Diocesi di Miao
di Paolo Affatato
Miao (Agenzia Fides) – Essere missionari significa annunciare il Vangelo, raggiungere quanti ancora non hanno incontrato Cristo, sostenere le comunità cristiane in zone remote nel loro cammino. Ma significa anche accompagnare i giovani nella crescita, offrire opportunità educative, promuovere l'incontro tra culture diverse testimoniando l'amore di Dio. Nello Stato indiano dell'Arunachal Pradesh, nel Nordest dell'India, incastonato al confine con Cina e Myanmar, la diocesi di Miao ha vissuto l'Ottobre missionario intrecciando animazione pastorale, preghiera nelle famiglie, iniziative di solidarietà e attività educative rivolte alle nuove generazioni.
In occasione del centenario della Giornata missionaria mondiale, le celebrazioni hanno coinvolto parrocchie e centri missionari in un percorso che ha unito la dimensione locale della missione alla solidarietà con la Chiesa universale. «Come cristiani, siamo discepoli missionari, che seguono Gesù e aiutano altri a diventare discepoli. Questa è la necessità più urgente della Chiesa nel nostro contesto», ha affermato il Vescovo di Miao, il Salesiano George Pallipparambil.
Nella realtà di Miao, in un territorio dove vivono circa 100mila cattolici su 500mila abitanti, l'evangelizzazione si confronta con la varietà delle comunità indigene, delle lingue e delle tradizioni, ma anche con le difficoltà sociali e con la necessità di offrire ai giovani strumenti per costruire il proprio futuro: «Preghiamo per coloro che non sono stati evangelizzati, per quanti non hanno ricevuto una catechesi sufficiente, e cerchiamo di raggiungere coloro che non hanno ancora sentito parlare di Gesù», ha detto il Vescovo.
L'Ottobre missionario
Come riferisce all'Agenzia Fides don Felix Anthony, segretario dell’Ufficio per le comunicazioni sociali nella diocesi di Miao, l'Ottobre missionario è diventato un'occasione per tradurre queste parole in gesti concreti. Nella chiesa di Maria Ausiliatrice di Borduria, i fedeli si sono riuniti per contribuire al sostegno delle missioni a al Fondo universale di solidarietà gestito dalle Pontificie Opere Missionarie: «È stato bello vedere la nostra comunità ecclesiale riunirsi e offrire ciascuno il proprio piccolo contributo. Ogni offerta conta», ha osservato il parroco, padre C. J. Mathew, sottolineando il valore della partecipazione di tutti.
Nella chiesa di Santa Maria a Loaksim, il programma di animazione missionaria ha voluto approfondire la responsabilità della comunità nell'annunciare il Vangelo. A Khonsa, nella parrocchia Cristo Re, le famiglie si sono ritrovate per recitare il Rosario e pregare per i missionari impegnati nel servizio pastorale e nell'evangelizzazione. La missione di Ozako ha vissuto un momento di preghiera e testimonianza pubblica, con una processione per le strade prima della celebrazione eucaristica. Le diverse Comunità ecclesiali di base, in varie zone della diocesi, hanno preparato pietanze da condividere durante una festa comunitaria con l'obiettivo di raccogliere offerte per le missioni nel mondo. «È importante ricordare che i missionari non sono soltanto i sacerdoti e le suore. Ogni battezzato è un missionario», ha sottolineato Soplum Toh, catechista itinerante della diocesi di Miamo, richiamando il significato di un impegno che coinvolge l'intera comunità cristiana.
L'opera di istruzione
Accanto alla preghiera e alla solidarietà, l'istruzione rappresenta uno degli ambiti fondamentali in cui si costruisce il futuro delle comunità dell'Arunachal Pradesh. E' un'opera cruciale in un territorio montuoso, caratterizzato da grande diversità etnica e culturale e da insediamenti rurali in cui l'accesso ai servizi e alle opportunità formative risulta arduo.
Secondo i dati disponibili, nel distretto di Changlang, dove si trova Miao, il tasso di alfabetizzazione è di circa il 60% dei bambini e ragazzi. Le difficoltà riguardano la possibilità di frequentare la scuola, e l'acquisizione delle competenze fondamentali e si rileva che il 70% bambini e ragazzi del distretto di Changlang sono svantaggiati e sono molto indietro rispetto alle competenze acquisite, nella media, dai loro pari livello in scuole di altri stati dell'India.
Vi è poi carenza di insegnanti e gli ostacoli economici che possono impedire ai ragazzi di proseguire gli studi. Le associazione della società civile segnalano le difficoltà degli studenti, costretti a spostarsi fuori dal distretto per frequentare un college, con costi che possono diventare insostenibili per le famiglie.
«In tale contesto, garantire un'istruzione di qualità significa offrire ai giovani la possibilità di ampliare le proprie prospettive, sviluppare le proprie capacità e partecipare attivamente alla vita sociale, costruire il loro futuro», rileva don Felix Anthony. «È una sfida che coinvolge le istituzioni pubbliche e le comunità locali e alla quale anche la Chiesa cerca di contribuire attraverso la propria presenza educativa», spiega.
Un esempio di questo impegno è "Radiance 2026", manifestazione culturale interscolastica organizzata nei giorni scorsi a Namsai dalla "Newman Educational Society", organismo educativo della diocesi di Miao intitolato al Cardinale John Henry Newman. L'iniziativa ha riunito 530 studenti e 70 accompagnatori provenienti da 20 scuole, attorno al tema "Celebrare le radici, abbracciare nuovi orizzonti", proponendo seminari di canto, danze tradizionali, pittura, teatro, discorsi pubblici e rappresentazioni culturali in cui i ragazzi hanno avuto l'opportunità di valorizzare i propri talenti e conoscere le tradizioni di comunità di altri distretti. In un'area caratterizzata dalla presenza di comunità indigene con proprie specifiche lingue e tradizioni, «l'incontro tra studenti diventa anche un'occasione per superare le distanze, imparare a conoscere l'altro e sviluppare il rispetto reciproco», rileva il Segretario.
Nel suo intervento conclusivo, mons. Pallipparambil ha ricordato che l'istruzione «non si riduce ai risultati scolastici e agli esami, ma che favorisce la sensibilità artistica, il rispetto della diversità, la libertà di espressione e la creatività». «Che ciò che avete imparato in questi giorni vi aiuti a guardare oltre le montagne e a puntare alle stelle», ha detto ai ragazzi.
Il messaggio lanciato dal Vescovo racchiude una delle sfide più importanti per le nuove generazioni: poter guardare oltre i limiti imposti dall'isolamento geografico dell'India Nordorientale e dalle difficoltà economiche che essi vivono, senza perdere il legame con la propria storia, con la comunità di appartenenza, percorrendo un cammino di crescita umana, culturale e spirituale .
«Attraverso la Newman Educational Society, la diocesi di Miao promuove una formazione che va oltre l'apprendimento scolastico e punta a far crescere nei giovani fiducia in se stessi, senso di responsabilità, creatività e capacità di collaborare con persone di contesti differenti. L'educazione è uno spazio di promozione della dignità umana e dei valori del Vangelo, in cui valorizzare le identità culturali e accompagnare all'apertura verso il prossimo e verso il mondo», afferma don Felix.
«Le iniziative dell'Ottobre missionario e l'esperienza di "Radiance 2026" - nota - raccontano due dimensioni complementari della presenza della Chiesa di Miao: l'annuncio del Vangelo e la formazione integrale della persona».
«La scuola prepara le nuove generazioni ad affrontare le sfide della società, in un territorio dove le difficoltà dell'apprendimento, la disponibilità di personale scolastico e i costi degli studi possono limitare le opportunità dei ragazzi, contribuendo a costruire condizioni migliori per il loro futuro». «La missione, in questa prospettiva, prende forma nella vicinanza quotidiana alle persone, nell'accompagnare e visitare le famiglie, nella formazione cristiana e nella promozione della dignità di ogni ragazzo e di giovane del nostro territorio», conclude don Anthony.
Con questa la consapevolezza e con questo spirito, il Vescovo ha voluto richiamare, nel mese in cui si è celebrato il centenario della Giornata missionaria mondiale, il messaggio fondamentale per ogni crdente: «La missione non è un compito delegato a pochi, ma una responsabilità condivisa. Ogni battezzato è chiamato a contribuire all'annuncio di Cristo attraverso la preghiera, la testimonianza e il servizio».
I semi della fede
Il Nordest dell'India è una macroregione caratterizzata da una complessa diversità etnica, linguistica e culturale, abitata da oltre 200 gruppi tribali che la differenziano nettamente dal resto del paese per tradizioni, costumi e sistemi sociali. La regione sconta un cronico ritardo nello sviluppo infrastrutturale, con un'economia ancora fortemente legata all'agricoltura di sussistenza. Il suo netto isolamento geografico (è collegato alla terraferma indiana solo attraverso lo stretto "Corridoio di Siliguri", al confine con Cina, Myanmar, Bhutan e Bangladesh), ha storicamente alimentato sentimenti di alienazione politica e tensioni sociali, traducendosi in prolungati conflitti interetnici e movimenti insurrezionali che hanno rallentato la piena integrazione nella nazione indiana. Il conflitto etnico in corso nello stato di Manipur ne è una testimonianza attuale. La regione del Nordest dell'India include gli stati indiani di Arunachal Pradesh, Assam, Manipur, Meghalaya, Mizoram, Nagaland, Tripura e Sikkim (integrato ufficialmente nella regione nel 2002)
Il primo contatto con il cristianesimo in Arunachal Pradesh, dove si trova la diocesi di Miao, avvenne nel 1854 con la presenza di alcuni missionari francesi diretti verso il Tibet. Una tappa fondamentale si ebbe nel 1922 con l'arrivo dei Salesiani nel vicino Stato di Assam, in India nordorientale: le loro istituzioni religiose ed educative aprirono gradualmente la regione alla fede cattolica. Fondamentale è stata l'opera dell'Arcivescovo salesiano Thomas Menamparampil che, da rettore del Don Bosco di Shillong, stabilì contatti con numerosi anziani delle tribù locali che, negli ultimi cento anni, hanno abbracciato il cristianesimo.
Con la fondazione della prima missione cattolica, costituita da una scuola, un ostello per studenti e una chiesa a Borduria nel giugno del 1992, vi fu il primo sacerdote residente nell'Arunachal Pradesh.
I Salesiani hanno continuato la missione in Arunachal Pradesh, coadiuvati da diverse congregazioni religiose come le Missionarie della Carità (presenti dal 1993). Le stazioni missionarie in zone remote, abitate da comunità indigene non evangelizzate, hanno continuato a crescere dopo che Papa Benedetto XVI ha eretto la diocesi di Miao, nel 2005, affidandola nel 2006 al Vescovo George Pallipparambil SDB, che guida anche la Commissione regionale per l'evangelizzazione del Nordest.
(Agenzia Fides 30/10/2026)