ASIA/INDIA - Giustizia per i fuoricasta: cristiani e musulmani in marcia

martedì, 12 marzo 2019 discriminazione   minoranze religiose   cristianesimo   induismo   islam   società civile   diritti umani  

New Delhi (Agenzia Fides) - Migliaia di cristiani e musulmani si sono radunati per la grande manifestazione di protesta nazionale indetta per oggi, 12 marzo, a New Delhi, per chiedere la fine della discriminazione e legittimi diritti per dalit e fuoricasta. Come riferito all'Agenzia Fides da Mary John, presidente del Consiglio nazionale dei dalit cristiani (NCDC), organizzatore dell'evento, "E 'giunto il momento che lo status di 'Caste riconosciute' (Scheduled Castes) sia concesso ai dalit cristiani e musulmani". Al corteo hanno preso parte leader politici, membri del Parlamento, Vescovi e leader ecclesiali, leader dei Dalit non solo cristiani e musulmani, avvocati attivisti per i diritti umani.
A. C. Michael, attivista per i diritti umani e leader laico cattolico, definisce "una assurdità che ad alcuni gruppi di cittadini indiani, tra i più svantaggiati, venga negato il diritto di accedere a posti riservati in istituti scolastici o sui luoghi di lavoro, o l'accesso ad altri benefici, stabiliti per legge, solo perché praticano la fede cristiana e l'islam".
Nel 1935 gli inglesi, che allora governavano l'India, al fine di contribuire a sanare la antica discriminazione sociale, un problema sistemico in India, concessero privilegi speciali ai cittadini che facevano parte delle caste più basse o ai fuoricasta (i dalit). Tali benefici non dipendevano dalla religione professata e quindi includevano persone che seguivano varie religioni (indù, musulmani, cristiani, buddisti, sikh).
Tuttavia, nel 1950, un Ordine presidenziale ha rivisto quei diritti e ha conferito lo status di "Caste riconosciute" (Scheduled Castes) solo ai dalit di religione indù, affermando che nessuna persona che professi una religione diversa dall'induismo sarebbe stata considerata "membro di una casta riconosciuta". Quell'ordine venne in seguito modificato due volte (nel 1956 e nel 1990) includendo dalit sikh e buddisti, tagliando fuori cristiani e musulmani.
"Da tempo chiediamo di rivedere questa norma discriminante. Una petizione civile è stata depositata presso la Corte Suprema dell'India, contestando la validità costituzionale del paragrafo 3 dell'Ordine Costituzione del 1950 ed è ancora pendente, in attesa di risposta adeguata da parte del governo del'Unione" rileva a Fides Mary John.
La Commissione nazionale per le minoranze religiose e linguistiche, organismo governativo, ha condotto uno studio, su base nazionale, sull'arretratezza socio-economica ed educativa delle comunità cristiane e musulmane in India, confermando in un rapporto l'arretratezza economica, sociale e culturale di cristiani e musulmani appartenenti alle caste più basse. La Commissione ha raccomandato di estendere loro lo status di "Caste riconosciute", per permettergli di accedere a diritti e benefici che contribuiscano al loro sviluppo e promozione sociale. Nonostante queste raccomandazioni, non vi è stata finora alcuna azione positiva da parte del governo per affrontare la questione, che è stata segnalata più volte anche dalla Conferenza episcopale cattolica indiana (CBCI), da Consiglio nazionale delle Chiese in India (NCCI), che riunisce le Chiese cristiane protestanti, e da altre organizzazioni della società civile.
"In tale contesto, e alla luce delle prossime elezioni generali del 2019, abbiamo organizzato questa manifestazione pubblica, chiedendo al governo dell'Unione un intervento in merito", rileva Mary John.
Secondo stime ufficiali, i "dalit" (o fuoricasta) in India sono oltre 300 milioni (circa il 25% degli 1,3 miliardi di persone in India). Sono socialmente, economicamente culturalmente, politicamente arretrati ed emarginati. Molti cristiani e musulmani in India sono nati in comunità di "dalit" e continuano a sperimentare l'esclusione e lo stigma dell'intoccabilità. (SD) (Agenzia Fides 12/3/2019)


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