Abuja (Agenzia Fides) – Dal 15 maggio, 39 studenti e 7 insegnanti sono nelle mani dei banditi che hanno assalito alcune scuole nella zona di Ahoro-Esinle, nel distretto di Oriire, vicino a Ogbomoso, nello Stato di Oyo, nel sud-ovest della Nigeria (vedi Fides 20/5/2026).
Il dramma di queste persone, che – secondo i giornali locali – sarebbero detenute in condizioni difficili nell'Old Oyo National Park, è stato ricordato dai Vescovi della provincia ecclesiastica di Ibadan (che comprende l'arcidiocesi di Ibadan e le diocesi di Ekiti, Ilorin, Ondo e Oyo) in una dichiarazione nella quale esprimono profonda preoccupazione per le condizioni delle vittime dopo oltre un mese di prigionia.
“Questi bambini, che a malapena comprendono ciò che è accaduto loro, vivono ormai da oltre un mese in condizioni estreme, senza un tetto sopra la testa, senza un'alimentazione adeguata e completamente esposti alle intemperie nella foresta”, affermano i Vescovi, che chiedono il loro rilascio immediato e incondizionato.
Nel corso del rapimento di massa, i banditi hanno ucciso tre persone: un insegnante, un motociclista e un altro insegnante, successivamente decapitato nella foresta. Atti che – secondo i Vescovi – “violano la serenità e l'innocenza delle popolazioni del sud-ovest della Nigeria, note per la loro passione per l'istruzione”.
“Questo non dovrebbe assolutamente trovare posto in Nigeria e, in particolare, tra il popolo Yoruba”, sottolineano.
Nel chiedere alle autorità statali e federali di garantire una maggiore sicurezza alle popolazioni indifese, i vescovi esprimono inoltre dubbi sulla politica di reintegrazione dei cosiddetti “banditi pentiti”.
Secondo i presuli, un simile approccio indebolisce la fiducia della popolazione nel sistema giudiziario e trasmette un messaggio sbagliato ai cittadini rispettosi della legge.
“Il continuo reinserimento dei cosiddetti criminali pentiti nelle forze dell'ordine e nella società, mentre le vittime dei reati e i loro familiari vengono trascurati o trattati con disprezzo, infanga il volto della giustizia”, affermano.
Sindacati, comunità locali e cittadini hanno organizzato proteste a Ibadan per chiedere interventi concreti.
Secondo quanto riportato dalla stampa locale, i rapitori avrebbero modificato le proprie richieste, esigendo il pagamento di un riscatto oppure il rilascio di alcuni loro complici.
I rapimenti di massa di studenti non sono una novità in Nigeria, a partire dal sequestro delle studentesse della scuola di Chibok nell'aprile 2014. Un segnale di speranza è giunto dalla sentenza emessa l'11 giugno dall'Alta Corte Federale di Abuja, che ha condannato cinque uomini a 25 anni di carcere ciascuno per il rapimento di 230 alunni della scuola primaria e secondaria cattolica St. Mary, nella comunità di Papiri (vedi Fides 24/11/2025), successivamente rilasciati. (L.M.) (Agenzia Fides 25/6/2026)