Abuja (Agenzia Fides) – “Non c'è nessun altro Paese nel quale 10 persone vengono uccise il lunedì, 50 il martedì, 100 il mercoledì, e questo continua ogni settimana. Come può un Paese del genere andare avanti?" si è chiesto Mons. Matthew Hassan Kukah, Vescovo di Sokoto. "Quello che sta accadendo in Nigeria non può accadere in Sudan, Camerun, Niger, Ghana o in qualsiasi altro Paese al mondo" ha aggiunto parlando a Yola, capitale dello Stato di Adamawa, alla presentazione della biografia del governatore Ahmadu Fintiri.
Il Vescovo di Sokoto ha inoltre criticato quella che ha qualificato come la crescente tendenza a inquadrare assassini e massacri in base a criteri religiosi, avvertendo che tali narrazioni accrescono la sfiducia e ampliano le linee di frattura tra le comunità.
Mons. Kukah ha in particolare criticato il modo con il quale i media occidentali descrivono i massacri nel suo Paese: "Solo in Nigeria muoiono cristiani e musulmani. I media occidentali alimentano le uccisioni per motivi religiosi quando riportano notizie come: “20 cristiani uccisi, 30 musulmani uccisi".
Secondo Mons. Kukah la questione va affrontato a livello politico e istituzionale con il coinvolgimento di leader religiosi e comunitari, sottolineando che la pace non può essere raggiunta senza responsabilità collettiva. In particolare ha invitato i capi politici e religiosi a lavorare per solidificare le istituzioni, perché queste siano in grado di garantire sicurezza, giustizia e coesione nazionale. Mons. Kukah ha concluso avvertendo che un Paese consumato dalla violenza diventata consuetudinaria e dall’ampliamento delle divisioni rischia di perdere il suo orientamento morale e istituzionale a meno che i suoi capi non scelgano l'unità anziché il settarismo. (L.M.) (Agenzia Fides 3/2/2026)