AFRICA/MOZAMBICO -L’arcivescovo di Nampula: la Chiesa baluardo in un contesto di violenza e insicurezza

lunedì, 30 marzo 2026

Nampula (Agenzia Fides) – “In Mozambico, la croce non è solo un simbolo di fede; è diventata motivo di persecuzione per chi la porta. Dal 2021, gli insorti hanno iniziato a combattere sotto la bandiera dello Stato Islamico, attaccando le missioni cattoliche e costringendo le persone a convertirsi all'Islam. Tuttavia, la questione religiosa non sembra essere la causa più importante del conflitto”. E’ quanto ha dichiarato l’Arcivescovo di Nampula, Inácio Saure, I.M.C., in un recente incontro presso il Parlamento Europeo a Bruxelles. “Una delle cause principali della guerra a Cabo Delgado sembra essere l'interesse di gruppi che ruotano attorno alle risorse minerarie. Tuttavia, la nostra risposta non è l'odio, ma il perdono, il servizio e l'amore. Nelle province di Nampula e Cabo Delgado, la Chiesa cattolica rimane in prima linea, trasformando le sue parrocchie in centri di rifugio senza mura blindate né guardie armate”, ha ricordato il presule riguardo ai contorni dell'estremismo violento nel nord del Mozambico, sottolineando che “crediamo che la soluzione al problema di Cabo Delgado e del Mozambico non risieda solo nell'azione militare, ma nello sviluppo integrale della dignità umana.”
Il vostro sostegno, attraverso il II programma 'Hungary Helps' può essere una luce – ha detto l’arcivescovo Saure, che è anche presidente della Conferenza episcopale del Mozambico (CEM), rivolgendosi al Parlamento europeo - un faro di speranza alla fine del tunnel oscuro per migliaia di sfollati, che garantisce che il cristianesimo e la pace continuino a prosperare sul suolo mozambicano."

L’intervento del presule rientra nella sua richiesta di esercitare pressioni sulle multinazionali affinché formino e assumano giovani del posto, al fine di contribuire a risolvere i problemi che favoriscono la recrudescenza dell'estremismo violento nella regione. Secondo quanto riporta la stampa locale, riguardo a quella che considera una pressione economica, l'Arcivescovo di Nampula invoca anche la ‘responsabilità aziendale’, affinché ‘le multinazionali del gas e delle miniere a Cabo Delgado e Nampula non siano il problema, ma parte della soluzione, e siano obbligate ad assumere e formare giovani del posto, garantendo che gli aiuti umanitari siano una priorità assoluta. Saure ha chiesto inoltre che l’Unione Europea possa fare pressione sul governo del Mozambico affinché gli aiuti raggiungano la loro destinazione e affrontino cause profonde come esclusione, sottosviluppo, corruzione e gestione delle risorse, oltre a fornire supporto militare, “nell'addestramento, non solo nella fornitura di armi.”

“Sebbene non se ne parli quasi mai, la violenza scoppiata nell'ottobre del 2017 a Cabo Delgado non è finita. Si è trasformata -rimarca. Mentre le città principali sembrano apparentemente sicure, da qui il loro sovraffollamento di sfollati che vivono in condizioni deplorevoli, la boscaglia e le aree rurali rimangono contese, luoghi di morte disumana. Secondo le statistiche pubblicamente disponibili, la guerra ha già causato milioni di sfollati interni, come ha appena affermato il deputato Gyorgy Holvény, e oltre 6.000 morti!". Nel contesto della guerra, si afferma che “non si tratta solo del ‘nemico senza volto’, come veniva chiamato dai governanti all’inizio del conflitto. Si tratta di giovani locali radicalizzati dalla povertà, dall’esclusione e da combattenti stranieri esperti. Sono più mobili, in cellule più piccole, e ora stanno attaccando anche la provincia di Nampula. Ricordiamo, Chipene, dove hanno ucciso la suora italiana Maria de Copi nel 2022 (vedi Fides 7/9/2022) per disperdere le forze militari”, e “il profilo degli sfollati interni che è il seguente: l’80% sono donne e bambini. Nampula ne ospita centinaia di migliaia. Non si trovano solo nei centri formali; la maggior parte vive in famiglie ospitanti già impoverite, il che sta esaurendo le risorse della provincia”.

“Il modello dei centri di reinsediamento è fallimentare. Abbiamo bisogno di soluzioni abitative permanenti integrate nelle comunità locali. Nampula è afflitta da cicliche epidemie di colera dovute alla sovrappopolazione e alle scarse condizioni igienico-sanitarie, che causano squilibri ecologici e scarsità di risorse. I servizi igienico-sanitari di base sono una questione di biosicurezza. Si sta perdendo un'intera generazione. Migliaia di bambini sfollati non hanno documenti né accesso alla scuola, il che li rende facili bersagli per i terroristi” ha affermato in merito alle risposte alla crisi umanitaria. “E la Chiesa, conclude l'Arcivescovo di Nampula, è stata l'ultimo baluardo, con le risposte che ha fornito, incentrate sul sostegno psicosociale, sulla distribuzione di aiuti umanitari e sulla promozione della coesione sociale.”
(AP) (Agenzia Fides 30/3/2026)


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