AMERICA/BRASILE - Rispondere al degrado civile, sociale e ambientale: l'impegno delle Comunità ecclesiali di base

sabato, 3 febbraio 2018 chiese locali   dialogo   laici   vescovi   spiritualità   inculturazione   sviluppo  

Foto: Luis Miguel Modino

Londrina (Brasile) – E’ tempo di rilancio e di individuare nuove prospettive di impegno per i gruppi laicali che si riuniscono per coltivare la fede alla luce della Parola di Dio, riversando il loro impegno cristiano nella società. Dopo il 14º incontro Interecclesiale delle Comunità Ecclesiali di Base (CEB), tenutosi a Londrina (sud del Brasile), a cui hanno partecipato 3.300 delegati e 60 Vescovi, in una nota pervenuta all'Agenzia Fides, il Vescovo di Campos (Rio de Janeiro) mons. Roberto Ferrería, descrive l'incontro come "il rinnovarsi della vitalità e dell'entusiasmo dell'esperienza delle origini (delle CEB), di essere Chiesa e di vivere la fede a partire dal popolo, dalle persone semplici e piccole”.
“E' innegabile - afferma il Vescovo - l'opera di sviluppo e promozione sociale dei poveri compiuta dalle CEB: essi hanno imparato a legare inseparabilmente vita e fede, illuminando il loro cammino di vita con la Parola di Dio e promovendo integralmente la dignità umana”. Indipendenti da partiti e sindacati, le CEB “hanno formato leader che si spendono in difesa dei poveri, della giustizia sociale e del bene comune”, prosegue.
Mons. Ferrería sottolinea la “spiritualità radicata nella realtà” che ha animato l'appuntamento assembleare da poco terminato. Il tema delle “sfide nelle periferie urbane” è stato trattato con approfondimenti e dibattiti su temi quali abitazione, mobilità, politiche pubbliche, salute, l’istruzione, tempo libero e cultura, ecumenismo, dialogo interreligioso ed ecologia. Con la prospettiva di una teologia, ecclesiologia e pastorale che aiuti a illuminare il cammino verso “la Nuova Gerusalemme, città della pace e della giustizia”. Il bilancio, per mons. Ferrería, è positivo “per la gioia traboccante, la fraternità tra i partecipanti e la testimonianza di una Chiesa in uscita”.
“Abbiamo fatto l'esperienza di Mosè nel roveto ardente”, dice il documento conclusivo dell'Incontro, “quando, sfidato da Javeh, fu inviato dal Dio liberatore a riscattare il suo popolo dalla schiavitù che imprigiona i corpi e colonizza le menti”.
Ribadendo la posizione di dialogo con tutti, in primo luogo nella stessa Chiesa, i delegati hanno sottoscritto il loro impegno per rispondere “alla smobilitazione delle strutture democratiche nel nostro paese, alla perdita dei diritti civili e sociali e al degrado delle dignità umana e di quella della creazione”. L'impegno si concretizzerà nel lavoro a favore dei giovani, della vita, della donna e della sua “piena dignità ecclesiale”, degli indigeni, dei senza tetto, dei migranti e dei rifugiati, dei carcerati, dei bambini e degli anziani.
Nei confronti delle istituzioni dello Stato, recita il documento conclusivo, si esigono “politiche di inclusione sociale” e si impegnano a partecipare nei “consigli di cittadinanza”, a promuovere la democrazia, l' “economia popolare, solidale e sostenible”, la vocazione politica dei cristiani e a rafforzare il controllo sulla politica e sul potere giudiziario. “Non possiamo mai dimenticare”, concludono, “che le comunità cristiane nacquero in mezzo ai poveri, come un grido di speranza e un luogo di rapporti ugualitari e inclusivi”. (SM) (Agenzia Fides 3/2/2018)


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