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di Cosimo Graziani
New Delhi (Agenzia Fides) - Si è svolto tra sabato 13 e domenica 14 settembre a New Delhi il diciottesimo summit dei paesi Brics. Quest’anno l’onere del padrone di casa è toccato all’India, che ha guidato i lavori del gruppo, nel quale confluiscono Paesi che ormai rappresentano il 40% del Pil globale e la metà della popolazione mondiale. Il summit ha confermato le richieste politiche tipiche di questa organizzazione, al momento formata da undici nazioni – Brasile, Russia, Cina, India, Sudafrica, Egitto, Etiopia, Iran, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Indonesia – e altri Paesi partner: il riconoscimento di un maggiore peso politico per i Paesi del Sud Globale e una riforma degli organismi internazionali.
L’incontro di quest’anno riguardava la “costruzione della resilienza, dell’innovazione, della cooperazione e della sostenibilità” e in queste direzioni è andata la dichiarazione finale, adottata nella giornata di sabato.
Nel documento i Paesi fanno appello non solo al più generico approccio multilaterale e diplomatico per risolvere le tematiche internazionali, ma si trattano anche nel dettaglio specifici problemi. La guerra in Iran è uno tra questi: come riporta Reuters nella dichiarazione si esprime “la profonda preoccupazione per la continua escalation di tensione” e si fa appello alla moderazione per “evitare azioni che potrebbero peggiorare ulteriormente la situazione”. Sempre riguardo al Medio Oriente, il documento fa riferimento al conflitto in Palestina, esprimendo la “ferma opposizione” all’allontanamento della popolazione dalle terre e ad ogni cambiamento demografico e geografico dei territori palestinesi.
L’utilizzo delle sanzioni come strumento politico-economico è stato descritto come contrario alle norme del diritto internazionale, dannose per il commercio tra Paesi e per le economie in via di sviluppo e in contrasto con la Carta delle Nazioni Unite. Il riferimento è alle modalità con cui gli Stati Uniti l’hanno utilizzato in questi ultimi mesi contro l’Iran, ma anche alla loro imposizione nell’ambito del conflitto tra Ucraina e Russia. Tale conflitto però è stato appena richiamato nella dichiarazione. Come ha sottolineato Al-Jazeera, si è fatto solo appello ad una risoluzione della guerra basata sul “dialogo, l’incontro e la diplomazia”.
Nonostante l’organizzazione ostenti unità d’intenti (il Primo Ministro indiano Narendra Modi ha cercato di sottolinearla quando ha enfatizzato che la dichiarazione è stata approvata all’unanimità), restano aperte questioni che mettono in dubbio la tenuta del gruppo. Il più evidente fra tutti è la presenza di Paesi con interessi internazionali diversi e con diverse alleanze. Basta vedere i membri mediorientali del gruppo: Iran, Emirati Arabi e Arabia Saudita si trovano su posizioni separate sul conflitto nel Golfo Persico.
Lo stesso Modi in un bilaterale col Presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato al suo interlocutore che bisogna trovare una risoluzione per il conflitto in Ucraina. Da questi dettagli, non evidenziati nelle dichiarazioni ufficiali, si possono porre punti interrogativi circa il fatto che i Brics riescano o meno a diventare in futuro una vera piattaforma per gli interessi dei suoi membri.
Per il momento però i Brics restano un’alternativa valida per alcuni Paesi, soprattutto quelli africani. In Africa ci sono tre membri BRICS e due paesi partner: Nigeria e Uganda. Ognuno di questi paesi vede l’organizzazione come un’occasione per promuovere le sue priorità politiche. L’Etiopia ne è l’esempio più lampante. Secondo la Ethiopian News Agency, il primo ministro Abyi ha dichiarato che la dichiarazione finale sostiene la membership del paese del Cordo d’Africa all’Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto). Abyi ha anche dichiarato che il suo paese è pronto a ospitare un ufficio distaccato della Nuova Banca per lo Sviluppo (Ndb), l’organo fondato dall’organizzazione nel 2014 che rappresenta un’alternativa alla Banca Mondiale, nonostante in questi anni non sia riuscita nel suo intento.
Il Presidente sudafricano Ramaphosa quest’anno si è soffermato sul tema della regolamentazione dell’intelligenza artificiale. In particolare, ha espresso la necessità che il gruppo si doti di un organo internazionale che possa controllare l’IA in maniera indipendente e scientifica, ripota la testata africana Scrolla. Ramaphosa ha sottolineato i vantaggi e i pericoli dell’utilizzo della tecnologia: lotta all’ineguaglianza e alla povertà, sviluppo della medicina, dell’istruzione, delle scienze e dell’agricoltura sono i campi elencati dal presidente sudafricano in cui la tecnologia può avere risvolti positivi, mentre va alzata la guardia sulla possibilità che l’IA possa essere un giorno utilizzata per sviluppare armi batteriologiche, o per condurre attacchi cyber.
Per quel che concerne i due Paesi partner, per la Nigeria la delegazione era guidata dal vicepresidente Kashim Shettima, mentre quella ugandese dalla vicepresidente Jessica Alupo. Shettima si è soffermato durante i lavori del summit prima su una modifica della governance internazionale – soprattutto in riferimento ad una riforma del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite – poi al ruolo che l’organizzazione può avere per i Paesi africani.
Per la Nigeria i Brics sono una piattaforma per rafforzare il commercio, gli investimenti e la governance globale. Le dichiarazioni della delegazione ugandese vanno nella stessa direzione: secondo i suoi membri un ruolo importante può essere giocato dalla Ndb, anche in chiave di rapporti commerciali con i paesi più grandi del gruppo come Cina e India.
Resta da vedere se questi obiettivi saranno perseguiti dall’organizzazione e se i Paesi africani partner decidano di entrare come membri. In tal caso, con cinque membri africani, è facile pensare che nei Brics possa crearsi un “pilastro africano”, capace di influenzare l’orientamento dell’organizzazione. (Agenzia Fides 19/9/2026)