ASIA/FILIPPINE - Crisi di Marawi: possibili trattative per liberare gli ostaggi

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Nel fotogramma, terroristi distruggono le statue nella cattedrale di Marawi

Marawi (Agenzia Fides) - La crisi di Marawi è entrata nella seconda settimana: dal 23 maggio i terroristi del gruppo “Maute” hano occupato la città, distrutto la cattedrale, bruciato scuole e messo in fuga la popolazione civile. I militanti hanno anche sequestrato e tengono tuttora in ostaggio circa 200 persone, tra le quali p. Teresito (Chito) Suganob e 15 cattolici. Con la proclamazione della legge marziale e l'intervento massiccio dell'esercito filippino per liberare la città, i terroristi sono ora confinati in una piccola area e si nascondono in alcuni tunnel presenti nel sottosuolo.
Nelle ultime ore l’esercito ha catturato, a Davao, Cayamora Maute, padre dei due fratelli Abdullah e Omar Maute, fondatori del gruppo terrorista. E, sebbene il presidente filippino Rodrigo Duterte abbia detto solennemente che “non ci sarà alcun negoziato con i terroristi”, come appreso da Fides l'arresto del patriarca Cayamora Maute potrebbe essere utile per trattative informali, miranti al rilascio degli ostaggi, ora usati come scudi umani.
“A Marawi si combatte ancora e abbiamo timore per gli ostaggi. Non sappiamo nulla sulle loro condizioni: rapiti da due settimane, potrebbero avere carenza di cibo, acqua e medicine, e saranno molto provati. Siamo in trepidazione e preghiamo per loro” dice a Fides il Vescovo di Marawi Edwin de la Pena. Il Vescovo è costernato per la diffusione sui social media di un video che mostra giovani militanti armati profanare statue e immagini sacre e distruggere la cattedrale. "E’ un esecrabile atto di blasfemia. I terroristi vogliono instillare odio nei cristiani e provocare una reazione. La nostra reazione sarà solo la preghiera, la fratellanza e la solidarietà interreligiosa, che molti amici musulmani ci hanno mostrato in queste ore, anche aiutando e difendendo i cristiani di Marawi”, racconta. “Il nostro spirito è quello evangelico dell’amore al nemico”, dichiara a Fides.
Diversi leader musulmani si sono espressi: Alim Abdulmuhmin Mujahid, vice presidente del Consiglio degli Ulama a Basilan ha condannato la profanazione della cattedrale definendo il gesto “non islamico”. Anche il Governatore della Regione autonoma di Mindanao musulmana, Mujiv Hataman, ha invitato tutti i musulmani di Mindanao a “condannare l'azione dei terroristi legati allo Stato Islamico” e ha chiesto ai cittadini musulmani e cristiani di “non cadere nella trappola del Maute” che vuole innescare un conflitto sociale e religioso. (PA) (Agenzia Fides 7/6/2017)


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