ASIA/MYANMAR - Il Card. Bo: “Il Myanmar ha bisogno di guarigione e riconciliazione”

giovedì, 19 ottobre 2017 diritti umani   pace   giustizia   ambiente   riconciliazione   minoranze religiose   minoranze etniche   politica  

Yangon (Agenzia Fides) – “Il Myanmar ha bisogno di guarigione e riconciliazione”: lo dice in una intervista a Fides il Cardinale Charles Bo, Arcivescovo di Yangon, parlando della situazione nel paese nell’imminenza del viaggio del Papa, che sarà nel paese dal 27 al 30 novembre.

A che punto si trova il Myanmar, dopo i grandi cambiamenti degli ultimi anni?

Il Myanmar è a un crocevia della storia. Il nostro pellegrinaggio verso la democrazia ha assicurato che tutti abbiano più diritti e libertà. Siamo orgogliosi di essere cittadini di questa grande nazione, il Myanmar. Siamo orgogliosi di essere una nazione abbondantemente benedetta con tante risorse. Questa è una terra d'oro. Il nostro sogno è renderla “d’oro” per tutti, attraverso la pace. La pace è il primo, grande bene. Dei frutti della pace beneficeranno bambini e giovani. Un nuovo Myanmar di pace e prosperità è possibile. Siamo una nazione di sette gruppi etnici maggiori e di 135 minori. Ognuno di noi decora la nostra nazione come i fiori colorati di un grande giardino. I cittadini del Myanmar ora devono pensare a costruire la pace, lo stato e la nazione

Cosa può dire sulla crisi dei musulmani di Rohingya, alla ribalta nelle cronache internazionali?

Tragici eventi hanno coinvolto la popolazione nello stato di Rakhine, portando il paese alla ribalta internazionale. Tutti nel mondo vogliono consigliare il Myanmar. In questo momento dobbiamo restare uniti e dobbiamo dire al mondo che abbiamo il coraggio e l'energia morale per risolvere i nostri problemi. Dobbiamo dire al mondo che un nuovo Myanmar, intriso di generosità e speranza, sta emergendo. Abbiamo cercato soluzioni non violente nella nostra lotta per la democrazia e siamo una nazione che si riconosce nei grandi insegnamenti del Buddha, che insegna la compassione a tutti. Aung San Suu Kyi continua ad essere la speranza di milioni di persone desiderose di sviluppo umano, di giustizia e di riconciliazione. Ha sacrificato così tanto per questa nazione e per la democrazia. Il popolo del Myanmar l’ha eletta e ha fiducia in lei. Il mondo dovrebbe offrirle comprensione e sostegno.

Pensa che il paese stia andando nella giusta direzione per la pace e lo sviluppo?

Questa è una nazione giovane, con il 40% della popolazione sotto i 30 anni. Questo è il nostro bene più grande. Stiamo dimostrando al mondo che, dando loro un'opportunità, i nostri ragazzi possono abbinare intelligenza e competenza. Perciò direi che il futuro è nostro. Tutti i paesi ricchi del mondo non hanno una popolazione giovane come la nostra. Entro dieci anni, saremo una nazione forte, nonostante i problemi e le sofferenze tuttora esistenti. C'è una nuova alba di speranza. Siamo in cammino e siamo una nazione orgogliosa di essere parte della comunità internazionale.

Quali sono le sfide principali per il paese?

Tra le sfide da affrontare, penso ai milioni di giovani birmani che si trovano fuori dal paese in condizioni di schiavitù e che sono vittime dei trafficanti. Un problema che deriva dalla povertà: non ci sarà pace se non esiste una giustizia economica. Oltre il 40% ella nostra gente è povera. Inoltre urge una “giustizia ambientale”, necessaria per la pace. La maggior parte dei conflitti con le minoranze etniche è motivata dalla condivisione delle risorse naturali.

Qual è il ruolo della religione nella società?

E’ quello di promuovere e di pregare per la giustizia, per la pace, per la dignità umana, compito che accomuna tutte le religioni. Nessuna religione parla di odio. Quanti propagano odio in nome della religione sono i veri nemici di quella religione. Abbiamo grande desiderio di pace, e dobbiamo essere agenti di pace. La nostra nazione soffre di ferite profonde di divisioni e di odio. Il perdono è la via per la guarigione. Siamo chiamati a portare luce di gioia a chi vive nelle tenebre della paura, dell'odio e della tristezza. Con questo spirito aspettiamo Papa Francesco.
(SD/PA) (Agenzia Fides 19/10/2017)


Condividi: Facebook Twitter Google Blogger Altri Social Network
diritti umani


pace


giustizia


ambiente


riconciliazione


minoranze religiose


minoranze etniche


politica