ASIA/PAKISTAN - Violenza su una famiglia cristiana per rubare la casa e la terra

lunedì, 21 settembre 2015

Insediamento cristiano nell'area di Islamabad

Islamabad (Agenzia Fides) – Una famiglia cristiana ha rischiato di essere bruciata viva per l’aggressione di un gruppo di musulmani che volevano rubare la loro casa e la loro terra. Come riferito a Fides dall’avvocato cristiano Sardar Mushtaq Gill, la casa è stata ridotta in cenere dopo l’attacco dei musulmani, avvenuto il 10 settembre, ma gli occupanti sono riusciti a fuggire, salvando la vita.
Il motivo, spiega Gill, va cercato nel fenomeno del “land grabbing” (“accaparramento di terreni”), per cui alle persone più deboli e vulnerabili, come i cristiani, vengono strappati i beni con la violenza, in modo del tutto illegale.
La vittima, il cristiano Boota Masih, 38 anni, ha dichiarato: “Nonostante la presenza di testimoni oculari, la polizia locale è stata riluttante a registrare una denuncia ufficiale”. Masih, commerciante di frutta, e sua moglie, insegnante di scuola, hanno raccontato dell’aggressione e di persone che sono entrate con violenza in casa, minacciando. Al rifiuto di lasciare l’abitazione, i musulmani hanno iniziato a picchiare e poi hanno sparso benzina per dare fuoco alla casa, chiudendo a chiave Boota e la sua famiglia dentro una stanza. I cristiani sono riusciti a salvarsi rompendo una finestra e fuggendo. “Altri cristiani locali sono venuti a a salvarci, chiamando la polizia e i vigili del fuoco”, racconta. Masih aveva acquistato la casa dalla famiglia del musulmano Ghulam, che ne rivendica inspiegabilmente la proprietà.
In una nota inviata a Fides, l’avvocato Gill “condanna con forza questi atti di violenza che creano paura e insicurezza tra i cristiani” e invita le autorità “ad adottare misure severe per far rispettare la legge e punire i colpevoli”. (PA) (Agenzia Fides 21/9/2015)


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