MISSIONARI COREANI NEL MONDO/4: operare lungo confini esistenziali, a servizio dei migranti

giovedì, 19 marzo 2026 evangelizzazione   migranti   promozione umana   vangelo  




di Pascale Rizk

SAN PAOLO (Agenzia Fides) - “Se ci chiediamo dove debba andare il pastore della diaspora, vorrei rispondere che deve andare dove si trovano le persone che vivono in un luogo ambiguo, non definito, né da una parte né dall'altra, cioè al confine”. Padre Giuseppe Kang descrive così la natura della sua opera in Brasile, al servizio del piccolo gregge coreano a Campinas, situata nello Stato di San Paolo, a circa 100 km a nord-ovest della capitale.
“Secondo la divisione del mondo, è possibile distinguere chiaramente la Corea e il Brasile in termini geografici, culturali e di nazionalità, ma la vita degli immigrati non è vincolata da questi confini”, continua il missionario, originario della parrocchia di Jeonmin-Dong, nella diocesi di Daejeon.
Ispirandosi alle azioni di Gesù narrate nel Vangelo di Luca, padre Giuseppe racconta il suo vissuto al fianco di questa piccola comunità coreana dopo aver effettuato un primo servizio a San Paolo per 4 anni. Mentre la comunità della capitale accoglie circa 700-800 persone alla messa domenicale nella parrocchia di Andrea Kim Taegon, la presenza dei coreani nella cappella delle suore di Santa Caterina da Siena a Campinas non supera le 40 presenze.
Il primo prete fu invitato nel 2013 a celebrare i sacramenti per questa comunità costituita per metà da espatriati e per metà da dipendenti delle aziende locali: “Così come Gesù si recò proprio nel luogo di confine per stare insieme a coloro che non potevano entrare da nessuna parte”.
“Anche se i preti provenienti dalla Corea tendono a replicare le tendenze pastorali del loro servizio sacerdotale in Patria, la pastorale per gli emigrati non è un'estensione della pastorale in Corea” spiega padre Giuseppe. “Le persone che vivono qui devono affrontare le difficoltà tipiche degli immigrati e vedono la cultura coreana e quella brasiliana coesistere nella loro vita quotidiana”. “La comunità, pur essendo piccola, costituisce un bel modello per la comunità coreana locale dove tanti si sentono attratti per credere in Gesù” conclude il padre.
Nella parrocchia di Andrea Kim Taegon a San Paolo, dove si trova la gran parte della comunità coreana cattolica, diversi gruppi e associazioni animano la vita pastorale di generazioni di immigrati, arrivati inizialmente negli anni Sessanta. La chiesa che porta il nome del primo prete martire coreano celebra la Giornata della Parrocchia in commemorazione della sua fondazione a maggio, mentre a settembre si tiene il “Festival Kim Daegeon” in commemorazione della Festa dei Martiri Coreani. Queste occasioni hanno il ruolo di introdurre nella società brasiliana. Ciò comporta che, con la diffusione di vari aspetti della cultura coreana, l'interesse per i martiri coreani sta crescendo in tutta la società brasiliana.
“Un approccio linguistico è fondamentale” racconta padre Agostino Kang Chulmin, arrivato circa un anno fa. “Data la lunga storia dell'immigrazione, è difficile aspettarsi dal punto di vista linguistico che si continui a parlare coreano, quindi per i giovani e i giovani adulti, nonché per le coppie con figli piccoli, è inevitabile l'uso del portoghese”, prosegue il padre originario della diocesi di Daejon. “Una delle sfide principali è superare la divisione pastorale causata dalla differenza linguistica tra giovani e anziani, evidente anche nella liturgia e che richiede un discernimento nelle attività pastorali.”
Padre Chulmin esprime un forte desiderio di aiutare i giovani a mantenere la loro identità coreana e a non dimenticare le loro radici, incoraggiandoli a interessarsi all'apprendimento e all'uso della lingua coreana. “È così necessario che anche i sacerdoti arrivati dalla Corea - che dal punto di vista linguistico ha pochissimo in comune con la lingua portoghese - comprendano la lingua della cultura di accoglienza” aggiunge Kang che, insieme al suo viceparroco Uldaricus Lee Sangdeok, organizza degli incontri di formazione biblica e di preparazione ai vari sacramenti.
In un’iniziativa particolare, e trovandosi in Brasile, la chiesa dispone di strutture per giocare a calcio al suo interno e ogni anno partecipa a un torneo di calcio insieme alla vicina chiesa protestante coreana. “Essendo una parrocchia che si concentra maggiormente sulla pastorale dei connazionali, non organizza eventi legati alla missione, ma da circa due anni ha avviato un'esperienza missionaria con studenti interessati alla vocazione, chiamata “Semente de Deus” (Seme di Dio)” ci racconta padre Agostino Kang.
La prima messa della comunità coreana celebrata in Brasile risale al 9 maggio 1965. All'epoca, nella chiesa di San Gonzalo, dedicata alla comunità giapponese, fu celebrata la prima messa per i coreani, officiata dal sacerdote Yoshihara. L'approvazione come ‘Igreja Pessoal Coreana’ risale al 25 luglio 1972, mentre l'attuale chiesa, situata nel quartiere di Bom Retiro è stata consacrata il 9 maggio 2004.
La Santa Sede e il Brasile celebrano quest’anno il bicentenario di relazioni diplomatiche. Il Brasile è la nazione con più cattolici al mondo. Il Paese fu visitato da Papa Giovanni Paolo II in diverse occasioni e da Papa Francesco per il suo primo viaggio apostolico dopo l’elezione svolto in occasione delle Giornate Mondiale della Gioventù nel 2013, evento ecclesiale che la Corea si presta ad ospitare nel 2027.
(Agenzia Fides 19/3/2026)









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