ASIA/PAKISTAN - Cristiano pakistano condannato al carcere a vita per blasfemia

venerdì, 5 maggio 2017 blasfemia   minoranze religiose   libertà religiosa   giustizia   islam   carcerati   diritti umani  

Lahore (Agenzia Fides) - Il cristiano Zafar Bhatti, falsamente accusato di blasfemia nel 2012 e processato, è stato condannato all'ergastolo da un tribunale di Rawalpindi. Lo apprende l'Agenzia Fides da fonti locali. Bhatti era stato accusato in base all'articolo 295 "c" del Codice Penale (uno dei commi che formano la cosiddetta Legge sulla blasfemia) e condannato per l'invio di messaggi di testo (sms) partiti dal suo telefono cellulare, che contenevano vilipendio verso l'Islam. Il cristiano negava le accuse e ha spiegato al giudice che la scheda telefonica incriminata non era stata attivata da lui.
Nel 2012 Zafar Bhatti era stato arrestato e portato in un carcere di Rawalpindi. Considerando le minacce alla sua vita, il processo a suo carico si è svolto nel carcere. L'ultima udienza si è tenuta il 24 aprile e il 3 maggio il giudice ha emesso la condanna a vita. Secondo avvocati cristiani consultati da Fides, i tribunali pakistani di frequente hanno condannato alla pena capitale quanti sono accusati di violare l'articolo 295 "c" ma, date le deboli prove contro Bhatti, questi è stato condannato all'ergastolo.
Come riferito a Fides, l'Ong CLAAS (Centre for Legal Aid, Assistance and Settlement), che fornisce assistenza legale gratuita a Bhatti, ha deciso di ricorrere in appello contro la decisione del tribunale, presentando un'istanza al tribunale di Lahore. Gli avvocati cristiani che hanno difeso Bhatti sono stati minacciati, da qui l'esigenza di spostare il procedimento a Lahore, dove vive anche la famiglia dell'uomo. Secondo gli avvocati, Bhatti meritava l'assoluzione per insufficienza di prove ma è stato condannato “a causa della pressione degli islamisti”.
Nasir Saeed, responsabile dell’Ong CLAAS afferma a Fides: "I giudici del tribunale continuano a emettere con leggerezza sentenze di condanna, in casi di persone accusate di blasfemia, rinviando la responsabilità ai tribunali di ordine superiore, senza comprendere come la loro decisione influisca pesantemente sulla vita degli accusati e delle loro famiglie. Passeranno alcuni anni prima che il suo caso sarà esaminato dall'Alta Corte, e fino a quel momento lui e la sua famiglia continueranno a soffrire ingiustamente”. “La legge sulla blasfemia in Pakistan - osserva - viene continuamente strumentalizzata e usata per vendicarsi in controversie personali”.
Di recente l'Assemblea nazionale del Pakistan ha approvato una risoluzione che chiede misure per impedire tali abusi e l'introduzione di alcuni strumenti di tutela. Tuttavia tali richieste hanno incontrato forte opposizione in movimenti e partiti islamici. (PA) (Agenzia Fides 5/5/2017)


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