ASIA/INDIA - Attivisti: tre anni di governo di Modi, il bilancio per i diritti umani è in rosso

lunedì, 12 giugno 2017 diritti umani   minoranze religiose   minoranze etniche   discriminazione   dalit   povertà  

New Delhi (Agenzia Fides) – In tre anni alla guida del paese, il governo di Narendra Modi in India presenta un bilancio in rosso per i diritti umani e i diritti civili dei cittadini: lo afferma un forum di organizzazioni della società civile indiana che ha lanciato una campagna di mobilitazione nazionale. “La discriminazione e la violenza nei confronti dei dalit restano diffusi. I gruppi di protezione per la carne vaccina continuano a molestare e attaccare le persone, soprattutto i musulmani e i Dalit, Leggi restrittive sono state usate per perseguitare le persone che hanno legittimamente esercitato il loro diritto alla libertà di espressione. La promessa del governo di garantire sviluppo di tutti è stata un fallimento. L’esecutivo non è nemmeno in grado di garantire sicurezza ai gruppi vulnerabili come dalit e adivasi, che vivono nella paura. La diffusione di odio e violenza contro le minoranze è qualcosa che il partito di Modi, il Bharatiya Janata Party, tollera, garantendo impunità”: è l’analisi che rilascia a Fides Aakar Patel, responsabile di “Amnesty International – India”, commentando i primi tre anni di governo della National Democratic Alliance, la coalizione che sostiene il Primo Ministro Narendra Modi.
Patel prosegue. “La legge anti-sedizione è stata usata per arrestare diversi attivisti. Nell'agosto 2016, la polizia del Karnataka ha avviato un caso di sedizione contro i rappresentanti di Amnesty International India per presunto incontro ‘anti-nazionale’ sulle violazioni dei diritti umani in Jammu e Kashmir”. Inoltre si nota il mancato sviluppo sociale: “Molti abitanti dei villaggi vengono privati dei diritti fondamentali. Dal punto di vista dei Dalit, l'ingiustizia, l'oppressione e la discriminazione sono aumentate. Non c'è alcun segnale di sensibilità nei confronti dei gruppi emarginati. Il governo non ha mantenuto le sue promesse” aggiunge a Fides Bhanwar Meghwanshi, attivista per i diritti dei dalit.
Il Partito Bharatiya Janata (BJP) beneficia dell’appoggio di organizzazioni nazionaliste ed estremiste indù come Rashtriya Swayamsevak Sangh (RSS), nota, e il governo Modi è dunque “di natura maggioritaria e autoritaria”, rileva S.P Udyakumar, scrittore e intellettuale. “Queste organizzazioni seminano odio e fanatismo tra le masse contro le minoranze, cioè i musulmani e i cristiani. È ormai chiaro che la violenza anti-minoranze è un segno distintivo del governo BJP: infatti l'ideologia dell’hindutva è apprezzata dai suoi sostenitori”, prosegue Udyakumar.
“Altro elemento criticabile è la demonetizzazione che ha colpito la vita quotidiana di tutti, soprattutto dei più poveri dei poveri “, rimarca Subhash Agrawal, imprenditore indiano.
“Modi non si è mai concentrato su tali questioni nei suoi discorsi pubblici. L'India ha affrontato uno scrupoloso esame da parte del Consiglio Onu dei diritti umani”, ricorda John Dayal attivista cattolico per i diritti umani, membro del “National Integration Council” di Delhi. “L'iper-nazionalismo, l'intolleranza per il dissenso e l’apatia nei confronti degli emarginati e delle minoranze sembrano in crescite allargata sotto il governo della NDA”, conferma Trinanjan Radhakrishnan , rappresentante del Commonwealth Human Rights Initiative (CHRI), New Delhi.
Numerose organizzazioni della società civile indiana hanno elaborato una analisi congiunta per valutare i progressi compiuti dall’amministrazione Modi in settori come bilancio, giustizia climatica, spazio della società civile, educazione, ambiente, cibo e nutrizione, funzionamento del Parlamento, governo, salute, povertà urbana, diritti umani, lavoro e occupazione, sicurezza e giustizia. E’ nata così una campagna nazionale, titolata “Wada Na Todo Abhiyan” (“Non tradire le tue promesse”) dedicata alla “buona governance” con l’obiettivo di responsabilizzare il governo perché mantenga la promessa di porre fine alla povertà, all'esclusione sociale e alla discriminazione. (PN-PA) (Agenzia Fides 12/6/2017)


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