AFRICA/SUDAN - Il Presidente sudanese in visita “promozionale” nel Darfur

mercoledì, 23 luglio 2008

Khartoum (Agenzia Fides)- Un tour “promozionale” per dimostrare al mondo la propria popolarità anche nel Darfur. Così gli osservatori internazionali interpretano la visita nella tormentata regione del Sudan occidentale del Presidente sudanese, Omar al-Bashir, la prima dopo la richiesta di un mandato d'arresto per genocidio e crimini di guerra avanzata dal procuratore capo del Tribunale Penale Internazionale (TPI, vedi Fides 15/7/2008). La visita di due giorni del Presidente prevede tre tappe nei tre principali centri del Darfur: El-Fasher, nel nord, sede della forza di pace mista ONU-Unione africana; Nyala, nel sud, e El-Geneina, nell'ovest.
Se la popolazione locale mostrerà di accogliere il Presidente in modo caloroso, Al-Bashir otterrà un buon risultato sul piano della propaganda. La possibile incriminazione del Presidente sudanese ha diviso la comunità internazionale: mentre i Paesi occidentali appoggiano l'azione del TPI, la maggior parte dei Paesi africani e Stati come la Cina hanno espresso riserve e perplessità, evocando possibili effetti negativi sul processo di pacificazione in corso. L'Unione Africana ha chiesto di congelare per un anno, rinnovabile, la richiesta di arresto del Presidente sudanese.
Anche la dirigenza del sud Sudan, che ha firmato a Nairobi nel 2005 con il governo di Khartoum un accordo complessivo di pace per mettere fine a più di 20 anni di guerra civile nella parte meridionale del Paese, ha preso le difese del Presidente. Il Presidente del Sud Sudan e Vicepresidente del Sudan, Salva Kiir, ha chiesto dalla capitale ugandese, Kampala dove si trova in visita, che tutte le eventuali iniziative penali nei confronti di al-Bashir siano sospese per consentire al Presidente di portare a termine il processo di pace tra nord e sud del Paese. In base agli accordi di Nairobi, infatti, il sud Sudan è governato da un'amministrazione provvisoria formata dagli ex guerriglieri del Movimento per la Liberazione del Popolo sudanese, in attesa di un referendum che dovrà stabilire se questo territorio continuerà a far parte di un Sudan federale o diventerà indipendente. Negli ultimi mesi si erano accentuate le tensioni tra il governo centrale e quello del sud Sudan per il controllo del territorio conteso di Abiye, ricco di petrolio (vedi Fides 9/6/2008). É evidente che la dirigenza del sud Sudan preferisca continuare ad avere come interlocutore al-Bashir, che ha firmato il trattato di Nairobi, anche perché l'eventuale destituzione del Presidente, a seguito di un mandato di arresto internazionale, rischierebbe di aprire un confronto politico all'interno della dirigenza di Khartoum, ritardando il proseguimento del processo di pace. Non solo: in una eventuale lotta di potere ai vertici sudanesi, i “falchi” potrebbero essere tentati di rilanciare il confronto con la dirigenza del sud Sudan. (L.M.) (Agenzia Fides 23/7/2008 righe 30 parole 458)


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