Fides News - Italianhttps://fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.AFRICA/MOZAMBICO -L’arcivescovo di Nampula: la Chiesa baluardo in un contesto di violenza e insicurezzahttps://fides.org/it/news/77529-AFRICA_MOZAMBICO_L_arcivescovo_di_Nampula_la_Chiesa_baluardo_in_un_contesto_di_violenza_e_insicurezzahttps://fides.org/it/news/77529-AFRICA_MOZAMBICO_L_arcivescovo_di_Nampula_la_Chiesa_baluardo_in_un_contesto_di_violenza_e_insicurezzaNampula – “In Mozambico, la croce non è solo un simbolo di fede; è diventata motivo di persecuzione per chi la porta. Dal 2021, gli insorti hanno iniziato a combattere sotto la bandiera dello Stato Islamico, attaccando le missioni cattoliche e costringendo le persone a convertirsi all'Islam. Tuttavia, la questione religiosa non sembra essere la causa più importante del conflitto”. E’ quanto ha dichiarato l’Arcivescovo di Nampula, Inácio Saure, I.M.C., in un recente incontro presso il Parlamento Europeo a Bruxelles. “Una delle cause principali della guerra a Cabo Delgado sembra essere l'interesse di gruppi che ruotano attorno alle risorse minerarie. Tuttavia, la nostra risposta non è l'odio, ma il perdono, il servizio e l'amore. Nelle province di Nampula e Cabo Delgado, la Chiesa cattolica rimane in prima linea, trasformando le sue parrocchie in centri di rifugio senza mura blindate né guardie armate”, ha ricordato il presule riguardo ai contorni dell'estremismo violento nel nord del Mozambico, sottolineando che “crediamo che la soluzione al problema di Cabo Delgado e del Mozambico non risieda solo nell'azione militare, ma nello sviluppo integrale della dignità umana.”<br />Il vostro sostegno, attraverso il II programma 'Hungary Helps' può essere una luce – ha detto l’arcivescovo Saure, che è anche presidente della Conferenza episcopale del Mozambico , rivolgendosi al Parlamento europeo - un faro di speranza alla fine del tunnel oscuro per migliaia di sfollati, che garantisce che il cristianesimo e la pace continuino a prosperare sul suolo mozambicano."<br /><br />L’intervento del presule rientra nella sua richiesta di esercitare pressioni sulle multinazionali affinché formino e assumano giovani del posto, al fine di contribuire a risolvere i problemi che favoriscono la recrudescenza dell'estremismo violento nella regione. Secondo quanto riporta la stampa locale, riguardo a quella che considera una pressione economica, l'Arcivescovo di Nampula invoca anche la ‘responsabilità aziendale’, affinché ‘le multinazionali del gas e delle miniere a Cabo Delgado e Nampula non siano il problema, ma parte della soluzione, e siano obbligate ad assumere e formare giovani del posto, garantendo che gli aiuti umanitari siano una priorità assoluta. Saure ha chiesto inoltre che l’Unione Europea possa fare pressione sul governo del Mozambico affinché gli aiuti raggiungano la loro destinazione e affrontino cause profonde come esclusione, sottosviluppo, corruzione e gestione delle risorse, oltre a fornire supporto militare, “nell'addestramento, non solo nella fornitura di armi.” <br /><br />“Sebbene non se ne parli quasi mai, la violenza scoppiata nell'ottobre del 2017 a Cabo Delgado non è finita. Si è trasformata -rimarca. Mentre le città principali sembrano apparentemente sicure, da qui il loro sovraffollamento di sfollati che vivono in condizioni deplorevoli, la boscaglia e le aree rurali rimangono contese, luoghi di morte disumana. Secondo le statistiche pubblicamente disponibili, la guerra ha già causato milioni di sfollati interni, come ha appena affermato il deputato Gyorgy Holvény, e oltre 6.000 morti!". Nel contesto della guerra, si afferma che “non si tratta solo del ‘nemico senza volto’, come veniva chiamato dai governanti all’inizio del conflitto. Si tratta di giovani locali radicalizzati dalla povertà, dall’esclusione e da combattenti stranieri esperti. Sono più mobili, in cellule più piccole, e ora stanno attaccando anche la provincia di Nampula. Ricordiamo, Chipene, dove hanno ucciso la suora italiana Maria de Copi nel 2022 per disperdere le forze militari”, e “il profilo degli sfollati interni che è il seguente: l’80% sono donne e bambini. Nampula ne ospita centinaia di migliaia. Non si trovano solo nei centri formali; la maggior parte vive in famiglie ospitanti già impoverite, il che sta esaurendo le risorse della provincia”.<br /><br />“Il modello dei centri di reinsediamento è fallimentare. Abbiamo bisogno di soluzioni abitative permanenti integrate nelle comunità locali. Nampula è afflitta da cicliche epidemie di colera dovute alla sovrappopolazione e alle scarse condizioni igienico-sanitarie, che causano squilibri ecologici e scarsità di risorse. I servizi igienico-sanitari di base sono una questione di biosicurezza. Si sta perdendo un'intera generazione. Migliaia di bambini sfollati non hanno documenti né accesso alla scuola, il che li rende facili bersagli per i terroristi” ha affermato in merito alle risposte alla crisi umanitaria. “E la Chiesa, conclude l'Arcivescovo di Nampula, è stata l'ultimo baluardo, con le risposte che ha fornito, incentrate sul sostegno psicosociale, sulla distribuzione di aiuti umanitari e sulla promozione della coesione sociale.”<br /> <br /><br />Mon, 30 Mar 2026 12:02:39 +0200AMERICA/HAITI - Esecuzioni, abusi, gang armate, il contesto di violenza non scoraggia la piccola comunità cattolica di Pourcine Pic-Makayahttps://fides.org/it/news/77528-AMERICA_HAITI_Esecuzioni_abusi_gang_armate_il_contesto_di_violenza_non_scoraggia_la_piccola_comunita_cattolica_di_Pourcine_Pic_Makayahttps://fides.org/it/news/77528-AMERICA_HAITI_Esecuzioni_abusi_gang_armate_il_contesto_di_violenza_non_scoraggia_la_piccola_comunita_cattolica_di_Pourcine_Pic_MakayaPourcine Pic-Macaya – Un milione e 400 mila persone costrette ad abbandonare le proprie case oggi vivono da sfollati interni e oltre 5.500 sono morte solo nel 2025. Sono i dati allarmanti diffusi in un recente Rapporto dell’Ufficio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani nel quale si conferma la violenza che dilaga ormai da anni nell’isola caraibica da parte di gruppi armati che hanno consolidato il proprio potere su importanti rotte marittime e stradali. Secondo quanto emerge dal Rapporto pervenuto all’Agenzia Fides, la violenza coinvolge bande criminali, forze di sicurezza, società di sicurezza private e gruppi di autodifesa.<br /><br />Secondo i dati verificati dall'Ufficio, tra il 1 marzo 2025 e il 15 gennaio 2026, almeno 5.519 persone sono state uccise ad Haiti e 2.608 ferite. Negli ultimi 12 mesi, le bande criminali si sono espanse oltre la capitale Port-au-Prince, penetrando nelle sue periferie e spostandosi a nord nei dipartimenti di Artibonite e Centro, afferma il rapporto. Continuano a terrorizzare la popolazione, uccidono, rapiscono, trafficano minori, derubano ai posti di blocco illegali, estorcono denaro alle attività commerciali, distruggono e saccheggiano proprietà pubbliche e private. I criminali hanno preso di mira individui percepiti come collaborativi con la polizia o che sfidavano la sua autorità. Alcune vittime sono state giustiziate, i loro corpi spesso cosparsi di benzina e bruciati. Altre sono state sottoposte a ‘processi’ organizzati dalle bande, tenute prigioniere arbitrariamente e talvolta costrette a pagare per ottenere la liberazione. "Le bande hanno continuato a usare la violenza sessuale per seminare il terrore, sottomettere e punire la popolazione", aggiunge il rapporto, descrivendo in dettaglio abusi gravissimi. Nel periodo preso in esame dalle Nazioni Unite, almeno 1.571 donne e ragazze sono state vittime di violenza sessuale, per lo più stupri di gruppo. Altre, tra cui minori, sono state costrette a intraprendere le cosiddette ‘relazioni sentimentali’ con membri di bande criminali e sottoposte a prolungato sfruttamento e abuso sessuale. Il rapporto documenta anche casi di uso eccessivo della forza da parte della polizia segnalando 247 casi contro presunti membri di bande criminali o individui ritenuti sostenitori di bande. Da marzo 2025, una compagnia militare privata, presumibilmente ingaggiata dal governo haitiano, ha partecipato a operazioni di sicurezza, tra cui attacchi con droni. Nel Rapporto non mancano riferimenti alla violenza perpetrata da gruppi di autodifesa e folle impegnate nella cosiddetta ‘giustizia popolare’. Armati di pietre, machete e di armi da fuoco di grosso calibro, questi gruppi hanno linciato individui sospettati di appartenenza a bande criminali, così come altri ritenuti colpevoli di reati. <br /><br />In questo contesto di distruzione e violenza che coinvolge il territorio haitiano, la piccola comunità cattolica di Pourcine Pic-Makaya, 300km da Jéremié, risponde con spirito di unione fraterna, rimanendo fiducioso e in cammino verso la Pasqua. “La gente, di tutte le età, ama partecipare attivamente, da protagonisti, alle varie iniziative siano esse religiose, culturali, in ambito scolastico, in occasione di feste civili... se incoraggiati sanno ben organizzarsi in gruppi che sanno dare risalto a queste attività, importanti per aumentare la coesione sociale e per costruire la Comunità locale” scrive a Fides padre Massimo Miraglio, missionario Camilliano, parroco della Chiesa di Nostra Signora del Soccorso a Pourcine. “In questi giorni –prosegue - con l 'aiuto di una Ong stiamo riabilitando alcune piantagioni familiari di banane e platano distrutte dall’uragano Melissa . Centocinquanta famiglie delle diverse località di Pourcine-Pic Makaya uniranno le loro forze per rilanciare la produzione locale. In piccoli gruppi, a turno, lavoreranno nelle diverse piantagioni e al termine della giornata di lavoro comunitario riceveranno un pasto... molto apprezzato”, sottolinea padre Massimo. “Terminato il lavoro nei bananeti, affiancati ed aiutati da 4 giovani agronomi, ognuno si occuperà della propria piantagione chiedendo di tanto in tanto una mano, per sveltire i lavori con un piccolo fondo in denaro a disposizione. Rilanciare la produzione delle banane e platani è importante per sfamare, nei prossimi mesi, la popolazione.... Lavorare insieme rinforza la vita comunitaria!”<br /><br />Tra gli esami del secondo trimestre alla Scuola Materna ed Elementare parrocchiale che vedranno impegnati i bambini, nel frattempo la comunità si sta preparando alla Settimana Santa e porta avanti la preparazione per le Festa nazionale fella Bandiera che si celebra il 18 maggio.<br /> <br />Mon, 30 Mar 2026 11:10:33 +0200AFRICA/NIGERIA - Il Vescovo di Ondo chiede le dimissioni del Capo di Stato Maggiorehttps://fides.org/it/news/77527-AFRICA_NIGERIA_Il_Vescovo_di_Ondo_chiede_le_dimissioni_del_Capo_di_Stato_Maggiorehttps://fides.org/it/news/77527-AFRICA_NIGERIA_Il_Vescovo_di_Ondo_chiede_le_dimissioni_del_Capo_di_Stato_MaggioreAbuja – “Non credo che il nostro governo faccia sul serio. Lo dico perché se guardate la nostra città qui ad Akure, Akure è sotto invasione. Stanno arrivando persone sconosciute, da dove vengono? E il governo dice di non sapere cosa sta succedendo?” ha affermato Mons. Jude Ayodeji Arogundade, Vescovo di Ondo, nell’omelia della Messa della Domenica delle Palme all’indomani del rapimento di tre persone avvenuto nelle prime ore di sabato 28 marzo presso il Centro di Salute Integrata di Oke Ijebu, ad Akure, la capitale dello Stato nel sud-est della Nigeria. A causa di questo nuovo episodio di violenza, i servizi sanitari nello Stato rischiano di essere interrotti a causa della minaccia di boicottaggio dei turni notturni da parte di infermieri e ostetriche<br />Mons. Arogundade ha rivolto un appello alle autorità statali e federali per garantire la sicurezza dei cittadini minacciata da quelli che qualifica “strani individui” che “si stanno impadronendo di posizioni strategiche sotto gli occhi di tutti che guardano impotenti fino a che non iniziano a colpire e a uccidere”.<br />Senza nominarlo il Vescovo di Ondo ha criticato il capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Olufemi Oluyede, che aveva definito i criminali che operano in Nigeria, dei “figli prodigi”.<br />“La persona che dovrebbe presiedere alla sicurezza della Nigeria ha detto proprio la settimana scorsa che questi terroristi sono dei figli prodighi. Mio Dio, come si può minimizzare l'enormità di ciò che questi individui hanno fatto a questo Paese?" ha affermato Mons. Arogundade,<br />Queste persone “hanno praticamente dichiarato guerra alla Nigeria, al suo governo e a tutti i cittadini onesti di questo Paese. E voi li chiamate figli prodighi? Il figliol prodigo della Bibbia non uccise suo padre, né suo fratello per impossessarsi dei beni. Il figliol prodigo se ne andò, perse tutto, e si prendeva cura dei porci. Non uccise il padrone dei porci per impadronirsi di tutto” ha sottolineato il Vescovo che ha chiesto le dimissioni del generale Oluyede. “In un Paese civile, quell'uomo dovrebbe dimettersi” ha affermato ricordando che “abbiamo perso 41 persone qui nella mia diocesi, e coloro che le hanno uccise sono i figli prodighi? Non credo che questo Paese sia serio. Noi nigeriani diciamo di non sapere cosa sta succedendo. È giunto il momento di porsi la domanda ovvia”.<br />Mons. Arogundade, ha concluso invitando i fedeli alla preghiera: “Dobbiamo pregare, è nostro dovere di cristiani. Dobbiamo pregare, ma allo stesso tempo il governo deve assumersi le proprie responsabilità. Non prima che la gente dica che la situazione è degenerata... Anch'io una volta dubitavo che si trattasse davvero di un genocidio. Sta succedendo, e si sta diffondendo a macchia d'olio”. <br />Il Generale Oluyede, aveva rilasciato queste dichiarazioni durante la lezione inaugurale del Centro Congiunto di Dottrina e Guerra delle Forze Armate presso il Centro Conferenze dell'Esercito Nigeriano ad Abuja. <br />I suoi commenti giungono in un contesto di continue critiche all'"Operazione Corridoio Sicuro", il programma di deradicalizzazione militare volto a riabilitare e reintegrare gli ex insorti che si arrendono.<br />Rivolgendosi agli scettici che sostengono che i terroristi "devono essere uccisi" per i loro crimini, Oluyede ha auspicato un approccio più sfumato, sottolineando la necessità di percorsi alternativi per coloro che sono disposti ad abbandonare la violenza. <br />Mon, 30 Mar 2026 11:07:30 +0200ASIA/MALAYSIA - L’Ambasciatore malaysiano Assan: “Rispettare la dignità umana e il diritto internazionale è la via per la pace in Medio Oriente e nel Sudest asiatico”https://fides.org/it/news/77520-ASIA_MALAYSIA_L_Ambasciatore_malaysiano_Assan_Rispettare_la_dignita_umana_e_il_diritto_internazionale_e_la_via_per_la_pace_in_Medio_Oriente_e_nel_Sudest_asiaticohttps://fides.org/it/news/77520-ASIA_MALAYSIA_L_Ambasciatore_malaysiano_Assan_Rispettare_la_dignita_umana_e_il_diritto_internazionale_e_la_via_per_la_pace_in_Medio_Oriente_e_nel_Sudest_asiaticodi Paolo Affatato<br /><br />Città del Vaticano - Rispetto al conflitto in Medio Oriente “la Malaysia sostiene il dialogo, il rispetto del diritto internazionale e la tutela della dignità umana, necessità concrete per un ordine internazionale stabile e giusto”. La nazione “promuove l'impegno dell'ASEAN per la pace, la stabilità e un ordine regionale basato sulle regole”. E’ quanto afferma , in una intervista rilasciata all’Agenzia Fides, Hendy Assan, Ambasciatore della Malaysia presso la Santa Sede. Diplomatico cattolico e originario della Malaysia insulare , l’ambasciatore Assan, cittadino di un paese multiculturale e multireligioso, conferma la volontà di restaurare un clima di pace e cooperazione nel Sudest asiatico, lacerato dai conflitto in Myanmar e dalle recenti tensioni tra Thailandia e Cambogia.<br /><br />D - Ambasciatore Assan, il mondo si trova nel bel mezzo di una nuova guerra in Medio Oriente. Qual è il suo punto di vista, dalla prospettiva dell’Oriente?<br /><br />La situazione in Medio Oriente è estremamente grave e profondamente preoccupante. Non è solo un altro conflitto regionale, ma rischia di trasformarsi in una guerra più ampia con conseguenze globali molto pericolose a livello umanitario, politico e persino morale. Quando la violenza si intensifica in una regione così sensibile e storicamente complessa, l'impatto si estende ben oltre i suoi confini.<br />Riflettendo i principi di politica estera di lunga data della Malaysia, il primo giudizio che dobbiamo formulare è che la guerra non può mai essere considerata una soluzione ai problemi politici. La guerra può temporaneamente cambiare la realtà sul campo, ma quasi sempre moltiplica la sofferenza, approfondisce le divisioni e crea ferite che durano per generazioni. Le vittime immediate sono sempre i civili, le famiglie, i bambini e la gente comune che non ha alcuna responsabilità nelle decisioni politiche ma ne sopporta il prezzo più alto.<br />La Malaysia ha sempre sostenuto il dialogo pacifico, il rispetto del diritto internazionale e la tutela della dignità umana. Questi non sono ideali astratti. Sono necessità concrete se vogliamo un ordine internazionale stabile e giusto. E’ essenziale che tutte le parti esercitino moderazione, evitino un'ulteriore escalation e riprendano al più presto il dialogo diplomatico. La comunità internazionale deve rinnovare il suo impegno per una pace giusta e duratura in Medio Oriente.<br />La pace non si impone con la forza. Si costruisce con coraggio, dialogo e riconoscimento reciproco. Il mondo di oggi non ha bisogno di più armi o di più scontri. Ha bisogno di saggezza, pazienza e della volontà politica di scegliere la pace anziché il conflitto.<br /><br />D - Passando al contesto del suo paese, la Malaysia è un paese multiculturale e multietnico. Come si può mantenere l'unità nazionale e prevenire conflitti sociali o religiosi? Come si preserva l'armonia?<br /><br />La Malaysia ospita circa 35 milioni di persone ed è composta da malesi e altre comunità indigene bumiputera, che insieme costituiscono circa il 70% della popolazione, da malesi di origine cinese , da indiani e da numerose comunità indigene, soprattutto nel Sabah e nel Sarawak. L'Islam è la religione della Federazione, ma il buddismo, il cristianesimo, l'induismo, il sikhismo e le credenze tradizionali sono tutti praticati apertamente.<br />L'unità nazionale in un contesto simile non può essere data per scontata; deve essere coltivata intenzionalmente. La Costituzione federale fornisce il quadro di riferimento centrale. Riconosce l'Islam come religione della Federazione, garantendo al contempo la libertà di religione. Il “Rukun Negara”, la nostra filosofia nazionale introdotta dopo gli eventi del maggio 1969, articola i principi che guidano la nostra convivenza: fede in Dio, lealtà al Re e alla patria, supremazia della Costituzione, stato di diritto, buon comportamento e moralità.<br />L'armonia viene mantenuta combinando garanzie legali, politiche di sviluppo inclusive e un costante impegno inter-comunitario. Tuttavia, le sfide permangono. Le politiche identitarie possono intensificarsi in periodi di incertezza economica. I social media possono amplificare narrazioni polarizzanti. Le disparità socioeconomiche tra regioni e comunità devono essere affrontate con attenzione per evitare risentimenti. La chiave per prevenire i conflitti risiede nel rafforzamento delle istituzioni, nella promozione dell'educazione civica e nell'incoraggiamento di un dialogo costante tra i gruppi religiosi ed etnici, soprattutto tra i giovani.<br /><br />D - Il sostegno alle politiche islamiche conservatrici sembra essere in crescita nel Paese, in particolare tra i giovani elettori malesi. Come viene garantita la libertà religiosa in Malaysia?<br /><br />Esiste un sondaggio del Pew Research Center del 2023, secondo il quale l'86% dei musulmani malesi si è espresso a favore dell'ufficializzazione della legge islamica , ma il risultato va compreso nel contesto dell'attuale struttura giuridica malese. La Malaysia adotta già un sistema giuridico duale. I tribunali della Sharia hanno giurisdizione sulle questioni personali e familiari dei musulmani, mentre i tribunali civili mantengono l'autorità in materia penale, costituzionale e nei confronti dei non musulmani.<br />La libertà religiosa è garantita dall'articolo 11 della Costituzione federale, che sancisce il diritto di ogni persona di professare e praticare la propria religione. I non musulmani non sono soggetti alla giurisdizione della Sharia. Chiese, templi, e altri luoghi di culto operano apertamente in tutto il paese. Le comunità cristiane, compresi i cattolici, celebrano liturgie in diverse lingue e gestiscono istituzioni sociali e caritatevoli.<br />La sfida è preservare l'equilibrio costituzionale, riconoscendo al contempo le aspirazioni della maggioranza musulmana. La Malaysia non è uno stato teocratico; è una monarchia costituzionale in cui l'Islam occupa una posizione costituzionale speciale. Mantenere questo equilibrio richiede indipendenza della magistratura, una leadership politica responsabile e un impegno costante alla moderazione.<br /><br />D - Nel novembre 2025, 900 delegati delle Chiese cattoliche di 32 paesi asiatici si sono riuniti a Penang per discutere il tema "Camminare insieme come popoli dell'Asia". La Malaysia condivide questa aspirazione? <br /><br />La Malaysia condivide pienamente l'aspirazione espressa nell'incontro di Penang sul tema "Camminare insieme come popoli dell'Asia". Il grande pellegrinaggio della speranza 2025, ospitato a Penang e sostenuto dalla Federazione delle Conferenze Episcopali Asiatiche, ha posto l'accento sull'unità, il dialogo, la missione condivisa e lo spirito di sinodalità nel cammino comune come Chiesa e come popoli dell'Asia. L'attenzione alla speranza, all'ascolto e alla solidarietà tra le culture è profondamente radicata nel tessuto sociale della Malaysia.<br />In una nazione multireligiosa e multietnica, i cinque principi della filosofia nazionale malaysiana , il Rukun Negara, mirano a promuovere l'unità, il rispetto reciproco e l'armonia sociale. Questi principi furono introdotti per rafforzare la coesione in una società diversificata e rimangono centrali per l'identità malese ancora oggi.<br />Nel suo nucleo, la Malaysia valorizza il rispetto per la diversità, la coesistenza pacifica e la responsabilità condivisa per il bene comune. Sebbene permangano delle sfide, l'aspirazione a "camminare insieme" è profondamente radicata nella storia e nei valori della nazione. <br /><br />D - Come lo Stato considera la Chiesa cattolica? Quali sono le relazioni bilaterali?<br /><br />La Malaysia considera la Chiesa cattolica principalmente attraverso la lente del suo quadro costituzionale, della sua politica di armonia interreligiosa e del suo impegno di lunga data per una collaborazione internazionale costruttiva. In quanto monarchia costituzionale federale, la Malaysia riconosce l'Islam come religione della Federazione ai sensi dell'articolo 3 della Costituzione federale, garantendo al contempo la libertà di religione per le altre fedi. In questo contesto, la Chiesa cattolica è riconosciuta come una delle comunità religiose storiche e consolidate del Paese, con radici profonde che risalgono a prima dell'indipendenza.<br />La comunità cattolica in Malaysia fa parte della più ampia minoranza cristiana e ha contribuito in modo significativo allo sviluppo della nazione, in particolare nei settori dell'istruzione, della sanità e dei servizi sociali. Le scuole e le istituzioni missionarie cattoliche hanno svolto un ruolo di primo piano nella costruzione della nazione, formando generazioni di malesi di diverse etnie e religioni. Le attività caritative e assistenziali della Chiesa, compreso il sostegno alle comunità emarginate e vulnerabili, sono generalmente viste positivamente, in quanto in linea con l'enfasi posta dalla Malaysia sulla coesione sociale e sullo sviluppo inclusivo. A livello nazionale, il rapporto tra lo Stato e la Chiesa cattolica è gestito attraverso meccanismi legali e amministrativi consolidati che regolano le questioni religiose. La Chiesa opera liberamente entro i limiti della legge malese, mantenendo strutture diocesane nella Malaysia peninsulare, così come in Sabah e Sarawak, dove il cristianesimo ha una presenza particolarmente significativa. Il dialogo tra le autorità pubbliche e i leader della Chiesa avviene in genere attraverso piattaforme consultive e interreligiose, soprattutto su questioni riguardanti l'armonia sociale e le sensibilità religiose.<br /><br />D - Come sono e come procedono i rapporti con la Santa Sede?<br /><br />Le relazioni tra la Malaysia e la Santa Sede sono cordiali e costruttive. Le relazioni diplomatiche formali sono state stabilite nel 2011, a testimonianza del riconoscimento da parte della Malaysia del ruolo unico della Santa Sede negli affari internazionali, non solo come autorità centrale di governo della Chiesa cattolica, ma anche come entità sovrana di diritto internazionale con una voce morale e diplomatica ben definita.<br />La Malaysia apprezza il costante impegno della Santa Sede a favore della pace, del dialogo tra le civiltà, dell'eliminazione della povertà, della tutela ambientale e della protezione della dignità umana. Queste priorità sono in perfetta sintonia con i principi della politica estera malese, tra cui la moderazione, il multilateralismo e la risoluzione pacifica delle controversie.<br />Allo stesso tempo, la Malaysia considera la Santa Sede un partner prezioso nella promozione del dialogo interreligioso. In quanto società multireligiosa e multietnica, la Malaysia attribuisce grande importanza alla promozione del rispetto reciproco e alla comprensione tra le comunità di fede. La lunga esperienza della Santa Sede nel dialogo interreligioso, compreso il dialogo con le comunità musulmane a livello globale, offre una piattaforma significativa per la cooperazione e lo scambio di buone pratiche.<br />In sostanza, lo Stato malese considera la Chiesa cattolica parte integrante del suo variegato tessuto sociale, mentre le sue relazioni bilaterali con la Santa Sede sono caratterizzate da rispetto reciproco, comuni preoccupazioni etiche e un impegno condiviso per il dialogo e la pace. Il rapporto non è meramente simbolico; si fonda su un impegno sostanziale, sia a livello nazionale che internazionale, e riflette una partnership matura e lungimirante.<br /><br />D - San Francesco Saverio, il santo che portò il Vangelo in Oriente, sbarcò a Malacca: oggi, ne vede l'eredità nella nazione e, in particolare, nella vita della comunità cattolica?<br /><br />L'arrivo di San Francesco Saverio a Malacca nel 1545 segnò un momento significativo nella storia iniziale della Chiesa cattolica nel Sud-est asiatico. Non giunse semplicemente come viaggiatore, ma come uno dei missionari più determinati della Compagnia di Gesù, destinato a diffondere il Vangelo in tutta l'Asia partendo da questa strategica città portuale. Malacca divenne infatti una base fondamentale per la sua preparazione alle missioni in luoghi come il Giappone e per il tentativo di penetrare in Cina. La sua presenza non fu effimera: compì diversi viaggi tra il 1545 e il 1552, predicando, amministrando i sacramenti, curando i malati ed evangelizzando i coloni portoghesi e le popolazioni locali.<br />Una delle eredità più tangibili del suo periodo a Malacca è la comunità cattolica che ancora oggi prospera in questa regione. La fede cattolica che contribuì a diffondere è cresciuta e si è evoluta nel corso dei secoli, dando vita alle strutture ecclesiastiche organizzate che conosciamo oggi; ad esempio, la diocesi cattolica di Malacca-Johor serve migliaia di fedeli in tutta la Malaysia. A livello locale, la chiesa di San Francesco Saverio rappresenta una testimonianza visibile e vivente di questa eredità. Costruita a metà del XIX secolo sul sito di precedenti missioni portoghesi, questa chiesa neogotica non è solo una delle chiese cattoliche più antiche e grandi di Malacca, ma è tuttora pienamente operativa come parrocchia, dove le messe e le attività comunitarie continuano regolarmente.<br />Un altro segno tangibile dell'influenza ancora presente di San Francesco Saverio è la celebrazione annuale della sua festa, il 3 dicembre. Ogni anno, i cattolici provenienti da tutta la Malaysia e dall'estero si riuniscono spesso presso le rovine dell'antica chiesa di San Paolo sulla collina di San Paolo, dove un tempo fu sepolto il corpo di Saverio, per celebrare la sua vita e la sua missione con messe e processioni speciali. Oltre alla liturgia e agli edifici storici, la sua eredità vive in altre istituzioni che testimoniano il ruolo della Chiesa nella vita sociale. Le scuole cattoliche di Malacca, alcune delle quali risalgono all'epoca missionaria o sono intitolate in onore di Francesco Saverio, continuano a educare i giovani indipendentemente dal loro credo religioso.<br />Ma l'eredità non è solo istituzionale o architettonica. Per molti cattolici in Malaysia oggi, San Francesco Saverio rappresenta un modello spirituale di zelo missionario, compassione e apertura verso le diverse culture. Il suo esempio incoraggia i fedeli locali a vivere la propria fede in una società multireligiosa, abbracciando il servizio e il dialogo con i vicini di altre fedi. La Chiesa in Malaysia riflette lo stesso incontro interculturale che ha caratterizzato la sua missione, riunendo fedeli di origine malese, cinese, indiana e indigena. Questo tipo di eredità vissuta si manifesta spesso nella vita parrocchiale quotidiana: programmi di assistenza, impegno interreligioso e iniziative di costruzione della comunità radicate nella dottrina sociale cattolica.<br /><br />D - L'influenza della Chiesa cattolica malese nel campo dell'istruzione è diminuita da quando il governo ha assunto il controllo dell'istruzione sia nelle scuole pubbliche che private. Perché non dare a un'istituzione come la Chiesa cattolica l'opportunità di operare liberamente e autonomamente all'interno del sistema educativo, in un quadro di norme condivise?<br /><br />Le scuole missionarie cattoliche hanno svolto un ruolo fondamentale nel sistema educativo malese delle origini. Dopo l'indipendenza, molte di queste scuole sono state integrate nel sistema nazionale per garantire la standardizzazione, l'accesso equo e l'allineamento con le politiche educative nazionali.<br />L'istruzione in Malaysia è strettamente legata alla costruzione della nazione, alla politica linguistica e alla coesione sociale. Mentre il governo mantiene la supervisione del curriculum nazionale, le scuole missionarie continuano a preservare la propria identità e i propri valori storici. Gli istituti cattolici rimangono attivi nell'istruzione superiore privata e nell'impegno sociale.<br />La questione dell'autonomia deve quindi essere affrontata nel quadro più ampio dell'integrazione nazionale e della governance costituzionale. Una partnership costruttiva, piuttosto che una separazione istituzionale, offre un percorso più sostenibile per il futuro.<br /><br />D - Qual è il ruolo e il contributo specifico della Malaysia all'interno dell'ASEAN?<br /><br />La Malaysia è un membro fondatore dell'Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico , istituita nel 1967. La Malaysia ha costantemente sostenuto la centralità dell'ASEAN in ha contribuito all'architettura di sicurezza regionale e ha promosso l'integrazione economica, anche attraverso l'Area di libero scambio dell'ASEAN.<br />Il ruolo della Malaysia all'interno dell'ASEAN, in particolare come Presidente del 47° Vertice ASEAN a Kuala Lumpur, è stato caratterizzato da leadership, coordinamento e costante ricerca del consenso. Con il tema "Inclusione e sostenibilità", la Malaysia si è adoperata per garantire che l'ASEAN rimanga unita, lungimirante e reattiva alle sfide regionali e globali.<br />Sul piano politico, la Malaysia ha rafforzato l'impegno dell'ASEAN per la pace, la stabilità e un ordine regionale basato sulle regole. In qualità di Presidente, il Primo Ministro Anwar Ibrahim ha guidato le discussioni in modo da enfatizzare il dialogo, la diplomazia e il rispetto reciproco tra gli Stati membri. La Malaysia ha costantemente sottolineato l'importanza della centralità e dell'unità dell'ASEAN, soprattutto in un periodo di crescenti tensioni geopolitiche.<br />Sul piano economico, la Malaysia ha accelerato gli sforzi per l'integrazione regionale. Durante la sua presidenza, sono stati compiuti progressi sostanziali sugli obiettivi economici prioritari, tra cui l'aggiornamento dell'Accordo ASEAN sul commercio di beni, i progressi nell'Accordo quadro ASEAN sull'economia digitale e le iniziative per rafforzare la resilienza della catena di approvvigionamento dei semiconduttori. La Malaysia ha inoltre sostenuto una più profonda cooperazione finanziaria, quadri finanziari sostenibili e la diversificazione dei partenariati commerciali per garantire la competitività a lungo termine dell'ASEAN.<br />In materia di sostenibilità e transizione energetica, la Malaysia ha promosso iniziative regionali come la rete elettrica ASEAN, la strategia per la neutralità carbonica, il piano di attuazione dell'economia blu e la Dichiarazione sul diritto a un ambiente sicuro, pulito, sano e sostenibile. Questi sforzi riflettono l'impegno della Malaysia a conciliare la crescita economica con la responsabilità ambientale.<br />In ambito umanitario, in particolare per quanto riguarda il Myanmar, la Malaysia ha svolto un ruolo costruttivo sostenendo l'operatività dei meccanismi umanitari dell'ASEAN, tra cui il Centro ASEAN per l'assistenza umanitaria , e sollecitando una fornitura di assistenza sicura e inclusiva.<br />Nel complesso, il contributo della Malaysia è stato quello di rafforzare la coerenza istituzionale dell'ASEAN, promuovere risultati concreti e mantenere l'unità nella gestione di complesse problematiche regionali.<br /><br />D - Nell'aprile 2021, l'ASEAN ha elaborato un piano di pace per il Myanmar, noto anche come "Consenso in cinque punti", che è rimasto lettera morta a causa della continua guerra nel Paese. Cosa si dovrebbe fare ora? Cosa propone la Malaysia all'interno dell'ASEAN per riaprire la strada al negoziato?<br /><br />Il Consenso in cinque punti rimane il quadro di riferimento concordato dall'ASEAN per affrontare la crisi in Myanmar. Tuttavia, la sua attuazione è stata disomogenea e il conflitto continua. La sfida principale ora non è abbandonare il quadro, ma renderlo più efficace e pratico.<br />In questa fase, l'accesso umanitario deve rimanere la priorità immediata. Durante la nostra presidenza dell'ASEAN, abbiamo sottolineato l'importanza di una fornitura di assistenza umanitaria sicura, trasparente, inclusiva e non discriminatoria. La Malaysia sostiene il rafforzamento del ruolo del Centro AHA e la garanzia che l'assistenza raggiunga le comunità colpite in tutto il Myanmar. La cooperazione umanitaria può fungere da misura per rafforzare la fiducia e aprire la strada a un impegno più ampio.<br />Oltre agli sforzi umanitari, è necessario rivitalizzare il dialogo politico. Il Consenso in Cinque Punti auspica un dialogo costruttivo tra tutte le parti. La Malaysia ritiene che l'ASEAN debba continuare a promuovere un impegno inclusivo, supportato dal meccanismo dell'Inviato Speciale, pur mantenendo l'unità dell'ASEAN. Parametri di riferimento più chiari, meccanismi di rendicontazione più solidi e un impegno diplomatico costante possono contribuire a ridare slancio al processo.<br />L'approccio della Malaysia è pragmatico. Riconosce che i progressi possono essere graduali. Piuttosto che sostituire il Consenso in Cinque Punti, la Malaysia sostiene il suo rafforzamento attraverso misure concrete, un impegno costante e un maggiore coordinamento tra gli Stati membri dell'ASEAN e i partner internazionali.<br />L'obiettivo non è imporre una soluzione, ma riaprire lo spazio per il negoziato e ridurre la violenza, in linea con i principi dell'ASEAN.<br /><br />D - Come vede la Malaysia le recenti tensioni e il conflitto tra Thailandia e Cambogia? Come si possono normalizzare le relazioni bilaterali tra i due Paesi per ristabilire pienamente un clima di pace nel Sudest asiatico?<br /><br />La Malaysia guarda con profonda preoccupazione alle recenti tensioni tra Thailandia e Cambogia, principalmente perché qualsiasi instabilità tra due Stati membri dell'ASEAN ha implicazioni più ampie per la pace regionale, l'integrazione economica e la credibilità dell'ASEAN come blocco coeso.<br />In qualità di Presidente dell'ASEAN nel 2025, la Malaysia, sotto la guida del Primo Ministro Anwar Ibrahim, ha adottato un approccio proattivo ma attentamente calibrato. La Malaysia ha facilitato un cessate il fuoco immediato nel luglio 2025 e ha svolto un ruolo centrale nell'ospitare e assistere alla firma dell'Accordo di pace di Kuala Lumpur il 26 ottobre 2025. L'obiettivo era chiaro: de-escalation, ripristino della pace e dell'integrazione, riapertura dei canali di comunicazione e una riaffermare l'impegno di entrambi i paesi per la risoluzione pacifica delle controversie. La Malaysia ha sempre definito il proprio ruolo come quello di facilitatore neutrale, fornendo una piattaforma affidabile per il dialogo, piuttosto che intervenire negli affari interni o sovrani di nessuna delle due parti.<br />L'obiettivo non è semplicemente l'assenza di scontri armati, ma il ripristino della fiducia e il rafforzamento della solidarietà dell'ASEAN. Dando priorità al dialogo, al rispetto reciproco e ai processi istituzionali, la Malaysia ritiene che Thailandia e Cambogia possano normalizzare le relazioni e contribuire nuovamente a un clima di pace e cooperazione nel Sud-est asiatico.<br /><br />D - Quale ruolo possono svolgere i leader religiosi e il dialogo interreligioso nella risoluzione dei conflitti e nel raggiungimento della pace, sia a livello locale che globale?<br /><br />I leader religiosi possiedono credibilità morale e influenza a livello locale. Possono plasmare le narrazioni, contrastare l'estremismo e promuovere la riconciliazione. Il dialogo interreligioso favorisce la comprensione reciproca e riduce il rischio di fraintendimenti.<br />In Malaysia, il dialogo interreligioso è stato un meccanismo importante per allentare le tensioni e rafforzare la coesione sociale. A livello globale, la diplomazia religiosa può integrare i negoziati politici affrontando le dimensioni etiche e umanitarie dei conflitti. La costruzione della pace e il dialogo interreligioso sono aree naturali di collaborazione con la Santa Sede. La nostra comune attenzione alla dignità umana, al dialogo e alla coesistenza pacifica fornisce una solida base per una cooperazione continua.<br /><br />Sun, 29 Mar 2026 14:55:58 +0200EUROPA/ALBANIA - La speranza nel Signore non delude: la missione delle Pontificie Opere Missionarie a Rrëshenhttps://fides.org/it/news/77526-EUROPA_ALBANIA_La_speranza_nel_Signore_non_delude_la_missione_delle_Pontificie_Opere_Missionarie_a_Rreshenhttps://fides.org/it/news/77526-EUROPA_ALBANIA_La_speranza_nel_Signore_non_delude_la_missione_delle_Pontificie_Opere_Missionarie_a_RreshenRrëshen - “La speranza nel Signore non delude” è il tema della missione organizzata dalla Direzione Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Albania nella diocesi di Rrëshen.<br /><br />Rrëshen, sede della cattedrale e residenza del vescovo, insieme alle aree circostanti, in gran parte rurali, per un totale di circa 10 mila abitanti, hanno ricevuto nel corso delle prime due settimane di marzo la visita di alcuni missionari che hanno attraversato in modo capillare il territorio. <br />Nella diocesi di Rrëshen, situata tra le montagne del Nord dell'Albania, l’opera pastorale è attualmente affidata soltanto a sei sacerdoti e cinque congregazioni femminili. In questo contesto, l’apporto di missionari provenienti da altre diocesi e congregazioni ha rappresentato un segno concreto di solidarietà ecclesiale e uno conforto per la comunità locale. <br /><br />La diocesi custodisce una preziosa eredità storica e una forte testimonianza di fede. Cuore della missione è stato l’incontro diretto con le famiglie. I missionari — organizzati a coppie, composte da un sacerdote e una religiosa o da un sacerdote e un laico — hanno visitato le case, condividendo momenti di ascolto e preghiera. Incontro, ascolto e speranza hanno fatto da filo conduttore a queste visite. L’accoglienza è stata, nella maggior parte dei casi, calorosa, segnata talvolta da profonda commozione. Non sono mancate situazioni più delicate: alcune famiglie, provate da difficoltà personali o familiari, hanno faticato ad aprirsi e ad accogliere i missionari. Anche in questi casi, la presenza discreta e rispettosa è diventata segno di vicinanza e seme di speranza.<br /><br />“Una benedizione, una parola di conforto, un gesto semplice sono strumenti essenziali che hanno reso concreta la missione. In un tempo dominato dalla comunicazione digitale, il contatto umano si è rivelato ancora una volta insostituibile” ha commentato padre Agustin Margjoni, missionario vincenziano, direttore nazionale delle POM albanesi, che fin dall’inizio del suo mandato si è attivato per collaborare in modo fecondo con i vescovi e missionari presenti nel Paese.<br /><br />Tra i momenti più significativi l’incontro dei missionari con gli studenti delle scuole medie e superiori nella cattedrale di Rrëshen.<br />“La missione è stata anche un’esperienza intensa di comunione tra i missionari stessi. Provenienti da diverse diocesi e realtà religiose, hanno condiviso non solo il servizio pastorale, ma anche i momenti quotidiani, come i pasti e il confronto fraterno, sperimentando quanto sia importante, soprattutto in contesti come quello albanese, unire le forze e collaborare” ha spiegato il direttore delle POM albanesi. Sat, 28 Mar 2026 08:42:33 +0100"Mani e cuori di lavoratori migranti". Storie, fatiche e benedizioni delle comunità cattoliche siro-malabaresi nella Penisola arabicahttps://fides.org/it/news/77513-Mani_e_cuori_di_lavoratori_migranti_Storie_fatiche_e_benedizioni_delle_comunita_cattoliche_siro_malabaresi_nella_Penisola_arabicahttps://fides.org/it/news/77513-Mani_e_cuori_di_lavoratori_migranti_Storie_fatiche_e_benedizioni_delle_comunita_cattoliche_siro_malabaresi_nella_Penisola_arabicadi padre Jolly Vadakken*<br /><br />Kuwait City - Ho ricevuto la lettera della mia nomina di Visitatore Apostolico per i fedeli siro-malabaresi nella Penisola arabica dalla Segreteria di Stato, e mi è stata trasmessa tramite Raphael Thattil, Arcivescovo Maggiore di Ernakulam-Angamaly dei Siro-Malabaresi.. La nomina ufficiale era stata annunciata pubblicamente il 18 novembre 2025 nell'Eparchia di Irinjalakuda e sul Monte San Tommaso a Kakkanad . <br /><br />Chiamato a svolgere il mio ministero in stretta comunione e collaborazione con i Vicari Apostolici di Arabia del nord, vescovo Aldo Berardi, OO.SS.T., e Arabia del sud, vescovo Paolo Martinelli, ofm cap., esamino la situazione pastorale, soluzioni concrete per il bene dei fedeli e informo regolarmente la Sede Apostolica circa l'andamento della missione. Sia il vescovo Berardi che il vescovo Martinelli hanno accolto la mia nomina con gioia e, nel corso di un incontro congiunto nella Co-cattedrale del Kuwait, il 21 dicembre 2025, abbiamo discusso proficuamente della missione affidatami. Lo stesso giorno abbiamo incontrato anche il Nunzio Apostolico in Kuwait, Eugene Martin Nugent. Da quel momento ho iniziato la mia missione nella Penisola Arabica.<br /><br /><br />I fedeli siro-malabaresi nel Golfo<br /><br />La storia della comunità cattolica siro-malabarese nella penisola arabica è indissolubilmente legata alla trasformazione economica della regione. In seguito alla scoperta del petrolio, una seconda ondata di cristianesimo iniziò a diffondersi tra le sabbie del deserto, non attraverso le missioni tradizionali, ma attraverso le mani e i cuori di una forza lavoro migrante.<br />Tra questi pionieri vi furono i cattolici siro-malabaresi. Sebbene la loro presenza fosse un flusso discreto negli anni '70, si trasformò in una comunità vivace negli anni '90. Inizialmente, la loro cura pastorale era seguita dai Vicariati apostolici di rito latino già esistenti. Tuttavia, essendo una comunità profondamente radicata in antiche pratiche spirituali incentrate sulla parrocchia e sulla famiglia, questi fedeli iniziarono naturalmente a cercare le proprie espressioni liturgiche.<br />C'era una crescente preoccupazione pastorale: separati dalla loro Chiesa madre, molte famiglie e bambini siro-malabaresi venivano educati esclusivamente nel rito latino, allontanandosi così dalla loro peculiare eredità orientale. Questo vuoto culturale e liturgico ha anche aperto la strada a diverse sette, portando alcuni ad allontanarsi dalle proprie radici cattoliche per avvicinarsi a confessioni protestanti.<br /><br /><br />I fedeli siro-malabaresi in Kuwait<br /><br />Quando il Kuwait fu invaso dall'Iraq nel 1991, l'improvviso scoppio della guerra costrinse innumerevoli famiglie di migranti a tornare nelle loro terre d'origine. Questo sradicamento portò a una dolorosa consapevolezza: molti si ritrovarono estranei alla propria Chiesa madre. Avendo trascorso anni all'estero, la generazione più giovane non aveva familiarità con i rituali e le preghiere siro-malabaresi. Nonostante l'affermazione del Concilio Vaticano II sull'importanza del ritorno alle proprie radici spirituali, i fedeli del Golfo scoprirono che, in pratica, preservare il proprio patrimonio rituale era una sfida e un compito arduo, in mezzo alle pressioni della migrazione e della guerra.<br /><br />Con l'inizio della ricostruzione della regione dopo il 1993, seguì una nuova ondata migratoria. Il boom economico di Dubai e la ricostruzione del Kuwait attirarono un numero ancora maggiore di cattolici siro-malabaresi. Determinati a salvaguardare il loro patrimonio e a proteggere la comunità dal proselitismo, i fedeli hanno compiuto un passo storico verso l'auto-organizzazione. Le associazioni laicali sono state registrate presso le rispettive ambasciate indiane come Movimenti Culturali, in modo da garantire la tutela legale delle loro attività. Il 1° dicembre 1995, la SMCA Kuwait è stata fondata come prima associazione laicale formale, un modello che è stato presto imitato da movimenti simili in Qatar, Bahrein, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Oman. Queste associazioni sono diventate il cuore pulsante della comunità. Sono diventate i principali strumenti per instaurare un dialogo continuo e rispettoso con i vescovi del Vicariato Latino per garantire la cura pastorale nel Rito Siro-Malabarese; istituire programmi per formare i giovani al loro ricco patrimonio spirituale, assicurando che l'eredità culturale e liturgica venisse tramandata alla generazione successiva. Creare una solida rete di supporto per assistere i bisognosi all'interno della comunità di migranti. Grazie alla resilienza di questi movimenti laici, i fedeli siro-malabaresi nel Golfo si sono trasformati da forza lavoro dislocata in una comunità fiorente e organizzata, saldamente ancorata alla propria antica fede e al contempo impegnata nello sviluppo moderno delle nazioni che li ospitano.<br /><br /><br />Statistiche sui fedeli siro-malabaresi in Kuwait<br /><br />Popolazione totale: 4,3 milioni<br />Popolazione indiana totale in Kuwait: 0,85 milioni <br />Popolazione cattolica totale: 400.000 <br />Cattolici siro-malabaresi: circa 40.000 <br />4 parrocchie in Kuwait<br />1. Concattedrale della Sacra Famiglia, Kuwait City<br />2. Parrocchia di Nostra Signora d'Arabia, Ahmadi, Kuwait<br />3. Parrocchia di Santa Teresa di Gesù Bambino, Salmiya, Kuwait<br />4. Parrocchia di San Daniele Comboni, Abbasiya, Kuwait<br /><br />In tutte e quattro le parrocchie, il cuore pulsante della comunità siro-malabarese rimane vibrante. Tuttavia, la crescita spirituale si scontra con significative sfide materiali e logistiche. Ad Abbasiya, le dimensioni della nostra comunità sono impressionanti, con 2.460 bambini iscritti al catechismo. Tuttavia, questa benedizione comporta gravi limitazioni. A causa della mancanza di aule, i bambini devono essere divisi in quattro gruppi separati. Lo spazio disponibile nel seminterrato è da tempo insufficiente per le nostre celebrazioni liturgiche e le attività comunitarie; più recentemente, la situazione è diventata critica poiché le autorità competenti hanno chiuso completamente il seminterrato di Abbasiya. Una difficoltà simile si riscontra a Salmiya, dove ci affidiamo a spazi in affitto nel seminterrato per celebrare la nostra sacra liturgia e per la formazione religiosa dei nostri giovani. Pur essendo profondamente consapevoli delle complesse formalità legali e governative coinvolte, la necessità di infrastrutture adeguate, di uno spazio di culto più ampio e di un parcheggio funzionale è diventata un'esigenza urgente. Un bellissimo segno distintivo della nostra identità siro-malabarese è l'unità familiare. Queste piccole comunità ecclesiali domestiche, composte da 30 a 40 famiglie, si riuniscono mensilmente a casa di ognuno per condividere la Parola di Dio e godere della comunione cristiana. <br /><br />La chiesa siro-malabarese di San Tommaso a Doha <br /><br />La chiesa siro-malabarese di San Tommaso a Doha occupa un posto d'onore unico in quanto unica chiesa nella penisola arabica con un'identità siro-malabarese distinta e indipendente. Più che un semplice edificio, funge da vera e propria casa spirituale, offrendo guida liturgica, pastorale e sociale ai fedeli siro-malabaresi in Qatar. La chiesa è stata solennemente consacrata il 22 maggio 2009 dal Cardinale Varkey Vithayathil, allora Arcivescovo Maggiore della Chiesa siro-malabarese. La vita spirituale della parrocchia è dinamica, con tre Sante Messe celebrate quotidianamente e cinque il venerdì per accogliere la numerosa comunità. La formazione alla fede è una missione primaria. Attualmente, 2.544 studenti, dalla prima alla dodicesima classe, frequentano le lezioni di catechismo del venerdì. Un team dedicato di oltre 180 insegnanti si occupa della formazione spirituale e dottrinale. La parrocchia è animata da numerose organizzazioni e movimenti apostolici, inoltre 28 nuclei familiari attivi si riuniscono mensilmente all'interno della chiesa, promuovendo un profondo senso di fraternità e mantenendo vivo lo spirito comunitario della parrocchia.<br /><br />Statistiche sui fedeli siro-malabaresi a Doha<br />Popolazione totale del Qatar: 2,7 milioni<br />Popolazione indiana totale: 0,7 milioni <br />Popolazione cattolica totale: 350.000 <br />Cattolici siro-malabaresi: 35.000 <br />Membri registrati: 17.900<br />Numero di famiglie: 3.500<br />Numero di scapoli e single: 7.000<br />Numero totale di studenti di catechismo: 2.544<br /><br /><br />Siro-malabaresi nel Regno del Bahrain<br /><br />Il Regno del Bahrain, storicamente noto come la "Terra dei Due Mari", è un elegante arcipelago che da tempo funge da crocevia di cultura e commercio. Dagli anni '50, il Bahrain ha accolto una forza lavoro globale diversificata, ma è stato il boom petrolifero dei primi anni '70 a catalizzare la migrazione della comunità cattolica del Kerala. Alla ricerca di nuove opportunità di sostentamento, questi fedeli hanno portato con sé un profondo patrimonio spirituale che continua a fiorire ancora oggi.<br />Le radici della fede cattolica in Bahrain sono profonde. Già nel 1939, la famiglia regnante concesse il permesso per la costruzione della prima chiesa. Sotto la guida del vescovo Tirinanzi e del frate cappuccino padre Luigi, fu fondata la chiesa del Sacro Cuore a Manama. Oggi, il panorama spirituale si è ampliato notevolmente. La maestosa Cattedrale di Nostra Signora d'Arabia ad Awali funge ora da sede del Vicariato, consacrata dal cardinale Luis Antonio Tagle, pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzaione, sezione per la prima evangelizzazione e le nuove Chiese particolari, ospita anche la Missione BAPCO di Awali. La presenza cattolica in Bahrein è un elemento vitale e dinamico del tessuto nazionale.<br /><br />Statistiche sui fedeli siro-malabaresi nel Regno del Bahrain<br />Popolazione totale: 1,47 milioni<br />Popolazione indiana totale: 0,33 milioni<br />Popolazione cattolica totale: 80.000 <br />Cattolici siro-malabaresi: circa 20.000 <br /><br />A differenza di altre regioni del Golfo, la comunità cattolica in Bahrain è caratterizzata da un particolare senso di unità liturgica. Sebbene la comunità malankara mantenga le proprie celebrazioni distinte, il resto dei fedeli cattolici rimane strettamente integrato. Il rito siro-malabarese viene celebrato due volte a settimana in lingua malayalam sia nella chiesa del Sacro Cuore che nella cattedrale di Awali. In uno spirito di fraterna cooperazione, le lezioni di formazione religiosa e di catechismo si svolgono congiuntamente con studenti di altre tradizioni liturgiche. Attualmente, le attività comunitarie si svolgono collettivamente anziché essere suddivise per rito, riflettendo un approccio pastorale unitario sotto il Vicariato latino.<br /><br />Sono profondamente onorato e grato per la fiducia che la Santa Sede ha riposto in me nominandomi Visitatore Apostolico. Ringrazio Papa Leone XIV, il Segretario di Stato Cardinale Pietro Parolin, e tutti i funzionari della Chiesa che hanno portato a questa decisione. Confidando nella divina provvidenza, assicuro di svolgere le mie responsabilità e i miei doveri con integrità, compassione e amore per i fedeli siro-malabaresi nella penisola arabica.<br /><br />La Chiesa Cattolica nella Penisola Arabica è ora organizzata in due Vicariati Apostolici latini, entrambi direttamente dipendenti dal Dicastero per l’Evangelizzazione . In precedenza, il Vicariato Apostolico dell'Arabia e il Vicariato Apostolico del Kuwait erano due giurisdizioni. Queste giurisdizioni sono state successivamente riorganizzate e rinominate. Attualmente il Vicariato Apostolico di Arabia del sud comprende gli Emirati Arabi Uniti, l'Oman e lo Yemen, mentre il Vicariato Apostolico di Arabia del nord include Kuwait, Qatar, Bahrain e Arabia Saudita. Nel corso degli ultimi 20 anni, AVONA ha provveduto ai 17 sacerdoti siromalabaresi, a formazione, catechismo, sacramenti e messe in rito malabarese. Siamo grati ai frati Cappuccini, ai padri Trinitari e ai Salesiani. <br /><br /><br /><br />*Visitatore Apostolico per i cattolici siro-malabaresi nella Penisola arabicaSat, 28 Mar 2026 13:36:24 +0100AFRICA/UGANDA - Messianismi e guerra all'Iran, il capo dell’esercito ugandese: “Siamo al fianco di Israele perché siamo cristiani”https://fides.org/it/news/77524-AFRICA_UGANDA_Messianismi_e_guerra_all_Iran_il_capo_dell_esercito_ugandese_Siamo_al_fianco_di_Israele_perche_siamo_cristianihttps://fides.org/it/news/77524-AFRICA_UGANDA_Messianismi_e_guerra_all_Iran_il_capo_dell_esercito_ugandese_Siamo_al_fianco_di_Israele_perche_siamo_cristianiKampala – “Noi siamo al fianco di Israele perché siamo cristiani. Salvati dal Santo Figlio di Dio… Gesù Cristo, l'unico che può perdonare i peccati. La Bibbia dice: "Beato te, Israele! Chi è come te, un popolo salvato dal Signore? Egli è il tuo scudo, il tuo aiuto e la tua spada gloriosa" ”. È uno dei post pubblicati su X dal generale Muhoozi Kainerugaba, Capo di Stato Maggiore delle forze armate ugandesi nonché figlio del Presidente Yoweri Museveni, nel quale afferma il supporto dell’esercito ugandese alla guerra di Israele contro l’Iran.<br />Accanto alla motivazione “religiosa” il generale Kainerugaba, ne avanza altre di ordine politico. In un ulteriore post scrive infatti: “Israele ci è stato accanto quando eravamo dei nessuno negli anni '80 e '90. Perché non dovremmo difenderlo ora che il nostro PIL è di 100 miliardi di dollari? Uno dei più alti in Africa”. In un altro post il generale Kainerugaba afferma: “Vogliamo che la guerra in Medio Oriente finisca ora. Il mondo ne ha abbastanza. Ma qualsiasi discorso sulla distruzione o la sconfitta di Israele ci trascinerà in guerra, dalla parte di Israele!”. In un altro post, Kainerugaba ha scritto: “L'esercito ugandese entrerà in questa guerra tra Iran e Israele, dalla parte di Israele, se non finirà presto. Israele ha il diritto di esistere e gli attacchi contro di esso devono cessare”.<br />Questi post del capo delle forze armate ugandesi sono da prendere con le dovute precauzioni perché Kainerugaba non è nuovo a postare su Twitter interventi controversi, tanto è vero che è stato soprannominato “Tweeting General”. Interessante comunque il riferimento religioso al presunto appoggio ugandese a Israele, indice dell’influenza anche in alcuni Paesi africani del cosiddetto “sionismo cristiano”. <br /><br />Fri, 27 Mar 2026 11:19:47 +0100AFRICA/GUINEA EQUATORIALE - La visita di Papa Leone XIV e i semi che lo Spirito ha già seminatohttps://fides.org/it/news/77523-AFRICA_GUINEA_EQUATORIALE_La_visita_di_Papa_Leone_XIV_e_i_semi_che_lo_Spirito_ha_gia_seminatohttps://fides.org/it/news/77523-AFRICA_GUINEA_EQUATORIALE_La_visita_di_Papa_Leone_XIV_e_i_semi_che_lo_Spirito_ha_gia_seminatoa cura delle Figlie di Maria Ausiliatrice in Guinea Equatoriale<br /><br />Malabo – Al di là delle consuete informazioni generali sulla Repubblica della Guinea Equatoriale, è importante sottolineare che il Paese si presenta al mondo come una terra vibrante, in cui natura e cultura coesistono e interagiscono costantemente. Nelle sue fitte foreste pluviali, il verde non è solo un colore, ma una manifestazione di vita che cresce, si trasforma e si rinnova incessantemente. Ogni albero, ogni fiume e ogni brezza marina sembra sussurrare storie antiche che risuonano ancora nel presente. La vitalità di questa nazione non si limita alla sua geografia. Batte anche nella sua gente, nella diversità delle sue comunità e nella ricchezza delle sue tradizioni. Le danze, i canti e le lingue tramandate di generazione in generazione testimoniano un'identità che non è rimasta statica, ma si è adattata senza perdere la sua essenza. Qui, la continuità non è statica; è movimento, è memoria in azione. Allo stesso modo, il mare che circonda le sue coste non è un confine, ma un ponte. Collega, nutre e plasma un profondo rapporto tra gli esseri umani e il loro ambiente. La vita in questo Stato dell’Africa centrale si fonda su questo equilibrio tra natura e uomo, tra tradizione e contemporaneità. Terra vibrante, intessuta di volti, storie e speranze, non è solo uno spazio geografico, ma un luogo in cui la vita si esprime intensamente nella diversità delle sue culture, nella ricchezza delle sue tradizioni e nella forza del suo popolo. Ciò significa che la cultura generale dei guineani equatoriali sostiene la vita attraverso un profondo legame con l'umanità, con un forte senso di preservazione dei valori ancestrali come la solidarietà, la famiglia e il rispetto per gli anziani – valori rafforzati dall'identità di ogni individuo e dal suo ruolo nella comunità. Le donne svolgono un ruolo essenziale nella società, trasmettendo la vita, i valori e la fede. I giovani rappresentano una forza creativa in continua evoluzione, capace di integrare la tradizione con nuove forme di espressione. Questa coesistenza tra antico e nuovo non è una tensione, ma una ricchezza, dove la conoscenza si tramanda di generazione in generazione, non solo attraverso le parole, ma anche attraverso i gesti, i riti e le cerimonie tradizionali e la vita condivisa.<br /><br />In questo contesto, per la popolazione della Guinea Equatoriale la visita di Papa Leone XIV non è solo una ‘visita’. Non è semplicemente un evento, ma un segno di comunione e riconoscimento. I preparativi mobilitano l'intera popolazione, generando entusiasmo, gioia collettiva, mobilitazione istituzionale e unità all'interno della comunità cristiana. Spiccano l’accoglienza popolare, l’aspettativa spirituale e la speranza di rinnovamento religioso, data l'attuale crisi di fede, la diminuzione della pratica religiosa tra i giovani, l’influenza delle nuove chiese e molto sincretismo. Sono segni per noi incoraggianti e rassicuranti. Tuttavia, è opportuno sottolineare che la visita del Santo Padre è considerata una visita di Stato-Chiesa e, come tale, è organizzata in tutto il Paese dal Governo, dalla Chiesa e dalla Società Civile. È stato lanciato un appello pubblico a partecipare agli eventi, l'intera stampa nazionale è stata mobilitata per la copertura e sono stati distribuiti abiti creati per l'occasione alle comunità più svantaggiate, dato che si tratta di uno degli eventi più importanti nel Paese degli ultimi quarant'anni. L’ultima volta che il Vescovo di Roma è stato ricevuto nella nazione risale a 44 anni fa.<br /><br />Le cattedrali e gli stadi di Malabo e Bata, le carceri, il monumento ai caduti del 7 marzo, la Basilica di Mongomo, l'Università Nazionale , tra gli altri, diventano simboli di cambiamento, di nuovi inizi e, soprattutto, di fede viva. L'attesa di questa importante occasione è certamente vissuta come un periodo di preparazione interiore. Nelle nostre città e comunità, da Malabo a Bata, si è risvegliato un sincero desiderio di rinnovamento spirituale, di ascolto e di comunione. Non si tratta solo di spazi geografici, ma di vere e proprie fonti di rinnovamento. Ovunque il Papa sia presente, la fede si riaccende, l'impegno si rafforza e l'identità cristiana del popolo della Guinea Equatoriale si rinnova. Questi luoghi saranno segnati da una memoria viva che ci ispira a guardare al futuro con fiducia, incoraggiandoci a costruire una società più giusta, più umana e più compassionevole. In realtà, non si tratta solo di vedere il Papa, ma di accogliere il messaggio che porta, di lasciarci interpellare dalla sua presenza e di aprire nuove strade nella nostra vita personale, ecclesiale e sociale.<br /><br />La visita dell'Università Nazionale di León IV sottolinea l'importanza che il popolo della Guinea Equatoriale attribuisce all'istruzione come pilastro per la formazione di individui critici e responsabili, capaci di contribuire allo sviluppo del Paese. È il fondamento per superare la povertà, rafforzare le istituzioni e aprire opportunità alle nuove generazioni. Si tratta dunque di un'occasione privilegiata per riconoscere e apprezzare la ricchezza delle culture della Guinea Equatoriale: le lingue, le tradizioni e il profondo senso di comunità e di vita. Tra i Fang, i Bubi, i Ndowé, gli Annobonesi, i Bisio, i Balengue e altri popoli, si ritrovano valori profondamente evangelici: ospitalità, solidarietà, rispetto per la vita e apertura a Dio. Il popolo della Guinea Equatoriale crede fermamente che la cultura non sia un ostacolo, ma piuttosto una via privilegiata per incontrare il Vangelo. È un tesoro che appartiene non solo all'Africa, ma che arricchisce l'intera Chiesa universale. La religione, in particolare la tradizione cattolica consolidatasi dopo la visita di Giovanni Paolo II, contribuisce con valori quali solidarietà, rispetto, giustizia e convivenza pacifica. Educazione e religione non sono in contrapposizione, bensì complementari: l'una plasma la mente e l'altra guida il cuore, e la cultura è concepita come la vera via per lo sviluppo umano integrale. Pertanto, anziché portare qualcosa di completamente nuovo, la visita del Papa giunge a confermare, sostenere e incoraggiare ciò che già sta crescendo nelle nostre comunità, nelle famiglie, tra i giovani, nelle parrocchie e negli istituti scolastici: i semi di bontà che lo Spirito ha già seminato. La presenza del Santo Padre li rafforza, li rende visibili e ci incoraggia a non scoraggiarci. È un invito a impegnarci con maggiore coraggio nella costruzione del bene comune in Guinea Equatoriale.<br /><br /><br />Fri, 27 Mar 2026 10:56:56 +0100Gli effetti ambivalenti della guerra in Iran sui Paesi latinoamericanihttps://fides.org/it/news/77525-Gli_effetti_ambivalenti_della_guerra_in_Iran_sui_Paesi_latinoamericanihttps://fides.org/it/news/77525-Gli_effetti_ambivalenti_della_guerra_in_Iran_sui_Paesi_latinoamericaniBuenos Aires - La guerra in Iran sta facendo sentire i suoi effetti anche nelle aree più distanti da quelle più direttamente coinvolte nel conflitto, compresi i Paesi centro e sud-americani.<br />Nei tempi brevi, le economie dell’America Latina possono subire contraccolpi ambivalenti a causa del conflitto. La crisi può tradursi in un aumento dell’inflazione, ma le esportazioni di materie prime possono trarre dei benefici dall’aumento dei prezzi.<br />In Messico, gli effetti sulle entrate del petrolio nel breve termine possono portare vantaggi per il governo. Il secondo impatto che potrebbe esserci nel paese riguarda il prezzo dei carburanti, per i quali il governo sta cercando di diminuire la pressione, facendo in modo che ai distributori il prezzo rimanga invariato almeno per i prossimi sei mesi.<br />Riguardo all’Argentina, che viene dalle pesanti riforme economiche in chiave ultraliberista volute dal Presidente Milei, in un recente rapporto pubblicato da Morgan Stanley si elencano quali possibili effetti ci possono essere sull’economia nazionale a causa della guerra. Secondo la Banca americana un aumento del prezzo del petrolio si tradurrebbe in aumento delle esportazioni, soprattutto grazie alle riserve del giacimento di Vaca Muerta, favorendo la bilancia dei pagamenti in senso positivo. Il problema però in questo caso riguarda l’inflazione, vero e proprio tallone d’Achille dall’economia argentina negli anni scorsi. Nel modello sviluppato da Morgan Stanley un aumento del prezzo del greggio al 10% farebbe aumentare l’inflazione dallo 0,2 allo 0,4%.<br />Ci sono anche effetti su un altro settore importante per l’economia argentina: l’agricoltura. In questo caso la guerra in Iran può avere un duplice effetto: da un lato può far aumentare i prezzi a livello mondiale favorendo Buenos Aires in quanto il settore rappresenta il 60% delle esportazioni; dall’altro l’Iran è un grande esportatore di fertilizzanti e la mancanza di forniture proveniente dal Teheran farebbe aumentare i prezzi dei beni agricoli. Se sembra che questo possa essere un fattore positivo per le esportazioni, a preoccupare è il mercato interno, perché un aumento dei beni agricoli potrebbe portare ad un aumento dell’inflazione superiore alle stime del rapporto di Morgan Stanley, con conseguenze pesanti per i settori popolari già colpiti dalle riforme ultraliberiste.<br />Per quel che concerne il Brasile, ci sono due aspetti da tenere in considerazione. Brasilia potrebbe avere nei tempi brevi dei vantaggi dall’aumento del prezzo del petrolio in quanto in questi anni il Paese ne è diventato un esportatore; ma anche in questo caso ad essere influenzato sarà il settore agricolo. L’aumento dei prezzi potrebbe riversarsi sull’aumento del carburante far aumentare l’inflazione in maniera analoga al caso argentino. Ancora in maniera analoga all’Argentina, il Brasile con il conflitto in Iran ha visto una diminuzione delle forniture di fertilizzanti. Se però nel caso argentino ciò si abbinava ad un aumento dei prezzi agricoli che potevano avere effetti positivi sulle esportazioni, nel caso brasiliano si abbina ad una riduzione di queste, perché l’Iran e il Medio Oriente in generale erano la destinazione di beni quali il grano, che per raggiungere le destinazioni doveva passare proprio per lo stretto di Hormuz.<br />Le reazioni dei governi latinoamericani sono state diversificate. Nel caso dell’Argentina, Milei è un forte alleato di Israele. Ma ci sono altri presidenti che si sono espressi contro la mossa degli Stati Uniti. Uno di questi è il presidente colombiano Gustavo Petro: ha scritto in un post su X il giorno dell’inizio del bombardamento che Trump “si è sbagliato”. Dello stesso tenore sono state le dichiarazioni da parte del governo venezuelano, che dopo l’inizio dei bombardamenti ha espresso il suo dispiacere che si fosse optato per la via militare. Infine, il presidente brasiliano Lula si è espresso più volte sulla guerra, facendo durante il summit della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici u un paragone tra questo conflitto e quello in Iraq del 2003. Fri, 27 Mar 2026 12:10:31 +0100EUROPA/ITALIA - La Pasqua degli studenti dell’Università Europea di Romahttps://fides.org/it/news/77522-EUROPA_ITALIA_La_Pasqua_degli_studenti_dell_Universita_Europea_di_Romahttps://fides.org/it/news/77522-EUROPA_ITALIA_La_Pasqua_degli_studenti_dell_Universita_Europea_di_RomaRoma - Dal mercoledì Santo alla domenica di Pasqua, un gruppo di studenti dell'Università Europea di Roma parteciperà alla Missione di Settimana Santa promossa da “Gioventù Missionaria”, apostolato giovanile del movimento Regnum Christi.<br /><br />Il comunicato del Centro di Formazione Integrale dell'UER rimarca che l'iniziativa si inserisce nel quadro delle attività di Responsabilità Sociale, coordinate dal Centro di Formazione Integrale dello stesso Ateneo, con l’obiettivo di offrire agli studenti un’occasione concreta di crescita umana attraverso il servizio e l’ascolto. Gli studenti si recheranno nelle Marche, accompagnati dai Cappellani dell’UER, p. Matthew Whalen e p. Enrico Trono, insieme ad altri sacerdoti e seminaristi dei Legionari di Cristo e alle consacrate del Regnum Christi. Il contatto diretto con la realtà sociale locale si concretizzerà nella visita a famiglie, anziani e i malati, supporto alle parrocchie, percorsi educativi/ricreativi per bambini e ragazzi.<br /><br /><br />Fri, 27 Mar 2026 10:53:49 +0100AFRICA/CONGO RD - I Vescovi: “Pericoloso ora rivedere la Costituzione perché non c’è consenso tra le parti né le condizioni di sicurezza”https://fides.org/it/news/77521-AFRICA_CONGO_RD_I_Vescovi_Pericoloso_ora_rivedere_la_Costituzione_perche_non_c_e_consenso_tra_le_parti_ne_le_condizioni_di_sicurezzahttps://fides.org/it/news/77521-AFRICA_CONGO_RD_I_Vescovi_Pericoloso_ora_rivedere_la_Costituzione_perche_non_c_e_consenso_tra_le_parti_ne_le_condizioni_di_sicurezzaKinshasa – I Vescovi della Repubblica Democratica del Congo si dicono contrari alla revisione della Costituzione adottata nel 2006. “La posizione della CENCO non è cambiata. Il principio della revisione costituzionale è insito nella Costituzione stessa la quale prevede le procedure per la sua revisione. La Costituzione elenca gli articoli che non possono essere modificati. Per i vescovi della CENCO, nell'attuale situazione di sicurezza, sarebbe rischioso aprire il capitolo della revisione costituzionale in un contesto non consensuale”, ha affermato don Donatien Nshole, il Segretario Generale della CENCO in una conferenza stampa al termine dell’assemblea plenaria straordinaria dei tenutasi dal 23 al 25 marzo a Kinshasa.<br />Nel loro messaggio pubblicato al termine dei lavori i Vescovi hanno sottolineato sulla necessità di un "Patto sociale per la pace e la convivenza pacifica", in un contesto nazionale particolarmente teso. <br />Il dibattito sulla riforma costituzionale vede da un lato l’asserita necessità di modernizzazione affermata della maggioranza e dall’altro i timori dell'opposizione di una deriva autoritaria. Il partito del Presidente Félix Tshisekedi sostiene che la Costituzione del 2006 sia inadeguata alla realtà congolese e debba essere modificata o rivista per rafforzare l'efficacia dello Stato. Al contrario, l'opposizione e numerosi movimenti civici denunciano una manovra politica volta principalmente ad eliminare il limite dei mandati presidenziali per consentire all'attuale Capo dello Stato di rimanere al potere oltre il 2028.<br />La Costituzione del 2006 è stata adottata al termine delle devastanti guerre civili del Paese e aveva lo scopo di istituire istituzioni democratiche e stabilizzare il sistema politico. Una delle sue disposizioni chiave ha introdotto la limitazione dei mandati presidenziali per prevenire la concentrazione del potere che aveva caratterizzato i periodi precedenti della storia politica congolese. Una disposizione particolarmente importante è l'articolo 220, che protegge diversi principi fondamentali da revisioni costituzionali. Tra questi figurano la forma repubblicana dello Stato, il suffragio universale, il sistema di governo rappresentativo, la limitazione dei mandati presidenziali, l'indipendenza della magistratura e il pluralismo politico. L'articolo vieta inoltre qualsiasi revisione che possa ridurre i diritti e le libertà individuali o indebolire l'autonomia delle province e delle entità territoriali decentrate<br />Chi si oppone alla riforma afferma che questa vada ad intaccare queste disposizioni tutelate finendo per minare le garanzie democratiche e minacciare la stabilità istituzionale. Già nel 2015 un tentativo di riforma costituzione proposto dall’allora Presidente Joseph Kabila aveva suscitato un forte movimento di opposizione . <br />Fri, 27 Mar 2026 10:48:13 +0100AFRICA/KENYA - Nomina di Vescovo Ausiliare di Nairobihttps://fides.org/it/news/77518-AFRICA_KENYA_Nomina_di_Vescovo_Ausiliare_di_Nairobihttps://fides.org/it/news/77518-AFRICA_KENYA_Nomina_di_Vescovo_Ausiliare_di_NairobiCittà del Vaticano - Il Santo Padre ha nominato Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi Metropolitana di Nairobi il Rev.do P. Obed Muriungi Karobia, O.F.M. Conv., finora Moderatore Supremo dell’Associazione pubblica di fedeli Franciscan Servants of Mary Queen of Love della Diocesi di Ngong, assegnandogli la sede titolare di Timida.<br />S.E. Mons. Obed Muriungi Karobia, O.F.M. Conv., è nato il 29 giugno 1979. Ha studiato Filosofia presso il St. Bonaventure College di Lusaka, in Zambia, e ottenuto il Baccellierato in Teologia presso il Tangaza College . Entrato tra i Frati Minori Conventuali, è stato ordinato sacerdote il 28 luglio 2012. Ha ricoperto i seguenti incarichi: Vicario parrocchiale e Parroco della St. Catherine of Alexandria di Nairobi; Responsabile per le vocazioni nella Custodia dei Frati Minori Conventuali del Kenya ; Formatore ed Economo della Casa di formazione del proprio Istituto a Nairobi ; Ministro Provinciale della Provincia Keniota dei Frati Minori Conventuali ; Presidente della Federazione Africana dei Frati Minori Conventuali ; Dottorando in Psicologia presso la Daystar University di Nairobi; dal 2024, su incarico del Dicastero per l’Evangelizzazione, Moderatore Supremo dell’Associazione pubblica di fedeli Franciscan Servants of Mary Queen of Love nella Diocesi di Ngong.<br /> Thu, 26 Mar 2026 12:06:01 +0100ASIA/MYANMAR - Rinuncia e successione del Vescovo di Hpa-Anhttps://fides.org/it/news/77517-ASIA_MYANMAR_Rinuncia_e_successione_del_Vescovo_di_Hpa_Anhttps://fides.org/it/news/77517-ASIA_MYANMAR_Rinuncia_e_successione_del_Vescovo_di_Hpa_AnCittà del Vaticano - Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Hpa-An presentata da S.E. Mons. Justin Saw Min Thide. Gli succede S.E. Mons. Stanislaus Min Ko, finora Vescovo Coadiutore della medesima Diocesi.<br /> <br /><br /> Thu, 26 Mar 2026 12:03:31 +0100ASIA/ISRAELE - Niente permessi per i docenti residenti in Cisgiordania: a rischio il prossimo anno accademico delle scuole cristiane a Gerusalemmehttps://fides.org/it/news/77519-ASIA_ISRAELE_Niente_permessi_per_i_docenti_residenti_in_Cisgiordania_a_rischio_il_prossimo_anno_accademico_delle_scuole_cristiane_a_Gerusalemmehttps://fides.org/it/news/77519-ASIA_ISRAELE_Niente_permessi_per_i_docenti_residenti_in_Cisgiordania_a_rischio_il_prossimo_anno_accademico_delle_scuole_cristiane_a_GerusalemmeGerusalemme – Nuove ombre si stendono sul futuro delle scuole cristiane della Città Santa, dopo che lo scorso 10 marzo il Ministero dell’Istruzione israeliano ha inviato una lettera ai presidi delle istituzioni scolastiche cristiane di Gerusalemme comunicando che per il prossimo anno accademico 2026-2027 verranno autorizzate solo le assunzioni di insegnanti residenti in città e in possesso di certificati israeliani. <br />Le classi e i corsi non potranno quindi essere affidati a docenti palestinesi residenti in Cisgiordania.<br /><br />Finora, insegnanti palestinesi residenti nella Cisgiordania avevano potuto insegnare a Gerusalemme usufruendo di una "carta verde" concessa dalle autorità israeliane. <br /><br />Oltre 200 insegnanti cristiani – ha riferito la Fondazione “Aiuto alla Chiesa che soffre” - potrebbero ritrovarsi senza lavoro e impossibilitati a insegnare nelle scuole cristiane di Gerusalemme, eventualità che mette a rischio la continuità didattica di istituzioni storiche e il futuro dell'istruzione cristiana nella Città Santa.<br /><br />Già nel luglio 2025 la Commissione Istruzione del Parlamento israeliano aveva disposto il divieto a assumere nelle scuole cristiane insegnanti palestinesi con titoli di studio conseguiti in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, sostenendo che tali titoli non soddisfano i requisiti accademici per l'insegnamento.<br /> <br />All'inizio dell'anno scolastico in corso, 171 insegnanti provenienti dalla Cisgiordania non avevano ricevuto i permessi necessari per insegnare. Il Segretariato Generale delle Scuole cristiane aveva organizzare uno sciopero in tutte le scuole cristiane di Gerusalemme, fino al rilascio dei permessi richiesti. <br />Thu, 26 Mar 2026 12:29:27 +0100AMERICA/STATI UNITI - Il 24 settembre a St. Louis la liturgia per la beatificazione dell’Arcivescovo Fulton Sheen, presieduta dal Cardinal Taglehttps://fides.org/it/news/77516-AMERICA_STATI_UNITI_Il_24_settembre_a_St_Louis_la_liturgia_per_la_beatificazione_dell_Arcivescovo_Fulton_Sheen_presieduta_dal_Cardinal_Taglehttps://fides.org/it/news/77516-AMERICA_STATI_UNITI_Il_24_settembre_a_St_Louis_la_liturgia_per_la_beatificazione_dell_Arcivescovo_Fulton_Sheen_presieduta_dal_Cardinal_TagleSt. Louis – Sarà proclamato beato il 24 settembre l’Arcivescovo Fulton J. Sheen. E Papa Leone XIV invierà come suo rappresentante alla liturgia per la Beatificazione il Cardinale Luis Antonio Gokim Tagle, Pro-Prefetto del Dicastero per l'Evangelizzazione - Sezione per la prima evangelizzazione e le nuove Chiese particolari.<br />“È una gioia indescrivibile ricevere la notizia che l'Arcivescovo Fulton J. Sheen, Direttore Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie dal 1950 al 1966, sarà beatificato il 24 settembre a St. Louis – commenta il direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie statunitensi, monsignor Roger J. Landry, in una nota per la stampa diffusa mercoledì 25 marzo. “Egli è fonte di ispirazione non solo per tutti noi che continuiamo la sua opera di preghiera e di sostegno alle iniziative missionarie della Chiesa in tutto il mondo, ma anche per tutti coloro la cui fede è stata rafforzata dalla sua predicazione, dalle sue trasmissioni radiofoniche e televisive, dai suoi scritti e dalla sua santa vita cattolica”, sottolinea padre Landry.<br />Nato da una famiglia irlandese a El Paso, Illinois, l’8 maggio 1895, Sheen scoprì la sua vocazione al sacerdozio all’età di 24 anni e fu ordinato sacerdote nel 1919. Proseguì gli studi superiori presso la Catholic University of America a Washington , l’Università Cattolica di Lovanio e la Pontificia Università di San Tommaso d’Aquino a Roma. Rientrò negli Stati Uniti nel 1926 e iniziò a insegnare alla Catholic University of America, incarico che mantenne fino al 1950. Dal 1930 al 1950 guidò il programma radiofonico serale “The Catholic Hour” sulla NBC, ottenendo in poco tempo un alto numero di ascoltatori ed un successo straordinario e generando molte conversioni alla fede cattolica. Esercitò una grande sensibilizzazione a favore dell’azione missionaria della Chiesa nel ruolo di Direttore Nazionale delle POM statunitensi, incarico che svolse per circa 16 anni .<br />“Sono entusiasta che il Cardinale Luis Antonio Tagle, Pro-Prefetto della Sezione per la Prima Evangelizzazione e le Nuove Chiese Particolari del Dicastero per l'Evangelizzazione del Vaticano, sarà il legato pontificio, celebrante e predicatore della Messa di beatificazione – commenta ancora Mons. Landry - Il Cardinale Tagle, come Sheen, non solo è un predicatore di straordinario talento, ma saprà senza dubbio sottolineare il contributo che il futuro Beato Fulton Sheen ha dato e continua a dare, per molti versi, all'opera missionaria della Chiesa”. Sheen fu vescovo di Rochester, New York, e Papa Paolo VI lo nominò successivamente arcivescovo titolare di Newport, Galles, nel 1969. Insegnante e brillante oratore, condusse anche una serie televisiva settimanale, “Life is Worth Living”, che attirò circa 30 milioni di spettatori e che gli fece anche vincere due Emmy Award per le sue capacità comunicative. Dal 1961 al 1967 condusse “The Fulton Sheen Show”. Professore di filosofia all’Università Cattolica di Washington, Fulton Sheen è stato anche l’iniziatore della rivista “Cristo al Mondo” ed ha scritto circa 300 tra libri e articoli.<br /> <br /><br />Thu, 26 Mar 2026 11:52:05 +0100AFRICA/NIGERIA - La diocesi di Wakuri lancia l’allarme su nuovi attacchi dei pastori Fulanihttps://fides.org/it/news/77515-AFRICA_NIGERIA_La_diocesi_di_Wakuri_lancia_l_allarme_su_nuovi_attacchi_dei_pastori_Fulanihttps://fides.org/it/news/77515-AFRICA_NIGERIA_La_diocesi_di_Wakuri_lancia_l_allarme_su_nuovi_attacchi_dei_pastori_FulaniAbuja – Nuovo allarme per possibili ulteriori assalti di pastori Fulani nel distretto di Takum e in altre aree dello Stato di Taraba nel nord-est della Nigeria. Lo ha lanciato la diocesi di Wakuri, in una dichiarazione del 25 marzo firmata da don Anthony Bature, Vicario Amministrativo e incaricato del comitato diocesano per la pace.<br />“Sta circolando sui social media un video proveniente da un'organizzazione chiamata "Equipping the Persecuted" afferma il documento pervenuto all’Agenzia Fides. “Il direttore esecutivo, Judd Saul, avverte di un imminente attacco a partire dal 23 marzo da parte di milizie etniche Fulani a Takum, Chanchanji e nel distretto di Tor Damisa del governo locale di Donga, tra le altre località. Come è noto, un attacco simile è già stato sventato a Chanchanji tra il 21 e il 22 marzo 2026, ma i terroristi sono stati respinti dall'esercito”.<br />Nell’area di Takum è stata però assalita la St. James the Great Catholic Church ad Adu <br />Don Bature avverte che “sempre più terroristi si stanno riorganizzando in diverse località intorno al governo locale di Takum, come New Gboko e altre, e nel governo locale di Donga, lungo il fiume Donga e ad Ananum”. <br />La diocesi di Wakuri sottolinea che l’insicurezza causata dai pastori Fulani sta aggravando le condizioni delle popolazioni dell’area. “La notizia di questi attacchi sta alimentando la paura e l'ansia della popolazione, spingendola a un esodo di massa verso destinazioni sconosciute, senza alcuna speranza di salvezza” <br />“Alla luce di ciò, il Vescovo, Mons. Mark Maigida Nzukwein, invita i Decani, i Sacerdoti e le Persone Consacrate delle aree sopra menzionate a sensibilizzare i propri fedeli e ad adottare tutte le necessarie misure precauzionali per la propria sicurezza” afferma la dichiarazione, invitando “a contattare le forze dell'ordine al fine di rafforzare la sicurezza e scongiurare l'imminente disastro umanitario”.<br />In un incontro con la stampa tenuto lo scorso febbraio il Vescovo di Wakuri, Mons. Mark Maigida Nzukwein, ha riferito che dal settembre 2025 gli abitanti del distretto di Chanchanji dell'area di governo locale di Takum e di alcune parti delle aree di governo locale di Ussa e Donga nel Taraba meridionale vivono in una situazione drammatica a cause degli assalti dei pastori Fulani.<br />“Finora si contano oltre 80 morti, numerosi feriti, oltre 200 comunità e chiese distrutte e più di 90.000 residenti cattolici sfollati” ha affermato Mons. Nzukwein secondo il quale “i miliziani Fulani che compiono questi attacchi di solito arrivano nelle prime ore del mattino, perlopiù mentre la gente dorme, e sferrano gli assalti, uccidendo chiunque incontrino e dando fuoco a case e raccolti”.<br />“Inoltre- continua il Vescovo- i miliziani hanno preso il controllo dei terreni agricoli della popolazione e attaccano chiunque osi visitare le loro fattorie per procurarsi cibo per le loro famiglie. Alcune donne sono state violentate durante questi attacchi”. I pastori utilizzano i raccolti per sfamare le proprie mandrie. <br />Thu, 26 Mar 2026 10:21:56 +0100AFRICA/CIAD - Generazioni senza scuola. A vuoto i programmi per garantire l’accesso all’istruzione dei rifugiati sudanesi in età scolarehttps://fides.org/it/news/77514-AFRICA_CIAD_Generazioni_senza_scuola_A_vuoto_i_programmi_per_garantire_l_accesso_all_istruzione_dei_rifugiati_sudanesi_in_eta_scolarehttps://fides.org/it/news/77514-AFRICA_CIAD_Generazioni_senza_scuola_A_vuoto_i_programmi_per_garantire_l_accesso_all_istruzione_dei_rifugiati_sudanesi_in_eta_scolareN'Djamena - Dopo lo scoppio della guerra civile in Sudan nel 2023, il Ciad è diventato une dei primi Paesi al mondo per numero di rifugiati ospitati. E la maggior parte dei rifugiati sudanesi presenti in Ciad provengono dal Darfur, regione già epicentro di un conflitto civile iniziato nel 2003 e terminato nel 2020.<br />Secondo dati aggiornati allo scorso gennaio, riportati dall’organizzazione Developement Action Platform, il numero di rifugiati sudanesi registrati in Ciad è di 904mila persone, un enorme numero che si è aggiunto ai 400mila rifugiati già presenti nel Paese. <br />Per analizzare le condizioni in cui vivono i rifugiati arrivati dopo il 2023, l’Agenzia per i Rifugiati delle Nazioni Unite ha condotto un sondaggio, i cui risultati, pubblicati nei giorni scorsi, mettono in evidenza come gli sforzi del Ciad non siano del tutto sufficienti a far fronte alla crisi. <br />Nel 76% dei casi, le famiglie intervistate hanno riferito che i loro figli minori hanno smesso di frequentare corsi scolastici. <br />Si tratta di una percentuale molto alta, a fronte delle notizie diffuse sulle tante iniziative intraprese dal governo di N'Djamena, che negli anni si è impegnato a garantire l’accesso all’istruzione anche per gli studenti sudanesi nel Paese. A tal riguardo basta vedere l’organizzazione degli esami scolastici dello scorso settembre. In quel caso più di cinquemila studenti hanno potuto completare il loro anno accademico per potersi iscrivere a quello che stava per iniziare. Il programma era stato sostenuto dall’Unhcr e dell’Unicef in vari modi, compresi il trasferimento degli studenti dai campi profughi alle sedi degli esami, la distribuzione dei materiali di studio e infine il supporto psicologico per gli studenti.<br />Dal sondaggio sono emersi altri dati: solo il 48% degli intervistati ha dichiarato di avere accesso a strutture sanitarie in Ciad, mentre il 10% dichiara di avere accesso a servizi igienici. Inoltre, ben il 32% ha dichiarato di aver subito delle violenze fisiche durante la fuga e il 20% ha dichiarato di avere ancora dei parenti in Sudan. Tra questi l’84% non può lasciare il Paese in guerra per la mancanza di trasporti necessari a espatriare, mentre il 7% non lo lascia per paura di arresti arbitrari.<br />Uno dei problemi più grandi riguarda l’assenza di documenti di identità dei rifugiati: ben L’87% degli intervistati ha dichiarato di non averne, o perché smarriti o perché sequestrati da milizie armate durante la fuga.L’assenza di documenti di identità preclude l’accesso ai servizi che le autorità locali mettono a disposizione. Garantire un documento di identità ai rifugiati sudanesi è la sfida che il governo del Ciad deve affrontare nei prossimi mesi, per fare in modo la gestione dei rifugiati non si trasformi in una crisi. <br />Negli scorsi anni alcune misure erano già state introdotte per i rifugiati che si trovavano nel Paese prima dello scoppio del conflitto in Sudan. Tra queste vanno elencate la legge sull’asilo del 2020 e i decreti sulla tutela legale e l’identità biometrica, entrambi approvati nel 2019. <br />Thu, 26 Mar 2026 10:07:48 +0100ASIA/FILIPPINE - Elevazione a Diocesi del Vicariato Apostolico di Calapan e nomina del primo Vescovohttps://fides.org/it/news/77512-ASIA_FILIPPINE_Elevazione_a_Diocesi_del_Vicariato_Apostolico_di_Calapan_e_nomina_del_primo_Vescovohttps://fides.org/it/news/77512-ASIA_FILIPPINE_Elevazione_a_Diocesi_del_Vicariato_Apostolico_di_Calapan_e_nomina_del_primo_VescovoCittà del Vaticano - Il Santo Padre ha elevato a Diocesi il Vicariato Apostolico di Calapan, con la medesima denominazione e configurazione territoriale, rendendola suffraganea della Sede Metropolitana di Lipa. Il Santo Padre ha nominato primo Vescovo della Diocesi di Calapan S.E. Mons. Moises Magpantay Cuevas, finora Vicario Apostolico di Calapan. Nel contempo ha disposto che la summenzionata Diocesi passi al Diritto Comune.<br /><br />Dati statistici<br /><br />La Diocesi di Calapan si trova nella parte orientale dell’isola di Mindoro. Si estende su una superficie di 4.238,38 km² e conta una popolazione di 908.339 abitanti, di cui 735.754 cattolici. La Diocesi comprende 23 parrocchie, 32 Istituti di educazione e un istituto di beneficienza. Vi operano 63 sacerdoti diocesani, 17 sacerdoti religiosi e 62 religiose; i seminaristi sono 57.<br /> Wed, 25 Mar 2026 12:23:25 +0100ASIA/BANGLADESH - Erezione della Diocesi di Joypurhat e nomina del primo Vescovohttps://fides.org/it/news/77511-ASIA_BANGLADESH_Erezione_della_Diocesi_di_Joypurhat_e_nomina_del_primo_Vescovohttps://fides.org/it/news/77511-ASIA_BANGLADESH_Erezione_della_Diocesi_di_Joypurhat_e_nomina_del_primo_VescovoCittà del Vaticano - Il Santo Padre ha eretto la Diocesi di Joypurhat con territorio dismembrato dalla Diocesi di Rajshahi e dalla Diocesi di Dinajpur, rendendola suffraganea dell’Arcidiocesi Metropolitana di Dhaka. Il Santo Padre ha nominato primo Vescovo della neo-eretta Diocesi il Rev. Sac. Paul Gomes, del clero della Diocesi di Rajshahi, finora Rettore dell’Holy Spirit Major Seminary di Banani, Dhaka. S.E. Mons. Paul Gomes è nato il 3 settembre 1962 a Kharbaria, nella Diocesi di Rajshahi . Dopo aver studiato Filosofia e Teologia presso l’Holy Spirit National Major Seminary di Banani, Dhaka, ha ottenuto il Bachelor of Arts presso il Notre Dame College di Dhaka.<br />È stato ordinato sacerdote il 29 dicembre 1992 per la Diocesi di Rajshahi.<br />Ha ricoperto i seguenti incarichi e svolto ulteriori studi: Vice-Parroco presso la Presentation of the Lord a Surshunipara ; Rettore dell’Intermediate Seminary di Dinajpur ; Master e Licenza in Teologia Dogmatica presso la University of Santo Tomas di Manila, nelle Filippine; Rettore del St. Joseph Degree Seminary di Ramna ; Vice-Parroco di Beneedwar ; Professore di Teologia Dogmatica e Vice- Rettore presso l’Holy Spirit Major Seminary di Banani, Dhaka; Diploma in Psycho-Spirituality presso il St. Anselm Institute nel Kent, in Inghilterra; Parroco della Virgo Potens a Borni e della Good Shepherd Cathedral a Rajshahi ; Vicario Generale e Consultore Diocesano della Diocesi di Rajshahi ; dal 2021, Rettore dell’Holy Spirit Major Seminary di Banani, Dhaka.<br /> <br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="https://www.fides.org/it/attachments/view/file/dati_statistici_-_Bangladesh.pdf">DATI STATISTICI</a>Wed, 25 Mar 2026 12:18:01 +0100AFRICA/KENYA - Rinuncia del Vescovo di Wotehttps://fides.org/it/news/77510-AFRICA_KENYA_Rinuncia_del_Vescovo_di_Wotehttps://fides.org/it/news/77510-AFRICA_KENYA_Rinuncia_del_Vescovo_di_WoteCittà del Vaticano - Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Wote presentata da S.E. Mons. Paul Kariuki Njiru.<br /> Wed, 25 Mar 2026 12:14:33 +0100