Fides News - Italianhttps://fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.Assemblea POM, l’Arcivescovo Sangalli: la “conversione missionaria” non è un’astrazionehttps://fides.org/it/news/77759-Assemblea_POM_l_Arcivescovo_Sangalli_la_conversione_missionaria_non_e_un_astrazionehttps://fides.org/it/news/77759-Assemblea_POM_l_Arcivescovo_Sangalli_la_conversione_missionaria_non_e_un_astrazione<p ><iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/DxvUa3J5frc?si=gyh4PDBGAFGbweUY" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p><br /><br />Roma – La “conversione missionaria permanente” richiamata anche da Papa Leone XIV come urgenza del tempo presente non rimane sulla soglia delle dichiarazioni di intenti e delle astrazioni. Essa riconosce fin nelle sue conseguenze più concrete che in molti Paesi i processi di secolarizzazione comportano anche una diminuzione delle offerte: un dato che spinge anche le Pontificie Opere Missionarie a gestire con cura e potenziata attenzione anche «l’amministrazione dei beni temporali» utilizzati nell’opera apostolica. <br /> Nelle giornate finali dell’Assemblea annuale, svoltasi a Roma da mercoledì 27 maggio a mercoledì 3 giugno, la vitalità operativa della rete delle Pontificie Opere Missionarie è emersa in tutta la sua concretezza, nei dialoghi dei Direttori nazionali con i responsabili dei Segretariati internazionali, e anche nelle riflessioni ispirate dall’intervento dell’Arcivescovo Samuele Sangalli, Segretario aggiunto del Dicastero per l’Evangelizzazione e responsabile della sua Amministrazione. <br /><br />Nel pomeriggio di martedì 2 giugno l’Arcivescovo Sangalli ha iniziato a offrire spunti di riflessione nell’omelia della liturgia eucaristica da lui presieduta nella cappella del Collegio internazionale San Lorenzo da Brindisi, la residenza dei Frati Minori Cappuccini che ha ospitato l’Assemblea delle POM. <br />Prendendo spunto dal brano del Vangelo secondo Marco letto durante la liturgia , l’Arcivescovo ha sottolineato come Gesù stesso, pochi giorni prima della sua Passione, è stato «messo alla prova riguardo all’amministrazione di ciò che chiamiamo «beni temporali». E «La sua risposta ci offre un principio guida: potremo rendere a Cesare, con onestà e trasparenza, ciò che è di Cesare solo nella misura in cui sapremo prima rendere a Dio ciò che è di Dio».<br /><br />Papa Leone XIV, nell’Udienza concessa ai partecipanti all’Assemblea POM lunedì 1 giugno , ha invitato tutti a abbracciare «una conversione missionaria continua e a cercare insieme le vie per essere una Chiesa missionaria per la guarigione del nostro mondo, così carico di tensioni, conflitti e guerre». Un orizzonte – ha ripetuto il Vescovo di Roma – in cui «l’opera delle Pontificie Opere Missionarie rimane essenziale». <br /><br />Anche il Cardinale Luis Antonio Tagle, Pro-Prefetto del Dicastero missionario – durante la messa celebrata nella Basilica di San Pietro prima dell’Udienza papale ha incitato tutti gli appartenenti alla “rete” dewlle POM a riconoscersi come «dono e risorsa gli uni per gli altri». Incoraggiandoci a vicenda – ha rimarcato l’Arcivescovo Sangalli «anche per quanto riguarda l’amministrazione altamente delicata dei beni temporali». <br /><br />In un intervento indirizzato ai Direttori nazionali delle POM, il Segretario Aggiunto del Dicastero missionario ha sottolineato che «i processi di secolarizzazione nel mondo occidentale, insieme all’appartenenza a una comunità di fede non più per tradizione ma per libera scelta personale, stanno portando sempre più, tra le altre cose, non solo a un drastico calo del numero dei fedeli praticanti, ma anche a una sostanziale diminuzione di offerte» connessa a tale cambio di “paradigma”. <br /><br />Da un lato – ha rimarcato l’Arcivescovo Sangalli – occorre sostenere con decisione un una gestione risorse «più prudente e attenta». Dall’altro – ha aggiunto - «anche da un punto di vista materiale, lo stato delle cose ci spinge a portare a compimento quel processo di autosufficienza delle giovani Chiese che è stato avviato canonicamente con il loro riconoscimento proprio come Chiese locali, dotate di una gerarchia autoctona». Un congiuntura favorevole per riscoprire la vera sorgente di quella «cooperazione missionaria» che sta all’origine della fondazione delle quattro Pontificie Opere Missionarie.<br /><br />«Lo scambio e il sostegno reciproci nella preghiera, nell’attività apostolica e nella condivisione delle risorse» ha spiegato il Segretario aggiunto del Dicastero missionario «devono condurci, da un lato, a una profonda trasparenza e integrità nella rendicontazione dell’amministrazione dei beni temporali; dall’altro, a intraprendere sempre più progetti pilota volti a guidare le Chiese giovani, gradualmente e ciascuna secondo le proprie capacità, verso modelli di autosostenibilità attraverso l’uso condiviso delle risorse».<br />A questo riguardo, l’Arcivescovo Sangalli ha richiamato anche l'istituzione di »corsi di formazione per i responsabili finanziari diocesani in ogni nazione all’interno dei territori affidati a questo Dicastero, operando in sinergia con le Conferenze Episcopali locali e gli Istituti Religiosi missionari, che si sono resi disponibili per questo lavoro di formazione». <br />Wed, 03 Jun 2026 13:11:52 +0200AFRICA/COSTA D’AVORIO - “Bene lo scioglimento della Commissione elettorale ma occorre vigilare che il suo sostituto sia realmente indipendente”https://fides.org/it/news/77758-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_Bene_lo_scioglimento_della_Commissione_elettorale_ma_occorre_vigilare_che_il_suo_sostituto_sia_realmente_indipendentehttps://fides.org/it/news/77758-AFRICA_COSTA_D_AVORIO_Bene_lo_scioglimento_della_Commissione_elettorale_ma_occorre_vigilare_che_il_suo_sostituto_sia_realmente_indipendenteAbidjan - "Una risposta alle preoccupazioni espresse da diversi attori della vita socio-politica nazionale". Così i Vescovi della Costa d’Avorio hanno qualificato la decisione del governo ivoriano di sciogliere la Commissione Elettorale Indipendente .<br />La soppressione della CEI era stato decisa dal Consiglio dei Ministri il 6 maggio. Lo posizione dei Vescovi sul provvedimento è stata resa nota nella dichiarazione pubblicata al termine della 129esima Assemblea Plenaria della Conferenza Episcopale della Costa d’Avorio tenutasi dal 25 al 31 maggio.<br />“In un momento in cui il Paese che anela alla pace, a una riconciliazione autentica e a uno sviluppo umano integrale fatica ancora, dopo tanti anni, a ritrovare la sua piena serenità e a unire tutti i suoi cittadini, i vescovi della Costa d'Avorio prendono atto della decisione del governo di sciogliere la Commissione Elettorale Indipendente , al fine di istituire un nuovo meccanismo per la gestione delle elezioni in Costa d'Avorio” afferma il comunicato della CECCI firmato dal suo Presidente, Mons. Marcellin Yao Kouadio, Vescovo di Daloa.<br />“I Vescovi- prosegue la dichiarazione - accolgono con favore questa iniziativa, che le autorità presentano come risposta alle preoccupazioni espresse da diversi attori della vita socio-politica nazionale” e “incoraggiano il governo a perseguire questa processo di riforma in uno spirito di ascolto, dialogo e consultazione con tutte le forze vitali della nazione”. <br />I Vescovi al tempo stesso “esprimono la speranza che il futuro sistema non sia più politicizzato e contribuisca concretamente a rassicurare gli attori politici, a consolidare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni della Repubblica e a garantire elezioni trasparenti, eque, inclusive e pacifiche”. Il messaggio conclude ribandendo l’impegno della “Chiesa a offrire il proprio sostegno ovunque sia richiesta la sua competenza. “Insieme, lo Stato e la Chiesa possono costruire, a beneficio della Costa d'Avorio, una terra di speranza, giustizia, pace, fraternità e coesione sociale, a condizione che lungo il cammino nessuno dei due perda di vista l'obiettivo, che è la piena felicità di tutto il popolo”.<br />La CEI era stata creata il 9 ottobre 2001 con il compito di organizzare e supervisionare le elezioni e i referendum in Costa d'Avorio. Godeva di personalità giuridica e autonomia gestionale. Nel corso dei 25 anni della sua esistenza l’organismo era stato sottoposto a critiche persistenti da parte dell'opposizione riguardo alla mancanza di neutralità e indipendenza e a ripetute controversie durante le elezioni.<br />In seguito all'annuncio del suo scioglimento, diversi partiti politici hanno delineato le proprie condizioni per l'attuazione di un nuovo meccanismo di gestione elettorale, mentre si sono levate critiche per il fatto che la decisione è stata presa senza consultare tutte le parti. <br />Wed, 03 Jun 2026 11:00:03 +0200ASIA/PAKISTAN - Speciale "Anno dei bambini" a Islamabad: più opportunità per l'istruzionehttps://fides.org/it/news/77756-ASIA_PAKISTAN_Speciale_Anno_dei_bambini_a_Islamabad_piu_opportunita_per_l_istruzionehttps://fides.org/it/news/77756-ASIA_PAKISTAN_Speciale_Anno_dei_bambini_a_Islamabad_piu_opportunita_per_l_istruzioneIslamabad - Nello speciale "Anno dei bambini", la comunità cattolica di Islamabad-Rawalpindi è chiamata a migliorare la qualità dell'istruzione e ad ampliare il più possibile la partecipazione dei bambini, ragazzi e giovani ai percorsi educativi, dando opportunità ai più svantaggiati; e si impegnerà a garantire la sostenibilità finanziaria per la gestione delle scuole della diocesi di Islamabad-Rawalpindi: è questo l'approccio del Consiglio diocesano per l'istruzione che, nella diocesi, gestisce 45 scuole che si trovano nella capitale federale, nell'Alto Punjab e nel Khyber Pakhtunkhwa, tre differenti distretti inclusi nel territorio diocesano. Come comunicato all'Agenzia Fides, il numero totale di studenti iscritti a queste scuole è di circa 25 mila allievi, tra i quali circa 10 mila cattolici e 15 mila non cattolici, in ampia prevalenza musulmani.<br />Nella diocesi di Islamabad-Rawalpindi, che nel 2026 sta vivendo lo speciale "Anno dei Bambini", il tema dell'alfabetizzazione e delle opportunità di istruzione superiore per i ragazzi, specialmente per i cattolici, è oggi una priorità. Spiega a Fides l'Arcivescovo Joseph Arshad che, con il Consiglio, ha presentato un Piano di azione quinquennale: "L'istruzione, nella nostra vita di comunità diocesana, non è semplicemente una ricerca culturale, ma è una missione trasformativa che integra fede, valori e sviluppo intellettuale".<br />In tale quadro, "il rigore accademico, ancorato a valori etici e spirituali, deve rimanere la pietra angolare di ogni istituzione", ha scritto il Consiglio diocesano per l'istruzione, che ha individuato alcune piste di lavoro. La prima è la formazione di insegnanti competenti, con un necessario investimento nello sviluppo delle competenze dei docenti ed educatori, a livello culturale, pedagogico e didattico. "Insegnanti motivati e ben formati sono essenziali per raggiungere un'istruzione di qualità in tutte le scuole", si afferma.<br />In secondo luogo, l'integrazione della tecnologia è stata identificata come strumento per migliorare l'insegnamento, semplificare l'amministrazione e preparare gli studenti a un mondo digitale in rapida evoluzione. Non deve mancare, nota il Piano, il supporto agli studenti e "un approccio olistico allo sviluppo del bambino, che affronti i bisogni educativi, emotivi, sociali e spirituali". Un tema molto importante, si sottolinea, è cercare fondi per erogare borse di studio a studenti cristiani, di famiglie povere o emarginate, per gli studi primari, superiori e anche universitari.<br />È fondamentale, inoltre, sottolinea il Consiglio, "coinvolgere genitori, parrocchie e comunità locali nel processo educativo dei fanciulli: l'istruzione prospera quando la responsabilità condivisa e la collaborazione attiva legano le scuole alle comunità".<br />Nel territorio di Islamabad, la condizione dell'infanzia registra un forte contrasto tra le aree urbane più sviluppate e le periferie marginalizzate, dove i bambini affrontano gravi vulnerabilità. Sebbene la capitale presenti indicatori generalmente migliori rispetto alle province rurali del Pakistan, vi sono circa 90.000 bambini fuori dal sistema scolastico.<br />A livello nazionale, in Pakistan, gli esperti parlano di "emergenza educativa": è alto il tasso di analfabetismo e di abbandono precoce della scuola, un fenomeno che colpisce in particolare le fasce più povere e, tra loro, le comunità cristiane, in cui, come comunica la Chiesa locale, "l'80% dei bambini cristiani sono analfabeti". È inoltre diffusa la piaga del lavoro minorile nel settore domestico o nell'economia informale.<br /> <br />Wed, 03 Jun 2026 09:22:04 +0200AFRICA/NIGERIA - Triplice giubileo per i Missionari della Società delle Missioni Africane e delle Suore di Nostra Signora degli Apostolihttps://fides.org/it/news/77755-AFRICA_NIGERIA_Triplice_giubileo_per_i_Missionari_della_Societa_delle_Missioni_Africane_e_delle_Suore_di_Nostra_Signora_degli_Apostolihttps://fides.org/it/news/77755-AFRICA_NIGERIA_Triplice_giubileo_per_i_Missionari_della_Societa_delle_Missioni_Africane_e_delle_Suore_di_Nostra_Signora_degli_ApostoliLagos - In un momento che ha unito storia, missione e rinnovamento, i responsabili della Società delle Missioni Africane e delle Suore di Nostra Signora degli Apostoli si sono ritrovati presso il Centro Domus Fidei delle Suore del Cuore Eucaristico di Gesù a Lagos per celebrare uno straordinario triplice giubileo: 170 anni della SMA, fondata dal Venerabile Melchior de Marion Brésillac; 150 anni delle NDA; e 200 anni dalla nascita di padre Augustin Planque, primo Superiore Generale della SMA e fondatore delle NDA.<br /><br />A raccontare l’evento p. Pierre-Paul Dossekpli, sacerdote togolese SMA, il quale ha messo in luce ‘due voci, un solo carisma’ rappresentati rispettivamente dal Superiore Generale SMA, p. François du Penhoat, e dalla Madre Generale delle NDA, Suor Mary T. Barron, al termine del Concilio Plenario .<br /><br />E’ stata una giornata radicata nella preghiera: "stiamo ancora meglio quando andiamo d'accordo" ha detto padre du Penhoat in apertura dell'incontro, con una riflessione sulla lunga e complessa storia condivisa dalle due congregazioni. Il Superiore Generale SMA ha affermato con convinzione che questo incontro non nasceva dalla necessità, ma dal desiderio: "Credo fermamente che questo incontro segni anche l'inizio di un nuovo capitolo. Non è la necessità a imporlo, ma il nostro desiderio e la nostra volontà. Essere missionari è ciò che costituisce la nostra identità condivisa: i cimiteri comunitari di Lagos, Ibadan, Agoué e di altri luoghi sulla costa ne sono la manifestazione fisica: vite donate insieme affinché il Regno di Dio possa crescere".<br /><br />Suor Mary T. Barron ha dato il benvenuto all'assemblea sottolineando il significato del triplice giubileo: "Questi anniversari non sono semplici traguardi; sono inviti. Ci ricordano che la missione è sempre un dono ricevuto, una responsabilità condivisa e un futuro affidatoci". La Madre Generale è stata diretta riguardo al significato della collaborazione nel contesto della missione: "Non è semplicemente qualcosa di bello da fare, o piacevole... fa parte della nostra vocazione missionaria oggi... per l'autenticità della nostra missione, della nostra testimonianza, della nostra evangelizzazione".<br /><br />Tra le altre, suor Anne Falola, membro del Consiglio Generale dell'NDA, ha offerto una riflessione che ha risuonato per tutta la giornata: “stare insieme non è solo al servizio della missione, ma è di per sé una missione”.<br /><br />La giornata si è conclusa con la celebrazione dell'Eucaristia nella festa di San Giustino, martire che diede la vita per la verità del Vangelo, patrono provvidenziale di un incontro di missionari che rinnovavano il loro comune impegno ad annunciarlo.<br /> <br />Wed, 03 Jun 2026 08:48:54 +0200AFRICA/GHANA- “No a ritorsioni contro i sudafricani che vivono in altri Paesi africani come risposta alle violenze xenofobe” dice Mons. Matthew Kwasi Gyamfihttps://fides.org/it/news/77754-AFRICA_GHANA_No_a_ritorsioni_contro_i_sudafricani_che_vivono_in_altri_Paesi_africani_come_risposta_alle_violenze_xenofobe_dice_Mons_Matthew_Kwasi_Gyamfihttps://fides.org/it/news/77754-AFRICA_GHANA_No_a_ritorsioni_contro_i_sudafricani_che_vivono_in_altri_Paesi_africani_come_risposta_alle_violenze_xenofobe_dice_Mons_Matthew_Kwasi_GyamfiAccra - “I ghaniani continueranno a vivere in Sudafrica e i sudafricani continueranno a vivere in Ghana. I ghaniani hanno attività commerciali lì e anche i sudafricani hanno attività commerciali qui. Viviamo in unità e amore”. È l’appello di Mons. Matthew Kwasi Gyamfi, Vescovo di Sunyani e Presidente della Conferenza Episcopale del Ghana, in una dichiarazione rilasciata ai media locali sulle tensioni xenofobe in Sudafrica che hanno colpito, tra gli altri, immigrati ghaniani.<br />Diversi cittadini di alcuni Paesi africani sono stati rimpatriati in tutta fretta per sfuggire alle violenze xenofobe. In risposta agli atti d’intolleranza contro gli stranieri in Sudafrica si stanno diffondendo nei Paesi di provenienza delle persone espulse sentimenti di ostilità contro i sudafricani.<br />Mons. Gyamfi avvisa che bisogna invece considerare questi atti opera di una minoranza e non di tutti i sudafricani. “Credo che i ghaniani che sono stati rimpatriati, così come tutti gli altri cittadini africani, dovrebbero considerare questi atti come un malinteso da parte di alcune persone in Sudafrica e non dovrebbero reagire rimpatriando a loro volta dei sudafricani". Il Presidente della Conferenza Episcopale del Ghana avverte che "una volta che si inizia questo processo, produrrà un effetto a catena in tutta l'Africa”. “Tutti mantengano la calma" invita Mons. Gyamfi.<br />Il Presidente della Conferenza Episcopale del Ghana cita inoltre il precedente delle espulsioni reciproche tra Nigeria e Ghana. “Il Ghana una volta commise l'errore di chiedere ai nigeriani di tornare a casa e in seguito anche i nigeriani rimpatriarono i ghanesi” ricorda. "Non credo che i due Paesi ripeteranno mai più quegli errori, perché ora hanno imparato la lezione" conclude Mons. Gyamfi. Sono due episodi distinti quelli ai quali faceva riferimento il Vescovo di Sunyani. Il primo risale al 1969, quando il Ghana ha emesso un ordine che impone agli stranieri senza documenti di lasciare il Paese entro 14 giorni. Le persone maggiormente interessate erano cittadini nigeriani. Il secondo episodio è del 1983 quando fu invece la Nigeria a espellere almeno 2 milioni di stranieri senza documenti, dei quali un milione circa erano ghaniani. <br />In Sudafrica la violenza xenofoba, diretta contro migranti sia asiatici, provenienti da Pakistan, Bangladesh e altri Paesi, sia africani provenienti da Paesi vicini come Zimbabwe, Mozambico, e lontani come Nigeria, Ghana e Somalia, si manifesta periodicamente. È alimentata dall’elevata disoccupazione e dalle disuguaglianze economiche. I migranti sono accusati di rubare posti di lavoro, di commettere crimini o si sovraccaricare i servizi sociali. Le violenze comprendono atti di giustizia sommaria, saccheggi di negozi e aggressioni in aree come Gauteng e KwaZulu-Natal.<br />I recenti incidenti del 2026 hanno visto proteste per imporre l'espulsione dei migranti senza documenti, sfociate in violenze con morti, feriti e il rimpatrio di diversi stranieri. Sebbene non tutti i sudafricani condividano questa posizione, il problema rimane ricorrente. Sia la Southern African Catholic Bishops’ Conference sia il Simposio delle Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar hanno condannato con fermezza le violenze xenofobe. <br />Tue, 02 Jun 2026 10:29:10 +0200ASIA/FILIPPINE - Tutelare i diritti dei lavoratori di fronte alle sfide dell'Intelligenza artificiale: appello di sindacati e organizzazioni cattolichehttps://fides.org/it/news/77753-ASIA_FILIPPINE_Tutelare_i_diritti_dei_lavoratori_di_fronte_alle_sfide_dell_Intelligenza_artificiale_appello_di_sindacati_e_organizzazioni_cattolichehttps://fides.org/it/news/77753-ASIA_FILIPPINE_Tutelare_i_diritti_dei_lavoratori_di_fronte_alle_sfide_dell_Intelligenza_artificiale_appello_di_sindacati_e_organizzazioni_cattolicheManila - Tutelare la dignità e i diritti dei lavoratori e proteggerli di fronte alle crisi economiche e all'avvento di tecnologie, come l'Intelligenza artificiale, che potrebbero sostituire l'uomo: è questo l'appello lanciato da un forum di organizzazioni filippine, tra cui la "Church People-Workers Solidarity" , di ispirazione cattolica, e altri sindacati come il Kilusang Mayo Uno e la National Federation of Labor Unions.<br />Data la grave situazione del mercato del lavoro nel Paese, i sindacati filippini intendono proclamare scioperi e mobilitazioni in base all'andamento dei prezzi del carburante e alle decisioni del governo, con blocchi, proteste sindacali, cortei e scioperi nazionali.<br />Le organizzazioni, rilevando l'impennata dell'inflazione e il forte aumento del costo della vita, hanno chiesto al Congresso un sostanzioso aumento salariale su scala nazionale. I lavoratori, sottolinea il forum, sono costretti a turni massacranti, spesso superiori alle 12 ore giornaliere, per poter mantenere le proprie famiglie. Il salario minimo attuale non è dignitoso e deve essere trasformato per legge in un vero e proprio "salario di sussistenza" .<br />Si ribadisce inoltre la necessità di porre fine ai contratti a breve termine, ossia al diffuso sistema della contrattualizzazione, che nega la stabilità lavorativa e non prevede adeguate tutele previdenziali. E si condanna la pratica del "red-tagging", ossia l'etichettare leader sindacali e difensori dei diritti umani come "ribelli comunisti" o "terroristi", con l'obiettivo di delegittimare le loro rivendicazioni e la loro azione sindacale.<br />Un tema specifico che oggi desta preoccupazione è quello della protezione dall'automazione e dall'applicazione deregolamentata dell'Intelligenza artificiale. In una nota pubblicata dopo la diffusione dell'enciclica di Papa Leone XIV, "Magnifica Humanitas", la CWS e altri gruppi sindacali - esprimendo pieno apprezzamento verso il documento papale - invocano tutele rigorose contro il cosiddetto "paradigma tecnocratico". Il Vescovo Gerardo Alminaza, presidente della CWS, ha sottolineato che "l'economia deve servire il lavoratore e non il contrario". Il rischio, osservano le organizzazioni, è che le aziende utilizzino l'Intelligenza artificiale come pretesto per licenziamenti di massa, sorveglianza invasiva, ulteriore precarizzazione del lavoro, soppressione del diritto di associazione sindacale ed erosione dei diritti dei lavoratori.<br />"Il lavoro non è semplicemente un'attività economica; è partecipazione all'azione creatrice di Dio", ha ricordato il vescovo. E se la tecnologia viene utilizzata per sostituire i lavoratori al fine di ottenere maggiori profitti, "emerge una nuova calamità sociale che priva le persone non solo del sostentamento, ma anche della dignità, dello scopo e della possibilità di partecipare alla vita sociale", ha affermato.<br />Il mercato del lavoro nelle Filippine si trova attualmente in una fase di transizione complessa. Secondo dati ufficiali, vi sono circa 51,65 milioni di lavoratori filippini attivi. Il tasso di disoccupazione si attesta al 5%, pari a circa 2,58 milioni di persone, mentre rimane particolarmente elevato il tasso di sotto-occupazione, pari al 12,3%. Ciò significa che oltre 6 milioni di filippini, pur avendo un impiego, devono cercare un secondo lavoro o svolgere ore aggiuntive per riuscire a garantire il sostentamento quotidiano della propria famiglia.<br />In una fase delicata della vita sociale nazionale, la Church People-Workers Solidarity , organismo ecumenico composto da vescovi, membri del clero, religiosi e lavoratori, continua la propria missione di promuovere la dignità del lavoro, difendere il diritto a un salario equo e sostenere i lavoratori contro pratiche quali la precarizzazione e le disuguaglianze economiche, nell'ottica della giustizia sociale.<br />Non manca, inoltre ,l'impegno civile ed educativo, attraverso programmi che sensibilizzano le comunità parrocchiali e il mondo della scuola mediante campagne informative, attività di ricerca, seminari e iniziative rivolte agli studenti.<br /> Tue, 02 Jun 2026 10:25:05 +0200AMERICA/HAITI - Ruolo delle donne, alfabetizzazione, fonti di reddito: un piccolo bilancio nella comunità di Pourcine Pic-Makayahttps://fides.org/it/news/77752-AMERICA_HAITI_Ruolo_delle_donne_alfabetizzazione_fonti_di_reddito_un_piccolo_bilancio_nella_comunita_di_Pourcine_Pic_Makayahttps://fides.org/it/news/77752-AMERICA_HAITI_Ruolo_delle_donne_alfabetizzazione_fonti_di_reddito_un_piccolo_bilancio_nella_comunita_di_Pourcine_Pic_Makaya<p ><iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/rbuzJlLZXiM?si=0oloqVuNEchAehvd" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p><br /><br />Pourcine-Pic Makaya – “Senza grossi mezzi a disposizione siamo riusciti a trascorrere una giornata importante, onorando la Bandiera simbolo di unità e celebrando il desiderio di ogni haitiano di ritornare ad una vita normale”. Il riferimento è alla festa dell’isola caraibica e di tutte le comunità della diaspora nel mondo, un momento di grande orgoglio e riscatto per il popolo haitiano, celebrato di recente anche nella piccola comunità montana di Pourcine Pic-Makaya dove è parroco padre Massimo Miraglio, MI. <br /><br />Il missionario Camilliano prosegue la sua testimonianza tracciando un breve bilancio delle ultime settimane che lo hanno visto impegnato con l’intera Comunità. “In questi giorni ho riunito gli insegnati della scuola di Alfabetizzazione, abbiamo fatto il punto della situazione e programmato le attività di fine anno. Abbiamo 13 insegnanti e circa 170 partecipanti alla Scuola suddivisi in 12 classi nelle diverse località di Pourcine Pic Makaya. Un progetto che continuerà anche il prossimo anno, incoraggiati dall'entusiasmo dei partecipanti. Andremo avanti, facendo tesoro degli errori commessi quest' anno e rinforzando, soprattutto, la formazione degli insegnanti.”<br /><br />Padre Massimo si sofferma poi sulla figura femminile all’interno della Comunità che rimane ancora sottovalutata. “Malgrado gli sforzi che stiamo facendo, le donne sono ancora sotto rappresentare nei ruoli chiave della nostra Comunità - rimarca. Se pensiamo però che siamo partiti da zero qualcosina oggi c’è, ad esempio nella scuola parrocchiale su 9 insegnanti 5 sono donne. In generale nella scuola haitiana gli insegnati sono nella stragrande maggioranza maschi, con unica eccezione la scuola materna dove il corpo insegnate è unicamente formato da donne.”<br /><br />Altro tema condiviso dal missionario Camilliano è la principale fonte di reddito della zona: il raccolto dei fagioli. “Il raccolto è stato buono per una minoranza e discreto per molti, per alcune famiglie è stato non buono e per una minoranza pessimo - racconta. Purtroppo per i fagioli seminati sul terreno parrocchiale il raccolto è stato... pessimo! Troppa pioggia su un terreno in ombra e che riceve molta acqua, a questo si aggiunge una semina ritardata, abbiamo perso il raccolto! Insomma quest' anno vivremo di carità, dei fagioli che ci regaleranno! Presto coloro che hanno terreni sopra i 1500 metri oppure in gorge umide ricominceranno a preparare la terra per la semina del mese di luglio.”<br /><br />La situazione per l’intera popolazione haitiana rimane molto precaria. Circa 6,4 milioni di persone, più della metà della popolazione, necessitano di assistenza umanitaria. Secondo l'Infection Prevention and Control di aprile 2026, 5,8 milioni di persone sono a rischio di insicurezza alimentare acuta. Gran parte della popolazione vive in condizioni precarie, una situazione aggravata da sfollamenti di massa, accesso limitato ai servizi essenziali e maggiori rischi per la sicurezza, che richiede quindi una risposta umanitaria rapida, coordinata e multisettoriale. <br /> <br />Tue, 02 Jun 2026 10:24:11 +0200AFRICA/CONGO - Rinuncia e successione del Vescovo di Nkayihttps://fides.org/it/news/77751-AFRICA_CONGO_Rinuncia_e_successione_del_Vescovo_di_Nkayihttps://fides.org/it/news/77751-AFRICA_CONGO_Rinuncia_e_successione_del_Vescovo_di_NkayiCittà del Vaticano - Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Nkayi presentata da S.E. Mons. Daniel Mizonzo.<br /><br />Gli succede S.E. Mons. François Halyday Mbouangui, finora Vescovo Coadiutore della medesima Diocesi. <br />Mon, 01 Jun 2026 19:39:12 +0200Cardinale Tagle: La missione non è strategia, è partecipare alla "missione di Dio"https://fides.org/it/news/77750-Cardinale_Tagle_La_missione_non_e_strategia_e_partecipare_alla_missione_di_Diohttps://fides.org/it/news/77750-Cardinale_Tagle_La_missione_non_e_strategia_e_partecipare_alla_missione_di_DioCittà del Vaticano - «La missione non è soltanto una strategia, non è soltanto un piano strategico, ma è realmente una partecipazione alla missione di Dio». <br /><br />Nella sua omelia pronunciata nella Basilica di San Pietro, durante la liturgia eucaristica celebrata oggi, 1° giugno, nella cappella del Coro, con i partecipanti all’assemblea generale delle Pontificie Opere Missionarie, il cardinale Luis Antonio Tagle ha voluto ricordare la sorgente profonda del dinamismo missionario che muove la Chiesa.<br /><br />Commentando il brano evangelico letto nella liturgia del giorno, tratto dal Vangelo secondo Marco , in cui Gesù racconta la parabola dei vignaioli omicidi , il cardinale pro-prefetto del Dicastero per l'Evangelizzazione - Sezione per la prima evangelizzazione e le nuove Chiese particolari - ha sviluppato una riflessione sulla responsabilità dei credenti in quanto amministratori e non proprietari del dono di Dio. « Nel Vangelo - ha spiegato il cardinale - Gesù si rivolge ai capi dei sacerdoti, agli scribi e agli anziani. Dunque il suo pubblico principale erano gli Ebrei—i leader religiosi, culturali e sociali del tempo. Attraverso una parabola, mostra che Dio si prende cura del suo popolo. La vigna è un’immagine del popolo di Israele e mostra quanto Dio si prenda realmente cura del suo popolo» mentre quelli del popolo «A volte ricordano le verità di Dio, altre volte dimenticano Dio. A volte lodano Dio, altre volte scelgono altri dèi. Questo è il popolo chiamato ad essere il popolo di Dio. Ma Dio è fedele », ha proseguito.<br /><br />Ma nonostante la variabilità del popolo rispetto alla fedeltà di Dio, esiste una dinamica di memoria e dimenticanza che offre una chiave pastorale concreta. Il cardinale ha osservato: «abbiamo una lunga lista di problemi da risolvere, ma non abbiamo una lista, una memoria, delle benedizioni di Dio per noi». Questa contrapposizione tra la “lista dei problemi” e la “memoria delle benedizioni” suggerisce che le crisi della fede non nascono solo dalle difficoltà reali, che non devono essere né sottovalutate né negate, ma dalla perdita della memoria dell’agire di Dio. « Sì, le difficoltà ci saranno sempre, ma apriamo gli occhi all’azione meravigliosa di Dio nella nostra vita, nonostante noi stessi », ha insistito il cardinale.<br /><br />Nella parabola dei vignaioli - ha continuato il Porporato - c’è anche un messaggio che deve spingerci a fare un esame di coscienza. « Perché i vignaioli hanno iniziato a dimenticare di essere amministratori, non volevano condividere il raccolto. Volevano tenerlo per sé. E questo li ha portati a respingere coloro che erano stati mandati dal padrone per riscuotere la sua parte. E quando fu mandato perfino il figlio del padrone, dissero: «Se eliminiamo il figlio, non ci sarà più erede. Diventiamo noi gli eredi» », ha ricordato, tratteggiando un ponte verso l’attualità. «Questa è la situazione fino ai nostri giorni», ha affermato il cardinale. «Guardiamo tutti i conflitti, le guerre che avvengono in tutto il mondo e, purtroppo, anche all’interno della Chiesa» Poi ha messo in guardia: « Se dimentichiamo la nostra identità di amministratori ai quali il Signore ha affidato la cura della sua vigna, possiamo rendere un cattivo servizio a Dio e persino rovinare la vigna. »<br /><br />Questo, ha insistito il cardinale, è un atteggiamento importante per la missione che « è realmente una partecipazione alla missione di Dio—il Padre che si prende cura del suo popolo». <br /><br />Il cardinale ha poi incoraggiato tutti i presenti alla messa - tra cui i più di cento direttori e direttrici nazionali delle POM giunti a Roma dei 5 Continenti - a lodare Dio gli uni per gli altri: « Forse non ve ne rendete conto, ma ciascuno di noi è un dono prezioso di Dio. Possiamo essere limitati, ciascuno di noi, ma siamo doni preziosi di Dio. E vogliamo ringraziare e lodare Dio gli uni per gli altri. A tutti coloro che, in modo formale o informale, sono collegati: vi prego, non dimenticate che siamo parte—indegni come siamo—della benedizione di Dio per la Chiesa. Prendiamoci cura gli uni degli altri. Prendiamoci cura della missione».<br /><br />Un vero invio in missione avvenuto pochi istanti prima dell’udienza deii partecipanti all'Assemblea generale delle POM con il Papa Leone XIV, e un salutare richiamo al fatto che alla fonte dello slancio missionario non vi sono strategie o piani d’azione, suscettibili di essere rimessi in discussione alla minima difficoltà, né il genio personale dell’uno o dell’altro, ma il riconoscimento di un dono inestimabile e gratuito, quello di Dio, di cui occorre prendersi cura. Un’eco della Prima Lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi: «E se anche distribuissi tutte le mie sostanze ai poveri e dessi il mio corpo per essere bruciato, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe». Mon, 01 Jun 2026 18:53:36 +0200Il Papa alle Pontificie Opere Missionarie: camminiamo insieme in una “conversione missionaria continua”https://fides.org/it/news/77749-Il_Papa_alle_Pontificie_Opere_Missionarie_camminiamo_insieme_in_una_conversione_missionaria_continuahttps://fides.org/it/news/77749-Il_Papa_alle_Pontificie_Opere_Missionarie_camminiamo_insieme_in_una_conversione_missionaria_continuadi Marie-Lucile Kubacki<br /><br />Città del Vaticano - L’urgenza di abbracciare una «conversione missionaria» permanente è stata al centro del discorso che Papa Leone XIV ha rivolto in inglese ai partecipanti all’Assemblea generale delle Pontificie Opere Missionarie, da lui ricevuti in udienza oggi, lunedì 1° giugno, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico. Nella sala, i più di cento direttori e direttrici nazionali della rete delle POM giunti dai cinque Continenti, insieme al Cardinale Luis Antonio Tagle, agli altri alti responsabili del Dicastero missionario e ai membri dei Segretariati internazionali delle POM che hanno sede nel Palazzo di Propaganda Fide. <br /><br /><br />Le "pietre miliari missionarie" del 2026<br /><br /> Quello in corso - ha ricordato il Papa - è un «anno davvero ricco di “pietre miliari missionarie”», a cominciare dal centenario dell’istituzione della Giornata Missionaria Mondiale da parte di Papa Pio XI, «su richiesta della Pontificia Opera per la Propagazione della Fede». Da cento anni, la penultima domenica di ottobre come Giornata Missionaria Mondiale è dedicata «questa giornata è stata dedicata alla preghiera, alla riflessione e al contributo alla missione di evangelizzazione della Chiesa, specialmente nelle zone dove la proclamazione del Vangelo sta appena iniziando e dove la Chiesa è ancora giovane». <br /><br />Il Vescovo di Roma ha sottolineato la dimensione concreta di questo impegno: «In quel giorno» ha detto Papa Leone «ogni comunità cattolica è invitata a pregare e a offrire sacrifici spirituali e materiali per l’impegno missionario nelle aree di prima evangelizzazione e per sostenere le giovani Chiese». Un coinvolgimento universale che esprime la comunione della Chiesa: «Sono lieto» ha confidato il Pontefice «di esprimere il mio ringraziamento a tutti voi e a chiunque lavori con voi nel mondo, per tutti i vostri sforzi, grandi e piccoli, nel promuovere la Giornata Missionaria Mondiale in ogni circoscrizione ecclesiastica nella comunione universale della Chiesa».<br />Leone XIV ha inoltre voluto richiamare un aspetto spesso trascurato ma essenziale: «Se mi è consentito aggiungere» ha detto «uno degli scopi specifici della Giornata Missionaria Mondiale è quello di ricordare ai fedeli delle Chiese più antiche, delle Chiese per così dire consolidate, quanto è importante che anche loro si uniscano allo spirito missionario dell’intera Chiesa». <br /><br />Il Papa ha voluto anche soffermarsi in maniera puntuale sul ruolo concreto dei ogni singola Pontificia Opera Missionaria, esercitato anche grazie alle offerte raccolte in tutto il mondo nelle messe domenicali della Giornata Missionaria Mondiale: un lavoro che attraverso la Pontificia Opera per la Propagazione della Fede sostiene l’opera apostolica nelle oltre 1.130 circoscrizioni ecclesiastiche nei territori che dipendono dal Dicastero per l’Evangelizzazione, Sezione per la Prima Evangelizzazione e le Nuove Chiese Particolari. Sezione - ha aggiunto il Pontefice - che sostiene anche l’amministrazione di cinque collegi a Roma per la formazione permanente di sacerdoti e di consacrati e consacrate, « che vengono nella Città Eterna per studiare e diventare risorse preziose per le loro Chiese locali, alle quali ritornano una volta completati gli studi. Queste e molte altre iniziative missionarie sono possibili grazie alla generosità dei fedeli nella Domenica Missionaria Mondiale». <br /><br /><br />La prossima beatificazione del Venerabile Fulton Sheen<br /><br />Un riferimento è stato fatto anche alla prossima liturgia per la beatificazione dell’Arcivescovo Fulton J. Sheen, che sarà presieduta dal Cardinale Tagle il 24 settembre, a Saint Louis nel Missouri. Il Venerabile fu «tra i più famosi» direttori nazionali delle Pontificie Opere Missionarie negli Stati Uniti d’America. «L’Arcivescovo Sheen» ha ricordato Papa Prevost, offrendo anche la sua testimonianza personale «è stato un faro di fede, speranza e amore che per decenni ha brillato attraverso i mezzi radiofonici e televisivi. Io stesso sono stato testimone della sua evangelizzazione quando stavo crescendo. Le sue trasmissioni hanno raggiunto milioni di persone con la speranza del Vangelo e le sue iniziative e i suoi sforzi hanno prodotto un enorme aiuto spirituale e materiale alle Chiese nelle aree di prima evangelizzazione».<br /><br />Il "lavoro essenziale" delle Pontificie Opere Missionarie<br /><br />Il Pontefice ha poi ricordato che nel 2026 cade anche il 110° anniversario della Pontificia Unione Missionaria, fondata dal beato Paolo Manna e definita da san Paolo VI «l’anima» delle altre Opere Missionarie, incoraggiando a promuovere tra tutti i battezzati «una spiritualità missionaria sempre più fervente e un impegno sempre più profondo nella missione universale di evangelizzazione della Chiesa in questo nuovo tempo missionario». <br /><br />In un mondo segnato da conflitti, il Papa ha ribadito che le quattro Pontificie Opere Missionarie affidate al Dicastero per l’Evangelizzazione «rendono un prezioso servizio alla missione della Chiesa di proclamare Cristo, Principe della Pace nonché rivelazione incarnata dell’Amore Divino per l’umanità». <br />«La Pontificia Opera Missionaria della Santa Infanzia» ha proseguito il Pontefice, aggiungendo riferimenti al lavoro delle singole Opere «svolge una missione particolarmente preziosa portando la luce della fede e la consolazione della carità cristiana a bambini in tutto il mondo, specialmente in regioni colpite da odio e violenza». Mentre la Pontificia Opera Missionaria di San Pietro Apostolo «promuove e sostiene la formazione del clero e dei religiosi consacrati indigeni nei territori di prima evangelizzazione. In molti luoghi, senza l’aiuto dell’Opera, i seminaristi e i novizi non avrebbero i mezzi necessari per la loro formazione umana, spirituale e pastorale», ha spiegato il Papa. <br /><br /><br />il "rinnovamento missionario" atteso nel tempo presente<br /><br />Il tema della Giornata Missionaria Mondiale 2026 – “Uno in Cristo, uniti nella missione” – ha ricordato Leone XIV nella parte conclusiva del suo discorso - invita tutti i membri della Chiesa a vivere «una comunione più profonda in Cristo» e una «unità più piena nella sua divina missione d’amore», nell’orizzonte di un «rinnovamento missionario» auspicato per la Chiesa nei prossimi anni». <br />Il Concilio Vaticano II - ha ricordato il Successore di Pietro, citando il Decreto conciliare “Ad Gentes” sulla missione - ha ribadito che «la Chiesa durante il suo pellegrinaggio sulla terra è per sua natura missionaria, in quanto è dalla missione del Figlio e dalla missione dello Spirito Santo che essa, secondo il piano di Dio Padre, deriva la propria origine». <br />Per questo anche il tempo presente è segnato dall’urgenza di «intraprendere una conversione missionaria continua e di cercare insieme modi per essere una Chiesa missionaria per guarire il nostro mondo, così pieno di tensioni, conflitti e guerre». Un compito - ha rimarcato il Pontefice - in cui «il lavoro delle Pontificie Opere Missionarie rimane essenziale». Un cammino missionario da proseguire «con gioia e rinnovato zelo». Per amore di Cristo, e non per compiacere personalismi e protagonismi senza respiro. Chiedendo senza posa «che in tutto quel che facciamo per l’opera di evangelizzazione possiamo sempre porre Gesù Cristo al centro, abbracciando il bel principio evangelico espresso da Giovanni Battista: “Lui deve crescere; io, invece, diminuire”».<br />Mon, 01 Jun 2026 18:31:39 +0200L'Assemblea delle Pontificie Opere Missionarie in pellegrinaggio sulle orme del Beato Paolo Mannahttps://fides.org/it/news/77748-L_Assemblea_delle_Pontificie_Opere_Missionarie_in_pellegrinaggio_sulle_orme_del_Beato_Paolo_Mannahttps://fides.org/it/news/77748-L_Assemblea_delle_Pontificie_Opere_Missionarie_in_pellegrinaggio_sulle_orme_del_Beato_Paolo_MannaDucenta - «Tutta la Chiesa, tutte le Chiese per tutto il mondo». La frase-motto del Beato Paolo Manna, che richiama il palpito missionario come connotato universale di ogni viva comunità ecclesiale, è risuonato ancora una volta nella cappella esagonale di Ducenta, nella diocesi di Aversa, dove dal 2005 riposano le spoglie mortali del Beato. L’ha riproposta il neo-eletto Arcivescovo di Benevento Michele Autuoro, nell’omelia pronunciata durante la liturgia eucaristica celebrata nella cappella di Ducenta nella mattinata di oggi, domenica 31 maggio, Solennità della Santissima Trinità. <br /><br /><br />Davanti a lui, i partecipanti all’Assemblea generale 2026 delle Pontificie Opere Missionarie in corso in questi giorni a Roma, a partire dai più di 100 direttori e direttrici nazionali della rete globale delle POM arrivati dai 5 Continenti. <br /><br /><br />Nella settimana serrata di sessioni di lavoro, ospitate nel Collegio Internazionale San Lorenzo da Brindisi, la trasferta domenicale in terra campana è stata vissuta da direttori e direttrici nazionali giunti da tutto il mondo come pellegrinaggio a uno dei luoghi cari alla memoria condivisa delle POM. <br /><br />A Ducenta, nel 1921, Manna aveva aperto il “Seminario Sacro Cuore” per sostenere le giovani vocazioni missionarie in Sud Italia. <br /><br /><br />L’inquietudine missionaria di Manna<br /><br /><br />Paolo Manna , beatificato nel 2001durante il Pontificato di Giovanni Paolo II, con la sua inquieta passione missionaria continua a suggerire alle rete delle POM spunti preziosi e orientamenti attualissimi per vivere la propria vocazione apostolica nel tempo presente. <br /><br />Manna viene indicato come il fondatore della Pontificia Unione Missionaria, una delle quattro Pontificie Opere missionarie, riconosciuta da Papa Benedetto XV nel 1916 con il nome di “Unione Missionaria del Clero”. Secondo Manna tutti i sacerdoti - e non solo i missionari “ad gentes” dovevano essere aiutati a far propria la sollecitudine missionaria dalla Chiesa, che ha come orizzonte il mondo. <br />Nel tempo in cui era stato Superiore del Pontificio Istituto Missioni Estere, Manna aveva compiuto un viaggio di 14 mesi in giro per il mondo per conoscere in presa diretta le esperienze missionarie in tutto il mondo. Dopo quell’esperienza, nel 1929, aveva steso un dattiloscritto rimasto inedito fino a dopo il Concilio Vaticano II. Nel suo scritto, tra le altre cose, Manna sosteneva con decisione l’urgenza di cambiare i cammini formativi dei seminaristi per affidare la guida delle Chiese locali a sacerdoti e vescovi indigeni. <br /><br />L’Assemblea annuale delle POM fornisce anche l’occasione di confronto sulle richieste di finanziamento per progetti e iniziative legati all’opera missionaria e alle necessità delle comunità locali. Ma anche grazie a Paolo Manna, le POM portano nel loro DNA robusti antidoti al rischio di ridurre la loro missione a una mera erogazione di risorse materiali.<br />
«Le Missioni, per il loro carattere spiccatamente occidentale» scriveva già Manna, col linguaggio dell’epoca, nei passaggi critici delle sue “Osservazioni” «si presentano agli infedeli come organizzazioni di stranieri. I pagani, quelli che capiscono, quelli che contano qualcosa, non vedono Gesù Cristo in prima linea nella propagazione della fede. Vedono la scuola, l’ospedale, vedono altre grandi e belle opere, vedono soprattutto degli stranieri ricchi e potenti, e nei convertiti degli uomini soggetti a questi stranieri per i benefici che ne hanno avuto o che sperano di averne».<br />«Oggi» - scriveva ancora Manna – è preoccupante vedere come l’idea dell’indispensabilità del denaro sia penetrata nella mente dei missionari odierni». <br /><br /><br /><br />La sorgente della missione e il Mistero della Trinità<br /><br />Paolo Manna - ha ricordato l’Arcivescovo Autuoro nella conclusione della sua omelia - «portava nel cuore il desiderio che il Vangelo fosse annunciato a tutti e che tutti i membri della Chiesa, tutti i battezzati, sentissero quest'ansia perché il Vangelo giungesse a tutti, e tutti in Cristo e nell'amore trinitario fossero santi». <br /><br />L’Arcivescovo procidano Michele Autuoro, che Leone XIV ha chiamato lo scorso 13 maggio a guidare l’Arcidiocesi di Benevento, è Presidente della Commissione episcopale per l'evangelizzazione dei popoli e la cooperazione tra le Chiese. Dal 2013 al 2018, come direttore di Missio Italia, ha partecipato anche lui alle assemblee delle Pontificie Opere Missionarie. <br /><br />Nella sua omelia, l’Arcivescovo Autuoro si è soffermato su come il dinamismo missionario che anima la Chiesa trovi la sua sorgente non in progetti e strategie di propaganda, ma nel mistero della comunione trinitaria, celebrato proprio nella odierna solennità liturgica. «E allora» ha aggiunto l’Arcivescovo « è bello pensare che in questo giorno, anche voi celebrate l'Assemblea delle Pontificie Opere». «Come ci ha ricordato Papa Leone nel messaggio per la prossima centesima Giornata Missionaria Mondiale» ha aggiunto Autuoro «non solo la missione nasce dall'unità, ma è efficace quando siamo tutti uniti. E le Pontificie Opere, anche nel mondo, sono proprio espressione di questa unità». In un tempo lacerato da discordie, violenza, morte e guerra - ha rimarcato l’Arcivescovo - «tanto più la Chiesa, anche con l'impegno delle Pontificie Opere missionarie, è chiamata a questa missione di costruire relazioni tra tutti i popoli della terra. Relazioni di fraternità, relazioni di comunione, relazioni in cui la terra, le nazioni, i popoli vengono pacificati. Perché il primo dono di Gesù risorto alla Chiesa e all'umanità è proprio il dono della pace». Sun, 31 May 2026 23:14:35 +0200Nella persecuzione, una storia di grazia. I sacerdoti martiri Bula e Drbola beatificati il 6 giugnohttps://fides.org/it/news/77747-Nella_persecuzione_una_storia_di_grazia_I_sacerdoti_martiri_Bula_e_Drbola_beatificati_il_6_giugnohttps://fides.org/it/news/77747-Nella_persecuzione_una_storia_di_grazia_I_sacerdoti_martiri_Bula_e_Drbola_beatificati_il_6_giugnodi Chiara Dommarco<br /><br />Brno – “I regimi, le ideologie e le paure passano, ma la verità, l’amore e la fedeltà hanno una forza che sopravvive alla storia stessa”. Così, dialogando con l’Agenzia Fides, don Karel Orlita sintetizza la cifra delle vite di Jan Bula e Václav Drbola, i due sacerdoti cechi che il 6 giugno vengono beatificati a Brno. Durante la celebrazione eucaristica, presieduta dal cardinale Michael Czerny, sarà utilizzato il calice appartenuto a Bula. <br /><br />Postulatore della fase diocesana e amministratore della fase romana, don Karel ha seguito da vicino lo svolgimento della causa di beatificazione e canonizzazione dei due martiri: i primi in assoluto nella diocesi di Brno e nella storia contemporanea della Repubblica Ceca ad essere beatificati o canonizzati.<br /><br />“Viviamo in un’epoca segnata da guerre, polarizzazioni, crisi culturali, paura e smarrimento morale. In questo contesto, la loro testimonianza ricorda che l’uomo non può vivere senza verità e senza speranza. Essi mostrano che anche quando tutto sembra dominato dalla violenza e dalla menzogna, è possibile restare umanamente liberi”, commenta don Karel.<br /><br />Václav Drbola nacque nel 1912 a Starovičky, nella Moravia meridionale, da una famiglia di modeste condizioni. Conseguito il diploma nel 1933, entrò quello stesso anno nel seminario diocesano di Brno. Ordinato sacerdote nel 1938, si dedicò in particolare ai bambini e ai giovani, organizzando incontri di catechismo, spettacoli teatrali ed eventi sportivi. Membro del Partito popolare cecoslovacco, partecipò attivamente alla vita pubblica di Bučovice, dove svolse gran parte del suo servizio pastorale, guadagnandosi la benevolenza di tutti per la mitezza che lo caratterizzava.<br /><br />Jan Bula nacque nel 1920 a Lukov, un villaggio moravo ai confini con la Germania, anche lui da una famiglia molto modesta. Come Drbola, subito dopo aver conseguito il diploma di maturità entrò nel seminario diocesano di Brno nel 1939. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu impiegato come forza lavoro dai tedeschi in una fabbrica di ceramica, dove il suo talento artistico venne sfruttato per decorare utensili. Nel 1944, tornato in una Brno devastata dai bombardamenti, dipinse su cartone alcune scene della Passione e si dedicò allo studio e alla stesura di testi sull’iconografia russa. Al termine della guerra, fu ordinato sacerdote e inviato a Rokytnice, dove si guadagnò la stima di tutti i parrocchiani per la sua generosità. Il suo breve ministero si svolse fra le gite fuori porta, gli spettacoli teatrali per bambini e giovani, i lavori di ristrutturazione della chiesa parrocchiale, l’impegno nella vita locale come membro del Partito Popolare e i dipinti che realizzava nel tempo libero.<br />A seguito del colpo di stato comunista del 1948, per la Chiesa cattolica, reduce dalle persecuzioni naziste, iniziò un nuovo periodo di prova. Dopo la nazionalizzazione dei beni ecclesiastici, la chiusura di scuole e seminari e numerosi arresti di religiosi e laici, la campagna sistematica contro la Chiesa subì un’accelerazione: nel giugno 1949 il governo mise in atto un piano per inquadrare i cattolici nelle file di una nuova sedicente “Azione Cattolica”, creata ad hoc. Vietata la stampa cattolica e messi agli arresti domiciliari i vescovi, il governo si adoperò per convincere il clero e il popolo che quella era la nuova associazione cattolica a cui dovevano iscriversi. <br /><br />Aderendo alla richiesta fatta a tutti i sacerdoti dall’arcivescovo di Praga, Josef Beran, sia Bula che Drbola lessero la circolare - da lui emanata - durante la messa domenicale del 19 giugno: si chiedeva ai fedeli di vigilare e di rimanere fedeli alla Chiesa di Roma. Bula in quell’occasione chiarì anche che la firma col suo nome, comparsa tra gli aderenti all’“Azione Cattolica” governativa, era falsa: « Siate fedeli. Non deludete la fiducia della vostra Chiesa, nella quale siete nati. Pregate affinché lo Spirito Santo illumini la ragione e conceda vera conoscenza in questi momenti difficili».<br />Finirono così nel mirino della Stb , la quale si servì di un agente sotto copertura, il “Capitano Malý”, per arrestare i due sacerdoti. Nel febbraio 1951 Ladislav Malý, compagno di classe di Bula, gli fece visita e gli parlò di un piano per liberare l’arcivescovo Beran dalla prigionia, aggiungendo che questi avrebbe espresso il desiderio di confessarsi da un prete cattolico rimasto fedele a Roma. Bula dichiarò la propria disponibilità ad accogliere la confessione dell’arcivescovo e il capitano tornò più volte dal sacerdote, ma alle sue domande circa l’incontro con il vescovo non rispondeva. Bula venne arrestato nell’aprile di quell’anno. Il copione si ripeté con Drbola: Malý gli raccontò la stessa storia sull’arcivescovo e il sacerdote promise di confessarlo, ma il momento della confessione non arrivava mai. Drbola fu arrestato nel giugno del 1951. Accusati di aver ispirato l’attentato di Babice del 2 luglio 1951 − nel quale il Capitano e altri uccisero tre funzionari del partito comunista − Drbola e Bula, in carcere al momento dei fatti, furono costretti entrambi, sotto tortura, ad autoaccusarsi e a ripetere più volte un copione da recitare poi davanti al giudice, secondo cui Drbola sarebbe stato uno dei principali istigatori del triplice omicidio e Bula il capo di un gruppo sovversivo che avrebbe fiancheggiato il Capitano. <br /><br />Drbola fu giustiziato il 3 agosto 1951 e Bula il 20 maggio 1952, entrambi nel carcere di Jihlava, nella Moravia occidentale: la loro fama di innocenza era diffusa tra la gente sin dal momento dell’arresto.<br />Due giorni dopo la conclusione del processo che vedeva tra gli imputati Drbola e altri 13 cattolici , Radio Vaticana ne diede notizia commentando: «Non conosciamo il vero motivo della condanna dei sacerdoti e dei laici alla pena capitale. Non lo conosceremo nemmeno dalle notizie ufficiali. Se sono stati condannati per aver difeso i diritti naturali e inalienabili della persona umana, allora sono dei veri martiri». <br /><br />“Durante il lavoro sulla Positio – racconta don Karel − ho avuto spesso l’impressione che il vero protagonista della loro storia non fosse tanto la persecuzione, quanto la forza della grazia di Dio che li ha sostenuti fino alla fine”.<br /><br />Inoltre, in una società sempre più segnata dalla fragilità emotiva e psicologica, soprattutto tra i più giovani, “l’esempio di vita e le circostanze della morte dei due martiri può favorire la maturazione di una sana e libera coscienza cristiana non asservita a false ideologie , allora come oggi, influenti e manipolatrici”, ha osservato, in dialogo con Fides, la dott.ssa Maria Cristina Bresciani, postulatrice della fase romana della causa di beatificazione.<br /><br />Le lettere che Bula scrisse dal carcere ai suoi familiari, trattenute dalla polizia e fatte recapitare solo tempo dopo, testimoniano la serenità d’animo con cui il giovane visse i mesi di prigionia: «Il Signore Dio mi ha dato una vita breve, ma credo non sia stata vana. Sono lieto oggi di averLo servito e di essere rimasto Suo servo fino alla fine. Me ne vado in pace con Lui. Non vedo l’ora di riposare e di incontrare tutti coloro che mi hanno preceduto nell’eternità. Avevo tanti programmi, ma tutti erano subordinati alla volontà di Dio».<br /><br />“Anche la figura di Václav Drbola – commenta don Karel − colpisce profondamente. Dalle testimonianze emerge un sacerdote molto vicino alla gente, umile, paterno, semplice. E forse proprio questa normalità rende ancora più grande la sua testimonianza. Non erano uomini in cerca di eroismo: erano sacerdoti che volevano semplicemente restare fedeli a Cristo e alla Chiesa”.<br /><br />Due figure attuali per la società tutta, sottolinea don Karel: “Per i credenti sono un esempio di fedeltà a Cristo e alla Chiesa anche nel tempo della prova. Ci insegnano che la fede non è soltanto una tradizione culturale o un sentimento privato, ma una realtà per cui vale la pena vivere e, se necessario, soffrire. Ma il loro messaggio parla anche ai non credenti, perché il loro sacrificio tocca valori universali: il coraggio morale, la difesa della coscienza, il rifiuto della menzogna imposta dal potere. Anche chi non condivide la fede cristiana può riconoscere in loro uomini che non svendono la propria dignità”.<br />Sat, 30 May 2026 11:18:03 +0200ASIA/FILIPPINE - Nel cuore della notte, la preghiera del Rosario per la pace, in comunione con il Papahttps://fides.org/it/news/77746-ASIA_FILIPPINE_Nel_cuore_della_notte_la_preghiera_del_Rosario_per_la_pace_in_comunione_con_il_Papahttps://fides.org/it/news/77746-ASIA_FILIPPINE_Nel_cuore_della_notte_la_preghiera_del_Rosario_per_la_pace_in_comunione_con_il_PapaAntipolo - Nel cuore della notte, vestiti in abito bianco, i fedeli filippini si raduneranno nel santuario internazionale di Nostra Signora della pace e del buon viaggio ad Antipolo City, nella provincia di Rizal, per vivere la preghiera del Rosario in contemporanea con il Papa. L'antico santuario filippino è stato selezionato, con altri santuari mariani nel mondo, per collegarsi in diretta streaming ed essere parte attiva nella maratona mondiale di preghiera per la pace, guidata da Papa Leone XIV che, sabato 30 maggio alle ore 19, a chiusura del mese mariano, recita il Rosario presso la Grotta di Nostra Signora di Lourdes nei Giardini Vaticani. <br /> A causa della differenza di fuso orario con Roma , quando Papa Leone XIV inizia la preghiera, nelle FIlippine è l'1:00 del mattino . Già dalle ore precedenti, l'assemblea dei fedeli filippini si riunirà fisicamente all'interno del santuario di Antipolo: tutti indosseranno abiti bianchi e porteranno con sé la corona del Rosario, mentre le emittenti radio-televisive cattoliche garantiranno una copertura e una diretta sui propri canali e sui social media. <br />Durante l'evento, le diverse decine del Rosario vengono recitate a turno dai vari santuari mondiali collegati, alternando diverse lingue. Nel meditare i Misteri del Rosario, si dedicherà ogni decina di "Ave maria" a particolari intenzioni: per le vittime dei conflitti armati, per gli operatori sanitari nelle zone di guerra, per la conversione dei cuori dei governanti. Al termine della preghiera, i fedeli filippini concluderanno la liturgia con una suggestiva processione con ceri accesi sul sagrato del santuario, rinnovando la devozione mariana e l'impegno per la pace.<br />In vista dell'evento, il Vescovo di Antipolo, Ruperto Santos, ha incontrato Papa Leone durante l'udienza generale del 27 maggio, offrendo al pontefice un'immagine della Madonna della pace e del buon Viaggio, l'antica icona mariana venerata dai fedeli filippini.<br />In un comunicato diffuso per l'occasione, la diocesi di Antipolo ha incoraggiato i fedeli a unirsi spiritualmente al Papa "in un'unica voce di speranza", per "affidare il mondo alla Beata Vergine Maria, portando le grida dei sofferenti e il desiderio di pace alla presenza di Dio". "E' un invito a restare uniti come un'unica famiglia di fede e a ricordarci che la vera pace inizia quando i cuori si uniscono nella preghiera", conclude la nota.<br />Nelle Filippine l'iniziativa ha trovato adesioni in tutto il paese. Moltissime parrocchie, in varie diocesi, si uniranno spiritualmente organizzando il cosiddetto "Rosario Vivente": i fedeli si dispongono fisicamente a forma di grande corona e ognuno accende una candela e recita un'Ave Maria, in modo che l'intera comunità possa vivere in un forte momento di comunione con Dio e condivisione spirituale tra credenti.<br /> <br />Fri, 29 May 2026 09:52:22 +0200EUROPA/SPAGNA - Il delegato di Cáritas a Tenerife: “Non possiamo abituarci alla sofferenza” davanti alla realtà migratoria della rotta atlantica.https://fides.org/it/news/77741-EUROPA_SPAGNA_Il_delegato_di_Caritas_a_Tenerife_Non_possiamo_abituarci_alla_sofferenza_davanti_alla_realta_migratoria_della_rotta_atlanticahttps://fides.org/it/news/77741-EUROPA_SPAGNA_Il_delegato_di_Caritas_a_Tenerife_Non_possiamo_abituarci_alla_sofferenza_davanti_alla_realta_migratoria_della_rotta_atlanticaSanta Cruz de Tenerife – La prossima visita del Santo Padre alle Canarie, l’11 e 12 giugno prossimi, pone al centro dell’attenzione la realtà migratoria nell’Atlantico, una delle rotte più pericolose e letali al mondo, lungo la quale giungono alle isole migliaia di persone dopo traversate segnate dalla sofferenza e dalla speranza di un futuro migliore. Secondo i dati più recenti, nel 2024 sono arrivate sulle coste canarie circa 24.000 persone, mentre dal 2020 oltre 19.000 avrebbero perso la vita su questa rotta.<br /><br />L’Agenzia Fides ha intervistato Juan Pedro Rivero González, delegato episcopale di Cáritas Diocesana di Tenerife, docente di Teologia e Storia della Chiesa e parroco nella diocesi nivariense. Nelle sue parole, la realtà migratoria “interpela profondamente la nostra coscienza collettiva” e obbliga a non abituarsi alla sofferenza né a ridurre il dramma umano a numeri o a dibattiti politici. Attraverso Cáritas e le comunità parrocchiali, sottolinea, la Chiesa cerca di rispondere a partire dalla vicinanza, dall’accoglienza e dalla difesa della dignità umana, in una terra che storicamente ha conosciuto anch’essa l’esperienza dell’emigrazione.<br /><br />- La realtà migratoria è particolarmente visibile nelle isole, e la rotta atlantica è una delle più mortali al mondo, con oltre 19 mila morti dal 2020. Quali sfide umane e spirituali pone questa situazione?<br />- La realtà migratoria che viviamo alle Canarie rappresenta una delle grandi sfide umane e morali del nostro tempo. Dietro ogni cifra c’è un volto, una storia, una famiglia e, in molti casi, una sofferenza immensa segnata dalla povertà, dalla violenza, dalla mancanza di opportunità o dalla disperazione. La rotta atlantica è diventata una frontiera di dolore e di morte che interpella profondamente la nostra coscienza collettiva.<br />Dal punto di vista umano, la sfida principale è non abituarsi alla sofferenza. Esiste il rischio di normalizzare la tragedia, di trasformare gli arrivi e i naufragi in semplici notizie passeggere. Ma nessuna persona, in quanto persona, può essere considerata illegale né ridotta a un problema statistico. Parliamo di esseri umani che possiedono dignità e che cercano un futuro. E dal punto di vista spirituale, questa realtà ci interpella profondamente come credenti. Il Vangelo ci ricorda costantemente che nello straniero, nel povero e nel vulnerabile è presente lo stesso Cristo.<br /><br />- ¿ Potrebbe raccontarci, a grandi linee, la situazione storica e attuale della migrazione a Tenerife?<br />- Le Canarie sono state storicamente terra di emigrazione e, da decenni, anche terra di accoglienza. La nostra memoria collettiva è segnata da generazioni di canari che dovettero emigrare in cerca di opportunità in America o in altri luoghi. Questa esperienza storica dovrebbe aiutarci oggi a guardare alla migrazione con maggiore sensibilità e umanità.<br /><br />- Quali realtà umane si incontrano più frequentemente nell’accoglienza?<br />- Attualmente arrivano nelle nostre isole persone provenienti da contesti molto diversi. Tra queste, famiglie dell’America Latina, soprattutto dal Venezuela, Cuba o Colombia; giovani dell’Africa subsahariana; persone provenienti dal Sahel; famiglie marocchine; minori non accompagnati; così come migranti che fuggono da conflitti armati o da situazioni di estrema vulnerabilità. In molti casi arrivano dopo traversate particolarmente drammatiche, con importanti conseguenze fisiche e psicologiche.<br /><br />- Come vive e affronta la Chiesa locale l’accoglienza e quale tipo di accompagnamento viene offerto, anche a livello spirituale?<br />- La Chiesa locale cerca di rispondere a partire dalla vicinanza e da un accompagnamento integrale. In molti casi incontriamo persone di tradizione musulmana o di altre religioni, e questo richiede un atteggiamento di profondo rispetto e di dialogo. La Chiesa non chiede in primis, quale sia la religione di chi soffre, ma chiede quale sia il suo bisogno e la sua dignità.<br />Attraverso le parrocchie, le comunità religiose, Cáritas Diocesana e numerosi volontari si svolge un lavoro silenzioso ma molto prezioso. Queste realtà ecclesiali che si occupano di questa situazione avranno l’opportunità di incontrare Papa Leone XIV nella Plaza del Cristo de La Laguna.<br /><br />- Personalmente, cosa le ha insegnato il contatto con le persone migranti nel suo ministero?<br />- Ci sono altri sacerdoti confratelli che hanno un contatto più diretto con i migranti provenienti dall’Africa. Tuttavia, tutti noi abbiamo un rapporto con i migranti dell’America Latina, che hanno rinnovato le nostre comunità cristiane. Il contatto con le persone migranti mi ha insegnato soprattutto il valore della speranza e della dignità umana anche in mezzo alla sofferenza. Molte di queste persone arrivano dopo aver vissuto esperienze estremamente dure e, nonostante ciò, conservano una grande capacità di lotta, di gratitudine e di fiducia nel futuro.<br /><br />- Che cosa può imparare la comunità cristiana dalle persone migranti?<br />- La comunità cristiana può imparare molto da loro: la resilienza, la capacità di sacrificio, il valore della famiglia e, in molti casi, anche una fede semplice e profonda. I poveri e i migranti non sono soltanto destinatari di aiuto; evangelizzano anche attraverso la loro testimonianza.<br />La realtà migratoria non può essere affrontata solo in termini di emergenza o di controllo delle frontiere. Papa Francesco ha insistito più volte sulla necessità di affrontare le cause profonde che costringono milioni di persone ad abbandonare la propria terra: la povertà, la violenza, lo sfruttamento delle risorse, le guerre o la mancanza di opportunità. In questo senso, parlava anche del “diritto a non emigrare”, cioè del diritto di ogni persona a poter vivere con dignità, sicurezza e speranza nel proprio Paese, senza essere costretta a partire. Aiutare davvero non significa solo accogliere, ma anche contribuire a creare condizioni affinché nessuno debba rischiare la vita in mare per cercare un futuro migliore. In questa linea, la Fondazione “El Buen Samaritano” della parrocchia di Añaza, a Santa Cruz de Tenerife, ha avviato la costruzione in Senegal di un hotel per offrire lavoro in loco ai giovani che non vedono un futuro. Questo progetto considero che sia paradigmatico nel tema dell’aiutare a non emigrare.<br /><br />- Lei, oltre a essere delegato episcopale di Cáritas, è anche docente e parroco, e quindi possiede una visione ampia della realtà sociale. Dal suo punto di vista, quale contributo può offrire la Chiesa al dibattito sociale e politico sulla migrazione?<br />- La Chiesa può offrire uno sguardo profondamente umano ed etico. Non spetta alla Chiesa fornire soluzioni tecniche o politiche concrete, ma ricordare costantemente la centralità della dignità umana e la necessità di costruire una società fondata sulla fraternità e non sul rifiuto. <br /><br />- Quale ruolo dovrebbero avere le istituzioni pubbliche e la società civile? Esiste una collaborazione adeguata?<br /><br />- A volte il dibattito pubblico si polarizza eccessivamente e c’è il rischio di strumentalizzare il fenomeno migratorio per interessi ideologici o elettorali. La Chiesa è chiamata a ricordare che dietro ogni politica ci sono persone concrete. Nessuna istituzione può affrontare da sola una realtà così complessa. Per questo è indispensabile la collaborazione tra amministrazioni, organizzazioni sociali, enti religiosi e cittadinanza.<br />Alle Canarie esistono molte esperienze positive di cooperazione, anche se naturalmente vi sono sempre aspetti migliorabili. L’importante è non perdere mai di vista l’orizzonte umano.<br /><br />- In vista della prossima visita del Santo Padre alle isole, quale clima si percepisce nella Chiesa locale e nella società in generale?<br /><br />- La visita del Santo Padre viene vissuta con grande entusiasmo e speranza sia nella Chiesa locale sia in ampi settori della società canaria. Al di là dell’evento istituzionale o mediatico, molte persone percepiscono questa visita come un gesto di vicinanza e di riconoscimento della realtà che viviamo nelle isole<br /><br />- Come si sta vivendo questo tempo di preparazione spirituale e pastorale prima dell’arrivo del Papa? <br /><br />- In molte parrocchie e comunità si stanno promuovendo momenti di preghiera, riflessione e sensibilizzazione, soprattutto in relazione alla realtà migratoria e alla chiamata alla fraternità universale che il Papa richiama costantemente. Credo che questa attesa stia contribuendo a rafforzare la comunione ecclesiale e anche a rinnovare l’impegno evangelizzatore. Il Papa ha una grande capacità di suscitare domande, smuovere le coscienze e avvicinare alla Chiesa molte persone che forse erano più lontane.<br />Personalmente, ritengo che il momento migliore della visita del Santo Padre sarà quello successivo, quando avremo l’occasione di leggere con calma i suoi discorsi e di lasciarci interrogare su come la forza del Vangelo rinnovi la nostra missione ecclesiale.<br /><br />- Il Santo Padre incontrerà le persone migranti: che significato ha questo gesto?<br /><br />- Il Papa riporta al centro coloro che spesso vivono nelle periferie sociali ed esistenziali. Non si tratta soltanto di un gesto protocollare; è un modo per dire al mondo che le persone migranti non sono invisibili e che la loro sofferenza non può lasciarci indifferenti.<br />Inoltre, questo incontro si collega profondamente al cuore del Vangelo. Gesù si è sempre avvicinato a coloro che erano scartati o emarginati dalla società. Il Papa, seguendo questa logica evangelica, restituisce un volto umano a una realtà che spesso viene analizzata solo attraverso categorie politiche o economiche.<br />Per le stesse persone migranti, questo gesto rappresenta anche un riconoscimento della loro dignità e del loro valore come persone.<br /><br />- Da un punto di vista più pastorale, quali sono oggi le principali sfide per l’evangelizzazione e come si vive nelle isole la dimensione missionaria della Chiesa nella quotidianità?<br /><br />- In una società segnata dalla secolarizzazione, dall’individualismo e, spesso, dall’indifferenza religiosa, oggi non basta mantenere le strutture; è necessario generare incontri reali con le persone e offrire spazi in cui possano sperimentare vicinanza, senso e speranza.<br />La dimensione missionaria della Chiesa nelle Canarie si vive spesso nella quotidianità e nelle cose semplici: parrocchie aperte, accompagnamento delle famiglie, attenzione alle persone vulnerabili, progetti educativi, azione caritativa e presenza nei diversi ambiti sociali.<br /><br />- Potrebbe segnalarci qualche iniziativa che rappresenti un segno di speranza nell’opera evangelizzatrice che state portando avanti?<br /><br />- Esistono molte iniziative di speranza che forse non sempre trovano spazio nei media, ma che trasformano silenziosamente le vite: progetti con i giovani, accompagnamento delle famiglie, attenzione ai migranti, comunità che pregano e servono insieme, volontariato sociale o esperienze di evangelizzazione in contesti lontani dalla Chiesa.<br />Credo che uno dei segni più incoraggianti sia scoprire quante persone -sacerdoti, religiosi e laici- continuano a donare la propria vita con gioia e generosità al servizio degli altri. È lì che continua a battere con forza il cuore missionario della Chiesa.<br />Finché esisterà una comunità capace di accogliere, ascoltare e tendere la mano a chi soffre, continuerà ad esserci speranza; e le Canarie, per la loro storia e per la loro anima, sono chiamate a essere terra di incontro, di umanità e di speranza condivisa.<br /> <br />Fri, 29 May 2026 14:18:44 +0200AFRICA/KENYA - No a un centro americano per il trattamento dei casi di ebola provenienti da altri Paesihttps://fides.org/it/news/77745-AFRICA_KENYA_No_a_un_centro_americano_per_il_trattamento_dei_casi_di_ebola_provenienti_da_altri_Paesihttps://fides.org/it/news/77745-AFRICA_KENYA_No_a_un_centro_americano_per_il_trattamento_dei_casi_di_ebola_provenienti_da_altri_PaesiNairobi – No a un centro americano per la cura dei casi di ebola in Kenya. È quanto chiede l’associazione degli avvocati keniani, Law Society of Kenya .<br />“Vogliamo che il governo keniano adotti misure rigorose per evitare che i casi di Ebola entrino in Kenya. Ciò include il rifiuto della richiesta del governo statunitense di istituire un centro di trattamento per l'Ebola in Kenya, dove i pazienti affetti da Ebola provenienti da altri Paesi verrebbero trasportati in aereo” ha dichiarato il Presidente della LSK, che conta 20.000 iscritti.<br />Il governo statunitense ha infatti reso noto che sta valutando la possibilità di istituire in Kenya una struttura di quarantena/trattamento specificamente destinata agli americani esposti al virus Ebola , anziché rimpatriarli negli Stati Uniti. La proposta sta suscitando un forte dibattito pubblico in Kenya, soprattutto per le preoccupazioni per i rischi per la popolazione locale e gli interrogativi sulla capacità del sistema sanitario keniota di far fronte a un’eventuale emergenza pandemica. Le autorità keniote hanno confermato l'avvio di colloqui ma hanno sottolineato che la decisione finale darà priorità alla sicurezza nazionale.<br />Il Presidente della LSK non ha negato che le persone colpite dal virus non debbano ricevere cure adeguate, ma ha sottolineato che queste devono essere somministrate nei luoghi dove è in atto l’infezione. “Poiché tutti i pazienti affetti da Ebola meritano di avere accesso al più alto livello di assistenza medica e dobbiamo loro solidarietà umana mentre proteggiamo la popolazione sana, i protocolli sanitari richiedono che le strutture di cura e di isolamento per il trattamento siano allestiti vicino all'epicentro dell'infezione" ha affermato.<br />Finora non sono state segnalati in Kenya casi di ebola, che ha colpito alcune aree nell’est della Repubblica Democratica del Congo e, con una decina di casi, pure l’Uganda. Quest’ultimo Paese ha chiuso la frontiera con la RDC ed ha sospeso il pellegrinaggio per la Giornata dei Martiri dell’Uganda che si doveva tenere il 3 giugno nel Santuario nazionale di Namugongo . Tra i pellegrini attesi diversi provenivano dal Kenya. Almeno 500 fedeli keniani che si erano messi in marcia verso Namugongo sono stati fermati al confine. <br />Thu, 28 May 2026 12:59:47 +0200AFRICA/NIGERIA - “Il ricordo della benevolenza di Dio verso Abramo sia fonte d’ispirazione per la nostra convivenza”https://fides.org/it/news/77744-AFRICA_NIGERIA_Il_ricordo_della_benevolenza_di_Dio_verso_Abramo_sia_fonte_d_ispirazione_per_la_nostra_convivenzahttps://fides.org/it/news/77744-AFRICA_NIGERIA_Il_ricordo_della_benevolenza_di_Dio_verso_Abramo_sia_fonte_d_ispirazione_per_la_nostra_convivenzaAbuja – “La benevolenza dimostrata da Dio nei confronti di Abramo ispiri le nostre comunità a vivere insieme in questi momenti difficili”. È questo il senso del messaggio inviato dalla Conferenza Episcopale Cattolica della Nigeria ai musulmani nigeriani in occasione della celebrazione dell'Eid al-Adha, la festa islamica nella quale si fa memoria della sottomissione del Patriarca Abramo alla volontà di Dio.<br />“La benevolenza di Dio, ricordata in questa celebrazione, invita musulmani, cristiani e, in effetti, tutti i nigeriani a riflettere sulla riparazione ricevuta da Abramo quando suo figlio fu risparmiato e gli fu restituito” sottolineano i Vescovi nigeriani. “Per questa stessa benevolenza, siamo tutti chiamati a rendere grazie a Dio, che ci ha protetti nonostante le nubi oscure dell'incertezza e le difficili circostanze di questo momento nella storia della nostra nazione” continua il messaggio.<br />La CBCN invita “i nigeriani a imitare questo gesto, come grande esempio per la crescita delle nostre comunità”. <br />Rivolgendosi ai capi delle comunità islamiche, i Vescovi cattolici affermano che “insieme, come leader, possiamo lanciare un appello a compiere più gesti di gentilezza al servizio del bene comune”. Si tratta di “un invito ad abbandonare politiche e programmi egoistici” al fine di “orientarci verso un servizio disinteressato al nostro popolo, oggi oppresso dalle conseguenze di anni di politiche inefficaci”. <br />La diocesi di Oyo, nel sud-ovest della Nigeria, ha pubblicato un messaggio, firmato dal Vescovo Emmanuel Adetoyese Badejo e da padre Joseph Ogundipe, direttore del dialogo interreligioso nella diocesi, nel quale si auspica che la festività sia occasione per approfondire il dialogo tra cristiani e musulmani. Ricordando la piaga dei rapimenti, il messaggio lancia un appello affinché cristiani e musulmani insieme possano “combattere tutte le forme di malvagità che minacciano le nostre identità e i nostri sforzi collettivi come credenti in un solo Dio”. <br />Thu, 28 May 2026 11:34:23 +0200ASIA/CAMBOGIA - In Vaticano i documenti per la causa dei martiri cambogiani: "Un'inestimabile eredità spirituale per la Chiesa e per il mondo"https://fides.org/it/news/77743-ASIA_CAMBOGIA_In_Vaticano_i_documenti_per_la_causa_dei_martiri_cambogiani_Un_inestimabile_eredita_spirituale_per_la_Chiesa_e_per_il_mondohttps://fides.org/it/news/77743-ASIA_CAMBOGIA_In_Vaticano_i_documenti_per_la_causa_dei_martiri_cambogiani_Un_inestimabile_eredita_spirituale_per_la_Chiesa_e_per_il_mondoRoma - "Con profonda gioia abbiamo presentato e consegnato nelle mani del Cardinale Marcello Semeraro, Prefetto del Dicastero per le Cause dei Santi, i documenti sigillati, siglati durante una solenne cerimonia tenutasi a Phnom Penh, relativi all'inchiesta diocesana sulla causa di beatificazione e canonizzazione del Vescovo Joseph Salas e dei suoi 11 compagni, martiri della Cambogia. Quelle scatole sigillate contengono una preziosa testimonianza di fede, coraggio e amore: quasi 2.500 pagine che raccontano l'eroico cammino di questi uomini e donne negli anni 1970-1977 in Cambogia": lo riferisce all'Agenzia Fides il Vescovo Olivier Schmitthaeusler, Vicario Apostolico di Phnom Penh, mentre i Vescovi di Laos e Cambogia sono a Roma per la visita ad limina apostolorum.<br />Il Vicario spiega: " Quel dossier non solo rappresenta la storia delle loro vite e del loro sacrificio, ma è anche un'inestimabile eredità spirituale per la Chiesa e per il mondo". <br />La Chiesa locale ha aperto ufficialmente l'inchiesta diocesana sui martiri cambogiani il 15 maggio 2015. Da allora, un team dedicato, sotto la direzione di Padre Paul Chatserey, il Postulatore, ha raccolto testimonianze e documenti da tutto il mondo. Il team era composto da altri sacerdoti che compongono il tribunale dioceano, il Promotore di giustizia, i notai e una Commissione Storica presieduta da Padre Vincent Chrétienne, . <br />Il Vicario Schmitthaeusler aggiunge: "Il Vescovo Yves Ramousse, che tanto amava e conosceva questi futuri martiri, ha svolto un ruolo cruciale nella preparazione dell'elenco iniziale. Il lavoro di ricerca e compilazione ha portato alla presentazione odierna di 12 servi di Dio: il Vescovo Joseph Chhmar Salas e i suoi 11 compagni – sacerdoti, religiosi e laici – che rappresentano la ricchezza del popolo di Dio. <br />Presentando la documentazione al Dicastero per le Cause dei Santi, dove si aprirà la "fase romana" della causa di canonizzazione, il Vicario auspica che "possa proseguire l'esame e il discernimento, in modo che questi martiri possano presto essere offerti alla Chiesa universale come dono e luminosa testimonianza". <br />In un colloquio con l'Agenzia Fides, il Postulatore p. Paul Chatserey, che è anceh il Direttore nazonale delle Opere Missionarie in Cambogia e Laos, ricorda: "La spinta iniziale a ricercare le storie dei martiri cambogiani ci venne da San Giovanni Paolo II che , nel Giubileo del Duemila, esortò le Chiese asiatiche, in ogni nazione, a riconoscere e fare memoria dei propri martiri". Ppa Wojtyla disse : "Questi servi di Dio [...] formano una sorta di grande affresco dell'umanità cristiana [...] È l'affresco del Vangelo delle Beatitudini, vissuto fino al versamento del sangue". "Con questo spirito la Chiesa cambogiana ha istituito un luogo come Memoriale dei martiri, abbiamo eretto una croce e un piccolo santuario E da allora è iniziata una celebrazione annuale dedicata ai martiri, che ha riunito fedeli da tutta la nazione", spiega.<br />"E' pian piano cresciuta la sensibilità e abbiamo iniziato a raccogliere materiale, documenti e testimonianze. E' stato molto difficile perchè , negli anni bui della guerra e dei Khmer rossi, le chiese sono state distrutte con tutti i documenti", racconta il postulatore. "Ci siamo armati di pazienza e abbiamo iniziato a raccogliere le testimonianze orali. Poi abbiamo ricevuto un grande aiuto e prezioso sostegno dagli archivi della Società delle Missioni Estere di Parigi. Così l'opera è nata avanti, con fatica e lentamente, e finalmente, dopo anni di lavoro, studio e ricerca, siamo riusciti a raccogliere materiale sufficiente per portare avanti la causa di mons. Salas e 11 compagni".<br />"Ora - afferma - la nostra Chiesa in Cambogia gioisce. La spiritualità e l'ispirazione dei martiri è molto importante, è una grande fonte di incoraggiamento per noi. Ora le nostre comunità si uniranno in preghiera perchè la causa possa andare avanti , nei disegni di Dio, grazie al lavoro nella sua fase vaticana". <br />"Noi intanto continueremo a sensibilizzare soprattutto i giovani , sulla storia dei nostri martiri, pubblicando opuscoli, organizzando incontri culturali, di catechesi e di preghiera. Speriamo e preghiamo perchè il loro esempio possa essere fecondo e portare grazia e santità nel futuro della nostra piccola Chiesa", conclude.<br /> Thu, 28 May 2026 11:04:31 +0200Cardinale Tagle all’Assemblea delle POM: la missione e l'unità nascono dal battesimohttps://fides.org/it/news/77742-Cardinale_Tagle_all_Assemblea_delle_POM_la_missione_e_l_unita_nascono_dal_battesimohttps://fides.org/it/news/77742-Cardinale_Tagle_all_Assemblea_delle_POM_la_missione_e_l_unita_nascono_dal_battesimo<p ><iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/SQ-H1n-z23o" title="" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p><br /><br />Roma - In occasione dell’apertura dell’Assemblea Generale delle Pontificie Opere Missionarie in corso. Roma, nel pomeriggio di mercoledì 27 maggio, il cardinale Luis Antonio Tagle ha proposto una rilettura spirituale del Messaggio di Papa Leone XIV per la Giornata Missionaria Mondiale 2026, prendendo le mosse dalla preghiera di Gesù per l’unità e dall’esperienza delle prime comunità cristiane. <br />Il Messaggio papale era stato stato pubblicato lo scorso 25 gennaio, nel giorno in cui la liturgia della Chiesa fa memoria della conversione dell’Apostolo Paolo. <br />La Giornata Missionaria Mondiale è stata istituita cento anni fa, nel 1926, da Papa Pio XI. e quest’anno si celebrerà domenica 18 ottobre.<br /><br /><br />«Uno in Cristo e uniti nella missione»<br /><br />Il Cardinale ha ricordato che il tema del Messaggio di Papa Leone XIV, «Uno in Cristo, uniti nella missione», riecheggia il suo motto pontificio di matrice agostiniana «In Illo uno unum» .<br />Il Cardinale Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione ha presentato un’esegesi del capitolo 17 del Vangelo secondo san Giovanni, in cui affonda le sue radici la riflessione del Papa, in particolare la preghiera di Gesù «Non prego solo per loro» – cioè per i discepoli – «ma anche per quelli che, grazie alla loro parola, crederanno in me, affinché tutti siano uno, come tu, Padre, sei in me e io in te, affinché anche loro siano in noi, affinché il mondo creda che tu mi hai mandato». «Permettetemi di sottolineare questa parte della preghiera di Gesù: «Che tutti siano uno», ha dichiarato il cardinale, perché in essa si trovano tutti i fili della teologia, della spiritualità, della Trinità, dell’ecclesiologia, della missione. Fratelli e sorelle, questa è la preghiera di Gesù prima della sua morte. E noi crediamo che, seduto alla destra del Padre, intercedendo per noi, egli continui a pregare. Continua a rivolgere al Padre questa preghiera: “che tutti siano uno”».<br />L’unità per la quale Gesù prega, ha proseguito il Cardinale, non è «semplicemente una questione di organizzazione, di pianificazione, di strategia, ma di comunione divina, condivisa con i discepoli, e alla quale i discepoli sono invitati, per grazia, a prendere parte». L’unità è un dono: «L’unità che Gesù desidera, per la quale Gesù prega per noi, e che ci è concessa per fede nel sacramento del battesimo. È questo tipo di comunione spirituale ed ecclesiale che ci viene donata» «Così, quando prepariamo i nostri supporti catechistici per la Giornata mondiale delle missioni, in risposta a questa chiamata del Santo Padre ad essere uno in Cristo e quindi uno nella missione, spero che non dimenticheremo di tornare a questo aspetto fondamentale della comunione dei cristiani, che è spesso trascurato o minimizzato a favore di altre forme di cosiddetta unità», ha aggiunto.<br />Per il cardinale, questo è il fondamento stesso della missione: «Quando parliamo del battesimo come sacramento della fede, e anche come sacramento della missione, dovremmo tornare a questo elemento fondamentale dell’unità, della comunione con la Trinità»<br /><br />L’unità, condizione di credibilità missionaria<br /><br />Sviluppando la seconda parte del Messaggio di Leone XIV, dedicata all’«unità nella missione», il Cardinale Tagle insiste: l’unità non è un bene esclusivo da vivere nei propri piccoli gruppi elitari, ma una testimonianza per il mondo. «Nella preghiera di Gesù, non è l’unità di persone che si dicono: “Ti guardo, tu mi guardi, ti sorrido, tu mi sorridi, siamo uniti, stiamo bene insieme.” Per Gesù, l’unità – la vera unità spirituale e l’autentica comunità ecclesiale – non è rivolta verso l’interno.»<br />L’unità dei cristiani, nella preghiera di Gesù, è come una condizione missionaria: «una condizione di autenticità e di credibilità missionaria. L’unità dei cristiani è una dichiarazione missionaria di chi è il nostro Dio. Noi diciamo in un certo senso: “Guardateci, perché in noi dimora il Dio della comunione”. La vita dei cristiani dovrebbe, in sé stessa, essere una Parola viva per il mondo. »<br />Partendo da san Paolo, il Cardinale ha desritto quella che chiama «la mistica dell’unità missionaria»: «diversità di doni, diversità di lingue, diversità di generazioni, ma tutti membri gli uni degli altri, premurosi gli uni verso gli altri, che lavorano per il bene comune. Questa è l’unità missionaria, l’animazione missionaria».<br />Il Cardinale ha evocato con dolore le situazioni di divisioni interne, anche violente, che feriscono la credibilità dell’annuncio del Vangelo, in particolare nei territori di prima evangelizzazione: «Ciò che è in gioco non è la mia tribù, né la mia regione. Ciò che è in gioco è: le persone crederanno che Gesù è stato mandato dal Padre? »<br /><br />Le prime comunità cristiane, paradigma della missione<br /><br />Per illustrare l’appello di Papa Leone XIV, il Cardinale si è richiamato esplicitamente agli Atti degli Apostoli, dove vede il modello di questa «mistica dell’unità missionaria»: «Negli Atti degli Apostoli, capitolo 2, versetti 42-47, vediamo come le prime comunità cristiane vivessero questo. Erano assidui all’insegnamento degli apostoli, alla preghiera, alla frazione del pane e alla condivisione dei beni. La qualità della vita comunitaria – l’unità – diventava proclamazione missionaria. La gente, vedendoli, forse per curiosità, cominciava a unirsi alla comunità».<br />Queste prime comunità, delle quali Luca scrive che avevano «un solo cuore e un’unica anima» e che mettevano tutto in comune, possono costituire un orizzonte per la vita ecclesiale attuale: «Per come lo intendo io, il Santo Padre chiede alle nostre parrocchie, alle nostre diocesi, alle nostre comunità religiose, alle nostre scuole, di vivere questo, di farne una regola di vita, affinché questa comunione diventi anche annuncio missionario di chi è il nostro Signore».<br />In un mondo «lacerato, ferito, diviso dalla competizione, dalle disuguaglianze, dalla discriminazione, dall’ingiustizia, dalla guerra», il Cardinale ritiene il Messaggio di Leone XIV ripeta per la Chiesa una missione precisa: «mostrare al mondo che l’unità è possibile, che l’unità è reale. Nella nostra unità con il Signore e nella nostra unità tra di noi – grazie alla nostra unità con il Signore – dovremmo poter dire al mondo, con le nostre parole e, speriamo, con la nostra vita comunitaria: “L’unità è possibile. L’unità è reale. Guardate il Corpo di Cristo”».<br /><br />Una missione radicata nell’amore<br /><br />La terza parte del Messaggio di Leone XIV, che il Cardinale ha riassunto parlando di «missione d’amore», porta a identificare la «sostanza» di questa unità: «L’amore è la sostanza dell’unità e anche la sostanza della missione», affermato. «Il battesimo è rinascere, essere ricreati dal Dio che è amore. Siamo ricreati a immagine del Dio trinitario che è amore. Quando battezziamo, non battezziamo a nostro nome: sarebbe il modo più sicuro per creare divisione», ha osservato con umorismo. «Lo facciamo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, e la persona diventa una persona di comunione».<br />Rievocando una visita in un campo profughi in Libano, il Cardinale ha testimoniato come questa «missione d’amore» renda Cristo desiderabile: in quella occasione, interrogato da alcuni rifugiati sul motivo della presenza di cristiani provenienti da diversi paesi per aiutare la popolazione locale, lui aveva ha risposto: «Perché il nostro Maestro e Signore, Gesù Cristo, ci ha insegnato ad amare tutti. Ecco perché siamo qui». A quel punto - ha ricordato il Cardinale - una una ragazzina aveva replicato: «Voglio incontrare questo Gesù. Deve essere un buon amico.»<br />È questa dinamica che il cardinale a riproposto ai più di cento direttori e direttrici nazionali delle POM: aiutare tutti, fin dall’infanzia - anche attraverso il lavoro dell’Opera dedicata all’infanzia missionaria - a «dire no a tutti i segni di divisione presenti nella nostra esistenza, e optare per l’unità in Cristo», al fine di «testimoniare un altro tipo di comunione».E ha concluso: «Tenendo conto di tutti i bei anniversari che celebriamo quest’anno, del messaggio di papa Leone e dell’attuale contesto mondiale, credo che siamo veramente chiamati, come cristiani, individualmente e come comunità, a vivere questo dono della comunione. Attraverso il battesimo, apparteniamo gli uni agli altri. E questa appartenenza si vive pienamente nella cura reciproca, nel prendersi cura gli uni degli altri per il bene comune, e diventa una testimonianza missionaria per il mondo di oggi» Thu, 28 May 2026 09:11:35 +0200AFRICA/KENYA - Nominato il Vescovo di Kituihttps://fides.org/it/news/77740-AFRICA_KENYA_Nominato_il_Vescovo_di_Kituihttps://fides.org/it/news/77740-AFRICA_KENYA_Nominato_il_Vescovo_di_KituiCittà del Vaticano - Il Santo Padre ha nominato Vescovo della Diocesi di Kitui il Rev.do John Mbua Mwandi, finora Parroco a Mulutu. S.E. Mons. John Mbua Mwandi è nato il 24 settembre 1970. Ha studiato Filosofia presso il St. Augustine’s Senior Seminary della Diocesi di Bungoma e Teologia presso il St. Matthias Mulumba Senior Seminary della Diocesi di Kapsabet. È stato ordinato sacerdote l’8 dicembre 2001. Ha ricoperto i seguenti incarichi e svolto ulteriori studi: Vicario Parrocchiale a Ikutha ; Parroco a Miambani , a Ikanga e presso la Cattedrale di Kitui ; Decano dell’Eastern Deanery ; Diploma in Project Management presso il Kenya Institute of Management di Nairobi ; Economo Diocesano e Pro-Vicario Generale ; Vicario Generale; finora, Parroco a Mulutu.<br /> <br />Wed, 27 May 2026 12:56:47 +0200AMERICA/CILE - Magnifica Humanitas sarà al centro delle riflessioni del VII Seminario Internazionale sulla Comunicazione organizzato dalla Chiesa cilenahttps://fides.org/it/news/77739-AMERICA_CILE_Magnifica_Humanitas_sara_al_centro_delle_riflessioni_del_VII_Seminario_Internazionale_sulla_Comunicazione_organizzato_dalla_Chiesa_cilenahttps://fides.org/it/news/77739-AMERICA_CILE_Magnifica_Humanitas_sara_al_centro_delle_riflessioni_del_VII_Seminario_Internazionale_sulla_Comunicazione_organizzato_dalla_Chiesa_cilenaSantiago – Giovani, educazione, lavoro. Sono queste le tematiche colte da una prima riflessione sull’enciclica Magnifica Humanitas da parte del Presidente della Conferenza Episcopale Cilena , Mons. René Osvaldo Rebolledo Salinas, Arcivescovo di La Serena.<br />“Papa Leone XIV ci mette in guardia nella sua enciclica sui rischi di lasciare bambini e giovani soli con la tecnologia. Per noi, questo conferma che l'ambiente digitale è il territorio di missione naturale per le nuove generazioni. Non basta spegnere gli schermi; dobbiamo accompagnarli affinché possano portare la luce del Vangelo in questo nuovo mondo” ha detto Mons. Rebolledo in un intervento pubblicato sul sito ufficiale della CECh.<br />Mons. Rebolledo si è poi soffermato sulle tematiche economiche e sociali connesse all’intelligenza artificiale , sottolineando che “il Santo Padre è stato chiaro: una tecnologia che persegue solo il profitto economico costruisce una nuova Babele che sacrifica i più deboli”. “In Cile - prosegue il Presidente della CECh - questo ci sfida direttamente ad essere più vicini a coloro che affrontano nuove forme di povertà emergente”.” L'intelligenza artificiale deve essere considerata alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa affinché nessuno venga escluso o scartato dagli algoritmi”.<br />Mons. Rebolledo ha quindi ribadito che “in un'epoca in cui la disinformazione e l'intelligenza artificiale possono confondere la verità con la menzogna, la verità deve essere tutelata come elemento chiave per il bene comune”.<br />Il Presidente della CECh ha infine sottolineato che "la pubblicazione di Magnifica Humanitas giunge in un momento provvidenziale, poiché tutti i Vescovi del Paese si riuniranno alla fine di luglio per il Seminario sulla comunicazione in materia di intelligenza artificiale”. “Senza dubbio, sarà un testo fondamentale e illuminante per questo incontro. Ci impegneremo a discernere, in comunione e corresponsabilità, le sfide che esso pone, cercando le vie per affrontarle affinché la tecnologia possa essere al servizio dello sviluppo umano integrale” ha concluso.<br />Il VII Seminario Internazionale sulla Comunicazione si terrà il 27 e 28 luglio, e avrà come tema "Le sfide dell'intelligenza artificiale". Al seminario, organizzato dalla Conferenza Episcopale Cilena e dalla Pontificia Università Cattolica, insieme a diverse altre istituzioni, parteciperanno i 35 Vescovi cileni. <br />Wed, 27 May 2026 11:53:10 +0200