ASIA/COREA DEL SUD - Legge sull'aborto, il presidente della Conferenza episcopale: "L'aborto è inaccettabile, sì all'obiezione di coscienza"

martedì, 20 ottobre 2020 diritti umani   dignità umana   vita umana   vescovi   chiese locali   politica   società civile  

Seoul (Agenzia Fides) - "L'aborto è inaccettabile. La Chiesa difenderà sempre la vita umana, dal concepimento fino alla fine naturale. Per questo auspichiamo che il governo coreano permetta l'obiezione di coscienza alla legge sull'aborto": è quanto ha ribadito il neoeletto presidente della Conferenza episcopale cattolica coreana (Cbck), il Vescovo Mathias Lee Yong-hoon, alla guida della diocesi di Suwon, appena eletto durante l'Assemblea generale autunnale del 12-15 ottobre. Come appreso da Fides, il Vescovo, che è stato presidente della Commissione di bioetica della Conferenza episcopale coreana, mentre in Parlamento è in corso il dibattito sulle modifiche alla legge sull'aborto, ha osservato: "Proteggere la dignità della vita umana è un valore che non può essere compromesso", riaffermando "il diritto inalienabile alla vita e alla dignità umana".
Proprio in virtù di questa convinzione, il Vescovo ha chiesto alle autorità civili la liceità dell'obiezione di coscienza: "L'obiezione di coscienza consente a medici e infermieri di rifiutarsi di eseguire gli aborti richiesti dai loro pazienti. Gli operatori sanitari non dovrebbero essere puniti solo perché si rifiutano di eseguire una procedura di aborto".
Recentemente, il governo ha confermato la revisione della legislazione sull'aborto, tramite un disegno di legge che modifica sia il "Criminal Act" che il "Mother and Child Health Act": la modifica depenalizza gli aborti condotti entro le prime 14 settimane di gravidanza. Anche gli aborti per le donne in stato di gravidanza tra le 15 e le 24 settimane saranno depenalizzati a "determinate condizioni", come circostanze mediche, economiche o sociali come per le vittime di stupro.
Il disegno di legge, presentato all'Assemblea nazionale il 7 ottobre, revoca il divieto totale di aborti imposto nel 1953. L'annuncio del progetto di legge - che per la prima volta permetterebbe l'interruzione volontaria di gravidanza nel paese, fatte salve le rare eccezioni previste nel 1973 - giunge dopo che la Corte costituzionale ha stabilito lo scorso anno che la criminalizzazione dell'aborto è una violazione della costituzione.
Le Chiese cristiane, molto diffuse in Corea, hanno avviato una campagna per opporsi alla modifica delle legge. Il nuovo presidente dei Vescovi cattolici ha aggiunto che "una Corea migliore si costruisce a partire dal rispetto per la vita e della cultura della vita". Song Young-chae, professore universitario cristiano ha detto: "La scelta pro-aborto va contro i miei valori religiosi, ma va anche contro i valori coreani, i nostri antenati e la società. I coreani dovrebbero sempre darà un valore supremo alla vita umana, anche se non è ancora venuta alla luce".
Secondo la legge vigente, una donna coreana può essere punita fino a un anno di reclusione o una multa fino a un massimo di 2 milioni di won coreani (circa 1.700 dollari USA) per aver abortito, mentre un medico o operatore sanitario che esegue la procedura può essere condannato a due anni di prigione.
Il governo ha presentato la modifica della legge a partire da alcuni dati illustrati dal Ministero della Salute: 30 donne coreane su 1.000 di età compresa tra i 15 e i 44 anni hanno avuto un aborto illegale nel 2005, posizionando la Corea del Sud tra i primi tre paesi per aborti pro-capite nel mondo, solo dietro Russia e Vietnam. Oggi, secondo i sondaggi d'opinione, il 75% dei sudcoreani è favorevole all'abbandono del divieto assoluto di aborto. La Corea del Sud ha un tasso di fertilità di 1,1 nascite per donna, ben al di sotto della media globale di 2,4, come rileva il Rapporto 2020 del Fondo Onu per la popolazione.
(SD-PA) (Agenzia Fides 20/10/2020)


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