AFRICA/SUD SUDAN - Giornata Internazionale della Pace. Il vescovo di Tombura-Yambio: “le nostre ferite appartengono alla nostra storia; la pace è l'eredità che dobbiamo lasciare ai nostri figli”

lunedì, 21 settembre 2026

Tombura-Yambio (Agenzia Fides) – «Investire nella pace: per tutti, ovunque, ogni giorno». È questo il cuore del messaggio rivolto alla popolazione del Sudan e del Sud Sudan dal vescovo Barani Eduardo Hiiboro Kussala, vescovo di Tombura-Yambio, in occasione della Giornata Internazionale della Pace, che si celebra oggi, 21 settembre.

«La pace è più della semplice assenza di guerra. Richiede giustizia, dignità, sicurezza, riconciliazione e il coraggio di ricostruire la fiducia», scrive il presule, presidente della Commissione Giustizia e Pace della Conferenza Episcopale Cattolica del Sudan e del Sud Sudan (SSSCBC), in una nota inviata all’Agenzia Fides. «I nostri popoli portano ferite da troppo tempo. Ma le nostre ferite appartengono alla nostra storia; la pace è l'eredità che dobbiamo lasciare ai nostri figli».

Il messaggio nasce dall’esperienza di popolazioni segnate da «conflitti, sfollamenti, dolore e paura», ma che, sottolinea il vescovo, «continuano a sperare». Da qui l’invito a rivolgere una preghiera particolare alle vittime della violenza, alle famiglie sfollate, ai rifugiati, ai bambini che crescono nella paura e a quanti portano ancora le ferite del conflitto.

In una fase particolarmente delicata per Sudan e Sud Sudan, Hiiboro si rivolge quindi a tutte le componenti della società: leader politici, cittadini, autorità religiose e tradizionali, donne e giovani. «Che le nostre differenze non diventino mai motivo di violenza», esorta. «Il dialogo prenda il posto dello scontro e l'autorità pubblica sia al servizio del bene comune». Un richiamo particolare riguarda i processi elettorali ai quali i due Paesi si stanno preparando. «Siano rispettati la dignità e i diritti di ogni cittadino», afferma il vescovo, chiedendo che la partecipazione politica sia «pacifica e libera da paura, intimidazioni e violenza». E aggiunge: «Il dissenso politico non deve mai trasformare il vicino in un nemico».

Ai giovani, in particolare, il vescovo di Tombura-Yambio chiede di non raccogliere l’eredità dell’odio: «Non ereditate l'odio di ieri. Costruite ponti tra le comunità e oltre le differenze. Scegliete l'istruzione, la fede, il servizio e la riconciliazione invece della violenza». L’appello si estende infine alle famiglie, alle Chiese, alle moschee, ai leader tradizionali e ai media, chiamati a diventare «costruttori di pace». «Le nostre parole e le nostre azioni possono approfondire le ferite o aiutare a guarirle», sottolinea il vescovo.

Nel finale, Hiiboro affida a Dio le popolazioni del Sudan e del Sud Sudan e quanti sono impegnati nella costruzione della pace: «Dio conforti chi è nel dolore, guarisca i feriti, protegga i vulnerabili, illumini i nostri leader e rafforzi tutti coloro che lavorano per la giustizia, la riconciliazione e la pace».
«Possa il Sudan trovare la pace. Possa il Sud Sudan trovare la pace. Possa l'Africa trovare la pace», conclude. «Cominciamo da dove ha inizio la pace: la pace inizia con me. La pace inizia con te. La pace inizia con noi. Che il Signore faccia di noi strumenti della Sua pace».

(AP) (Agenzia Fides 21/9/2026)


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