AFRICA/CONGO RD - Le divisioni all’interno del movimento di autodifesa Wazalendo accrescono l’insicurezza

martedì, 21 aprile 2026

Kinshasa (Agenzia Fides) – Una popolazione schiacciata tra l’incudine e il martello. È quella che vive sugli altipiani di Lemera/pianura di Ruzizi nella provincia del Sud Kivu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo, sottoposta alle violenze e alle angherie di gruppi contrapposti ma simili nei comportamenti nei confronti dei civili.
Da una parte vi sono i militari dell’M23 appoggiati da quelli ruandesi, dall’altro i miliziani Wazalendo, nati come gruppi di autodifesa in appoggio all’esercito regolare congolese, per contrastare l’avanzata dell’M23, ma che col tempo sono diventati un problema per le popolazioni locali, le stesse che dicono che vogliono difendere.
L’ultimo rapporto dell’ACMEJ (Association contre le Mal et pour l'encadrement de la Jeunesse), una ONG locale per la difesa dei diritti umani, riferisce che “la situazione della sicurezza sta diventando catastrofica nei villaggi di Nyamutiri, Kibungu, Ndolera, Businga e Kibanga, sugli altipiani di Lemera/pianura di Ruzizi”. Questo perché- afferma il rapporto pervenuto all’Agenzia Fides- “Vi è una totale mancanza di autorità politica, amministrativa e tradizionale, così come in gran parte degli altipiani di Lemera. “In una piccola parte del territorio di Lemera, in alcuni villaggi, i soldati dell'M23 e i loro alleati esercitano il controllo; nella maggior parte dell'area, invece, il potere è detenuto da giovani armati Wazalendo”.
Una parte di questi si è separata dal movimento di appartenenza dando vita a bande armate che taglieggiano la popolazione locale. Il rapporto afferma che “secondo fonti concordanti di leader locali e analisti, la defezione di alcuni giovani membri del Wazalendo rappresenta un ulteriore motivo di preoccupazione in alcuni villaggi della regione centrale di Lemera. Infatti, diversi casi di abusi e violazioni dei diritti umani segnalati in vari villaggi della regione centrale e montuosa di Lemera sarebbero perpetrati da questo gruppo di disertori”.
L’insicurezza ha fatto sì che “in altri villaggi nella regione centrale di Lemera, diversi giovani in armi hanno riattivato un movimento di difesa locale con l'obiettivo di proteggere i residenti dagli attacchi notturni perpetrati da sconosciuti armati mascherati”.
Secondo l’ACMEJ le condizioni di insicurezza causata dai disertori Wazalendo è ben vista dai guerriglieri dell’M23. Il rapporto afferma infatti che “I soldati dell'M23 e i loro alleati ruandesi nelle zone di Rbanga, Lemera e Mulenge sono diventati semplici osservatori di questi atti di banditismo, pensando: "Che uccidano pure i loro fratelli e genitori; noi siamo ancora qui, e visto che non ci attaccano, non c'è problema, continueremo a controllarli dividendoli”. (L.M.) (Agenzia Fides 21/4/2026)


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