AFRICA/GHANA - Il Presidente dei Vescovi ripropone l'insegnamento della Chiesa cattolica sul culto delle reliquie: “Non è adorazione, ma venerazione”

mercoledì, 26 agosto 2026

Accra (Agenzia Fides) – “Incoronare la reliquia di Sant'Agata significa proclamare che una donna rimasta fedele a Cristo fino alla morte ora partecipa alla sua vittoria. È un atto di venerazione, non di adorazione”. Lo afferma Matthew Kwasi Gyamfi, Vescovo di Sunyani e Presidente della Conferenza Episcopale del Ghana, nella lettera pastorale con la quale chiarisce il significato della cerimonia di incoronazione della reliquia del teschio di Sant'Agata a Catania, in Sicilia.

Il 17 agosto 2026 a Catania ha segnato l’apice dell’Anno Agatino, con le celebrazioni straordinarie per il IX centenario della traslazione delle reliquie di Sant’Agata (900 anni esatti dal 17 agosto 1126).
Il Cardinale Legato pontificio Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, insieme al clero locale, tra cui l'Arcivescovo Luigi Renna, ha esposto pubblicamente, incoronato e baciato il teschio della santa: una reliquia di prima classe, tradizionalmente conservata in un reliquiario a forma di busto in argento dorato del XIV secolo, recentemente sottoposto a restauro.

Il video della cerimonia ha avuto ampia diffusione sui social media e su altre piattaforme in Ghana e tra la diaspora. Molti ghaniani non cattolici, soprattutto pentecostali e protestanti, si sono sentiti a disagio e hanno formulato accuse di idolatria, stregoneria o paganesimo. Reazioni rafforzate dal contesto culturale locale, nel quale teschi e ossa umane compaiono talvolta in pratiche rituali legate al juju o in episodi di cronaca nera. Da qui commenti del tipo: “Se questo fosse successo con un prete nero o nella religione tradizionale ghaniana, sarebbe stata chiamata stregoneria”.

Il Vescovo Gyamfi coglie questi sentimenti quando afferma che “questo video ha turbato molti fedeli. Per la maggior parte, il disagio non è derivato solo dalla vista di un teschio umano maneggiato ed esposto; ha richiamato alla mente la negromanzia e l'occultismo, il tentativo di comunicare con i morti o di ricercare un potere soprannaturale nascosto attraverso rituali, al di fuori del culto di Dio”. Si tratta di pratiche, sottolinea il Vescovo, condannate dalla Chiesa cattolica sulla base delle Sacre Scritture.

Per questo, il Presidente della Conferenza Episcopale del Ghana richiama la dottrina della Chiesa sul vero significato della venerazione delle reliquie dei santi. “Una reliquia non è una curiosità, ma un legame tangibile con una vita di santità”, afferma. “Sant'Agata, vergine e martire del III secolo, onorata nel Canone Romano della Messa, è venerata attraverso il suo cranio, una reliquia di prima classe, perché la Chiesa considera sacro il corpo umano, creato da Dio e destinato alla risurrezione”.

“Il Concilio di Trento ha insegnato che i corpi dei martiri, un tempo templi dello Spirito Santo, devono essere onorati dai fedeli. Questo onore non si ferma all'osso stesso, ma si estende alla santa e, in ultima analisi, a Dio, fonte della sua santità”, sottolinea Mons. Gyamfi.

“Quando i fedeli si inginocchiano davanti a una reliquia, la baciano o partecipano a una processione con essa, non stanno adorando l'oggetto in sé, bensì onorano il santo di cui custodisce le spoglie, proprio come si bacia la fotografia di una persona cara scomparsa, non perché la carta rappresenti la persona stessa, ma perché esprime affetto verso colui che essa rappresenta”, continua il Vescovo.

Il Vescovo Gyamfi sottolinea inoltre che “nulla in questo atto mira a evocare uno spirito o a estrarre conoscenze nascoste, come fanno la negromanzia e l'occultismo. La preghiera rivolta a un santo è una richiesta di intercessione presso Dio, non diversa, nella sua natura, dal chiedere a un altro cristiano di pregare per noi”.

“Invochiamo su di voi l'intercessione di Sant'Agata e vi impartiamo la nostra benedizione episcopale”, conclude il Presidente della Conferenza Episcopale del Ghana. (L.M.) (Agenzia Fides 26/8/2026)


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