AFRICA/SUDAN - I riflessi della guerra all’Iran nello scenario sudanese

martedì, 10 marzo 2026

Khartoum (Agenzia Fides) – Il Sudan è un altro campo della battaglia tra la coalizione israelo-statunitense e l’Iran. È quanto si può desumere dal fatto che gli Stati Uniti hanno designato la Fratellanza Musulmana sudanese come gruppo "terroristico", accusandola di ricevere sostegno dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) dell'Iran.

"I Fratelli Musulmani sudanesi usano violenza sfrenata contro i civili per minare gli sforzi per risolvere il conflitto in Sudan e promuovere la loro violenta ideologia islamista", ha dichiarato il Segretario di Stato Marco Rubio in una nota, pubblicata ieri, 9 marzo. Il giorno prima, domenica 8 marzo, le autorità sudanesi dopo tre mesi di detenzione avevano rilasciato un noto esponente islamista, che aveva espresso appoggio all’Iran. In precedenza Il capo Forze Armate Sudanesi (Sudan Armed Forces SAF) Abdel Fattah al-Burhan aveva messo in guardia i leader delle brigate e delle fazioni islamiste che combattono a fianco dell'esercito, di non dare seguito agli appelli da loro lanciati di unirsi all'Iran nella sua guerra contro Stati Uniti e Israele.

La decisione dell’amministrazione Trump è stata apprezzata dal governo degli Emirati Arabi Uniti, che appoggiano le Forze di Supporto Rapido (Rapid Support Forces RSF) i miliziani in lotta con il governo di Khartoum, a loro volta già sotto sanzioni statunitensi.

Nello scontro in atto in Sudan, i Fratelli Musulmani giocano un ruolo importante perché diversi loro affiliati sono integrati nelle SAF. Secondo un rapporto dell’Istituto degli Affari Esteri dell’Etiopia, dallo scoppio della guerra civile nel 2023, le SAF hanno incorporato nelle sue fila circa 15.000 combattenti di una milizia armata affiliata alla Fratellanza Musulmana. Nella sua analisi l’istituto etiopico esprime preoccupazione sulla possibile trasformazione delle SAF, che sono la spina dorsale dello Stato sudanese, in un corpo militare aderente all’ideologia islamista, oppure per la creazione al suo interno di linee di comando alternative a quelle del governo.
L’Etiopia non è comunque uno spettatore neutrale avendo un contenzioso con Khartoum e il Cairo (che appoggia le SAF) per la nota questione della diga sul Nilo. Secondo fonti turche, (Ankara è l’altro grande alleato delle SAF), l’'Etiopia sarebbe diventata il nuovo polo logistico degli Emirati Arabi Uniti per armare le RSF dopo che gli EAU sono stati costretti a ridimensionare le proprie attività in Libia, Puntland e Ciad. Secondo queste fonti l'Etiopia ha aperto un campo per le RSF al confine sudanese e gli attacchi con droni contro il Sudan verrebbero coordinati dal suo territorio.
La guerra sudanese è quindi un conflitto nel quale diversi Stati della regione sono implicati, spesso formando allineamenti apparentemente bizzarri. Ad esempio le accuse lanciate dall’amministrazione USA all’Iran di appoggiare la Fratellanza Musulmana sudanese, allineata con le SAF, pone Teheran accanto a Egitto, Turchia, Qatar e Arabia Saudita; gli ultimi due Paesi sono ora oggetto dei bombardamenti iraniani dopo la guerra scatenata da Israele e Stati Uniti il 28 febbraio. (L.M.) (Agenzia Fides 10/3/2026)


Condividi: