Fides News - Italianhttps://fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.AMERICA/VENEZUELA - Vescovi venezuelani e Celam: vicinanza al popolo, preghiere per le vittime, appelli all’unità dopo il blitz USAhttps://fides.org/it/news/77211-AMERICA_VENEZUELA_Vescovi_venezuelani_e_Celam_vicinanza_al_popolo_preghiere_per_le_vittime_appelli_all_unita_dopo_il_blitz_USAhttps://fides.org/it/news/77211-AMERICA_VENEZUELA_Vescovi_venezuelani_e_Celam_vicinanza_al_popolo_preghiere_per_le_vittime_appelli_all_unita_dopo_il_blitz_USACaracas - Asciutti appelli alla saggezza e all’unità del popolo, intrecciati con parole di accompagnamento spirituale. Hanno questo accento i messaggi rivolti nelle ultime ore alla popolazione del Venezuela dai Vescovi cattolici venezuelani e dai vertici del Celam dopo l’operazione militare sferrata nelle prime ore di sabato 3 gennaio a Caracas e in altre aree del Paese sudamericano dalle forze militari statunitensi, operazione culminata con l’arresto e la deportazione del Presidente venezuelano Nicolas Maduro e di sua moglie. <br /><br />La Conferenza episcopale cattolica venezuelana ha diffuso attraverso il suo profilo ufficiale Instagram un messaggio per esprimere vicinanza alle vittime del blitz statunitense e invitare tutti a pregare affinché sia custodita l’unità del Paese. <br />«Davanti agli eventi che vive il nostro Paese - scrivono i Vescovi venezuelani - chiediamo a Dio di concedere a tutti i venezuelani serenità, saggezza e forza. Siamo solidali con i feriti e con le famiglie di quanti sono morti. Perseveriamo nella preghiera per l’unità del nostro popolo». <br /><br />Anche la Presidenza del Celam ha diffuso domenica 4 gennaio un messaggio «di prossimità e speranza alla Chiesa e al popolo pellegrini in Venezuela». Rivolti a Vescovi, sacerdoti, consacrate, consacrati e ai laici venezuelani, i dirigenti del Celam scrivono che celebrare la solennità della Epifanía in questo momento «vuol dire rinnovare la nostra fede in Dio vicino ai popoli, che cammina con loro, illumina la notte e apre cammini nuovi, anche quando tutto sembra incerto. Come i Re Magi, continuiamo a cercare la stella che ci porta a Cristo, luce che nessuno può spegnere». <br />Nel messaggio - firmato in primis dal Cardinale francescano Jaime Spengler, Arcivescovo di Porto Alegre, Presidente del Celam, e dal primo Vice-presidente, il venezuelano José Louis Azuaje Ayala, Arcivescovo di Maracaibo -, la dirigenza del Celam fa proprie le parole di Papa Leone XIV, «che si è espresso in merito alla situazione che vive il Venezuela e ha ricordato che il bene del popolo deve stare sempre al di sopra di ogni altra considerazione. Il suo appello è chiaro e pieno di speranza: occorre superare ogni violenza, rispettare la dignità di ogni persona, prendersi cura dei più poveri e intraprendere cammini di giustizia e pace, costruiti sul dialogo e sulla verità. Con questa convinzione» prosegue il messaggio rivolto ai fratelli e alle sorelle venezuelani «vogliamo ribadire che non siete soli. Il CELAM cammina con voi e con il popolo venezuelano, incoraggiando ogni sforzo per costruire ponti, sanare le ferite e promuovere la riconciliazione, senza escludere nessuno». <br /><br />Il messaggio del CELAM si conclude affidando «questo tempo e questo cammino all'amorevole intercessione di Nostra Signora di Coromoto, Madre del popolo venezuelano, e alla luminosa testimonianza di San José Gregorio Hernández e di Madre Carmen Rendiles , affinché accompagnino la Chiesa e l'intera nazione venezuelana nella costruzione di un futuro di pace, dignità e speranza»». Mon, 05 Jan 2026 12:28:50 +0100AFRICA/KENYA - Nomina del Vescovo Coadiutore di Machakoshttps://fides.org/it/news/77210-AFRICA_KENYA_Nomina_del_Vescovo_Coadiutore_di_Machakoshttps://fides.org/it/news/77210-AFRICA_KENYA_Nomina_del_Vescovo_Coadiutore_di_MachakosCittà del Vaticano - Il Santo Padre Leone XIV ha nominato Vescovo Coadiutore di Machakos , S.E. Mons. Joseph Maluki Mwongela, finora Vescovo di Kitui.<br /><br />Joseph Maluki Mwongela è nato il 7 aprile 1968 a Kakumi. Ha svolto l’anno propedeutico nel St Mary’s Senior Seminary, ha compiuto gli studi di Filosofia presso il St Augustine’s Senior Seminary di Mabanga e quelli di Teologia nel St Thomas Aquinas Major Seminary a Nairobi.<br /><br />È stato ordinato sacerdote il 7 settembre 1996.<br /><br />Ha ricoperto i seguenti incarichi e svolto ulteriori studi: Vicario Parrocchiale di Migwani ; Parroco di Ngumi ; Formatore presso la St Patrick Formation House ; Cancelliere diocesano e Direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale vocazionale ; Studi di specializzazione a Roma per la Licenza in Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e per il Dottorato in Teologia presso la Pontificia Università San Tommaso d'Aquino - Angelicum ; Parroco di Muthade ; Direttore del St John Paul II Institute of Professional Studies e Parroco di Boma ; Vicario Generale della Diocesi di Kitui .<br /><br />Il 17 marzo 2020 è stato nominato Vescovo della Diocesi di Kitui ed ha ricevuto la consacrazione episcopale il 29 agosto successivo. Sun, 04 Jan 2026 16:05:48 +0100“No alla guerra”. Reti e gruppi cattolici deplorano l’operazione militare USA in Venezuelahttps://fides.org/it/news/77209-No_alla_guerra_Reti_e_gruppi_cattolici_deplorano_l_operazione_militare_USA_in_Venezuelahttps://fides.org/it/news/77209-No_alla_guerra_Reti_e_gruppi_cattolici_deplorano_l_operazione_militare_USA_in_VenezuelaCaracas - «Solo due giorni fa, abbiamo iniziato l'anno con la preghiera di Papa Leone XIV, chiedendo la pace in un mondo ferito. Ma oggi vediamo con profondo dolore come questa pace venga violata dall'intervento militare degli Stati Uniti in Venezuela». Inizia così il messaggio intitolato "No alla Guerra. America Latina libera e sovrana" diffuso dall’ “Encuentro Mondial de Movimentos Populares", poche ore dopo il blitz e i bombardamenti messi in atto dalle forze statunitensi in territorio venezuelano, operazione militare che ha portato alla deposizione del Presidente Nicolas Maduro, portato fuori dal Paese insieme a sua moglie. <br /><br />Col passare delle ore, si moltiplicano dichiarazioni e interventi di sigle e gruppi legati alla Chiesa cattolica che manifestano critiche e ripudio dell’operazione militare statunitense in Venezuela. <br /><br />Per l’Encuentro de Movimentos Populares, si tratta di una «aggressione che attacca non solo un territorio, ma la dignità di una regione. I movimenti popolari del Venezuela» si legge nel comunicato della rete, che ha anche compiuto il suo pellegrinaggio giubilare a Roma dal 21 al 24 ottobre 2025 «sono stati protagonisti fondamentali dei nostri Incontri Mondiali. Sono compagni che ci hanno insegnato con l'esempio, portando modelli di politiche pubbliche costruite dal basso, garantendo alloggio e lavoro ai poveri. Hanno sempre promosso la pace, la solidarietà e l'autonomia. Attaccare la loro sovranità significa attaccare la possibilità dei popoli di decidere del proprio destino». <br /><br /> La Commissione Brasiliana Justitia et Pax definisce «inammissibile» l'aggressione in Venezuela, e richiama l’autodeterminazione dei popoli come «principio fondamentale del diritto internazionale. Il popolo venezuelano» prosegue il messaggio diffuso da Justitia et Pax brasiliana «ha il diritto di scegliere la propria strada senza interferenze esterne. Il rapimento del Presidente e l'attacco degli Stati Uniti al territorio venezuelano rappresentano una sfida inaccettabile alla sovranità nazionale e un precedente pericoloso per la stabilità regionale e l'ordine internazionale». Viene riaffermata anche l’urgenza di tutelare un «mondo multipolare» in cui le risoluzioni delle crisi siano affidate al «dialogo e alla cooperazione»”, e non a «violenza e oppressione».<br /><br />Anche la “Articulação Brasileira” della rete “'Economia di Francesco e Chiara” ha espresso solidarietà al popolo venezuelano, ricordando con una citazione dello scrittore uruguaiano Eduardo Galeano che «Storicamente, i Paesi invasi dall'imperialismo americano hanno conosciuto miseria e difficoltà». <br /><br />Anche Pax Christi International ha deplorato la «grave violazione del diritto internazionale da parte del Governo e delle Forze Armate degli Stati Uniti d'America attraverso l'aggressione militare perpetrata nelle prime ore del mattino del 3 gennaio 2026 contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela. Questo atto di forza interventista diretto contro il territorio e la popolazione civile» sottolinea il comunicato diffuso da Pax Christi International «costituisce un affronto alla pace mondiale e una minaccia diretta ai fondamenti della convivenza sovrana tra gli Stati. La violazione della sovranità internazionale da parte degli Stati Uniti rappresenta un precedente molto pericoloso che rischia di giustificare e legittimare nuove violazioni di questo tipo da parte delle forze armate delle nazioni più potenti, precipitandoci in una situazione incontrollata di ingiustizia e violenza». Pax Christi International, «in forza della sua fede cattolica», fa anche appello «alla comunità cattolica internazionale affinché accolga i ripetuti appelli di Papa Leone XIV alla non violenza e a una pace "disarmata e disarmante" che ripristini l'ordine internazionale e dia rinnovata importanza alla Carta delle Nazioni Unite e alla Proclamazione dell'America Latina e dei Caraibi come Zona di Pace».<br /><br />Intanto José Antonio Da Conceição Ferreira, Vescovo di Puerto Cabello, che riveste anche il ruolo di Segretario Generale della Conferenza episcopale venezuelana, già sabato 3 gennaio ha rivolto un messaggio al “Popolo di Dio in cammino” della sua Diocesi. «Stiamo vivendo momenti di confusione, incertezza e dolore, nei quali, a poche ore dagli eventi accaduti a Caracas e in altre zone limitrofe, non si ha una comprensione completa. In queste circostanze» prosegue il Vescovo «dobbiamo confidare nella forza e nella speranza che il Signore Gesù ci ha portato, perché Egli è la via, la verità e la vita . Pertanto, vi esorto a rimanere uniti e a incoraggiare la preghiera che ci porta al discernimento nello Spirito Santo. Preghiamo senza sosta e siamo prudenti ». Sun, 04 Jan 2026 15:17:45 +0100AMERICA/VENEZUELA - il blitz USA, le incertezze sul futuro e le ultime preoccupazioni espresse dai Vescovihttps://fides.org/it/news/77208-AMERICA_VENEZUELA_il_blitz_USA_le_incertezze_sul_futuro_e_le_ultime_preoccupazioni_espresse_dai_Vescovihttps://fides.org/it/news/77208-AMERICA_VENEZUELA_il_blitz_USA_le_incertezze_sul_futuro_e_le_ultime_preoccupazioni_espresse_dai_VescoviCaracas - Un “assalto spettacolare mai visto dalla Seconda guerra mondiale”. Una “delle più grandi dimostrazioni di forza degli Stati Uniti mai viste, paragonabile agli attacchi contro Soleimani, Al-Baghdadi o ai siti nucleari iraniani“. <br /><br />Con queste e altre iperboli il Presidente USA Donald Trump ha descritto e commentato nella lunga conferenza stampa svoltasi presso la sua residenza di Mar-a-Lago l’operazione militare compiuta nella notte tra venerdì e sabato dalle forze speciali statunitensi in territorio venezuelano, con la quale gli Stati Uniti hanno deposto con il blitz “Absolute Resolve” il Presidente Venezuelano Nicolas Maduro, arrestato e portato fuori dal Paese insieme alla moglie. <br /><br />Operazione formalmente giustificata con l’accusa rivolta a Maduro di gestire il traffico di droga verso gli Stati Uniti.<br /><br />In altri passaggi del discorso, il Presidente Trump ha espresso l’intenzione di continuare a controllare il Venezuela “fino a quando sarà necessario“, e anche quella di far intervenire nel Paese “le nostre grandissime compagnie petrolifere degli Stati Uniti, le più grandi al mondo, che spenderanno miliardi di dollari, ripareranno le infrastrutture gravemente danneggiate, le infrastrutture petrolifere, e inizieranno a fare soldi per il Paese”. <br />Interpellato riguardo alle persone da mettere alla guida del Paese, il Presidente USA ha dichiarato: “Stiamo designando delle persone, vi faremo sapere chi sono”. <br />Nelle prime ore seguite al blitz USA non sono state registrate dichiarazioni significative da parte della Conferenza episcopale venezuelana.<br />Ma i vescovi venezuelani, pochi giorni prima dell’operazione delle forze speciali USA, avevano espresso la loro distanza critica sia riguardo al minaccioso dispiegamento militare messo in atto dagli USA davanti alle coste del Venezuela, sia riguardo alla situazione politica del Paese, <br /><br />Nel messaggio di Natale del 2025, la Conferenza episcopale venezuelana aveva sottolineato come il tempo in cui si celebra la natività di Gesù fosse stato segnato in Venezuela da “ripetuti e contraddittori resoconti di azioni militari vicino alle nostre coste con deplorevoli perdite di vite umane” e dalla “presenza di una potenza militare straniera nelle acque internazionali del Mar dei Caraibi”. Davanti al rischio di veder precipitare la situazione, i Vescovi invocavano una pace “disarmata e disarmante”, riprendendo le parole usate in tanti appelli da Papa Leone XIV. Nello stesso messaggio, l’episcopato venezuelano aveva richiamato "la privazione della libertà dei cittadini nazionali e stranieri per le loro diverse opinioni politiche”, la situazione di "impoverimento diffuso" della popolazione, effetto di una"inflazione dilagante" e di una "economia destabilizzata”. Il messaggio dei Vescovi insisteva nel ribadire l’urgenza di garantire una una pace autentica basata sulla giustizia sociale, sul rispetto della dignità umana e sull'abbandono di soluzioni “irrealistiche”. Una pace che non si costruisce con la forza, ma con l’assunzione delle proprie responsabilità da parte di tutti, “in primo luogo lo Stato”. <br />Sat, 03 Jan 2026 20:00:55 +0100Leone XIV: la missione nasce dall’incontro con Cristohttps://fides.org/it/news/77207-Leone_XIV_la_missione_nasce_dall_incontro_con_Cristohttps://fides.org/it/news/77207-Leone_XIV_la_missione_nasce_dall_incontro_con_CristoCittà del Vaticano - La missione nasce dall’incontro con Cristo. E gli incontri di Gesù coi suoi primi discepoli mostrano per sempre la strada semplice e nel contempo misteriosa con cui la salvezza di Cristo si comunica da persona a persona, di generazione in generazione. Lo ha ripetuto oggi Papa Leone XIV, nel video-messaggio inviato ai giovani universitari che negli Stati Uniti d’America stanno partecipando a SEEK 2026, le annuali Conferenze organizzate dalla Fellowship of Catholic University Students , in corso in questi giorni a Columbus, a Denver e a Fort Worth.<br /><br />Nel suo videomessaggio, Papa Prevost ha preso le mosse dagli incontri di Gesù con i suoi primi discepoli, narrati in maniera asciutta e essenziale nel Vangelo secondo Giovanni. <br /><br />«Che cosa cercate?», è la domanda che Gesù rivolge all’Apostolo Andrea, nel loro primo incontro. La stessa domanda - ha detto il Pontefice ai destinatari del suo messaggio - Gesù la rivolge «a ciascuno di voi. Cari giovani, cosa cercate? Perché siete qui a questa conferenza? Forse anche i vostri cuori sono inquieti, alla ricerca di significato e realizzazione, di un orientamento nella vita». E la possibile risposta « si trova in una persona. Solo il Signore Gesù ci porta vera pace e gioia e realizza ognuno dei nostri desideri più profondi. I discepoli rispondono domandandogli dove dimora. Non bastava che qualcun altro dicesse loro che Gesù era l’Agnello di Dio; volevano conoscerlo personalmente trascorrendo del tempo con lui».<br /> <br />Solo l’incontro con Gesù - ha sottolineato il Vescovo di Roma - può cambiare la vita per sempre, come accadde ai primi discepoli. E solo dall’incontro con Gesù si può sprigionare anche il desiderio di annunciare il Vangelo della salvezza a chi è vicino e a chi è lontano. <br /><br />«La prima cosa che fece Andrea» ha ricordato Papa Leone «fu di andare a dire a suo fratello Simone: “Abbiamo trovato il Messia”, in altre parole: “Abbiamo trovato colui che stavamo cercando”». Per questo i racconti evangelici dei primi incontri di Gesù coi discepoli raccontano anche «che cosa significa essere missionari. Dopo aver incontrato Gesù, Andrea non poté fare a meno di condividere con il fratello ciò che aveva trovato. Di fatto, lo zelo missionario nasce da un incontro con Cristo. Desideriamo condividere con gli altri ciò che abbiamo ricevuto, di modo che anche loro possano conoscere la pienezza di amore e di verità che si trova solo in lui».<br /> <br />«Prego - ha aggiunto il Successore di Pietro - affinché, quando lascerete questa conferenza, tutti voi siate spinti da questo stesso zelo missionario a condividere con le persone intorno a voi la gioia che avete ricevuto da un incontro autentico con il Signore». .Fri, 02 Jan 2026 22:47:05 +0100ASIA/TERRA SANTA - Appello di 53 Organizzazioni umanitarie: “false narrazioni” per sabotare chi salva vite in Palestinahttps://fides.org/it/news/77206-ASIA_TERRA_SANTA_Appello_di_53_Organizzazioni_umanitarie_false_narrazioni_per_sabotare_chi_salva_vite_in_Palestinahttps://fides.org/it/news/77206-ASIA_TERRA_SANTA_Appello_di_53_Organizzazioni_umanitarie_false_narrazioni_per_sabotare_chi_salva_vite_in_PalestinaGerusalemme - C’erano sia Caritas Internationalis che Caritas Jerusalem tra le 37 organizzazioni umanitarie raggiunte il 30 dicembre scorso dalla notifica inviata dalle autorità israeliane per avvisare che le loro “registrazioni” sarebbero scadute il giorno dopo, mercoledì 31 dicembre. <br /><br />A partire da quella data, le autorità israeliane concedevano alle 37 organizzazioni 60 giorni di tempo per cessare le proprie operazioni di assistenza umanitaria a Gaza e in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est.<br /><br />Le misure delle autorità israeliane erano state giustificate facendo riferimento al mancato adempimento dei requisiti previsti dalle nuove regole di registrazione, e in particolare alla mancata comunicazione dei dati personali "completi" relativi ai membri dei propri rispettivi staff.<br /><br />53 organizzazioni umanitarie internazionali operanti nei Territori palestinesi hanno denunciato in una nota congiunta che “le recenti misure di registrazione adottate da Israele ostacoleranno un’azione umanitaria cruciale in un momento in cui i civili si trovano ad affrontare un bisogno umanitario acuto e diffuso, nonostante il cessate il fuoco a Gaza”.<br /><br />Le Ong ribadiscono di essere impegnate a fornire “assistenza salvavita su larga scala” lavorando in collaborazione con le Nazioni Unite e le organizzazioni della società civile palestinese, e chiedono a Israele di revocare le proprie misure destinate a mettere in crisi un lavoro umanitario al momento indispensabile.<br /><br />La nota è firmata tra gli altri da Oxfam, Medici Senza Frontiere, Pax Christi USA, Islamic Relief e Emergency. <br /><br />La nota sottolinea che in Palestina le Organizzazioni umanitarie colpite dalle misure delle autorità israeliane “supportano il 60% degli ospedali da campo, implementano quasi tre quarti delle attività di accoglienza e fornitura di beni non alimentari e forniscono tutte le cure ai bambini affetti da malnutrizione acuta grave. La loro rimozione comporterebbe la chiusura delle strutture sanitarie, l’interruzione delle distribuzioni di cibo, il collasso delle condutture per gli alloggi e l’interruzione delle cure salvavita”.<br />Ricordando i 500 operatori umanitari uccisi a Gaza dal 7 ottobre 2023, le Ong spiegano che “non possono trasferire dati personali sensibili a una parte in conflitto, poiché ciò violerebbe i principi umanitari, il dovere di diligenza e gli obblighi di protezione dei dati. False narrazioni delegittimano le organizzazioni umanitarie, mettono in pericolo il personale e compromettono la fornitura degli aiuti”.<br /><br />Già il 31 dicembre, il portavoce del Patriarcato Latino di Gerusalemme Farid Jubran aveva diffuso un comunicato per chiarire che Caritas Jerusalem “è un'organizzazione umanitaria e di sviluppo che opera sotto l'egida e la governance dell'Assemblea degli Ordinari Cattolici di Terra Santa. In Israele, Caritas Jerusalem è una Persona Giuridica Ecclesiastica, il cui status e la cui missione sono stati riconosciuti dallo Stato di Israele attraverso l'Accordo Fondamentale del 1993 e il successivo Accordo di Personalità Giuridica del 1997, firmati tra la Santa Sede e lo Stato di Israele”. Alla luce di questo, “Caritas Jerusalem non ha avviato alcuna procedura di nuova registrazione presso le autorità israeliane”. Mentre “Caritas Internationalis non avvia né conduce alcun intervento diretto all'interno del Paese. Caritas Jerusalem” aggiungeva il comunicato di ‘chiarificazione’ “continuerà le sue operazioni umanitarie e di sviluppo a Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme, in conformità con il suo mandato”. Fri, 02 Jan 2026 19:12:27 +0100AFRICA/KENYA - Rinuncia e successione del Vescovo di Meruhttps://fides.org/it/news/77205-AFRICA_KENYA_Rinuncia_e_successione_del_Vescovo_di_Meruhttps://fides.org/it/news/77205-AFRICA_KENYA_Rinuncia_e_successione_del_Vescovo_di_MeruIl Santo Padre Leone XIV ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Meru presentata da S.E. Mons. Salesius Mugambi.<br /><br />Gli succede S.E. Mons. Jackson Murugara, I.M.C., finora Vescovo Coadiutore della medesima Diocesi. Thu, 01 Jan 2026 18:26:20 +0100EUROPA/GERMANIA - Cantori della Stella: “Il lavoro minorile non è un destino”https://fides.org/it/news/77204-EUROPA_GERMANIA_Cantori_della_Stella_Il_lavoro_minorile_non_e_un_destinohttps://fides.org/it/news/77204-EUROPA_GERMANIA_Cantori_della_Stella_Il_lavoro_minorile_non_e_un_destinodi Monika Schiefer<br />Aachen – La lotta per contrastare lo sfruttamento del lavoro minorile è al centro della 68ª edizione dell'iniziativa dei Cantori della Stella 2026, dal titolo “A scuola invece che in fabbrica – Cantori della Stella contro il lavoro minorile”. <br />L'iniziativa avvicina i cantori della stella al tema del lavoro minorile e mostra quanto siano importanti i diritti dei bambini alla protezione e all'istruzione. <br />Il lavoro minorile è vietato a livello internazionale e il numero di bambini che lavorano è recentemente diminuito. Tuttavia, 138 milioni di bambini in tutto il mondo sono ancora costretti a lavorare, 54 milioni dei quali in condizioni particolarmente pericolose, dannose per la salute e in contesto di sfruttamento. Le organizzazioni partner del Infanzia Missionaria si impegnano in molti Paesi per liberare bambini dal lavoro e consentire loro di frequentare la scuola. Sensibilizzano i genitori, le comunità, le imprese e le autorità locali sui diritti dei bambini, in particolare sui diritti alla protezione e all’istruzione, per rompere il circolo vizioso della povertà, del lavoro minorile e della mancanza di opportunità di crescita.<br />“Il lavoro minorile non è però un destino, bensì la conseguenza di decisioni politiche ed economiche”, ha affermato padre Dirk Bingener, Presidente dell'Infanzia Missionaria tedesca, in una dichiarazione in occasione della Giornata internazionale dei diritti dell'infanzia. "Faccio quindi appello ai responsabili politici in Germania, in Europa e in tutto il mondo: fate in modo che i diritti dei bambini siano rispettati ovunque nel mondo... Impegnatevi, come fanno i Cantori della Stella, affinché i bambini possano andare a scuola e non vengano sfruttati come manodopera a basso costo".<br />Indossando i vestiti dei Re Magi, con la stella cometa ed i loro canti, ogni anno nei giorni precedenti all’Epifania i “Cantori della Stella” bussano alle porte delle case tedesche. I bambini delle parrocchie cattoliche della Germania membri dell’Infanzia missionaria, portano di casa in casa la benedizione alle famiglie, raccogliendo offerte per i loro coetanei che soffrono.<br />Dal suo inizio nel 1959, la campagna dell'Epifania si è sviluppata fino a diventare la più grande campagna di solidarietà al mondo fatta da bambini per i bambini. Vengono sostenuti progetti per bambini in Africa, America Latina, Asia, Oceania ed Europa dell'Est. La Pontificia Opera della Santa Infanzia utilizza i fondi per sostenere progetti in tutto il mondo nei settori dell'istruzione, della salute, della pastorale, dell'alimentazione e dell'integrazione sociale.<br />Quest'anno i Cantori della Stella festeggiano un anniversario speciale: dieci anni fa, il 4 dicembre 2015, la tradizione iniziativa missionaria dei “Cantori della Stella” è stata riconosciuta patrimonio culturale immateriale dell’Unesco . “L’azione dei Cantori della Stella è ancora oggi un'iniziativa che entusiasma i bambini. Qui possono impegnarsi in prima persona per un mondo migliore. Portano la benedizione e diventano una benedizione per gli altri bambini”, afferma padre Dirk Bingener.<br /><br />Una delegazione di Cantori della Stella provenienti da Germania, Austria, Svizzera, Italia, Slovacchia e Ungheria ha partecipato nella Basilica di San Pietro alla celebrazione liturgica di giovedì 1° gennaio, solennità di Maria Santissima Madre di Dio, presieduta da Papa Leone XIV.<br />Thu, 01 Jan 2026 17:38:27 +0100Dare una possibilità alla vera pace
https://fides.org/it/news/77203-Dare_una_possibilita_alla_vera_pacehttps://fides.org/it/news/77203-Dare_una_possibilita_alla_vera_pacedel Cardinale Dominique Joseph Mathieu OfmConv*<br /><br />Teheran - Alla vigilia della Giornata Mondiale della Pace, che si celebra domani, che la Chiesa cattolica celebra il 1° gennaio di ogni anno, pubblichiamo alcune riflessioni del Cardinale Arcivescovo di Arcivescovo di Teheran- Isfahan sull’urgenza di invocare la pace come dono di Dio per ritrovare cammini di convivenza e riconciliazione in un mondo di nuovo in preda alle retoriche belliciste e inghiottito delle sabbie mobili della corsa al riarmo<br /> <br /> §§§<br /><br />L’aumento della retorica bellicista e la corsa al riarmo, in nome di una presunta ricerca della pace, turbano profondamente le coscienze. <br />In un mondo segnato da accuse di genocidio, etnocidio, crimini contro l’umanità, crimini di guerra e continue violazioni o intimidazioni delle istituzioni internazionali incaricate di custodire la giustizia e la pace tra le nazioni, la tentazione di dominare con la forza sembra prevalere sulla giustizia e sul bene comune. <br />Dobbiamo allora concludere che il conflitto e la guerra sono lo stato naturale dell’uomo? O piuttosto siamo chiamati a riscoprire la vocazione pacifica inscritta nel cuore stesso della creazione?
<br />Di fronte alla logica di un potere egemonico mondiale, unipolare ed emotivo, e dei suoi proxy regionali che cercano di ricolonizzare con la forza anziché con il dialogo, molte nazioni aspirano a una vera multipolarità fondata sul rispetto reciproco e sulla sovranità dei popoli. <br />Gli uomini e le donne di buona volontà, in tutto il mondo, non desiderano soltanto l’assenza di guerra, ma la costruzione di una pace autentica e duratura, radicata nella giustizia, nella verità e nella misericordia.
<br />Una pace imposta dalla paura o dalla costrizione non è una vera pace, ma una sua contraffazione, che poggia sull’ingiustizia e genera diffidenza e divisione.<br />
La vera pace, invece, si costruisce attraverso il dialogo e il rispetto della sovranità delle parti direttamente o indirettamente coinvolte, in uno spirito di buon vicinato. Essa richiede una vera comunione fondata sulla ricerca della verità mediante il dialogo – parole che permettono l’incontro tra avversari – e implica un processo di conversione attraverso opere di perdono e l’impegno per la giustizia sociale.<br />
La vera pace, affermava papa Leone XIV durante il Giubileo della spiritualità mariana, “non è deterrenza ma fraternità; non è un ultimatum, ma dialogo. Non verrà come frutto della vittoria sul nemico, ma come risultato di semi di giustizia e di perdono coraggioso.” <br /><br />La fede cristiana ci ricorda che Cristo stesso, di fronte alla violenza, rifiutò di rispondere con la forza: “Rimetti la tua spada nel fodero” . La sua pace non è fragile né passeggera, ma eterna e feconda, perché viene da Dio.<br />
I potenti del mondo talvolta costruiscono i loro imperi sulla ricchezza e sulla paura. Tuttavia, come denunciava il profeta Osea, “Hanno seminato vento” . Contando sulle proprie ricchezze e sull’aiuto delle nazioni pagane, stipularono trattati incauti con l’Assiria invece di confidare in Dio . Dimenticano che ogni pace duratura si fonda non sulle armi, ma sulla fiducia in Dio. La pace nasce dal cuore umile che sceglie il servizio invece della dominazione.<br />
Gesù non nega la realtà della violenza che lo circonda; Egli la riconosce, ma rifiuta di rispondere con la forza. Ci ricorda che dovremo affrontare opposizioni, anche nel nostro stesso ambiente. La pace vera che Egli ci insegna non teme le accuse, perché riposa nello Spirito di Dio in noi. Non è la pace temporanea proclamata dai falsi profeti, ma quella che dura per sempre, portata dal Messia.<br />
Cristo chiama ogni credente a vivere la fede nel rifiuto della violenza e nell’amore attivo. Diventare artigiani di pace e dare una possibilità alla vera pace significa trasformare le nostre armi interiori – rabbia, rancore, paura – in strumenti di pace e di riconciliazione, facendo dei nostri cuori campi di misericordia dove la giustizia e la carità si abbracciano per il bene comune.<br />
Lodando gli operatori di pace, papa Leone XIV diceva: “Coraggio, andate avanti, voi che costruite le condizioni per un futuro di pace, di giustizia e di perdono; siate miti e determinati, non arrendetevi.” Nessuna ideologia, nessuna ragion di Stato, nessuna fede può mai giustificare l’omicidio o l’odio.<br />
Che la Giornata Mondiale della Pace ci trovi uniti nella preghiera e nell’azione, decisi a fare dei nostri cuori dimore di fraternità, dove la giustizia e la carità si abbracciano. Agenzia Fides 31/12/2025)<br /><br /><br />* Arcivescovo di Teheran- IsfahanWed, 31 Dec 2025 23:17:50 +0100EUROPA/ITALIA - “Per i pellegrini non ci sono pericoli, incoraggio tutti a programmare un viaggio in Terra Santa”: un sacerdote della Società delle Missioni Africanehttps://fides.org/it/news/77202-EUROPA_ITALIA_Per_i_pellegrini_non_ci_sono_pericoli_incoraggio_tutti_a_programmare_un_viaggio_in_Terra_Santa_un_sacerdote_della_Societa_delle_Missioni_Africanehttps://fides.org/it/news/77202-EUROPA_ITALIA_Per_i_pellegrini_non_ci_sono_pericoli_incoraggio_tutti_a_programmare_un_viaggio_in_Terra_Santa_un_sacerdote_della_Societa_delle_Missioni_AfricaneLoppiano – “Il 7 dicembre scorso sono tornato da Gerusalemme a Roma, concludendo tre mesi molto belli e intensi di soggiorno in Terrasanta. Il programma di tre mesi a Gerusalemme, organizzato dai Missionari d’Africa, era la prima parte dell’anno sabbatico che ho la fortuna di vivere, dopo i dodici anni trascorsi a Roma nel Consiglio Generale”. Lo racconta all’Agenzia Fides padre Antonio Porcellato, della Società delle Missioni Africane , già Superiore Generale della Congregazione. “La seconda parte di questo anno sabbatico – prosegue il missionario - si svolge al centro di spiritualità ‘Claritas’ all’interno della cittadella del Movimento dei Focolari a Loppiano, a una trentina di chilometri da Firenze, e che si concluderà a giugno 2026.”<br /><br />“Il soggiorno a Gerusalemme mi ha toccato profondamente – rimarca p, Antonio. Restarvi per tre mesi con la possibilità di visitare gran parte dei luoghi biblici e evangelici, con una guida qualificata è un privilegio che sarà difficile ripetere. Vedere con propri occhi i luoghi, toccare le pietre che testimoniano gli avvenimenti, collegare gli episodici biblici con il loro contesto ambiente geografico e il sociale ti permette di leggere e meditare la Sacra Scrittura con più profondità e con maggiore attenzione ai dettagli. Ne è nata una maggiore conoscenza e intimità con il Signore Gesù, specialmente visitando le cittadine della Galilea intorno al lago e frequentando spesso i luoghi di Gerusalemme come il Getsemani, a pochi passi dalla casa in cui abitavo, o il Santo Sepolcro facilmente accessibile a tutte le ore.”<br /><br />“In effetti la guerra di Gaza aveva fatto quasi azzerare il numero di pellegrini. Questa è una tragedia nella tragedia perché priva di risorse economiche soprattutto i palestinesi. Per i pellegrini non ci sono pericoli e incoraggio tutti a programmare un viaggio in Terra Santa. Gerusalemme mi attira anche perché è un crogiuolo in cui si incontrano, si scontrano e si intrecciano le contraddizioni e le questioni fondamentali dell’umanità e delle religioni. Mi piaceva andare alla spianata del Tempio, dove ora sorgono la Moschea Al-Aqsa e la Cupola della Roccia. E’ uno spazio vasto, luminoso, carico di storia, di conflitti passati e presenti. Lì mi era facile rientrare in me stesso, dare spazio al silenzio, far emergere le questioni mie e quelle del mondo… e aprirmi all’ascolto e all’incontro con Dio”, conclude il missionario.<br /><br /> <br />Wed, 31 Dec 2025 13:10:56 +0100Arcivescovo Nwachukwu: liberare la Nigeria dalla “cortina fumogena” della violenza generalizzatahttps://fides.org/it/news/77200-Arcivescovo_Nwachukwu_liberare_la_Nigeria_dalla_cortina_fumogena_della_violenza_generalizzatahttps://fides.org/it/news/77200-Arcivescovo_Nwachukwu_liberare_la_Nigeria_dalla_cortina_fumogena_della_violenza_generalizzatadi Gianni Valente<br /><br />Roma - Nel 2025, la Nigeria è stata la Nazione che ha fatto registrare il numero più alto di missionari e operatori pastorali cattolici uccisi. E lo stesso Paese in cui da tempo la comunità cattolica è colpita dalla piaga dei rapimenti per estorsione.<br />Sulle violenze e sofferenze che coinvolgono i cristiani nigeriani l’Agenzia Fides ha intervistato l’Arcivescovo Fortunatus Nwachukwu, Segretario del Dicastero per l’Evangelizzazione . <br /> <br />Fortunatus Nwachukwu è nato a Nigha, nella parte meridionale dell'allora protettorato britannico della Nigeria .. Appartenente al popolo Igbo, è il terzo di dodici tra fratelli e sorelle. Due sue sorelle minori morirono durante la guerra del Biafra <br /><br /><br />Da figlio della Chiesa nigeriana, come guarda al dato sugli operatori pastorali uccisi in Nigeria nel 2025?<br /> <br />FORTUNATUS NWACHUKWU: Tutto questo è causa di grande tristezza. E anche un po’ di vergogna. Perché la Nigeria è uno dei Paesi con la popolazione più religiosa del mondo. Un popolo di credenti, cristiani e musulmani. Noi tutti diciamo di essere gente di pace. Anche gli amici musulmani ripetono continuamente che l'Islam è la religione della pace. E davanti a certi fatti e certe situazioni vorrei vedere gli amici musulmani denunciare e respingere l'uso della loro religione per compiere atti di violenza. Tutti dobbiamo rifiutare qualsiasi giustificazione all’uso della religione per compiere atti violenti fino al punto di uccidere persone.<br /><br /><br />C'è qualche aspetto nelle storie di sofferenza dei cristiani nigeriani che la colpisce in maniera speciale?<br /> <br /><br />NWACHUKWU: Le persone colpite non vogliono fare gli eroi, non sono persone che si espongono a rischi speciali. Vengono raggiunte dalla violenza nella loro vita ordinaria, mentre sono intenti a compiere quello che devono compiere: seminaristi che vivono nei seminari, o studenti e studentesse sequestrati mentre sono a scuola. E chi dovrebbe difenderli e proteggerli, non fa nulla.<br /><br /><br />Ci sono responsabilità precise davanti al dilagare della violenza?<br /><br /><br />NWACHUKWU: Il governo dovrebbe essere il primo a avvertire la vergogna di noi nigeriani. E in tanti denunciano l’inerzia del governo davanti a quello che succede. Come può accadere che un gruppo armato porta via da una scuola 300 bambini, 300 ragazzi, con gli strumenti tecnologici di controllo che ci sono oggi? Si tratta solo di incompetenza? O manca la volontà di reagire? E la mancanza di reazione è causa di ulteriore vergogna. Anche un generale è stato catturato dai gruppi armati, che poi hanno diffuso il filmato della sua esecuzione. Si vuole umiliare anche l’esercito, nel Paese più grande del Continente.<br /><br /><br />La Presidenza USA a novembre ha inserito la Nigeria tra i Paesi di “Preoccupazione Speciale” , riferendosi proprio alle sofferenze dei cristiani. Come guarda alle controversie cresciute intorno a tale decisione?<br /><br />NWACHUKWU: Io dico che questi dibattiti sono noiosi, e possono suscitare anche disappunto per l’interesse e le energie che riescono a calamitare. Perché dobbiamo farci assorbire in queste controversie astratte sulle dispute intorno alla Nigeria, usare il tempo a disquisire se nel Paese sia o non sia in atto la persecuzione, invece di investire la stessa energia nelle misure per rimuovere la violenza sugli innocenti che è alla radice di queste controversie?<br /> <br /><br />Ma si può affermare che in Nigeria vengono perseguitati i cristiani?<br /><br />NWACHUKWU: Riguardo a questa vicenda, ci sono alcuni dati oggettivi di cui tener conto: in Nigeria si registra un crollo totale a livello della sicurezza, che coinvolge tutti. Questa insicurezza generalizzata è come una cortina fumogena, uno “smoke screen” che impedisce di registrare chiaramente se ci sono gruppi presi di mira con particolare virulenza.<br /><br />Anche per me fino a un anno fa le violenze erano per lo più riconducibili a conflitti tra gruppi sociali o etnici, come quello tra pastori Fulani e agricoltori. Ma per le informazioni che ho potuto raccogliere nell’ultimo anno, molti segnali fanno pensare che ci siano gruppi intenzionati a bersagliare in modo sistematico le comunità cristiane. Molti dati si possono usare per accreditare la rappresentazione di chi parla di persecuzione dei cristiani. <br /><br /><br />Quali sono?<br /><br />NWACHUKWU: La consistenza di sequestri e attacchi continui contro i cristiani sembra rispondere a un progetto sistematico. E quando si chiede un intervento delle forze di sicurezza, questo intervento, quando riguarda i cristiani, non arriva o arriva in ritardo. Tutto lascia immaginare che ci sia una intenzionalità nel colpire vittime cristiane. <br /><br /><br />Come si può verificare l’esistenza di questo intenzionalità?<br /><br /><br />NWACHUKWU: Bisognerebbe dissipare almeno in parte la “cortina fumogena” della violenza generalizzata, per riuscire a verificare se ci sono gruppi colpiti in maniera diretta e programmatica, e se la stessa cortina di fumo non sia stata alimentata per poter colpire i cristiani mascherando le proprie intenzioni. Per questo la controversia sulla Nigeria terra di persecuzione dei cristiani è destinata a protrarsi. E il governo, più che limitarsi a sterili auto-difese d’ufficio, dovrebbe prendere in mano la questione della sicurezza per confutare chi parla di persecuzione o addirittura di genocidio dei cristiani in Nigeria. Ad esempio, anche dopo il rapimento di massa dei 300 giovani studenti, la reazione del governo è stata del tutto discutibile. <br /><br />Ma esiste un confine chiaro tra conflitti di radice sociale o etnica e violenze di matrice settaria e religiosa?<br /><br />NWACHUKWU: La situazione va mutando. Prima prevalevano fattori congiunturali di ordine sociale come il conflitto tra pastori nomadi e agricoltori. Adesso appare evidente che tra i Fulani non ci sono solo pastori. È evidente che quel gruppo è stato infiltrato, ci sono quelli che non seguono gli animali, si muovono con moto e altri mezzi portando con se armi d’assalto automatiche. Questi ora assaltano i villaggi, le scuole, i seminari. E anche il conflitto tra pastori e agricoltori è diventato una “cortina fumogena” dietro cui si muove altro. E io vedo in tutto questo anche un altro rischio: quello della demonizzazione dei Fulani.<br /><br />A cosa può condurre questa demonizzazione? <br /><br />NWACHUKWU: Adesso, i Fulani stanno diventando per tutti come i diavoli. Tutti hanno paura. Nessuno parla di tutti i Fulani buoni, che sono presenti anche tra gli imprenditori e gli accademici. Quando si parla dei Fulani, tutti pensano al terrorismo. In questa situazione, basta una scintilla e l’odio di tutti potrà scatenarsi contro di loro. I gruppi che si sono fatti infiltrare stanno esponendo tutti i Fulani a questo pericolo, non solo in Nigeria ma in tutto il Sahel.<br /><br />I Vescovi riescono a avere uno sguardo condiviso davanti a quello che succede?<br /><br />NWACHUKWU: Purtroppo la “cortina fumogena’ della violenza generalizzata rende difficile anche questo. Adesso tutti accusano i Fulani, ma sono in azione anche briganti appartenenti a altri gruppi che fanno denaro con i rapimenti, anche nel sud. La situazione si complica, e questo influisce anche sullo sguardo dei Vescovi, che fanno considerazioni diverse anche in base al luogo in cui si trovano. E comunque la maggior parte di loro, soprattutto nella fascia centrale del Paese, adesso condivide le opinioni di chi sostiene che in Nigeria sia in atto una persecuzione dei cristiani.<br /><br /><br />Le comunità seguono qualche strategia o avvertenza per affrontare questa situazione? <br /><br /><br />NWACHUKWU: Mentre gli apparati che fanno capo al governo non appaiono in grado di assicurare la sicurezza dei cristiani, la Chiesa cattolica e le Chiese protestanti e riformate tradizionali condividono consigli e misure su come essere più prudenti e evitare rischi. I gruppi pentecostali sono generalmente più aggressivi nelle loro reazioni e nel chiamare in causa le responsabilità del governo. Tra l’altro, ai vertici di tante istituzioni ci sono persone che si dichiarano cristiane. Il Segretario generale del governo e il Presidente dell'Assemblea nazionale sono cattolici. Il capo dell'esercito si dichiara cristiano. La moglie del Presidente della Repubblica dice di essere una pastora…. Eppure non reagiscono di fronte a ciò che vedono accadere.<br /><br />Lei è biblista. Come la Parola di Dio illumina l'esperienza della sofferenza fino al martirio? E come la Tradizione della Chiesa ha abbracciato e guardato i suoi martiri?<br /><br />NWACHUKWU: Gesù non è venuto per portare morte e sofferenza. Ai suoi promette la vita, e che l’abbiano in abbondanza. Per poter far avere ai suoi questa vita, Gesù ha donato la sua vita. In questa luce dobbiamo guardare al martirio cristiano. Il martire non è uno che va a commettere un suicidio. Ed è assurdo chiamare martiri i suicidi. Martire è chi testimonia l’amore di Dio per tutti, a imitazione di Cristo. Per partecipazione al suo amore. <br />Papa Francesco ha parlato di martirio anche per coloro che durante la pandemia mettevano a rischio la propria vita per rimanere vicini al popolo e soccorrere tutti.<br /> <br />Il martirio non è un proprio eroismo di cui vantarsi. È essere uniti a Gesù e seguirlo, essere portati da lui. E facendo questo può capitare di esser chiamati a donare la propria la vita.<br /><br /><br />Nella notte tra il 24 e il 25 dicembre le forze militari USA hanno compiuto blitz in territorio nigeriano con l’obiettivo dichiarato di bombardare postazioni di gruppi considerati legati al cosiddetto Stato Islamico. È una strada adeguata e percorribile per affrontare i problemi?<br /><br />NWACHUKWU: Un Paese può trovarsi in condizione di non riuscire a affrontare le proprie crisi e lacerazioni senza un aiuto esterno. Vedo tanti amici musulmani che non sanno loro stessi come reagire davanti a quello che sta succedendo. E l’immobilismo del governo è evidente. In questa situazione, un intervento dall'esterno, indiretto, per sostenere lo Stato e il governo davanti ai gruppi estremisti e aiutare il Paese a rimuovere le cause della violenza generalizzata potrebbe non essere una cosa del tutto ingiustificata e fuori luogo. <br /><br />Tue, 30 Dec 2025 11:37:42 +0100Missionari e operatori pastorali uccisi nell'anno 2025https://fides.org/it/news/77199-Missionari_e_operatori_pastorali_uccisi_nell_anno_2025https://fides.org/it/news/77199-Missionari_e_operatori_pastorali_uccisi_nell_anno_2025Roma Anche la speranza dei missionari e degli operatori pastorali che muoiono uccisi è «una speranza piena d’immortalità, perché la loro testimonianza rimane come profezia della vittoria del bene sul male».<br />È una delle frasi di Papa Leone XIV scelte per introdurre il consueto report pubblicato a fine anno dall’Agenzia Fides sui missionari e gli operatori pastorali cattolici uccisi nel mondo. E suggerisce in maniera semplice la sorgente propria della speranza cristiana, caparra di una vita che non muore.<br />Le informazioni, spesso scarne, sulle biografie e sulle circostanze della loro morte mostrano anche quest’anno che i missionari e le missionarie uccisi non erano sotto i riflettori per imprese eclatanti. Rendevano testimonianza a Cristo tra le occupazioni della vita di ogni giorno, anche quando operavano in contesti segnati dalla violenza e dai conflitti. <br /><br /><br />Alcuni dati<br /><br />Nell’anno 2025, secondo le informazioni raccolte dall’Agenzia Fides, sono stati uccisi nel mondo 17 missionari e missionarie cattolici: sacerdoti, religiose, seminaristi, laici. <br /> <br />La ripartizione continentale evidenzia che nell’ultimo anno il numero più elevato di operatori pastorali uccisi si è registrato in Africa, dove sono stati assassinati 10 missionari . Nel Continente americano sono stati uccisi 4 missionari , in Asia 2 . In Europa è stato ucciso un sacerdote. <br /><br />Negli ultimi anni sono l’Africa e l’America ad alternarsi al primo posto di questa tragica classifica. <br /><br />Nel dettaglio, tra i 10 operatori pastorali uccisi Africa, 5 hanno perso la vita in Nigeria, 2 in Burkina Faso, uno in Sierra Leone, uno in Kenya, uno in Sudan. <br />Tra i 4 missionari e missionarie uccisi in America, due suore sono state assassinate a Haiti, un sacerdote è stato ammazzato in Messico, un altro sacerdote di origine indiana è stato ammazzato negli Stati Uniti. <br />Dei due sacerdoti uccisi in Asia, uno è stato brutalmente assassinato in Myanmar, l’altro è stato ammazzato nelle Filippine. <br />L’unico sacerdote ucciso in Europa ha perso la vita in Polonia.<br /><br />Tra gli operatori pastorali uccisi nel 2025 figura anche il giovanissimo seminarista nigeriano Emmanuel Alabi, morto durante la marcia forzata impostagli dai suoi rapitori, che avevano assaltato il Seminario minore di Ivianokpodi e, dopo averlo ferito, lo avevano sequestrato insieme a due suoi compagni; ci sono suor Evanette Onezaire e suor Jeanne Voltaire, assassinate da membri di una delle bande armate che tengono in scacco Haiti; c’è anche Donald Martin, primo sacerdote cattolico birmano ucciso nel conflitto civile che insanguina il Myanmar, il cui corpo senza vita, orrendamente mutilato, è stato ritrovato da alcuni parrocchiani nel complesso della parrocchia.<br /><br />Dal 2000 al 2025 in tutto il mondo sono stati uccisi 626 missionari e missionarie cattolici.<br /><br />«Questi fratelli e sorelle possono sembrare dei falliti, ma oggi vediamo che non è così. Adesso come allora, infatti, il seme dei loro sacrifici, che sembra morire, germoglia, porta frutto, perché Dio attraverso di loro continua a operare prodigi, a cambiare i cuori e a salvare gli uomini» . <br /><br /><br /><br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="https://www.fides.org/it/attachments/view/file/Dossier_Operatori_pastorali_uccisi_2025_-_ITA.pdf">Dossier Operatori Pastorali uccisi 2025</a>Tue, 30 Dec 2025 10:53:30 +0100AFRICA/CONGO RD - Combattimenti a 7 km da Uvirahttps://fides.org/it/news/77201-AFRICA_CONGO_RD_Combattimenti_a_7_km_da_Uvirahttps://fides.org/it/news/77201-AFRICA_CONGO_RD_Combattimenti_a_7_km_da_Uvira<br />Kinshasa – “Siamo stati svegliati dal rumore di armi pesanti in lontananza verso sud” dicono all’Agenzia Fides fonti locali da Uvira, la città del Sud Kivu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo, ufficialmente abbandonata dai ribelli filo ruandesi dell’M23/AFC che l’avevano conquistata il 10 dicembre .<br />“L’esercito congolese sta cercando di riprendersi Uvira ma il rumore della battaglia appare più lontano rispetto a ieri” continuano le fonti che per ragioni di sicurezza hanno chiesto l’anonimato. <br />L’esercito congolese ha annunciato di aver ripreso il controllo della cittadina di Makobola, nel territorio di Fizi, e che i combattimenti sono ora concentrati a Katongo e Kalimba, che si trovano a 7 chilometri a sud di Uvira. L’M23/AFC in un comunicato ha accusato le FARDC e l’esercito del vicino Burundi di aver condotto “bombardamenti alla cieca” il 26 dicembre con droni e almeno un aereo da combattimento Sukhoi Su-25 contro i civili nelle località di Katongo, Kitongo, Kala e Kalimba e di aver colpito alcune imbarcazioni nel porto di Kalundu nei pressi di Uvira.<br />L’esercito congolese secondo quanto è stato riferito all’Agenzia Fides fa uso di droni da ricognizione e da combattimento, questi ultimi utilizzati per colpire depositi di armi e munizioni dell’M23/AFC che è ancora presente a Uvira, nonostante l’annuncio del ritiro delle proprie truppe. Anche questi ultimi starebbero utilizzando droni da ricognizione, mentre la popolazione è stata avvertita di spegnere cellulari e connessioni internet almeno di notte per non essere individuati da sistemi di ricognizione elettronica. A dimostrazione che anche la guerra dimenticata dell’est della RDC è sempre più tecnologica. <br />Mon, 29 Dec 2025 12:17:23 +0100AFRICA/NIGERIA - Ferito un sacerdote nel sud della Nigeria,https://fides.org/it/news/77198-AFRICA_NIGERIA_Ferito_un_sacerdote_nel_sud_della_Nigeriahttps://fides.org/it/news/77198-AFRICA_NIGERIA_Ferito_un_sacerdote_nel_sud_della_Nigeria<br />Abuja - Un sacerdote cattolico, don Raymond Njoku, è stato colpito e gravemente ferito a colpi di arma da fuoco la vigilia di Natale a Ogbaku, nell'area del governo locale di Mbaitoli, nello Stato di Imo, nel sud della Nigeria.<br />Secondo una fonte del presbiterio arcidiocesano di Owerri, don Njoku, viceparroco della chiesa parrocchiale di San Kevin a Igbaku, stava tornando a casa intorno alle 8 di sera quando degli uomini armati hanno aperto il fuoco contro di lui. Gli aggressori, giunti a bordo di un SUV, si ritiene facciano parte di una banda di rapitori che in precedenza aveva tentato, senza successo, di rapire un'altra persona nella zona. <br />Alcuni parrocchiani hanno trasportato d'urgenza don Njoku in un vicino ospedale, dove ha ricevuto cure mediche d'urgenza. L'arcivescovo di Owerri, Lucius Iwejuru Ugorji, ha poi reso noto che il sacerdote si sta riprendendo. "Ringraziamo Dio che sia sopravvissuto all'attacco mortale", ha detto l'arcivescovo affermando che l’automobile del sacerdote è stata colpita da diversi proiettili. <br /> <br />Mon, 29 Dec 2025 10:51:53 +0100ASIA/INDIA - “Ringraziare, Ripensare e Rilanciare”: Giornata Missionaria Salesianahttps://fides.org/it/news/77197-ASIA_INDIA_Ringraziare_Ripensare_e_Rilanciare_Giornata_Missionaria_Salesianahttps://fides.org/it/news/77197-ASIA_INDIA_Ringraziare_Ripensare_e_Rilanciare_Giornata_Missionaria_SalesianaCalcutta – Semplicità, vicinanza ai giovani, adattabilità culturale e fiducia incrollabile in Maria Ausiliatrice, sono alcune delle peculiarità con le quali la Famiglia Salesiana ha celebrato la Giornata Missionaria Salesiana, commemorando il 150° anniversario della 1a spedizione missionaria e il 100° di presenza salesiana in India.<br /><br />“Ringraziare, Ripensare e Rilanciare” era il tema dell’evento che, il 20 dicembre a Calcutta, ha offerto l’opportunità di riconoscere il ricco patrimonio missionario salesiano e di rinnovare l’impegno nella missione continua di evangelizzazione, educazione e trasformazione sociale.<br /><br />Il programma della Giornata ha ripercorso lo sviluppo storico della missione salesiana in India, iniziato con l’arrivo dei missionari a Tanjore nel 1906 e la sua graduale espansione nel Bengala e in altre regioni - si legge nella nota pervenuta all’Agenzia Fides. Questa crescita ha portato alla formazione di Ispettorie distinte, tra cui Calcutta. È stato inoltre riconosciuto con gratitudine il contributo di oltre 460 missionari europei per il loro ruolo significativo nel rafforzare i pilastri del carisma salesiano.<br /><br />Nella omelia della solenne Celebrazione Eucaristica di apertura della Giornata, alla quale erano presenti numerosi membri della Famiglia Salesiana, don Joseph Pauria, SDB, Ispettore dell’Ispettoria San Giovanni Bosco , ha ripreso l’immagine evangelica del Buon Pastore, sottolineando la missione come espressione di amore oblativo, cura pastorale e servizio di dedizione al popolo di Dio. Inoltre, particolare rilevanza è stata data all’eredità di guide lungimiranti come il Venerabile Stefano Ferrando, SDB, fondatore delle Suore Missionarie di Maria Immacolata Ausiliatrice dei Cristiani a Shillong, in India, le cui aspiranti hanno illustrato in modo vivace, attraverso una piccola rappresentazione teatrale, le origini della Congregazione nelle colline Khasi di Shillong, mettendo in luce la sua costante attenzione missionaria all’istruzione, all’apostolato pastorale e al miglioramento delle condizioni sociali delle donne e delle famiglie.<br /><br />Altrettanto rilevante è stato il contributo del vescovo Louis La Ravoire Morrow, SDB, fondatore della Congregazione delle Suore di Maria Immacolata , ufficialmente conosciuta come Suore Catechiste di Maria Immacolata Ausiliatrice dei Cristiani, il 12 dicembre 1948 a Krishnagar, nel Bengala occidentale. La sua visione missionaria poneva l’accento sull’educazione e sull’impegno pastorale come mezzi essenziali per l’emancipazione delle donne e il rafforzamento delle famiglie, specialmente nelle regioni con accesso limitato alle risorse sociali ed educative. Questo approccio, radicato nelle visite alle famiglie, nel coinvolgimento della comunità e nell’educazione, continua ancora oggi a plasmare e guidare le priorità pastorali. Nel corso della Giornata non sono mancati gli elogi ai catechisti delle parrocchie per il loro servizio appassionato, con una menzione speciale ai Discepoli di Don Bosco, che prestano fedelmente servizio nelle parrocchie e nei centri missionari in India e all’estero.<br /> <br />Mon, 29 Dec 2025 10:19:13 +0100ASIA/VIETNAM - L’opera delle diocesi cattoliche per affrontare le nuove fragilità di famiglie e matrimonihttps://fides.org/it/news/77196-ASIA_VIETNAM_L_opera_delle_diocesi_cattoliche_per_affrontare_le_nuove_fragilita_di_famiglie_e_matrimonihttps://fides.org/it/news/77196-ASIA_VIETNAM_L_opera_delle_diocesi_cattoliche_per_affrontare_le_nuove_fragilita_di_famiglie_e_matrimonidi Andrew Doan Thanh Phong<br /> <br />Hanoi - "Il matrimonio non può durare a lungo se non viene coltivato ogni giorno", dice il sacerdote Pietro Nguyen Van Truong ai partecipanti del 92° “Corso di Rinnovamento del Matrimonio”. <br /><br />Il corso si tenuto presso la parrocchia di Sam Son, diocesi di Thanh Hoa, nel Vietnam centrale, dal 21 al 23 novembre. Vi hanno partecipato 50 coppie vietnamite, non solo cattoliche, provenienti anche da altri Paesi. <br /><br />Finora, 92 corsi di "Rinnovamento del Matrimonio" sono stati organizzati specificamente per le coppie sposate, di diverse comunità religiose, dai Comitati diocesani di Pastorale Matrimoniale e Familiare attivi in parrocchie di tutto il Vietnam. <br /><br />I Corsi puntano soprattutto a sostenere le coppie cattoliche nel cammino per riscoprire il matrimonio come un dono sacro e un Sacramento istituito da Dio. Le sessioni affrontano spesso le problematiche che le famiglie nella vita moderna si trovano ad affrontare, così come il ruolo e la missione della famiglia nella vita di fede. <br /><br />Le coppie sposate ascoltano vivide esperienze di vita quotidiana, scambiano idee con spirito aperto. <br /><br />Molte coppie si sono commosse ascoltando le storie condivise da altre famiglie.<br /><br />Le iniziative pastorali a sostegno delle famiglie vengono sollecitate anche dal rapido cambiamento in atto nella moderna società vietnamita: "Nel contesto della globalizzazione, dell'urbanizzazione, dello sviluppo tecnologico e del cambiamento di percezione nelle nuove generazioni - fa presente il signor Truong Van Thom, che ha participato al Cordo nella Diocesi di Danang - la considerazione del matrimonio in Vietnam sta subendo grandi cambiamenti. In precedenza, il divorzio era considerato una perdita rispetto alla possibilità di ritrovare nuova felicità. Ora molte persone sono indotte a pensare che potranno avere una vita migliore dopo il divorzio. Questa visione spinge persone a porre fine volontariamente alla loro attuale vita coniugale per cercare una nuova felicità". <br /><br />I risultati del censimento della popolazione e delle abitazioni di metà anno 2024 mostrano che i divorziati/separati rappresentano circa il 2,6% della popolazione totale attuale di età superiore ai 15 anni, pari a circa 2.225.000 persone che vivono in stato di separazione o divorzio a livello nazionale.<br /><br />Tra queste, le due città più grandi del Paese, Ho Chi Minh City e Hanoi registrano il tasso di divorzio più alto in Vietnam.<br /><br />"Si tratta di un dato allarmante, che riflette la fragilità del matrimonio nella nostra vita moderna", ha affermato la signora Nguyen Thi Tam, rappresentante dell'Assemblea Nazionale, durante la sessione dell'Assemblea svoltasi la mattina del 9 dicembre 2025. <br /><br />Secondo gli esperti di matrimonio e famiglia, i ruoli di marito e moglie nella struttura delle famiglie vietnamite sono cambiati considerevolmente oggi, l'immagine ideale di moglie e marito è completamente diversa rispetto al passato. <br /><br />In precedenza, la moglie si concentrava principalmente sui lavori domestici e si prendeva cura della famiglia, mentre il marito era colui che manteneva la famiglia. Oggi, la moglie ha maggiori opportunità di lavorare e di avere più relazioni sociali. Cresce anche la possibilità di contrasti quando si confrontano valori familiari tradizionali e nuovi interessi legati alla modernità. moderni. Inoltre, molti membri delle famiglie trascorrono troppo tempo al telefono e sui social media invece di prendersi cura dei propri cari. <br /><br />Per evitare di considerare il divorzio come una “soluzione”, prevenire le crisi nella vita coniugale e ridurre gli impatti negativi, soprattutto quelli che coinvolgono i figli delle coppie divorziate, gli esperti consigliano alle coppie di prepararsi con dedizione alla vita coniugale, ad esempio partecipando a corsi di preparazione al matrimonio e puntando a bilanciare equamente la propria crescita tra vita sociale e vita familiare. <br /><br />Nell'articolo "Valori culturali ed etici del matrimonio e della famiglia cattolici in Vietnam oggi", pubblicato sul Journal of Religious Studies dalla Dott.ssa Do Thi Ngoc Anh, c'è un passaggio che dice: "Nel contesto dei complessi cambiamenti nel matrimonio e nella vita familiare odierna, si deve affermare chela visione cattolica del matrimonio come legame libero e volontario tra due persone di sesso diverso che desiderano vivere insieme per tutta la vita è positivo e ampiamente accettato". E continua: "I cattolici vietnamiti, con la loro riverenza per Dio, mantengono il loro legame coniugale e lo considerano una grazia concessa da Dio. Oltre ai propri sentimenti, marito e moglie sono chiamati anche a dedicare attenzione all'educazione dei figli, scegliendo con cura le loro parole, il loro comportamento e il loro stile di vita, per offrire un esempio e una lezione ai loro figli e nipoti".I matrimoni cattolici in Vietnam sono più stabili e fanno registrare meno divorzi rispetto ai matrimoni non cattolici, nella sequela di quanto dice Gesù nel Vangelo secondo Matteo: come affermato in [Mt 19:6]: "Quello che Dio ha congiunto, l'uomo non lo separi”. <br />Sun, 28 Dec 2025 22:20:05 +0100ASIA/CAMBOGIA - Tregua nel conflitto con la Thailandia, il Vicario Apostolico Schmitthaeusler: "Vogliamo la pace"https://fides.org/it/news/77194-ASIA_CAMBOGIA_Tregua_nel_conflitto_con_la_Thailandia_il_Vicario_Apostolico_Schmitthaeusler_Vogliamo_la_pacehttps://fides.org/it/news/77194-ASIA_CAMBOGIA_Tregua_nel_conflitto_con_la_Thailandia_il_Vicario_Apostolico_Schmitthaeusler_Vogliamo_la_pacePhnom Penh - Thailandia e Cambogia hanno concordato un cessate il fuoco per 72 ore. L'accordo, siglato dai Ministri della Difesa, è entrato in vigore oggi, 27 dicembre, alle 12:00. Si ferma così un conflitto che, in tre settimane, si calcola abbia causato, nel complesso, un milione di profughi, da ambo le parti. "Ringraziamo Dio e continuiamo a pregare affinché le 72 ore diventino per sempre", commenta a caldo all'Agenzia Fides il Vicario Apostolico di Phnom Penh, Mons. Olivier Schmitthaeusler<br />Il Vescovo riferisce di aver inviato una lettera a sette leader mondiali "per seguire il consiglio del nostro Vescovo Chhmar Salas che il 18 aprile 1975 scrisse: Non dimenticate di parlare di noi al mondo!". I destinatari della missiva, informa, sono: Papa Leone XIV; il Presidente USA Donald Trump; il Presidente della Francia Emmanuel Macron; il Direttore Generale dell'Unesco, Khaled El-Enany; il Coordinatore delle Nazioni Unite in Cambogia, Jo Scheuer; l'Ambasciatore dell'Unione Europea in Cambogia, Igor Driesmans; l'Alto Commissario per i Diritti Umani Volker Türk . "Continuiamo a sperare e pregare perchè vogliamo la pace", dice il Vicario Apostolico.<br /><br />"Dal 7 dicembre - ricorda nel colloquio con Fides- il numero di missili e bombe che hanno distrutto templi Khmer, patrimonio mondiale dell'Unesco , scuole e abitazioni civili nell'entroterra è stato incalcolabile, violando l'integrità territoriale del piccolo regno di Cambogia e trasformando questo conflitto di confine in una vera e propria guerra".<br /><br />Solo in Cambogia, rileva, "oltre 500.000 sfollati sono costretti a cercare rifugio sempre più lontano dal confine, e 200.000 bambini sono privati della scuola all'inizio di questo anno accademico, costretti a fuggire con i genitori e a stabilirsi in precari campi profughi".<br /><br />Nei giorni scorsi, in occasione del Natale, il Vicario aveva diffuso un appello per il cessate il fuoco e la pace. E, celebrando la veglia di Natale, aveva detto ai fedeli: "Quanto è potente il canto degli angeli in questa notte di Natale, tanto potente , a 300 km da Phnom Penh e a 15 km da Battambang, la seconda città più grande della Cambogia, il rumore dei missili echeggiava vicino a una scuola dove i bambini studiavano pacificamente".Ha proseguito nel suo appello mons. Olivier Schmitthaeusler: "Gli organismi internazionali di mantenimento della pace non possono o non vogliono fare nulla? Abbiamo visto Gaza, vediamo l'Ucraina e la Birmania. Ed eccoci qui, testimoni impotenti nel nostro Paese di un disastro umanitario. Le nostre voci sembrano inascoltate, ma osiamo dire forte e chiaro al mondo, alle istituzioni internazionali, ai governi, alle Chiese in Asia e in tutto il mondo: Vogliamo la pace!"<br />"Davanti al Dio fatto uomo - ha invocato - adoriamo e preghiamo per la pace, preghiamo per i soldati e i rifugiati. Preghiamo e imploriamo: O Signore, Principe della Pace, salvaci".<br />Il Vescovo ha chiesto l'intercessione dei martiri cambogiani "che hanno sopportato l'esodo e trovato la morte cinquant'anni fa": "Questa croce che indosso, ricevuta dal vescovo Émile Destombes 16 anni fa – lui stesso l'aveva ricevuta dalla madre del vescovo Salas – è un simbolo di vita".<br />Quella croce, ha ricordato, "è testimone di 130 anni di storia cambogiana, ed è anche un simbolo della vittoria della vita sulla morte. Dalla mangiatoia alla croce, Gesù ci guida sulla via della Resurrezione". "La nascita di Gesù è una speranza che nasce nei nostri cuori, una speranza che nessuno può toglierci", ha concluso, implorando il dono della pace "dal Dio-con-noi, l'Emmanuele, Principe della Pace, per la nostra terra di Cambogia e per il mondo".<br /> Sat, 27 Dec 2025 10:32:06 +0100ASIA/BAHRAIN - La chiesa del Sacro Cuore di Manama simbolo duraturo di amore, tolleranza e devozionehttps://fides.org/it/news/77188-ASIA_BAHRAIN_La_chiesa_del_Sacro_Cuore_di_Manama_simbolo_duraturo_di_amore_tolleranza_e_devozionehttps://fides.org/it/news/77188-ASIA_BAHRAIN_La_chiesa_del_Sacro_Cuore_di_Manama_simbolo_duraturo_di_amore_tolleranza_e_devozioneManama – “Nel centro della città di Manama sorge la chiesa del Sacro Cuore, simbolo di fede, armonia e generosità dei governanti del Bahrein da 85 anni. La sua storia iniziò nel 1938, quando Sua Altezza lo Sceicco Salman bin Hamad Al Khalifa offrì al vescovo Cappuccino Giovanni Battista Tirinanzi, missionario che servì come Vicario Apostolico d'Arabia dal 2 luglio 1937 al 21 ottobre 1948, nonché Vescovo titolare di Gaza , un appezzamento di terreno per una chiesa cristiana. Su questa donazione, furono gettate le fondamenta della prima chiesa cattolica del Golfo.” Lo racconta padre Francis Joseph Padavupurackal, ofm Cap., Parroco e Rettore della Chiesa di Manama, appartenente al Vicariato Apostolico di Arabia del nord.<br /><br />Il missionario Cappuccino prosegue il racconto risalendo all’origine della costruzione nel giugno del 1939. “A dicembre di quello stesso anno suonarono in Bahrain le prime campane di Natale. Il 3 marzo 1940, la chiesa madre del Golfo fu benedetta, diventando la dimora spirituale di una piccola ma crescente comunità. Nel corso dei decenni, si sono avvicendati pastori devoti a prendersi cura del gregge. Nel tempo la parrocchia si espanse, i sacerdoti attraversarono il Golfo per servire le comunità disperse. Poi, nel 1953, l'arrivo delle Suore Comboniane trasformò la scuola parrocchiale in un faro di istruzione e compassione. Con il passare degli anni, grazie anche al contributo di leader religiosi di quei tempi andarono avanti con la costruzione di scuole, sale e strutture per servire i fedeli in continua crescita”.<br /><br />“Un nuovo capitolo si aprì nel 2013, quando Sua Maestà il Re Hamad bin Isa Al Khalifa donò un terreno per una cattedrale . Papa Francesco benedisse il progetto con un mattone della Porta Santa della Basilica di San Pietro e, nel 2021, fu inaugurata e consacrata la Cattedrale di Nostra Signora d'Arabia . Nel novembre 2022, il Bahrain ha accolto il Santo Padre, Papa Francesco, che ha visitato la parrocchia, benedicendone i fedeli e onorandone il ruolo nella convivenza interreligiosa . Il 28 gennaio 2023 Papa Francesco nomina p. Aldo Berardi, O.SS.T., Vescovo e Vicario Apostolico d'Arabia del nord, che comprende Bahrain, Kuwait, Qatar e Arabia Saudita. <br /><br />“Ora, 85 anni dopo i suoi umili inizi, la Chiesa del Sacro Cuore di Manama è entrata in una nuova era - conclude p. Joseph. Queste pietre, un tempo posate con semplice fede, ora si ergono come simboli duraturi di amore, tolleranza e devozione.”<br /><br /> <br />Sat, 27 Dec 2025 11:49:56 +0100Papa Leone XIV nella Festa di Santo Stefano: la via di Gesù e dei martiri è disarmatahttps://fides.org/it/news/77193-Papa_Leone_XIV_nella_Festa_di_Santo_Stefano_la_via_di_Gesu_e_dei_martiri_e_disarmatahttps://fides.org/it/news/77193-Papa_Leone_XIV_nella_Festa_di_Santo_Stefano_la_via_di_Gesu_e_dei_martiri_e_disarmataCittà del Vaticano - La vita dei figli di Dio che camminano nel tempo è come una «nuova nascita», che si comunica da persona a persona per lo stesso «movimento di attrazione» sperimentato già la notte della nascita di Gesù Bambino a Betlemme «dalle persone umili come Maria, Giuseppe e i pastori». Una bellezza attrattiva che al contempo suscita reazioni di rigetto in «chi teme per il proprio potere, di chi è smascherato nella sua ingiustizia da una bontà che rivela i pensieri dei cuori». <br />Lo ha ricordato oggi Papa Leone XIV, prima di recitare dalla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico la preghiera mariana dell’Angelus, nel giorno in cui la Chiesa celebra la memoria liturgica di Santo Stefano, il primo martire. Il giorno - ha spiegato il Vescovo di Roma - in cui si fa memoria del «“natale” di Santo Stefano, come usavano dire le prime generazioni cristiane, certe che non si nasce una volta sola. Il martirio - ha rimarcato il Pontefice - è nascita al cielo: uno sguardo di fede, infatti, persino nella morte non vede più soltanto il buio». <br /><br />Anche Stefano aveva sperimentato l’attrattiva di Gesù. E lui fu il primo a essere ucciso da chi rifiutava e rifiuta quella bellezza disarmata che «rivela i pensieri dei cuori». <br />Rivolto alla moltitudine in Piazza San Pietro, Papa Leone ha accennato all’episodio del martirio di Santo Stefano raccontato negli Atti degli Apostoli, per richiamare i connotati propri e imparagonabili dell’esperienza martiriate che segna tutto il cammino della Chiesa nella storia. <br /><br />«Chi vide Stefano andare verso il martirio» ha ricordato il Pontefice «fu sorpreso dalla luce del suo volto e delle sue parole. È scritto: “E tutti quelli che sedevano nel sinedrio, fissando gli occhi su di lui, videro il suo volto come quello di un angelo”».<br /><br />Anche oggi - ha ricordato il Successore di Pietro, proiettando l’esperienza di Santo Stefano protomartire sul tempo presente - «chi ha scelto la via disarmata di Gesù e dei martiri è spesso ridicolizzato, spinto fuori dal discorso pubblico e non di rado accusato di favorire avversari e nemici». Eppure chi riceve in dono la vita nuova e gratuita che germoglia dal Mistero del Natale può arrivare a riconoscere «anche nei propri avversari, la dignità indelebile di figlie e figli di Dio».<br />Santo Stefano, ucciso per lapidazione - ha ricordato Papa Leone XIV nella breve catechesi pronunciata prima della recita dell’Angelus - «morì perdonando, come Gesù: per una forza più vera di quella delle armi». Agenzia Fides 26/12/2025)<br /> Fri, 26 Dec 2025 20:50:01 +0100Leone XIV, Messaggio “Urbi et Orbi”: al cuore di Dio giunge l’invocazione di pace che sale da ogni terrahttps://fides.org/it/news/77192-Leone_XIV_Messaggio_Urbi_et_Orbi_al_cuore_di_Dio_giunge_l_invocazione_di_pace_che_sale_da_ogni_terrahttps://fides.org/it/news/77192-Leone_XIV_Messaggio_Urbi_et_Orbi_al_cuore_di_Dio_giunge_l_invocazione_di_pace_che_sale_da_ogni_terraCittà del Vaticano - «Rallegriamoci tutti nel Signore: il nostro Salvatore è nato nel mondo. Oggi la vera pace è scesa a noi dal cielo». Inizia citando la liturgia della messa della notte di natale Papa Leone XIV, nel primo messaggio”Urbi et Orbi” da lui pronunciato prima della benedizione apostolica oggi, nella solennità nel Natale del Signore, dalla Loggia centrale affacciata su Piazza San Pietro, dopo aver presieduto la solenne concelebrazione eucaristica nella Basilica Vaticana. «il Natale del Signore» aggiunge il Pontefice, citando San Leone Magno « è il Natale della pace». E nella promessa di pace che accompagna la nascita di Gesù il Vescovo di Roma trova luce e forza per implorare e attendere consolazione davanti alle tribolazioni affliggono i popoli del mondo in questo tempo. <br /><br />Nel Natale di Gesù - ha rimarcato il Pontefice - «già si profila la scelta di fondo che guiderà tutta la vita del Figlio di Dio, fino alla morte sulla croce: la scelta di non far portare a noi il peso del peccato, ma di portarlo Lui per noi, di farsene carico. Questo, solo Lui poteva farlo. Ma nello stesso tempo ha mostrato ciò che invece solo noi possiamo fare, cioè assumerci ciascuno la propria parte di responsabilità».<br />Gesù Cristo«è la nostra pace prima di tutto perché ci libera dal peccato» e poi perché ci indica la via da seguire per superare i conflitti, tutti i conflitti, da quelli interpersonali a quelli internazionali». «Lui è il Salvatore. Con la sua grazia, possiamo e dobbiamo fare ognuno la propria parte per respingere l’odio, la violenza, la contrapposizione e praticare il dialogo, la pace, la riconciliazione».<br /><br />Rivolgendo lo sguardo ai conflitti, alle tensioni e alle pene che travagliano il mondo nell’ora presente, il Pontefice ha fatto riferimento ai cristiani «che vivono in Medio Oriente, che ho inteso incontrare recentemente con il mio primo viaggio apostolico. Ho ascoltato le loro paure e conosco bene il loro sentimento di impotenza dinanzi a dinamiche di potere che li sorpassano. Il Bambino che oggi nasce a Betlemme» ha aggiunto citando il Vangelo secondo Giovanni «è lo stesso Gesù che dice: "Abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!"».<br /><br />Nel suo messaggio “alla Città e al Mondo”, il Vescovo di Roma ha invocato «giustizia, pace e stabilità per il Libano, la Palestina, Israele, la Siria». Ha affidato al «Principe della Pace» tutto il Continente europeo», chiedendogli «di continuare a ispirarvi uno spirito comunitario e collaborativo, fedele alle sue radici cristiane e alla sua storia, solidale e accogliente con chi si trova nel bisogno». Ha pregato «in modo particolare per il martoriato popolo ucraino», implorando che «si arresti il fragore delle armi» e le parti coinvolte, sostenute dall’impegno della comunità internazionale, trovino il coraggio di dialogare in modo sincero, diretto e rispettoso». Ha poi implorato dal Bambino di Betlemme «pace e consolazione per le vittime di tutte le guerre in atto nel mondo, specialmente di quelle dimenticate», facendo riferimento ai conflitti e alle violenze che lacerano Sudan, Sud Sudan, Mali, Burkina Faso e Repubblica Democratica del Congo».<br />Ha pregato «per la cara popolazione di Haiti, affinché cessi ogni forma di violenza nel Paese e possa progredire sulla via della pace e della riconciliazione».<br />Ha chiesto anche che il «Principe della pace» illumini il Myanmar «con la luce di un futuro di riconciliazione», e«restauri l’antica amicizia tra Tailandia e Cambogia».<br /><br /><br />Nel farsi uomo - ha sottolineato il Pontefice nel suo messaggio Urbi et Orbi - «Gesù assume su di sé la nostra fragilità, si immedesima con ognuno di noi: con chi non ha più nulla e ha perso tutto, come gli abitanti di Gaza; con chi è in preda alla fame e alla povertà, come il popolo yemenita; con chi è in fuga dalla propria terra per cercare un futuro altrove, come i tanti rifugiati e migranti che attraversano il Mediterraneo o percorrono il Continente americano; con chi ha perso il lavoro e con chi lo cerca, come tanti giovani che faticano a trovare un impiego; con chi è sfruttato, come i troppi lavoratori sottopagati; con chi è in carcere e spesso vive in condizioni disumane». <br /><br />Al cuore di Dio - ha aggiunto il Pontefice - giunge l’invocazione di pace che sale da ogni terra». Poi il Vescovo di Roma ha citato alcuni versi del poeta israeliano Yehuda nAmichai: «Non la pace di un cessate-il-fuoco, nemmeno la visione del lupo e dell’agnello, ma piuttosto come nel cuore quando l’eccitazione è finita, e si può parlare solo di una grande stanchezza. […] Che vengacome i fiori selvatici, all’improvviso, perché il campo ne ha bisogno: pace selvatica». Thu, 25 Dec 2025 23:23:23 +0100