Roma (Agenzia Fides) – A un anno dall’elezione di Papa Leone XIV, una conferenza pubblica presso la Pontificia Università Gregoriana ha offerto una delle prime letture complessive del suo pontificato sul piano della politica internazionale e della diplomazia della Santa Sede.
Inserita nel “Rome Summer Seminar on Religion and Global Politics” e organizzata dalla Scuola Sinderesi con il patrocinio del Centro Alberto Hurtado Fede e Cultura, la serata ha coniugato ricostruzione storica e analisi teologico‑politica, evitando ogni allineamento partitico.
Aprendo l’incontro, l’Arcivescovo Samuele Sangalli, Segretario aggiunto del Dicastero per l’Evangelizzazione e coordinatore della Scuola Sinderesi, ha ricordato che “a poco più di un anno dalla sua elezione, è sembrato particolarmente opportuno fermarsi a riflettere sull’impatto del pontificato di Papa Leone XIV nel contesto della politica globale” e chiedersi quale “forma stia assumendo il ministero petrino sotto Papa Leone XIV di fronte alle profonde trasformazioni in atto nella politica internazionale”. L’Arcivescovo ha sottolineato che la Santa Sede è chiamata a esercitare “una missione di salvaguardia di quei fondamentali valori umani e spirituali senza i quali la convivenza umana non migliorerà né porterà bene alle future generazioni”.
La relazione principale è stata affidata allo storico Massimo Faggioli, che ha collocato il primo anno di Leone XIV nel contesto di un ordine internazionale in rapido deterioramento. Faggioli ha richiamato una sequenza di crisi tra gennaio e febbraio 2026 – dall’operazione militare in Venezuela alle minacce contro la Groenlandia e Cuba, seguite da azioni armate contro l’Iran e dal riaccendersi del conflitto in Libano – come il momento in cui “abbiamo visto una sorta di secondo inizio” del pontificato riguardo alle questioni urgenti poste in primo piano dall’attualità globale.
Al centro dell’analisi è stata posta l’insistenza di Leone XIV sul multilateralismo. Citando il discorso papale del 9 gennaio al Corpo Diplomatico, Faggioli ha osservato che “una diplomazia che promuove il dialogo e cerca il consenso tra tutte le parti viene sostituita da una diplomazia fondata sulla forza, da parte di singoli attori o di gruppi di alleati”. In quello stesso intervento, Leone XIV ha avvertito che “il principio affermatosi dopo la Seconda guerra mondiale, che proibiva alle nazioni di usare la forza per violare i confini altrui, è stato completamente compromesso” e che la pace è sempre più cercata “attraverso le armi, come condizione per affermare il proprio dominio”, con una grave minaccia per lo stato di diritto.
Faggioli ha poi attirato l’attenzione sulla visita, apparentemente insolita e brevissima, del Papa al Principato di Monaco. Il relatore ha riproposto una lunga citazione del Cardinale Pietro Parolin, in cui il Segretario di Stato ha sottolineato l’importanza che la Santa Sede attribuisce ai piccoli Stati come “naturali custodi del multilateralismo”. Secondo Parolin, “per i piccoli Stati, lo Stato di diritto non è un peso ma la più grande garanzia di sopravvivenza e di libertà”, e oggi l’influenza internazionale “non si misura più solo con la forza militare, ma con la credibilità morale e la capacità di fungere da ponti neutrali di riconciliazione”. Per Faggioli, proprio questa sottolineatura fa percepire quella che poteva apparire come una visita di protocollo come un gesto programmatico a favore di una “Pax Vaticana” distinta sia dall’antica «Pax Romana» sia dalla moderna «Pax Americana».
La conferenza ha preso in esame anche la prima enciclica di Leone XIV, Magnifica Humanitas, sull’intelligenza artificiale. Faggioli ha notato come la sua ricezione è stata rilevante anche da parte di “interlocutori insoliti per la Chiesa cattolica” e tutti hanno potuto registrare come la Santa Sede “colloca la propria voce in questa corsa all’IA, che è soprattutto una corsa tra Stati Uniti e Cina”. Al tempo stesso, Faggioli ha suggerito che il testo rivela “una certa solitudine della Santa Sede nell’affrontare questioni che un tempo sarebbero state assunte dai Partiti internazionalisti o socialisti”, fino al punto che, “in modo molto singolare, la Chiesa cattolica, nella sua natura internazionale, è davvero l’ultima ‘Internazionale’”.
Da una prospettiva europea, Faggioli ha indicato il recente viaggio di Leone XIV in Spagna e il suo discorso alle Cortes come una sorta di “grande apertura” del pontificato verso il Continente, con “molti richiami al discorso di Benedetto XVI al Bundestag”, in un momento in cui l’Europa può sentirsi “orfana o, peggio, minacciata dall’alleato di sempre, gli Stati Uniti”.
Nel dibattito successivo, animato a cui hanno preso parte anche il professor Michael Driessen, della John Cabot University, e la dottoressa Antonella Piccinin, della Notre Dame University - il politologo Fabio Petito ha collocato l’Enciclica Magnifica Humanitas in una più ampia ricerca di un “nuovo multilateralismo”. A suo avviso, il documento segnala che la Santa Sede intende “dare peso e centralità a una ri‑articolazione della dignità umana nel governo globale del mondo che verrà”. Egli ha suggerito che un futuro ordine mondiale insieme giusto e pacifico dovrà superare una semplice “balance of power” tra grandi Stati e fondarsi invece su un rinnovato ius gentium, “un nuovo ius gentium interculturale”, capace di integrare le prospettive delle civiltà emergenti e delle tradizioni religiose.
Un altro relatore, il professor Adrian Pabst, ha messo in luce i fondamenti teologici dell’approccio di Leone XIV, confrontando un “realismo” secolare che presuppone uno stato di natura violento con il realismo connesso alla esperienza agostiniana della storia. Per Agostino e per Leone XIV, ha affermato, il realismo consiste nel “cercare come trasformare la città terrena sempre più in direzione della Città di Dio”, guidati dall’ordo amoris, l’“ordine dell’amore”. In questa prospettiva, le strutture politiche e giuridiche sono chiamate a essere permeate dalla carità: “il realismo che Papa Leone XIV, come i suoi predecessori, propone è un ordine non fondato sul potere, non fondato unicamente sul diritto, ma in realtà sull’amore”.
I partecipanti hanno sollevato domande sulle recenti affermazioni del Papa circa l’inadeguatezza delle categorie tradizionali di “guerra giusta”, sulla sua costante promozione della non‑violenza e del disarmo, e sulla disponibilità ripetutamente espressa a offrire la Santa Sede come sede neutrale di dialogo nei conflitti in corso. Senza entrare in polemiche politiche, diversi interventi hanno sottolineato che tali iniziative presuppongono insieme una chiara posizione morale e una paziente neutralità diplomatica, in linea con la tradizione della diplomazia vaticana.
Concludendo la serata, Faggioli ha suggerito che il primo anno del pontificato di Leone XIV ha già lasciato intravedere “un ideale di quella che chiamerei una Pax Vaticana”, radicata nel multilateralismo, nello stato di diritto e in una lettura esplicitamente teologica della politica. Al tempo stesso, ha avvertito che “siamo davvero in una nuova era, in una nuova epoca”, segnata dal risorgere di “messianismi politici” e di nuove forme di nazionalismo religioso. In tale contesto, ha aggiunto, “l’ignoranza è l’ultima cosa che può salvarci – l’ignoranza della teologia, di ciò che essa significa, e così via”. Anche per questo le iniziative di studio e di dialogo tra fede e politica globale restano importanti. (MLK)
(Agenzia Fides 23/6/2026).