Leone XIV al Meeting di Rimini: Gesù custodisce il suo tesoro in vasi di creta

sabato, 22 agosto 2026 papa leone xiv   movimenti ecclesiali   missione   giovani   fraternità  

VaticanMedia

Rimini (Agenzia Fides) – «La Chiesa non fa proselitismo. Essa si sviluppa piuttosto per attrazione». Papa Leone XIV ha richiamato questa espressione di Benedetto XVI, riproposta incessantemente anche da Papa Francesco, per ripetere che la missione apostolica affidata alla Chiesa sia tutta nell’attrattiva di Cristo stesso, nel suo attirare anche oggi e per tutta la storia la libertà e i cuori di uomini e donne in ogni tempo.

Lo ha fatto nel discorso pronunciato oggi alla Fiera di Rimini, in occasione della sua partecipazione alla 47a edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli, la tradizionale manifestazione di fine agosto animata nella città romagnola dagli aderenti al movimento di Comunione e Liberazione. Don Luigi Giussani, il sacerdote lombardo iniziatore di quel movimento, già nel 1999 aveva pubblicato un volume intitolato proprio “L’attrattiva Gesù”.


Il “realismo della misericordia” nel tempo del riarmo


Il Pontefice ha fatto riferimento al titolo dell’edizione 2026, tratto dall’ultimo verso della Divina Commedia di Dante, «L’amor che move il sole e l’altre stelle». Quell’amore, ha ricordato Leone XIV, «non ha perso vigore, né intensità», pur operando spesso nel silenzio, lontano dal fracasso provocato dalle violenze e dai conflitti che dilaniano il mondo.

Il Meeting, ha ricordato il Papa, non è stato promosso per diventare «una sorta di enclave»: è invece «un crocevia per la Chiesa e per la società, un incontro che moltiplica gli incontri e ispira nuovi cammini».

In un mondo segnato da conflitti, fratture e paure, Leone XIV ha rilevato la portata profetica iscritta quasi mezzo secolo fa nel suo nome: *Meeting per l’amicizia fra i popoli*. Riprendendo san Giovanni Paolo II, ha richiamato il valore di parole come «Incontro», «Incontro di amicizia» e «Amicizia tra i popoli», che acquistano un significato particolare nelle ore drammatiche della storia.

La pace, ha affermato, «è custodita e diffusa da persone che amano incontrarsi e non temono di confrontarsi». Il Papa ha quindi indicato nell’«amicizia sociale», proposta da Papa Francesco nell’enciclica *Fratelli tutti*, il «volto pubblico, dinamico e concreto della fraternità».

Scegliendo parole facilmente riferibili alle guerre che tormentano il tempo presente, il Vescovo di Roma ha ricordato che «il male non si combatte col male». «Al falso realismo, che riarma le menti, le parole e le nazioni» ha aggiunto «la cultura cattolica ha oggi da opporre il realismo della misericordia», per il quale anche gli avversari «sono fratelli e sorelle da guardare negli occhi e incontrare nella verità», ha affermato. «Il peccato esiste, certo, ma più forte è l’amore redentore di Cristo, che ci impegna a purificare pensieri, interessi, abitudini, frequentazioni, progetti, investimenti – ogni aspetto della vita – da tutto ciò che la cultura della potenza ha inquinato».

Il Pontefice nel suo discorso ha esortato dunque a liberare «la convivenza dal sospetto, la cultura dalla prepotenza, l’educazione dall’ideologia, il lavoro dall’idolatria del profitto, la tecnologia e la finanza dai business della morte» e a «disarmare» lo sviluppo tecnologico quando diventa pervasivo e distruttivo. 


Un tesoro in vasi di creta


Nel suo discorso, il Pontefice ha citato in più passaggi don Giussani, ricordando la passione con cui per tutta il sacerdote ambrosiano la vita si commosse per l’incontro dei giovani con Cristo. «Il Movimento, i gruppi, le comunità» ha esortato il Successore di Pietro rivolgendosi in particolare ai tanti giovani presenti in platea e tra i volontari che animano il Meeting «siano un trampolino da cui tuffarvi nell’intera realtà».A loro il Pontefice ha anche ricordato che «nell’amore non c’è mai costrizione, indottrinamento; mai seduzione, inganno, arruolamento. C’è amore solo nella libertà, nel confronto vivo, nel dono generoso di sé».

In questa cornice, il Papa ha presentato la missione come testimonianza e attrazione, ripetendo che «la verità si incontra solo nella libertà». Leone XIV ha riproposto la formula già cara ai suoi predecessori: «La Chiesa non fa proselitismo. Essa si sviluppa piuttosto per attrazione». Una dinamica che non ignora ma abbraccia anche la fragilità dei testimoni di Cristo: «Dobbiamo ammettere» ha detto il Pontefice «che portiamo questo tesoro “in vasi di creta”». Ma «è il Signore che ci rialza sempre, come singoli e come comunità». 

La visita del Pontefice alla mostra su sant’Agostino esposta nei padiglioni della Fiera che ospitano il Meeting ha fatto da significativo prologo al discorso tenuto davanti alla moltitudine. Nel suo discorso, il Papa ha ripetuto che la grazia - secondo quanto suggeriva già il grande Vescovo d’Ippona - muove la libertà senza manipolarla. La proposta cristiana, nelle parole del Papa, non costruisce un recinto identitario, ma genera incontro e speranza nel cuore della storia. 


Nella parte conclusiva del suo discorso, il Pontefice ha chiesto di custodire l’unità della «compagnia» nella quale Cristo raggiunge e attrae a sé i suoi discepoli.

Leone XIV ha quindi legato unità, sinodalità e missione. «Abbiamo riscoperto la dimensione sinodale e missionaria del nostro essere Chiesa, che ci chiama anzitutto a imparare ad ascoltarci a vicenda», ha affermato, invitando ad ascoltare la Parola di Dio, gli altri membri della Chiesa e quanti cercano la verità pur non appartenendo alla comunità ecclesiale. «Sinodalità non è il nome di un processo, ma la natura di un popolo che nell’amicizia e nell’incontro con l’altro avverte di appartenere a Dio solo». (GV) (Agenzia Fides 22/8/2026)


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