ASIA/MYANMAR - Vittoria elettorale della Lega nazionale per la Democrazia, che apre ai partiti etnici

lunedì, 16 novembre 2020 diritti umani   politica   minoranze etniche   società civile   pace  

Yangon (Agenzia Fides) – Dopo la vittoria elettorale in Myanmar, la Lega nazionale per la democrazia (Lnd), che ha guadagnato 396 seggi in Parlamento (sei in più’ del 2015) apre ai partiti etnici (ossia ai rappresentanti delle minoranze etniche non "bamar") per formare un nuovo governo di alleanza nazionale. Vincitrice della prima consultazione nel Myanmar che si sia svolta sotto un governo civile, la Lega incassa 258 scranni alla Camera bassa e 138 alla Camera alta e ha dunque ampiamente superato i 322 seggi necessari, nei due rami del Parlamento, per formare il nuovo governo. Ma la Lnd non intende governare da sola: non tutti i partiti etnici hanno ricevuto sufficienti voti per avere un seggio in Parlamento e, con un gesto di apertura democratica e di ricerca di un ampio consenso nella nazione, la Lega apre a tutte e 48 le organizzazioni politiche nei vari stati.
La Lega ha guadagnato un sostegno esteso alla leader Aung San Suu Kyi mentre il Partito per la solidarietà e lo sviluppo (Usdp), espressione dell’esercito birmano, può ora contare solo su 26 seggi alla Camera bassa e 7 alla Camera alta, per un totale di 36 seggi nei due rami del Parlamento (con una perdita di 8 scranni rispetto al 2015). L’Usdp aveva contestato i risultati preliminari chiedendo una Commissione di indagine sotto l’egida dell’esercito, ma per ora la richiesta non ha avuto seguito: sia per la debolezza del risultato finale, reso noto domenica 15 novembre, sia perché le organizzazioni di monitoraggio del voto non hanno ritenuto che vi fossero motivi validi per chiedere un annullamento della consultazione dell’8 novembre.
L’apertura al dialogo coi partiti etnici non prevede che vi sia un confronto con la comunità musulmana dei Rohingya, che non hanno rappresentanza politica né diritti di cittadinanza, ma spiana la strada a una fortificazione del processo di pace con le varie fazioni armate e alla scelta di fare dell’Unione repubblicana birmana (l’assetto statale attuale) una vera Federazione: si tratta di un passaggio-chiave per far sì che la guerra smetta di consumare vite umane. L’esercito birmano sembra comunque prepararsi al futuro governo della Lega, tanto che ha reso noto di appoggiare un nuovo riavvio del processo di pace ora in corso solo con dieci gruppi armati, includendo nel negoziato – come chiede la Lnd – anche i gruppi che che non hanno ancora siglato l’Accordo di cessate-il-fuoco, precondizione imposta dai militari.
Restano aperte molte delle sfide, eredità del periodo della dittatura militare: l’esercito birmano, grazie alla Costituzione del 2008 ha, infatti, garantito il 25% dei seggi in Parlamento e tre dicasteri (Interno, Difesa, Frontiere). I militari potranno dunque opporsi agli emendamenti voluti dalla Lega per cambiare la Carta fondamentale poiché, per riformarla, è necessario il 75% dei voti in Parlamento. Una alleanza Lega-partiti etnici potrebbe incidere positivamente anche sulla possibilità che si arrivi a un accordo sugli emendamenti costituzionali.
(MG-PA) (Agenzia Fides 16/11/2020)


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