AFRICA/RUANDA - No all’accordo “minerario sostenibile" tra UE e Ruanda

venerdì, 8 marzo 2024 guerre   economia  

Kigali (Agenzia Fides) – Come fa l’Unione Europea ha firmare un accordo sulla sostenibilità e la tracciabilità di minerali strategici con un Paese che non li produce ma li ottiene illegalmente da uno Stato vicino? È quanto chiedono "Insieme Pace per il Congo", e altri 7 enti, tra i quali la "Rete Pace per il Congo" (promossa da missionari che operano nella Repubblica Democratica del Congo) che in un comunicato inviato all’Agenzia Fides chiedono di annullare il protocollo d’accordo firmato il 19 febbraio tra l’UE e il Ruanda. Tale accordo era già stato criticato dal Cardinale Fridolin Ambongo Besungu, Arcivescovo metropolita di Kinshasa (vedi Fides 27/2/2024).
Secondo l’UE il Ruanda “è un attore maggiore a livello mondiale nel settore dell’estrazione del tantalio. Produce anche stagno, tungsteno, oro e niobio e dispone di riserve di litio e di terre rare”. Un linguaggio sottolinea il comunicato inviato a Fides che “vuole esprimere un forte intento di rispetto della legalità, secondo le norme di tracciabilità che l’Europa stessa si è data nel 2021”.
“Peccato però – continua il comunicato - che l’UE investa in questo senso in un Paese che non dispone di quantità significative di questi minerali, un Paese che ne è diventato grande esportatore solo grazie alle guerre che esso ha acceso a ripetizione nella Repubblica Democratica del Congo a partire dal 1996, sempre attraverso interposti movimenti di copertura, che in questi anni prendono il nome di M23 (vedi Fides 13/2/2024, ndr)”.
“Dall’est del Congo, col favore di responsabili corrotti a vari livelli, escono a fiotti da anni verso il Ruanda e altri Paesi confinanti ad est i minerali preziosi oro, coltan, terre rare…. Complicità alle frontiere, astuzie di vario genere ma ora essi passano apertamente, grazie ai territori che l’M23-Ruanda ha occupato oltre frontiera. Questo a prezzo di morti, di violenze di ogni genere, di rapine di beni di una popolazione la cui colpa è solo quella di vivere in un territorio ambito e di oltre un milione di sfollati – solo all’Est - che sopravvivono miseramente e muoiono in tuguri di fortuna, in piena stagione delle piogge” si sottolinea nel documento.
“Se l’obiettivo dell’accordo del 19 febbraio scorso, come dichiarato dal Parlamento Europeo in risposta alle tante critiche emerse, è «accrescere la tracciabilità e la trasparenza e rafforzare la lotta contro il traffico illegale di minerali», non era forse più opportuno sanzionare il Ruanda anziché stipulare con esso accordi proprio sui frutti della rapina in atto?” chiede “Insieme per la Pace nel Congo.
“Facendoci eco a tante voci che si sono levate contro l’accordo in questione, sia da parte delle autorità, di cittadini congolesi, di Paesi europei come il Belgio e di eurodeputati, anche noi come Comitato «Insieme per la Pace in Congo» esprimiamo la forte richiesta all’Unione Europea di annullare tale accordo, per contribuire all’avvento della pace nella regione. Riteniamo che solo un atteggiamento giusto e imparziale può favorire la coabitazione pacifica nella regione africana del Grandi Laghi”. (L.M.) (Agenzia Fides 8/3/2024)


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