AMERICA/BOLIVIA - “Un grave danno alla democrazia” la possibilità di ricandidarsi dopo il no del referendum

giovedì, 5 ottobre 2017 conferenze episcopali   politica   democrazia  
“Un grave danno alla democrazia” la possibilità di ricandidarsi dopo il no del referendum

“Un grave danno alla democrazia” la possibilità di ricandidarsi dopo il no del referendum

La Paz (Agenzia Fides) – “Un grave danno alla democrazia” è stata definita dalla Conferenza Episcopale Boliviana (CEB), la decisione della Corte Costituzionale Plurinazionale di accettare la richiesta del partito di governo Movimiento Al Socialismo (MAS) di consentire la possibilità di ricandidarsi alla Presidenza della repubblica in modo indefinito. "Questo antecedente può minare la credibilità e la legittimità delle autorità e delle istituzioni chiamate a preservare la salute democratica del nostro paese e potrebbe metterci in una situazione di violazione dell'ordine costituzionale con delle conseguenze imprevedibili" si legge nel documento pubblicato il 2 ottobre, che è stato presentato in una conferenza stampa da padre José Fuentes, vice segretario generale della CEB.
"Questo fatto costituisce un grave danno alla democrazia e misconosce la volontà popolare espressa nel referendum del 21 febbraio 2016" aggiunge il testo. In quella occasione, la maggioranza dei Boliviani ha respinto la modifica della Costituzione Politica dello Stato per consentire al presidente Evo Morales di ricandidarsi nelle elezioni del 2019 (vedi Fides 22/12/2016). I Vescovi si uniscono "alle tante voci della società" che respingono l'intenzione di candidarsi ancora una volta del presidente Evo Morales e del vicepresidente Alvaro García Linera.
Il referendum sulla riforma dell'articolo 168 della Costituzione dello Stato Plurinazionale della Bolivia (vedi Fides 17/02/2016), che tratta del periodo del mandato presidenziale e vice-presidenziale (cinque anni) e della possibilità di rielezione (una sola volta, in seguito a un mandato precedente), ha avuto come risultato la vittoria dei “no” con il 56% dei voti.
"Se vengono attuati i presunti diritti politici illimitati degli attuali governanti, dove sono i diritti di milioni di boliviani che hanno rifiutato questa opzione nel referendum? Dove sono le norme e la giurisprudenza nazionali e internazionali che hanno rispettato in ogni momento le regole della democrazia in vigore in uno stato?" si legge ancora nella dichiarazione della CEB.
Il partito di governo Movimiento Al Socialismo (MAS) aveva insistito nella sua richiesta poco prima del Natale 2016 e i Vescovi avevano ribadito la necessità di rispettare la volontà popolare espressa nel referendum: "Non è una questione di partiti, siano questi di destra, di sinistra o del centro. E' una questione di sapere e ricordare che il 21 febbraio il popolo boliviano ha parlato e perciò si dovrebbero rispettare le sue parole" aveva sottolineato il Vescovo ausiliare di La Paz e Segretario generale della CEB, Sua Ecc. Mons. Aurelio Pesoa Ribera, O.F.M. (vedi Fides 22/12/2016).
(CE) (Agenzia Fides, 05/10/2017)


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