ASIA/SRI LANKA - Coltivatori di té a favore della gestione sostenibile del terreno

lunedì, 10 aprile 2017

elquemuerdelamano

Ratnapura (Agenzia Fides) - Il settore dell’industria del té nello Sri Lanka risale ad oltre 150 anni fa e continua ad essere il principale motore dell’economia del Paese, dando impiego a 2 milioni e mezzo dei suoi 22 milioni di abitanti. La Direzione per lo Sviluppo dell’Esportazione segnala che il settore rappresenta il 62% di tutte le esportazioni agricole, genera 1.600 milioni di dollari ogni anno e conta una comunità di 400 mila piccoli coltivatori di té. Tuttavia, non mancano le difficoltà, soprattutto ambientali. Secondo la Convenzione delle Nazioni Unite per la Lotta contro la Desertificazione, il Paese ha un’alta percentuale di degrado del suolo, principalmente perchè gli agricoltori per decenni hanno usato nelle piantagioni erbicidi sintetici, senza inoltre prestare particolare attenzione alla tutela delle fonti di acqua e alla biodiversità vicine alle piantagioni. Il cambiamento climatico ha provocato ricorrenti siccità, piogge irregolari e l’incremento della erosione e acidificazione della teerra. Di conseguenza, gli arbusti del té marciscono e l’umidità del terriccio evapora, debilitando e danneggiando le radici delle piante. Tutti questi fattori hanno gradualmente impoverito la salute del suolo oltre a diminuire il suo livello di fertilità.
Mentre il degrado colpisce l’intera industria, i mezzi di sussistenza e la sicurezza alimentare dei piccoli produttori di tè sono particolarmente minacciati. Lo dichiara in una nota pervenuta a Fides il responsabile dei progetti dell’Autorità per lo Sviluppo dei Piccoli Stabilimenti di Té (ADPET) a Ratnapura, una zona australe che produce oltre il 70% del té dello Sri Lanka. Solo a Ratnapura esistono 150 piccole fattorie di tè, meno di quattro ettari, che danno lavoro a 100 mila agricoltori.
Per aiutare gli agricoltori, la ADPET ha realizzato un progetto congiunto con il Programma delle Nazioni Unite per il Medio Ambiente (PNUMA) per ridurre l’uso di erbicidi nelle piccole fattorie e invertire i processi di degrado mediante la gestione sostenibile della terra.
(AP) (10/4/2017 Agenzia Fides)


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