Fides News - Italianhttps://www.fides.org/Le notizie dell'Agenzia FidesitI contenuti del sito sono pubblicati con Licenza Creative Commons.AMERICA/USA - Kansas, parroco ucciso a colpi di pistola in canonicahttps://www.fides.org/it/news/76217-AMERICA_USA_Kansas_parroco_ucciso_a_colpi_di_pistola_in_canonicahttps://www.fides.org/it/news/76217-AMERICA_USA_Kansas_parroco_ucciso_a_colpi_di_pistola_in_canonicaSeneca - Don Arul Carasala, parroco della chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Seneca, città situata nel nord-est del Kansas, è stato ucciso giovedì 3 aprile, a colpi di pistola da un uomo mentre si trovava nella sua canonica. A sparare, secondo quanto le prime ricostruzioni, sarebbe stato un anziano, sconosciuto ai parrocchiani, ora in stato di fermo. Ancora on sono noti i motivi del gesto, sui quali stanno indagando le forze dell'ordine. Tre i colpi di pistola esplosi contro il sacerdote, morto poco dopo l'arrivo in ospedale<br /><br />Don Arlu Carasala era stato ordinato sacerdote nel 1994 in India, suo paese d'origine, e svolgeva il suo ministero pastorale in Kansas dal 2004. Era diventato cittadino statunitense nel 2011, anno in cui divenne parroco della chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Seneca, cittadina che conta poche migliaia di abitanti.<br /><br />L’Arcivescovo metropolita di Kansas City, Joseph Naumann, tramite un post sui suoi canali social, ha definito l’omicidio un "atto insensato di violenza" che ha lasciato la comunità "nel dolore per la perdita di un sacerdote amato" che era anche "un amico". Nel medesimo post, l'Arcivescovo ha precisato che "non vi è alcuna minaccia per la comunità" dei credenti pur riconoscendo il “dolore e lo shock” causati dalla morte del sacerdote: "Padre Carasala è stato un pastore devoto e zelante che ha servito fedelmente la nostra Arcidiocesi per oltre vent’anni, incluso come decano della regione di Nemaha-Marshall". <br /><br />"Il suo amore per Cristo e per la Chiesa era evidente nel modo in cui si prendeva cura del suo popolo con grande generosità e dedizione. I suoi parrocchiani, amici e confratelli lo rimpiangeranno profondamente”. <br />Fri, 04 Apr 2025 10:53:39 +0200ASIA/MYANMAR - Cardinale Bo: la preghiera del Papa per noi è come il balsamo della consolazionehttps://www.fides.org/it/news/76216-ASIA_MYANMAR_Cardinale_Bo_la_preghiera_del_Papa_per_noi_e_come_il_balsamo_della_consolazionehttps://www.fides.org/it/news/76216-ASIA_MYANMAR_Cardinale_Bo_la_preghiera_del_Papa_per_noi_e_come_il_balsamo_della_consolazioneYangon - "Il sisma ha esacerbato le lacrime e le ferite del nostro popolo. Migliaia di persone non hanno cibo. Migliaia non hanno acqua potabile. La paura le fa dormire per strada, sotto il sole cocente e nelle notti di calore spietato. Le persone sono in uno stato di prostrazione fisica e psicologica", racconta all'Agenzia Fides il Cardinale Charles Maung Bo, Arcivescovo di Yangon e Presidente della Conferenza Episcopale del Myanmar, mentre nella nazione del Sudest asiatico si continua a lavorare per le conseguenze del terribile terremoto che il 28 marzo ha interessato il centro-Nord del paese.<br />"C'è urgenza di cibo, di acqua, tanta acqua, riparo e medicine per migliaia di feriti", riferisce. E ci sono anche bisogni morali e spirituali: "Le persone che soffrono hanno bisogno di avvertire il calore di altri esseri umani che condividono il dolore, il pianto e si prendano cura di loro. Siamo in una nazione traumatizzata e di nuovo ferita, che non vuole cedere alla disperazione e cerca di reagire".<br />"La parte centrale del Myanmar - riferisce l'Arcivescovo di Yangon - è completamente devastata. Quasi il 20% della nostra gente è in strada, ancora spaventata e traumatizzata da quello che i geologi chiamano il più grande terremoto del secolo. Sono già morte oltre 3000 persone e il bilancio aumenta costantemente. Tanti altri sono rimasti intrappolati sotto le macerie, mentre si continuano a estrarre corpi. E' terribile, le lacrime continuano senza sosta".<br />La comunità cattolica birmana, circa 700 mila anime in un paese di 51 milioni di abitanti a maggioranza buddista, vive con il resto della popolazione il lutto per le centinaia di famiglie colpite e registra chiese, istituti, seminari, strutture pastorali crollate o danneggiate: "Molte chiese e case religiose sono distrutte, soprattutto nella diocesi di Mandalay - nota il Cardinale Bo - già attraversata dalla guerra, molti edifici dovranno essere abbattuti e ricostruiti. Ma la sfida più grande, più che la costruzione di nuovi edifici di mattoni, è quella di ricostruire la comunità cristiana con le 'pietre vive' del popolo di Dio. Ciò richiederà un lungo viaggio e un'opera paziente, con l'aiuto dello Spirito Santo, colui che crea la Chiesa".<br />In tale situazione il Cardinale Bo elogia l'opera di "preti, religiosi e catechisti che hanno sopportato il peso di varie forme di violenza negli ultimi quattro anni": "Molti di loro - riferisce il Cardinale Bo - sono sfollati. Abbiamo quattro Vescovi sfollati , fuori dalle loro cattedrali o case vescovili a causa del conflitto. La nostra è una Chiesa in pieno esodo, che affronta sfide enormi con coraggio e fiducia in Dio. Sono felice di vedere e di poter dire che presbiteri, consacrati, operatori pastorali sono fedeli accompagnatori del nostro popolo, in un tempo di grande prova. Sono dediti al servizio al prossimo e dispensatori di misericordia e di speranza". <br />La speranza del Myanmar oggi è, prima di tutto, la fine della violenza che insanguina il paese: "Siamo stati i primi a chiedere un cessate il fuoco, tanto più adesso è urgente per consentire gli aiuti umanitari", ricorda il Cardinale. "Finora l'appello non è stato accolto. Questo è il momento di mettere a tacere le armi, prendere le scorte di cibo, le forniture mediche e andare dalla gente e curarla. Vorrei ricordare che, dopo il ciclone Nargis nel 2008, il paese intraprese la strada della democrazia. E anche questa volta il terremoto aprirà la strada per mostrare a tutti che la pace è il nostro comune destino, è l'unica via che dobbiamo perseguire con tutto il cuore e con tutte le forze, nell'interesse di tutti".<br />In questo sforzo la popolazione avverte il sostegno di Papa Francesco: "Dopo la sua visita in Myanmar nel 2017 .- conclude l'Arcivescovo di Yangon - Papa Francesco sembra essersi innamorato della nostra gente. Ha sempre seguito la crisi in Myanmar e ha pregato più volte per il nostro Paese. In un gesto molto toccante, dopo la sua recente malattia, il suo primo atto è stato quello di ricordare il Myanmar e inviare i suoi auguri e la sua preghiera, che è per noi il balsamo della consolazione".<br /> <br />Fri, 04 Apr 2025 10:39:00 +0200ASIA/COREA DEL SUD - Destituito il Presidente Yoon. I Vescovi: “ora inizia il tempo della politica”https://www.fides.org/it/news/76215-ASIA_COREA_DEL_SUD_Destituito_il_Presidente_Yoon_I_Vescovi_ora_inizia_il_tempo_della_politicahttps://www.fides.org/it/news/76215-ASIA_COREA_DEL_SUD_Destituito_il_Presidente_Yoon_I_Vescovi_ora_inizia_il_tempo_della_politicadi Pascale Rizk<br /><br />Seoul - Dopo 111 giorni dalla sua incriminazione, avvenuta il 14 dicembre 2024, il ventesimo presidente della Corea del Sud Yoon Suk-yeol è stato destituito dalla Corte Costituzionale oggi 4 aprile alle ore 11:22, quando tutti gli otto giudici hanno votato a favore della sua rimozione dalla carica in modo permanente. <br /><br />“Prima di tutto, chiediamo che i poteri dello Stato si impegnino con ogni energia per riconquistare la fiducia del popolo e realizzare l'armonia. In particolare, esortiamo i politici a non dimenticare che esistono per servire il popolo, e promuovere una politica del rispetto reciproco e dell’ascolto, orientata alla coesistenza”: Così i Vescovi cattolici del Paese si sono espressi subito dopo la sentenza della Corte Costituzionale relativa all'impeachment del Presidente Yoon Suk-yeol. “Il processo per eleggere un leader dotato di responsabilità e moralità, in vista della riconciliazione sociale e del bene comune, deve realizzarsi in modo democratico e maturo” hanno sottolineato i Vescovi, ora che il Paese si prepara alle elezioni presidenziali, previste entro 60 giorni.<br /><br /> Il Presidente sudcoreano era stato incriminato per aver disposto l’introduzione della legge marziale nella notte del 3 dicembre, con l’intento dichiarato di voler “sradicare le forze filo-nordcoreane e proteggere l’ordine democratico costituzionale”.<br /><br />A differenza della durata del processo di impeachment dell'ex presidente Park Geun-hye nel 2017, che è durato 11 giorni, e di quella del processo all'ex Presidente Roh Moo-hyun nel 2004, che è stato reinsediato dopo 14 giorni della fine delle udienze, la sentenza di Yoon arriva dopo 6 settimane durante le quali tanti coreani hanno continuato a riempire le piazze per manifestare contro o a favore di Yoon. Le proteste si sono intensificate nelle ultime 3 settimane davanti alla sede della Corte Costituzionale nella piazza di Songhyeon, dove lunedì 31 marzo si sono radunati anche 2mila religiosi e credenti di diverse comunità di fede, compresi 200 sacerdoti cattolici. <br /><br />La giornata di oggi ha visto la mobilitazione di 14mila agenti di sicurezza. La distanza di sicurezza dalla sede della Corte, inizialmente fissata a 100 metri, è stata ampliata a 300 metri, con l’istallazione autobus della polizia usati come barricate.<br /><br />La dichiarazione della legge marziale da parte di Yoon a tarda notte era apparsa a molti analisti come l’ultimo tentativo per mantenere il controllo sul processo decisionale politico del Paese, dopo che il suo Partito del Potere Popolare non era riuscito a far approvare una legge dal Parlamento, controllato dal Partito Democratico di opposizione. La sua condotta scatenò la reazione di moltitudini di coreani a diedero vita a massicce proteste fuori dall'Assemblea Nazionale. Nonostante i tentativi di gruppi dell’esercito volti a impedire ai parlamentari di votare la revoca della legge marziale, la legge fu annullata soltanto 6 ore dopo la sua proclamazione, prima dell’alba del 4 dicembre 2024. Il Presidente è stato arrestato su mandato emesso la notte di Capodanno. L’arresto è stato effettuato dagli agenti dell'Ufficio investigativo sulla corruzione il 15 gennaio. La difesa di Yoon è riuscita ad ottenere un annullamento dell’arresto dal tribunale distrettuale centrale di Seoul venerdì 7 marzo, facendo leva su alcuni cavilli procedurali delle modalità di attuazione dell’azione penale.<br /><br />“Si dice che la storia si ripeta, ma oggi la nostra nazione e il nostro popolo si trovano costretti a scrivere, con dolore, una pagina di storia infelice che nessuno avrebbe mai voluto vedere. Per la seconda volta nella nostra storia, l’impeachment di un Presidente eletto dal popolo è stato accolto”: così inizia la lettera dei vescovi ai fedeli coreani. “Ora comincia il tempo della politica: dobbiamo unire la nostra saggezza per eleggere un nuovo Presidente che guiderà la nostra nazione. Dobbiamo scegliere un leader che riconosca profondamente che il potere presidenziale è un potere delegato dal popolo, un potere al servizio del popolo, e che abbia l’atteggiamento e la volontà di sacrificarsi in ogni momento per proteggere la vita e i beni dei cittadini.”<br /><br />Durante queste sei settimane, diversi sono stati gli appelli alla calma rivolti ai cittadini e quelli indirizzati ai politici affinché si impegnassero a fare uscire la Corea del Sud dalla fase di crisi. “Rispettare e accettare la decisione della Corte costituzionale in modo che questa crisi nazionale possa essere risolta senza intoppi” era l’appello pubblicato il 5 marzo dall’Associazione delle denominazioni religiose principali in Corea del Sud, tra cui il cattolicesimo . Nella “Dichiarazione al popolo prima del processo di impeachment”, i rappresentanti delle comunità di credenti sottolineavano che “la democrazia si fonda sul rispetto delle regole, e nel momento in cui le rifiutiamo, il nostro cammino viene bloccato”. <br /><br />A lanciare qualche giorno fa uno degli ultimi appelli alla Corte Costituzionale, è stato il Cardinale Lazaro You Heung-sik, Prefetto del Dicastero per il Clero. In una registrazione video, diffusa il 21 marzo, il Cardinale ha invitato “con un cuore disperato per la Repubblica di Corea in crisi” e “ascoltando la voce della giustizia e della coscienza che vive nel profondo di noi” a non tardare ulteriormente ad “emettere un giudizio di coscienza”. Poi si era già pronunciata la stessa Conferenza episcopale coreana il primo di aprile, dopo la notifica ufficiale della Corte. In quella fase, i vescovi coreani avevano invitato tutti a assumere un atteggiamento di apertura verso l’atteso pronunciamento della Corte Costituzionale, qualsiasi fosse stato il suo esito. “La Chiesa in Corea, con una speranza ardente” si leggeva in quel messaggio “pregherà affinché tutti i cittadini rispettino e accolgano la sentenza. In questo modo, il nostro Paese compirà un altro passo nel cammino per diventare una Nazione democratica più matura”.<br /><br />In questi ultimi mesi, la Corea del Sud è stata polarizzata più che mai. Fin dalla sera del 3 dicembre il freddo pungente non ha fermato i coreani scesi in strada per ribellarsi contro la prima dichiarazione della legge marziale avvenuta dopo il regime militare . E non sono mancati anche i difensori del Presidente destituitoYoon. E importante notare che, nonostante la mossa di quest’ultimo abbia messo in luce la profonda polarizzazione politica del Paese, con i timori di possibili scontri in piazza, è rimasta salda la convinzione che la volontà del popolo è la base delle istituzioni politiche democratiche. <br /><br />Ora tutti auspicano che la proclamazione della sentenza possa aiutare a superare la fase di turbolenze politiche attraversata dal Paese, che nel medesimo tempo è stato colpito anche da catastrofi naturali e dal disastro aereo del volo di linea coreano precipitato il 29 dicembre 2024, che aveva provocato la morte di 179 persone. <br /><br />Fri, 04 Apr 2025 08:00:05 +0200AFRICA/SUD SUDAN - Soldati sud sudanesi assalgono una chiesa, uccidendo una persona il cui corpo è stato portato viahttps://www.fides.org/it/news/76213-AFRICA_SUD_SUDAN_Soldati_sud_sudanesi_assalgono_una_chiesa_uccidendo_una_persona_il_cui_corpo_e_stato_portato_viahttps://www.fides.org/it/news/76213-AFRICA_SUD_SUDAN_Soldati_sud_sudanesi_assalgono_una_chiesa_uccidendo_una_persona_il_cui_corpo_e_stato_portato_viaJuba – Soldati dell’esercito sud sudanese assaltano una chiesa e uccidono un parrocchiano portandone via il corpo. È quanto avvenuto alla Our Lady of Assumption Parish Loa, nella contea di Magwi nello Stato di Eastern Equatoria, quando il 26 marzo intorno alle 5 del pomeriggio soldati di una unità delle South Sudan People's Defence Forces stazionata nell’area ha assalito la chiesa.<br />Secondo il comunicato della diocesi di Torit datato 3 aprile e inviato all’Agenzia Fides “i soldati senza alcun preavviso hanno aperto il fuoco uccidendo un civile e ferendone un altro”. I proiettili hanno colpito i muri e le finestre della canonica.<br />“Nel tentativo di nascondere la loro azione - continua la nota- i soldati hanno portato via il corpo e lo hanno poi nascosto, ed hanno ricoperto le tracce di sangue lasciate al suolo con del terriccio, per rimuovere ogni prova legale. Ad oggi non si conosce dove si trovi il cadavere”. “Nel corso dell’intrusione, il personale ecclesiastico, i suoi assistenti, e i residenti dell’area sono stati intimiditi, minacciati e interrogati”.<br />Mons. Emmanuel Bernardino Lowi Napeta, Vescovo di Torit nel condannare quella che definisce “una grave violazione della santità, neutralità, sicurezza e diritti” dei membri della Chiesa, chiede una “immediata e imparziale inchiesta sull’incidente”; “l’identificazione e la rimessa alla giustizia del personale militare coinvolto”; “concrete assicurazioni e chiari protocolli da parte delle SSPDF perché simili atti non accadano in futuro”; “la consegna del corpo ai familiari perché possa celebrarsi il funerale”; “il dispiegamento da parte dello Stato di Eastern Equatoria di personale di sicurezza per proteggere la parrocchia di Loa”; “scuse pubbliche alla diocesi di Torit per l’attacco”. <br />Thu, 03 Apr 2025 13:34:39 +0200AFRICA/MALAWI - Gli studenti di giurisprudenza dell’Università Cattolica invitati ad assistere pro bono gli imputati poverihttps://www.fides.org/it/news/76212-AFRICA_MALAWI_Gli_studenti_di_giurisprudenza_dell_Universita_Cattolica_invitati_ad_assistere_pro_bono_gli_imputati_poverihttps://www.fides.org/it/news/76212-AFRICA_MALAWI_Gli_studenti_di_giurisprudenza_dell_Universita_Cattolica_invitati_ad_assistere_pro_bono_gli_imputati_poveriLilongwe - "Quest'anno la Chiesa celebra un anno giubilare con il tema: Pellegrini della speranza. Come facoltà, non potremmo andare nelle nostre prigioni e aiutare a liberare coloro che non dovrebbero stare lì?" ha chiesto padre Wilfred Sumani, Vice cancelliere facente funzione dell'Università Cattolica del Malawi parlando agli studenti della facoltà di Giurisprudenza impegnati nella formazione per la competizione Moot Court .<br />Padre Sumani ha così invitato gli studenti a partecipare alla difesa pro bono dei detenuti che non possono permettersi di pagare una difesa legale.<br />L'avvocato Noel Chalamanda, responsabile del corso di formazione, ha reso noto il suo impegno ad aiutare i prigionieri pro bono: “Prenderò dieci casi in questa sfida e chiederò assistenza agli studenti per quel che concerne gli aspetti burocratici”.<br />In Malawi vi sono diversi casi di arresti effettuati sulla base di indagini inadeguate, spesso mirate a individui poveri. Questa situazione contribuisce al sovraffollamento nelle celle di polizia e nelle prigioni.<br />Nonostante riforme legislative e l’affermazione costituzionale del diritto per i poveri di avere una difesa legale, questa in pratica non è quasi mai garantita in Malawi. Si tenga conto che oltre alle spese per gli avvocati, chi è coinvolto in un’azione legale deve mettere in conto altre spese di carattere logistico. Gran parte della popolazione vive infatti ancora nelle campagne. L'inaccessibilità e la mancanza di strutture legali funzionanti ed efficaci nelle aree rurali è una delle principali ragioni per le quali i poveri faticano ad avere accesso ai tribunali. Per coloro che vivono nei villaggi, il tribunale distrettuale più vicino potrebbe trovarsi a 25-40 chilometri di distanza. La maggior parte degli abitanti del villaggio non può permettersi un veicolo personale, e il trasporto pubblico nelle aree rurali è inesistente. Le uniche opzioni disponibili per gli abitanti del villaggio sono camminare, andare in bicicletta o fare l'autostop per raggiungere il tribunale. Inoltre, è necessario arrivare in tribunale un paio di giorni prima dell'inizio del processo; occorrono quindi spese per vitto e alloggio.<br />Il governo stanzia risorse inadeguate per l'assistenza legale per i cittadini poveri rendendola di fatto impossibile per la maggior parte degli imputati. Inoltre ’associazione degli avvocati del Malawi non sembra essere particolarmente favorevole alla pratica della difesa pro bono. L’iniziativa giubilare promossa dall’Università cattolica del Malawi è quindi un segnale per cercare di invertire queste stato delle cose. <br />Thu, 03 Apr 2025 11:54:27 +0200AMERICA/HAITI - “Un nido di amore condiviso ma, allo stesso tempo, un reparto dotato di strutture nuove”: inaugurato il reparto di neonatologia per bambini prematuri ‘Foyer Saint Camille’https://www.fides.org/it/news/76211-AMERICA_HAITI_Un_nido_di_amore_condiviso_ma_allo_stesso_tempo_un_reparto_dotato_di_strutture_nuove_inaugurato_il_reparto_di_neonatologia_per_bambini_prematuri_Foyer_Saint_Camillehttps://www.fides.org/it/news/76211-AMERICA_HAITI_Un_nido_di_amore_condiviso_ma_allo_stesso_tempo_un_reparto_dotato_di_strutture_nuove_inaugurato_il_reparto_di_neonatologia_per_bambini_prematuri_Foyer_Saint_CamillePort au Prince – “Offrire ambienti di cura moderni che siano più adatti alle esigenze della popolazione e adeguati per il personale è uno degli elementi chiave del nostro piano sanitario per rendere la rete dei servizi sanitari e sociali più umana ed efficiente” scrive padre Robert Daudier, direttore dell’Ospedale ‘Foyer Saint Camille’ di Port au Prince, in merito all’inaugurazione del reparto di neonatologia per bambini prematuri o con problemi alla nascita avvenuta martedì 25 marzo.<br /><br />In un Paese allo sbando come Haiti, questo nuovo reparto diventa un importante segno di speranza e di rinascita si legge nella nota pervenuta a Fides dall’organizzazione Madian Orizzonti Onlus, associazione che opera in Italia e nelle missioni Camilliane all’estero.<br /><br />“Nonostante le tante battute d'arresto che hanno impedito all'ospedale di rispettare le scadenze che si era prefissato per il completamento di alcune attività – prosegue il direttore del Foyer - molti obiettivi sono comunque stati raggiunti per facilitare la cura dei malati. Possiamo citare come esempio l'acquisto, a costo di grandi sacrifici, di nuovi dispositivi e attrezzature mediche, tavoli operatori, macchine per anestesia, monitor, incubatrici, dispositivi di imaging medico tra gli altri, e un importante spazio per il dispositivo di produzione di ossigeno. Ed ora finalmente inauguriamo il reparto di Neonatologia. Siamo molto orgogliosi del nuovo reparto, un esempio concreto del nostro impegno nell'offrire infrastrutture moderne e più adatte alle esigenze della popolazione sofferente e povera della nostra città. Il reparto ha una capacità di 6 incubatrici e 9 culle. Questo nuovo spazio rappresenta un luogo di vita e di speranza per bimbi nati prematuri e per i loro genitori. È un luogo di accoglienza, amore e tenerezza che abbiamo voluto chiamare «Foyer», proprio un nido di amore condiviso ma, allo stesso tempo, un reparto dotato di strutture nuove, adatte ad accogliere neonati che si affacciano alla vita con difficoltà ed anche il personale infermieristico è specializzato, pronto ad offrire cure mediche idonee oltre che ad una particolare delicatezza nella cura generale della nuova famiglia.”<br /><br />In conclusione il missionario rivolge un particolare ringraziamento a “tutti quelli che ci aiutano a promuovere la vita in un Paese tanto difficile, rinnovando la nostra fiducia in coloro che collaborano con noi nella gestione di un lavoro così prezioso per il popolo haitiano. Nel nostro quotidiano, ci impegniamo a salvare vite seguendo le linee guida del Ministero della Salute Pubblica attraverso le nostre diverse competenze, consapevoli che le sfide sono ogni giorno più impegnative”.<br /><br /> <br /><br />Thu, 03 Apr 2025 11:11:56 +0200AMERICA/HAITI - Due suore uccise dalle bande armate a Mirebalaishttps://www.fides.org/it/news/76210-AMERICA_HAITI_Due_suore_uccise_dalle_bande_armate_a_Mirebalaishttps://www.fides.org/it/news/76210-AMERICA_HAITI_Due_suore_uccise_dalle_bande_armate_a_MirebalaisPort-au-Prince – Due suore, appartenenti alle Piccole Sorelle di Santa Teresa di Gesù Bambino, sono state assassinate a Mirebalais, nel centro di Haiti, da membri di bande armate che da lunedì scorso hanno invaso la zona. A confermarlo ai media locali è stato l’Arcivescovo di Port-au-Prince, Max Leroy Mésidor, che ha aggiunto: “È una perdita immensa per la comunità”.<br /><br />Evanette Onezaire e Jeanne Voltaire, sono rimaste uccise lunedì mentre la città di Mirebalais era stata oggetto di attacchi armati da parte della coalizione criminale Viv Ansanm. Le violenze hanno preso anche forma di assalti a esercizi commerciali, stazioni di polizia e anche a una prigione, dalla quale sarebbero fuggiti oltre 500 detenuti.<br /><br />Secondo quanto riportano media locali, le due religiose lavoravano nella scuola di Mirebalais e si erano rifugiate in una casa, con una ragazza, durante gli attacchi. Le bande armate però, entrate nell’appartamento avrebbero uccidendo le due suore e tutte le altre persone presenti. <br /><br />Ad oggi la situazione a Mirebalais appare tragica. Il delegato dipartimentale del governo nella zona, Frédérique Occéan, ha dichiarato che i cadaveri in decomposizione ricoprono le strade della città, diffondendo un odore nauseabondo. Le autorità municipali risultano assenti e molti residenti sono fuggiti.<br /><br />Media haitiani riferiscono anche che le bande armate avrebbero preso di mira nelle ultime ore anche l’Ospedale Universitario di Mirebalais. Nella giornata di ieri, a migliaia sono scesi nelle strade della Capitale per manifestare contro il peggioramento della situazione e l'aumento degli attacchi da parte delle bande.<br /><br />Alle proteste hanno partecipato anche sfollati che vivono nei campi attigui a Port-au-Prince dopo aver dovuto abbandonare le loro case, insieme agli abitanti dei quartieri di Canapé-Vert , Turgeau, Carrefour-Feuilles, Pacot, Debussy, Delmas e zone vicine. La Polizia Nazionale di Haiti ha usato gas lacrimogeni per disperdere la folla quando è arrivata alla Ville d'Accueil, sede del Consiglio Presidenziale di Transizione e del governo.<br /><br />Solo lo scorso anno, stando ai dati diffusi dall’Onu, le violenze hanno causato ad Haiti almeno oltre 5600 morti , oltre 2mila feriti e circa 1500 sequestri di persone. L’Alto Commissario dell’Onu per i Diritti Umani, Volker Türk, solo poche ore dello scoppio delle violenze a Mirebalais aveva riferito che almeno 4.239 persone sono state assassinate e 1.356 ferite ad Haiti tra luglio e febbraio con armi arrivate illegalmente dall'estero, nonostante l’embargo imposto dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. <br />Thu, 03 Apr 2025 10:54:40 +0200ASIA/MYANMAR - L'Arcivescovo di Mandalay tra i senzatetto: "La tragedia non ha spento la speranza, risorgeremo con Cristo"https://www.fides.org/it/news/76209-ASIA_MYANMAR_L_Arcivescovo_di_Mandalay_tra_i_senzatetto_La_tragedia_non_ha_spento_la_speranza_risorgeremo_con_Cristohttps://www.fides.org/it/news/76209-ASIA_MYANMAR_L_Arcivescovo_di_Mandalay_tra_i_senzatetto_La_tragedia_non_ha_spento_la_speranza_risorgeremo_con_Cristodi Paolo Affatato<br /><br />Mandalay - "La sofferenza è sempre più grande, e noi speriamo sempre più in Dio. Oggi il nostro popolo nutre vive ancora di più la speranza nella misericordia di Dio, nella certezza del suo amore. C'è un messaggio di Dio che va oltre la nostra intelligenza e comprensione umana. La nostra unica strada è affidarci al suo amore misericordioso e riaffermare la nostra speranza nel piano salvifico di Dio", dice in un colloquio con l'Agenzia Fides, Marco Tin Win, Arcivescovo di Mandalay che include il territorio più colpito dal violento sisma del 28 marzo. In una situazione in cui l'elettricità e i collegamenti telefonici funzionano a singhiozzo - dati i danni alle infrastrutture - l'Arcivescovo traccia una panoramica della situazione locale e dello spirito che anima oggi i circa 20mila cattolici di Mandalay, tra i quali molti sono oggi sfollati. Lo stesso Arcivescovo, con i preti della curia, condivide la sorte dei senzatetto perchè , dato che la cattedrale e la casa vescovile presentano danni strutturali, per motivi sicurezza ha trascorso delle notti in strada, con la gente ancora scioccata e impaurita, vivendo i disagi dei profughi. <br /><br />Dopo il trauma e lo shock delle prime ore, la risposta di carità è stata immediata: "Appena il terremoto ha colpito - racconta - i preti e i religiosi hanno avvisato e salvato tutte le persone nelle chiese, nei conventi, nel Seminario. Ci siamo assicurati che nessuno fosse ferito. Abbiamo incoraggiato e consolato i bambini spaventati e alcuni abbandonati lungo le strade. Molti vengono a rifugiarsi nei complessi delle chiese, laddove sono ancora agibili. Con le nostre scarse risorse condividiamo con loro acqua, cibo e riparo, nell'attesa che gli aiuti esterni ci raggiungano".<br />Nel descrivere la situazione, l'Arcivescovo Tin Win rileva che l'epicentro del sisma, tra le città di Mandalay e Sagaing, si trova nell'arcidiocesi di Mandalay e diverse municipalità sono fortemente colpite. "I primi resoconti suggeriscono che oltre mille persone qui, solo nel nostro territorio di Mandalay, hanno perso la vita, oltre 2.200 sono rimaste ferite e 200 risultano disperse ". La mobilitazione umanitaria sta cercando di venire incontro alle le necessità più urgenti per i senzatetto, ovvero "acqua potabile, cibo, rifugi temporanei, medicine, kit igienici", dice.<br />Anche la comunità cattolica è ferita, con alcune famiglie nel lutto e con i danni alle strutture di culto e pastorali: "La chiesa di Maria Ausiliatrice nella città di Sagaing, la chiesa di Nostra Signora di Lourdes nella città di Yamethin e la chiesa dei Santi Gioacchino e Anna nella municipalità di Sint Kaing sono crollate. Su quaranta chiese della diocesi, queste tre sono state le più colpite. Tra le altre, tutte hanno crepe, piccole o grandi. Circa 25 chiese non sono agibili per celebrare le liturgie in sicurezza. Inoltre anche il Seminario intermedio nella città di Mandalay è fortemente danneggiato e il Seminario minore a Pyin Oo Lwin presenta lesioni alla struttura dell'edificio". <br /><br />Tuttavia la tragedia non ha spento la fede, anzi, nota l'Arcivescovo, ha generato uno slancio di incessante preghiera, mentre tra la guerra, il terremoto, il lutto, "siamo all'apice del dolore". "Pur in questo terribile caos, nessuno si sente in balia degli eventi: soffriamo insieme, ci consoliamo a vicenda e preghiamo insieme", afferma. "Ho rivolto alla gente parole per incoraggiare: Non abbiate paura. Noi ci siamo. Il Signore ci dice: Io sarò con te", riferisce. "Il disastro - prosegue - unisce le persone senza alcuna discriminazione di etnia, fede, classe sociale. Vedo i cittadini sostenersi a vicenda ed esprimere sempre di più, solidarietà e carità tra loro. Tante persone di buona volontà si sono messe a servizio delle vittime, è un bel segno", osserva.<br />In questo momento, ci sono tante intenzioni di preghiera da condividere: "Preghiamo perché le anime dei defunti siano accolte dal Signore. Preghiamo per i feriti, per i più vulnerabili e quanti sono rimasti soli, perché siano consolati. Chiediamo a Dio la forza di essere strumenti di assistenza spirituale e umanitaria, di essere strumenti del suo amore per ogni persona. E chiediamo la pace per il nostro amato paese ferito dalla guerra e dal sisma".<br />"Siamo confortati - conclude - nel vedere che tutta la Chiesa ci è vicina, a livello nazionale e universale. Anche Papa Francesco sta pregando per noi e ci dà grande consolazione e speranza. La Pasqua si avvicina: siamo nelle mani di Dio e risorgeremo con Cristo. Nell'anno del Giubileo, rinnoviamo la nostra speranza in Cristo. Ci affidiamo a Maria, Madre di Dio, che ci protegge dal male, da pericoli e dalla morte"<br />Thu, 03 Apr 2025 09:03:37 +0200VATICANO/UDIENZA GENERALE - Papa Francesco: "Dio non può passare senza cercare chi è perduto"https://www.fides.org/it/news/76208-VATICANO_UDIENZA_GENERALE_Papa_Francesco_Dio_non_puo_passare_senza_cercare_chi_e_perdutohttps://www.fides.org/it/news/76208-VATICANO_UDIENZA_GENERALE_Papa_Francesco_Dio_non_puo_passare_senza_cercare_chi_e_perdutoCittà del Vaticano - "Dio non può passare senza cercare chi è perduto". Lo scrive Papa Francesco nel testo della catechesi preparato per l'Udienza generale di oggi e diffuso, come accade da oltre un mese, solo in forma scritta e in tarda mattinata. Il Pontefice, continuando il ciclo di catechesi dedicate alla vita di Gesù letta alla luce dei temi dell'Anno Santo che la Chiesa sta vivendo, si sofferma oggi sull'incontro che Cristo ebbe con Zaccheo, "un episodio che mi sta particolarmente a cuore, perché ha un posto speciale nel mio cammino spirituale", rivela nel testo il Vescovo di Roma. <br /><br />L'incontro avviene nella città di Gerico, "situata sotto il livello del mare" e per questo "considerata un’immagine degli inferi, dove Gesù vuole andare a cercare coloro che si sentono perduti. E in realtà il Signore Risorto continua a scendere negli inferi di oggi, nei luoghi di guerra, nel dolore degli innocenti, nel cuore delle madri che vedono morire i loro figli, nella fame dei poveri".<br /><br />Il ritratto che l'evangelista Luca fa di Zaccheo è impietoso: "non solo è un pubblicano, cioè uno che raccoglie le tasse dei propri concittadini per gli invasori romani, ma è addirittura il capo dei pubblicani, come a dire che il suo peccato è moltiplicato". Non solo. L'autore del testo sacro, sottolinea il Papa, fa notare "che Zaccheo è ricco, lasciando intendere che si è arricchito sulle spalle degli altri, abusando della sua posizione".<br /><br />Ma "quando viene a sapere che Gesù sta attraversando la città, Zaccheo sente il desiderio di vederlo". A lui, sottolinea il Pontefice, "basterebbe guardarlo da lontano" ma il suo desiderio deve fare i conti con la realtà: è basso e la folla gli impedisce di vedere Gesù. Allora, "come un bambino", sale su un albero "per guardare senza essere visto, nascondendosi dietro le fronde".<br /><br />"Ma con il Signore accade sempre l’inaspettato: Gesù, quando arriva lì vicino, alza lo sguardo. Zaccheo si sente scoperto e probabilmente si aspetta un rimprovero pubblico. La gente magari l’avrà sperato, ma resterà delusa: Gesù chiede a Zaccheo di scendere subito, quasi meravigliandosi di vederlo sull’albero, e gli dice: «Oggi devo fermarmi a casa tua!»". In questo passo l'evangelista, fa notare ancora il Papa, "mette in evidenza la gioia del cuore di Zaccheo", "la gioia di chi si sente perdonato. Lo sguardo di Gesù non è uno sguardo di rimprovero, ma di misericordia. È quella misericordia che a volte facciamo fatica ad accettare, soprattutto quando Dio perdona coloro che secondo noi non lo meritano. Mormoriamo perché vorremmo mettere dei limiti all’amore di Dio".<br /><br />E in casa Zaccheo, "dopo aver ascoltato le parole di perdono di Gesù, si alza in piedi, come se risorgesse dalla sua condizione di morte. per prendere un impegno: restituire il quadruplo di ciò che ha rubato. Non si tratta di un prezzo da pagare, perché il perdono di Dio è gratuito, ma si tratta del desiderio di imitare Colui dal quale si è sentito amato. Zaccheo si prende un impegno a cui non era tenuto, ma lo fa perché capisce che quello è il suo modo di amare. E lo fa mettendo insieme sia la legislazione romana relativa al furto, sia quella rabbinica circa la penitenza. Il suo proposito non è astratto, ma parte proprio dalla sua storia: ha guardato la sua vita e ha individuato il punto da cui iniziare il suo cambiamento", conclude il testo della catechesi pontificia. <br />Wed, 02 Apr 2025 12:40:10 +0200ASIA/TERRA SANTA - Gruppo ecumenico: “espellere i palestinesi dalla loro Patria è un sacrilegio”https://www.fides.org/it/news/76207-ASIA_TERRA_SANTA_Gruppo_ecumenico_espellere_i_palestinesi_dalla_loro_Patria_e_un_sacrilegiohttps://www.fides.org/it/news/76207-ASIA_TERRA_SANTA_Gruppo_ecumenico_espellere_i_palestinesi_dalla_loro_Patria_e_un_sacrilegioGerusalemme – Nella Terra Santa “le tenebre non prevarranno”. Termina con parole di speranza pasquale, citando il Vangelo secondo Giovanni, il breve documento appena diffuso dal Gruppo di riflessione ecumenica “A Jerusalem Voice for Justice”. Si tratta della speranza evangelica che abbraccia con realismo e senza censure le tribolazioni che in quella terra benedetta continuano a far soffrire gli innocenti.<br /><br />Il gruppo di riflessione, aggregatosi in maniera spontanea, si è costituito di recente davanti allo nuovo scatenarsi di violenza e terrore in Terra Santa, per condividere e offrire spunti di analisi e discernimento sui fatti e sui processi che toccano e tormentano la vita dei popoli nella terra di Gesù. Della rete fanno parte, tra gli altri, Il Patriarca emerito di Gerusalemme dei Latini Michel Sabbah, il Vescovo luterano Munib Younan, la coordinatrice del Centro ecumenico Sabeel, Sawsan Bitar, il teologo palestinese John Munayer, il padre gesuita David Neuhaus, padre Frans Bouwen dei Missionari d’Africa. <br /><br />“L'esercito israeliano” si legge nel testo diffuso da Jerusalem Voice of Justice “sta effettuando il più grande sfollamento di palestinesi dalla Cisgiordania dalle loro case dal 1967. Secondo l'OCHA , oltre 40.000 palestinesi sono già stati sfollati e attualmente vivono senza un riparo, senza servizi essenziali e senza assistenza sanitaria”.<br /><br />In questo contesto, i firmatari del documento richiamano la parabola evangelica del Buon Samaritano, lo straniero che soccorre e salva lo sconosciuto ridotto in fin di vita e abbandonato sul ciglio della strada in cui si è imbattuto lungo il cammino, dopo che altri gli erano passati accanto ignorandolo. “Il reverendo Martin Luther King” ricordano “ha proposto che lo abbiano superato perché avevano timore: cosa mi succederà se mi fermo? Il reverendo King ha scritto che invece il Buon Samaritano si è posto un’altra domanda: cosa gli succederà se lo supero? Solo il buon samaritano ha agito per salvare la vita dell'uomo ferito”.<br /><br />Gli autori del documento esprimono il timore “che l'annessione dei territori palestinesi da parte di Israele possa essere imminente. L'uso sempre più frequente dei nomi ‘Giudea e Samaria’ , lo sfruttamento della terminologia biblica per confondere le attuali realtà politiche, manifesta il desiderio di cancellare la Palestina e i palestinesi dalla mappa, sostenendo che non esistiamo”. <br />Il documento si rivolge da ultimo a “quegli ebrei e cristiani che sono stati indotti a credere che Dio voglia che Israele annetta la nostra patria:<br />Vogliamo affermare chiaramente che siete stati fuorviati. Tutti, palestinesi e israeliani, sono creati a immagine e somiglianza di Dio. Sono tutti uguali in dignità e diritti. Inoltre” aggiungono i firmatari del testo “il nostro Dio è un Dio d'amore che aborre la violenza e ama tutti i figli di Dio. I palestinesi sono il vostro ‘prossimo’. Il comandamento inviolabile nella parola di Dio che condividiamo è questo: “Ama il tuo prossimo come te stesso” . Espellere i palestinesi dalla loro patria non è solo un atto di violenza, è un sacrilegio”. Wed, 02 Apr 2025 12:24:59 +0200AFRICA/SENEGAL - Nomina del Vescovo di Saint-Louis du Sénégalhttps://www.fides.org/it/news/76206-AFRICA_SENEGAL_Nomina_del_Vescovo_di_Saint_Louis_du_Senegalhttps://www.fides.org/it/news/76206-AFRICA_SENEGAL_Nomina_del_Vescovo_di_Saint_Louis_du_SenegalCittà del Vaticano - Il Santo Padre ha nominato Vescovo della Diocesi di Saint-Louis du Sénégal, il Rev.do Sac. Augustin Simmel Ndiaye, del clero di Dakar, finora Rettore dell’Università Cattolica dell’Africa dell’Ovest a Ouagadougou, in Burkina Faso. S.E. Mons. Augustin Simmel Ndiaye è nato il 2 gennaio 1959 a Fadiouth. Ha studiato Filosofia e Teologia nel Seminario Maggiore Interdiocesano François Libermann di Sébikhotane, Dakar. È stato ordinato sacerdote il 9 aprile 1983. Ha ricoperto i seguenti incarichi e svolto ulteriori studi: Vicario della Cattedrale di Notre Dame des Victoires di Dakar ; Dottorato in Diritto Canonico presso la Pontificia Università Urbaniana di Roma ; Vicario della Sainte Thérèse di Grand-Dakar ; Professore di Diritto Canonico, Metodologia e Introduzione alla Pratica liturgica sacramentale nel Seminario Maggiore Interdiocesano François Libermann di Sébikhotane ; Presidente dell’Unione del Clero Senegalese ; Rettore e Professore di Diritto Canonico presso il Seminario Maggiore Interdiocesano François Libermann di Sébikhotane; Presidente del Tribunale Interdiocesano di Thiès; Membro del Consiglio per gli Affari Economici dell’Arcidiocesi Metropolitana di Dakar; Parroco della Cattedrale di Notre Dame des Victoires di Dakar ; Fidei donum nella Diocesi di Angers ; Stage presso il Tribunale Ecclesiasitco di Angers ; Parroco della Sainte Marthe di Mbour . Dal 2020 è Rettore dell’Università Cattolica dell’Africa dell’Ovest a Ouagadougou, in Burkina Faso. <br /> Wed, 02 Apr 2025 12:11:04 +0200ASIA/THAILANDIA - Intervento immediato dei Missionari Camilliani in risposta alle popolazioni colpite dal terremoto in Myanmarhttps://www.fides.org/it/news/76205-ASIA_THAILANDIA_Intervento_immediato_dei_Missionari_Camilliani_in_risposta_alle_popolazioni_colpite_dal_terremoto_in_Myanmarhttps://www.fides.org/it/news/76205-ASIA_THAILANDIA_Intervento_immediato_dei_Missionari_Camilliani_in_risposta_alle_popolazioni_colpite_dal_terremoto_in_MyanmarBangkok – “Al momento l'ostacolo maggiore è raggiungere le zone colpite. Inoltre, secondo i protocolli governativi, i volontari e le organizzazioni straniere non hanno ancora ricevuto il segnale di via libera per entrare nel Paese. Tuttavia, la Chiesa cattolica sta facilitando la questione in modo che gli aiuti arrivino facilmente e siano agevolati.” Lo ha riferito p. Rocco Sriprasert, missionario Camilliano , direttore del Camillian Disaster Service International Thailandia e Caritas Thailandia, che ha preso parte ad un incontro organizzato da Caritas Asia nel quale è stata presentata una valutazione della situazione dal campo, in collaborazione con la Chiesa del Myanmar e Caritas Myanmar . “I sopravvissuti hanno bisogno di ripari temporanei, cibo in scatola, acqua e medicinali. La situazione politica, inoltre, mette in difficoltà le organizzazioni umanitarie che devono accelerare la loro risposta” rimarca il KMSS che, attraverso p. Sriprasert, sarà il collegamento di CADIS con il territorio per iniziare a pianificare l'intervento iniziale. <br /><br />Durante un incontro online convocato da CADIS ieri 1 aprile, i suoi membri provenienti da Thailandia, India e partner - St John's Medical College e Missione Calcutta - hanno discusso del possibile intervento, della creazione di contatti locali e di una campagna di raccolta fondi. È stata anche discussa la possibilità di creare una rete con il governo del Myanmar per mobilitare squadre per la risposta ai disastri e collaborare con squadre mediche e infermieristiche per fornire specifiche necessità mediche. Secondo quanto pervenuto all’Agenzia Fides, insieme stanno preparando una squadra di pronto intervento per assistere i sopravvissuti al più devastante terremoto di magnitudo 7,7 che ha colpito il Myanmar il 28 marzo 2025, con epicentro a Sagaing, provocando una faglia di oltre 200 km . Ad oggi, il numero di vittime ha superato le 2.700 unità e si prevede che il bilancio aumenti nelle prossime ore, secondo quanto dichiarato dal capo dell'esercito del Myanmar, Min Aung Hlaing. I sopravvissuti traumatizzati hanno dormito nelle strade vicino all'epicentro nelle città distrutte di Mandalay e Sagaing, mentre il fetore dei corpi sepolti sotto le macerie riempiva l'area. Mancano cibo, medicine e acqua e la stagione dei monsoni potrebbe arrivare a maggio. <br /><br />Si attendono ulteriori informazioni entro questa settimana, poiché il team KMSS è già nell'epicentro e nelle sue vicinanze: Mandalay, Sagaing, Naypyidaw, Shan meridionale e Bago.<br /><br /> <br />Wed, 02 Apr 2025 11:36:07 +0200ASIA/MYANMAR - Il sisma interrompe l'isolamento internazionale della giunta militare al poterehttps://www.fides.org/it/news/76204-ASIA_MYANMAR_Il_sisma_interrompe_l_isolamento_internazionale_della_giunta_militare_al_poterehttps://www.fides.org/it/news/76204-ASIA_MYANMAR_Il_sisma_interrompe_l_isolamento_internazionale_della_giunta_militare_al_potereNaypyidaw - Il terremoto del Myanmar ha avuto l'effetto di rompere l'isolamento politico internazionale che si era creato attorno alla giunta militare al governo nel paese dopo il colpo di stato del 2021 e di dare nuova forza alla posizione del generale al potere, Min Aung Hlaing, aprendo canali diplomatici chiusi da quattro anni. Interagendo pubblicamente e direttamente con paesi come India, Cina e Russia, con altre nazioni asiatiche e non, e con le organizzazioni internazionali - per organizzare la risposta umanitaria alla crisi - il generale si presenta si accredita come principale autorità pubblica del Myanmar.<br />La scorsa settimana il generale Min Aung Hlaing ha parlato con il presidente cinese Xi Jinping, con il primo ministro indiano Narendra Modi e con il primo ministro malese Anwar Ibrahim, e questi colloqui hanno prodotto un flusso di aiuti internazionali. E' in via di organizzazione anche un incontro tra paesi dell'ASEAN da cui il Myanmar era stato finora escluso, e che ora invece vedrà quasi sicuramente tornare al tavolo i rappresentanti birmani per poter organizzare un un sostegno umanitario regionale.<br />Il terremoto è arrivato solo poche settimane dopo che la giunta aveva annunciato il piano di tenere elezioni generali alla fine del 2025, programma che era ritenuto poco credibile e irrealizzabile dato che il 50% del territorio nazionale è sotto controllo dell'alleanza militare che combatte per la resistenza. Tuttavia ora il tragico evento del sisma ha aperto una nuova finestra per far interagire la leadership birmana con le potenze regionali.<br />Secondo gli analisti, la giunta militare potrà trarre vantaggio dalla crisi anche negando l'assistenza alle città, villaggi, popolazioni ritenute vicine ai gruppi di opposizione. L'organizzazione giovanile della resistenza "Octopus" rimarca con disappunto in una nota che "nei giorni successivi al terremoto l'esercito ha compiuto diversi raid aerei su alcune città e villaggi". "I giovani del Myanmar sono impazienti di fornire il loro aiuto in questo momento di calamità naturali. Tuttavia, a causa del provvedimento di arruolamento forzato emanato dalla giunta lo scorso anno, molti sono stati costretti a fuggire nelle regioni di confine o nei paesi stranieri". "Siamo grati per l'aiuto umanitario che sta giungendo alle vittime del terremoto. Tuttavia, poiché gli aiuti sono gestiti dalla giunta militare, siamo profondamente preoccupati che gli aiuti non raggiungano effettivamente le persone che sono veramente in difficoltà".<br />Mentre le scosse di assestamento continuano a colpire il Myanmar, l'Alto Commissariato Onu per i Rifugiati ha inviato aiuti di emergenza a circa 25.000 sopravvissuti nelle aree di Mandalay e Naypyidaw, valutando i bisogni critici nelle regioni di Mandalay, Magway e Sagaing. Le aree colpite dal terremoto ospitano il 45% dei 3,8 milioni di sfollati interni che erano già presenti in Myanmar a causa del conflitto civile. L'Unhcr continua a chiedere "un accesso umanitario senza ostacoli per aiutare le comunità che hanno urgente bisogno di assistenza". Per espletare l'opera di aiuto si rimarca la necessità di un cessate il fuoco immediato nel conflitto civile, richiesta avanzata anche dalla Chiesa cattolica birmana .<br /> Wed, 02 Apr 2025 11:27:36 +0200AFRICA/RWANDA - I Vescovi di Rwanda e Burundi uniti nel chiedere la pace nella regionehttps://www.fides.org/it/news/76203-AFRICA_RWANDA_I_Vescovi_di_Rwanda_e_Burundi_uniti_nel_chiedere_la_pace_nella_regionehttps://www.fides.org/it/news/76203-AFRICA_RWANDA_I_Vescovi_di_Rwanda_e_Burundi_uniti_nel_chiedere_la_pace_nella_regioneKigali – “La chiusura delle frontiere ostacola la crescita economica, la coesione sociale e lo scambio culturale” affermano i Vescovi di Rwanda e Burundi al termine della a assemblea plenaria ordinaria dell’Association des Conférences des Ordinaires du Rwanda et du Burundi , tenutasi dal 30 marzo al 1° aprile, presso il Centro Saint Joseph a Kibungo, Rwanda.<br />Il governo di Bujumbura ha chiuso il confine terrestre con il Rwanda, accusandola il di offrire supporto ai ribelli del Burundi con base nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo. Accuse respinte dal governo di Kigali.<br />Il Burundi inoltre ritiene che il Ruanda ospiti gli autori del fallito colpo di Stato del 2015 e vuole che vengano consegnati alla propria giustizia. Ma il Ruanda afferma che, come da diritto internazionale, non può rimandare coloro che richiedono asilo politico.<br />"Imploriamo i nostri capi di agire con saggezza e compassione per ripristinare la normalità e promuovere l'unità tra le nostre nazioni" invocano i Vescovi dei due Paesi nella dichiarazione letta in conferenza stampa.<br />La crisi tra Rwanda e Burundi è legata a quella che sta vivendo l’est della Repubblica Democratica del Congo, dove ampie aree delle provincie del Nord e Sud Kivu sono finite sotto il controllo dell’M23, movimento di guerriglia appoggiato dal Rwanda. Il Burundi che aveva dispiegato propri reparti militari nel Sud Kivu li ha ritirati poco prima della presa del capoluogo della provincia, Bukavu, da parte dell’M23 e delle truppe ruandesi. Il governo di Bujumbura teme ora possibili incursioni dell’M23 e dei ruandesi sul proprio territorio, con l’allargamento del conflitto congolese a tutta la regione dei Grandi Laghi. Per questo i Vescovi dell’ACOREB supportano il messaggio dell'Associazione delle Conferenze Episcopali dell'Africa Centrale , che chiede negoziati per risolvere i conflitti pacificamente.<br />“Dal 24 al 26 febbraio 2025, l'Associazione delle Conferenze episcopali dell'Africa centrale ha tenuto a Dar-es-Salaam un incontro per la ricerca della pace nella regione dei Grandi Laghi, in particolare nell'est della Repubblica Democratica del Congo” ricordano i Vescovi di Burundi e Rwanda. “I membri dell’ACOREB accolgono con favore e sostengono il messaggio dell'ACEAC, che esorta tutte le parti coinvolte in questa guerra mortale a tornare al tavolo dei negoziati per risolvere i loro conflitti con mezzi pacifici, attraverso un dialogo sincero e inclusivo”. “La Conferenza episcopale del Burundi e quella del Rwanda hanno tradotto questo messaggio nella lingua locale e lo hanno diffuso in tutte le parrocchie per sensibilizzare i fedeli a pregare per la pace nella nostra subregione e ad essere testimoni di fraternità” sottolineano. “In un mondo in cui molte persone seminano discordia e costruiscono muri di divisione per i propri interessi egoistici e per la propria avidità, i Vescovi esortano i fedeli cattolici a investire nella costruzione di ponti, testimoniando la comunione, la fratellanza universale e la verità”. <br />Wed, 02 Apr 2025 11:09:30 +0200AFRICA/MALAWI - Rinuncia e nomina del Vescovo di Mzuzuhttps://www.fides.org/it/news/76202-AFRICA_MALAWI_Rinuncia_e_nomina_del_Vescovo_di_Mzuzuhttps://www.fides.org/it/news/76202-AFRICA_MALAWI_Rinuncia_e_nomina_del_Vescovo_di_MzuzuCittà del Vaticano - Il Santo Padre ha accolto la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Mzuzu presentata da S. E. Mons. John Alphonsus Ryan, S.P.S., e ha nominato Vescovo di Mzuzu S.E. Mons. Yohane Suzgo Nyirenda, finora Ausiliare della medesima Sede e Vescovo titolare di Catro .<br /> Tue, 01 Apr 2025 12:00:58 +0200AFRICA/CAMERUN - I Vescovi propongono un codice elettorale in vista del voto presidenzialehttps://www.fides.org/it/news/76201-AFRICA_CAMERUN_I_Vescovi_propongono_un_codice_elettorale_in_vista_del_voto_presidenzialehttps://www.fides.org/it/news/76201-AFRICA_CAMERUN_I_Vescovi_propongono_un_codice_elettorale_in_vista_del_voto_presidenzialeYaoundé – “Integrità, umiltà, modestia e leadership morale”. Sono queste le qualità che deve avere il candidato ideale alle prossime elezioni presidenziali di ottobre, tracciato dai Vescovi del Camerun.<br />Nella lettera pastorale letta in una conferenza stampa da Mons. Paul Nyaga, Segretario Generale della Conferenza Episcopale del Camerun, si sottolinea inoltre che il futuro Capo dello Stato “non deve utilizzare il suo potere per arricchirsi o sottomettere la popolazione” e “deve essere capace di solcare l’intero Paese, visitando ogni regione almeno una volta durante il suo mandato”. In questo modo sarà capace di “comprendere i bisogni e i desideri dei camerunesi”.<br />Nel loro messaggio i Vescovi ricordano che sebbene “il processo elettorale in Camerun è regolato dalla Costituzione e dal Codice elettorale del 2012, i partiti di opposizione e la società civile nel nostro Paese continuano a criticare il processo elettorale per la sua mancanza di trasparenza, giustizia ed equità”. “Noi stessi da tempo sottolineiamo le necessità di una riforma del sistema elettorale e di quello del finanziamento delle campagne elettorali”.<br />I Vescovi inoltre mettono in evidenza le problematiche già riscontrate nelle precedenti elezioni: “violenze durante le campagne elettorali; candidati non ben accetti in alcune circoscrizioni; registri elettorali manomessi; compravendita di voti”.<br />Per porre fine a questo stato di cose, i Vescovi propongono “un codice di condotta elettorale” definito come “una serie di regole, di comportamenti mirati a contribuire alla creazione di condizioni favorevoli all’organizzazione di elezioni giuste, libere, credibili e trasparenti”. A inizio anno la Conferenza Episcopale camerunese aveva lanciato l’allarme sulla pressione fiscale eccessiva che ha un forte impatto sui cittadini senza che questi ultimi ricevano in cambio dallo Stato servizio essenziali decenti come strade o la sanità .<br />Il Camerun è governato dal 1982 dal Presidente Paul Biya che, nato nel 1933, è il decano dei Capi di Stato africani. Biya, il cui stato di salute aveva destato qualche apprensione tra settembre e ottobre , non ha ancora reso noto se si ricandida al prossimo scrutinio. <br />Tue, 01 Apr 2025 11:43:24 +0200ASIA/CINA -Le comunità cattoliche cinesi partecipano a pellegrinaggi giubilari e ritiri quaresimali per chiedere il dono della comunionehttps://www.fides.org/it/news/76200-ASIA_CINA_Le_comunita_cattoliche_cinesi_partecipano_a_pellegrinaggi_giubilari_e_ritiri_quaresimali_per_chiedere_il_dono_della_comunionehttps://www.fides.org/it/news/76200-ASIA_CINA_Le_comunita_cattoliche_cinesi_partecipano_a_pellegrinaggi_giubilari_e_ritiri_quaresimali_per_chiedere_il_dono_della_comunione Pechino – Pellegrinaggi, ritiri spirituali, preghiere per chiedere il dono della comunione e della riconciliazione: cosi molte comunità cattoliche della Cina continentale hanno vissuto i passi recenti del cammino quaresimale, scanditi dalle celebrazioni liturgiche della Quarta Domenica di Quaresima, la “Domenica Laetare”. <br /><br />Dal 24 al 28 marzo sacerdoti e suore della diocesi di Hankou/Wuhan hanno partecipato a un ritiro spirituale incentrato sulla spiritualità di comunione. Al ritiro ha preso arte anche il Vescovo della diocesi, Francesco Cui Qingqi. Nelle riflessioni condivise con i presenti, don Duan Yongkun, Vicario della diocesi di Bamen, ha presentato la Parola di Dio, il Magistero della Chiesa e la vita sacramentale e pastorale come i tre “pilastri” della comunione ecclesiale. Francesco Cui ha affermato che la spiritualità è la parte più importante della formazione diocesana sia per clero che i laici, e tanto il tema di comunione. Mentre il Vescovo Cui ha richiamato la speciale responsabilità di suore e sacerdoti nell’opera di annunciare il Vangelo<br /><br />A Shanghai, sacerdoti e suore, insieme al Vescovo Giuseppe Shen Bin, hanno visitato come “Pellegrini della speranza” le chiese giubilari della diocesi. Il Vescovo Shen Bin ha esortato tutti e tutte a “prestare maggiore attenzione alla crescita della vita spirituale e dello zelo per l’annuncio del Vangelo, abbracciando i compiti “affidati a ciascuno dal Signore”.<br /><br />150 cattolici della diocesi di Hangzhou hanno partecipato a un ritiro incentrato sul tema del Giubileo. Don Li Rongpin, della Fondazione caritativa Jinde, ha ripercorso la storia del Giubileo, proponendo una lettura in chiave missionaria della Bolla papale di indizione dell’attuale Giubileo "Spes non confundit".<br /><br />Antonio Yao Shun, vescovo della diocesi di Jining, nella Mongolia Interna, ha presieduto il rito spirituale dei sacerdoti della diocesi di Xiamen dal 24 al 28 marzo. Durante cinque giorni di meditazione, tutti i sacerdoti hanno pregato per chiedere chiedere che Gesù custodisca e ravvivi la loro vocazione sacerdotale. <br />Anche nella diocesi di Wenzhou, di Xuzhou e nelle comunità della provincia di Jiangxi si sono tenuti diversi ritiri spirituali nella quarta domenica di Quaresima. <br /> <br />Tue, 01 Apr 2025 11:18:05 +0200ASIA/MYANMAR - Un Domenicano: ora è il tempo della compassione, anche verso i nemicihttps://www.fides.org/it/news/76199-ASIA_MYANMAR_Un_Domenicano_ora_e_il_tempo_della_compassione_anche_verso_i_nemicihttps://www.fides.org/it/news/76199-ASIA_MYANMAR_Un_Domenicano_ora_e_il_tempo_della_compassione_anche_verso_i_nemiciMandalay - "Condividiamo le sofferenze e il dolore di tante persone e famiglie colpite, in questo periodo difficile e devastante. Il Signore guidi quanti ora lavorano ancora per le persone ferite. Ora è il momento della compassione verso il popolo del Myanmar. Chiediamo a tutti di pregare e aiutare il Myanmar", dice all'Agenzia Fides Paul Win Aung Myint, OP domenicano birmano di Myitkyina, che ha studiato e ha vissuto per anni nella diocesi di Mandalay. <br />"Il terremoto ha sconvolto Myanmar, soprattutto le aree di Mandalay e Sagaing, colpendo un Paese tormentato da guerra, violenza, inondazioni. E' un colpo atroce. Crediamo che il numero delle vittime aumenterà ancora. E, in molte aree dove non c'è il governo civile, la situazione è ancora più critica", dice<br />Il religioso racconta la devastazione delle città di Mandalay e di Sagaing, "le due città più danneggiate, con il più alto numero di vittime". "Gli aiuti sono ancora in corso, la gente fa del suo meglio", riferisce. "Sagaing - riprende - è distrutta all'80%. La gente ha bisogno di acqua, cibo, medicinali. I volontari locali sono impegnati a far evacuare le persone o raggiungere persone ancora sotto le macerie, per cercare di salvare vite. Solo a Sagaing i morti sono già oltre 200 e migliaia i feriti. Molte chiese nelle due città sono danneggiate. La chiesa cattolica di Maria aiuto dei cristiani a Sagaing ha subito crolli notevoli ma fortunatamente non durante il culto". <br />Anche la chiesa di San Vincenzo de Paoli, il convento delle Suore di San Giuseppe dell'Apparizione e il centro pastorale dei Padri Domenicani nel municipio di Sintgain, nella diocesi di Mandalay, sono danneggiati. I religiosi Domenicani sono ancora sotto shock e, a causa delle scosse di assestamento, devono ancora restare all'aperto per sicurezza. <br />Padre Paul apprezza la mobilitazione internazionale: "Stanno arrivando soccorritori e aiuti da tanti Paesi del mondo. Vediamo che si è messa in moto una solidarietà internazionale, anche la Caritas ha attivato le donazioni. Vogliamo ringraziare tutti i Paesi, le comunità, le organizzazioni e tutte le persone che stanno prestando attenzione e aiutando: le persone sofferenti in Myanmar esprimono profonda gratitudine. Preghiamo e affidiamo a Dio anche tutti i volontari che stanno offrendo soccorso con umanità e coraggio, perchè possano svolgere il loro lavoro e restino sani e salvi". <br />Padre Paul conclude con una riflessione di natura spirituale sulla solidarietà che si riscontra in queste ore in Myanmar, dove "si può riconoscere un germoglio di bene nella straziante situazione sul terreno": "Se bisogna salvare una vita, durante una emergenza, allora conta solo quella vita umana e nient'altro. Non esiste più un nemico. Sebbene le catastrofi naturali portino dolore e morte, in questi frangenti vediamo che l'odio, l'ostilità, lo sfruttamento dell'altro passano in secondo piano. Ora c'è da salvare vite umane. Lo vediamo tra i volontari che si sono offerti nei soccorsi. Non ci sono fazioni nè nemici, non si fa politica, nè guerra".<br /> Tue, 01 Apr 2025 11:17:31 +0200OCEANIA/PAPUA NUOVA GUINEA - Il catechista martire Pietro To Rot sarà il primo Santo della Papua Nuova Guineahttps://www.fides.org/it/news/76198-OCEANIA_PAPUA_NUOVA_GUINEA_Il_catechista_martire_Pietro_To_Rot_sara_il_primo_Santo_della_Papua_Nuova_Guineahttps://www.fides.org/it/news/76198-OCEANIA_PAPUA_NUOVA_GUINEA_Il_catechista_martire_Pietro_To_Rot_sara_il_primo_Santo_della_Papua_Nuova_GuineaCittà del Vaticano – Papa Francesco ha approvato i voti favorevoli della Sessione Ordinaria dei Padri Cardinali e Vescovi membri del Dicastero per la canonizzazione del catechista e martire Pietro To Rot, che sarà presto proclamato come primo Santo della Papua Nuova Guinea. La data sarà decisa durante il Concistoro che il Papa aveva annunciato un mese fa mentre era ricoverato al Policlinico Gemelli per una polmonite bilaterale. <br /><br />Sono state quindi esaudite le richieste e le preghiere della Chiesa di Papua Nuova Guinea, che pochi mesi fa, durante il Viaggio Apostolico di Papa Francesco in Asia e Oceania, chiese al Pontefice di intervenire nel processo di canonizzazione del catechista e martire .<br /><br />Nato a Rakunai nel 1912, Pietro apparteneva alla comunità dei Tolai, residente nella parte più orientale dell’isola. Non si conosce il giorno preciso della sua nascita e del suo battesimo perché la documentazione fu confiscata dalla polizia giapponese durante la Seconda guerra mondiale. Di certo sappiamo che crebbe in una famiglia numerosa e fu educato prevalentemente dal padre che era capo villaggio. Dopo aver ricevuto la prima comunione, presumibilmente tra il 1922 e il 1926, mosso da una profonda devozione per l’Eucaristia, prestò servizio come ministrante. <br /><br />Nel 1930 cominciò a frequentare il Saint Paul’s Catechist Tarining College in Taluligap e, tre anni dopo, tornò nel suo villaggio per compiere il ministero di catechista. Si dedicò anche alle opere di carità, pensando soprattutto ai poveri, ai malati e agli orfani. All’età di 23 anni sposò Paula La Varpit ed ebbe tre figli. <br /><br />Con lo scoppio del secondo conflitto mondiale, i giapponesi occuparono la Papua Nuova Guinea imprigionando tutti i missionari, senza però inizialmente impedire l’attività pastorale. Pietro To Rot fece tutto quanto gli era permesso per non abbandonare la Comunità cristiana, proseguendo le attività di catechesi e preparando le coppie al sacramento del matrimonio. <br /><br />Quando gli occupanti gli vietarono di continuare la sua opera, egli proseguì di nascosto con estrema prudenza per non mettere a rischio la vita dei fedeli, nella piena consapevolezza che questa scelta avrebbe potuto costargli la vita. <br /><br />Durante l’occupazione si oppose alla poligamia che i giapponesi avevano consentito per ingraziarsi le tribù locali, contestando anche suo fratello maggiore. Questi lo denunciò alla polizia e, per tali ragioni, nel 1945 venne arrestato e condannato a due mesi di prigionia. Mentre era in carcere ricevette solo le visite della madre e della moglie insieme ai figli. Trattato più severamente degli altri prigionieri, egli morì in prigione nel mese di luglio del 1945, ucciso per avvelenamento. <br /><br />Pietro To Rot fu beatificato da San Giovanni Paolo II il 17 gennaio 1995 a Port Moresby, capitale della Papua Nuova Guinea.<br /><br />Il 18 marzo 2024 i Vescovi di Papua Nuova Guinea e delle Isole Salomone hanno avanzato la richiesta di dispensare dal miracolo il percorso verso la canonizzazione di Pietro To Rot. Al contempo, pur constatando la segnalazione di molte prove, hanno ritenuto come sia molto difficile documentare il miracolo necessario sia per la scarsità di ospedali in grado di fornire la documentazione scientificamente necessaria per dimostrare una presunta guarigione miracolosa; sia per la cultura della popolazione locale, che è essenzialmente di tipo orale e presenta la difficoltà di documentare per iscritto gli eventuali miracoli avvenuti. <br /><br />Inoltre nello Stato si parlano ben 820 dialetti, per cui solo un esiguo numero di persone è in grado di scrivere in un inglese corretto e comprensibile. Per tali ragioni è stata accettata la richiesta e il Dicastero il 22 marzo 2024 è stato autorizzato a intraprendere l’iter speciale con dispensa dal miracolo per la canonizzazione di Pietro To Rot.<br /><br />Si tratta di una procedura mediante la quale il Papa, dopo le dovute verifiche, approva un culto esistente da tempo, senza attendere il riconoscimento di un miracolo. Si distingue dalle beatificazioni e canonizzazioni formali, per le quali la Chiesa prevede una regolare Inchiesta e il rispettivo miracolo. Inoltre, il Papa può sempre prendere decisioni particolari. Papa Francesco lo ha fatto nei confronti di Giovanni XXIII, che è diventato Santo per la sua fama di santità, diffusa da decenni in tutto il mondo, senza che gli venisse riconosciuto un secondo miracolo. Una procedura straordinaria è stata seguita anche da Benedetto XVI nei confronti di S. Giovanni Paolo II, la cui Causa di canonizzazione si aprì poche settimane dopo la morte, senza aspettare i cinque anni previsti.<br /><br />Per quanto riguarda To Rot, dopo la Beatificazione la fama di santità e di segni si è accresciuta notevolmente estendendosi a tutte le diocesi di Papua Nuova Guinea e anche alle vicine Isole Salomone e in Australia. Sono stati pubblicati centinaia di scritti su di lui per conto di Chiese, istituzioni e gruppi legati alla sua memoria.<br /><br />Molte sono pure le grazie attribuite alla sua intercessione, raccolte dopo la beatificazione, quando la sua figura divenne più conosciuta. La fama di santità e segni è ormai assai diffusa ed in continua crescita. <br />Mon, 31 Mar 2025 13:19:27 +0200ASIA/MYANMAR - Mancano medicine e rifugi: la comunità cattolica si mobilita per l'aiuto umanitario e chiede un urgente cessate il fuocohttps://www.fides.org/it/news/76197-ASIA_MYANMAR_Mancano_medicine_e_rifugi_la_comunita_cattolica_si_mobilita_per_l_aiuto_umanitario_e_chiede_un_urgente_cessate_il_fuocohttps://www.fides.org/it/news/76197-ASIA_MYANMAR_Mancano_medicine_e_rifugi_la_comunita_cattolica_si_mobilita_per_l_aiuto_umanitario_e_chiede_un_urgente_cessate_il_fuocoMandalay - "Mancano medicinali e rifugi di emergenza dato che molti sono i feriti e migliaia i senza tetto che sono in strada", riferisce una nota di Karuna Myanmar inviata all'Agenzia Fides. "Gruppi locali, volontari, organizzazioni della società civile sul campo sono impegnati per valutare l'intera entità dei danni e a cercare una prima risposta alle emergenze. La distruzione è diffusa e i civili sono gravemente colpiti. Il sisma ha causato interruzioni di corrente e interrotto le linee di comunicazione. Il Comitato nazionale per la gestione dei disastri naturali del Myanmar ha dichiarato lo stato di emergenza in molte regioni. Migliaia di persone a Mandalay rimangono in strada", rileva la nota di Karuna che, come Caritas Myanmar, organizzazione caritativa della Chiesa cattolica, ha attivato la sua rete nelle sedi diocesane per monitorare la situazione e organizzare una risposta umanitaria.<br />Sono diverse le strutture che hanno subito danni significativi come monasteri, moschee, pagode, seminari e chiese, scuole, ospedali, banche, hotel, aeroporti, edifici residenziali, ponti, autostrade. L'impatto più forte si nota nelle città come Yangon, Mandalay, Naypyidaw, Sagaing, Aungpan, Bago, Kalay, Magway, Kyaukse, Muse e Yinmapin, Taunggyie alcune aree dello stato Shan. <br />L'ufficio nazionale di Karuna e gli uffici diocesani hanno mobilitato i propri team di volontari per assistere la diocesi più colpita, quella di Mandalay, che ha attivato un coordinamento con le autorità locali, con altri leader religiosi e altri gruppi di beneficenza locali. "E' difficile fornire una quadro preciso con dati e le cifre nelle condizioni attuali, data l'assenza di telecomunicazioni e le limitazioni di accesso in varie aree. Le squadre di volontari di Karuna non possono ancora viaggiare nelle aree colpite, a causa delle interruzioni o a causa della mancanza di sicurezza", osserva Karuna di Mandalay. L'ufficio nazionale dei Karuna si sta invece coordinando con Caritas Internationalis, con UNHCR, OCHA e altre agenzie donatrici per cercare canali con cui far pervenire risorse e aiuti umanitari.<br />Nelle regioni di Mandalay, Magway, Sagaging, Bago e Shan il bilancio delle vittime del terremoto che il 28 marzo ha sconvolto il paese continua a crescere: oltre 2.000 le vittime accertate, 3400 feriti e oltre 300 dispersi, ma per le organizzazioni impegnate nell'assistenza umanitaria la cifra è destinata sicuramente a salire ancora . <br />La Giunta militare al potere in Myanmar ha dichiarato una settimana di lutto nazionale da oggi, 31 marzo, al 6 aprile. Mentre nel paese è in corso la guerra civile, la Chiesa cattolica nel paese rileva che "è urgente dichiarare un cessate il fuoco per permettere l'assistenza umanitaria", come afferma in un appello diramato dalla Conferenza Episcopale del Myanmar. <br />"Questo tragico evento ha ulteriormente esacerbato la profonda crisi umanitaria multidimensionale che sta già attanagliando il Myanmar, dove, secondo la stima delle Nazioni Unite, quasi 20 milioni di persone, tra cui 6,3 milioni di bambini, hanno un disperato bisogno di assistenza", hanno scritto i Vescovi birmani. <br />"La Chiesa cattolica afferma il suo incrollabile sostegno alle persone colpite e invia le condoglianze alle famiglie che hanno perso i loro cari. Preghiamo in particolare per coloro che sono morti nei luoghi di culto, nelle pagode e nelle moschee. Siamo profondamente toccati dai messaggi toccanti ricevuti da Papa Francesco, dal Cardinale Luis Antonio Tagle, Pro-Prefetto del Dicastero per l'Evangelizzazione, dal Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano, e dall'Incaricato d'Affari presso la Nunziatura, Mons. Andrea Ferrante", si legge nel testo.<br />Apprezzando la mobilitazione della comunità internazionale, si assicura che "la Chiesa cattolica si unirà al supporto per assistere la gente con cibo, medicine e rifugi". E si ribadisce: "Questa crisi umanitaria richiede un'urgente cessazione delle ostilità. Chiediamo urgentemente un cessate il fuoco immediato e completo da parte di tutte le parti coinvolte nel conflitto per garantire la consegna sicura e senza ostacoli di aiuti umanitari essenziali da parte dei donatori locali e internazionali". <br /> Mon, 31 Mar 2025 12:04:04 +0200