Cosa c’è dietro lo scontro diplomatico tra Argentina e Brasile

sabato, 15 agosto 2026 geopolitica   economia   intelligenza artificiale   nazionalismi  

Wikimedia Commons

di Cosimo Graziani

Brasilia/Buenos Aires (Agenzia Fides) - Negli ultimi giorni, una crisi diplomatica ha caratterizzato le relazioni tra Argentina e Brasile.
Tutto è iniziato quando il presidente argentino Javier Milei ha definito il suo collega brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva un “ladro” e un “condannato” in una intervista televisiva. Parole che hanno fatto scattare la reazione da parte del governo brasiliano, che ha richiamato subito l’ambasciatore a Buenos Aires, lasciando come rappresentante del Paese nella capitale argentina solo un incaricato d’affari.
La crisi ha come sfondo la campagna elettorale per le presidenziali brasiliane che si svolgeranno il prossimo anno. In queste settimane Milei ha presenziato il lancio della campagna di Flavio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair, al momento in carcere con l’accusa di colpo di stato a seguito dell’assalto all’edificio del Congresso nel gennaio del 2023. Flavio Bolsonaro correrà come presidente contro Lula, in quelle che si preannunciano elezioni polarizzanti per il gigante sudamericano.
Lula ha definito le parole di Milei “un’interferenza straniera” e ha difeso la mossa diplomatica sostenendo che il Brasile debba essere “trattato con rispetto”.
Questa crisi diplomatica fa parte di uno scontro più ampio che sta avvenendo in Sudamerica e in tutto l’emisfero occidentale. Il Brasile infatti resta, insieme al Messico, l’ultimo grande Paese dell’America Latina governato da un esecutivo di sinistra. Negli ultimi anni infatti Sudamerica e America Centrale hanno visto le continue vittorie di Partiti di destra o di centro-destra. Il Brasile in questo senso rappresenta un’eccezione perché nel 2023 è tornato al governo un rappresentante di sinistra, proprio nell’anno in cui Milei ha giurato da presidente. Ora che il Paese si avvia ad una nuova campagna elettorale la vittoria di un candidato o l’altro potrebbe far cambiare non solo la posizione politica di Brasilia, ma far consolidare o meno una tendenza iniziata anni fa. Quello che è in palio non è solo il governo del Brasile, ma anche il posizionamento politico di un intero continente.
Le conseguenze geopolitiche sarebbero enormi, primo fra tutti il totale allineamento con gli Stati Uniti. Milei e Lula rappresentano infatti i due estremi dello spettro riguardo la politica internazionale. Mentre il primo è allineato su molti temi internazionali con il presidente statunitense, condividendo con Donald Trump anche le critiche a organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite, il secondo porta avanti da anni un’agenda basata sul multilateralismo, in cui le organizzazioni internazionali giocano un ruolo fondamentale nelle relazioni tra stati.

Un intero Continente allineato con gli USA di Trump rafforzerebbe a livello internazionale la prima visione politica, facilitando l’applicazione del “Corollario Trump” della Dottrina Monroe nell’emisfero occidentale.
Non da ultimo ci sono le differenze economiche. L’Argentina in questi anni si è avvicinata agli Stati Uniti anche per quel che concerne gli investimenti in settori chiave come l’intelligenza artificiale. Notevoli sono i contatti tra il governo di Buenos Aires e le grandi aziende statunitensi nel settore, che con la presidenza Trump stanno vivendo un periodo d’oro. L’Argentina ha appena varato una legislazione a favore di queste aziende basata sulla deregolamentazione, mentre a Brasilia gli investimenti fatti hanno tutti un’impronta statale. Dovesse vincere Flavio Bolsonaro le elezioni del prossimo anno, è possibile che questo tipo di politiche venga adottato anche in Brasile, aprendo un nuovo enorme mercato per le aziende americane. (Agenzia Fides 15/8/2026)


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