ASIA/PAKISTAN - Diritto alla casa: la Corte federale difende le famiglie povere delle baraccopoli di Islamabad e Rawalpindi

sabato, 18 aprile 2026

NCJP

Islamabad (Agenzia Fides) - "Un passo significativo verso la tutela dei diritti delle comunità svantaggiate": così l'Arcivescovo Joseph Arshad, di Islamabad-Rawalpindi ha definito la direttiva emessa dalla Corte costituzionale federale che chiede al governo cittadino di Islamabad-Rawalpindi di "formulare una politica sulla regolarizzazione delle baraccopoli entro un mese". "La decisione rappresenta un passo positivo per la risoluzione delle annose problematiche dei segmenti emarginati della società", ha detto l'Arcivescovo Arshad, sottolineando che gli abitanti degli insediamenti informali sono "cittadini a pieno titolo e hanno diritto ai servizi essenziali, alla tutela legale e a un alloggio dignitoso".
In quelle baraccopoli abitano famiglie a basso reddito, incluse numerose famiglie cristiane che, nelle ultime settimane, sono state interessate dalle ordinanze di sgombero emesse dalla "Capital Development Authority" (CDA), il governo cittadino di Islamabad-Rawalpindi. La CDA ha avviato le demolizioni degli insediamenti informali e baraccopoli formatesi gradualmente, negli ultimi 30 anni, in varie aree delle due città, come la "Allama Iqbal Colony". L'azione della CDA, coadiuvata da mezzi per le demolizioni e forze di polizia, ha incontrato la resistenza dei residenti in quelle baracche, sostenute da organizzazioni della società civile e i gruppi per i diritti umani come la Human Rights Commission of Pakistan (HRCP). Le Ong chiedono alle autorità civili un'attenzione alle famiglie alloggiate in quegli insediamenti informali (si stima oltre 400mila persone), proponendo che siano trasferite in case popolari a basso costo, rimarcando che il "diritto alla casa" è garantito dall’articolo 9 della Costituzione del Pakistan
La politica di sgombero indiscriminato, senza soluzioni alternative - si afferma - finirebbe per creare sfollati interni e gruppi di senzatetto nelle due città, acuendo marginalizzazione e povertà. La comunità cattolica si è posta accanto alle famiglie interessate e volontari della Commissione nazionale "Giustizia e pace" si sono attivati per mostrare solidarietà e sostegno. Un gruppo di avvocati e Ong ha presentato ricorsi alla Corte costituzionale federale, in difesa dei cittadini di quegli insediamenti. La Corte ha quindi chiesto alla CDA di sospendere gli sgomberi e di stabilire un quadro normativo completo per il riconoscimento degli insediamenti informali.
(PA) (Agenzia Fides 18/4/2026)


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