AFRICA/CONGO RD - Tragedia nella miniera di Luwowo: scambi di accuse tra il governo e l’M23

lunedì, 2 febbraio 2026

Kinshasa (Agenzia Fides) – Una tragedia provocata dallo “sfruttamento dilagante e illegale delle risorse naturali congolesi orchestrato dal Ruanda e dall’M23/AFC”. Così il Ministero delle Comunicazioni e dei Media della Repubblica Democratica del Congo ha qualificato la morte di oltre 200 minatori, dei quali diversi sono minori, causata da una frana verificatasi il 28 gennaio nel sito minerario di Luwowo, a Rubaya, nel territorio di Masisi (Nord Kivu).
Nell’esprimere le condoglianze del governo di Kinshasa, il comunicato pubblicato il 31 gennaio ricorda che la zona mineraria di Rubaya è stata classificata come “zona rossa” dal febbraio 2025 con decreto ministeriale, misura rinnovata nel novembre 2025. Questo significa che “tutte le attività di estrazione e commercializzazione, compresa l’attività mineraria artigianale, sono formalmente vietate” precisa il documento.
Il governo congolese sottolinea inoltre che la tragedia verificatasi quest’anno non è un caso isolato. “Già nel giugno 2025, più di 300 civili erano morti in circostanze simili nella stessa area mineraria. Per le autorità, questi eventi riflettono uno schema ricorrente in cui i civili sono esposti a rischi estremi in un ambiente completamente al di fuori della legge”.
Ampie aree della provincia del Nord Kivu sono controllate dai ribelli dell’M23AFC (Alleanza del Fiume Congo) appoggiati dal Ruanda. Proprio un anno fa il 31 gennaio 2025 Goma, il capoluogo di questa provincia nell’est della RDC, veniva conquistata dalla ribellione (vedi Fides 31/1/2025).
Nel sito minerario di Luwowo si estrae il coltan, minerale indispensabile per la moderna industria elettronica. Le autorità congolesi denunciano il saccheggio delle risorse minerarie nel territorio nazionale caduto nelle mani dell’M23. Dalla sola miniera di Rubaya afferma il governo di Kinshasa “ogni mese vengano estratte tra le 112 e le 125 tonnellate di coltan, trasportate in Ruanda, senza un'adeguata tracciabilità”.
Il governo della RDC richiama quindi le responsabilità della comunità internazionale perché- afferma- “è evidente il fallimento dei meccanismi regionali e internazionali volti a certificare l'origine dei minerali, in particolare i meccanismi ITSCI e quelli dell'a CIRGL”. “Questi sistemi, a quanto pare, non hanno impedito la certificazione e la commercializzazione dei minerali provenienti da siti classificati come "zone rosse" sottolineano le autorità di Kinshasa che denunciano “l'incoscienza degli acquirenti finali e degli attori economici internazionali" che continuano ad approvvigionarsi in Ruanda.
L’International Tin Supply Chain Initiative (ITSCI) è un programma di tracciabilità per i minerali di stagno, tantalio e tungsteno (3T, il coltan è un aggregato nel quale è presente il tantalio. Sui 3T vedi Fides 1/2/2023)), attuato nella regione dei Grandi Laghi: Burundi, RDC, Ruanda e Uganda. La Conférence Internationale sur la Région des Grands Lacs (CIRGL) è invece l’organizzazione intergovernativa che dovrebbe risolvere le dispute regionali.
Il portavoce dell'AFC/M23, Lawrence Kanyuka, ha respinto le accuse del governo della RDC accusandolo di sfruttare la tragedia a fini politici.
"Invece di assumersi la responsabilità dei suoi fallimenti di lunga data nella gestione del settore minerario, il regime cerca di sfruttare un tragico incidente causato dalle piogge torrenziali nelle miniere artigianali di Rubaya per ottenere vantaggi politici", ha affermato Kanyuka.
L'AFC/M23 ha sottolineato che il disastro di Rubaya non ha nulla a che fare con il loro controllo dell'area, poiché tragedie simili si sono ripetutamente verificate in regioni sotto il controllo del governo della RDC. (L.M.) (Agenzia Fides 2/2/2026)


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