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New Delhi (Agenzia fides) - "Siamo felici di questa evoluzione positiva del caso della 15enne incinta, dato che non ha abortito. Speriamo che lei e il bambino restino in buona salute e assicuriamo tutto il sostegno psicologico e morale", dice all'Agenzia Fides don Mathew Koyickal, vicesegretario generale della Conferenza Episcopale dell'India (CBCI, che riunisce i Vescovi indiani di tre riti). Il riferimento è alla vicenda della gravidanza precoce di una ragazza di 15 anni per cui la Corte Suprema dell'India aveva emesso, su richiesta dei genitori della ragazza, un'ordinanza di interruzione volontaria della gravidanza per un feto di 30 settimane. La Chiesa cattolica in India aveva espresso angoscia, chiedendo che venisse salvato il bambino, un feto del tutto vitale, ponendo la questione dei diritti del nascituro (vedi Fides 5/5/2026).
Come appreso da Fides, i medici dell'All India Institute of Medical Sciences (AIIMS) di Delhi, con la pratica di induzione del travaglio, hanno fatto nascere il bambino prematuro, di circa 1,4 kg, che ora è nel reparto di terapia intensiva neonatale, mentre la madre è in discreta salute e sarà presto dimessa dall'ospedale. Il neonato si trova nel reparto di terapia intensiva neonatale con supporto vitale, e corre un alto rischio di disabilità significative e permanenti a lungo termine, come cecità, sordità e ritardo dello sviluppo neurologico.
"Possiamo dire che, in questo caso, è stata salvata la vita del bambino e della madre, ma la questione di fondo resta e continuerà a porsi in futuro, constatando i numerosi casi di gravidanze indesiderate, in particolare quelle che coinvolgono minorenni", rileva a Fides il vicesegretario della CBCI.
La Corte Suprema ha chiesto alla politica di modificare la legge che regola l'interruzione di gravidanza in India per far fronte a tali casi. Spesso i familiari delle ragazze apprendono della gravidanza quando il feto è già di diverse settimane, oltre il periodo di tempo previsto dalla legge per l'interruzione di gravidanza (24 settimane). Alla famiglia resta l'unica opzione di rivolgersi alla magistratura per avere la autorizzazione e la Corte ha confermato che spetta ai genitori delle ragazze compiere una "scelta consapevole" per l'eventuale aborto, considerando che "le gravidanze indesiderate possono essere un peso e un trauma per la ragazza minorenne". In casi di maternità precoce, si può parlare di "stupro di minore" e "la vittima porterà per sempre una cicatrice e un trauma" ha affermato il Presidente della Corte Suprema.
Sulla vicenda, avvocati, medici e i Vescovi cattolici hanno sollevato le “gravi implicazioni legali ed etiche” della questione. Don Mathew Koyickal ricorda: "L'India è una civiltà, non semplicemente uno Stato. La saggezza morale racchiusa nelle antiche tradizioni scritturali e filosofiche indiane parla con autorità inequivocabile della sacralità della vita nel grembo materno. La Chiesa indiana oggi invoca questo patrimonio civile condiviso per dire che la protezione della vita non nata non è monopolio di una singola tradizione religiosa, ma è patrimonio comune dell'intero popolo indiano".
In quest'ottica, prosegue "chiediamo al Parlamento di rivedere la Legge sull'interruzione volontaria di gravidanza del 1971 al fine di stabilire una tutela legale, chiara e applicabile, per i bambini non ancora nati ma pienamente vitali. Il primo dovere dello Stato è la protezione della vita umana. La legge non deve mai diventare uno strumento di violenza contro i membri più indifesi della famiglia umana".
Il sacerdote specifica: "La nostra posizione sulla sacralità della vita non significa indifferenza alla sofferenza umana. Essa nasce, piuttosto, dal più profondo rispetto per la dignità di ogni persona umana, nata o non nata. La sofferenza di una persona – come una giovane madre – non si allevia con la deliberata distruzione di un'altra. Questa è la saggezza perenne della Chiesa, confermata sia dalla legge naturale sia dalla tradizione morale di ogni grande civiltà che rispetta e onora la sacralità della vita".
(PA) (Agenzia Fides 6/5/2026)