Fides News - Italianhttps://fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.La “bussola” dell’Arcivescovo Nwachukwu per i ‘comunicatori cattolici’: “Sono discepoli prima che ‘influencer’”https://fides.org/it/news/78033-La_bussola_dell_Arcivescovo_Nwachukwu_per_i_comunicatori_cattolici_Sono_discepoli_prima_che_influencerhttps://fides.org/it/news/78033-La_bussola_dell_Arcivescovo_Nwachukwu_per_i_comunicatori_cattolici_Sono_discepoli_prima_che_influencerKigali – Quando Gesù «diede il comando finale: “Andate dunque e fate discepoli tutte le nazioni”, non si rivolgeva solo, né tantomeno principalmente, agli specialisti dei media. Si rivolgeva a tutti i suoi discepoli». E anche «i comunicatori cattolici sono innanzitutto discepoli, prima ancora di essere influencer». Chiamati a riconoscere con realismo cristiano che la «civiltà dell’amore» prefigurata da Papa Paolo VI e ora richiamata negli interventi di Leone XIV non sarà mai costruita «da algoritmi migliori», ma da discepoli che talvolta quasi per caso portano con sé anche «macchine fotografiche, microfoni e computer portatili: donne e uomini che comprendono che il discepolato deve sempre venire prima dell’influenza».<br /> <br />È impregnato di realismo cristiano e di “sensus Ecclesiae” l’intervento chiave con cui il 4 agosto l’Arcivescovo Fortunatus Nwachukwu ha aperto il Convegno internazionale di SIGNIS ospitato fino a sabato 8 agosto a Kigali, capitale del Ruanda. <br /> SIGNIS, Associazione cattolica mondiale, è una rete globale che unisce professionisti dei media cattolici in oltre 100 Paesi.<br />Rivolgendosi idealmente alla famiglia sempre più allargata dei “Comunicatori cattolici”, il Segretario del Dicastero per l’Evangelizzazione ha fornito una bussola preziosa per dribblare sia i luoghi comuni dei catastrofismi che le eccitate esaltazioni su fantomatici “orizzonti sconfinati e nuove opportunità”” che la nuova era digitale e l’Intelligenza Artificiale aprirebbero anche all’opera apostolica e all’annuncio del Vangelo. <br /><br />“La tecnologia non è mai uno strumento neutro”<br /><br />Col realismo della fede, facendo tesoro anche delle intuizioni contenute nell’Enciclica di Leone XIV Magnifica homanitas, il Segretario del Dicastero missionario descrive con realismo lo stato delle cose, lontano dai conformismi delle propagande. Riconosce che «Viviamo in un’epoca in cui la comunicazione non si limita più a descrivere il mondo, ma lo plasma». Un tempo in cui «un breve video girato a Kigali può essere visto a Manila nel giro di pochi minuti. Un’omelia pronunciata in una piccola parrocchia sugli altipiani del Kilimangiaro può raggiungere una comunità della diaspora a Bruxelles prima ancora che venga impartita la benedizione finale della Messa». <br /><br />Internet «ha abbattuto i confini geografici e, così facendo, ha posto uno straordinario strumento di incontro — o di divisione — nelle mani di un’unica generazione, la nostra generazione».<br /><br /> L’Arcivescovo nigeriano prende atto che la comunicazione digitale, lasciata alla sola logica degli algoritmi, «probabilmente genererebbe e alimenterebbe il tribalismo piuttosto che la comunione e la solidarietà». Ed è evidente che la «comunicazione digitale, basata esclusivamente sugli algoritmi, tende a premiare ciò che è rumoroso, non ciò che è vero; ciò che polarizza, non ciò che riconcilia». E questo accade perché la tecnologia «non è mai uno strumento neutro». E non va attribuita a essa nessuna valenza salvifica. <br /><br />Nel contempo - prende atto Fortunatus Nwachukwu - «Oggi le nazioni, le “panta ta ethne” del mandato del Signore, si riuniscono anche su Instagram, TikTok, YouTube e sulle innumerevoli piattaforme che non esistevano solo una generazione fa. Se queste piattaforme sono ora il luogo in cui le persone cercano la verità, il senso e il senso di appartenenza, allora sono anche il luogo in cui devono trovarsi i comunicatori della Chiesa — non per cercare attenzione, ma per rendere testimonianza con saggezza e amore».<br /><br />Proprio la saggezza e l’amore con cui si manifesta la testimonianza cristiana, più che le competenze tecniche e “professionali”; possono aiutare i comunicatori cattolici a riconoscere come «L’armonia culturale non è prodotta da algoritmi che appiattiscono ogni popolo in un unico contenuto, né da una monocultura globalizzata che cancella ciò che è distintivo e bello in ogni nazione». <br /> Il testo biblico - ricorda l’Arcivescovo, attingendo alle sue competenze di biblista - «ci insegna che Dio ama le differenze». E infatti «creò tutti gli esseri viventi secondo la loro specie o le loro differenze». Solo l’essere umano «è stato creato a immagine di Dio. Pertanto, l’armonia culturale non si crea cancellando le differenze».<br /> <br /><br />Predilezioni e scelte di campo<br /><br />Un altro tratto genetico che connota le scelte degli autentici comunicatori cattolici - prosegue il Segretario del Dicastero missionario - è la predilezione per i poveri e i piccoli. «Molto prima dell’invenzione della stampa, per non parlare dello smartphone, questo era già inteso come un compito sacro. I profeti d’Israele davano voce alla vedova, all’orfano e allo straniero; Cristo stesso si identificava con “gli ultimi”». E «un giornalista, un regista o un conduttore cattolico» aggiunge l’Arcivescovo «eredita quella stessa missione profetica. La vostra non è semplicemente una competenza professionale; è una vocazione ad essere la voce di coloro che la società ha resi senza voce: il migrante senza documenti, la comunità rurale senza un microfono, la vittima di abusi senza una piattaforma, il lavoratore senza un sindacato, il bambino senza un difensore».<br /><br /> Nwachukwu individua anche i punti di tensione tra l’auto-propaganda del era nuova digitale e artificialmente intelligente e la fedeltà alla realtà che dovrebbe connotare il lavoro di operatori dei media e della comunicazione animati dalla fede in Cristo. Non censura il fatto che la nuova entità digitale è uno strumento micidiale di manipolazione dei cuori e dei cervelli in ogni angolo del mondo.<br /><br />«Ogni algoritmo su ogni piattaforma che utilizzate» riconosce Nwachukwu «è programmato per amplificare la voce dei potenti, dei ricchi e di chi è già famoso. Ci vuole una scelta deliberata, coraggiosa e spesso costosa per rivolgere invece il microfono verso coloro che gli algoritmi preferirebbero ignorare». <br />Il Convegno internazionale di SIGNIS è stato dedicato alla “Comunicazione digitale per l’armonia culturale e il benessere ambientale”. «Come ha insegnato Papa Francesco nella *Laudato Si’*» annota l’Arcivescovo facendo cenno al tema del Convegno «un vero approccio ecologico deve integrare le questioni di giustizia, in modo da ascoltare sia il grido della terra sia il grido dei poveri». <br /> <br />E anche in questo la comunicazione digitale «ha un ruolo decisivo da svolgere. Può rendere visibile ciò che i potenti preferirebbero tenere nascosto: la siccità in una regione, l’inondazione in un’altra, la comunità sfollata a causa dell’estrazione o dello sfruttamento di risorse a cui non ha mai acconsentito. Può anche seppellire queste realtà sotto un flusso infinito di distrazioni». <br /> <br /><br /> Imitare Cristo anche nell’universo digitale<br /> <br />I tratti genetici del “cattolico comunicatore” - insiste nel suo intervento l’Arcivescovo Nwachukwu - si manifestano in predilezioni, sguardo critico, apertura e lealtà alla realtà. Ma la sorgente del suo operare attinge al mistero stesso del proprio configurarsi a Cristo stesso. Perché «”cattolico non è un’etichetta che indossiamo, ma un’identità che incarniamo». E «ogni autentico atto di comunicazione trova in ultima analisi il suo modello in Cristo stesso, il Verbo eterno fatto carne, che è venuto non solo per proclamare la verità, ma per rivelarla nella sua stessa persona, riconciliando l’umanità con Dio e tra di noi».<br /><br />Per questo «Ogni articolo che scrivete, ogni immagine che pubblicate, ogni documentario che producete» ricorda il Segretario del Dicastero missionario, richiamando l’alternativa già posta da Leone XIV in Magnifica Humanitas - «è un mattone posato verso l’una o l’altra città, una nuova Torre di Babele o una nuova città di Dio. Non esiste un cantiere neutrale».<br /><br />Quattro frontiere per i “missionari digitali”<br /><br /> Per declinare in concreto suggestioni e orientamenti, nel suo intervento al Congresso SIGNIS l’Arcivescovo Nwachukwu arriva a indicare quattro frontiere ai “missionari digitali”, presentandole in forma di “brevi inviti” rivolti in particolare ai giovani comunicatori: li invita in primis a costruire “«la vostra mente prima di costruire la vostra piattaforma», ricordando che «una comprensione superficiale della vostra cultura e di quella del vostro prossimo non può produrre armonia culturale. Leggete in profondità. Ascoltate più a lungo di quanto parliate». Ogni «strada digitale» prosegue l’Arcivescovo indicando la “seconda frontiera” «va percorsa come «una strada verso l’incontro, non verso il tribalismo o le divisioni. Ogni storia che raccontate può difendere la dignità di un popolo, oppure ridurlo a una caricatura. Scegliete la prima opzione, anche quando probabilmente otterrete più clic con la seconda». <br />Il terzo “breve consiglio” offerto dal Segretario del Dicastero missionario è quello di considerare la cura del Creato come «parte integrante della storia che raccontate, non un ripensamento a posteriori». Mentre la quarta, cruciale “frontiera” coincide con l’invito a ricordare «che l’intelligenza artificiale può aiutarvi nella ricerca, ma non può sostituirvi nel rendere testimonianza», «Lasciate che la tecnologia sia al servizio della vostra missione. Non permettete mai - scandisce l’Arcivescovo - che sostituisca la vostra coscienza».<br /> <br />La voce delle Chiese africane “adolescenti”<br /> <br />Fin dall’incipit del suo discorso, Fortunatus Nwachukwu ricorda che il Convegno internazionale SIGNIS 2026 è ll primo della lunga serie ospitato in Africa, e che questo fatto «dice alla Chiesa universale ciò che molti di noi sanno da tempo: che la Chiesa in Africa è ormai matura e che la sua voce, la sua energia e la sua speranza hanno qualcosa di essenziale da offrire all’intera comunione dei credenti».<br /> <br /> La voce della Chiesa in Africa. - aggiunge l’Arcivescovo nigeriano - «non è più, e non dovrebbe più essere trattata come, la voce di un neonato nella culla», bisognoso di ricevere il “latte” dalle Chiese di tradizione più antica. È venuto invece l tempo «che le Chiese in Africa si sveglino e inizino a comportarsi, almeno come adolescenti, se non come adulti a tutti gli effetti, capaci di provvedere a gran parte dei propri bisogni fondamentali».<br /><br />Il Ruanda, Paese ospitante - insiste il Segretario del Dicastero missionario, facendo riferimento alla tragedia degli stermini etnici che hanno segnato la storia ruandese -« sa meglio di gran parte delle nazioni della terra cosa si perde quando si permette alla comunicazione di diventare uno strumento di divisione anziché di verità, e cosa si guadagna quando un popolo sceglie, deliberatamente e con sofferenza, la strada più ardua della riconciliazione». Quella nazione - aggiunge in proposito l’Arcivescovo nigeriano «è una di quelle che stuzzicano il nostro orgoglio di africani, dimostrando che anche l’Africa può darsi da fare quando ha leader coraggiosi che hanno sinceramente a cuore il bene del proprio popolo, anche se rimangono imperfetti come ogni essere umano. Fri, 07 Aug 2026 15:34:11 +0200AFRICA/NIGERIA: Infanzia Missionaria, Suor Inês Paulo Albino ai direttori diocesani: la missione nasce dall’incontro con Cristo e si esprime nel serviziohttps://fides.org/it/news/78032-AFRICA_NIGERIA_Infanzia_Missionaria_Suor_Ines_Paulo_Albino_ai_direttori_diocesani_la_missione_nasce_dall_incontro_con_Cristo_e_si_esprime_nel_serviziohttps://fides.org/it/news/78032-AFRICA_NIGERIA_Infanzia_Missionaria_Suor_Ines_Paulo_Albino_ai_direttori_diocesani_la_missione_nasce_dall_incontro_con_Cristo_e_si_esprime_nel_servizioLagos - “Dio ci ha creati unici, ma nessuno è più importante degli altri. Così è anche nella Chiesa. Dio non ci ha creati tutti uguali. Ci ha fatti diversi perché ciascuno ha un dono speciale da condividere. Nessuno possiede tutti i doni, ma tutti abbiamo qualcosa da offrire”. Suor Inês Paulo Albino, segretario generale della Pontificia Opera della Infanzia Missionaria , si è rivolta così ai 2400 bambini presenti al Congresso Nazionale della POSI in occasione dei 25 anni di fondazione durante l’incontro di formazione interattivo loro dedicato svoltosi ieri al mattino . <br />“Quando Gesù entra nella nostra vita attraverso il Battesimo, ci unisce come fratelli e sorelle. In Gesù diventiamo una sola famiglia. Egli ci insegna ad amarci, ad aiutarci e a camminare insieme. Essere ‘uno in Cristo’ - continua suor Albino - significa avere Gesù al centro della nostra vita; ciò che ci unisce è più grande di ciò che ci distingue. Per Lui non esistono bambini importanti e bambini meno importanti. Non esistono bambini ricchi e bambini poveri. Non esistono bambini di una tribù migliore di un’altra. Per Gesù ogni bambino è prezioso”. <br />Il Segretario generale della Posi ha poi proseguito l’incontro parlando dell’identikit del “missionario di unità” e portando esempi concreti: fare la pace dopo un litigio; rispettare chi è diverso da noi, condividere invece di trattenere tutto per sé. Ai piccoli partecipanti è stato poi chiesto di partecipare ad un’attività manuale che si è conclusa con l’impegno da parte di ciascuno di loro di essere “missionario di unità” individuando tra i loro amici o in famiglia qualcuno per cui pregare e verso cui compiere un gesto di amore. <br />Nella stessa mattinata Suor Inês Paulo Albino ha incontrato i direttori diocesani ed i coordinatori delle Pontificie Opere Missionarie locali cui ha dedicato un tempo di formazione che come lei stessa ha ribadito non pretende di esaurire tutti i temi ma vuol esser l’incipit di un “lavoro” che deve continuare attraverso laboratori, testimonianze, lavori di gruppo e la stesura di un piano d’azione concreto per ogni diocesi, per garantire non solo l’apprendimento, ma anche l’impegno operativo al termine della formazione.<br />“Formazione, Animazione Missionaria e Sostenibilità Economica” è stato il titolo della relazione da lei sviluppata durante l’incontro nel quale Suor Albino ha illustrato l’importanza teologica e pastorale della formazione, dell’animazione missionaria e della sostenibilità economica.<br />“Formare è essenziale perché nessuna missione è feconda senza discepoli preparati, così come animare, perché una comunità cresce quando ogni battezzato si sente parte della missione" ha evidenziato il segretario generale della POSI. Altrettanto si può dire per il sostegno economico, " poiché una missione che coinvolge tutti genera anche le risorse umane, spirituali e materiali necessarie per continuare il proprio servizio”. <br />Infine Suor Albino ha ribadito l’importanza non solo della raccolta fondi ma anche della sua ridistribuzione a tutte le missioni che ne hanno necessità e che non sempre hanno un legame diretto con le Chiese locali. In questo modo le POM sostengono un programma annuale di aiuto a favore di tutte le Chiese di missione. <br />Il Segretario generale della POSI, nel ringraziare ciascuno ha ricordato “la presenza dei bambini, ovunque essi siano, ci dovrebbe obbligare ad avere un cambio di sguardo, e non solo, a investire tutte le nostre risorse su di loro, a rimboccarci le maniche per costruire insieme a loro un futuro. Perché ogni minore che arriva porta un sogno. E non c’è niente di più umano del tentare di realizzarlo”.<br /> <br />Fri, 07 Aug 2026 13:18:26 +0200AMERICA/CUBA - Caritas continua la distribuzione degli aiuti umanitari: “Non possiamo raggiungere tutti, ma vogliamo essere vicini a chi ha più bisogno”https://fides.org/it/news/78031-AMERICA_CUBA_Caritas_continua_la_distribuzione_degli_aiuti_umanitari_Non_possiamo_raggiungere_tutti_ma_vogliamo_essere_vicini_a_chi_ha_piu_bisognohttps://fides.org/it/news/78031-AMERICA_CUBA_Caritas_continua_la_distribuzione_degli_aiuti_umanitari_Non_possiamo_raggiungere_tutti_ma_vogliamo_essere_vicini_a_chi_ha_piu_bisognoL’Avana – Nel contesto della prolungata crisi economica che ha aggravato le difficoltà di molte famiglie cubane nell’accesso agli alimenti e ai beni di prima necessità, Caritas Cuba continua la distribuzione degli aiuti umanitari provenienti dagli Stati Uniti e destinati a quanti vivono nelle situazioni di maggiore difficoltà .<br /><br />Il vescovo di Pinar del Río, Juan de Dios Hernández Ruiz, S.J., ha illustrato, in un comunicato diffuso dalla diocesi, la destinazione delle risorse e i criteri stabiliti per la loro distribuzione. «L’aiuto umanitario è l’assistenza offerta alle persone che si trovano in una situazione di crisi estrema, con l’unico obiettivo di salvare vite, alleviare la sofferenza e tutelare la dignità umana», afferma il vescovo, ricordando che si tratta di una risposta di emergenza fondata sui principi di umanità, imparzialità, neutralità e indipendenza.<br />L’aiuto destinato al isola prevede un fondo umanitario di 100 milioni di dollari, di cui 60 milioni saranno distribuiti attraverso Caritas Cuba, con il sostegno logistico del Catholic Relief Service . Secondo quanto spiega il vescovo Hernández Ruiz, queste risorse rispondono alle principali necessità individuate: «l’insicurezza alimentare e le difficoltà nell’accesso all’acqua».<br /><br />I beneficiari prioritari sono persone e famiglie in condizioni di particolare necessità: anziani che vivono soli, donne in gravidanza o in fase di allattamento con situazioni di rischio accertate, bambini sotto i cinque anni in condizioni di vulnerabilità e persone con disabilità o non autosufficienti. Il vescovo spiega che questi criteri rispondono all’obiettivo di concentrare gli aiuti su quanti si trovano nelle situazioni di maggiore fragilità: «Non si tratta di un programma di assistenza sociale permanente né di un diritto universale. È rivolto a coloro che vivono in una condizione di estrema vulnerabilità», precisa.<br /><br />Ogni pacco di assistenza comprende prodotti alimentari, articoli essenziali per l’igiene e materiali destinati ad affrontare le difficoltà legate all’accesso e alla conservazione dell’acqua. L’aiuto, sottolinea il vescovo, non vuole soltanto rispondere alle necessità materiali, ma anche esprimere la vicinanza della comunità ecclesiale a quanti attraversano momenti di maggiore sofferenza.<br /><br />Rispondendo alle domande di alcune persone che non hanno ricevuto questo sostegno, il vescovo riconosce la complessità della situazione: «Come Chiesa, siamo pienamente consapevoli che non possiamo arrivare a tutti, e questa è una realtà che ci fa soffrire». Allo stesso tempo invita a comprendere che la priorità viene stabilita in base al grado di necessità: «Se lei non riceve l’aiuto, non significa che non ne abbia bisogno, ma che ci sono persone in una condizione ancora più critica».<br /><br />Caritas Cuba e le diocesi coinvolte cercano di rispondere a questa emergenza con un aiuto che, come ricorda il vescovo Hernández Ruiz, vuole «raggiungere i nostri fratelli più bisognosi non solo materialmente, ma anche attraverso la vicinanza e l’affetto».<br /> <br />Fri, 07 Aug 2026 13:14:16 +0200AFRICA/GUINEA - Il Presidente dissipa i dubbi sul suo stato di salute con un post su Xhttps://fides.org/it/news/78030-AFRICA_GUINEA_Il_Presidente_dissipa_i_dubbi_sul_suo_stato_di_salute_con_un_post_su_Xhttps://fides.org/it/news/78030-AFRICA_GUINEA_Il_Presidente_dissipa_i_dubbi_sul_suo_stato_di_salute_con_un_post_su_XConakry – “Ovunque mi trovi, continuo a servire esclusivamente il nostro Paese e il suo popolo. Buona settimana, guineani". Così con un post su X il Presidente della Guinea Mamadi Doumbouya ha voluto dissipare le voci e le insinuazioni sul suo stato di salute dopo aver lasciato il Paese per una vacanza in Grecia .<br />Il post è corredato di foto che lo ritraggono insieme alla famiglia su un’imbarcazione. <br />Nel suo messaggio, Doumbouya ha affermato di essere orgoglioso dei passi positivi che il suo Paese e le sue istituzioni stanno compiendo. Ha dichiarato: "Nulla ci impedirà di continuare a servire il Paese e a raggiungere il nostro obiettivo di migliorare il benessere dei nostri cittadini".<br />La pubblicazione del post del Presidente Doumbouya è in risposta alle continue speculazioni sulla sua salute e sulla continuità politica, mentre l'esercito aveva rapidamente riaffermato la sua "incrollabile lealtà" dopo la sua partenza da Conakry. Prima della partenza il Presidente Doumbouya ha affidato, con decreto del 4 agosto 2026, il coordinamento degli affari presidenziali al Generale Amara Camara, Ministro Segretario Generale della Presidenza, responsabile di garantire la continuità delle attività correnti durante la sua assenza.<br />Nel frattempo però a partire 28 luglio, le autorità di Conarky hanno bloccato senza fornire una spiegazione, alcune piattaforme di social media, tra cui Facebook, TikTok e YouTube, che sono tra le più popolari nel Paese. Il blocco viene aggirato dai guineani utilizzando delle VPN. Diverse associazioni hanno criticato il provvedimento affermando che si tratta di un'ulteriore violazione dei diritti fondamentali dei cittadini e un danno per l'economia del Paese.<br />Questa restrizione all’accesso ad alcuni social media arriva in un periodo relativamente tranquillo, mentre le precedenti erano spesso legate a manifestazioni, tensioni politiche o scadenze elettorali. <br />Fri, 07 Aug 2026 12:10:32 +0200AFRICA/GHANA - Il Vescovo Gyamfi riafferma la disponibilità della Chiesa a contribuire alla sanità specie nelle zone ruralihttps://fides.org/it/news/78029-AFRICA_GHANA_Il_Vescovo_Gyamfi_riafferma_la_disponibilita_della_Chiesa_a_contribuire_alla_sanita_specie_nelle_zone_ruralihttps://fides.org/it/news/78029-AFRICA_GHANA_Il_Vescovo_Gyamfi_riafferma_la_disponibilita_della_Chiesa_a_contribuire_alla_sanita_specie_nelle_zone_ruraliAccra - “Certamente la salute è una questione molto molto complessa e la Chiesa Cattolica ha deciso di istituire le strutture sanitarie nelle aree rurali” ha detto incontrato i giornalisti Matthew Kwasi Gyamfi, Vescovo di Sunyani, Presidente della Conferenza Episcopale del Ghana, al termine dell’incontro di ieri, 6 agosto, con il Ministro della Sanità, Kwabena Mintah Akandoh.<br />Mons. Gyamfi nel suo colloquio con il Ministro ha evidenziato le sfide che le strutture sanitarie cattoliche devono affrontare, in particolare quelle nelle comunità rurali. “Creare infrastrutture nelle aree rurali è sempre estremamente difficile” ha detto il Vescovo. “Prima di tutto, manca l'elettricità, e la stessa acqua potabile. Quando finalmente abbiamo creato le strutture, si incontrano difficoltà per convincere gli operatori sanitari ad andare a vivere nelle aree rurali” sottolinea.<br /><br />Al centro del colloquio tra il Presidente della Conferenza Episcopale del Ghana e il Ministro della Salute è stato la realizzazione dell’Agenda 111, importante programma di infrastrutture sanitarie in Ghana, lanciato sotto l'ex Presidente Nana Addo Dankwa Akufo-Addo per ampliare l'accesso a un'assistenza sanitaria di qualità, in particolare nei distretti meno serviti, a seguito delle lacune emerse durante la pandemia di COVID-19.<br /><br />Il programma prevede di mettere in funzione 101 ospedali distrettuali, 6 ospedali regionali nelle regioni di nuova creazione, un ospedale regionale nella Regione Occidentale , 2 ospedali psichiatrici e la riqualificazione dell'Ospedale Psichiatrico di Accra. La realizzazioni di queste strutture è rimasta però in buona parte sulla carta. Mons. Gyamfi ha espresso la disponibilità della Chiesa di assumersi parte di questi progetti e completarli in collaborazione con il governo e possibilmente anche con privati ma ha aggiunto che non sono state prese decisioni definitive al riguardo. <br />Il governo ha deciso di dare priorità al completamento di 35 progetti selezionati, scelti in base al livello di completamento, alle esigenze sanitarie della comunità e all’equa distribuzione regionale. Per far questo si è presa in considerazione possibili collaborazioni con la Christian Health Association of Ghana e altri gruppi religiosi per contribuire alla gestione o alla messa in funzione di alcune strutture. <br /><br />Fri, 07 Aug 2026 11:35:23 +0200La festa della Trasfigurazione di Gesù nel mondo sfigurato dalla guerrahttps://fides.org/it/news/78028-La_festa_della_Trasfigurazione_di_Gesu_nel_mondo_sfigurato_dalla_guerrahttps://fides.org/it/news/78028-La_festa_della_Trasfigurazione_di_Gesu_nel_mondo_sfigurato_dalla_guerradel Cardinale Luis Antonio G. Tagle* <br /><br /><br />Roma - Pubblichiamo l’omelia pronunciata dal Cardinale Luis Antonio Gokim Tagle durante la messa celebrata a Roma oggi, festa della Trasfigurazione del Signore, presso la cappella dedicata a San John Henry Newman, nel Palazzo di Propaganda Fide<br /><br /> §§§<br /><br />Ringraziamo Dio che ci ha riuniti come comunità in questa festa della Trasfigurazione del Signore Gesù.<br /><br />Il racconto della Trasfigurazione che abbiamo appena ascoltato nel Vangelo trova conferma nella seconda lettura, a parole di San Pietro, uno dei testimoni oculari dell’evento. Ricordiamo che prima della Trasfigurazione, Gesù chiese ai suoi discepoli: «Chi dite che io sia?». Simon Pietro confessò che Gesù era il Cristo, il Figlio del Dio vivente. Gesù rispose subito che la conoscenza che Pietro aveva di lui proveniva da una rivelazione del Padre. Solo il Padre può rivelare chi è veramente Gesù. <br /><br />In seguito Gesù rivelò che Lui, il Messia, avrebbe sofferto, sarebbe stato ucciso e sarebbe risorto il terzo giorno. Pietro si oppose a questo tipo di Messia. Ma Gesù lo definì subito Satana, una pietra d’inciampo, un scandalo che non si basava sulla rivelazione di Dio, bensì sul ragionamento umano. <br /><br />Solo il Padre può rivelare chi è veramente Gesù. Chiudendo la propria mente alla saggezza del Padre, Pietro “sfigurò” Gesù.<br /><br />Una settimana dopo, su un monte, Gesù fu “trasfigurato” dal Padre davanti a Pietro, Giacomo e Giovanni. La voce del Padre rivelò Gesù come il Suo Figlio amato. Mentre conversava con Mosè ed Elia, Gesù si rivelò come il compimento della Legge e dei Profeti. Il suo volto radioso e le sue vesti rivelavano che Gesù era molto più di Mosè, poiché Egli era il Figlio di Dio. Il corpo di Gesù, che un giorno sarebbe stato crocifisso e sepolto, fu rivelato come il corpo glorioso del Figlio di Dio nella sua risurrezione. <br /><br />La trasfigurazione di Gesù è la rivelazione che il Padre fa ai discepoli e a noi della vera identità e missione di Gesù. Il Padre trasforma il nostro modo di vedere Gesù. Il Padre ci comanda di ascoltare Gesù, se desideriamo seguirlo. Ciò che Pietro "sfigurò", Dio Padre lo "trasfigurò". <br /><br />Guardiamo Gesù così come il Padre ce lo rivela, non come vorremmo che fosse. Ascoltiamo Gesù, così come il Padre parla attraverso di Lui, non come ci aspettiamo che parli. Imponendo le nostre idee e le nostre aspettative su Gesù, rischiamo di sfigurarlo, e finiamo per sfigurare anche noi stessi. Il Padre trasfigura pazientemente Gesù davanti ai nostri occhi e alle nostre orecchie, affinché anche noi, come Suoi discepoli, possiamo essere trasfigurati. Ciò che il mondo sfigura, il Padre lo trasfigura.<br /><br />Il 6 agosto 1945, ottantuno anni fa, alle 8:15 del mattino, un lampo di luce illuminò la città di Hiroshima, in Giappone: la luce di una bomba atomica che portò con sé l’oscurità della distruzione, della malattia e della morte. C'è chi sostiene che quel giorno abbia “trasfigurato” il mondo perché ha portato alla resa di un nemico, contribuendo così alla fine della Seconda guerra mondiale. Ora ci chiediamo: la guerra è davvero finita? Possiamo davvero definire la guerra una “trasfigurazione”? Perché non possiamo chiamarla con il suo vero nome: disfigurazione. Solo la rivelazione di Dio, non la guerra, può portare la trasfigurazione all’umanità. <br /><br />*Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione <br />Thu, 06 Aug 2026 16:23:50 +0200“Due Chiese sorelle unite fin dagli inizi dell’evangelizzazione”: l’Arcivescovo Ulloa a Siviglia per la Virgen de los Reyeshttps://fides.org/it/news/78027-Due_Chiese_sorelle_unite_fin_dagli_inizi_dell_evangelizzazione_l_Arcivescovo_Ulloa_a_Siviglia_per_la_Virgen_de_los_Reyeshttps://fides.org/it/news/78027-Due_Chiese_sorelle_unite_fin_dagli_inizi_dell_evangelizzazione_l_Arcivescovo_Ulloa_a_Siviglia_per_la_Virgen_de_los_ReyesSiviglia – Quasi cinque secoli dopo i primi passi dell’evangelizzazione in America, la Chiesa di Panama e l’Arcidiocesi spagnola di Siviglia si incontrano nuovamente in un gesto ricco di memoria e comunione. <br />L’Arcivescovo metropolita di Panama, José Domingo Ulloa Mendieta, O.S.A., è stato invitato a predicare la Novena in onore di Nostra Signora dei Re nella Cattedrale di Siviglia, un appuntamento che mette in luce i legami spirituali tra due Chiese unite da una stessa storia missionaria.<br />«Non sento che questo invito sia rivolto alla mia persona, ma a tutta la Chiesa che pellegrina a Panama. È anche un segno di comunione tra due Chiese sorelle unite fin dagli inizi dell’evangelizzazione», afferma l’Arcivescovo nel comunicato diffuso dall’Arcidiocesi.<br />La presenza dell’Arcivescovo panamense a Siviglia, dal 6 al 14 agosto, assume inoltre un significato particolare perché coincide con la celebrazione del centenario dell’Arcidiocesi di Panama. Da Siviglia partirono molti dei primi evangelizzatori diretti verso il continente americano, e Panama fu uno dei primi territori nei quali l’annuncio del Vangelo mise radici.<br />Questo legame storico trova anche un’espressione mariana nel rapporto tra Santa Maria la Antigua, patrona di Panama, e la Virgen de los Reyes, patrona di Siviglia e della sua Arcidiocesi. La celebrazione diventa così un segno di continuità di una fede ricevuta, trasmessa e condivisa attraverso le generazioni.<br />Durante la Novena, l arcivescovo Ulloa incentrerà le sue omelie su Maria come «Madre della Speranza», invitando i fedeli a riconoscere nella Vergine il cammino verso Gesù Cristo e a rinnovare la fiducia in Dio davanti alle sfide del mondo attuale.<br />L’Arcivescovo di Panama ha sottolineato anche la forza evangelizzatrice della spiritualità popolare: «L’autentica pietà popolare è una fede semplice, ma non superficiale. Quando è adeguatamente evangelizzata, educa il cuore, trasmette la fede tra le generazioni e rende accessibile il Vangelo anche a coloro che forse non leggeranno mai un trattato di teologia».<br />L’incontro tra Siviglia e Panama ricorda che la missione evangelizzatrice iniziata in America continua oggi come una storia di comunione tra comunitá sorelle che, dopo secoli di cammino condiviso, continuano a riconoscersi parte della stessa missione: annunciare insieme il Vangelo e custodire la fede ricevuta.<br />La Novena si celebra ogni giorno presso l’Altare d’Argento della Cattedrale di Siviglia alle ore 20.00 mentre da Panama, l’emittente cattolica panamense FETV trasmetterà quotidianamente la celebrazione alle ore 13.00 .<br /> <br />Thu, 06 Aug 2026 15:43:50 +0200AFRICA/NIGERIA- La Presidenza cerca di stemperare le tensioni con la Chiesa cattolica dopo le dichiarazioni del cardinale Onaiyekanhttps://fides.org/it/news/78026-AFRICA_NIGERIA_La_Presidenza_cerca_di_stemperare_le_tensioni_con_la_Chiesa_cattolica_dopo_le_dichiarazioni_del_cardinale_Onaiyekanhttps://fides.org/it/news/78026-AFRICA_NIGERIA_La_Presidenza_cerca_di_stemperare_le_tensioni_con_la_Chiesa_cattolica_dopo_le_dichiarazioni_del_cardinale_OnaiyekanAbuja - “Molte delle sfide che la nostra nazione si trova ad affrontare richiedono collaborazione. Le comunità religiose, le istituzioni tradizionali, la società civile, il settore privato e i cittadini hanno tutti un ruolo indispensabile da svolgere nella promozione della pace, nel rafforzamento della coesione sociale e nel progresso dello sviluppo nazionale”. Lo ha affermato George Akume, Secretary to the Government of the Federation e stretto collaboratore del Presidente nigeriano Bola Tinubu.<br /><br />Con questa presa di posizione, la Presidenza della Federazione sembra voler smorzare i toni del confronto nato in seguito ad alcune dichiarazioni rilasciate dal cardinale John Olorunfemi Onaiyekan, arcivescovo emerito di Abuja, dopo l'incontro tra una delegazione della Conferenza Episcopale Nigeriana e il Presidente, svoltosi alla fine di luglio .<br /><br />Il Cardinale Onaiyekan, che faceva parte della delegazione, in un'intervista televisiva trasmessa il 31 luglio ha affermato che, di fronte al quadro drammatico della situazione sociale ed economica del Paese illustrato dai vescovi, il Presidente ha lasciato chiaramente intendere di non condividere la loro valutazione.<br /><br />Il porporato ha inoltre aggiunto che, a suo giudizio, lo staff presidenziale non fornirebbe al Capo dello Stato un quadro accurato della realtà vissuta dai cittadini comuni. “Sapevamo che quanto riferito dai vescovi era diverso dal tipo di dichiarazioni che il nostro Presidente continua a ricevere dalle persone che incontra”, ha dichiarato il Cardinale.<br /><br />Alle sue parole hanno replicato due consiglieri del Presidente, definendo i commenti del Cardinale Onaiyekan inappropriati e sostenendo che costituissero una violazione della riservatezza che ci si attende da incontri di alto livello.<br /><br />Uno dei consiglieri si è spinto fino ad affermare che la Chiesa cattolica avrebbe apertamente sostenuto il candidato presidenziale del Partito Laburista, Peter Obi, durante le elezioni generali del 2023, sostenendo che l'intervento del cardinale dovesse essere interpretato alla luce di tale contesto politico.<br /><br />In difesa del Cardinale Onaiyekan è intervenuto, il 3 agosto, il Catholic Lay Council of Nigeria , che in una dichiarazione ha respinto l'accusa di “violazione della fiducia” mossa dalla Presidenza, affermando che il cardinale stava semplicemente esercitando la missione della Chiesa, facendosi portavoce morale nei corridoi del potere.<br /><br />Per quanto riguarda la riservatezza del colloquio tra il Presidente e i Vescovi, il CLCN ha sostenuto che “le questioni che riguardano la vita, il benessere e il futuro di oltre 200 milioni di nigeriani non possono rimanere per sempre confinate in stanze chiuse”, soprattutto quando riguardano temi come l'economia, la sicurezza e la giustizia, che incidono direttamente sulla vita della popolazione.<br /><br />Sulla vicenda è intervenuto anche il senatore Orji Kalu, esponente dell'All Progressives Congress , il partito del Presidente Tinubu. Kalu ha dichiarato che lascerebbe il partito qualora il Capo dello Stato dovesse mancare di rispetto alla Chiesa cattolica. Ha però precisato di non ritenere che Tinubu abbia assunto un simile atteggiamento, sostenendo che le dichiarazioni dei collaboratori presidenziali non debbano essere confuse con la posizione personale del Presidente. <br />Thu, 06 Aug 2026 12:32:36 +0200VATICANO - Al via sabato 8 agosto la formazione missionaria on line in lingua vietnamita sul Messaggio del Papa per la prossima Giornata Missionaria Mondialehttps://fides.org/it/news/78025-VATICANO_Al_via_sabato_8_agosto_la_formazione_missionaria_on_line_in_lingua_vietnamita_sul_Messaggio_del_Papa_per_la_prossima_Giornata_Missionaria_Mondialehttps://fides.org/it/news/78025-VATICANO_Al_via_sabato_8_agosto_la_formazione_missionaria_on_line_in_lingua_vietnamita_sul_Messaggio_del_Papa_per_la_prossima_Giornata_Missionaria_MondialeCittà del Vaticano – “Uno in Cristo. Uniti nella missione” è il tema scelto dal Papa per la prossima Giornata Missionaria Mondiale di quest’anno ma è anche il filo conduttore dei percorsi di formazione missionaria on line nelle differenti lingue promossi lungo il corso di questo anno dal Segretariato internazionale della Pontificia Unione Missionaria , in collaborazione con le Direzioni Nazionali delle Pontificie Opere Missionarie . <br />Il messaggio di Leone XIV sulla prossima Giornata Missionaria Mondiale è il cuore dei webinar in corso di svolgimento nella lingua francese vedi Agenzia Fides 9/07/2026) ed in quella inglese .<br />Sabato 8 agosto sarà la volta della lingua vietnamita. <br />Il ciclo di tre incontri rivolto ai cattolici vietnamiti sparsi in tutto il mondo, con una speciale attenzione a quelli che vivono in Europa ed in America, realizzato grazie alla sinergia tra Segretariato Internazionale della PUM e la direzione nazionale delle POM vietnamita, prevede tre appuntamenti.<br />Il primo dei tre incontri della durata di circa due ore e la possibilità di interagire alla fine è previsto l’8 agosto alle ore 17:00 , il secondo è programmato per il 22 di agosto alle ore 14:00 e quello finale il 5 settembre alle ore 10:00 .<br />«ll messaggio di Papa Leone XIV per la Giornata Missionaria Mondiale 2026 si inserisce in una straordinaria convergenza di dimensioni personali, ecclesiali e storiche. È radicato nell'esperienza missionaria del Papa, coerente con tutto il suo magistero, e illuminato da una serie di anniversari che ci invitano a rivisitare il passato per meglio orientare il futuro” afferma Padre Dinh Anh Nhue Nguyen OFMConv, segretario generale della Pontificia Unione Missionaria. “Questo messaggio” aggiunge il segretario generale della PUM “rivolge un chiaro appello alla Chiesa: riscoprire la sua natura missionaria, non come un'attività tra le altre, ma come la sua identità più profonda. Invita ogni battezzato a riconoscersi come inviato, ogni comunità a diventare missionaria e tutta la Chiesa a camminare con fiducia in questa ‘nuova era missionaria’".<br /> (Agenzia Fides 6/08/2026<br /><br /><br /><br/><strong>Link correlati</strong> :<a href="https://www.fides.org/it/attachments/view/file/1_08082026-Webinar_in_Vietnamese.jpg https://www.fides.org/it/attachments/view/file/2_22082026-Webinar_in_Vietnamese.jpg https://www.fides.org/it/attachments/view/file/3_05092026-Webinar_in_Vietnamese.jpg">LOCANDINA 8 AGOSTO LOCANDINA 22 AGOSTO LOCANDINA 5 SETTEMBRE</a>Thu, 06 Aug 2026 11:06:24 +0200ASIA/LIBANO - Sei anni dopo l’esplosione nel Porto di Beirut, anche le POM impegnate a far fronte all’emergenza dei nuovi sfollatihttps://fides.org/it/news/78024-ASIA_LIBANO_Sei_anni_dopo_l_esplosione_nel_Porto_di_Beirut_anche_le_POM_impegnate_a_far_fronte_all_emergenza_dei_nuovi_sfollatihttps://fides.org/it/news/78024-ASIA_LIBANO_Sei_anni_dopo_l_esplosione_nel_Porto_di_Beirut_anche_le_POM_impegnate_a_far_fronte_all_emergenza_dei_nuovi_sfollatiBeirut - A sei anni dall’esplosione del porto di Beirut avvenuta il 4 agosto 2020, la richiesta di giustizia continua a levarsi dal dolore dei parenti delle oltre 220 vittime. <br />Ogni 4 agosto, il Paese osserva il lutto e fa memoria delle vittime. Con i loro familiari si era incontrato Papa Leone XIV durante il suo viaggio apostolico in Libano, recandosi al porto per una preghiera silenziosa. Nel quinto anniversario della tragedia Papa Prevost aveva inviato un messaggio in cui ribadiva che "la morte non ha e non avrà mai l'ultima parola”.<br /> Interi quartieri di Beirut furono danneggiati dall'onda d'urto in quella sera oscura. Centinaia di migliaia di persone sfollate, con case ed edifici devastati e danni economici compresi tra 10 e 15 miliardi di dollari erano le stime più note. <br />Il Libano continua ad essere afflitto da nuove crisi e esodi di sfollati che partono dal sud, a causa degli offensive militari israeliane in territorio libanese. Anche se molte famiglie sono tornate nei villaggi dopo il cessate il fuoco, molte altre sono rimaste a nord a causa delle case distrutte, le infrastrutture colpite e il perdurante clima di insicurezza. Ammontano ad 1 milione i libanesi del sud che hanno dovuto lasciare la propria casa nell’ultimo anno.<br /> Ospitate da parenti, scuole, strutture, le famiglie necessitano aiuto umanitario significativo per poter sopravvivere. <br />In questo contesto, le Pontificie Opere Missionaria nella persona del direttore nazionale in Libano, padre Georges El Ters, insieme ad un gruppo di volontari ha preparato e distribuito 100 pacchi alimentari a sostegno delle famiglie sfollate da Aïn Ebel. <br /><br />Nel villaggio cristiano di Ain Ebel, vicino al confine israeliano, buona parte della popolazione ha scelto di non lasciare la propria terra nonostante l'isolamento, le carenze di beni di prima necessità e la tensione militare. <br />In collaborazione con il vicepresidente del Comune di Aïn Ebel, il signor Ayman Barakat, le sabato 1° agosto le POM libanesi hanno preparato e distribuito al centro di distribuzione degli aiuti a Raouda i generi alimentari, in base agli elenchi nominativi redatti per le famiglie beneficiarie, spiega all’Agenzia Fides padre Georges. Una iniziativa volta a “testimoniare la vicinanza della Chiesa alle persone più vulnerabili e a sostenere le comunità colpite dai conflitti” aggiunge padre El Ters. “Siamo molto grati alle Opere Pontificie Missionarie della Gran Bretagna, il cui generoso sostegno ha reso possibile la realizzazione di questa iniziativa” conclude il direttore nazionale delle POM libanesi. <br />Wed, 05 Aug 2026 14:22:11 +0200AMERICA LATINA - “La cura ci unisce”: CELAM, CLAR e Caritas promuovono la cultura del “prendersi cura dell’altro”https://fides.org/it/news/78023-AMERICA_LATINA_La_cura_ci_unisce_CELAM_CLAR_e_Caritas_promuovono_la_cultura_del_prendersi_cura_dell_altrohttps://fides.org/it/news/78023-AMERICA_LATINA_La_cura_ci_unisce_CELAM_CLAR_e_Caritas_promuovono_la_cultura_del_prendersi_cura_dell_altroBogotá – «La cura non è compito di pochi, ma missione di tutti». Con questo messaggio, la Rete Latinoamericana e Caraibica per la Cultura della Cura ha presentato la campagna continentale «La cura ci unisce. Prendersi cura è responsabilità di tutti», un'iniziativa che mira a rafforzare una cultura permanente della prevenzione, della tutela e dell'accompagnamento nelle comunità ecclesiali dell'America Latina e dei Caraibi, con particolare attenzione ai bambini, agli adolescenti e alle persone in situazione di vulnerabilità.<br /><br />La campagna è stata presentata nel corso di un webinar organizzato dalla Rete, che riunisce le commissioni per la prevenzione delle Conferenze Episcopali del Continente insieme alla Confederazione Latinoamericana dei Religiosi e a Caritas America Latina e Caraibi. All'incontro hanno partecipato rappresentanti di Colombia, Argentina, Repubblica Dominicana, Honduras, Panama, Costa Rica, Cile, Messico e di altri Paesi della regione.<br /><br />L'iniziativa nasce dal cammino intrapreso dalla Rete a partire dal 2023 per promuovere la comunione, la formazione e lo scambio di esperienze tra i diversi organismi ecclesiali impegnati nella promozione di ambienti sicuri.<br /><br />«La cultura della cura non può essere costruita attraverso iniziative isolate, ma richiede collaborazione, ascolto e corresponsabilità», ha affermato il Vescovo Lizardo Estrada Herrera, segretario generale del Consiglio Episcopale Latinoamericano e Caraibico e membro del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, durante la presentazione della campagna.<br /><br />Secondo il presule, il lavoro svolto dalla Rete rappresenta «un cammino di comunione, di formazione e di coordinamento tra le Chiese locali e i diversi organismi ecclesiali del Continente». Un'esperienza che dimostra l'importanza di condividere competenze ed esperienze per rendere visibile «un volto più vicino, più trasparente e più impegnato nella difesa della dignità di ogni essere umano».<br /><br />Dalla prevenzione a una cultura della cura<br /><br />Uno degli obiettivi centrali della campagna è superare una concezione riduttiva della prevenzione, intesa esclusivamente come risposta agli abusi o come semplice applicazione di protocolli. La proposta è quella di fare della cura una dimensione stabile della vita comunitaria e pastorale.<br /><br />«Questa campagna non è soltanto una proposta comunicativa né un insieme di materiali da diffondere. È un invito a rafforzare un'autentica cultura della cura che permei le nostre relazioni, le nostre comunità, le nostre strutture pastorali e i nostri percorsi formativi», ha spiegato il Vescovo Estrada.<br /><br />Il segretario generale del CELAM ha ricordato che «il nostro amato e compianto Papa Francesco ha più volte ribadito durante il suo pontificato che la cura delle persone, soprattutto delle più vulnerabili, è parte essenziale della missione evangelizzatrice della Chiesa». Ha poi aggiunto: «Papa Leone XIV ci ha ricordato recentemente che la prevenzione non consiste soltanto in un insieme di protocolli o procedure. Si tratta di promuovere in tutta la Chiesa una cultura della cura, nella quale la tutela dei minori e delle persone vulnerabili sia un'espressione naturale della fede».<br /><br />La tutela delle persone vulnerabili viene così presentata come parte integrante della missione evangelizzatrice e del rispetto della dignità di ogni persona. «Prendersi cura dell'altro non è responsabilità esclusiva degli specialisti o di alcuni uffici, ma appartiene a tutto il Popolo di Dio», ha sottolineato.<br /><br />Il motto della campagna, «La cura ci unisce», esprime proprio questa dimensione comunitaria. «Solo una Chiesa che sa prendersi cura può annunciare con credibilità l'amore di Dio», ha affermato ancora Estrada, ricordando che prevenzione, trasparenza e corresponsabilità fanno parte di un cammino permanente di conversione.<br /><br />Una campagna al servizio delle comunità ecclesiali<br /><br />Presentando i materiali della campagna, María Fernanda Díaz, coordinatrice della produzione della Fondazione per l'Educazione e la Comunicazione Sociale dell'Honduras, ha spiegato che l'iniziativa intende offrire strumenti concreti affinché le comunità possano affrontare questi temi partendo dalle proprie realtà.<br /><br />«La prevenzione non nasce dalla paura, ma dalla responsabilità. Chi ama non guarda dall'altra parte: guarda la realtà, accoglie la verità e agisce con trasparenza», ha affermato.<br /><br />La campagna promuove tre atteggiamenti fondamentali: il rispetto della dignità di ogni persona, l'ascolto attivo e l'accompagnamento senza giudizio.<br /><br />Pensata come uno strumento comune, l'iniziativa potrà essere adattata dalle Conferenze Episcopali, dalle diocesi, dagli istituti religiosi, dalle parrocchie e dagli altri organismi pastorali secondo i rispettivi contesti. I materiali, disponibili in spagnolo, portoghese e inglese, comprendono video, contenuti grafici, una guida per le comunità e sussidi pastorali destinati a favorire percorsi di sensibilizzazione e formazione.<br /><br />Padre Pedro Brassesco, coordinatore della Rete Latinoamericana e Caraibica per la Cultura della Cura, ha spiegato durante il webinar che la campagna è nata su richiesta delle commissioni locali per la prevenzione, che avevano manifestato l'esigenza di disporre di materiali comuni, adattabili alle diverse realtà. «Fin dall'inizio l'idea era che ciascuno potesse diffondere la campagna nel proprio contesto locale e personalizzarla aggiungendo il logo della propria istituzione, del proprio organismo o della Conferenza Episcopale, così da farla sentire più propria», ha spiegato.<br /><br />Il sacerdote ha inoltre invitato a non ridurre l'iniziativa a una semplice azione di comunicazione. «Non permettiamo che questa campagna si riduca a uno slogan o a una serie di iniziative», ha esortato, ma che diventi «un invito a continuare a costruire insieme un'autentica cultura della cura, nella quale ogni persona possa trovare comunità sicure, accoglienti e realmente impegnate nella tutela della dignità di tutti».<br /><br />La campagna sarà diffusa progressivamente nei prossimi mesi attraverso le piattaforme digitali del CELAM e degli organismi che fanno parte della Rete, con l'obiettivo di consolidare una cultura della cura come pratica stabile e condivisa nelle comunità ecclesiali del continente.<br /> <br />Wed, 05 Aug 2026 13:07:57 +0200AMERICA/HAITI - Almeno venti persone uccise da bande criminali nel comune di Gressierhttps://fides.org/it/news/78022-AMERICA_HAITI_Almeno_venti_persone_uccise_da_bande_criminali_nel_comune_di_Gressierhttps://fides.org/it/news/78022-AMERICA_HAITI_Almeno_venti_persone_uccise_da_bande_criminali_nel_comune_di_GressierPort-au-Prince –Almeno una ventina di persone sono state uccise lo scorso fine settimana nel comune di Gressier, alla periferia della capitale haitiana, Port-au-Prince.<br />Il fatto più grave risale al 31 luglio quando 18 persone che viaggiavano in motocicletta sono state uccise da membri di “Viv Ansanm” una coalizione di diverse gang criminali. Gli abitanti del luogo sono riusciti a recuperare solo otto corpi, sette dei quali in stato di decomposizione dopo essere stati bruciati dagli aggressori. Altre vittime risultano ancora disperse; i loro familiari non sono in grado di recuperare i corpi. La violenza si è estesa alla città di Échalot, dove case e veicoli sono stati dati alle fiamme.<br />Le autorità sono criticate per il loro silenzio e la loro inerzia, in particolare per non aver prestato soccorso nel recupero dei corpi, alimentando così un senso di abbandono. Gressier è da anni sotto l'intensa pressione delle bande criminali. <br />Viv Ansanm è nato nel settembre 2023 dalla fusione delle gang haitiane G-9 e G-Pèp, guidate da Jimmy Chérizier, ex ufficiale di polizia d'élite della Polizia Nazionale Haitiana . Dal febbraio 2024, VA ha coordinato offensive su larga scala contro le istituzioni statali, consolidando il controllo su oltre il 90% di Port-au-Prince e espandendosi nei dipartimenti di Artibonite, Centro e Ovest, tre dei dieci dipartimenti di Haiti . <br /><br /><br />Wed, 05 Aug 2026 12:37:56 +0200AFRICA/GUINEA - Polemiche per la vacanza in Grecia del presidente Doumbouya: opposizione e cittadini divisihttps://fides.org/it/news/78021-AFRICA_GUINEA_Polemiche_per_la_vacanza_in_Grecia_del_presidente_Doumbouya_opposizione_e_cittadini_divisihttps://fides.org/it/news/78021-AFRICA_GUINEA_Polemiche_per_la_vacanza_in_Grecia_del_presidente_Doumbouya_opposizione_e_cittadini_divisiConakry - La decisione del presidente della Guinea, Mamady Doumbouya, di prendersi alcuni giorni di ferie private in Grecia insieme alla famiglia ha acceso il dibattito politico nel Paese, alimentando critiche da parte dell'opposizione e discussioni sui social media. La presidenza ha presentato il viaggio come un regolare periodo di riposo nell'ambito del congedo annuale del capo dello Stato, sottolineando che le attività istituzionali continueranno regolarmente durante la sua assenza. <br />Ha sollevato preoccupazione però il fatto che all’indomani della partenza del il generale Ibrahima Sory Bangoura , capo di Stato Maggiore, ha letto in televisione un comunicato a nome di tutte le forze armate, nel quale ha ribadito la loro "costante fedeltà" e "incrollabile lealtà" al Presidente della Repubblica, alle istituzioni della Repubblica e al popolo della Guinea, <br />Ha inoltre esortato la popolazione a "non cedere alla disinformazione" e a "mantenere la calma nelle loro attività quotidiane". Negli ultimi mesi il Presidente era già stato al centro di indiscrezioni sul suo stato di salute, dopo una prolungata assenza dalla scena pubblica che aveva spinto il governo a rassicurare l'opinione pubblica, spiegando che si trattava di controlli medici di routine e di un periodo di riposo.<br />Secondo il giornalista investigativo francese Thomas Dietrich, da un analisi dei dati del volo intrapreso dal Capo dello Stato, appare che dall’aeroporto di Conakry il 3 agosto sono decollati due aerei. Al velivolo presidenziale si è aggiunto un aereo privato immatricolato nelle Isole Vergini arrivato il giorno precedente dal sud della Francia. I due velivoli decollati l’uno dopo l’altro si sono diretti nell’isola greca di Mykonos, da dove però sono decollati subito dopo per atterrare a Larnaca, a Cipro. Dove si sospetta che Doumbouya possa essere ricoverato con discrezione in una struttura ospedaliera. <br />Mamadi Doumbouya, salito al potere con un colpo di Stato nel 2021 e rieletto alla fine del 2025, è accusato dall’opposizione di aver instaurato un regime oppressivo che governa con il terrore. <br />Wed, 05 Aug 2026 11:54:08 +0200AFRICA/NIGERIA - L’Infanzia Missionaria taglia il traguardo dei 25 anni. Germoglio di speranza per il popolo e la comunità ecclesialehttps://fides.org/it/news/78020-AFRICA_NIGERIA_L_Infanzia_Missionaria_taglia_il_traguardo_dei_25_anni_Germoglio_di_speranza_per_il_popolo_e_la_comunita_ecclesialehttps://fides.org/it/news/78020-AFRICA_NIGERIA_L_Infanzia_Missionaria_taglia_il_traguardo_dei_25_anni_Germoglio_di_speranza_per_il_popolo_e_la_comunita_ecclesialeLagos – L’Infanzia Missionaria compie 25 anni di fondazione e festeggia con un Congresso Nazionale che ha il “sapore” della gratitudine per il cammino sino ad ora compiuto. “Ogni Giubileo è un tempo di memoria, di gratitudine e di rinnovamento” ha scritto Suor Inês Paulo Albino, segretario generale della Pontificia Opera della Infanzia Missionaria , nel suo messaggio ai bambini e agli adolescenti in occasione di questo importante anniversario. <br /><br />Il segretario generale della POSI è giunta nel Paese venerdì 1 agosto e sta effettuando molte visite in differenti diocesi anche per vedere dal vivo i progetti sostenuti da POSI. Suor Albino sarà ospite d’onore del Congresso intervenendo giovedì 6 agosto in due incontri formativi, rispettivamente con i bambini e con i direttori ed I coordinatori. <br /><br />“In una nazione ricca di popoli, culture e tradizioni come la Nigeria, ma anche segnata da sfide che mettono alla prova la convivenza fraterna, il Vangelo continua a proclamare una verità sempre nuova: Cristo è la nostra pace" ha evidenziato nel messaggio Suor Albino. "Egli abbatte i muri dell’odio, guarisce le ferite della divisione e chiama tutti a vivere come fratelli e sorelle. Per questo motivo, la missione della Santa Infanzia assume un’importanza particolare: educare i bambini alla fraternità universale significa gettare semi di pace che porteranno frutti abbondanti nelle generazioni future”, in una fase storica segnata da violenze e lacerazioni che fanno soffrire anche le comunità cristiane. <br /> <br />LA STORIA DELLA POSI IN NIGERIA<br /><br />In Nigeria si sente parlare per la prima volta di Infanzia Missionaria nel 1993. Sono i 150 anni dalla Fondazione della Infanzia Missionaria ad opera di Mons. Charles de Forbin- Janson avvenuta nel 1843 a Parigi. L’eco di questo importante anniversario arriva anche in Nigeria. A narrare questa affascinante storia nella storia è Sr. Mary Bennet Ezeokoli, IHM., che in un racconto a metà tra il diario personale e un testo divulgativo ci restituisce tutta la fatica ma anche la bellezza dei primi passi della POSI nigeriana.<br /><br />Colpisce che dal 1993 in poi le POM sono cresciute a tale punto che fu mons. Hypolite, nominato direttore nazionale delle POM, a chiedere subito di elaborare una bozza su come inserire al meglio la POSI nel contesto nigeriano. La sua convinzione si basava sul fatto che il modo migliore per far funzionare appieno le POM in Nigeria fosse quello di partire proprio dalla POSI. “Dopo la guerra del Biafra , il governo aveva assunto il controllo di tutte le scuole ecclesiastiche nella regione del Biafra e, successivamente, in tutto il Paese, dunque la cura diretta dell’educazione dei bambini era stata sottratta alla Chiesa o, quantomeno, drasticamente ridotta” si legge ancora nel testo. Sr. Mary Bennet Ezeokoli da quel momento in poi collabora sempre più fittamente con il direttore delle POM tanto che vengono create le linee guida, si creano giochi, si condividono materiali e tutto quanto possa occorrere al radicamento sul territorio della POSI. Il primo incontro/seminario dei coordinatori dopo la prima tornata del SOMA del 2000 e del 2001 , tenutasi a Onitsha, Ibadan e Abuja, si svolse presso la Regina Pacis Girls Secondary School di Abuja, dall’1 al 3 agosto 2001. In tale occasione la POSI venne ufficialmente inaugurata il 3 agosto 2001 durante la Messa di chiusura. Tra i presenti c’erano i ventisette coordinatori provenienti da 17 diocesi che avevano partecipato al seminario. “Non disponiamo di un’organizzazione equivalente per i nostri bambini più piccoli, sia all’interno che all’esterno della scuola. Eppure sappiamo che questi bambini di età compresa tra i 3 e i 14 anni si trovano nella fase più cruciale del loro sviluppo. Dobbiamo fare qualcosa di più per i nostri bambini adesso – si legge nello scritto di Sr. Mary Bennet Ezeokoli -.Sembra che la risposta sia da ricercare nell'Opera della Santa Infanzia. In pratica, ciò significa che avremo una POSI sia a livello scolastico che parrocchiale. Con il tempo, la pazienza e il duro lavoro, la POSI a livello scolastico acquisirà in tutte le scuole primarie lo stesso status, o uno simile a quello che lo Young Catholic Students ha nelle scuole secondarie. In ogni caso, può assumere immediatamente tale status nelle nostre scuole e cercare gradualmente di ottenerlo anche nelle scuole pubbliche. L’ora di educazione religiosa ci offre una grande opportunità per mobilitare per mobilitare i nostri bambini verso la POSI senza contravvenire in alcun modo alle normative governative”.<br /> <br />IL CONGRESSO NAZIONALE E LA VISITA DI SUOR ALBINO <br />Da ieri fino al 7 agosto il San Gregory College di Lagos è il teatro del Congresso Nazionale della POSI, organizzato dalle POM nigeriane. In prima linea nell’organizzazione sia padre Solomon Zaku, direttore delle POM, che sr. Sylvaline Obiezughara OP, referente per la POSI nigeriana. Preghiera e formazione sarà il binomio di queste giornate il cui filo conduttore è “Siamo Uno in Cristo”. « “Siamo uno in Cristo”, ci conduce al cuore del mistero cristiano. San Paolo ci ricorda che "tutti noi siamo uno in Cristo Gesù" . La nostra unità non è il frutto di un semplice accordo umano, ma è un dono dello Spirito Santo, che ci rende membra dell’unico Corpo di Cristo. Da questa comunione nasce la missione: una Chiesa unita è una Chiesa missionaria; una comunità riconciliata diventa segno credibile dell’amore di Dio per il mondo» ha ricordato nel suo messaggio suor Albino. Il segretario generale della POSI domenica scorsa ha visitato la diocesi di Abuja incontrando moltissimi bambini e adolescenti cui ha detto: “ Gesù vi chiama a essere suoi amici. Coltivate ogni giorno questo legame, attraverso la preghiera, il dono di sé stesso, la carità, l’ascolto della Parola di Dio e la partecipazione ai Sacramenti. Non abbiate paura di testimoniare la vostra fede con semplicità e gioia. Anche i gesti più piccoli di bontà, di sincerità, di perdono e di servizio possono trasformare la vita delle persone e rendere il mondo più umano”. La visita di Suor Albino è proseguita in Nunziatiura Apostolica, mentre lunedì ha visitato la Conferenza Episcopale, la diocesi di Minna e ha avuto modo di prendere visione dei progetti sostenuti dalla POSI ad Abuja.<br /> Wed, 05 Aug 2026 09:07:27 +0200AMERICA/PERÙ - “Vicinanza e solidarietà”: i vescovi peruviani davanti alla tragedia aerea di Nazcahttps://fides.org/it/news/78019-AMERICA_PERU_Vicinanza_e_solidarieta_i_vescovi_peruviani_davanti_alla_tragedia_aerea_di_Nazcahttps://fides.org/it/news/78019-AMERICA_PERU_Vicinanza_e_solidarieta_i_vescovi_peruviani_davanti_alla_tragedia_aerea_di_NazcaLima – La Conferenza episcopale peruviana ha espresso la propria vicinanza e solidarietà alle famiglie delle vittime dell’incidente aereo avvenuto sabato 1° agosto a Nazca, nella regione di Ica, dove hanno perso la vita le tredici persone che viaggiavano a bordo di un piccolo aereo turistico impegnato in un sorvolo delle “Linee di Nazca”.<br />Tra le vittime dell’incidente figurano sette cittadini italiani, due spagnoli, due tedeschi e i due membri dell’equipaggio peruviani dell’aeromobile, decollato per un volo turistico sopra uno dei principali siti archeologici del Paese.<br />In un comunicato diffuso il 3 agosto, la Conferenza Episcopale Peruviana ha espresso il proprio dolore per la tragedia e ha assicurato l’accompagnamento spirituale ai familiari delle vittime.<br />«Con profondo dolore abbiamo appreso la notizia dell’incidente aereo avvenuto nella città di Nazca, che ha causato la tragica perdita di vite umane», affermano i vescovi. «Ci uniamo nella preghiera e nella solidarietà alle famiglie dei defunti, accompagnandole in questo momento di dolore e affidando i loro cari all’amore misericordioso di Dio», prosegue il messaggio.<br />La CEP ha inoltre elevato la propria preghiera per quanti hanno perso la vita e ha chiesto al Signore di concedere forza e speranza ai familiari in questo momento di sofferenza.<br />Allo stesso tempo, ha esortato le autorità competenti a proseguire le indagini necessarie per chiarire le cause dell’incidente e ha chiesto l’adozione delle misure opportune affinché tragedie di questo tipo non si ripetano.<br /> <br />Tue, 04 Aug 2026 15:01:40 +0200AMERICA/PERÙ - Mille chilometri dall’Amazzonia verso la Giornata Nazionale della Gioventù: “sono partito dalla selva senza immaginare ciò che mi aspettava”https://fides.org/it/news/78018-AMERICA_PERU_Mille_chilometri_dall_Amazzonia_verso_la_Giornata_Nazionale_della_Gioventu_sono_partito_dalla_selva_senza_immaginare_cio_che_mi_aspettavahttps://fides.org/it/news/78018-AMERICA_PERU_Mille_chilometri_dall_Amazzonia_verso_la_Giornata_Nazionale_della_Gioventu_sono_partito_dalla_selva_senza_immaginare_cio_che_mi_aspettavadi Laura Gómez Ruiz<br /><br />Iquitos – “Sono partito dalla foresta senza immaginare ciò che mi aspettava: sono tornato sapendo di appartenere a qualcosa di molto più grande”. Così Franco, giovane della Pastorale Giovanile della parrocchia San Martín de Porres del Vicariato Apostolico di Iquitos, riassume la sua esperienza alla II Giornata Nazionale della Gioventù del Perù, celebrata a Chulucanas, nella regione di Piura, dal 30 luglio al 2 agosto 2026, sul tema “Sii coraggioso, Cristo vive”.<br /><br />L’incontro, promosso dalla Commissione episcopale per i Giovani e i Laici della Conferenza episcopale peruviana insieme alla Diocesi di Chulucanas, ha riunito oltre 4mila giovani provenienti dalle 46 circoscrizioni ecclesiastiche del Paese, con l’obiettivo di accrescere la comunione, rinnovare l’incontro con Cristo e il coinvolgimento nell’opera missionaria delle nuove generazioni.<br /><br />La Giornata Nazionale della Gioventù si inserisce anche nel cammino di preparazione alla Giornata Mondiale della Gioventù di Seul 2027.<br />Tra i partecipanti vi era anche la delegazione del Vicariato Apostolico di Iquitos, giunta dalla regione amazzonica, una delle aree più estese e diversificate del Perù. Per Franco, percorrere quasi mille chilometri fino a Piura è stata un’opportunità per superare quel senso di isolamento che talvolta possono vivere le comunità lontane dai grandi centri urbani e scoprire di far parte di una Chiesa più grande.<br /><br />“So già cosa si vive in una giornata dedicata ai giovani. Eppure sono partito dalla selva senza immaginare ciò che mi aspettava”, racconta. “A Chulucanas c’erano giovani provenienti da circoscrizioni ecclesiali di tutto il Perù. Climi diversi, cibi diversi, accenti diversi. Ma la stessa fede e lo stesso desiderio che la propria parrocchia non si spenga”.<br /><br />Il giovane amazzonico spiega tramite i canali di comunicazione del Vicariato apostolico che uno degli aspetti per lui più rilevanti e suggestivi è stata la scoperta che, al di là delle differenze culturali e territoriali, molti giovani condividono le stesse domande e le stesse difficoltà. “Tutti portiamo lo stesso peso. Ogni giovane che ho incontrato portava ferite di un passato doloroso e lo stesso desiderio di lasciarselo alle spalle. E tutti, senza eccezione, aggrappati al nostro Dio con entrambe le mani”, afferma.<br /><br />L’esperienza vissuta a Piura gli ha permesso di comprendere che molte ferite personali fanno parte anche di una realtà condivisa dalle nuove generazioni. “Uno pensa che la propria ferita sia unica, finché non scopre che è la ferita di un’intera generazione che ha scelto di non arrendersi”, sottolinea.<br /><br />Per Franco, il cammino è iniziato con un gesto semplice: avvicinarsi a un incontro della Pastorale Giovanile senza sapere esattamente cosa avrebbe trovato. “A volte si pensa che le cose grandi accadano altrove e riguardino altre persone. Non è così. Io sono di qui, proprio come voi”, racconta. “Quella piccola decisione mi ha portato fino a Piura e mi ha donato una comunità che oggi è diventata famiglia”.<br /><br />Questa esperienza mette in luce una delle urgenze della pastorale giovanile nei territori amazzonici: accompagnare i giovani affinché scoprano che anche dalle proprie comunità possono vivere in intensità e pienezza la missione della Chiesa. L’Amazzonia, con le sue distanze e le sue particolarità, non è una periferia ai margini della Chiesa, ma un luogo in cui la fede viene vissuta e annunciata a partire da realtà concrete.<br /><br />“Non è necessario essere i più santi o i più preparati. È necessario avere il coraggio di fare il primo passo”, invita Franco. “Se sentite che vi manca qualcosa, se desiderate appartenere a qualcosa che abbia valore, avvicinatevi alla vostra parrocchia e chiedete della Pastorale Giovanile”. “Siamo la luce che non si spegne. E quella luce appartiene anche a voi”, conclude il giovane del Vicariato Apostolico di Iquitos, convinto che l’incontro nazionale vissuto a Chulucanas sia una conferma del fatto che i giovani amazzonici fanno parte di una Chiesa che cammina unita, abbracciando anche le distanze.<br /><br />Tue, 04 Aug 2026 13:10:44 +0200AFRICA/ETIOPIA - Il Tigray sull'orlo di un nuovo conflitto: combattimenti e fuga di civilihttps://fides.org/it/news/78017-AFRICA_ETIOPIA_Il_Tigray_sull_orlo_di_un_nuovo_conflitto_combattimenti_e_fuga_di_civilihttps://fides.org/it/news/78017-AFRICA_ETIOPIA_Il_Tigray_sull_orlo_di_un_nuovo_conflitto_combattimenti_e_fuga_di_civiliMekelle – La tregua raggiunta con l'Accordo di Pretoria del 2022 appare sempre più fragile. Nel Tigray occidentale, al confine con il Sudan, sono ripresi intensi combattimenti tra l'Esercito nazionale etiope e le forze legate al Fronte di Liberazione del Popolo del Tigray , in quello che viene considerato l'episodio più grave dalla fine della guerra civile.<br />Gli scontri, iniziati tra l'1 e il 2 agosto, si sono concentrati nell'area di Shererina, località strategica del Tigray occidentale, territorio conteso tra la regione del Tigray e quella dell'Amhara. Secondo fonti del TPLF, nei combattimenti sarebbero stati impiegati artiglieria pesante e droni. Il bilancio delle vittime non è ancora stato reso noto, mentre centinaia di civili hanno attraversato il confine per cercare rifugio in Sudan.<br />La recrudescenza delle ostilità riaccende i timori di un ritorno al conflitto su vasta scala. L'Accordo di Pretoria , firmato il 2 novembre 2022 sotto la mediazione dell'Unione Africana e firmato nella capitale amministrativa del Sudafrica il 2 novembre 2022 , aveva sancito la cessazione permanente delle ostilità tra il governo federale etiope e il TPLF. Tuttavia, molte delle disposizioni previste dall'intesa non sono mai state pienamente attuate e le tensioni sono rimaste elevate. Negli ultimi mesi, inoltre, il TPLF ha ripreso il controllo della regione, estromettendo l'amministrazione provvisoria istituita dopo la guerra. <br />Sul piano politico, le accuse tra le parti sono reciproche – riporta la stampa locale. L'amministrazione del Tigray guidata dal TPLF sostiene che il governo federale abbia lanciato una ‘guerra aperta’ nell'area di Shererina, violando gli impegni assunti con l'accordo di pace e cercando di "sottomettere e dividere" la popolazione della regione.<br />Da parte sua, il governo di Addis Abeba non ha diffuso comunicati ufficiali attraverso l'esecutivo o i vertici militari. Il ministro Abraham Belay ha però confermato che gli scontri sono effettivamente avvenuti, attribuendone la responsabilità al TPLF. In un messaggio pubblicato sui social media, il ministro ha accusato la leadership del movimento di aver dato avvio ai combattimenti, avvertendo che il protrarsi delle ostilità potrebbe avere ‘conseguenze peggiori’. Allo stesso tempo ha rivolto un appello al dialogo, affermando che le controversie dovrebbero essere risolte attraverso il negoziato e non con le armi. "Oggi è meglio tendere alla pace prima della distruzione", si legge.<br />A preoccupare la comunità internazionale è anche il possibile coinvolgimento del vicino Sudan. Diversi osservatori temono infatti che le violenze possano evolvere in una guerra per procura, con il sostegno delle fazioni sudanesi a schieramenti contrapposti in Etiopia, aggravando ulteriormente una crisi già altamente instabile nel Corno d'Africa.<br /> <br />Tue, 04 Aug 2026 12:24:37 +0200AFRICA/NIGERIA - Viva emozione per l’omicidio di padre Oyetoro; sollievo per la liberazione del seminarista rapito a Otukpo,https://fides.org/it/news/78016-AFRICA_NIGERIA_Viva_emozione_per_l_omicidio_di_padre_Oyetoro_sollievo_per_la_liberazione_del_seminarista_rapito_a_Otukpohttps://fides.org/it/news/78016-AFRICA_NIGERIA_Viva_emozione_per_l_omicidio_di_padre_Oyetoro_sollievo_per_la_liberazione_del_seminarista_rapito_a_OtukpoAbuja – L’omicidio di padre, Samuel Opeyemi Oyetoro ha provocato viva emozione nella comunità di appartenenza e in quella dove era stato chiamato a servire temporaneamente. Il sacerdote, il cui corpo martoriato a colpi di machete era stato rinvenuto nella Church Road, ad Ajaokuta, nello Stato di Kogi , era in visita presso la chiesa di San Paolo Apostolo di Ajaokuta. Padre Oyetoro, ma prestava servizio presso la chiesa parrocchiale di Santa Maria a Egbe.<br />Il giorno del suo omicidio aveva celebrato la Messa sostituendo il parroco, padre Clement Wesaku, assente per due settimane di congedo.<br />"Affidiamo il nostro amato sacerdote all'infinita misericordia di Dio, ringraziandolo per il suo fedele ministero, il suo amore altruistico e la sua incrollabile dedizione al popolo di Dio", ha dichiarato la diocesi di Lokoja, in un comunicato.<br />Padre Oyetoro era originario di Ayetoro nella area di governo locale occidentale di Ijumu di Kogi ed è nato a Egbe, Yagba nella area di governo locale occidentale dello Stato.<br />È invece libero Kelvin Ochai, il seminarista rapito il 29 luglio da uomini armati dalla residenza del Vescovo di Otukpo, Mons. Michael Ekwoyi Apochi nella zona di Asa III a Otukpo, nello Stato di Benue, nella Nigeria centro-settentrionale. <br />Il seminarista è riuscito a fuggire dalle mani dei suoi sequestratori, il 31 luglio, secondo quanto comunicato dalla diocesi di Otukpo, e a raggiungere Aliade, nella zona di governo locale di Gwer East, nello Stato di Benue, dove si è ricongiunto sano e salvo con la sua famiglia, senza aver riportato ferite.<br />Rimangono ancora nelle mani dei rapitori, il seminarista, Lawrence Chidera Igbo, e il fedele, catturati durante l’assalto alla chiesa St. Joseph a Inoyi, Affa, nel distretto di Udi dello Stato di Enugu durante la messa di domenica 2 agosto . <br />Tue, 04 Aug 2026 11:54:12 +0200Il Vescovo Pitchaimuthu al I Simposio Missionario Francescano: “L’Asia non ha bisogno di missionari che arrivino con tutte le risposte. Ha bisogno di fratelli e sorelle che portino Cristo”https://fides.org/it/news/78015-Il_Vescovo_Pitchaimuthu_al_I_Simposio_Missionario_Francescano_L_Asia_non_ha_bisogno_di_missionari_che_arrivino_con_tutte_le_risposte_Ha_bisogno_di_fratelli_e_sorelle_che_portino_Cristohttps://fides.org/it/news/78015-Il_Vescovo_Pitchaimuthu_al_I_Simposio_Missionario_Francescano_L_Asia_non_ha_bisogno_di_missionari_che_arrivino_con_tutte_le_risposte_Ha_bisogno_di_fratelli_e_sorelle_che_portino_Cristodi Elena Grazini<br /><br />Chennai – “L’Asia non ha bisogno di missionari che arrivino con tutte le risposte pronte. Ha bisogno di fratelli e sorelle che portino Cristo, camminino con la gente, ascoltino profondamente, sappiano discernere con pazienza, servano i feriti, costruiscano la pace e pronuncino il nome di Gesù con umiltà e gioia”. A parlare così è Ambrose Pitchaimuthu, vescovo della Diocesi di Vellore e direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie dell’India, che ha aperto con la sua relazione introduttiva il I Simposio Missionario Francescano dal tema “Annunciare Cristo nell’Asia di oggi con san Francesco d’Assisi” svoltosi il primo e il due Agosto a Chennai, città indiana dove si trova la Basilica di San Tommaso sorta sulla tomba dell’Apostolo. . <br /><br />Il vescovo Pitchaimuthu nel suo intervento ha richiamato le tre realtà fondamentali al centro del Simposio: la persona che siamo chiamati a annunciare, cioè Gesù Cristo; il contesto in cui viene annunciato, cioè l’Asia di oggi; e il compagno evangelico che ci insegna come annunciarlo, nella persona di san Francesco d’Assisi. <br /><br />Il Vescovo ha posto il programma ha collocato il simposio nell’ambito di quattro importanti ricorrenze: gli ottocento anni dal Transitus di San Francesco d’Assisi; i cento anni della Giornata Missionaria Mondiale; i centodieci anni dell’Unione Missionaria Pontificia; e i cinquanta anni della rivista TAU. Il Transitus di San Francesco – ha fatto notare il Il vescovo Pitchaimuthu – “i invita a ricordare una vita pienamente conformata a Cristo. La Giornata Missionaria Mondiale ci esorta a proclamare Cristo in comunione con la Chiesa universale. L’anniversario dell’Unione Missionaria Pontificia ci chiama a formare l’intero Popolo di Dio alla coscienza missionaria. Il giubileo della TAU ci ricorda di comunicare il Vangelo attraverso la riflessione teologica, la scrittura, la cultura e i mezzi di comunicazione contemporanei”. <br /><br /><br /><br />Sette orientamenti per la “missione francescana” in Asia <br /><br />L’intero Simposio si è snodato attraverso quattro sessioni: due dal “taglio” francescano, una più conventrata sull’annuncio del Vangelo in Asia e l’altra strutturata come un vero e proprio workshop di condivisione e formazione.<br /><br />Il filo conduttore che ha attraversato tuto il Simposio è stata una domanda: “Come può la famiglia francescana annunciare Gesù Cristo in modo credibile, umile e coraggioso tra i popoli dell’Asia di oggi?”<br /><br />Il Vescovo Pitchaimuthu ha proposto nella sua relazione, sette orientamenti per la missione francescana in Asia: ripartire da Cristo; diventare fraternità di missione, non semplicemente individui impegnati in ministeri; tenere insieme annuncio e dialogo; andare verso i luoghi “feriti” dell’Asia ; permettere ai poveri di evangelizzarci; formare discepoli missionari a ogni livello ed infine comunicare speranza. <br /><br /><br />Cardinale Marengo: un annuncio da “sussurrare”<br /><br />La prima sessione, seguita alla relazione introduttiva, è stata quella sulla evangelizzazione in Asia, e ha avuto il merito di arricchire il Simposio con testimonianze provenienti da contesti sociali e geografici differenti. <br /><br />Tra le testimonianze ascoltate vi è stata quella del Cardinale Giorgio Marengo, Prefetto Apostolico di Ulaanbaatar in Mongolia. <br /><br />Nel suo videomessaggio, il Cardinale missionario ha sintetizzato in cinque punti la sua personale esperienza missionaria. <br />Marengo ha individuato la base stessa della missione nella relazione, nell’essere che deve prevalere sul fare e l’avere, nella carità come lingua dell'amore di Dio, nell’evangelizzazione come risveglio della capacità di amare ed infine nel “sussurro” come forma privilegiata di proclamazione del Vangelo . <br /><br /><br />Testimonianze dalle Pontificie Opere Missionarie<br /><br />Interessanti anche le esperienze raccontate da due direttori nazionali delle Pontificie Opere Missionarie intervenuti al Simposio. <br />Padre Paul Chatsirey, direttore nazionale delle POM di Laos e Cambogia, ha evidenziato come in quei Paesi il dialogo sia soprattutto di natura diplomatica e come sia importante mantenere i rapporti nel rispetto delle norme del diritto civile. “Continuiamo a essere testimoni e a proclamare la buona novella vivendo in pace, nel rispetto e nella comprensione reciproci e nello spirito di sinodalità” ha sottolineato padre Chatsirey. Altra prospettiva è stata quella esposta da padre Marcus Fernandes OFMCap, incaricato della direzione nazionale delle POM sorta nel Vicariato Apostolico dell’Arabia del Nord, chiamata Missio Avona: “Noi” ha raccontato padre Fernandes “siamo la Chiesa dei migranti nel Golfo Arabico. Le nostre chiese sono poche e per questo rappresentano come oasi spirituali per ogni singolo fedele nel deserto. Ogni famiglia è una piccola chiesa che prega e rende testimonianza a Cristo all’interno delle proprie mura domestiche. Pertanto, ogni battezzato è chiamato a essere un missionario, condividendo la Parola di Dio che porta speranza e forza alla nostra vita quotidiana”. <br />Tue, 04 Aug 2026 11:29:32 +0200ASIA/COREA DEL SUD - “Abbiate fiducia, io ho vinto il mondo”: presentato l’inno ufficiale della GMG Seoul 2027, nel segno dei martirihttps://fides.org/it/news/78014-ASIA_COREA_DEL_SUD_Abbiate_fiducia_io_ho_vinto_il_mondo_presentato_l_inno_ufficiale_della_GMG_Seoul_2027_nel_segno_dei_martirihttps://fides.org/it/news/78014-ASIA_COREA_DEL_SUD_Abbiate_fiducia_io_ho_vinto_il_mondo_presentato_l_inno_ufficiale_della_GMG_Seoul_2027_nel_segno_dei_martiriSeoul – Ci sono i martiri e i luoghi di martirio al centro dei video pubblicati oggi per promuovere l’inno della prossima Giornata Mondiale della Gioventù a Seoul, in programma dal 3 all’8 di agosto 2027, intitolato in latino “Confidite, Ego Vici Mundum . <br /><br />L’inno, presentato in due esecuzioni musicali, è cantato in sei lingue con un ritornello in latino. <br /><br />Le parole “Voi siete la luce del mondo, Illuminatevi a vicenda il cammino” sono seguite da un “si compia in me” ripetuto nelle varie lingue. <br />Nella prima versione, con la musica eseguita da un’orchestra sinfonica, si fondono le melodie tradizionali coreane degli strumenti Gayageum , Haegeum , Sogeum, mentre la seconda versione si presenta con uno stile ispirato al K-pop contemporaneo. Si può individuare lo stile pungmul, con il taepyeongso e strumenti a percussione tradizionali come il janggu , il buk , il jing e il kkwaenggwari .<br /> <br />Con i volontari della GMG, nel videoclip vengono percorsi i luoghi del martirio dei cattolici coreani: il Santuario dei Martiri di Seosomun, il Santuario di Saenamteo, il luogo del supplizio del primo prete coreano martire Andrea Kim Taegon , uno dei patroni della GMG a Seoul. Si vedono anche la chiesa di Gahoe-dong, dove si è celebrata la prima messa nel 1795 , e la chiesa di Yakhyeon, la prima chiesa in stile occidentale nella capitale. Non mancano anche panorami di Gwanghwamun, il villaggio Bukchon Hanok con le case coreane tradizionali lungo il fiume Han. <br /><br /> <br />La “lunga marcia” delle GMG<br /><br />In occasione dell’Anno Santo della Redenzione nel 1984, Papa Giovanni Paolo II invitò le giovani generazioni a Roma per il “loro” Giubileo. Poi nel 1985, durante quello che l’ONU aveva proclamato “Anno Internazionale della Gioventù”, di nuovo centinaia di migliaia di giovani si erano raccolti intorno al Papa in occasione della Domenica delle Palme . Prendendo le mosse da quei raduni fi istituita la GMG, celebrata a livello diocesano ogni anno, di solito la Domenica delle Palme. <br /><br />Le edizioni internazionali si sono celebrate di solio a cadenza biennale o triennale a Roma , Buenos Aires , Santiago de Compostela , Częstochowa , Denver , Manila , Parigi , Roma , Toronto , Colonia , Sydney , Madrid , Rio de Janeiro , Cracovia , Panama , Lisbona , serie cui è seguito il grande raduno del Giubileo dei Giovani celebrato a Roma nel 2025. <br /><br /> <br />La GMG torna in Asia<br /><br />La scelta del Paese che ospita la GMG è innanzitutto il frutto di un confronto tra i Dicasteri vaticani, le Conferenze episcopali interessati e i vescovi della diocesi candidata. <br /><br />Nel discorso rivolto ai giovani a Manila il 15 gennaio 1995, durante la finora unica GMG asiatica, Giovanni Paolo aveva detto «Nel primo millennio la Croce è stata piantata in Europa; nel secondo in America e Africa; possiamo pregare che nel terzo millennio cristiano vi sia un grande raccolto di fede in Asia». In quell’occasione Giovanni Paolo II rivolse tramite Radio Veritas anche un messaggio di riconciliazione ai cattolici cinesi.<br /> Un gruppo di giovani cattolici cinesi aveva partecipato alle giornate di Manila insieme ai coetanei giunti da tutto il mondo. <br /><br />Il contesto della prossima GMG asiatica è molto diverso da quello che accolse la GMG di Manila. Da un lato, in Corea del Sud non si registrano situazioni diffusa di povertà urbana o di emigrazione di massa. Dall’altro, si tratta di un Paese dove i cattolici sono una minoranza. «E voi, cari giovani coreani, adesso tocca a voi! Portando la Croce in Asia voi annuncerete a tutti l’amore di Cristo. Abbiate coraggio!» aveva detto Papa Francesco ai giovani coreani in occasione del passaggio tradizionale della Croce della GMG e della copia dell’icona di Maria Salus Populi Romani. <br /><br /><br />Gli inni della GMG<br /><br />Generalmente composti ispirandosi ai temi biblici delle GMG, gli inni sono tradotti in più lingue e voluti per essere cantati dai giovani oltre le barriere linguistiche. Nella storia delle GMG, alcuni inni hanno avuto grande diffusione.<br /><br />La “strada della verità” era il filo conduttore del “Somos los jóvenes del 2000”, inno ispirato proprio dal cammino e della figura di San Giacomo per la GMG di Compostela nel 1989. Arriva più tardi l’inno della GMG a Manila nel 1995, “Tell the world of His love”. Segue quello di Parigi 1997 “Maestro e Signore venuto tra noi”. L’inno delle GMG che forse ha avuto maggior diffusione è “Jesus Christ, you are my Life”, composto per la GMG del grande Giubileo del Duemila dal Maestro Marco Frisina. <br /><br />Mon, 03 Aug 2026 15:35:28 +0200