ASIA/SIRIA - Il Patriarcato siro ortodosso farà nascere un'Università nella provincia di Hassakè per offrire nuove chances ai giovani siriani

venerdì, 10 marzo 2017 università   istruzione   chiese orientali   povertà  

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Qamishli (Agenzia Fides) - Martedì 7 marzo il Consiglio dei Ministri della Repubblica araba di Siria ha confermato in via definitiva il decreto che concede al Patriarcato siro ortodosso di Antiochia la licenza per la costruzione di una Università privata, la Akhtal Private International University, a Qamishli, nella provincia siriana nord-orientale di Hassakè. L'Università, intitolata al Poeta arabo cristiano siro ortodosso Akhtal al Kabir, appartenente alla tribù mesopotamica dei Taghlib, vissuto tra il settimo e l'ottavo secolo. avrà una succursale nel villaggio di Maarat Saidnaya, dove si trova il monastero di Sant'Efrem, sede del Patriarcato siro ortodosso.
Il Patriarcato ha espresso felicitazioni e gratitudine per la concessione definitiva della licenza di costruzione dell'Università, la cui richiasta era stata sottoposta alle autorità siriane prima dell'inizio del conflitto dal precedente patriarca Mor Ignatius Zakka I Iwas, scomparso il 21 marzo 2014. Le tragiche vicende siriane degli ultimi anni avevano bloccato le procedure per la realizzazione del progetto, che ora riparte e si pone anche come contributo alla ricostruzione del paese devastato dalla guerra. Il Patriarcato siro ortodosso, attraverso i suoi canali ufficiali, spiega di aver scelto la provincia di Hassakè come sede della futura Università per favorire lo sviluppo culturale, sociale e economico di quella regione, e per offrire alle giovani generazioni di quell'area la possibilità di conseguire una formazione professionale qualificata, allargando le loro possibilità di trovare lavori decenti e provando a contrastare anche per questa via la fuga dei giovani dalla Siria. Opportunità di qualificazione accademica e professionale - riferiscono le fonti del Patriarcato all'Agenzia Fides – saranno riservate anche a giovani appartenenti alle fasce sociali più deboli e più colpite dagli effetti della guerra, per aprire anche a loro prospettive di riscatto sociale. (GV) (Agenzia Fides 10/3/217).


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