Vatican Media
di Antonella Prenna
Ars-sur-Moselle (Agenzia Fides) – Dalle ferite delle guerre che hanno devastato la Lorena alla ricerca di una strada per la riconciliazione in Ucraina, in Terra Santa e nel Golfo. La visita di Papa Leone XIV a Metz, lo scorso 28 settembre, ha assunto per il vescovo Aldo Berardi, O.SS.T., Vicario Apostolico dell’Arabia del Nord, un significato che va ben oltre il legame con la sua terra d’origine. Originario di Ars-sur-Moselle, a pochi chilometri da Metz, il presule ha vissuto l’incontro con il Papa come un’occasione per rileggere la storia delle proprie comunità e, insieme, le ferite dei popoli che oggi accompagna.
«Ho vissuto con grande emozione e trasporto questo evento insieme a tutti gli altri vescovi presenti, anche stranieri», racconta ad Agenzia Fides. Berardi ha partecipato agli incontri dedicati all’Europa e al dialogo interreligioso promossi da Papa Leone XIV nel ricordo di Robert Schuman, tra i padri fondatori dell’Unione europea, e alla Messa nella Cattedrale di Santo Stefano.
«Durante la Messa ero seduto vicino a Ihor Rantsya, vescovo degli Ucraini cattolici di rito bizantino, da poco eparca di San Vladimir il Grande di Parigi. Per noi che viviamo la guerra in casa è risuonata molto forte la chiamata alla pace e alla riconciliazione di Papa Leone XIV».
È proprio la storia di Metz e della Lorena, terra segnata da guerre, deportazioni e divisioni, ad aver offerto al vescovo Berardi una chiave di lettura per guardare ai conflitti contemporanei.
«La distruzione di interi villaggi causata dalle tre guerre ha reso più difficile e faticosa la riconciliazione alla quale, nonostante tutto, si è arrivati con i padri fondatori dell’Europa. Per questo, con il vescovo Ihor Rantsya, ci siamo posti una domanda: sarebbe possibile intraprendere questo stesso cammino di riconciliazione anche in Medio Oriente o in Ucraina?».
Il percorso europeo, ricorda il Vicario Apostolico, è stato tutt’altro che semplice. «La storia di queste terre racconta di ferite profonde, di ragazzi forzatamente arruolati e costretti a combattere contro i loro stessi fratelli francesi, di espulsioni e deportazioni. Ancora oggi si percepiscono alcune tensioni».
La riconciliazione franco-tedesca, sottolinea, non è stata un processo immediato. «In passato era difficile perdonare e poi riconciliarsi. Anche se ci sono stati momenti simbolici di riconciliazione franco-tedesca, per la popolazione locale è stata una grande fatica».
È da questa memoria che Berardi legge oggi le parole di Papa Leone XIV. «Sono state fortissime e di grande aiuto per noi che viviamo nelle zone di conflitto. Ci hanno offerto una speranza di riconciliazione, possibile con buona volontà, con il perdono e con la giustizia, affrontando anche questioni concrete come quelle relative alle terre, alle proprietà, alla presenza delle comunità e all’uguaglianza tra le persone».
Un messaggio che, secondo il presule, potrà essere ripreso nelle comunità cristiane del Golfo, dell’Ucraina e della Terra Santa. «Rileggeremo questo discorso nelle nostre comunità come riflessione sulla possibilità di un cammino verso la riconciliazione. Sarà un cammino lungo, ma certamente importante».
Il tema della guerra non è per Berardi una riflessione astratta. Anche Ars-sur-Moselle porta ancora i segni dei conflitti del passato. «Tutte le situazioni di guerra e di conflitto mi toccano profondamente. Anche la mia chiesa di Saint-Martin è stata bombardata e poi ricostruita. Il villaggio è stato distrutto per l’80 per cento. Per me è quindi un tema particolarmente sensibile».
È anche per questo che, quando nel Golfo è iniziata l’attuale guerra, il Vicario Apostolico ha cercato di rassicurare i fedeli spiegando loro la natura diversa del conflitto.
«Non è una “guerra classica”, nel senso che non arrivano gli aerei a bombardare tutto. È una guerra particolare, con obiettivi precisi, una guerra economica e di pressione. Purtroppo è accaduto che i detriti dei droni abbattuti siano caduti sulle abitazioni, provocando anche dei feriti». Ma le conseguenze sulla popolazione sono pesanti. «Molti hanno perso il lavoro, tanti sono andati via, le merci non arrivano più, il materiale non arriva e le fabbriche chiudono. Ci manteniamo con ciò che arriva via terra dall’Arabia Saudita, il cui ponte fortunatamente non è stato bombardato. L’economia è in difficoltà e non si possono esportare né petrolio né gas».
Per Berardi, tuttavia, la fine delle ostilità non coinciderebbe automaticamente con la riconciliazione. «Speriamo sempre nella pace, ma una pace sulla carta non significa guarire le ferite della popolazione, che in questa regione sono antiche. Pensiamo agli ebrei, alle tensioni tra sciiti e sunniti, alle persecuzioni di alcune minoranze. E questa guerra ha riacceso tensioni anche all’interno delle stesse comunità musulmane».
La visita a Metz ha rappresentato così anche un momento di fraternità tra pastori provenienti da Chiese che vivono in contesti segnati dalla guerra. «Per me è stato un momento di pace e di riflessione. Qui, a casa, ho potuto confrontarmi con altri vescovi che vivono in zone difficili. È stato un momento di fraternità tra noi, anche perché la Chiesa stessa ha attraversato momenti difficili».
A fare da sintesi, nelle parole del Vicario Apostolico di Arabia del nord che comprende Bahrain, Qatar, Kuwait e Arabia Saudita, è infine la Cattedrale di Metz, con le sue vetrate che raccontano la presenza e l’incontro di culture e civiltà diverse. «La Cattedrale di Metz è una bella sinfonia di diversità che forma l’unità della cattedrale. È un esempio anche per l’unità e per la riconciliazione», conclude il presule trinitario.
(Agenzia Fides 05/10/2026)