OMI Pakistan
Lahore (Agenzia Fides) - La spirale di ostilità tra Pakistan e Afghanistan è divenuta "guerra aperta", come ha dichiarato il ministro della Difesa pakistano Khawaja Asif. Con attacchi reciproci, l'escalation militare tra Pakistan e Afghanistan ha portato a un conflitto militare esteso tra ex alleati. Secondo Il governo di Islamabad, la rottura è dovuta al rifiuto di Kabul di neutralizzare i luoghi e le basi sul confine, dove si annidano i terroristi che colpiscono il Pakistan . La "guerra aperta" pone fine all'ultimo accordo sulla reciproca sicurezza firmato in Qatar nell'ottobre 2025, in cui Kabul si impegnava a neutralizzare i gruppi vilenti sul suo territorio in cambio della cessazione dei bombardamenti transfrontalieri da parte di Islamabad.. Le nuove ostilità sono iniziate il 22 febbraio con un attacco aereo del Pakistan sul suolo afghano che ha colpito, nei giorni successivi, anche Kabul e Kandahar. In risposta, attacchi afgani ad Abbottabad e nei pressi di Islamabad rappresentano la più grande incursione aerea dell'Emirato al di fuori della zona di confine.
Al centro del conflitto vi è il gruppo Tehreek-e-Taliban Pakistan (TTP), i cosiddetti "talebani pakistani", una fazione che ha aumentato la violenza e gli attacchi terroristici sul suolo pakistano. Il rifiuto dei talebani afghani di fermare il TTP ha spinto il comando militare di Islamabad a considerare esaurita la via del dialogo, optando per bombardamenti diretti contro i "santuari del TTP" su suolo afghano.
"La tensione è stata alimentata dal fatto che il Pakistan ha accelerato l'espulsione forzata di oltre un milione di afghani, gente stabilitasi in Pakistan a partire dalla fine degli anni '70, con l'invasione russa dell'Afghanistan", riferisce all'Agenzia Fides p. Cecil Paul, missionario pakistano degli Oblati di Maria Immacolata, storico e Consigliere della provincia degli OMI e direttore del "Oblate media Centre" in Pakistan. "Milioni di rifugiati afghani in passato hanno trovato accoglienza in Pakistan, si sono stabiliti qui, hanno trovato lavoro e sono inseriti nel tessuto sociale. Ma fra loro sono cresciute attività criminali, come traffico di droga, traffico di esseri umani, terrorismo. Per questo ora il governo pakistano ha scelto la via della deportazione. E ora gli afghani nutrono sentimenti di odio e ostilità e sembra che per vendetta usano violenza. Da qui l'escalation", osserva il religioso pakistano.
P. Cecil Paul nota che "in Pakistan attualmente l'opinione pubblica sembra divisa: da un lato vi sono quanti credono che non si debba fare guerra ai fratelli correligionari musulmani in Afghanistan; d'altro canto, soprattutto negli ambienti militari, si chiede e si condivide una reazione dura, per fermare terroristi che hanno ucciso continuano a fare vittime fra le forze armate e anche tra i civili in Pakistan".
Conclude il missionario OMI: "Come cristiani in Pakistan siamo sempre a favore della pace. Siamo gente di pace. Rigettiamo ogni forma di violenza, di terrorismo, di guerra. Lanciamo un appello di pace e chiamano i fedeli alla preghiera: preghiamo anche per i nostri nemici, come ci insegna Gesù, e cerchiamo di dare una testimonianza di di pace".
(PA) (Agenzia Fides 27/2/2026)