AMERICA/MESSICO - “Violenza generalizzata nei comuni di Chalchihuitan e Chenalho”: allarme della diocesi

giovedì, 30 novembre 2017 diritti umani   violenza   vita umana   sfollati   gruppi armati   società civile   chiese locali  

Chenahlo, in Chiapas

San Cristóbal de las Casas (Agenzia Fides) - “I valori fondamentali della vita umana, della giustizia e della pace, così come il rispetto dei diritti umani, vengono ampiamente violati, con gravi effetti sulle condizioni degli sfollati”: è l'allarme lanciato, in un comunicato inviato all'Agenzia Fides, dal Vescovo emerito della diocesi di San Cristobal de las Casas, Mons. Felipe Arizmendi Esquivel, insieme all'intero Consiglio pastorale diocesano, che manifestano profonda preoccupazione per la situazione in corso nella regione del Chiapas, e che continua a peggiorare, nella zona di confine tra i comuni di Chalchihuitán e Chenalhó.
La violenza diffusa, provocata da un gruppo armato che ha seminato il terrore in questi due comuni, ha generato lo sfollamento forzato di oltre 5.000 persone, che si trovano in condizioni precarie e soggette alle condizioni atmosferiche nelle montagne del Chiapas. La maggior parte degli sfollati sono bambini, donne e anziani che soffrono la fame e il freddo, oltre a molti che sono malati e senza cure mediche. Più di una settimana fa, il gruppo armato ha interrotto la strada che collega Chenalhó con Chalchihuitán, causando la carenza di cibo e la mancanza di servizi.
“Siamo sorpresi dall'impunità con cui agiscono i gruppi armati, al punto che né la polizia né l'esercito sono stati in grado di farsi presenti per prevenire la violenza, né di disarmare quanti impongono il controllo del territorio e della popolazione attraverso la paura”, si legge nella dichiarazione giunta a Fides.
Questa situazione di violenza è dovuta a un problema legato ai limiti territoriali tra le due località, stabiliti 45 anni fa. Nel 1973, il cosiddetto “Segretariato della Riforma Agraria” tracciò una linea per delimitare quali terre appartenevano a Chalchihuitán e quali a Chenalhó, ma senza rispettare i limiti storici e naturali del fiume. In tal modo Chalchihuitán prese dei terreni appartenenti a Chenalhó e viceversa, provocando il conflitto.
“Non vediamo alcuna azione efficace da parte delle autorità per risolvere questa situazione di emergenza umanitaria, né per rispondere ai bisogni immediati, né per risolvere le cause del conflitto”, afferma il Vescovo insieme al Consiglio pastorale. La Chiesa locale esprime preoccupazione per il pericolo reale che la violenza “si traduca in uno scontro armato che potrebbe avere conseguenze molto gravi, 20 anni dopo il massacro di Acteal”, dove furono uccisi 45 Tzotzil indiani mentre pregavano in una chiesa nella comunità, nel comune di Chenalhó.
Di fronte a questa situazione, si chiede alle autorità di garantite la sicurezza per la vita delle persone colpite, garantire la sicurezza di quanti portano aiuti umanitari, cercare soluzioni opportune e non lasciare impuniti i crimini commessi.
Inoltre, le organizzazioni ecclesiali e della società civile chiedono “una solidarietà efficace” e che si mettano immediatamente al servizio della popolazione colpita “assistenza medica e medicine, cibo, abbigliamento e protezione, che sono urgentemente necessari”, mentre da parte loro si afferma che “come diocesi continueremo a fare tutti gli sforzi per ottenere aiuti umanitari, con il coordinamento della Caritas”.
La diocesi di San Cristóbal de las Casas ha una superficie di 36.821 km², e conta sull'opera di novanta sacerdoti e trecentoventi diaconi, oltre a ottomila catechisti. Nel suo territorio ci sono duemilacinquecento comunità, la cui popolazione stimata è di un milione e mezzo di persone, divise in sette aree pastorali. (LG) (Agenzia Fides 30/11/2017)


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