Lezioni dal 1989. Quando un Nunzio si trovò a fronteggiare l'invasione USA a Panama

mercoledì, 7 gennaio 2026

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Papa Leone XIV e il Cardinale Pietro Parolin in visita alla Biblioteca del Senato della Repubblica Italiana (18 dicembre 2025)

di Victor Gaetan*

Caracas/Panama (Agenzia Fides) - L'operazione militare statunitense in Venezuela della scorsa settimana contro il Presidente Nicolás Maduro Moros ci ricorda una analoga manovra statunitense messa in atto 36 anni fa, che mise drammaticamente sotto i riflettori la diplomazia vaticana, e evidenziò anche quanto i processi decisionali nella Chiesa differiscano dai calcoli del mondo.


Obiettivo: un solo uomo

Il 20 dicembre 1989, il Presidente degli Stati Uniti George H.W. Bush ordinò a 27.500 soldati di invadere Panama, rovesciare il governo e arrestare Manuel Noriega, un dittatore militare (ed ex agente della CIA) accusato di traffico di cocaina, riciclaggio di denaro sporco e attività antidemocratiche, accuse simili a quelle che attualmente pesano su Maduro e sua moglie, Cilia Flores.

Nel 1989,sebbene le stime ufficiali delle vittime parlassero di 500-560 panamensi e 23 statunitensi morti, fonti locali hanno concluso che nell'invasione morirono fino a 4.000 persone, con danni per oltre 2 miliardi di dollari.
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Noriega riuscì a sfuggire per un soffio alla cattura, ma sulla sua testa pendeva una taglia di un milione di dollari. Con le truppe statunitensi che setacciavano la Capitale per trovare lui e la sua famiglia nascosta, dove si rivolse il dittatore? La vigilia di Natale chiamò il Nunzio apostolico, l'Arcivescovo José Sebastián Laboa Gallego, chiedendo asilo immediato nella Nunziatura della Santa Sede.

Sebbene Noriega non fosse un amico della Chiesa, anzi avesse maltrattato personalmente Laboa, il Nunzio agì rapidamente per evitare ulteriori violenze. Diede rifugio al dittatore e a diversi membri del suo staff.

Le truppe statunitensi circondarono presto la nunziatura e gli elicotteri sorvolavano l'area, ma l'immunità diplomatica protesse tutti coloro che si trovavano all'interno, compresi i fuggitivi.
La Santa Sede non fu intimidita dalla dimostrazione di forza statunitense, e considerò l'invasione di Panama una violazione del diritto internazionale

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Sovranità

La sovranità territoriale è un concetto fondamentale per il sistema interstatale. La Chiesa non avrebbe consegnato Noriega a quella che i suoi alti diplomatici definivano “la potenza occupante” senza il consenso dello stesso Noriega. Il Nunzio disse di aver assicurato a Noriega che poteva restare: “Gli ho detto fino all'ultimo minuto: ‘Puoi restare qui. Non ti cacceremo mai’”.
In un primo momento, il Segretario di Stato USA cercò di fare pressione sul Vaticano affinché consegnasse Noriega, affermando che, in quanto criminale, lui non aveva diritto all'asilo. Ma la posizione della Santa Sede, secondo cui gli Stati Uniti avevano violato il diritto internazionale invadendo Panama, sosteneva che Noriega non poteva essere consegnato agli Stati Uniti contro la sua volontà.

In maniera analoga, quando Papa Leone XIV ha evocato il Venezuela nella sua preghiera dell'Angelus del 4 gennaio, ha richiamato la necessità di “intraprendere cammini di giustizia e di pace, garantendo la sovranità del Paese”. La Santa Sede, in quanto sovrana essa stessa, inserita nel sistema internazionale degli Stati nazionali, difende questo ordine mondiale, che gli Stati Uniti hanno violato sia nel 1989 a Panama, sia nel 2003 in Iraq, sia nel 2026 in Venezuela.

La sovranità della Santa Sede è stata esplicitamente sancita dai Patti Lateranensi del 1929; essa costituisce una forma di protezione dell'indipendenza della Santa Sede. Pertanto, il Papa e i suoi diplomatici sono forti difensori di questo principio di legalità internazionale.


Neutralità e cura pastorale

Un altro valore sostenuto dalla Santa Sede durante la crisi di Panama è stato quello dell'imparzialità.
La Santa Sede non prende posizione nelle controversie politiche (o militari) e si adopera per preservare la propria neutralità. Il Nunzio rimase equidistante dai suoi interlocutori locali: Manuel Noriega e la sua piccola banda, le nuove autorità panamensi e il governo degli Stati Uniti.

Cosa fece Noriega nella nunziatura per una settimana e mezzo, mentre le forze americane giorno e notte rovesciavano musica rock a tutto volume sull'edificio e puntavano riflettori contro le sue finestre? Dormì, lesse e partecipò alla messa.
L'arma principale del Nunzio con il suo ospite inatteso era la persuasione verbale. Laboa ha avuto lunghe corversazioni con Noriega in merito alle sue possibili opzioni. Ha simulato insieme a lui i potenziali, diversi scenari conseguenti alle sue possibili scelte e lo ha aiutato a vedere il modo migliore per andare avanti. Ha anche sostenuto concretamente l'uomo, predicando omelie e ricordando a Noriega le virtù cristiane.
In sostanza, Laboa ha assistito spiritualmente il fuggitivo, rimanendo in costante contatto con Roma. Questo è un aspetto fondamentale da comprendere sul modo in cui la Santa Sede interagisce con i leader stranieri. Essi sono considerati esseri umani: peccatori, come tutti noi, e capaci di redenzione, come tutti noi. Inoltre, l'individuo e la sua dignità sono al centro di qualsiasi analisi della situazione. Un essere umano non è mai sacrificabile.

Il Finale della storia

Alla fine, il generale cedette. Accadde in un giorno in cui migliaia di panamensi contrari a Noriega manifestavano fuori dai cancelli: uno scenario, spiegò il Nunzio a Noriega, che avrebbe potuto portare una folla a invadere il complesso, dando agli statunitensi una scusa per attaccare.

Durante la messa mattutina, con il generale seduto nell'ultimo banco (nominalmente cattolico per battesimo, si diceva che consultasseuno stregone brasiliano per consigli spirituali), Laboa tenne un'omelia su come le lealtà umane cambiano ma Dio rimane fedele. Noriega prese la Comunione.
Poche ore dopo, il dittatore indossò la sua uniforme e disse al Nunzio che era pronto a partire. Chiese di poter tenere la sua Bibbia. Attraversò il cortile della nunziatura con tre sacerdoti fino al cancello principale, dove si arrese. La resa incruenta di Noriega pose fine alla crisi immediatamente. Gli Stati Uniti, su richiesta della Santa Sede, accettarono di risparmiare a Noriega la pena di morte, una promessa mantenuta.
Laboa ha servito magistralmente l'individuo e ha gestito una situazione di forte conflitto senza ricorrere alla violenza, che la Chiesa aborrisce.


No alla violenza

Ritroviamo questi temi nelle parole di Leone XIV durante l'Angelus del 4 gennaio, , quando ha pregato: «Il bene dell'amato popolo venezuelano deve prevalere su ogni altra considerazione e indurre a superare la violenza...».
Inoltre, la Conferenza episcopale venezuelana ha pianto la perdita di vite umane (circa 80 persone uccise durante l'operazione, tra cui 32 agenti di sicurezza) quando i soldati statunitensi hanno catturato Maduro, un dolore che pochi altri hanno espresso. I vescovi hanno scritto: “Siamo solidali con i feriti e le famiglie dei defunti. Perseveriamo nella preghiera per l'unità del nostro popolo”.

La Santa Sede dispone di eccellenti fonti di informazione in Venezuela. Il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, ha ricoperto la carica di Nunzio apostolico in Venezuela dal 2009 al 2013, quando è tornato a Roma per assumere la carica di Capo della diplomazia vaticana.
L'attuale Nunzio apostolico, l'arcivescovo spagnolo Alberto Ortega Martín, è in Venezuela da oltre un anno. È un uomo esperto e competente, avendo ricoperto la carica di Nunzio apostolico in Giordania, Iraq e Cile. Lo scorso luglio, l'Arcivescovo Ortega ha contribuito a liberare un sacerdote americano detenuto dal governo. È quindi un uomo d'azione, capace di interagire con i poteri ancora in carica.
I diplomatici della Santa Sede, sotto la direzione papale, sono discreti. Possiamo avere fiducia che, come ha fatto l'Arcivescovo Laboa 36 anni fa, cercheranno assiduamente la via di Dio attraverso il complesso conflitto internazionale in atto in Venezuela.


*Victor Gaetan è corrispondente senior del National Catholic Register, specializzato in questioni internazionali. Scrive anche per la rivista Foreign Affairs e ha collaborato con il Catholic News Service. È autore del libro God’s Diplomats: Pope Francis, Vatican Diplomacy, and America’s Armageddon (Rowman & Littlefield, 2021), pubblicato in edizione tascabile nel luglio 2023. Il suo sito web è VictorGaetan.org.


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