`Come un bambino fra le braccia della madre”. La fede secondo Joseph Ratzinger

sabato, 28 febbraio 2026 benedetto xvi   fede   chiesa cattolica  

Benedetto XVI impone le mani nel rito di ordinazione episcopale di Pietro Parolin (Basilica di San Pietro in Vaticano, 12 settembre 2009)

del Cardinale Pietro Parolin*

Pubblichiamo ampi brani della prefazione del Cardinale Pietro Parolin al volume “La fede del futuro, il futuro della Chiesa”. Il libro, che raccoglie testi scelti e un in inedito di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, è stato pubblicato dalle Edizioni Cantagalli con la curatela di Giuseppina Cardillo Azzaro (traduzione di Pietro Luca Azzaro, revisione di Lorenzo Cappelletti)

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Roma (Agenzia Fides) - Cos’è la fede per Joseph Ratzinger?

È innanzitutto l’affidarsi fiducioso a un altro, «come un bambino fra le braccia della madre, certo che nel suo tu è custodita ogni risposta alle mie domande. Fede, fiducia e amore divengono così una cosa sola e tutti i singoli contenuti attorno a cui la fede ruota sono solo concretizzazioni della svolta che sostiene tutto: dell’“io credo in te”, della scoperta di Dio nello sguardo dell’uomo Gesù di Nazaret».

Se la fede è questo, allora – come ci ricorda Leone XIV sin dal suo primo messaggio dalla Loggia centrale della Basilica di San Pietro l’8 maggio 2025 – la Chiesa nel suo nucleo è il nostro camminare mano nella mano lungo il sentiero della vita in compagnia di Cristo, che ci fa ardere il cuore come ai discepoli con lui in cammino verso Emmaus.

E allora perché oggi molti percepiscono la fede come un peso e la Chiesa sembra non riguardarli più? E come un nuovo inizio può rifiorire?
È qui, in fondo, il centro di ogni testo raccolto in questo volume che, nel suo insieme, ci consegna la figura e il messaggio di un grande maestro della fede che, per profondità, immediata accessibilità e potenza di testimonianza, cammina sui passi dei grandi Padri e Dottori della Chiesa a cui di continuo si ispira; primo fra tutti sant’Agostino, il suo autentico maestro.

Di grande attualità e umanità, a esempio, sono i testi proposti sulla conversione di Agostino e sul ruolo che ebbe per essa sua madre Monica: «Sant’Agostino nelle sue memorie descrive che cosa sia stata per lui sua madre Monica: in lei egli ha sperimentato la Chiesa come persona, la Chiesa personalmente, così che non fu per lui un apparato qualsiasi, del quale si sente qualcosa da molto lontano, strutture che risultano un po’ incomprensibili. In questa donna era personalmente presente ciò che la Chiesa è. Ella per lui era la Chiesa in persona, e per questo poté avere fiducia nella Chiesa e diventare un uomo di Chiesa».

Anche i testi pubblicati in questo volume mostrano in modo particolarmente limpido che Joseph Ratzinger non è mai stato il “capo” di un “partito” nella Chiesa, uno che crede di avere in tasca la “teologia giusta” per raddrizzare le cose e costruire la “sua” Chiesa. Nei suoi testi c’è una “teologia del cuore”: quella di un uomo totalmente incentrato su Cristo, sempre proteso a vivere, a testimoniare e a invitare gli altri a condividere quella relazione integrale con Gesù che chiamiamo fede. Riscoprire questa sorgente della vita della Chiesa è quello che veramente conta.

Proprio a questo scopo Joseph Ratzinger di continuo ci ricorda anche che «il Signore, che è divenuto egli stesso ospite e viandante, ci chiama all’apertura nei confronti di tutti quelli che in questo mondo sono senza patria, ci chiama all’apertura nei confronti dei sofferenti, dei dimenticati, dei prigionieri, dei perseguitati: in tutti c’è Lui».

Emerge il legame profondo con i suoi successori, Francesco e Leone XIV, che acquisisce ulteriore forza nelle parole con cui Ratzinger delinea un tratto essenziale della potestà conferita a Pietro: «La potestà a lui conferita di legare e sciogliere – scrive –, di aprire e chiudere, di cui qui si parla, è, nel suo nucleo, incarico di lasciar entrare, di accogliere in casa, di perdonare (Mt 16,19). La stessa cosa si trova di nuovo nell’Ultima Cena, che inaugura la nuova comunità a partire dal corpo di Cristo e nel corpo di Cristo. Essa diviene possibile per il fatto che il Signore versa il suo sangue “per i molti, in remissione dei peccati” (Mt 26,28). Infine, il Risorto, nella sua prima apparizione agli Undici, fonda la comunione della sua pace nel fatto che egli dona loro la potestà di perdonare (Gv 20,19-23). La Chiesa non è una comunità di coloro che “non hanno bisogno del medico” (Mc 2,17), ma una comunità di peccatori convertiti, che vivono della grazia del perdono, trasmettendola a loro volta ad altri». (Agenzia Fides 28/2/2026)

* Segretario di Stato di Sua Santità


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