di Elena Grazini
Chennai (Agenzia Fides) – “L’Asia non ha bisogno di missionari che arrivino con tutte le risposte pronte. Ha bisogno di fratelli e sorelle che portino Cristo, camminino con la gente, ascoltino profondamente, sappiano discernere con pazienza, servano i feriti, costruiscano la pace e pronuncino il nome di Gesù con umiltà e gioia”. A parlare così è Ambrose Pitchaimuthu, vescovo della Diocesi di Vellore e direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie dell’India, che ha aperto con la sua relazione introduttiva il I Simposio Missionario Francescano dal tema “Annunciare Cristo nell’Asia di oggi con san Francesco d’Assisi” svoltosi il primo e il due Agosto a Chennai, città indiana dove si trova la Basilica di San Tommaso sorta sulla tomba dell’Apostolo. (vedi Agenzia Fides 30/07/206).
Il vescovo Pitchaimuthu nel suo intervento ha richiamato le tre realtà fondamentali al centro del Simposio: la persona che siamo chiamati a annunciare, cioè Gesù Cristo; il contesto in cui viene annunciato, cioè l’Asia di oggi; e il compagno evangelico che ci insegna come annunciarlo, nella persona di san Francesco d’Assisi.
Il Vescovo ha posto il programma ha collocato il simposio nell’ambito di quattro importanti ricorrenze: gli ottocento anni dal Transitus di San Francesco d’Assisi; i cento anni della Giornata Missionaria Mondiale; i centodieci anni dell’Unione Missionaria Pontificia; e i cinquanta anni della rivista TAU. Il Transitus di San Francesco – ha fatto notare il Il vescovo Pitchaimuthu – “i invita a ricordare una vita pienamente conformata a Cristo. La Giornata Missionaria Mondiale ci esorta a proclamare Cristo in comunione con la Chiesa universale. L’anniversario dell’Unione Missionaria Pontificia ci chiama a formare l’intero Popolo di Dio alla coscienza missionaria. Il giubileo della TAU ci ricorda di comunicare il Vangelo attraverso la riflessione teologica, la scrittura, la cultura e i mezzi di comunicazione contemporanei”.
Sette orientamenti per la “missione francescana” in Asia
L’intero Simposio si è snodato attraverso quattro sessioni: due dal “taglio” francescano, una più conventrata sull’annuncio del Vangelo in Asia e l’altra strutturata come un vero e proprio workshop di condivisione e formazione.
Il filo conduttore che ha attraversato tuto il Simposio è stata una domanda: “Come può la famiglia francescana annunciare Gesù Cristo in modo credibile, umile e coraggioso tra i popoli dell’Asia di oggi?”
Il Vescovo Pitchaimuthu ha proposto nella sua relazione, sette orientamenti per la missione francescana in Asia: ripartire da Cristo; diventare fraternità di missione, non semplicemente individui impegnati in ministeri; tenere insieme annuncio e dialogo; andare verso i luoghi “feriti” dell’Asia (periferie urbane, i villaggi abbandonati dallo sviluppo, le comunità di migranti, le zone colpite da disastri ecologici, le carceri, gli ospedali, gli insediamenti di rifugiati, le università e gli spazi digitali); permettere ai poveri di evangelizzarci; formare discepoli missionari a ogni livello ed infine comunicare speranza.
Cardinale Marengo: un annuncio da “sussurrare”
La prima sessione, seguita alla relazione introduttiva, è stata quella sulla evangelizzazione in Asia, e ha avuto il merito di arricchire il Simposio con testimonianze provenienti da contesti sociali e geografici differenti.
Tra le testimonianze ascoltate vi è stata quella del Cardinale Giorgio Marengo, Prefetto Apostolico di Ulaanbaatar in Mongolia.
Nel suo videomessaggio, il Cardinale missionario ha sintetizzato in cinque punti la sua personale esperienza missionaria.
Marengo ha individuato la base stessa della missione nella relazione, nell’essere che deve prevalere sul fare e l’avere, nella carità come lingua dell'amore di Dio, nell’evangelizzazione come risveglio della capacità di amare ed infine nel “sussurro” come forma privilegiata di proclamazione del Vangelo (vedi Agenzia Fides 24/06/2026).
Testimonianze dalle Pontificie Opere Missionarie
Interessanti anche le esperienze raccontate da due direttori nazionali delle Pontificie Opere Missionarie intervenuti al Simposio.
Padre Paul Chatsirey, direttore nazionale delle POM di Laos e Cambogia, ha evidenziato come in quei Paesi il dialogo sia soprattutto di natura diplomatica e come sia importante mantenere i rapporti nel rispetto delle norme del diritto civile. “Continuiamo a essere testimoni e a proclamare la buona novella vivendo in pace, nel rispetto e nella comprensione reciproci e nello spirito di sinodalità” ha sottolineato padre Chatsirey. Altra prospettiva è stata quella esposta da padre Marcus Fernandes OFMCap, incaricato della direzione nazionale delle POM sorta nel Vicariato Apostolico dell’Arabia del Nord, chiamata Missio Avona: “Noi” ha raccontato padre Fernandes “siamo la Chiesa dei migranti nel Golfo Arabico. Le nostre chiese sono poche e per questo rappresentano come oasi spirituali per ogni singolo fedele nel deserto. Ogni famiglia è una piccola chiesa che prega e rende testimonianza a Cristo all’interno delle proprie mura domestiche. Pertanto, ogni battezzato è chiamato a essere un missionario, condividendo la Parola di Dio che porta speranza e forza alla nostra vita quotidiana”. (Agenzia Fides 4/8/2026)