ASIA/COREA DEL SUD - “Vi aspetto a Seoul”: padre Bordo, dai ragazzi di strada alla GMG 2027, una Chiesa che va incontro all’umanità

mercoledì, 2 settembre 2026

Seoul (Agenzia Fides) – “In Corea si parla di 250 mila ragazzi di strada. Sono tantissimi. E per loro ci siamo detti: se non vengono da noi, saremo noi ad andare da loro”. È nata così l’esperienza di "Azit", un movimento che porta operatori e volontari nelle strade della città, per proporre ai ragazzi una via di recupero e reinserimento sociale. Così padre Vincenzo Bordo OMI - o padre Kim Ha-jong, come è conosciuto in Corea - racconta all’Agenzia Fides la sua esperienza con i ragazzi di strada in Corea del Sud, “in una società in rapido mutamento, in cui si affacciano sempre nuove forme di povertà”. “Abbiamo creato il movimento Azit – prosegue – e andiamo noi, con un autobus, dalle 4 del pomeriggio fino alle 11 di sera, per le strade della città a cercare i ragazzi che vivono per strada. È la pedagogia di Dio”. “Mi sto impegnando in Corea a creare Azit in tutte le diocesi e sarei contento se Azit fosse un messaggio per la Chiesa universale. Azit è la metodologia di Gesù. Gesù, quando ha iniziato la sua attività, non si è costruito una chiesa a Nazareth, ma è andato per le strade della Palestina a incontrare la gente, a stare con la gente”. È una delle esperienze raccolte nel libro “Vi aspetto a Seoul”, che il missionario degli Oblati di Maria Immacolata presenta in Italia. Il testo è strettamente legato all’evento del prossimo anno: la Giornata Mondiale della Gioventù (GMG), che si terrà a Seoul nell’agosto 2027.

Padre Bordo ha esercitato il suo ministero pastorale in Corea per 36 anni, dedicandosi alle persone più vulnerabili della società coreana, come i senzatetto, i giovani fuggiti da casa e gli anziani che vivono soli. “L’esperienza di padre Bordo si intreccia con la preparazione alla GMG 2027 e con le attese per l’arrivo a Seoul di giovani provenienti da tutto il mondo”, sottolinea l’Ambasciatore di Corea presso la Santa Sede, Shin Hyung-sik, organizzatore dell’incontro di presentazione. “Ci auguriamo che la Giornata Mondiale della Gioventù di Seoul possa rappresentare non soltanto un’importante occasione per la visita di Papa Leone XIV in Corea, ma anche un’opportunità di cammino nella fede e di scambio culturale, che riunirà giovani provenienti da tutto il mondo”.
“Il Governo coreano – rimarca Shin – farà tutto il necessario per garantire la buona riuscita e lo svolgimento in sicurezza della GMG, affinché possa diventare un momento di incontro e di condivisione della pace e della solidarietà tra i giovani di tutto il mondo”, aggiunge l’Ambasciatore. “Insieme alla Santa Sede, il nostro governo continuerà a dare il proprio contributo per la pace nella penisola coreana, per la pace nel mondo, per la dignità umana e per il bene comune”.

Per padre Bordo, la GMG non può essere separata dalla strada e dalle persone incontrate ogni giorno. È questo, spiega, il cuore della metodologia di Azit: “Non aspettare che le persone più fragili entrino nelle strutture della Chiesa, ma uscire per incontrarle là dove vivono”. Il missionario parla della propria esperienza con parole che vanno oltre una semplice attività sociale. “Nei poveri, negli anziani soli, nella gente di strada, nei ragazzi di strada, nei volontari che si impegnano a servire, lì ho visto Dio, l’ho sentito, l’ho incontrato ed Egli mi ha abbracciato”.

Tra i tanti incontri che hanno segnato il suo cammino, padre Bordo ne ricorda uno in particolare. “Una sera di gennaio, in Corea fa molto freddo. Noi andavamo in giro con gli zaini, con i panini e il latte, per trovare i nostri amici senza tetto. Ricordo che una sera c’era un uomo che stava male. Gli ho detto: ‘Mi dispiace, stai così male’. E lui mi ha risposto: ‘No, padre, la vita è bella’”. “Era un senzatetto che diceva a un prete che la vita è bella. Quell’uomo è stato uno dei miei maestri. Mi ha aiutato a entrare più in profondità nella vita, ad andare all’essenziale”.

Questa esperienza ha trovato una forma concreta nella Casa di Anna, una realtà nata per accogliere e accompagnare persone che vivono situazioni di fragilità. “La Casa di Anna è una realtà che si occupa di persone di strada, bambini, ragazzi, homeless, anziani soli. Ci sono diversi programmi e iniziative”. Ogni giorno vengono offerti circa 500 pasti. “È una cena per i poveri. A fianco abbiamo le docce, il barbiere, i vestiti di prima necessità”.
Nel corso degli anni, “Casa di Anna” ha fornito più di 3 milioni di pasti alle fasce più vulnerabili della società coreana e ha sostenuto migliaia di persone, aiutandole a ricostruire la propria vita.
Al secondo piano dell’edificio vengono proposte altre attività: “Abbiamo un gruppo di avvocati, un gruppo di dottori, un ambulatorio che dà medicine gratuitamente. Orientiamo al lavoro chi cerca un’occupazione e lo aiutiamo a trovare un lavoro. Abbiamo la musicoterapia, l’arteterapia e tanti altri progetti”. Poi c’è il dormitorio. “Al terzo piano abbiamo un dormitorio per homeless: trenta persone vivono lì. E per loro, al quarto piano, abbiamo una piccola fabbrica: l’obiettivo è aiutare queste persone a reinserirsi nella vita sociale”. Per i ragazzi di strada sono state invece create dieci case di accoglienza.

La Casa di Anna è diventata, nel tempo, anche un luogo di formazione per la Chiesa coreana. “In questi anni più di cento seminaristi sono passati dalla Casa di Anna per tre, sei mesi, per fare un’esperienza. Oggi sono ormai tutti sacerdoti”. Il sacerdote racconta lo stupore di molti seminaristi di fronte a una realtà che, durante la formazione in seminario, spesso rimane distante. “Ci dicevano: ‘Ma ci sono queste realtà in Corea?’. Normalmente si fa la formazione in seminario, poi si torna a casa, si va in parrocchia, mentre questa è una realtà fuori da questi ambienti”. Anche numerose religiose e religiosi hanno visitato la Casa di Anna. “Sono venuti da noi a vedere questa esperienza e alcuni hanno iniziato delle mense come la nostra. Questo è stato un piccolo contributo”. È una sensibilità che padre Bordo collega anche al magistero di Papa Francesco. “Quello che Papa Francesco ha portato, il suo slancio verso i poveri, noi lo stavamo vivendo. Quindi diverse persone sono arrivate, sono venute a vedere. Forse è stato un piccolo contributo alla sensibilità sulla misericordia”.

“Secondo me – sottolinea padre Bordo – la Casa di Anna ha due funzioni. La prima è aiutare i poveri. La seconda è aiutare la società coreana a prendere coscienza di questa realtà”. Ogni mese circa 1.500 volontari passano dalla struttura. “Ogni mese c’è un tema di formazione per i volontari. Queste persone vengono educate al volontariato, alla condivisione, alla fratellanza, alla giustizia, all’amore”. In questo modo, spiega padre Bordo, la carità diventa anche un’esperienza capace di trasformare chi la pratica: “Non aiutiamo soltanto i poveri. Aiutiamo anche la società a vedere, conoscere e condividere la vita di queste persone”.

Il titolo del libro, “Vi aspetto a Seoul”, contiene un riferimento diretto alle attese della GMG. “Ma contiene anche – spiega padre Bordo – un’altra attesa: quella dei poveri incontrati ogni giorno. Il libro ha quel titolo perché ci sono tante persone che aspettano il Papa, aspettano i giovani che verranno. Ma anche i poveri aspettano”, nota, “hanno desiderio, un’attesa”.
Padre Bordo lo ha sperimentato in modo particolare in occasione della presenza della Croce del Giubileo dei giovani alla Casa di Anna. “Abbiamo avuto la gioia di ospitare per due volte la Croce del Giubileo dei giovani. Una volta l’abbiamo messa davanti alla Casa di Anna. Abbiamo preparato i nostri ospiti: quasi nessuno era cattolico, quasi nessuno era cristiano”.
Poi è accaduto qualcosa che il missionario non si aspettava: “Abbiamo fatto l’adorazione della Croce, la preghiera con i canti. I nostri ragazzi, le persone di strada, i nostri poveri... ognuno è venuto davanti alla Croce, l’ha toccata e ha pregato per un attimo”. “C’è un desiderio di spiritualità, di verità, di un annuncio, di una Buona Novella”, nota. “Per questo credo che la GMG aiuterà tutti noi, anche i nostri amici che non sono cattolici e che non hanno la nostra esperienza di fede”.

La GMG di Seoul, nella prospettiva del missionario, potrà dunque essere anche un’occasione per andare oltre i confini visibili della Chiesa: non soltanto un grande raduno di giovani cattolici, ma uno spazio di incontro con una società in trasformazione e con le sue nuove povertà. “Vi aspetto a Seoul” diventa così anche una promessa: quella di una Chiesa che non resta in attesa di quanti arrivano, ma che, come Gesù sulle strade della Palestina, sceglie di andare incontro all’umanità.

(PA) (Agenzia Fides 2/9/2026)


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