Fides News - Italianhttps://fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.AMERICA/CUBA - Nuove sanzioni e una crisi prolungata: la comunità ecclesiale accanto al popolo cubanohttps://fides.org/it/news/77938-AMERICA_CUBA_Nuove_sanzioni_e_una_crisi_prolungata_la_comunita_ecclesiale_accanto_al_popolo_cubanohttps://fides.org/it/news/77938-AMERICA_CUBA_Nuove_sanzioni_e_una_crisi_prolungata_la_comunita_ecclesiale_accanto_al_popolo_cubanoL’Avana – Le nuove sanzioni degli Stati Uniti contro Cuba colpiscono una popolazione alle prese con una delle crisi economiche e sociali più gravi degli ultimi decenni. <br />Il 13 luglio il Dipartimento di Stato statunitense ha annunciato nuove restrizioni nei confronti del Ministero del Turismo cubano e di altre nove entità statali legate a settori quali il commercio estero, i combustibili e i servizi.<br />Le ultime misure, pubblicate dall’Office of Foreign Assets Control , colpiscono il settore turistico, uno dei principali motori dell’economia dell’isola, in un momento particolarmente delicato per il sistema energetico cubano, segnato dalla carenza di carburante e da prolungati blackout.<br />Le conseguenze ricadono sulla vita quotidiana dei cubani: difficoltà nell’accesso ad alimenti e medicinali, deterioramento dei servizi essenziali e crescente incertezza sociale. L’emergenza energetica colpisce soprattutto le famiglie più vulnerabili, rendendo più difficile la conservazione degli alimenti, l’accesso all’acqua e lo svolgimento delle attività quotidiane.<br />Membri autorevoli della Chiesa cubana da mesi richiamano l’attenzione sulla gravità della crisi che attraversa il Paese. All’inizio dell’anno, i vescovi cubani avevano invitato a “cercare vie di dialogo, responsabilità condivisa e soluzioni che permettano di recuperare la speranza”, sottolineando l’importanza della fraternità e del bene comune . <br />Nella loro lettera pastorale rivolta al popolo cubano, i vescovi hanno ribadito che la Chiesa “continuerà ad accompagnare questo popolo che amiamo”, in particolare i poveri, gli ammalati, le famiglie, i detenuti e quanti vivono situazioni di maggiore fragilità. Hanno inoltre espresso la disponibilità a contribuire, qualora richiesto, “ad abbassare il livello delle ostilità tra le parti e creare spazi di feconda collaborazione in vista del bene comune”.<br />Prosegue anche l’impegno concreto di vicinanza da parte di Cáritas Cuba. L’arcivescovo di Santiago de Cuba e presidente di Cáritas Cuba, Dionisio Guillermo García Ibáñez, ha illustrato attraverso i canali social dell’organizzazione la distribuzione degli aiuti umanitari provenienti precisamente dagli Stati Uniti destinati alle famiglie colpite dall’uragano Melissa, che nel 2025 ha interessato le province orientali dell’isola. “Dal porto e dall’aeroporto sono transitati più di 50 container con aiuti. Questo non risolve i problemi, ma almeno circa ottomila famiglie ne hanno beneficiato, e questo è già qualcosa”, ha affermato il presule. Ha inoltre precisato che i fondi annunciati -tre milioni di dollari iniziali e un successivo ampliamento di sei milioni- non sono stati consegnati direttamente in denaro a Cáritas Cuba, ma sotto forma di prodotti distribuiti attraverso la rete ecclesiale.<br />Gli aiuti sono arrivati alle diocesi orientali di Guantánamo, Holguín, Bayamo-Manzanillo e Santiago de Cuba, dove migliaia di famiglie hanno ricevuto alimenti, prodotti per l’igiene e altri beni di prima necessità. García Ibáñez ha tuttavia sottolineato che l’assistenza umanitaria da sola non è sufficiente: “Ci sono tantissime persone che chiedono aiuto. E l’aiuto non basta, non riesce a risolvere il problema di tutti”. L’arcivescovo ha ricordato inoltre che l’organizzazione non fa distinzioni di carattere politico o religioso nel momento di offrire sostegno a chi ne ha bisogno. “Cáritas non guarda quale Paese offre l’aiuto, ma dice: l’aiuto viene dato e noi lo riceviamo per distribuirlo”.<br />Sacerdoti, volontari e comunità cattoliche hanno partecipato alla consegna delle risorse, raggiungendo anche zone rurali e difficilmente accessibili. Secondo l’arcivescovo, questa esperienza dimostra che anche in mezzo a profonde differenze politiche è possibile collaborare per rispondere alla sofferenza delle persone. Di fronte alle difficoltà che attraversa Cuba, invita i credenti a rimanere uniti nella fede e a cercare cammini di giustizia e fraternità. “In questi momenti difficili che stiamo vivendo, teniamo il Vangelo nella nostra testa, sulla nostra fronte, nei nostri occhi”.<br /> <br />Wed, 15 Jul 2026 12:14:56 +0200AFRICA/UGANDA - Rinuncia e nomina del Vescovo di Kabalehttps://fides.org/it/news/77937-AFRICA_UGANDA_Rinuncia_e_nomina_del_Vescovo_di_Kabalehttps://fides.org/it/news/77937-AFRICA_UGANDA_Rinuncia_e_nomina_del_Vescovo_di_KabaleCittà del Vaticano - Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Kabale presentata da S.E. Mons. Callist Rubaramira. Il Santo Padre ha nominato Vescovo della Diocesi di Kabale il Rev.do Bonaventure Bosco Gubazire, M.Afr., finora Rettore della St. Martin of Tours Formation House a Ejisu, in Ghana.<br />S.E. Mons. Bonaventure Bosco Gubazire, M.Afr., è nato il 3 marzo 1974 a Kitumba, Diocesi di Kabale. Dopo aver frequentato il St. Paul’s Minor Seminary a Rushoroza, ha ottenuto il Bachelor of Arts in Philosophy and Religious Studies presso il Philosophy Centre a Jinja e quello in Theology presso l’Institut Catholique di Toulouse.<br />Entrato nel postulato dei Missionari d’Africa , è stato ordinato sacerdote il 10 agosto 2003.<br />Ha ricoperto i seguenti incarichi e svolto ulteriori studi: Vicario parrocchiale presso la Nossa Senhora de Fatima a Murraça, Mozambico ; Direttore della Scuola per la formazione degli adulti a Murraça e Caia ; Membro del Consiglio della Sezione dei Missionari d’Africa del Mozambico ; Corso di formazione dei formatori e dell’accompagnamento spirituale al Centre Spirituel Jésuite Le Châtelard di Lyon, Francia ; Licenza in Filosofia presso il Milltown Institute of Philosophy di Dublino ; Professore e Decano degli Studi presso la Lechaptois Formation House a Balaka, Malawi ; Delegato per la Tutela dei Minori, Sezione Malawi ; Rettore ad interim presso la Lechaptois Formation House a Balaka, Malawi ; Corso di formazione biblica presso il St. Anne’s Formation Centre a Gerusalemme ; Dottorato in Filosofia presso l’University of San Carlos di Cebu, Filippine ; Coordinatore e Cappellano della Friends of Missionaries of Africa e Membro del Consiglio della Sezione Asia a Cebu, Filippine ; Rettore del Our Lady of Africa Formation House Seminary a Cebu ; Decano degli Studi presso il Spiritan University College a Ejisu, Ghana ; Rettore della casa di formazione filosofica di St. Martin of Tours Formation House a Ejisu ; Membro del Consiglio Provinciale della Provincia di Ghana-Nigeria dei Missionari d’Africa .<br /> Wed, 15 Jul 2026 12:10:59 +0200La missione è di Dio. La 48esima edizione del Corso Latinoamericano di Animazione Missionaria prosegue nel segno della "Missio Dei"https://fides.org/it/news/77936-La_missione_e_di_Dio_La_48esima_edizione_del_Corso_Latinoamericano_di_Animazione_Missionaria_prosegue_nel_segno_della_Missio_Deihttps://fides.org/it/news/77936-La_missione_e_di_Dio_La_48esima_edizione_del_Corso_Latinoamericano_di_Animazione_Missionaria_prosegue_nel_segno_della_Missio_DeiCittà del Messico - «Non è la Chiesa che ha una missione, ma è la missione di Dio che ha una Chiesa». È questo il fulcro della riflessione proposta da padre John Kennedy Joseph, missionario del Verbo Divino, docente in diverse istituzioni di istruzione superiore in Messico e specialista in ecclesiologia e pastorale, in occasione della quarantottesima edizione del Corso Latinoamericano di Animazione Missionaria , uno dei principali spazi di formazione missionaria in America Latina. <br />Il Corso, che si svolge dal 28 giugno al 24 luglio, offre un percorso di esplorazione teologica e pastorale della «Missio Dei», l’iniziativa trinitaria di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, che invia la Chiesa a partecipare, quale sacramento del Regno, alla sua opera di riconciliazione, giustizia e salvezza nella storia.<br /><br />Un percorso biblico e teologico<br /><br />Il CLAEM, organizzato a Città del Messico dalle Pontificie Opere Missionarie in collaborazione con l’Istituto Intercontinentale di Missiologia, riunisce per quattro settimane direttori diocesani delle missioni, sacerdoti, religiosi e religiose, seminaristi e laici coinvolti nell’animazione missionaria. L’obiettivo è rafforzare la loro formazione biblica, teologica e pastorale. <br />Il percorso di riflessione sulla Missio Dei inizia con le grandi pagine dell’Antico Testamento: dalla vocazione di Abramo e dalla vicenda del popolo liberato dall’Egitto fino alla figura del Servo del Signore e al ministero profetico, la missione è presentata come un filo rosso che attraversa tutta la Scrittura, preparando la piena rivelazione del disegno salvifico di Dio in Gesù Cristo. <br />La prima settimana, animata da suor María del Socorro Becerra Molina, HMSP, ha permesso di rileggere la storia della salvezza come della misericordia di Dio che vede l’afflizione, ascolta il grido dei poveri e scende per liberare, e ha aiutato a contemplare lo Spirito Santo come vero protagonista dell’evangelizzazione, a partire dalla Pentecoste e dagli Atti degli Apostoli.<br /><br />La missione come «forma storica dell’amore trinitario»<br /><br />Nel corso della seconda settimana, padre John Kennedy Joseph ha dedicato diverse conferenze all’ecclesiologia della missione, sviluppando la sua formula: «non è la Chiesa che ha una missione, ma è la missione di Dio che ha una Chiesa». In questa prospettiva, la missione della Chiesa nasce dalla missione di Cristo, a sua volta inviato dal Padre, e si dispiega nella forza dello Spirito; per questo, ha spiegato il relatore, «ogni missione cristiana è trinitaria: trova la sua origine nel Padre, la sua forma in Cristo e la sua forza nello Spirito». Lontana da ogni logica di conquista o di propaganda religiosa, la Missio Dei è, secondo padre John Kennedy, «la forma storica dell’amore trinitario»: Dio crea, chiama, libera, perdona, guarisce e riconcilia, e la Chiesa esiste per servire e testimoniare questo amore in contesti concreti. In tal modo, la missiologia e l’ecclesiologia del Popolo di Dio risultano intimamente connesse: la missione come iniziativa di Dio Uno e Trino è connessa alla Chiesa, quale popolo storico e sacramentale, come forma concreta attraverso cui questo amore si manifesta nelle culture, nei territori e nelle periferie.<br /><br /><br />Popolo di Dio, territorio e germi del Regno<br /><br />Padre John Kennedy Joseph ha poi riletto il rinnovamento ecclesiologico del Concilio Vaticano II alla luce della nozione di Missio Dei, insistendo sulla categoria di «popolo di Dio». Alla luce della Costituzione conciliare sulla Chiesa «Lumen gentium», ha ricordato che la Chiesa non si definisce anzitutto come società perfetta, ma come mistero di comunione, popolo convocato da Dio e sacramento di salvezza, nel quale il battesimo fonda l’uguaglianza radicale tra tutti i fedeli. Un popolo descritto come comunità storica, visibile e situata, che vive in culture determinate, abita territori concreti, assume conflitti reali e discerne i segni dei tempi in mezzo a popoli concreti. Il territorio non è dunque soltanto uno spazio geografico, ma un luogo segnato dalla vita del popolo che lo abita, con la sua memoria, le sofferenze e le speranze. «Gesù non ha annunciato anzitutto la Chiesa, ma il Regno. La Chiesa esiste per servire il Regno». Una vocazione – ha ricordato padre Kennedy – che si compie trovando il modo di camminare insieme. Per questo l’autentica sinodalità nella Chiesa non è un’invenzione metodologica o una ricetta di “team building”, ma la forma storica sperimentata della vita come popolo di Dio: laici, donne, giovani, poveri, popoli indigeni, migranti, vittime, ministri ordinati e consacrati, chiamati a vivere e discernere insieme ciò che lo Spirito chiede, orientati al servizio della missione. Popolo di una «Chiesa in uscita» - secondo la terminologia sviluppata da Papa Francesco – solerte nel raggiungere gli esclusi e servire il Regno in società segnate da ingiustizia, violenza e crisi ecologiche. <br />Per padre Kennedy, il Regno costituisce quindi l’orizzonte della missione. Dono gratuito di Dio e compito storico, diventa visibile là dove si manifestano vita, giustizia, riconciliazione, fraternità e pace, in particolare tra i poveri e gli esclusi, secondo le grandi intuizioni sviluppate e assunte dopo il Concilio Vaticano II anche nelle grandi Assemblee continentali della Chiese latinoamericane di Medellín , Puebla , Santo Domingo e Aparecida . <br /> <br />Wed, 15 Jul 2026 10:09:51 +0200ASIA/PAKISTAN - La collaborazione tra capi religiosi e autorità civili sventa la violenza in un presunto caso di blasfemiahttps://fides.org/it/news/77935-ASIA_PAKISTAN_La_collaborazione_tra_capi_religiosi_e_autorita_civili_sventa_la_violenza_in_un_presunto_caso_di_blasfemiahttps://fides.org/it/news/77935-ASIA_PAKISTAN_La_collaborazione_tra_capi_religiosi_e_autorita_civili_sventa_la_violenza_in_un_presunto_caso_di_blasfemiaKarachi – La collaborazione feconda tra leader religiosi musulmani e cristiani, autorità civili e forze di sicurezza ha evitato un’esplosione di violenza settaria, garantendo che una delicata vicenda di presunta accusa di blasfemia fosse affrontata attraverso gli strumenti della giustizia, della buona volontà, della verità e non della vendetta. È questo l’elemento che emerge dagli eventi avvenuti nei giorni scorsi nella colonia Qazafi di Baldia Town, alla periferia di Karachi, dove una provocazione e l'accusa contro un cittadino cattolico rischiavano di trasformarsi in violenza interreligiosa. <br />La crisi è iniziata il 9 luglio, quando un negozio di alimentari del quartiere ha ricevuto un pacco anonimo, contenente una pagina bruciata del Corano, fotografie del cattolico Azeem Javaid e di sua madre, insieme con la copia della carta d’identità della donna. Il commerciante musulmano, intuendo immediatamente il carattere sospetto del materiale, ha avvertito i residenti e la polizia. Secondo fonti locali, l'episodio potrebbe essere collegato a una recente disputa tra Javaid e alcune persone che avrebbero cercato di incastrarlo falsamente, usando la legge sulla blasfemia.<br />La notizia della presunta profanazione si è però diffusa rapidamente e migliaia di persone si sono radunate nella zona, mentre musulmani radicali incitavano alla protesta. Circa dieci famiglie cristiane che abitano nella zona dove abita Javaid sono rimaste assediate nelle proprie case. Per evitare un linciaggio, il governo della provincia del Sindh ha dispiegato rinforzi di polizia che hanno trasferito la famiglia di Javaid in un luogo sicuro.<br />Decisivo è stato l'intervento congiunto di rappresentanti politici, studiosi islamici e preti cattolici: costoro hanno spiegato pubblicamente che il pacco appariva come una provocazione deliberata per fomentare l’odio tra musulmani e cristiani. Le autorità hanno assicurato che sarebbe stata condotta un’indagine completa.<br />Sono seguiti incontri tra autorevoli esponenti delle diverse scuole islamiche, dirigenti politici, funzionari di polizia e rappresentanti della comunità cristiana. Tra questi figuravano la deputata provinciale cristiana Rooma Mushtaq Mattoo, e i sacerdoti Waqas Raza OMI, Rizwan OMI e Kashif Gouri OMI. Tutti i partecipanti hanno chiesto un’indagine equa, l’identificazione dei responsabili e il rispetto della giustizia.<br />Padre Shahzad Arshad, direttore della Commissione "Giustizia e Pace" dell’arcidiocesi di Karachi, ha espresso gratitudine alle forze di sicurezza e alla “coalizione per la pace” formatasi spontaneamente, di cui facevano parte il vicepresidente dell’Assemblea del Sindh, il cattolico Naveed Anthony, il Mufti Zubair e altri capi islamici. Tutti costoro hanno lanciato un appello pubblico a respingere ogni tentativo di creare divisioni tra musulmani e cristiani.<br />In un messaggio inviato a Fides, Rooma Mushtaq Mattoo, deputata del Sindh, ha confermato il proprio intervento precisando che "Azeem Javaid e i suoi familiari si trovano sotto protezione statale in un luogo sicuro" e ha ribadito "l’impegno del governo del Sindh a garantire la sicurezza delle minoranze religiose e la pace sociale".<br />"Vi sono indizi che l’episodio sia stato concepito per provocare tensioni e compromettere i rapporti interreligiosi; sarà l’indagine ad accertare le responsabilità", spiega a Fides padre Lazar Aslam, a capo della Commissione Giustizia, Pace ed Ecologia dei Frati Cappuccini. "Chiediamo che che tutto si svolga nel rispetto della legge. Intanto è necessaria protezione per l'intera comunità cristiana in loco. C'è un lato positivo di questa vicenda: con la buona volontà, la collaborazione e il buon senso, si può prevenire la violenza e mantenere buone relazioni, per il bene comune", conclude il frate.<br /> Wed, 15 Jul 2026 10:06:12 +0200AMERICA/HAITI - Inaugurato il nuovo ‘Ospedale San Camillo’ di Jérémie: aperti i primi reparti al servizio della popolazionehttps://fides.org/it/news/77934-AMERICA_HAITI_Inaugurato_il_nuovo_Ospedale_San_Camillo_di_Jeremie_aperti_i_primi_reparti_al_servizio_della_popolazionehttps://fides.org/it/news/77934-AMERICA_HAITI_Inaugurato_il_nuovo_Ospedale_San_Camillo_di_Jeremie_aperti_i_primi_reparti_al_servizio_della_popolazioneJérémie – In occasione della festa di San Camillo de Lellis è stato inaugurato il nuovo Ospedale San Camillo di Jérémie, nel sud-ovest di Haiti. Si tratta di un progetto atteso da anni che inizia ora a offrire i primi servizi sanitari a una popolazione che da tempo necessita di un'assistenza più accessibile e qualificata.<br /><br />“È un'opera che è in cammino da tanti anni ma che oggi finalmente comincia il suo prezioso servizio. A guidare l'ospedale saranno quattro confratelli haitiani molto motivati e preparati”, racconta all'Agenzia Fides padre Massimo Miraglio, MI, sottolineando come la nuova struttura rappresenti “una risposta concreta ai tanti bisogni della gente”.<br /><br />L'inaugurazione ufficiale si è svolta domenica 12 luglio alla presenza del vescovo di Jérémie, Joseph Gontrand Décoste, SJ, che ha presieduto la Messa. Il giorno successivo, durante una giornata a porte aperte, l'ospedale ha accolto quasi 200 pazienti, confermando fin da subito la forte richiesta di servizi sanitari sul territorio.<br /><br />Nella fase iniziale saranno attivi i reparti di urologia, dermatologia, pediatria, maternità e chirurgia, oltre alle consultazioni di medicina generale. La struttura dispone inoltre di un laboratorio di analisi e di un moderno blocco operatorio con due sale chirurgiche attrezzate.<br />“Grazie alla determinazione dei giovani padri haitiani, guidati da responsabili capaci e ispirati, Jérémie ha oggi un nuovo centro ospedaliero. Il cammino per completare l'opera resta lungo e impegnativo, ma si parte con grande speranza ed entusiasmo”, afferma padre Miraglio.<br />L'ospedale opererà in stretta collaborazione con i Padri Camilliani e il personale sanitario dell'Ospedale San Camillo di Port-au-Prince, rafforzando la rete di assistenza sanitaria promossa dall'Ordine nel Paese.<br /><br />La realizzazione dell'opera è stata resa possibile grazie al sostegno della comunità camilliana Madian di Torino, attraverso Madian Orizzonti ETS. Un contributo determinante che ha consentito di portare a compimento un progetto destinato a migliorare concretamente l'accesso alle cure per migliaia di persone in una delle aree più fragili di Haiti.<br /> <br />Wed, 15 Jul 2026 16:14:11 +0200Hawaii, 200 anni di missione cattolica. Per fare un albero ci vuole un semehttps://fides.org/it/news/77933-Hawaii_200_anni_di_missione_cattolica_Per_fare_un_albero_ci_vuole_un_semehttps://fides.org/it/news/77933-Hawaii_200_anni_di_missione_cattolica_Per_fare_un_albero_ci_vuole_un_semedi Marie-Lucile Kubacki<br /><br />Honolulu «L’arrivo dei primi missionari cattolici alle Hawaii nel 1827 non è stato l’inizio del viaggio. In un senso molto reale, anche se il popolo hawaiano non sapeva quasi nulla, in anticipo, sull’arrivo dei missionari, Dio aveva già preparato i cuori a ricevere il Vangelo di Gesù Cristo». <br /><br />Con queste parole il vescovo di Honolulu, Clarence Richard ‘Larry’ Silva, ha aperto il 9 luglio 2026 l’anno giubilare che celebra i duecento anni dall’arrivo dei primi missionari cattolici alle Hawaii.<br /><br />«Questo popolo – ha spiegato il Vescovo - era già religioso, con molti racconti simili alle storie della Bibbia. Era un popolo che valorizzava la comunità e il cui cuore era ospitale verso l’azione dello Spirito Santo. Così, la loro apertura alla fede cattolica non è iniziata con l’arrivo dei primi missionari. Dio aveva già preparato il terreno perché fosse piantato quel grande seme della Parola del Dio vero e vivente. E così è sempre stato».<br /><br />La celebrazione eucaristica inaugurale dell’anno giubilare, presieduta dal Vescovo Silva nella Cattedrale di Nostra Signora della Pace, segna l’inizio di un cammino di memoria e di conversione che porterà la Chiesa locale, nel luglio 2027, a commemorare i 200 anni dall’arrivo del padre Alexis Bachelot, religioso dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria e primo Prefetto apostolico delle isole Sandwich. Richiamando il fatto che «Dio aveva già preparato il terreno» nel cuore di un popolo profondamente religioso, il vescovo ha invitato i fedeli a rileggere la storia dell’evangelizzazione come un’opera paziente dello Spirito, iniziata molto prima dell’arrivo visibile dei missionari.<br /><br />Uno sguardo al passato<br /><br />All’inizio del XIX secolo il regno delle Hawaii attraversa una fase di profonda trasformazione religiosa e politica: l’antico sistema dei tabù , che fino ad allora aveva strutturato la vita sociale, politica e spirituale, viene abolito dai sovrani nel 1819, un anno prima dell’arrivo dei primi missionari protestanti. Il popolo hawaiano rimane comunque profondamente religioso, portatore di una cosmologia e di racconti che strutturano la sua visione del mondo, ma i riferimenti tradizionali vengono scossi da questa decisione e dai contatti sempre più intensi con “l’esterno”, attraverso marinai e commercianti occidentali. È in questo contesto di svolta culturale profonda che il cristianesimo fa il suo ingresso.<br />Nel 1820, i missionari protestanti statunitensi dell’American Board of Commissioners for Foreign Missions sbarcano a Oʻahu, poco dopo l’abolizione del kapu. Aprono scuole, formano catechisti, traducono le Scritture e accompagnano la conversione progressiva della monarchia e delle élite, spesso in collegamento con polinesiani già evangelizzati in altre isole del Pacifico. In un articolo apparso su Christianity Today, «Tahitians First Came to Hawaiʻi in Power. They Later Returned with the Gospel», <br /><br />Christopher Cook, studioso dell’era monarchica missionaria nella storia delle Hawaii e autore di una biografia di Opus kahaia‑Henry Obookiah, primo cristiano hawaiano indigeno battezzato, sottolinea che questa dinamica non è soltanto opera dei missionari anglosassoni: coppie tahitiane già cristiane hanno svolto un ruolo decisivo riguardo ai primi passi nella fede cristiana di una regina hawaiana, una conversione che ha avuto un impatto determinante sulla storia del cristianesimo nelle isole.<br /><br />Su questo sfondo, già trasformato dall’arrivo dei primi missionari protestanti, nel 1827 si apre una nuova tappa con l’ingresso del cattolicesimo nell’Arcipelago. <br />In quell’anno, il sacerdote francese Alexis Jean‑Augustin Bachelot, che ha ricevuto da papa Leone XII la missione di evangelizzare l’arcipelago hawaiano, giunge a Honolulu. Animato dalla tradizione missionaria della sua comunità, egli viene per radicare una presenza cattolica stabile e per servire la popolazione locale. <br />Insieme ad alcuni confratelli, Alexis Bachelot celebra le prime messe in terra hawaiana e comincia a strutturare una piccola comunità attorno ai sacramenti, alla catechesi e alla vita di preghiera. Scrive anche diversi testi in lingua hawaiana – una grammatica, catechismi e un libro di preghiere – che testimoniano la sua passione per la cultura locale. Pur se il suo soggiorno è segnato da difficoltà che lo costringono a lasciare le isole nel 1831, egli getta le basi della missione dei Sacri Cuori e del futuro Vicariato apostolico, lasciando un segno duraturo nella memoria della Chiesa locale.<br /><br />I semi di Prosopis e il seme del Vangelo <br /><br />Come in una parabola biblica, il missionario ha contribuito anche a modificare concretamente il paesaggio dell’isola. Aveva portato con sé semi di Prosopis, un arbusto sempreverde diffuso in Sudamerica, provenienti dal Jardin du Roi di Parigi, oggi Jardin des Plantes, frutto delle vaste reti di raccolta botanica del XIX secolo. Alexis Jean‑Augustin Bachelot li piantò a Honolulu e la specie si diffuse poi ampiamente nell’arcipelago. <br /><br />Sviluppando proprio la metafora del seme, il Vescovo Larry Silva ha ricordato che padre Bachelot desiderava seminarli «in questo nuovo campo di missione, affinché, come quell’albero avrebbe messo radici e si sarebbe diffuso nelle isole, allo stesso modo si propagasse la fede cattolica». Oggi il territorio della diocesi di Honolulu è ricoperto di Prosopis e conta 66 parrocchie e 23 chiese al servizio dei cattolici distribuiti su sei isole abitate dell’arcipelago.<br />Il Vescovo ha inoltre collegato il bicentenario a una prospettiva più ampia, ricordando che la Chiesa universale si prepara a celebrare nel 2033 i 2000 anni della morte e risurrezione di Cristo. Nella Bibbia - ha commentato - è Dio stesso a preparare questo evento, «scegliendo dal popolo d’Israele suoi messaggeri particolari, inviando profeti e compiendo segni potenti per toccare nuovamente il cuore del suo popolo amato». Ecco perché la vita missionaria si radica sempre nella preghiera, intesa come ricerca della volontà di Dio, senza la quale l’azione umana rischia di rimanere sterile.<br /><br />Alla luce di questa storia della salvezza, il Vescovo Silva ha invitato i cattolici delle Hawaii a vivere il bicentenario come un appello rinnovato alla missione: «In che maniera il nostro modo di vivere oggi la fede farà sì che essa continui a fiorire e a crescere in queste isole e nel mondo? Come sarà piantata la Parola di Dio nei cuori che non conoscono Gesù, se non diventiamo noi stessi seminatori?» Poi ha incoraggiato la comunità a non concentrarsi anzitutto su strutture e programmi, ma a guardare a Cristo stesso, e a camminare sulle orme dei missionari di ieri per offrire, oggi e domani, «un terreno in cui possa sbocciare la Parola del Dio vivente, Gesù Cristo, nostro Signore».<br /><br />Il Vescovo Larry Silva ha guidato la diocesi delle Hawaii per un ventennio. Lo scorso 6 maggio Papa Leone XIV ha accolto le sue dimissioni, e ha nominato nuovo Vescovo di Honolulu il gesuita Michael T. Castori. L’ordinazione episcopale e l’istallazione del sesto Vescovo di Honolulu avrà luogo martedì 28 luglio presso la concattedrale di Santa Teresa di Gesù Bambino.<br /><br />Tue, 14 Jul 2026 12:43:53 +0200A Pechino 36 Superiore Generali di congregazioni religiose femminili cinesi partecipano al corso di formazione annuale presso il Seminario nazionalehttps://fides.org/it/news/77932-A_Pechino_36_Superiore_Generali_di_congregazioni_religiose_femminili_cinesi_partecipano_al_corso_di_formazione_annuale_presso_il_Seminario_nazionalehttps://fides.org/it/news/77932-A_Pechino_36_Superiore_Generali_di_congregazioni_religiose_femminili_cinesi_partecipano_al_corso_di_formazione_annuale_presso_il_Seminario_nazionaledi Marta Zhao<br /><br />Pechino – “Siate sale della terra e luce del mondo. Siate così la ‘città posta sopra il monte’”. Con queste esortazioni cariche di gratitudine il Vescovo di Pechino, Giuseppe Li Shan si è rivolto alle 36 Superiore generali che hanno partecipato al terzo Corso di Formazione Permanente del 2026 loro riservato, svoltosi dal 6 al 11 luglio presso il Seminario Nazionale a Pechino. <br />Le 36 Madri generali provenivano da 31 diocesi sparse nelle 19 province della Cina continentale. Nelle sessioni di formazione hanno condiviso approfondimenti dedicati tra l’altro alle Regole dei diversi istituti religiosi, alle figure di guida e direzione nella Sacra Scrittura e a questioni di Bioetica. <br />Nell’intervento svolto durante la sua visita al corso di formazione, mercoledì 8 luglio, il Vescovo della diocesi di Pechino si è soffermato sulla “missione e testimonianza delle religiose nella società odierna”. Il Vescovo Li Shan ha invitato le sorelle di vita consacrate “ad assumersi con coraggio le proprie responsabilità e a vivere il carisma nel servizio alle persone e nella promozione del bene comune”. Citando il Vangelo secondo Matteo, ha chiesto loro anche di farsi “promotrici di una società armoniosa, diventando oggi sale della terra e luce del mondo’ ”, una “ ‘città posta sopra un monte’ ”.<br />I vescovi cinesi hanno sempre tenuto in alta considerazione l’opera delle suore e il loro contributo al lavoro pastorale e missionario nelle Chiese locali, sia nelle zone rurali che nelle grandi metropoli. La gran parte delle congregazioni religiose femminili sono di diritto diocesano e rispondono al vescovo della diocesi in cui sono state fondate e operano. <br />Il Seminario Nazionale di Filosofia e Teologia a Pechino è la sede in cui le religiose cinesi prendono parte alle diverse sessioni di formazione permanente riservate non solo alle Superiore generali, ma anche alle suore impegnate in prima linea nella missione. I programmi sono sempre caratterizzati da un solido approfondimento teologico e connessi anche agli aspetti pratici dell’opera evangelizzatrice. Dal 25 febbraio al 12 aprile, si è svolto quest’anno il primo corso breve annuale di formazione per le suore. 32 religiose di 23 congregazioni provenienti da 19 diocesi hanno preso parte a sessioni dedicate al tema “Bibbia e Spiritualità”. I corsi erano finalizzati a consolidare la preparazione biblica delle suore e a favorire l’approfondimento della loro vita spirituale, ed erano corredate da una serie di seminari tematici su diritto canonico, spiritualità missionaria, teologia morale e altre discipline. Le partecipanti sono sollecitate a condividere quanto appreso durante il corso con le altre suore dei rispettivi istituti religiosi e nelle diocesi di appartenenza, per contribuire anche in questo modo all'opera apostolica della Chiesa in Cina.<br /><br />Tue, 14 Jul 2026 11:39:56 +0200AFRICA/MOZAMBICO - Ordinati due nuovi sacerdoti nel distretto di Mueda: segni di speranza nella diocesi di Pembahttps://fides.org/it/news/77931-AFRICA_MOZAMBICO_Ordinati_due_nuovi_sacerdoti_nel_distretto_di_Mueda_segni_di_speranza_nella_diocesi_di_Pembahttps://fides.org/it/news/77931-AFRICA_MOZAMBICO_Ordinati_due_nuovi_sacerdoti_nel_distretto_di_Mueda_segni_di_speranza_nella_diocesi_di_PembaPemba – La provincia di Cabo Delgado, nel nord del Mozambico, continua ad affrontare attacchi da parte dello Stato Islamico del Mozambico , iniziati nel 2017. Il conflitto ha causato lo sfollamento di oltre un milione di persone, con periodiche recrudescenze di violenza, bisogni umanitari e coinvolgimento internazionale. Inoltre, dal 2017, oltre 117 chiese e cappelle sono state distrutte nella diocesi, di cui 23 solo nel 2025. All'inizio del mese di luglio, il vescovo di Pemba, António Juliasse Sandramo, ha chiesto il sostegno dei sacerdoti della diocesi, esortandoli alla preghiera, all'incoraggiamento. La regione rimane instabile, tuttavia, in questo contesto di precarietà non mancano segni di speranza.<br /><br />Tra questi, nel distretto di Mueda, diocesi di Pemba, provincia di Cabo Delgado, la popolazione ha vissuto un momento di grande significato ecclesiale con l'ordinazione sacerdotale di Jaimito Samuel China e Cosme Hilário Makabwa, avvenuta a circa vent'anni dall'ultima ordinazione celebrata nella zona.<br /><br />La nota dell'emittente locale Radio Sem Fronteira pervenuta all’Agenzia Fides rimarca che la solenne celebrazione, presieduta dal vescovo Juliasse Sandramo, ha riunito sacerdoti, religiose, autorità civili e numerosi fedeli provenienti da diverse comunità della diocesi. Nel corso dell'omelia, il presule ha invitato i due novelli sacerdoti a vivere il ministero con umiltà, spirito di servizio e vicinanza al popolo di Dio, lasciandosi guidare dal Vangelo e dall'esempio della fraternità cristiana.<br /><br />La celebrazione si è svolta in un clima di profonda gioia e commozione. Familiari, confratelli nel sacerdozio, religiosi e autorità hanno espresso le loro felicitazioni ai due nuovi presbiteri, assicurando loro il sostegno della preghiera e della comunità nel cammino del ministero pastorale. Al termine della liturgia sono state rese note le prime destinazioni pastorali: p. Jaimito Samuel China presterà servizio presso la Cattedrale di San Paolo di Pemba, mentre p. Cosme Hilário Makabwa è stato assegnato alla Parrocchia di Nostra Signora dell'Assunzione di Mueda.<br /> <br />Tue, 14 Jul 2026 10:41:32 +0200ASIA/INDIA - Intimidazioni contro le suore Salesiane nel Bengala Occidentale; la comunità cattolica chiede tutelahttps://fides.org/it/news/77930-ASIA_INDIA_Intimidazioni_contro_le_suore_Salesiane_nel_Bengala_Occidentale_la_comunita_cattolica_chiede_tutelahttps://fides.org/it/news/77930-ASIA_INDIA_Intimidazioni_contro_le_suore_Salesiane_nel_Bengala_Occidentale_la_comunita_cattolica_chiede_tutelaBarasat – "Profonda preoccupazione" per le intimidazioni subite dalle Figlie di Maria Ausiliatrice , le suore Salesiane, a Barasat, località nello Stato indiano del Bengala Occidentale: è quanto esprime in un messaggio inviato all'Agenzia Fides la Conferenza episcopale dell'India , chiedendo alle autorità civili di garantire la sicurezza delle religiose, di far rispettare lo stato di diritto e tutelare i diritti costituzionali di tutte le comunità religiose. Padre Stephen Alathara, portavoce della CCBI, invita "a respingere la violenza e a risolvere eventuali controversie esclusivamente attraverso gli strumenti previsti dalla legge e dai processi democratici".<br /><br />Secondo quanto riferito dalle religiose, il 12 luglio un gruppo di circa 60 persone ha fatto irruzione nella proprietà della congregazione intimando alle religiose di demolire immediatamente una cappella commemorativa e un cimitero, attualmente in costruzione, minacciando il ricorso alla violenza. Le FMA precisano che il cimitero, destinato alla sepoltura delle suore della congregazione, aveva ottenuto tutte le autorizzazioni previste dalle autorità competenti prima dell'avvio dei lavori, sotto la precedente amministrazione statale. Ora, dopo il cambio di governo statale, di recente passato al Bharatiya Janata Party , il partito nazionalista che governa anche a livello federale con il Primo Ministro Narendra Modi, il progetto viene contestato. <br /><br />In una nota diffusa dopo l'accaduto e inviata all'Agenzia Fides, l'organizzazione All India Catholic Union , associazione dei laici cattolici indiani, ha condannato l'aggressione denunciando che "le suore sarebbero state intimidite e insultate". Alcuni membri del gruppo, riferisce l'AICU, hanno dichiarato alle religiose: "Il vostro governo non esiste più, ora è il nostro governo". Il riferimento, spiega l'associazione cattolica, è alle recenti elezioni che hanno visto salire al governo del Bengala Occidentale il BJP. Ma queste parole "rappresentano un tentativo di sostituire le procedure legali con l'intimidazione", si afferma.<br />L'AICU collega l'episodio a un quadro più ampio di molestie e violenze contro istituzioni cristiane nello Stato del Bengala Occidentale e richiama il rispetto dei diritti costituzionali delle minoranze religiose, compreso "il diritto di professare la propria fede e amministrare le proprie istituzioni e proprietà".Per questo l'organizzazione chiede al governo statale di garantire protezione alle suore Salesiane e alle loro opere, di salvaguardare la cappella e il cimitero, già legalmente autorizzati, di perseguire i responsabili delle minacce.<br /><br />La vicenda si inserisce in un contesto di crescente preoccupazione della Chiesa cattolica indiana per gli episodi di violenza e intimidazione contro i fedeli, in vari stati del paese, per cui si è intavolato un dialogo con le autorità civili. Nei giorni scorsi una delegazione di cinque vescovi, guidata dal Cardinale Anthony Poola, presidente della Conferenza episcopale dell'India , ha incontrato a Nuova Delhi il ministro federale degli Interni Amit Shah, esprimendo perplessità e preoccupazioni riguardo agli episodi di intimidazione e violenza contro fedeli e istituzioni ecclesiali, spesso accompagnati, secondo i Vescovi, da accuse di conversioni forzate.<br />Come ha riferito il portavoce della CBCI, padre Robinson Rodrigues, il ministro Shah ha assicurato che interverrà personalmente nei casi in cui le autorità di polizia non registrino le denunce presentate dai cristiani. Il Ministro ha inoltre invitato le vittime a segnalare direttamente al suo ministero gli episodi nei quali le forze dell'ordine rifiutino di aprire un procedimento, impegnandosi a garantire che venga fatta giustizia.<br />Nel colloquio è stato affrontato anche il tema delle modifiche alla normativa sui finanziamenti esteri . Su questo tema il ministro ha assicurato che le nuove disposizioni non saranno utilizzate contro le comunità cristiane né avranno effetto retroattivo sulle istituzioni ecclesiali realizzate con fondi provenienti dall'estero. <br />I cristiani rappresentano circa il 2,3% della popolazione indiana degli oltre 1,4 miliardi di abitanti del Paese.<br /> Tue, 14 Jul 2026 10:15:31 +0200Formazione missionaria, secondo appuntamento on-line rivolto al mondo anglofono sul messaggio di Leone XIV per la Giornata Missionaria Mondiale 2026https://fides.org/it/news/77929-Formazione_missionaria_secondo_appuntamento_on_line_rivolto_al_mondo_anglofono_sul_messaggio_di_Leone_XIV_per_la_Giornata_Missionaria_Mondiale_2026https://fides.org/it/news/77929-Formazione_missionaria_secondo_appuntamento_on_line_rivolto_al_mondo_anglofono_sul_messaggio_di_Leone_XIV_per_la_Giornata_Missionaria_Mondiale_2026Città del Vaticano – “Uno in Cristo. Un cammino spirituale e missionario” è il tema che viene affrontato oggi, martedì 14 luglio, durante il secondo appuntamento del ciclo di formazione missionaria on line rivolto al mondo anglofono sul messaggio di Leone XIV per la Giornata Missionaria Mondiale 2026. <br /><br />A promuovere il ciclo di quattro appuntamenti on line è il Segretariato internazionale della Pontificia Unione Missionaria insieme ad alcune direzioni nazionali delle Pontificie Opere Missionarie . <br />Il percorso formativo è stato avviato il 9 giugno scorso con la relazione introduttiva del Segretario generale della PUM, padre Dinh Anh Nhue Nguyen, OFMConv, che ha inquadrato il messaggio di Papa Leone XIV nel contesto generale della missione oggi. «Per comprendere il tono missionario del Messaggio del 2026, è fondamentale partire dal percorso personale di Papa Leone XIV. A differenza di altri pontefici, la cui esperienza era prevalentemente accademica o legata alla Curia, Leone XIV è stato profondamente segnato da una lunga esperienza “missionaria ad gentes”. Questo non è stato un elemento secondario della sua vita, bensì una dimensione costitutiva della sua identità ecclesiale» ha affermato il segretario generale della PUM, che ha dialogato durante l’incontro di apertura con padre Bonaventura Luchidio, direttore nazionale delle POM del Kenya. “Il messaggio di Papa Leone XIV ai Direttori Nazionali e quello per la Giornata Missionaria Mondiale costituiscono, sostanzialmente, un appello al rinnovamento missionario. Il Santo Padre invita le Pontificie Opere Missionarie a riscoprire la propria vocazione originaria: formare una Chiesa missionaria - ha evidenziato padre Luchidio . "Per l'Africa" ha aggiunto "ciò significa creare una cultura in cui ogni battezzato comprenda di essere inviato da Cristo. Significa passare da celebrazioni missionarie occasionali a una formazione missionaria permanente. Significa formare sacerdoti, religiosi, catechisti, famiglie, giovani e bambini che siano una cosa sola in Cristo e uniti nella missione”. <br /><br />Ad intervenire oggi insieme a padre Dinh Anh Nhue Nguyen vi è Padre Lawrence Iwuamadi, sacerdote della Diocesi nigeriana di Owerri, Preside e docente di Ermeneutica biblica ecumenica presso l'Istituto ecumenico di Bossey, in Svizzera. L’appuntamento on line è dunque per tutti alle ore 12:30 fino alle 14:00, e gli stessi orari varranno in occasione del terzo appuntamento, in programma l’11 agosto sul tema “Uniti nella missione. Come possiamo vivere e promuovere gli insegnamenti del Papa?”.<br /><br />Il quarto ed ultimo appuntamento del ciclo in lingua inglese è in programma il 22 settembre: si svolgerà dalle ore 16:30 alle 18:00 in modo da facilitare la partecipazione di coloro che si uniranno dal continente americano, e prevede la partecipazione dell’Arcivescovo Samuele Sangalli, Segretario aggiunto del Dicastero per l’Evangelizzazione . L’Arcivescovo Sangalli terrà una conferenza sulla spiritualità missionaria di Santa Teresa di Lisieux Tue, 14 Jul 2026 16:38:41 +0200AMERICA/PERÙ - “In persona Christi Capitis”: le Chiese latinoamericane si interrogano sull’identità dei sacerdoti davanti alle nuove urgenze pastoralihttps://fides.org/it/news/77927-AMERICA_PERU_In_persona_Christi_Capitis_le_Chiese_latinoamericane_si_interrogano_sull_identita_dei_sacerdoti_davanti_alle_nuove_urgenze_pastoralihttps://fides.org/it/news/77927-AMERICA_PERU_In_persona_Christi_Capitis_le_Chiese_latinoamericane_si_interrogano_sull_identita_dei_sacerdoti_davanti_alle_nuove_urgenze_pastoralidi Laura Gómez Ruiz<br /><br />Lima – Dal 13 al 17 luglio si svolge in Perù l’Incontro nazionale dei sacerdoti “In persona Christi Capitis”, un’iniziativa che riunisce presbiteri provenienti dalle 46 circoscrizioni ecclesiastiche del Paese, sul tema “Identità, spiritualità e missione del presbitero come presenza sacramentale di Cristo Sposo, Capo e Pastore”. <br />L’incontro nasce con l’obiettivo di rafforzare la fraternità sacerdotale e approfondire l’identità del ministero ordinato, in un contesto segnato da una emergenza affrontata da molte Chiese latinoamericane: il calo delle vocazioni e la necessità di formare pastori capaci di rispondere alle nuove realtà pastorali.<br /><br />L’iniziativa peruviana si inserisce nella sollecitudine condivisa da diverse Chiese del Continente: come accompagnare la vita dei sacerdoti e promuovere una formazione integrale che permetta di affrontare in modo appropriato gli attuali cambiamenti sociali ed ecclesiali. <br />L’urgenza non riguarda soltanto il numero dei ministri disponibili, ma soprattutto la preparazione di presbiteri con una solida maturità umana, spirituale, intellettuale e pastorale, capaci di ascoltare, discernere e camminare accanto al popolo di Dio.<br /><br />La stessa attenzione è emersa recentemente nella Chiesa in Colombia. Durante la 121ª Assemblea plenaria della Conferenza episcopale, i vescovi hanno riflettuto sulla formazione sacerdotale in un contesto di diminuzione delle vocazioni, sottolineando l’importanza di preparare presbiteri con una profonda vita spirituale e una rinnovata capacità di accompagnamento pastorale . Durante la celebrazione eucaristica conclusiva dell’Assemblea, il Vescovo Germán Medina Acosta, Segretario generale della Conferenza episcopale colombiana, ha sottolineato la necessità di “formare sacerdoti con cuore di pastore, uomini di preghiera e di discernimento, prudenti, semplici e liberi, capaci di camminare con il popolo di Dio e annunciare il Vangelo con gioia e speranza”. Il Vescovo ha aggiunto che “solo una Chiesa che si lascia convertire può formare ministri capaci di accompagnare la conversione del popolo di Dio”, ricordando inoltre che “non possiamo rinnovare i seminari se prima non rinnoviamo il nostro modo di essere pastori”.<br /><br />Anche in Paraguay la Chiesa sta riflettendo sulla medesima esigenza e durante la 248ª Assemblea generale ordinaria, i vescovi hanno analizzato la realtà ecclesiale del Paese, individuando alcune linee di azione per i prossimi anni.<br /><br />Pur partendo da situazioni differenti, le Chiese latinoamericane convergono sulla necessità di rafforzare l’identità sacerdotale e preparare pastori pronti a accompagnare le comunità nei contesti attuali, così come sono. <br />In questo percorso si colloca l’incontro “In persona Christi Capitis” del Perù, come parte di un cammino condiviso volto a custodire la vocazione sacerdotale e rafforzarne la missione al servizio del popolo di Dio.<br />Papa Leone XIV, nella lettera inviata il 4 novembre 2025 al Seminario maggiore “San Carlos y San Marcelo” di Trujillo, in Perù, in occasione dei 400 anni dalla sua fondazione – istituzione nella quale egli stesso ha svolto il servizio di professore e direttore degli studi –,ricordava che il sacerdozio “non è una fuga da ciò che non si vuole affrontare, né un rifugio di fronte alle difficoltà affettive, familiari o sociali; non è neppure una promozione o una protezione, ma un dono totale dell’esistenza”. Il Pontefice inoltre sottolineava che la formazione sacerdotale è anzitutto un cammino di configurazione a Cristo, nel quale “la rettitudine dell’intenzione significa poter dire ogni giorno, con semplicità e verità: ‘Signore, voglio essere il tuo sacerdote, non per me, ma per il tuo popolo’ ”.<br />Tue, 14 Jul 2026 13:32:21 +0200AMERICA/VENEZUELA - Le Suore Salesiane: “non si arresta l’emergenza. il lavoro è tutt’altro che concluso"https://fides.org/it/news/77926-AMERICA_VENEZUELA_Le_Suore_Salesiane_non_si_arresta_l_emergenza_il_lavoro_e_tutt_altro_che_conclusohttps://fides.org/it/news/77926-AMERICA_VENEZUELA_Le_Suore_Salesiane_non_si_arresta_l_emergenza_il_lavoro_e_tutt_altro_che_conclusoCaracas - È salito a quasi 4.500 morti il bilancio ufficiale, ancora provvisorio, dei due devastanti terremoti che hanno colpito il Venezuela lo scorso 24 giugno. I feriti sono circa 17.000, mentre oltre 19.500 persone vivono ancora nei campi di accoglienza. Resta invece incerto il numero dei dispersi. Proseguono senza sosta le operazioni di ricerca e soccorso, l’assistenza sanitaria e la distribuzione di aiuti umanitari, grazie anche al contributo di numerosi Paesi. Parallelamente avanzano gli interventi di recupero e ricostruzione delle infrastrutture, con particolare attenzione alla regione di La Guaira, tra le più colpite dal sisma.<br /><br />In prima linea anche le Suore Salesiane, Figlie di Maria Ausiliatrice, impegnate nell’assistenza alle famiglie sfollate. “Abbiamo distribuito pasti preparati con amore e, soprattutto, siamo rimaste accanto alle persone, ascoltando le loro preoccupazioni e offrendo una presenza amica nei momenti più difficili”, ha dichiarato all’Agenzia Fides la superiora provinciale, suor Maria Eugenia Ramos Rangel.<br /><br />Le religiose hanno raggiunto anche El Junquito, dove il terremoto ha causato ingenti danni materiali, pur senza provocare un elevato numero di vittime. Nei due centri di accoglienza della zona sono stati distribuiti pigiami ai bambini, kit per l’igiene personale e pannolini alle madri. Gli aiuti sono arrivati anche nel centro di Caracas, dove numerose famiglie continuano a vivere in tende dopo che le loro abitazioni sono state dichiarate inagibili.<br /><br />“Siamo felici che diverse famiglie siano già state trasferite nei rifugi di emergenza, ma il lavoro è tutt’altro che concluso”, ha sottolineato suor Eugenia. “Molte persone hanno dovuto lasciare le proprie case senza che fosse loro garantita una nuova sistemazione. Continuano ad attendere risposte concrete e un luogo sicuro da chiamare casa”.<br /><br /> <br />Mon, 13 Jul 2026 11:27:53 +0200ASIA/BANGLADESH - Il Vescovo Tudu: "Il futuro della Chiesa è nei popoli tribali. A Dinajpur ogni anno oltre mille nuovi battezzati"https://fides.org/it/news/77925-ASIA_BANGLADESH_Il_Vescovo_Tudu_Il_futuro_della_Chiesa_e_nei_popoli_tribali_A_Dinajpur_ogni_anno_oltre_mille_nuovi_battezzatihttps://fides.org/it/news/77925-ASIA_BANGLADESH_Il_Vescovo_Tudu_Il_futuro_della_Chiesa_e_nei_popoli_tribali_A_Dinajpur_ogni_anno_oltre_mille_nuovi_battezzatidi Paolo Affatato<br /><br />Dinajpur – "La speranza della Chiesa in Bangladesh sta nelle popolazioni tribali. Possiamo dire che il futuro della Chiesa è lì". Con queste parole il Vescovo di Dinajpur, Sebastian Tudu, descrive all'Agenzia Fides la vitalità della diocesi situata nel Nordovest del Bangladesh, dove la comunità cattolica continua a crescere grazie all'annuncio del Vangelo tra le popolazioni indigene, in particolare i Santal e gli Orao.<br /><br />Eretta nel 1927, la diocesi di Dinajpur, su una popolazione di circa 18 milioni di abitanti, conta circa 100mila cattolici, circa lo 0,6% della popolazione. La diocesi è articolata in oltre 30 parrocchie e ha numerose stazioni missionarie sparse nei villaggi tribali del territorio, con sacerdoti, religiosi, religiose e catechisti impegnati nell'evangelizzazione, nell'istruzione e nella promozione umana. La assoluta maggioranza dei fedeli cattolici appartiene ai gruppi etnici tribali, in particolare Santal e Orao, comunità da cui continuano a provenire famiglie che scelgono la fede cristiana.<br /><br />"Nel territorio di Dinajpur vivono numerose comunità tribali, mescolate tra loro. È una delle diocesi in cui la presenza cattolica è diffusa soprattutto tra queste popolazioni", racconta il Vescovo a Fides. "Tra i Santal e gli Orao vediamo una grande possibilità di evangelizzazione. La Chiesa di Dinajpur si espande e cresce ogni anno".<br />Il processo, racconta, nasce sempre dall'iniziativa delle stesse comunità: "Il nostro modo di evangelizzare è anzitutto quello di portare un primo annuncio e un prima testimonianza di fede in luoghi remoti. Mandiamo catechisti, sacerdoti e religiose nei villaggi dove non c'è ancora nessun cristiano. Molto spesso sono gli abitanti stessi a invitarci. Chiedono di conoscere la fede cristiana e manifestano il desiderio di ascoltare il Vangelo".<br /><br />Da quel primo incontro prende avvio un percorso di catecumenato che richiede tempo e preparazione: "Sacerdoti e catechisti iniziano a frequentare il villaggio e alcuni abitanti diventano ufficialmente 'catecumeni'. Dopo un cammino di circa un anno possono ricevere il battesimo; talvolta occorre più tempo, perché vogliamo che siano preparati bene. Imparano la liturgia, le preghiere, comprendono e sperimentano la vita cristiana. In questo modo prepariamo la nascita di una comunità cristiana in quel villaggio".<br /><br />Non si tratta soltanto di conversioni individuali: "A volte battezziamo dieci, quindici o venti famiglie insieme. Talvolta un intero villaggio accoglie il Vangelo". È così, osserva il Vescovo, "la comunità cattolica continua a crescere costantemente, grazie a Dio". La crescita è visibile anche nell'organizzazione pastorale della diocesi: "Quasi ogni anno apriamo una nuova parrocchia", afferma mons. Tudu. "Ogni anno abbiamo più di mille nuovi battezzati. Le comunità ci sono, sono pronte. Ma, per erigere una nuova parrocchia, dobbiamo predisporre tutto il necessario: la chiesa, la canonica, le strutture. A volte le difficoltà economiche rallentano questo processo. Ma la gente c'è. Questo per noi è un grande segno di speranza".<br /><br />Secondo il Vescovo Tudu, il dinamismo missionario della Chiesa bangladese è oggi chiaramente legato ai popoli indigeni: "La Chiesa in Bangladesh può crescere soprattutto tra le popolazioni tribali. La maggioranza dei cattolici nel nostro Paese, che è a larga maggioranza islamica, appartiene a queste comunità. Per questo diciamo che la speranza e il futuro della Chiesa sono proprio i tribali". <br />In Bangladesh non esiste una legge che vieti ai musulmani di convertirsi al cristianesimo e la Costituzione garantisce formalmente la libertà di religione, compresa la possibilità di professare, praticare e propagare una fede. Tuttavia, sul piano sociale e familiare, la conversione di un musulmano al cristianesimo può comportare forti pressioni e un convertito dall'islam può subire isolamento, rottura dei rapporti familiari, discriminazioni, perdita del lavoro o anche minacce e aggressioni da parte di gruppi estremisti. In tale quadro, per preservare l'armonia interreligiosa, l'opera di annuncio e predicazione della Chiesa cattolica si rivolge soprattutto alle popolazioni indigene non musulmane.<br /><br />Il Vescovo Tudu indica anche le ragioni dell'apertura di tali popoli al cristianesimo: "Certamente esistono alcuni elementi culturali che rendono più facile l'incontro con la nostra fede, ma non è questo il motivo principale. Quando essi ricevono un'istruzione, quando imparano a riflettere e a ragionare, riscoprono la loro dignità. La Chiesa promuove l'istruzione e quei popoli ne sono profondamente grati". "Ma ciò che li attrae davvero - prosegue - è il Vangelo. Le parole di Gesù, come 'Beati i poveri', parlano direttamente al loro cuore. Nel Vangelo trovano una Parola di vita. Questi popoli praticano ancora culti tradizionali e forme di animismo e scoprono nella Parola di Dio una guida per la loro esistenza. Per loro è un grande dono e un punto di riferimento solido, una guida sicura".<br />Lo stesso Vescovo Tudu appartiene al popolo Santal. "Sono un Santal. Mio padre era già stato battezzato e io ho ereditato la fede dalla mia famiglia. Oggi vedo tanti membri del nostro popolo accogliere il cristianesimo e questo mi riempie di gioia".<br /><br />La crescita della Chiesa si riflette anche nell'aumento delle vocazioni: "Tra le popolazioni tribali nascono molte vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata. L'entusiasmo è grande, perché sono comunità che hanno conosciuto la fede da relativamente poco tempo. Vediamo l'opera di Dio in loro. E' un grande dono per noi".<br />Il Vescovo sottolinea, inoltre, il clima di convivenza pacifica che caratterizza i villaggi della diocesi: "Non abbiamo problemi né con i musulmani né con i tribali che non si sono convertiti. Vivono tutti fianco a fianco. Fra gli indigeni, alcuni seguono ancora l'animismo, altri sono cristiani, ma partecipano insieme alle attività sociali e culturali, ai matrimoni, alle celebrazioni, alle feste del villaggio. Sono persone semplici, pacifiche e felici".<br />Molte di queste famiglie vivono nelle aree rurali, ai margini delle foreste, e si dedicano principalmente all'agricoltura. "Il livello di istruzione - nota - è ancora basso. Per questo una parte fondamentale della missione della Chiesa consiste nel promuovere la scuola e accompagnare i bambini e i giovani nel loro percorso educativo. Le famiglie apprezzano molto questo servizio".<br /><br />Nel ricordare la storia della diocesi, mons. Tudu esprime una profonda riconoscenza verso i missionari che hanno gettato le basi della Chiesa locale. "Abbiamo ricevuto un dono immenso dai missionari, come quelli del Pontificie Istituto Missioni estere . Molti oggi sono anziani oppure ci hanno già lasciato. Verso di loro nutriamo una gratitudine profonda. Non solo hanno fondato la nostra la Chiesa, ma hanno contribuito anche allo sviluppo umano, sociale ed educativo delle nostre comunità".<br /><br />Lo sguardo di mons. Tudu si apre al futuro: "Sono molto fiducioso. Speriamo che la Chiesa universale continui a sostenere la nostra piccola Chiesa. Ne abbiamo ancora bisogno, perché la missione continua e il Signore continua a chiamare nuove persone alla fede".<br /><br />Mon, 13 Jul 2026 11:21:32 +0200ASIA/CINA - “Correre per il Signore”: seconda edizione della “Mezza Maratona sinodale” dell’arcidiocesi di Pechinohttps://fides.org/it/news/77924-ASIA_CINA_Correre_per_il_Signore_seconda_edizione_della_Mezza_Maratona_sinodale_dell_arcidiocesi_di_Pechinohttps://fides.org/it/news/77924-ASIA_CINA_Correre_per_il_Signore_seconda_edizione_della_Mezza_Maratona_sinodale_dell_arcidiocesi_di_PechinoPechino – “Correre per il Signore” sulla via dell’annuncio del Vangelo e della testimonianza della fede. È il motto della seconda edizione della “Mezza Maratona Sinodale” intitolata “Pegaso”, organizzata dall’arcidiocesi di Pechino e svoltasi venerdì 10 luglio nei pressi del Seminario Filosofico-Teologico diocesano, dopo che i sacerdoti avevano concluso il ritiro spirituale annuale. Secondo i siti della diocesi e del Seminario, una trentina di sacerdoti diocesani hanno preso parte dell’iniziativa promossa dal Vescovo Giuseppe Li Shan e organizzata dal suo coadiutore, il Vescovo Matteo Zhen Xuebin . <br />L'obiettivo dichiarato dell’iniziativa è stato quello di accrescere la comunione e la fraternità sacerdotale attraverso l'attività sportiva, infondendo nuovo slancio all’opera pastorale e missionaria. <br />Il benessere fisico e spirituale la crescita integrale dei sacerdoti sono al centro della sollecitudine della diocesi. <br /><br />Dal 7 al 10 luglio si sono svolti gli esercizi spirituali annuali per i sacerdoti, guidati presso il Saminario dallo stesso Vescovo Li Shan. Durante le meditazioni, il Vescovo di Pechino ha esortato tutti i sacerdoti a rimanere fedeli alla propria vocazione sacerdotale perseverando nell’opera missionaria e evangelizzatrice. Diversi sacerdoti diocesano e formatori del Seminario hanno presieduto le meditazioni spirituali incentrate sulla lettura della Sacra Scrittura e volte a ravvivare zelo apostolico e gratitudine per la vocazione sacerdotale ricevuta in dono. <br />Nella cornice della esperienza edificante condivisa durante gli esercizi spirituali sacerdotali si colloca anche l’invito a “partecipare secondo le proprie capacità” alla mezza maratona, riconoscendo la rilevanza di curare la propria condizione fisica e puntando l’accento sulla condivisione e la partecipazione più che sulla competizione. <br />I partecipanti hanno comunque preso sul serio la gara: il miglior tempo ottenuto è stato quello di un’ora, 42 minuti e 30 secondi. Prima della partenza, tutti i partecipanti hanno preso parte a un momento di preghiera e al riscaldamento atletico. Lungo il percorso erano presenti punti di ristoro e postazioni di assistenza medica, predisposti per garantire lo svolgimento della manifestazione in piena sicurezza e con ordine, visto la condizione meteorologica di Pechino, caratterizzata in questa stagione dal caldo torrido. Al termine della competizione si è svolta la cerimonia di premiazione.<br /> <br />Mon, 13 Jul 2026 11:19:04 +0200Seminari in Africa, padre Guy Bognon (POSPA): la formazione dei seminaristi richiede anche il coinvolgimento diretto dei Vescovihttps://fides.org/it/news/77923-Seminari_in_Africa_padre_Guy_Bognon_POSPA_la_formazione_dei_seminaristi_richiede_anche_il_coinvolgimento_diretto_dei_Vescovihttps://fides.org/it/news/77923-Seminari_in_Africa_padre_Guy_Bognon_POSPA_la_formazione_dei_seminaristi_richiede_anche_il_coinvolgimento_diretto_dei_VescoviLibreville – Mentre l’Africa è oggi, insieme all’Asia, uno dei due soli Continenti in cui il numero dei sacerdoti continua ad aumentare, ed è l’unico in cui anche il numero dei seminaristi nei seminari maggiori è in crescita, la questione della qualità della formazione è al centro della sollecitudine della Pontificia Opera Missionaria San Pietro Apostolo .<br /> <br />Secondo i dati ripubblicati dall’Agenzia Fides nell’ottobre 2025, mentre il totale mondiale dei presbiteri scende a 406.996 , l’Africa registra una crescita significativa e vede anche aumentare il numero dei seminaristi maggiori , in un contesto globale in cui invece tutti gli altri Continenti registrano dati in diminuzione.<br /> <br />«Siamo andati in Gabon, soprattutto a Libreville, dal 15 al 20 di giugno, per una formazione dei formatori», confida all’Agenzia Fides padre Guy Bognon, Segretario generale della POSPA, biblista di formazione ed ex rettore di grandi seminari in Benin. L’iniziativa ha riunito una ventina di sacerdoti provenienti da tutti i seminari del Paese, alcuni parroci ma anche docenti nei seminari in qualità di formatori esterni.<br /> <br />Dopo la Messa di apertura, i partecipanti sono stati invitati a vivere un ritiro spirituale, centrato sulla Parola di Dio e sul senso della consacrazione. «Abbiamo iniziato così per comprendere che la questione della formazione nei seminari non è solo una ‘questione intellettuale’, ma riguarda il cuore. Abbiamo incentrato questo ritiro su una meditazione sul significato del “consacrarsi”», spiega padre Bognon. Si trattava di contemplare «il modo in cui Gesù, egli stesso consacrato, ha vissuto questa realtà lungo tutta la sua vita, per poi collegarla a noi consacrati di oggi, tenendo conto delle sfide che abbiamo davanti e dei mezzi concreti che possiamo avere a disposizione per la nostra missione».<br /> <br /><br />“Formazione permanente” per “configurarsi sempre più a Cristo”<br /><br />I giorni successivi sono stati dedicati a conferenze e dibattiti. «Abbiamo iniziato con una riflessione intitolata “l’urgenza e la necessità della formazione permanente”», prosegue. «Molti si chiedono che cosa abbiano ancora da imparare, ma bisogna capire che non si finisce mai di apprendere: tutta la vita è un cammino di apprendimento. È necessaria una conversione permanente per configurarsi sempre più a Cristo e per rinnovarsi, soprattutto come formatori di seminario, approfondendo continuamente le proprie conoscenze e la propria vita interiore».<br /> <br /> Le esigenze del ministero di formatore, l’itinerario formativo del seminario, le dimensioni spirituale, umana, intellettuale e pastorale sono stati trattati in dettaglio, anche alla luce della “Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis”, il documento ufficiale della Santa Sede, pubblicato nel 2016 sotto il titolo “Il dono della vocazione” e che stabilisce le linee guida e le norme per la formazione dei futuri sacerdoti nella Chiesa universale.<br /><br /> <br />«Un’attenzione particolare è stata dedicata all’accompagnamento spirituale dei seminaristi», osserva padre Bognon. «Non si improvvisa: esistono regole e un sapere che non si apprendono soltanto all’università, ma anche attraverso l’esperienza. Si possono avere titoli accademici ed essere capaci di insegnare, ma ciò non basta per essere un buon formatore». <br /><br />La sessione ha inoltre insistito «sugli aspetti delicati dell’affettività, indispensabili per formare persone equilibrate», sulla capacità di «rendere ragione della propria fede» e sulla finalità pastorale di ogni formazione. La vita fraterna è stata un elemento centrale di queste giornate. «Questi giorni non si limitavano alle conferenze: c’erano la Messa quotidiana, la preghiera della Liturgia delle Ore, momenti di condivisione fraterna», racconta il Segretario generale della POSPA. «Volevamo vivere come fratelli, per comprendere dall’interno che cosa sia la formazione».<br /><br />La “quantità” delle vocazioni non basta<br /> <br />La missione è stata anche occasione diversi incontri con i responsabili della Chiesa in Gabon: l’incaricato d’affari della nunziatura, Monsignor Grzegorz Piotr Bielaszka, il Presidente della Conferenza episcopale, Jean-Vincent Ondo Eyene, vescovo di Oyem, l’Arcivescovo di Libreville, Mons. Jean-Patrick Iba-Ba, il vescovo di Franceville, Monsignor Ephrem Ndjoni, e il Nunzio apostolico recentemente nominato, S.E. Mons. Relwendé Kisito Ouédraogo. Padre Bognon sottolinea così che «numerosi aspetti della formazione richiedono il coinvolgimento diretto dei vescovi. I formatori agiscono in loro nome e non possono fare nulla senza il loro sostegno».<br /> <br />Per padre Serge-Patrick Mabickassa, coordinatore della commissione episcopale comunicazione, cultura e turismo e formatore presso il seminario maggiore nazionale Sant’Agostino di Libreville, questa sessione risponde a urgenze molto concrete. Tra le urgenze, individua il bisogno di «una formazione intellettuale che ponga l’accento sulla teologia africana», capace di illuminare «le crisi di fede legate ai rapporti tra fede cristiana, religione tradizionale e cultura gabonese», l’apprendimento della Lectio divina «per tessere un’intimità con il Signore» e «l’invito a coltivare la carità pastorale verso i più poveri e tutti i cristiani», in un contesto in cui «troppo spesso i laici ci rimproverano una mancanza di vicinanza e di attenzione verso le persone fragili». «Questo seminario di formazione ha risposto a tali esigenze offrendoci gli strumenti di cui il futuro sacerdote ha bisogno per essere ben formato, in particolare la familiarità con la Parola di Dio per i futuri sacerdoti e la lettura dei Padri della Chiesa per affrontare le questioni di fede, oltre al richiamo che il sacerdote deve essere in ascolto del suo popolo», confida a Fides.<br /> <br />La sessione, afferma, «ci aiuta a ripensare le nostre pratiche pedagogiche e il nostro accompagnamento spirituale perché ci ha offerto un aggiornamento sui metodi tradizionali». Con l’attuazione della Ratio, «abbiamo scoperto che ormai essa pone il seminarista al centro della propria formazione. Egli è responsabile della sua formazione. Ogni seminarista è anche il proprio formatore e il formatore degli altri seminaristi».<br /> <br />Sul piano intellettuale, il formatore osserva che «con l’avvento dell’intelligenza artificiale e di internet», il lavoro intellettuale può essere messo in difficoltà quando gli strumenti si sostituiscono alla riflessione. Egli invita a «un apprendimento dell’uso etico dell’intelligenza artificiale per evitare la mancanza di ispirazione nella preparazione delle omelie e delle catechesi dei futuri sacerdoti», così come a «una revisione dei metodi di presentazione dei lavori scientifici per un migliore esercizio dell’intelligenza della fede».<br /> <br />In questa dinamica, la POSPA si prepara a intervenire «in diversi Paesi — presto in Tanzania, poi in Malawi e in Burkina Faso — perché la formazione dei formatori è al cuore della nostra missione», insiste padre Bognon. «È essenziale che le Conferenze episcopali prendano sul serio questo aspetto: la quantità delle vocazioni non basta, serve anche la qualità. Formare sacerdoti non significa semplicemente rallegrarsi di avere seminari pieni. Una formazione di qualità dipende direttamente dalla qualità dei formatori, e questa esige una formazione continua. Il sacerdozio non si conclude con l’ordinazione: è un cammino che dura tutta la vita».<br /> <br />Al termine dell’esperienza vissuta in Gabon, la convinzione condivisa è chiara: «Oggi, di fronte alle sfide del mondo, è essenziale avere sacerdoti ben formati, capaci di guidare», conclude padre Bognon, precisando: «La “qualità” di un sacerdote dipende prima di tutto dalla sua vita interiore, dalla sua relazione con Dio, perché è da lì che il sacerdote riceve ciò che deve trasmettere». <br /><br /> <br />Mon, 13 Jul 2026 10:30:13 +0200Nei Paesi africani cresce l'allarme sociale per i danni delle miniere illegalihttps://fides.org/it/news/77918-Nei_Paesi_africani_cresce_l_allarme_sociale_per_i_danni_delle_miniere_illegalihttps://fides.org/it/news/77918-Nei_Paesi_africani_cresce_l_allarme_sociale_per_i_danni_delle_miniere_illegalidi Cosimo Graziani<br /><br />Monrovia - In Liberia è stata annunciata la creazione di una task force per la lotta contro il fenomeno delle miniere illegali. La “Protect Our Resources Taskforce” , questo il nome del gruppo, è stata creata per rafforzare le ispezioni, migliorare il rispetto delle normative e accrescere il monitoraggio governativo del fenomeno. Il lancio dell’iniziativa – riferisce anche la testata liberiana testata locale The New Dawn - è avvenuto alla presenza ministro per l’Energia e le Miniere Matenokay Tingban, che l’ha indicata come segno di “un cambio strategico verso il rafforzamento guidato dall’intelligence, un coordinamento strategico più forte e una gestione delle risorse minerarie più responsabile”. <br />La Taskforce controllerà il lavoro delle miniere presenti nel Paese, verificando che vangano rispettate le licenze, il pagamento delle royalties, gli standard ambientali, le norme occupazionali e altre normative. Uno degli obiettivi del governo è quello di promuovere uno sviluppo controllato del settore minerario, riducendo le miniere illegali e il traffico illegale, soprattutto di oro, per migliorare non solo le condizioni di lavoro e l’impatto ambientale, ma anche le entrate governative. Come ha detto Tingban durante la conferenza stampa di presentazione, le risorse minerarie in Liberia fanno parte degli asset nazionali e devono contribuire alla trasformazione economica, la stabilità finanziaria, la sostenibilità ambientale e la prosperità nazionale.<br />La decisione del governo liberiano di creare una taskforce per il settore minerario non deve sorprendere. Il proliferare delle miniere, soprattutto illegali, è uno dei problemi socioeconomici che stanno affliggendo diversi Paesi del Continente. <br />Le zone su cui il fenomeno ma maggior impatto sono l’Africa occidentale, dal Senegal alla Nigeria, e il bacino del Congo, Camerun e Repubblica Democratica del Congo . Ma miniere illegali sono presenti anche in Sudafrica e in Uganda, e si tratta soprattutto di miniere d’oro. Negli ultimi giorni in questi due Paesi sono state chiuse delle miniere illegali, chiusure che nel caso del Sudafrica sono state accompagnate dall’arresto di più di duecento persone, in maggioranza immigrati senza permesso di soggiorno.<br />Le miniere illegali sono un danno per le società africane sotto molti punti di vista, a partire da quello ambientale. Per estrarre l’oro si fa uso di sostanze inquinanti come il mercurio, che viene riversato in fiumi e bacini idrici. All’impatto devastante sul piano ambientale si accompagna quelli sul piano sociale: nella già citata miniera chiusa in Uganda negli ultimi giorni, nel distretto di Kanungu, si era scatenata una vera e propria corsa all’oro nelle ultime settimane. Tale corsa ha spinto la maggior parte della popolazione ad abbandonare il villaggio di Kanoni per trasferirsi in diroccati compound attorno alla miniera. L’abbandono del villaggio ha causato localmente una crisi alimentare, perché gli agricoltori locali hanno preferito lasciare i loro campi per dedicarsi all’attività estrattiva. Inoltre vi è stato il trasferimento di intere famiglie, minori compresi, che per aiutare i propri famigliari sono stati costretti a lasciare le scuole. Per risolvere questa situazione in Uganda è dovuta intervenire il ministro dell’Energia e dello Sviluppo Minerario Phiona Nyamutoro, che arrivata sul posto ha chiuso le attività della miniera.<br />La questione non intreccia solo problemi sociali interni, ma è connessa a dinamiche e conflitti di ampiezza internazionale. La crescita del fenomeno delle miniere illegali è alimentata dalla fame di materie e minerali di potenze geopolitiche regionali e globali. È connessa alla corruzione diffusa, e rappresenta un altro volto del neocolonialismo. <br />Nella Repubblica Democratica del Congo le attività estrattive sono connesse con la situazione di instabilità dovuta alla presenza di gruppi ribelli come l’M23. Da quando il gruppo ha preso il controllo di Goma, all’inizio del 2025, il governo di Kinshasa ha perso il controllo sulle miniere locali che sono gestite dal gruppo ribelle, che ha anche esteso il suo controllo sul contrabbando di oro. A questo va aggiunto che in RDC le miniere non sono solo di oro, ma anche di metalli preziosi per le innovazioni tecnologiche, al centro di un traffico che fa gola ai gruppi ribelli, spesso connessi a intrecci di alleanze con gruppi e apparati di Paesi limitrofi. Così anche il traffico di oro e minerali preziosi si connota come terreno di scontro economico connesso a conflitti regionali e globali. <br />Sun, 12 Jul 2026 10:55:02 +0200AFRICA/TANZANIA - Nomina di Vescovo Ausiliare di Dar-es-Salaamhttps://fides.org/it/news/77922-AFRICA_TANZANIA_Nomina_di_Vescovo_Ausiliare_di_Dar_es_Salaamhttps://fides.org/it/news/77922-AFRICA_TANZANIA_Nomina_di_Vescovo_Ausiliare_di_Dar_es_SalaamCittà del Vaticano - Il Santo Padre Leone XIV ha nominato Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi Metropolitana di Dar-es-Salaam il Rev.do Vincent Lawrence Mpwaji, del clero della medesima Arcidiocesi, finora Cancelliere diocesano, assegnandogli la Sede titolare di Tacarata in Numidia.<br /><br />Vincent Lawrence Mpwaji è nato il 5 giugno 1978 a Morogoro, Tanzania. Ha studiato Filosofia presso il St. Anthony of Padua di Bukoba e Teologia presso il St. Charles Lwanga di Dar-es-Salaam. È stato ordinato sacerdote il 7 luglio 2008.<br /><br />Ha ricoperto i seguenti incarichi e svolto ulteriori studi: Segretario diocesano, Segretario per l’Educazione e Notaio del Tribunale arcidiocesano ; Dottorato in Teologia Dogmatica presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma ; membro del Comitato arcidiocesano per i progetti ; dal 2021, finora, Cancelliere dell’Arcidiocesi e Viceparroco della Cattedrale di St. Joseph a Dar-es-Salaam. .Sat, 11 Jul 2026 12:59:15 +0200ASIA/FILIPPINE - Padre Sebastiano D'Ambra: "Il dialogo viene da Dio e conduce a Dio. Questo è stato il filo di tutta la mia vita in missione"https://fides.org/it/news/77916-ASIA_FILIPPINE_Padre_Sebastiano_D_Ambra_Il_dialogo_viene_da_Dio_e_conduce_a_Dio_Questo_e_stato_il_filo_di_tutta_la_mia_vita_in_missionehttps://fides.org/it/news/77916-ASIA_FILIPPINE_Padre_Sebastiano_D_Ambra_Il_dialogo_viene_da_Dio_e_conduce_a_Dio_Questo_e_stato_il_filo_di_tutta_la_mia_vita_in_missioneZamboanga – "Non è facile fare un bilancio di 60 anni di vita missionaria. Posso solo raccontare quello che ho nel cuore, quello che il Signore mi ha concesso di vivere. Posso dire cosa è stato e cosa è per me l’impegno e il cammino nel dialogo islamo-cristiano: significa crescere insieme nello spirito, percorrere insieme il cammino che conduce a Dio". A poche settimane dal 60° anniversario di ordinazione sacerdotale, celebrato il 25 giugno 2026, e pensando a cinquant'anni di missione nel Sud delle Filippine, padre Sebastiano D'Ambra, 84enne missionario del Pontificio Istituto Missioni Ester , in un colloquio con l'Agenzia Fides ripercorre il cammino che lo ha portato a diventare uno dei principali testimoni del dialogo tra cristiani e musulmani nell'isola di Mindanao, dove tuttora risiede, nella città di Zamboanga.<br /><br />Nato ad Aci Trezza, in Sicilia, dopo gli studi nel seminario di Acireale scelse il PIME. Ordinato sacerdote nel 1966, trascorse i primi anni nel servizio di animazione missionaria. Ma già allora, ricorda, insieme ai confratelli padre Salvatore Carzedda e padre Antimo Villano maturava un sogno: "Eravamo agli inizi degli anni Settanta e desideravamo intraprendere quelle che allora, nel clima del Concilio Vaticano II, venivano chiamate le 'nuove vie della missione'. Non volevamo limitarci a parlare della missione: volevamo viverla, dare una testimonianza concreta".<br />Quel sogno prese forma nel 1977, quando il PIME li inviò nelle Filippine, scegliendo una delle frontiere più delicate della missione: il dialogo interreligioso. Padre D'Ambra fu destinato a Siocon, sull’isola di Mindanao, nel Sud dell’arcipelago. Era un tempo segnato dalla legge marziale imposta nelle Filippine dal regime di Ferdinando Marcos, dal conflitto armato e dalla presenza dei movimenti ribelli musulmani: "Quando arrivammo c'era violenza. Ho cercato di comprendere quali fossero i segni di Dio in quella situazione", dice a Fides. Per questo, con un’esperienza pionieristica, decise di provare a vivere, da solo, in un villaggio musulmano. Fu un'esperienza che avrebbe cambiato per sempre il suo modo di intendere la missione: "Lì il Signore mi ha fatto comprendere quello che è diventato il messaggio centrale di tutta la mia vita missionaria: il dialogo viene da Dio e conduce a Dio".<br /><br />Da quella intuizione spirituale nacque il movimento “Silsilah”, parola araba che significa "catena". Una catena che, spiega il missionario, non indica soltanto il legame tra persone di religioni diverse: "Generalmente il dialogo con i musulmani viene inteso come collaborazione in campi specifici. Per noi è qualcosa di molto più profondo: è una catena spirituale che unisce cristiani e musulmani a Dio. Da questa relazione nasce la fraternità tra noi".<br />Il cammino del movimento, tuttavia, non è stato privo di difficoltà, ostacoli e prove. Nel 1981 un attentato costò la vita a un suo collaboratore filippino. I superiori gli chiesero di lasciare temporaneamente Mindanao e rientrare a Roma. "È stato un tempo di grazia", ricorda. Nella capitale frequentò il PISAI , approfondendo lo studio dell'arabo e dell'islam. "Ho potuto consolidare la riflessione sulla dimensione spirituale e sui fondamenti del dialogo interreligioso", nota.<br />La prova più dura arrivò però nel 1992, quando padre Salvatore Carzedda, confratello del PIME, fu assassinato a Zamboanga City in un agguato organizzato da estremisti islamici. "Molti dicevano che era meglio chiudere tutto, abbandonare il cammino. Ma, dopo un profondo discernimento spirituale, abbiamo scelto un'altra parola: 'Padayon', che significa 'andiamo avanti'. Se quest'opera era di Dio, Lui stesso l'avrebbe sostenuta".<br />Quella scelta segnò una svolta. Il movimento Silsilah continuò a crescere, dando vita a nuove iniziative come l'Harmony Village, luogo di formazione, incontro e convivenza tra cristiani e musulmani.<br /><br />Negli anni padre D'Ambra è stato anche chiamato a svolgere il servizio di segretario nazionale per il dialogo interreligioso della Conferenza Episcopale delle Filippine, contribuendo a diffondere in tutto il Paese la riflessione maturata nell'esperienza di Silsilah. Dal movimento è nata anche una comunità specificamente cattolica, l'Emmaus Dialogue Movement, riconosciuta dai Vescovi filippini, che riunisce consacrati, laici e famiglie chiamati a vivere il dialogo come autentica vocazione cristiana.<br />L'ultima tappa di questo lungo percorso è l'Emmaus College of Theology, inaugurato cinque anni fa, dove giovani provenienti da diverse realtà seguono un corso quadriennale di teologia con specializzazione nel dialogo interreligioso, conseguendo un titolo accademico riconosciuto dallo Stato. "L'obiettivo è continuare a formare missionari del dialogo. Non si tratta semplicemente di imparare a convivere, ma di vivere una spiritualità del dialogo", spiega a Fides.<br />Oggi le comunità musulmane che partecipano al cammino di Silsilah sono presenti soprattutto nei quartieri più poveri di Zamboanga e la missione si è estesa anche all'isola di Basilan, mentre sono molti i religiosi e fedeli che, avendo conosciuto e frequentato Silsilah, portano quello spirito nelle diocesi del territorio filippino ma anche in altre parti del mondo.<br /><br />Guardando ai 60 anni di sacerdozio e ai 50 anni di missione nelle Filippine, padre D'Ambra non mette al centro i risultati raggiunti, ma la fedeltà di Dio: "Ringrazio il Signore perché mi ha sempre guidato. Ho imparato che siamo condotti da Lui in tutto quello che facciamo. Tutto ciò che siamo e facciamo è un segno di speranza per il Vangelo, è un’opera per comunicare il suo amore".<br />Con umiltà osserva che l'opera compiuta in questi decenni "ha contribuito a lasciare nelle Filippine un orientamento spirituale sul dialogo, strada che viene da Dio e che conduce a Dio", dice, ricordando i quattro aspetti interconnessi della "spiritualità del dialogo" che si coltivano in Silsilah: dialogo con Dio; dialogo con se stessi; dialogo con il prossimo; dialogo con il creato. Il missionario tiene a chiarire un punto essenziale: "Una volta un Vescovo mi disse: a Mindanao il dialogo è necessario perché ci sono cristiani e musulmani; nella mia diocesi invece non serve, perché non abbiamo musulmani. Credo non sia l'approccio giusto. Il dialogo non è una strategia, non è uno strumento per gestire i rapporti con altre religioni. Significa crescere insieme nello spirito, percorrere insieme il cammino verso Dio. Da qui nascono la fraternità, la convivenza e la pace".<br />È questa, dice, l'eredità che desidera consegnare alle nuove generazioni, mentre altre persone si preparano a guidare il movimento. "Rimetto tutta quest'opera nelle mani di Dio, perché è un progetto suo. Anni fa ho scritto un libro intitolato 'A Call to a Dream', il sogno della convivenza pacifica; poi abbiamo pubblicato la raccolta 'Dreaming Together'. Spero che, con la grazia di Dio, possiamo continuare a sognare insieme".<br /> <br /><br />Sat, 11 Jul 2026 15:58:18 +0200“Il cristianesimo non fa che cominciare”. Ecco come lo sguardo missionario di Leone XIV affonda le sue radici negli Atti degli Apostolihttps://fides.org/it/news/77921-Il_cristianesimo_non_fa_che_cominciare_Ecco_come_lo_sguardo_missionario_di_Leone_XIV_affonda_le_sue_radici_negli_Atti_degli_Apostolihttps://fides.org/it/news/77921-Il_cristianesimo_non_fa_che_cominciare_Ecco_come_lo_sguardo_missionario_di_Leone_XIV_affonda_le_sue_radici_negli_Atti_degli_Apostolidi Marie-Lucile Kubacki<br /><br />Roma - «Il vostro libro abituale di preghiera e di meditazione siano gli Atti degli Apostoli. Andate lì per trovare l’ispirazione. E il protagonista di questo libro è lo Spirito Santo». Aveva detto questo Papa Francesco ai direttori delle Pontificie Opere Missionarie, ricevendoli in udienza nel Palazzo apostolico, nel 2018. <br />I primi tempi del cristianesimo hanno costituito un riferimento costante in ogni epoca di grande riflessione nella Chiesa. Ciò è avvenuto anche durante il Concilio Vaticano II, Concilio del “ressourcement”, il “ritorno alle sorgenti”, nel quale vescovi e teologi sono tornati alle fonti antiche – Scrittura, liturgia antica, Padri della Chiesa – per trovare le vie più convenienti al cammino della Chiesa nel mondo contemporaneo. <br />Erede di questa storia, anche Leone XIV, che ha avviato una serie di catechesi sul Vaticano II, nutre il suo sguardo sulla missione alla fonte degli Atti degli Apostoli, come a un libro delle origini: quello di una Chiesa resa viva dallo Spirito, configurata dal ministero di Pietro, segnata dal martirio di Stefano e sempre «nascente». Da qui scaturisce il suo approccio missionario, plasmato dalla Pentecoste, dalla prossimità ai feriti, dalla via disarmata dei martiri e dalla convinzione che ancora oggi «il cristianesimo non fa che cominciare», come diceva il sacerdote ortodosso russo Alexandr Men’, assassinato nel 1990.<br /><br />Pentecoste: lo Spirito che apre le porte<br /><br />A un mese dalla sua elezione, l’8 giugno 2025, nell’omelia pronunciata per la solennità di Pentecoste, Leone XIV rilegge il secondo capitolo degli Atti come la scena fondativa in cui lo Spirito «apre» le porte del Cenacolo, mentre gli apostoli vi sono rinchiusi per paura. Questa dinamica dell’«apertura delle porte» struttura la sua visione missionaria. <br />Lo Spirito «apre le frontiere anzitutto dentro di noi», liberandoci dalle nostre rigidità, chiusure, egoismi, paure che ci bloccano e narcisismi. «Apre anche le frontiere nelle nostre relazioni», aiutandoci a superare la paura dell’alterità, smascherando «i pericoli più nascosti che inquinano le relazioni, come i fraintendimenti, i pregiudizi, le strumentalizzazioni», e facendo «maturare in noi i frutti che ci aiutano a vivere relazioni vere e buone», cioè «amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé» . Al di là dell’individuo, lo Spirito «apre anche le frontiere tra i popoli», sostituendo al caos conflittuale di Babele la possibilità di una comprensione reciproca. Questo episodio insegna che una Chiesa è veramente apostolica quando lascia allo Spirito il compito di sbloccare le sue chiusure e superare i suoi ripiegamenti per andare incontro all’altro.<br />Nel 2026, sempre in occasione della Pentecoste, Papa Prevost precisa questa prospettiva presentando lo Spirito come Spirito di pace, di missione e di verità: affermando che il perdono affidato alla Chiesa è un’opera divina offerta «perché non esclude nessuno» e che l’annuncio non si fonda «non certo per nostro merito, né per privilegio, ma per la parola del Signore, che santifica il peccatore, risana il lebbroso, fa di chi lo ha rinnegato un apostolo.» Richiamandosi ad Agostino , rilegge il dono delle lingue come segno di un’unità nella «unica fede» e denuncia esplicitamente «faziosità», «ipocrisie», e «mode» che oscurano il Vangelo, sottolineando al tempo stesso che la verità di Dio è una parola liberatrice che «trasforma dall’interno ogni cultura». Da qui deriva anche la sua critica della «guerra giusta» nell’enciclica “Magnifica humanitas” : il ricorso a tale categoria appare ormai superato e pericoloso, nella misura in cui l’umanità vive oggi in un universo di reti e algoritmi capaci di alterare profondamente le condizioni della comprensione reciproca.<br /><br />Pietro e il ministero della prossimità<br /><br />La missione nata dalla Pentecoste prende corpo in modo particolare nella figura di Pietro. In un discorso nella Sala Clementina , Leone XIV propone una lettura personale di Atti 3,1-10, applicata al ministero petrino e alla diplomazia pontificia. L’episodio narra l’incontro tra un uomo storpio seduto alla «Porta Bella», ridotto a mendicare, prima di essere rialzato da Pietro che gli dona la guarigione nel nome di Cristo piuttosto che del denaro. Trasponendo questo racconto al ruolo del Successore di Pietro, al servizio di una «umanità rassegnata», raffigurata dall’infermo nel testo biblico, egli pone al centro del ministero del Papa e dei Nunzi apostolici la capacità di costruire ponti, di ascoltare il grido degli infermi di oggi e di guarirli con una parola di salvezza.<br />La risposta di Pietro allo storpio – «Guardateci!» – manifesta la necessità di vivere l’annuncio attraverso la relazione. Il non far conto su «argento e oro» e il confidare solo nel «nome di Gesù» è inoltre uno dei tratti caratteristici delle comunità primitive descritte negli Atti degli Apostoli, segnate dalla comunione dei beni, della preghiera e dei carismi al servizio della missione. Invitando i rappresentanti pontifici a essere lo «sguardo di Pietro» nelle periferie del mondo, il Papa fa della diplomazia pontificia un programma missionario al servizio della relazione, della dignità e della guarigione, lontano dalle logiche di potere.<br />Stefano, il martirio cristiano e la via disarmata<br />Attraverso la figura di Stefano, Leone XIV approfondisce il legame tra gli Atti degli Apostoli e la sua prospettiva missionaria, proponendo una riflessione sul significato cristiano del martirio. <br />Nell’Angelus del 26 dicembre 2025, riprende il linguaggio delle prime generazioni cristiane che parlavano del «Natale di santo Stefano», «certe che non si nasce una sola volta». Leone XIV sottolinea lo stupore di coloro che hanno visto Stefano andare incontro al martirio davanti «alla luce del suo volto e delle sue parole». Quel volto «come quello di un angelo» è quello del testimone della fede, «di chi non se ne va indifferente dalla storia, ma la affronta con amore».<br />«La vita di Gesù e di coloro che vivono come lui è anche una bellezza respinta: è proprio la sua forza calamitante ha suscitato, fin dall’inizio, la reazione di chi teme per il proprio potere, di chi è smascherato nella sua ingiustizia da una bontà che rivela i pensieri dei cuori», osserva il Papa, ripetendo anche lui – come già avevano fatto Benedetto XVI e Papa Francesco - che la missione procede «per attrazione». Nota inoltre che Stefano muore perdonando, scegliendo così di rispondere alla violenza senza violenza e di puntare sulla forza paradossale dell’amore. «Chi oggi crede alla pace e ha scelto la via disarmata di Gesù e dei martiri è spesso ridicolizzato, spinto fuori dal discorso pubblico e non di rado accusato di favorire avversari e nemici. Il cristiano però non ha nemici, ma fratelli e sorelle, che rimangono tali anche quando non ci si comprende», prosegue il Pontefice.<br />Nasce così la via disarmata, questa «pace disarmata e disarmante», secondo l’espressione ripresa dai martiri d’Algeria, Pierre Claverie e Christian de Chergé. In loro come nel protomartire, la forza della testimonianza non risiede nella dimostrazione spettacolare, ma nella semplicità e nella gioia di una vita nascosta in Dio e donata fino alla fine. <br />Nell’omelia del 29 giugno 2026 per la solennità dei santi Pietro e Paolo, il Papa presenta Paolo come «annunciatore instancabile della Buona Notizia», con i suoi due simboli, il libro e la spada. Due simboli che evocano «ciò che Dio ha compiuto nel cuore del giovane Saulo conquistandolo e conducendolo, anzitutto, a convertirsi al Vangelo assumendo un nome nuovo, poi ad annunciarlo in tutto il mondo e, infine, a testimoniarlo, come Pietro, in questa stessa città, fino al dono della vita». «L’Apostolo delle genti si è lasciato trasformare dalla potenza della Parola di Dio, che lo ha sottratto alla violenza per condurlo sulla via dell’amore», aveva concluso. Questo è il senso più profondo del martirio: una testimonianza d’amore, offerta nella semplicità, che rivela la vera potenza del Vangelo, espressa dalle celebri parole dell’apostolo: «quando sono debole, è allora che sono forte».<br /><br />Una Chiesa «sempre nascente»<br /><br />Per Leone XIV, la «Chiesa sempre nascente» degli Atti degli Apostoli è il riferimento principale per vivere la missione nel mondo contemporaneo. Ne ha offerto una sintesi particolarmente sviluppata durante il suo viaggio in Africa, nella basilica di Sant’Agostino ad Annaba il 14 aprile 2026. <br />Meditando la conversione di Agostino, in quella occasione ha insistito sul fatto che «i cristiani nascono dall’alto, rigenerati da Dio come fratelli e sorelle di Gesù», vedendo negli Atti «lo stile che contraddistingue l’umanità rinnovata dallo Spirito Santo», segnata da fede, amore, giustizia, fraternità e comunione. «Animata da questa legge, che Dio scrive nei cuori, la Chiesa è sempre nascente, perché dove c’è disperazione accende speranza, dove c’è miseria porta dignità, dove c’è conflitto porta riconciliazione.» Prima di lasciare Annaba, il Papa ha invitato il piccolo numero di cristiani d’Algeria a essere come un «granello d’incenso»: una presenza umile che diffonde il suo profumo perché arde della fede in Cristo, continuando a testimoniare accoglienza e apertura nel tempo e nelle prove.<br />Essere «sempre nascente» significa dunque accettare di essere destabilizzati, come la Chiesa degli Atti lo fu nel contesto in cui viveva e nel dibattito sull’accoglienza dei pagani culminato nel Concilio di Gerusalemme, senza lasciarsi paralizzare dal fatto di essere un piccolo numero.<br /><br /> Fedeltà all’origine, non per nostalgia, ma perché le origini possono costituire per ogni generazione una sorgente di acqua viva, mentre ogni generazione è una generazione di primi cristiani, chiamata a fare l’esperienza incandescente della conversione, cioè di una vita nuova. <br />Fri, 10 Jul 2026 12:28:27 +0200Il "grazie" di tutto il Vietnam per il "miracolo" della beatificazione di padre Truong Buu Diephttps://fides.org/it/news/77920-Il_grazie_di_tutto_il_Vietnam_per_il_miracolo_della_beatificazione_di_padre_Truong_Buu_Diephttps://fides.org/it/news/77920-Il_grazie_di_tutto_il_Vietnam_per_il_miracolo_della_beatificazione_di_padre_Truong_Buu_Diepdi Andrew Doan Thanh Phong<br /><br />Tac Say – «Ringraziamo Dio per aver donato una gioia così grande ai cattolici vietnamiti, con la beatificazione di Padre Diep proprio qui nella sua terra natale», dichiara una pellegrina di Ho Chi Minh City, nel sud del Vietnam, Nguyen Thi Kim Thoa, 55 anni, che aveva già visitato Tac Say molte volte e che esprime così la sua emozione, affermando che questo è stato per lei il pellegrinaggio più speciale.<br /><br />«Si è trattato di un momento estremamente significativo nella storia della Chiesa cattolica in Vietnam, poiché ha segnato la prima volta in cui una Messa di beatificazione è stata celebrata sul suolo vietnamita», ha dichiarato il signor Nguyen Ho Hai, segretario del Comitato del Partito della provincia di Ca Mau, al termine della Messa di beatificazione del 2 luglio, presieduta dal cardinale Luis Antonio G. Tagle, Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione e inviato pontificio a nome di Papa Leone XIV. Ha aggiunto: «Questa solenne celebrazione non è soltanto una gioia per i cattolici vietnamiti, ma anche una gioia condivisa per il popolo della provincia di Ca Mau, nonché un’occasione per far conoscere la terra e la gente di Ca Mau agli amici, sia a livello nazionale che internazionale».<br /><br />La maggior parte delle persone che hanno partecipato alla Messa, di persona o online, così come coloro che hanno seguito le notizie relative alla beatificazione di Padre Francesco Saverio Truong Buu Diep del 2 luglio, hanno manifestato il loro grande apprezzamento. Come ha dichiarato il signor Ho Thanh Thuy, vice segretario del Comitato del Partito della provincia di Ca Mau, nel sud del Vietnam, durante la riunione di valutazione: «La Messa di beatificazione di Padre Francesco Saverio Truong Buu Diep si è svolta con successo, in modo solenne e sicuro, lasciando una splendida impressione della terra e della gente di Ca Mau».<br /><br />Anche altri importanti giornali dello Stato comunista vietnamita hanno contribuito a rendere questo evento religioso speciale più accessibile e vicino al popolo, attraverso una copertura caratterizzata da parole positive e immagini vivide: «Lunghe file di persone si sono recate alla tomba di Padre Francesco Saverio Truong Buu Diep, pregando e immortalando momenti significativi. Molti hanno portato foto di famiglia, lettere di preghiera o piccoli mazzi di fiori da deporre davanti alla tomba in segno di venerazione», oppure «I pellegrini hanno cantato inni di lode a Dio e commemorato i meriti del nuovo Beato. Tutti hanno condiviso una preghiera comune per la pace e un’attenzione ai valori positivi della vita».<br /><br />Tutte le notizie riguardanti la beatificazione di Padre Francesco Truong Buu Diep, insieme alla partecipazione di oltre 70.000 persone, al di là delle differenze religiose, culturali e sociali, hanno generato un senso di unità tra molti. Secondo il vescovo della diocesi di Can Tho, luogo ospitante della celebrazione, mons. Pietro Nguyen Tan Loi, si è trattato di un vero miracolo. Dopo la Messa ha infatti dichiarato: «Padre Diep non è soltanto per i cattolici, ma è anche un punto d’incontro di compassione. Il fatto che milioni di cuori appartenenti a fedi diverse si siano inchinati con rispetto davanti a questo sacerdote è un grande miracolo di armonia e unità».<br /><br />La presenza di autorità governative, rappresentanti di altre religioni e innumerevoli volontari — cattolici e non — impegnati in un servizio silenzioso ha trasformato l’evento in una celebrazione della fede e della compassione. Ciò incarna pienamente la bellezza dell’unità, soprattutto in un mondo ancora segnato da divisioni causate da guerra, odio ed egoismo: la scena vissuta quel giorno a Tac Say è stata una testimonianza viva del fatto che le persone possono ancora unirsi attraverso la compassione e il rispetto reciproco. Forse, questo è anche l’opera che il Beato Truong Buu Diep continua a compiere, unendo i cuori anche dopo il suo passaggio alla presenza di Dio.<br /><br />«Speriamo che lo spirito di compassione e di abnegazione di Padre Diep continui a illuminare il cammino dei responsabili governativi, affinché siano sempre servitori fedeli del popolo, attenti alla pace e alla felicità dei nostri connazionali. Ai nostri fratelli e sorelle non cattolici, auguriamo che Tac Say resti per sempre una casa comune di pace, dove l’amore senza limiti di Padre Diep possa riscaldare i cuori di tutti e aiutarli a scoprire Dio», ha sottolineato mons. Pietro Phan Tan Loi al termine della Messa. <br />Fri, 10 Jul 2026 12:08:39 +0200