ASIA/COREA DEL SUD - L’Ambasciatore coreano presso la Santa Sede, Hyung Sik Shin: “Tendiamo una mano di riconciliazione verso la Corea del Nord"

venerdì, 16 gennaio 2026 pace   politica   geopolitica  

Korea Embassy to the Holy See

di Paolo Affatato

Città del Vaticano (Agenzia Fides) – “Intendiamo superare l'era della disputa e inaugurare una nuova era di coesistenza pacifica e crescita condivisa, promuovendo una pace sostenibile che garantisca un futuro prospero a tutte le persone della penisola coreana. Rinunciando agli atti ostili e alla logica dell'assimilazione, tendiamo una mano di riconciliazione alla Corea del Nord”. Segnano un cambio di passo, rispetto al passato, le parole di Hyung Sik Shin, Ambasciatore della Repubblica di Corea presso la Santa Sede, nell’approccio alle relazioni con la Corea del Nord. Avvocato cattolico, accademico e impegnato negli studi e nella pratica dei processi democratici (in enti come Asia Democracy Network, Korea Democracy Foundation e Institute for Popular Sovereignty), l’Ambasciato Shin lo spiega in una intervista rilasciata all’Agenzia Fides.

D - Ambasciatore Shin, dopo i drammatici eventi di un anno fa, con l'impeachment del presidente Yoon Suk Yeol, come sta vivendo la popolazione coreana la vita sociale e politica?

Per molti in Corea l'anno scorso è stato un periodo di trasformazione e di ripresa. Abbiamo attraversato un cambiamento doloroso ma fondamentale, lasciandoci alle spalle un'era di confronto per abbracciare quella della riconciliazione e dell'unità. Il nostro popolo ha vissuto una vera e propria ‘lezione di democrazia’, vedendo esattamente come essa possa essere messa in discussione e come possa essere ripristinata attraverso la volontà collettiva.
In questo momento, l'opinione pubblica coreana sperimenta un profondo senso di efficacia della volontà popolare sulla politica. I cittadini sono più attivi e critici che mai, proprio perché comprendono l'impatto diretto della governance sul loro benessere. E’ in atto la maturazione della nostra democrazia, un sano processo di normalizzazione che sta rendendo la nostra società più solida e trasparente.

D - Esistono nuovi “anticorpi” per prevenire le tendenze autoritarie?

In effetti, la Corea ha sviluppato un robusto ‘sistema immunitario sociale’ che opera su due livelli. In primo luogo, abbiamo coltivato un ‘anticorpo culturale’, attraverso il “controllo civico”. I nostri cittadini hanno profondamente interiorizzato il principio secondo cui nessuna autorità è al di sopra della Costituzione e dello Stato di diritto. La capacità della nostra società civile di monitorare la governance e rispondere istantaneamente agli abusi di potere ha raggiunto un livello di maturità senza precedenti.
In secondo luogo, c'è l'anticorpo strutturale dei “parapetti sistemici”: abbiamo meticolosamente riprogettato i nostri quadri giuridici e istituzionali per garantire che i controlli e gli equilibri funzionino in modo costante.

D - Dopo un periodo difficile, la popolazione ha ritrovato piena fiducia nelle istituzioni democratiche?

Costruire la fiducia è un percorso continuo piuttosto che una destinazione. L'impeachment, sebbene sia stato un momento doloroso di crisi istituzionale, ha rappresentato un punto di svolta in cui il nostro ordine costituzionale ha dimostrato la sua forza. I nostri cittadini sono riusciti a trasformare la ‘voce della strada’ in un rinnovamento pacifico e rispettoso della legge. Ciò ha confermato che le nostre istituzioni sono fondamentalmente solide, quando operano con integrità. Oggi stiamo ridefinendo il rapporto tra lo Stato e il suo popolo, garantendo che ‘lo Stato mi protegga e ascolti la mia voce’. Stiamo ponendo l'intelligenza collettiva dei nostri cittadini al centro dell'amministrazione. Attraverso misure innovative come briefing trasmessi in diretta e raccomandazioni politiche guidate dai cittadini, stiamo applicando la trasparenza in ogni dipartimento pubblico. Ricostruire una fiducia profondamente radicata richiede tempo, ma le basi per una Corea più trasparente e inclusiva sono ora saldamente radicate.

D - Quali sono le questioni interne più rilevanti che il nuovo presidente e il nuovo governo devono affrontare, oggi e nei prossimi anni?

Nel suo discorso di Capodanno, il presidente Lee ha tracciato un percorso audace per la Corea, incentrato su un balzo economico, una crescita inclusiva e l'integrazione nazionale. Questa visione segna un cambio di paradigma: passare da una crescita incentrata sul capitale a uno “sviluppo decentralizzato e guidato dalle regioni”, garantendo che i frutti della prosperità siano distribuiti equamente. È un impegno verso una società in cui la sicurezza è il fondamento della sostenibilità e in cui la cultura e la pace definiscono la nostra identità nazionale.
Inoltre, in qualità di Ambasciatore presso la Santa Sede, considero la nostra missione più sacra quella di stabilire una pace duratura nella penisola coreana. Le attuali tragedie globali ci ricordano che la pace è un prerequisito non negoziabile per la dignità umana, la democrazia e la prosperità. Il nostro governo rimane fermo nei suoi sforzi per allentare le tensioni militari e ripristinare la fiducia reciproca con la Nord Corea. Crediamo che lo scambio e la cooperazione siano gli strumenti più efficaci per la pace. Ampliando questi canali, intendiamo superare l'era della disputa e inaugurare una nuova era di coesistenza pacifica e crescita condivisa, una pace sostenibile che garantisca un futuro prospero a tutte le persone della penisola.

D - Il governo ha stanziato 3 miliardi di won a sostegno della Giornata Mondiale della Gioventù (GMG) del 2027, mentre i preparativi sono in pieno svolgimento: cosa pensa della prossima GMG in Corea? Cosa significherà per la nazione?

La Giornata Mondiale della Gioventù 2027 a Seul sarà una pietra miliare per la Corea nel suo cammino verso il ruolo di nazione leader a livello globale. Più che un evento, è un messaggio universale di pace che dalla penisola coreana si diffonde nel mondo. Per garantirne il successo, dedicherò il massimo impegno diplomatico per conciliare la visione della Santa Sede con l'eccellenza amministrativa del governo coreano.
Gestire l'afflusso di un milione di giovani pellegrini richiede una precisione logistica straordinaria in termini di alloggi, trasporti e sicurezza pubblica; questa è una responsabilità che il nostro governo si assume con la massima serietà. Soprattutto, speriamo che la presenza di Papa Leone XIV fornisca lo slancio necessario per aprire un nuovo capitolo di pace nell'Asia orientale. Se, poi, si realizzasse un ambiente favorevole alla visita papale in Corea del Nord, sarebbe un momento di svolta per la pace globale. In qualità di ambasciatore, sarò in prima linea in questo sforzo, fungendo da ponte diplomatico per garantire che la GMG 2027 diventi un faro trasformativo di coesistenza pacifica e crescita condivisa per tutti.

D - Il governo sudcoreano ha dichiarato la sua intenzione di riprendere il dialogo con la Corea del Nord. Quali sono le prospettive per il 2026? Sarà possibile riaprire un canale di dialogo? Quali condizioni saranno necessarie? Quali impegni concreti assumerà il governo sudcoreano?

Il governo coreano vuole impegnarsi a trasformare la penisola in uno spazio di fiducia reciproca e prosperità. Rinunciando agli atti ostili e alla logica dell'assimilazione, stiamo tendendo una mano di riconciliazione alla Corea del Nord. Crediamo che costruire la pace non sia un singolo episodio, ma un processo di normalizzazione delle relazioni, attraverso uno scambio costante.
Il nostro approccio si concentra su gesti tangibili di buona volontà. Interrompendo le attività di guerra psicologica, abbiamo segnalato la nostra disponibilità alla pace. Ora guardiamo alla Corea del Nord affinché ripristini i canali di comunicazione come primo passo verso la costruzione della fiducia reciproca. Inoltre, crediamo che l'umanità debba precedere la politica. Affrontare il dolore delle famiglie separate (i cui membri sono divisi tra Nord e Sud Corea, ndr) è un dovere morale che la comunità internazionale ed entrambe le Coree devono considerare prioritario.
Ci stiamo coordinando attivamente con i nostri partner globali per creare un ambiente favorevole alla pace. La solida cooperazione dimostrata nei vertici Corea-USA, insieme con la rinnovata apertura al dialogo, fornisce un potente impulso ai nostri sforzi diplomatici. La Corea continuerà a fungere da mediatore proattivo, assicurando che il sogno di una penisola pacifica diventi una realtà globale condivisa.

D - Secondo recenti sondaggi, il desiderio di riconciliazione e unificazione con il Nord si è notevolmente affievolito tra le giovani generazioni sudcoreane. Ritiene che sia ancora importante mantenere viva nella mente e nel cuore dei coreani, specialmente dei giovani, la speranza di un futuro di riconciliazione e unità? Come e cosa si può fare?

Mentre trascorre l'ottantesimo anno dalla divisione della Corea (nel 1945, ndr), riconosciamo che il desiderio di unificazione tra i giovani è definito sempre più dalla ragione piuttosto che dal sentimento. Pertanto, il governo si sta concentrando sulla creazione di un processo di pace partecipativo. La nostra missione è ispirare i giovani coreani a vedere la pace come un ponte di speranza verso un ruolo globale più ampio. Cerchiamo di dimostrare che la riconciliazione è l'imperativo strategico fondamentale per una nazione fiorente. Mentre ci prepariamo per la Giornata Mondiale della Gioventù 2027, consideriamo la GMG un'opportunità storica per stimolare una cultura dell’incontro. Sarà un momento in cui i giovani di tutto il mondo potranno essere solidali con i giovani coreani, re-immaginando la penisola non come una terra di divisione, ma come un punto di partenza per la pace globale e la connettività eurasiatica.

D- Il presidente Lee Jae-myung ha effettuato una visita di stato in Cina (4-7 gennaio), la prima in nove anni, per «ripristinare il partenariato strategico e la cooperazione economica tra la Corea del Sud e la Cina». Qual è il significato di questa visita nel contesto geopolitico internazionale? Ritiene che questo partenariato possa avere un impatto positivo anche sul riavvicinamento tra Corea del Nord e Corea del Sud?

Lo scambio senza precedenti di visite di Stato tra i presidenti Lee Jae-myung e Xi Jinping (che era stato in Corea il 30 ottobre 2025) ha effettivamente ridefinito la traiettoria delle relazioni tra Corea e Cina. Al di là del protocollo simbolico, questo vertice ha consolidato una visione condivisa per un'Asia orientale stabile e prospera. Anche l'eccezionale rilievo dato dai media ufficiali cinesi riflette un cambiamento significativo, segnalando una rinnovata enfasi sulla nostra cooperazione bilaterale.
Inoltre, entrambi i leader hanno raggiunto un consenso fondamentale: la pace nella penisola coreana è un interesse strategico condiviso. L'impegno del presidente Xi in favore di un coinvolgimento costruttivo in Corea costituisce una base fondamentale per un contesto esterno favorevole, essenziale per la normalizzazione delle relazioni inter-coreane. Il progetto di un collegamento ferroviario Seoul-Pyongyang-Pechino, di cui si è parlato, ne è prova tangibile. Al centro di questa svolta vi è la filosofia diplomatica del presidente Lee, che consiste nel “riconoscere le divergenze, ampliando al contempo le convergenze”. Questo pragmatismo ha ricalibrato le nostre relazioni, consentendoci di superare le delicate frizioni in materia di sicurezza e di intraprendere un percorso di progresso sostenibile e rispetto reciproco.

D - La Corea del Sud condivide con la Santa Sede la visione e l'impegno per un mondo pacifico. Come si esprimono e si realizzano concretamente questa visione e questo impegno? Come valuta il costante appello di Papa Leone XIV al disarmo e alla pace?

Il partenariato tra la Corea e la Santa Sede affonda le sue radici in un impegno condiviso per lo sviluppo integrale dell'umanità. La nostra storia di resilienza testimonia ciò che è possibile realizzare quando un popolo sceglie la via della pace. Comprendiamo, forse più di qualsiasi altra nazione, che la pace è il santuario indispensabile della dignità umana.
Ispirata dall'appello profetico di Papa Leone XIV per il disarmo globale, la Corea sta orientando i suoi sforzi politici per costruire un futuro più sicuro, in particolare attraverso la nostra difesa del disarmo. Crediamo, inoltre, che la vera sicurezza non si trovi nel silenzio delle armi, ma nella trasparenza dei cuori. Per noi, la ricerca di un mondo libero dal nucleare è un imperativo morale. Abbracciando la saggezza di “trasformare le spade in aratri”, la Corea mira a dimostrare che una pace duratura, fondata sul dialogo e sul rispetto reciproco, non solo è possibile, ma è anche necessaria per la sopravvivenza della famiglia umana.

D - Attingendo dal recente discorso di Papa Leone al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, vuole citare e commentare un passaggio che le sembra particolarmente significativo e appropriato per la situazione nell'Asia orientale e che potrebbe ispirare la sua azione?

Il Papa ha detto: «A una diplomazia che promuove il dialogo e ricerca il consenso di tutti, si va sostituendo una diplomazia della forza, dei singoli o di gruppi di alleati». Papa Leone XIV ha espresso una verità che colpisce al cuore la nostra attuale crisi globale: il pericoloso passaggio dal dialogo alla diplomazia della forza. In qualità di rappresentante di una nazione che ha subito le lezioni più dure della storia, sostengo con forza il ripristino di spazi diplomatici in cui le voci siano ascoltate con rispetto egualitario. La pace non è mai uno stato passivo; è invece, come ci ricorda il Papa, un “impegno instancabile” che si oppone al nichilismo della guerra. La nostra storia globale, segnata dalle cicatrici di due guerre mondiali, è una prova evidente che la forza da sola non può garantire il futuro. La vera sicurezza nasce solo quando abbiamo il coraggio politico di scegliere il consenso piuttosto che la coercizione. Ispirata da questa visione, la Corea continuerà a sostenere una diplomazia che dia priorità alla dignità della persona e alla sacralità della pace attraverso un impegno costante.

(Agenzia Fides 16/1/2026)


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