“Perché nessuno cammini solo”. Don Proserpio e l’Arcivescovo Sangalli dialogano sulla vicinanza a chi è alla fine della vita

mercoledì, 11 febbraio 2026

Roma (Agenzia Fides) - «Nella società contemporanea parlare della fine della vita sembra quasi un tabù, come se nominarla potesse renderla più vicina. Eppure, ignorarla non la rende meno reale». Così in un suo recente articolo, don Tullio Proserpio accennava ai processi - indotti o inconsci - che in molte società puntano a rimuovere quell’evento ineluttabile dall’orizzonte quotidiano.

Don Tullio, che esercita la sua missione sacerdotale come Cappellano clinico presso l'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, sperimenta ogni giorno che davanti alla malattia, alla fragilità e alle domande abissali affrontate da chi si sta spegnendo, la speranza non nasce da formule astratte, ma si può concretizzare in gesti reali di vicinanza e accompagnamento.

Ora l’esperienza di don Tullio Proserpio è confluita anche in un libro, “Perché nessuno cammini solo. Venti riflessioni sulla morte” (Edizioni San Paolo). Nel volume, i capitoli si snodano a partire da venti domande incontrate dentro l’esperienza quotidiana di accompagnare persone malate nell'ultimo tratto della loro esistenza. Interrogativi suscitati, ad esempio, dalla difficoltà di accudire nel tempo il corpo malato di una persona cara. O dalla incertezza di chi si chiede se ci sono davvero parole utili da usare quando si sta accanto a un malato, davanti ai momenti di buio e di disperazione.


Il volume è arricchito da una prefazione di Mario Delpini, Arcivescovo di Milano, e una postfazione dell’Arcivescovo Samuele Sangalli, Segretario aggiunto del Dicastero per l’Evangelizzazione.

Don Proserpio e l’Arcivescovo Sangalli condivideranno racconti e riflessioni intorno a questioni e domande affrontate nel volume venerdì 13 febbraio a Roma, alle ore 18,00, presso la Libreria San Paolo in via della Conciliazione 16/20.
Una occasione per testimoniare e riconoscere la possibile fecondità di una vicinanza a chi è alla fine della vita che sia fatta di gesti e non di proclami. Una prossimità silenziosa che accompagna chi soffre con umiltà, senza giudicare, senza pretendere di “spiegare” tutto. Riconoscendo che nessuno può affrontare da solo l'ora della paura.
Così, nella semplice prossimità silenziosa a chi cammina verso la morte, che rimane mistero di dolore, può aprirsi uno spiraglio all’incontro con Colui che della morte è vincitore. (GV) (Agenzia Fides 11/2/2026)


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