Kinshasa (Agenzia Fides) – Negli ultimi giorni si sono diffuse voci sull’uccisione del l’ex Presidente congolese Joseph Kabila
Secondo quanto appreso dall’Agenzia Fides l’ex Presidente congolese Joseph Kabila sarebbe stato ucciso il 25 gennaio nell’esplosione dello stabile dove si trovava in riunione con esponenti del gruppo di guerriglia M23 a Kalundu, uno dei tre comuni di Uvira, nel Sud Kivu (est della Repubblica Democratica del Congo-RDC).
Nell’esplosione attributo o una bomba piazzata all’interno dell’edificio oppure a un pesante bombardamento di droni dell’esercito congolese, sarebbero morte, oltre a Kabila, una quarantina di persone, tra cui alcuni alti comandanti dell’M23.
Nessuna fonte ufficiale ha confermato l’uccisione dell’ex Presidente congolese mentre canali social a lui vicini smentiscono la sua morte affermando che Kabila “sia vivo e vegeto”. Fonti Fides da Uvira affermano che la popolazione locale continua a ritenere credibile l’uccisione di Kabila, ricordando che la Croce Rossa non è giunta sul posto e i resti delle vittime sono stati recuperati dagli uomini dell’M23. Inoltre la moglie dell’ex Presidente starebbe reclamando le spoglie del marito defunto.
Secondo quanto appreso dall’Agenzia Fides esistono diverse versioni sull’esplosione nella quale sarebbe rimasto ucciso Kabila. La prima riferisce dell’esplosione accidentale di un ordigno che sarebbe stato manipolato dalle stesse persone poi rimaste uccise. La seconda, il bombardamento di un drone delle Forze Armate congolesi (Forces Armées de la République Démocratique du Congo FARDC), che avrebbero avuto indicazioni dell’edificio da colpire da Corneille Nangaa, il presidente dell’ala politica dell’M23, l’Alleanza del Fiume Congo (AFL). Secondo questa ricostruzione sarebbero sorte divergenze tra Nangaa e Kabila, che si era avvicinato all’M23/AFL tanto è vero che era stato condannato a morte in contumacia dalla giustizia congolese per alto tradimento. Nangaa che doveva partecipare al meeting non si sarebbe presentato. Anche la terza versione dà credito a uno scontro intestino, perché sostiene che la deflagrazione sarebbe dovuta a una bomba a orologeria o a comando piazzata all’interno dell’edificio.
Il contesto del presunto attentato (la prudenza rimane d’obbligo) vede i ribelli dell’M23 in ritiro dalla città di Uvira e che l’avevano conquistata il 10 dicembre (vedi Fides 15 e 17 dicembre 2025). Secondo le fonti locali il ritiro dell’M23 sarebbe direttamente legato al colpo inferto con la morte di oltre 40 comandanti e quadri della formazione guerrigliera, oltre che dell’ex Presidente. (L.M.) (Agenzia Fides 28/1/2026)