VATICANO - Solennità degli Apostoli Pietro e Paolo: “il Signore è sempre al nostro fianco, non ci abbandona mai, specialmente nella prova”

venerdì, 30 giugno 2017 papa francesco   martiri   preghiera   missionari  

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Città del Vaticano (Agenzia Fides) – “I Padri della Chiesa amavano paragonare i santi Apostoli Pietro e Paolo a due colonne, sulle quali poggia la costruzione visibile della Chiesa. Entrambi hanno suggellato con il proprio sangue la testimonianza resa a Cristo con la predicazione e il servizio alla nascente comunità cristiana”. Con queste parole il Santo Padre Francesco ha introdotto la preghiera mariana dell’Angelus nella solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, il 29 giugno. Ai fedeli riuniti in piazza San Pietro il Papa ha ricordato le avversità incontrate per portare avanti la loro missione evangelizzatrice: “furono mandati da Gesù ad annunciare il Vangelo in ambienti difficili e in certi casi ostili. Entrambi, con le loro vicende personali ed ecclesiali, dimostrano e dicono a noi, oggi, che il Signore è sempre al nostro fianco, cammina con noi, non ci abbandona mai. Specialmente nel momento della prova, Dio ci tende la mano, viene in nostro aiuto e ci libera dalle minacce dei nemici. Ma ricordiamoci che il nostro vero nemico è il peccato, e il Maligno che ci spinge ad esso. Quando ci riconciliamo con Dio, specialmente nel Sacramento della Penitenza, ricevendo la grazia del perdono, siamo liberati dai vincoli del male e alleggeriti dal peso dei nostri errori. Così possiamo continuare il nostro percorso di gioiosi annunciatori e testimoni del Vangelo, dimostrando che noi per primi abbiamo ricevuto misericordia”.
Nella mattina di ieri, il Papa ha presieduto in piazza San Pietro, la Celebrazione Eucaristica con i Cardinali, compresi i cinque nuovi Porporati nominati nel Concistoro del giorno precedente (vedi Fides 22/5/2017), con i 36 Arcivescovi Metropoliti nominati nel corso dell’anno a cui ha consegnato il Pallio benedetto che verrà loro imposto dal Rappresentante Pontificio nelle rispettive Sedi Metropolitane, con numerosi Vescovi e sacerdoti di tutto il mondo.
Nell’omelia il Papa si è soffermato su “tre parole essenziali per la vita dell’apostolo: confessione, persecuzione, preghiera”. La confessione è quella di Pietro nel Vangelo, alla domanda del Signore “Ma voi, chi dite che io sia?”. Risponde Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. “Ecco la confessione: riconoscere in Gesù il Messia atteso, il Dio vivente, il Signore della propria vita – ha detto Papa Francesco - . Questa domanda vitale Gesù la rivolge oggi a noi, a tutti noi, in particolare a noi Pastori. È la domanda decisiva, davanti alla quale non valgono risposte di circostanza, perché è in gioco la vita: e la domanda della vita chiede una risposta di vita… Chiediamoci se siamo cristiani da salotto, che chiacchierano su come vanno le cose nella Chiesa e nel mondo, oppure apostoli in cammino, che confessano Gesù con la vita perché hanno Lui nel cuore”.
La seconda parola, persecuzioni. “Non solo Pietro e Paolo hanno dato il sangue per Cristo, ma l’intera comunità agli inizi è stata perseguitata. Anche oggi in varie parti del mondo, a volte in un clima di silenzio – non di rado silenzio complice –, tanti cristiani sono emarginati, calunniati, discriminati, fatti oggetto di violenze anche mortali, spesso senza il doveroso impegno di chi potrebbe far rispettare i loro sacrosanti diritti… Senza la croce non c’è Cristo, ma senza la croce non c’è nemmeno il cristiano… Sopportare il male non è solo avere pazienza e tirare avanti con rassegnazione; sopportare è imitare Gesù: è portare il peso, portarlo sulle spalle per Lui e per gli altri. È accettare la croce, andando avanti con fiducia perché non siamo soli: il Signore crocifisso e risorto è con noi”.
La terza parola è preghiera. “La vita dell’apostolo, che sgorga dalla confessione e sfocia nell’offerta, scorre ogni giorno nella preghiera. La preghiera è l’acqua indispensabile che nutre la speranza e fa crescere la fiducia. La preghiera ci fa sentire amati e ci permette di amare. Ci fa andare avanti nei momenti bui, perché accende la luce di Dio. Nella Chiesa è la preghiera che ci sostiene tutti e ci fa superare le prove… Una Chiesa che prega è custodita dal Signore e cammina accompagnata da Lui. Pregare è affidargli il cammino, perché se ne prenda cura. La preghiera è la forza che ci unisce e sorregge, il rimedio contro l’isolamento e l’autosufficienza che conducono alla morte spirituale. Perché lo Spirito di vita non soffia se non si prega e senza preghiera non si aprono le carceri interiori che ci tengono prigionieri.” (SL) (Agenzia Fides 30/6/2017)


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