima libertà, di battezzare i loro figli", rileva, raccontando che la comunità diocesana gestisce oltre cento scuole. La missione, spiega il vescovo, “passa spesso attraverso l’impegno nell'istruzione, che significa vicinanza alla gente: è una forma di carità”. <br />Nelle isole vi sono, poi, "stazioni missionarie”, piccole cappelle dove un sacerdote si reca periodicamente, spostandosi in barca. “Da lì può nascere interesse verso la fede e possono nascere conversioni”, nota, elogiando l’opera dei volontari catechisti, uomini e donne, che aiutano i sacerdoti e i diaconi soprattutto nelle isole più lontane. <br />Missionari portoghesi e spagnoli sbarcarono nell'area delle Molucche nel 1534, quando si registra il primo battesimo a Ternate, nel nord dell’arcipelago. Da allora la fede cattolica si diffuse, a partire dal 1546 anche grazie all’opera del missionario spagnolo Francesco Saverio. Si calcola che nel 1558 Ambon e le isole circostanti contavano circa 10.000 cattolici. Dopo che gli olandesi presero il controllo delle isole, all'inizio del XVII secolo, il protestantesimo crebbe rapidamente. <br />Nel XX secolo fu creato il Vicariato apostolico di Amboina che negli anni ‘60 divenne diocesi e oggi conta circa 115mila cattolici, su una popolazione di 3,2 milioni di abitanti del territorio. La diocesi di Amboina ha dovuto affrontare una grave crisi quando, il 19 gennaio 1999, scoppiò un conflitto sociale che ben presto assunse un colore religioso di conflitto islamo-cristiano. Edifici e case, cica 80 chiese, conventi, diverse scuole, ospedali e istituti cattolici furono danneggiati. Il conflitto terminò ufficialmente con gli accordi di Malino del febbraio 2002. Le vittime furono circa 15.000, gli sfollati oltre 500mila. Nel giugno 2003 si tenne nella capitale Ambon una cerimonia di riconciliazione a cui parteciparono diversi leader religiosi locali, davanti a migliaia di fedeli, fortemente voluta e promossa dall’allora Vescovo cattolico di Amboina, Petrus Canisius Mandagi.<br /><br />Sat, 24 Feb 2024 17:33:51 +0100AFRICA/REPUBBLICACENTROAFRICANA - Nomina del Vescovo Coadiutore di Bangassouhttps://fides.org/it/news/74761-AFRICA_REPUBBLICACENTROAFRICANA_Nomina_del_Vescovo_Coadiutore_di_Bangassouhttps://fides.org/it/news/74761-AFRICA_REPUBBLICACENTROAFRICANA_Nomina_del_Vescovo_Coadiutore_di_BangassouCittà del Vaticano - Il Santo Padre ha nominato Vescovo Coadiutore di Bangassou , il Rev. P. Aurelio Gazzera, O.C.D., finora Responsabile della Caritas della Diocesi di Bouar.<br />S.E. Mons. Aurelio Gazzera, O.C.D., è nato il 27 maggio 1964 a Cuneo, in Italia ed è entrato nel Seminario Minore dei Carmelitani Scalzi di Arenzano nel 1974. Nel 1979 ha emesso la professione semplice nell’Ordine dei Carmelitani Scalzi della Provincia di Genova, successivamente ha trascorso un anno di formazione nella Delegazione Carmelitana Centrafricana e, l’11 ottobre 1986, ha emesso la professione solenne. Ha frequentato gli studi di filosofia e teologia presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale-Sezione di Genova ed è stato ordinato sacerdote il 27 maggio 1989. <br />Dopo essere stato Formatore del Seminario Minore dei Carmelitani Scalzi ad Arenzano, ha iniziato la sua missione in Centrafrica. Ha ricoperto i seguenti incarichi: Assistente al Seminario Minore della Yole , Direttore del 1° ciclo del medesimo Seminario Minore , Parroco di San Michele di Bozoum , Superiore della Delegazione dei Carmelitani Scalzi del Centrafrica . Dal 2003 è Responsabile della Caritas di Bouar e, dal 2020, membro della comunità di Baoro, incaricato dei cristiani dei villaggi della savana e Direttore della Scuola Meccanica di Baoro.<br /> Fri, 23 Feb 2024 12:19:00 +0100AFRICA/NIGERIA - I vescovi: “Occorre affrontare l’insicurezza dilagante e rilanciare l’economia rurale per affrontare la povertà”https://fides.org/it/news/74760-AFRICA_NIGERIA_I_vescovi_Occorre_affrontare_l_insicurezza_dilagante_e_rilanciare_l_economia_rurale_per_affrontare_la_povertahttps://fides.org/it/news/74760-AFRICA_NIGERIA_I_vescovi_Occorre_affrontare_l_insicurezza_dilagante_e_rilanciare_l_economia_rurale_per_affrontare_la_povertaAbuja - “La legittimità del governo dipende dalla sua capacità di proteggere la vita e la proprietà” sottolineano i vescovi della Nigeria nella dichiarazione conclusiva della loro prima Assemblea Plenaria del 2024.<br />La Conferenza Episcopale della Nigeria ancora una volta interviene quindi a richiamare l’urgenza di misure effettive per affrontare la grave insicurezza che affligge la Nigeria per le azioni dei jihadisti nel nord, le razzie delle bande di pastori Fulani nel centro-nord, i fermenti separatisti nel sud e la piaga dei rapimenti a scopo di ricatto in tutto il Paese .<br />“In considerazione dell’impegno del governo per porre fine all’insicurezza, raccomandiamo di studiare attentamente la discussione in corso sulla creazione della Polizia di Stato. Inoltre, il governo dovrebbe valutare l’impatto di tutti gli altri dispositivi di sicurezza già esistenti a questo riguardo” affermano i vescovi. Attualmente in Nigeria è in corso un dibattito politico sulla costituzione di forze di polizia nei 36 Stati della Federazione per affiancare la polizia federale, l’unico corpo di polizia attualmente esistente, a parte alcune organizzazioni di volontari riconosciute in pochi Stati .<br />Mentre molti nigeriani sostengono che la creazione della polizia statale sia un atto atteso da tempo, altri temono che i governatori statali la impiegherebbero per i propri scopi di potere.<br />I Vescovi lamentano inoltre il numero crescente di sfollati interni e il fallimento delle misure economiche nel sostenere la popolazione , con conseguente aumento della povertà e delle difficoltà.<br />La Conferenza episcopale suggerisce di adottare politiche per migliorare il settore agricolo e creare industrie su piccola scala nelle zone rurali per aumentare la produttività e ridurre la disoccupazione. “Data la diminuzione del potere d’acquisto della valuta nigeriana e la capacità dell’agricoltura di essere il fondamento della nostra sopravvivenza, esortiamo il governo a creare l’ambiente necessario e favorevole che consenta alla nostra gente di tornare alle loro fattorie, Invitiamo il governo a creare industrie su piccola scala nelle aree rurali per aumentare la produttività e ridurre la disoccupazione. Sarebbe utile se tali industrie fossero basate sull’agricoltura”.<br />Avendo avuto come tema della loro Plenaria “Sinodo sulla sinodalità: aree di preoccupazione per la Chiesa in Nigeria”, i vescovi hanno sottolineato l’importanza di camminare insieme e ascoltarsi a vicenda nell’affrontare le sfide che la nazione deve affrontare. In particolare rivolgendosi al governo la CBCN lo invita “ad aprirsi al contributo di tutti i segmenti e livelli della comunità nigeriana, in modo che insieme possiamo affrontare la situazione di emergenza in cui ci troviamo ora. Non è più accettabile che i nostri leader si circondino solo dei loro sostenitori e amici politici”. <br />Fri, 23 Feb 2024 11:37:49 +0100ASIA/MONGOLIA - Il Cardinale Marengo: "Una Quaresima di preghiera e riconciliazione"https://fides.org/it/news/74759-ASIA_MONGOLIA_Il_Cardinale_Marengo_Una_Quaresima_di_preghiera_e_riconciliazionehttps://fides.org/it/news/74759-ASIA_MONGOLIA_Il_Cardinale_Marengo_Una_Quaresima_di_preghiera_e_riconciliazioneUlaanbaatar -"La nostra piccola comunità cattolica in Mongolia sta vivendo questo tempo di Quaresima con intensità. Le nove comunità parrocchiali hanno lanciato i loro programmi pastorali e spirituali. Ci siamo sintonizzati sul tema della preghiera, in questo Anno della Preghiera, indicato dal Papa per la preparazione al Giubileo", dice all'Agenzia Fides il Cardinale Giorgio Marengo, Prefetto Apostolico di Ulaanbaatar.<br />"Contestualmente - prosegue - la Quaresima riveste sempre un aspetto interessante perché inizia in corrispondenza del Capodanno lunare. Quest'anno il calendario mongolo coincideva con la data adottata in Corea e in Cina. Abbiamo avuto il Capodanno nel weekend e poi, nella settimana successiva, è iniziato il cammino quaresimale con il Mercoledì delle Ceneri. Da una parte il Capodanno è tempo di abbondanza e di festa, non di rinunce; dall'altra porta con sé dei valori che sono profondamente in sintonia con il Vangelo, come il rinnovamento, per esempio. Tutto deve essere nuovo, in prospettiva di un rinnovamento reale, profondo, non solo esteriore".<br />"Ci si deve riconciliare - rimarca il Prefetto Apostolico - perché tutto ciò che è stato vissuto nell'anno precedente, qualche screzio o qualche tensione, venga lasciato da parte e si ricominci con relazioni pacificate. Un secondo aspetto: è il momento in cui tutti si compie un anno in più, perché un inverno è alle spalle e si onorano gli anziani come portatori della sapienza collettiva. In questo senso anche per noi cristiani c'è un sintonia, considerando la figura dei padri delle madri spirituali a cui ricorrere con maggiore frequenza nel corso della Quaresima".<br />La comunità mongola avverte forte il legame con la Santa Sede: "Abbiamo tradotto in mongolo il messaggio per la Quaresima di Papa Francesco e l'abbiamo distribuito il giorno delle Ceneri. Inoltre vorrei ricordare che, di recente, il mongolo è entrato ufficialmente come 52esima lingua in cui si diffonde Vatican News. Abbiamo ora questa piattaforma in cui, per il momento, riusciamo a tradurre settimanalmente la catechesi del mercoledì e l'Angelus domenicale del Papa. E' il patrimonio di insegnamento del Papa che la gente può consultare: cerchiamo di di fare tesoro di quello che Papa Francesco ci ricorda in questo tempo di Quaresima".<br />Prosegue il Cardinale: "Vorrei sottolineare ancora questo discorso delle relazioni nuove, riconciliate perché proprio su questo si fonda la riflessione sulla pace che purtroppo sembra essere in discussione in tante parti del mondo. Il richiamo del Capodanno lunare ci aiuta a fare questo questo passo: perché la pace arrivi, bisogna che ognuno di noi parta dalle proprie relazioni, dall'essere noi operatori e seminatori di pace. E' quindi un invito a impegnarsi per la pace partendo dalla propria conversione personale".<br />La Chiesa locale vivrà il 5 marzo una giornata di ritiro quaresimale per i sacerdoti, i consacrati, i missionari e le missionarie presenti in Mongolia, con la presenza di padre Mauro Giuseppe Lepori, Abate generale dell'Ordine Cistercense. Infine, sul piano della carità, la Commissione "Giustizia, pace e integrità del creato" sta cercando di attivarsi per venire in aiuto degli allevatori che, nelle aree rurali, sono rimasti bloccati da nevicate particolarmente intense. "In pochi giorni un allevatore può perdere quasi tutto il suo bestiame perché gli animali vengono letteralmente sommersi dalla neve. Stiamo cercando di capire cosa si può fare in concreto per loro: questo potrebbe essere uno degli impegni che vorremmo caratterizzassero la nostra Quaresima di fraternità", conclude il Cardinale Marengo.<br /> Fri, 23 Feb 2024 10:19:16 +0100VATICANO - “Il Regno di Dio non è costruito da noi, ma è un puro dono di Lui”. L’intervento di mons. Sangalli al corso per i Direttori diocesani delle Pontificie Opere Missionariehttps://fides.org/it/news/74762-VATICANO_Il_Regno_di_Dio_non_e_costruito_da_noi_ma_e_un_puro_dono_di_Lui_L_intervento_di_mons_Sangalli_al_corso_per_i_Direttori_diocesani_delle_Pontificie_Opere_Missionariehttps://fides.org/it/news/74762-VATICANO_Il_Regno_di_Dio_non_e_costruito_da_noi_ma_e_un_puro_dono_di_Lui_L_intervento_di_mons_Sangalli_al_corso_per_i_Direttori_diocesani_delle_Pontificie_Opere_MissionarieCittà del Vaticano – “Un credente affronta le continue prove quotidiane, anche in contesti umanamente davvero difficili, in unione al Signore attraverso la preghiera. Senza di Lui e senza una vera vita di orazione, risultiamo forse solo buoni agenti sociali, non veri missionari del suo Vangelo.” Sono queste le parole che Mons. Samuele Sangalli, Sottosegretario del Dicastero per l’Evangelizzazione ha rivolto nel pomeriggio di giovedì 22 febbraio ai direttori diocesani delle Pontificie Opere Missionarie , riuniti per il corso di formazione presso il Centro Internazionale di Animazione Missionaria .<br /> <br />L’intervento del Sottosegretario, incentrato sul significato della missione oggi ed il Servizio del Dicastero per l’Evangelizzazione, si è sviluppato come un momento spirituale, commentando una preghiera del gesuita spagnolo Adolfo Nicolas, che è stato Preposito Generale della Compagnia di Gesù dal 2008 al 2016, ed è morto a Tokyo, in Giappone, nel 2020 . “Una preghiera meravigliosa – ha detto Sangalli - che ci permette ogni giorno di impostare la nostra vita e la nostra missione in modo corretto. Una sorta di eredità per tutti i gesuiti ma anche, secondo me, per tutti i missionari del Vangelo”.<br /> <br />“Questa preghiera” ha sottolineato il Sottosegretario del Dicastero missionario - ci reca tanto conforto, ricordandoci che siamo chiamati nonostante le nostre debolezze o, meglio, siamo stati chiamati a questa missione forse proprio a causa delle nostre insufficienze. Tali fragilità ci rammentano costantemente quanto abbiamo bisogno del Signore, del suo sostegno, del suo aiuto, del suo Spirito, ovvero della sua Grazia. Un vero missionario, ogni giorno, con umiltà, è chiamato ad aver coscienza dei propri limiti personali, che spesso lo limitano e impacciano nell’adempimento del suo servizio. A dire: ‘Va bene, Signore, nonostante e forse proprio a causa loro mi hai chiamato per imparare progressivamente a realizzare cosa veramente significhi far affidamento su di Te e non su di me. Perché questa missione è tua, ed io ne sono soltanto l’eco, la voce, il testimone’. Dovremmo sempre iniziare la giornata invocando: ‘Signore salvami da me stesso’. Altrimenti tendiamo a mettere in prima linea non la docilità alla volontà di Dio, vero bene per tutti, ma piuttosto i nostri desideri, le nostre idee, i nostri progetti che, quando falliscono, ci fanno arrabbiare, o cadere in depressione, o sbagliare nella valutazione di quanto vissuto. E’ allora che invece realizziamo quanto la via del Signore sia diversa dalla nostra, e come Egli ci chiami a seguire i suoi piani, ad imparare cosa significhi veramente amare secondo il cuore di Cristo, ovvero a servire con gratuità e totale disponibilità lì dove Dio ci invia. Dai nostri fallimenti, dalle nostre sconfitte, dalle nostre impotenze, possiamo purificarci e salvarci dalle nostre manie di protagonismo, imparando quanto davvero solo il Vangelo del Risorto dai morti sappia dare sostanza alla vita di un missionario ed infondergli quella gioia e pace profonda del cuore che non dipendono dai successi o dai riconoscimenti esterni. E’ opportuno ricordare come Gesù, umanamente parlando, abbia ‘fallito completamente’ nel farsi riconoscere dal suo popolo come il Messia annunciato dai profeti. Egli ha predicato, ha guarito tanta gente ma…dove erano tutti quelli che aveva beneficato nel momento in cui lui ha avuto bisogno, si è trovato nella prova? Completamente scomparsi. Eppure la redenzione si è compiuta; la vittoria sul peccato e sulla morte consumata. Dobbiamo ricordarlo per non misurare la verità della nostra missione a partire da successi immediatamente verificabili, ma da quella fedeltà al Vangelo ed unione intima con il Padre che possono essere il frutto solo di un vigoroso itinerario spirituale di docilità a quella Grazia che ci plasma”.<br /> <br />“Attraverso il suo apparente fallimento, attraverso la pubblica vergogna della Croce – ha proseguito don Sangalli - Gesù ci ha dimostrato la sua totale unione filiale d’amore con il Padre -‘Padre, nelle tue mani affido il mio spirito’ - insegnandoci quello stile di abbandono/consegna di noi stessi perché cresca sempre più in noi quella coscienza filiale che ci rende testimoni dell’incondizionato amore del Padre, più forte, ovvero vittorioso sulla morte. Sappiamo che soprattutto quando Dio ci chiede di attraversare momenti di prova o di delusione, ovvero sperimentando la croce, impariamo nella nostra carne, cosa significhi resurrezione, salvezza, pace che scende nel cuore attraverso la completa nostra conformità ai disegni di quel Dio di cui avvertiamo la profonda vicinanza, anche nell’assenza.”<br /> <br />“Prendiamo coscienza di come il Regno di Dio non sia un prodotto delle nostre opere, ma puro dono Suo – ha rimarcato il Sottosegretario in un passaggio del suo intervento - attraverso le vicende in cui storicamente cammina la Chiesa tutta e noi singoli in lei e con lei. Si, conversione implica un totale cambio dei parametri di valutazione su noi stessi e sulla realtà: e va invocata ogni giorno, tenacemente, come una Grazia che ci venga accordata. Allora, Signore, salvami da me stesso, dai miei progetti, dalla mia visione, e genera continuamente nel mio cuore un’autentica conformità al tuo progetto che gradualmente si svela lungo il cammino della vita mia e della tua Chiesa.”<br /> <br />“L'unica ragione della nostra esistenza e della nostra missione – ha sottolineato il Sottosegretario - è essere testimoni di questo amore incondizionato, della misericordia e della compassione che è Dio. Quel Dio di cui ciascuno di noi ha fatto esperienza nella chiamata, gratuita e solenne, alla missione con cui si edifica la sua Chiesa, segno e sacramento di salvezza per tutto il genere umano. Molti di voi qui presenti ha aggiunto - vengono dall'Africa, molti dalla Nigeria, afflitta da violenze e rapimenti. Siamo perfettamente consapevoli che i campi in cui lavorate non sono affatto facili. Mi sto rivolgendo a qualcuno che un giorno sarà un martire? Non lo so, ma siamo consapevoli che i contesti in cui molti di voi operano, in cui state svolgendo il vostro ministero, un giorno potrebbero chiamarvi anche a testimonianze estreme di amore. Già altri, prima di voi, lo sono stati ed oggi veneriamo le loro esistenze come semi del Regno, luminoso esempio di un’umanità nuova, anticipazione di quel compimento d’amore che è il destino a cui ogni uomo e donna è chiamato”<br /> <br />Mons. Samuele Sangalli ha esortato i presenti a porre la propria conversione personale al centro della loro missione nella Chiesa. <br /> <br />Citando la prima lettera pastorale del cardinale Carlo Maria Martini alla diocesi di Milano, il Sottosegretario si è soffermato su quella dimensione contemplativa della vita che ci apre ad una comprensione completamente diversa sul destino delle persone e dei popoli. “Solo così i conflitti possono essere superati, attraverso una carità che sa mettersi nei panni e nel cuore dell’altro. So che non è facile mantenere un cuore aperto, non indurito dalla cattiveria e dall’odio che si respira nel mondo. Ancorati in Dio e fortificati dall’amore fraterno è però possibile attraversare il mare della vita come donne e uomini abitati da quella luce di speranza che è la fede, e testimoniare la potenza trasformante dell’amore, con quello stile dialogico che nasce da un cuore abitato dalla dedizione di Dio per l’umanità. Quella dedizione che ci ha affascinato, che è diventata la ragione della nostra vita, e che ogni giorno muove i nostri passi a cammini di riconciliazione, di accoglienza, di mutua comprensione e di pace”. <br /><br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="https://www.fides.org/it/attachments/view/file/Preghiera_Apostolica.pdf">PREGHIERA</a>Fri, 23 Feb 2024 14:20:45 +0100ASIA/CINA - Il “Calendario di Quaresima” dei cattolici della parrocchia di Hanchenghttps://fides.org/it/news/74758-ASIA_CINA_Il_Calendario_di_Quaresima_dei_cattolici_della_parrocchia_di_Hanchenghttps://fides.org/it/news/74758-ASIA_CINA_Il_Calendario_di_Quaresima_dei_cattolici_della_parrocchia_di_HanchengTangshan – Dopo la liturgia del mercoledì delle Ceneri, che dà inizio al tempo di Quaresima, i parrocchiani della chiesa di Hancheng a Tangshan, nella provincia di Hebei, hanno ricevuto una scheda-calendario con quaranta proposte di gesti e pratiche ecclesiali da adempiere quotidianamente, uno per ogni giorno del tempo quaresimale. Un giorno c’è da recitare la preghiera per i genitori, un altro giorno c’è l’invito a pregare per quelli che ti hanno fatto del male. E poi ci sono le preghiere per la pace, per i sacerdoti, per la missione. In altri giorni si propone di leggere un brano della Sacra Scrittura, o di partecipare in parrocchia all’Adorazione eucaristica, oppure di astenersi per un consistente periodo di tempo dall’uso e dalla consultazione del proprio smart-phone. “E’ come raccogliere un fiore al giorno, per formare un bouquet di ‘fiori spirituali’ da offrire all’altare del Signore nel giorno di Pasqua. Così riscopriamo la fecondità del digiuno, della preghiera e dell'elemosina che la Chiesa raccomanda a tutti nel tempo di Quaresima, prestando attenzione a custodire soprattutto il ‘digiuno del cuore’ ” ripete il parroco, don Jiang Xiaoman. <br />Con semplicità e creatività, il popolo fedele di Dio che è in Cina applica alla concretezza della quotidianità i gesti, i precetti e le pratiche che la Chiesa propone ai suoi figli nel cammino verso la Pasqua di Resurrezione.<br />Intanto sabato 17 febbraio, vigilia della prima domenica di Quaresima, il Vescovo nella diocesi di Handan, Giuseppe Sun Jigen, ha consacrato una nuova chiesa, mentre si era nel pieno dei giorni di festa del Capodanno cinese. «Abbiamo dedicato una bella chiesa a Signore» ha detto il Vescovo ai tanti accorsi a prender parte alla celebrazione «ma ricordiamoci che dobbiamo dedicare al Signore noi stessi, in corpo e anima». La chiesa - ha ricordato il Vescovo è il luogo di culto, e la casa dei battezzati, «dove ricevere la benedizione del Signore che ci rende testimoni di Lui e del suo operare». <br /> <br />Fri, 23 Feb 2024 09:43:05 +0100ASIA/LIBANO - Gruppo ecumenico WCAL: “Insopportabili atrocità” perpetrate contro i palestinesi a Gazahttps://fides.org/it/news/74757-ASIA_LIBANO_Gruppo_ecumenico_WCAL_Insopportabili_atrocita_perpetrate_contro_i_palestinesi_a_Gazahttps://fides.org/it/news/74757-ASIA_LIBANO_Gruppo_ecumenico_WCAL_Insopportabili_atrocita_perpetrate_contro_i_palestinesi_a_GazaBeirut – A Gaza e in altre parti della Palestina sono in atto “insopportabili e disumane atrocità” perpetrate contro i palestinesi. Atrocità che “hanno provocato un bilancio di oltre 28.000 morti tra i civili, di cui oltre due terzi sono bambini e donne”. Davanti a tale scenario di morte, il Gruppo di analisti, teologi e operatori pastorali cristiani "We Choose Abundant Life" diffonde un documento per evidenziare come la guerra in atto in Terra Santa “non solo mette in evidenza la capacità di violenza umana di demonizzare e disumanizzare l'altro, ma sottolinea anche una profonda crisi morale che ci interpella, non solo come cristiani ma come esseri umani”.<br />Il Gruppo ecumenico nel settembre 2021 pubblicò il documento intitolato “Cristiani in Medio Oriente: per un rinnovamento delle scelte teologiche, sociali e politiche”. Nell’equipe, che ha assunto come sigla una formula che riecheggia un versetto del Deuteronomio , figurano tra gli altri la professoressa Souraya Bechealany, già segretaria generale del Consiglio sulle Chiese del Medio Oriente, il sacerdote maronita Rouphael Zgheib, direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie del Libano, e il sacerdote e teologo libanese greco-melchita Gabriel Hachem.<br />“La risposta militare immediata, iniziata come una vendetta impulsiva alle atrocità del 7 ottobre 2023” si legge nel messaggio “si è trasformata rapidamente in una guerra devastante e pianificata, trovando giustificazione e sostegno da parte di diversi Paesi del mondo libero e incontrando il silenzio delle dittature della regione”. <br />Gli estensori del documento sottolineano che “la militarizzazione delle ideologie religiose, sia negli Stati consolidati che nei movimenti e negli attori non statali, è un indicatore lampante dei gravi pericoli concettuali che le religioni corrono quando si allontanano dal nucleo del loro messaggio”. Il documento richiama anche la lucidità delle voci critiche che respingono e confutano “la narrazione prevalente che associa l'ebraismo al sionismo o suggerisce che l'ebraismo sia sinonimo di sionismo. Criticare le pratiche di Israele che violano il diritto internazionale” si legge ne testo “non è sinonimo di antisemitismo”.<br />I promotori del Gruppo si uniscono a tutti coloro che rivendicano “il diritto dei palestinesi all'autodeterminazione. In particolare, si pronunciano costantemente contro la confusione tra la causa palestinese, in quanto causa nazionale, e la jihad militante e armata o le rivendicazioni islamiste estremiste. Queste voci mettono in discussione le narrazioni troppo semplici e contribuiscono a una comprensione sfumata delle diverse prospettive all'interno della comunità musulmana”. <br />Thu, 22 Feb 2024 13:26:10 +0100AFRICA/GUINEA - Erezione della Diocesi di Boké (Guinea) e nomina del primo Vescovohttps://fides.org/it/news/74756-AFRICA_GUINEA_Erezione_della_Diocesi_di_Boke_Guinea_e_nomina_del_primo_Vescovohttps://fides.org/it/news/74756-AFRICA_GUINEA_Erezione_della_Diocesi_di_Boke_Guinea_e_nomina_del_primo_VescovoCittà del Vaticano - Il Santo Padre ha eretto la nuova Diocesi di Boké con territorio smembrato dall’Arcidiocesi di Conakry. Il Santo Padre ha nominato primo Vescovo della nuova Circoscrizione Ecclesiastica il Rev. Sac. Moïse Tinguiano, del clero di Conakry, finora Parroco di St Augustin di Taouyah. S.E. Mons. Moïse Tinguiano, è nato l’11 dicembre 1977 a Benty. È entrato nel Seminario Propedeutico Saint Jean XXIII di Kindia ed ha studiato Filosofia e Teologia nel Seminario Maggiore Saint Augustin Samayah a Bamako. È stato ordinato Sacerdote il 26 novembre 2006.<br />Ha ricoperto i seguenti incarichi e svolto ulteriori studi: Vicario parrocchiale a Cristo-Re di Fria ; Parroco del Sacro-Cuore di Boké e San Pietro di Sangaredi ; Dottorato in Teologia Catechetica e Pastorale Giovanile alla Pontificia Università Salesiana ; Attività pastorale nella Diocesi di Vittorio Veneto ; Attività pastorale nella Diocesi di Città del Castello .<br />Dal 2018 è Parroco a Saint Augustin – Taouyah, Conakry, Professore nel Seminario Benoît XVI e Direttore della radio cattolica La Voix de la Paix.<br /> <br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="https://www.fides.org/it/attachments/view/file/Dati_statistici_della_nuova_Diocesi_di_Bok_.pdf">DATI STATISTICI</a>Thu, 22 Feb 2024 12:18:27 +0100AFRICA/GHANA - La Chiesa in prima linea nell’assistenza di migranti e richiedenti asilohttps://fides.org/it/news/74755-AFRICA_GHANA_La_Chiesa_in_prima_linea_nell_assistenza_di_migranti_e_richiedenti_asilohttps://fides.org/it/news/74755-AFRICA_GHANA_La_Chiesa_in_prima_linea_nell_assistenza_di_migranti_e_richiedenti_asiloAccra – Oltre al dramma di Ucraina e Gaza vi sono tante altre situazioni di sfollamento e di persone in cerca di rifugio che meritano l’attenzione delle istituzioni internazionali. È il caso dei rifugiati provenienti dai Paesi confinanti accolti in Ghana, in particolare nell’Upper East Region.<br />Qui si è recato in visita il Nunzio Apostolico in Ghana, Mons. Henryk Mieczyslaw Jagodzinski, più precisamente alla diocesi di Navrongo-Bolgatanga.<br />Il Nunzio ha ribadito l'impegno della Chiesa cattolica per la protezione e l'assistenza delle persone vulnerabili indipendentemente dalla loro origine e credo religioso, ed ha affermato che queste, compresi gli sfollati, i poveri e le persone considerate "indesiderate", sono care a Papa Francesco, che nella sua predicazione, nei suoi insegnamenti e nei suoi programmi ha costantemente sostenuto e chiesto conforto e sostegno per queste persone.<br />“Naturalmente, la nostra missione come Chiesa cattolica è spirituale, il nostro obiettivo è la salvezza dell'anima” ha detto Mons. Jagodzinski. “Ma come scrive San Giacomo nella sua lettera, la fede senza le opere è morta e non solo dobbiamo proclamare l'amore al prossimo, ma anche fare qualcosa per gli altri”.<br />È previsto che oggi 22 febbraio il Nunzio Apostolico visiti i Centri di accoglienza e reinsediamento dei richiedenti asilo a Tarikom, nel distretto di Bawku occidentale, per avere informazioni di prima mano sulla situazione, dei rifugiati provenienti soprattutto dal Burkina Faso, da dove sono fuggiti a causa degli attacchi dei jihadisti.<br />Stephen Yakubu, Ministro regionale dell'Upper East e presidente del Consiglio di sicurezza regionale, ha affermato che più di 1.160 richiedenti asilo sono stati trasferiti nei centri di accoglienza e di reinsediamento e ha elogiato la Chiesa cattolica, in particolare la diocesi di Navrongo-Bolgatanga, per aver contribuito a gestire la situazione.<br />La Chiesa cattolica in Ghana assiste sia migranti interni sia rifugiati provenienti dai Paesi vicini. Nel primo caso si tratta, prevalentemente giovani donne migranti vulnerabili che migrano dalle aree rurali a quelle urbane, generalmente da nord a sud. Per assistere queste persone è mobilitata una rete che comprende diverse congregazioni e organizzazioni; i Salesiani , le Suore Missionarie Serve dello Spirito Santo e le Figlie della Carità di San Vincenzo De Paoli.<br />Nel secondo caso, oltre alle persone richiedenti asilo in Ghana in fuga dalle minacce jihadiste negli Stati vicini, la Chiesa assiste pure diversi migrati che attraversano il deserto alla ricerca di destinazioni internazionali oltre il Ghana, ed è impegnata soprattutto con “Giustizia e Pace” contro la tratta di esseri umani. <br />Thu, 22 Feb 2024 12:16:40 +0100AFRICA/SOMALIA - Intesa navale tra Somalia e Turchia per contrastare quella tra Etiopia e il Somaliland?https://fides.org/it/news/74754-AFRICA_SOMALIA_Intesa_navale_tra_Somalia_e_Turchia_per_contrastare_quella_tra_Etiopia_e_il_Somalilandhttps://fides.org/it/news/74754-AFRICA_SOMALIA_Intesa_navale_tra_Somalia_e_Turchia_per_contrastare_quella_tra_Etiopia_e_il_SomalilandMogadiscio – “La Somalia non vuole vedere potenze straniere combattere sul suo territorio”. Così il Presidente somalo Hassan Sheikh Mohamud ha voluto rassicurare che l’accordo militare navale approvato ieri 21 febbraio , tra il suo Paese e la Turchia, non è diretto contro l’Etiopia. Questo Paese il 1° gennaio aveva siglato un’intesa marittima con il regione separatista del Somaliland .<br />L’accordo decennale approvato dal Consiglio dei ministri somalo conferisce alla Turchia "piena autorità" sulle acque territoriali della Somalia con l’impegno per la loro protezione e difesa. L’intesa prevede che la Turchia riceverà il 30% delle entrate dalla zona economica esclusiva somala, le cui risorse sono ancor in gran parte da sfruttare . In cambio Ankara si impegna a ricostruire e a equipaggiare la marina somala. <br />La nuova intesa rafforza i legami tra Somalia e Turchia, che già dal 2017 ha stabilito una base militare a Mogadiscio per addestrare le truppe somale, in particolare i membri del corpo d’élite GorGor impegnati nella lotta contro gli Shabaab. L’espansione della collaborazione in campo navale permetterà alla marina turca di avere una presenza stabile nelle acque del Mar Rosso, del Golfo di Aden fino a quello Persico, dove già da qualche anno Ankara dispone di una base navale in Qatar.<br />Parallelamente all’accordo con la Somalia la Turchia ha firmato con Gibuti un’intesa in base alla quale Ankara si impegna a fornire addestramento militare e finanziamenti alle forze armate del piccolo Stato situato all’imboccatura dello Stretto di Bab el Mandab, la porta d’acceso al Mar Rosso.<br />Dal canto suo il presidente del Somaliland ha reagito alle intese firmate da Mogadiscio con Ankara, affermando che l’accordo raggiunto dall’autoproclamato Stato con l’Etiopia verranno rese esecutive in ogni caso, anche se il Presidente somalo Hassan Sheikh Mohamud dovesse “invitare al conflitto l’Etiopia e l’Egitto”. Anche il Cairo, ai ferri corti con Addis Abeba per la nota diga etiopica sul Nilo azzurro , ha stipulato un accordo di difesa con Mogadiscio. <br />Dall’altro canto esistono ancora intese in base alle quali l’Etiopia aiuta la Somalia a combattere gli Shabaab, mentre Mogadiscio riceve aiuti militari pure da Emirati Arabi Uniti , Eritrea e Stati Uniti. La scorsa settimana Stati Uniti e Somalia hanno firmato un memorandum per la costruzione di cinque basi militari per l'esercito nazionale somalo. <br /><br />Thu, 22 Feb 2024 11:30:15 +0100ASIA/FILIPPINE - “Missione popolare” in un mercato di Cebu per chiedere il dono di nuove vocazioni sacerdotali e religiosehttps://fides.org/it/news/74753-ASIA_FILIPPINE_Missione_popolare_in_un_mercato_di_Cebu_per_chiedere_il_dono_di_nuove_vocazioni_sacerdotali_e_religiosehttps://fides.org/it/news/74753-ASIA_FILIPPINE_Missione_popolare_in_un_mercato_di_Cebu_per_chiedere_il_dono_di_nuove_vocazioni_sacerdotali_e_religioseCebu – La crisi delle vocazioni è diventata un’emergenza anche per le Chiese dell’Asia che fin nel recente passato avevano visto tanti giovani attirati dalla vita sacerdotale e religiosa. Nelle Filippine, le comunità ecclesiali stano affrontando il problema con determinazione e creatività. <br />L’arcidiocesi di Cebu, nell’ambito del Mese dedicato alle vocazioni, ha dato vita a iniziative pubbliche ospitate presso il Freedom Park del Carbon Public Market. Durante una settimana di incontri e riflessioni condivise, uomini e donne appartenenti a diverse congregazioni religiose hanno organizzato incontri aperti a tutti, e specialmente ai giovani, dove hanno presentato la loro esperienza vocazionale, nella convinzione che davanti alla crisi delle vocazioni "non possiamo raggiungere i nostri obiettivi da soli. Possiamo farlo solo insieme come Chiesa, con il sostegno di tutto il popolo di Dio" come ha detto all’Agenzia Ucanews padre Ferderiz Cantiller, sacerdote redentorista, che presiede il gruppo di Cebu City dei direttori delle Vocazioni nelle Filippine. <br />Le iniziative messe in campo non sono connotate dalla pretesa di “arruolare” nuove vocazioni in breve tempo con strategie propagandistiche. Si insiste piuttosto sull’urgenza di pregare per chiedere il dono delle nuove vocazioni. <br />Durante la settimana di iniziative, i sacerdoti hanno creato spazi nel Mercato pubblico dove amministrare il sacramento della confessione e condividere la lettura della parola di Dio con i passanti, coi venditori ambulanti, con i senza fissa dimora. Le giornate sono diventate una vera e propria missione popolare condotta in mezzo a strade trafficate, una missione che si è espressa spontaneamente anche in opere di carità come l’offerta del cibo agli affamati e di cure mediche a persone sofferenti per diverse patologie, quella di benedizioni donate a chiunque lo chiedesse, insieme al tempo dato all’ascolto e al conforto di tutte le persone che avevano problemi e attese da confidare. <br />Oltre all’arcidiocesi di Cebu, hanno preso parte alla settimana vocazionale vissuta nello spazio aperto di un mercato anche la Caritas di Cebu e, tra gli altri, i redentoristi, le laiche consacrate dell’Istituzione Teresiana, le suore di San Paolo di Chartres e della congregazione della Misericordia.<br />I missionari redentoristi della provincia di Cebu hanno sempre dato massima importanza alla pastorale delle vocazioni. Il Centro provinciale del Santissimo Redentore a Cebu City organizza annualmente incontri guidati dall’équipe provinciale per le vocazioni. Incontri in cui si prendono in considerazioni spunti, metodi e occasioni per accompagnare e sostenere le nuove vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa. <br />Wed, 21 Feb 2024 12:38:36 +0100AFRICA/SUDAN - I dieci mesi di guerra in Sudan hanno devastato il Paese che rischia di imploderehttps://fides.org/it/news/74752-AFRICA_SUDAN_I_dieci_mesi_di_guerra_in_Sudan_hanno_devastato_il_Paese_che_rischia_di_imploderehttps://fides.org/it/news/74752-AFRICA_SUDAN_I_dieci_mesi_di_guerra_in_Sudan_hanno_devastato_il_Paese_che_rischia_di_implodereKhartoum – La guerra scoppiata dieci mesi fa in Sudan ha creato una crisi umanitaria devastante. Al gennaio 2024, gli sfollati erano oltre 10,7 milioni, ovvero la più grande crisi di sfollamento del mondo. Il conflitto ha provocato dai 12.000 ai 15.000 morti.<br />Un dramma ricordato da Papa Francesco dopo l’Angelus di domenica 18 febbraio: “Sono passati ormai dieci mesi dallo scoppio del conflitto armato in Sudan, che ha provocato una gravissima situazione umanitaria. Chiedo di nuovo alle parti belligeranti di fermare questa guerra, che fa tanto male alla gente e al futuro del Paese. Preghiamo perché si trovino presto vie di pace per costruire l’avvenire del caro Sudan”.<br />Il conflitto scoppiato il 15 aprile 2023 tra l’esercito regolare , guidato da Abdelfattah Al-Burhan, e le forze di supporto rapido guidate da Mohammed Hamdan Dagalo, detto Hemeti, non sembra che possa cessare facilmente. Anzi ha innescato una dinamica che rischia di frammentare il Sudan, dopo che altri gruppi armati presenti da tempo in diverse aree del Paese, si sono schierate da una parte o dall’altra, oppure hanno approfittato del caos per prendere il controllo delle aree dove sono presenti.<br />Al momento le RSF sembrano avere un vantaggio sull’esercito regolare dopo aver preso il controllo a metà dicembre di Wad Madani nello stato di Al-Gezira, considerato il granaio del Sudan.<br />Le RSF inoltre possono contare su rifornimenti di armi, munizioni, carburante ed altro provenienti dai Paesi vicini: Centrafrica, Ciad, Libia , e il supporto dei mercenari russi della compagnia Wagner e degli Emirati Arabi Uniti. Le SAF hanno perso l’importante fabbrica di armi Yarmouk nell’area di Khartoum, distrutta dalle RSF ma contano ancora su alcuni appoggi esterni come quelli dell’Egitto. Sono inoltre circolati in rete dei video di attacchi di forze speciali ucraine contro le RSF e contro i mercenari russi della Wagner, quasi a simboleggiare di un’estensione in terra sudanese della guerra in Ucraina.<br />A complicare il conflitto vi sono le divisioni all’interno delle stesse forze in campo. L’esercito regolare ha divisioni interne tra tribù, etnie e denominazioni religiose perché arruola in diversi strati della società sudanese. Dall’altro canto l’agile struttura di comando delle RSF rende i suoi combattenti meno controllabili da parte dei vertici dell’organizzazione, favorendo le violazioni dei diritti umani. Queste a loro volte possono innescare spirali di vendette e ulteriori violenze. Infine i diversi gruppi che si sono allineati con l’una o l’altra parte sono a loro volta divisi in formazioni contrapposte. <br />Wed, 21 Feb 2024 11:33:07 +0100AFRICA/SUDAN - Attese estenuanti per i profughi nei campi di transito che vertono in condizioni di totale precarietàhttps://fides.org/it/news/74751-AFRICA_SUDAN_Attese_estenuanti_per_i_profughi_nei_campi_di_transito_che_vertono_in_condizioni_di_totale_precarietahttps://fides.org/it/news/74751-AFRICA_SUDAN_Attese_estenuanti_per_i_profughi_nei_campi_di_transito_che_vertono_in_condizioni_di_totale_precarietaKhartoum – “Mancano i servizi più elementari, i rifugiati del campo di Gorom, ovest di Juba, capitale del Sud Sudan, faticano a procurarsi il cibo”. E’ l’appello lanciato da una fonte locale in merito al deterioramento delle condizioni e le grandi difficoltà di uno dei campi presenti nel Paese. I rifugiati faticano a procurarsi il cibo. “Le organizzazioni umanitarie spendono 8 dollari al mese per persona sufficienti solo per un pasto al giorno".<br /><br />“I servizi sanitari sono quasi inesistenti e i malati in condizioni di salute croniche si ritrovano ad affrontare grandi sofferenze. Il centro medico del campo dovrebbe servire 2000 persone, mentre attualmente il campo ospita più di 18.000 rifugiati con un solo medico di laboratorio. Alcuni pazienti vengono trasferiti all'ospedale di Juba, ma hanno difficoltà a ricevere le cure perché non possono pagarle.”<br /><br />Un altro settore totalmente penalizzato è quello dell’istruzione, “a Gorom non ci sono scuole di base e solo una scuola secondaria, ma finora gli studenti sudanesi non sono stati accettati. Il Governo è al fianco dei rifugiati, ma non ha le capacità o le risorse per fornire loro servizi e assistenza".<br /><br />Secondo la Displacement Tracking Matrix dell'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni , al 4 febbraio 2024 si contano 542.199 persone fuggite dalla guerra in Sudan, che dura da oltre 10 mesi, verso il Sud Sudan. Circa un quinto di loro sono sudanesi, l'80% sono cittadini non sudanesi, per lo più rifugiati sud sudanesi. Inoltre, una denuncia di una imminente catastrofe umanitaria che minaccia la vita di migliaia di rifugiati sudanesi in Sud Sudan è stata fatta dall'organizzazione Youth for Darfur Mashad. Hanno dichiarato che oltre 4 mila persone soffrono di una grave carenza di bisogni primari. "Il silenzio di molte organizzazioni umanitarie internazionali riguardo alla fornitura di aiuti rappresenta un serio pericolo per i rifugiati sudanesi in Sud Sudan, che potrebbe portare a un peggioramento delle condizioni di vita nei campi che già soffrono per la mancanza di cibo e medicine".<br /><br />I rifugiati sudanesi affrontano attese estenuanti nei campi sovraffollati del Sud Sudan. Molti trascorrono mesi in campi di transito, nella speranza di poter tornare presto a casa. Secondo le stime delle Nazioni Unite ogni giorno arrivano in Sud Sudan circa 1.500 persone sfollate a causa del conflitto, e dall'inizio quasi otto milioni di persone, metà delle quali bambini, sono fuggite dal Paese. Inoltre, circa 25 milioni di persone, più della metà della popolazione sudanese, hanno bisogno di assistenza umanitaria, mentre si stima che 3,8 milioni di bambini sotto i cinque anni soffrano di malnutrizione.<br /><br /> <br />Wed, 21 Feb 2024 10:57:46 +0100