Fides News - Italianhttps://fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.AFRICA/GUINEA EQUATORIALE - La visita di Papa Leone XIV attira sul Paese l'attenzione dell’informazione globalehttps://fides.org/it/news/77444-AFRICA_GUINEA_EQUATORIALE_La_visita_di_Papa_Leone_XIV_attira_sul_Paese_l_attenzione_dell_informazione_globalehttps://fides.org/it/news/77444-AFRICA_GUINEA_EQUATORIALE_La_visita_di_Papa_Leone_XIV_attira_sul_Paese_l_attenzione_dell_informazione_globaleMalabo – Sarà un evento storico per la Guinea Equatoriale la visita apostolica di Papa Leone XIV prevista dal 21 al 23 aprile 2026. Ffervono i preparativi nel Paese che attirerà su di sé l’attenzione mondiale.<br /><br />Da un comunicato diffuso dall’ Ufficio Stampa e Immagine della Vice Presidenza della Repubblica pervenuto all’Agenzia Fides risulta che il Governo sta approntando al meglio l’organizzazione che richiede un coordinamento efficace, data la portata dell’evento. In questo contesto, il 3 marzo il Vicepresidente della Repubblica, Teodoro Nguema Obiang Mangue, ha incontrato il Ministro dell'Informazione, della Stampa e della Cultura, Jerónimo Osa Osa Ekoro, in qualità di presidente della Sottocommissione Stampa e Immagine, per esaminare il piano di lavoro per la copertura mediatica. <br /><br />Il piano include una copertura completa prima, durante e dopo l'evento, con l'impiego di telecamere fisse e mobili, droni, furgoni per le riprese e centri stampa dislocati in punti strategici del Paese. Inoltre, la Commissione Stampa e Immagine si occuperà della produzione audiovisiva ufficiale dell'evento e, seguendo le raccomandazioni della Santa Sede, organizzerà anche un seminario di formazione per giornalisti provenienti da diversi Paesi, per favorire l'uso appropriato dei termini relativi alla natura e alla missione della Chiesa cattolica e alla corretta descrizione e contestualizzazione degli atti liturgici. Data l'importanza dell'evento, Obiang Mangue ha sottolineato che tutte le strutture e le procedure necessarie devono essere approntate con largo anticipo.<br /> <br />Sat, 07 Mar 2026 11:45:01 +0100ASIA/CAMBOGIA - Cresce nel 2026 l'impegno ecclesiale nel campo dell'istruzionehttps://fides.org/it/news/77440-ASIA_CAMBOGIA_Cresce_nel_2026_l_impegno_ecclesiale_nel_campo_dell_istruzionehttps://fides.org/it/news/77440-ASIA_CAMBOGIA_Cresce_nel_2026_l_impegno_ecclesiale_nel_campo_dell_istruzionePhnom Penh - "Il 2026 è un anno pieno di speranza per il settore educativo del Vicariato di Phnom Penh", racconta all'Agenzia Fides il Vescovo Olivier Schmitthaeusler MEP , Vicario apostolico di Phnom Penh, spiegando le varie iniziative che rendono sempre più presente la Chiesa cambogiana nel campo dell'istruzione. <br />"Presso l'Istituto Tecnico Superiore Saint Francis, stiamo preparando un nuovo corso di laurea triennale. Abbiamo già corsi in agricoltura e turismo . Ora per il per il 2026-2027 grazie alla partenership con i Ministeri dell'Istruzione, della cultura e delle Poste e telecomunicazioni, attiviamo corsi in lettere, Informatica e Intelligenza artificiale", che, nota, attireranno l'interesse di numerosi giovani. <br />Inoltre riferisce "stiamo collaborando con l'Università cattolica di Macao per la creazione di un nuovo Campus universitario Saint Paul a Phnom Penh e, nel frattempo, stiamo curando l'iter per passare da Istituto San paolo a Università Saint Paul . Il Dipartimento di architettura dell'Università cattolica di Macao sta lavorando per progettare per un campus moderno, integrato ed ecologico",<br />Per gli studi si è pienamente inseriti nei circuiti internazionali: "Oltre alle borse di studio Erasmus, già attive nell'Istituto Saint Paul, intensificheremo il nostro scambio con i professori della Sophia University, in Giappone", una modalità per avere una offerta educativa sempre più qualificata. <br />Il Saint Paul Institute ha già un accordo con l'Australian Catholic University , per creare opportunità di cooperazione tra i due istituti, entrambi membri dell'Associazione dei college e delle università cattoliche del Sudest e dell'Asia orientale , al fine di collaborare in attività accademiche, programmi di ricerca, mobilità del personale e degli studenti. Con un approccio basato su "fede, ragione, rispetto della dignità umana e ricerca della conoscenza, l'ACU e il Saint Paul Institute si impegnano a ispirare speranza, favorire la crescita e incoraggiare gli studenti a diventare cittadini responsabili" afferma l'accordo sottoscritto.<br />Come ha rimarcato il Vescovo Olivier Schmitthaeusler, la ricostruzione del sistema scolastico in Cambogia, distrutto dal regime degli anni Settanta e da vent'anni di guerra civile, è uno dei compiti più importanti della Chiesa in quel Paese. Il settore dell'istruzione è una priorità per la Chiesa in Cambogia, che cerca di migliorare le sue strategie educative a tutti i livelli.<br />Dall'inizio degli anni '90, la Chiesa ha collaborato con il governo e la società civile per aprire nuove scuole che non solo offrono un'istruzione di base, ma che diffondano nella società e insegnano anche agli studenti un patrimonio di valori.<br />La comunità cattolica si impegna da anni per l'istruzione per i meno abbienti in molte città sono state aperte "Case per studenti", che offrono ai bambini delle zone rurali un luogo in cui proseguire gli studi. <br /> Sat, 07 Mar 2026 08:47:24 +0100ASIA/INDONESIA - Il Direttore delle POM: "Viviamo un tempo ricco di scambi, dialogo interreligioso, preghiera comune per la pace"https://fides.org/it/news/77446-ASIA_INDONESIA_Il_Direttore_delle_POM_Viviamo_un_tempo_ricco_di_scambi_dialogo_interreligioso_preghiera_comune_per_la_pacehttps://fides.org/it/news/77446-ASIA_INDONESIA_Il_Direttore_delle_POM_Viviamo_un_tempo_ricco_di_scambi_dialogo_interreligioso_preghiera_comune_per_la_paceGiacarta - "Quello che viviamo un tempo ricco di scambi interreligiosi tra cristiani e musulmani, che avvengono nella quotidianità della vita della gente, come nelle parrocchie e nelle comunità locali. Viviamo in Indonesia un vero dialogo di vita, che si esprime chiaramente nel tempo di Quaresima e Ramadan" racconta all'Agenzia Fides p. Alfonsus Widhiwiryawan, missionario saveriano , Direttore nazionale del Pontificie Opere Missionarie in Indonesia, il paese musulmano più popoloso al mondo, con 275 milioni di abitanti, al 90% fedeli dell'islam, e con poco più di 10 milioni di cattolici.<br />Riferisce p. Widhiwiryawan: "E' un tempo segnato da incontri in cui si rompe insieme il digiuno e, in una fase di grave tensione internazionale, in cui musulmani e cristiani in Indonesia si uniscono in preghiera per la pace. La pace comincia qui tra noi, nella nostra vita, e noi preghiamo e ci impegniamo perché si estenda a tutto il mondo, devastato da nuove guerre".<br />Lo spirito di dialogo, di preghiera, di impegno comune per la pace si esprimerà plasticamente venerdì prossimo 13 marzo in un incontro organizzato a Giacarta nella sede della Conferenza episcopale, organizzato dalla Commissione per le relazioni interreligiose dei Vescovi indonesiani. Vi partecipano il presidente della Conferenza episcopale, Antonius Subianto Bunyamin, OSC, altri vescovi e sacerdoti, accanto a leader religiosi islamici e a esponenti della rete "Gusdurian", ispirata ad Abdurrahman Wahid , storico presidente indonesiano detto "Gus Dur", grande promotore del dialogo e dell'armonia fra le religioni nella nazione. La rete è attiva in 130 città indonesiane e opera instancabilmente per promuovere la collaborazione interreligiosa a tutti i livelli.<br />Tra le iniziative interreligiose che coinvolgono non solo cristiani e musulmani ma anche gli indù, p. Alfonsus cita il prossimo "Giorno del silenzio", il "Nyepi", il capodanno induista che nel 2026 cade il 19 marzo. A Bali, isola indonesiana a maggioranza induista, per disposizione delle autorità civili quel giorno sarà caratterizzato da 24 ore di blocco totale: niente luci, traffico, Internet, rumore o viaggi . "Si vive l'introspezione e la purificazione", spiega il Direttore " ma quella iniziativa coinvolge in un momento di silenzio, di riflessione e preghiera anche i credenti musulmani e cristiani", rileva. "E il pensiero comune sarà, la pace, la pace nel cuore di ognuno e per costruire la pace nel mondo", nota.<br /> Fri, 06 Mar 2026 12:38:55 +0100AFRICA/NIGERIA - La cattedrale di Wukari gravemente danneggiata per un incendio causato da un cortocircuitohttps://fides.org/it/news/77445-AFRICA_NIGERIA_La_cattedrale_di_Wukari_gravemente_danneggiata_per_un_incendio_causato_da_un_cortocircuitohttps://fides.org/it/news/77445-AFRICA_NIGERIA_La_cattedrale_di_Wukari_gravemente_danneggiata_per_un_incendio_causato_da_un_cortocircuitoAbuja - È accidentale l’incendio che ha gravemente danneggiato la Cattedrale di Santa Maria a Wukari il 4 marzo. Lo ha dichiarato la diocesi di Wukari, con un comunicato firmato dal cancelliere, don Simon Akuraga.<br />Secondo la ricostruzione dell’incidente da parte dalla diocesi, l’incendio è scoppiato quando i membri del coro della cattedrale aveva appena concluso le prove infrasettimanali e avevano lasciato la chiesa, dove erano rimasti solo un sacerdote e due persone raccolte in preghiera. All’improvviso il sacerdote ha avvertito una scintilla elettrica dal soffitto e subito dopo sono scoppiate le fiamme. Nonostante il fumo che si è subito propagato nell’ambiente, il prete è riuscito a prendere il Santissimo Sacramento dal tabernacolo per poi precipitarsi fuori a chiedere soccorso.<br />“Purtroppo, tutti gli sforzi dei parrocchiani e di altre persone accorse per contenere l'incendio si sono rivelati vani” afferma il comunicato. “Ad eccezione del Santissimo Sacramento, sono stati recuperati solo pochi seggi dell'altare, alcuni strumenti musicali, pochi paramenti e arredi liturgici; tutto il resto è stato completamente distrutto dall'incendio, lasciando in piedi solo i muri”.<br />“Apprezziamo sinceramente la tempestività della risposta e il supporto di tutti coloro che hanno prestato assistenza durante l'emergenza. Apprezziamo altrettanto tutti coloro che hanno mostrato solidarietà alla diocesi attraverso le loro preghiere e parole di incoraggiamento” conclude la dichiarazione. <br />Fri, 06 Mar 2026 12:21:28 +0100ASIA/VIETNAM - Un tesoro nascosto di fede e carità: l'opera delle suore vietnamite tra i lebbrosihttps://fides.org/it/news/77443-ASIA_VIETNAM_Un_tesoro_nascosto_di_fede_e_carita_l_opera_delle_suore_vietnamite_tra_i_lebbrosihttps://fides.org/it/news/77443-ASIA_VIETNAM_Un_tesoro_nascosto_di_fede_e_carita_l_opera_delle_suore_vietnamite_tra_i_lebbrosidi Andrew Doan Thanh Phong<br /><br />Thái Bình - 38 è il numero di casi di lebbra rilevati nel 2025 in Vietnam, la cifra annuale più bassa mai registrata. <br />Il numero di casi è diminuito drasticamente negli ultimi anni. Tra il 2012 e il 2016 sono stati rilevati oltre 1.000 casi a livello nazionale. Negli ultimi cinque anni sono stati rilevati solo poche decine di casi all'anno. Attualmente, tutte le province e le città sono state riconosciute come zone libere dalla lebbra, con solo casi sporadici. <br /><br />Secondo gli esperti sanitari vietnamiti, questo forte calo è dovuto a protocolli di trattamento efficaci e alla gestione tempestiva dei nuovi casi di lebbra nella comunità. Tuttavia, attualmente ci sono ancora circa 6mila pazienti affetti da lebbra in tutto il Paese, per lo più persone che hanno avuto la malattia in passato e sono guarite dall'infezione batterica, ma che continuano a soffrire gravemente degli effetti residui. <br /><br />La maggior parte dei pazienti è assistita da suore cattoliche di congregazioni come le Amanti della Croce, le Francescane Missionarie e altre. in oltre 10 strutture in tutto il Paese, note come “colonie di lebbrosi”. Le suore non solo curano i malati di lebbra, ma si prendono anche cura degli anziani e dei bambini orfani affetti dalla malattia.<br /> <br />La maggior parte dei lebbrosari in Vietnam sono stati fondati tra l'inizio del XX secolo e gli anni '60 e '70 in zone remote e isolate per timore di diffondere la malattia nella comunità, quindi sono privi dei servizi di base e offrono condizioni di vita precarie, sia dal punto di vista materiale che psicologico.<br /> <br />La lebbra non solo tormenta fisicamente i pazienti, ma lascia anche profonde cicatrici psicologiche. Oltre a sentirsi a disagio per il loro aspetto, le persone colpite da lebbra vengono emarginate e allontanate ovunque vadano. Alcuni anziani che hanno contratto la malattia in giovane età vivono nei lebbrosari da 50-60 anni perché non hanno una casa dove tornare.<br /><br />La signora Lo Thi Coc è stata curata dalla lebbra, ma ora ha ancora una vista scarsa e soffre di forti dolori alle gambe a causa delle deformità, soprattutto quando il tempo cambia. Non dimentica mai le terribili esperienze di paura e discriminazione da parte dei vicini che ha vissuto in passato. Racconta: “All'epoca, io e la mia famiglia facevamo davvero fatica, eravamo molto poveri e nessuno voleva starci vicino per paura di essere contagiato. In quel periodo pensavo di scappare nella foresta per vivere lì il resto della mia vita, ma grazie al sostegno incondizionato e alla compagnia di mio figlio, ho cambiato idea”.<br /><br />Abbracciando la loro immensa sofferenza, le suore si sono dedicate alla cura dei pazienti nei lebbrosari, aiutando molti di loro a ritrovare la gioia di vivere. “Qui non ho famiglia, ma le suore cattoliche e varie organizzazioni mi aiutano, quindi la vita è un po' più facile” racconta Joseph That, 78 anni, paziente del lebbrosario di Ben San nel villaggio di Long Binh, nella provincia di Binh Duong, nel Vietnam del Sud. Era sposato, ma sua moglie lo ha lasciato dopo aver scoperto che lui aveva la lebbra e da allora non lo ha più contattato. Ora le sue gambe sono state amputate e indossa protesi, le sue mani sono contratte a causa della lebbra e cammina zoppicando.<br /><br />Un paziente del lebbrosario di Quy Hoa, gestito dalle suore dell'Ordine delle Francescane Missionarie a Quy Nhon, nel Vietnam centrale, ha raccontato: "Le suore lottano per i nostri diritti, quindi tutti noi le rispettiamo e le consideriamo come membri della nostra famiglia". Un altro paziente, che si trova nel villaggio dei lebbrosi dal 1960, il cui padre era membro del Partito Comunista e i cui fratelli sono buddisti, ha raccontato di essere diventato cattolico perché le suore si prendevano cura di lui come se fosse loro figlio. Seguendo l'esempio delle suore, è rimasto nel lebbrosario per tagliare i capelli ai pazienti anziani, visitarli e confortarli.<br /><br />Molti esempi del servizio donato dalle suore cattoliche nei villaggi dei lebbrosi sono stati apprezzati dalla comunità e lodati dai giornali statali, in particolare quello di suor Anna Nguyen Thi Xuan, nata nel 1957, che da quasi 40 anni si prende cura dei pazienti nel villaggio dei lebbrosi di Qua Cam, nella diocesi di Bac Ninh, nel Vietnam settentrionale. È stata insignita della Medaglia al Lavoro di Terza Classe dal Presidente del Vietnam ed è una delle 50 persone che hanno ricevuto un encomio dal Primo Ministro per i suoi risultati nel campo del welfare sociale.<br />Attività significative che dimostrano la cura e la comunione di tutta la Chiesa cattolica vietnamita nei confronti dei lebbrosi, come visite e raccolte di doni destinati ai lebbrosari, sono regolarmente svolte dalle comunità cattoliche di tutto il Paese. Più recentemente, durante il Capodanno lunare del Cavallo, il 5 febbraio, la diocesi di Thai Binh ha organizzato un incontro e una festa di Capodanno con i malati di lebbra nella cappella di Dong Tho, nella parrocchia di Thai Sa. In questa occasione, il vescovo Dominic Dang Van Cau, vescovo della diocesi, ha invitato i fedeli ad accogliere, amare e accompagnare coloro che soffrono di lebbra. Ha sottolineato: “Questo è un atto di misericordia e anche un modo concreto per vivere il mistero della comunione nella Chiesa. Attualmente, la diocesi di Thai Binh sta costruendo una nuova struttura, una casa per chi soffre di lebbra, che si spera crei uno spazio di vita stabile, sicuro e accogliente e offra ai malati una dimora a lungo termine”.Fri, 06 Mar 2026 11:43:02 +0100AFRICA/CONGO RD - “Oltre al Ruanda occorre sanzionare l’M23 e la sua dirigenza congolese”https://fides.org/it/news/77442-AFRICA_CONGO_RD_Oltre_al_Ruanda_occorre_sanzionare_l_M23_e_la_sua_dirigenza_congolesehttps://fides.org/it/news/77442-AFRICA_CONGO_RD_Oltre_al_Ruanda_occorre_sanzionare_l_M23_e_la_sua_dirigenza_congoleseKinshasa – “Le sanzioni americane al Ruanda non toccano i congolesi che sono reclutati dall’M23” dicono all’Agenzia Fides fonti locali dal Sud Kivu, una delle provincie orientali della Repubblica Democratica del Congo, occupate dai guerriglieri filo ruandesi dell’M23.<br />Il 2 marzo dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha imposto sanzioni all’esercito ruandese e a 4 alti ufficiali militari di Kigali con l’accusa di sostenere la ribellione M23 nell’est della RDC . <br />Abbiamo chiesto alle nostre fonti locali, che non desiderano essere citate per la loro incolumità, se questo provvedimento potrà contribuire a far cessare l’occupazione dei ampie porzioni dell’est della RDC da parte del movimento ribelle. <br />“Sappiamo tutti che l’M23 ha le sue basi da quando è nato in Ruanda e le aveva prima anche in Uganda. Ma ci poniamo la domanda: l’M23 si trova qui in Congo e con l’M23 vi sono più di 20.000 militari che non sono ruandesi e che non sono toccati dalle sanzioni. E sono loro a dirlo apertamente: “le sanzioni non ci concernono”. Tanto è vero che qualche giorno dopo l’imposizione delle sanzioni al Ruanda, i dirigenti dell’M23 hanno mostrato alla televisione, con un discorso di Sultani Makenga , 1.500 nuovi commando, come vengono chiamati i membri delle loro forze speciali. La cerimonia è stata percepita come una sfida al provvedimento americano. <br />Non abbiamo ancora visto l’imposizione di sanzioni dirette i guerriglieri che occupano il Nord e Sud Kivu. Le hanno imposto al Ruanda, ma l’M23 risponde di non aver nulla a che fare con questo Paese. Il capo dell’ala politico del movimento Corneille Nangaa, afferma di essere congolese e che le sanzioni non lo riguardano. Pensiamo che si devono colpire con le sanzioni i capi dell’esercito che occupa Goma e Bukavu. Che siano civili che siano militari la dirigenza è qui perché l’amministrazione messa in piedi dall’M23 è costituita da congolesi, anche se a Goma sono un po’ di meno. Quindi se si vuole costringere l’M23 a riconsegnare i territori occupati alle autorità congolesi occorre imporre sanzioni alla sua dirigenza che si trova qui nell’est del Congo. È vero che il Ruanda è la base dalla quale sono partiti gli uomini dell’M23 ma sanzionare solo questo Paese non è sufficiente; tanto è vero che i combattimenti continuano sia nel Nord Kivu sia nelle montagne del Sud Kivu”. <br />Fri, 06 Mar 2026 11:25:38 +0100ASIA/PAKISTAN - Credenti di tutte le religioni riuniti: "Preghiamo con Papa Leone per la pace in Medio Oriente e in Pakistan"https://fides.org/it/news/77441-ASIA_PAKISTAN_Credenti_di_tutte_le_religioni_riuniti_Preghiamo_con_Papa_Leone_per_la_pace_in_Medio_Oriente_e_in_Pakistanhttps://fides.org/it/news/77441-ASIA_PAKISTAN_Credenti_di_tutte_le_religioni_riuniti_Preghiamo_con_Papa_Leone_per_la_pace_in_Medio_Oriente_e_in_PakistanLahore - E' stato un incontro caratterizzato da un clima di armonia interreligiosa quello organizzato il 5 marzo a Lahore da Sardar Ramesh Singh Arora, Ministro delle Minoranze nel governo provinciale del Punjab, per vivere insieme l'interruzione del digiuno, l'iftar. "Questo Iftar interreligioso ha accolto cristiani e musulmani, che attraversano un tempo sacro, rispettivamente Quaresima e Ramadan; è stata una grande manifestazione di armonia e rispetto tra credenti di diverse religioni, nonchè un momento per invocare insieme pace e riconciliazione", racconta all'Agenzia Fides p. James Channan, domenicano e direttore del "Peace Center" a Lahore. P. Channan era tra i presenti, accanto all'Arcivescovo Benny Travas e, tra gli altri leader religiosi, vi erano Allama Raghab Naeemi, Presidente del Consiglio pakistano per l'ideologia islamica, il Mufti Adhiq Hussain, Badar Munir, alte autorità civili, ed esponenti di comunità sikh e indù.<br />"È stata una preziosa manifestazione di dialogo di vita. È commovente vedere che credenti di diverse religioni, e in particolare cristiani e musulmani, mettere in pratica i valori del dialogo interreligioso, alla luce e nell'attuazione della Nostra Aetate" rileva a Fides p. Channan. "Abbiamo offerto preghiere per la pace in tutto il mondo, soprattutto per il Medio Oriente e per la tensione tra Pakistan e Afghanistan", rimarca. <br />"Ho voluto sottolineare che Quaresima e Ramadan sono un periodo di digiuno, preghiera ed elemosina. Questi giorni ci ricordano di essere uniti a Dio e di cercare la sua misericordia e il suo perdono, e allo stesso tempo di riconciliarci con i nostri fratelli e sorelle", riferisce il Domenicano, osservando che "questi incontri interreligiosi offrono meravigliose opportunità per esprimere rispetto e sostegno reciproco".<br />I presenti hanno ricordato le parole di Papa Leone e ne hanno condiviso l'impegno per la pace: "Ringraziamo Papa Leone XIV per la sua profonda sollecitudine per il Pakistan e l'Afghanistan, nonché per i popoli che soffrono per la violenza in Medio Oriente. Papa Leone XIV ci esorta a pregare per la pace, a spalancare le porte delle nostre chiese e a invocare l'Altissimo. Condividiamo con lui la sua preoccupazione per la pace nel mondo e preghiamo con lui", conclude p. Channan.<br /> Fri, 06 Mar 2026 10:18:06 +0100ASIA/BAHRAIN - “Possa questo cammino di Ramadan e Quaresima unirci anche in questi momenti difficili”: messaggio del Vicario Apostolico di Arabia del nordhttps://fides.org/it/news/77439-ASIA_BAHRAIN_Possa_questo_cammino_di_Ramadan_e_Quaresima_unirci_anche_in_questi_momenti_difficili_messaggio_del_Vicario_Apostolico_di_Arabia_del_nordhttps://fides.org/it/news/77439-ASIA_BAHRAIN_Possa_questo_cammino_di_Ramadan_e_Quaresima_unirci_anche_in_questi_momenti_difficili_messaggio_del_Vicario_Apostolico_di_Arabia_del_nordAwali - “Come guida della Chiesa cattolica del Vicariato Apostolico dell'Arabia Settentrionale e come Vescovo del Regno del Bahrain, e a nome dell'intera comunità cristiana cattolica – sacerdoti, religiosi, religiose e fedeli laici – che rappresento, desidero rivolgermi a voi in questi giorni difficili, segnati dal dolore e dall'incertezza della guerra, con parole di incoraggiamento e speranza.” <br /><br />A quasi una settimana dall’inizio dei conflitti bellici nell’area del Golfo il Vicario Apostolico, vescovo Aldo Berardi, O.SS.T., si è rivolto al Re Hamad bin Isa bin Salman Al Khalifa, al Principe Salman bin Hamad bin Isa Al Khalifa, ai membri del Governo, ai cittadini del Bahrain e tutti i suoi residenti, auspicando pace e serenità per tutti.<br /><br />“Lo scoppio di questa guerra ci ha trovati tutti, sia la comunità musulmana che quella cristiana, in un periodo religioso particolarmente importante per ciascuna di esse: rispettivamente il mese sacro del Ramadan e il grande digiuno di quaranta giorni della Quaresima - prosegue il Vescovo. Questi due tempi sacri, non per coincidenza ma per divina provvidenza, quest'anno sono iniziati lo stesso giorno, il 18 febbraio. Musulmani e cristiani abbiamo iniziato questo cammino insieme, ricordandoci – e la guerra lo rende ancora più evidente – della fragilità delle nostre vite, della caducità della nostra esistenza su questa terra, e quindi della necessità di rivolgerci con tutto il cuore a Dio, digiunando e pentendoci per le nostre colpe e per i peccati del mondo.”<br /><br />“Possa questo cammino di Ramadan e Quaresima, che abbiamo iniziato insieme, unirci anche in questi momenti difficili segnati dal conflitto, lavorando instancabilmente alla ricerca di vie che conducano alla pace, con il desiderio di tornare a tempi di serenità, sia per il popolo del Regno del Bahrain in particolare, sia per l'intera regione del Medio Oriente. Attraverso il digiuno e la preghiera costante e sincera, che sgorga da cuori bisognosi di consolazione e aiuto, possiamo intercedere presso l'unico Dio, il Dio del nostro Patriarca Abramo, per il ripristino della pace.”<br /><br />“Chiedo a Dio in modo speciale di consolare tutte le famiglie che hanno perso i loro cari; prego anche per le anime di coloro che sono morti durante questa guerra, e per tutti coloro che, in un modo o nell'altro, sono colpiti fisicamente, psicologicamente, spiritualmente e materialmente da questo conflitto. Siamo operatori di pace, come ci ricorda Gesù Cristo nel Discorso della Montagna, e chiediamo a Dio di ispirare cammini di unità affinché il fragore dei missili cessi e possiamo, una volta per tutte, vivere in comunione in una terra – il Medio Oriente – così spesso segnata, purtroppo, dalla divisione. Desidero anche esprimere la mia sincera gratitudine a tutti coloro che, con responsabilità e dedizione, difendono i nostri confini e salvaguardano la sicurezza del Regno.”<br /><br />“Possa il Regno del Bahrain, che si è sempre distinto come una nazione in cui prevalgono armonia, rispetto reciproco e tolleranza, continuare a brillare come un faro di coesistenza e speranza in questa regione; e possa Dio Onnipotente benedire il suo popolo, salvaguardarne la stabilità e concedergli il dono duraturo e prezioso della pace”.<br /><br /> <br />Fri, 06 Mar 2026 16:30:23 +0100ASIA/LIBANO - Medio Oriente in fiamme, Patriarchi cattolici del Libano: cessi immediatamente la spirale di violenza, si ritorni alla diplomaziahttps://fides.org/it/news/77438-ASIA_LIBANO_Medio_Oriente_in_fiamme_Patriarchi_cattolici_del_Libano_cessi_immediatamente_la_spirale_di_violenza_si_ritorni_alla_diplomaziahttps://fides.org/it/news/77438-ASIA_LIBANO_Medio_Oriente_in_fiamme_Patriarchi_cattolici_del_Libano_cessi_immediatamente_la_spirale_di_violenza_si_ritorni_alla_diplomaziaBeirut - Davanti al “pericoloso intensificarsi dei conflitti armati in Libano e in Medio Oriente”, segnata dall’uccisione di tante “vittime innocenti, dallo sfollamento di numerose famiglie e dall'aggravarsi delle sofferenze umanitarie”, i Patriarchi e i Vescovi cattolici del Libano invocano “l'immediata cessazione della spirale di violenza e il ritorno a un dialogo costruttivo e a un'azione diplomatica responsabile, basati sulla ricerca del bene dei popoli, che aspirano a una vita pacifica fondata sulla giustizia e sulla dignità”.<br /><br />In un messaggio diffuso dall’Assemblea dei Patriarchi e dei Vescovi cattolici del Libano, i capi delle Chiese cattoliche del Paese dei Cedri uniscono la loro voce a quella di Papa Leone XIV , riprendendo le sue parole: «La violenza non è mai la scelta giusta, e dobbiamo sempre scegliere il bene».<br /><br /><br />Riguardo alla situazione libanese, Patriarchi e Vescovi cattolici invitano “i responsabili ad assumersi pienamente le loro responsabilità nazionali, ad adoperarsi per preservare il nostro Paese dai conflitti regionali, a salvaguardarne l'unità interna e a rafforzare la pace civile”. Chiedono anche “alle diverse famiglie spirituali, agli individui e ai Partiti di unirsi attorno al governo libanese e alle sue decisioni, in particolare quella di riservare l’uso delle armi all'autorità dello Stato, al fine di preservare la sua sovranità, rafforzare la stabilità nazionale ed evitare di compromettere il destino della nazione”. Accenni palesemente riferibili a tutti i problemi e ai contrasti connessi alle operazioni messe in atto dalle milizie che fanno capo al Partito sciita Hezbollah. <br /><br />Patriarchi e Vescovi del Libano chiedono “alla comunità internazionale e alle istituzioni competenti di compiere ogni sforzo possibile per prevenire ulteriori escalation e trovare soluzioni eque che garantiscano i diritti dei popoli e tutelino la dignità umana”. Chiedono anche ai cattolici libanesi e a “tutte le persone di buona volontà a aiutare i loro fratelli e sorelle che vivono nei loro villaggi” e di perseverare “nella preghiera fervente per la pace in Libano e in Medio Oriente”. Rinnovano inoltre l’appello “ad accogliere i fratelli e le sorelle civili sfollati e ad assisterli nello spirito del Vangelo”.<br /><br />La dichiarazione reca la firma dei quattro Patriarchi cattolici che hano la loro sede in Libano: l’armeno cattolico Raphaël Bedros XXI Minassian, il melkita Youssef Absi, il siro cattolico Ignace Youssef III Younan e il Cardinale maronita Bechara Boutros Raï . <br /><br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="https://www.fides.org/it/attachments/view/file/21.1.26.038_-_Eng.pdf">Statement issued by the Assembly of Catholic Patriarchs and Bishops in Lebanon</a>Thu, 05 Mar 2026 15:02:22 +0100ASIA/LIBANO - “Avviso di evacuazione” israeliano. Ma i cristiani del sud del Libano non abbandonano i loro villaggihttps://fides.org/it/news/77437-ASIA_LIBANO_Avviso_di_evacuazione_israeliano_Ma_i_cristiani_del_sud_del_Libano_non_abbandonano_i_loro_villaggihttps://fides.org/it/news/77437-ASIA_LIBANO_Avviso_di_evacuazione_israeliano_Ma_i_cristiani_del_sud_del_Libano_non_abbandonano_i_loro_villaggiRmeish – “Quello che sta succedendo è chiaro. L’operazione dell’esercito israeliano in territorio libanese è già in atto. E nei villaggi in cui abitano i cristiani, almeno quelli con cui sono in contatto, abbiamo scelto di non lasciare le nostre case, perché di certo, se lasciamo i nostri villaggi, potremmo non tornare più”. <br /><br />A padre Toni Elias, sacerdote maronita del villaggio di Rmeish, bastano pochi accenni sintetici per raccontare come le comunità cristiane del sud del Libano hanno iniziato a vivere il tempo segnato dalla nuova operazione militare avviata da Israele nel Paese dei Cedri. <br /> <br />Rmeish dista in linea d’area meno di due chilometri dal confine con Israele. E già nell’ottobre 2024 il villaggio era rimasto sospeso tra la vita e la rovina che lo assediava d’intorno, in occasione del precedente ingresso dell’esercito dello Stato ebraico nel sud del Libano. <br /><br />Ora l’obiettivo dichiarato del nuovo intervento israeliano è “ripulire” tu il territorio dai residui delle postazioni di Hezbollah, dopo che la milizia sciita alleata con l’Iran ha lanciato missili in territorio israeliano, nel contesto delle nuove convulsioni aperte dall’attacco di USA e Israele contro l’Iran. <br />Negli ultimi giorni, oltre al sud del Libano, i bombardamenti israeliani hanno colpito anche i quartieri a maggioranza sciita di Beirut e la valle della Bekaa, <br /><br />L’avviso di evacuazione era arrivato anche ai villaggi cristiani del sud del Libano la notte di lunedì dal portavoce arabofono dell’esercito israeliano, Avichay Adraee.<br />Le campane di alcune chiese avevano iniziato a suonare nella notte per avvertire i villaggi vicini. <br /><br />“A Rmeish e nei villaggi vicini di Debel e Ain Ebel” riferisce padre Toni Elias all’Agenzia Fides “siamo rimasti tutti nelle nostre case, e la stessa cosa hanno fatto quelli di<br />Alma el Shaab e dei villaggi più a Ovest. Sono rimasti nelle loro case anche i drusi”.<br /><br />La scelta di rimanere e di non seguire l’avviso di evacuazione si fonda, per paradosso, sul riconoscimento della propria inermità: “Non abbiamo armi, non abbiamo missili, non siamo un pericolo per nessuno. Rimaniamo qui” aggiunge padre Toni “chiedendo la protezione di Dio. Grati al nostro Vescovo Charbel Abdallah, al Nunzio apostolico Paolo Borgia e al Generale Diodato Abagnara , con i quali siamo in contatto permanente, e che ci hanno assicurato la loro vicinanza”. <br /><br />Nella ennesima fuga di decine di migliaia di famiglie provocata dalla ripresa delle operazioni militari, anche a Rmeish si registrano fatti eloquenti di solidarietà popolare anche tra le diverse comunità di credenti. “Da noi” racconta a Fides padre Toni Elias “ora ci sono 1350 famiglie cristiane, a cui si aggiungono altre 100 famiglie cristiane e sciite provenienti da altri villaggi e 250 famiglie siriane che ora ospitiamo, e che in precedenza avevano trovato accoglienza in un villaggio sciita vicino. Che il Signore doni la pace al mondo intero”, conclude padre Toni Elias. .<br />Thu, 05 Mar 2026 12:50:20 +0100AFRICA/CONGO RD - “Le sanzioni americane contro l’esercito ruandese sono la conferma della sua presenza nell’est della RDC”https://fides.org/it/news/77436-AFRICA_CONGO_RD_Le_sanzioni_americane_contro_l_esercito_ruandese_sono_la_conferma_della_sua_presenza_nell_est_della_RDChttps://fides.org/it/news/77436-AFRICA_CONGO_RD_Le_sanzioni_americane_contro_l_esercito_ruandese_sono_la_conferma_della_sua_presenza_nell_est_della_RDCKinshasa – “Si tratta di una sanzione significativa che conferma la presenza del Ruanda nell’est della Repubblica Democratica del Congo” commentano all’Agenzia Fides fonti locali del Sud Kivu dopo che le sanzioni imposte il 2 marzo dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti all’esercito ruandese; le sanzioni sono state apposto con l’accusa di sostenere la ribellione M23 nell’est della RDC. L’inserimento dell'esercito ruandese nella lista delle sanzioni statunitensi comporta il congelamento dei suoi beni negli Stati Uniti e il divieto di qualsiasi transazione con individui o aziende statunitensi. Tuttavia, è prevista un'eccezione temporanea per contratti o operazioni già in corso, fino al 1° aprile 2026.<br />Sono poi state imposte sanzioni a quattro alti ufficiali delle forze armate ruandesi. Si tratta del generale Mubarakh Muganga, Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate ruandesi; del generale Vincent Nyakarundi, Capo di Stato Maggiore dell'Esercito; del generale Ruki Karusisi, comandante della 5a Divisione di Fanteria ed ex capo delle forze speciali ruandesi, già sanzionato dall'Unione Europea dal marzo 2025; e infine del generale, Stanislas Gashugi, che ha sostituito Karusisi alla guida delle forze speciali il 15 marzo 2025.<br />Le nostre fonti si chiedono però “cosa impedisca di bloccare con pesanti sanzioni colui che è alla base di questo trentennio di guerre compresa l'ultima , il Presidente Paul Kagame”. “Che cosa lo rende "sacro", così che il mondo intero tema di metterne in crisi l'amicizia? La risposta è essenzialmente una: la convenienza economica. Ma la politica non ha amici e quando non servi più ti scarica” concludono le nostre fonti.<br /> Le sanzioni imposte dall’Amministrazione Trump segnalano al Ruanda che non saranno più tollerate le sue interferenze nelle provincie est orientali congolesi dopo che gli Stati Uniti hanno sponsorizzato gli accordi di pace di Washinton del 27 giugno 2025 e di Doha del 19 luglio 2025 , e soprattutto hanno raggiunto un accordo preliminare con Kinshasa per sfruttare le risorse presenti nelle aree controllate dai ribelli appoggiati da Kigali . <br />Kagame è stato formato militarmente negli Stati Uniti dove aveva frequentato corsi presso Fort Leavenworth, in Kansas. Il Presidente ruandese inoltre vanta ancora contatti importanti a Washington, tanto è vero che a fine febbraio avendo avuto notizia dell’imminente imposizione delle sanzioni contro le proprie forze armate, avrebbe chiesto - secondo un’inchiesta del Wall Street Journal, a un importante senatore repubblicano d’intercedere presso il Presidente Trump per bloccarle. Senza successo. <br />Thu, 05 Mar 2026 11:26:31 +0100ASIA/BAHRAIN - Domani riprendono le messe pubbliche, solidarietà e sostegno al Regno oltre ad una piattaforma Nazionale di Volontariatohttps://fides.org/it/news/77435-ASIA_BAHRAIN_Domani_riprendono_le_messe_pubbliche_solidarieta_e_sostegno_al_Regno_oltre_ad_una_piattaforma_Nazionale_di_Volontariatohttps://fides.org/it/news/77435-ASIA_BAHRAIN_Domani_riprendono_le_messe_pubbliche_solidarieta_e_sostegno_al_Regno_oltre_ad_una_piattaforma_Nazionale_di_VolontariatoAwali – “Qui in Bahrain stiamo tutti bene, abbiamo avuto l’allarme la notte passata e, per il momento, è tranquillo. Riprendiamo le messe pubbliche domani, venerdì 6 marzo. A differenza del Qatar dove rimane tutto chiuso, e in Kuwait le messe sono solo online, la chiesa è aperta ma sono proibiti raduni di ogni natura”. Lo scrive all’Agenzia Fides il vescovo Aldo Berardi, O.SS.T., Vicario Apostolico di Arabia del nord, da Awali, dove ha sede la casa del Vescovo.<br /><br />Solidarietà e sostegno al Regno del Bahrain sono stati espressi dai ministri degli Esteri arabi e internazionali che hanno condannato gli attacchi missilistici iraniani contro il Paese. Le autorità hanno augurato alla regione che possa raggiungere presto sicurezza, stabilità e pace costanti.<br /><br />La stampa locale riporta, inoltre che rimangono sospese le attività di volo dell'aeroporto Internazionale a Manama a causa della continua chiusura dello spazio aereo del Regno, in linea con le direttive del Ministero dell'Aviazione Civile. La compagnia ha affermato che la sospensione fa parte delle misure precauzionali volte a garantire i massimi livelli di sicurezza per i viaggiatori e il personale aeroportuale alla luce degli attuali sviluppi regionali. Ha sottolineato il continuo coordinamento con le autorità competenti per monitorare attentamente la situazione.<br /><br />A ulteriore tutela dell’intera popolazione la Piattaforma Nazionale del Volontariato ha annunciato l'apertura delle iscrizioni per i volontari a sostegno degli sforzi nazionali volti a fronteggiare gli attacchi iraniani contro il Regno del Bahrain. L’iniziativa nasce da un senso di responsabilità nazionale nel rafforzare la solidarietà comunitaria e la risposta collettiva durante questo periodo. A poche ore dall’apertura la Piattaforma ha registrato oltre 20 mila iscritti. Più della metà della popolazione del Bahrain, circa 1,5 milioni, è composta da stranieri, e la campagna di volontariato è aperta sia ai cittadini che agli stranieri. I settori di volontariato sono stati identificati in linea con le esigenze nazionali e includono settori sanitari, ingegneristici, logistici, amministrativi e normativi, oltre ad altri ambiti, se necessario. I volontari registrati saranno contattati in base alle esigenze operative per garantire un'organizzazione efficace e una partecipazione efficace al supporto degli sforzi nazionali.<br /><br /> <br />Thu, 05 Mar 2026 10:55:47 +0100ASIA/SRI LANKA - Sacerdote di Colombo: "Conosciamo le ferite della guerra, è sempre una sconfitta, si torni al dialogo"https://fides.org/it/news/77434-ASIA_SRI_LANKA_Sacerdote_di_Colombo_Conosciamo_le_ferite_della_guerra_e_sempre_una_sconfitta_si_torni_al_dialogohttps://fides.org/it/news/77434-ASIA_SRI_LANKA_Sacerdote_di_Colombo_Conosciamo_le_ferite_della_guerra_e_sempre_una_sconfitta_si_torni_al_dialogoColombo - "Ogni guerra colpisce e riguarda il mondo intero. Si perdono vite innocenti, si crea sofferenza indicibile. Oggi chiediamo lo stop di questa nuova guerra che infiamma il Medio Oriente e che sconvolge l'intera umanità. La guerra non è mai la soluzione, crea solo una nuova spirale di odio e di ritorsioni. Si torni al dialogo e al negoziato": è l'appello che lancia, in un colloquio con l'Agenzia Fides, p. Cyril Gamini Fernando, portavoce dell'Arcidiocesi di Colombo e direttore del settimanale cattolico in lingua singalese "Gnartha Pradeepaya" .<br />L'isola dello Sri Lanka è stata lambita dalla guerra perchè un siluro lanciato da un sottomarino statunitense ha affondato una nave da guerra iraniana al largo delle coste srilankesi. La marina srilankese ha inviato navi e aerei in missione di soccorso, ha recuperato 87 corpi e tratto in salvo 32 persone. <br />Nota p. Fernando: "Siamo colpiti da questa vicenda. I marinai iraniani sono in ospedale. L'opinione pubblica è scossa. Ricordiamo la guerra intestina che abbiamo vissuto per oltre trent'anni nel nostro paese, un conflitto che ha lasciato profonde ferite e ha fatto soffrire migliaia di persone. Per questo oggi non possiamo che supplicare Dio e chiedere ai governanti che pongano fine alla guerra".<br />"La guerra - conclude il portavoce - non è mai giustificabile, in alcun modo. E' sempre una sconfitta per l'umanità, come hanno ripetuto i pontefici. I Vescovi dello Sri Lanka oggi hanno invitato i fedeli a pregare intensamente per la pace. Sosteniamo ogni sforzo di pace e affidiamo il Medio Oriente al Signore perchè la pace e la riconciliazione abbiano la meglio sulla violenza e sull'odio".<br /> Thu, 05 Mar 2026 10:47:10 +0100MEDIO ORIENTE - "Religions for peace": appello per  "cessare le ostilità e rimettere al centro la dignità della persona e il diritto internazionale"https://fides.org/it/news/77433-MEDIO_ORIENTE_Religions_for_peace_appello_per_cessare_le_ostilita_e_rimettere_al_centro_la_dignita_della_persona_e_il_diritto_internazionalehttps://fides.org/it/news/77433-MEDIO_ORIENTE_Religions_for_peace_appello_per_cessare_le_ostilita_e_rimettere_al_centro_la_dignita_della_persona_e_il_diritto_internazionaleNew York - "Che questo momento sia un punto di svolta: dalla sofferenza prolungata alla guarigione, dalla paura alla speranza, dall'impunità alla responsabilità fondata sulla giustizia e sul diritto": è l'auspicio espresso dall'organizzazione internazionale "Religions for Peace" che, mentre il Medio Oriente è infiammato dalla guerra, chiede "l'immediata cessazione delle ostilità e il ritorno a una risoluzione negoziata di qualsiasi controversia". "Le continue ritorsioni - osserva - non faranno altro che aggravare le sofferenze dei civili e destabilizzare ulteriormente la regione. Una sicurezza duratura non può essere raggiunta attraverso un'escalation militare; richiede un impegno diplomatico costante, fondato sul diritto internazionale".<br />In rappresentanza dei credenti delle diverse religioni del mondo, uniti da un anelito di pace, "Religions for Peace", dalla sede centrale di New York, lancia un appello dopo l'attacco di Usa e Israele all'Iran e l'estensione regionale della guerra. Nota Rfp: "Il silenzio di fronte a tale sofferenza non è un'opzione. Come leader religiosi e persone di fede, riaffermiamo il valore sacro di ogni vita umana e il nostro incrollabile impegno per la pace, la giustizia e la riconciliazione". <br />"Con grande tristezza e profonda preoccupazione assistiamo alla ripresa del conflitto in Medio Oriente. Esprimiamo la nostra solidarietà alle persone della regione che soffrono a causa delle attuali ostilità: il mondo deve innanzitutto dare priorità al loro benessere e al rispetto dei diritti umani, della sovranità e dello stato di diritto", si legge in una nota firmata dal Segretario generale Francis Kuria .<br />Rileva l'Ong: "Il rispetto della dignità umana e del diritto alla vita deve essere la lente principale attraverso cui valutare ogni impegno internazionale. Non si tratta di concessioni, ma di pilastri fondamentali che non possono essere compromessi per vantaggi strategici o militari. Quando non mettiamo al centro la dignità dell'individuo, erodiamo l'autorità morale delle leggi che dovrebbero proteggerci tutti, lasciando che i più vulnerabili paghino gli inimmaginabili costi della guerra".<br />L'organizzazione ribadisce l'urgenza di rispettare il diritto internazionale: "Il rispetto della sovranità e dello stato di diritto deve andare di pari passo con processi credibili e imparziali che affrontino le gravi sfide che toccano questioni come la pace e la sicurezza di tutti e i legittimi bisogni di tutte le comunità della regione". "Le recenti azioni intraprese al di fuori dei quadri multilaterali indeboliscono l'ordine internazionale basato sulle regole che proteggono la sovranità e la sicurezza di tutte le nazioni", rileva.<br />Inoltre, aggiunge Rfp, è essenziale "garantire un accesso senza ostacoli agli aiuti umanitari": "Tutte le parti coinvolte nel conflitto in corso devono inoltre garantire che la situazione umanitaria in Medio Oriente non peggiori. Invitiamo tutte le parti, indipendentemente dal loro status politico o militare, a garantire un accesso senza ostacoli, sicuro e duraturo agli aiuti umanitari. Ribadiamo che la salvaguardia delle vite dei civili e della dignità umana deve rimanere una priorità per tutti gli attori attualmente operanti nella regione".<br /> Thu, 05 Mar 2026 09:04:41 +0100ASIA/YEMEN - 10 anni dalla strage delle “suore col grembiule”. Il Vescovo Martinelli: testimoni della carità di Cristohttps://fides.org/it/news/77432-ASIA_YEMEN_10_anni_dalla_strage_delle_suore_col_grembiule_Il_Vescovo_Martinelli_testimoni_della_carita_di_Cristohttps://fides.org/it/news/77432-ASIA_YEMEN_10_anni_dalla_strage_delle_suore_col_grembiule_Il_Vescovo_Martinelli_testimoni_della_carita_di_Cristodi Gianni Valente<br /><br />Aden - Reginette e Margarita venivano dal Ruanda, Anselma dall’India, Judith era del Kenya. Le quattro suore Missionarie della Carità furono trucidate il 4 marzo del 2016 dal commando di jihadisti sanguinari che assaltò la Casa per Anziani di Aden, gestita dalle Suore di Madre Teresa, massacrando anche dodici collaboratori laici di diverse nazionalità e religioni. Un sacerdote salesiano, don Tom Uzhunnalil, fu rapito dei terroristi e rilasciato nel settembre 2017, dopo lunga prigionia. <br /><br />Il Vicariato Apostolico dell'Arabia Meridionale commemora oggi il 10° anniversario della morte martiriale delle quattro religiose. .<br /><br />Il Vescovo Paolo Martinelli, Vicario apostolico dell'Arabia Meridionale, presiede una liturgia eucaristica in loro memoria presso la Cattedrale di San Giuseppe ad Abu Dhabi.<br /><br />«Celebrare questo anniversario in un momento in cui l'intera regione del Golfo sta attraversando un grave conflitto è fonte di speranza», sottolinea il Vescovo Martinelli. «Le Suore Missionarie della Carità – aggiunge - hanno donato la loro vita e alcune di loro sono ancora presenti oggi in Yemen, servendo i più poveri senza distinzioni, testimoniando la carità di Cristo che supera ogni barriera. Guardando a loro, ci sentiamo incoraggiati a essere, in questa terra, costruttori di pace».<br /><br />Le quattro suore uccise dieci anni fa accudivano le anime e i corpi malmessi di anziani e disabili musulmani. La popolazione locale che le amava e «ammirava il loro modo di servire gli altri senza guardare all’appartenenza religiosa, ma solo alla scelta di prediligere chi ha più bisogno», aveva raccontato dopo la strage il loro Vescovo di allora, il frate cappuccino Paul Hinder.<br /><br /><br />«La testimonianza delle Suore Missionarie della Carità uccise ad Aden - riconosce oggi il Vescovo Martinelli, anche lui frate cappuccino - continua ad alimentare la vita della nostra Chiesa e ci stimola a vivere la nostra fede ogni giorno con gioia e impegno. Come scrisse Mons. Paul Hinder poco dopo gli eventi del 2016: 'Imploriamo le quattro martiri di intercedere per lo Yemen e per tutto il Medio Oriente, affinché venga la pace e cessi la violenza'».<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />Le foto circolate dopo il massacro ritraggono anche i corpi straziati delle suore. Si vedeva bene che due di loro, nel momento del loro martirio, indossavano sopra il loro abito religioso dei grembiuli da cucina. Quelli che si usano quando si fanno lavori in cui ci si deve sporcare le mani, per evitare di sciupare il vestito. <br /><br />Don Tonino Bello, il Vescovo pugliese scomparso nel 1993, implorava sempre che il Signore facesse tacere «per qualche anno i teologi e tutti i comizianti» che nella comunità ecclesiale fanno solo discorsi. Secondo lui, la missione della Chiesa aveva bisogno proprio del grembiule: «E’ il grembiule - ripeteva - che ci dobbiamo mettere come Chiesa. Dobbiamo cingerci veramente il grembiule». Un’immagine suggestiva, scelta per richiamare l’asciugatoio di cui Cristo si cinge i fianchi, quando si appresta a lavare i piedi dei suoi discepoli, prima della sua Passione. «La Chiesa del grembiule – aggiungeva Tonino Bello - è la Chiesa che Gesù predilige perché Lui ha fatto così». <br />Le suore martiri dello Yemen sono state uccise coi fianchi cinti dal grembiule con cui ogni giorno servivano poveri vecchi disabili musulmani, per amore di Cristo. Non facevano proselitismo. Disinfettavano piaghe e donavano attimi di consolazione a vite affaticate. L’odio che schiantò i loro corpi inermi era senza motivo, come quello che portò in croce Cristo. <br />«Più la Chiesa è vicina a Gesù Cristo, più partecipa della sua passione», disse allora all’Agenzia Fides il compianto Vescovo comboniano Camillo Ballin, Vicario apostolico dell’Arabia settentrionale, parlando delle quattro suore uccise a Aden. E chi si avvicina più a Cristo- aggiunse Ballin - «è coinvolto nella sua passione e nella sua morte, per esserlo anche nella gloria della sua vittoria».<br />Le Missionarie della Carità, fondate da Santa Teresa di Calcutta, sono presenti in Yemen dal 1973, su invito dell'allora governo dello Yemen del Nord. Anche la "Casa per Anziani" di Aden è stata aperta il 25 marzo 1992 su richiesta del governo.<br />Ancora oggi – riferisce un comunicato del Vicariato apostolico dell’Arabia del Sud - «la presenza delle Missionarie della Carità in Yemen rimane un umile ma potente segno di speranza, attraverso il loro servizio ai più deboli e poveri. Due comunità di Missionarie della Carità continuano il loro servizio a Hodeidah e Sana’a». <br />Wed, 04 Mar 2026 12:26:32 +0100ASIA/INDIA - Una Giornata di preghiera per la pace in Medio Orientehttps://fides.org/it/news/77431-ASIA_INDIA_Una_Giornata_di_preghiera_per_la_pace_in_Medio_Orientehttps://fides.org/it/news/77431-ASIA_INDIA_Una_Giornata_di_preghiera_per_la_pace_in_Medio_OrienteNew Delhi - Una speciale Giornata di preghiera per la pace in Medio Oriente è organizzata l'8 marzo dalla Conferenza episcopale di rito latino dell'India , che invita poi tutti i fedeli a recitare il rosario ogni giorno, dall'8 al 14 marzo per invocare l'intercessione della Vergine Maria. I Vescovi latini, inoltre, esortano i fedeli affinchè il 13 marzo, venerdì di Quaresima, vivano il digiuno nello spirito di rinuncia e di orazione per la pace, afferma una nota, inviata all'Agenzia Fides, firmata da Cardinale Filipe Neri Ferrão, Arcivescovo di Goa e Daman e presidente della CCBI.<br />“In questi giorni segnati da crescenti disordini e violenze in Medio Oriente - si legge nel testo - invitiamo l’intera Chiesa latina in India a unirsi nella preghiera e nella supplica per la pace”, mentre "la sofferenza causata dalla guerra e dall'instabilità colpisce l'intera famiglia umana".<br />L'Arcivescovo Ferrão ricorda che molti indiani vivono in Medio Oriente, "sostengono le loro famiglie da lontano e contribuiscono generosamente sia alla vita della Chiesa che alla nostra nazione. In quest'ora di incertezza, li affidiamo in modo speciale alla protezione del Signore, pregando per la loro sicurezza, incolumità e benessere".<br />La nota chiede che l'Eucaristia dell'8 marzo sia celebrata in tutte le chiese con l'intenzione per la pace in Medio Oriente. Le comunità parrocchiali sono incoraggiate a includere nella preghiera dei fedeli intenzioni per la cessazione delle ostilità, la protezione delle vite innocenti e la saggezza e la moderazione tra i leader mondiali.<br />“Possa la nostra preghiera collettiva, la nostra penitenza e la nostra solidarietà diventare un'umile ma fervente supplica davanti a Dio Onnipotente, affinché i cuori si convertano, le ostilità cessino e la pace prevalga”, conclude la nota della CCBI.<br /> Wed, 04 Mar 2026 11:34:19 +0100AFRICA/GUINEA EQUATORIALE - “La missione è parte viva della comunità”: in attesa della visita apostolica di Papa Leone XIVhttps://fides.org/it/news/77430-AFRICA_GUINEA_EQUATORIALE_La_missione_e_parte_viva_della_comunita_in_attesa_della_visita_apostolica_di_Papa_Leone_XIVhttps://fides.org/it/news/77430-AFRICA_GUINEA_EQUATORIALE_La_missione_e_parte_viva_della_comunita_in_attesa_della_visita_apostolica_di_Papa_Leone_XIVMalabo – C’è grande attesa per la visita apostolica che Papa Leone XIV farà nella regione dell’Africa Centrale in programma dal 21 al 23 aprile prossimi. Già nel 1982, Papa Giovanni Paolo II visitò la Guinea Equatoriale e incontrò il presidente Teodoro Obiang Nguema, marcando l´inizio di una nuova era di relazioni con la Chiesa e lo Stato.<br /><br />Per l’occasione l’Agenzia Fides ha raccolto la testimonianza di suor Giusy Becchero, delle Figlie di Maria Ausiliatrice impegnata nell’arcidiocesi di Malabo. “La Chiesa è missionaria e le persone sono molto grate per il ruolo dei missionari nel nostro Paese”, riferisce suor Giusy, mettendo in luce la forte sinergia tra la missione e il Governo. “Lo Stato collabora con i vescovi della Conferenza Episcopale per promuovere settori chiave quali l’istruzione e la sanità, rafforzando la coesione sociale. Numerose associazioni, soprattutto l´associazione delle scuole cattoliche, collaborano attivamente, contribuendo alla riuscita delle attività educative. E’ un tipo di cooperazione che rende la missione parte viva della comunità, Si tratta di una collaborazione basata su accordi firmati con la Santa Sede che definiscono rapporti di cooperazione in materia di istruzione, assistenza sanitaria e coesione sociale” sottolinea suor Giusy.<br /><br />Ripercorrendo un po’ di storia, la religiosa conferma il nuovo slancio della Chiesa locale che, nonostante le chiusura delle Chiese dal 1968 al 1979, è rimasta presente e attiva attraverso i suoi sacerdoti e laici.<br />“Qui circa l’80-87% della popolazione è cattolica. Fin dal primo annuncio del Vangelo in questa terra – spiega suor Giusy - i catechisti sono stati considerati la ‘mano destra’ dei sacerdoti. Oggi sono ‘leader’, cioè responsabili dei vari gruppi nelle Parrocchie, pertanto il ruolo dei laici è molto importante e presente nella nostra Chiesa". <br /><br />Nella regione è ancora significativa la presenza dei Padri Clarettiani , considerati gli evangelizzatori del Paese fin dal loro arrivo nel 1883. Prima di loro altre congregazioni missionarie avevano visitato la regione, "ma furono costrette ad andarsene a causa di epidemie. I Clarettiani superarono questi ostacoli, rimasero nel Paese e continuano a essere attivi ancora oggi.” <br /><br />“Noi FMA - racconta suor Giusy - attualmente siamo presenti con due comunità a Malabo e una a Mongomo. In entrambe le località abbiamo la scuola materna ed elementare, un centro professionale, l’oratorio e, a Malabo, anche un liceo. Il nostro impegno va oltre la scuola: raggiunge periferie, famiglie fragili e giovani senza opportunità per rendere possibile un’educazione che non è solo istruzione, ma dignità, autonomia e futuro. Ogni competenza che cresce nella vita dei giovani, è un seme che cresce non solo nella loro vita, ma anche nelle loro famiglie e nella società. Per questo motivo sono tanti gli ex alunni impegnati nella società di Guinea Equatoriale che ci sostengono per realizzare il sogno di don Bosco: ‘Buoni cristiani e onesti cittadini’. Nelle attività che svolgiamo siamo sempre sostenute anche dai nostri collaboratori laici e gli animatori che durante gli anni abbiamo formato secondo il carisma salesiano. Collaboriamo con i diversi gruppi della famiglia salesiana che ci aiutano nelle diverse attività per far conoscere il carisma del nostro Fondatore.”<br /><br />Le Figlie di Maria Ausiliatrice sono presenti in Guinea Equatoriale come parte dell'Ispettoria ‘Maria Domenica Mazzarello’ , che comprende anche Camerun, Gabon, Congo-Brazzaville e Chad. Si dedicano all'educazione, istruzione e promozione giovanile, seguendo il carisma di San Giovanni Bosco e Santa Maria Domenica Mazzarello.<br /><br /> <br />Wed, 04 Mar 2026 11:27:26 +0100ASIA - Appello dei Vescovi asiatici: "Fermare una guerra dalle conseguenze incalcolabili"https://fides.org/it/news/77429-ASIA_Appello_dei_Vescovi_asiatici_Fermare_una_guerra_dalle_conseguenze_incalcolabilihttps://fides.org/it/news/77429-ASIA_Appello_dei_Vescovi_asiatici_Fermare_una_guerra_dalle_conseguenze_incalcolabiliBangkok - Una tregua immediata nella guerra in Medio Oriente, che potrebbe innescare "incalcolabili conseguenze umane ed economiche" in tutto il mondo: è l'accorato appello diffuso dalla Federazione delle Conferenze episcopali asiatiche . In una nota rilasciata dal Comitato centrale della FABC, con sede a Bangkok, i Vescovi asiatici esprimono “profonda angoscia e grave preoccupazione per la rinnovata escalation di violenza in Medio Oriente”, citando gli attacchi militari di Israele e Usa all'Iran e le reazioni che hanno coinvolto numerosi paesi della regione.<br />La nota inviata all'Agenzia Fides, firmata dal Cardinale Filipe Neri Ferrao, presidente della FABC; dal Cardinale Pablo Virgilio David, vicepresidente; e dal cardinale Isao Kikuchi, SVD Segretario generale della FABC, parte citando un passo del Vangelo: "Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio" . <br />Esprimendo profonda preoccupazione per il conflitto, i Vescovi scrivono: "Facciamo eco all'appello urgente di Papa Leone XIV, che ci ricorda che la pace non può essere costruita su minacce o armi che seminano distruzione, dolore e morte". E affermano: "La stabilità non può nascere dalla paura, né la giustizia può essere assicurata attraverso la violenza. Solo un dialogo sincero, responsabile e costante può aprire la strada verso una pace giusta e duratura".<br />Ponendosi dalla prospettiva delle terre e dei popoli dell'Oriente, la nota della FABC recita: "Dal nostro contesto asiatico, caratterizzato da una ricca diversità religiosa, da profonde tradizioni culturali e dalle lotte quotidiane dei poveri, affermiamo che la pace non è semplicemente l'assenza di guerra. È il frutto della giustizia, del dialogo e della paziente costruzione della fiducia tra i popoli. La guerra, al contrario, ferisce in modo sproporzionato i più vulnerabili: i poveri, gli sfollati, i bambini e le generazioni future".<br />La nota dei Vescovi lancia tre appelli specifici: "Chiediamo l'immediata cessazione delle ostilità e che tutte le parti esercitino la responsabilità morale, resistendo alla spirale di escalation che porta solo a sofferenze più profonde e perdite irreversibili". "Esortiamo - prosegue - ripristinare la diplomazia come strumento primario per la risoluzione dei conflitti. Il dialogo, per quanto difficile, rimane l'unica via che rispetti la dignità dei popoli e la sovranità delle nazioni". Terzo punto: "Incoraggiamo la solidarietà interreligiosa, soprattutto tra i leader delle grandi tradizioni religiose presenti nella regione, per testimoniare insieme la sacralità della vita".<br />I Vescovi rinnovano l' impegno "a stare al fianco dei poveri e delle vittime della guerra, le cui grida spesso rimangono inascoltate a causa dei calcoli geopolitici. La loro sofferenza deve rimanere al centro di tutti gli sforzi per la pace".<br />Tutte le Chiese locali, in tutta l'Asia, nel periodo di Quaresima, sono invitate "a intensificare la preghiera, il digiuno e gli atti concreti di solidarietà per la pace". "Nel nostro cammino di pellegrini della speranza - conclude la nota - ci rifiutiamo di arrenderci alla disperazione. Crediamo che anche nelle ore più buie, lo Spirito continui ad aprire cammini verso la riconciliazione", affidando il cammino dei popoli asiatici all'intercessione di Maria, Regina della pace.<br />I Vescovi riuniti a Bangkok dal 2 al 6 marzo per l'incontro del Comitato centrale della FABC, composto dai presidenti delle Conferenze episcopali asiatiche, hanno organizzato e vissuto anche una speciale Adorazione eucaristica per pregare insieme per la pace in Medio Oriente.<br /> Wed, 04 Mar 2026 11:02:05 +0100AFRICA/SUD SUDAN - L'invito dei Vescovi dopo i recenti massacri: “Si eviti la cultura della vendetta mortale perché questa non è giustizia”https://fides.org/it/news/77428-AFRICA_SUD_SUDAN_L_invito_dei_Vescovi_dopo_i_recenti_massacri_Si_eviti_la_cultura_della_vendetta_mortale_perche_questa_non_e_giustiziahttps://fides.org/it/news/77428-AFRICA_SUD_SUDAN_L_invito_dei_Vescovi_dopo_i_recenti_massacri_Si_eviti_la_cultura_della_vendetta_mortale_perche_questa_non_e_giustiziaJuba – “Una nuova discesa nell'abisso della depravazione umana, dove la sacralità della vita, dono sacro di Dio, viene calpestata con allarmante impunità”. Così i Vescovi di Sudan e Sud Sudan qualificano il massacro di civili e militari avvenuti nella contea di Abiemnhom, nell’Area amministrativa di Ruweng, in Sud Sudan, domenica 1° marzo e nella contea di Ayod nello Stato di Jonglei State, dove 25 persone sono state barbaramente uccise il 22 febbraio.<br />“Il sangue dei nostri fratelli e sorelle, madri e padri, figli e figlie, versato non su un campo di battaglia ma all'interno delle loro comunità, grida al Cielo. Siamo profondamente turbati non solo dall'entità della sofferenza, ma anche dal patente disprezzo per la dignità umana che tali atti rappresentano” afferma il messaggio inviato all’Agenzia Fides firmato dai membri della Conferenza Episcopale del Sudan e del Sud Sudan .<br />Dopo aver espresso la loro solidarietà alla popolazione colpita dalla violenza, i Vescovi lanciano un appello perché si rinunci alla “cultura della vendetta mortale”. “Con onestà pastorale, dobbiamo affrontare una dolorosa verità: la cultura della vendetta mortale ha messo radici profonde in alcune parti della nostra società” sottolineano. “Cicli di ritorsione, alimentati dalla rabbia, dalla colpa collettiva e dai torti storici, continuano a distruggere famiglie, indebolire comunità e privare i nostri figli del loro futuro. La vendetta non è giustizia”<br />Nel messaggio la SSSCBC rivolge “un appello urgente alle autorità” perché si indaghi “in modo approfondito e indipendente” per identificare e portare di fronte alla giustizia i responsabili dei massacri di Ayod e Abiemnhom. Questo perché “l'impunità alimenta la ripetizione dei crimini”. “La giustizia invece ripristina la fiducia nella popolazione”.<br />I Vescovi concludono rivolgendosi alle vittime e alle loro famiglie: “La Chiesa è la vostra famiglia. Piangiamo con voi. Preghiamo con voi. Vi portiamo nei nostri cuori. Preghiamo per il riposo sereno delle anime dei defunti. Che gli angeli li guidino in Paradiso”. <br /><br />Wed, 04 Mar 2026 11:01:05 +0100EUROPA/SVEZIA - Anna Sandberg, nuova direttrice delle Pontificie Opere Missionarie dei Paesi Nordicihttps://fides.org/it/news/77427-EUROPA_SVEZIA_Anna_Sandberg_nuova_direttrice_delle_Pontificie_Opere_Missionarie_dei_Paesi_Nordicihttps://fides.org/it/news/77427-EUROPA_SVEZIA_Anna_Sandberg_nuova_direttrice_delle_Pontificie_Opere_Missionarie_dei_Paesi_NordiciCittà del Vaticano - Il Cardinale Luis Antonio G. Tagle, Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione , ha nominato, in data 23 gennaio 2026, la signora Anna Sandberg della diocesi di Stoccolma, direttrice nazionale delle Pontificie Opere Missionarie dei Paesi Nordici, per il quinquennio 2026-2031. <br />Anna Sandberg è nata nel 1968 a Varsavia, in Polonia e vive in Svezia dal 1984. È una donna cattolica laica, moglie, madre di due figlie adulte e nonna, la cui vita personale e professionale è stata plasmata sia dalla sua eredità cattolica polacca che dalle realtà pastorali del contesto nordico. Ha conseguito un Master in Giurisprudenza presso l'Università di Stoccolma e un Diploma in Giornalismo presso la Poppius School of Journalism . Dal 2000 al 2002 ha lavorato come reporter, produttrice e presentatrice presso la Radio Svedese, emittente radiofonica nazionale svedese finanziata con fondi pubblici. Dal 2005 al 2020 ha lavorato come giornalista per il quotidiano cristiano Dagen, occupandosi di vita ecclesiale, ecumenismo, religione e società. Dal 2020 è Responsabile della Comunicazione per la Diocesi cattolica di Stoccolma, dove offre un contributo rilevante alle iniziative di comunicazione diocesane, nella gestione delle piattaforme digitali e nella promozione della vita parrocchiale, nell’approfondimento della dottrina cattolica e nelle iniziative pastorali in una società fortemente secolarizzata. Parallelamente , ha lavorato come Responsabile della Comunicazione presso Caritas Svezia, rafforzando la visibilità dell'opera caritativa e di giustizia sociale della locale comunità cattolica attraverso campagne e iniziative di raccolta fondi. Nel 2022 è stata nominata Direttrice Diocesana di Missio in Svezia. In questo ruolo ha organizzato campagne missionarie a livello nazionale, come la Giornata Missionaria Mondiale e la Giornata Mondiale dell’Infanzia Missionaria, ha tradotto e diffuso i messaggi annuali del Pontefice per la Giornata Missionaria Mondiale, e ha tenuto conferenze e promosso iniziative formative sulla teologia e la pratica della missione. Dal 2023 è anche membro della Commissione Cattolica per il Dialogo Interreligioso della Diocesi di Stoccolma.<br /> <br />Wed, 04 Mar 2026 16:18:54 +0100