PAPA IN FRANCIA/XI - Leone XIV a Metz: nella «Lanterna del Buon Dio» l’Europa cerca la pace

martedì, 29 settembre 2026 papa leone xiv   viaggio apostolico   politica   cultura   chiese locali   geopolitica   pace   guerra  

VaticanMedia

di Marie-Lucile Kubacki

Metz (Agenzia Fides) - «Un Papa americano che parla da Metz, al confine con la Germania, di “De Gasperi” con l’accento francese», scrive il giornalista Iacopo Scaramuzzi sul social network X. Forse in questa frase si condensa ciò che è accaduto durante la visita di Leone XIV nella città delle tre frontiere, dove le tracce della guerra sono ancora visibili sulle pietre di alcune case e nella storia dei suoi abitanti. È questo il significato della visita del Vescovo di Roma nella città della Francia orientale, che forse più di altre ricorda perché alcuni dei suoi figli, come Robert Schuman — che riposa a pochi chilometri da qui, nel comune di Scy-Chazelles — vollero un giorno costruire l’Europa.

Al termine del suo viaggio in Francia, il Papa ha celebrato la Messa nella cattedrale di Saint-Étienne, nel cuore di una città plasmata dai conflitti e dai mutamenti delle frontiere. Qui ha affidato al Signore «il cammino della comunità diocesana di Metz come quello di tutta l’Europa». La pace, ha ricordato, è un dono di Dio, ma richiede anche una risposta umana: «la pace, che è un dono di Dio, esige una risposta da parte degli uomini, in uno sforzo condiviso».

Partendo dalle immagini del profeta Isaia, il deserto, il giardino e la casa, Leone XIV ha richiamato il diritto, la giustizia e la pace, per poi soffermarsi sul perdono, la misericordia e la riconciliazione.


La luce e le differenze


L’immagine più suggestiva dell’omelia è quella della cattedrale, chiamata «Lanterna del Buon Dio» per i suoi 6.500 metri quadrati di vetrate istoriate. I suoi costruttori, osserva il Papa, sembrano aver «ridotto al minimo le pareti, che restano solide, perché la luce possa giungere in abbondanza ai fedeli». Le vetrate fanno della cattedrale una «biblia pauperum», una «fonte di preghiera e di meditazione, attraverso i riflessi dai mille colori». Questa luce si è arricchita del genio di Marc Chagall. Le opere del «grande pittore ebreo», incastonate nelle finestre della cattedrale, trasformano, secondo Leone XIV, la «Lanterna del Buon Dio» in un «simbolo ecumenico e di straordinario dialogo interreligioso». Un’immagine di unità che non significa uniformità: «La luce di Dio non cancella le specificità, ma unisce storie e culture diverse in un unico e meraviglioso mosaico di pace», ha dichiarato Leone XIV.


«Il futuro dell’Europa non risiede nell’uniformità, ma nell’armonia delle differenze», ha proseguito. In questa armonia, ha aggiunto, «la ferita del passato diventa una breccia che lascia passare la luce». A Metz, città in cui le cicatrici della storia rimangono visibili, l’idea che le differenze e le ferite possano contribuire a un’opera comune risuona in modo particolare sotto le volte della cattedrale, le cui pareti sono ancora segnate dalle cicatrici lasciate dai proiettili e dalle schegge durante i combattimenti per la liberazione della città, nell’autunno del 1944.

Applicando questa metafora alla Chiesa, il Papa ha sottolineato che le sue strutture «hanno senso solo nella misura in cui ci aiutano a portare nel mondo la luce del Vangelo». Senza le vetrate, le finestre della cattedrale sarebbero soltanto «spazi inondati da una luce abbagliante». Con esse, «diventano libri che ci raccolgono per fare memoria di storie meravigliose, piene di eroismo, di bene, di misericordia, di amore e di bellezza morale».


Alle radici dell’Europa


In mattinata, al Centro Congressi Robert Schuman, il Papa aveva già posto la tappa di Metz sotto il segno della memoria europea. Rivolgendosi ai partecipanti all’incontro «Alle radici dell’Europa per la pace e l’unità», ha reso omaggio a Robert Schuman, la cui vita fu segnata dalle vicissitudini di questa regione e dai mutevoli confini. La Dichiarazione del 9 maggio 1950, ha ricordato, fu al tempo stesso «il punto di partenza e di arrivo» del suo impegno per la riconciliazione e l’unità del continente.

Leone XIV ha inserito la costruzione europea in una storia di incontri, attraversata da crisi e conflitti, ma capace di rinascere quando i popoli sanno accogliere l’altro e reinterpretare la propria eredità. Ha ricordato in particolare il contributo del cristianesimo e del monachesimo alla formazione culturale e sociale dell’Europa, richiamando anche san Crodegango e lo spirito di fraternità, comunione e condivisione legato a Metz.

L’eredità di Schuman, ha sottolineato, invita oggi a difendere il dialogo, il diritto internazionale e il multilateralismo, mentre la guerra è tornata a colpire l’Europa. La pace non può essere confusa con un «ingenuo irenismo»: esige «sforzi creativi», coraggio nella negoziazione. aServe anche la disponibilità a sacrificare alcune posizioni per il bene superiore della pace. Il Papa ha invitato a guardarsi dall’illusione del riarmo e a chiedersi se si stiano davvero compiendo sforzi creativi per promuovere la pace.


L'Appello di Metz e la responsabilità dei credenti per la pace

Durante l’incontro interreligioso, anch’esso organizzato al Centro Robert Schuman, il Papa aveva insistito sulla responsabilità comune dei credenti. Metz, «città di confini e di passaggi», ricorda che le linee di frattura possono trasformarsi in ponti, ha detto. «Il dialogo non diminuisce la nostra identità, ma la esprime con semplicità e verità, aprendola alla diversità dell’altro».

Invocare Dio per giustificare la violenza o l’oppressione, ha ammonito, «significa profanare il suo nome». «Nulla di ciò che deturpa la dignità umana può pretendere di essere ispirato da Dio», ha proseguito, esortando il discorso religioso a «disarmare i cuori e le parole». Secondo il Papa, le tradizioni religiose hanno inoltre una responsabilità nella tutela della vita e dei più vulnerabili: «La grandezza di una civiltà non si misura dalle sue realizzazioni materiali, ma dal modo in cui si prende cura della persona umana, la protegge e la difende».

L’incontro è stato segnato dalla firma dell’«Appello di Metz» da parte di rappresentanti di diverse confessioni religiose, a quarant’anni dall’incontro interreligioso di Assisi. Il testo sottolinea che, in un mondo in cui l’aumento dei conflitti minaccia il diritto internazionale, le tradizioni religiose hanno la responsabilità di contribuire al dialogo e alla pace.

Dall’omaggio a Schuman all’incontro tra le comunità di credenti, fino all’omelia in cattedrale, la tappa di Metz ha così riunito tre esigenze: ricordare le fratture, ricostruire la fiducia e fare spazio all’altro senza rinunciare alla propria identità.

Al termine del suo viaggio in Francia, Leone XIV ha auspicato che la comunità di Metz sia «un faro di speranza per questo Paese, per l’Europa e per il mondo». Nella «Lanterna del Buon Dio», la sua immagine conclusiva è stata quella di una luce che non schiaccia le differenze con un’intensità abbagliante, ma permette loro di armonizzarsi.

(Agenzia Fides 28/9/2026)


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